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1 giugno 2018

LANCY, CAPITOLO FINALE: UNA MUCCA DA FATICA


LANCY 19 – Una mucca da fatica
di sguattera sudiciona
Once Upon a Time conoscevamo una serva sudiciona, che si è letteralmente rovinata “con le proprie dita”. Avevamo momentaneamente lasciato quella che è ormai conosciuta come Mucca 14 alla sapienti cure della Dottoressa durante la penosa scena in cui sentimmo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi.
La vacca 14 ha trascorso mesi e mesi nei sotterranei della fattoria, sottoposta ad un vero e proprio lavaggio del cervello. E non si è trattato di un periodo facile, quotidiani lavori di aratura, quotidiane dolorose mungiture, quotidiani clisteri punitivi, oltre alla partecipazione come cavia agli studi della Dottoressa alla ricerca del “clistere perfetto”.
Diamo pure una occhiata alla vacca 14, facendole togliere il saio d’ordinanza. Quella che sappiamo essere una serva appena sopra ai 50, ora pare almeno una 65 enne. Rugosa, magrissima, seni cascanti, lunghi fino all’ombelico, grazie alle dolorose “mungiture”. Il pancione flaccido e gonfio per i clisteri punitivi subiti. Spessi calli sono spuntati dove appoggia il giogo da aratura e dove sono collegate le cinghie. La sudiciona non osa sollevare lo sguardo da terra, le hanno reso la pelle del sedere dura come cuoio a furia di sculacciate e frustate. All’ispezione corporale della vacca 14 hanno assistito, oltre alla Dottoressa, anche due Signore di origine tedesca. Il colorito ed il modo di fare le qualifica come imprenditrici agricole. La Dottoressa, parla del “caso vacca 14”: questa sudiciona era ormai irrimediabilmente schiava del proprio vizio. Abbiamo faticato parecchio, ma ora posso affermare che le è stato rimosso completamente. Non è più possibile causarle un orgasmo, per quanto impegno ci si metta. E’ una schiava ancora robusta, può lavorare ancora per quindici o vent’anni. La abbiamo addestrata sia come “mula da trasporto” che “vacca da aratura”, vi sarà sicuramente utile. Tutte le schiave che passano da Lancy si abituano ad una vita molto frugale: pochissimo cibo, poche ore di sonno e tanto tanto lavoro. L’unica avvertenza è di tenere ben pulito il pancione delle nostre schiave. Io consiglio di praticare un clistere quotidiano, con acqua sapone ed olio. Un bel clisterone, tenete conto che la vacca 14 è piuttosto capiente, direi tre o quattro litri. La Dottoressa mostra alle due Signore un foglio. Vi mostro, come suggerimento per la somministrazione, questo bel disegno fatto da una schiava ospitata a lungo qui a Lancy, una certa Elizabeth Mandile. Vedete? Un comodo sedile di legno, dotato di una bella cannula fallica. Qui la serva può riposare, direi una bella mezz’ora, trattenendo il proprio clistere. Vedete? Il contenitore è molto in alto, così il clistere viene somministrato con la giusta pressione. E come potete notare, se il primo contenitore di tre litri non fosse sufficiente, è pronto un altro secchio di acqua. Qui a Lancy lo abbiamo adottato subito, tempo risparmiato per le Infermiere e risultati garantiti!
Non vi preoccupate, della dimensione della cannula, più è grossa meglio è, l’ano della vacca 14 è stato dilatato a dovere innumerevoli volte con appositi dilatatori.
Care Signore, un'altra necessità delle nostre vacche è di venire giornalmente munte. L’operazione risulta poco gradita, ma basta non prestare orecchio ai muggiti di protesta ed essere decise, spremendo e strizzando ben bene le poppe.
Tenete conto che le nostre mule e vacche non sono garantite per sempre, bisogna riportarle ogni tre mesi a Lancy per una “settimana di disciplina”, in cui alla schiava vengono praticate le necessarie cure di mantenimento. A questo proposito, pratico subito alcune iniezioni alla vacca, sono molto dolorose, visto che il loro effetto durerà tre mesi. Detto questo la Dottoressa schiocca le dita, prontamente una Infermiere Mungitrice porta una bacinella contenente tre enormi siringhe, con aghi che paiono punte da trapano! Per eseguire l’iniezione senza interferenze, la vacca viene cinturata al lettino ginecologico. L’ago viene lentamente e ripetutamente inserito nella zona clitoridea. Il liquido, considerando i disperati muggiti, deve bruciare molto. Di seguito una ulteriore iniezione per natica e poi una per mammella. I muggiti salgono di volume, la vacca 14 cerca di dimenarsi, la le robuste cinghie non cedono. La mucca è semisvenuta, le si vede solo il bianco degli occhi. Una feroce strizzata di capezzoli la ridesta prontamente, la sudiciona deve fare l’ultima poppata di un gigantesco biberon di sperma di toro, sotto la stretta sorveglianza della Dottoressa, pronta a castigare il più piccolo conato con dolorose pizzicate alle tette.
E finalmente la vacca 14 conosce le sue nuove Padrone: Frau Rose e Frau Helga. Le due donne sono in cerca di una schiava da sfruttare per dissodare e rendere coltivabile un campo in collina, dove non è possibile giungere con mezzi meccanici, inoltre, essendo due virago, due lesbiche dominanti, vogliono una schiava come giocattolo sessuale. La vacca 14 le ha favorevolmente impressionate, accettano di tenerla per un periodo di prova di tre mesi. E poiché alle due Frau l’appellativo di vacca 14 pare poco elegante, la serva riacquista il nome di Sudiciona.
La sudiciona viene caricata sulla macchina delle nuove Padrone e ben presto si giunge alla nuova Fattoria dove lavorerà come bestia da soma. Quando vede la collina scoscesa che dovrà dissodare, arare e rendere fruttifera, solo con le proprie forze, la sudiciona muggisce di disperazione. Si, muggisce, perché ho tralasciato di dire che il condizionamento è stato tale che la sudiciona ora articola le parole molto a fatica e solo se espressamente richiesta, il suo solito metodo di esprimersi è il muggito. Ed il giorno dopo la sudiciona riceve la nuova divisa: un nuovo paio di mutandoni di pesante gomma, Il resto dell’abbigliamento è costituito di un poncho di tessuto gommato che riveste la sudiciona da capo a piedi ed un pesante grembiule di caucciù. Nel poncho, due aperture lasciano uscire le braccia nude. Il poncho è tenuto stretto in vita da una corda arrotolata per tre giri e strettamente annodata. Indossato il poncho la schiava dovrà indossare un pesante grembiule di caucciù, rinforzato in vita da un doppio strato. All’altezza della pancia il grembiule ha due lunghe e larghe cinghie, sempre di caucciù, chiudibili proprio come una cintura. Le Padrone stringono all’inverosimile il grembiule, comprimendo così la pancia della sudiciona, la quale si sente quasi mancare ilo fiato. Ai piedi un paio di gambali di gomma, indossati senza calze. Insomma, una divisa austera, economica e durevole. Frau Helga pianta un lungo picchetto di ferro nel terreno e vi fissa una catena della cavigliera della sudiciona. Non occorre un tratto lunghissimo, il lavoro è talmente duro che la schiava dissoderà pochi metri quadrati di terreno al giorno. Ed è dopo 12 ore di lavoro bestiale che la sudiciona termina. Non ha ancora ricevuto cibo, tremendamente affamata si aspetta il pasto serale, ma si illude: le Padrone la chiamano. Mentre la sudiciona si rompeva la schiena le Signore hanno preparato una vera “poltroncina da clistere”: utilizzando il sedile di una vecchia falciatrice, uno di quei sedili li lamiera sagomata e forellata. Più o meno al centro del sedile, sfruttando uno dei fori, è stata fissata una larga cannula di materiale gommoso, abbastanza flessibile. Alla base, proprio contro il sedile, attorno alla cannula è applicato un aggeggio, sempre di gomma, di forma troncoconica. La Padrona FrauJulia mi suggerisce che l’insieme cannula e ingrossamento è simile alle sacche JBL, pubblicizzate su internet o anche ad antiche cannule per lavaggi vaginali. Dietro al sedile una alta piantana sorregge il più grosso apparecchio da clistere che la serva sudiciona abbia mai visto. Le Signore costringono la sudiciona a preparare il liquido: su di un fornello deve scaldare un grande pentolone di acqua, poi deve grattugiarvi mezzo panetto di sapone di marsiglia. Il liquido diventa presto bianco e denso, coperto di schiuma, viene poi versata una generosa dose di olio. La sudiciona deve versare il liquido nel clistere, l’apparecchio si riempie solo fino a metà. La serva suda di preoccupazione, sperava di essere finalmente sfuggita agli allucinanti esperimenti della Dottoressa. Frau Helga lubrifica l’ano della la sudiciona, infilando più volte il dito, coperto di vasellina, fino in fondo, evidentemente la cosa la diverte. Ora la sudiciona, che si è dovuta denudare di tutto, salvo il grembiule, stretto all’inverosimile, deve salire su di un ceppo di legno che fa da gradino davanti alla poltroncina e sedersi sulla cannula, ma data l’inesperienza, scopre che non è affatto un compito facile anche perché il grembiule le impedisce di sbirciare in basso, deve fare vari tentativi. Frau Helga impugna un frustino ed inizia a picchiettare dolorosamente le tette della sudiciona. Così sollecitata la sudiciona si impala ben presto sulla cannula. La sudiciona scopre che il peso del corpo forza l’ingrossamento troncoconico a dilatare dolorosamente il buchetto. E se per qualche minuto riesce a sostenere parte del proprio peso sulle gambe, la cosa diventa impossibile quando Frau Helga la costringe a sollevare i piedi ed allontana il ceppo. La sudiciona, senza poter appoggiare i piedi si trova nella assoluta impossibilità di sollevarsi e sfuggire al gigantesco clistere! Frau Rose regola il rubinetto, le due donne vogliono godere dello spettacolo della loro nuova schiava sottoposta al clistere. E non restano affatto deluse, l’Eau de Lancy inizia a tormentare le budella della sudiciona. Il riflesso automatico è di stringere le natiche ed irrigidire i muscoli addominali, per opporsi alla liquida invasione, ma la sudiciona scopre che più stringe le natiche, più soffre della forzata dilatazione del buchetto. Ed irrigidire i muscoli addominali serve solo a dare il via a terribili dolori peristaltici. L’unica cosa che la sudiciona possa fare è rilassare la pancia, piangere sudare e muggire il proprio dolore! Frau Rose palpa a tratti la pancia della sudiciona, l’affascina vederla lentamente gonfiarsi e contrastare l’elasticità del grembiule di caucciù, di tanto in tanto si nota un sommovimento interno, in sincronismo con i muggiti della sudiciona. Il rubinetto poco aperto fa sì che il clistere sia lunghissimo, l’altezza della piantana, fa sì che sia doloroso. E per finire un lungo periodo di ritenzione. Alla fine Frau Rose riavvicina, con la punta del piede, il ceppo di legno alla sudiciona. Quest’ultima però è talmente gonfia ed esausta che non riesce a rialzarsi, bisogna che le Padrone, dopo averla avvertita di stringere bene, che non perda neanche una goccia, la aiutino, trirandola per le braccia. E finalmente la sudiciona può usare il secchio per scaricarsi.
Ma non è ancora assolutamente finita! Le Signore si sono eccitate a vedere le sofferenze della schiava, ora vogliono godersi il nuovo acquisto! Frau Rose è nuda, mormora un ordine in tedesco, la sudiciona non capisce. Frau Helga, prontamente fa inginocchiare la sudiciona e le estrae la lingua. La schiava capisce cosa le viene chiesto, dovrà leccare la Padrona Rose. Ma la sudiciona scopre una cosa: le nuove Padrone tedesche non conoscono il bidet, si aspettano che provveda la schiava con la lingua. E la sudiciona vede cadere un mito: ha sempre visto le Padrone come esseri perfetti, sempre profumate e curate. Al contrario le due nuove Padrone sono due rozze e crudeli contadine. La sudiciona però, da schiava addestrata sa bene quale sia il suo dovere: obbedire e soddisfare le signore senza se e senza ma. Estrae la lingua ed inizia un lungo e delicato lavoro. Frau Rose apprezza e preme la faccia della sudiciona su proprio sesso. La lingua della schiava raccoglie gli umori dell’orgasmo padronale. E lo stesso trattamento va praticato a Frau Helga.
E’una sudiciona distrutta dalla prima giornata di schiavitù quella che può finalmente rassettare la divisa e sfamarsi con il pastone da condividere con i cani delle Padrone.
E’ormai notte fonda, la sudiciona si stende su di un pagliericcio, vicino a sé ha una sveglia puntata alle 5 della mattina successiva, sì perché in campagna le schiave cominciano a lavorare con il sorgere del sole. Prima di cadere in un sonno profondo la sudiciona pensa alla propria vita, rimpiange i tempi in cui era a servizio di Madame Janine Souillon, quella sì che è una Signora, perfetta, elegante e curata, niente a che vedere con le rozze Padrone da cui è finita. La sudiciona pensa poi al lavoro che l’attende, se in un giorno ha fatto solo pochi metri quadri, per dissodare l’intera collina ci vorranno dieci o quindici anni, alla fine sarà ridotta come una vecchia larva. Ed è con questi pensieri che ci congediamo dalla sguattera sudiciona in lacrime.
Vostra serva sudiciona N.
(FINE)


