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25 maggio 2014

The Rubber Scrubber Maid

The Rubber Scrubber Maid

Sandra is a former Art Director of an international fashion magazine. A compulsive thief, she stole an expensive camera but her boss, Amina, found the camera in Sandra's handbag. "Choose, bitch: ten years in jail or a year of complete slavery in my house!" says Amina to a terrified Sandra. The desperate woman chooses slavery. Now, in her rubber uniform and apron, chained and with her bowels always filled with an huge punishment enema, the slave scrubs floors from 4 AM to 12 PM under maid Lisa's abusive control. At night, during her short rest, she is forced to please her mistress and her guests with her tongue. Will she survive this evil wild year of hard labor and slavery?
JS



21 giugno 2013

LANCY 9 - LE FATICHE DI FRAU SCHWANGER


Francisco Goya
LANCY 9 – LE FATICHE DI FRAU SCHWANGER
di sguattera sudiciona

La mula è quasi pronta
Dopo esser stata ben riempita di “Eau de Lancy” e sigillata con il Bardex harness, il cui ugello sporge lievemente dall'apposito foro praticato nelle doppie mutande, la mula (d'ora in avanti, per comodità, la chiameremo semplicemente così) viene preparata per il duro lavoro quotidiano che d'ora in poi sarà la sua vita. Innanzitutto le viene fatta indossare la pancera di gomma e di crine di cavallo: servirà a contenere e sostenere il pancione durante il lavoro forzato. Una volta reindossata la divisa a righe e il grembiulone di gomma marrone sulla pancera, l'imbragatura di cuoio le viene fissata mediante cinghie intorno al busto, al ventre e sulla schiena. Alla robusta struttura di vecchio cuoio irrigidito dal sudore di molte altre schiave che l'hanno precedentemente indossata, sono fissati degli anelli di acciaio che serviranno ad applicare Frau Schwanger ai marchingegni di fatica scelti e imposti di volta in volta dalle Signore di Lancy secondo un piano prestabilito oppure dettati da un semplice capriccio. Incappucciata, con la lingua rosa che fuorisce dal taglio praticato nel cappuccio, la mula viene avviata al suo destino, reggendo fra le mani la sacca di gomma contenente le sue deiezioni.

La marcia di Frau Schwanger
Slosh! Slosh! Slosh! La donna viene fatta marciare velocemente fuori dalla Clinica. Volutamente, il suo passaggio attraverso le sale di Lancy non passa certo inosservato: l'avvio "pubblico" al lavoro forzato della nuova mula serve come monito alle altre sguattere di Lancy, oltre che a provocare un particolare piacere e compiacimento nelle Signore e nelle guardiane. 

Il rumore degli stivali di gomma, del grembiule, dei liquami che sciacquano dentro la sacca, la lingua rosa che sporge, il cappuccio, il pancione: tutti elementi che concorrono a formare un quadro bizzarro, grottesco e a suo modo inquietante. Ci vorrebbe un talento come quello espresso da Francisco Goya nei suoi terribili “Caprichos”, per rendere appieno l'effetto provocato da una mula avviata al luogo di espiazione conclusivo.

Una nota iconografica di Janine Souillon
Apro una parentesi nel racconto della sguattera sudiciona per sottolineare come una abile illustratrice sia già operativa da tempo sia a Lancy che presso la mia tenuta: si tratta della schiava Elisabeth Mandile, di proprietà della amica polacca Annika K.
Elisabeth, semianalfabeta e schiava di fatica, è dotata di un raro e drammatico talento descrittivo, di un segno rapido ed efficace. Sovente, al termine dei suoi turni di lavoro, viene sollecitata a riprodurre sulla carta alcune delle sue impressioni e testimonianze oculari. Mentre i suoi lavori vengono sovente pubblicati, nessuna fotografia, per ovvi motivi, giunge allo stato di pubblicazione. Immagini fotografiche di Lancy, conservate in archivi segreti e debitamente criptati, sono consultabili solo dalle Signore.

In viaggio verso il campo delle mule
La processione formata da Brunilde, dalla mula e dalla guardiana Patricia O'Hara, una irlandese di 29 anni col volto pieno di lentiggini e le labbra carnose e sensuali, esce dalla magione e si dirige verso una zona del parco riparata e segreta. 

Il percorso
Prima si attraversa un sentiero immerso nella pineta, poi si arriva di fronte a un ponte di legno e di corda, sospeso sul fiume. Il ponte è sbarrato: quattro guardiane hanno il compito di sorvegliarlo, a turno, giorno e notte. Aperto lo sbarramento, il trio attraversa il ponte. Di tanto in tanto Pat O'Hara, quando si accorge che la sguattera sta rallentando l'andatura, assesta un colpo di verga sul suo sedere, stando ben attenta a non colpire l'ugello del Bardex Harness. Il percorso effettivo in linea d'aria è in realtà assai meno complesso di quanto lo si voglia fa apparire. Le deviazioni che i sentieri compiono, creano un lungo giro vizioso che le Signore in visita al campo delle mule possono facilmente evitare, grazie a un tunnel sotterraneo che collega Lancy al campo. Quello che per le schiave, bardate nella loro nuova ed estremamente affliggente tenuta da mule è un lungo e faticoso cammino, per le Signore è solo un veloce trasporto su un tapis roulant che scorre lungo un tunnel sotterraneo rinfrescato da un efficace sistema di ventilazione.

Il campo delle mule
Protetto dagli sguardi indiscreti da un alto muro di pietra, il quadrilatero detto “campo delle mule” ricorda una specie di monastero medioevale, e di fatto, per molti versi, a quel tipo di istituzione assomiglia e si ispira. 
Come un tempo, in certe segrete costruzioni della Francia venivano segregate donne riottose e ribelli, costringendole a un duro regime punitivo per il bene della loro anima, così a Lancy, nel riparato campo delle mule vengono purgate le irriducibili, le isteriche, le riottose che non vogliono adattarsi alle condizioni desiderate dalle buone Signore della magione.

Un muro di pietra viva, dicevamo, alto e con piccole finestre protette da inferriate, circonda il luogo di espiazione. Un tetto di pietra traforato permette il passaggio della luce, della pioggia e della neve, rendendolo pervio agli elementi naturali e al clima tutto l'anno, ma nascondendo alla vista il perimetro adibito al lavoro delle sguattere. 

All'interno, su un terreno brullo di sabbia e pietrisco che si estende per circa quattrocento metri per ciascun lato, si trovano i cosiddetti “marchingegni di fatica”, disegnati e creati quasi due secoli prima dalla misteriosa Fondatrice di Lancy. Hanno nomi apparentemente gentili, ma per ragioni che anfremo ad esaminare, fanno tremare le schiave al solo sentirli nominare. Sono tre: La Collina, La Giostra, Il Giardino. 
Sui marchingegni, sulla loro genesi, sulla loro natura e il loro funzionamento, dedicheremo prossimamente un capitolo a parte. 
Per ora limitiamoci a dire che lo spazio disponibile è occupato principalmente da loro e in seconda battuta dai Bagnes Des Femmes: questi altro non sono che il complesso di macchine di riempimento delle mule, chiamato così in omaggio ai Penitenziari Femminili del secolo scorso (“Bagnes”, appunto). Fra le spesse mura ci sono due appartamenti per le guardiane, il cucinotto per le pappa di tapioca delle mule, l'abbeveratoio. 
Le “stalle” delle mule sono sotterranee, scavate direttamente nella roccia dalle prime mule di Lancy, circa 150 anni orsono. Ben diverse per scopo e struttura dalle “stalle” della altrettanto temuta “Fattoria”, nascondono alla vista delle guardiane le lamentose mule, che però spesso sono “visitate” dalle loro carceriere nel cuore della notte per controlli improvvisi, ed altro.

