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8 gennaio 2015

PENSION BALNEARIA 92


Nobili Signore, serva sudiciona,
lo scavo della perra procede ……. a botte e spintoni. La lazzarona, ora che il pozzo è abbastanza profondo, ha iniziato ad approfittare dell’aiuto datole da un'altra serva all’argano. Stava addirittura per abbindolarla, convincendola a scavare al posto suo. Ma, grazie alla mia segnalazione ed all’intervento della Signora della Pension Balnearia …. niente di tutto questo. La perra ha dovuto intagliare sulla parete esterna del pozzo una specie di scala a chiocciola e deve issare personalmente i propri secchi di terra scavata. Poco importa che la scala a chiocciola abbia allargato di molto il pozzo e quindi raddoppiato o triplicato il volume della terra da scavare, la perra ha anni di condanna da scontare….
E così la perra, oltre ai calli alle mani, sta sviluppando i muscoli delle spalle, delle braccia e delle gambe. Un sacco di ginnastica senza dover neanche pagare una palestra. Quanto al personal trainer basto io, armata di scudiscio, la faccio marciare a dovere. E le ho detto senza mezzi termini che se vuole mangiare deve lavorare. Tengo il conto dei secchi di terra portati in superficie e, se lo merita ed io ne ho voglia, le concedo una razione o addirittura una razione e mezza di sopa. Ma se solo si azzarda, con qualche biasimevole scusa, a scendere al di sotto del minimo, la razione viene dimezzata.
I guai della perra non finiscono qui, con il caratterino che si ritrova, sfoga le proprie frustrazioni sulle compagne. Ma ha fatto male i suoi conti, le sue compagne appartengono alla feccia delle serve. Donne rotte a tutte le avventure che non si lasciano sicuramente mettere i piedi addosso.
Dalla mia parte faccio in modo che la perra non resti isolata in una celletta, la faccio spedire nel dormitorio comune. E ben presto, una mattina la perra si presenta con un occhio nero, segnalo la cosa alla Badessa. La perra viene convocata in direzione ed accusata di aver causato una rissa. E, suo malgrado, deve stare zitta, visto che nessuna la interpella in merito. La Badessa la sgrida severamente ed incarica la “Enfermera” di fare un bel “tratamiento” per farle calare i bollenti spiriti, la Signora della Pension si offre di sovraintendere alla punizione.
Il mattino dopo dirigo la perra all’ambulatorio dell’ Istituto. Ben presto arrivano la Signora e la Enfermera. In una stanzetta dell’ambulatorio è sempre pronta la “Sala de Tratamiento Hydroterapico” dotata di una vasca per semicupi. La forma compatta di questa vasca, dotata di un gradino, permette di far inginocchiare la punita, in modo da porgere le terga all’infermiera. La perra viene fatta denudare ed inginocchiare nella vasca. Delle cinghie bloccano le caviglie ed i polsi.
Su un lato un armadietto a vetri mette in mostra una completa collezione di cannule e sonde. Ad una piantana sono già appesi due enormi apparecchi per clistere. Ad occhio paiono il doppio degli apparecchi normali. L’Enfermera, munita di una brocca fa scorrere a lungo l’acqua da un lavandino, consultandosi con la Signora per la temperatura. Mi viene permesso di avvicinare la guancia alla brocca, per sentire la temperatura: non scotta ma è sicuramente parecchio calda. Da un apposito vasetto la Enfermera preleva parecchi cucchiai di “Polvo para enema”, che, come dice l’etichetta, è a base di “Jabon, aceite y bicarbonato”. Il tutto viene ben rimescolato fino a che pare un denso latte. L’enfermera riempie con attenzione il primo degli apparecchi. Vedo che è pieno fino all’orlo.
La perra sembra agitata, la Signora le concede il permesso di parlare. E la perra ci prova nuovamente: scena pietosa, in cui sostiene di sopportare male il clistere, di non tenere più di un litro e mezzo o due eccetera. L’Enfermera la sbugiarda, una donna del peso e dell’altezza della perra deve ricevere un minimo di tre litri, ma sicuramente può sopportare, afferma l’Enfermera, anche quattro o addirittura cinque litri, vedremo.
Ed è ora del primo clistere. L’Enfermera si consulta con la Signora e, per il primo clistere scelgono un grosso cannello di ebanite, con un ingrossamento, come un piccolo uovo all’estremità. Una buona lubrificata ed il cannello entra, senza eccessive difficoltà nella perra. Del resto, dopo il “parto”, la perra può ricevere ben altro. La Signora dà il via e l’Enfermera apre il rubinetto. L’apparecchio è posto ben in alto, un buon metro al di sopra dell’ano della perra. Ricordo che la Signora ha dato alla perra il permesso di parlare. Ed è un flusso continuo di lamentele: “l’acqua scotta, non la sopporto”, “ho mal di pancia”, “mi scappa”, “mi sento svenire” eccetera. E non siamo che ad un quarto del contenitore!
Siamo ora oltre la metà del clistere, la perra è ormai rossa in viso e suda copiosamente. Si vede chiaramente che è preda di crampi ed allora la Enfermera le concede 5 minuti di orologio di pausa. Ma durante quel tempo il sapone continua a fare i suoi effetti, per cui anche la pausa non è poi che dia quel gran sollievo al mal di pancia della perra. La perra vorrebbe forse massaggiarsi la pancia, la vedo tirare le cinghie che, inesorabili, la bloccano in posizione. Si riprende, fra le continue lamentele della perra. Ormai, informa l’Enfermera, resta si e no un bicchiere di acqua. Ma per la perra è comunque un tempo interminabile. E finalmente “tre litri” annuncia trionfante l’Enfermera. La perra viene sciolta e le viene ordinato di alzarsi, ma di restare all’interno della vasca. Finalmente può massaggiarsi il pancione, che si nota chiaramente. Il cambio di posizione pare giovarle alquanto, smette di infastidire con i suoi lamenti. Solo di tanto in tanto la sentiamo accelerare la respirazione, segno che le ondate di dolore non sono del tutto finite. Ed alla fine le viene permesso di recarsi nel bagnetto annesso alla sala di Hydroterapia.
Al ritorno, però la perra ha una brutta sorpresa: la Enfermera le dà appuntamento per “la scinco de la tarde”, infatti quello ricevuto dalla perra era solo “el enema de limpieza”, indispensabile prima di procedere ai più abbondanti e dolorosi “Enema de castigo”.
Se la perra fosse saggia, forse gettandosi ai piedi della Signora, potrebbe mitigare un po’ la punizione e limitarsi a ricevere un più blando “Enema de disciplina”, ma ormai la conoscete anche voi quella testa dura.
E così restiamo in attesa, per vedere cosa accadrà stasera.
Sorvegliante Nadia
(92- continua)

