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25 aprile 2015

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 8


Diario di una educazione – 8
Nell’educazione della nostra serva trovano posto anche metodi disciplinari più tradizionali, metodi che la Oberschwester utilizzava quotidianamente sulle atlete, metodi che non lasciano segni visibili e non usano debilitanti purganti o clisteri. Vincendo la vergogna la serva racconta le proprie punizioni alle amiche.
La serva, come al solito, ha pulito male il pavimento. Inutile la scusa di avere fretta di finire il lavoro. La Oberschwester le impone un castigo dal nome intraducibile in italiano, lo chiameremo “il castigo della lastra”. La serva viene fatta denudare completamente e fatta stendere prona. Il pavimento è freddissimo e la serva si ingegna, inarcandosi e puntellandosi sui gomiti e sulle ginocchia, per non appoggiare pancia e mammelle. Passano un paio di minuti, da dietro, una inesorabile spinta, data dalla pianta del piede della Oberschwester, obbliga a poggiare le parti delicate, la serva ha un sussulto, il freddo le toglie il respiro. Ora alla serva viene ordinato di mettersi con le mani dietro alla nuca, gomiti ben sollevati da terra. In questa posizione le punte dei piedi, le ginocchia, la pancia e le mammelle sostengono tutto il peso, appoggiando sulle fredde lastre del pavimento. La Oberchwester ha anche aperto la finestra, in modo che la fredda ed umida aria di un giorno di pioggia aumenti il freddo trasmesso dal pavimento alle nude carni della serva. Alla serva viene subito la pelle d’oca, ed il pavimento pare risucchiarle tutto il calore dal corpo all’infinito. Ben presto la posizione forzatamente immobile diventa un tormento. In particolare la serva sente il peso gravare su pancia e tette che le paiono pezzi di ghiaccio. I capezzoli, induriti dal gelo, le dolgono ad ogni respiro. La voglia di muoversi e massaggiarsi diventa ogni minuto più irresistibile, ma la serva, che sente dietro di sé la presenza e lo sguardo della sorvegliante, non osa muoversi. Un inarrestabile tremito la percorre, manca solo di sentirle battere i denti. Di lì ad una interminabile mezz’ora la Oberschwester si allontana un attimo, forse per un bisogno fisiologico. Come sente i passi allontanarsi la serva di mette in ginocchio ed inizia a grattarsi e frizionarsi furiosamente. Ed è proprio nell’atto di grattarsi la patata che la serva viene colta dalla Oberschwester. “Peccato, stavo per dichiarare conclusa la tua punizione” dice la Oberschwester, “ora farò in modo che tu ti ricordi a lungo di questa tua bravata”. La serva deve bere una intera caraffa di acqua fredda e viene rimessa prona, su di una lastra diversa del pavimento, in modo che sia ancora ben fredda. Le mani sempre dietro la nuca. Passa un'altra mezz’ora. La serva ormai trema e batte i denti di continuo. Ma il freddo che prova, e l’acqua ingurgitata le hanno ben riempito la vescica. La serva stringe inconsapevolmente le cosce. La Oberschwester, che la osserva attentamente, la fa mettere un attimo supina. Mani esperte palpano e premono dolorosamente in corrispondenza della vescica ormai gonfia e distesa. La serva è piena al punto giusto. La Oberschwester si allontana un attimo e torna con una boule gonfia di acqua, fredda di frigorifero, saranno cinque o sei gradi. La serva deve rimettersi prona, la boule piena di acqua gelata posta sotto la pancia. Ora la punita appoggia sulle tette e sulla boule e la pressione si trasmette alla vescica. La sensazione di gelo si combina con la voglia irresistibile di orinare. La serva squittisce e stringe spasmodicamente le cosce. Osa chiedere pietà ma sente la Oberschwester: “devi resistere fino a quando ti darò il permesso, se ti pisci addosso dovrai pulire tutto il pavimento con la lingua”. Ma è destino che la povera serva non riesca a farcela, di lì a cinque minuti di sofferenza il freddo la vince sulla sua poca forza di volontà ed una calda pozzanghera si allarga sul pavimento. La Oberschwester invita ora la serva a “farla tutta”, tanto dovrà lappare tutto il pavimento. E dover leccare tutta la propria piscia ormai gelata, sentendone in continuo lo stomachevole sapore, sarà il nauseante coronamento della “punizione della lastra”.
In una altra occasione la serva è stata sottoposta al “castigo della spazzola”.
E’ stata messa a cavallo di uno sgabello basso, le cosce aperte e le ginocchia ad angolo retto,
modo che sostengano tutto il peso del corpo. Le mani dietro la nuca. L’altezza dello sgabello, con l’aiuto di alcuni libri, è regolata, in modo che la fica della serva sfiori appena le setole di una spazzola, di quelle di una volta di rigido e pungente crine, appoggiata sul piano. La serva, nuda, deve restare “in posizione”, di fronte alla Oberschwester. Di lì a poco iniziano i dolori alle cosce ed alla schiena. “Ferma, devi stare ferma!” è l’ordine che viene continuamente ripetuto. I muscoli delle cosce iniziano a bruciare, le gambe tremano per lo sforzo di sostenere il peso in quella posizione impossibile. La serva ha il viso arrossato, gocce di sudore ruscellano dalle ascelle, ma bisogna restare immobile. Quando le gambe cedono la fica si "siede" sulla spazzola con tutto il peso del corpo...
La serva stimolata dal dolore ha uno scatto e si risolleva, “Ferma, stai ferma!” ripete la Oberschwester, e ben presto alla serva mancano le forze e si appoggia nuovamente, rilasciando finalmente la tensione nei muscoli doloranti. I crini della spazzola segnano a fondo le tenere e delicate carni, senza del resto riuscire a bucarle o fare danni. La serva tiene gli occhi chiusi e si morde le labbra, concentrata nel non muoversi e non urlare.
Passa un terribile quarto d’ora, prima dell’ordine , “ora puoi rialzarti”. Madame ed Oberschwester verificano lo stato della parte punita, commentando lo “stampo” violaceo, lasciato dalle setole. Ed alla serva verrà vietato assolutamente, una volta rialzata di “massaggiare” la “parte offesa”.
(8- continua)

