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25 aprile 2015

LANCY 17 - LA PETOMANE


LANCY 17 – LA PETOMANE
di sguattera sudiciona
La Dottoressa ha deciso di sottoporre la promettente vacca 14 a nuovi esperimenti. Tale decisione deriva anche dalla segnalazione di una delle Infermiere Mungitrici, relativa alla abbondante emissione di peti della vacca 14. Ora, dato il regime a cui sono sottoposte, non è affatto insolito che le vacche emettano potenti scorregge, ma la vacca 14 ha trovato il modo di farsi notare anche stavolta.
Benissimo, si dice la Dottoressa, questa è una buona occasione per allenare la vacca 14 a trattenere il più possibile i gas intestinali.
Una breve telefonata ordina di portare la vacca 14 in ambulatorio. La sudiciona non si aspettava affatto di essere portata nuovamente in ambulatorio e, quando capisce dove si trova delle lacrime di paura scorrono lungo le guance. Lacrime che indispongono alquanto la Dottoressa. “stupida vacca, io ti onoro delle mie cure e tu piangi senza motivo”, grida schiaffeggiando ripetutamente guance e mammelle della sudiciona.
La dottoressa ha ideato un altro doloroso esperimento a cui sottoporre la sudiciona. Innanzitutto la vacca 14 viene denudata e fatta “accomodare” su di una bicicletta da camera, posta nell’ ambulatorio. Le mani della sudiciona trovano posto in “guanti di contenzione” fissati al manubrio, i piedi sono fissati ai pedali. La sella è simile a quella per prevenire problematiche alla prostata dei maschietti: una specie di “V” che non preme sulle parti intime ma che, in questa applicazione permette libero accesso agli sfinteri della “vacca ciclista”. La dottoressa, ora, si arma di una spugnetta estremamente abrasiva e “tratta” capezzoli, ventre, ed interno cosce della sudiciona. Qui vengono incollati grossi elettrodi che sono poi collegati ai cavi di una sofisticata centralina. La Dottoressa ordina alla sudiciona di iniziare a pedalare. Lo sforzo richiesto, sia pur non enorme, è abbastanza notevole. La Dottoressa istruisce la vacca 14 su di una specie di “semaforo” a led. La pedalata dovrà tenere acceso il led verde posto al centro. La sudiciona potrà far accendere impunemente il led giallo di velocità eccessiva, ma ad ogni accensione del led rosso di bassa velocità si avvierà un generatore di dolorose scosse. La sudiciona, che pedalava svogliatamente, ha subito un assaggio che la fa torcere e le strappa un grido di dolore. Ma la dottoressa ha in serbo altro per la sudiciona: preleva una grossa “pera” di gomma da un carrello. La dottoressa preme la pera, sorridendo soddisfatta al rumore dell’aria che esce e rientra dal cannello. Cannello che, in men che non si dica finisce tra le natiche della sudiciona. Ora la Dottoressa preme gradualmente la pera, immettendone l’aria nell’intestino della sudiciona. Ma una sola pera non basta, la Dottoressa ne spremerà ben tre nella pancia della vacca 14. La sudiciona sente l’intestino dolorosamente pieno di aria. La Dottoressa estrae la pera, la sudiciona stringe spasmodicamente lo sfintere, sforzandosi di continuare a pedalare alla velocità prescritta. Un gorgoglio segnala che l’aria si è distribuita un po’ meglio e la sudiciona sente scomparire il dolore. Sollevata si concentra sulla pedalata. Dea un po’ ha iniziato a sudare. Ma la Dottoressa non è soddisfatta, una seconda pera di aria strappa un mugolio alla sudiciona, che rallenta visibilmente la pedalata. Ahhhh è la reazione alla inevitabile scossa. La sudiciona, per paura delle scosse, accelera nuovamente, ma la Dottoressa le scarica una terza pera di aria. La pancia ora duole moltissimo. La sudiciona, però, con le mani bloccate non può neanche massaggiarsela. Un nuovo gorgoglio segnala che il gas si è trovato una strada nei meandri della pancia della ciclista. Ma ora la Dottoressa avverte la sudiciona che sta per indurire la pedalata. La sudiciona si sforza disperatamente, si sente il cuore in gola. Ma gli sforzi per pedalare stanno causando un altro problema, i movimenti peristaltici, uniti alla pressione dei muscoli, tesi per assecondare lo sforzo delle gambe, hanno spostato una parte del gas fino all’ano della sudiciona. La sudiciona ha ora un urgente bisogno di scoreggiare. Bisogno che si ingigantisce ad ogni pedalata. La pedalata della sudiciona, tormentata dal mal di pancia si fa irregolare. Sulla faccia si legge tutta la fatica ed il dolore. Concentrata come è sui propri problemi, la sudiciona non sente neanche l’incoraggiamento della Dottoressa che la dice che manca solo mezz’ora alla fine della prova. La sudiciona prova a rilasciare un poco alla volta lo sfintere, se le andrà bene riuscirà ad liberarsi almeno di una parte del gas senza che la Dottoressa se ne accorga. Ma purtroppo per la sudiciona “il cul fece trombetta”, nel silenzio l’osceno rumore risalta ancora di più, facendo infuriare la Dottoressa.