26 novembre 2014

PENSION BALNEARIA 90 / LA PERRA E LA TORRE


Nobili Signore, serva sudiciona,
la vita prosegue e, tra una lezione e l’altra decido di andare a controllare la perra: non sia mai che, affidata ad un'altra sorvegliante, prenda cattive abitudini. Arrivo a metà giornata. Attendo un attimo e vedo arrivare un grande carrello a ruote, carico di piatti. Il caldo, sotto al portico che ripara i forni di cottura, è allucinante. Ma per le serve non esistono versioni “leggere” della divisa di fatica.
Il “saio” marrone, descritto in precedenza, è scolorito e tutto a macchie: si vedono i punti in cui, a contatto della pelle è inzuppato di sudore, altre parti, invece sono state rapidamente asciugate dall’intenso calore dei forni e sono cosparse da impalpabili cristalli bianchi di sale. Ai piedi la perra porta rudimentali e rumorosi zoccoli di legno, gli stessi usati anticamente dai braccianti agricoli. Per ripararsi dal calore irradiato dal forno, la perra deve indossare due paia di grembiuli: uno di spessa gomma ed uno luccicante ch sembra di domo pack, all’esterno. Le lunghe maniche del saio riparano gli avambracci e uno spesso paio di lunghi guanti da lavoro di cuoio impedisce che le mani si brucino. I capelli della perra sono ricoperti e riparati da un fazzolettone dello stesso materiale del saio, che le copre testa e collo e che, quando si avvicina al forno, viene tirato anche a coprire la faccia, un po’ come il copricapo delle tribù del sahara. La perra, ancora dolorante per il parto, muove il carrello con grande circospezione, memore del disastro combinato. Una volta portato al suo posto il carrello, mi avvicino e scambio qualche parola con la sorvegliante e chiedo come passi la giornata la perra. Sveglia, come per tutte le altre detenute alle 6. Le detenute debbono lasciare i propri giacigli in perfetto ordine (non per niente questa Istituzione ha un lontano passato di convento di punizione di un ordine monastico militare). Alle 6.30 tutte le detenute devono essere pronte, una piccola squadra sull’attenti di fronte alla Sorvegliante capo. Contemporaneamente due sorveglianti verificano che i giacigli siano stati lasciati in ordine e perquisiscono rapidamente le spoglie celle. Al termine di questa ispezione il primo pasto della giornata: del tè, talmente lungo da poter essere definito acqua calda sporca, ovviamente niente zucchero. Un pezzo di pane secco da inzuppare nel liquido. Alle 6.45 le detenute devono raggiungere i propri posti di lavoro dove, nel frattempo, dopo una abbondante colazione, arrivano le sorveglianti. Ma veniamo alla perra, come primo lavoro della giornata le tocca quello di aiutante fuochista. Infatti assieme ad un'altra detenuta, la fuochista, accende l’enorme forno a carbone, che dovrà bruciare per un ora prima di essere caldo a sufficienza per poter cuocere i piatti. Ma l’ora non passa inoperosa, due grossi mantici, azionati con un sistema di leve, devono ininterrottamente soffiare aria, per scaldare la fornace. Il lavoro dei mantici, in aggiunta allo spalare il carbone, occuperà poi per tutta la giornata la detenuta fuochista. Un lavoro abbastanza pesante. Come pesante è il lavoro delle due schiave addette allo scavo della compatta e pesantissima argilla. Molto meno pesante è la “formatura” degli oggetti, lavoro che però richiede doti artigianali non comuni e che, comunque, è svolto da vecchie schiave che in anni di espiazione hanno meritato questo privilegio. Ma veniamo a quello che la perra, nella sua dabbenaggine ha creduto un “lavoretto”. Riceve gli oggetti di terracotta, ancora relativamente teneri, appoggiati su lunghe assi. Deve sollevare le assi ed infilarle su appositi alloggiamenti nella parte bassa del forno. Poi, a metà cottura, deve riaprire il forno e spostare gli oggetti nella parte alta. Appunto, la perra non aveva tenuto conto di questo fatto, il calore del forno, unito al riverbero dei piatti, rende necessario l’abbigliamento protettivo che ha però la particolarità di far sudare moltissimo e poichè la juta bagnata di sudore prude in maniera infernale più che di un abbigliamento protettivo potremmo parlare di un abbigliamento penitenziale. Una volta ogni ora alla perra viene concessa una brocca da mezzo litro di acqua. Deve berla tutta d’un fiato, di fronte alla sorvegliante. Dato il gran sudare non ha gran bisogno di orinare, buon per lei perché sono previste solo tre pause bagno, mattina, mezzodì e sera. Altri permessi non vengono concessi e le detenute sono costrette a pisciarsi addosso mentre lavorano. Da qui il pessimo odore che le circonda. Ma questo è anche un istituto modello, tutte le sere le detenute devono evacuare, con l’aiuto di un buon clistere saponato da 3 litri, ritenuto per una buona mezz’ora. Ogni due giorni, alla sera, le detenute subiscono il “lavaggio”. Una sorvegliante impugna un tubo di acqua, dotato di un potente getto. Le detenute avanzano fino ad una piattaforma di cemento e si devono mettere nella posizione dell’Uomo di Vitruvio. Il getto, sapientemente diretto lava loro e le divise dalla testa ai piedi. Particolare attenzione viene posta all’igiene intima, la detenuta deve rialzare il saio punitivo, in modo da mettere i mostra le mutande. La sorvegliante fa una prima passata “esterna” con il getto, poi tira un po’ la cintura ed infila la punta da cui parte il getto. L’operazione viene ripetuta più volte davanti e dietro. Una volta lavate le detenute restano per un quarto d’ora a rabbrividire e sgocciolare, visto che il lavaggio viene eseguito in tutte le stagioni. Avevamo visto la prima colazione delle detenute, vediamo il resto. A mezza giornata, anzi, alle ore 14, le detenute hanno una pausa totale di 30 minuti, in cui possono utilizzare il bagno, di cui parleremo diffusamente in seguito, e possono consumare un pasto, questa volta di zuppa un po’ più nutriente, visto che nell’acqua sono state cotte per lunghe ore le ossa scartate da una vicina macelleria. Nel pentolone di zuppa vengono anche rotte alcune uova, ed aggiunto sale, peperoncino, aglio, olio e molto pane secco. Il tutto cotto per ore e rimescolato a lungo, da la “sopa bopa”, una nutriente zuppa che ha nutrito generazioni di braccianti. Dopo una giornata di lavoro che si protrae fino alle 20 in inverno ed alle 21 in estate, le detenute possono consumare il pasto serale. Alla sera, però è bene tenere leggere le detenute, se non hanno ricevuto punizioni, il che automaticamente comporta il digiuno serale, le detenute ricevono una scodella di “sopa magra”, su cui mi sono già dilungata. Nei giorni di “lavaggio” è tradizione di dare la sopa magra ben calda ed in doppia razione, per compensare il freddo patito dalle detenute nei loro abiti zuppi.
