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22 aprile 2020

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 11

Nuova vita, nuovi lavori

La serva Julia, illustra alla nuova schiava quale è il lavoro a cui si dovrà dedicare: la levigazione manuale del pavimento di un immenso salone. Julia mostra orgogliosa un angolo del salone in cui brillano lucidissime una ventina di piastrelle. Rappresentano un anno di lavoro, spiega Julia alla incredula schiava Skinny. Le mostra poi le numerose pietre abrasive di grana sempre più fine, che devono, con grandi pazienza e fatica, essere passate innumerevoli volte su di una piastrella. Julia spiega a Skinny che le pietre devono  sempre lavorare bagnate, sono infatti tenute sempre immerse nella orina emessa dalla schiava. Un altro lato del salone presenta altre piastrelle lucidate a specchio, lì lavora la serva Paula. Sbrigata la spiegazione Julia consegna a Skinny un secchio, contenente la serie di mole manuali che costituiranno i suoi nuovi strumenti di lavoro. Si è intanto fatta sera, si sente un campanello elettrico squillare quattro volte. A quel suono le due serve Paula e Julia si rialzano dalle piastrelle che stavano lucidando. Julia spiega alla novizia Skinny: ora di bagnare le mole. E tutte e due le serve si abbassano le mutande esibendosi in una lunga pisciata che alza il livello del secchio di liquido paglierino spumeggiante.  Ed anche Skinny, su sollecitazione delle compagne, deve pisciare nel proprio secchio. Di seguito le due serve si recano ad una fontanella e riempiono, ognuna, una bottiglia di acqua da un litro Anche Skinny viene invitata ad imitarle. Dopo di che ad un ulteriore breve squillo del campanello le due serve iniziano a bere “a canna” dalla propria bottiglia. Skinny guarda affascinata il collo delle compagne che deglutisce con continuità, è incredibile ma le due serve riescono a vuotare la bottiglia tutta d’un fiato. Per Skinny la cosa è ben più difficile, vorrebbe sottrarsi ma viene avvertita che sono sotto sorveglianza video, alla minima trasgressione fioccheranno i castighi. E così anche Skinny beve la propria acqua. Sentirsi così piena la infastidisce, soprattutto perché, al pari delle compagne deve riprendere il lavoro. Dopo circa una mezz’ora i reni hanno fatto il loro lavoro e Skinny inizia ad essere infastidita dalla propria vescica. Accenna ad afferrare il proprio secchio ma le compagne la fermano, sarà Madame in persona a dare ad ognuna il permesso di orinare. Passa un po’ di tempo e squilla il campanello per tre volte, al che Paula si alza, con evidente sollievo e si reca nello studio di Madame. Di lì ad un quarto d’ora il campanello suona due volte. E’ la serva Julia a recarsi, con un sospiro, (di sollievo o paura? ) verso l’ufficio di Madame. Passa un altro quarto d’ora. Ormai Skinny è al limite, continua a saltellare da un piede all’altro. Il campanello suona una volta, Skinny capisce che è il suo turno. Entra dalla porta. Vede le due compagne con la faccia al muro, da come stringono le cosce capisce che stanno ancora tenendola. Madame le ordina di spogliarsi e togliere anche le mutande. Skinny, nell’appoggiare i piedi nudi sul freddo marmo viene stimolata ulteriormente ma, ubbidisce all’ordine di appoggiare le mani al muro. Ora Madame inizia a premerle ritmicamente e delicatamente la vescica. Skinny inizia a saltellare e si becca quattro sculaccioni, deve stare ferma. Le ritmiche ondate di dolore fanno accelerare il ritmo del respiro della schiava, chiaro segno di una schiava “predisposta” a godere del proprio dolore. Madame sorride soddisfatta, anche questa schiava diverrà una eccellente cerbiatta. Passa un altro quarto d’ora, con le tre schiave che sospirano e stringono le cosce. Poi, inutile dirlo, data la mancanza d’allenamento, Skinny è la prima a cedere. Dapprima le sfuggono poche gocce che in breve diventano uno schizzo caldissimo che le scende lungo le cosce. Ben presto i piedi della schiava sono in un laghetto di orina. Di lì a poco cede anche Paula. Madame la sgrida Paula è già da una settimana che non vince la sfida. Ed infine Madame dà il permesso di accucciarsi e pisciare in maniera femminile alla trionfante Julia. 
Trionfante perché può fare onore ad una doppia razione di sbobba e viene lasciata libera di riposare. 
Paula, come seconda a cedere riceverà la sua razione di sbobba e potrà andare a riposare.

Alla ultima classificata tocca una “punizione”. Skinny ha un moto di fastidio quando vede che Paula prepara un clistere ed attacca l’apparecchio, ben pieno, ad una piantana. Una volta preparato il tutto, la serva Paula si ritira, sarà Madame in persona a  praticarlo. Skinny, suo malgrado, deve inginocchiarsi e mettersi nella posizione “à quatre pattes”, come dicono le francesi.
Ben presto Skinny sente un dito birichino violarle il buchetto  ed indugiare a lungo in un movimento “dentro e fuori” per lubrificare ben bene. Skinny si è già fatta una buona esperienza di clisteri punitivi, presso Madame Rocio, quindi considera il clistere come una umiliante e dolorosa punizione. Ma la manipolazione anale a cui viene sottoposta, inaspettatamente delicata, inizia decisamente a piacerle. Di seguito Madame sceglie una cannula e la mostra alla schiava. E’ una cannula di un certo spessore e lunghezza, ma niente di estremo. La cannula continua la stimolazione precedente ed infine viene messa in posizione. Viene ora aperto il rubinetto. Skinny si aspetyta qualcosa di estremo, come temperature o nella composizione del liquido purgativo. Invece niente, si tratta di acqua tiepida con una piccola aggiunta di sale ed olio. Il liquido entra per un tempo lunghissimo, Madame somministra il clistere alternando l’altezza del contenitore: a tratti il contenitore viene alzato al massimo, ma ben presto viene riportato in basso, dove il liquido scorre lentissimo. Skinny va in confusione, questo alternarsi di sensazioni fastidiose e piacevoli la riempie di languore.
Madame sta sapientemente regolando le sensazioni ricevute dalla schiava: deve essere eccitata dal trattamento, senza però mai arrivare ad un orgasmo.
Finalmente la lunga somministrazione ha termine. Madame si rivolge alla schiava: “Adesso brutta pisciona vedi di non farti sfuggire neanche una goccia, se non vuoi farmi arrabbiare. E’ ora di pensare alla tua educazione. Voglio vedere come lecchi, ora dovrai soddisfare Julia, che ha vinto il concorso della pipì. Julia si accomoda su di una poltrona ginecologica e Skinny si posiziona. Madame, intanto si è fatta portare una grossa ciotola di cubetti di ghiaccio. E Skinny inizia la sua opera, non che sia una grande esperta di lingua, ma conta di sbrigarsela in poco tempo. Non ha però tenuto conto dei cubetti di ghiaccio, infatti Madame non ha intenzione di concedere un così facile orgasmo ad una serva, ogni minuto il cubetto viene passato sul clitoride di Julia, smorzando ogni eccitazione e rendendo la parte abbastanza insensibile. Skinny inizia ad essere stanca: inginocchiata in una posizione scomoda, con la pancia piena di liquido che inizia a tormentarla con le prime coliche. Ma Madame la sprona, “tutto qui quello che sai fare? Se sapevo che eri così incapace sceglievo un'altra schiava” Ci vuole un'altra interminabile ora prima che Madame si dichiari soddisfatta e conceda alla serva Julia, ormai quasi isterica per le stimolazioni ricevute, di godere. 
Skinny viene istruita su come rimuovere con la lingua le gocce “di rugiada”, poi viene fatta alzare, la pancia, si è un po’ sgonfiata, segno che il liquido durante la interminabile attesa è risalito molto in alto.  La schiava, si tiene la pancia, ora dolorante più che mai. Madame, magnanima le indica un secchio posto in un angolo, “usa quello e vedi di non fare troppi rumori sconci”.  Come se fosse facile, Skinny si accuccia in una posizione scomoda, data l’altezza del secchio e la mancanza di un appoggio, ma l’importante è poter liberare il torrente che la tormenta. La sensazione dello svuotamento è estremamente piacevole per la schiava Skinny, oserei quasi dire che il clistere, praticato da Madame inizia a piacerle. Anche Madame si accorge della cosa, ma Skinny è ancora in addestramento, le è assolutamente vietato godere. Madame, per evitare possibili disobbedienze notturne, decide di mettere a Skinny, durante le notti, il “collare della purezza”. Si tratta di un largo collare di plastica che imprigiona le mani all’altezza del collo, impedendo sudicie  manipolazioni. Alla serva viene inoltre applicato un “allarga ginocchia” costituito da una asticella che blocca le ginocchia divaricate, evitando così tentativi di autosoddisfazione con sfregamenti vari. Skinny passerà così un lungo periodo di castità passiva. Madame sa benissimo che in questo modo la schiava si applicherà al lavoro ed all’apprendimento delle nuove regole.

15 ottobre 2019

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 10

Nuove esperienze

 

Come abbiamo visto la nostra detenuta Skinny sta per cambiare vita. Dopo l’ultimo periodo da incubo, nelle mani di Madame Rocio, spera di trovare una padrona arrendevole. Basta però considerare il fatto che Madame Rocio e Madame Roxana sono sorelle per prevedere guai per la schiava. Poiché il percorso dal Campo alla villa di Madame Roxana è piuttosto lungo, Skinny. viene letteralmente imballata: viene portata una grossa cassa di legno completamente chiusa, salvo alcuni fori per permettere una scarsa areazione. Alla neo schiava viene messo un bavaglio di cuoio che riesce ad impedire anche i mugolii. All’interno della cassa delle corte catene fissano polsiere e cavigliere, costringendo la schiava ad una posizione ad X. Questo impedirà urti contro le pareti della cassa nel lungo viaggio in camion. La povera Skinny vede con raccapriccio che il coperchio viene chiuso e si trova ben presto rinchiusa al buio dentro una cassa con il coperchio ben avvitato. La poveretta indossa la divisa di fatica, completata da pannolone e grembiule di lavoro allacciato stretto. Madame Rocio è stata magnanima ed, in considerazione dei disagi del viaggio non ha voluto infierire. Sull’esterno della cassa vengono apposte le tradizionali scritte di “FRAGILE” ed “ALTO”, nella speranza che i trasportatori non infieriscano troppo, magari facendo viaggiare la schiava a testa in giù per ore ed ore.

Il viaggio, come possiamo immaginare, è un incubo, le sollecitazioni date dalle strade sconnesse si ripercuotono sulla poveretta che cerca in tutti i modi di puntellarsi per evitare che le corte catene incidano la pelle.

