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22 febbraio 2019

Diario di una educazione - Final cut

 

È passata una altra settimana dal rientro in servizio di Minù. Madame avverte nella schiava una inspiegata vena di insoddisfazione. Come ogni Padrona che si rispetti ha molto a cuore il benessere della sguattera, decide pertanto di interrogarla in merito. Sono sole nel boudoir di Madame, di fronte alle insistenti richieste della Padrona, finalmente la serva si confida. Nei lunghi mesi passati a lavorare in cantiere, senza possibilità di sfogo per le proprie perversioni, la serva ha utilizzato spesso internet finendo con l’appassionarsi ai soliti video di youporn e simili. Minù confessa alla Padrona di avere un chiodo fisso: ha visto innumerevoli filmati in cui alla oppure al “gaudente” di turno, venivano infilate nell’uretra delle sonde di acciaio, il tutto sempre accompagnato da sospiri e gemiti di godimento. Madame, dopo aver visionato un paio di filmati, sgrida la serva, sono chiaramente dei fake, Minù deve smettere di pensare a queste sudicerie!

Ma sappiamo bene come funziona la testa delle sguattere, Minù nonostante i castighi, continua a pensare a quello che è diventato il suo chiodo fisso. E tanto fa che la Padrona termina la pazienza: “E sia”, dice alla serva, “sappi però che mi rivolgerò ad una nostra vecchia conoscenza: il Prof. Klitoris”. Minù si ricorda benissimo del Professore e rabbrividisce di piacere, misto a paura.

Madame passa una buona mezz’ora al telefono col Professore, poi chiama Minù. “Sei fortunata, la prossima settimana il Professore deve venire nella nostra città per un congresso ed è stato così caro da accettare la mia ospitalità. Abbiamo parlato della tua fissa per le sonde, sappi che non sono state affatto inventate per sollazzare le serve, servivano invece per dilatare l’uretra in seguito a malattie veneree. Il Professore sarà così gentile da ricostruire per te questo scenario e ti sottoporrà ad un ciclo completo di dilatazioni. Sarà umiliante e molto doloroso.” Madame fa una pausa, osservando attentamente il viso di Minù, “questa è la tua unica ed ultima possibilità di tirarti indietro, serva, vuoi ritirarti o vuoi che venga il Professore?”. La serva avvampa, le si è improvvisamente seccata la gola, il cuore batte fortissimo. Che le stia mancando il coraggio? Poi sussurra con voce roca che non le pare neanche la propria “Madame …. la prego …… chiami il Professore!”.

Madame, soddisfatta, non perde tempo non passa mezz’ora che sta già prendendo accordi con il Professore. Ma prima la serva dovrà venire accuratamente depilata. Madame decide di agire di persona, opta per una bella depilazione a strappo, seguita dalla rimozione con pinzetta dei peli sopravvissuti. L’operazione viene eseguita lentamente, niente strappi secchi, alla fine una bella lozione leggermente alcoolica strappa gli ultimi strilli alla serva Ma è ora di mettersi al lavoro, l’appartamento degli ospiti deve essere assolutamente perfetto per il Professore, il lavoro viene ripetuto più volte, fino a che Madame non trova più nulla da obbiettare. L’indomani la serva deve accompagnare Madame in stazione per ricevere il professore. Le viene fatta indossare una divisa da fatica pulita ma assai logora, con evidenti tentativi mal riusciti di rattoppi invisibili, per l’occasione niente grembiule di gomma, ai piedi la serva porta i classici zoccoli di gomma verde. Madame dà un ultima occhiata di ispezione alla serva, va bene così. Arrivano in stazione in perfetto orario, la serva viene inviata lungo il binario, per liberare il Professore dall’ingombro dei bagagli. Il Professor Klitoris ricorda perfettamente la serva e, mentre quest’ultima li precede, stracarica di valigie, prende accordi con Madame per il trattamento. Giunti a casa la serva deve estrarre dai bagagli del Professore uno strano aggeggio formato da grossi tubi di alluminio, in pratica una leggera ma robustissima sedia ginecologica portatile. La serva rabbrividisce, notando i supporti per cosce e caviglie e le grosse cinghie di kevlar. Il Professore ordina alla serva di bere un bicchierone di acqua, la serva ubbidisce a fatica, non è facile bere quando non si ha affatto sete.

Una volta montato il lettino la serva deve denudarsi, il Professore le ordina di prendere il grembiule di gomma e stenderlo sul lettino, in modo che eventuali rivoli di liquido possano cadere in un apposito secchio. Poi Minù deve stendersi sullo scomodo scanno e divaricare le cosce. Il Professore blocca le cinghie di kevlar, ormai la serva non può più sfuggire. Minù deve dapprima subire una classica visita ginecologica, le grassoccie mani del Professore ricoperte da sottili guanti, penetrano, toccano, sondano, premono e quant’altro. Madame è lì accanto, pronta a redarguirla per ogni tentennamento, sospiro o ritardo nell’eseguire gli ordini del Professore. Finalmente quest’ultimo è soddisfatto, guarda Madame e sentenzia: “tutto perfekto, possiamo procedere”. Mettiamoci nei panni di Minù, il suo sogno sta per avverarsi ma, non sa nulla di cosa sta per accaderle, le è stato solo detto che sarà doloroso, lo stomaco le si stringe, rabbrividisce di paura, ma Madame è lì con lei e la bacia sulla fronte, “brava la mia Minù che soffre per me” è l’incoraggiamento.