3 ottobre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 5

Diario di una educazione – 5

L’educazione della sguattera prosegue con giorni tutti uguali di piccole umiliazioni sul lavoro, quasi sempre eseguito sotto il controllo di una Oberschwester maniaca della “prezisione” e di una Signora severa ma anche materna. Alla sguattera è infatti concessa l’ “ora d’aria”, ora in cui può fare una pausa e recarsi ai giardinetti per rilassarsi con la moltitudine di serve e badanti. Una babele di lingue e di colori. Su ogni panchina si riunisce un gruppo di amiche. Lì, chiacchierando come oche, vengono raccontate le fatiche, i sudori, le umiliazioni ed i maltrattamenti subiti, quasi fosse una terapia di gruppo. Ed è lì che la vostra indegna cronista riceve le confidenze della sguattera “in educazione”.
Non crediate che la sguattera sia una mosca bianca, un ascoltatore attento che passi di lì, nella babele di lingue riuscirà certamente a sentire le lamentele su padrone troppo severe o troppo materne, padroncine e padroncini sporcaccioni, senza poi menzionare i racconti di indisposizioni e malesseri, con relative spiacevoli cure ricevute.
L’indomani la sguattera è lì che lavora, in fondo al cervello ha un tarlo, si ricorda l’ordine speciale effettuato dalla Oberschwester in farmacia. Il pacco è lì, in un armadietto. La curiosità è femmina, sia pur consapevole dei guai a cui potrebbe andare incontro, la serva approfitta della momentanea assenza della Oberschwester. Porta il pacco sul tavolo di cucina, solleva con insospettata abilità il nastro adesivo che lo chiudeva. Finalmente può rovistare tra quegli oggetti che la terrorizzano ma nel tempo stesso la eccitano.
Il più grosso viene estratto dal sacchetto che lo protegge, una specie di tanichetta, con un grosso occhiello per appenderla, il fondo inclinato ad imbuto, termina con un raccordo delle dimensioni del tubo, ordinatamente posto accanto, nel suo sacchetto. Ma quello che la sguattera nota sono le tacche sulla parete della tanichetta, 1,2,3 la serva legge le tacche principali, sgranando gli occhi. Tra le tacche principali ve ne sono di secondarie, inoltre oltre il 3 c’è ancora posto, può darsi che il massimo sia un 4. La tanichetta è chiusa con un tappo a vite, precauzione utile contro i rovesciamenti, evidentemente un oggetto professionale per ospedali e cliniche. La serva stringe le cosce, un clistere con quell’aggeggio deve essere atroce, si vede già ad urlare “basta non ce la faccio più!”. Ma quello che cercava, quello che attrae la sua curiosità al punto da rischiare chissà che punizione è lì in un lungo contenitore cilindrico di cartone. La serva, dopo aver nuovamente verificato di essere sola, si azzarda a prendere la scatola cilindrica, con mani tremanti le toglie il tappo e la inclina verso il tavolo, scivola fuori un oggetto di gomma rossa: la sonda Bardex! La serva la guarda, al tempo stesso affascinata e terrorizzata. Guarda il tubo, lungo, leggermente conico, con delle scritte indecifrabili, sicuramente la misura, non c’è neanche bisogno di leggerla, ricorda benissimo la Oberschwester al momento dell’ordine: “la più krande!”.
L’oggetto di per sé ha una sua bellezza: il tubo della sonda inizia con una parte leggermente conica, evidentemente destinata ad un raccordo, poco più avanti nel tubo entra un sottile tubicino, sempre di gomma, questo piuttosto sottile, a metà una specie di sacchettino o valvola, la serva vede il raccordo, più o meno delle dimensioni del cono di una siringa, il raccordo, poi, può essere sigillato con un tappo, sempre di gomma, collegato indissolubilmente. Vi è poi un lungo tratto liscio. Verso i ¾ del tubo principale, vi sono due ingrossamenti sempre di gomma rossa, a forma di palloncino delle dimensioni approssimative di un uovo di medie dimensioni. La sguattera li saggia con un dito, mmm morbidissimi, tra i due palloncini un breve tratto del tubo della sonda. Il tubo prosegue qualche centimetro oltre i palloncini e poi ha una punta arrotondata di gomma spessa nella quale sono ricavati due buchi a diverse altezze. L’oggetto è costruito con grande maestria, non vi sono spigoli od altri intoppi, destinato come è a scivolare all’interno.
Ma la insana curiosità della porcella non è ancora soddisfatta, rovista brevemente e la mano ricompare con una altro sacchetto, una pompetta di gomma, con un cono che pare fatto apposta per il tubicino della sonda. La serva controlla ancora di essere sola. Le mani tremanti e sudaticce collegano i due oggetti, la serva dà una piccola pompata di assaggio, i due palloncini iniziano a gonfiarsi, alcune pompate dopo i palloncini hanno raggiunto le dimensioni di una grossa cipolla, le pareti sono diventate dure ed indeformabili. La sguattera stringe ancora le cosce, chissà cosa si prova. Nonostante la sua ignoranza, ha istintivamente capito che un palloncino viene infilato dentro e l’altro, premendo dall’esterno fa tenuta. Rabbrividisce istintivamente, nonostante stia sudando a profusione per la tensione. Si immagina mentre la Oberschwester le infila la sonda lubrificata, poi la gonfiatura del palloncino, chissà che male farà e poi si vede che piange, il pancione dilatato e l’impossibilità di espellere la più piccola goccia, grazie al tappo costituito da quella diabolica sonda. Stringe ritmicamente le cosce, le mutande di servizio rivelano una larga chiazza umida…..
Ma è ora di metter via tutto e nascondere le proprie tracce. Gli oggetti tornano nelle condizioni iniziali, la serva nel riporli nota altre cose: un grosso tubo di pomata, legge l’etichetta: lubrificante per sonde. Inoltre rubinetti, raccordi ed altro. Altri involti vengono ispezionati in fretta: olio di ricino, sale inglese, soluzione per lavaggio intestinale, savon de Marseille, la serva conosce questi prodotti di fama, ma che razza di regime vogliono farle seguire le sue aguzzine? Gli oggetti riposti ben bene, la serva richiude l’involto e, con l’esperienza ancestrale di serve e portinaie che aprivano la corrispondenza col vapore, rimette il nastro…. Perfetto, nessuno si accorgerà mai che è stato aperto. La scatola viene rimessa al suo posto e la sguattera riprende il lavoro. Il sudore della tensione e della paura di essere sorpresa chiazza la divisa in vari punti. La sguattera si dà da fare, viste le premesse non è il caso di sgarrare.
(5- continua)