3 dicembre 2015

LANCY 18 / LA MUCCA N°14


LANCY 18 – Mucca per sempre

di sguattera sudiciona
Per la mucca 14 si sta avvicinando un nuovo traguardo: il termine del periodo di internamento a Lancy. Inutile dire che gli obbiettivi che erano stati prefissati non sono ancora stati raggiunti. La Dottoressa in persona studia pertanto nuovi metodi per aumentare la scarsa produzione lattifera.
Ed è la Dottoressa a presentarsi dalla mucca 14 con un enorme biberon: uno dei biberon usati in veterinaria per i vitellini. Il biberon è pieno di un liquido lattescente, all’apparenza molto denso, è ricoperto dalla condensa, sintomo che è stato conservato a bassa temperatura. Una Mungitrice arriva portando un pentolone di acqua calda ed il biberon finisce a bagnomaria. La sudiciona si chiede il perché di tutte queste premure ma non riesce a capire. Dopo un certo tempo il liquido ha raggiunto la temperatura richiesta attorno ai 38 – 40 gradi. Tempo per la sudiciona della poppata. La Dottoressa in persona controlla l’operazione. La sudiciona inizia ad inghiottire a fatica il denso liquido. Il sapore è molto insolito, leggermente salato. Inevitabilmente la sudiciona deve riprendere fiato numerose volte. Ed è circa a metà biberon che la Dottoressa dice alla sudiciona: “allora mucca 14, vedo che lo sperma di toro non ti dispiace affatto”. La sudiciona resta come folgorata. Lo stomaco le si contrae. Le viene da vomitare ed inizia a sudare profusamente. Ma basta una severa occhiata della Dottoressa per farle capire che deve bere tutto fino all’ultima goccia, se vuole evitare qualche terribile trattamento. E così, la sudiciona continua ad inghiottire con grandi sforzi. Il sudore le imperla la fronte. Finalmente, dopo un tempo lunghissimo, la sudiciona termina la vomitevole bevanda. Ora la Dottoressa ordina alla Infermiera Mungitrice di raddoppiare gli esercizi di mungitura della sudiciona. La gran quantità di ormoni somministrati, dovrebbe stimolarle grandemente la produzione lattifera. E possiamo così assistere ad una dolorosissima mungitura da parte delle nerborute mani della Mungitrice. Mani che strizzano energicamente le poppe della sudiciona, per trarne dei modesti schizzi di latte, il tutto tra pietosi muggiti. Ed anche stavolta il secchiello conterrà solo un dito del prezioso latte.

Finalmente la sudiciona viene lasciata in pace, ma per poco. L’Infermiera mungitrice viene chiamata al telefono: “certamente Madame, la mucca 14 viene subito in reception. Si, le metto il reggiseno numero 2”. La mucca 14, nella sua stolidezza si chiede di cosa stiano parlando: a Lancy i reggiseno non esistono, tanto più reggiseno per mucche! Ma l’Infermiera arriva con uno strano aggeggio: due gabbiette di lucido acciaio, dotate di larghe cinghie di nylon. Nelle gabbiette vengono, a fatica, infilate le turgide mammelle della mucca 14. Accade che con i trattamenti a cui è stato sottoposto il seno della sudiciona sia aumentato di un paio di misure ed il reggiseno metallico non sia più adatto. Ma non importa, le robuste cinghie, tirate con forza, tengono il tutto in posizione. L’Infermiera guarda la sudiciona: le gabbiette penetrano in profondità nelle carni, più che un paio di tette sembrano due salami. Ma ora la sudiciona deve venire accompagnata in reception. Il morso le viene allacciato ancora più strettamente. Una fermata alla fontana, dove viene lavata con il solito idrante, poi alla sudiciona viene fatta indossare la divisa di fatica. Ed è a passo di marcia punitiva che la sudiciona, grondante sudore per le rampe salite, entra nel salone della reception. Alcune Signore la valutano, dal fondo della stanza. La sudiciona non vede bene: per settimane è stata rinchiusa nei sotterranei della fattoria e non è più abituata a tanta luce. Poi viene percorsa da una specie di scarica elettrica: quella, quella è la voce della sua Padrona. Infatti Madame Janine ha deciso di accertarsi di persona dei progressi della sua pupilla. Le altre Signore, inutile dirlo sono Anne e Louise con la Dottoressa. La sudiciona capisce che parlano di lei. Resta rispettosamente in attesa con lo sguardo a terra e la mente in subbuglio. Infatti alla sudiciona è stato detto che avrebbe dovuto scontare un breve periodo di detenzione a Lancy, durante il quale si sarebbe potuta rendere conto di cosa la aspettava insistendo nei suoi riprovevoli vizi. Ora la sudiciona si immagina già al ritorno nella villa di Madame Janine. Ma, come sempre accade, la troppa fantasia sta per giocarle un brutto scherzo. Nel frattempo la Dottoressa e Madame Janine si avvicinano, sempre discorrendo tra loro. La Dottoressa ci tiene a mostrare l’aumento di volume del seno, bene evidenziato dalle dolorose gabbiette. Ma ora Madame Janine affronta lo spinoso problema del viziaccio della sudiciona. La Dottoressa si crede abbastanza sicura anche in questo: di certo la mucca 14 ha ricevuto una sufficiente lezione che farà da deterrente. Per dimostrarlo la Dottoressa, indossati dei guanti chirurgici, inizia a titillare sapientemente il sesso della sudiciona. Ora, in condizioni normali la sudiciona sarebbe riuscita a resistere a lungo, ma la presenza di Madame Janine la ha messa in uno stato di pre-eccitazione. Inutile dire che i movimenti ed il muggito rendono chiara la situazione: la sudiciona è ancora dedita al suo vizio. Ora la Dottoressa è abbastanza infuriata e vuole andare a fondo della faccenda, toglie alla sudiciona il morso, in modo che possa rispondere: cosa le è passato per la testa, per godere in maniera così indecente? La sudiciona cerca di negare di avere avuto delle fantasie. La Dottoressa la minaccia: “se non confessi subito confesserai dopo che ti ho iniettato 100 cc di capsaicina concentrata nella vescica tramite un bel catetere. Vedrai l’effetto del peperoncino là dentro, altro che cistite. E poi, ricordati che dovrai orinare e per una settimana urlerai ogni volta. La sudiciona confessa così, tra le lacrime, che si è immaginata di ricevere uno dei dolci clisteri punitivi di Madame Janine. “Ecco spiegato l’arcano: l’eccessivo uso di clisteri non sufficientemente dolorosi, ha creato questa situazione, in questi casi meglio punire con dei bei purganti. Ora occorrerebbe effettuare un lungo periodo di ricondizionamento, per rimuovere del tutto gli istinti goderecci.
La sudiciona, nello stato di confusione e prostrazione in cui si trova, non si accorge di una certa tensione nell’aria. Le sfugge anche la Signora Anne che fa un cenno di intesa ad alcune sorveglianti che erano lì nei dintorni. L’Infermiera, preavvertita rimette rapidamente il morso alla sudiciona, alla cciandolo ben stretto. Madame Janine pare convinta dagli argomenti della Dottoressa: “Bene, mi ha convinta. Tra l’altro ho accolto in casa una giovane sguattera in dressage e non vorrei che questa vecchia vacca la rovini mostrandole i propri vizi. Penso di trovare un soddisfacente accordo con la Signora Anne e lasciare la sudiciona qua da voi per un periodo indefinito.”
Lacrime brucianti scendono dagli occhi della vacca 14, le sta crollando il mondo addosso. Ha sopportato l’ultimo mese di tormenti sorretta dalla speranza di tornare, ormai perdonata, al servizio di Madame Janine e si scopre invece, ormai più che cinquantenne, sostituita da una giovane cerbiatta. Lunghi disperati muggiti si alzano. L’Infermiera Mungitrice, ad un discreto cenno della Dottoressa, aggancia una corda al morso della sudiciona e, aiutata da due robuste sorveglianti trascina la sudiciona, in piena crisi isterica, verso le ombrose stalle di Lancy. sentiamo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi. Che dire? Madame Janine giunge presto ad un accordo con la Signora Anne. Pagando una modica retta la sguattera sudiciona rimarrà a lungo a Lancy, il lavoro continuo, unito al prezioso latte prodotto pagheranno la differenza della retta. La Dottoressa, da canto suo è ben contenta degli ultimi sviluppi: la mucca 14 farà da “guinea pig” a lungo, per gli studi sul completo riempimento tramite clistere, per non parlare degli studi sul condizionamento pavloviano per rimuovere l’immondo vizio masturbatorio.
Mie Signore, è con la tastiera bagnata da qualche lacrimuccia che questa indegna narratrice si congeda da Voi. Ma non disperate, Madame Janine può, in ogni momento richiamare in servizio la vecchia sguattera soprannominata “Sudiciona M”, ora conosciuta come “Mucca 14”
Vostra miserabile sguattera sudiciona N.
(18- continua)

