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9 novembre 2020

SHEILAINGREMBIULE ON PATREONS

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CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 14 / il supplizio dell’otre

Il supplizio dell’otre.

Pare quasi che la perra, le punizioni se le vada a cercare. Infatti, non contenta di essere appena stata punita, appena rientra nei ranghi riprende la zuffa da dove era stata interrotta. La cosa fa alquanto arrabbiare Madame che, visto che la pelle della perra è evidentemente indurita come il cuoio, decide di punirla per altra via. Sappiamo bene, e anche Madame Rocio lo sa, che la perra mal sopporta i clisteri. “Stavolta ti ripulirò il cervello dalla voglia di azzuffarti, ti sottoporrò al supplizio dell’otre”, le annuncia Madame. E la perra viene nuovamente issata per i piedi, le gambe aperte. Per fortuna della perra, Madame ha voluto limitare la durezza della punizione, stavolta niente tinozza sotto alla perra. Le sorveglianti portano una alta piantana, su cui viene appeso un grande apparecchio da clistere. Una delle sorveglianti porta a fatica una grande brocca, pesantissima, il liquido biancastro ha due dita di schiuma, sicuramente contiene una gran quantità di sapone. “Iniziamo con 3 litri”, ordina Madame, la soluzione non giunge neanche a metà dell’enorme apparecchio. E Madame mostra alla perra il contenuto di una valigetta di plastica, un set di sonde di plastica…. gigantesche, un gentile omaggio di un amico tornitore! La misura del diametro massimo, espressa in pollici è chiaramente riportata su delle targhette: 1, 1 ½ , 2, 2 ½. Francamente mi spaventerebbe già la prima, non oso pensare a cosa possa fare la più grande. Ma Madame non perde tempo, la sonda da 1 pollice viene lubrificata a dovere e infilata, con un movimento rotatorio nel buchetto della perra. Madame apre al massimo il rubinetto e si assicura che l’apparecchio sia alla massima altezza possibile. La perra inizia a smaniare, il liquido è ben caldo e le dà molto fastidio. Il foro di passaggio del liquido deve essere molto grande, in un paio di minuti i tre litri finiscono nel ventre della perra. Vediamo la pancia ingrossarsi, anche se, data la posizione capovolta della perra, la pancia sporge poco. Una sorvegliante premurosa porta a Madame Rocio una poltrona. Tempo per la perra di sopportare gli effetti della soluzione saponosa caldissima. Effetti contrastati dalla sonda che fa da tappo e dalla forza di gravità. Effetti che la perra, invece sente benissimo dentro di sé. E ben presto la perra inizia a supplicare: “basta, bastaaaa”, “non ce la faccio più”, “per carità scoppiooo”. 

Ma niente, Madame vuole che la perra giunga al limite e si ripulisca ben bene. Passa una buona mezz’ora di crampi angosciosi, poi una sorvegliante estrae la sonda, il liquido, causa della forza di gravità, cola lungo il corpo della perra, facendo poi una lurida pozzanghera sotto di lei. L’espulsione, data la forza di gravità, è lunga e penosa. Piano piano tutto si placa, ma la punizione non è affatto finita, Madame fa cenno di riempire nuovamente l’apparecchio, “adesso che ti sei liberata, possiamo iniziare a fare sul serio: “5 litri !”. Inoltre Madame Rocio stavolta sceglie una delle sonde più grandi: quella da 2 pollici!

La sonda, ben lubrificata viene mostrata alla vittima, poi la perra, ancora appesa e gocciolante, viene nuovamente impalata da questa gigantesca sonda. Se la sonda precedente era entrata facilmente, stavolta la perra urla a tutta forza. Ma Madame non si turba affatto, la sonda viene inserita bene a fondo.

L’acqua viene nuovamente aperta e la perra scopre che stavolta l’acqua è fredda, niente languida soluzione saponosa caldissima, ma una soluzione di sale fredda di rubinetto, che genera subito terribili crampi. Tra l’altro Madame questa volta, per pietà o per uno spietato calcolo, ha aperto solo parzialmente il rubinetto, la somministrazione è molto lenta e la perra la deve soffrire tutta. La quantità d’acqua è tale che il pancione stavolta è gigantesco, non oso immaginare come sarebbe se la perra fosse dritta. La perra, che non è mai stata gonfiata così, supplica a lungo, “scoppio, bastaaa”, ma Madame preme sulla pancia, ce ne sta ancora, la perra verrà gonfiata proprio come un otre! Ed alla fine anche il grande contenitore è vuoto. La perra, o per meglio dire l’otre, oltre che dai crampi intestinali, è scossa  da tormentosi conati, quasi che il suo corpo, tappato posteriormente tentasse di liberarsi da tutto quel liquido anche dalla bocca. La perra, ammaestrata dal clistere precedente, stavolta tenta di spingere fuori la sonda cercando di abbreviare il tormento della interminabile ritenzione. Ma la sonda da 2 pollici non è oggetto destinato afarsi espellere con facilità e la perra, capendo che se spinge soffre ancora di più,deve desistere e sopportare la punizione fino in fondo. Tra l’altro Madame ha aggiunto alla soluzione salata anche un paio di cucchiai di aceto. L’irritante liquido non viene assorbito affatto dalle pareti intestinali ma regala alla perra contrazioni incredibili. E, quando Madame decide sia giunta l’ora, spinge il pancione della perra, facendola oscillare proprio come fosse un altalena. La forza centrifuga delle oscillazioni si somma alle contrazioni e riesce finalmente ad espellere la sonda. Un getto incontrollabile di liquido segnala il “salto del tapon” e l’otre inizia a sgonfiarsi. Ma l’evacuazione, faticosa e dolorosissima a causa della forza di gravità, durerà una interminabile mezz’ora. “Proprio un parto laborioso”, commenterà Madame.  La perra viene finalmente calata e giace, distrutta a faccia in giù nel maleodorante laghetto da lei generato.  Penso proprio che la perra, almeno per ora,  non abbia alcuna voglia di azzuffarsi nuovamente. Poi la perra viene fatta alzare e lavata con un idrante, un lusso!

Durante il lavaggio della perra ho avuto modo di vederla ben bene e vi relaziono sulle sue condizioni: la perra è dimagrita, nonostante debba lavorare con la divisa di fatica, ha la pelle bruciata dal sole, col segno bianco lasciato dai finimenti del calesse di Madame Rocio. Evidentemente Madame costringe la perra a correre nuda, così suda meno e sente meglio i colpi di frusta che le hanno ben segnato schiena, cosce e polpacci.

Come tutte le detenute, la perra è periodicamente rasata integralmente. Ovviamente vi è una ricrescita e vi posso dire che la orgogliosa amazzone dai capelli corvini, di una volta, è ormai completamente grigia, compresi i peli pubici. La perra ha ormai imparato a tenere lo sguardo a terra e non alzarlo se non le viene ordinato. Sarebbe perfetta, se si escludono risse, ribellioni e tentativi di fuga, di cui si è macchiata e, credetemi, continuerà a macchiarsi.

 

 

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 13

Perra is back!

 

Nobili Signore, serva sudiciona, ci eravamo, per qualche tempo focalizzate su Skinny. E la perra, direte voi? Madame Rocio continua ad avere BUONA cura della perra, come del resto le altre detenute. 

Diamo una occhiata alla nostra perra preferita: sicuramente non la riconoscereste più, quella che era la curatissima, elegante e prepotente direttrice della Pension Balnearia è ora una detenuta, tra le peggiori.  Sfumata la possibilità di avere un trattamento di favore, grazie al fatto di essere divenuta l’amante di Madame Rocio, la perra si è lasciata andare. E dato il suo carattere, è tutt’altro che disciplinata. Madame la sorveglia attentamente, questa detenuta deve cambiare, deve sottostare alla disciplina, insomma, la perra diverrà una schiava o verrà spezzata. 