- Posted by sguattera sudiciona

2 maggio 2014

PENSION BALNEARIA 79


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
i clisteri della perra si susseguono regolari. E pian piano la punita inizia a trattenerne ogni giorno mezzo bicchiere in più. Ormai utilizzo la cannula grossa come un pene (la penultima) ed insisto violando più volte il suo sordido buco. Il fatto che subisca il giornaliero clistere non la esime dai suoi turni alla noria. E il suo peso inizia a scendere. Poiché mi occupo personalmente di lei le tengo i capelli cortissimi. Ormai dimagrita, con la testa come una lampadina ha gli occhi spiritati. La Signora segue dalle schede il costante aumento di capacità intestinale.
Ma nuove ombre si addensano sulla perra. Causa le quotidiane violazioni con la grossa cannula, per non parlare dell’unguento…., si sviluppa una forte infiammazione. Ormai le urla che la condannata emette infastidiscono la Signora. Viene così concessa una settimana di pausa unita ad un trattamento con miracolose pomate rinfrescanti.
Privata del mio quotidiano compito ne invento un'altra. Altra passeggiata mattutina nei campi e rientro con un vasetto di plastica che ripongo prontamente in frigo. Racconto a Pilar della cosa ed orchestriamo un terribile scherzo ai danni della perra. Alla prima occasione di punirla la lego alla solita “silla de la verguenza” dinanzi a tutte. E le ingiungo di inghiottire …. le mie prede, conservate in frigorifero: delle cimici verdi della soia. Ora, chi ne ha fatto la conoscenza ricorderà il pestifero odore. Sappiate che se vengono ibernate vanno in letargo, in questo modo sopportano un minimo di manipolazione senza appestare, ma basta metterle a contatto con qualcosa di caldo perché appestino l’ambiente con il loro micidiale fluido. E la perra dovrà inghiottirle!
Le altre condannate, presenti fanno smorfie di orrore. La perra cerca di sottrarsi, ma è pronto l’apribocca, vuole forse che la si costringa con la forza? Le pratichiamo la solita iniezione per inibirle il vomito.
E la perra si piega, con grande lentezza prende dalle mie mani il cucchiaino con la prima cimice, la appoggia sulla lingua ed attende un attimo di troppo, l’insetto emette il suo liquido, la, perra diventa paonazza ma nulla può contro la nostra inesorabile presa, è costretta ad inghiottire un primo, un secondo, un terzo ed un quarto insetto. Passano i minuti.
Ma la perra non sa cosa abbiamo tramato, ben presto inizia a vomitare una bava verde, spaventosa. Un fiotto continuo di vomito che forma una pozzanghera verde schiumosa. Terrorizzata la perra si rotola a terra, tra le urla delle altre condannate, che la credono agonizzante. Appare la Signora, venuta a vedere l’origine della gazzarra. Ordina a Pilar, che oltre che massaggiatrice è infermiera, di soccorrere la perra. Pilar non se lo fa dire due volte, ha già pronta una grossa sonda con imbuto, mette l’apribocca alla perra e tra spaventosi conati infila la sonda in fondo alla gola, fin giù nello stomaco. Pratica una estenuante, interminabile, lavanda gastrica che lascia la perra più morta che viva. E la perra, una volta ripresa, deve umilmente ringraziare Pilar.
La Signora ci convoca arrabbiatissima nel suo studio, ha parzialmente indovinato cosa abbiamo combinato. Minacciandoci di terribili punizioni ci estorce la confessione: si è trattato di una specie di burla. La perra ha sì inghiottito una cimice verde, praticamente innocua, ma solo una, le successive erano gusci vuoti di cimice, in cui avevamo pazientemente iniettato un potente colorante verde ed altre in cui avevamo messo bicarbonato e polvere di sapone. Da qui la spaventosa colata di schiuma verde che tanto ha terrorizzato la perra e le altre condannate.
Lo scherzo ci costa una reprimenda da parte della Signora, che fatica a trattenere le risa al ricordo del terrore della nostra vittima.
Sguattera Nadia
(79- continua)