La sudiciona viene fatta scendere dal sellino le viene ordinato di restare in piedi, una impietosa speciale sonda di gomma rossa, fornita di fori per fare uscire i gas le viene profondamente inserita nell’intestino e la mano della dottoressa preme di piatto sul ventre svuotandolo dolorosamente.
Ma la Dottoressa vuole, in qualche modo, castigare la Mucca 14 per l’irriverenza. Scrive su di una delle sue ricette: Sottoporre la mucca 14 a clistere di 2 litri di latte e melassa. Applicare plug numero 4. Ritenzione 20 minuti. Se vi fossero coliche gassose ripetere il clistere una o due volte. Ora, dovete sapere che il latte e melassa, era una antica formula curativo-punitiva utilizzata nel periodo vittoriano, appunto per le serve scorreggione. L’effetto non solo è fortemente purgativo ma, appunto, genera moltissimi gas intestinali
La sudiciona viene rimandata, accompagnata dalla ricetta punitiva alla stalla. Qui giunta viene presa in carico da una infermiera mungitrice che si incarica di farle passare una serata indimenticabile. Alla mucca 14 viene applicata una specie di gogna che blocca assieme polsi e caviglie, in pratica è “incaprettata”. Senza fretta l’infermiera avvicina una piantana su di cui fa bella mostra un antico irrigatore di vetro, un pezzo da museo. L’irrigatore è pieno di una mistura del colore di un cappuccino: latte con melassa nera, la più potente. Al termine della gomma troviamo una sonda, sempre vintage, di ebanite nera. La forma è piriforme, facile ma dolorosa da infilare, poi tappa abbastanza bene ed è difficile da espellere involontariamente. L’infermiera infila senza troppi complimenti la cannula alla sudiciona e al lamento che segue all’operazione commenta “vacca 14, stasera avrai modo di abituarti ben benino a questo cannello!”.
La sudiciona ora è tutta concentrata, cosa le riserverà questo clistere, stranamente poco abbondante? E cosa è quel liquido dallo strano colore?
Lo scoprirà ben presto, infatti la Mungitrice apre del tutto la chiavetta. Un fiotto di liquido caldissimo fa sussultare la sudiciona. Il liquido entra senza dare poi quel gran fastidio. La sudiciona è contenta, credeva molto peggio. Ma ha fatto i conti senza l’oste, ancora prima che il liquido finisca dal suo pancione iniziano a sentirsi imbarazzanti gorgoglii. E a cannula chiusa, ma col cannello ben inserito a fare da tappo, i gorgoglii continuano, ora la sudiciona sente l’intestino che si gonfia e rilascia fastidiosamente. Insomma il latte e melassa sta facendo effetto. Il viso della sudiciona ora mostra chiaramente che il fastidio sta trasformandosi in dolore, non un dolore localizzato ma un dolore che è dappertutto, si muove in sincronia con le bolle di gas che smuovono il liquido purgativo causando l’emissione di ulteriore gas. In pratica è una reazione a catena. Dolorosamente, mosso da potenti movimenti peristaltici, il gas si fa strada …. verso l’uscita. Uscita che però è sbarrata dal plug. Non so se la sudiciona debba ringraziare l’Infermiera di madame Janine per averle risparmiato lo sfintere o dolersi di questo fatto. Alla fine l’inevitabile accade, un geyser spara all’esterno la cannula, seguita da liquidi e gas innominabili. La Mungitrice, evidentemente avvezza a questo tipo di castighi,. sculaccia fortemente la sudiciona e infila nuovamente un plug di misura superiore, infatti vi sono ben quattro misure di plug . “Questo ti costerà la ripetizione di questo clistere dall’inizio”, sono le sue parole ad una sudiciona ormai sconvolta dal mal di ventre.
E la ripetizione del clistere avviene puntualmente non appena la sudiciona ha dolorosamente e rumorosamente smaltito il precedente.
La mucca 14 capisce che stavolta sarà anche peggio: le duole ancora la pancia per i maltrattamenti precedenti e l’Infermiera Mungitrice è già lì con l’enteroclisma pieno fino all’orlo di caldissimo liquido sconvolgente. Ed a giudicare dal colore, la dose di melassa nera è stata pure aumentata. La sudiciona, da brava vacca, cerca di commuovere la mungitrice, ma questa mossa a Lancy non può funzionare, anzi, frutta alla sudiciona alcuni colpi di scudiscio.
E presto la sudiciona si torce nell’accogliere nelle budella il plug attraverso cui la irrigano col terribile latte purgativo. I brontolii ed i dolori sono ancora più forti di prima ma, per fortuna della sudiciona, il suo intestino si è ben vuotato con il clistere precedente. Per cui, sia pure con una mongolfiera al posto della pancia, la sudiciona stavolta non “spara” via il plug. Il tempo di attesa pare eterno, ma finalmente la Mungitrice apre la gogna che teneva incaprettata la sudiciona. Ma il tormento non è finito, la sudiciona sempre tappata deve eseguire la marcia punitiva fino alla stalla. Vi giunge stravolta dai dolori e dalla nausea. Qui giunte, finalmente la mungitrice le dà una pacca sul sedere e le permette di “spingere”. Potete immaginare quale sia l’effetto, visto la quantità di gas che deforma grottescamente il ventre della mucca 14.
Vostra stupida vacca sudiciona.
(17- continua)