Passano ore, in cui la schiava, sballottata quasi come un decollo spaziale ha respirato a fatica un aria impregnata della propria puzza, sudando terribilmente ed orinando più volte nel pannolone.

Finalmente gli ultimi urti, quando la cassa viene scaricata a terra capovolta, senza alcun complimento. Skinny, semisvenuta, sente il rumore di un avvitatore che svita le lunghe viti del coperchio. Improvvisamente la cassa viene inondata di luce, ma quello che delizia Skinny è poter respirare aria pura. Accecata dalla luce sente attorno a sé delle presenze femminili. Finalmene vengono aperti i lucchetti delle catene che bloccavano caviglie e polsi e Skinny può finalmente rotolare fuori dalla cassa, Un piede, calzato elegantemente è il primo contatto con la sua nuova padrona. Il piede la sollecita, costringendola a girarsi. La Signora non è affatto soddisfatta di quello che vede, costringe la schiava a girarsi nuovamente verso di lei. “Andiamo male, sei grassa come una scrofa! Bene, suppongo che con una ferrea dieta e tanto lavoro si possa metterci ripiego. Schiava puoi guardarmi.”

Skinny , ancora a terra, solleva gli occhi sulla Signora che la sovrasta: una bellissima dea con la pelle leggermente ambrata. Vestita di un abito leggero ed elegante, adatto al caldo clima messicano. Poi la serva lancia una veloce occhiata alle due altre figure magrissime ed inguainate in lucide tute di materiale sintetico, una di colore rosso ed una rossa e nera, ma come fanno le due serve a sopportare il caldo in quelle tute”, si chiede Skinny. La punta dello stivale di Madame Roxana sollecita il fianco di della schiava ed un chiaro segno col dito ordina alla serva di alzarsi. Skinny resta così, a testa bassa, di fronte alla Signora, fissandole le costose scarpe.

Madame Roxana affida la nuova schiava alla serva con la tuta rossa e nera: evidentemente il colore rappresenta una serva di grado superiore. E così la nostra Skinny conosce quelle che saranno le sue dirette superiori: la Governante Julia di 32 anni, minuta e dai tratti somatici orientali, donna di fiducia di Madame. L’altra è la serva Paula, di 56 anni, più alta, di chiara origine nordamericana, costretta a dimagrire e consumata dalle fatiche di una dura vita di servizio. Inoltre Paula ha il cruccio, dopo tanti anni di lavoro, di essere posta agli ordini di una giovane governante. Julia fa subito spogliare la schiava ed ordina alla serva Paula di lavarla con l’idrante per innaffiare il giardino: non si sa mai che parassiti abbiano queste schiave provenienti dalla prigione. Una macchinetta elettrica rasa nuovamente la testa della schiava. Si tratta ora di fare indossare alla schiava la divisa, una tuta di materiale sintetico di colore nero, ma, come già visto da Madame la schiava non entra assolutamente nella tuta. La Governante, che sorveglia l’operazione della vestizione della schiava, decide che è inutile tentare di forzare la tuta, in attesa che la schiava dimagrisca a sufficienza, questa dovrà indossare una vecchia divisa di punizione di pesante juta. Alla schiava viene fatto indossare un paio di mutandoni e poi deve infilarsi nella comunque stretta divisa. La pelle di Skinny comincia a prudere: non è ancora abituata alla irritante juta, ci dovrà fare l’abitudine. Larghe cinghie di canapa con un sistema a “cricchetto” permettono di stringere in punti “strategici” la divisa trasformandola in una divisa di punizione. “Ed augurati di non doverla mai provare” dice la Governante.

Nel frattempo sia la Governante che la domestica hanno indossato le loro più comode divise “da fatica”, una divisa nera con risvolti e grembiulino decorativo bianco per la Governante ed una divisa da lavoro grigia, con grembiule azzurro per la domestica.

La Governante illustra alla schiava quale sarà la sua nuova vita: sveglia alle 6, poi dovrà eseguire tutti i lavori di fatica ordinati sia da lei che dalla domestica. Alla schiava sono concessi: due pasti quotidiani, anche se saranno un po’ scarsi, vista la dieta dimagrante ordinata da Madame. In compenso la schiava potrà bere acqua a volontà ma, attenta, la ammonisce, potrai andare in bagno solo quattro volte al giorno. La dura giornata di lavoro della schiava terminerà alle 22, se non si sarà meritata punizioni, altrimenti dovrà recuperare il tempo perso per castigarla, lavorando più a lungo.

Senza perdere tempo, a Skinny viene fatto prelevare il materiale necessario da un ripostiglio e si trova ben presto inginocchiata a lucidare il pavimento.

Si è fatta l’ora del pasto, Skinny ha una gran fame, chissà, il cibo sarà sicuramente migliore che in prigione. Ma Madame ha previsto per Skinny un pasto costituito unicamente da tre gambi di sedano, grossolanamente tritato. Il pomeriggio, poi, prevede lavoro ininterrotto fino alle 20 quando viene concessa la cena, consistente in un pappone molto fluido, da consumarsi velocemente, tra un lavoro e l’altro. Una precisa tabella studiata da Madame ha già organizzato il dimagrimento della schiava. Tutte le settimane Madame verificherà sulla bilancia di precisione il peso. Fallire anche di poco significherà per la schiava l’aggiunta di 2 ore di faticosissimi esercizi ginnico punitivi alla già interminabile giornata di lavoro e sofferenza. Insomma, sono sicura che questo piano di lavoro porterà Skinny molto presto alla taglia indispensabile per indossare la sua brava tuta in latex ed entrare a pieno titolo in qualità di schiava tra il personale di Madame Roxio


(10-continua)

 

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 9

Una visita!

Nel campo di detenzione la vita passa monotona, tra una punizione e l’altra. Le visite alle detenute sono, inutile dirlo, assolutamente non previste. Non mi sfugge, però la vista di una estranea al campo di detenzione. La guardo meglio e capisco che non solo è una Signora ma è praticamente identica a Madame Rocio. Scoprirò poi che si tratta di Madame Roxana, sorella di Madame Rocio.

Madame Roxana è anche lei una padrona inflessibile. Poiché ha gli stessi gusti di Madame Rocio, essendo lesbica e sadica, quando desidera nuove schiave si rivolge alla sorella. Anche se non sta bene dirlo, origlio parte dei loro discorsi, mentre frego i pavimenti, a quattro zampe. Sento che parlano di Fatty, Madame Rocio ne esalta le doti di cerbiatta. Madame Roxana non pare del tutto convinta, infatti la sento esclamare: “Mia cara, la schiava che mi proponi è troppo grassa, se solo fosse un 10 chili di meno…..” ed alla promessa di Madame Rocio di mettere la schiava a dieta: “Tieni conto che non voglio aspettare più di un mese, se tra quattro settimane la schiava sarà calata di 10 chili, la rilevo io, altrimenti mi rivolgerò altrove.”.

Penso che il prossimo mese sarà un incubo per Fatty.

Lo scivolo

Madame Rocio cerca sempre di introdurre novità nel suo centro di detenzione: non per niente è famosa. Sta riflettendo sui destini di Fatty, nonostante i precedenti, Madame non dubita di riuscire a ricondizionarla e collocarla, come schiava, presso la propria sorella. L’unico problema è il peso. Infatti Fatty, nonostante la dieta da fame e il lavoro come pony, non scende di peso in maniera soddisfacente. Occorrerebbero degli esercizi costanti e rigorosi. Fa un gran caldo e Madame decide di passare alcune ore a rilassarsi in una piscina in cui vi sono anche alcuni giochi d’acqua. E Madame Rocio nota un altissimo scivolo. Si tratta di un gioco per adulti, visto che lo scivolo è lungo più di cento metri, avvolto in una spirale discendente ed è alto in tutto più di una quindicina di metri, un palazzo di quattro piani!. Si viene portati in alto da un ascensore e ci si siede nella parte piana dello scivolo, costituito da una profonda “U” di acciaio. Un getto di acqua permette di scendere a velocità prodigiose e terminare la discesa in una grande piscina. Quello che attrae Madame è un gioco che fanno i giostrai, nei momenti di chiusura: una sfida a chi riesce a salire lo scivolo al contrario ed a piedi nudi. Una delle ragazze dei giostrai si incarica di cronometrare. Alla fine il perdente deve togliersi calzoni e mutande e scivolare giù, senza il getto di acqua. Al finissimo orecchio di Madame non sfuggono i vari “puta madre” profferiti dal perdente durante la discesa, tra le risate degli altri. Madame si avvicina alla ragazza che ha cronometrato le salite e chiede il motivo dei lamenti: la ragazza la invita ad appoggiare la mano sulla lamiera dello scivolo. Questa lamiera, verniciata di nero, come le padelle antiaderenti, sotto al sole del deserto, in mancanza del rivolo di acqua, si surriscalda, saranno più di sessanta gradi. Non da ustionare seriamente, quindi, ma da rendere il contatto della pelle nuda piuttosto doloroso. A Madame piacciono le decisioni rapide: si incontra con il “patriarca” dei giostrai ed un pacco di dollari cambia mano. All’indomani i giostrai arrivano per montare alcuni nuovi attrezzi, all’interno del campo. Tra questi il maestoso scivolo. Noi detenute veniamo tenute alla larga, non sia mai che la vista dei giovani fabbri ci scateni una tempesta ormonale. Ed è al mattino successivo all’appello, che la perra e Fatty vengono fatte uscire dai ranghi. Le due vengono fatte denudare. Ma Madame non ha fretta, per ragioni a noi ancora ignote ci tiene inquadrate e sull’attenti a lungo. Nel frattempo il sole ha fatto la sua comparsa ed ha iniziato a scottare. Madame, di tanto in tanto controlla con il palmo la temperatura raggiunta dalla lamiera dello scivolo.

Ad un cenno di Madame la detenuta Fatty, ancora nella divisa disciplinare, si prepara alla prima salita dello scivolo. Prende una breve rincorsa ed inizia a salire. La salita è molto ripida e ben presto Fatty è in un bagno di sudore. Riesce ad arrivare fino a circa mezza salita, poi i piedi sudati la tradiscono e cade, scivolando fino all’inizio. La cosa non piace per niente a Madame Rocio che ordina a Fatty di denudarsi completamente. Fatty può così togliersi la divisa zuppa di sudore. Stavolta Fatty prende una rincorsa molto più lunga. Sale faticosamente fino a dove era caduta prima. Qui la pendenza della rampa aumenta molto. Vediamo Fatty aiutarsi con le mani, ormai avanza con grande fatica. Per sua fortuna riesce a completare la salita senza cadere. Al posto dell’ascensore è stata messa una scala a pili e Fatty scende stanchissima. Madame è contenta sono stati dollari ben spesi. Anzi, presto Madame ordinerà nuove macchine propostale di giostrai, basta un po’ di fantasia per inventarsi nuovi usi.