3 dicembre 2013

LANCY 12 - LA SUDICIONA SU E GIÙ PER LA COLLINA

drawing by slave elisabeth mandile

LANCY 12 – LA SUDICIONA SU E GIÙ PER LA COLLINA
di sguattera sudiciona

E mentre Frau Schwanger riceve la rumorosa sculacciata tra le cosce, Grosse Jeanne sta preparando la sguattera sudiciona per la sua prima Collina. La sudiciona deve innanzitutto venire riempita a dovere, Grosse Jeannette prepara attentamente i tre litri canonici di Eau de Lancy. La sudiciona, seppur impedita dal cappuccio e dalle proprie puzze, sente il forte aroma del sapone di marsiglia in polvere, mescolato all’acqua e ad una buona dose di olio. Grosse Jeannette mescola accuratamente la mistura ed effettua il “test delle dita”: pollice ed indice guantati vengono immersi nel contenitore e poi, sfregati tra loro, devono scorrere perfettamente. Grosse Jeannette aggiunge, a titolo di incoraggiamento: “Ecco pronto un bel brodino” ben caldo per il pancione della sudiciona”.
La mistura viene versata in un capace apparecchio di porcellana bianca. Tra l’altro, l’uso di questi apparecchi, anziché di analoghi di vetro impedisce alle corrigende di adocchiare la quantità di liquido che devono ancora assorbire. Dicevamo, l’apparecchio, posto su di una apposita piantana, viene alzato quasi al massimo da Grosse Jeannette. La sudiciona deve assumere la prescritta “posizione di riempimento” a quattro zampe, inclinata in avanti fino ad appoggiare fronte e naso al terreno. In questa scomoda posizione la sudiciona sente aprire il tappo posteriore. Il freddo ugello di bakelite, molto poco lubrificato le viene appoggiato all’ano e poi, con una manovra di rotazione ed avanzamento, viene infilato senza troppi complimenti fino in fondo. La sudiciona, sempre con la lingua fuori emette lamento. Grosse Jeannette domanda retoricamente “Entrato ?”Poi la sudiciona sente armeggiare. Inaspettatamente arriva il fiotto di acqua. Calda, molto calda. Tra l’altro il foro del cannello deve essere piuttosto grosso ed il rubinetto tutto aperto. La sudiciona sente le viscere dilatarsi e subito un forte stimolo, la pancia inizia a gorgogliare. Sarà il male o la temperatura del liquido, la sudiciona suda a fiumi, le viene da vomitare. La sua divisa di punizione, è madida di sudore, rivoli scendono sulle braccia iniziando a riempire l’interno dei guanti di gomma. . Intanto il capace vaso si svuota molto rapidamente. La guardiana tira uno sculaccione alla sudiciona, dicendo: “ecco, già finito, occorreva fare tante storie?” La guardiana ammonisce la sudiciona: “ora stringi, non devi perdere neanche una goccia o ti spello il sedere!” ed estrae il cannello. La sudiciona mugola, Grosse Jeannette inserisce profondamente l’apposito plug ed infine rimette il tappo. Tirando un orecchio alla sudiciona la fa alzare. La sudiciona è sconvolta, nausea, pancia gonfia e dolorante, capogiri. Ma ora la sorvegliante controlla il buon riempimento, preme gradatamente ed a lungo vari punti del pancione, scatenando contrazioni e gorgoglii. La sudiciona è senza fiato. Ma ora un altro supplizio, la sorvegliante prende da un ripiano la pancera e la stringe moltissimo. Alla sudiciona pare di sentire l’acqua risalire fino alla gola, inghiotte più volte a vuoto. Ed ora non ci sono altri preparativi da espletare. Grosse Jeannette la mette al trotto fino alla base della collina. Nei minuti di attesa che la mula precedente lasci libera la collina alla sudiciona viene ordinato di prendere il giogo. Il giogo di Lancy è in qualche modo simile al “dong hang”, il bilanciera con cui le donne portano i carichi in estremo oriente. Una grossa canna di bambù, flessibile ma praticamente indistruttibile, lunga un metro e mezzo. Viene portata sulle spalle, alle estremità due secchi o due panieri permettono di portare carichi.
Una persona trasporta con il dong hang fino ad una ottantina di chili, quaranta per ogni cesto ma, per portarlo, deve camminare "per saltelli": infatti, facendo oscillare lievemente il bilanciere di bambù quando alza il piede attiva l'elasticità del bambù facendolo funzionare come una sorta di "balestra" che "ritorna verso l'alto" così producendo una piccola diminuzione del peso dei cesti.
Grosse Jeannette prende un badile e riempie i secchi fino a metà, per il primo turno sulla collina basteranno 30 kg in tutto, poi la guardiana punirà inflessibilmente la sudiciona aggiungendo badilate di pietre ad ogni secchio, secondo una precisa “tabella dei carichi di punizione”.
La guardiana indica alla sudiciona un sacco, abbandonato da parte. La sudiciona non capisce, poi vede che le altre corrigende mule ripiegano il sacco più volte e se ne servono per fare da cuscinetto tra il bilanciere e le proprie spalle. In realtà le sorveglianti permettono l’uso del sacco per evitare che si usurino troppo rapidamente le divise sulle spalle. Ed ora la sudiciona si abbassa flettendo le ginocchia. Si mette il bilanciere sulle spalle e si rialza. Ora le spalle della sudiciona supportano tutto il peso. Fatti i primi passi la sudiciona capisce che se fatica così in paino, la collina sarà terribile. La sudiciona mette il piede, calzato nei regolamentari zoccoli sul primo gradino. Lo sforzo è enorme, la sudiciona è costretta a contrarre i muscoli, scatenando così inattese pressioni nel pancione, per fortuna la pancera impedisce possibili danni! La sudiciona sa che se si ferma la sua guardiana interverrà a colpi di scudiscio, stringe i denti e si sforza di fare un nuovo passo. Se fosse in piano riuscirebbe a camminare bene, nonostante il bilanciere, ma la collina è ripidissima, la sudiciona inizia a sentire il cuore in gola e i muscoli di cosce e polpacci bruciare per la fatica. Alla sudiciona inizia a colare il sudore negli occhi. Si rende conto di non riuscire a proseguire, Grosse Jeannette, a dispetto del nome, sale rapidissima la collina, tira una bella scudisciata sui polpacci nudi della sudiciona e poi la spinge puntandole un piede nel sedere. Questo sblocca la sudiciona e la fa ripartire. Finalmente la sudiciona è sopra la collina. Inclinando la testa riesce a strofinare il cappuccio sul muscolo del braccio destro. Questo deterge temporaneamente il sudore e le ridona la vista. Ora la sudiciona è pronta alla difficile e pericolosa discesa. La discesa viene fatta a balzelloni, col rischio continuo di cadere, dati anche i malfermi zoccoli. E ad ogni balzellone della sudiciona il carico fa un sobbalzo, nonostante il sacco ripiegato, il bambù sta segnando profondamente la pelle delle spalle. Il sudore ha ormai impregnato la divisa, la sudiciona sente le gocce sul petto e sulla schiena. E finalmente la sudiciona, che ormai si muove meccanicamente, non trova il gradino più in basso, la discesa è terminata. La sudiciona è semisvenuta, i crampi la devastano, Grosse Jeannette le ordina il “Giù, tre minuti di respiro”. La sudiciona si abbassa, in modo che il carico appoggi per terra. La guardiana lascia così modo alla sudiciona di ossigenarsi e ricuperare un briciolo di lucidità, sa bene che il primo giorno ben poche mule completano indenni il turno sulla collina. La sudiciona, vorrebbe urlare ma sa che l’unica opzione che le lasciano è l’espiazione. Ma ora la sudiciona deve superare un altro scoglio, la verifica del riempimento del pancione. La guardiana pone la sinistra dietro al sedere della sudiciona, in modo da impedirle di arretrare, ed inizia a premere lentamente con la destra il pancione, penetrando in profondità. Esegue l’operazione in vari punti, notando i mugolii ed il respiro affannato della sudiciona. Purtroppo nota anche i borbotti e gorgoglii che le doppie mutande, la divisa ed i grembiuli gommati non attenuano affatto. La guardiana telefona alla Dottoressa, Frau Helga Von Bernhardt, la temutissima Direttrice della Clinica di Lancy. La sudiciona, intanto approfitta di questo breve riposo per cercare di riprendersi. “Anche la corrigenda numero 14 ha coliche gassose, Frau Doktor” dice la guardiana, poi ascolta a lungo, assentendo.
Rivolgendosi alla sudiciona la guardiana sorride: “Bene numero 14, adesso provvediamo ai tuoi brontolii di pancia, subito all’infermeria!”. Qui giunte la guardiana indica alla sudiciona un secchio, al cui interno una sacca di gomma attende le deiezioni. Rimuove il tappo posteriore ed il plug. Subito un fiotto di liquidi nauseabondi, misti a scorregge, prende ad uscire dalla sudiciona. La guardiana preme in maniera decisa su ventre, spremendo rapidamente il liquido dal ventre della sudiciona. Poi con un forte getto d’acqua, nel foro delle mutande, la guardiana ripulisce sudiciona e mutande. Giunge la Dottoressa Helga. Per la sudiciona viene preparato un bell’ Enema Harness, con una bella sonda Bardex di gomma arancio, a due palloni. La sonda, leggermente unta, verrà inserita, in modo che il primo pallone scompaia all’interno della sudiciona. Il secondo pallone resterà all’esterno. Premendo due apposite pompette i due palloni possono essere più o meno gonfiati, per adattarsi all’anatomia ed impedire perdite. La sudiciona, ora paziente numero 14, sente la sonda dilatarle il buchetto e scivolare all’interno. Il pallone sgonfio entra senza difficoltà, anche perché la sudiciona ha rilassato lo sfintere. Poi la Dottoressa inizia a pompare aria nei palloncini: “fut …..fut ….fut”. La sudiciona sente benissimo gonfiarsi il pallone interno. La sensazione è indescrivibile, la sudiciona mugola un po’, tanto per conservare le apparenze. Poi la Dottoressa passa al pallone esterno. Anche qui il pallone si gonfia, appoggiandosi alle natiche della paziente 14. Il pallone interno, per reazione, viene tirato verso l’esterno, appoggiando ancora di più sullo sfintere e dilatandolo leggermente. La sudiciona sente tutti questi movimenti. E qui il suo vizio si manifesta in pieno, anziché sentire dolore ed odiare l’applicazione di questa cannula punitiva, la sudiciona gode , eseguendo movimenti scomposti ed emettendo mugolii rivelatori. Frau Helga apre la cerniera delle mutande di gomma e verifica. Le dita guantate rivelano una intensa e filante lubrificazione vaginale, la paziente numero 14 ha inequivocabilmente ripetutamente goduto. La Dottoressa è esterrefatta, le avevano descritto il caso della paziente 14 come un caso difficoltoso, ma una corrigenda che gode durante l’applicazione dei clisteri punitivi e della sonda Bardex è un caso da pubblicare! “Bene, dice la Dottoressa, vediamo cosa possiamo fare per calmare i bollenti spiriti di questa scrofa”, dice la Dottoressa, prendendo uno spruzzatore. La sudiciona sente gli spruzzi sulle parti intime, mentre le esperte mani della Dottoressa dilatano le labbra vaginali per esporre allo spruzzo anche il clitoride. Un odore di alcool e di mentolo si sparge nell’aria. La sudiciona sente dapprima una intensa sensazione di freddo, sostituita poi, gradatamente da una sensazione di calore che cresce e cresce, fino ad un forte bruciore. Stringe le cosce, ma niente, il bruciore continua ad aumentare. La Dottoressa sorride: “bene, questo ti terrà momentaneamente lontano dal tuo vizio. L’alcool mentolato evapora rapidamente, poi il bruciore passa”.Poi la dottoressa richiusi cerniera e lucchetto delle mutande disciplinari dà disposizioni a Grosse Jeannette: “Ora riempi la 14 con la solita dose di Eau de Lancy e le fai completare il turno sulla collina. Domani la porterai al reparto mungitura. Qui diverrà la mucca numero 14. Sono certa che le cure delle infermiere mungitrici, unite alla nuova “macchina per riempimento” avranno ragione di questi comportamenti indegni. Vedrai”, dice rivolta alla sudiciona, “dopo la cura ti verrà la pelle d’oca al solo nominare una peretta. E sappi che laggiù, anziché una spruzzatina di alcool mentolato, che brucia per pochi minuti, ti avrebbero messo una bella pomata all’alcool mentolato e zenzero, il cui bruciore continua per ore ed ore”
Detto questo la sudiciona viene nuovamente riempita e tappata. Tornata il piedi della collina, Grosse Jeannette ringrazia la sudiciona del trambusto provocato, aggiungendo due belle palettate di pietre al carico che la sudiciona dovrà portare per altre interminabili 6 salite e discese della collina.
(12- continua)