Ma parliamo del WC per le detenute, in una istituzione spartana come questa i WC sono collettivi, una casetta di cemento con 4 “inodoro turco”, nessuna separazione tra i vari “posti”. E dopo l’uso le detenute devono lavare a secchiate di acqua la toilette. Come carta igienica sono a disposizione fogli di giornale attaccati ad un chiodo.
Mentre parlo con la Sorvegliante guardo la perra lavorare, e mi accorgo che sul carrello trasportato mancano qua e là dei piatti. Indago un po’ e scopro che la furbona, per evitare le nerbate dovutele per ogni piatto rotto, ha fatto la pensata di buttare i piatti rotti nel forno.
Intimamente contenta di aver nuovamente individuata la furbetta, segnalo prontamente, come mio preciso dovere, la cosa alla Sorvegliante di turno ed alla Badessa. Quest’ultima, mi incarica di ideare ed eseguire la punizione per la perra. Chiedo di poter riflettere un attimo, la perra, invecchiata e dimagrita , ha ricevuto innumerevoli nerbate ma se la si guarda dritta negli occhi si intuisce ancora un non so che di sfida, le nerbate servono solo a trasformarle la pelle del culo in cuoio…….
Poi penso alla prima punizione a cui ho qui assistito qui all’Istituto: la torre. Illustro la mia idea alla Badessa, incontro la sua approvazione ma, mi dice, sei tu la responsabile della preparazione e della esecuzione della punizione. Sarà come una specie di “trabajo de clase”.
Spiego cosa ho pensato di organizzare: la punizione della torre mi è sembrata interessante, legare la perra con la testa nella vaschetta sarebbe un mio desiderio. Però ricordo bene che, data l’idratazione forzata, quello che la serva alla gogna “passava” alla serva sottostante, più che pipì pareva acqua. E così ho proposto di mettere neòl piano superiore uno sgabello la cui seduta è sostituita da una bella tradizionale asse da WC. Così le detenute, alla mattina quando la pipì è più concentrata, potranno per una volta pisciare comodamente. Detto fatto, recupero da un bagno in disuso l’asse e con qualche chiodo ben messo realizzo il manufatto. Al mattino successivo, ben prima della sveglia, faccio alzare la perra e la trascino, ben ammanettata, fino al di sotto della “torre”. Rinchiudo caviglie e polsi nelle relative assi della gogna e lascio la perra a meditare su cosa la aspetta, con la testa appoggiata all’interno della maleodorante vaschetta ancora vuota. Ben presto arrivano le prime detenute per fare pipì, sorveglio attenta l’operazione, spostando mano a mano, con pazienza, la posizione dell’asse, in modo che i caldi e maleodoranti getti, non solo riempiano la vaschetta ma colpiscano la perra in faccia. Infatti è costretta a stare con occhi e bocca ben chiusi. Il livello del liquido sale inesorabile, la perra si sforza di tenere sollevata il più possibile la testa, cercando di sottrarsi al suo castigo. Allora tolgo la cinta di cuoio della mia divisa e la allaccio, in modo da limitarle i movimenti della testa. Il liquido avanza inesorabile e ben presto arriva alle labbra. Ma la perra è un osso duro, ha le vene del collo e della fronte gonfie per lo sforzo e riesce ancora per alcuni minuti a respirare liberamente. Ma alla fine deve cedere. La testa sprofonda nel liquido e dalla bocca escono bolle d’aria, mentre il collo mostra rapide deglutizioni. Poiché intendo far durare il più possibile la punizione, regolo attentamente il numero di detenute in coda al perra-WC, voglio che la perra abbia modo di assaporare a fondo ….. l’elisir, con pause in cuoi riprende fiato, non voglio che sia semi-svenuta, perdendosi così l’aroma.
Come promesso la Badessa viene a verificare il mio …. compito in classe. Apprezza sia la comodità dell’asse che la cinghia che rende difficile il sottrarsi in qualche modo alla punizione. Passa una buona mezz’ora. Ormai lo stomaco della perra comincia ad apparire gonfio, dopo che sette detenute hanno vuotato la vescica. Una larga chiazza di umido macchia il saio della perra all’altezza dell’inguine, questa incontinente si è pisciata nuovamente addosso. Altre tre detenute pisciano ed è ora di terminare la punizione. Seguita dalla Badessa mi reco sotto alla Torre per rimettere in piedi la perra. Pare veramente provata, con capelli maleodoranti e schiumosi incollati alla testa, pare un gatto cvaduto in uno stagno. E qui accade un guaio, un grosso guaio. La maledetta, ne ha architettata un'altra. Presa dalla rimozione della cinghia e della gogne, non mi accorgo che la perra tiene chiusa la bocca ed ha le gote gonfie. La rimetto in piedi e, la osservo. E la perra dà seguito al suo criminoso piano: ha tenuto in bocca una bella quantità di orina, riuscendo a respirare col naso. Come sono di fronte al lei me la sputa, anzi, per meglio dire, me la spruzza in faccia. Ma la cretina non ha fatto i conti con la mia gioventù di “ragazza di strada”, intuisco qualcosa e mi abbasso prontamente, solo una piccola parte del getto mi colpisce, la maggior parte colpisce la Badessa!
Sono raggelata, prontamente prendo un fazzoletto, non troppo di bucato, aihmè, e faccio il gesto di asciugare la Badessa. Questa è inviperita, mi punta contro l’indice e mi dice: TU sei la responsabile dell’accaduto, quanto alla detenuta le farò rimpiangere di essere nata, ora prendo un bagno, poi presentati con la detenuta nel mio studio per ascoltare le vostre sentenze!
Vostra indegna sorvegliante Nadia 
(90- continua)