Ma torniamo a Fatty. Madame dà ordini alle sorveglianti: per i primi due giorni Fatty si limiterà a dieci salite dello scivolo ma, passato questo periodo di allenamento, le salite diventeranno almeno venti. Quanto alla dieta, Fatty riceverà solo un pasto al giorno, costituito da una broda molto diluita, in cui verranno aggiunti i necessari sali minerali per tenerla in buona salute.

Inoltre Madame ordina che Fatty venga portata in infermeria, infatti, per favorirne il dimagrimento, Fatty dovrà essere sottoposta ad un regime di due clisteri al giorno. E se il clistere del mattino sarà di soli due litri di acqua semplice, per idratare la detenuta, in vista dei faticosi esercizi che la attendono, il clistere serale, necessario per eliminare le tossine sviluppate dal grasso corporeo di Fatty che viene consumato, sarà di ben quattro litri di acqua saponata caldissima. Ma non è finita, una volta svuotata Fatty dovrà subire un successivo clistere “di risciacquo” di tre litri di acqua salata. Il tutto ripetuto ogni giorno. Ben presto Fatty inizia a dimagrire ad un ritmo giudicato “soddisfacente” da Madame Rocio.

Noi detenute vediamo Fatty ridotta ad uno straccio, quella che prima era una temuta gigantessa ora è una grossa detenuta costretta a correre in giro barcollante. Durante le risalite accade spesso che i piedi sudati, uniti alla estrema mancanza di forze di Fatty, la facciano cadere sullo scivolo. In questo caso sentiamo i suoi strilli, quando il sedere e la schiena nudi sfregano sulle lamiere surriscaldate. E le cadute della detenuta non sono prive di conseguenze: le sorveglianti non solo non considerano valida quella salita, ma costringono la detenuta a fare altre tre salite, In pratica le 20 salite a cui è condannata Fatty diventano 30 o più.

Ed è al termine di questo mese d’inferno che Fatty viene pesata, in presenza di Madame Rocio e Madame Roxana. Il risultato è strepitoso: la detenuta è calata di ben 15 chili, in pratica mezzo chilo ogni giorno!

 

La schiava Skinny

Fatty riceve l’ordine di raccogliere le proprie divise perché dovrà seguire Madame Roxana.

Madame Rocio fa un discorsetto alla detenuta Fatty: “Non ti illudere: te ne vai da questo luogo di detenzione per diventare una schiava. Il tuo nuovo nome sarà da ora in poi “Skinny”. Ricorda, se la tua nuova Padrona, Madame Roxana non sarà contenta di te, non ha che da rimandarti indietro. A questo punto ci penserò io a farti pentire dio essere nata!”

Ed è con queste parole che Madame Rocio congeda ed invia Skinny dalla sua nuova padrona.

(9~continua)

16 settembre 2019

IL CASTIGO DI DONNA ASSUNTA 1

PRIMA PARTE: LA CADUTA
- Figuriamoci! Non è possibile! Lei è un idiota, avvocato!
Gli occhi duri di donna Assunta si posarono ancora una volta sulle carte che l’avvocato Alfonso Sacramola aveva collocato quasi un’ora prima con cura davanti a lei, sul bel tavolo di mogano nero.
- È così, - ripetè per l’ennesima volta l’avvocato. Cominciava a stancarsi di tutta la faccenda, e avrebbe desiderato moltissimo trovarsi fuori da quella villa isolata sulle colline.
- Donna Assunta, è la verità! - Erano appena scomparsl dalla porta che già donna Assunta affondava il bel volto fra le mani curate. La disperazione lentamente le serrava un nodo alla gola: che fare? il disastro economico era tale da non lasciarle più scampo, e oltretutto le tasse incombevano. Vendere? Impossibile, era tutto ipotecato già da tempo. E poi c’era sua figlia, Rosalina, una innocente che nulla o quasi sapeva della situazione della madre. Rosalina da anni, dalla morte del marito, era stata di fatto relegata in un prestigioso istituto svizzero, lontana dalla madre e dalla sua terra di origine.
Stette così per un tempo che le parve infinito, e si riscosse solo al rumore insistente di una mano battuta alla porta. Era di nuovo Maria, la cameriera.
- Che c’è, stronza? Non vedi che voglio star sola?
- Signora, ci sono qui le˛tre signore, donna Isabella, donna Agnese e donna Elvira...
- Quelle tre troie? Buttale fuori!
- Ma...
- Buttale fuo...
(continua 1)