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 8


Diario di una educazione – 8
Nell’educazione della nostra serva trovano posto anche metodi disciplinari più tradizionali, metodi che la Oberschwester utilizzava quotidianamente sulle atlete, metodi che non lasciano segni visibili e non usano debilitanti purganti o clisteri. Vincendo la vergogna la serva racconta le proprie punizioni alle amiche.
La serva, come al solito, ha pulito male il pavimento. Inutile la scusa di avere fretta di finire il lavoro. La Oberschwester le impone un castigo dal nome intraducibile in italiano, lo chiameremo “il castigo della lastra”. La serva viene fatta denudare completamente e fatta stendere prona. Il pavimento è freddissimo e la serva si ingegna, inarcandosi e puntellandosi sui gomiti e sulle ginocchia, per non appoggiare pancia e mammelle. Passano un paio di minuti, da dietro, una inesorabile spinta, data dalla pianta del piede della Oberschwester, obbliga a poggiare le parti delicate, la serva ha un sussulto, il freddo le toglie il respiro. Ora alla serva viene ordinato di mettersi con le mani dietro alla nuca, gomiti ben sollevati da terra. In questa posizione le punte dei piedi, le ginocchia, la pancia e le mammelle sostengono tutto il peso, appoggiando sulle fredde lastre del pavimento. La Oberchwester ha anche aperto la finestra, in modo che la fredda ed umida aria di un giorno di pioggia aumenti il freddo trasmesso dal pavimento alle nude carni della serva. Alla serva viene subito la pelle d’oca, ed il pavimento pare risucchiarle tutto il calore dal corpo all’infinito. Ben presto la posizione forzatamente immobile diventa un tormento. In particolare la serva sente il peso gravare su pancia e tette che le paiono pezzi di ghiaccio. I capezzoli, induriti dal gelo, le dolgono ad ogni respiro. La voglia di muoversi e massaggiarsi diventa ogni minuto più irresistibile, ma la serva, che sente dietro di sé la presenza e lo sguardo della sorvegliante, non osa muoversi. Un inarrestabile tremito la percorre, manca solo di sentirle battere i denti. Di lì ad una interminabile mezz’ora la Oberschwester si allontana un attimo, forse per un bisogno fisiologico. Come sente i passi allontanarsi la serva di mette in ginocchio ed inizia a grattarsi e frizionarsi furiosamente. Ed è proprio nell’atto di grattarsi la patata che la serva viene colta dalla Oberschwester. “Peccato, stavo per dichiarare conclusa la tua punizione” dice la Oberschwester, “ora farò in modo che tu ti ricordi a lungo di questa tua bravata”. La serva deve bere una intera caraffa di acqua fredda e viene rimessa prona, su di una lastra diversa del pavimento, in modo che sia ancora ben fredda. Le mani sempre dietro la nuca. Passa un'altra mezz’ora. La serva ormai trema e batte i denti di continuo. Ma il freddo che prova, e l’acqua ingurgitata le hanno ben riempito la vescica. La serva stringe inconsapevolmente le cosce. La Oberschwester, che la osserva attentamente, la fa mettere un attimo supina. Mani esperte palpano e premono dolorosamente in corrispondenza della vescica ormai gonfia e distesa. La serva è piena al punto giusto. La Oberschwester si allontana un attimo e torna con una boule gonfia di acqua, fredda di frigorifero, saranno cinque o sei gradi. La serva deve rimettersi prona, la boule piena di acqua gelata posta sotto la pancia. Ora la punita appoggia sulle tette e sulla boule e la pressione si trasmette alla vescica. La sensazione di gelo si combina con la voglia irresistibile di orinare. La serva squittisce e stringe spasmodicamente le cosce. Osa chiedere pietà ma sente la Oberschwester: “devi resistere fino a quando ti darò il permesso, se ti pisci addosso dovrai pulire tutto il pavimento con la lingua”. Ma è destino che la povera serva non riesca a farcela, di lì a cinque minuti di sofferenza il freddo la vince sulla sua poca forza di volontà ed una calda pozzanghera si allarga sul pavimento. La Oberschwester invita ora la serva a “farla tutta”, tanto dovrà lappare tutto il pavimento. E dover leccare tutta la propria piscia ormai gelata, sentendone in continuo lo stomachevole sapore, sarà il nauseante coronamento della “punizione della lastra”.
In una altra occasione la serva è stata sottoposta al “castigo della spazzola”.
E’ stata messa a cavallo di uno sgabello basso, le cosce aperte e le ginocchia ad angolo retto,
modo che sostengano tutto il peso del corpo. Le mani dietro la nuca. L’altezza dello sgabello, con l’aiuto di alcuni libri, è regolata, in modo che la fica della serva sfiori appena le setole di una spazzola, di quelle di una volta di rigido e pungente crine, appoggiata sul piano. La serva, nuda, deve restare “in posizione”, di fronte alla Oberschwester. Di lì a poco iniziano i dolori alle cosce ed alla schiena. “Ferma, devi stare ferma!” è l’ordine che viene continuamente ripetuto. I muscoli delle cosce iniziano a bruciare, le gambe tremano per lo sforzo di sostenere il peso in quella posizione impossibile. La serva ha il viso arrossato, gocce di sudore ruscellano dalle ascelle, ma bisogna restare immobile. Quando le gambe cedono la fica si "siede" sulla spazzola con tutto il peso del corpo...
La serva stimolata dal dolore ha uno scatto e si risolleva, “Ferma, stai ferma!” ripete la Oberschwester, e ben presto alla serva mancano le forze e si appoggia nuovamente, rilasciando finalmente la tensione nei muscoli doloranti. I crini della spazzola segnano a fondo le tenere e delicate carni, senza del resto riuscire a bucarle o fare danni. La serva tiene gli occhi chiusi e si morde le labbra, concentrata nel non muoversi e non urlare.
Passa un terribile quarto d’ora, prima dell’ordine , “ora puoi rialzarti”. Madame ed Oberschwester verificano lo stato della parte punita, commentando lo “stampo” violaceo, lasciato dalle setole. Ed alla serva verrà vietato assolutamente, una volta rialzata di “massaggiare” la “parte offesa”.
(8- continua)

