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22 giugno 2012

PENSION BALNEARIA 45


Cara Monika,
i nostri lavori forzati agricoli sono proseguiti, con alterne vicende, fino all’autunno inoltrato. Ed alla fine non c’era più lavoro per noi. Niente frutta da rubare, niente panini elemosinati. Ma soprattutto niente introiti per la perra, che è sempre più nervosa e cattiva. Poi un giorno ci riunisce nel salone e ci dice che verrà a stare alla Pension una troupe televisiva, intenzionata a mostrare la Pension e girare dei filmati pubblicitari. Si spera che questo porti nuovi clienti per la Pension Balnearia. Immagino che dovremo “truccare” la Pension e “recitare” il ruolo di dipendenti contente ed allegre ….. INVECE …. Ci viene detto che le riprese inizieranno l’indomani, e di non illuderci, la nostra vita non cambierà affatto. Unica concessione alle telecamere è la distribuzione di nuove divise di fatica, gialle e ben più corte delle precedenti, tanto che chinandoci a lavorare non solo si vedono le gambe ma anche le mutande! Una evidente concessione alle telecamere.
E così ai nostri personaggi si aggiungono una regista e due suoi aiutanti. Da ora in poi non solo saremo sottoposti alla perra e alle sorveglianti, ma dovremo accontentare in tutto e per tutto anche i televisivi.
La Pension si trasforma come se fosse la casa del Gran Hermano, telecamere e microfoni dappertutto. E la regista ci spiega senza giri di parole che le riprese verranno distribuite ad una clientela particolare, interessata alla nostra vita di serve. Altri clienti, invece saranno interessati ad una nostra promozione dei particolari trattamenti medico – termali per cui la Pension andava famosa.
Ecco, mia cara, non si può certo dire che alla Pension ci si annoi, sono venuta qui a lavorare da ormai più di un anno e l’unica cosa che non cambia, è la vitaccia di noi serve.
Un abbraccio televisivo.
Sguattera Nadia
(45- continua)

10 giugno 2012

PENSION BALNEARIA 44

Cara Monika,
alle serve non sempre arride la fortuna!
Altre tre delle nostre colleghe hanno evidentemente indovinato il buon trattamento che ci era stato riservato alla vendemmia, si sono date da fare in tutti i modi e sono riuscite a sostituirci nel lavoro all’esterno. Mal gliene incorse, anziché il pacioso agricoltore, e le compagne di lavoro generose, si sono trovate a falciare a mano i bordi dei campi e dei fossi, là dove le macchine non arrivano. E ben presto comprendono perché questo lavoro non viene svolto con piacere dai normali contadini: i bordi dei campi sono chiamati “el reino de las ortigas e las culebras” e cioè il regno delle ortiche e delle bisce. E lavorare in divisa di fatica e con un paio di zoccoli di legno non è il massimo. E ben presto fanno anche la conoscenza con un altro spiacevole essere di questi posti: “la sanguijuela” e cioè la sanguisuga. Ed oltretutto niente cibo dalle compagne di lavoro: sempre sopa magra e qualche ortaggio rubato nei campi. A questo proposito, le colleghe sono pure maldestre: una di loro si fa cogliere sul fatto a rubare delle mele. Viene riaccompagnata alla Pension, dalla moglie dell’agricoltore, che insiste per essere lei a punire la ladra.
E qui la donna mostra una sua perversa genialità: gli attrezzi da punizione utilizzati sono dei semplici elastici, i soliti elastici da ufficio. Sceglie degli elastici piuttosto grossi, con un diametro di circa 20 centimetri. Li mette attorno al corpo della punita, alcuni attorno al torace, passando sopra i seni, altri all’altezza del bacino. Gli elastici non sono troppo stretti. Direte voi che tipo di punizione è? Ce lo siamo chieste anche noi. La donna tira al massimo verso di sé alcuni degli elastici, mettendoli in forte tensione, lasciandoli poi andare di colpo. Alla povera vittima pare di avere ricevuto una frustata! Il dolore è breve ma intenso. Ma la cosa che fa più male è che tutti i colpi cadono con precisione matematica dove è caduto il colpo precedente. E pare che l’aguzzina stia suonando un arpa, pizzica e tende ora un elastico sul seno, ora uno sul ventre. La punita suda e si lamenta debolmente, i seni ed il ventre sono coperti di segni rossi, dove arrivano i colpi, sono così precisi che si possono contare i colpi ricevuti.
Ma la punizione non è finita, potremmo dire dulcis ( amarus ? ) in fundo, l’aguzzina fa indossare alla punita una cintura e tende gli elastici a cavallo di questa, in modo che siano tesi sulla ….. passerina!
Se prima la punita dava degli strilli, ora la sentiamo urlare. Porta le mani a proteggere la parte offesa. La perra la fa legare al tavolo di punizione, in modo che non possa disturbare proteggendosi con le mani o stringendo le cosce. E qui le aguzzine insistono molto a lungo, tirando gli elastici all’inverosimile. Ben presto la poveretta ha tutta la parte piena di segni rossi. Piange e si dispera, ma dovrà sopportare fino a che le aguzzine si stancano di tormentarla.
E sai la cosa strana? Dopo alcune ore tutti i segni rossi sono spariti spontaneamente. La donna spiegava infatti alla perra che gli elastici hanno questa particolarità: fanno malissimo ma lasciano segni che spariscono in poco tempo, perfetti pertanto le tenere carni di giovani serve.
Insomma Monika, come vedi per noi serve le punizioni non finiscono mai.
Un abbraccio.
Sguattera nadia.
(44- continua)