30 gennaio 2014

PENSION BALNEARIA 75

© Maria Caviezel
Nobili Signore, sguattera sudiciona,
mi trovo a cercare una idea originale per far cedere la perra. La maledetta ha già subito molte punizioni, lacrime urla e strepiti, ma poi ripete ugualmente l’infrazione per cui l’avevo punita.
Arrabbiata esco dalla Pension per una passeggiata nel parco e nei campi vicini, cerco le famigerate “ortigas” ma purtroppo stanno iniziando a spuntare, non ci sono ancora i famigerati peli carichi di veleno urticante. E passeggiando inizio a notare gli innumerevoli insetti che popolano l’incontaminato parco della Pension. Torno veloce sui miei passi e mi munisco di alcune scatolette. Un altro viaggetto nel parco e sono soddisfatta, perra passerai un guaio! Chiedo udienza alla Signora che batte le mani per la gioia, finalmente un idea originale che metterà in crisi la perra.
Al mattino successivo mi faccio trovare fuori dalla cella delle detenute. Come la perra ne esce le applico al collo un cartellino con scritto “ayuno”, oggi non le verrà data neanche l’acqua, in attesa della punizione. La mattinata della perra è comunque piena di attività, divisa tra il trasporto di vagoncini di fango e l’inevitabile pulizia delle immancabili tracce lasciate sui pavimenti degli infiniti corridoi della Pension. E finalmente arriva l’ora di pranzo. La cuciniera porta il grande contenitore con la sbobba per le detenute, queste sfilano con la loro scodella e poi si siedono, in perfetto silenzio per mangiare, con un cucchiaio di stagno. La perra siede sconsolata senza nessuna scodella ma…… da-dan ….. arriviamo io e la Signora. Porto una piccola zuppiera coperta e la scodella della perra. Gli occhi della detenuta si riempiono di speranza, so perfettamente quanta sete e fame senta, dopo la lavorata a stomaco vuoto. Pongo la zuppiera davanti a lei, la scoperchio e le servo ….. tre lumache vive, o meglio tre limelle, la versione di lumaca senza guscio non commestibile. L’aspetto è schifoso, anche perché in questa regione anziché essere rossicce sono di un funereo nero. I tre animali sono ben grossi e lasciano lunghe scie di bava sul piatto. Vedo la perra inghiottire ed impallidire. Poi fa un cenno di no con la testa. La Signora dice “Si, mia cara , è il tuo pasto. Le mangerai in ogni caso, vedi tu se dobbiamo costringerti!”: ma lo schifo è così forte che la perra non cede. Ed allora, ad un cenno della Signora, porto un altro attrezzo: un marchingegno per aprire e mantenere aperta a forza la bocca. Il marchingegno è completato da uno stantuffo che permette di obbligare la vittima ad inghiottire ciò che si desidera. La Signora guarda sorniona la perra “ti voglio mostrare un breve filmato, sull’uso di questo oggetto, poi deciderai se vuoi ancora rifiutarti di obbedire!”. E mostra sul telefonino un filmato in cui una serva ribelle è sottoposta a questo tormento. La bocca viene aperta, grazie ad un gioco di leve comandato da un volantino. Ma l’orrore arriva ora: la bocca viene lubrificata schizzando all’interno dell’olio di ricino con una peretta e poi lo stantuffo infila a forza il boccone nell’esofago, causando la più penosa serie di conati che io abbia mai visto. Alla fine si vede chiaramente la punita semisvenuta per la sofferenza.
La perra è impallidita ancora di più, guarda la Signora ed accenna un sì con la testa.
Gongolo, ne vedremo delle belle. La perra viene fatta sedere di fronte al suo piatto, la Signora le consiglia di inghiottire le limaccie senza masticare, dato il loro cattivo sapore. Porge alla perra una ampollina di olio di ricino, in caso le lumache fossero troppo asciutte!
E la perra, dopo molte esitazioni, trova finalmente il coraggio, prende la limaccia più piccola e la mette in bocca, ci vuole quasi un minuto di sforzi, prima che riesca ad inghiottirla. Inutile vi descriva i singulti e i rumori emessi dalla perra, evidentemente l’animale fa presa sulle pareti dell’esofago, facendo soffrire ancora di più la perra, mentre cerca disperatamente di inghiottire. La Signora la sprona a sbrigarsi con la seconda, lacrime scendono sul viso della perra e gocce di sudore bagnano il pavimento. La perra capisce l’utilità di lubrificarsi ed implora “una cuchara de aceite” e così ne trangugia un capiente cucchiaio prima dell’orribile boccone , immagino quanto deve essere difficile inghiottire, nelle sue condizioni, se ricorre a quello schifo. Afferra anche la seconda lumaca e, con grande sforzo, inghiotte anche quella. Resta solo l’ultima, la più grossa, la perra si tiene lo stomaco a due mani, poi con un ultimo sforzo afferra la limaccia più grossa, la guarda chiede un secondo cucchiaio di olio di ricino. E con grandissimi sforzi, di interi minuti, riesce a costringersi ad inghiottire. Resta, prostrata al suo posto. Ma improovvisamente le si rizzano i capelli, si comprime lo stomaco ed esclama “están vivos, se muove todavia!”. Infatti le bestie, protette dal loro muco si muovono e emettono ancora più bava. Pongo davanti alla perra un secchio. Scusate la crudezza della descrizione, ma ben presto la perra vomita la bava schiumosa emessa dalle limacce ancora in vita. La scena dura quasi una intera ora, di fronte a noi sorveglianti ed alle atterrite condannate. Finalmente i conati si placano e la perra deve venire sostenuta fino alla sua cella, tanto è esausta dalla punizione.
Nobili Signore, se questa cruda descrizione non vi ha nauseate, sappiate che la perra ha dovuto inghiottire anche di peggio, ma questo lo vedremo nel futuro……
Sguattera Nadia
(75- continua)