2 giugno 2014

LANCY 16 - UN SANO ESERCIZIO FISICO


LANCY 16 – UN SANO ESERCIZIO FISICO
di sguattera sudiciona
A Lancy tutto è studiato per non lasciare in ozio le detenute. E se negli altri reparti di Lancy si ricorre a sofisticati sistemi per sfiancare le mule, nella fattoria le vacche vengono adibite al lavoro dei campi. Infatti un compito di particolare importanza è l’aratura delle immense serre in cui viene coltivata la manioca. La manioca è un tubero dal quale viene ricavata la tapioca, unico alimento somministrato alle detenute di Lancy.
E naturalmente la sudiciona deve sperimentare anche questo. Tirare un aratro per aratura pesante non è un compito facile, richiede un grande sforzo. Per questo a Lancy vengono impiegati “tiri” di quattro vacche. Il lavoro all’aratro, molto usurante, rappresenta lo spauracchio per le detenute della stalla, basti dire che è più temuto di una seduta punitiva nell’ambulatorio della Dottoressa.
La Infermiera Mungitrice fa uscire dalla stalla la sudiciona con altre quattro compagne di sventura.
Le vacche indossano già i mutandoni contenitivi di Lancy. Anche se, al contrario delle mule, non sono ingravidate, dati gli sforzi erculei che dovranno fare, viene fatta indossare la fastidiosa pancera. Al di sopra le mucche indossano un lungo saio marrone, imbottito sulle spalle, dotato di cappuccio. Un morso viene saldamente introdotto tra i denti e strettamente allacciato da una cinghia. Il cappuccio, dotato di due fori per gli occhi ed uno per la bocca ha anche lo scopo di paraocchi, in modo che le mucche non vengano distratte dal proprio impegno. Per preservare in qualche modo i piedi, alle aratrici vengono fatti indossare bassi stivaletti di gomma.
Un grosso aratro le attende. L’aratro è di ferro, pesantissimo, con un enorme vomero. A quattro mucche viene fatto indossare un pesante “giogo”, costituito da un semianello di legno, posto sulle spalle, in corrispondenza della scarsa imbottitura offerta dal saio. Il giogo è collegato ad un sistema di cinghie che ripartisce lo sforzo tra le aratrici. La quinta serva, a rotazione, guida l’aratro, dando il ritmo alle compagne. La Signora Anne H. ha ideato di persona il lavoro all’aratro, una sola sorvegliante riesce, in una lunga giornata di lavoro a sfiancare ben cinque vacche. Ovviamente la sorvegliante è dotata di una terribile frusta di cuoio intrecciato. Basta uno schiocco della frusta perché le aratrici partano.
E veniamo alla nostra sudiciona preferita. Viene brutalmente svegliata dalla sorvegliante del turno di notte alle 6 in punto, nel buio della notte. Altre quattro infelici stanno uscendo dalle celle. La sorvegliante concede loro una pausa bagno, in modo che si svuotino ben bene dal clistere notturno. Fa quindi indossare gli abiti prescritti. Abiti che sono ancora umidi dal giorno precedente. La sudiciona rabbrividisce, nel freddo notturno. Il tiro di mucche viene fatto uscire nelle prime luci del giorno. L’aratro le attende. Arrivano le sorveglianti del turno di giorno. La sudiciona si accorge che a controllare l’aratura sarà la sorvegliante Lotte, una delle più inflessibili. La mucca che dovrà guidare l’aratro al primo turno è incaricata di infilare il giogo e stringere opportunamente cinghie, cinghiette, morsi e cappucci. Inutile dire che si merita un paio di manrovesci dalla sorvegliante Lotte che ritiene le cinghie troppo lasche. Dai muggiti che sfuggono alle aratrici, invece, sembrerebbe che le cinghie mordano già a sufficienza le carni, ma tant’è. Le mucche vengono ora dirette all’appezzamento da arare. Si tratta di un campo di un ettaro, posto appena fuori Lancy. Pensateci, un campo di 100x100 metri! Ma quello che sfiancherà le nostre vacche è il tipo di terreno: molto compatto ed argilloso, non lavorato da anni ed anni. Al comando della sorvegliante, le mucche da traino partono a tirare, ognuna concentrata nel tirare uniformemente, nessuna vuole assaggiare la frusta. Ed ad un secondo ordine, la mucca al comando libera una leva, il vomere si pianta nel terreno ed inizia ad opporre resistenza. Accade che per un po’ le vacche da traino continuino a muoversi ma l’aratro resta quasi fermo, i gioghi e le cinghie si piantano nelle carni e premono impietosi sulle ossa , sentiamo chiaramente i muggiti di dolore. Poi, lentamente l’aratro riprende ad avanzare. Vediamo chiaramente che il passo delle vacche aratrici è lo stesso degli alpinisti, lento ma costante e di grande potenza. La cosa più difficile per le nostre mucche è tirare all’unisono, infatti ben presto vanno fuori sincronismo e l’aratro rallenta. Qui rientra in gioco la sorvegliante che, tramite lo sciocco della frusta, rimette in sincronismo le aratrici. Inutile dire che, se va bene, lo schiocco è solo di avvertimento, ma la pazienza di Frau Lotte è limitata, ben presto la frusta cade sulle schiene impietosa, causando grande dolore. Gli impietosi paraocchi impediscono di vedere altro che non sia il campo ancora da arare, le vacche, infatti non possono, a causa del giogo, girare liberamente la testa. Le nostre vacche sono in un bagno di sudore, la faccia paonazza i denti piantati nel morso, quasi non hanno il fiato neanche per muggire. Ma un esercizio tanto massacrante non può durare all’infinito, ogni mezz’ora viene fatta la rotazione delle vacche. Vacche che, come l’aratro si ferma, cadono a terra sfinite. Occorrono grida e frustate, distribuite generosamente da Lotte, per far riprendere il lavoro a cambio effettuato. Inutile dire che con delle vacche così fannullone Frau Lotte dovrà fare dello straordinario, visto che il lavoro al campo di manioca terminerà nel buio della notte.
Al rientro le vacche, stravolte e coperte di cristalli di sale del loro sudore e della terra sollevata dai loro passi, saranno costrette all’ultimo sforzo di ripulire, oliare e riporre l’attrezzatura. Infine la tanto agognata scodella di tapioca permetterà loro di sopravvivere un altro giorno. E se durante il giorno le vacche da aratura sono esentate dal clistere, la notte possono recuperare, infatti le attende una bella caraffa di “Eau de Lancy”, somministrata, come buonanotte dalla sorvegliante. Il clistere le terrà gonfie nella notte. Ma la vacca numero 14 è tanto stanca che neanche si accorgerà del pancione e dei relativi dolorosi crampi.
(16- continua)

18 aprile 2014

LANCY 14 - LA MUNGITURA


LANCY 14 - LA MUNGITURA
di sguattera sudiciona

La dilatazione
Ed ecco arrivata la mattina. La Infermiera Mungitrice attacca la catenella al collare della mucca 14 e la obbliga a salire a 4 zampe la interminabile scala a chiocciola, fino all’ambulatorio della Dottoressa Helga. Ci vuole molto, anche perché la mucca 14 non ha ancora sviluppato lo “zoccolo” sotto le ginocchia. Una volta arrivate, la Infermiera apre lucchetti e cerniere delle doppie mutande, mettendo a nudo le intimità della mucca 14. La sudiciona viene fatta mettere a 4 zampe anche sul lettino. La Dottoressa rovista un po’ in un armadio a vetri e torna con un oggetto metallico, dotato di leve e viti, tra le mani guantate. Preleva del lubrificante da un barattolo e lubrifica accuratamente una specie di beccuccio conico. Poi stringe due leve e mostra alla mucca 14 che la punta conica si divide in 4 parti e si dilata sempre più. Una lunga vite permette di fermare le leve ed eventualmente di fare dilatazioni micrometriche. La mucca 14 sente il cuore a 1000, che le stanno per fare?
Ma la Dottoressa si è dimenticata qualcosa, torna all’armadietto e porta un morso di spessa gomma. Fa aprire la bocca ed estrarre la lingua alla mucca, poi infila decisa l’oggetto nella bocca. La mucca reprime a stento un conato, è terrorizzata, il morso è costituito da una propaggine che tiene schiacciata la lingua, impedendo di articolare alcunché tranne muggiti, una pallina traforata, con una sede per i denti, tiene la bocca semiaperta. Il morso è allacciato saldamente dietro alla testa da una larga cinta di plastica. Ed ora la mucca 14 sente le dita guantate penetrarla posteriormente e massaggiarla. Sente il freddo dl lubrificante. Ed ora la punta arrotondata del cono viola il buchetto. La Dottoressa lo spinge avanti, fino a che lo sfintere si rilassa in una apposita rientranza ad anello. Ed ora la dottoressa fa forza sulle leve, la mucca 14 sente un dolore terribile e muggisce disperata.
“Quanto rumore per nulla”, dice la Dottoressa, “la bua grossa deve ancora venire, comunque userò l’avanzamento a vite, visto che muggisci come un vitello!”. La mucca 14 sente le dita della dottoressa ruotare una apposita rotella micrometrica. Comincia lentamente e cresce sempre di più, un dolore terribile, paiono aghi infocati nello sfintere. E dura molto molto a lungo, un intero quarto d’ora. La mucca cerca di rilassarsi e muggire il meno possibile, per non peggiorare la situazione. Non sa a che punto sia arrivata, ma sente aria fredda all’interno, che sensazione incredibile!


