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14 ottobre 2014

PENSION BALNEARIA 88 / IL PARTO DELLA PERRA


Nobili Signore, serva sudiciona,
ho dormito male, la notte, mi chiedevo della perra, riuscirà a mettersi nei guai? All’inizio della lezione del giorno dopo ho la conferma, la perra è proprio nei guai: è riuscita a rovesciare e rompere una intera infornata di piatti. Ora, se tenete conto che per un piatto rotto una detenuta riceve una mezza dozzina di nerbate, di quelle buone, immaginiamoci quale potrebbe essere l’effetto di molte centinaia di nerbate. La Badessa, questo è il titolo della Direttrice di questo istituto, commuta la pena della perra in un molto più compassionevole “parto completo”.
Abbiamo così modo di vedere di persona l’applicazione di questo castigo. La perra, soprannominata ora “embarazada” viene fatta entrare nell’aula.
L’antico portamento insolente è ormai quasi completamente cancellato.
Vi descrivo la sua figura. Indossa un “saio di penitenza” di un tessuto di spessa juta marrone. Se le togliessimo, per un istante il saio vedremmo, al di sotto, una robusta mutanda, sempre di un doppio o triplo strato di juta. Ancora al di sotto una robusta e spessa mutanda di gomma completa il corredo.
Viene utilizzato di questo tessuto poiché non costa nulla, viene donato da un grossista di caffè che, altrimenti, non saprebbe dove smaltire i sacchi vuoti. Alcune detenute, abili sarte, preparano il saio e le mutande per le novizie. Poiché il tessuto è per sua natura abbastanza ruvido, in particolare se bagnato, nei momenti liberi, si vedono le detenute cercare di tenere i luridi tessuti sollevati dalla pelle, nella vana speranza di riuscire a farli asciugare e diminuire così il terribile prurito che, diffuso su tutto il corpo, le porta quasi alla follia.
Ma veniamo alla punizione: due sorveglianti portano l’inginocchiatoio di fronte alla classe. La perra viene obbligata ad inginocchiarsi. La Badessa in persona presenzia al castigo. Una sorvegliante porta una bottiglia di liquido giallastro. Ne viene versato un bicchiere in una ciotola per cani e la perra deve lapparlo da lì. Dalle smorfie capisco che si tratta di olio di ricino.
Le viene ingiunto di non vomitare per alcun motivo, ci mette buoni 15 minuti prima che la ciotola sia perfettamente ripulita. A seguire viene obbligata a bere alcuni bicchieroni di acqua calda, la Badessa la invita a berne il più possibile, le verranno defalcati dai clisteri successivi.
Mentre la perra ingurgita il suo buon litro di acqua calda, Alejandra ci mostra “el muñeco”, non si tratta di una bambola, bensì di un ingegnoso plug, costituito da uno spesso “preservativo” di gomma, gonfiabile, al cui interno sono poste numerose lamine sagomate di acciaio mosse da una ingegnoso sistema di leve, comandate da una manopola. “El muñeco”, tramite un condotto collegato ad un tubo, è una impressionante cannula per clistere. La manopola permette di muovere le lamelle, permettendo al muñeco di passare dalla forma di una piccola pera, alla forma di un fungo, di diametro all’incirca di un grosso pugno. La gomma esterna segue la forma imposta dalle lamelle, inoltre un ulteriore tubicino collegato ad una pompetta permette di gonfiare il preservativo esterno, in modo da arrotondare un po’ la forma.
“El muñeco”, fu inventato da un ingegnoso chirurgo. Vediamone il funzionamento: con la manopola di comando in posizione 0 la forma è di una piccola pera, l’aggeggio viene leggermente lubrificato ed inserito nell’ano della “embarazada”. L’”embarazada” sa che fino a che dura la sua collaborazione riuscirà a ritardare la fase successiva. Nella fase successiva la manopola viene lentamente girata, facendo assumere al muñeco la forma di un fungo, in cui il gambo è la cannula che esce dall’ano. Il bordo della “cappella” del fungo, della dimensione di un pugno, preme all’interno, sigillando perfettamente. Data la forma è impossibile l’espulsione, non importa che contrazioni e che sforzi si facciano. L’”embarazada” deve quindi soffrire tutte le fasi del “travaglio”, senza poter perdere neanche una goccia. Quando l’aguzzina deciderà che è il momento buono, alcune pompate di aria, gonfiano il “fungo”, trasformandolo in una grossa sfera. La forma, associata ad opportuna lubrificazione, permette un doloroso “parto”.