E Madame ordina che la perra venga nuovamente messa a lavorare nel punto più profondo della salina. Lì le vengono consegnati piccone e badile, la perra sa cosa la può aspettare se non lavorasse, le punizioni sono terribili: trainare a passo di corsa il carretto di Madame o una visita ai tremendi ambulatori. Pensando a queste cose la perra si guarda le unghie delle mani, si vedono ancora i segni della terribile punizione subita. E così, sorvegliata a vista da una guardiana, la perra inizia a picconare e scavare. Ma presto una nuova fatica attende la perra: caricato il sale su di una carriola deve portarlo fino al centro di confezionamento. I viaggi si allungano monotoni, la fatica e la sete si fanno sentire e pian piano cancellano tutti gli altri pensieri dal cervello delle detenute. Lavorare sotto il sole a picco riesce a far sudare loro insospettate quantità di liquido, le bocche si seccano e le labbra si screpolano. E quando viene distribuita la scarsa razione di acqua, scoppiano spesso discussioni e liti. Partecipare alle zuffe è una delle specialita della perra, diciamo che se c’è una rissa vi si butta a pesce, se non c’è la rissa, si dà da fare per causarla. Infatti, dopo essersi scambiata insulti con altre detenute, si scaglia contro di loro. Ne nasce un bel trambusto che viene notato dalle guardiane, le quali impugnano i robusti randelli che tengono alla cintura e cercano di separare le contendenti, distribuendo un imparziale numero di randellate. 

I fatti vengono segnalati a Madame Rocio che decide sia ora di  trattare la perra con la dovuta durezza. 

E così la perra sperimenta un nuovo metodo di correzione. Viene appesa per i piedi a due carrucole, le gambe piuttosto divaricate. Madame fa portare una vasca riempita di acqua e la fa posizionare sotto alla testa della perra. Ti sei azzuffata per l’acqua, stupida, tra poco potrai bere a sazietà, dice Madame. Ora le corde che sostengono la perra vengono mano a mano calate, fino a che la testa della perra viene a trovarsi sott’acqua. Va da sé che di lì a poco, la perra, se non vuole annegare, deve fare uno sforzo su gambe e schiena,  per tirare la faccia fuori dall’acqua. Madame, intanto si è messa comoda. La perra, neanche cinque minuti dopo inizia ad avere crampi a cosce, schiena e collo. Vinta dalla fatica cede di colpo e la testa finisce nuovamente sott’acqua. E nuovamente, un paio di minuti dopo, si vede la perra sforzarsi e tirare la testa fuori dall’acqua. Ma i muscoli dolgono e tremano e il ciclo testa sommersa ed emersa si ripete, sempre però più lungo il tempo con la testa sommersa. Si sente la perra digrignare i denti e respirare a fatica. La si sente anche supplicare, ma Madame non si fa certo infinocchiare. E’una durissima punizione, la condannata sta per annegare lentamente. E infine la perra non riesce più ad estrarre la testa, si vede l’acqua ribollire, evidentemente la perra non può più resistere. Madame si avvicina con una bacchetta in mano, e tira un secco colpo  proprio in mezzo alle cosce, la perra rinviene di colpo, estraendo la testa dall’acqua ed urlando per il dolore. Ad un cenno di Madame le corde vengono divaricate ancora di più, tirando la testa completamente fuori dall’acqua, ma lasciando ancora più esposta la patata della perra. Si sente il respiro affannoso, ma la punizione non è finita, i colpi, portati con una certa forza, lasciano grossi segni rossastri in rilievo. La perra si becca una buona dozzina di colpi. E sarà una perra in lacrime che dovrà baciare i piedi di Madame e la bacchetta usata per la punizione. La perra viene poi costretta a ripetere dieci volte, ad alta voce: “Madame, questa schifosa schiava ringrazia per la lezione ricevuta.”

 

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 12

Nuovi castighi

 

La serva Skinny ha iniziato l’interminabile lavoro di lucidatura del pavimento, partendo dal lato del salone a lei assegnato. Come raccontavo il lavoro non è dei più facili, la schiava deve passare e ripassare, con grande uso di “olio di gomito” le dure pietre abrasive, puzzolenti di orina. Sono passate un paio di settimane e le compagne di schiavitù avvertono Skinny che l’indomani Madame vuole vedere il risultato di tanto lavoro: la prima piastrella dovrà essere pronta. Non so sel lo facciano per invidia o per “nonnismo” ma le maledette non dicono a Skinny i “trucchi del mestiere”. E così l’indomani Madame, quando la schiava Skinny le presenta una piastrella opaca e piena di residui lasciati dalle mole, si altera alquanto. Skinny si becca subito un paio di potenti manrovesci. Poi Madame fa uno schiocco di dita, le altre due serve vanno a prendere una pesante gogna che viene posizionata di fronte al lavoro mal fatto. La testa ed i polsi di Skinny vengono bloccati, con la gogna regolata piuttosto in basso, tanto che la schiava è piegata a 90 gradi. Questa posizione è già per se stessa un tormento. Ma Madame vuole mostrare alla nuova arrivata che un lavoro mal fatto può costare caro. E Skinny scopre ben presto quanto facciano male i colpi di frustino, in particolare quando non te li aspetti perché essendo alla gogna non puoi vedere dietro di te. Passano le ore e a Skinny, a causa della posizione, dolgono terribilmente schiena, collo, polsi e gambe. Al ritorno di Madame Skinny ha un sospiro di sollievo, la punizione sta per terminare.

E INVECE

La vera e propria punizione inizia ora: la schiava che ha fallito nel lucidare UNA piastrella ora ne luciderà DUE, ancora grezze, nel medesimo tempo. Skinny è incredula, questa Signora che pareva così dolce. E quando Skinny, interrogata sul perché sia così sorpresa, si lascia scappare un “Non ce la farò mai” Madame le illustra come riuscirci. Skinny lavorerà giorno e notte. Ci penseranno dei potenti clisteri al caffè,  a tenerla sveglia e a darle la carica per il lavoro. Poiché è umanamente impossibile che la schiava resti sveglia e lavori ininterrottamente per due settimane, le verranno concesse due ore di pausa, precedute da un clistere di camomilla, per contrastare l’effetto della caffeina. E si comincia subito,  Skinny deve restare indossare solo dei mutandoni punitivi di cuoio e gomma, niente divisa di fatica ad ingombrare. Ma lo scopo di questa insolita tenuta è presto detto, Madame le applica alle mammelle delle mollette che tengono due campanellini. Va da sé che se la schiava lavora alacremente, data la posizione a quattro zampe, le mammelle si mkjuoveranno, facendo suonare con continuazione i campanellini. Diventa così facile sorvegliare il lavoro della serva, anche solo ascoltando il suono in un altoparlante.  Anche i mutandoni di cuoio hanno uno scopo ben preciso, Madame sa benissimo che il pendolare ritmico delle mammelle, unito alla caffeina, terranno la schiava in un perenne stato di eccitazione insoddisfatta. Impedendole il minimo sollievo manuale, la serva indirizzerà tutte le energie derivanti sul proprio lavoro. 

Sebbene che le due serve  Paula e Julia siano incaricate di sorvegliare a turno la schiava, Madame non disdegna di praticarle di persona qualche poderoso clistere al caffè, utilizzando a questo scopo qualche buona miscela messicana. E pensare che quell’ingrata di Skinny non apprezza il pensiero!

Vi posso assicurare che alla fine dei quindici giorni le piastrella saranno perfette, anche perché Skinny verrà istruita dalle altre serve che prima dell’ispezione finale le piastrelle devono essere lungamente ed accuratamente pulite con la lingua, per togliere, oltre all’odore di piscio, anche la fanghiglia residua delle mole manuali.

Che dirvi del destino di Skinny, se ne può rendere conto anche lei, confrontando le misere tre piastrelle lucidate in un massacrante mese di lavoro con le centinaia e centinaia dei saloni e dei corridoi della Villa di Madame Roxana.