PENSION BALNEARIA 71 - 72


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
in questa puntata vedremo le “avventure” della perra, seguite alla umiliazione pubblica. Ci sono stati degli strascichi, la Signora ha dovuto chiamare un medico che ha curato la gastroenterite provocata dal purgante. Ma di lì a tre giorni, sono state dichiarate completamente guarite. La Signora ci ha riunite per la “vestizione” delle nuove serve. Dagli armadi della Pension sono così spuntate delle nuove divise da fatica, ancora piegate ed inamidate. Abbasso lo sguardo sulla mia divisa macchiata e stracciata e scambio alcune parole con la Signora che assente entusiasta. Mi porto davanti alla perra ed inizio a sbottonare la divisa e me la sfilo, restando con i mutandoni di servizio. Mi dico che la perra va umiliata fino in fondo. Tolgo anche le mutande, le raccolgo e le porgo alla perra indicandole di annusarle. Inizierà a capire cosa vuol dire dover vivere circondate dai propri odori: il sudore che lascia aloni bianchi di cristalli di sale sotto le ascelle, la puzza di orina delle mutande, perché ci veniva razionata anche la carta igienica e non ne potevamo usare per asciugarci dopo la pipì. Mutande lavate solo una volta alla settimana, dietro suo preciso ordine. La obbligo ad indossare la mia puzzolente divisa e indosso quella nuova che sarebbe andata a lei. Lo stesso accade alle russe, le mie compagne, Pilar in testa mi imitano.
La Signora ride soddisfatta alla scena, ci annuncia che , seppure restiamo serve, nei confronti delle neo sguattere punite saremo “supervisores”, sorveglianti insomma.
Non via avevo mai parlato di una cosa: perra è il nome “in codice” con cui la chiamavamo noi, mai ci saremmo azzardate a dirlo in sua presenza: letteralmente significa cagna ma anche puttana. Da adesso la Signora ha stabilito che non solo noi la si chiami così, ma anche la perra, risponderà a quel nome.
A proposito di perra: la Signora ci ha ordinato di non sfogare subito la nostra rabbia su perra e compagne: abbiamo anni a disposizione per rendere loro la vita difficile.
E veniamo ai lavori: la noria, ovviamente, ha il posto d’onore. Ricordate il campanello che suona se non si va alla velocità programmata? E’tutto un offrirsi volontarie, tra noi sorveglianti, per supervisionare, armate di frustino, il lavoro delle sguattere, purtroppo tale ambito incarico ci tocca a turno, gli interminabili corridoi dalla Pension attendono i nostri stracci per essere lucidati….
Ed è una gioia, per me mentre passo lo straccio, vedere la perra trascinare per i corridoi i carrelli di fango bollente. La guardo, nuove macchi di sudore segnano la divisa sotto le ascelle e sotto i seni, il fazzoletto da testa è zuppo e dai capelli cadono gocce di sudore. Fingo pietà, la costringo a bere molta acqua, scoprirà presto che per le sguattere in punizione di rigore non è permessa alcuna pausa pipì, che si pisci pure addosso. Cominci a capire cosa vuol dire sentire la propria puzza, lei che era sempre elegantina e profumatina!
E veniamo ai pasti, dubito che le sguattere sperassero in pasti luculliani, ma di sicuro non si aspettavano questo: un tozzo di pane ed una cipolla. Sì, la Signora ha deciso di metterle a dieta strettissima fino a che saranno dimagrite in maniera soddisfacente, quello che viene negato a loro finisce nei nostri piatti che, in loro presenza, possiamo sfamarci a dovere!
Devo dire che perra e compagne si impegnano nel lavoro, ma ovviamente noi sorveglianti non siamo mai contente, fioccano i colpi di scudiscio su sederi, gambe e schiene. La Signora ci ha ordinato a limitarci a quello. Trasgressioni più gravi vanno segnalate a Lei che disporrà in merito.
E poi le piccole cattiverie, attendere quando hanno l’attesissimo permesso di usare il bagno e passare davanti a loro, occupando lo stanzino per tutto il tempo a loro disposizione.
Tra l’altro abbiamo realizzato, a beneficio delle neo-sguattere, la nostra versione della “bofetada del soldado”, lo “schiaffo del soldato”. La sguattera “sotto” deve allargare la cosce, flettendo le ginocchia. Così “aperta” deve mettersi le mani sugli occhi. Da dietro le altre sguattere e sorveglianti, devono, a turno random, dare un forte schiaffo sulla vulva alla vittima. Il “gioco” prevede che la vittima, ancora dolorante indichi una delle presenti, se indovina verrà sostituita, altrimenti continuerà ad essere “sotto”. Va da sé che se si azzarda ad indicare una delle sorveglianti resterà “sotto” molto ma molto a lungo. Un altro gioco molto gettonato è quello di mettere delle mollette ai “pezones” di una delle sguattere e poi scommettere su chi riuscirà a staccare la molletta dando un buffetto con il dito medio, usato come se di dovesse lanciare una biglia. Sono solo piccole cattiverie, per vedere di rendere loro la vita difficile e cercare di farle ribellare. A quel punto la Signora penserà ben lei a punizioni ben più adeguate.
E di lì ad un paio di giorni ci siamo, la perra tenta di ribellarsi!
Tutto inizia alla noria, la perra è aggiogata assieme a Gog. Approfittando della stazza della compagna tenta di battere la fiacca. Per sua sfortuna la sorvegliante sono io. La richiamo un paio di volte, senza ottenere risultati. Così stacco dal giogo Gog, a proposito: per evitare rischi le gigantesche russe sono costantemente incatenate con corte catene che limitano i movimenti delle braccia. E così la perra, da sola, dovrà impegnarsi. Ben presto il sudore macchia profondamente la divisa. Ma il campanello continua a suonare, la perra non gira con velocità sufficiente. E così posso finalmente riempire di segni rossi le chiappe della perra! Perra che ad un tratto ha una reazione rabbiosa e nonostante le catene con cui è aggiogata, tenta di strapparmi lo scudiscio. Chiamo Pilar ed insieme portiamo la perra a suon di scudisciate fino alla studio della Signora. Signora che si arrabbia parecchio, la perra in una settimana, non solo dimostra scarso impegno nel lavoro, ma addirittura dà segni di ribellione. Ci sono tutti gli estremi per una punizione pubblica.
Nel frattempo la perra viene rinchiusa in una celletta, fatta costruire dalla Signora su mio suggerimento: un cubo di lastre di cemento di quelle ricoperte da sassi arrotondati. Diventa così impossibile per chi è rinchiusa riposare o dormire, i sassi premono dolorosamente le carni e si deve continuare a cambiare posizione. A sera la Signora fa riunire tutte: le nuove sguattere da una parte e le nuove sorveglianti dall’altra. In mezzo la perra. Perra che deve denudarsi davanti a tutte. Devo dire che la stronza ha un bel corpo, è sovrappeso, ma sicuramente perderà i chili superflui. Ed ora la Signora si fa avanti, la perra mantiene uno sguardo di sfida. E’proprio stupida, nelle sue condizioni lo sfidare, sia pur con lo sguardo, la Signora può portare solo guai, grossi guai…..
A presto
Sguattera Nadia
(71- continua)