Le altre mule
Nel campo ci sono, attualmente, altre tre mule: Lady Gwen, inglese di 38 anni, ex modella; Frau Schwein, tedesca di 53 anni e infine la misteriosissima Madame X, di 41 anni. 
Ed ora, scattiamo una fotografia virtuale del campo al momento dell'ingresso del nostro terzetto: Lady Gwen è stata appena riempita e sta per essere riagganciata alla Giostra; Frau Schwein è in fase di svuotamento da parte della sua operosa ed energica guardiana, mentre Madame X sta salendo la Collina per la tredicesima volta consecutiva. Inutile dire che il suo pancione è davvero notevole.
(9- continua)

28 aprile 2013

LANCY 5 - VITA QUOTIDIANA A LANCY


disegno di Elisabeth Mandile


LANCY 5
di sguattera sudiciona

Vita quotidiana a Lancy
Per la sguattera sudiciona inizia una vita quotidiana scandita da riempimenti e svuotamenti del pancione, dai lavori ai quali viene adibita durante le “gravidanze”, dal riposo notturno rigorosamente fruito a pancia sotto, il ventre riempito da un clistere “leggero” (un litro e mezzo di acqua tiepida), dosato appositamente per non sconvolgere troppo le ore dedicate al sonno delle schiave, dal nutrimento condizionato da alcuni escamotage pavloviani che andiamo subito ad illustrare.

La pappona delle serve
A Lancy, per tutte le schiave indistintamente, il pasto è costituito da una pappa a base di acqua e tapioca, nella quale vengono disciolte le vitamine necessarie al fabbisogno delle sguattere. Per consentire l'assorbimento delle sostanze nutritive, l'ingravidamento delle serve viene interrotto durante e dopo i pasti, quanto basta per permettere le funzioni digestive essenziali, ma attenzione: per una serva non deve esserci alcun piacere nell'ora del pasto. Quindi, per evitare insulsi e indecenti compiacimenti, le guardiane hanno l'ordine di fustigare le detenute durante tutta la durata del pasto, che le sguattere consumano in piedi tenendo la ciotola sulla pancia.

Veglia, riposo e mansioni
I ritmi delle punite prevedono un'alzata alle 6 del mattino, lo svuotamento del pancione, indi un lavaggio delle parti intime eseguito dalle guardiane introducendo un getto d'acqua fredda dentro le mutande contenitive mediante un tubo di gomma, per una volta non inserito direttamente nell'ano delle lazzarone.
I lavori “leggeri” consistono nel servire a tavola le Signore in visita a Lancy, nelle pulizie ordinarie e straordinarie, nella cura del parco. I lavori “pesanti” prevedono l'impiego delle schiave come bestie da soma, come cavalle da tiro, come donne di fatica. In tal caso la serva indossa una speciale pancera elastica, simile a quella indossata dalle donne in avanzato stato di gravidanza, tessuta con lana e crine di cavallo urticanti misti a strisce di gomma, per non allentare sulle serve la stretta punitiva e afflittiva, che a Lancy è l'unica regola di vita per le schiave.
La pancera, naturalmente, serve a contenere il ventre ben riempito dalla mistura di acqua, olio e sapone, evitando che la pressione interna, durante lo sforzo, possa provocare danni. La giornata di ogni schiava termina alle 23 della sera.

Il crank e il treadmill
Mutuata dalle prigioni femminili vittoriane (le cosiddette “Brideswell”), la punizione ordinaria delle donne di Lancy, fustigazione a parte, si applica con due strumenti finalizzati al lavoro forzato, il crank e il treadmill. Sempre ben piene, le forzate punite devono, se adibite al crank, girare la manovella della macchina 10.000 volte al giorno costantemente controllate da una guardiana, mentre le donne sul treadmill (una sorta di grande ruota fatta di lunghe sbarre di ferro che gira su se stessa, da tenere in costante movimento “salendo” i gradini costituiti dalle sbarre di ferro), devono compiere 4.000 passi al giorno, camminando sulla macchina per dodici minuti di fila, riposando per altri cinque, e così via.
Entrambi i lavori, spossanti e ripetitivi, non hanno alcuna finalità se non quello di impegnare al massimo le forze delle prigioniere.

La “fattoria”
Per le recidive, o semplicemente per quelle che, a loro avviso, meritano una vita di rigore assoluto, le due algide Signore di Lancy hanno escogitato quello che si può a tutti gli effetti considerare il capolavoro occulto di questa occulta casa di schiave: la “fattoria”. Annidata nei sotterranei più profondi del maniero, perfettamente celata agli occhi delle stesse schiave, la “fattoria” occupa un intero piano molto vicino alle fondamenta della grande costruzione, ed è incassata nella parte del castello che confina con il lago, cosicchè di fatto, la labirintica struttura è perennemente immersa nell'umidità. Ma della “fattoria”, di cosa si celi in quella misteriosa struttura, avremo modo di parlare diffusamente in seguito.
(5- continua)

27 aprile 2013

LANCY 4 - SGUATTERA SUDICIONA ENTRA A LANCY


LANCY 4
di sguattera sudiciona

Primo svuotamento della sguattera sudiciona
Dopo un'interminabile ora passata a strofinare pavimenti in ginocchio, la sguattera sudiciona viene ricondotta in cella da Grosse Jeannette per essere svuotata e godere di quindici minuti di riposo. In questo lasso di tempo l'intestino della serva potrà brevemente distendersi, prima di essere nuovamente riempito in vista di un'altra ora di lavoro. La sguattera, bagnata di sudore e in preda ai crampi, non sa che il colorito del suo volto ha già preso quella sfumatura giallastra che è il marchio delle schiave gravide di Lancy. Trascinata per il collo dalla sua guardiana, la schiava arranca, il pancione che tende il grembiule di gomma, le gambe larghe, per cercare istintivamente sollievo dalle pesanti mutande contenitive e dal butt plug che le scava il retto. Prima di raggiungere la cella numero 1, quella che ospita la nuova schiava di Lancy, passano accanto alla porta della cella numero 2. Un rumore regolare e meccanico proviene dall'interno, accompagnato da pesanti grugniti e dall'inconfondibile schiocco che fa il “cane” quando secco s'abbatte sulla pelle di una donna punita.
Raggiunta la cella, alla sguattera sudiciona viene immediatamente ordinato di prepararsi ad accovacciarsi sul secchio di zinco per scaricarsi in presenza della sua guardiana. La sudiciona solleva rapidamente la divisa, arrotola il grembiule di gomma sulla panciona mentre la guardiana sceglie le chiavi del lucchetto che chiude le doppie mutande della corrigenda.

Nuove mutande
- Da oggi, nuove mutande per la nostra sudiciona! - annuncia garrula Grosse Jeannette.
Da un gancio del soffito sfila un doppio paio di pesantissime mutande in cuoio e in gomma, più spesse di quelle finora portate dalla miserabile sguattera. Il paio di cuoio è macchiato in più punti, e irrigidito dal sudore di altre schiave che l'hanno precedentemente indossato. Quello in gomma emana un forte odore di orina femminile e guttaperca, evocando sentori ospedalieri e manicomiali; è quello che rimarrà permanentemente a contatto con la pelle della sguattera, e presenta un foro rinforzato da un anello in osso in corrispondenza dell'ano della schiava, mentre quello in cuoio, ugualmente forato e allo stesso modo rinforzato, è dotato anche di una guarnizione filettata che permette l'avvitamento di un tappo dello stesso diametro del foro delle mutande di gomma. 
- In questo modo, lurida schiava, le tue graziose doppie mutande NON TI VERRANO TOLTE PIÙ: basterà svitare il tappo e inserire l'ugello di bachelite per riempirti, mentre per svuotarti, sarà inserito nel tuo buco un bel tubo di gomma: ti svuoterai da quello! - mentre pedantemente spiega, Grosse Jeannette procede a togliere le vecchie mutande della sudiciona. Il doppio paio, ormai in disuso, viene assicurato allo stesso gancio che tratteneva le “nuove” mutande. Per l'ultima volta durante la sua permanenza a Lancy, la sudiciona sente l'aria fresca accarezzare le sue parti intime. E, una volta estratto brutalmente dal suo sfintere il butt plug, può scaricarsi seduta a contatto con il metallo del suo secchio, e sentire il bordo metallico a contatto della pelle: un privilegio che d'ora in poi non le sarà più concesso. Ed ecco: all'improvviso, il getto puzzolente e rumoroso invade l'immondo secchio. Alla vista dello sconcio prodotto, Grosse Jeannette emette plateali versi di disgusto, turandosi il naso con il pollice e l'indice: benchè sia ormai abituata alle deiezioni delle schiave, si diverte ogni volta a mostrare tutta la sua disapprovazione e a umiliarle. Terminato l'abietto svuotamento, la custode preme ben bene il ventre della sudiciona, per essere sicura che la serva si sia svuotata a dovere. - Puah!!! Quando il secchio sarà pieno, lo svuotarai in giardino: abbiamo sempre bisogno di concime, ah, ah, ah! E adesso, lurida, mettiamo su le nuove mutande, coraggio!