Il Professore intanto ha preso un grosso speculum. Poi, dopo aver saggialo lo stato delle mucose della serva, secchissime per la paura, lubrifica leggermente lo strumento e lo introduce. Minù sente il freddo dell’acciaio che la penetra, poi il Professore divarica lentamente le valve. E’un divaricatore speciale che stira fastidiosamente le delicate carni della serva. Una flebo viene attaccata alla piantana del lettino ma, inaspettatamente il tubicino della bottiglia non è dotato di ago bensì di un piccolo beccuccio di plastica viene inserito nelle tenera carni della patatina della serva, un bruciore improvviso le fa capire che il Professore lo ha infilato nell’uretra. La flebo scende goccia a goccia, la sensazione per la serva è di freddo e di leggero bruciore, abbastanza simile all’effetto di un anestesia del dentista. Le gocce di liquido colano presto all’esterno della patatina e scorrono sul grembiule di gomma, fino nel secchio. La serva si chiede di che dolori parlassero Madame ed il Professore, ma alla fine della flebo, quando il Professore le ordina di orinare si accorge che la pipì, anziché con il solito getto, esce goccia a goccia. Madame ed il Professore si guardano “Wunderbar!”esclama quest’ultimo. Appaiono un grande tubo di lubrificante, altri tubetti di pomata ed un astuccio di cuoio, simile a quelli usati alle scuole elementari per le matite colorate. Il Professore lo apre e mostra alle due donne una intera collezione di dilatatori di acciaio, ordinati dalle misure più piccole alle più grandi e tenuti in posizione da un vassoio di plastica. Le misure variano dalla piccolissima di un paio di millimetri fino ai 10 millimetri. Molti dei dilatatori sono lisci e presentano delle impercettibili tacche di una scala graduata. Altri dei dilatatori, intervallati ogni due o tre lisci, presentano invece una continua serie di ingrossamenti sferici. La serva guarda affascinata, non immaginava di certo che esistesse una tale varietà di oggetti, poi nota le dimensioni incredibili dei più grossi. Saranno per il didietro, conclude la boccalona. Ora il Professore indossa un elegante camice verde, una vaschetta di acciaio accoglie il vassoio con la collezione di dilatatori, il Professore vi versa una soluzione disinfettante da una tanichetta, fino a sommergere i dilatatori. La serva si inebria di quel profumo di disinfettante, un misto di alcool, etere e bergamotto. Anche Madame ha indossato camice e guanti ed aiuta il Professore ad indossare lunghi guanti sterili. Madame posiziona un grande schermo ben in vista della serva e lo accende: ben due telecamere riprendono la patatina della serva da diverse angolazioni con degli obbiettivi macro, la patatina della serva occupa lo schermo. Il Professore redarguisce la serva, ora stai immobile, non mi piace vedere le pazienti agitate. Intanto Madame applica alla bocca della serva un bavaglio a pallina, tutto forato non ostacolerà la respirazione. Ora il Professore prende la sonda più piccola, la spalma ben bene di lubrificante. La impugna come se fosse una matita e inizia ad infilarla, lentamente, nell’uretra della serva. Quest’ultima sente l’acciaio che si fa strada dentro di lei. Un bruciore incredibile, mugola disperata un “bruciaaaa” abbastanza intellegibile nonostante il bavaglio. Il professore la redarguisce, “cominciamo male, questo sondino è così piccolo che entra senza bisogno di dilatare. Quando arriveremo verso la metà della serie di sonde, allora sì che avrai ragione di lamentarti.” La serva inizia a sudare. Il sondino entra ed esce più volte, poi il Professore è soddisfatto e lo mette nella parte di vassoio destinata ai sondini usati. Ora il Professore prende il secondo sondino e lo lubrifica, “questo farà già un po’ più fatica”, commenta, verificandone le dimensioni. Il dolore è fortissimo. Ormai la serva non è più eccitata, soffre solamente, grosse gocce di sudore le rigano il viso stravolto. Nel tentativo di sottrarsi al sondino, si inarca, sollevando il sedere dal lettino, il Professore si arrabbia, punta un piede sulla pancia della serva e tira al massimo le cinghie di kevlar che penetrano dolorosamente nelle carni e premono fastidiosamente sul ventre della serva. Il sondino entra ed esce più volte, lacrime di dolore si mescolano al sudore. Il Professore è soddisfatto, prende la sonda successiva, formata da una serie di sferette. “questo sondino”, dice a Madame, “serve a medicare l’interno dell’uretra, bisogna mettere questa pomata e inserire il sondino muovendolo avanti indietro un paio di volte, mentre la serva si sforza di orinare. A questo proposito, il Professore riempie una sacca da clistere di acqua ed infila il beccuccio nella pallina-bavaglio della serva, poi apre con cautela il rubinetto. Ben presto Minù si trova obbligata ad inghiottire a forza, se vuole respirare. Bene, dice il Professore, un buon litro di acqua ogni due terrà la vescica sempre ben riempita, pronta per la prossima dilatazione, da eseguire, appunto ogni due ore. Poiché ho un impegno congressuale, lascio a Lei Madame il compito di medicare la serva. Non si faccia commuovere dai lamenti, sono solo capricci. Stasera al mio ritorno verificheremo se va tutto bene e se possiamo lasciare riposare la serva fino a domattina, pronta per la seduta successiva. E così il Professore esce , lasciando la povera Minù in balia di una Padrona eccitata e vogliosa di penetrarla in maniera così strana. A sera il Professore rientra e trova che le sue istruzionio sono state seguite a puntino. La povera Minù è esausta, mai avrebbe pensato di poter soffrire così. E i prossimi due giorni saranno esattamente uguali, due lunghi giorni inframmezzati tra dolorose dilatazioni da parte del Professore, che non nasconde la propria eccitazione e ancora più dolorose ed interminabili medicazioni da parte di Madame. Minù ora spera che tutto finisca, infatti la terza sera di trattamento il Professore, parlando con Madame ha commentato, “ora l’uretra è tornata alla dimensione originale, prima che somministrassi la soluzione restringente”. Ma Minù si sbaglia, Madame pare delusa, come, già finito? Non si potrebbe continuare un altro po’, non siamo ancora arrivati al sondino più grosso! Il Professore si pulisce gli occhiali, riflettendo, “si, in realtà si può continuare fino alla dilatazione più grossa, sarà solo molto più dolororosa per la serva, visto che una volta infilato il sondino, dovremo ricorrere ad una lunga stimolazione elettrica per rilassare le fibre muscolari. Madame applaude contenta ed aggiunge a tradimento, “sarebbe un peccato interrompere qui, Minù ha insistito tanto per questo”. E sono inutili le suppliche di Minù a Madame, “ormai abbiamo deciso, mia cara, e poi hai sentito il Professore, questa era una pratica molto comune a cui dovevano sottostare le serve di …. facili costumi, per tornare sane.”

La mattina successiva Minù viene legata ancora più accuratamente al lettino, le cinghie di kevlar vengono tirate con tutta la forza del Professore, la sguattera non si muoverà affatto, succeda quel che succeda. Madame dal canto suo, le mette il solito bavaglio a pallina, che ormai porta evidenti segnoi La seduta inizia come quelle dei giorni precedenti, nella serva viene infilato ilo sondino che aveva già ricevuto il giorno prima, entra senza troppa fatica, anche se la serva sente bruciare tantissimo. Ora il Professore prende da un vassoio un plug anale di lucido acciaio. Il plug viene lubrificato ed inserito, la serva lo sente fastidiosamente freddo. Ora il Professore prende una scatoletta piene di manopole, display, led e cicalini. Collega con dei cavetti il sondino uretrale ed il plug anale alla scatoletta. La serva suda di terrore, l’unica cosa che le è permessa. Poi il Professore regola una manopola e preme un pulsante, il tutto accompagnato da un breve “bip”. La serva sente un leggero formicolio alle parti basse. Il Professore osserva attento le sue reazioni “zu wenig”, cioè troppo poco. La manopola viene pian piano ruotata in senso orario, ora il formicolio si è fatto più invadente e la serva fatica a stare ferma, il respiro inizia a farsi più veloce. “Perfekt” dice il Professore, ora sappiamo quale è la corrente di base, ora si tratta solo di fare dei multipli di 10. E la serva scopre ben presto di che multipli parli il Professore, la manopola viene ulteriormente ruotata, sulla scatoletta appaiono numerose lucette rosse ed un “beep” continuo di avvertimento. Il Professore soddisfatto della programmazione effettuata, preme un pulsante, la serva sente la corrente percorrere le delicate mucose poste tra i due elettrodi. Urla e morde il bavaglio, le sue urla e suppliche sono smorzate ad un sordo mugolio. Il Professore preme un altro pulsante, inizia un ciclo ritmico di scosse furiose seguite da lunghe pause, Il sudore ormai gocciola dal corpo della serva. Il tempo passa lentissimo per la povera Minù, tra scosse che la squassano e pause in cui si riprende a fatica. Poi il Professore giudica sufficiente, sfila il dilatatore dall’uretra e prende il successivo, li mostra alla povera serva, la differenza di diametro è evidente. Ora riceverai quest’altro, Minù inizia a tremare. Il Professore inserisce lentamente il sondino ben lubrificato, le urla di Minù vengono soffocate dal bavaglio. Ad un certo punto la poveretta sviene o, forse, simula uno svenimento. Ma il Professore non si preoccupa, suggerisce a Madame di strizzare e torcere a tutta forza i capezzoli della svenuta: “non si preoccupi Madame, le serve sopportano benissimo il dolore”. La forte strizzata di Madame risolve prontamente lo svenimento, reale o simulato che fosse. Le tette rosse come peperoni testimoniano l’entusiasmo e la forza di Madame. Il Professore continua nella inserzione del sondino, ben presto viene raggiunta la graduazione di massimo inserimento. Ci voleva tanto? Dice il Professore redarguendo la serva. Serva che ben presto inizia nuovamente a tremare e mugolare, preda delle correnti inviate dall’atroce scatoletta, correnti che il Professore ha pensato bene di raddoppiare. Il tempo passa, finalmente il Professore lascia Madame l’incombenza della medicazione della serva, mediante il famigerato sondino a sferette, ovviamente anche lui di diametro “XXL”. Incombenza che Madame gradisce alquanto, la serva, a giudicare dai mugolii, un po’ meno. E non la aiuta l’idratazione forzata a cui Madame la sottopone, facendole ingollare a forza litri di acqua tramite la cannula infilata attraverso il bavaglio. La stupida serva narrante non vorrebbe annoiare le Signore lettrici con ripetizioni, basti sapere che il trattamento si ripete tale e quale per altri due giorni, fatto salvo il diametro dei sondini dilatatori che alla fione è il massimo del set posseduto dal professore.