1 febbraio 2012

PENSION BALNEARIA 20

Cara Monika,
e così, mentre noi, al ritmo di tre carriole al giorno stiamo approntando il giardino zen, con la perra che si è scoperta l’anima di architetto e ci dà gli ordini più assurdi. Come se non bastasse i rozzi zoccoli di legno ci stanno massacrando i piedi, ormai pieni di vesciche, inoltre non ci viene data la possibilità ed il tempo per lavarci, per cui puzziamo tremendamente, come ci è stato fatto notare molto grossolanamente dalla perra che ha annusato l’aria vicino alle mie ascelle e si è tappata il naso.
I lavoro alla pension e le relative punizioni stanno toccando alle altre dipendenti, ora retrocesse a sguattere. Alla agognata ora di fine lavoro, quando possiamo andare in  mensa per la sbobba che ormai costituisce il pasto delle dipendenti, vediamo sulle guance di alcune i segni delle lacrime e spesso ci vengono confidate le angherie ricevute. Per tenere sottomesse le dipendenti la scelta della perra è la paura, paura della segregazione nel quarto oscuro, paura di percosse da parte di gog e magog, paura delle punizioni sempre più dolorose.  Il potro è una delle punizioni più assegnate: una volta legate là sopra bisogna solo sperare nella clemenza delle aguzzine. Mi vengono riferite dolorosissime bacchettate, ma la cosa più temuta sono una serie di dilatatori che vengono infilati dietro. Si tratta di una  terribile umiliazione, visto che la cosa avviene in pubblico e che qui in spagna …. l’entrata del lato B è un tabu femminile. Oltretutto è anche doloroso, viste le dimensioni dei dilatatori, e per fortuna non si fa economia sulla vasellina!
Il guaio mio e di Pilar è che ora tutte le nostre compagne di sventura pretendono che, come loro rappresentanti, chiediamo udienza alla perra, per contrattare condizioni più umane di lavoro e punizioni meno dolorose. Visti i maltrattamenti ricevuti in precedenza per esserci fatte sentire, abbiamo cercato di sottrarci ma se non vogliamo venire picchiate dalle colleghe, dovremo andare di nuovo dalla perra. Insomma si tratta di scegliere da chi essere picchiate, terribile dilemma.
Cara Monika, ti farò sapere gli sviluppi,
uno zoppicante saluto in divisa di fatica,
tua sguattera Nadia
(20- continua)
© disegno Georges Pichard

23 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 19

Cara Monika,
in questa settimana le cose sono andate leggermente meglio, almeno non sono stata punita.  Ma  il lavoro è peggiorato. Infatti io e Pilar siamo state convocate dalla consultora che, ci ha mostrato il depliant di una SPA del Mitteleuropea, indicandoci una bella composizione di ciottoli, bianchi e neri, utilizzati una volta riscaldati, per particolari trattamenti rilassanti. Ci è stato ordinato di andare nel greto di un torrente a cercare ciottoli delle giuste dimensioni e di portare con noi una carriola. Sembra niente, ma tieni conto di due povere disgraziate sotto il solleone, che qui nel sud picchia inesorabile, grondare sudore nella divisa di fatica, con la testa riparata da un fazzolettone ed  ai piedi zoccoli di legno utilizzati tradizionalmente dagli agricoltori.. Percorrere cinque chilometri all’andata e poi cinque interminabili al ritorno, con la carriola carica, seguite e pungolate da Gog. Come se non bastasse al fiume non si arriva per una strada asfaltata ma da un sentiero, che attraversa due paesetti. Siamo diventate lo zimbello della popolazione, in particolare dei monelli. Anche i cani hanno fatto la loro parte seguendoci a lungo e tentando di morderci. Arrivate con la carriola stracarica, dopo quattro ore di sforzi, ci siamo sentite dire che i ciottoli non erano di colore sufficientemente puro, per cui siamo state rimandate indietro con la nostra carriola carica per cambiare i ciottoli! Ma la cosa che ci ha provato più di tutto è che per tutta la strada non c’è acqua, ci siamo dovute umiliare a bere dell’acqua torbida di fango ad un abbeveratoio. Fortunatamente i ciottoli della seconda carriola sono piaciuti, al punto che la perra ci ha ordinato di creare anche un giardinetto zen, tutto cosparso di ciottoli di ben precise misure e di colori bianco e nero purissimi. Insomma, ci attendono duri giorni di carriolate sotto il sole.
Almeno la sfacchinata di oggi ci ha fruttato un pasto, le due poverette che ci hanno sostituite alla noria hanno avuto solo il “comer del perro” e sono state messe a lavorare fino alla mezzanotte, perché si erano impegnate poco nel lavoro.
Un saluto dalla tua collega
sguattera Nadia

8 gennaio 2012

LAVARE PAVIMENTI: L'OPINIONE DI UNA SERVA

Cara Monika
Sono la serva Martina “tina” vorrei se mi permetti dire la mia idea sul lavare i pavimenti.
Per me è quasi un esercizio spirituale da compiere quotidianamente, bisogna stare giù in ginocchio strofinare con forza sciacquare spesso lo straccio, non importa se si sente dolore alle ginocchia o fa male la schiena, bisogna pensare che la nostra padrona avrà un pavimento splendente e farà bella figura con le amiche grazie alla nostra fatica.
So che è un argomento già trattato ma ho detto quello che penso.
Un caro saluto
tina