25 aprile 2015

LANCY 17 - LA PETOMANE


LANCY 17 – LA PETOMANE
di sguattera sudiciona
La Dottoressa ha deciso di sottoporre la promettente vacca 14 a nuovi esperimenti. Tale decisione deriva anche dalla segnalazione di una delle Infermiere Mungitrici, relativa alla abbondante emissione di peti della vacca 14. Ora, dato il regime a cui sono sottoposte, non è affatto insolito che le vacche emettano potenti scorregge, ma la vacca 14 ha trovato il modo di farsi notare anche stavolta.
Benissimo, si dice la Dottoressa, questa è una buona occasione per allenare la vacca 14 a trattenere il più possibile i gas intestinali.
Una breve telefonata ordina di portare la vacca 14 in ambulatorio. La sudiciona non si aspettava affatto di essere portata nuovamente in ambulatorio e, quando capisce dove si trova delle lacrime di paura scorrono lungo le guance. Lacrime che indispongono alquanto la Dottoressa. “stupida vacca, io ti onoro delle mie cure e tu piangi senza motivo”, grida schiaffeggiando ripetutamente guance e mammelle della sudiciona.
La dottoressa ha ideato un altro doloroso esperimento a cui sottoporre la sudiciona. Innanzitutto la vacca 14 viene denudata e fatta “accomodare” su di una bicicletta da camera, posta nell’ ambulatorio. Le mani della sudiciona trovano posto in “guanti di contenzione” fissati al manubrio, i piedi sono fissati ai pedali. La sella è simile a quella per prevenire problematiche alla prostata dei maschietti: una specie di “V” che non preme sulle parti intime ma che, in questa applicazione permette libero accesso agli sfinteri della “vacca ciclista”. La dottoressa, ora, si arma di una spugnetta estremamente abrasiva e “tratta” capezzoli, ventre, ed interno cosce della sudiciona. Qui vengono incollati grossi elettrodi che sono poi collegati ai cavi di una sofisticata centralina. La Dottoressa ordina alla sudiciona di iniziare a pedalare. Lo sforzo richiesto, sia pur non enorme, è abbastanza notevole. La Dottoressa istruisce la vacca 14 su di una specie di “semaforo” a led. La pedalata dovrà tenere acceso il led verde posto al centro. La sudiciona potrà far accendere impunemente il led giallo di velocità eccessiva, ma ad ogni accensione del led rosso di bassa velocità si avvierà un generatore di dolorose scosse. La sudiciona, che pedalava svogliatamente, ha subito un assaggio che la fa torcere e le strappa un grido di dolore. Ma la dottoressa ha in serbo altro per la sudiciona: preleva una grossa “pera” di gomma da un carrello. La dottoressa preme la pera, sorridendo soddisfatta al rumore dell’aria che esce e rientra dal cannello. Cannello che, in men che non si dica finisce tra le natiche della sudiciona. Ora la Dottoressa preme gradualmente la pera, immettendone l’aria nell’intestino della sudiciona. Ma una sola pera non basta, la Dottoressa ne spremerà ben tre nella pancia della vacca 14. La sudiciona sente l’intestino dolorosamente pieno di aria. La Dottoressa estrae la pera, la sudiciona stringe spasmodicamente lo sfintere, sforzandosi di continuare a pedalare alla velocità prescritta. Un gorgoglio segnala che l’aria si è distribuita un po’ meglio e la sudiciona sente scomparire il dolore. Sollevata si concentra sulla pedalata. Dea un po’ ha iniziato a sudare. Ma la Dottoressa non è soddisfatta, una seconda pera di aria strappa un mugolio alla sudiciona, che rallenta visibilmente la pedalata. Ahhhh è la reazione alla inevitabile scossa. La sudiciona, per paura delle scosse, accelera nuovamente, ma la Dottoressa le scarica una terza pera di aria. La pancia ora duole moltissimo. La sudiciona, però, con le mani bloccate non può neanche massaggiarsela. Un nuovo gorgoglio segnala che il gas si è trovato una strada nei meandri della pancia della ciclista. Ma ora la Dottoressa avverte la sudiciona che sta per indurire la pedalata. La sudiciona si sforza disperatamente, si sente il cuore in gola. Ma gli sforzi per pedalare stanno causando un altro problema, i movimenti peristaltici, uniti alla pressione dei muscoli, tesi per assecondare lo sforzo delle gambe, hanno spostato una parte del gas fino all’ano della sudiciona. La sudiciona ha ora un urgente bisogno di scoreggiare. Bisogno che si ingigantisce ad ogni pedalata. La pedalata della sudiciona, tormentata dal mal di pancia si fa irregolare. Sulla faccia si legge tutta la fatica ed il dolore. Concentrata come è sui propri problemi, la sudiciona non sente neanche l’incoraggiamento della Dottoressa che la dice che manca solo mezz’ora alla fine della prova. La sudiciona prova a rilasciare un poco alla volta lo sfintere, se le andrà bene riuscirà ad liberarsi almeno di una parte del gas senza che la Dottoressa se ne accorga. Ma purtroppo per la sudiciona “il cul fece trombetta”, nel silenzio l’osceno rumore risalta ancora di più, facendo infuriare la Dottoressa.
La sudiciona viene fatta scendere dal sellino le viene ordinato di restare in piedi, una impietosa speciale sonda di gomma rossa, fornita di fori per fare uscire i gas le viene profondamente inserita nell’intestino e la mano della dottoressa preme di piatto sul ventre svuotandolo dolorosamente.
Ma la Dottoressa vuole, in qualche modo, castigare la Mucca 14 per l’irriverenza. Scrive su di una delle sue ricette: Sottoporre la mucca 14 a clistere di 2 litri di latte e melassa. Applicare plug numero 4. Ritenzione 20 minuti. Se vi fossero coliche gassose ripetere il clistere una o due volte. Ora, dovete sapere che il latte e melassa, era una antica formula curativo-punitiva utilizzata nel periodo vittoriano, appunto per le serve scorreggione. L’effetto non solo è fortemente purgativo ma, appunto, genera moltissimi gas intestinali
La sudiciona viene rimandata, accompagnata dalla ricetta punitiva alla stalla. Qui giunta viene presa in carico da una infermiera mungitrice che si incarica di farle passare una serata indimenticabile. Alla mucca 14 viene applicata una specie di gogna che blocca assieme polsi e caviglie, in pratica è “incaprettata”. Senza fretta l’infermiera avvicina una piantana su di cui fa bella mostra un antico irrigatore di vetro, un pezzo da museo. L’irrigatore è pieno di una mistura del colore di un cappuccino: latte con melassa nera, la più potente. Al termine della gomma troviamo una sonda, sempre vintage, di ebanite nera. La forma è piriforme, facile ma dolorosa da infilare, poi tappa abbastanza bene ed è difficile da espellere involontariamente. L’infermiera infila senza troppi complimenti la cannula alla sudiciona e al lamento che segue all’operazione commenta “vacca 14, stasera avrai modo di abituarti ben benino a questo cannello!”.
La sudiciona ora è tutta concentrata, cosa le riserverà questo clistere, stranamente poco abbondante? E cosa è quel liquido dallo strano colore?
Lo scoprirà ben presto, infatti la Mungitrice apre del tutto la chiavetta. Un fiotto di liquido caldissimo fa sussultare la sudiciona. Il liquido entra senza dare poi quel gran fastidio. La sudiciona è contenta, credeva molto peggio. Ma ha fatto i conti senza l’oste, ancora prima che il liquido finisca dal suo pancione iniziano a sentirsi imbarazzanti gorgoglii. E a cannula chiusa, ma col cannello ben inserito a fare da tappo, i gorgoglii continuano, ora la sudiciona sente l’intestino che si gonfia e rilascia fastidiosamente. Insomma il latte e melassa sta facendo effetto. Il viso della sudiciona ora mostra chiaramente che il fastidio sta trasformandosi in dolore, non un dolore localizzato ma un dolore che è dappertutto, si muove in sincronia con le bolle di gas che smuovono il liquido purgativo causando l’emissione di ulteriore gas. In pratica è una reazione a catena. Dolorosamente, mosso da potenti movimenti peristaltici, il gas si fa strada …. verso l’uscita. Uscita che però è sbarrata dal plug. Non so se la sudiciona debba ringraziare l’Infermiera di madame Janine per averle risparmiato lo sfintere o dolersi di questo fatto. Alla fine l’inevitabile accade, un geyser spara all’esterno la cannula, seguita da liquidi e gas innominabili. La Mungitrice, evidentemente avvezza a questo tipo di castighi,. sculaccia fortemente la sudiciona e infila nuovamente un plug di misura superiore, infatti vi sono ben quattro misure di plug . “Questo ti costerà la ripetizione di questo clistere dall’inizio”, sono le sue parole ad una sudiciona ormai sconvolta dal mal di ventre.
E la ripetizione del clistere avviene puntualmente non appena la sudiciona ha dolorosamente e rumorosamente smaltito il precedente.
La mucca 14 capisce che stavolta sarà anche peggio: le duole ancora la pancia per i maltrattamenti precedenti e l’Infermiera Mungitrice è già lì con l’enteroclisma pieno fino all’orlo di caldissimo liquido sconvolgente. Ed a giudicare dal colore, la dose di melassa nera è stata pure aumentata. La sudiciona, da brava vacca, cerca di commuovere la mungitrice, ma questa mossa a Lancy non può funzionare, anzi, frutta alla sudiciona alcuni colpi di scudiscio.
E presto la sudiciona si torce nell’accogliere nelle budella il plug attraverso cui la irrigano col terribile latte purgativo. I brontolii ed i dolori sono ancora più forti di prima ma, per fortuna della sudiciona, il suo intestino si è ben vuotato con il clistere precedente. Per cui, sia pure con una mongolfiera al posto della pancia, la sudiciona stavolta non “spara” via il plug. Il tempo di attesa pare eterno, ma finalmente la Mungitrice apre la gogna che teneva incaprettata la sudiciona. Ma il tormento non è finito, la sudiciona sempre tappata deve eseguire la marcia punitiva fino alla stalla. Vi giunge stravolta dai dolori e dalla nausea. Qui giunte, finalmente la mungitrice le dà una pacca sul sedere e le permette di “spingere”. Potete immaginare quale sia l’effetto, visto la quantità di gas che deforma grottescamente il ventre della mucca 14.
Vostra stupida vacca sudiciona.
(17- continua)

2 giugno 2014

LANCY 16 - UN SANO ESERCIZIO FISICO


LANCY 16 – UN SANO ESERCIZIO FISICO
di sguattera sudiciona
A Lancy tutto è studiato per non lasciare in ozio le detenute. E se negli altri reparti di Lancy si ricorre a sofisticati sistemi per sfiancare le mule, nella fattoria le vacche vengono adibite al lavoro dei campi. Infatti un compito di particolare importanza è l’aratura delle immense serre in cui viene coltivata la manioca. La manioca è un tubero dal quale viene ricavata la tapioca, unico alimento somministrato alle detenute di Lancy.
E naturalmente la sudiciona deve sperimentare anche questo. Tirare un aratro per aratura pesante non è un compito facile, richiede un grande sforzo. Per questo a Lancy vengono impiegati “tiri” di quattro vacche. Il lavoro all’aratro, molto usurante, rappresenta lo spauracchio per le detenute della stalla, basti dire che è più temuto di una seduta punitiva nell’ambulatorio della Dottoressa.
La Infermiera Mungitrice fa uscire dalla stalla la sudiciona con altre quattro compagne di sventura.
Le vacche indossano già i mutandoni contenitivi di Lancy. Anche se, al contrario delle mule, non sono ingravidate, dati gli sforzi erculei che dovranno fare, viene fatta indossare la fastidiosa pancera. Al di sopra le mucche indossano un lungo saio marrone, imbottito sulle spalle, dotato di cappuccio. Un morso viene saldamente introdotto tra i denti e strettamente allacciato da una cinghia. Il cappuccio, dotato di due fori per gli occhi ed uno per la bocca ha anche lo scopo di paraocchi, in modo che le mucche non vengano distratte dal proprio impegno. Per preservare in qualche modo i piedi, alle aratrici vengono fatti indossare bassi stivaletti di gomma.
Un grosso aratro le attende. L’aratro è di ferro, pesantissimo, con un enorme vomero. A quattro mucche viene fatto indossare un pesante “giogo”, costituito da un semianello di legno, posto sulle spalle, in corrispondenza della scarsa imbottitura offerta dal saio. Il giogo è collegato ad un sistema di cinghie che ripartisce lo sforzo tra le aratrici. La quinta serva, a rotazione, guida l’aratro, dando il ritmo alle compagne. La Signora Anne H. ha ideato di persona il lavoro all’aratro, una sola sorvegliante riesce, in una lunga giornata di lavoro a sfiancare ben cinque vacche. Ovviamente la sorvegliante è dotata di una terribile frusta di cuoio intrecciato. Basta uno schiocco della frusta perché le aratrici partano.
E veniamo alla nostra sudiciona preferita. Viene brutalmente svegliata dalla sorvegliante del turno di notte alle 6 in punto, nel buio della notte. Altre quattro infelici stanno uscendo dalle celle. La sorvegliante concede loro una pausa bagno, in modo che si svuotino ben bene dal clistere notturno. Fa quindi indossare gli abiti prescritti. Abiti che sono ancora umidi dal giorno precedente. La sudiciona rabbrividisce, nel freddo notturno. Il tiro di mucche viene fatto uscire nelle prime luci del giorno. L’aratro le attende. Arrivano le sorveglianti del turno di giorno. La sudiciona si accorge che a controllare l’aratura sarà la sorvegliante Lotte, una delle più inflessibili. La mucca che dovrà guidare l’aratro al primo turno è incaricata di infilare il giogo e stringere opportunamente cinghie, cinghiette, morsi e cappucci. Inutile dire che si merita un paio di manrovesci dalla sorvegliante Lotte che ritiene le cinghie troppo lasche. Dai muggiti che sfuggono alle aratrici, invece, sembrerebbe che le cinghie mordano già a sufficienza le carni, ma tant’è. Le mucche vengono ora dirette all’appezzamento da arare. Si tratta di un campo di un ettaro, posto appena fuori Lancy. Pensateci, un campo di 100x100 metri! Ma quello che sfiancherà le nostre vacche è il tipo di terreno: molto compatto ed argilloso, non lavorato da anni ed anni. Al comando della sorvegliante, le mucche da traino partono a tirare, ognuna concentrata nel tirare uniformemente, nessuna vuole assaggiare la frusta. Ed ad un secondo ordine, la mucca al comando libera una leva, il vomere si pianta nel terreno ed inizia ad opporre resistenza. Accade che per un po’ le vacche da traino continuino a muoversi ma l’aratro resta quasi fermo, i gioghi e le cinghie si piantano nelle carni e premono impietosi sulle ossa , sentiamo chiaramente i muggiti di dolore. Poi, lentamente l’aratro riprende ad avanzare. Vediamo chiaramente che il passo delle vacche aratrici è lo stesso degli alpinisti, lento ma costante e di grande potenza. La cosa più difficile per le nostre mucche è tirare all’unisono, infatti ben presto vanno fuori sincronismo e l’aratro rallenta. Qui rientra in gioco la sorvegliante che, tramite lo sciocco della frusta, rimette in sincronismo le aratrici. Inutile dire che, se va bene, lo schiocco è solo di avvertimento, ma la pazienza di Frau Lotte è limitata, ben presto la frusta cade sulle schiene impietosa, causando grande dolore. Gli impietosi paraocchi impediscono di vedere altro che non sia il campo ancora da arare, le vacche, infatti non possono, a causa del giogo, girare liberamente la testa. Le nostre vacche sono in un bagno di sudore, la faccia paonazza i denti piantati nel morso, quasi non hanno il fiato neanche per muggire. Ma un esercizio tanto massacrante non può durare all’infinito, ogni mezz’ora viene fatta la rotazione delle vacche. Vacche che, come l’aratro si ferma, cadono a terra sfinite. Occorrono grida e frustate, distribuite generosamente da Lotte, per far riprendere il lavoro a cambio effettuato. Inutile dire che con delle vacche così fannullone Frau Lotte dovrà fare dello straordinario, visto che il lavoro al campo di manioca terminerà nel buio della notte.
Al rientro le vacche, stravolte e coperte di cristalli di sale del loro sudore e della terra sollevata dai loro passi, saranno costrette all’ultimo sforzo di ripulire, oliare e riporre l’attrezzatura. Infine la tanto agognata scodella di tapioca permetterà loro di sopravvivere un altro giorno. E se durante il giorno le vacche da aratura sono esentate dal clistere, la notte possono recuperare, infatti le attende una bella caraffa di “Eau de Lancy”, somministrata, come buonanotte dalla sorvegliante. Il clistere le terrà gonfie nella notte. Ma la vacca numero 14 è tanto stanca che neanche si accorgerà del pancione e dei relativi dolorosi crampi.
(16- continua)