Il plug
E finalmente è stata raggiunta la dilatazione desiderata. La Dottoressa torna all’armadio a vetri e torna con un lungo cilindro di materiale plastico nero, da un estremità pendono due tubi di plastica, chiusi da rubinetti e con attacchi rapidi. “Ecco qui il tuo ugello” dice la Dottoressa, poi prende una grossa bomboletta dal tavolino. Si rivolge alla mucca 14: “Adesso posiziono l’ugello e metto la schiuma di fissaggio. Se ti muovi anche solo di un millimetro bisognerà rifare tutto e te ne farò pentire, ti metterò l’ugello di dimensioni doppie. Tieni conto che questo farà malissimo, ma non ti lascerà danni permanenti, con l’altro rischi di dover portare pannolini per il resto dei tuoi giorni, hai capito vacca?”. La mucca 14 assente disperatamente con la testa. Nei minuti successivi sente aprire ulteriormente il dilatatore, muggisce e piange ma riesce a non muoversi, poi sente l’ugello entrare e subito la schiuma espansa andare ad occupare lo spazio tra dilatatore, sfintere ed ugello. “Brava, ancora un momentino di immobilità che estraggo il dilatatore, attenta, farà malissimo!”,. La mucca 14 sente un dolore terribile, rivolta indietro gli occhi, ma riesce a stare ferma. Ancora pochi minuti di attesa perché la schiuma diventi solida. La Dottoressa è contenta, si sfila con fare soddisfatto i guanti , prende un panno dal tavolo ed asciuga sudore e lacrime dal viso della mucca 14.
“Brava, sei una delle poche che ha sopportato bene l’applicazione, sento che mi darai delle soddisfazioni.” E poi, come parlasse fra sé e sé: “un buon soggetto per i miei studi, da promuovere presto al collare rosso”.
Poi, rivolgendosi alla Infermiera: “Doppia razione di tapioca alla mucca 14 e nella cena, mettici anche un bel po’ di crusca, voglio che sia nutrita bene, con la giusta quantità di fibre”. Ed ora rimettile le mutande, ed ecco, per nascondere i tubi penzolanti, applica alle mutande questa bella coda.
E, rivolgendosi alla 14, “Bene 14 , trovo che la coda ti doni parecchio, domani cominciamo le cose serie, con i riempimenti e le mungiture, sarai la prima a collaudare la nuova macchina di riempimento da me progettata, sono sicura che darà risultati eccellenti!”
E con queste parole congeda la mucca 14 e la Infermiera Mungitrice. La mucca 14 scopre a sue spese che scendere a 4 zampe la rampa a chiocciola è ancora più difficile che salirla, in particolare con il fastidio del plug, a cui non si è ancora abituata e la “coda” che solletica fastidiosamente il retro delle cosce.


