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8 gennaio 2015

POESIA DELLA SGUATTERA NADIA


T
La divisa

La divisa di fatica assai sudicia abbandonai,
devo proprio confessare, non la lavai.
Mesi dopo la Signora di indossarla comandava,
ma ormai la divisa assai puzzava.
E così la punizione, me tapina,
fu di una sola parola: glicerina.
Tre pompette di quel liquido irritante,
ve lo assicuro sono proprio tante.
Sembrerebbe uno scherzetto,
infilarle e spremerle nel buchetto.
Ma di lì a poco, mie Signore,
che strizzoni al pancino e che dolore!
Venti minuti lì in piedi trattenere,
e due dozzine di sculacciate sul sedere.
E finalmente di corsa nel bagnetto,
mail pancino duole a lungo il maledetto.
La morale nella storia la trovate,
le vecchie divise vanno sempre ben trattate.

sguattera nadia

29 marzo 2013

LA SERVA PURGATA

Sguattera sudiciona,
come sai ho una serva poetessa. Perquisendo il solito anfratto del ripostiglio ho trovato un'altra chicca. Si tratta di una poesia scritta recentemente, la serva racconta al diario in maniera autobiografica. Che dire? Uno sfogo inutile e prolisso in cui la serva travisa la squallida realtà.
Come sempre riporto integralmente lo scritto.

FrauJulia


Povera me, con medica prescrizione,

purgata sarò, non per punizione.

La Signora la ricetta ha sequestrata,

e con la sua infermiera si è accordata.

Al ritorno la Signora ha un pacco tra le mani:

"Con questo io ti purgherò domani!

Il pancione avrai ben ripulito,

con digiuni e purghe, hai capito?

E se ti mancasse l’autocontrollo,

saran quattro clisteri da cavallo!"

Un sobbalzo diedi spaventata,

non la purghetta da me sperata,

ben altra purga per la povera servente,

deh, Signora mia, sia clemente!

Di una cosa ero sicura:

mi aspettava una giornata molto dura.

E così, dopo dieta rigorosa,

arrivò infine la giornata più schifosa.

Litri quattro di purga nauseante,

renderanno la giornata allucinante.

La Signora mi riempie un bicchierone,

e mi ordina: "Consuma il beverone!"

Una nausea terrificante

è la reazione al super purgante!

Occorre qualche buona sculacciata,

per costringermi a ber la bicchierata.

E mai cala di livello la caraffa,

mai arriva il bicchiere della staffa!

Sudo nel grembiule a pancia cinta,

che si gonfia come fossi incinta.

Passa lo straccio a quattro zampe,

la servetta a cui tremano le gambe.

Ora brontola e gorgoglia il  pancione,

signora, mi scappa, non resisto alla pressione!

La Signora il suo bagno mi concede,

col pancione dolorante la serva lì siede.

Ma non è che l’inizio: altre ore ancora dura,

per la serva, del purgante la tortura.

E mai cala di livello la caraffa,

mai arriva il bicchiere della staffa.

Ed infine la serva è esaurita,

quando la Signora dice: è finita.

L’indomani, non fu proprio divertente,

gonfiata e penetrata da un nero e plastico serpente,

Tutto bene, fu il verdetto di un dottorino,

ma non ben pulito l’intestino!

"Tra mesi sei ripeteremo l’ispezione,

ed oltre alla purga, un bel clisterone!"

E così tornammo a casa, la Signora ringraziai per l’assistenza,

e per avermi sopportata con pazienza.

E tra un semestre sarò  purgata nuovamente,

di sicuro ancora più severamente,

e già non riesco a togliere il pensiero dalla mente.

23 luglio 2012

POESIA DELLA SERVA DI FRAU JULIA

Cara Monika,
ho trovato un nuovo bigliettino nel nascondiglio della serva.
Anche stavolta ha scritto una poesia autobiografica,
te la giro, in modo che tu possa pubblicarla.
FrauJulia

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Tempo d’estate

La serva rinchiusa in cantina,
un banchetto ha preparato in cucina.
La Signora riceve l’amante,
la serva nel buio circostante.
Udirà la serva ogni orgasmo,
la mano sfiorerà fino a causare lo spasmo.
Ed infine, a cose finite,
le colpe non passeranno impunite.
Toccarsi per le serve è peccato,
e sicuramente non sarà dimenticato.
Penitenza lunga e dolorosa,
quella che attende la smorfiosa.
Per calmare le serve eccitate,
prima l'ortica e poi le nerbate.
Ed infine sul sedere rosseggiante,
la rea lacrimando rialzerà le mutande.
Bacerà la mano giustiziera e
di servire la Signora andrà assai fiera.