26 novembre 2011

PENSION BALNEARIA 12


Cara Monika,
la “consultora” continua ad imperversare. Sta approfittando del fatto che la Signora è in viaggio, per dominarci. Inoltre non si limita alle buone vecchie sculacciate ma è apparso un inquietante frustino Ieri ha preteso che alla noria lavorasse una sguattera da sola, e quando le ho fatto presente che da sempre tale lavoro viene fatto da due, perché per una sola donna è troppo faticoso, mi ha schiaffeggiata e poi mi ha incatenata alla noria, costringendomi a  farla girare da sola per tutto il turno. Poiché secondo lei andavo troppo piano, si è messa a “stimolarmi” con un frustino. Se non volevo che mi facesse il “culo a strisce” ho dovuto impegnarmi tantissimo e a sera ero distrutta. Per impedire che si “batta la fiacca” e non dovere stare a controllarci, ha fatto installare da un artigiano un campanello che suona se la noria non viene fatta girare con sufficiente velocità. Il campanello suona brevemente per alcune volte, segnalandoti che devi accelerare. Se non recuperi in fretta si mette a suonare di continuo ed allora sei nei guai.
Poiché non era soddisfatta del mio lavoro, ho dovuto passare la notte nel “quarto oscuro” un ripostiglio dove devi dormire nuda per terra, con un paio di rozze coperte di lana spinosa. Ma dopo mezz’ora che sei rinchiusa al buio, scopri chi ti farà compagnia per la notte: insetti che ti strisciano addosso e topi che corrono per la stanza. Ovviamente ho passato una notte d’inferno, sveglia, terrorizzata da ogni piccolo rumore e continuando a grattarmi, avvolta nella coperta con la speranza che mi proteggesse.
Oltre a prendersela con noi sguattere, la “consultora” maltratta anche il resto del personale, sono venuta a sapere che ha punito anche la cuoca e due delle massaggiatrici. Questo stato di cose sta facendo sorgere un grande malcontento e l’altra sera Pilar è venuta, in segreto, nella stanza di noi sguattere dicendo che loro tutte sono stufe della “perra”, infatti il soprannome che si è meritata è proprio “cagna”. Si spera che la Signora torni presto dalle sue ferie, in modo che possa prendere provvedimenti.
Sguattera Nadia

16 novembre 2011

PENSION BALNEARIA 8


Cara Monika,
qui la vita di lavoro incessante continua. Oggi, oltre al turno a girare la noria, una delle massaggiatrici che si chiama Pilar mi ha ordinato di pulire la stanza dove effettua i trattamenti agli ospiti. Mi è stato detto dalle colleghe  che non solo questo lavoro non tocca a noi, ma che noi sguattere non dovremmo mai entrare in  quelle stanze, ed allora ho cercato di rifiutarmi. Risultato la signorina Pilar mi ha sculacciata,  sulle sue ginocchia.  Non vi dico la vergogna, per una donna matura, venire trattata come una bambina. E non solo, Pilar è una massaggiatrice, quindi ha i muscoli delle braccia ben esercitati. Venire picchiate a mani nude potrebbe sembrare una punizione leggera, almeno confrontata con  quelle raccontate da altre domestiche qui sul blog. Però anche dei colpi non esagerati, che colpiscono decine di volte lo stesso punto, fanno male. Dati i muscoli di Pilar io suoi colpi SONO FORTI! La tecnica di Pilar potremmo chiamarla 10-5-5-10 e cioè  10 colpi sulla stessa natica, nella medesima posizione, poi 5 sull’altra e poi 5 sulla prima, 10 sulla seconda e via a seguire. Si è limitata a 60 colpi, ma vi posso assicurare che le mie lacrime e i miei lamenti non erano affatto simulati o esagerati.
Ho raccontato il tutto a Veronica, mi ha detto che la Signora ha ordinato a domestiche e massaggiatrici, di limitarsi a sculacciarci a mano nuda e il numero massimo di colpi è 200. Questo per evitare che eccedano con  l’entusiasmo nelle punizioni, tutti gli altri castighi vengono comminati direttamente dalla Signora
Un abbraccio
Sguattera Nadia

26 ottobre 2011

PENSION BALNEARIA 4

Cara Monika,
ecco il lavoro assegnato a noi sguattere: dobbiamo prelevare dalle apposite vasche termali il rinomato fango che verrà usato per i trattamenti della ricca clientela. Il fango, stagionato e quasi bollente, viene estratto con un antiquato sistema chiamato “noria” a funzionamento manuale.
Ricordate nei film western il somarello bendato che gira in tondo muovendo una pompa od una macina, ecco quella era la noria. Credevate che fosse una cosa da medioevo? Sbagliato, noi abbiamo il privilegio di averne una funzionante e purtroppo non c’è più il povero somarello ma deve essere trascinata dagli sforzi di una o due sguattere. Inutile dire che questo è il lavoro punitivo per eccellenza., soprattutto se viene aggiogata solo una serva, magari bendata. Tra l’altro quando si lavora alla noria si devono indossare gli indumenti di gomma per non sporcarsi troppo, anche se con la vicinanza del fango maleodorante e bollente ci si squaglia dal sudore Le altre serve devono trascinare i pesanti carrelli,  colmi di fango, per stretti corridoi inclinati, fino alle stanze di trattamento. Ecco spiegata anche la scelta di divise color marrone, è per mascherare gli schizzi di fango che a volte ci raggiungono, nonostante l’abbigliamento protettivo.
Un abbraccio dalla sguattera Nadia.
(4- continua)

nella foto: Ela, Hausfrau

31 agosto 2011

LA SGUATTERA A DIETA 6


Cara Monika,
oggi è finito il periodo di digiuno della sguattera Lucia. Poiché le avevo concesso una pausa dei lavori, data la debolezza non volevo svenisse e cadendo si facesse male, adesso la attende il resto della settimana di lavoro sodo per riportarsi in parità. Questo anche perché la settimana prossima le si aggiungerà ulteriore lavoro. Il fatto che sia a dieta non deve diminuire l’efficienza della sguattera.
Ti saluto e ti allego la relazione di Lucia
Barbara

Cara Monika,
oggi era il sospirato giorno della fine del digiuno. Erano quattro giorni che me lo immaginavo,  sognando che la Signora mi avrebbe concesso delle buone cose, o almeno la dieta precedente. Invece delusione: la Signora  mi ha detto che avrei avuto una dieta molto leggera. Ed eccoti il resoconto della giornata: finalmente mi sono potuta togliere l’umiliante cartellino “Domestica a digiuno”. Poi ho iniziato a riordinare la casa, ce ne era molto bisogno. Al momento della colazione la Signora mi ha ordinato di preparare una pentola con minestra di dado, con la pastina.
E così un piattino di minestrina calda a colazione e poi minestrina fredda di pranzo e minestrina ormai solidificata  di cena. Questo ad una donna che viene da quattro giorni di digiuno. E oggi ho dovuto anche lavorare. Inutile dirvi che la fame è restata come nei giorni scorsi, però mi sentivo un peso sullo stomaco, non più abituato al cibo. Inoltre, nonostante la fame, la minestrina fredda ed orami rappresa fa veramente schifo.
Per i lavori si è trattato di pulire a fondo la casa. Come al solito, e poi iniziare a lavare, quasi tutto a mano, soprattutto le preziose lenzuola di seta nera della Signora, a cui tiene moltissimo. Dovrò lavare ancora per una altro giorno, da non credere. E poi mi aspettano i vetri, e i pavimenti di fino, da pulire in ginocchio.
Spero di non fare indigestione, con tutta la minestrina. Scherzi a parte spero che domani si torni a qualcosa di più umano da mangiare.
Ciao cara collega, a domani.
Sguattera Lucia