21 maggio 2014

LANCY 15 - L'INGRAVIDAMENTO


LANCY 15 – L’INGRAVIDAMENTO
di sguattera sudiciona

Non è una buona giornata per le mucche di Lancy. Il tempo piovoso, infatti ha messo di cattivo umore la Dottoressa Helga e qualche mucca sta per farne le spese. La Dottoressa, per distrarsi sta leggendo per la millesima volta la relazione del medico del 700. Fa anche delle ricerche su internet ma, salvo un articolo scritto nel 1965 da un oscuro medico statunitense che descriveva un “retrograde enema” non trova altre indicazioni. Leggendo racconti di varie Signore che relazionano su clisteri imposti a lamentevoli serve diventa via via sempre più evidente che queste serve sono delle inguaribili porcelle e che i lamenti non sono altro che urla di libidine mascherate. Da qui l’enorme variabilità di “capacità” riscontrate nelle serve.
La Dottoressa decide di focalizzare la propria attenzione sulla mucca 14: un perfetto case-study. Tale mucca, pare, abbia una ridotta capacità. Ma la Dottoressa è sicura che la mucca 14 dia chiari segni di alterarsi quando sottoposta a tali pratiche. E qui la Dottoressa picchia un pugno sul tavolo: “la vedremo”. Ed è guardando una di quelle caraffe per filtrare l’acqua che alla Dottoressa viene una idea: se la mucca 14 non collabora al “riempimento dal basso”, ricavando un indebito godimento ebbene, subirà un bel “riempimento dall’alto”. La Dottoressa sorride, in questo modo riuscirà a stabilire scientificamente quale è la capacità della pancia della mucca 14. La Dottoressa pensa di riempire la mucca 14 con un purgante a base di acqua con disciolti dei Sali, telefona per consigli ad una sua amica Veterinaria. “Therese, vorrei un consiglio per …. una purga da cavalli o, per meglio dire, una purga per una vacca”. Ed è così che ben presto la Veterinaria fornisce una chiara ricetta. Si tratta di una potente purga uguale a quella usata per la preparazione agli interventi chirurgici o ad una colonscopia negli umani, ma visto l’uso veterinario non servono insaporitori o dolcificanti. Sarà costituita da litri e litri di acqua con dei sali. Unica aggiunta sarà dell’olio di ricino che, ben emulsionato lubrificherà ben bene le budella della mucca 14. “Ti assicuro che mucche e cavalli sono assolutamente contenti di bere questa mistura salata ed oleosa, tanto che bisogna fermarli prima che ne bevano troppa “ è la conclusione della veterinaria Therese.
Ottimo pensa la Dottoressa, ma per fare in modo che la mucca 14 abbia ancora più spazio in pancia andrà tenuta a digiuno per un paio di giorni.
Ed è così che la sudiciona, pardon, la mucca 14, sempre con le tette doloranti vede le altre mucche ricevere il pasto. Sarà pure un modo indegno di nutrirle ma almeno quello riempie lo stomaco, la sudiciona ha fame, una gran fame, ma niente, nessuno la nutre. Può solo muggire di disappunto.
E il fatto di essere tenuta a digiuno non la esime dalle applicazioni mammarie del tiralatte che, anzi vengono man mano intensificate e prolungate.
Passato il periodo di digiuno la Dottoressa Helga si sente pronta. Indossa una immacolata divisa bianca di morbidissimo cuoio, calza lunghi guanti di gomma neri. Ha già fatto preparare un grosso secchio di zinco, da 6 litri pieno di acqua. Pesa accuratamente le opportune quantità di Sali che, assieme ad una capace bottiglietta di olio di ricino non deodorato, vengono aggiunti al beverone. La Dottoressa immerge una specie di mini-pimer, allo scopo di sciogliere i sali ed emulsionare l’olio alla perfezione. Frau Helga immerge due dita nella soluzione e le sfrega tra loro: perfetta, untuosa al punto giusto. Appoggia il dito sulla lingua e fa una smorfia: che schifo l’acqua ha un gusto terribilmente salato e il sapore dell’olio di ricino non deodorato, fa la sua parte. Vedremo se la mucca 14 apprezzerà il beverone, come affermato dalla Veterinaria, si dice la Dottoressa. Poi riflette, la mucca 14 dovrà bere ad un ritmo costante. Anzi, per creare un riflesso pavloviano dovrà bere tutte le volte che suonerà un campanello. La Dottoressa prende una grossa tazza di stagno, tiene quasi mezzo litro, perfetta. Sta per stilare l’Ordine di servizio con le minuziose istruzioni per la mungitrice, poi ci ripensa: per una volta sarà lei in prima persona a castigare la mucca 14, dopotutto Madame Janine si è tanto raccomandata per un trattamento speciale ….


PURGATIONEM
La mucca 14, sempre a digiuno ha anche molta sete. Sente il rumore dei tacchi degli eleganti stivali della Dottoressa Helga, seguita da due delle mungitrici, una spinge un carrello, coperto da un telo verde, l’altra spinge una piattaforma a ruote con sopra un inginocchiatoio, dotata di una specie di grosso orologio a lancetta: si tratta di una bilancia portatile per veterinari. La sudiciona si meraviglia. La Dottoressa vede il suo sguardo interrogativo e le dice: “Si mucca 14, per la tua comodità ho deciso di risparmiarti la salita fino all’ambulatorio, oggi hai una visita domiciliare”. La sudiciona viene fatta alzare e salire sulla bilancia, di fronte a lei il carrello che la Dottoressa scopre con un gesto deciso. La sudiciona vede il grosso secchio, colmo di acqua e la tazza. Oltre a questo un cronometro meccanico “Longines”, di quelli usati da cronometristi ed allenatori fino agli anni ’70, prima dell’avvento dell’elettronica, inoltre un campanello, di quelli usati per chiamare le domestiche ed un preoccupante scudiscio di quelli di cuoio intrecciato.
“Ora stai bene attenta, mucca 14, non voglio doverti ripetere gli ordini”, dice la Dottoressa, “quando suono il campanello tu immergi la tazza nel secchio e la riempi fino all’orlo, poi la bevi tutta d’un fiato, mi hai capito bene? Tutta d’un fiato. Puoi rispondere..”, “Si, Dottoressa, ho capito.”, “Stupida vacca, non devi capire, DEVI OBBEDIRE, MARSH!”.
La Dottoressa si annota coscienziosamente il peso iniziale della mucca 14 poi suona il campanello. La sudiciona immerge la tazza nel liquido, si chiede come farà a bere una tazza così grossa tutta d’un fiato. Avvicina la tazza alle labbra, tira un ultimo respiro ed inizia a bere. La sorpresa data dal gusto terribilmente salato, misto al retrogusto dell’olio di ricino è tale che il sorso le va per traverso. Mente è piegata in due dai colpi di tosse sente la Dottoressa al telefono con Madame Janine: “Mia cara, le annuncio che sono costretta a somministrare una purga drastica alla serva che mi ha inviato. Voglio proprio vedere se oltre a svuotarle le budella riesco a svuotarle il cervello dal pernicioso vizio di cui è schiava”. Poi la Dottoressa si rivolge alla sudiciona, che ha finalmente finito di tossire: “hai proprio ragione, manca la schiumetta, ho dimenticato un ingrediente base”. E la sudiciona vede la Dottoressa aggiungere due cucchiaiate di polvere bianca e mescolare intensamente. Subito si sparge un odore di sapone e la superficie del liquido si copre di schiuma. “Hai fatto bene a ricordarmelo”, celia la Dottoressa, “dimenticavo che sei passata dal settore mule ed hai imparato ad apprezzare il nostro ottimo sapone di Marsiglia, un toccasana per le budella”.
Ed il supplizio della mucca 14 riprende.
La Dottoressa si è messa comoda, su una poltroncina. Con cadenza cronometrica suona il campanello. La sudiciona , obbedisce prontamente. Avvicina nuovamente la tazza alle labbra e si sforza di bere il tutto in apnea. Ma la quantità è tale che ci vogliono tre lunghi sorsi. Tra un sorso e l’altro si sente la sudiciona tirare un rapido respiro. La Dottoressa ha volutamente fatto inginocchiare la sudiciona, infatti ben presto la mucca 14 è scossa dalla più monumentale nausea mai provata e vomita in un bacile posto di fronte all’inginocchiatoio dalla previdente Dottoressa.
Dottoressa che si mostra inflessibile: di fronte ad una supplichevole occhiata della sudiciona, che si è svuotata lo stomaco la Dottoressa dà disposizioni che preparino un secondo secchio da 6 litri di purga. “Vediamo chi la vince” dice minacciosa la Dottoressa alla mucca 14, suonando il campanello. La sudiciona vede che la Dottoressa ha già in mano lo scudiscio, abbassa gli occhi e inizia nuovamente a bere. Dobbiamo dire che la mucca 14 è coscienziosa e si sforza con tutte le sue forze di tenere giù la vomitevole mistura. Infatti la Dottoressa nota che la sudiciona, nonostante non riesca a trattenere tutti i conati, sta lentamente crescendo di peso, chiaro sintomo che una parte della purga resta giù. Ma diamo una occhiata alla sudiciona, suda freddo, pallidissima, gli occhi inondati di lacrime, le cola pure il naso. Durante i conati riesce a non cadere a terra unicamente grazie all’inginocchiatio.
La Dottoressa segue attentamente il riempimento della sudiciona, siamo già ad un litro e mezzo. La Dottoressa preme, con la mano guantata, il ventre della sudiciona, è ancora presto, il liquido non ha ancora abbandonato lo stomaco. Il supplizio della sudiciona prosegue, ormai la poveretta è in stato di trance. La Dottoressa prosegue col suonare il campanello. Ormai l’acqua inizia a riempire il ventre della sudiciona. La Dottoressa osserva attentamente la sudiciona, apprezza il viso contratto dallo sforzo di “tenere giù il liquido”. Verifica il peso, proprio come pensava, la sudiciona ha già assorbito due litri di acqua e la pancia ancora ben morbida è un chiaro sintomo che la mucca 14 può assorbire molto, molto di più, basta che la stupida sudiciona non svenga….
Ma per la sudiciona si sta avvicinando un altro problema: bevi e ribevi e la vescica è ormai piena. Cerca di resistere stringendo le cosce ma…. prima poche gocce, poi un rivoletto inizia a scendere lungo le gambe, diventando ben presto un inarrestabile getto. La Dottoressa, accortasi della cosa, decide di concedere una breve pausa alla mucca 14. Una volta che la vacca ha orinato, la Dottoressa preme profondamente il pancione in via di riempimento, c’è ancora posto e siamo già a quattro litri. La Dottoressa riprende a suonare il campanello e la povera sudiciona ad inghiottire tazze su tazze di purga. Dei brontolii si fanno sentire dal pancione della mucca 14, che inizia a dare segni di …. insofferenza. La Dottoressa guarda la bilancia, niente male, cinque litri. La panciona della mucca è ora molto distesa, se viene premuta, sia pure leggermente, la sudiciona si lamenta pietosamente. Bene, si dice la Dottoressa, con un po’ di allenamento è possibile che questa porcella riesca a ricevere tutti i sei litri previsti dalla “formula aurea”, questa sarebbe finalmente la dimostrazione che la formula è corretta e che qualunque Signora possa stabilire in maniera incontrovertibile la capacità della pancia di una serva, a patto di non permetterle di eccitarsi.
Si, si dice la Dottoressa, bisognerà proprio rivedere le modalità di somministrazione dei clisteri, in modo da ridurre le stimolazioni derivanti da un modo di procedere troppo delicato, grazie a questa stupida vacca si apre un nuovo mondo di sperimentazioni . E credo, pensa ancora la Dottoressa, che la vacca 14 non apprezzerà per niente questo mio prodigarmi per la scienza!
Ma per la sudiciona non è finita col termine del liquido da inghiottire, al pari del tradizionale clistere, anche col riempimento “dall’alto” esiste un periodo di ritenzione obbligatorio. Anzi, per renderlo più efficace, la Infermiera Mungitrice si incarica di far camminare la sudiciona in tondo attorno alla stalla, in modo da servire da monito anche per le altre vacche. E così la Dottoressa fa nuovamente partire il cronometro, mentre la sudiciona, tirata per la cavezza, cammina col pancione ben in fuori. Verrà costretta a compiere giri su giri, un passettino dopo l’altro, tra nausee e contrazioni, per un tempo infinito. La mucca 14 è coperta di sudore gelato, la terribile purga ha ormai …. fatto il suo corso ed alla fine la sudiciona terrà fede al proprio appellativo, scaricandosi così all’impiedi, mentre continua a camminare di fronte a tutte le sue compagne. E come premio la Dottoressa la sottopone ad una dolorosa ispezione vaginale con uno speculo maggiorato, constatando con soddisfazione la secchezza delle mucose, chiaro indicatore che stavolta la cura funziona e la sudiciona non si è eccitata.
Bene, commenta la Dottoressa, vediamo di stancare un po’ la vacca 14 con un po’ di sano esercizio fisico, prima di sperimentare un bel riempimento mediante clistere. La Dottoressa si dice: “sono sicura che questa vacca , dopo quello che le farò passare, non si permetterà più di godere durante un clistere, neanche se stimolata a bella posta”.
Ed è così che termina la dura giornata della mucca 14. 