La macchina di riempimento
Dopo una lunga notte insonne è giunto per la mucca numero 14 il tanto temuto momento, la Infermiera Mungitrice la fa inginocchiare e mettere in quella che tecnicamente viene chiamata “posizione genu pettorale”. In pratica “alla pecorina”. Delle cinghie di cuoio bloccano la sudiciona in posizione. L’infermiera, per vedere le smorfie della sudiciona le toglie il cappuccio. Appare la faccia terrorizzata della sudiciona. Ed ecco il temuto apparecchio di riempimento: una “pompa peristaltica” che permette di somministrare il “clistere goccia a goccia”, una tecnica che la Dottoressa Helga sta studiando e cercando di migliorare. L’apparecchio dovrebbe permettere una perfetta pulizia del colon, eseguita, appunto somministrando colossali quantità di acqua goccia a goccia. Come sostiene la Dottoressa, grazie alla lentissima somministrazione le cavie riescono ad accogliere incredibili quantità di liquido. L’apparecchio può gestire automaticamente anche l’ecacuazione, grazie ai tubi del plug anale, ma la Dottoressa preferisce che siano le Infermiere Mungitrici a spremere manualmente l’acqua dal ventre delle mucche, un po’ di tradizione, perbacco. Ma uno dei sogni nel cassetto della Dottoressa è quello di riuscire a far entrare il liquido posteriormente e farlo uscire dalla bocca. La convinzione di poter riuscire in questo si basa sul racconto di un antico medico, vissuto ai tempi del Re Sole, che sosteneva di essere riuscito con successo su svariati “pazienti”. Infatti per documentare inequivocabilmente un eventuale successo la Dottoressa immette del colorante alimentare nell’acqua destinata ad irrigare il pancione della sudiciona.
Ma la preparazione della mucca 14 non è affatto finita, la Dottoressa si avvicina, uno sculaccione e l’ordine di aprire la bocca , un morso viene inserito tra i denti e fissato dietro la nuca con una cinghia, la sudiciona si rilassa, uff ci mancava anche questo. Ma, ripeto, non è finita, ora la Dottoressa prende dall’armadio a vetri una lunga e grossa sonda, poi ordina alla sudiciona di fare delle deglutizioni, la sudiciona è terrorizzata ma obbedisce. E pian piano, tra urti di vomito e colpi di tosse, la sonda penetra dalla bocca della sudiciona, scendendo fastidiosamente per l’esofago, fin nello stomaco. La Dottoressa è soddisfatta, bene 14, non era il caso di lamentarsi tanto. Attraverso questa sonda ti verranno somministrate le tue razioni di tapioca. Rivolta alla Infermiera Mungitrice: “Rimetti pure a questa vacca il cappuccio”.Poi la dottoressa pizzica un capezzolo alla mucca 14, all’inaspettato dolore, la sudiciona urla, ma attraverso il boccaglio l’urlo si trasforma in un muggito!
“Bene, la vacca 14 è pronta per il riempimento” è il commento dellla Dottoressa.
Di lì a poco la sudiciona sente collegare i tubi al proprio plug, vede la Infermiera Mungitrice spingere un carrello con un trespolo che sostiene una damigiana di liquido azzurro. La sudiciona capisce che è destinato a lei. Girando leggermente la testa riesce a vedere la macchina da riempimento, tubi, display, rubinetti pulsanti, ad onta della modernità di questo attrezzo, la sudiciona avrebbe preferito un tradizionale clistere, almeno con quello si riesce a vedere la quantità di liquido con cui ti stanno per gonfiare…. E presto la macchinetta prende vita, con un leggero puff puff. La sudiciona si meraviglia, praticamente non sente nulla: una pacchia!
Ma questo trattamento richiede tempi lunghi, in capo a mezz’ora la sudiciona inizia a sentire l’intestino imbarazzato ed un leggero stimolo. Dopo un ora lo stimolo occupa tutti i suoi pensieri. Ed a quello si aggiunge una altro fastidio: l’acqua assorbita dalle pareti intestinali le riempie la vescica. Passa un'altra mezz’ora, la sudiciona inizia a non poterne più, tenta di muoversi ma è impedita dalle cinghie. Disperata sta per orinare quando…… torna la Dottoressa e preme un pulsante: si sente il ronzio di una pompa e la sudiciona sente il ventre svuotarsi, mentre ode uno scroscio in un grosso bidone posto sul pavimento. Ora la Dottoressa ispeziona il contenuto del bidone: “molto bene, questa apparecchiatura per il goccia a goccia è perfetta, adesso vediamo fin dove possiamo arrivare” e, rivolta alla sudiciona: “adesso che hai eliminato le scorie che ti ingombravano, verrai riempita come non ti è mai successo, vedi di abituarti, la tua permanenza nel reparto mungitura durerà per settimane” L’infermiera ha nuovamente riempito, stavolta fino all’orlo la damigiana di vetro, la Dottoressa, stavolta mette un colorante giallo. Un tasto premuto e ricomincia il puff puff della macchinetta. La sudiciona è stanca di restare in quella scomoda posizione, ma nessuna la interpella. La vescica è ormai pienissima, la sudiciona stringe e rilascia ritmicamente i muscoli della pancia e delle cosce, la pressione nella vescica crese e cala, regalandole forti sensazioni. Intanto pian piano l’acqua entra e, sebbene ciò avvenga una goccia per volta, la sudiciona sente nuovamente l’intestino ingombro.
Ma la sudiciona sente anche altro: le dita della Dottoressa la stanno sottoponendo ad una accurata ispezione intima. E ben presto le dita guantate le vengono poste sotto il naso, odorose e coperte di umori: la sudiciona è incorreggibile, riesce a godere anche così. La Dottoressa è arrabbiatissima: “adesso te la sogni un'altra pausa, voglio vederti col pancione gonfio e l’acqua che ti esce dalle orecchie!!”. Poi la sudiciona sente premere la pancia con decisione, le dita della Dottoressa premono dolorosamente la vescica. Infermiera, metta un caterere a permanenza, uno grosso, direi un 24 a questa porcella. Inoltre applichi tutte le sere, per una settimana, l’unguento numero due, vediamo se riesce a godere anche così. La sudiciona sente le esperte mani dell’infermiera allargarla e il bruiciore dato dal catetere che, inesorabile la penetra. Un subitaneo, piacevole calo della pressione nella vescica segnala che il tubicino è arrivato in posizione. Ma nel frattempo la pompa peristaltica prosegue inesorabile il suo lavoro. Le sensazioni riportate dalla sudiciona sono le seguenti: mancano i crampi e la percezione del liquido che entra veloce. Solo la sensazione di pancia piena che cresce via via, con l’ovvio stimolo a “spingere”, cosa ovviamente vietatissima. La sudiciona è molto stanca, la posizione è massacrante , dovendo mantenerla per ore ed ore. Sente il pancione sempre più gonfio. Inoltre sta montando una nausea infinita, La sudiciona inizia a lamentarsi, emettendo i caratteristici muggiti che contraddistinguono il reparto mungitura.


Il tiralatte
Ma una nuova indegnità attende la sudiciona, la Dottoressa torna e saggia il pancione, che, data la posizione, sporge verso il basso. Soddisfatta la Dottoressa rivolge l’attenzione ad una parte dell’anatomia assolutamente trascurata per quanto riguarda le serve: le mammelle.
La Dottoressa riflette ad alta voce: “Anche se questa vacca è ormai vecchia, vediamo se, applicando gli opportuni stimoli, si riesce ad avere la montata lattea”
Detto fatto, due grosse coppe di plastica vengono fissate alle mammelle della sudiciona. Dalla coppe di dipartono due tubicini che arrivano ad una pompa succhiante-premente.
Ovviamente la fantasia sovraeccitata della sudiciona fa sì che nuovamente la Dottoressa trovi, all’ispezione intima, la sudiciona in uno stato peccaminoso.
“Bene, vediamo di farla calmare”, sono le parole della Dottoressa. E così, con il ventre gonfio, un nuovo tormento inizia per la mucca 14. Ciclicamente la pompa mammillare mette pi n pressione l’aria nelle coppe, praticando un piacevole massaggio, ma proseguendo nella sequenza, di seguito pratica il vuoto nelle coppe. La sudiciona sente come se le strappassero le tette, riesce a sbirciare attraverso la coppa vede le proprie carni violacee, un dolore da impazzire, ben documentato dai muggiti che emette. Fortunatamente per la mucca 14 l’esercizio con il tiralatte non è continuo ma va eseguito per un ora, più volte al giorno.


Il pasto
Nella descrizione dei vari ambienti di Lancy avevamo già parlato della dieta a cui vengono sottoposte le mule, costituita da una pappina di tapioca con addizionate vitamine e minerali.
Ovviamente è lo stesso per le mucche della fattoria, ma nel reparto mungitura la somministrazione della pappina avviene attraverso il tubo che giunge nello stomaco, un sistema avanzatissimo, che non fa perdere inutilmente tempo alle Infermiere Mungitrici.
La sudiciona scopre ben presto, però che tale metodo sarà sì avanzato ma lascia la bocca delle mucche secca e puzzolente quasi quanto una fogna. Vedremo in seguito come le Mungitrici hanno ovviato al problema.