Ed al termine Madame vuol mostrare al Professore quanto Minù abbia tratto profitto dalla cura. Minù viene costretta ad ingollare un intero litro di acqua, sempre dalla solita cannula. Le pare di scoppiare poi, Madame attende pazientemente che l’acqua riempia ben bene la vescica. Minù che a causa del trattamento subito, soffre di un terribile bruciore, cerca di trattenere la pipì. Ma Madame preme con l’avambraccio appoggiandolo sulla pancia della serva. Il peso di Madame che grava sulla vescica piena, avvia il getto di pipì. Getto che, grazie alle dilatazioni subite, giunge lontanissimo, tanto da bagnare l,e scarpe del Professore. “Magnifico, un getto degno di Jeanneke-Pis” (la poco conosciuta versione femminile del Manneke Pis) è il divertito commento del Professore.

Minù viene finalmente sciolta dal temibile lettino. Deve asciugare le scarpe del Professore con la lingua. Poi estrae anche il plug anale, deve pulire plug e sondini prima con la lingua e poi con detersivi e disinfettanti. Smonta il lettino ginecologico e lo imballa come il Professore desidera. Da brava serva ripulisce e riordina la stanza. Il Professore e Madame, soddisfatti le ordinano di rendersi presentabile, una veloce doccia, un abitino di Madame e la serva, trasformata ma pur sempre riconoscibile come serva, viene premiata con una buona cena, prima di una notte di fuoco con Madame ed il Professore.

Serva sudiciona N.  

26 gennaio 2019

Diario di un’educazione 15

Diario di una educazione – 15

Carnevale

Nella vita della serva in educazione,  i mesi passano monotoni, lavoro ed ancora lavoro. Uniche variazioni le punizioni ed i lavori di “fatica”.

Ma la serva apprende che Madame e la Obershwester sono state invitate per una festa di carnevale. L’invito è mugnificamente esteso anche alla servitù. E giunge il giorno della festa di carnevale. La serva deve alzarsi prestissimo, deve sbrigare tutti i lavori entro la mattinata, ovviamente sorvegliata dalla Oberschwester.

Giunge l’ora della partenza, Madame e la sua fedele Oberschwester sono in maschera, la nostra serva è vestita …. da serva. Un ora di viaggio e giungono alla villa di ***** . L’ambiente è elegante, tutti sono in costume….. ed anche le serve invitate sono elegantissime, al pari delle Signore. L’Ospite spiega a Madame la situazione: “mia cara, come diceva Seneca: semel in anno licet insanire, oggi festeggiano anche le serve”, poi, notando la nostra serva in divisa di fatica: molto bene, vedo che sei già pronta, oggi ha l’onere e l’onore di essere l’unica serva, la tua padrona ti ha proposto per questo difficile compito, vedi di non deluderla. Come puoi immaginare siamo molto esigenti ma, sappi che in questa giornata le serve sono ancora più esigenti di noi”. La serva deve indossare dei guanti di plastica bianca lunghi fino al gomito, poi viene rapidamente messa al lavoro.  Nostante cibi e bevande siano stati consegnati da una ditta di catering, una sola serva è nettamente insufficiente. Ben presto la divisa di fatica è zuppa di sudore, qualcuna lancia la proposta di fare denudare la serva, così suderà meno. E la ritrosia della serva che cerca di nascondersi poppe e pube con le mani scatena l’ilarità generale. Tutte ridono delle tette cascanti  e della panciona color bianco latte, poi le viene fatto indossare un elegante grembiulino di caucciù bianco, che la Oberschwester stringe fino allo spasimo. Tette cosce e natiche restano in bella vista.La festa entra nel vivo, le barriere sociali paiono per incanto sparite, si vedono Padrone e serve scambiarsi effusioni…… il mondo alla rovescia! Tutte si dissetano con champagne, la serva invece muore di sete. E’lenta, sempre più lenta, molte protestano. La Oberschwester fa un giro in giardino e, sulla sponda del laghetto trova ciò che cercava una pianta di vimini. Ne coglie dei sottili rami freschi, delle perfette verghe, così, non ancora stagionate  non faranno grossi danni, anche se maneggiate da Padrone e serve un po’ troppo … allegre. Le verghe vengono distribuite alle presenti, ora tutte si faranno dovere di stimolare la serva con qualche colpo. E ben presto si sentono gli “swiss swiss”, seguiti dal lamento della serva. La Oberschwester verifica, nessun danno, solo delle righe rosse, impresse in rilievo sulle tenere carni di delle natiche servili. E di colpo di verga in colpo di verga, la serata prosegue. Qualcuna, notando l’aspetto assetato della servetta le versa un bicchierone di acqua minerale e la obbliga a trangugiarlo d’un fiato. Ben presto tutti vogliono offrire un bel sorso di minerale alla poveretta. Ben presto ha ingurgitato almeno un litro di minerale, finalmente la sete non la tormenta più. Ma una altro problema si avvicina: la vescica della servetta si sta rapidamente riempiendo. E il dover correre in giro completamente nuda, con i piedi sui gelidi pavimenti di marmo …. stimola sempre di più. Una timida richiesta di poter usare i, bagno viene respinta, anzi, la Oberschwester, in nome dell’igiene, chiede se non sia possibile avere un paio di mutande di gomma, non sia mai che la serva si faccia la pipì addosso. Subito viene trovato un paio di mutandine, ma di plastica completamente trasparente, sfortunatamente non sono disponibili i relativi pannoloni, così la sguattera dovrà indossare le mutande, direttamente sulla pelle. Una serva nuda, con un a notevole boscaglia non depilata e che indossa delle mutande trasparenti, suscita l’ilarità tra le presenti, ormai piuttosto allegre grazie allo champagne. Passano i minuti la serva è presa dal servizio ma si capisce che la vescica le duole maledettamente. La poveretta si esibisce in una serie di contorsioni, per ritardare l’inevitabile ma alla fine un fiotto di liquido giallo è ben visibile nello stretto indumento trasparente. L’effetto del caldo liquido salato e ricco di ammoniaca sui segni delle verghe è inaspettato, la serva strilla “brucia, brucia” e si mette a piangere, le servirebbe un buon bidet ma nessuna le concede il permesso di prendere una pausa anzi, deve continuare a servire tra l’ilarità generale, anzi le serve, ormai ubriache fanno un girotondo accanto a lei cantando “La Luisona si è pisciata addosso”. Passa il tempo, le invitate sono sempre più allegre e la serva sempre più stanca. La Oberscwester pensa a qualcosa di “speciale” che scaldi ancora di più l’ambiente. Concede alla serva di passare dal bagno per praticarsi l’agognato bidet e rimettersi in ordine. Le mutande impermeabili vengono messe a sgocciolare, la serva deve restare a natiche nude. La Oberschwester  ordina alla serva di preparare un pentolone di acqua ben calda, poi vi scioglie un abbondante pezzo di sapone. Immerge un dito ed assaggia “sehr gut!”. Dalla inseparabile borsa estrae una pera per lavande vaginali, con un grande cannello di plastica nera, la capacità della pera non è troppo grande. La serva, già in lacrime, tira un sospiro di sollievo, dopotutto si tratta di una peretta. Ma si sbaglia, la pera viene messa accanto al pentolone, ora tutte vengono invitate ad aiutare quella stiticona della Luisona a risolvere il proprio problemino. E nessuna si fa pregare,innumerevoli volte la pera viene immersa e riempita, poi la serva deve chinarsi ed allargarsi da sole le natiche. Poiché tutte sono più o meno ubriache l’introduzione del cannello, sia pur lubrificato, è dolorosa. Inoltre le serve, memori di punizioni analoghe ricevute, fanno in modo che la pera non sia completamente piena di liquido ma vi resti una parte di aria. Durante la somministrazione si può sentire chiaramente il rumore dell’aria iniettata. Aria che dilata ancora più dolorosamente le budella e, quando la serva, “sorbito” suo malgrado tutto il capace pentolone ed indossate nuovamente le mutande trasparenti, dovrà alzarsi per servire altro champagne, provocherà un continuo borbottio dal pancione preda di inenarrabili crampi. E anche stavolta le serve, per tener fede a quanto scrive Madame Janine: “Le altre serve, come galline nel pollaio che beccano senza pietà la più disgraziata, saranno ben contente di rivalersi delle loro sofferenze sulla punita di turno.”, le altre serve fanno girotondo attorno alla Luisona che ormai si tiene la pancia, sperando di ritardare l’inevitabile. E il maledetto grembiule, allacciato strettissimo dalla severa Oberschwester, fa la sua parte nel premere il pancione e togliere il fiato alla serva. Ed è lì, circondata da facce ghignanti, senza potersi nascondere e senza poter mascherare rumori e puzze che la Luisona deve cedere. E poiché la quantità di liquido era attorno ai tre litri le scariche durano un tempo interminabile, gonfiando e tracimando anche dalle mutande trasparenti, per la gioia delle presenti che salutano con i soliti lazzi cori l’accaduto