(15- continua)


18 aprile 2014

LANCY 14 - LA MUNGITURA


LANCY 14 - LA MUNGITURA
di sguattera sudiciona

La dilatazione
Ed ecco arrivata la mattina. La Infermiera Mungitrice attacca la catenella al collare della mucca 14 e la obbliga a salire a 4 zampe la interminabile scala a chiocciola, fino all’ambulatorio della Dottoressa Helga. Ci vuole molto, anche perché la mucca 14 non ha ancora sviluppato lo “zoccolo” sotto le ginocchia. Una volta arrivate, la Infermiera apre lucchetti e cerniere delle doppie mutande, mettendo a nudo le intimità della mucca 14. La sudiciona viene fatta mettere a 4 zampe anche sul lettino. La Dottoressa rovista un po’ in un armadio a vetri e torna con un oggetto metallico, dotato di leve e viti, tra le mani guantate. Preleva del lubrificante da un barattolo e lubrifica accuratamente una specie di beccuccio conico. Poi stringe due leve e mostra alla mucca 14 che la punta conica si divide in 4 parti e si dilata sempre più. Una lunga vite permette di fermare le leve ed eventualmente di fare dilatazioni micrometriche. La mucca 14 sente il cuore a 1000, che le stanno per fare?
Ma la Dottoressa si è dimenticata qualcosa, torna all’armadietto e porta un morso di spessa gomma. Fa aprire la bocca ed estrarre la lingua alla mucca, poi infila decisa l’oggetto nella bocca. La mucca reprime a stento un conato, è terrorizzata, il morso è costituito da una propaggine che tiene schiacciata la lingua, impedendo di articolare alcunché tranne muggiti, una pallina traforata, con una sede per i denti, tiene la bocca semiaperta. Il morso è allacciato saldamente dietro alla testa da una larga cinta di plastica. Ed ora la mucca 14 sente le dita guantate penetrarla posteriormente e massaggiarla. Sente il freddo dl lubrificante. Ed ora la punta arrotondata del cono viola il buchetto. La Dottoressa lo spinge avanti, fino a che lo sfintere si rilassa in una apposita rientranza ad anello. Ed ora la dottoressa fa forza sulle leve, la mucca 14 sente un dolore terribile e muggisce disperata.
“Quanto rumore per nulla”, dice la Dottoressa, “la bua grossa deve ancora venire, comunque userò l’avanzamento a vite, visto che muggisci come un vitello!”. La mucca 14 sente le dita della dottoressa ruotare una apposita rotella micrometrica. Comincia lentamente e cresce sempre di più, un dolore terribile, paiono aghi infocati nello sfintere. E dura molto molto a lungo, un intero quarto d’ora. La mucca cerca di rilassarsi e muggire il meno possibile, per non peggiorare la situazione. Non sa a che punto sia arrivata, ma sente aria fredda all’interno, che sensazione incredibile!


Il plug
E finalmente è stata raggiunta la dilatazione desiderata. La Dottoressa torna all’armadio a vetri e torna con un lungo cilindro di materiale plastico nero, da un estremità pendono due tubi di plastica, chiusi da rubinetti e con attacchi rapidi. “Ecco qui il tuo ugello” dice la Dottoressa, poi prende una grossa bomboletta dal tavolino. Si rivolge alla mucca 14: “Adesso posiziono l’ugello e metto la schiuma di fissaggio. Se ti muovi anche solo di un millimetro bisognerà rifare tutto e te ne farò pentire, ti metterò l’ugello di dimensioni doppie. Tieni conto che questo farà malissimo, ma non ti lascerà danni permanenti, con l’altro rischi di dover portare pannolini per il resto dei tuoi giorni, hai capito vacca?”. La mucca 14 assente disperatamente con la testa. Nei minuti successivi sente aprire ulteriormente il dilatatore, muggisce e piange ma riesce a non muoversi, poi sente l’ugello entrare e subito la schiuma espansa andare ad occupare lo spazio tra dilatatore, sfintere ed ugello. “Brava, ancora un momentino di immobilità che estraggo il dilatatore, attenta, farà malissimo!”,. La mucca 14 sente un dolore terribile, rivolta indietro gli occhi, ma riesce a stare ferma. Ancora pochi minuti di attesa perché la schiuma diventi solida. La Dottoressa è contenta, si sfila con fare soddisfatto i guanti , prende un panno dal tavolo ed asciuga sudore e lacrime dal viso della mucca 14.
“Brava, sei una delle poche che ha sopportato bene l’applicazione, sento che mi darai delle soddisfazioni.” E poi, come parlasse fra sé e sé: “un buon soggetto per i miei studi, da promuovere presto al collare rosso”.
Poi, rivolgendosi alla Infermiera: “Doppia razione di tapioca alla mucca 14 e nella cena, mettici anche un bel po’ di crusca, voglio che sia nutrita bene, con la giusta quantità di fibre”. Ed ora rimettile le mutande, ed ecco, per nascondere i tubi penzolanti, applica alle mutande questa bella coda.
E, rivolgendosi alla 14, “Bene 14 , trovo che la coda ti doni parecchio, domani cominciamo le cose serie, con i riempimenti e le mungiture, sarai la prima a collaudare la nuova macchina di riempimento da me progettata, sono sicura che darà risultati eccellenti!”
E con queste parole congeda la mucca 14 e la Infermiera Mungitrice. La mucca 14 scopre a sue spese che scendere a 4 zampe la rampa a chiocciola è ancora più difficile che salirla, in particolare con il fastidio del plug, a cui non si è ancora abituata e la “coda” che solletica fastidiosamente il retro delle cosce.


La macchina di riempimento
Dopo una lunga notte insonne è giunto per la mucca numero 14 il tanto temuto momento, la Infermiera Mungitrice la fa inginocchiare e mettere in quella che tecnicamente viene chiamata “posizione genu pettorale”. In pratica “alla pecorina”. Delle cinghie di cuoio bloccano la sudiciona in posizione. L’infermiera, per vedere le smorfie della sudiciona le toglie il cappuccio. Appare la faccia terrorizzata della sudiciona. Ed ecco il temuto apparecchio di riempimento: una “pompa peristaltica” che permette di somministrare il “clistere goccia a goccia”, una tecnica che la Dottoressa Helga sta studiando e cercando di migliorare. L’apparecchio dovrebbe permettere una perfetta pulizia del colon, eseguita, appunto somministrando colossali quantità di acqua goccia a goccia. Come sostiene la Dottoressa, grazie alla lentissima somministrazione le cavie riescono ad accogliere incredibili quantità di liquido. L’apparecchio può gestire automaticamente anche l’ecacuazione, grazie ai tubi del plug anale, ma la Dottoressa preferisce che siano le Infermiere Mungitrici a spremere manualmente l’acqua dal ventre delle mucche, un po’ di tradizione, perbacco. Ma uno dei sogni nel cassetto della Dottoressa è quello di riuscire a far entrare il liquido posteriormente e farlo uscire dalla bocca. La convinzione di poter riuscire in questo si basa sul racconto di un antico medico, vissuto ai tempi del Re Sole, che sosteneva di essere riuscito con successo su svariati “pazienti”. Infatti per documentare inequivocabilmente un eventuale successo la Dottoressa immette del colorante alimentare nell’acqua destinata ad irrigare il pancione della sudiciona.
Ma la preparazione della mucca 14 non è affatto finita, la Dottoressa si avvicina, uno sculaccione e l’ordine di aprire la bocca , un morso viene inserito tra i denti e fissato dietro la nuca con una cinghia, la sudiciona si rilassa, uff ci mancava anche questo. Ma, ripeto, non è finita, ora la Dottoressa prende dall’armadio a vetri una lunga e grossa sonda, poi ordina alla sudiciona di fare delle deglutizioni, la sudiciona è terrorizzata ma obbedisce. E pian piano, tra urti di vomito e colpi di tosse, la sonda penetra dalla bocca della sudiciona, scendendo fastidiosamente per l’esofago, fin nello stomaco. La Dottoressa è soddisfatta, bene 14, non era il caso di lamentarsi tanto. Attraverso questa sonda ti verranno somministrate le tue razioni di tapioca. Rivolta alla Infermiera Mungitrice: “Rimetti pure a questa vacca il cappuccio”.Poi la dottoressa pizzica un capezzolo alla mucca 14, all’inaspettato dolore, la sudiciona urla, ma attraverso il boccaglio l’urlo si trasforma in un muggito!
“Bene, la vacca 14 è pronta per il riempimento” è il commento dellla Dottoressa.
Di lì a poco la sudiciona sente collegare i tubi al proprio plug, vede la Infermiera Mungitrice spingere un carrello con un trespolo che sostiene una damigiana di liquido azzurro. La sudiciona capisce che è destinato a lei. Girando leggermente la testa riesce a vedere la macchina da riempimento, tubi, display, rubinetti pulsanti, ad onta della modernità di questo attrezzo, la sudiciona avrebbe preferito un tradizionale clistere, almeno con quello si riesce a vedere la quantità di liquido con cui ti stanno per gonfiare…. E presto la macchinetta prende vita, con un leggero puff puff. La sudiciona si meraviglia, praticamente non sente nulla: una pacchia!
Ma questo trattamento richiede tempi lunghi, in capo a mezz’ora la sudiciona inizia a sentire l’intestino imbarazzato ed un leggero stimolo. Dopo un ora lo stimolo occupa tutti i suoi pensieri. Ed a quello si aggiunge una altro fastidio: l’acqua assorbita dalle pareti intestinali le riempie la vescica. Passa un'altra mezz’ora, la sudiciona inizia a non poterne più, tenta di muoversi ma è impedita dalle cinghie. Disperata sta per orinare quando…… torna la Dottoressa e preme un pulsante: si sente il ronzio di una pompa e la sudiciona sente il ventre svuotarsi, mentre ode uno scroscio in un grosso bidone posto sul pavimento. Ora la Dottoressa ispeziona il contenuto del bidone: “molto bene, questa apparecchiatura per il goccia a goccia è perfetta, adesso vediamo fin dove possiamo arrivare” e, rivolta alla sudiciona: “adesso che hai eliminato le scorie che ti ingombravano, verrai riempita come non ti è mai successo, vedi di abituarti, la tua permanenza nel reparto mungitura durerà per settimane” L’infermiera ha nuovamente riempito, stavolta fino all’orlo la damigiana di vetro, la Dottoressa, stavolta mette un colorante giallo. Un tasto premuto e ricomincia il puff puff della macchinetta. La sudiciona è stanca di restare in quella scomoda posizione, ma nessuna la interpella. La vescica è ormai pienissima, la sudiciona stringe e rilascia ritmicamente i muscoli della pancia e delle cosce, la pressione nella vescica crese e cala, regalandole forti sensazioni. Intanto pian piano l’acqua entra e, sebbene ciò avvenga una goccia per volta, la sudiciona sente nuovamente l’intestino ingombro.
Ma la sudiciona sente anche altro: le dita della Dottoressa la stanno sottoponendo ad una accurata ispezione intima. E ben presto le dita guantate le vengono poste sotto il naso, odorose e coperte di umori: la sudiciona è incorreggibile, riesce a godere anche così. La Dottoressa è arrabbiatissima: “adesso te la sogni un'altra pausa, voglio vederti col pancione gonfio e l’acqua che ti esce dalle orecchie!!”. Poi la sudiciona sente premere la pancia con decisione, le dita della Dottoressa premono dolorosamente la vescica. Infermiera, metta un caterere a permanenza, uno grosso, direi un 24 a questa porcella. Inoltre applichi tutte le sere, per una settimana, l’unguento numero due, vediamo se riesce a godere anche così. La sudiciona sente le esperte mani dell’infermiera allargarla e il bruiciore dato dal catetere che, inesorabile la penetra. Un subitaneo, piacevole calo della pressione nella vescica segnala che il tubicino è arrivato in posizione. Ma nel frattempo la pompa peristaltica prosegue inesorabile il suo lavoro. Le sensazioni riportate dalla sudiciona sono le seguenti: mancano i crampi e la percezione del liquido che entra veloce. Solo la sensazione di pancia piena che cresce via via, con l’ovvio stimolo a “spingere”, cosa ovviamente vietatissima. La sudiciona è molto stanca, la posizione è massacrante , dovendo mantenerla per ore ed ore. Sente il pancione sempre più gonfio. Inoltre sta montando una nausea infinita, La sudiciona inizia a lamentarsi, emettendo i caratteristici muggiti che contraddistinguono il reparto mungitura.