Lo svuotamento.
Ma intanto sono passate le lunghe interminabili ore, la pancia della sudiciona ha, sia pure a fatica assorbita la grande quantità di liquido. “Ora della mungitura” dice l’Infermiera. Le cinghie vengono tolte e la sudiciona viene fatta mettere e legata su di un lettino “ginecologico”. Al di sotto del sedere della sudiciona viene posizionata la sacca di gomma per le deiezioni che la accompagnerà per tutta la sua permanenza a Lancy. La Mungitrice apre il rubinetto del plug della sudiciona. Poi inizia a premere con decisione il ventre, spingendo lentamente ma inesorabilmente le dita riunite a pugno, sempre più a fondo. Dalla bocca della sudiciona si sente un uuuuuhhhhh, infatti la pressione esercitata in questo modo, sta scatenando in pancia alla sudiciona i crampi evitati in precedenza. E la Mungitrice spreme con forza, a due mani, la pancia. La sudiciona ha la faccia rigata di lacrime. A cose finite, arriva la Dottoressa per verificare ed annotare la quantità di liquido somministrata, quattro litri, niente male. Inoltre la dottoressa nota con piacere il sacchetto di pipì collegato al catetere , gonfio e pieno fino all’orlo.
“Bene vacca 14” dice la dottoressa, “adesso verrai portata al pascolo per un ora, così potrai socializzare con le altre vacche!”.


Il pascolo
Poiché la Fattoria e d il Reparto Mungitura sono completamente sotterranei, la Dottoressa ha stabilito che le mucche passino un ora all’aperto, nella zona denominata “il Pascolo”. In questa zona troviamo anche “la letamaia”, il vascone in cui le detenute devono andare a svuotare le sacche delle proprie deiezioni. Delle altre detenute poi, un secchio dopo l’altro, utilizzeranno i liquami, una volta fermentati, per irrigare e far crescere rigogliosi i tuberi di manioca, di cui poi le detenute si ciberanno, una specie di ciclo chiuso!
E veniamo alla mucca 14, deve ora affrontare il fastidio della rimozione delle sonde e dei cateteri che la hanno tormentata finora, “tanto domani li rimettiamo” è l’incoraggiante frase delle mungitrice. Purtroppo per la mucca 14 il fastidioso plug anale non viene mai rimosso.
Ora la sudiciona deve svuotare nella sacca delle deiezioni anche il sacco della pipì. Poi deve sollevare la sacca di gomma pesante una decina di chili e portarla per le interminabili rampe che portano le mucche all’aperto. Ma ben presto si accorge di un'altra cosa, le mammelle, irritate dai maltrattamenti subiti, sono diventate ipersensibili e, data l’assenza di reggiseno, le strappano un gemito ad ogni movimento brusco.
La mucca 14 è guidata e pungolata dalla Mungitrice, per tutto il percorso. Una volta svuotata la sacca, la Mungitrice toglie la catenella dal collare della sudiciona. Finalmente la sudiciona può guardarsi attorno. Altre otto mucche stanno aggirandosi nel “pascolo”, ovviamente le facce sono invisibili, dati i cappucci. Tutte quante si muovono con attenzione, cercando di evitare qualsiasi sfregamento al petto, evidentemente tutte devono sottostare all’esercizio del tiralatte.
In uno degli angoli del Pascolo la sudiciona vede una grossa vasca in cui zampilla acqua fresca, un sogno, accanto un grosso rotolo di cristalli bianchi, del sale, per permettere alle mucche di integrare i Sali e le vitamine assenti dalla tapioca di cui si cibano. Così la sudiciona immerge la testa nella vasca, per bere. Poi lecca golosamente il sale, di cui sente il bisogno e beve ancora una volta. Ma le mucche non devono ciondolare per il pascolo inoperose, così le Infermiere Mungitrici, le obbligano a correre in tondo effettuando a tratti la corsa punitiva di Lancy. E dati i dolori alle mammelle di cui tutte le mucche soffrono, il nome di corsa punitiva è perfettamente indovinato!

(14- continua)

LANCY 13 - LA MUCCA NUMERO 14


LANCY 13 – LA MUCCA 14
di sguattera sudiciona


Uscite Grosse Jeannette e la mula sudiciona, la Dottoressa Frau Helga Von Bernhardt, non nasconde la sua soddisfazione: grazie alla nuova mucca numero 14 potrà collaudare una nuova “macchina di riempimento” da lei progettata e terminata poche ore prima. Sicuramente l’uso della nuova macchina, se darà i risultati attesi, le permetterà di terminare l’ultimo capitolo dal titolo “Riempimento retrogrado completo” della sua poderosa opera “Eradicazione dei vizi ancillari”.
Anzi, pensa la Dottoressa, sarà il caso di riorganizzare le giornate della mucca 14 e compagne, come già descritto in vari capitoli dell’opera: “Privazione degli stimoli”, “Diete e purghe punitive”, “Clistere goccia a goccia”, “Speculum veterinari”, “Pomate rubefacenti, peperoncino e urticazione biologica”, “Adattamento di castighi tradizionali: verberazioni e fustigazioni di soggetti difficili” , “Svuotamento artificiale: cateteri e sonde intestinali a due vie.” L’opera della Dottoressa segue il già famoso suo libretto “Manuale per Mungitrici”.
La sudiciona, dopo le stremanti salite della collina, è piombata in un sonno di piombo. Viene destata prestissimo dall’apertura della cella: Grosse Jeannette la fa alzare e la obbliga a scendere la interminabile rampa a chiocciola che scende nel sotterraneo del reparto di Mungitura. Qui giunte Grosse Jeannette consegna la sudiciona ad una delle Infermiere Mungitrici e, lieta di poter uscire all’aria aperta dall’atmosfera putrida della Fattoria, di cui il Reparto Mungitura fa parte.
La sudiciona indossa, la divisa di ordinanza in tela grigia, già macchiata e scolorita dal sudore. Sente il peso e la costrizione del, grembiule di gomma verde e dei guanti. Il cappuccio, ben calato, le limita la visuale. La sudiciona, memore delle lezioni ricevute, sporge ben bene la lingua. L’infermiera, con due dita, pinza la lingua della sudiciona, tirandola ancora più in fuori. “Bene, vediamo di capirci: da adesso sei la mucca numero 14. Quando io chiamo 14, devi alzare la testa ed obbedire ai miei ordini. Ti verrà assegnata una stalla, in cui passerai la giornata. Una volta al giorno verrai portata a “pascolare” per un ora all’esterno. Porterai con te la sacca dei tuoi liquami e la svuoterai nella “letamaia”. Adesso ti aspettano il “collare” ed il “brindisi di benvenuto” poi vediamo di trovare un morso adatto a te. Per oggi starai a digiuno, poi la Dottoressa stabilirà la tua dieta. Vedi di rigare dritto oppure la pelle del tuo sedere diventerà dura come il cuoio, te lo assicuro”.


