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27 febbraio 2012

PENSION BALNEARIA 25

Cara Monika,
altro cambiamento alla Pension Balnearia: per tre giorni siamo state messe a fare delle approfondite pulizie: tutto deve essere lucido e profumato. Ci sono stati consegnati innumerevoli panetti di sapone e via, a strofinare, strizzare e sciacquare. Ci è stato ordinato inoltre di lavarci accuratamente, sempre con il sapone di marsiglia e di indossare divise pulite. In pratica sembra di stare, anziché nella Pension Balnearia, in una grande lavanderia.
Il motivo di tutto questo? Lo abbiamo scoperto ieri: una ispezione “a sorpresa” di una commissione formata da un funzionario, tre medici ed un infermiera che sono venuti a controllare la salubrità dei locali e l’idoneità del personale. Va da sé che la perra e le sue aiutanti lo sapevano in anticipo e ci hanno costretto a questo tour de force. Ovviamente al funzionario vengono mostrati solo i locali “neutri”, quindi non vede la noria, la stanza delle punizioni, la cella di segregazione ecc. L’ispezione, comunque, rivela che i locali in cui soggiorniamo lasciano molto a desiderare. L’infermiera ha praticato a tutte una dolorosa iniezione ed una due – tre perette fastidiosissime. Poi i medici ci hanno sottoposte, tutte indistintamente, a visite accuratissime, tra cui una esplorazione rettale ed una visita ginecologica completa. E’ risultato che noi serve siamo pallide ed abbiamo uno scarso tono muscolare. I funzionari vengono invitati ad una grande cena da quella ruffiana della perra e poi congedati con grandi salamelecchi.
E così ben presto viene riesumato un altro dei pezzi di antiquariato: una bicicletta. Viene chiamato un artigiano che la sistema, su indicazioni della perra. In pratica con le modifiche fatte, l’antica bicicletta è diventata una bicicletta stazionaria da allenamento e grazie ad un marchingegno la pedalata può essere resa più o meno faticosa, fino a simulare gli sforzi di una salita estrema.
La perra mi convoca e mi dice “usted tiene que entrenar para la Vuelta” e cioè: devi allenarti per il Giro. Ora, non mi è mai piaciuta la bicicletta, ma non immaginavo di certo quello che mi aspettava. Mi vengono fatti indossare dei mutandoni di cotone pesante ed un reggiseno molto stretto. Mi fanno salire sulla “bicicleta”, posta in pieno sole, ed iniziare a pedalare. Una specie di tachimetro indica, con una lancetta, quante pedalate vengono fatte, se si rallenta al di sotto di una certa velocità inizia a suonare un campanello e, come per la noria, è bene che la ciclista acceleri, altrimenti sono dolori.
Viene lasciata una nuova aiutante a sorvegliarmi. Per una mezz’ora pedalo, sia pure con una certa fatica, ormai sono tutta sudata, ringrazio il cielo che non mi sia stata imposta la divisa di fatica, altrimenti mi sarei sciolta di sudore.
Arriva la perra e mi dice che ora che mi sono riscaldata è ora di affrontare un po’ di salita, muove una leva … e quasi mi blocco, la pedalata diventa faticosissima. Mi sollevo sui pedali, in modo da usare il peso del corpo per farli girare, proprio come i ciclisti professionisti. Ma di lì a poco mi dolgono le gambe e mi risiedo sul sellino. La perra non è contenta della cosa e dopo avermi redarguito senza troppi risultati si fa portare qualcosa che ha preparato per me: un paio di calzoncini da ciclista di materiale elasticizzato. Solo che mentre i calzoncini da ciclista hanno un pannolone che attutisce il contatto con il sellino, qui sul pannolone sono state cucite delle puntine da disegno, di quelle a 3 punte. Lo stesso per il reggiseno, devo cambiare anche quello, con uno ancora più stretto e dotato delle fastidiosissime puntine. Non per niente nella mia città queste puntine erano chiamate “piattole”, infatti, al pari di questi parassiti, danno delle fastidiosissime punture. Non riescono in effetti a bucare la pelle, ma la segnano profondamente se ci si appoggia di peso e comunque il loro attrito irrita la pelle, va da sé che il fatto di essere sudate fa bruciare come il fuoco la parte tormentata. E’ così che con ….. le parti vergognose doloranti, sono costretta a pedalare in piedi, facendo comunque smorfie di dolore. Non so per quanto sia durato, so solo che a tratti venivo colta dallo sconforto e mi mettevo a piangere, la perra, per svegliarmi mi rovesciava una secchiata di acqua gelata sulla testa. E il mio destino sarà seguito anche dalle altre sventurate, la perra vuole che noi tutte si riesca fare l’equivalente di un centinaio di chilometri, per cui a turni di due o tre giorni, ci toccherà questo supplizio.
Vengo fatta scendere, barcollante dalla bicicletta, la perra ispeziona le mie parti intime, evidentemente sono più disastrate di quanto immaginava. La assistente provvedere a curarmi: mi lava con un catino di acqua tiepida, in cui ha messo del disinfettante che brucia come il fuoco, poi prende una crema ed inizia a massaggiare ... molto a lungo e molto a fondo.
Ciao cara Monika, un saluto dalla “gregaria” Nadia.
(25- continua)

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