22 aprile 2020

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 11

Nuova vita, nuovi lavori

La serva Julia, illustra alla nuova schiava quale è il lavoro a cui si dovrà dedicare: la levigazione manuale del pavimento di un immenso salone. Julia mostra orgogliosa un angolo del salone in cui brillano lucidissime una ventina di piastrelle. Rappresentano un anno di lavoro, spiega Julia alla incredula schiava Skinny. Le mostra poi le numerose pietre abrasive di grana sempre più fine, che devono, con grandi pazienza e fatica, essere passate innumerevoli volte su di una piastrella. Julia spiega a Skinny che le pietre devono  sempre lavorare bagnate, sono infatti tenute sempre immerse nella orina emessa dalla schiava. Un altro lato del salone presenta altre piastrelle lucidate a specchio, lì lavora la serva Paula. Sbrigata la spiegazione Julia consegna a Skinny un secchio, contenente la serie di mole manuali che costituiranno i suoi nuovi strumenti di lavoro. Si è intanto fatta sera, si sente un campanello elettrico squillare quattro volte. A quel suono le due serve Paula e Julia si rialzano dalle piastrelle che stavano lucidando. Julia spiega alla novizia Skinny: ora di bagnare le mole. E tutte e due le serve si abbassano le mutande esibendosi in una lunga pisciata che alza il livello del secchio di liquido paglierino spumeggiante.  Ed anche Skinny, su sollecitazione delle compagne, deve pisciare nel proprio secchio. Di seguito le due serve si recano ad una fontanella e riempiono, ognuna, una bottiglia di acqua da un litro Anche Skinny viene invitata ad imitarle. Dopo di che ad un ulteriore breve squillo del campanello le due serve iniziano a bere “a canna” dalla propria bottiglia. Skinny guarda affascinata il collo delle compagne che deglutisce con continuità, è incredibile ma le due serve riescono a vuotare la bottiglia tutta d’un fiato. Per Skinny la cosa è ben più difficile, vorrebbe sottrarsi ma viene avvertita che sono sotto sorveglianza video, alla minima trasgressione fioccheranno i castighi. E così anche Skinny beve la propria acqua. Sentirsi così piena la infastidisce, soprattutto perché, al pari delle compagne deve riprendere il lavoro. Dopo circa una mezz’ora i reni hanno fatto il loro lavoro e Skinny inizia ad essere infastidita dalla propria vescica. Accenna ad afferrare il proprio secchio ma le compagne la fermano, sarà Madame in persona a dare ad ognuna il permesso di orinare. Passa un po’ di tempo e squilla il campanello per tre volte, al che Paula si alza, con evidente sollievo e si reca nello studio di Madame. Di lì ad un quarto d’ora il campanello suona due volte. E’ la serva Julia a recarsi, con un sospiro, (di sollievo o paura? ) verso l’ufficio di Madame. Passa un altro quarto d’ora. Ormai Skinny è al limite, continua a saltellare da un piede all’altro. Il campanello suona una volta, Skinny capisce che è il suo turno. Entra dalla porta. Vede le due compagne con la faccia al muro, da come stringono le cosce capisce che stanno ancora tenendola. Madame le ordina di spogliarsi e togliere anche le mutande. Skinny, nell’appoggiare i piedi nudi sul freddo marmo viene stimolata ulteriormente ma, ubbidisce all’ordine di appoggiare le mani al muro. Ora Madame inizia a premerle ritmicamente e delicatamente la vescica. Skinny inizia a saltellare e si becca quattro sculaccioni, deve stare ferma. Le ritmiche ondate di dolore fanno accelerare il ritmo del respiro della schiava, chiaro segno di una schiava “predisposta” a godere del proprio dolore. Madame sorride soddisfatta, anche questa schiava diverrà una eccellente cerbiatta. Passa un altro quarto d’ora, con le tre schiave che sospirano e stringono le cosce. Poi, inutile dirlo, data la mancanza d’allenamento, Skinny è la prima a cedere. Dapprima le sfuggono poche gocce che in breve diventano uno schizzo caldissimo che le scende lungo le cosce. Ben presto i piedi della schiava sono in un laghetto di orina. Di lì a poco cede anche Paula. Madame la sgrida Paula è già da una settimana che non vince la sfida. Ed infine Madame dà il permesso di accucciarsi e pisciare in maniera femminile alla trionfante Julia. 
Trionfante perché può fare onore ad una doppia razione di sbobba e viene lasciata libera di riposare. 
Paula, come seconda a cedere riceverà la sua razione di sbobba e potrà andare a riposare.

Alla ultima classificata tocca una “punizione”. Skinny ha un moto di fastidio quando vede che Paula prepara un clistere ed attacca l’apparecchio, ben pieno, ad una piantana. Una volta preparato il tutto, la serva Paula si ritira, sarà Madame in persona a  praticarlo. Skinny, suo malgrado, deve inginocchiarsi e mettersi nella posizione “à quatre pattes”, come dicono le francesi.
Ben presto Skinny sente un dito birichino violarle il buchetto  ed indugiare a lungo in un movimento “dentro e fuori” per lubrificare ben bene. Skinny si è già fatta una buona esperienza di clisteri punitivi, presso Madame Rocio, quindi considera il clistere come una umiliante e dolorosa punizione. Ma la manipolazione anale a cui viene sottoposta, inaspettatamente delicata, inizia decisamente a piacerle. Di seguito Madame sceglie una cannula e la mostra alla schiava. E’ una cannula di un certo spessore e lunghezza, ma niente di estremo. La cannula continua la stimolazione precedente ed infine viene messa in posizione. Viene ora aperto il rubinetto. Skinny si aspetyta qualcosa di estremo, come temperature o nella composizione del liquido purgativo. Invece niente, si tratta di acqua tiepida con una piccola aggiunta di sale ed olio. Il liquido entra per un tempo lunghissimo, Madame somministra il clistere alternando l’altezza del contenitore: a tratti il contenitore viene alzato al massimo, ma ben presto viene riportato in basso, dove il liquido scorre lentissimo. Skinny va in confusione, questo alternarsi di sensazioni fastidiose e piacevoli la riempie di languore.
Madame sta sapientemente regolando le sensazioni ricevute dalla schiava: deve essere eccitata dal trattamento, senza però mai arrivare ad un orgasmo.
Finalmente la lunga somministrazione ha termine. Madame si rivolge alla schiava: “Adesso brutta pisciona vedi di non farti sfuggire neanche una goccia, se non vuoi farmi arrabbiare. E’ ora di pensare alla tua educazione. Voglio vedere come lecchi, ora dovrai soddisfare Julia, che ha vinto il concorso della pipì. Julia si accomoda su di una poltrona ginecologica e Skinny si posiziona. Madame, intanto si è fatta portare una grossa ciotola di cubetti di ghiaccio. E Skinny inizia la sua opera, non che sia una grande esperta di lingua, ma conta di sbrigarsela in poco tempo. Non ha però tenuto conto dei cubetti di ghiaccio, infatti Madame non ha intenzione di concedere un così facile orgasmo ad una serva, ogni minuto il cubetto viene passato sul clitoride di Julia, smorzando ogni eccitazione e rendendo la parte abbastanza insensibile. Skinny inizia ad essere stanca: inginocchiata in una posizione scomoda, con la pancia piena di liquido che inizia a tormentarla con le prime coliche. Ma Madame la sprona, “tutto qui quello che sai fare? Se sapevo che eri così incapace sceglievo un'altra schiava” Ci vuole un'altra interminabile ora prima che Madame si dichiari soddisfatta e conceda alla serva Julia, ormai quasi isterica per le stimolazioni ricevute, di godere. 
Skinny viene istruita su come rimuovere con la lingua le gocce “di rugiada”, poi viene fatta alzare, la pancia, si è un po’ sgonfiata, segno che il liquido durante la interminabile attesa è risalito molto in alto.  La schiava, si tiene la pancia, ora dolorante più che mai. Madame, magnanima le indica un secchio posto in un angolo, “usa quello e vedi di non fare troppi rumori sconci”.  Come se fosse facile, Skinny si accuccia in una posizione scomoda, data l’altezza del secchio e la mancanza di un appoggio, ma l’importante è poter liberare il torrente che la tormenta. La sensazione dello svuotamento è estremamente piacevole per la schiava Skinny, oserei quasi dire che il clistere, praticato da Madame inizia a piacerle. Anche Madame si accorge della cosa, ma Skinny è ancora in addestramento, le è assolutamente vietato godere. Madame, per evitare possibili disobbedienze notturne, decide di mettere a Skinny, durante le notti, il “collare della purezza”. Si tratta di un largo collare di plastica che imprigiona le mani all’altezza del collo, impedendo sudicie  manipolazioni. Alla serva viene inoltre applicato un “allarga ginocchia” costituito da una asticella che blocca le ginocchia divaricate, evitando così tentativi di autosoddisfazione con sfregamenti vari. Skinny passerà così un lungo periodo di castità passiva. Madame sa benissimo che in questo modo la schiava si applicherà al lavoro ed all’apprendimento delle nuove regole.