Nuovo corredo
La guardiana allunga alla sguattera sudiciona il nuovo corredo di indumenti contenitivi. La schiava infila prima il paio in guttaperca gialla e Grosse Jeannette controlla che il foro sia ben messo in corrispondenza con l'ano della donna, poi si procede col paio in cuoio. Le mutande sono larghe, molto spesse e, come si diceva prima, intostite dal sudore e dalle tracce di deiezioni precedenti, prodotte dalle tante donne che prima della punita hanno indossato i vergognosi indumenti. Una volta infilato il pesante paio di cuoio, Grosse Jeanne chiude la cerniera d'acciaio inossidabile col lucchetto, e poi chiude il tappo sul culo della sguattera. - Cammina un po', troia, fammi vedere come ti stanno!
Con divisa e grembiuli ancora rimboccati attorno alla vita, la donna cammina. Ad ogni passo, un rumore di gomma e cuoio sfregati l'uno sull'altro si fa sentire distintamente. La guardiana osserva soddisfatta il movimento di contrazione e di distensione del materiale attorno alle carni della punita.
- Molto bene, puttana! Potrei farti fare qualche esercizio di dilatazione, ma visto che hai quindici minuti di riposo prima del prossimo riempimento, andiamo a fare una visitina alla cella accanto: quella pigrona di Madame Delacroix ci aspetta!
Ciò detto, la ragazza afferra un capo della catena che pende dal collo della schiava, e le due donne si dirigono alla cella numero 2.

Il “crank”
Dalla porta chiusa della cella numero 2, continua imperterrito il rumore meccanico, accoppiato a intervalli irregolari a quello tipico della fustigazione. Grosse Jeannette spalanca la porta senza tanti complimenti, e immediatamente un forte lezzo di sudore femminile investe le narici della guardiana e della prigioniera. Al centro della piccola cella, una donna dell'età della sguattera sudiciona, nella divisa e nei grembiuli di ordinanza, è impegnata a girare una lunga manovella di acciaio, dal lungo manico di legno consunto. La manovella è collegata ad una ruota di ferro a sua volte collegata tramite una catena a una frizione che può essere regolata costringendo la prigioniera ad uno sforzo minimo di 1 fino ad uno massimo di 10. Chi regola lo sforzo della punita è naturalmente una guardiana la quale, seduta a fianco della schiava, ha per ora impostato l'indice di resistenza della frizione sul 5. Il dorso della schiava è completamente bagnato di sudore. Il ventre, teso dalla mistura ingravidante, ballonzola ad ogni compimento di giro del “crank”. Ad ogni minima esistazione della forzata, la guardiana assesta sul suo sedere un colpo di canna sulle cosce o sui polpacci, dal momento che il sedere della scansafatiche è relativamente protetto dalle doppie mutandone.

La colpa di Laure Delacroix
La prigioniera Laure Delacroix, schiava a vita di Lancy, si è resa colpevole di pigrizia, in quanto è stata scoperta in flagranza mentre cercava di sedersi durante il servizio nel salone al pianterreno. Approfittando di un momento di distrazione delle padrone, e credendo di non essere vista, la schiava pigrona aveva cercato per qualche istante di appoggiare il culo rivestito di gomma e cuoio sul bordo di un prezioso tavolo di cristallo: ma un'altra schiava aveva notato lo sconsiderato gesto, e prontamente l'aveva denunciata alle guardiane. La punizione era stata decisa immediatamente: 10.000 giri di manovella al giorno, per una settimana, sotto il controllo diretto di squadra di guardiane, capeggiata dalla giovanissima e crudele Fraulein Clarette. Il pancione riempito regolarmante della oleosa mistura ogni ora, la donna è dunque sottoposta al lavoro forzato dalle 6 del mattino alle 22 della sera. Per impedire che le guardiane siano infastidte dai suoi lamenti, le viene applicata un bavaglio con una lunga lingua di cuoio che entra nella bocca, costringendola a muggire e mugolare sotto i colpi del “cane”. Grosse Jeannette, senza interrompere l'esercizio della schiava, si avvicina e preme il pancione, per controllarne la tensione, poi si accosta a Fraulein Clarette e le due confabulano brevemente. La sguattera sudiciona crede di intuire l'oggetto della rapida conversazione: si parla di aumentare la quantità di acqua e sapone del prossimo clistere della “paresseuse”. E infatti la conferma arriva direttamente dalla bocca della stessa Grosse Jeannette: - Coraggio, pigrona, manca poco alla conclusione dell'ora, fra poco sarai svuotata, ma il prossimo rabbocco ti assicuro che ti farà rimpiangere il precedente! A queste parole, la “paresseuse” Delacroix reagisce esattamente come Frau Schwanger: con una crisi isterica, cercando di scuotersi e di dimenarsi tutta. Ma essendo saldamente aggiogata al meccanismo per i polsi, e assicurata al pavimento con anelli catene e cavigliere, imbavagliata com'è e sottoposta al sibilo della canna, la pigrona può fare ben poco per dar sfogo alle sue ignobili intemperanze: tutto quel che ne esce, di quella sua potente crisi, è solo un incrementato e grottesco sculettare, accompagnato da muggiti più forti e prolungati. In piedi, le mani conserte sul ventre, la sguattera sudiciona registra automaticamente i due tratti distintivi delle “donne di Lancy”: il colorito giallastro e una netta propensione alla crisi isteriche.
(4- continua)

7 aprile 2013

LANCY 3 - ENTRA IN SCENA FRAU SCHWANGER


Elisabeth Mandile, She's facing her destiny
LANCY 3
di sguattera sudiciona

La storia di Frau Schwanger
Quarantasette anni da poco compiuti, nata a Monaco di Baviera, Frau Schwanger in realtà si chiama Beatrix M., è laureata in filologia ed è madre di due figli, nati dal precoce matrimonio col barone E.M. di Tubingen. Inveterato ed incorreggibile giocatore, il barone ha messo in palio e conseguentemente perso la consorte in una sventurata serie di partite telematiche a scacchi con Louise W., due anni orsono. Da allora la sciagurata signora M. è diventata una schiava domestica di Lancy, e tale resterà fino al suo ultimo giorno di vita: come per il famoso Hotel California cantato dagli Eagles, a Lancy si può entrare in qualsiasi momento, ma non se ne esce mai, a meno di non chiamarsi Anne H. o Louise W.
Ufficialmente, la signora Beatrix è ricoverata in una lussuosa clinica privata: il ricovero, stando alle accorate testimonianza del suo sposo, è dovuto ad un esaurimento nervoso di cui non si conoscono nè i limiti, nè i termini.

La fustigazione di Frau Schwanger
È la guardiana Longue Hilda, preposta al controllo delle due schiave Simone e Frau Schwanger, ad assicurare quest'ultima al tavolo delle fustigazioni. Sdraiata sulla schiena, il pancione all'aria, i grembiuli ripiegati sul seno, i mutandoni contenitivi ben esposti e le cosce divaricate, la donna viene assicurata saldamente per i polsi e le caviglie a due sbarre d'acciaio che scendono dall'altissimo soffitto del salone. Collegate con delle catene a delle carrucole, le sbarre si possono tendere o allentare a piacere. Così sistemata, la recalcitrante e piagnucolosa Frau Schwanger sembra sdraiata su uno strano tavolo ginecologico. Il silenzio è totale, la sguattera sudiciona, in piedi e con le mani sulla testa, assiste per la prima volta ad una punizione comminata a Lancy, il tetro e splendido maniero segreto immerso fra gli alberi e retto dalle sue coltissime, raffinate ed eleganti signore: Anne H. e Louise W.
Frau Jeannette rovista in un alto vaso di ceramica bianca e sceglie un cane adatto alle cosce della punita, la quale ha ricominciato a divincolarsi e a contorcersi sul rozzo tavolaccio di legno. Mentre il sibilo della verga serpeggia nell'aria, Longue Hilda controlla la tensione nella pancia di Frau Schwanger schiacciandole il ventre con le mani guantate di gomma. Mentalmente prende nota: il prossimo riempimento della schiava domestica sarà raddoppiato, la vecchia gravida ce la può fare a sostenerlo.