E’ormai mattino quando la festa termina. Le servette rientrano nei ranghi, trucchi e parrucche spariscono e vengono indossati abiti ben più sobrii e mortificanti, tutte devono partecipare a ripulire e riordinare le sale del ricevimento. 

E la Luisona, chiederanno le lettrici più attente?  La Luisona, al ritorno a casa non potrà andare subito a riposarsi, verrà finalmente premiata per il lavoro e le umiliazioni subite: potrà soddisfare con un interminabile e delicato lavoro di lingua sia Madame che la Oberschwester, ovviamente senza potersi neanche sfiorare.

 




 

 

 

 

 

 

Diario di un’educazione 14

Diario di una educazione – 14

L’Olio di Ricino.

La nostra servetta sta vivendo due mesi peggiori della sua vita. Tornate a casa dal viaggio in Germania, Madame e la Oberschwester si applicano alla cura del vizio della serva. 

Le teorie del Professore, dottamente riassunte dall’antico detto “L’ozio è il padre dei vizi, il lavoro è madre di tutte le virtù” , sono che la serva non deve assolutamente restare senza lavori da eseguire.

Inoltre il Professore si è tanto raccomandato di iniziare anche con la “Darm Diszipline”

 

E tutti i giorni le Signore applicano, rigorosamente, la cura prescritta dal Professor. La serva viene spedita in uno dei negozietti etnici per l’acquisto di numerose di ginger e di rafano, nonché alcuni peperoncini della varietà “diablo”. Ovviamente la passione della serva per il piccante non sfugge inosservata ed il commerciante, tutto sorrisi e ammiccamenti, propone di sostituire il rafano con delle buone radici di wasabi, ancora più pungenti. Anzi, il cinese consiglia di conservare per almeno una settimana le radici di ginger e wasabi in frigorifero, avvolte in un sacchetto di plastica, vedrà come bruciano poi!  La serva avvampa e si impappina, che sappia a che uso sono destinate?

Ma il dramma è a casa, quando la Oberschwester le ordina di sbucciare accuratamente il “tubercule de la journee”. Già sbucciando e tagliuzzando le radici e respirandone il profumo, alla serva viene da lacrimare. Deve bruciare come l’inferno! La Oberschwester stende un lenzuolo di gomma sul letto e le ordina di mettersi sul letto, legandole mani e piedi, lasciandola lì, incaprettata nella divisa di fatica, con le parti basse nude ed indifese. La Signora, nel frattempo, è arrivata per sovraintendere alle operazioni. I due spremi aglio vengono caricati e preparati su di un vassoietto, li accompagna un vibratore di plastica. E si inizia, il vibratore, applicato sul bottoncino della serva, provoca i primi umidori, prontamente sedati dal bruciore del succo. Ed anche il buchetto ha la sua razione! Sembra nulla, quando si parla di un ora di durata, alla serva pare che la terapia punitiva duri un intera giornata. 

Dai racconti della serva, ascoltati ai giardinetti: “La Oberschwester impugna saldamente lo spremi aglio, per il manico, con l’altra mano avvita di un paio di giri la manopola che comanda il pistone di spremitura. Subito dalle minuscole perforazioni sgorga il succo dello zenzero. Per la stranza si spande l’inconfondibile aroma. Poi sento appoggiare il grosso cilindro, dalla punta arrotondata, al buchetto. Cerco di rilassarmi, anche se la reazione sarebbe di stringere, ma ormai so che mi farebbero ancora più male, infatti non usano alcun lubrificante per non diminuire l’effetto del succo. Lo strumento viene spinto lentamente, ma inesorabilmente, bene a fondo. In un primo momento sento freddo, ma subito inizia una sensazione di calore che cresce costantemente, ben presto diventa un bruciore che cresce, cresce sempre. Ma ora la Oberschwester, stantuffa lentamente, avanti ed indietro. Fa ancora più male. Poi, quando il bruciore accenna appena a calare, gira ancora un po’ il vitone dello stantuffo, il bruciore aumenta ed aumenta ancora. L’incredibile è che non vi è un limite, ad ogni giro di vitone corrisponde sempre un sostanzioso aumento di bruciore. E nei momenti di riposo per il culetto, lo stesso trattamento tocca alla passerina. I minuti passano lentissimi, ognuno pare un ora. Finalmente la Signora dice che per oggi la terapia è terminata”.