17 giugno 2011

VILLA PENITENZA: LE FORZATE DEL CONCIME


Cara Monika,
scusa il ritardo ma ieri sera non ero proprio in condizioni di scrivere il report.
I miei guai sono cominciati prestissimo, quando camminando ho involontariamente urtato la Signora Infermiera. Mi è venuto istintivo scusarmi, dimenticando di essere una sguattera, dicendo “Scusami”. Gravissima infrazione all’etichetta. Di lì a poco la Signora Infermiera è tornata, accompagnata dalla Novizia Barbara che mi ha consegnato una saponetta, già ammorbidita nell’acqua calda. Mi hanno costretto, dapprima a leccarla con tutta la lingua, poi a tenerla in bocca per 15 minuti e per finire a masticarne un pezzo per poi risputarlo. Non vi dico lo schifo, anche perché era una saponetta profumata. Mi hanno permesso di sciacquarmi la bocca ma il sapore mi è restato in bocca per tutta la giornata.
Ma il peggio doveva ancora venire, le Signore hanno fretta di terminare il giardino, poiché vogliono festeggiare qualcosa ed allora non possono attendere i nostri ... tempi digestivi. La Signora Portinaia ha avuto l’idea del pozzo nero: essendo la casa in montagna non è collegata alla rete fognaria ma ha il pozzo nero, che deve essere vuotato periodicamente. Detto fatto, siamo state messe tutte e tre ai lavori forzati. Io, l’ultima ad avere meritato una punizione, ho dovuto indossare lo “Scafandro” ed ho avuto l’invidiabile compito di sollevare il tombino e poi, con un secchio, a cui era stato fissato in qualche modo un pezzo di legno, prelevare il contenuto del pozzo nero. Poi il secchio veniva passato alle colleghe che provvedevano a svuotarlo sul terreno. La puzza all’imbocco del tombino era tale che le Signore hanno deciso di legarmi in vita con una corda, per evitare che svenendo potessi cadere nel pozzo. Immaginatevi lavorare per quattro interminabili ore dentro uno scafandro impermeabile, sotto il sole e potendo a malapena respirare. E naturalmente guai a rallentare il ritmo o, peggio a fermarsi un attimo, subito appariva la Novizia per ricordarci a frustate il nostro dovere.
Alla fine io ero talmente sporca ed in tali condizioni che la Novizia ha dovuto lavarmi con l’idrante del giardino.
E il compito successivo è stato di zappare il terreno, in modo che assorbisse il concime e sparisse il cattivo odore da questo esalato.
Finito il lavoro la Signora Infermiera ha detto a me e Brune di non preoccuparci, che alla pulizia di quei pozzi neri dei nostri intestini si sarebbe  comunque provveduto nei prossimi giorni, che premurosa, vero?   
Per cui ieri sera, appena ricevuto il nostro pasto e terminati i lavori serali sono crollata addormentata sul materassino.
Stamattina ci hanno svegliato prestissimo, fatte indossare le divise e spedite in paese, trainando un carrettino, per fortuna senza gli zoccoli punitivi. Due Signore, naturalmente ci controllavano dal SUV. Abbiamo trainato il carrettino fino ad un fiorista, dove sono stati acquistati dei bei cespugli fioriti. Vedere tre sguattere a trainare un carretto ha lasciato allibiti tutti i presenti, ci sono state occhiate stupite e gente che ridacchiava, noi eravamo paonazze. E poi via, trainare indietro il carrettino ora carico, in salita. Alla fine del viaggio, subito alle vanghe, sotto la direzione della Signora Severa, per piantare i fiori  ed i cespugli. Ed infine un ora per innaffiare abbondantemente il giardino. Insomma siamo arrivate a sera saltando anche il pranzo. Finalmente ci siamo potute dissetare e nutrire.
Come vedi qui a Villa Penitenza si fa in modo che noi sguattere non si resti con le mani in mano.
Un caro saluto dalla sguattera Lucia.