Inizia il castigo
- Mi auguro, cara Frau Schwanger, che sarai in grado di affrontare la tua punizione con dignità e compostezza! - dice Anne H. fissando negli occhi la schiava domestica. - In caso contrario, sai cosa ti aspetta.
Gli occhi di Anne guizzano verso Grosse Jeannette, e il primo colpo di verga colpisce l'interno coscia sinistro della punita, che emette un grido soffocato. Per un po' la gravida riesce bene o male a contenere lo stress, ma al settimo colpo ecco che Frau Schwanger perde di nuovo il controllo e inizia a strillare come un'aquila, riprendendo le contorsioni. Il pancione della sguattera è leggermente meno teso perchè l'acqua è stata in piccola parte riassorbita dall'intestino, ma è sempre prominente e, grazie ai continui contorcimenti, ondeggia grottescamente di qua e di là. Le bianche cosce della schiava quarantatreenne di Monaco sono ora segnate da diciotto strisce ben visibili e violacee, mentre gli indegni movimenti continuano e soprattutto proseguono gli strilli isterici della corrigenda. Visibilmente infastidita dal rumore molesto, la padrona alza una mano e interrompe bruscamente la punizione. 

La maschera da scrofa
- Hilda, la maschera! - ordina la bionda signora. Subito Longue Hilda arriva con una maschera di cuoio che all'esterno rappresenta il grugno di un maiale, laccato di rosa pallido. All'interno, una mordacchia di gomma sporgente, inserita nella bocca della schiava, trasformerà I suoi strilli in un sordo e contenuto grufolìo. La maschera viene sganciata e aperta, la mordacchia infilata a forza nella bocca della serva, il tutto è poi richiuso con uno scatto secco delle molle. Ora la punita giace stordita, mascherata da scrofa, nei suoi grembiuli e nelle sue mutande da contenzione, pronta a subire il resto della dolorosissima punizione. Per venti minuti il silenzio è rotto dalla voce di Grosse Jeannette che scandisce il numero progressivo dei colpi: ogni sordo schioccare del cane sulle cosce della domestica è seguito da un sussulto accompagnato da una cotorsione e dall'indecente grufolìo che esce dalla bocca della maschera. Giunti al sessantesimo colpo, le cosce di Frau Schwanger sono decorate da un fitto reticolo di strisce viola, in alcuni punti stilla del sangue. Le contorsioni si sono fatte via via meno violente e ora, finalmente, giunta al termine della sua punizione, la donna viene slegata e fatta rialzare dalle due guardiane. La maschera da scrofa viene riaperta, e sul viso della schiava viene lanciato un secchio di acqua gelida. - Fatela riposare dieci minuti e poi rimettetele la maschera e fatele terminare il lavoro! - ordina compiaciuta la Signora Anne.

Anne H. e la sguattera sudiciona
Mentre Frau Schwanger viene ricondotta al suo destino, la bionda padrona si gira verso colei che viene chiamata sguattera sudiciona. Appoggiando il peso del corpo sulla lunga e magra gamba destra, Anne incrocia le braccia e fissa sorridendo la sua nuova schiava gravida. - Quanto è stata riempita e da quando? - domanda la bionda signora a Grosse Jeannette senza smettere di fissare negli occhi la serva. - Due litri e mezzo, circa quindici minuti fa, Signora! - risponde la guardiana usando un tono di voce alto e impersonale. - Bene, mia cara: la dolce Jeanine ti ha ceduta alle nostre attenzioni per un mese, pregandoci di raddrizzare le tue sconce abitudini.
Abitudini, sia detto per inciso, che non sono tollerabili in qualsiasi schiava, tantomeno a Lancy. Per correggere tali sordide inclinazioni, la tua buona padrona Janine ha deciso di adottare il nostro metodo di controllo, imponendoti le doppie mutande contenitive e punitive vita natural durante: in questo modo ti sarà per sempre impedita qualsiasi lurida manipolazione. Ma Madame Janine vuole di più: per un mese ha anche scelto di farti assaggiare il “metodo Lancy” integralmente. In cosa consista questo metodo, credo che in quel tuo cervello da gallina una qualche idea approssimativa si stia già formando. Sbaglio?

Prima che la sguattera sudiciona possa rispondere, dalla sua pancia proviene improvviso un orrendo gorgoglio, seguito da un forte crampo. 

Sempre mantenendo le mani a contatto con la testa fasciata dal fazzoletto di tela grigia della divisa, la sguattera sudiciona istintivamente allarga di poco le gambe e flette il busto in avanti, cercando di alleviare il dolore. Uno schiaffo, veloce e bruciante, le centra la guancia destra: Hanne H. è mancina.

Il piacere di Hanne H.
- Ti sembra questo il modo di rispondere alla tua Signora, brutta panciona? Mettiti subito in ginocchio, tenendo le mani sulla testa. La sguattera sudiciona esegue faticosamente, il grembiule di gomma, appoggiato al suolo, si distende ai piedi della bella padrona. Anne solleva il vestito di Chanel e lo arrotola intorno ai fianchi, rivelando una vulva perfettamente depilata. Sul monte di Venere bianco e liscio, è tatuata un'aquila con un serpente nel becco. - Ora, sguattera sudiciona, mentre continuo a far entrare nella tua testa vuota le regole di Lancy, inizia a fare il tuo dovere! - Senza farselo ripetere due volte, la schiava inizia istintivamente a leccare, come da tempo le è stato insegnato: piccoli colpi precisi e diretti, alternati a morbide lappate. Mentre la sguattera sudiciona si occupa del piacere della sua padrona, quest'ultima riprende la spiegazione. - A Lancy ogni schiava lavora per un'ora gravida, poi vien e fatta svuotare dalla sua sorvegliante, riposa quindici minuti nella sua cella e poi viene riempita di nuovo. Il procedimento viene interrotto per due ore all'orario dei pasti, per permettere l'assunzione del cibo, ma senza esagerare. Durante la notte voi schiave dormite gravide, ma con una quantità di mistura... inferiore, circa... un litro...
Mentre parla, il bel viso di Hanne si inclina all'indietro, si distende, prende luce. Le palpebre sono socchiuse, il respiro si fa più affannoso, le parole sono pronunciate sempre più lentamente, il ventre piatto e tonico si contrae sotto le lappate regolari della sguattera sudiciona, inginocchiata sotto di lei. 

Per un po', regna il silenzio, rotto solo dallo sciacquio regolare della lingua della sguattera gravida e dal respiro pesante della padrona. Poi, un nuovo brontolio dirompe dallla panciona della schiava, la bionda si china, afferra per le orecchie la testa della sguattera sudiciona e il respiro di Hanne H. si scioglie in un orgasmo silenzioso, prolungato e perfetto.
(3- continua)






2 marzo 2013

LANCY - 1



Nota di Janine Souillon
Il testo che segue contiene, per mia espressa volontà, degli elementi autobiografici riconducibili alla vera identità della sguattera sudiciona. Tali elementi permettono di conoscerla meglio, anche se non ne rivelano in modo esplicito l'origine. Per lo stesso motivo, su mio ordine, la serva ha eliminato la prima persona dal resoconto che segue, attenendosi ad una narrazione "impersonale". 

Come stabilito in precedenza da accordi privati, all'ottima FrauJulia è affidata l'educazione della schiava.
JS

LANCY
di sguattera sudiciona

La Mercedes modificata scorre silenziosa e veloce per le strade di Lancy, tagliando l'aria fredda che avvolge il Comune del Canton Ginevra, in una prima mattina di un imprecisato giorno di dicembre, anno di grazia 2012. 

Il van della Mercedes, a differenza dei lussuosi interni in radica e pelle bianca destinati alla chauffeuse e alle due occupanti, è terribilmente spartano: una cella senza finestrini, interamente foderata di zinco, con catene e manette agganciate a una serie di tubi di acciaio saldati alle pareti. Inginocchiata, le mani ammanettate dietro la schiena, un collare di cuoio collegato con una catena a un grosso anello di ferro infisso sul fondo della cella semovente, vediamo una donna.

Indossa una divisa vecchia e consunta, macchiata di sudore in più punti, dalle maniche corte. Le mani sono coperte da un paio di guanti di gomma verdi, il ventre e i seni della donna sono avvolti in uno spesso grembiule di gomma dello stesso colore dei guanti. Se il volto della schiava non fosse coperto da un cappuccio di cuoio marrone, si riconoscerebbero i lineamenti di una sfiorita cinquantunenne che dimostra almeno cinque anni in più della sua età. La finezza dello sguardo rivelerebbe quello che un tempo, prima di essere schiava, la schiava è stata. 