1 giugno 2018

LANCY, CAPITOLO FINALE: UNA MUCCA DA FATICA


LANCY 19 – Una mucca da fatica
di sguattera sudiciona
Once Upon a Time conoscevamo una serva sudiciona, che si è letteralmente rovinata “con le proprie dita”. Avevamo momentaneamente lasciato quella che è ormai conosciuta come Mucca 14 alla sapienti cure della Dottoressa durante la penosa scena in cui sentimmo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi.
La vacca 14 ha trascorso mesi e mesi nei sotterranei della fattoria, sottoposta ad un vero e proprio lavaggio del cervello. E non si è trattato di un periodo facile, quotidiani lavori di aratura, quotidiane dolorose mungiture, quotidiani clisteri punitivi, oltre alla partecipazione come cavia agli studi della Dottoressa alla ricerca del “clistere perfetto”.
Diamo pure una occhiata alla vacca 14, facendole togliere il saio d’ordinanza. Quella che sappiamo essere una serva appena sopra ai 50, ora pare almeno una 65 enne. Rugosa, magrissima, seni cascanti, lunghi fino all’ombelico, grazie alle dolorose “mungiture”. Il pancione flaccido e gonfio per i clisteri punitivi subiti. Spessi calli sono spuntati dove appoggia il giogo da aratura e dove sono collegate le cinghie. La sudiciona non osa sollevare lo sguardo da terra, le hanno reso la pelle del sedere dura come cuoio a furia di sculacciate e frustate. All’ispezione corporale della vacca 14 hanno assistito, oltre alla Dottoressa, anche due Signore di origine tedesca. Il colorito ed il modo di fare le qualifica come imprenditrici agricole. La Dottoressa, parla del “caso vacca 14”: questa sudiciona era ormai irrimediabilmente schiava del proprio vizio. Abbiamo faticato parecchio, ma ora posso affermare che le è stato rimosso completamente. Non è più possibile causarle un orgasmo, per quanto impegno ci si metta. E’ una schiava ancora robusta, può lavorare ancora per quindici o vent’anni. La abbiamo addestrata sia come “mula da trasporto” che “vacca da aratura”, vi sarà sicuramente utile. Tutte le schiave che passano da Lancy si abituano ad una vita molto frugale: pochissimo cibo, poche ore di sonno e tanto tanto lavoro. L’unica avvertenza è di tenere ben pulito il pancione delle nostre schiave. Io consiglio di praticare un clistere quotidiano, con acqua sapone ed olio. Un bel clisterone, tenete conto che la vacca 14 è piuttosto capiente, direi tre o quattro litri. La Dottoressa mostra alle due Signore un foglio. Vi mostro, come suggerimento per la somministrazione, questo bel disegno fatto da una schiava ospitata a lungo qui a Lancy, una certa Elizabeth Mandile. Vedete? Un comodo sedile di legno, dotato di una bella cannula fallica. Qui la serva può riposare, direi una bella mezz’ora, trattenendo il proprio clistere. Vedete? Il contenitore è molto in alto, così il clistere viene somministrato con la giusta pressione. E come potete notare, se il primo contenitore di tre litri non fosse sufficiente, è pronto un altro secchio di acqua. Qui a Lancy lo abbiamo adottato subito, tempo risparmiato per le Infermiere e risultati garantiti!
Non vi preoccupate, della dimensione della cannula, più è grossa meglio è, l’ano della vacca 14 è stato dilatato a dovere innumerevoli volte con appositi dilatatori.
Care Signore, un'altra necessità delle nostre vacche è di venire giornalmente munte. L’operazione risulta poco gradita, ma basta non prestare orecchio ai muggiti di protesta ed essere decise, spremendo e strizzando ben bene le poppe.
Tenete conto che le nostre mule e vacche non sono garantite per sempre, bisogna riportarle ogni tre mesi a Lancy per una “settimana di disciplina”, in cui alla schiava vengono praticate le necessarie cure di mantenimento. A questo proposito, pratico subito alcune iniezioni alla vacca, sono molto dolorose, visto che il loro effetto durerà tre mesi. Detto questo la Dottoressa schiocca le dita, prontamente una Infermiere Mungitrice porta una bacinella contenente tre enormi siringhe, con aghi che paiono punte da trapano! Per eseguire l’iniezione senza interferenze, la vacca viene cinturata al lettino ginecologico. L’ago viene lentamente e ripetutamente inserito nella zona clitoridea. Il liquido, considerando i disperati muggiti, deve bruciare molto. Di seguito una ulteriore iniezione per natica e poi una per mammella. I muggiti salgono di volume, la vacca 14 cerca di dimenarsi, la le robuste cinghie non cedono. La mucca è semisvenuta, le si vede solo il bianco degli occhi. Una feroce strizzata di capezzoli la ridesta prontamente, la sudiciona deve fare l’ultima poppata di un gigantesco biberon di sperma di toro, sotto la stretta sorveglianza della Dottoressa, pronta a castigare il più piccolo conato con dolorose pizzicate alle tette.
E finalmente la vacca 14 conosce le sue nuove Padrone: Frau Rose e Frau Helga. Le due donne sono in cerca di una schiava da sfruttare per dissodare e rendere coltivabile un campo in collina, dove non è possibile giungere con mezzi meccanici, inoltre, essendo due virago, due lesbiche dominanti, vogliono una schiava come giocattolo sessuale. La vacca 14 le ha favorevolmente impressionate, accettano di tenerla per un periodo di prova di tre mesi. E poiché alle due Frau l’appellativo di vacca 14 pare poco elegante, la serva riacquista il nome di Sudiciona.
La sudiciona viene caricata sulla macchina delle nuove Padrone e ben presto si giunge alla nuova Fattoria dove lavorerà come bestia da soma. Quando vede la collina scoscesa che dovrà dissodare, arare e rendere fruttifera, solo con le proprie forze, la sudiciona muggisce di disperazione. Si, muggisce, perché ho tralasciato di dire che il condizionamento è stato tale che la sudiciona ora articola le parole molto a fatica e solo se espressamente richiesta, il suo solito metodo di esprimersi è il muggito. Ed il giorno dopo la sudiciona riceve la nuova divisa: un nuovo paio di mutandoni di pesante gomma, Il resto dell’abbigliamento è costituito di un poncho di tessuto gommato che riveste la sudiciona da capo a piedi ed un pesante grembiule di caucciù. Nel poncho, due aperture lasciano uscire le braccia nude. Il poncho è tenuto stretto in vita da una corda arrotolata per tre giri e strettamente annodata. Indossato il poncho la schiava dovrà indossare un pesante grembiule di caucciù, rinforzato in vita da un doppio strato. All’altezza della pancia il grembiule ha due lunghe e larghe cinghie, sempre di caucciù, chiudibili proprio come una cintura. Le Padrone stringono all’inverosimile il grembiule, comprimendo così la pancia della sudiciona, la quale si sente quasi mancare ilo fiato. Ai piedi un paio di gambali di gomma, indossati senza calze. Insomma, una divisa austera, economica e durevole. Frau Helga pianta un lungo picchetto di ferro nel terreno e vi fissa una catena della cavigliera della sudiciona. Non occorre un tratto lunghissimo, il lavoro è talmente duro che la schiava dissoderà pochi metri quadrati di terreno al giorno. Ed è dopo 12 ore di lavoro bestiale che la sudiciona termina. Non ha ancora ricevuto cibo, tremendamente affamata si aspetta il pasto serale, ma si illude: le Padrone la chiamano. Mentre la sudiciona si rompeva la schiena le Signore hanno preparato una vera “poltroncina da clistere”: utilizzando il sedile di una vecchia falciatrice, uno di quei sedili li lamiera sagomata e forellata. Più o meno al centro del sedile, sfruttando uno dei fori, è stata fissata una larga cannula di materiale gommoso, abbastanza flessibile. Alla base, proprio contro il sedile, attorno alla cannula è applicato un aggeggio, sempre di gomma, di forma troncoconica. La Padrona FrauJulia mi suggerisce che l’insieme cannula e ingrossamento è simile alle sacche JBL, pubblicizzate su internet o anche ad antiche cannule per lavaggi vaginali. Dietro al sedile una alta piantana sorregge il più grosso apparecchio da clistere che la serva sudiciona abbia mai visto. Le Signore costringono la sudiciona a preparare il liquido: su di un fornello deve scaldare un grande pentolone di acqua, poi deve grattugiarvi mezzo panetto di sapone di marsiglia. Il liquido diventa presto bianco e denso, coperto di schiuma, viene poi versata una generosa dose di olio. La sudiciona deve versare il liquido nel clistere, l’apparecchio si riempie solo fino a metà. La serva suda di preoccupazione, sperava di essere finalmente sfuggita agli allucinanti esperimenti della Dottoressa. Frau Helga lubrifica l’ano della la sudiciona, infilando più volte il dito, coperto di vasellina, fino in fondo, evidentemente la cosa la diverte. Ora la sudiciona, che si è dovuta denudare di tutto, salvo il grembiule, stretto all’inverosimile, deve salire su di un ceppo di legno che fa da gradino davanti alla poltroncina e sedersi sulla cannula, ma data l’inesperienza, scopre che non è affatto un compito facile anche perché il grembiule le impedisce di sbirciare in basso, deve fare vari tentativi. Frau Helga impugna un frustino ed inizia a picchiettare dolorosamente le tette della sudiciona. Così sollecitata la sudiciona si impala ben presto sulla cannula. La sudiciona scopre che il peso del corpo forza l’ingrossamento troncoconico a dilatare dolorosamente il buchetto. E se per qualche minuto riesce a sostenere parte del proprio peso sulle gambe, la cosa diventa impossibile quando Frau Helga la costringe a sollevare i piedi ed allontana il ceppo. La sudiciona, senza poter appoggiare i piedi si trova nella assoluta impossibilità di sollevarsi e sfuggire al gigantesco clistere! Frau Rose regola il rubinetto, le due donne vogliono godere dello spettacolo della loro nuova schiava sottoposta al clistere. E non restano affatto deluse, l’Eau de Lancy inizia a tormentare le budella della sudiciona. Il riflesso automatico è di stringere le natiche ed irrigidire i muscoli addominali, per opporsi alla liquida invasione, ma la sudiciona scopre che più stringe le natiche, più soffre della forzata dilatazione del buchetto. Ed irrigidire i muscoli addominali serve solo a dare il via a terribili dolori peristaltici. L’unica cosa che la sudiciona possa fare è rilassare la pancia, piangere sudare e muggire il proprio dolore! Frau Rose palpa a tratti la pancia della sudiciona, l’affascina vederla lentamente gonfiarsi e contrastare l’elasticità del grembiule di caucciù, di tanto in tanto si nota un sommovimento interno, in sincronismo con i muggiti della sudiciona. Il rubinetto poco aperto fa sì che il clistere sia lunghissimo, l’altezza della piantana, fa sì che sia doloroso. E per finire un lungo periodo di ritenzione. Alla fine Frau Rose riavvicina, con la punta del piede, il ceppo di legno alla sudiciona. Quest’ultima però è talmente gonfia ed esausta che non riesce a rialzarsi, bisogna che le Padrone, dopo averla avvertita di stringere bene, che non perda neanche una goccia, la aiutino, trirandola per le braccia. E finalmente la sudiciona può usare il secchio per scaricarsi.
Ma non è ancora assolutamente finita! Le Signore si sono eccitate a vedere le sofferenze della schiava, ora vogliono godersi il nuovo acquisto! Frau Rose è nuda, mormora un ordine in tedesco, la sudiciona non capisce. Frau Helga, prontamente fa inginocchiare la sudiciona e le estrae la lingua. La schiava capisce cosa le viene chiesto, dovrà leccare la Padrona Rose. Ma la sudiciona scopre una cosa: le nuove Padrone tedesche non conoscono il bidet, si aspettano che provveda la schiava con la lingua. E la sudiciona vede cadere un mito: ha sempre visto le Padrone come esseri perfetti, sempre profumate e curate. Al contrario le due nuove Padrone sono due rozze e crudeli contadine. La sudiciona però, da schiava addestrata sa bene quale sia il suo dovere: obbedire e soddisfare le signore senza se e senza ma. Estrae la lingua ed inizia un lungo e delicato lavoro. Frau Rose apprezza e preme la faccia della sudiciona su proprio sesso. La lingua della schiava raccoglie gli umori dell’orgasmo padronale. E lo stesso trattamento va praticato a Frau Helga.
E’una sudiciona distrutta dalla prima giornata di schiavitù quella che può finalmente rassettare la divisa e sfamarsi con il pastone da condividere con i cani delle Padrone.
E’ormai notte fonda, la sudiciona si stende su di un pagliericcio, vicino a sé ha una sveglia puntata alle 5 della mattina successiva, sì perché in campagna le schiave cominciano a lavorare con il sorgere del sole. Prima di cadere in un sonno profondo la sudiciona pensa alla propria vita, rimpiange i tempi in cui era a servizio di Madame Janine Souillon, quella sì che è una Signora, perfetta, elegante e curata, niente a che vedere con le rozze Padrone da cui è finita. La sudiciona pensa poi al lavoro che l’attende, se in un giorno ha fatto solo pochi metri quadri, per dissodare l’intera collina ci vorranno dieci o quindici anni, alla fine sarà ridotta come una vecchia larva. Ed è con questi pensieri che ci congediamo dalla sguattera sudiciona in lacrime.
Vostra serva sudiciona N.
(FINE)


29 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 7/ 1 - UNA NUOVA PULEDRA


Una nuova puledra

Avevamo momentaneamente tralasciato le vicende Fatty. Torniamo a vedere come se la cava. Sono le ore 6.00, ora dell’adunata, in cui le detenute debbono tassativamente avere riordinato i giacigli ed essere schierate, nella fresca aria del mattino. Allo sguardo della “marescialla” delle sorveglianti, che sta rimirando il perfetto quadrato disegnato dalle detenute che devono disporsi “a distanza di un braccio sia dalla detenuta avanti che dalle detenute ai lati”, non sfugge una grassona che con ben 15 minuti di ritardo, cerca di unirsi alle detenute inquadrate. Un colpo di fischietto, seguito dalle urla belluine della Marescialla, obbligano la colpevole a farsi avanti: è Fatty. La ritardataria cerca di farsi piccola, la testa e lo sguardo abbassati a terra. Resta ferma, in atteggiamento umile e si sorbisce la sfuriata della marescialla. Le viene ordinato di fare 100 piegamenti sulle braccia. Fatty si mette nella posizione regolamentare, ma, data la sua mole, non riesce a completarne neanche i primi 10. Questo le costerà un turno come pony. Il difficile è trovare una divisa gommata di punizione per una tale panzona, le sorveglianti rimediano infilandole un grande e spesso sacco della spazzatura nero e stringendoglielo addosso con alcune cinghie allacciate molto strette. Si vede distintamente che le cinghie sono penetrate almeno 5 centimetri della ciccia di Fatty. Un sacco più piccolo sostituisce il cappuccio. Fatty, come tutte le grassone, gronda già di sudore e non si è ancora mossa. Nel frattempo Madame Rocio è giunta. Viene portato il calesse e a Fatty viene messo il morso. I finimenti la collegano indissolubilmente al calesse. Data la pericolosità della detenuta, le vengono messe delle manette, collegate da una corta catena. In questo modo la detenuta non potrà in alcun modo cercare di rivoltarsi. Madame Rocio non è preoccupata di questo, invece pensa che la puledra, coperta dagli strati di grasso, non sentirà lo scudiscio, fa quindi applicare alle mammelle di Fatty degli elettrodi, in modo da poterle inviare dolorosissime scariche, per costringerla ad ubbidire. Si sono intanto fatte le 10, il sole scalda moltissimo, in particolare all’interno dei sacchi di plastica nera che insalamano la puledra. Ma ora Madame Rocio prende posto sul calesse. Una leggera scossa segnala alla detenuta l’ordine di partire. Ma Fatty è dura di comprendonio, cammina con un passo lentissimo, ci vogliono numerose scariche elettriche per farle capire che deve andare al trotto. Passa una decina di minuti. Fatty ha completato il primo chilometro, il trotto è decisamente troppo lento ma Madame Rocio ha tutto il tempo che vuole. Fatty, dal canto suo è ormai cotta, il sudore scorre ed entra negli occhi, a causa delle mani incatenate non può neanche sfregarsi gli occhi. Ma questo è il minore dei problemi, Fatty ha un fiatone terribile, non riesce a respirare bene, stretta dalle cinghie. Il cuore batte affannosamente, ormai è sull’orlo dello svenimento. La puledra fa ancora alcuni passi e poi crolla miseramente svenuta. Madame Rocio non si scompone più di tanto, lascia alla sua vittima qualche minuto di riposo e poi preme con nonchalance un pulsante della centralina. Una doppia scossa attraversa i capezzoli di Fatty che rinviene istantaneamente. Può darsi che fingesse. Madame tiene premuto il pulsante per interminabili secondi, mentre dalla sua vittima, impedita dal morso, si alza un muggito. E presto la corsa riprende. La cicciona ora corre con tutte le sue forze, ma è destino che oggi le cose non vadano bene: si inciampa e cade rovinosamente sbucciandosi le ginocchia. La cosa non impensierisce Madame che aumenta l’intensità della scossa. Fatty salta in piedi come un grillo e riprende a trottare. Un primo giro della proprietà è stato terminato. La puledra è ormai ridotta male. Madame Rocio decide di rientrare per il pranzo. Riprenderà con comodo nel pomeriggio. Quanto alla puledra, che aspetti in piedi sotto al sole, è l’ordine lasciato alle sorveglianti, assieme al permesso di abbeverarla alla latrina. 
(7/1- CONTINUA)


29 giugno 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 3 - DETENUTE AI LAVORI FORZATI


Nobili Signore serva sudiciona,
proseguo nel racconto della prigionia al Centro.