15 ottobre 2019

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 10

Nuove esperienze

 

Come abbiamo visto la nostra detenuta Skinny sta per cambiare vita. Dopo l’ultimo periodo da incubo, nelle mani di Madame Rocio, spera di trovare una padrona arrendevole. Basta però considerare il fatto che Madame Rocio e Madame Roxana sono sorelle per prevedere guai per la schiava. Poiché il percorso dal Campo alla villa di Madame Roxana è piuttosto lungo, Skinny. viene letteralmente imballata: viene portata una grossa cassa di legno completamente chiusa, salvo alcuni fori per permettere una scarsa areazione. Alla neo schiava viene messo un bavaglio di cuoio che riesce ad impedire anche i mugolii. All’interno della cassa delle corte catene fissano polsiere e cavigliere, costringendo la schiava ad una posizione ad X. Questo impedirà urti contro le pareti della cassa nel lungo viaggio in camion. La povera Skinny vede con raccapriccio che il coperchio viene chiuso e si trova ben presto rinchiusa al buio dentro una cassa con il coperchio ben avvitato. La poveretta indossa la divisa di fatica, completata da pannolone e grembiule di lavoro allacciato stretto. Madame Rocio è stata magnanima ed, in considerazione dei disagi del viaggio non ha voluto infierire. Sull’esterno della cassa vengono apposte le tradizionali scritte di “FRAGILE” ed “ALTO”, nella speranza che i trasportatori non infieriscano troppo, magari facendo viaggiare la schiava a testa in giù per ore ed ore.

Il viaggio, come possiamo immaginare, è un incubo, le sollecitazioni date dalle strade sconnesse si ripercuotono sulla poveretta che cerca in tutti i modi di puntellarsi per evitare che le corte catene incidano la pelle.

Passano ore, in cui la schiava, sballottata quasi come un decollo spaziale ha respirato a fatica un aria impregnata della propria puzza, sudando terribilmente ed orinando più volte nel pannolone.

Finalmente gli ultimi urti, quando la cassa viene scaricata a terra capovolta, senza alcun complimento. Skinny, semisvenuta, sente il rumore di un avvitatore che svita le lunghe viti del coperchio. Improvvisamente la cassa viene inondata di luce, ma quello che delizia Skinny è poter respirare aria pura. Accecata dalla luce sente attorno a sé delle presenze femminili. Finalmene vengono aperti i lucchetti delle catene che bloccavano caviglie e polsi e Skinny può finalmente rotolare fuori dalla cassa, Un piede, calzato elegantemente è il primo contatto con la sua nuova padrona. Il piede la sollecita, costringendola a girarsi. La Signora non è affatto soddisfatta di quello che vede, costringe la schiava a girarsi nuovamente verso di lei. “Andiamo male, sei grassa come una scrofa! Bene, suppongo che con una ferrea dieta e tanto lavoro si possa metterci ripiego. Schiava puoi guardarmi.”

Skinny , ancora a terra, solleva gli occhi sulla Signora che la sovrasta: una bellissima dea con la pelle leggermente ambrata. Vestita di un abito leggero ed elegante, adatto al caldo clima messicano. Poi la serva lancia una veloce occhiata alle due altre figure magrissime ed inguainate in lucide tute di materiale sintetico, una di colore rosso ed una rossa e nera, ma come fanno le due serve a sopportare il caldo in quelle tute”, si chiede Skinny. La punta dello stivale di Madame Roxana sollecita il fianco di della schiava ed un chiaro segno col dito ordina alla serva di alzarsi. Skinny resta così, a testa bassa, di fronte alla Signora, fissandole le costose scarpe.

Madame Roxana affida la nuova schiava alla serva con la tuta rossa e nera: evidentemente il colore rappresenta una serva di grado superiore. E così la nostra Skinny conosce quelle che saranno le sue dirette superiori: la Governante Julia di 32 anni, minuta e dai tratti somatici orientali, donna di fiducia di Madame. L’altra è la serva Paula, di 56 anni, più alta, di chiara origine nordamericana, costretta a dimagrire e consumata dalle fatiche di una dura vita di servizio. Inoltre Paula ha il cruccio, dopo tanti anni di lavoro, di essere posta agli ordini di una giovane governante. Julia fa subito spogliare la schiava ed ordina alla serva Paula di lavarla con l’idrante per innaffiare il giardino: non si sa mai che parassiti abbiano queste schiave provenienti dalla prigione. Una macchinetta elettrica rasa nuovamente la testa della schiava. Si tratta ora di fare indossare alla schiava la divisa, una tuta di materiale sintetico di colore nero, ma, come già visto da Madame la schiava non entra assolutamente nella tuta. La Governante, che sorveglia l’operazione della vestizione della schiava, decide che è inutile tentare di forzare la tuta, in attesa che la schiava dimagrisca a sufficienza, questa dovrà indossare una vecchia divisa di punizione di pesante juta. Alla schiava viene fatto indossare un paio di mutandoni e poi deve infilarsi nella comunque stretta divisa. La pelle di Skinny comincia a prudere: non è ancora abituata alla irritante juta, ci dovrà fare l’abitudine. Larghe cinghie di canapa con un sistema a “cricchetto” permettono di stringere in punti “strategici” la divisa trasformandola in una divisa di punizione. “Ed augurati di non doverla mai provare” dice la Governante.

Nel frattempo sia la Governante che la domestica hanno indossato le loro più comode divise “da fatica”, una divisa nera con risvolti e grembiulino decorativo bianco per la Governante ed una divisa da lavoro grigia, con grembiule azzurro per la domestica.

La Governante illustra alla schiava quale sarà la sua nuova vita: sveglia alle 6, poi dovrà eseguire tutti i lavori di fatica ordinati sia da lei che dalla domestica. Alla schiava sono concessi: due pasti quotidiani, anche se saranno un po’ scarsi, vista la dieta dimagrante ordinata da Madame. In compenso la schiava potrà bere acqua a volontà ma, attenta, la ammonisce, potrai andare in bagno solo quattro volte al giorno. La dura giornata di lavoro della schiava terminerà alle 22, se non si sarà meritata punizioni, altrimenti dovrà recuperare il tempo perso per castigarla, lavorando più a lungo.

Senza perdere tempo, a Skinny viene fatto prelevare il materiale necessario da un ripostiglio e si trova ben presto inginocchiata a lucidare il pavimento.

Si è fatta l’ora del pasto, Skinny ha una gran fame, chissà, il cibo sarà sicuramente migliore che in prigione. Ma Madame ha previsto per Skinny un pasto costituito unicamente da tre gambi di sedano, grossolanamente tritato. Il pomeriggio, poi, prevede lavoro ininterrotto fino alle 20 quando viene concessa la cena, consistente in un pappone molto fluido, da consumarsi velocemente, tra un lavoro e l’altro. Una precisa tabella studiata da Madame ha già organizzato il dimagrimento della schiava. Tutte le settimane Madame verificherà sulla bilancia di precisione il peso. Fallire anche di poco significherà per la schiava l’aggiunta di 2 ore di faticosissimi esercizi ginnico punitivi alla già interminabile giornata di lavoro e sofferenza. Insomma, sono sicura che questo piano di lavoro porterà Skinny molto presto alla taglia indispensabile per indossare la sua brava tuta in latex ed entrare a pieno titolo in qualità di schiava tra il personale di Madame Roxio


(10-continua)

 

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 9

Una visita!

Nel campo di detenzione la vita passa monotona, tra una punizione e l’altra. Le visite alle detenute sono, inutile dirlo, assolutamente non previste. Non mi sfugge, però la vista di una estranea al campo di detenzione. La guardo meglio e capisco che non solo è una Signora ma è praticamente identica a Madame Rocio. Scoprirò poi che si tratta di Madame Roxana, sorella di Madame Rocio.

Madame Roxana è anche lei una padrona inflessibile. Poiché ha gli stessi gusti di Madame Rocio, essendo lesbica e sadica, quando desidera nuove schiave si rivolge alla sorella. Anche se non sta bene dirlo, origlio parte dei loro discorsi, mentre frego i pavimenti, a quattro zampe. Sento che parlano di Fatty, Madame Rocio ne esalta le doti di cerbiatta. Madame Roxana non pare del tutto convinta, infatti la sento esclamare: “Mia cara, la schiava che mi proponi è troppo grassa, se solo fosse un 10 chili di meno…..” ed alla promessa di Madame Rocio di mettere la schiava a dieta: “Tieni conto che non voglio aspettare più di un mese, se tra quattro settimane la schiava sarà calata di 10 chili, la rilevo io, altrimenti mi rivolgerò altrove.”.

Penso che il prossimo mese sarà un incubo per Fatty.