Ogni tanto, nel labirinto di fatiche e degradazioni a cui è quotidianamente sottoposta, nella mente della serva si insinua, sporadicamente, un brandello di ricordo della sua vita precedente. 
Compito delle sue padrone è tenere sempre desto, anche grazie alla scrittura, questo larvale ricordo, affinchè sia più dolorosa la coscienza della sua condizione presente. La schiava scrive, da sempre, in inglese, essendo nativa degli Stati Uniti e giunta in Svizzera per lavorare immediatamente alle dipendenze di Janine Souillon. Per tale motivo, è la stessa Janine a tradurre i suoi testi in italiano e, talvolta, in francese e tedesco. Ma torniamo al nostro viaggio: a fianco della chaiffeuse, una bionda ragazza sui venticinque anni, dai biondissimi capelli tagliati a caschetto e coperti dal berretto a visiera, siede una donna dai capelli bruni, dal volto leggermente paffuto, gli occhi languidi e apparentemente sonnacchiosi ma capaci di diventare in un lampo taglienti e affilati come coltelli: si tratta dell'infermiera altoatesina Rose M. 
Suo compito è consegnare la schiava domestica alle padrone della tenuta segreta sprofondata nel bosco di Lancy. La tenuta, sapientemente occultata alle autorità locali, fa parte di un triangolo segreto il cui vertice fa capo al domaine ubicato nei pressi di Lugano di proprietà di Janine Souillon, mentre il terzo angolo è occupato da una proprietà che sarà svelata, forse, soltanto in un secondo tempo e comunque non in questo resoconto. La schiava non ha più un nome proprio: dal nome fittizio di “Monika”, utile ormai solo come interfaccia pubblico, si è passati a quello di “sguattera sudiciona” , a seguito di un'ulteriore degradazione della sua condizione. Se qualcuno sollevasse il pesante grembiule della schiava, scorgerebbe sotto la divisa un sistema di doppie mutande, una di caucciù e l'altra di cuoio spesso, sovrapposte e chiuse con una cerniera ed un lucchetto in acciaio inossidabile. Queste mutande, a un tempo contenitive e punitive, impediscono alla sudiciona qualsiasi indebita manipolazione delle sue parti genitali e la consegnano, per la soddisfazione di qualsiasi necessità fisiologica, alle volontà delle sue custodi. 

Ma ecco che intanto la Mercedes, passato un complicato sistema di cancelli automatici sorvegliati da telecamere, sta finalmente attraversando un lungo viale alberato, coperto di ghiaia bianca. In fondo al viale si scorge, affogata nel bosco, la tenuta di Anne e Louise: una sorta di cupo e alto maniero color ardesia, pieno di stanze, torri e bovindi, circondato da un ampio parco cintato. La consegna della schiava avviene nel salone principale, in presenza delle due donne, amministratrici delegate di una importante multinazionale di cui ovviamente non si fa cenno in questo racconto. La sguattera sudiciona è stata ceduta per un mese alle due quarantenni, insieme alle chiavi del lucchetto che sigilla il sistema delle doppie mutande contenitive e punitive. E mentre l'austera infermiera altoatesina viene congedata dalle due dame e riaccompagnata alla Mercedes, che la riporterà a Lugano in serata, la nuova mula della tenuta viene portata, sempre incappucciata, in una piccola cella che diventerà la sua residenza: tre metri per due di cemento stillante, incassati in una cantina adiacente a un lago artificiale, occupati da un vecchio materasso, un grande vaso in porcellana per clisteri appeso al soffitto, decorato con un motivo floreale e dotato di un tubo di caucciù e di un enorme ugello in bachelite nera, e una serie di vecchie divise e grembiuli, chiaramente usati, appesi anch'essi a dei ganci pendenti dal soffitto. A fianco del materasso, un grosso secchio di zinco servirà a raccogliere le deiezioni della schiava. 

La sguattera sudiciona viene subito incatenata al materasso a pancia sotto e le viene tolto il cappuccio. - Allons, salope! - una voce chioccia irrompe nella cella: la voce appartiene a Grosse Jeannette, quella che per un mese sarà l'inflessibile custode della sguattera sudiciona. Imponente, la giovane e rubiconda alsaziana veste una divisa da macellaia ed è ricoperta da un grembiule di gomma bianca, al ventre è legata una spessa cintura di cuoio dalla quale pendono vari arnesi di legno e di metallo, su tutti spicca un corto frustino di cuoio da cavallo. 

Gioviale, crudele e rozza, Grosse Jeannette controlla lo stato delle mutande della nuova mula, rovista qua e là, ne preme il ventre, manipola i seni, strizza i capezzoli: infine assesta un potente sculaccione sulla natica destra della schiava. 
Il lucchetto viene aperto, le doppie mutande abbassate sulle cosce, poi tre dita guantate dilatano brutalmente lo sfintere della mula, giusto pochi attimi prima che il grosso ugello di bachelite si faccia strada nel suo immondo retto. Grosse Jeanne spinge il nero godemichet cavo a fondo, senza tanti complimenti. Apre il rubinetto del vaso di porcellana e subito due litri e mezzo di acqua calda mista a sapone e olio d'oliva entrano negli intestini della schiava che spalanca gli occhi per i crampi, mentre conati di vomito le squassano stomaco e budella. Alle contrazioni e ai grotteschi contorcimenti della serva, la custode alsaziana scoppia a ridere: - Ti dovrai abituare, luridona! Qui le mule lavorano solo ben gravide! 

Con un rumore di risucchio, ecco che il vaso di porcellana appare svuotato a dovere. La custode estrae rapidamente l'ugello dal sedere della schiava, ma il grosso oggetto viene immediatamente rimpiazzato da un butt blug gonfiabile che, dilatato da una pompetta, sigilla perfettamente la mula. Una volta controllato che il tappo rimanga bene in sede, le doppie mutande vengono tirate su e chiuse col lucchetto. La sguattera sudiciona sente ribollire e premere nel ventre il liquido caldo, denso e vischioso. La sensazione di nausea non l'abbandona un solo istante.

- In piedi, sudiciona! 
Liberata dalle manette che la tenevano legata prona al materasso, la schiava è ora in piedi. Il ventre tende a dovere il grembiule di gomma: Grosse Jeanne, soddisfatta,  contempla la mula gravida. - Molto bene, sudiciona! E ora, al lavoro!
(1- continua)

9 febbraio 2013

UNA NOTA DI FRAUJULIA SUL "CASO TRIPOTEUSE" O DEL "BAUME DE TIGRE"

Pubblichiamo una lettera di FrauJulia e Madame Janine riguardante la punizione della sguattera sudiciona con il "Balsamo di tigre".

Gentile Madame Janine,
la sguattera sudiciona preoccupa non poco: nella sua relazione si nota che, nonostante sottoposta a dura punizione, anzichè rammaricarsi, vergognarsi e impegnarsi a controllare i propri bestiali istinti, occhieggiava le domestiche di Madame, comunque sue superiori, intuendo o INVENTANDOSI addirittura eccitazione ed orgasmi. A questo punto mi chiedo quali possano essere i motivi di questo:
1) la perversione che la sta consumando
2) una fantasia morbosa e perversa
3) la, magari involontaria, speranza che se "così fan tutte" le sue colpe  risultino alleggerite.
Ora, per raddrizzare questa serva occorrerà molto molto impegno e Madame, sicuramente, conosce meglio di me i metodi da utilizzare per instaurare nella serva il riflesso pavloviano orgasmo illegale=dolore.
Vorrei invece proporre come indirettamente punire la serva per le sue accuse pubbliche:
vengano punite le tre domestiche con un clistere, di tre litri di acqua e sapone per Elenoire e due litri per le altre due. Elenoire, inoltre dovrà sopportare da quindici minuti a un ora a pancia gonfia.
L'infermiera si lascerà sfuggire, durante le dolorose evacuazioni, di rigraziare la sguattera sudiciona per i clisteri. Penseranno poi le tre domestiche a fare sì che la sudiciona pensi ai fatti propri e non si permetta mai e poi mai di sbugiardarle sul blog!
FrauJulia

3 febbraio 2013

LA PUNIZIONE DEL "BALSAMO DI TIGRE"


LA PUNIZIONE DEL “BALSAMO DI TIGRE”
sguattera sudiciona

Premessa
Per curare definitivamente le mie abitudini di “tripoteuse”, Madame Janine ha escogitato un drastico rimedio che ha messo in atto con la collaborazione di Rose M., l'infermiera altoatesina. La punizione ha avuto luogo tre giorni fa, la causa che l'ha generata è stata, ancora una volta, la mia rivoltante propensione ad essere una sguattera sudiciona.