Ma lasciamo da parte la teoria, veniamo alla nostra perra che ha bevuto anche il suo litro di acqua calda. E’ giunto il momento del muñeco. Alejandra lo lubrifica e, con decisione lo inserisce nell’ano della perra. Un lamento rivela l’inaspettato dolore dell’introduizione. Ora la perra dovrà attendere, inginocchiata, il decorso del suo “embarazo”. Per renderle meno noiosa l’attesa, la superficie su cui è inginocchiata è tutta a bitorzoli, come se fosse inginocchiata sui ceci. Il tempo passa, l’acqua calda, bevuta in quantità, le riempie rapidamente la vescica. Giunge il momento in cui non resiste più ed è costretta a chiedere ad Alejandra il permesso di orinare. Permesso che, inaspettatamente, le viene accordato ma a prezzo dell’azionamento della manopola che dilata dolorosamente “el muñeco” fino alla massima dimensione. Una volta fatta la pipì iniziano gli effetti purgativi del ricino. Sordi gorgoglii rivelano che l’effetto non si farà attendere a lungo. Alejandra scambia uno sguardo con la Badessa e fa portare una piantana con un grosso clistere. Si tratta di acqua limpida. Il tubo viene collegato al muñeco che, vi ricordo, è già dilatato al massimo. La pancia della perra viene ben presto dolorosamente riempita. Nel frattempo anche la vescica si è nuovamente riempita, per cui il pancione è già notevole, riempito da un buon 3 litri di liquido. Alejandra accarezza e preme di tanto in tanto il pancione. Quando giudica che sia il momento fa legare la perra al lettino in posizione ginecologica. Il buchetto della perra è ancora ben stretto attorno allo stelo del muñeco. Ma sta per iniziare il travaglio, dato dapprima dall’effetto del ricino. La perra inizia a sospirare ed uggiolare. Lo stimolo deve essere prepotente, ma “el muñeco” fa una tenuta perfetta. Le contrazioni, sempre più lunghe e dolorose, tentano di dilatare il buchetto, ma la forma a fungo rende assolutamente impossibile qualsiasi espulsione. Alejandra scambia una nuova occhiata con la Badessa, si arma di un siringone e lo riempie dalla famigerata bottiglietta rossa. Per la perra si annunciano momenti duri! Infatti Alejandra, di tanto in tanto, inietta nel tubo del muñeco un bel getto del liquido rosso puro. Di lì a pochi secondi una impressionante serie di contrazioni squassa la perra. Di conseguenza una nuova serie di ululati e lamenti, ma da una classe di future sorveglianti non deve aspettarsi nessuna pietà. Pian piano il buchetto sui dilata, il processo richiede un tempo infinito, scandito di tanto in tanto, da una nuova iniezione di liquido rosso da parte di Alejandra.
Dopo alcune ore di urla e pianti, la Badessa ne ha abbastanza, dice ad Alejandra di affrettare “el periodo expulsivo”. Alejandra riempie nuovamente il siringone, ormai vuoto, di liquido rosso. Da un'altra bottiglietta prende con un'altra siringa, del liquido azzurro. Ci viene detto che quest’ultimo è un potente lubrificante naturale, unito a prodotti lenitivi come l’aloe. Alejandra stantuffa con decisione tutte e due le siringhe all’interno dell’intestino della perra. Questa, se non fosse lì legata ed esposta alla nostra vista, si contorcerebbe come una biscia. Ha ormai finito la voce per urlare.
Alejandra prende ora la funzione di “partera”, cioè di levatrice, tiene la mano alla perra e la invita a spingere, respirare a fondo e spingere ancora di più. Ma, come già detto è impossibile che la perra posssa dilatarsi a sufficienza. Una buona ora di agonia e, ad un occhiata della Badessa, Alejandra, finalmente gonfia “el muñeco”. La forma sferoidale, unita al lubrificante ed alle mostruose contrazioni provocate dal liquido rosso, rende ora possibile l’espulsione. Ci vogliono ancora quindici minuti di pianti e sforzi, prima che l’ano della perra sia dilatato a sufficienza per permetterle il “parto”. E quando “el muñeco” viene finalmente espulso è come se venisse “sparato via” il tappo di una magnum di champagne, un getto di liquido riesce addirittura ad uscire dalla vasca che circonda il lettino ginecologico. Da qui il commento della “Badessa”: “proprio un parto da scrofa”.
E veniamo alla perra, sicuramente l’esperienza la ha molto provata ed umiliata. Due detenute la devono sostenere fino all’infermeria, dove la Badessa verificherà gli eventuali danni provocati dal parto. La Badessa inizia una dolorosa ispezione manuale, seguita dall’introduzione di un grosso tampone di ovatta, una specie di tampax gigante, imbevuto in allume di rocca. La soluzione astringente fa urlare la perra a pieni polmoni, visto che brucia come il fuoco, risolve però alcune emorragie capillari, provocate dall’enorme dilatazione. Inutile vi racconti il pianto della perra. La Badessa ammonisce la perra, per stavolta ti è andata bene, ma attenta potresti trovarti “el muñeco” regolato alla massima ampiezza ed allora sarebbero guai grossi, intendo guai permanenti …….
Per fortuna della partoriente, di lì a qualche ora la dilatazione del buchetto, man mano si riduce. In capo ad una settimana i danni fisici sono rimediati. Spero invece il terrore di ripetere il parto duri ben più a lungo.
Ma non preoccupatevi, ne vedremo ancora delle belle…..
Vostra umile sorvegliante Nadia. 
(88- continua)

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