La serva deve ancora, ripulire gli spremi aglio, ancora con il sedere nudo e bruciante.




Diario di un’educazione 13

Diario di una educazione – 13

Una visita punitiva.

La nostra servetta ha preso tutte le precauzioni: ha atteso pazientemente, nella sua brandina, che la Oberschwester fosse profondamente addormentata. Si era già procurata numerosi fogli di carta da cucina, col pretesto del naso che cola. A ben altro uso sono destinati, infatti la serva si abbassa le mutande e vi applica i fogli di carta, in modo da prevenire la possibilità di macchiarle. Il respiro della Oberschwester continua, pesante e regolare. Certa che la sorvegliante dorme della grossa, la serva inizia ad accarezzarsi i seni, poi la mano scende più in basso. Lì, nel buio, la serva si morde le labbra per non urlare il proprio godimento e dopo un primo orgasmo le peccaminose carezze continuano………. quando! Un lampo di luce la colpisce negli occhi, contemporaneamente una mano energica strappa d’un solo colpo la coperta. L’aria fredda colpisce le nudità della serva, il peccato è palese, la torcia elettrica della Oberschwester rivela il sotterfugio dei fogli di carta assorbente che foderano le mutande di servizio. La serva è disorientata, molto meno lo è la Oberschwester che le molla un paio di potenti manrovesci. I fogli di carta, macchiati di secrezioni, vengono sequestrati, “vedremo domani cosa ne dirà Madame”, dice la Oberschwester prima di legare le mani della serva ai lati della brandina. 




Madame è contrariata, bisogna accertare se il vizio è praticato sporadicamente, come spergiura tra le lacrime la serva “Madame, le assicuro, è la prima volta, non sapevo proprio che stavo commettendo una grave infrazione!”, oppure il vizio sia molto più avanzato.

La Oberschwester fa sostituire le mutande della divisa con un nuovo modello. L’etichetta indica il nome: “Hosen DetektorSekrete”. Attenta, queste mutande rivelano, cambiando colore in maniera indelebile qualsiasi secrezioneLe dovrai portare sempre, abbi cura di asciugarti alla perfezione quando fai pipì.  Le macchie spariscono solo usando per il lavaggio un apposito prodotto, quindi non c’è modo di nascondere eventuali sudicerie. E questo lucchetto impedirà che le mutande possano essere abbassate in mia assenza, attenta a quello che fai, Madame si è molto inquietata per il tuo comportamento.”

E così la nostra serva, da una settimana, è diventata estremamente diligente nell’asciugarsi quando, sorvegliata a vista dalla Oberschwester, usa il bagno ed evita accuratamente anche solo di pensare a certe cose. Ma la carne è debole e di lì ad alcuni giorni le mutande portano una inequivocabile larga macchia e giungono sulla scrivania di MadameChiaro segno che il vizio è in uno stadio avanzato, la serva, evidentemente, indulge ancora nello stimolarsi. “Domani porteremo la sguattera ad una visita specialistica dal Professor Klitoris  un mio caro amico di Monaco, può darsi che la serva venga pure ricoverata per qualche settimana. Non credo serva molto, una bella doccia, poi basta farle indossare una divisa da fatica pulita, completa di grembiule. Diamole anche due paia di mutande pulite extra, non si sa mai.

La serva, ignara del proprio destino, sta pulendo il pavimento. In effetti è preoccupata, Madame avrà ormai visto la macchia, come la prenderà?

Ed al mattino sveglia antelucana per tutte. Il SUV di Madame è pronto, sul navigatore è già impostato il percorso di oltre 500 Km. Madame guida veloce e sicura nello scarso traffico, al suo fianco la Oberschwester. Le due donne chiacchierano amabilmente di gossip. Dietro, silenziosa, la serva morde il fazzoletto. Che visita la aspetta? E poi che nome quel medico, che sia un ginecologo?

La serva è così preoccupata che non guarda neanche il paesaggio, peccato le alpi sono bellissime.  Il viaggio è perfetto, pocotraffico, nessuna coda, una breve pausa pipì in cui le Signore fanno anche una piacevole colazione. La serva è meglio che resti a digiuno. Finalmente il paesaggio cambia, un breve percorso urbano e le donne giungono ad una grande villa isolata, circondata da un esteso parco alberato. Una lucida targa di ottone annuncia “Klinik Prof. Klitoris” e più sotto “Gynäkologie, Rehabilitation, Disziplin. Lasciata la macchina, la serva segue con passo tremante le Signore. Il Herr Professor le accoglie in persona, è in buoni rapporti con Madame che si è rivolta a lui in passato per rieducare serve “difficili”. Il dottore è cinquantenne, leggermente pingue. Brizzolato, una leggera calvizie, barbetta alla Cavour, due spessi occhiali tondi. Una voce leggermente belante ma nello stesso tempo autoritaria. In un primo momento non indossa il camice, calzoni, camicia, cravatta ed un panciotto demodè, con tanto di orologio da taschino e catena d’oro. Alla serva non fa una buona impressione, incarna la figura che si era fatta quando mamma la esortava di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Una infermiera alta e severa con voce tagliente, con una candida uniforme che pare inamidata, preleva la serva e la porta nell’ambulatorio adiacente allo studio del Professor. La serva viene fatta denudare e si deve “accomodare” su di un lettino ginecologico che ricorda più uno strumento medioevale di tortura che un lettoSi sente subito come la famosa rana di Galvani, anche se, a dire il vero, non è stata legata. Il Professore entra, fa accomodare nell’ambulatorio anche Madame e la Oberschwester, poi indossa il camice ed un paio di guanti di lattice. Il Professore  prende una scatoletta con sottili strisce di carta assorbente: una specie di cartina al tornasole che rivelerà diventando azzurra la vasodilatazione dovuta ad eccitazione e diventando rosa le secrezioni derivanti da eventuali orgasmi. Al primo test il tornasole resta bianco “gut, null” dice  il Professore. Ora il Professore palpeggia accuratamente il ventre della serva ed ordina alla infermiera: preparazione per visita gineco-disciplinare: tricotomia e lavanda. L’infermiera si dà da fare con schiuma da barba e rasoio. Sebbene l’incombenza venga eseguita senza il minimo riguardo, la sguattera, evidentemente si eccita, infatti alla fine della rasatura il tornasole inizia a diventare azzurro, già la semplice sollecitazione della rasatura ha dato un punteggio di ZWEI. Ora l’Infermiera prende una grossa pera di gomma, dotata di un lungo cannello di ebanite nera, di forma falliforme. Una brocca viene riempita di acqua fredda, poi l’infermiera conta accuratamente dieci gocce da un flacone. L’acqua si tinge di un verde intenso, si sparge un intenso profumo di menta. La pera viene riempita con un rumore di risucchio. La serva si sente invadere la patata dal cannello e subito lo spiacevole getto di acqua freddissima la invade, l’acqua esce e ricade in un apposita bacinella, estraibile come un cassetto dal lettino. L’infermieraripete la lavanda altre due volte poi, soddisfatta,  asciuga accuratamente la passerina della serva. Il tornasole è tornato a zero, merito del freddo. Infatti hanno portato anche una vaschetta di cubetti di ghiaccio, permetteranno di smorzare a piacimento queste improprie manifestazioni, in modo da poter riportare il tornasole a zero quando lo si desideri. Il Professore prende dalla scrivania una voluminosa cartella prestampata, su cui una delle infermiere annoterà diligente gli esami eseguiti ed il relativo punteggio. 