Ore 24,00
Come forse ho già precedentemente scritto, ogni notte, per evitare disgustose manipolazioni, dopo il clistere punitivo sono giustamente assicurata al mio lettino di contenzione a pancia sotto, con indosso ancora la divisa da fatica, il grembiule di gomma, le mezze calze di cotone, il pannolone rivestito dalle doppie mutande di contenzione: un paio di caucciù e l'altro di cuoio, ben chiuse con cerniera doppia e lucchetto. Chi chiude il lucchetto e mi copre la schiena e il sedere con una vecchia coperta è sempre lei, Rose M., l'infermiera di fiducia di Madame Janine.

Come ogni notte, dopo il clistere punitivo sono stata riempita ancora con circa mezzo litro di acqua tiepida, mi è stato inserito nell'ano un plug di gomma, sono stata rivestita di nuovo del mio ormai inseparabile doppio paio di mutande, infine essa pancia sotto, le caviglie e i polsi assicurati ai montanti del lettino da quattro bracciali di cuoio collegati ad altrettante catene di acciaio e coperta con un vecchio plaid. L'infermiera mi ha “sprimacciato” la pancia, facendola ben bene gorgogliare per assicurarsi che fossi piena, ha controllato le mutande, mi ha dato una sonora sculacciata sul sedere e se ne e andata spegnendo la luce. La vecchia sveglia segna mezzanotte in punto.

Ore 6,00
Alle sei del mattino seguente, come ogni giorno della mia vita, domeniche comprese, la prassi è la medesima: sono svegliata da una cameriera di madame Janine davanti alla quale mi devo scaricare, prima di consumare la mia zuppa di tapioca in piedi e di mettermi al lavoro. Purtroppo, non potendomi più toccare da molto tempo, ed avendo una fantasia sessuale decisamente al di sopra della norma, quello che le mie mani e la mia vulva imprigionata non possono ormai concedermi più, lo ha fatto, la notte di quattro giorni fa, la mia mente. Durante il sonno ha creato per me un sogno erotico molto forte e violento, che inevitabilmente mi ha fatto bagnare. 

Ma vengo subito ai fatti. Alle sei in punto arriva Elenoire, la cameriera. Ha il compito di strapparmi la coperta dalla schiena, “sprimacciarmi” il ventre, slegarmi, farmi scendere dal lettino, togliermi le mutande di contenzione, estrarre il “plug” e farmi scaricare davanti a lei. Ma prima di farmi svuotare l'intestino, naturalmente ha il dovere di controllare la mia vulva: guai se la trova bagnata al suo interno! Quel mattino, complice il lurido sogno, ero molto bagnata, nonostante la mia non più giovane età. La donna infila una mano guantata di gomma fra le mie gambe, la ritira e l'esamina alla luce della fioca lampadina che penzola dal soffitto. Le dita della mano sono lucide. 
Elenoire mi fissa con disgusto, gli angoli della bocca si piegano all'ingiù in una smorfia di riprovazione.

Immediatamente viene premuto il tasto dell'interfono che collega la stanzetta delle scope (e della miserabile sguattera sudiciona) al miniappartamento dell'infermiera, fra le due donne vengono dette delle rapide parole in francese, ed ecco che un minuto dopo l'infermiera sopraggiunge a passo di carica, facendo un ritmico rumore di tacchi. Rose M. mi fa allargare bene le gambe, e a sua volta controlla lo stato della vagina dell'immonda sguattera sudiciona. Il risultato è identico a quello conseguito dalla giovane Elenoire: le lunghe affusolate dita guantate della mia carceriera sono bagnate.

Se non fossi tappata, me la farei vergognosamente addosso dalla paura, ma il “plug” non è stato disinserito, e la dose d'acqua “notturna” rimarrà nel mio sudicio intestino fino alle 15 del pomeriggio, in parte riassorbita e in parte espulsa in un secchio di zinco in giardino.
La punizione “esemplare” è fissata per le 16, e della coversazione che l'infermiera altoatesina Rose M. intrattiene con Madame Janine colgo solo due parole: “tripoteuse” e “Baume de Tigre”.
Col mio ventre gorgogliante e il plug saldamente inserito nell'ano, vengo bruscamente avviata dalla cameriera Elenoire al lavoro, senza la scodella di tapioca del mattino e senza potermi lavare la faccia col sapone di Marsiglia.

Ore 16
La punizione, per insindacabile decisione di madame Janine, si terrà in cucina, di fronte alle tre cameriere di Madame: Elenoire, 27 anni; Vera, 31 anni, Odette, 34 anni. Le tre domestiche, nelle loro divise nere e grembiule e crestina bianca, stanno in piedi di lato, le mani conserte appoggiate sul ventre, i volti inespressivi. 
Dietro il pesante tavolo di marmo, siede Madame Janine. Al suo fianco, in piedi, troneggia l'infermiera Rose M. Sul tavolo, vedo un vasetto di vetro chiuso ermeticamente e un salvaslip di grossa taglia, aperto. Poi c'è anche una “cangue” di legno, divisa in due blocchi, dotata di doppia cerniera e di tre fori, uno largo per la testa e due più piccoli per i polsi. Una gogna, insomma: uno di quegli strumenti di punizione di origine medioevale tanto cari a Madame Janine, in uso in Cina fino ai primi del Novecento e descritto minuziosamente da Gustave Mirbeau nel suo inimitabile “Giardino dei supplizi”.

- Sguattera sudiciona, mani sulla testa! - ordina Rose M. Eseguo. L'infermiera compie il giro del tavolo, estrae la chiave del lucchetto che serra la cerniera delle mie spesse mutande di contenzione, apre il luccetto e mi ordina di toglierle, metterle sul tavolo e di rimettere le mani sulla testa. Eseguo. Rose M. si infila un paio di guanti di lattice giallastro, apre il vasetto di vetro. Subito un odore pungente si sparge nell'aria, pervadendo tutta la cucina. Lo riconosco, è “Balsamo di Tigre”. 

Improvvisamente capisco, mi gira la testa, per il terrore la schiena si imperla di sudore che impregna immediatamente il cotone della divisa da fatica.

Nota dell'infermiera Rose M.
Balsamo di tigre è il nome commerciale di un unguento fabbricato e distribuito dalla Haw Par Corporation Limited di Singapore, che ha registrato il marchio; oggi in commercio se ne trovano vari cloni. Venne originariamente sviluppato a Rangoon (Birmania) nel 1870 dall'erborista Aw Chu Kin che, in punto di morte, chiese ai figli Aw Boon Haw ed Aw Boon Par di perfezionare il prodotto. Il balsamo di tigre è disponibile in due varianti:
    Balsamo di tigre rosso, più forte, procura un veloce sollievo dal dolore muscolare.
    Balsamo di tigre bianco, più leggero, indicato per mal di testa e congestione nasale.
    Ingredienti
    Mentolo 10,0%
    Canfora 25,0%
    Olio di cajuput 7,0%
    Olio di cassia (olio di cinnamomo; olio di cannella) 5,0%
    Olio di chiodi di garofano 5,0%
    Olio di menta dementolato 6,0%
    Il resto è a base di paraffina e petrolato (42,0%)
L'infermiera Rose M. intinge il dito indice nel vasetto di vetro, indi spalma una generosa dose di Balsamo di Tigre sul lato interno del salvaslip. È un modello, come dicevo, molto largo: le due ali laterali, ampie ed adesive, una volta a contatto con la pelle, rimangono ben ferme in posizione. Il salvaslip rimane sul tavolo, aperto, mentre il mio collo e i miei polsi, infilati nei fori della cangue, vengono bloccati dal pesante strumento di legno. Le mani stanno ai lati della testa, i gomiti piegati ad angolo retto. Prima che riesca a vederla, rapidissima l'infermiera si avvicina, solleva il grembiule di gomma, la divisa, mi divarica le gambe e applica il salvaslip alla mia vulva, facendo in modo che il diabolico Balsamo di Tigre venga a contatto con le grandi labbra e l'ano. 
La prima sensazione che provo è di freddo intenso sulle mie parti intime. L'odore penetrante della canfora mi stordisce, ma già mi vengno riapplicate le doppie mutande di contenzione, chiuse col lucchetto, ben tirate verso l'alto, in modo che stiano a stretto contatto col salvaslip. L'infermiera, compiaciuta, mi da' dei colpetti sul cavallo delle mutande. 
Le tre cameriere di Madame fissano la scena affascinate, gli occhi luccicanti e le gote che cominciano lievemente a imporporarsi. Sono eccitate. Non passa molto tempo, che dalla sensazione di freddo passo ad una molto più fastidiosa di calore, sempre più intenso. Di minuto in minuto, l'unguento maledetto brucia sempre di più. Senza che me ne renda conto, grosse lacrime scendono dai miei occhi, e inizio a dondolarmi itmicamente sulle gambe. 
 