Al lavoro!

Come nuove arrivate ci è stato concesso un periodo di ambientamento, questo è il discorso che ci la comandante delle sorveglianti. Da domani cominceremo a lavorare. Dovete sapere, infatti che il Centro prevede il duro lavoro come parte principale della pena. Svariati sono i lavori a cui siamo obbligate, tra i più faticosi abbiamo il lavoro alla salina e l’approvvigionamento d’acqua. Dovete sapere che il deserto su cui si trova il Centro, anticamente era il fondo dell’oceano. Durante le ere geologiche l’acqua si asciugò gradatamente, lasciando uno strato di un metro di pregiato sale, molto apprezzato dai cuochi di grido. Di seguito un vulcano coprì di lava e lapilli il prezioso strato di sale. Sarebbe economicamente poco conveniente sfruttare questo tipo di salina, a meno di avere della manodopera gratuita. E madame Rocio ne ha in sovrabbondanza!. Infatti noi detenute dobbiamo lavorare in una miniera a cielo aperto, appunto “la salina”. Il lavoro della salina è tra i peggiori: si lavora in pieno sole, con temperature da delirio. Inoltre, essendo il deserto una biosfera protetta, non sono permessi mezzi a motore, tutto il lavoro deve essere eseguito a mano da varie squadre di detenute che si alternano. Il lavoro più pesante, di scavo, viene eseguito nottetempo, il trasporto del sale scavato viene invece eseguito in pieno sole. I lavori vengono eseguiti da gruppi di due detenute, incatenate tra di loro. Va da sé che i due gruppi di schiave-detenute siano stati soprannominati “le talpe” e “le mule”, a seconda del tipo di lavoro.
Dimenticavo di dire che il lavoro è diversificato a seconda della pena, io per esempio sono tra le fortunate condannate ad una pena più breve e meno dura. Nel mio caso il lavoro di scavo viene eseguito con una zappa, sul terreno già scavato dal gruppo delle “irrecuperabili”, le detenute condannate a dure ed interminabili pene, tra le quali l’immancabile perra. La stessa cosa accade anche nel gruppo delle mule: durante questa corvè io caricherò e guiderò il carretto contenente il sale scavato e la perra dovrà trascinare a viva forza il carico lungo una interminabile salita per uscire dalla salina.
E siamo al primo giorno di lavoro. Dobbiamo indossare la puzzolente divisa di fatica. Poiché abbiamo la fortuna di poter scavare di notte, possiamo fare a meno di indossare il cappuccio e le guardiane tollerano che la divisa non sia ben abbottonata. Per iniziare dobbiamo rimuovere con badili e picconi lo strato di lava, che viene ammucchiato da parte. La perra e le altre sventurate devono armarsi di picconi e mazze ed iniziare a rompere il durissimo strato superficiale di lava. Ben presto le loro divise sono macchiate di sudore che si irradia da sotto le ascelle fino ad inzuppare più o meno tutta la divisa. Non sono concessi guanti da lavoro e ben presto le loro mani sono arrossate e piene di vesciche, fino a quando non si formeranno degli spessi calli. Ho occasione di vedere più volte la perra, mentre piccona alla disperata, sorvegliata a vista da una guardiana che le impedisce di battere la fiacca. Le guance rosse, respira a bocca aperta, cosa che le ha seccato la gola, tanto da non riuscire più a parlare, ma emette un “ahrrr” quando viene colpita dallo scudiscio della guardiana. Dal canto mio non è che si vada meglio, la divisa è molto pesante e sono in un bagno di sudore, la zappa non sarà pesante quanto il piccone ma le mani fanno malissimo, anche perché l’ambiante salino in cui ci troviamo è proprio il meno adatto per le vesciche che si stanno formando. Ben presto mi sento morire di sete, mi guardo attorno, ma nessuna pausa ci viene concessa, tanto meno vedo borracce od altro.
Poi dobbiamo armarci di carriole e trasportare il frutto del nostro sudore dove detenute più fortunate sono addette all’insacchettamento del prezioso sale. Inutile dire che anche con la sola divisa di fatica siamo in un bagno di sudore. Sudore che ci sottrae preziosi liquidi, siamo tutte molto disidratate, al punto che le nostre gole sono asciutte e parliamo a fatica. Daremmo tutte un dito per poter avere una brocca di acqua, fosse pure calda! Ed invece la regola è la solita, il liquido necessario ci viene fornito dalla insipida sbobba che divoriamo e devo dire che lecchiamo a fondo le gavette, neanche una goccia del prezioso liquido deve andare persa.

L’Ambulatorio
Ben presto veniamo a sapere che al Centro non conviene darsi malate: Madame Rocio è laureata in medicina e si occupa personalmente della salute delle detenute. E una delle perversioni di Madame è proprio sado-medica, si è fatta costruire un grande ambulatorio medico, dotato delle più moderne attrezzature. E, direttamente nell’ambulatorio danno alcune celle, dove vengono rinchiuse le detenute bisognose di cure e le vittime che Madame decide di sottoporre alle proprie voglie.
Visitiamo una delle cellette: un letto di quelli da ospedale, con la testiera di ferro. Robuste cinghie di cuoio collegabili a catene di diversa lunghezza, permettono di bloccare la “paziente”. La cella è sempre fastidiosamente illuminata. Di fianco al letto un capace “secchio igienico”, quando Madame non decide di fare indossare alla propria vittima le umilianti mutande impermeabili con relativo pannolone.
Ma torniamo in ambulatorio, il mitico ambiente che atterrisce le detenute. Due lettini ginecologici, regolabili in tutte le posizioni, una poltrona di contenzione simile alla poltrona di un dentista ed attorno moltissima strumentazione. Il resto dell’attrezzatura è ben ordinato in grandi armadi a vetri. Madame non ha risparmiato di certo in questo suo hobby. Ma il clou dell’ambulatorio è che una parete dà direttamente sul salone dove noi detenute consumiamo i pasti. Un sistema automatico permette di scoprire un grande finestrone, per realizzare quello che le sorveglianti chiamano il “teatrino”, l’ultimo grado della umiliazione, dove tutte possono vedere cosa viene fatto alla loro compagna. Ovviamente un sistema di altoparlanti trasmette i lamenti. Spesso i lamenti di una punita fanno da lugubre colonna sonora ai nostri pasti.
E non si è certo lesinato sulle attrezzature: apribocca da dentista, divaricatori, speculum, sonde, clisteri, addirittura l’attrezzatura per gastroscopie e colonscopie. Vi assicuro che la sola prospettiva di venire convocata in ambulatorio mi fa venire i brividi nonostante il caldo asfissiante.

I clisteri
Al Centro tutte le detenute ricevono giornalmente di routine uno o più clisteri che ci mantengono con le pance doloranti, ma ci permettono di sopravvivere alla mancanza d’acqua. La quantità di acqua di questi clisteri formato “famiglia” varia tra i 2 ed i 3 litri, secondo le capricciose prescrizioni di Madame. Comunque dolorosi ed odiati dalle detenute, sono clisteri di idratazione, da trattenere il più a lungo possibile per reidratare i nostri corpi permanentemente assetati. L’apparecchio è sempre posto ben in alto e la somministrazione avviene sempre velocemente, per cui creano dolori e crampi. E non pensate sia semplice trattenere il liquido sufficientemente a lungo, se qualcuna non riesce, cioè quasi sempre, viene applicato “el tapon”, un grosso tappo anale, molto fastidioso. E’normale vedere le detenute camminare a passettini, con le natiche ben strette e faticare a piegarsi durante il lavoro, appunto per la pancia gonfia, dopo il quotidiano clistere.
Ma esistono ben altri clisteri, clisteri di punizione, questi amministrati personalmente da Madame, addirittura a volte l’esecuzione viene mostrata a tutte le detenute nel “teatrino”, in modo che la vergogna della punita sia massima e che l’accaduto serva da monito per tutte le altre.
Sono volutamente breve sull’argomento clistere perchè ve ne parlerò diffusamente in numerosi episodi, come il seguente.