Madame informa inoltre il Professore che la serva è molto stitica e di tanto in tanto occorre praticarle un “klistier”.  Il Professore si illumina JA, KLISTIER? 

Dà subito ordine all’infermiera: “eine kleine warme einlauf “. E mentre gli astanti chiacchierano tranquillamente la sguattera, sempre esposta per bene, subisce anche il clistere, con un paio di “pere”,  in verità per niente fastidioso, anzi, il liquido ben caldo è addirittura piacevole! L’imparziale tornasole, decisamente azzurro scuro infatti rivela tutto. “Klistier eine liter: ACHT” detta il professore. Poi la serva è costretta a svuotarsi lì dove si trova dall’infermiera che le spreme ben bene la pancia, il prezioso tempo del Professore non deve venire sprecato. Ed il professore visiona interessato anche il contenuto della bacinella!

Il Professore consiglia: niente “kleine warme einlauf” per le servette sporcaccione e stitiche, solo “Rizinol”  ed, all’occorrenza, “Strafklistieren”. Immaginate lo sguardo di trionfo della Oberschwester, il Professor conferma ciò che lei sostiene da sempre!

Intanto un cubetto di ghiaccio raffredda rapidamente i bollori della patatina della serva ormai svuotata, rasata e lavandata. Nulla deve disturbare il Professore durante la visita.

Già nel sentirsi infilare il gelido divaricatore e sentirsi aprire, un giro di vite dopo l’altro, fa sì che l’imparziale tornasole torni ad indicare una grossa eccitazione. Madame scandalizzata, e sì che questa serva pareva una santarellina! 

E si tratta di una approfondita visita vera e propria. La sguattera si è sottoposta poche volte a questo genere di visite, si ricorda comunque di una rapida ed impersonale palpazione intima, cinque o dieci minuti in tutto, stavolta niente di tutto questo, la visita è lunghissima e a tratti molto fastidiosa. Il Professore è estremamente scrupoloso ed inserisce ben quattro dita davanti, palpando poi a lungo con l’altra mano posta sulla pancia, mano che poi inserisce prima una poi due ed infine tre dita dietro. L’operazione risulta parecchio dolorosa per la serva, che anziché rilassarsi è tesa come un violino, racconterà alle amiche di quelle dita infilate contemporaneamente davanti e dietro, che la hanno fatta strillare proprio come una gallina, neanche la stessero riempiendo di ripieno prima di metterla in pentola!

Ma si è fatta ora di pranzo, il Professore dichiara che la visita ginecologica vera e propria è terminata, resta da fare la ben più lunga visita disciplinare. Il Professore, galante, invita le Signore a pranzo in una vicina birreria, lo stinco a forno li attende, nel frattempo le Infermiere si occuperanno di una ricoverata della clinica, un caso veramente difficile. Anzi, il Professore raccomanda alle infermiere di fare in modo che la serva assista al trattamento, sicuramente le servirà come lezione. E mentre loro pranzano la serva resta lì, su una dura, fredda e scomoda sediametallica, di quelle tipiche da “sala d’aspetto”, con indosso solo uno di quei camiciotti da ospedale che, essendo aperti dietro e disponendo solo di un legaccio, nulla nascondono. La serva, un po’ più rilassata ha modo di osservare meglio le infermiere: oltre alla candida uniforme ora hanno indossato un lungo grembiule gommato verdino, che le protegge dal petto fino alle ginocchia. Alle mani spessi guanti di gomma verdina lunghi fino a metà avambraccio. Si sente suonare una sveglietta, una delle due infermiere mormora “Stephanie, therapieLe donne si allontanano e, dai rumori e dalle suppliche, si sente che stanno trascinando una donna giovanerecalcitrante. Le donne entrano nell’ambulatorio, la serva può vedere tutto dalla porta lasciata appositamente spalancata.

La giovane Stephanie indossa, al pari della serva, un camiciotto da ospedale, ma le parti basse sono contenute in uno scafo di plastica rosa sovradimensionato, che ricalca in grande le forme anatomiche: dietro si vedono benissimo due generose natiche di plastica. Lo scafo, come gli scarponi da sci, è chiuso da alcuni meccanismi di aggancio. Una volta aperte le leve lo scafo si divide in due, rivelando un paio di mutande di gomma, con un pannolone evidentemente molto sporco. L’infermiera maggiore di grado solleva con fare schifato il fetido pannolone, con le mani guantate. Il pannolone viene strofinato e premuto a lungo sulla faccia della povera Stephanie. La poveretta, per non soffocare deve inghiottire la sozzura di cui è imbevuto il pannolone. Appena le liberano la faccia vomita per lo schifo. 

La serva osserva Stephanie, avrà sui 27 anni, bionda, piuttosto robusta. Una di quelle ragazzone che in birreria portano quattro caraffe di birra da un litro per mano, senza mostrare alcuno sforzo, Le forme cicciottelle, però, mostrano segni di un rapido dimagrimento. Lo stesso per la faccia, te la aspetteresti il ritratto della floridezza, invece è di un pallido malsano, con profonde occhiaie. 

Stephanie viene ora portata in uno stanzino. La serva non riesce a vedere ma dai rumori di acqua e da lamenti “ooooooh, ohhhhhbitte, bittte, uuuuuuhhhhhh naiiiiiiinnnn”, capisce che Stephanie sta ricevendo uno “strafklistiere”. Il clistere dura un tempo inaspettatamente corto, di lì a poco le infermiere riaccompagnano una Stephanie che si tiene le mani su un pancione ben dilatato, pare di nove mesiLa poveretta viene fatta camminare per la stanza, tra lamenti e forti gorgoglii, evidentemente le infermiere non si sono curate di eliminare l’aria dal tubo della cannula. A Stephanie viene dato uno straccio e deve abbassarsi e ripulire il pavimento dalla pozzanghera lasciata dal pannolone e dal vomito. Poi, sempre col pancione gonfio viene fatta salire sul lettino ginecologico e legata. Il cassetto del lettino viene estratto e Stephanie può finalmente scaricarsi, aiutata dall’infermiera che le schiaccia a fondo il pancione, con cattiveria. L’evacuazione dolorosa, grazie al deciso massaggio, dura pochi minuti. L’infermiera si dà da fare con un piccolo catino di acqua saponata ed uno straccio, ripulendo la poveretta.

