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30 maggio 2023

THE MILL / PROLOGO

La Signora cammina nella notte, vestita di scuro, un berretto da commando ne nasconde i capelli.

Con fare furtivo apre una porta ed entra in una casetta isolata. Nella tasca del giubbinoun pacchettino ed una pennetta USB. Si trattiene pochi minuti. Quando esce il pacchettino non c’è più. Consulta un orologio antiriflesso, da incursore… anche stavolta, come le precedenti, quindici minuti sono bastati per eseguire il suo piano, un piano ideato e completato assolutamente da sola: “nessun aiutante, nessun delatore”. Ora, soddisfatta sale sul potente SUV e se ne torna a casa. Riflette: gli anni di collaborazione col controspionaggio sono tornati utili, in particolare le lezioni sulla creazi one di false prove. Il materialele è costato 5000 dollari e cinque diverse incursioni nella casetta nonché l’installazione di un programma “easter egg” nel computer della casa.  Ora non le resta che aspettare qualche ora per il completamento della vendetta sull’ odiata figliastra che le contende l’eredità. L’indomani la giovane accende il PC e, senza dare alcun segno della propria esistenza, il misterioso “easter egg” invia alcune mail, una volta eseguito il proprio compito il programma si 

auto cancella eliminando anche la più piccola traccia del proprio passaggio. E’ già sera quando la ragazza che abita la casetta isolata, viene svegliata mentre sonnecchia davanti al televisore: ripetuti e imperiosi squilli del campanello che la obbligano ad alzarsi. Ancora assonnata va ad aprire: quattro donne la attendono. La più anziana ha un foglio tra le mani e glielo consegna: “Polizia, abbiamo un mandato di perquisizione, stamattina da questo appartamento sono stati inviati dei messaggi offensivi per il nostro Presidente.”

La giovane, si meraviglia, non ha mai fatto nulla del genere, ma  poi si rassicura, nonostante il paese sia governato con pugno di ferro da un Presidente che ha instaurato una vera e propria dittatura, il reato di cui la sospettano è un reato minore, punito con una forte ammenda o tutt’al più con un mese di prigione.

Le poliziotte rovistano la casa, poi smontano il computer per sequestrarne l’hard disk. E nell’aprire il contenitore, vengono alla luce cinque pacchetti, sigillati in plastica. L’atteggiamento rilassato delle poliziotte, che si aspettavano di comminare la solita ammenda cambia di colpo: se i pacchetti così accuratamente nascosti contengono sicuramente droga, la quantità è notevole.Infatti ognuno dei pacchetti è appena al di sotto del peso per cui scatta la gravissima accusa di traffico di droga, in tutto i cinque pacchetti significano l’accusa è di traffico internazionale di droga.La legge, voluta dal Presidente per sfatare la fama di patria dei narcos è severissima con i trafficanti almeno due anni di lavori forzati. E così la ragazza viene portata via in manette.

Inutili le lacrime e le proteste di innocenza, viene subito portata in carcere e sottoposta a perquisizione. La costringono a spogliarsi completamente nuda, infine la poliziotta si mette dei guanti di lattice ed effettua una umiliante verifica vaginale ed anale. Già l’indomani inizia un rapido processo, il difensore d’ufficio della ragazza non trova di meglio che appellarsi alla clemenza della giudice. Quest’ultima consulta alcuni documenti appena ricevuti: il Presidente in persona, venuto a conoscenza dei fatti auspica una condanna esemplare. Un altro messaggio è la richiesta da parte del penitenziario dell’”Isla de la diabla” di inviare rapidamente, col cargo che parte di lì a due settimane, il maggior numero di condannate ai lavori forzati possibile: c’è un grande bisogno di manodopera!

E così di lì a due settimane Jenny, questo è il nome della figliastra, si trova imbarcata sul cargo che collega, una volta ogni due mesi,il Paese, con un lontano gruppo di isole, poste oltre il circolo polare antartico. Le isole sono completamente disabitate, se si escludono due grandi penitenziari. 

Ed il lungo viaggio, ben 10 giorni di navigazione oceanica, senza incontrare alcuna terra, avviene sempre carico: all’andata le guardie che si avvicendano nei disagiati, interminabili turni di due mesi, inoltre nella stiva, oltre ai rifornimenti, possono essere rinchiuse fino ad un centinaio di detenute. Al ritorno, invece, oltre alle guardie, la stiva è stracolma del pregiatissimo pesce secco, il ricercato prodotto dell’Isla de la Diabla. 

La navigazione è difficile, il tratto di mare da attraversare è sempre agitato e se per le guardie, alloggiate in comode cabine vi è qualche disagio, nelle cellette della stiva il mal di mare, la mancanza di aria fresca e la mancanza di servizi igienici, sostituiti da un capace secchio che nessuno si preoccupa di svuotare, rende il viaggio un vero inferno, degno prologo per le condannate dell’Isla de la Diabla!

 

 

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