PENSION BALNEARIA 72

Nobili Signore, sguattera sudiciona,
ed infatti i guai per la perra cominciano in men che non si dica: la Signora, infastidita dallo sguardo di sfida le fa applicare il “toro”, qualcuna ricorderà la maschera che trasforma le urla in muggiti. E subito due di noi sorveglianti, già istruite, allacciano alle caviglie della perra due strette cavigliere imbottite, collegate a due corde che scendono dal soffitto. Quattro di noi sono pronte a tirare le corde. La perra si trova appesa per i piedi, a cosce divaricare. Qui ho rispettosamente insistito con la Signora per essere io a trattare” la perra. Ricordate il “cuero”, la pesante cinta di cuoio? Ecco, me ne sono costruita una. La impugno e picchio, con forza moderata sull’interno coscia della perra. Dà subito uno scatto che la fa oscillare e dalla maschera esce un grugnito. La Signora verifica lo stato della parte colpita, grazie al fatto che il cuero è molto largo, il colpo, sia pure doloroso, non ha quasi lasciato segno. La Signora sorride e mi fa segno di darci dentro. Ma anziché tirare una gragnuola di colpi, lo ho imparato proprio dalla perra, tiro forti colpi, intervallati da pause irregolari di decine di secondi. La punita ha così modo di assaporare il dolore a fondo, mentre le contrazioni le fanno fare l’altalena. E, soprattutto, non mi metto a massacrarle subito la vulva, gioco come il gatto col topo e faccio in modo di averle ben arrossato le cosce. Gli ultimi colpi, invece, dritti sul bersaglio. Avreste dovuto sentire i muggiti che uscivano dalla maschera, chapeau a chi ha inventato “el toro!”.
Ed una piccola invenzione, per la gioia di perra e compagne, la ho fatta anche io: guardavo le travi di legno del tetto della Pension ed ammiravo i chiodi di ferro. Non i chiodi che trovereste in ogni “ferreteria” no, chiodi importanti, forgiati uno ad uno da antichi ignoti fabbri. E vedendo le “teste” di questi chiodi che noto la loro forma: una specie di piramide tronca.Poco dopo, camminando sui sentieri del giardino mi capita una delle solite fastidiose inezie: un sassolino entra tra piede ed i miei zoccoli da serva (si, perché la promozione ottenuta non ha cambiato nulla nelle nostre calzature). Inizio immediatamente a zoppicare, mi risulta doloroso fare un altro passo e devo fermarmi e togliere il sassolino. Ideona: se potessi avere dei mini chiodi forgiati, potrei piantarne qualcuno nelle suole degli zoccoli della perra, non per impedire che scivoli, ovviamente, le capocchie a contatto col piede. La forma piramidale tronca, non riuscirebbe a rompere la pelle, ma camminare diventerebbe un tormento. Chiedo il permesso alla Signora, spiegandole il motivo. E così mi reco presso il maniscalco del paese, proprio vicino alla Plaza de Toros. L’artigiano ci conosce benissimo ed è ben disposto. Spiego la mia idea e con quattro martellate ecco pronto il prototipo. Meglio ancora di quanto pensassi, la capocchia è ben larga a piramide smussata con gli spigoli ben arrotondati, nessun pericolo che buchi la pelle, ma come mi dice il fabbro “haceran muy mal” ed inoltre “brotan ampollas como setas” e cioè “spunteranno vesciche come funghi”. Ben presto cinque chiodi vengono posizionati sulla pianta degli zoccoli. Voglio proprio vedere la perra ad utilizzarli.
Ed al ritorno sostituisco subito gli zoccoli della perra. Una gioia vederla soffrire e camminare come se cercasse di non rompere delle uova! Ad ogni passo fa delle smorfie che danno un idea di cosa stia soffrendo. Poiché non sono poi così cattiva,. le restituisco gli zoccoli lisci per farla lavorare alla noria, non voglio possa accampare ferite od infermità per sfuggire alla nostra vendetta!
Inutile dire che, visto il successone, anche le altre sono state fornite di bellissimi “zuecos con clavos” e via, a marciare per le strade del paesino tra due ali di donne divertite che le sbeffeggiano turandosi il naso, per ricordare la figuraccia dell’olio di ricino!
Insomma, grazie alla posizione di sorveglianti da noi raggiunta possiamo esercitare un po’ di “nonnismo” unito alla nostra strameritata vendetta su queste stronze, capitanate dalla perra, la più “de mierda” di tutte!
E non è finita qui, abbiamo pensato di riperendere a sperimentare gli ormai ben più che “vintage” impianti ed oggetti medicali antichi della Pension. La Perra era così interessata a questi oggetti, mi sembra giusto permetterle di continuare in proprio gli studi sui loro effetti.
A presto
Sguattera Nadia
(72- continua)