Lo scivolo

Madame Rocio cerca sempre di introdurre novità nel suo centro di detenzione: non per niente è famosa. Sta riflettendo sui destini di Fatty, nonostante i precedenti, Madame non dubita di riuscire a ricondizionarla e collocarla, come schiava, presso la propria sorella. L’unico problema è il peso. Infatti Fatty, nonostante la dieta da fame e il lavoro come pony, non scende di peso in maniera soddisfacente. Occorrerebbero degli esercizi costanti e rigorosi. Fa un gran caldo e Madame decide di passare alcune ore a rilassarsi in una piscina in cui vi sono anche alcuni giochi d’acqua. E Madame Rocio nota un altissimo scivolo. Si tratta di un gioco per adulti, visto che lo scivolo è lungo più di cento metri, avvolto in una spirale discendente ed è alto in tutto più di una quindicina di metri, un palazzo di quattro piani!. Si viene portati in alto da un ascensore e ci si siede nella parte piana dello scivolo, costituito da una profonda “U” di acciaio. Un getto di acqua permette di scendere a velocità prodigiose e terminare la discesa in una grande piscina. Quello che attrae Madame è un gioco che fanno i giostrai, nei momenti di chiusura: una sfida a chi riesce a salire lo scivolo al contrario ed a piedi nudi. Una delle ragazze dei giostrai si incarica di cronometrare. Alla fine il perdente deve togliersi calzoni e mutande e scivolare giù, senza il getto di acqua. Al finissimo orecchio di Madame non sfuggono i vari “puta madre” profferiti dal perdente durante la discesa, tra le risate degli altri. Madame si avvicina alla ragazza che ha cronometrato le salite e chiede il motivo dei lamenti: la ragazza la invita ad appoggiare la mano sulla lamiera dello scivolo. Questa lamiera, verniciata di nero, come le padelle antiaderenti, sotto al sole del deserto, in mancanza del rivolo di acqua, si surriscalda, saranno più di sessanta gradi. Non da ustionare seriamente, quindi, ma da rendere il contatto della pelle nuda piuttosto doloroso. A Madame piacciono le decisioni rapide: si incontra con il “patriarca” dei giostrai ed un pacco di dollari cambia mano. All’indomani i giostrai arrivano per montare alcuni nuovi attrezzi, all’interno del campo. Tra questi il maestoso scivolo. Noi detenute veniamo tenute alla larga, non sia mai che la vista dei giovani fabbri ci scateni una tempesta ormonale. Ed è al mattino successivo all’appello, che la perra e Fatty vengono fatte uscire dai ranghi. Le due vengono fatte denudare. Ma Madame non ha fretta, per ragioni a noi ancora ignote ci tiene inquadrate e sull’attenti a lungo. Nel frattempo il sole ha fatto la sua comparsa ed ha iniziato a scottare. Madame, di tanto in tanto controlla con il palmo la temperatura raggiunta dalla lamiera dello scivolo.

Ad un cenno di Madame la detenuta Fatty, ancora nella divisa disciplinare, si prepara alla prima salita dello scivolo. Prende una breve rincorsa ed inizia a salire. La salita è molto ripida e ben presto Fatty è in un bagno di sudore. Riesce ad arrivare fino a circa mezza salita, poi i piedi sudati la tradiscono e cade, scivolando fino all’inizio. La cosa non piace per niente a Madame Rocio che ordina a Fatty di denudarsi completamente. Fatty può così togliersi la divisa zuppa di sudore. Stavolta Fatty prende una rincorsa molto più lunga. Sale faticosamente fino a dove era caduta prima. Qui la pendenza della rampa aumenta molto. Vediamo Fatty aiutarsi con le mani, ormai avanza con grande fatica. Per sua fortuna riesce a completare la salita senza cadere. Al posto dell’ascensore è stata messa una scala a pili e Fatty scende stanchissima. Madame è contenta sono stati dollari ben spesi. Anzi, presto Madame ordinerà nuove macchine propostale di giostrai, basta un po’ di fantasia per inventarsi nuovi usi.

Ma torniamo a Fatty. Madame dà ordini alle sorveglianti: per i primi due giorni Fatty si limiterà a dieci salite dello scivolo ma, passato questo periodo di allenamento, le salite diventeranno almeno venti. Quanto alla dieta, Fatty riceverà solo un pasto al giorno, costituito da una broda molto diluita, in cui verranno aggiunti i necessari sali minerali per tenerla in buona salute.

Inoltre Madame ordina che Fatty venga portata in infermeria, infatti, per favorirne il dimagrimento, Fatty dovrà essere sottoposta ad un regime di due clisteri al giorno. E se il clistere del mattino sarà di soli due litri di acqua semplice, per idratare la detenuta, in vista dei faticosi esercizi che la attendono, il clistere serale, necessario per eliminare le tossine sviluppate dal grasso corporeo di Fatty che viene consumato, sarà di ben quattro litri di acqua saponata caldissima. Ma non è finita, una volta svuotata Fatty dovrà subire un successivo clistere “di risciacquo” di tre litri di acqua salata. Il tutto ripetuto ogni giorno. Ben presto Fatty inizia a dimagrire ad un ritmo giudicato “soddisfacente” da Madame Rocio.

Noi detenute vediamo Fatty ridotta ad uno straccio, quella che prima era una temuta gigantessa ora è una grossa detenuta costretta a correre in giro barcollante. Durante le risalite accade spesso che i piedi sudati, uniti alla estrema mancanza di forze di Fatty, la facciano cadere sullo scivolo. In questo caso sentiamo i suoi strilli, quando il sedere e la schiena nudi sfregano sulle lamiere surriscaldate. E le cadute della detenuta non sono prive di conseguenze: le sorveglianti non solo non considerano valida quella salita, ma costringono la detenuta a fare altre tre salite, In pratica le 20 salite a cui è condannata Fatty diventano 30 o più.

Ed è al termine di questo mese d’inferno che Fatty viene pesata, in presenza di Madame Rocio e Madame Roxana. Il risultato è strepitoso: la detenuta è calata di ben 15 chili, in pratica mezzo chilo ogni giorno!

 

La schiava Skinny

Fatty riceve l’ordine di raccogliere le proprie divise perché dovrà seguire Madame Roxana.

Madame Rocio fa un discorsetto alla detenuta Fatty: “Non ti illudere: te ne vai da questo luogo di detenzione per diventare una schiava. Il tuo nuovo nome sarà da ora in poi “Skinny”. Ricorda, se la tua nuova Padrona, Madame Roxana non sarà contenta di te, non ha che da rimandarti indietro. A questo punto ci penserò io a farti pentire dio essere nata!”

Ed è con queste parole che Madame Rocio congeda ed invia Skinny dalla sua nuova padrona.

(9~continua)

16 settembre 2019

IL CASTIGO DI DONNA ASSUNTA 1

PRIMA PARTE: LA CADUTA
- Figuriamoci! Non è possibile! Lei è un idiota, avvocato!
Gli occhi duri di donna Assunta si posarono ancora una volta sulle carte che l’avvocato Alfonso Sacramola aveva collocato quasi un’ora prima con cura davanti a lei, sul bel tavolo di mogano nero.
- È così, - ripetè per l’ennesima volta l’avvocato. Cominciava a stancarsi di tutta la faccenda, e avrebbe desiderato moltissimo trovarsi fuori da quella villa isolata sulle colline.
- Donna Assunta, è la verità! - Erano appena scomparsl dalla porta che già donna Assunta affondava il bel volto fra le mani curate. La disperazione lentamente le serrava un nodo alla gola: che fare? il disastro economico era tale da non lasciarle più scampo, e oltretutto le tasse incombevano. Vendere? Impossibile, era tutto ipotecato già da tempo. E poi c’era sua figlia, Rosalina, una innocente che nulla o quasi sapeva della situazione della madre. Rosalina da anni, dalla morte del marito, era stata di fatto relegata in un prestigioso istituto svizzero, lontana dalla madre e dalla sua terra di origine.
Stette così per un tempo che le parve infinito, e si riscosse solo al rumore insistente di una mano battuta alla porta. Era di nuovo Maria, la cameriera.
- Che c’è, stronza? Non vedi che voglio star sola?
- Signora, ci sono qui le˛tre signore, donna Isabella, donna Agnese e donna Elvira...
- Quelle tre troie? Buttale fuori!
- Ma...
- Buttale fuo...
(continua 1)

22 febbraio 2019

Diario di una educazione - Final cut

 

È passata una altra settimana dal rientro in servizio di Minù. Madame avverte nella schiava una inspiegata vena di insoddisfazione. Come ogni Padrona che si rispetti ha molto a cuore il benessere della sguattera, decide pertanto di interrogarla in merito. Sono sole nel boudoir di Madame, di fronte alle insistenti richieste della Padrona, finalmente la serva si confida. Nei lunghi mesi passati a lavorare in cantiere, senza possibilità di sfogo per le proprie perversioni, la serva ha utilizzato spesso internet finendo con l’appassionarsi ai soliti video di youporn e simili. Minù confessa alla Padrona di avere un chiodo fisso: ha visto innumerevoli filmati in cui alla oppure al “gaudente” di turno, venivano infilate nell’uretra delle sonde di acciaio, il tutto sempre accompagnato da sospiri e gemiti di godimento. Madame, dopo aver visionato un paio di filmati, sgrida la serva, sono chiaramente dei fake, Minù deve smettere di pensare a queste sudicerie!