L’iniziazione
E’ una delle solite mattine al Centro. Madame Rocio si reca in ufficio ed automaticamente dà un occhiata alle numerose mail ricevute dalla sua rete di amiche, tutte persone importanti e dominanti. Resta sorpresa da una mail firmata Conchita, mescolata al fastidioso onnipresente spam. Un click e legge la mail della sua amica del cuore della gioventù trascorsa in collegio. La sua amica, ora dirigente di una banca, le scrive annunciandole l’arrivo di una nuova schiava da plasmare: una giovane funzionaria che ha causato un grosso danno che le potrebbe costare il disonore ed anni di prigione. La giovane ha chiesto pietà ed ha accettato di sottoporsi ad un periodo di rigorosa disciplina, firmando altresì una completa confessione che le impedirà qualsiasi forma di ribellione o ritorsione. “Ed è così che ho pensato a te, mio amorrr. Ho avuto modo di visitare il tuo “Centro de detencion Maxima” l’ultima volta che ci siamo incontrate e mi è piaciuto moltissimo. Se sei d’accordo ti invio sicuramente questa giuggiolona, ti allego le sue risposte al questionario che mi avevi inviato, vita sessuale praticamente assente, nega di masturbarsi, mai ricevuto un clistere eccetera. Vedi di divertirti a domarla e di farmene una buona schiava.”
Madame rilegge incredula ed eccitata la mail. Poi chiama la comandante delle guardiane, in modo che organizzi il viaggio di trasferimento “per una cerbiatta”. Ciò significa che la nuova detenuta dovrà sì camminare per tre giorni, ma le saranno risparmiate buona parte delle percosse e le verrà data doppia razione di acqua, Un trattamento di grande favore. Passa qualche giorno e la giovane detenuta in questione giunge al Centro. Viene assegnata al blocco delle detenute recuperabili, quello per inciso in cui è rinchiusa anche la narratrice, anziché al blocco di “maxima pena” dove scontano condanne più o meno a vita le “irrecuperabili”, tra cui la perra.
Ma torniamo alla nostra giovane, di nome Zinia. Sono passati alcuni giorni ma non si è ancora ambientata, spaventata dall’inferno in cui si è trovata proiettata piange e si dispera e quasi non mangia. La cosa non sfugge a Madame, la pollastrella è cotta a puntino, si dice. E ad un ordine di Madame la giovane viene accompagnata nell’ambulatorio. Alla povera Zinia è stata fatta indossare, per eccesso di zelo delle guardie, la divisa di punizione ed è stata lasciata una mezz’ora al sole. Le pare di essersi liquefatta, sente rivoli di sudore su tutto il corpo. Il corsetto le impedisce di respirare liberamente.
Ed improvvisamente alla detenuta appare Madame, in una mise aderente di latex candido. Contrariamente all’esterno negli ambulatori e negli appartamenti di Madame un perfetto sistema di condizionamento mantiene temperatura ed umidità ai valori ideali.
Madame Rocio ha un sorriso, vedendo le pietose condizioni della futura schiava. Ordina alla propria assistente preferita di spogliare la detenuta Zinia. La poveretta è in condizioni igieniche, diciamo, pessime. Sono passati ormai otto giorni dall’inizio del suo incubo e dall’ultima doccia. Le viene ordinato di restare in piedi, con gambe e braccia lontane dal corpo. Madame prende alcune misure. Poi indica con l’indice alla detenuta una porta. All’interno una grande stanza da bagno. La giovane si illude che le permettano di fare una doccia, così riuscirebbe, a dirigersi il getto sulla bocca aperta e calmare la terribile sete che la attanaglia. Ma niente di tutto questo, Madame le mostra un bidet, importato appositamente dall’Italia, e le ordina di sedersi. Dopo di che Madame si arma di sapone e spugna e la sottopone ad un delicato quanto imbarazzante lavaggio intimo. Ancor più imbarazzante perché Madame insiste sulle parti …. sensibili ed un ditino malizioso di Madame si infila anche nel buchetto. Zinia è in confusione, non lo confesserebbe mai, ma ovviamente sa trarre piacere dal proprio corpo e ne approfitta spesso..
Madame porge alla detenuta un panno, perché si asciughi e la fa salire su di un lettino. Sottopone poi la detenuta ad una accurata visita medica. Una volta stabilito che la giovane è in grado di sopportare senza problemi il durissimo regime del Centro, Madame passa al proprio piano.
Zinia sente le mani di Madame che le sfiorano e sollecitano i capezzoli, fino a farli rizzare. E’ poi la volta della patatina, Zinia si morde le labbra per non mettersi a mugolare, ma il fatto non sfugge a quella marpiona di Madame. Poi si passa al ventre, mani esperte premono e saggiano la pancia abbastanza gonfia, poiché la nuova dieta, unita alla privazione di buona parte dei liquidi, hanno bloccato …. le cose. La giovane, presagendo guai, cerca di negare il problema, ma un dito …. invadente di madame ritorna col guanto macchiato, rivelando la vergognosa realtà. Madame, ovviamente ha la soluzione ed è ben decisa a sfruttare la situazione per le proprie mire.
Una piantana spunta da un angolo, su di questa viene agganciata una sacca semirigida di silicone semitrasparente. Si tratta di una sacca piccola, solo due litri. Per questa prima volta Madame sceglie un blando infuso di camomilla tiepida. Alla fine del tubo Madame installa la sonda più piccola della propria collezione. Si tratta di una sonda ospedaliera, di gomma verde, stelo grosso come un dito. L’estremità ingrossata della dimensione di una grossa oliva ascolana porta numerosi fori. Lo stelo non è liscio ma ha un profilo ondulato, alternando punti più larghi a punti più sottili, in modo che lo sfintere possa fare presa, senza che la cannula penda a sfilarsi. E per iniziare, una buona lubrificata a sonda e buchetto, mettono ancora più in ansia la giovane. Madame verifica maternamente la temperatura della sacca, poggiandovi una guancia …. perfetto piacevolmente calda. Ora Madame regola l’altezza in modo che la sacca sia abbastanza bassa ed afferra la sonda. Invita la giovane a rilassarsi e appoggia la punta al buchetto. La reazione involontaria è di stringere ancora di più, ma Madame ha deciso di non essere brutale, questa prima volta. Parla con dolcezza alla ragazza e mantiene una leggera pressione su buchetto. Pia piano lo sfintere si rilascia, permettendo l’ingresso del misterioso oggetto. Zinia sente l’invasione ed arrossisce completamente, Madame nota che è arrossita anche la “pelata”. Ma è il momento di cominciare, Madame apre lentamente il rubinetto. Zinia sente subito l’invasione dell’acqua, la temperatura è leggermente più alta di quella del corpo ed è …. stranamente piacevole. Convinta dalla sollecitudine di Madame la ragazza si rilassa, sentendo il flusso del liquido caldo che la invade. Passa qualche minuto di piacevole languore, ma ben presto Zinia inizia a sentire voglia di andare al bagno. La voglia diventa ben presto una urgenza e la povera giovane si trova con la pancia che le impone una irrefrenabile voglia di spingere e scaricarsi. Ovviamente il peso delle convenzioni e l’educazione le impongono di ignorare questo stimolo, soprattutto in presenza di altre persone. La ragazza ormai suda vistosamente e Madame nota che i muscoli delle natiche sono stretti spasmodicamente. Madame ferma l’acqua e chiede alla ragazza cosa la turbi, provocando un altro accesso di rossore e una risposta balbettante ed incomprensibile. Madame decide di abbreviare i tempi, le mani esperte riprendono a premere, delicatamente ma profondamente la pancia. Zinia è ormai allo stremo, le dita della Signora penetrano la barriera opposta dai suoi muscoli ventrali, scatenando brontolii e dolori. Rendendosi conto che la ragazza è allo stremo, Madame Rocio ordina con un cenno alla sorvegliante di sparire immediatamente. Restate sole inizia a tormentare la ragazza per provocarne il crollo. “Cosa c’è per agitarsi tanto?” chiede. “Signora, avrei, avrei bisogno di di…” “Di cosa, rispondi subito oppure riapro l’acqua e continuiamo”, Zinia ormai non ha più nessuna risorsa per difendere il pudore e risponde: “Devo cagareeeeee subito, per favore, SCOPPIO!!!”Madame apre le cinghie che trattenevano la ragazza sul lettino, le ordina di stringere, che non si faccia sfuggire l’acqua lì in ambulatorio. Sfila la cannula a fatica, tanto le chiappe sono spasmodicamente strette. Indica la stanza da bagno alla detenuta che si affretta, piegata in due dal dolore. Zinia si fionda sul water ma si accorge che la Signora la ha seguita nel bagno. “per pietà Signora, non voglio, non posso…….”, “Siamo solo noi due, puoi farlo, lasciati andare e spingi, altrimenti ti schiaccio la pancia”, “No Signora, per pietà, aspetti, mi concentro”. Ed arrossendo la detenuta rilascia un torrente d’acqua. Ovviamente non è solo acqua e ben presto tra scorregge e scrosci l’aria si fa irrespirabile. Ma Madame Rocio pare non essere disturbata dall’odore. Dopo un buon quarto d’ ora Madame chiede alla detenuta “hai finito?”, al cenno di assenso della ragazza Madame la fa ripulire, alzare e la riconduce al lettino. Riempie nuovamente la sacca, sotto lo sguardo preoccupato di Zinia, e lubrifica nuovamente il buchetto. “Ora non preoccuparti, sei abbastanza vuota, se fai la brava non ti farò male” dice alla giovane. Ed è di parola, Zinia sente il liquido caldo che entra, una sensazione di pieno niente affatto dolorosa accompagna la lenta instillazione. Madame palpa, in maniera esperta il ventre, la detenuta contiene ora un litro e mezzo. Ora di iniziarla al piacere della schiavitù, chiude il rubinetto ed estrae la sonda. “Adesso ti metto un piccolo tapon” dice Madame. Un accessorio piriforme, di colore bianco, ben lubrificato è pronto. Una subitanea sensazione di dilatazione dice alla giovane che il “tapon” è entrato. Sollecitata dalle parole di Madame si rilassa, ora le dita abili di Madame le regalano un orgasmo intensissimo. E nell’animo di Zinia spunta il desiderio di ricambiare Madame dell’orgasmo che le ha donato. Chiede a madame di liberarla e si inginocchia di fronte a lei, con la pancia ancora gonfia del meraviglioso liquido. Madame si toglie le mutande in latex ed accetta l’omaggio della inesperta lingua della giovane, guidandone l’inesperienza fino a regalarsi un orgasmo galattico. Ma non è finita, ora la giovane deve imparare la sottomissione, le mani di Madame schiacciano la pancia della schiava, causandole, per tutto ringraziamento, nuovi dolori. E quando permetterà nuovamente alla schiava di scaricarsi la ragazza si umilierà leccando i piedi di Madame. Una nuova schiava è entrata nella scuderia di Madame
Vostra detenuta nadia.
(3- continua)

25 aprile 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 2 - LE DIVISE DELLE FORZATE


Nobili Signore,
serva sudiciona,
continuo nel racconto della mia detenzione.

Madame Rocio
Un ora prima dell’alba le detenute vengono svegliate da un rumoroso campanello elettrico. Poiché siamo in un deserto l’aria è fredda, grande contrasto con la fornace del giorno. Il dormitorio si ridesta, tra lamenti e grugniti. E’tutto un affannarsi per ripiegare le luride lenzuola nel modo prescritto per i soldati dell’”armada”. Qui non si scherza affatto, basta un nulla per ricevere una punizione. Ed ancora col buio le detenute debbono schierarsi nell’aria ancora fredda, in attesa dell’appello. Appello che viene presto completato, visto che in questo periodo il carcere è relativamente vuoto, una ventina di detenute. Fatto l’appello, in attesa che giunga Madame, alle detenute viene fatta eseguire una lunga serie di esercizi ginnico-punitivi. Le divise, riscaldate da sudore iniziano ad emettere l’inconfondibile aroma di sudore rancido ed orina, tipico del “Centro”.
Finalmente giunge Madame Rocio.
Veramente una bella donna, trentenne, capelli neri. Alta e snella. Ama vestirsi da amazzone.
Il viso perfetto, quando Madame si arrabbia mostra una riga rossastra su di una guancia.
Madame Rocio è lesbica ed anche sadica. Una brutta combinazione per le detenute – schiave del Centro. La storia della riga che appare sul viso di Madame quando si arrabbia spiega il suo accanimento su di noi serve. Madame Rocio, figlia di facoltosi nobili, venne allevata da una severa istitutrice che, scoperte le pulsioni lesbiche della giovane, ne approfittava. Il carattere dominatore della giovane, però si stava sviluppando e ben presto tra la istitutrice – amante e la allieva furono liti. Al culmine di una lite l’istitutrice colpì con una forbice il viso della ragazza sfigurandola. Lo shock dell’accaduto segnò profondamente l’animo di Madame che diventò ben presto una padrona inflessibile che godeva nel far soffrire le serve. E a nulla valse la perfetta riuscita di una plastica facciale di un noto chirurgo brasiliano che rese nuovamente perfetto il suo viso.
Madame si laureò in medicina, ma ben presto capì che non era la sua vocazione. Decise così di mettere a frutto i suoi desideri e fondare un centro privato di detenzione per le serve “irrecuperabili”: il Centro de Detencion Maxima. Per dove è situato il Centro è praticamente al di fuori da ogni legislazione che non sia il volere di Madame. Ben presto Padrone esigenti spedirono al Centro le serve più ribelli, certe che Madame le avrebbe spezzate o plasmate ai loro voleri. Ed i soldi delle rette sono sempre stati reimpiegati da Madame per rendere il Centro la miglior istituzione del genere al mondo.