7 ottobre 2012

PENSION BALNEARIA 53


Cara Monika,
da qualche giorno la perra ci diceva che sarebbe arrivato “el esqilador”. E noi sguattere ci chiedevamo che cosa potesse avere a che fare il tosa pecore con noialtre. Ma ieri è arrivato questo vecchietto, con una macchinetta elettrica, usata per tosare le pecore. Si è messo un largo grembiule di cuoio e, una per volta ci siamo dovute denudare e ci ha rapato integralmente passera, parti intime ed ascelle. A parte la terribile umiliazione, ma questo conoscerà alla perfezione le pecore, ma l’anatomia femminile ben poco. Inoltre il porco ha continuato a stringere tirare, sfregare e palpare ben oltre lo stretto necessario per il suo lavoro, vi assicuro, aveva addirittura un filo di bava, mentre ci martoriava. Oltretutto più che tagliare la sua macchinetta ha strappato dolorosamente interi ciuffi ed ha segnato numerose volte la pelle! Insomma, la solita catastrofe!
Ci chiedevamo inoltre a che scopo depilarci, visto che a noi sguattere è sempre stato rigorosamente vietato.
Ed oggi abbiamo iniziato a scoprire il perché. La perra, l’Ingeniera ed il Cronista ci hanno caricate in macchina e portate in un “bar de tapas” dove lavoreremo come serve. Niente di particolare direte voi, ma continuate a leggere….
NADIA> Arrivate al bar mi hanno fatta spogliare nuda. Ed è apparso l’intramontabile corsetto! Mi è stato fatto indossare e, fortunatamente leggermente meno stretto, in modo da lasciarmi respirare. Ma la consolazione è stata breve, due nuovi ovetti, ben più grossi sono stati inseriti dentro di me, a seguire l’ovetto vaginale mi viene infilato pure un tampax di misura XXL. E come biancheria un paio di mutandone di cotone. Restavano fuori le mammelle, ed è apparso un reggiseno, anche questo molto robusto, fastidioso e costrittivo, dotato di placche conduttive attorno ai capezzoli.
PERRA> Ecco Cronista, la serva è quasi pronta, ora l’ingeniera farà i dovuti collegamenti e potremo fare il collaudo!
INGENIERA> Si, non ci vorrà molto, sono solo pochi fili da collegare alla centralina ed alle batterie.
CRONISTA> Non vedo l’ora, certo che le serve depilate me gustano mas!
NADIA> E fra queste facezie l’ingeniera collega i vari fili ad una scatoletta che trova posto in una delle tasche del corsetto. Nelle altre due batterie al litio… un po’più grosse di quelle dei telefonini … e in un'altra tasca trova posto …. un immancabile smartphone di quelli bianchi … tanto per non fare pubblicità occulta. Anche il telefono viene collegato alla centralina. Inoltre mi viene infilato l’auricolare ben fissato con un po’ di cerotto. Ed ora completiamo la vestizione: anziché il solito camicione grigio da serva un abito nero da cameriera, un lusso! E le scarpe? Due scarpette da sogno elegantissime, con un tacco vertiginoso….. non ci sono abituata, dovrò fare ben attenzione.
INGENIERA> “estamo listas”
PERRA> Bene. Ora “puta” di una serva ascolta bene, è meglio per te: dovrai servire ai tavoli bevande e tapas. Guai a te se sbagli un ordinazione e o fai cadere qualcosa …. “¿Lo entiendes?”
NADIA> Si, señora.
Ed ecco…. TIK …TAK …TIK .. TAK ….Con cautela barcollo un pò, camminando tra i tavoli. Entrano i primi avventori.
INGENIERA> Ora, vi spiego tutto: la serva è collegata ad una centralina per l’elettroterapia, alimentata da batterie al litio. La serva è dotata di telefonino, attaverso cui le arriveranno le ordinazioni dai clienti. Questi ultimi, potranno scaricare una costosa applicazione per gli smartphone, da cui possono comandare la centralina inviando piacevoli oppure dolorose scosse, a seconda del grado di soddisfazione del servizio…. insomma niente mance ma ben altro.
PERRA> Perfetto cara Ingeniera e ad i primi venti clienti di ogni giorno, l’app per il telecomando della serva verrà offerta GRATIS … (applausi dai tavolini).
CRONISTA> Reclamo l’onore di essere il primo cliente….. (digita un numero sullo smartphone)
“Hola, tres vasos de champan, por favor, mesa 2”
NADIA> FRRR – FRRR – FRRR …… UUUHHHH??? (gli ovetti rettale e vaginale sono vibranti, sostituiscono la vibrazione del telefonino.) ……. “Gracias de su comanda, Senor”…… CRONISTA> Demasiado lenta …. (digita sullo smartphone)
NADIA> No …..por favor…. estoy lista ….
CRONISTA> Visto come è veloce il servizio? Proprio soddisfacente….
NADIA> Vorrei potervi dire che tutto è proseguito altrettanto bene, ma più la clientela aumentava più restavamo indietro con il servizio. Per fortuna eravamo una cameriera per tavolo. Ben presto le scosse, leggere e piacevoli o dolorose, da farci torcere, infieriscono su di noi.
CRONISTA> (intento a digitare) Me gusta, me gusta mucho!
NADIA> E proprio mentre porto un vassoio arriva una scossa ai fianchi, dolorosa ed insopportabile. Inevitabilmente faccio cadere il contenuto del vassoio. Una sequela di scosse mi fa rialzare prontamente …… sempre tormentata ripulisco il pavimento e finalmente porto al Cronista le sue ordinazioni. Ora le scosse si trasformano in un piacevole pizzicorio ai capezzoli….. sono sull’orlo dell’orgasmo …. ma si interrompe….. ed arriva un'altra ordinazione.
Per farla breve: ben presto ai vari tavolini tutti sono impegnati sui telefonini, avete presente il giochino in cui un ninja taglia la frutta? Si, sembra un campionato mondiale di questo gioco. E noi serve lì a torcerci, godere, lanciare gridolini e zampettare su quei massacranti tacchi!
PERRA> Bene sono passate le prime due ore, ora inizierà a farsi il pienone…..
NADIA> Per fortuna possiamo essere “telecomandate” da un telefonino per volta…. La voce è girata e c’è la coda di curiosi fuori….. DA MORIRE!
PERRA> Un successone, complimenti cari soci, in barba alla crisi qui faremo “UN MONTON DE EUROS!!!”
INGENIERA> Ora diamo 15 minuti di pausa alle serve…. devo sostituire le batterie, non mi aspettavo un tale successo ed una tale attività. Nei prossimi giorni utilizzerò batterie 100 volte più potenti!
NADIA> Possiamo sederci per un attimo. Siamo subito circondate dai curiosi che vogliono vedere di persona come sono applicati gli elettrodi…. Pare di essere ai paddocks in formula 1. Per calmare gli animi la perra promette di mettere a disposizione una app che mostrerà tutti gli intimi particolari di tutto il marchingegno…..