- Ferma, sudiciona! Niente movimenti scomposti! - sibila Madame Janine. 
Cerco di restare immobile, ma il bruciore sta diventando davvero insopportabile, sembra che tutto il mondo, tutto l'universo sia in fiamme, e quell'universo sia concentrato nel breve tratto compreso fra il mio miserabile ano e la mia ignobile vulva. Nel frattempo, le tre serve hanno cominciato a mostrare segni di eccitazione sempre più evidenti; in particolare Elenoire, che con le mani sempre apparentemente immobili, ha incominciato a sfregarsi lievemente un punto sul grembiule che coincide col Monte di Venere. Madame Janine e l'infermiera evidentemente non se ne accorgono, o fingono di non vedere le tre donne che guardano avidamente la sguattera sudiciona bruciare dentro le sue vergognose mutande.
L'umidità e il calore sono ora insopportabili: fra le lacrime, comincio a contorcermi senza ritegno, cercando di sfregare le cosce l'una contro l'altra, nel vano tentativo di alleviare il dolore e il bruciore. - Guardate, guardate bene! Guardate a cosa conduce l'indulgere a immonde manipolazioni invece di dedicarsi al servizio. Questa sguattera sudiciona sta imparando a sue spese che una brava serva deve dedicare non solo il suo tempo e il suo corpo alla padrona, ma anche i suoi pensieri, i suoi sogni e il suo sonno!
Il Balsamo di Tigre nel frattempo si è insinuato in ogni piega del mio sfintere, ha infiammato la vulva e implacabilmente si fa strada nel mio corpo. Sono sopraffatta dal bruciore, dal desiderio di grattarmi a sangue, ma non posso farlo, la cangue me lo impedisce, e mentre cado a terra contorcendomi scompostamente come una biscia, un fiotto caldo di orina inonda le mutande di contenzione: per un attimo mi pare che la sua stessa piscia possa alleviare il tormento senza confini della miserabile schiava tripoteuse
 Strillo, un po' per il dolore, un po' per la vergogna mentre il getto di orina lentamente si esaurisce. 
- Bene, sudiciona, è ora di mettersi per un po' a pancia sotto a meditare sulla tua ignobile condotta – sogghigna l'infermiera. Mentre l'infermiera altoatesina Rose M. mi solleva per Il laccio del grembiule e mi trascina nella stanzetta delle scope per incatenarmi, cangue e tutto il resto, prona nel mio lettino di contenzione, i miei sensi tesi allo spasimo avvertono lontano ma distinto un suono e un odore inequivocabile: Elenoire è venuta, lievemente, dolcemente, morbidamente, sotto il grembiule.

30 gennaio 2013

IGIENE DELLE SERVE

Una lettera della Signora FrauJulia a Madame Janine Souillon

Gentilissima Madame Janine,
vorrei proporre a Signore e serve un argomento di discussione a mio parere molto interessante:
la stitichezza in una serva rappresenta una colpa?

E questo indipendentemente dai provvedimenti igienici che verranno adottati, abbastanza simili nei due casi. C'è però una ben precisa differenza tra purghetta o clisterino e le loro controparti punitive!

A favore della tesi direi bisogni considerare le cause: il più delle volte le serve, lasciate libere di nutrirsi con ciò che vogliono, fanno delle scelte sbagliatissime: niente verdura e, come se non bastasse, poca acqua e, ahinoi, magari addirittura bevoo bibite gassate, se non addirittura alcoolici.

Proporrei di aprire la discussione anche alle serve, anzi gradirei che potesse scrivere sull'argomento anche la miserabile serva sudiciona, anche se il regime punitivo a cui è sottoposta previene tali imbarazzanti problemi.
Sarebbero gradite anche eventuali ricette su come prevenire e/o curare tale problema nelle serve.
Grazie

FrauJulia

16 gennaio 2013

INDIRIZZI

L'originario indirizzo della schiava del blog, ovvero sguattera sudiciona, infotiscali@donnadiservizio.name è disattivato.
Al suo posto è attivo il piú appropriato:
sguatterasudiciona@gmail.com

In alternativa è valido anche:
monikarubbermaid@gmail.com

La schiava del blog è obbligata a rispondere rispettosamente solo in terza persona. Ogni missiva diretta alla sguattera dovrà essere inviata per conoscenza a me tramite l'account
janinesouillon@gmail.com
JS

4 gennaio 2013

LA PUNIZIONE DI SGUATTERA SUDICIONA 4/4


sguattera sudiciona, 2010
LA MIA PUNIZIONE - 4
di sguattera sudiciona

12 ottobre 2012

Così, ecco che inizia la mia via crucis nel supermercato: scrupolosamente scortata dall'infermiera, che controlla ogni mio movimento, procedo spingendo il carrello e spostandomi di reparto in reparto.
A ogni fermata, aumenta il carico nel carrello e aumentano la nausea e la tensione dentro il mio ventre di sguattera gravida.
Le due signore ben vestite sembrano scomparse: per me, sudata, sporca, gonfia e in preda allo sconvolgimento prodotto dai clisteri e dall'olio di ricino, saperle definitvamente lontane è un relativo sollievo.
La vergogna che provo è infatti senza fine, e ad ogni passo sono consapevole del caratteristico rumore prodotto dallo sfregamento delle mutande contenitive sulla divisa e fra le cosce: slosh, slosh, slosh, slosh...
Il carico del carrello pesa, ma mi aspetta ben altro ancora: quando sarò giunta alla fine della lista, infatti, il carrello sarà strapieno.

Eccoci arrivate al reparto dell'acqua: sul foglio, nell'artistica calligrafia della mia padrona, c'è scritto: 12 bottiglie di acqua Evian. Mi gira la testa.
Riuscirò a portare tutta quella roba fino a casa, nelle condizioni in cui mi trovo? 
Le mie gambe tremano, mi sale in gola un conato di vomito mentre tendo le braccia verso lo scaffale.
Afferro la prima confezione di bottiglie, faticosamente la sistemo nel carrello, ed ecco che, all'improvviso, una forte colica mi squassa la pancia, seguita da un terribilie brontolìo che proviene dai miei intestini.
La fronte si imperla di sudore mentre, presa dal tremore, faccio posto nel carrello alla seconda confezione di Evian. Al secondo brontolìo, ecco che come dal nulla si materializzano le due quarentenni ben vestite.
Sono allarmata e sgomenta, ma soprattutto piena di vergogna. Mentre sistemo la seconda confezione di bottiglie, con la coda dell'occhio vedo che le due donne stanno parlando a bassa voce con l'infermiera altoatesina Rose M.
Il sudore adesso mi cola lungo la schiena e sotto le ascelle, e sotto il seno si sono formate delle macchie umide. 
La pancia è davvero gonfia, e il grembiulone di gomma verde sembra diventato più ampio, spesso e pesante di prima. Le due donne belle ed eleganti continuano a parlare fitto fitto in francese con la mia guardiana.
Finita la sistemazione del carrello, rimango immobile aspettando ordini, mentre dal mio ventre proviene un nuovo, osceno, sinistro gorgolìo. Un crampo mi fa storcere la bocca, mentre sulla lingua riaffiora in continuazione l'insopprimibile sapere dell'olio di ricino. 
L'infermiera mi chiama: - Vieni subito qui, sudiciona!