Il Collare
Tutte le mucche, come del resto le mule, devono essere dotate di collare, questo offre alle loro sorveglianti un ottimo modo per poterle “parcheggiare”, attaccando semplicemente la catena del collare ad uno degli innumerevoli anelli di cui Lancy abbonda. Inoltre il collare offre un ottimo appiglio per “tirare” una mucca ombrosa. Il materiale è il medesimo, acciaio e gomma, solo che al collare delle mucche può essere attaccato un piccolo campanaccio che “allieta” l’ambiente opprimente delle stalle della Fattoria. Dimenticavo: i collari delle mucche sono di due colori: la sudi…. pardon mucca 14 vede che la maggior parte dei collari è gialla, altri sono rossi. Anche la sudiciona non sfugge al collare, giallo, che le dà parecchio fastidio ma, di certo, non se ne lamenterà, visti i presupposti.


Il Brindisi
La sudiciona si è molto incuriosita per il brindisi, che sarà mai? Possibile che alla fattoria accolgano con un festino? Niente di tutto questo, l’Infermiera Mungitrice si allontana un attimo e torna con una bottiglietta di vetro scuro. La mostra alla sudiciona: Olio di Ricino di Prima Qualità, spremuto a freddo. Doppia dose. Il cuore della sudiciona dà un sobbalzo, è questo dunque il brindisi?
L’infermiera non ha perso tempo: da una armadietto è comparsa una ciotola per cani, di lucido acciaio. L’infermiera versa una abbondante dose di purgante e mette la ciotola a terra. La sudiciona vede che in fondo alla bottiglietta sono restate solo un dito di prodotto. Guarda la ciotola e si sente mancare, dovrà lapparla alla perfezione. Inizia a darsi mentalmente dell’idiota per il vizio a cui non riesce a rinunciare. Ma bando alle ciance, la sudiciona si mette a quattro zampe e tira ancora più fuori la lingua. Inizia il suo lunghissimo stomachevole esercizio. Sudori, brividi, scoraggiamento, che altro di posso dire? Ma grazie allo scudiscio impugnato magistralmente dall’Infermiera Mungitrice, la sudiciona finisce di lucidare la ciotola alla perfezione.


L’attesa
Nelle ore di attesa per l’effetto del purgante, inframmezzate da fetidi ruttini e gorgoglii di pancia, la sudiciona viene istruita a puntino dalla Infermiera su cosa la attende: tutte le mucche subiscono la “dilatazione meccanica” mediante uno speciale speculum rettale. Viene così posizionato un apposito tappo, contenente una cannula di riempimento ed una di svuotamento. Il tappo viene adattato al foro da una schiuma vegetale che espandendosi ed indurendosi farà da guarnizione impedendo qualsiasi rischio di espulsione o trafilamento. La forma del tappo, grazie alla schiuma, diventa talmente precisa che le mucche sopportano bene il corpo estraneo che le dilata notevolmente. Da brave mucche, quando sono a digiuno, tocca loro l’abbeverata: devono bere tre litri di acqua in tre abbeverate da un litro d’acqua. E’un po’ difficile bere un litro tutto d’un fiato, ma ti ci abituerai. Anzi, cominciamo subito. E così la sudiciona deve vuotare d’un fiato una bella caraffa d’acqua, somministratole dall’infermiera che verifica attentamente non vi siano pause. Inutile dire che alla fine la sudiciona ha il fiato corto e lo stomaco visibilmente dilatato.
Ma ora sono cominciati gorgoglii e dolori di pancia. Alla sudiciona viene ordinato di trattenersi fino all’arrivo nella propria stalla. Lì giunta le viene fatta assumere una delle due posizioni standard concesse alle mucche: deve mettersi a quattro zampe. Questa posizione dovrà tenerla molto molto a lungo, durante gli interminabili riempimenti. L’altra posizione concessa è la posizione di mungitura: distesa sulla schiena con le cosce aperte. Ma non anticipiamo i tempi. La nostra sudiciona, ancora priva di tappo orina più volte ed alla fine si scarica lì per terra, sporcando alquanto e sporcandosi mutande e cosce. Ma ad una certa ora entra l’Infermiera Mungitrice: ora del lavaggio: un getto d’acqua, proveniente da un apposito tubo , lava impietosamente con un forte getto di acqua gelata, intimità, mutande, cosce e pavimento. Il liquido di risulta sparisce in un apposita griglia di scarico. Ora di cena per le altre mucche, la sudiciona, pardon, la mucca 14 viene portata nella stalla-cella dove, complici la fame e la paura di cosa la attende, dormirà ben poco.


L’Unguento Preventivo
Non è passata che un ora insonne, per la sudiciona, che la porta si apre improvvisamente: entrano la Dottoressa e l’Infermiera: si tratta di un ispezione a sorpresa, per verificare il comportamento delle mucche. La sudiciona viene sottoposta dalla Dottoressa ad una accurata ispezione manuale. Inutile dire che la sudiciona, a dispetto di tutti i dolori e tutte le disavventure, è parecchio eccitata dalla prospettiva di essere inerme in mano a severe infermiere e dottoresse. Fatto che non sfugge alla Dottoressa. La sudiciona riceve uno schiaffone e la Dottoressa ordina all’Infermiera di applicare l’unguento numero uno. Per prevenire vizi immondi, nella stalla vengono utilizzati tre particolari unguenti urticanti. L’unguento numero uno, abbastanza blando, viene utilizzato per le vacche inesperte. Si tratta di un unguento costituito al 50% da una antico unguento al mentolo, “vapo..rub” e per l’altro 50% di gel disinfettante alcoolico. Il preparato viene steso abbondantemente sulla …. parte peccatrice della sudiciona. La sudiciona resta sorpresa: una piacevole sensazione di fresco….. beh, poteva andare peggio. Ma passato un minuto, un leggero bruciore si fa strada, l’alccool ed il mentolo contenuti nell’unguento stanno dilatando o pori ed arrossando il clitoride e le delicate mucose circostanti. Il bruciore cresce costantemente e, sia pure sopportabile, tormenterà per lunghe ore la sudiciona. Inutile dire che qualsiasi tentativo di sfiorare le parti infiammate è diventato impossibile. La sudiciona, persa nei suoi bruciori si chiede in cosa consistano e quanto brucino gli unguenti due e tre. Sarà bene per lei che righi dritto e che non sia costretta a sperimentarli, ve l’assicuro.

(13- continua)