Il tiralatte
Ma una nuova indegnità attende la sudiciona, la Dottoressa torna e saggia il pancione, che, data la posizione, sporge verso il basso. Soddisfatta la Dottoressa rivolge l’attenzione ad una parte dell’anatomia assolutamente trascurata per quanto riguarda le serve: le mammelle.
La Dottoressa riflette ad alta voce: “Anche se questa vacca è ormai vecchia, vediamo se, applicando gli opportuni stimoli, si riesce ad avere la montata lattea”
Detto fatto, due grosse coppe di plastica vengono fissate alle mammelle della sudiciona. Dalla coppe di dipartono due tubicini che arrivano ad una pompa succhiante-premente.
Ovviamente la fantasia sovraeccitata della sudiciona fa sì che nuovamente la Dottoressa trovi, all’ispezione intima, la sudiciona in uno stato peccaminoso.
“Bene, vediamo di farla calmare”, sono le parole della Dottoressa. E così, con il ventre gonfio, un nuovo tormento inizia per la mucca 14. Ciclicamente la pompa mammillare mette pi n pressione l’aria nelle coppe, praticando un piacevole massaggio, ma proseguendo nella sequenza, di seguito pratica il vuoto nelle coppe. La sudiciona sente come se le strappassero le tette, riesce a sbirciare attraverso la coppa vede le proprie carni violacee, un dolore da impazzire, ben documentato dai muggiti che emette. Fortunatamente per la mucca 14 l’esercizio con il tiralatte non è continuo ma va eseguito per un ora, più volte al giorno.


Il pasto
Nella descrizione dei vari ambienti di Lancy avevamo già parlato della dieta a cui vengono sottoposte le mule, costituita da una pappina di tapioca con addizionate vitamine e minerali.
Ovviamente è lo stesso per le mucche della fattoria, ma nel reparto mungitura la somministrazione della pappina avviene attraverso il tubo che giunge nello stomaco, un sistema avanzatissimo, che non fa perdere inutilmente tempo alle Infermiere Mungitrici.
La sudiciona scopre ben presto, però che tale metodo sarà sì avanzato ma lascia la bocca delle mucche secca e puzzolente quasi quanto una fogna. Vedremo in seguito come le Mungitrici hanno ovviato al problema.

Lo svuotamento.
Ma intanto sono passate le lunghe interminabili ore, la pancia della sudiciona ha, sia pure a fatica assorbita la grande quantità di liquido. “Ora della mungitura” dice l’Infermiera. Le cinghie vengono tolte e la sudiciona viene fatta mettere e legata su di un lettino “ginecologico”. Al di sotto del sedere della sudiciona viene posizionata la sacca di gomma per le deiezioni che la accompagnerà per tutta la sua permanenza a Lancy. La Mungitrice apre il rubinetto del plug della sudiciona. Poi inizia a premere con decisione il ventre, spingendo lentamente ma inesorabilmente le dita riunite a pugno, sempre più a fondo. Dalla bocca della sudiciona si sente un uuuuuhhhhh, infatti la pressione esercitata in questo modo, sta scatenando in pancia alla sudiciona i crampi evitati in precedenza. E la Mungitrice spreme con forza, a due mani, la pancia. La sudiciona ha la faccia rigata di lacrime. A cose finite, arriva la Dottoressa per verificare ed annotare la quantità di liquido somministrata, quattro litri, niente male. Inoltre la dottoressa nota con piacere il sacchetto di pipì collegato al catetere , gonfio e pieno fino all’orlo.
“Bene vacca 14” dice la dottoressa, “adesso verrai portata al pascolo per un ora, così potrai socializzare con le altre vacche!”.


Il pascolo
Poiché la Fattoria e d il Reparto Mungitura sono completamente sotterranei, la Dottoressa ha stabilito che le mucche passino un ora all’aperto, nella zona denominata “il Pascolo”. In questa zona troviamo anche “la letamaia”, il vascone in cui le detenute devono andare a svuotare le sacche delle proprie deiezioni. Delle altre detenute poi, un secchio dopo l’altro, utilizzeranno i liquami, una volta fermentati, per irrigare e far crescere rigogliosi i tuberi di manioca, di cui poi le detenute si ciberanno, una specie di ciclo chiuso!
E veniamo alla mucca 14, deve ora affrontare il fastidio della rimozione delle sonde e dei cateteri che la hanno tormentata finora, “tanto domani li rimettiamo” è l’incoraggiante frase delle mungitrice. Purtroppo per la mucca 14 il fastidioso plug anale non viene mai rimosso.
Ora la sudiciona deve svuotare nella sacca delle deiezioni anche il sacco della pipì. Poi deve sollevare la sacca di gomma pesante una decina di chili e portarla per le interminabili rampe che portano le mucche all’aperto. Ma ben presto si accorge di un'altra cosa, le mammelle, irritate dai maltrattamenti subiti, sono diventate ipersensibili e, data l’assenza di reggiseno, le strappano un gemito ad ogni movimento brusco.
La mucca 14 è guidata e pungolata dalla Mungitrice, per tutto il percorso. Una volta svuotata la sacca, la Mungitrice toglie la catenella dal collare della sudiciona. Finalmente la sudiciona può guardarsi attorno. Altre otto mucche stanno aggirandosi nel “pascolo”, ovviamente le facce sono invisibili, dati i cappucci. Tutte quante si muovono con attenzione, cercando di evitare qualsiasi sfregamento al petto, evidentemente tutte devono sottostare all’esercizio del tiralatte.
In uno degli angoli del Pascolo la sudiciona vede una grossa vasca in cui zampilla acqua fresca, un sogno, accanto un grosso rotolo di cristalli bianchi, del sale, per permettere alle mucche di integrare i Sali e le vitamine assenti dalla tapioca di cui si cibano. Così la sudiciona immerge la testa nella vasca, per bere. Poi lecca golosamente il sale, di cui sente il bisogno e beve ancora una volta. Ma le mucche non devono ciondolare per il pascolo inoperose, così le Infermiere Mungitrici, le obbligano a correre in tondo effettuando a tratti la corsa punitiva di Lancy. E dati i dolori alle mammelle di cui tutte le mucche soffrono, il nome di corsa punitiva è perfettamente indovinato!

(14- continua)

LANCY 13 - LA MUCCA NUMERO 14


LANCY 13 – LA MUCCA 14
di sguattera sudiciona


Uscite Grosse Jeannette e la mula sudiciona, la Dottoressa Frau Helga Von Bernhardt, non nasconde la sua soddisfazione: grazie alla nuova mucca numero 14 potrà collaudare una nuova “macchina di riempimento” da lei progettata e terminata poche ore prima. Sicuramente l’uso della nuova macchina, se darà i risultati attesi, le permetterà di terminare l’ultimo capitolo dal titolo “Riempimento retrogrado completo” della sua poderosa opera “Eradicazione dei vizi ancillari”.
Anzi, pensa la Dottoressa, sarà il caso di riorganizzare le giornate della mucca 14 e compagne, come già descritto in vari capitoli dell’opera: “Privazione degli stimoli”, “Diete e purghe punitive”, “Clistere goccia a goccia”, “Speculum veterinari”, “Pomate rubefacenti, peperoncino e urticazione biologica”, “Adattamento di castighi tradizionali: verberazioni e fustigazioni di soggetti difficili” , “Svuotamento artificiale: cateteri e sonde intestinali a due vie.” L’opera della Dottoressa segue il già famoso suo libretto “Manuale per Mungitrici”.
La sudiciona, dopo le stremanti salite della collina, è piombata in un sonno di piombo. Viene destata prestissimo dall’apertura della cella: Grosse Jeannette la fa alzare e la obbliga a scendere la interminabile rampa a chiocciola che scende nel sotterraneo del reparto di Mungitura. Qui giunte Grosse Jeannette consegna la sudiciona ad una delle Infermiere Mungitrici e, lieta di poter uscire all’aria aperta dall’atmosfera putrida della Fattoria, di cui il Reparto Mungitura fa parte.
La sudiciona indossa, la divisa di ordinanza in tela grigia, già macchiata e scolorita dal sudore. Sente il peso e la costrizione del, grembiule di gomma verde e dei guanti. Il cappuccio, ben calato, le limita la visuale. La sudiciona, memore delle lezioni ricevute, sporge ben bene la lingua. L’infermiera, con due dita, pinza la lingua della sudiciona, tirandola ancora più in fuori. “Bene, vediamo di capirci: da adesso sei la mucca numero 14. Quando io chiamo 14, devi alzare la testa ed obbedire ai miei ordini. Ti verrà assegnata una stalla, in cui passerai la giornata. Una volta al giorno verrai portata a “pascolare” per un ora all’esterno. Porterai con te la sacca dei tuoi liquami e la svuoterai nella “letamaia”. Adesso ti aspettano il “collare” ed il “brindisi di benvenuto” poi vediamo di trovare un morso adatto a te. Per oggi starai a digiuno, poi la Dottoressa stabilirà la tua dieta. Vedi di rigare dritto oppure la pelle del tuo sedere diventerà dura come il cuoio, te lo assicuro”.


Il Collare
Tutte le mucche, come del resto le mule, devono essere dotate di collare, questo offre alle loro sorveglianti un ottimo modo per poterle “parcheggiare”, attaccando semplicemente la catena del collare ad uno degli innumerevoli anelli di cui Lancy abbonda. Inoltre il collare offre un ottimo appiglio per “tirare” una mucca ombrosa. Il materiale è il medesimo, acciaio e gomma, solo che al collare delle mucche può essere attaccato un piccolo campanaccio che “allieta” l’ambiente opprimente delle stalle della Fattoria. Dimenticavo: i collari delle mucche sono di due colori: la sudi…. pardon mucca 14 vede che la maggior parte dei collari è gialla, altri sono rossi. Anche la sudiciona non sfugge al collare, giallo, che le dà parecchio fastidio ma, di certo, non se ne lamenterà, visti i presupposti.