Ma sappiamo bene come funziona la testa delle sguattere, Minù nonostante i castighi, continua a pensare a quello che è diventato il suo chiodo fisso. E tanto fa che la Padrona termina la pazienza: “E sia”, dice alla serva, “sappi però che mi rivolgerò ad una nostra vecchia conoscenza: il Prof. Klitoris”. Minù si ricorda benissimo del Professore e rabbrividisce di piacere, misto a paura.

Madame passa una buona mezz’ora al telefono col Professore, poi chiama Minù. “Sei fortunata, la prossima settimana il Professore deve venire nella nostra città per un congresso ed è stato così caro da accettare la mia ospitalità. Abbiamo parlato della tua fissa per le sonde, sappi che non sono state affatto inventate per sollazzare le serve, servivano invece per dilatare l’uretra in seguito a malattie veneree. Il Professore sarà così gentile da ricostruire per te questo scenario e ti sottoporrà ad un ciclo completo di dilatazioni. Sarà umiliante e molto doloroso.” Madame fa una pausa, osservando attentamente il viso di Minù, “questa è la tua unica ed ultima possibilità di tirarti indietro, serva, vuoi ritirarti o vuoi che venga il Professore?”. La serva avvampa, le si è improvvisamente seccata la gola, il cuore batte fortissimo. Che le stia mancando il coraggio? Poi sussurra con voce roca che non le pare neanche la propria “Madame …. la prego …… chiami il Professore!”.

Madame, soddisfatta, non perde tempo non passa mezz’ora che sta già prendendo accordi con il Professore. Ma prima la serva dovrà venire accuratamente depilata. Madame decide di agire di persona, opta per una bella depilazione a strappo, seguita dalla rimozione con pinzetta dei peli sopravvissuti. L’operazione viene eseguita lentamente, niente strappi secchi, alla fine una bella lozione leggermente alcoolica strappa gli ultimi strilli alla serva Ma è ora di mettersi al lavoro, l’appartamento degli ospiti deve essere assolutamente perfetto per il Professore, il lavoro viene ripetuto più volte, fino a che Madame non trova più nulla da obbiettare. L’indomani la serva deve accompagnare Madame in stazione per ricevere il professore. Le viene fatta indossare una divisa da fatica pulita ma assai logora, con evidenti tentativi mal riusciti di rattoppi invisibili, per l’occasione niente grembiule di gomma, ai piedi la serva porta i classici zoccoli di gomma verde. Madame dà un ultima occhiata di ispezione alla serva, va bene così. Arrivano in stazione in perfetto orario, la serva viene inviata lungo il binario, per liberare il Professore dall’ingombro dei bagagli. Il Professor Klitoris ricorda perfettamente la serva e, mentre quest’ultima li precede, stracarica di valigie, prende accordi con Madame per il trattamento. Giunti a casa la serva deve estrarre dai bagagli del Professore uno strano aggeggio formato da grossi tubi di alluminio, in pratica una leggera ma robustissima sedia ginecologica portatile. La serva rabbrividisce, notando i supporti per cosce e caviglie e le grosse cinghie di kevlar. Il Professore ordina alla serva di bere un bicchierone di acqua, la serva ubbidisce a fatica, non è facile bere quando non si ha affatto sete.

Una volta montato il lettino la serva deve denudarsi, il Professore le ordina di prendere il grembiule di gomma e stenderlo sul lettino, in modo che eventuali rivoli di liquido possano cadere in un apposito secchio. Poi Minù deve stendersi sullo scomodo scanno e divaricare le cosce. Il Professore blocca le cinghie di kevlar, ormai la serva non può più sfuggire. Minù deve dapprima subire una classica visita ginecologica, le grassoccie mani del Professore ricoperte da sottili guanti, penetrano, toccano, sondano, premono e quant’altro. Madame è lì accanto, pronta a redarguirla per ogni tentennamento, sospiro o ritardo nell’eseguire gli ordini del Professore. Finalmente quest’ultimo è soddisfatto, guarda Madame e sentenzia: “tutto perfekto, possiamo procedere”. Mettiamoci nei panni di Minù, il suo sogno sta per avverarsi ma, non sa nulla di cosa sta per accaderle, le è stato solo detto che sarà doloroso, lo stomaco le si stringe, rabbrividisce di paura, ma Madame è lì con lei e la bacia sulla fronte, “brava la mia Minù che soffre per me” è l’incoraggiamento.

Il Professore intanto ha preso un grosso speculum. Poi, dopo aver saggialo lo stato delle mucose della serva, secchissime per la paura, lubrifica leggermente lo strumento e lo introduce. Minù sente il freddo dell’acciaio che la penetra, poi il Professore divarica lentamente le valve. E’un divaricatore speciale che stira fastidiosamente le delicate carni della serva. Una flebo viene attaccata alla piantana del lettino ma, inaspettatamente il tubicino della bottiglia non è dotato di ago bensì di un piccolo beccuccio di plastica viene inserito nelle tenera carni della patatina della serva, un bruciore improvviso le fa capire che il Professore lo ha infilato nell’uretra. La flebo scende goccia a goccia, la sensazione per la serva è di freddo e di leggero bruciore, abbastanza simile all’effetto di un anestesia del dentista. Le gocce di liquido colano presto all’esterno della patatina e scorrono sul grembiule di gomma, fino nel secchio. La serva si chiede di che dolori parlassero Madame ed il Professore, ma alla fine della flebo, quando il Professore le ordina di orinare si accorge che la pipì, anziché con il solito getto, esce goccia a goccia. Madame ed il Professore si guardano “Wunderbar!”esclama quest’ultimo. Appaiono un grande tubo di lubrificante, altri tubetti di pomata ed un astuccio di cuoio, simile a quelli usati alle scuole elementari per le matite colorate. Il Professore lo apre e mostra alle due donne una intera collezione di dilatatori di acciaio, ordinati dalle misure più piccole alle più grandi e tenuti in posizione da un vassoio di plastica. Le misure variano dalla piccolissima di un paio di millimetri fino ai 10 millimetri. Molti dei dilatatori sono lisci e presentano delle impercettibili tacche di una scala graduata. Altri dei dilatatori, intervallati ogni due o tre lisci, presentano invece una continua serie di ingrossamenti sferici. La serva guarda affascinata, non immaginava di certo che esistesse una tale varietà di oggetti, poi nota le dimensioni incredibili dei più grossi. Saranno per il didietro, conclude la boccalona. Ora il Professore indossa un elegante camice verde, una vaschetta di acciaio accoglie il vassoio con la collezione di dilatatori, il Professore vi versa una soluzione disinfettante da una tanichetta, fino a sommergere i dilatatori. La serva si inebria di quel profumo di disinfettante, un misto di alcool, etere e bergamotto. Anche Madame ha indossato camice e guanti ed aiuta il Professore ad indossare lunghi guanti sterili. Madame posiziona un grande schermo ben in vista della serva e lo accende: ben due telecamere riprendono la patatina della serva da diverse angolazioni con degli obbiettivi macro, la patatina della serva occupa lo schermo. Il Professore redarguisce la serva, ora stai immobile, non mi piace vedere le pazienti agitate. Intanto Madame applica alla bocca della serva un bavaglio a pallina, tutto forato non ostacolerà la respirazione. Ora il Professore prende la sonda più piccola, la spalma ben bene di lubrificante. La impugna come se fosse una matita e inizia ad infilarla, lentamente, nell’uretra della serva. Quest’ultima sente l’acciaio che si fa strada dentro di lei. Un bruciore incredibile, mugola disperata un “bruciaaaa” abbastanza intellegibile nonostante il bavaglio. Il professore la redarguisce, “cominciamo male, questo sondino è così piccolo che entra senza bisogno di dilatare. Quando arriveremo verso la metà della serie di sonde, allora sì che avrai ragione di lamentarti.” La serva inizia a sudare. Il sondino entra ed esce più volte, poi il Professore è soddisfatto e lo mette nella parte di vassoio destinata ai sondini usati. Ora il Professore prende il secondo sondino e lo lubrifica, “questo farà già un po’ più fatica”, commenta, verificandone le dimensioni. Il dolore è fortissimo. Ormai la serva non è più eccitata, soffre solamente, grosse gocce di sudore le rigano il viso stravolto. Nel tentativo di sottrarsi al sondino, si inarca, sollevando il sedere dal lettino, il Professore si arrabbia, punta un piede sulla pancia della serva e tira al massimo le cinghie di kevlar che penetrano dolorosamente nelle carni e premono fastidiosamente sul ventre della serva. Il sondino entra ed esce più volte, lacrime di dolore si mescolano al sudore. Il Professore è soddisfatto, prende la sonda successiva, formata da una serie di sferette. “questo sondino”, dice a Madame, “serve a medicare l’interno dell’uretra, bisogna mettere questa pomata e inserire il sondino muovendolo avanti indietro un paio di volte, mentre la serva si sforza di orinare. A questo proposito, il Professore riempie una sacca da clistere di acqua ed infila il beccuccio nella pallina-bavaglio della serva, poi apre con cautela il rubinetto. Ben presto Minù si trova obbligata ad inghiottire a forza, se vuole respirare. Bene, dice il Professore, un buon litro di acqua ogni due terrà la vescica sempre ben riempita, pronta per la prossima dilatazione, da eseguire, appunto ogni due ore. Poiché ho un impegno congressuale, lascio a Lei Madame il compito di medicare la serva. Non si faccia commuovere dai lamenti, sono solo capricci. Stasera al mio ritorno verificheremo se va tutto bene e se possiamo lasciare riposare la serva fino a domattina, pronta per la seduta successiva. E così il Professore esce , lasciando la povera Minù in balia di una Padrona eccitata e vogliosa di penetrarla in maniera così strana. A sera il Professore rientra e trova che le sue istruzionio sono state seguite a puntino. La povera Minù è esausta, mai avrebbe pensato di poter soffrire così. E i prossimi due giorni saranno esattamente uguali, due lunghi giorni inframmezzati tra dolorose dilatazioni da parte del Professore, che non nasconde la propria eccitazione e ancora più dolorose ed interminabili medicazioni da parte di Madame. Minù ora spera che tutto finisca, infatti la terza sera di trattamento il Professore, parlando con Madame ha commentato, “ora l’uretra è tornata alla dimensione originale, prima che somministrassi la soluzione restringente”. Ma Minù si sbaglia, Madame pare delusa, come, già finito? Non si potrebbe continuare un altro po’, non siamo ancora arrivati al sondino più grosso! Il Professore si pulisce gli occhiali, riflettendo, “si, in realtà si può continuare fino alla dilatazione più grossa, sarà solo molto più dolororosa per la serva, visto che una volta infilato il sondino, dovremo ricorrere ad una lunga stimolazione elettrica per rilassare le fibre muscolari. Madame applaude contenta ed aggiunge a tradimento, “sarebbe un peccato interrompere qui, Minù ha insistito tanto per questo”. E sono inutili le suppliche di Minù a Madame, “ormai abbiamo deciso, mia cara, e poi hai sentito il Professore, questa era una pratica molto comune a cui dovevano sottostare le serve di …. facili costumi, per tornare sane.”