14 giugno 2011

VILLA PENITENZA: CONCIME DI SERVA

UN ERRORE PAGATO CARO

Cara Monika,
devo subito confessare di aver commesso un gravissimo errore, nel descrivere la gerarchia di Villa Penitenza: i livelli servili sono: sguattera, domestica femme de chambre. I livelli intermedi: postulante, NOVIZIA, sorvegliante  ed infine al top la Signora.
Questa dimenticanza, sommata alla mia tendenza a nominare le Signore per nome, omettendo il titolo, mi è costata una dura punizione da parte della Novizia Barbara, infatti già ieri sera tardi, le Signore riunite la hanno accettata. E’stata anche nominata la Maestra delle Novizie, la Signora Severa, che guida ed istruisce le Novizie nei loro compiti, e probabilmente le castiga, anche se noi serve non veniamo a conoscenza di ciò.
Anne e Brune, con un lavoro durissimo, hanno finalmente terminato di dissodare il giardino. Dove erano erbacce e sterpi, ora ci sono graziose aiuole. Le loro mani si sono indurite e sembrano quelle di un contadino. Prima però di piantare i fiori, bisogna concimare il terreno. La Signora Bancaria ha deciso che “in mancanza di sterco di vacca, concimeremo con sterco di serva”. Si è pertanto deciso di sottoporci ad una dieta molto ricca di scorie e di praticarci una radicale pulizia intestinale una volta ogni due giorni. Anne e Brune dovranno occuparsi di ritirare i secchi da noi usati per gabinetto ed utilizzarli per concimare.
Detto fatto, da oggi alla nostra razione di pastone sono stati aggiunti due mestoli di fagioli e della cicoria selvatica, che siamo andate a raccogliere in grandi quantità. Affamate come siamo divoriamo il tutto, però poi ti lascio immaginare il brontolio di pancia e l’odore che aleggia nel nostro dormitorio!
E veniamo al pomeriggio. Date le mie mancanze sarò io ad essere punita. La Novizia Barbara mi fa mettere sul lettino e provvede, guidata dalla Maestra delle Novizie, alla dilatazione anale. Mi fa parecchio male, poiché passa alla misura successiva a quella a cui ormai ero abituata.
Segue la lezione avanzata di elettroterapia: la Signora Victoria, e la Novizia Barbara, mi collocano diversi elettrodi, compresi il vaginale e il rettale, collegandoli  con gli appositi fili e mi fanno indossare lo “scafandro” e gli stivali di gomma. Mi mettono anche l’elettrodo per la lingua.
E’stata portata una scaletta di 3 gradini che devo salire e scendere decine di volte, a passo di corsa. Non vi dico in che stato sono! Ma ogni volta che rallento, la terribile macchinetta se ne accorge, non so grazie a che sensore, e mi manda dolorose scariche nei punti più delicati. Mi contorco come una marionetta e sudo come se fossi in un forno, il sudore cola dal fondo dello scafandro negli stivali. Inoltre le scariche alla lingua mi fanno sbavare e cola in lunghi fili dalla mia bocca, poiché non ho neanche la forza di asciugarmi. Quando finiscono mi devono svestire e riportare al mio posto perché non mi reggo in piedi.
Insomma, come puoi vedere ogni giorno a Villa Penitenza porta i suoi dolori!
Un saluto dalla sguattera Lucia.

9 giugno 2011

VILLA PENITENZA: I LAVORI FORZATI


I LAVORI FORZATI

Cara Monika,
stamattina siamo state convocate in salone. Il tribunale, presieduto da Bancaria era già riunito. Sono state trascinate le colpevoli, pallidissime, che si tenevano in piedi a fatica. Mi hanno fatto molta pena, torturate, maltrattate e tenute a digiuno, senza bere e rinchiuse in condizioni terribili per tre lunghissimi giorni e notti. Siamo state tutte fatte inginocchiare sui nostri tappetini di penitenza.
Le durissime sentenze sono state lette: Anne e Brune sono riconosciute colpevoli di furto, effrazione e attentato alla salute delle ospiti di Villa Penitenza. Verranno marchiate a fuoco, messe ai lavori forzati ed utilizzate come cavie per tutte le punizioni che verranno presentate da adesso in poi. Ma non era finita! Siamo state chiamate anche io e Barbara, immaginatevi la nostra sorpresa e la paura: siamo state viste da Severa ieri sera, mentre davamo da bere alle due detenute, mosse a compassione dalle loro condizioni dopo due giorni di maltrattamenti, sete e fame.
Siamo riconosciute colpevoli di favoreggiamento. Il tribunale però stabilisce che le punizioni a cui dovremo essere sottoposte dovranno essere stabilite da una giuri di nostre pari.
Pertanto Monika, chiederei in particolare a te ed alle altre serve del blog di suggerire, magari tramite i commenti, le punizioni da assegnarci. Vi preghiamo di farlo in modo che anche noi si possa espiare la nostra colpa, anche perché altrimenti provvederanno le nostre temibili Signore!
Appena tolta la seduta del tribunale, Infermiera e Severa si sono recate nella città più vicina per rifornirsi degli opportuni mezzi correttivi. Le restanti Signore hanno fatto denudare Anne e Brune, sono poi stati fatti indossare stivali di gomma, mutande impermeabili e grembiule da giardiniere, oltre al fazzoletto da testa. Così rivestite sono state portate nel terreno all’esterno di Villa Penitenza, richiuso da alte mura. Qui è il regno delle erbacce, non è mai stato coltivato dai tempi in cui la villa venne costruita. Sono stati loro consegnati piccone, badile e zappa. Dovranno dissodare il terreno e trasformarlo in un giardino impeccabile. Per oggi hanno iniziato a sradicare le erbacce a mani nude! Inutile dire che tra le erbe ve ne sono di urticanti e spinose. Inoltre sono il rifugio di innumerevoli specie di insetti e di molti formicai di formiche particolarmente feroci. Le ho viste quando sono state fatte rientrare per il pasto serale, la pelle nuda, esposta al sole era già paonazza, un magnifico contrasto con le parti coperte da mutande, gambali e grembiule. Portinaia ha tastato loro la schiena provocando gemiti di dolore, penso che stanotte dormiranno a pancia sotto!
Monika, vi saluto tutte Signore e serve.
Un abbraccio dalle sguattere Barbara e Lucia

foto © Monika
diesgno © G. Pichard

15 agosto 2009

LAVORI PESANTI ESTIVI


Cara Monika
Sono la Signora Elda, ti scrivo per porti un altro quesito, a breve passerò un periodo di vacanza in casa di amici, quindi dovrei lasciare le mie domestiche a casa da sole, per far si che non si impigriscono troppo dovrei trovarle qualche lavoro, particolarmente pesante e impegnativo da assegnarle, tu hai qualche idea
P.S. sono ancora in impaziente attesa di vedere le vignette dedicate alla mia sguattera Lia
un grosso saluto
Signora Elda


Gentile signora Elda,
mi scuso per la risposta tardiva, ma in questo periodo sono molto impegnata non solo come redattrice ma anche come vera domestica, per cui il tempo è purtroppo limitato.
Veniamo alla sua richiesta:
sicuramente le serve non devono impigreire, per cui io le suggerirei, se ha un oto o un giardino, di impegnarle per almeno tre quattro ore al giorno in qualche lavoro pesante di giardinaggio: concimare le piante, dissodare, eccetera, sempre in tenuta da lavoro pesante e con grembiuli e stivali di gomma. Inoltre ordinerei alla sguattera Lia di lavare tutti i pavimenti della casa una volta al giorno, e alla più giovane di lavare tutti i vetri della casa, quotidianamente.
Mi faccia sapere cosa ne pensa e se le sembra una proposta efficace
sua domestica Monika

ps: le illustrazioni sono quasi pronte!