Ora le infermiere avvicinano al lettino una apparecchiatura elettronica. A Stephanie incollano alcuni elettrodi alle mammelle, alla pancia ed  all’interno cosce, Un mazzetto di fili diversamente colorati viene collegato agli elettrodi. Uno speciale elettrodo, dotato di una robustissima pinzetta viene attaccato anche alla patatina, provocando un urlo di dolore. L’apparecchiatura elettronica viene accesa, la serva ne sente il sordo ronzio. Ora una delle infermiere si affaccenda tra le gambe della giovane con un grosso candido vibratore, si sentono dei sospiri e mugolii, la giovane sta godendo! L’apparecchiatura, in qualche modo misterioso rileva l’orgasmo ed emette dei “bip”, sincronizzati con i mugolii di Stephanie. Ma subito iniziano i pianti ed urla disperate di Stephanie. Evidentemente l’apparecchiatura sta mandando delle scosse. L’altra infermiera cerca in un cassetto e prende una strana pallina piena di fori, dotata di una cinghietta. Le urla divengono, grazie al bavaglio, dei mugolii disperati.  Il lavorio del vibratore continua instancabile, i mugolii salgono diintensità e diventano muggiti. La serva vede che cosce e ventre della Stephanie si contraggono  ritmicamente, proprio come quelledella storica rana! Stephanie mugola, parrebbe voglia dire qualcosa, scuote la testa, ma il bavaglio impedisce qualsiasi comunicazione. Ealla poveretta sfugge un getto dell’acqua  del clistere rimasta all’interno della pancia, unitamente ad un oscena serie di scorregge. Il grembiule di una delle due infermiere è lordato dal puzzolente liquido che forma una pozzanghera per  terra. L’apparecchiatura viene, per precauzione, fermata.

La nostra serva non conosce che qualche parola di tedesco, ma capisce comunque cosa le stanno ordinando, sperando di ingraziarsi le infermiere, la serva si affaccenda a pulire il grembiule con spugna ed acqua saponata. Asciuga per bene anche il pavimento. Ha così modo di sentire l’odore di adrenalina del sudore di Stephanie. L’infermiera, ora che è stata ripulita si avvicina furiosa all’apparecchiatura elettronica, gira una manopola, dicendo alla compagna “zehn !”, poi riaccende l’interruttore. Il leggero ronzio che emetteva l’apparecchiatura sale di intensità, evidentemente la macchina è a piena potenza. Imugolii diventano ruggiti di dolore. Le contrazioni sono diventate un tremito che scuote continuamente il corpo di Stephanie, mentre continua la ormai inutile stimolazione con il vibratore. Il martirio dura un altra interminabile mezz’ora. Finalmente l’apparecchiatura smette di ronzare e i lamenti si trasformano insinghiozzi, smorzati dal bavaglio, che  continuano, fino al rientro dal pranzo di Professore e Signore.

Stephanie viene slegata e riportata, anzi, sorretta dalle infermiere, da un'altra parte.

Tocca alla serva, la temuta visita disciplinare!. La serva sta già tremando e tirando su col naso di suo, vorrebbe svenire, per sottrarsi a ciò che la attende. Viene nuovamente denudata e fatta mettere sul lettino. Stavolta pure lei viene saldamente legata,sempre nella posizione della rana. Una delle infermiere infila alla serva pure un fastidiosissimo catetere, non sia mai che si metta a pisciare addosso al Professore durante la visita!

Il Professore ha le mani fredde e freddissimi sono anche gli strumenti usati per dilatare i buchi della serva. Dita esperte saggiano, spingono, ruotano, titillano, la serva avvampa, nessuno la ha mai toccata così a fondo ed insistentemente, suo malgrado, si eccita nuovamente, il tornasole pare un arcobaleno, il tutto viene puntigliosamente verbalizzato. La visita disciplinare è “ad ampio raggio” ed anche il buchetto viene sondato fastidiosamente in profondità. Anche le mammelle hanno la loro parte di palpazionititillamenti. La serva eccitatissima ma intimidita dal professore e dalle Signore, cerca almeno di non urlare dal piacere. Ma l’Infermiera la sgrida, non deve trattenersi, anzi se le viene voglia di godere eurlare che lo faccia, il Professore deve vedere tutto

Il ghiaccio calma velocemente i bollori della serva, ora il Professore vuole verificare con precisione gli orgasmi della giovane. Da buon scienziato sperimentale, tutto deve essere misurato, possibilmente con un apposito strumento scientifico. Ed il Professore ha quello che serve: uno strumento regolabile falliforme di gelido acciaio. Lo strumento viene regolato e posto “in situ”, una piccola appendice appoggia sul clitoride. Lo strumento è dotatodi un motorino a molla che, grazie ad una rotella eccentrica lo fa vibrare, come fosse un diapason. Il grembiule della divisa da lavoro viene posto sotto alla serva, in modo da raccogliere e poter prelevare ed analizzare le eventuali secrezioni. Il Professore fa partire il cronometro e, contemporaneamente avvia il motorino. La serva si  era trattenuta a fatica. La vibrazione la sconvolge. La respirazione accelera, inizia a mugolare sempre più forte. Il Professore ferma il cronometro e controlla le lancette “EINE MINUTE, SEHR GUT”.Di lì a poco lsecrezioni confermano l’avvenuto orgasmo. L’Infermiera del professore preleva campioni con dei cotton fioc e li sigilla in alcune provette. Il motorino viene ricaricatoora la serva urla a gran voce il proprio piacere, succeda quel che succeda. Il Professore verifica il tornasole, ZEHN, scambia occhiate con la Signora, proprio un caso da manuale. Il vibratore viene lasciato in funzione continuativamente e ricaricato più volte, la serva, nella mezz’ora successiva, sperimenta innumerevoli orgasmi, ben documentati dalle grida, dai sudori e dai contorcimenti, nonché dal tornasole e dai numerosi prelievi di secrezioni. La serva ormai esausta, suda copiosamente, il grembiule è ormai fradicio ed odoroso. Diciamo che la servetta non si è risparmiata, dando un vergognoso spettacolo di dissolutezza. Ora il Professore ferma il vibratore ed ordina alla Infermiera di rendere presentabile la servetta Viene ripetuta la fastidiosa lavanda gelata, associata all’uso di alcuni cubetti di ghiaccio, tenuti appoggiati fino a che si sciolgono, finalmente si arresta la serie di continui orgasmi e la parte viene ben ripulita con spugnature saponate, profumata ed asciugata accuratamente.

La servetta è ancora nella posizione “della rana”. Il Professore pulisce pensieroso gli occhiali, poi si rivolge a Madame: il caso è difficile, ma conto che, con un po’ di impegno, non sarà necessario il ricovero. Occorrerà tutto il pomeriggio e parte della serata, se Madame lo vuole può andare a fare shopping….. Ma la serva si spaventa, restare tutta sola nelle mani del Professore e delle Infermiere, la risuonano ancora in testa le urla ed i muggiti dell’altra poveretta.  La serva piange istericamente, supplica, promette di fare la brava e sopportare, ma non la lascino sola! 

In realtà Madame non ha affatto bisogno di lasciarsi convincere, non se ne sarebbe andata per nessun motivo, la situazione la attira. E così il Professore spiega a Madame: appena ottenuti i risultati delle analisi, stabiliremo le modalità del trattamento. Niente di complicato, vedrà, il vizio non è ancora radicato, basterà un trattamento domiciliare semplice, ma sufficientemente severo. Sarete voi stesse, aiutate ed istruite dalle infermiere, a praticare qui da noi questo primo trattamento, poi proseguirete a casa, con un comodo kit che vi fornisco.

La terapia consistenell’applicazione degli studi di Pavlov:associare l’orgasmo ad uno stimolo doloroso. Consiglierei una applicazione al giorno di un ora per le prime quattro settimane. Dopo di che passeremo ad una cura di mantenimento, in cui, rimosso ormai l’orgasmo, basta un ora di stimolo doloroso la settimana. Il trattamento andrà proseguito a lungo, forse per sempre.