La mattina successiva Minù viene legata ancora più accuratamente al lettino, le cinghie di kevlar vengono tirate con tutta la forza del Professore, la sguattera non si muoverà affatto, succeda quel che succeda. Madame dal canto suo, le mette il solito bavaglio a pallina, che ormai porta evidenti segnoi La seduta inizia come quelle dei giorni precedenti, nella serva viene infilato ilo sondino che aveva già ricevuto il giorno prima, entra senza troppa fatica, anche se la serva sente bruciare tantissimo. Ora il Professore prende da un vassoio un plug anale di lucido acciaio. Il plug viene lubrificato ed inserito, la serva lo sente fastidiosamente freddo. Ora il Professore prende una scatoletta piene di manopole, display, led e cicalini. Collega con dei cavetti il sondino uretrale ed il plug anale alla scatoletta. La serva suda di terrore, l’unica cosa che le è permessa. Poi il Professore regola una manopola e preme un pulsante, il tutto accompagnato da un breve “bip”. La serva sente un leggero formicolio alle parti basse. Il Professore osserva attento le sue reazioni “zu wenig”, cioè troppo poco. La manopola viene pian piano ruotata in senso orario, ora il formicolio si è fatto più invadente e la serva fatica a stare ferma, il respiro inizia a farsi più veloce. “Perfekt” dice il Professore, ora sappiamo quale è la corrente di base, ora si tratta solo di fare dei multipli di 10. E la serva scopre ben presto di che multipli parli il Professore, la manopola viene ulteriormente ruotata, sulla scatoletta appaiono numerose lucette rosse ed un “beep” continuo di avvertimento. Il Professore soddisfatto della programmazione effettuata, preme un pulsante, la serva sente la corrente percorrere le delicate mucose poste tra i due elettrodi. Urla e morde il bavaglio, le sue urla e suppliche sono smorzate ad un sordo mugolio. Il Professore preme un altro pulsante, inizia un ciclo ritmico di scosse furiose seguite da lunghe pause, Il sudore ormai gocciola dal corpo della serva. Il tempo passa lentissimo per la povera Minù, tra scosse che la squassano e pause in cui si riprende a fatica. Poi il Professore giudica sufficiente, sfila il dilatatore dall’uretra e prende il successivo, li mostra alla povera serva, la differenza di diametro è evidente. Ora riceverai quest’altro, Minù inizia a tremare. Il Professore inserisce lentamente il sondino ben lubrificato, le urla di Minù vengono soffocate dal bavaglio. Ad un certo punto la poveretta sviene o, forse, simula uno svenimento. Ma il Professore non si preoccupa, suggerisce a Madame di strizzare e torcere a tutta forza i capezzoli della svenuta: “non si preoccupi Madame, le serve sopportano benissimo il dolore”. La forte strizzata di Madame risolve prontamente lo svenimento, reale o simulato che fosse. Le tette rosse come peperoni testimoniano l’entusiasmo e la forza di Madame. Il Professore continua nella inserzione del sondino, ben presto viene raggiunta la graduazione di massimo inserimento. Ci voleva tanto? Dice il Professore redarguendo la serva. Serva che ben presto inizia nuovamente a tremare e mugolare, preda delle correnti inviate dall’atroce scatoletta, correnti che il Professore ha pensato bene di raddoppiare. Il tempo passa, finalmente il Professore lascia Madame l’incombenza della medicazione della serva, mediante il famigerato sondino a sferette, ovviamente anche lui di diametro “XXL”. Incombenza che Madame gradisce alquanto, la serva, a giudicare dai mugolii, un po’ meno. E non la aiuta l’idratazione forzata a cui Madame la sottopone, facendole ingollare a forza litri di acqua tramite la cannula infilata attraverso il bavaglio. La stupida serva narrante non vorrebbe annoiare le Signore lettrici con ripetizioni, basti sapere che il trattamento si ripete tale e quale per altri due giorni, fatto salvo il diametro dei sondini dilatatori che alla fione è il massimo del set posseduto dal professore.

Ed al termine Madame vuol mostrare al Professore quanto Minù abbia tratto profitto dalla cura. Minù viene costretta ad ingollare un intero litro di acqua, sempre dalla solita cannula. Le pare di scoppiare poi, Madame attende pazientemente che l’acqua riempia ben bene la vescica. Minù che a causa del trattamento subito, soffre di un terribile bruciore, cerca di trattenere la pipì. Ma Madame preme con l’avambraccio appoggiandolo sulla pancia della serva. Il peso di Madame che grava sulla vescica piena, avvia il getto di pipì. Getto che, grazie alle dilatazioni subite, giunge lontanissimo, tanto da bagnare l,e scarpe del Professore. “Magnifico, un getto degno di Jeanneke-Pis” (la poco conosciuta versione femminile del Manneke Pis) è il divertito commento del Professore.