La rasatura
Per le ultime arrivate manca ancora un adempimento: una delle guardiane ci fa sedere a turno su di una sedia e, impugnando una tosatrice elettrica ci rade completamente a zero. Vediamo nostri poveri capelli per terra. Ma non è affatto finita, una dolorosissima ceretta ci asporta le sopracciglia. Seguita a ruota dalle dolorose depilazioni di ascelle pube ed ano. Ci viene spiegato che per ragioni di igiene dovremo sempre essere “lisce”. Non esistono specchi ma, guardandoci l’un l’altra ci rendiamo conto che oltre ai capelli ed ai peli ci è stata tolta anche la dignità. Capiremo presto che il fatto essere rapata a zero serve, oltre che ad umiliarci, a permettere di indossare correttamente la divisa di punizione pesante e costrittiva ben più di una tuta da sub..

La divisa di punizione
Al Centro nessuna delle detenute resta inoperosa. Visto che è il mio primo giorno vengo messa a pulire i pavimenti inginocchiata, ordinaria amministrazione per una serva ormai sfiorita. Ho così modo di guardarmi attorno ed iniziare ad ambientarmi.
La prima detenuta che vedo è Fatima. Una delle mogli del sultano di una sperduta isola dell’oceano. Una giovane istruita e di idee moderne. Il suo stile di vita moderno, ovviamente non piace alla suocera la quale inizia a rompere le reali balle del figlio, fino a che questi cede ed invia la moglie “scostumata” da Madame Rocio per un breve ed intenso stage in cui ci si augura la giovane principessa verrà domata.
Ovviamente questo per Madame è un invito a nozze.
La giovane è una caso “difficile”, abituata ad una ambiente padronale è l’opposto di tutte le altre detenute. Ci è voluta una settimana per convincerla, a suon di botte, ad eseguire gli ordini. Ma non è affatto domata. Bene, si dice Madame, ora di iniziare a fare sul serio. Fatima imparerà oggi l’umiltà e l’opportunità di tenere velate le regali carni.
E’verso le 10 che vedo arrivare la detenuta Fatima, a cui fanno indossare la divisa di punizione: una aderentissima tuta di tessuto gommato nero. L’operazione non è facile, per una detenuta sudata, un provvidenziale barattolo di talco permette a Fatima, sollecitata dal frustino della sorvegliante, di riuscire nell’impresa. La sorvegliante verifica che la tuta sia indossata correttamente. Chiude con un certo sforzo la cerniera posteriore della tuta ed inserisce il lucchetto che blocca inesorabile la cerniera. Poi, per buona misura, applica uno stretto corsetto, sempre nero, stringendolo a fondo.
Alla povera Fatima sembra di non riuscire più a respirare. Il corsetto è molto costrittivo e dà una magnifica siluette, ma a prezzo di qualche sofferenza, come dicevano le signore dei bei tempi andati. Un lucchetto blocca anche il corsetto. Sul capo la detenuta calza un aderente cappuccio, proprio una seconda pelle, che lascia sporgere solo occhi naso e bocca. I lunghi guanti completano lo scafandro. Tra le cosce di Fatima un sacchetto trasparente raccoglierà l’orina, permettendole di lavorare senza interruzioni per le necessità fisiologiche.
Fatima, inizia a sentirsi fastidiosamente bagnata dal proprio sudore anche stando ferma. La sorvegliante porta Fatima in un garage e le mostra quale sarà il suo lavoro odierno: trascinare un calesse. Infatti Madame Rocio ha deciso di approfittare della detenuta da domare per farsi un giro della proprietà. Fatima viene collegata al calesse da robuste cinghie che premono fastidiosamente, rendendo ancora più insopportabile l’accoppiata tuta e corsetto. Tra le labbra della detenuta viene posto un morso, tenuto in posizione da catenelle. Al morso sono collegate delle briglie che permetteranno a Madame di dirigere la “puledrina” senza dover usare la voce. E, al comando ricevuto tramite le briglie, rinforzato da uno schiocco della immancabile frusta, Fatima inizia a camminare, ma i colpi e le incitazioni continuano, fino a che non si mette a trottare.. Grazie alla leggerezza del calesse ed alle scorrevoli ruote la detenuta non fa un grande sforzo. Ma appena uscite dal triplo recinto le cose cambiano radicalmente. Fatima si trova a dover trascinare il carrello sul terreno non battuto. Il trotto si trasforma in arrancare. Inoltre la tuta nera, in pieno sole, porta la temperatura all’interno intorno ai 50 gradi. La giovane è sull’orlo del collasso, ma, ben sapendo che se rallenta saranno cocenti colpi di frustino, Fatima continua nel suo faticosissimo trotto, il rumore del proprio respiro e dei battiti furiosi del cuore sono il suo accompagnamento musicale, altro che auricolari ed mp3, come quando si allenava in università!.
Nel frattempo mi duole la schiena per il continuo lavorare inginocchiata ma mi considero molto molto fortunata di poter lavorare nell’ombra dell’edificio e soprattutto senza l’allucinante divisa da punizione.

La latrina
Le ore passano lente, tra una fatica e l’altra. La vescica inizia a darmi noia ma non so ancora che “etichetta” bisogni seguire. La sorvegliante, vedendomi tenere le cosce strette capisce il problema e mi trascina fino ad una bassa costruzione fuori dall’edificio. Ancora prima di arrivarci capisco il motivo della collocazione: uno spaventoso odore di orina putrefatta mi sconvolge. Infatti niente comodi water: è una realizzazione minimalista, un canaletto raccoglie i liquidi e li porta in una fossa esterna. Per quanto riguarda il resto, dietro al canaletto un foro comunica con la fossa biologica, da cui si alza il resto dei miasmi. State sicure che nessuna si attarda in questo porcile!
Dopo tre lunghe ore torna il calesse di Madame. Lo spauracchio barcollante nella tuta nera è la povera Fatima, ormai all’estremo delle forze. La ristrettezza del corsetto la obbliga a respirare a bocca aperta. Questo, unito al fatto del morso, le ha coperto la bocca di bava schiumosa, proprio come un pony. Madame Rocio ferma il calesse e si accerta delle condizioni del pony, il sacchetto urinario della tuta è ancora sconsolatamente vuoto. La detenuta ha dissipato in sudore tutti i liquidi. Madame, graziosamente le chiede se ha sete e le indica l’immonda vasca con le pipì ormai rancide delle compagne. La povera principessa volta, nauseata la testa. Madame è contenta, le piace questa puledrina da domare.
Con qualche altra ora di traino e riuscirà a spezzarla. Madame si concede il pranzo ed un paio di ore di “siesta”, la povera puledra, ancora legata alle stanghe del calesse si accascia per terra, riprendendo un po’ di respiro e di forze. Per ordine espresso di Madame niente cibo o liquidi per la puledra! Ma è già ora di continuare, Madame ha terminato la siesta, così il calessino di Madame esce, nel calore da fornace del pomeriggio. Madame, conscia che sta spingendo la schiava fino ai limiti e che potrebbe crollare svenuta in ogni momento, si limita ad inanellare giri e giri all’interno del recinto. Presto la puledra cade, semisvenuta. Due detenute sono incaricate di riportarla alla latrina. Qui le viene tolto il cappuccio della tuta. Madame osserva con compiacimento la detenuta: le guance della malcapitata sono paonazze, anzi, violacee per il gran caldo, ottimo contrasto con la pallidissima testa rapata. Ora è giunto il momento della verità. Ad un suo cenno, una sorvegliante immerge una gavetta nella immonda vasca delle pipì e la porge a Fatima. La faccia della poveretta riflette il dilemma a cui è sottoposta, morire di sete, durante un altro giro di traino o annullare il proprio orgoglio e bere il nauseante liquido. La poveretta si ricorda ancora quando, in università, al racconto di una spedizione rimasta senza acqua, i cui componenti erano sopravvissuti bevendo la propria orina, aveva affermato, sorridendo, che era meglio la morte ad una simile indegnità. ED ORA SI TRATTA DELLE PIPI’ DI ALTRE DETENUTE. Ma lo sguardo che fino a quel momento era ancora altero e fissava le aguzzine, si abbassa e guarda per terra. La detenuta avvicina le labbra alla gamella. Inizia a bere, cercando di ignorare il gusto.. Dalla faccia schifata delle detenuta si capisce quale sia il sapore del liquido, surriscaldato dal sole. Uno sguardo supplichevole è diretto a Madame, ma Madame su queste cose non transige, l’umiliazione deve essere completa. E così la povera Fatima è costretta a bersi tutta la gamella. A tratti la si vede chiudere gli occhi e tremare, evidentemente cerca di mandare indietro i conati di vomito.
E per la povera Fatima il destino ha in serbo anche altro, Madame Rocio si sente eccitata nel dominare questa giovane, cercherà di arruolarla tra le proprie schiave personali. Sarebbe un successone piegare la giovane ai propri voleri ed un ottimo affare, a liberazione avvenuta, poter vendere alla suocera foto compromettenti della nuora che si umilia come schiava lesbica.