La serva si preoccupa, di che parla il Professore, di che stimolo doloroso si tratterà? e poi parla di ore, non  passeranno mai!  E poi: “per sempre”???? 

Il Professore vede i risultati delle analisi, tutto è pronto, si rivolge a Madame, “col suo permesso inizierei subito”. Suona un campanello ed arriva una seconda infermiera, spingendo un normale letto, di quelli da ospedale. Sul lenzuolo è appoggiata una speciale cinghia, che forma quattro anelli, una specie di quadrifoglio. Alla serva viene fatta indossare la divisa di fatica, completa del grembiule appena insudiciato. Non le vengono però fatte indossare le mutande. Viene fatta stendere sul letto e vienelasciata tranquilla per un momento. Quando meno se lo aspetta le due robuste infermiere le legano le mani ed i piedi utilizzando le anse della cinghia. La serva si ritrova praticamente legata incaprettata. E poiché non indossa mutande, tutto è in bella mostra e ben accessibile. Una delle infermiere porge al Professore un vassoio con un lucido oggetto. Si tratta di una specie di provettone di acciaio, con la punta arrotondata. Il provettone è discretamente pesante, ed ha la superficie finemente forellata, come quelle dei colapasta. Dalla parte opposta un robusto manico ed un vitone, con una comoda maniglia, simile a quella dei rubinetti di una volta, comanda uno stantuffo. Il professore spiega a Madame: “si tratta di una versione potenziata dello spremi aglio. Madame, ora le mostro l’uso di questa meraviglia”. Una delle infermiere, nel frattempo ha sbucciato e ridotta a tocchetti una radice di zenzero. Poi, con un cucchiaio riempie il provettone ed avvita per i primi due giri la manopola. Appaiono le prime gocce dell’aromatico succo, ricco di olii essenziali. Il Professore spiega: “ecco, le prime gocce di liquido fanno da lubrificante, non bisogna usare alcun altro prodotto lubrificante, altrimenti la cura perde di efficacia. E la punta del provettone scompare nella passerina della serva che, ricordiamolo, è in bella mostra. Il succo dà una vampata di calore alla parte, per il momento non ancora dolorosa, anzi … piacevole. E’il momento atteso dal Professore, fa la comparsa un secondo oggetto, un vibratore, stavolta non uno strumento scientifico ma uno di quelli comuni di plastica rosa, da sexy shop. Bastano cinque minuti perché la servetta goda proprio da porcellina. Ora il Professore dà un paio di giri alla manopola. Spiega, se si utilizza una semplice radice di zenzero sbucciata, si sfrutta si e no il 5%  delle potenzialità di questa meravigliosa radice, infatti in pochi minuti le secrezioni delle mucose neutralizzano il succo. Ho così pensato di adottare i principio dello spremi aglio, basta dare un giro di tanto in  tanto alla manopola per avere una colatura costante di succo fresco, non diluito da secrezioni. E la serva lo sente il succo fresco! Le pare di avere un palo ardente conficcato, inoltre l’oggetto, vienemanovrato lentamente avanti e indietro come fosse uno stantuffomandando abbondante succo anche alle mucose del clitoride e delle grandi labbra, insomma le pare di avere un incendio. Mente la serva urla e si dispera, belando appunto come una pecora, una delle infermiere parla all’orecchio del Professore: “Ach, dimenticavo, dobbiamo occuparci anche del sederino”, e fa la comparsa un secondo provettone solo di poco più piccolo. Un secondo terribile bruciore tormenta ben presto anche le mucose posteriori della serva che urla a squarciagola, ma data la posizione isolata della clinica nessuno la sentirà. Ora viene rimesso in funzione il vibratore. Sia pure da profane Madame e la Oberschwester si accorgono che il tempo per raggiungere l’orgasmo è raddoppiato. E’ così, spiega il Professore, ogni volta ci vuole più tempo per raggiungere l’orgasmo, fino a renderlo impossibile. Il martirio delle serva dura una interminabile orapassata tra orgasmi meccanici e terribili bruciori, prima che i potenti succhi della radice impiegata siano terminati. Ma, come diceva il Professore non siamo che all’inizio. Una bella passata con il ghiaccio rimette in sesto la serva. Il professore spiega: si può usare indifferentemente lo zenzero od il rafano, io infatti li alterno, spiega il Professor Klitoris. Meglio offrire alla Zofe  un po’ di varietà, per non farla annoiare” dice il Professore osservando la divisa di fatica ormai madida di sudore e puzzolente di adrenalina. E dopo la breve pausa lo spremi aglio viene ricaricato con il rafano. Il bruciore, vi assicuro, è ancora più forte.La serva strilla ed il Professore esclama “Quante storie per un po’ di bruciore, queste serve italiane strillano per nulla. Voglio proprio vedere quando passiamo al peperoncino! Poi il Professore ordina di imbavagliare la serva. Ora si sentono solo i mugolii e si vedono le lacrime. Passa una altra interminabile ora. La serva è ormai distrutta per il bruciore, ma anche per gli orgasmi multipli. Ma non sa che il Professor ha in serbo il Gran Finale.  Infatti dopo un'altra pausa, in cui le Infermiere si danno da fare per rianimarla ben bene, la serva vede che una nuova verdura viene sminuzzata ed inserita negli spremi aglio: del peperoncino rosso!

Il tormento stavolta dura decisamente di meno: il bruciore è tale che la serva non riesce a raggiungere l’orgasmo in nessun modo anzi, ad un certo punto sviene e le infermiere faticano per farla riprendere. 

Ed ora, le infermiere sciolgono e rendono presentabile la serva distrutta e piangente, spalmano un puzzolente olio lenitivo, facendole finalmente indossare mutande di gomma “dissuasorie”, molto spesse, dentro cui hanno messo un bel pannolone. Il Professore offre alle Signore sue ospiti un liquorino. Preciso come è scrive una lunga lettera di istruzioni e si dice pronto ad internare la serva per uno o più mesi di terapia disciplinare, in caso di insuccesso. 

Ora di tornarsene a casa, Madame si congeda. Alla serva vengono consegnate due scatole di cartone, la prima contenente glistrumenti da utilizzare per il suo martirio quotidiano: i due spremi succo ed il vibratore, nonché la cinghia per costringerla a stare ferma e sopportare. La seconda scatola, invece è chiusa, il Professore dice solo: “di queste abbiamo parlato mentre ci recavamo a pranzo”. La servetta avrà modo di scoprire più avanti cosa contiene. La serva, a digiuno dalla sera precedente ha una fame terribile. Ed è contentissima quando Madame, si ferma per una rapida cena. Ma poiché, le due Signore, che hanno pranzato con maiale al forno, vogliono stare leggere ordinano per tutte e tre la solita zuppa di cavoli. In macchina Madame, materna permette alla serva, stravolta dalle avventure odierne, di stendersi sul sedile posteriore e la copre con un plaid, che finalmente riposi un poco, i prossimi giorni saranno molto duri! Ed è nel dormiveglia che la serva sente le Signore parlare delle teorie del Professore in merito alla “Schuldarm” ed  “Darm Diszipline”. Questa parola le resta impressa alla serva, disciplina intestinale, non promette di essere una cosa piacevole.