L'ordine è perentorio, anche se pronunciato con voce appositamente contenuta, per non farsi udire da altri che non siano le due belle donne. 
Chino meccanicamente la testa, tengo gli occhi bassi e avanzo verso le tre signore, che attendono in silenzio in un angolo del grande reparto dedicato all'acqua.
Senza rendermene conto, trascino i piedi, ciabattando, all'uso delle schiave. 

- Queste due buone signore qui, sono interessate al tuo caso, sguattera sudiciona. Vorrebbero, per prima cosa, toccarti la pancia. Ringraziale! 
- Grazie, signore... grazie. - rispondo meccanicamente a voce bassissima, senza guardarle negli occhi.
Una mano ingioiellata, sulla quale spicca un anello con incastonato quello che mi sembra essere un grosso smeraldo, si avvicina guizzando come una serpe e si appoggia al mio pancione. 
La mano destra della signora è ora appoggiata al mio ventre di sguattera, ma subito la sinistra guizza veloce, si insinua sotto la mia divisa, spinge, apre le cosce, assesta uno schiaffetto secco e deciso fra le mie gambe, uno schiaffo dolorosissimo, che produce un rumore sordo, attutito dai due strati di mutande punitive e contenitive.
Prima che possa riavermi dal colpo, il pollice e l'indice afferrano le mie grandi labbra, e pinzano.

Nonostante il doppio strato protettivo, le unghie della signora bionda raggiungono il loro scopo e le mie carni: divento di colpo debole e per il dolore mi gira di nuovo la testa.
L'infermiera e l'altra donna mi tengono ferma mentre la mia aguzzina è passata ora a “saggiare” il mio sedere. 

- Quanti anni ha? - chiede con voce fredda e atona la signora senza smettere di fissarmi. - Cinquantuno, signora - risponde l'infermiera. Madame Janine la possiede da più di quindi anni ormai. - Cinquantuno, eh? Ne dimostra decisamente di più! Ma si sa, queste mule da fatica si consumano in fretta! Janine mi ha scritto che potevo vederla e valutarla questa sera stessa, se volevo! Ah, bien sur, Mi ha anche detto come si chiamava prima, prima che... 
- Louise, parli troppo mia cara! - la interrompe melliflua ma decisa la seconda donna, dai corti capelli bruni.
Louise si gira di scatto, sta per rispondere qualcosa alla sua amica, ma poi sembra ripensarci e sorride melliflua. - Hai ragione, Anne, non si devono fare troppe confidenze al personale di servizio. 
E così dicendo, si rivolge all'infermiera altoatesina Rose M., fissandola.
L'infermiera arrossisce di vergogna e, di fronte alla signora dai lunghi capelli biondi, distoglie a sua volta lo sguardo. 
Io, evidentemente, non sono considerata “personale di servizio”: sono una schiava domestica, una serva gravida, una sguattera sudiciona.
Non ho più nemmeno un nome.
- Fra quanto farà effetto l'olio di ricino? - domanda brusca la bionda. Indossa un lunghissimo cappotto color cammello dal quale sbucano due stivali di cuoio nero dai lunghi tacchi affilati. 

L'infermiera controlla l'orologio da polso marca Tissot del 1972 e dice, scandendo ben bene le parole: - Dovrebbe fare effetto a minuti, signora. 
- Molto bene, nurse! - interviene Louise socchiudendo gli occhi azzurri - Forza, sguattera, cammina davanti a noi, e muoviti con questo carrello!
Inizio meccanicamente a spingere, il carrello è stracolmo e pesante, nella pancia sono incominciate altre coliche insieme alle contrazioni causate dall'olio di ricino: la sguattera sudiciona sta per partorire in pubblico!
In un angolo del mio cervello coltivo ancora la remota speranza di resistere, di farcela fino a casa, ma razionalmente so che è impossibile: lo stimolo è irresistibile, non ce la faccio più, la pancia è tutto un dolore e un gonfiore. 
Poi, per lo sforzo continuo causato dalla spinta del pesante carrello, ecco che all'improvviso, rumorosamente, “mollo”. Il rumore mi sembra terribile e ho il terrore che possa essere udito da tutti, ma solo le tre donne alle mie spalle possono averlo sentito: il supermeracato in quel punto è praticamente deserto. Nelle mutande contenitive, assorbito dal pannolone, qualcosa di caldo, puzzolente e corposo invade repentino ogni spazio possibile e si insinua ovunque. 
La sensazione è terribilmente imbarazzante, mi vergogno infinitamente, ma per fortuna fuori dalle mutande non trapela nulla, tutto rimane sigillato all'interno del doppio strato protettivo, ben trattenuto dal pannolone. 
- Cammina, schwein! - questa è la voce di Rose M., l'infermiera altoatesina. 
Mentre spingo il carrello, sporgendo il sedere, di nuovo una mano si insinua sotto la divisa, comprime le mutande di contenzione, ne schiaccia il contenuto, mi spinge in avanti. 

Il mal di pancia continua, sento che sta per arrivare un'altra terribile scarica. 
- È davvero una sudiciona, questa non sa proprio tratternersi! - sibila divertita la voce della signora Anne. 
Nel momento in cui arrivo alla cassa, ecco giungere una nuova scarica, ancora più violenta. 
Alla cassa c'è solo una cliente, che peraltro si sta allontanando.
La cassiera si volta nella mia direzione, ha sentito l'inequivocabile rumore prodotto dal mio sfintere e un'espressione di disgusto si è repentinamente disegnata sul suo volto di casalinga.

L'infermiera altoatesina Rose M. e le due signore sono già oltre la cassa, mi aspettano con un sorriso tagliente stampato sui loro bei visi sapientemente truccati. Io sistemo faticosamente gli acquisti sul nastro trasportatore, la cassiera vede chiaramente che sono stravolta, sudata e pallida, ma il disgusto, su lei ha il sopravvento e cancella qualsiasi tipo di compassione.
Mi guarda schifata, e mi accorgo che studia attentamente, affascinata, la divisa da fatica, il grembiulone, i capelli madidi di sudore che mi ricadono in spente ciocche di schiava sulla fronte. 
Poi mi fissa il ventre, lo sguardo scende poco più sotto, ma appena mi muovo e sente il pesante, denso risciacquio dentro le mutande, distoglie lo sguardo.
Mi sembra che si senta anche l'odore ora, vorrei sprofondare, scomparire, dissolvermi. Invece sono qui, sotto le luci al neon, con queste pesanti mutandone fra le gambe, il grembiule che preme sul ventre teso e dolorante, l'odore di sudore e di paura che si mescola con quello delle mie immonde deiezioni.
Non so come, riesco a trasbordare tutta la roba dall'altra parte, oltre la cassa. Una carta di credito ha già provveduto al pagamento, ma devo ancora sistemare la spesa nel carrello.
  L'infermiera altoatesina Rose M. ha generosamente deciso, date le mie condizioni, che potrò usarlo per portare a casa gli acquisti.
Fuori dal supermercato, l'aria fredda filtra sotto la divisa da fatica e gela il mefitico prodotto della miserabile schiava.
La Signora Anne chiude il cellulare, dal quale ha appena finito di leggere un'email. 
La sua espressione è alquanto soddifatta, e mi fissa negli occhi sibilando: 
- Et bien, molto presto verrai nella nostra tenuta per mule, schiava. Janine ha acconsentito or ora di cederti a me e a Louise per un mesetto! Sappiamo bene come raddrizzare le sudicione come te, salope!

Così dicendo, infila una mano sotto il grembiule di gomma verde, cerca il mio capezzolo sinistro, lo trova sotto la stoffa della divisa da fatica, lo ghermisce e inizia a torcerlo e stringerlo fra le unghie aguzze.
Per il dolore, lo stress e la fatica, improvvisamente anche la mia vescica cede di botto: caldo, bruciante piscio di schiava invade l'immondezza che mi porto fra le gambe, tendendo ulteriormente le mie mutande punitive. Sciaff!
Un manrovescio dell'infermiera stampa la sua bella e curata mano sulla mia guancia sinistra.

Rose M., l'infermiera altoatesina, si inchina rispettosamente di fronte alla coppia di signore, afferra il mio braccio destro e mi spinge in là rudemente, ordinandomi qualcosa in tedesco. 
Mi chino sul pesante carrello, sporgo in fuori il sedere e inizio a spingere. Il freddo vento ottobrino che spazza Lugano da tre giorni, striscia lungo la mia schiena di mula.

Slosh, slosh, slosh... si torna a casa: Janine Souillon, impaziente, aspetta.

(4- fine)