Il Brindisi
La sudiciona si è molto incuriosita per il brindisi, che sarà mai? Possibile che alla fattoria accolgano con un festino? Niente di tutto questo, l’Infermiera Mungitrice si allontana un attimo e torna con una bottiglietta di vetro scuro. La mostra alla sudiciona: Olio di Ricino di Prima Qualità, spremuto a freddo. Doppia dose. Il cuore della sudiciona dà un sobbalzo, è questo dunque il brindisi?
L’infermiera non ha perso tempo: da una armadietto è comparsa una ciotola per cani, di lucido acciaio. L’infermiera versa una abbondante dose di purgante e mette la ciotola a terra. La sudiciona vede che in fondo alla bottiglietta sono restate solo un dito di prodotto. Guarda la ciotola e si sente mancare, dovrà lapparla alla perfezione. Inizia a darsi mentalmente dell’idiota per il vizio a cui non riesce a rinunciare. Ma bando alle ciance, la sudiciona si mette a quattro zampe e tira ancora più fuori la lingua. Inizia il suo lunghissimo stomachevole esercizio. Sudori, brividi, scoraggiamento, che altro di posso dire? Ma grazie allo scudiscio impugnato magistralmente dall’Infermiera Mungitrice, la sudiciona finisce di lucidare la ciotola alla perfezione.


L’attesa
Nelle ore di attesa per l’effetto del purgante, inframmezzate da fetidi ruttini e gorgoglii di pancia, la sudiciona viene istruita a puntino dalla Infermiera su cosa la attende: tutte le mucche subiscono la “dilatazione meccanica” mediante uno speciale speculum rettale. Viene così posizionato un apposito tappo, contenente una cannula di riempimento ed una di svuotamento. Il tappo viene adattato al foro da una schiuma vegetale che espandendosi ed indurendosi farà da guarnizione impedendo qualsiasi rischio di espulsione o trafilamento. La forma del tappo, grazie alla schiuma, diventa talmente precisa che le mucche sopportano bene il corpo estraneo che le dilata notevolmente. Da brave mucche, quando sono a digiuno, tocca loro l’abbeverata: devono bere tre litri di acqua in tre abbeverate da un litro d’acqua. E’un po’ difficile bere un litro tutto d’un fiato, ma ti ci abituerai. Anzi, cominciamo subito. E così la sudiciona deve vuotare d’un fiato una bella caraffa d’acqua, somministratole dall’infermiera che verifica attentamente non vi siano pause. Inutile dire che alla fine la sudiciona ha il fiato corto e lo stomaco visibilmente dilatato.
Ma ora sono cominciati gorgoglii e dolori di pancia. Alla sudiciona viene ordinato di trattenersi fino all’arrivo nella propria stalla. Lì giunta le viene fatta assumere una delle due posizioni standard concesse alle mucche: deve mettersi a quattro zampe. Questa posizione dovrà tenerla molto molto a lungo, durante gli interminabili riempimenti. L’altra posizione concessa è la posizione di mungitura: distesa sulla schiena con le cosce aperte. Ma non anticipiamo i tempi. La nostra sudiciona, ancora priva di tappo orina più volte ed alla fine si scarica lì per terra, sporcando alquanto e sporcandosi mutande e cosce. Ma ad una certa ora entra l’Infermiera Mungitrice: ora del lavaggio: un getto d’acqua, proveniente da un apposito tubo , lava impietosamente con un forte getto di acqua gelata, intimità, mutande, cosce e pavimento. Il liquido di risulta sparisce in un apposita griglia di scarico. Ora di cena per le altre mucche, la sudiciona, pardon, la mucca 14 viene portata nella stalla-cella dove, complici la fame e la paura di cosa la attende, dormirà ben poco.


L’Unguento Preventivo
Non è passata che un ora insonne, per la sudiciona, che la porta si apre improvvisamente: entrano la Dottoressa e l’Infermiera: si tratta di un ispezione a sorpresa, per verificare il comportamento delle mucche. La sudiciona viene sottoposta dalla Dottoressa ad una accurata ispezione manuale. Inutile dire che la sudiciona, a dispetto di tutti i dolori e tutte le disavventure, è parecchio eccitata dalla prospettiva di essere inerme in mano a severe infermiere e dottoresse. Fatto che non sfugge alla Dottoressa. La sudiciona riceve uno schiaffone e la Dottoressa ordina all’Infermiera di applicare l’unguento numero uno. Per prevenire vizi immondi, nella stalla vengono utilizzati tre particolari unguenti urticanti. L’unguento numero uno, abbastanza blando, viene utilizzato per le vacche inesperte. Si tratta di un unguento costituito al 50% da una antico unguento al mentolo, “vapo..rub” e per l’altro 50% di gel disinfettante alcoolico. Il preparato viene steso abbondantemente sulla …. parte peccatrice della sudiciona. La sudiciona resta sorpresa: una piacevole sensazione di fresco….. beh, poteva andare peggio. Ma passato un minuto, un leggero bruciore si fa strada, l’alccool ed il mentolo contenuti nell’unguento stanno dilatando o pori ed arrossando il clitoride e le delicate mucose circostanti. Il bruciore cresce costantemente e, sia pure sopportabile, tormenterà per lunghe ore la sudiciona. Inutile dire che qualsiasi tentativo di sfiorare le parti infiammate è diventato impossibile. La sudiciona, persa nei suoi bruciori si chiede in cosa consistano e quanto brucino gli unguenti due e tre. Sarà bene per lei che righi dritto e che non sia costretta a sperimentarli, ve l’assicuro.

(13- continua)

3 dicembre 2013

LANCY 12 - LA SUDICIONA SU E GIÙ PER LA COLLINA

drawing by slave elisabeth mandile

LANCY 12 – LA SUDICIONA SU E GIÙ PER LA COLLINA
di sguattera sudiciona

E mentre Frau Schwanger riceve la rumorosa sculacciata tra le cosce, Grosse Jeanne sta preparando la sguattera sudiciona per la sua prima Collina. La sudiciona deve innanzitutto venire riempita a dovere, Grosse Jeannette prepara attentamente i tre litri canonici di Eau de Lancy. La sudiciona, seppur impedita dal cappuccio e dalle proprie puzze, sente il forte aroma del sapone di marsiglia in polvere, mescolato all’acqua e ad una buona dose di olio. Grosse Jeannette mescola accuratamente la mistura ed effettua il “test delle dita”: pollice ed indice guantati vengono immersi nel contenitore e poi, sfregati tra loro, devono scorrere perfettamente. Grosse Jeannette aggiunge, a titolo di incoraggiamento: “Ecco pronto un bel brodino” ben caldo per il pancione della sudiciona”.
La mistura viene versata in un capace apparecchio di porcellana bianca. Tra l’altro, l’uso di questi apparecchi, anziché di analoghi di vetro impedisce alle corrigende di adocchiare la quantità di liquido che devono ancora assorbire. Dicevamo, l’apparecchio, posto su di una apposita piantana, viene alzato quasi al massimo da Grosse Jeannette. La sudiciona deve assumere la prescritta “posizione di riempimento” a quattro zampe, inclinata in avanti fino ad appoggiare fronte e naso al terreno. In questa scomoda posizione la sudiciona sente aprire il tappo posteriore. Il freddo ugello di bakelite, molto poco lubrificato le viene appoggiato all’ano e poi, con una manovra di rotazione ed avanzamento, viene infilato senza troppi complimenti fino in fondo. La sudiciona, sempre con la lingua fuori emette lamento. Grosse Jeannette domanda retoricamente “Entrato ?”Poi la sudiciona sente armeggiare. Inaspettatamente arriva il fiotto di acqua. Calda, molto calda. Tra l’altro il foro del cannello deve essere piuttosto grosso ed il rubinetto tutto aperto. La sudiciona sente le viscere dilatarsi e subito un forte stimolo, la pancia inizia a gorgogliare. Sarà il male o la temperatura del liquido, la sudiciona suda a fiumi, le viene da vomitare. La sua divisa di punizione, è madida di sudore, rivoli scendono sulle braccia iniziando a riempire l’interno dei guanti di gomma. . Intanto il capace vaso si svuota molto rapidamente. La guardiana tira uno sculaccione alla sudiciona, dicendo: “ecco, già finito, occorreva fare tante storie?” La guardiana ammonisce la sudiciona: “ora stringi, non devi perdere neanche una goccia o ti spello il sedere!” ed estrae il cannello. La sudiciona mugola, Grosse Jeannette inserisce profondamente l’apposito plug ed infine rimette il tappo. Tirando un orecchio alla sudiciona la fa alzare. La sudiciona è sconvolta, nausea, pancia gonfia e dolorante, capogiri. Ma ora la sorvegliante controlla il buon riempimento, preme gradatamente ed a lungo vari punti del pancione, scatenando contrazioni e gorgoglii. La sudiciona è senza fiato. Ma ora un altro supplizio, la sorvegliante prende da un ripiano la pancera e la stringe moltissimo. Alla sudiciona pare di sentire l’acqua risalire fino alla gola, inghiotte più volte a vuoto. Ed ora non ci sono altri preparativi da espletare. Grosse Jeannette la mette al trotto fino alla base della collina. Nei minuti di attesa che la mula precedente lasci libera la collina alla sudiciona viene ordinato di prendere il giogo. Il giogo di Lancy è in qualche modo simile al “dong hang”, il bilanciera con cui le donne portano i carichi in estremo oriente. Una grossa canna di bambù, flessibile ma praticamente indistruttibile, lunga un metro e mezzo. Viene portata sulle spalle, alle estremità due secchi o due panieri permettono di portare carichi.
Una persona trasporta con il dong hang fino ad una ottantina di chili, quaranta per ogni cesto ma, per portarlo, deve camminare "per saltelli": infatti, facendo oscillare lievemente il bilanciere di bambù quando alza il piede attiva l'elasticità del bambù facendolo funzionare come una sorta di "balestra" che "ritorna verso l'alto" così producendo una piccola diminuzione del peso dei cesti.
Grosse Jeannette prende un badile e riempie i secchi fino a metà, per il primo turno sulla collina basteranno 30 kg in tutto, poi la guardiana punirà inflessibilmente la sudiciona aggiungendo badilate di pietre ad ogni secchio, secondo una precisa “tabella dei carichi di punizione”.
La guardiana indica alla sudiciona un sacco, abbandonato da parte. La sudiciona non capisce, poi vede che le altre corrigende mule ripiegano il sacco più volte e se ne servono per fare da cuscinetto tra il bilanciere e le proprie spalle. In realtà le sorveglianti permettono l’uso del sacco per evitare che si usurino troppo rapidamente le divise sulle spalle. Ed ora la sudiciona si abbassa flettendo le ginocchia. Si mette il bilanciere sulle spalle e si rialza. Ora le spalle della sudiciona supportano tutto il peso. Fatti i primi passi la sudiciona capisce che se fatica così in paino, la collina sarà terribile. La sudiciona mette il piede, calzato nei regolamentari zoccoli sul primo gradino. Lo sforzo è enorme, la sudiciona è costretta a contrarre i muscoli, scatenando così inattese pressioni nel pancione, per fortuna la pancera impedisce possibili danni! La sudiciona sa che se si ferma la sua guardiana interverrà a colpi di scudiscio, stringe i denti e si sforza di fare un nuovo passo. Se fosse in piano riuscirebbe a camminare bene, nonostante il bilanciere, ma la collina è ripidissima, la sudiciona inizia a sentire il cuore in gola e i muscoli di cosce e polpacci bruciare per la fatica. Alla sudiciona inizia a colare il sudore negli occhi. Si rende conto di non riuscire a proseguire, Grosse Jeannette, a dispetto del nome, sale rapidissima la collina, tira una bella scudisciata sui polpacci nudi della sudiciona e poi la spinge puntandole un piede nel sedere. Questo sblocca la sudiciona e la fa ripartire. Finalmente la sudiciona è sopra la collina. Inclinando la testa riesce a strofinare il cappuccio sul muscolo del braccio destro. Questo deterge temporaneamente il sudore e le ridona la vista. Ora la sudiciona è pronta alla difficile e pericolosa discesa. La discesa viene fatta a balzelloni, col rischio continuo di cadere, dati anche i malfermi zoccoli. E ad ogni balzellone della sudiciona il carico fa un sobbalzo, nonostante il sacco ripiegato, il bambù sta segnando profondamente la pelle delle spalle. Il sudore ha ormai impregnato la divisa, la sudiciona sente le gocce sul petto e sulla schiena. E finalmente la sudiciona, che ormai si muove meccanicamente, non trova il gradino più in basso, la discesa è terminata. La sudiciona è semisvenuta, i crampi la devastano, Grosse Jeannette le ordina il “Giù, tre minuti di respiro”. La sudiciona si abbassa, in modo che il carico appoggi per terra. La guardiana lascia così modo alla sudiciona di ossigenarsi e ricuperare un briciolo di lucidità, sa bene che il primo giorno ben poche mule completano indenni il turno sulla collina. La sudiciona, vorrebbe urlare ma sa che l’unica opzione che le lasciano è l’espiazione. Ma ora la sudiciona deve superare un altro scoglio, la verifica del riempimento del pancione. La guardiana pone la sinistra dietro al sedere della sudiciona, in modo da impedirle di arretrare, ed inizia a premere lentamente con la destra il pancione, penetrando in profondità. Esegue l’operazione in vari punti, notando i mugolii ed il respiro affannato della sudiciona. Purtroppo nota anche i borbotti e gorgoglii che le doppie mutande, la divisa ed i grembiuli gommati non attenuano affatto. La guardiana telefona alla Dottoressa, Frau Helga Von Bernhardt, la temutissima Direttrice della Clinica di Lancy. La sudiciona, intanto approfitta di questo breve riposo per cercare di riprendersi. “Anche la corrigenda numero 14 ha coliche gassose, Frau Doktor” dice la guardiana, poi ascolta a lungo, assentendo.
Rivolgendosi alla sudiciona la guardiana sorride: “Bene numero 14, adesso provvediamo ai tuoi brontolii di pancia, subito all’infermeria!”. Qui giunte la guardiana indica alla sudiciona un secchio, al cui interno una sacca di gomma attende le deiezioni. Rimuove il tappo posteriore ed il plug. Subito un fiotto di liquidi nauseabondi, misti a scorregge, prende ad uscire dalla sudiciona. La guardiana preme in maniera decisa su ventre, spremendo rapidamente il liquido dal ventre della sudiciona. Poi con un forte getto d’acqua, nel foro delle mutande, la guardiana ripulisce sudiciona e mutande. Giunge la Dottoressa Helga. Per la sudiciona viene preparato un bell’ Enema Harness, con una bella sonda Bardex di gomma arancio, a due palloni. La sonda, leggermente unta, verrà inserita, in modo che il primo pallone scompaia all’interno della sudiciona. Il secondo pallone resterà all’esterno. Premendo due apposite pompette i due palloni possono essere più o meno gonfiati, per adattarsi all’anatomia ed impedire perdite. La sudiciona, ora paziente numero 14, sente la sonda dilatarle il buchetto e scivolare all’interno. Il pallone sgonfio entra senza difficoltà, anche perché la sudiciona ha rilassato lo sfintere. Poi la Dottoressa inizia a pompare aria nei palloncini: “fut …..fut ….fut”. La sudiciona sente benissimo gonfiarsi il pallone interno. La sensazione è indescrivibile, la sudiciona mugola un po’, tanto per conservare le apparenze. Poi la Dottoressa passa al pallone esterno. Anche qui il pallone si gonfia, appoggiandosi alle natiche della paziente 14. Il pallone interno, per reazione, viene tirato verso l’esterno, appoggiando ancora di più sullo sfintere e dilatandolo leggermente. La sudiciona sente tutti questi movimenti. E qui il suo vizio si manifesta in pieno, anziché sentire dolore ed odiare l’applicazione di questa cannula punitiva, la sudiciona gode , eseguendo movimenti scomposti ed emettendo mugolii rivelatori. Frau Helga apre la cerniera delle mutande di gomma e verifica. Le dita guantate rivelano una intensa e filante lubrificazione vaginale, la paziente numero 14 ha inequivocabilmente ripetutamente goduto. La Dottoressa è esterrefatta, le avevano descritto il caso della paziente 14 come un caso difficoltoso, ma una corrigenda che gode durante l’applicazione dei clisteri punitivi e della sonda Bardex è un caso da pubblicare! “Bene, dice la Dottoressa, vediamo cosa possiamo fare per calmare i bollenti spiriti di questa scrofa”, dice la Dottoressa, prendendo uno spruzzatore. La sudiciona sente gli spruzzi sulle parti intime, mentre le esperte mani della Dottoressa dilatano le labbra vaginali per esporre allo spruzzo anche il clitoride. Un odore di alcool e di mentolo si sparge nell’aria. La sudiciona sente dapprima una intensa sensazione di freddo, sostituita poi, gradatamente da una sensazione di calore che cresce e cresce, fino ad un forte bruciore. Stringe le cosce, ma niente, il bruciore continua ad aumentare. La Dottoressa sorride: “bene, questo ti terrà momentaneamente lontano dal tuo vizio. L’alcool mentolato evapora rapidamente, poi il bruciore passa”.Poi la dottoressa richiusi cerniera e lucchetto delle mutande disciplinari dà disposizioni a Grosse Jeannette: “Ora riempi la 14 con la solita dose di Eau de Lancy e le fai completare il turno sulla collina. Domani la porterai al reparto mungitura. Qui diverrà la mucca numero 14. Sono certa che le cure delle infermiere mungitrici, unite alla nuova “macchina per riempimento” avranno ragione di questi comportamenti indegni. Vedrai”, dice rivolta alla sudiciona, “dopo la cura ti verrà la pelle d’oca al solo nominare una peretta. E sappi che laggiù, anziché una spruzzatina di alcool mentolato, che brucia per pochi minuti, ti avrebbero messo una bella pomata all’alcool mentolato e zenzero, il cui bruciore continua per ore ed ore”
Detto questo la sudiciona viene nuovamente riempita e tappata. Tornata il piedi della collina, Grosse Jeannette ringrazia la sudiciona del trambusto provocato, aggiungendo due belle palettate di pietre al carico che la sudiciona dovrà portare per altre interminabili 6 salite e discese della collina.
(12- continua)