Vostra detenuta nadia.
(2- continua)

12 luglio 2014

PENSION BALNEARIA 86


Nobili Signore, serva sudiciona,
la perra è stata messa al lavoro e, presto vi racconterò i suoi guai. Ma veniamo a me, sto seguendo il corso da sorvegliante. Una cosa assai interessante per una che fino a pochi mesi fa era dall’atra parte della barricata. Oltre a varie lezioni teoriche sui (mal)trattamenti delle detenute, ci viene annunciato che presto inizieranno le lezioni pratiche. Poiché molte di queste lezioni tratteranno di castighi vari, diventa necessario reperire delle serve “guinea pigs”, insomma delle più o meno volontarie. La Direzione ha stabilito che alla fine di ogni giorno si raccolgano i nomi delle detenute che hanno meritato dei castighi, vuoi per non aver lavorato a sufficienza, vuoi per aver combinato dei guai. Queste faranno da cavie per le lezioni dei giorni successivi. Maestra Alejandra accompagna la classe delle sorveglianti al primo ambiente, la sala dell’ “hydrtoterapia”.
In questa sala viene conservata tutta la strumentazione per riempire e svuotare, con varie modalità, il corpo delle detenute. Quattro oggetti sono evidentemente destinati allo scopo di bloccare la punita e renderne accessibili gli orifici: due lettini, dotati di cinghie per bloccare braccia e gambe. Sui lettini possono essere montati dei supporti per le caviglie, che permettono di bloccare la punita in posizione “ginecologica”. Un grosso “volante” posto al di sotto della mezzeria del lettino, permette di inclinare il lettino un po’ in tutte le posizioni, per cui si può mettere la punita con la testa ben più alta o ben più bassa dei piedi, arrivando quasi in posizione verticale. Una sedia, simile alla “silla della verguenza” che già ben conoscete, permette di bloccare la punita in posizione seduta, lasciando sempre ben accessibili gli orifizi. Un terzo oggetto appare, quasi inspiegabile in questo contesto: un inginocchiatoio. Guardando meglio vedo che anche questo è dotato di robuste cinghie per trattenere le punite. L’ultimo oggetto è quello che definirei l’asticella, per analogia con le asticelle del salto in alto, una struttura costituita da due robusti sostegni, su cui può essere bloccata, a varie altezze, una robusta barra trasversale, dotata di cinghie di contenzione per i polsi. Insomma è un modo per bloccare in alto le braccia delle detenute, in questo modo la totalità del loro corpo è accessibile da tutti i lati.
Tutti questi oggetti, lettini, sedia, inginocchiatoio ed asticella hanno alla base una specie di vasca che impedisce a “perdite” di liquidi di inondare i pavimenti.
Un grande armadio a vetri mette in mostra una serie di oggetti.
Innanzitutto alcuni apparecchi per il clistere, in plastica medica bianca. Solo che le proporzioni sono enormi terranno almeno 4 litri ed infine alcuni giganteschi ricavati da capaci taniche di plastica.
Seguono tubi di collegamento e rubinetti, ordinatamente disposti in sacchetti di plastica. Vengono poi capaci siringoni di plastica. Ed infine, disposte in scatolette e vassoi di plastica, sonde di tutti i tipi. Partiamo da sonde in plastica rigida di varia foggia, contenute in scatolette-espositori che presentano per ogni tipologia almeno quattro diverse misure via-via crescenti. E’poi la volta dei cateteri, usati sempre a scopo punitivo. A seguire sonde lisce di gomma, di diametri e lunghezze diversi. Ulteriori vassoi raccolgono sonde Bardex con una coppia di palloncini gonfiabili. E per finire, una collezione di plug rettali di varie fogge e misure, tutti dotati di un forellino centrale ed un raccordo per collegare il tubo del clistere. Al posto d’onore una scatola, purtroppo chiusa, di lucido legno scuro. Chiedo lumi e mi viene risposto che è “el muñeco”.
Un ultima anta dell’armadio contiene, ben ordinate scatolette e bottigliette di vari colori. Ci spiegano che si tratta degli additivi per preparare i liquidi per i vari trattamenti, oltre a potenti purganti.
Alejandra ci annuncia che, in vista del corso, sono state posticipate tutte le punizioni della settimana, per cui ci sarebbero state “cavie” per mostrarci l’utilizzo della strumentazione di punizione. E, ci dice, oltre ai soliti clisteri che ben conosciamo, qui avremo modo di ampliare le nostre conoscenze, per esempio vedremo il temuto “enema gota a gota”, il “lavado gastrico”, il “lavado vescical” , il “lavado del colon”. Avremo certamente occasione, grazie a qualche detenuta particolarmente ribelle, di assistere al “trabajo forzoso”, detto anche “parto anal”, per cui si usa, appunto “el muñeco”.
Ma veniamo alla perra, dovete sapere che le Signore, per finanziare questa istituzione, hanno creato una fabbrica artigianale di piatti di ceramica. Una fortunata coincidenza ha fatto sì che nel terreno cintato dall’alto muro a prova di evasione, vi fosse un giacimento di caolino. L’ideale per fare del prezioso vasellame. L’ideale anche per far lavorare le detenute. Molte si consumano a scavare, a colpi di zappa, la preziosa materia prima. La raffinazione e formatura degli oggetti sono invece affidate ad abili artigiane, ex detenute, delle vere artiste. Le detenute normali, tornano in auge per far funzionare i forni di cottura, infagottate nelle loro divise, sudano rivoli di sudore, a spalare combustibile e far girare i ventilatori del forno. Vengo a sapere che la perra si è data da fare per farsi assegnare un facile lavoretto: trascinare il carrello con il prodotto finito dai forni al magazzino di stoccaggio. Dico ad Alejandra che la perra non merita tale trattamento di favore, ma Maestra Alejandra mi risponde “tranquila, no es tan simple come parece”. Vedremo quindi cosa attende la perra.
Vostra umile sorvegliante nadia
(86- continua)

PENSION BALNEARIA 85 - DESCRIZIONE DELLA PERRA



DESCRIZIONE PSICOFISICA DELLA PERRA, DA DIRETTRICE E SORVEGLIANTE A SCHIAVA
Nobili Signore, serva sudiciona,
vi voglio parlare della perra.
Fino ad alcuni mesi fa era, devo ammetterlo, una bella donna. Trentaduenne, di origini andaluse, sembrava il prototipo della amazzone: alta (1.75), mora, capelli lunghi, occhi neri, ciglia lunghe. Pelle ambrata, un bel seno. Grazie all’abitudine di andare a cavallo, snella, ventre piatto ed un interessante “lato b”. Inoltre ha sempre apprezzato una tenuta da amazzone: calzoni fascianti, una camicetta a jabot di pizzo e un giacchino nero. Devo parlarvi del suo sguardo, uno sguardo bruciante ed intenso che faceva tremare noi serve, insomma: un vero portamento arrogante, da padrona.
Il fatto di essere stata ridotta in schiavitù, la ha trasformata completamente: i capelli cortissimi ed irregolari, ricresciuti dopo la “rapada”, senza più alcuna cura rivelano i primi fili brizzolati. Il ventre piatto se ne è andato, non so se a causa della dieta a cui è sottoposta o ai ripetitivi lavori punitivi a cui è assegnata, altro che cavalcate! Infatti il ventre della perra ha perso tonicità ed inizia ad espandersi, insomma presto avrà anche lei il “pancione” regolamentare. Il seno, lasciato sempre senza alcun sostegno e mortificato dalle divise carcerarie, sta iniziando a cadere.
Ed anche i suoi atteggiamenti sono cambiati: niente più sguardo altero ma occhi tenuti abbassati, anche se, ogni tanto le si accende ancora l’antica preoccupante scintilla nello sguardo.
E se prima la perra, vista da una serva, pareva la personificazione della perfezione, ora, diventata schiava, appaiono tutte le magagne: senza parrucchiere ed estetiste, nulla nasconde le imperfezioni, inoltre la mancanza dei suoi costosi profumi rivela un fastidioso naturale afrore delle sue ascelle ed un lieve sentore di piscio. Viso collo e mani si stanno coprendo di rughe. I palmi delle mani si stanno coprendo di calli. La mancanza di sole, poiché le detenute indossano sempre i loro camicioni punitivi, sta facendo virare il colore ambrato della sua pelle verso un malsano giallino.
Insomma, la perra sta diventando “una chiavica”.
E le Signore, qui al centro di detenzione stanno ora “studiandola”, per la perra si preparano brutte novità, le vedremo presto.
Vostra sorvegliante Nadia.


26 dicembre 2013

PENSION BALNEARIA 73 - IL TATUAGGIO DELLA PERRA


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
la sguattera sudiciona
prima ancora di metterci a “curare” la perra, ci siamo accorte che non ha neanche un tatuaggio. Che fare? La proposta di Pilar è la migliore, le tatueremo “Esclava, Pension Balnearia”. Restano due incognite: dove scriverlo e a chi fare eseguite l’opera. Il dove è presto individuato, vogliamo che la scritta sia in un punto abbastanza intimo ma in sua perfetta vista, decidiamo così di fare la scritta sul ventre e di eseguirla speculare, in modo che sia più insolita e che la perra la possa leggere perfettamente allo specchio. Niente di straordinario, direte voi. Ma non dimentichiamo che le sguattere, ora sorveglianti, della Pension sono donne rotte a tutte le difficoltà. Una delle nostre compagne è stata a lungo “ospitata dallo stato”, cioè è stata in prigione. Ricorda benissimo la procedura con cui lì le carcerate si tatuavano: disegnato con una biro il tatuaggio, una si armava di tre aghi di quelli normali da cucito, legati con un pezzetto di filo metallico arrotolato attorno. Una rapida disinfettata sulla fiamma e alla fine gli aghi venivano “pucciati” nella china . Poi tre nerborute bloccavano la tatuanda e l’”artista” iniziava il suo lungo e doloroso lavoro.
La scritta, in stile con la Pension, la abbiamo ispirata alle scritte liberty che qui abbondano, hanno parecchi svolazzi, un vero peccato per la perra che si vedrà sottoposta a sedute di tatuaggio molto lunghe. Sedute che comprendono una buona dose di schiaffi su pancia e cosce, ogni volta che la vittima ha un sussulto e si sposta, rendendo difficile per l’”artista” seguire il disegno a biro. Ma quello che fa disperare la perra è che il disegno verrà eseguito in quadricromia: ogni lettera della scritta dovrà così venire eseguita in quattro sedute, una per colore e le sedute successive alla prima bucano parti già ampiamente irritate dalle bucature della sessione del giorno precedente.
Inutile raccontare gli strepiti e i pianti della perra, un po’ per il dolore ma sicuramente per l’indelebile umilazione. Ed adesso possiamo ammirare orgogliose la nostra opera d’arte vivente, tutte le volte che la maltrattiamo!
Nel frattempo la Signora tiene accuratamente monitorato il peso di perra e compagne. Nonostante l’intenso lavoro manuale e le privazioni alimentari, non calano prontamente di peso, come desiderava la Signora. Inoltre le condannate osano ancora guardare in faccia le loro sorveglianti. Ora, dovrebbero sapere che delle infime sguattere come loro devono sempre tenere lo sguiardo a terra e guardare in faccia Padrone e sorveglianti solo se viene loro ordinato di farlo. La Signora ha deciso di stare a vedere per un paio di altre settimane, se l’obbiettivo di ridurre il peso ed inculcare in loro un po’ di sana umiltà non verrà raggiunto avremo carta bianca sui (mal)trattamenti da imporre alle punite, per raddrizzarle..
A presto
Sguattera Nadia

(73- continua)




31 dicembre 2012

JANINE SOUILLON VISTA DALLA SCHIAVA ELISABETH MANDILE

Janine Souillon, portrayed in unknow and disguised manor near Lugano, CH, by older slave elisabeth mandile / Janine Souillon, ritratta nello sconosciuto e nascosto maniero nei pressi di Lugano, Svizzera, dalla vecchia schiava elisabeth mandile

Slave elisabeth mandile is owned by mistress Annika Kapyzska