Minù viene finalmente sciolta dal temibile lettino. Deve asciugare le scarpe del Professore con la lingua. Poi estrae anche il plug anale, deve pulire plug e sondini prima con la lingua e poi con detersivi e disinfettanti. Smonta il lettino ginecologico e lo imballa come il Professore desidera. Da brava serva ripulisce e riordina la stanza. Il Professore e Madame, soddisfatti le ordinano di rendersi presentabile, una veloce doccia, un abitino di Madame e la serva, trasformata ma pur sempre riconoscibile come serva, viene premiata con una buona cena, prima di una notte di fuoco con Madame ed il Professore.

Serva sudiciona N.  

26 gennaio 2019

Diario di un’educazione 15

Diario di una educazione – 15

Carnevale

Nella vita della serva in educazione,  i mesi passano monotoni, lavoro ed ancora lavoro. Uniche variazioni le punizioni ed i lavori di “fatica”.

Ma la serva apprende che Madame e la Obershwester sono state invitate per una festa di carnevale. L’invito è mugnificamente esteso anche alla servitù. E giunge il giorno della festa di carnevale. La serva deve alzarsi prestissimo, deve sbrigare tutti i lavori entro la mattinata, ovviamente sorvegliata dalla Oberschwester.

Giunge l’ora della partenza, Madame e la sua fedele Oberschwester sono in maschera, la nostra serva è vestita …. da serva. Un ora di viaggio e giungono alla villa di ***** . L’ambiente è elegante, tutti sono in costume….. ed anche le serve invitate sono elegantissime, al pari delle Signore. L’Ospite spiega a Madame la situazione: “mia cara, come diceva Seneca: semel in anno licet insanire, oggi festeggiano anche le serve”, poi, notando la nostra serva in divisa di fatica: molto bene, vedo che sei già pronta, oggi ha l’onere e l’onore di essere l’unica serva, la tua padrona ti ha proposto per questo difficile compito, vedi di non deluderla. Come puoi immaginare siamo molto esigenti ma, sappi che in questa giornata le serve sono ancora più esigenti di noi”. La serva deve indossare dei guanti di plastica bianca lunghi fino al gomito, poi viene rapidamente messa al lavoro.  Nostante cibi e bevande siano stati consegnati da una ditta di catering, una sola serva è nettamente insufficiente. Ben presto la divisa di fatica è zuppa di sudore, qualcuna lancia la proposta di fare denudare la serva, così suderà meno. E la ritrosia della serva che cerca di nascondersi poppe e pube con le mani scatena l’ilarità generale. Tutte ridono delle tette cascanti  e della panciona color bianco latte, poi le viene fatto indossare un elegante grembiulino di caucciù bianco, che la Oberschwester stringe fino allo spasimo. Tette cosce e natiche restano in bella vista.La festa entra nel vivo, le barriere sociali paiono per incanto sparite, si vedono Padrone e serve scambiarsi effusioni…… il mondo alla rovescia! Tutte si dissetano con champagne, la serva invece muore di sete. E’lenta, sempre più lenta, molte protestano. La Oberschwester fa un giro in giardino e, sulla sponda del laghetto trova ciò che cercava una pianta di vimini. Ne coglie dei sottili rami freschi, delle perfette verghe, così, non ancora stagionate  non faranno grossi danni, anche se maneggiate da Padrone e serve un po’ troppo … allegre. Le verghe vengono distribuite alle presenti, ora tutte si faranno dovere di stimolare la serva con qualche colpo. E ben presto si sentono gli “swiss swiss”, seguiti dal lamento della serva. La Oberschwester verifica, nessun danno, solo delle righe rosse, impresse in rilievo sulle tenere carni di delle natiche servili. E di colpo di verga in colpo di verga, la serata prosegue. Qualcuna, notando l’aspetto assetato della servetta le versa un bicchierone di acqua minerale e la obbliga a trangugiarlo d’un fiato. Ben presto tutti vogliono offrire un bel sorso di minerale alla poveretta. Ben presto ha ingurgitato almeno un litro di minerale, finalmente la sete non la tormenta più. Ma una altro problema si avvicina: la vescica della servetta si sta rapidamente riempiendo. E il dover correre in giro completamente nuda, con i piedi sui gelidi pavimenti di marmo …. stimola sempre di più. Una timida richiesta di poter usare i, bagno viene respinta, anzi, la Oberschwester, in nome dell’igiene, chiede se non sia possibile avere un paio di mutande di gomma, non sia mai che la serva si faccia la pipì addosso. Subito viene trovato un paio di mutandine, ma di plastica completamente trasparente, sfortunatamente non sono disponibili i relativi pannoloni, così la sguattera dovrà indossare le mutande, direttamente sulla pelle. Una serva nuda, con un a notevole boscaglia non depilata e che indossa delle mutande trasparenti, suscita l’ilarità tra le presenti, ormai piuttosto allegre grazie allo champagne. Passano i minuti la serva è presa dal servizio ma si capisce che la vescica le duole maledettamente. La poveretta si esibisce in una serie di contorsioni, per ritardare l’inevitabile ma alla fine un fiotto di liquido giallo è ben visibile nello stretto indumento trasparente. L’effetto del caldo liquido salato e ricco di ammoniaca sui segni delle verghe è inaspettato, la serva strilla “brucia, brucia” e si mette a piangere, le servirebbe un buon bidet ma nessuna le concede il permesso di prendere una pausa anzi, deve continuare a servire tra l’ilarità generale, anzi le serve, ormai ubriache fanno un girotondo accanto a lei cantando “La Luisona si è pisciata addosso”. Passa il tempo, le invitate sono sempre più allegre e la serva sempre più stanca. La Oberscwester pensa a qualcosa di “speciale” che scaldi ancora di più l’ambiente. Concede alla serva di passare dal bagno per praticarsi l’agognato bidet e rimettersi in ordine. Le mutande impermeabili vengono messe a sgocciolare, la serva deve restare a natiche nude. La Oberschwester  ordina alla serva di preparare un pentolone di acqua ben calda, poi vi scioglie un abbondante pezzo di sapone. Immerge un dito ed assaggia “sehr gut!”. Dalla inseparabile borsa estrae una pera per lavande vaginali, con un grande cannello di plastica nera, la capacità della pera non è troppo grande. La serva, già in lacrime, tira un sospiro di sollievo, dopotutto si tratta di una peretta. Ma si sbaglia, la pera viene messa accanto al pentolone, ora tutte vengono invitate ad aiutare quella stiticona della Luisona a risolvere il proprio problemino. E nessuna si fa pregare,innumerevoli volte la pera viene immersa e riempita, poi la serva deve chinarsi ed allargarsi da sole le natiche. Poiché tutte sono più o meno ubriache l’introduzione del cannello, sia pur lubrificato, è dolorosa. Inoltre le serve, memori di punizioni analoghe ricevute, fanno in modo che la pera non sia completamente piena di liquido ma vi resti una parte di aria. Durante la somministrazione si può sentire chiaramente il rumore dell’aria iniettata. Aria che dilata ancora più dolorosamente le budella e, quando la serva, “sorbito” suo malgrado tutto il capace pentolone ed indossate nuovamente le mutande trasparenti, dovrà alzarsi per servire altro champagne, provocherà un continuo borbottio dal pancione preda di inenarrabili crampi. E anche stavolta le serve, per tener fede a quanto scrive Madame Janine: “Le altre serve, come galline nel pollaio che beccano senza pietà la più disgraziata, saranno ben contente di rivalersi delle loro sofferenze sulla punita di turno.”, le altre serve fanno girotondo attorno alla Luisona che ormai si tiene la pancia, sperando di ritardare l’inevitabile. E il maledetto grembiule, allacciato strettissimo dalla severa Oberschwester, fa la sua parte nel premere il pancione e togliere il fiato alla serva. Ed è lì, circondata da facce ghignanti, senza potersi nascondere e senza poter mascherare rumori e puzze che la Luisona deve cedere. E poiché la quantità di liquido era attorno ai tre litri le scariche durano un tempo interminabile, gonfiando e tracimando anche dalle mutande trasparenti, per la gioia delle presenti che salutano con i soliti lazzi cori l’accaduto

E’ormai mattino quando la festa termina. Le servette rientrano nei ranghi, trucchi e parrucche spariscono e vengono indossati abiti ben più sobrii e mortificanti, tutte devono partecipare a ripulire e riordinare le sale del ricevimento. 

E la Luisona, chiederanno le lettrici più attente?  La Luisona, al ritorno a casa non potrà andare subito a riposarsi, verrà finalmente premiata per il lavoro e le umiliazioni subite: potrà soddisfare con un interminabile e delicato lavoro di lingua sia Madame che la Oberschwester, ovviamente senza potersi neanche sfiorare.