21 luglio 2013

LANCY 11 - LA COLLINA

disegno della schiava Elisabeth Mandile

LANCY 11 – LA COLLINA
di sguattera sudiciona

La collina
Alta circa sette metri, lunga una decina, la Collina poggia su una struttura di calcestruzzo e mattoni edificata nel 1863. Tronchi di legno appoggiati trasversalmente su un fondo di pietrisco e ghiaia fungono da rozzi scalini e aiutano le donne punite nel faticoso compito di inerpicarsi prima per la ripida salita, successivamente di scendere l'altrettanto ripida discesa sempre gravate dal giogo che contiene il loro carico di “mule”, appesantite dai litri di “Eau de Lancy” che ingrossa il loro ventre di schiave.
Di fatto una variante del cosiddetto “treadmill”, in uso nelle prigioni femminili vittoriane, la Collina era, nelle intenzioni della sua buona Fondatrice, lo strumento d'urto che serve a far prendere alle schiave immediato contatto con le loro nuove condizioni di vita.

Tre litri nel pancione
Frau Schwanger è stata svuotata per la prima volta dalla sua guardiana e subito dopo nuovamente riempita, questa volta con la dose standard dal Campo delle Mule. In vista del suo primo turno sulla Collina. grazie al busto contenitivo allacciato sotto ai due grembiuli, Frau Schwanger è in grado di ospitare dentro le sue budella circa tre litri di mistura calda. La guardiana, ad ogni “turno” compiuto dalla sguattera, controllerà lo stato del pancione e le condizioni generali della punita. Ma vediamo in dettaglio che cosa prevede il regime punitivo delle serve sottoposte alla “Collina”.

I “turni” sulla Collina
Ciascun “turno” sulla Collina prevede, per ciascuna schiava, indipendentemente dall'età, un'andata-ritorno, ovvero una salita, una discesa, seguita da una seconda risalita e un'ultima discesa al punto di partenza, con il giogo sulle spalle. A questo primo “turno” segue un breve riposo in piedi, indi ha luogo un secondo “turno, ovvero un altro doppio sali-scendi. In tutto, una schiava compie ogni giorno dai quattro agli otto “turni” completi, scaglionati nel corso della giornata. Se la guardiana ritiene che la salita sia troppo lenta, può “aiutare” la schiava a colpi di frusta o di verga, e può anche decidere di aumentare il carico del “giogo”. 

Frau Schwanger è ora di fronte alla ripida salita. La pancia è tesa e piena di liquido, il ventre gorgoglia, il desiderio anzi l'ossessione di scaricarsi, che nella tenuta di Lancy occupa la mente di ogni serva, è qui portata all'estremo, fin quasi alla follia. Ma presto, una volta incominciata la sua vita nel Recinto delle Mule, un'altrettanto sovrana ossessione si contenderà la mente ottenebrata della schiava: quella di potersi fermare e riposare.

Madame X sale la Collina
Davanti a lei, giunta quasi a metà della salita, Frau Schwanger vede lentamente inerpicarsi Madame X: la divisa della donna è completamente intrisa di sudore che scorre da sotto il cappuccio, scivola sulla schiena e cade sulla sabbia e il pietrisco oppure finisce direttamente negli stivali di gomma. Madame X arranca lentamente, grugnendo. A un certo punto, pur sforzandosi di procedere, rimane piantata sul terreno in forte pendenza: con un disperato mugolio cerca di avanzare, sporgendosi in avanti mentre il peso dei due secchi colmi di pietrisco attaccati al giogo le incurvano la schiena madida. La guardiana si accorge subito dell'impasse della sua assistita e accorre con la verga. Qualche colpo ben assestato sul sedere e sulla schiena fanno miracoli: con un grugnito, la serva riesce a muovere un passo, poi un altro, ed ecco che lentamente, come una zombie incappucciata, ricomincia a procedere. Per sua fortuna, le manca poco al termine dei “turni” sulla Collina. Domani l'attende una giornata sulla Giostra.

Frau Schwanger, schiava di fatica
Ma intanto, ecco che è il turno di Frau Schwanger: per la prima volta nella sua vita affronta la Collina. Poggia lo stivale sul primo tronco, reso liscio dalle tante schiave che per decenni l'hanno calpestato e usurato. Flette la gamba, i grembiuli di gomma sfregano l'uno contro l'altro, muove un passo, la pancia gonfia si tende, ballonzola, ma le budella rimangono sostanzialmente a posto grazie al busto. Secondo passo, ecco che entrambe i piedi infilati negli stivaloni di gomma poggiano sul tronco. Facendo forza su tutti i muscoli, è iniziata la traspirazione che non smetterà di inondarle il corpo di sudore fino a sera.
Passo dopo passo, Frau Schwanger si inerpica sulla Collina: il respiro, sotto il cappuccio, si fa sempre più pesante, il rumore del suo fiato, dentro la calotta, la rintrona. Il cuore batte forte, mentre ogni tanto l'intestino si contorce, la pressione dell'acqua spinge in fuori il Bardex harness di gomma e tende le spesse mutande contenitive.
Come e più che a Lancy, una sensazione di nausea la permea da capo a piedi: Frau Schwanger il suo volto non lo potrà vedere mai più (nel Campo delle Mule gli specchi sono banditi), ma se potesse vedersi, si accorgerebbe che sotto il cappuccio il suo colorito giallastro, tipico di tutte le schiave di Lancy, si è già terribilmente accentuato.

Arrivata in cima, il puzzo del suo stesso sudore è ormai conclamato: d'ora in poi non ci farà più caso: dal momento che le divise vengono sostituite molto raramente e mai lavate, la convivenza coi suoi forti odori sarà una realtà ineluttabile.

La discesa
disegno della schiava Elisabeth Mandile
Inizia la discesa, che sembra pericolosamente ripida: la schiava si puntella coi talloni, il peso del giogo la trascina in basso, deve farsi forza per non scivolare, le ascelle grondano sudore, la schiena è fradicia. Caracollando, smottando, sdrucciolando, arriva in fondo alla discesa, mentre il giogo di legno le scava le spalle. Una frustata sui polpacci le indica che è il momento di ricominciare a salire: il suo primo “turno” deve essere completato. Completato il “turno”, alla fine della discesa Frau Schwanger trova ad attenderla su figlia. La ragazza le controlla il pancione, poi senza preavviso, ordina alla schiava di eseguire uno squat, con il giogo ancora addosso. Tremante, la serva si accoscia, a gambe larghe, la lingua fuori, il pesante basto improvvisamente diventato leggero, dal momento che i secchi colmi di pietrisco appoggiano al suolo. 

La sculacciata
La padrona-figlia passa una mano fra le cosce della madre, sfrega rudemente le mutande contenitive, a lungo. Poi, quando l'effetto dei rozzi sfregamenti sembra stia cominciando a farsi sentire, Brunilde senza preavviso assesta alla madre una forte sculacciata fra le gambe. Lo schiocco sulle mutande di gomma e di cuoio è fortissimo, la schiava muggisce prolungatamente, il suo disperato richiamo fa persino girare Madame X, che sta terminando il suo ultimo “turno” in uno stato di semincoscienza, spossata dall'immane fatica. Madame X si gira, attonita senza smettere di salire, gli occhi sbarrati sotto il cappuccio, la lingua mezza fuori, sgocciolante, puzzolente, gravida nei suoi grembiuli.
(11- continua)