4 giugno 2012

PENSION BALNEARIA 43

Cara Monika,
era inevitabile, un cliente scontento della gestione della sala da gioco ha minacciato di segnalare la cosa alle autorità. Ed inevitabilmente ci siamo andate di mezzo noi: lo scontento, un grosso e grasso agricoltore, è stato messo a tacere inviandogli tre di noi per la vendemmia. Come sempre le due “fortunate” siamo state io e Pilar, assieme a Veronica, una nostra compagna.
Ci viene ordinato di alzarci prestissimo, indossare la divisa di fatica ed attendere, l’agricoltore passerà col camion delle braccianti e ci porterà nelle sue vigne. E qui tre povere serve si sono trovate a mal partito: tutto il giorno a cogliere uva, al sole implacabile di queste terre. E non basta bisogna farlo in mezzo a ragni, vespe, formiche ed una popolazione di animaletti che pungono e urticano. Una volta piena la gerla occorre caricarsela sulla schiena e raggiungere il carro, dove bisogna travasare l’uva. Un lavoro pesante e massacrante. Bisogna però dire una cosa: all’ora di pranzo le altre braccianti si accorgono che noi poveracce non abbiamo nulla da mangiare e cerchiamo di dissetarci mangiando un po’ di uva rubata nella vigna. Subito dividono il loro pranzo con noi: deliziosi panini, che ormai non ci ricordavamo neanche più che esistessero e poi vino freschissimo, tenuto in , qui bevono senza vergona anche le mujeres. In pratica quello che sembrava uno dei soliti massacranti lavori, a cui tutte hanno cercato di sottrarsi, si è dimostrato una pacchia!
E noi non abbiamo rivelato alle altre la nostra fortuna, così nessuna avrebbe tentato di sostituirci. In tre settimane, tanto è durata la vendemmia, abbiamo addirittura recuperato qualche chilo di peso, nonostante il lavoro.
La perra se ne è accorta ma non vi ha dato peso, anzi, parrebbe contenta della cosa.
Cara Monika un abbraccio
sguattera “gorda” Nadia 
(43- continua)

PENSION BALNEARIA 42

Cara Monika,
qui alla Pension, ora trasformata in casa da gioco, capita che nessuna serva stia in punizione e così la perra non ha modo di intrattenere i gonzi che perdono soldi a palate.
Bisogna però riconoscere che la maledetta ha molta fantasia, ne ha inventata un'altra per divertire i clienti. Uno dei piatti tipici qui è costituito dai peperoni, crudi od arrostiti. Ovviamente vengono utilizzati rigorosamente peperoni dolci, anche se una filastrocca popolare, che inevitabilmente viene citata quando si mangiano i peperoni dice “pimientos de Padrón unos pican y otros non”. La perra, naturalmente ha portato la cosa all’eccesso. Ha fatto selezionare dei peperoncini, assolutamente identici tra di loro, solo che alcuni sono dolci ed altri piccantissimi. Inutile dire che queste delizie devono essere consumate da noi serve, inginocchiate in circolo, con al centro il piattone di peperoncini crudi. Ben presto gli spettatori iniziano a fare forti scommesse su chi tra noi addenterà il peperoncino maledetto e se riuscirà o meno a finirlo.
Monika, ti posso assicurare, poiché uno di questi ultimi è capitato a me, che è veramente terribile. E’come se tu avessi in bocca del fuoco. Ma non basta, devi sforzarti di masticare ed inghiottire. E ti conviene masticare bene, altrimenti rischi di strozzarti. E inizi a lacrimare. Ed il bruciore scende fino nello stomaco.
Ma non è finita, la gara continua, poiché di solito la perra fa portare un piatto con quattro o cinque peperoni a testa, tra tutti di piccanti ce ne sono sempre più di uno, a volte anche quattro o cinque.
E per aiutare la serva a smorzare il bruciore niente vino e pane, che smorzano il bruciore, solo acqua.
Qui la voce popolare dice che mangiare questi peperoncini faccia benissimo allo stomaco ed all’intestino ed abbia forti poteri contro nausea e vomito. Non so quanto facciano bene allo stomaco, vi assicuro che in bocca sicuramente sono terribili, anche se poi, dopo un ora, non avevo in bocca né vesciche né arrossamento.
Ecco carissima un saluto
sguattera “picante” Nadia 

(42- continua)