Ecco Monika, come vedi non ci si annoia mai qui da noi…
Sguattera “telefonica” Nadia 

(continua- 53)

7 aprile 2012

PENSION BALNEARIA 34

D.Conception> Benvenuto, stamattina alla serva verranno riservati trattamenti un po’ rudi, poiché ho visto che lei Sig. Cronista è un po’ impressionabile vorrei rassicurarla. Lo scopo di tutto è di domare la serva, non ucciderla. Ora, si sente pronto? Non vorrei dover farla rinvenire, sa il mio metodo funziona bene anche sui maschi ….
Cronista> No Donna Conception, si fidi. Cari spettatori, il servizio che segue potrebbe impressionare le persone sensibili, a queste consigliamo di cambiare programma (o blog). La procedure che descriveremo sono ereditata dalla Inquisizione, presentano dei rischi per la salute, non cercate di imitarle!
Nadia> Non ho dormito neanche un minuto, ora sento delle voci e dei passi avvicinarsi….. mamma mia!!
D.Conception> Tiratela fuori! Ecco, ora fatela accomodare sulla Silla, legate le cinghie ben strette. Ecco mia cara, che ne dici della mia “Silla de clavos?” Su su non ti agitare, è peggio, i chiodi bucano di più se non stai ferma.
Nadia> Aiaaaaa …….no abbiate pietà……bucano (in italiano)
D.Conception> Bucano ma non penetrano, se fai la brava. Ora, ci ho pensato un po’ allora, che ne dici per le prossime ore, cervi volanti, pera d’angoscia od acqua? Facciamo così, mentre ci pensi io e il Cronista ci prendiamo un bel caffè.
Cronista> Donna Conception, che intende fare?
D.Conception> Ora, temo che se impiego i cervi volanti quella disgraziata impazzisce, meglio lasciarli come riserva, quindi appena farò rialzare la serva dalla silla la farò legare al tavolaccio, ma non come faceva l’inquisizione che legava le vittime in modo che la bocca fosse più in basso dello stomaco, infilava un imbuto in gola e poi tappava il naso, costringendo a inghiottire a stranguglioni, tra atroci sintomi di soffocamento. La serva sarà legata con la testa più in alto della pancia, in modo che possa deglutire facilmente ….. e se fa la brava non le tapperò il naso. O meglio, qualora tentasse di rifiutarsi di ingollare l’acqua o fosse troppo lenta a bere, ho pronta una bella molletta da bucato..
Nadia> No, vi prego Signora abbiate pietà, fatemi alzare almeno un attimo, mi stanno bucando. Che male!ù
D.Conception> Slegatela, vede i segni dei chiodi? Sembra bucherellata, ma se massaggio bene “el culo”, vede? Nessun buco.Si, anche massaggiare fa un po’ male.
Nadia> Aiaaaaa, aiiiaa, pietà. No, no, non legatemi lì. No, piano, piano, la gamba mi fa ancora male, non stringete così, pietà…..
D.Conception> Ecco, ora mettiamo il morso, quello con il foro per un imbuto. Cara apri la bocca!
Puledra> Nooo noo aiaaaa gghh gggh gggh
Cronista> Ben decisa la Signora, un pizzico deciso al capezzolo e la puledra apre la bocca per gridare, il morso subito dentro e viene ben allacciato.
Puledra> Mmmhhh ghhhhh ….. anf anf anf
D.Conception> Ecco, messo in posizione anche l’imbuto, sentite il respiro della puledra?
L’inquisizione usava nove litri per la “questione ordinaria” ed ulteriori nove per la “questione extraordinaria”. Inutile dire in che stato dovevano essere le poverette dopo diciotto litri, ingollati in un paio d’ore.
Cronista> Ma farà come l’inquisizione?
D.Conception> In realtà mi sono ispirata di più alla “gran bebida”, un beverone che i contadini somministravano ai cavalli, per purgarli. Serve e puledre sono abbastanza simili. Rispetto all’inquisizione vengono usati solo sei litri di acqua con disciolti dei Sali. Poi li somministrerò un mestolo alla volta.
Cronista> Ma come si costringe una puledra od una serva a bere così tanto liquido, non vomiterà?
D.Conception> Vediamolo immediatamente, versiamo nell’imbuto il primo mestolo
Puledra> Nnnnn …. Ghhhhhh anf …. anf
Cronista> Mi pare, infatti che non beva per nulla.
D.Conception> Ora chiudo il naso con questa innocente molletta da stendere ….
Puledra> Nnnnn …. Gluck ….. gluck ….. gluck ….. gluck …… gluck …. Gluck ….. gluck ….. koff …… koffff anff …. anf …. anf …. anf ….. nnnnn
D.Conception> Ecco, vede? Se non vuole soffocare ingolla tutta l’acqua dell’imbuto. Ora, mia cara, bevi da brava o ti lascio la molletta?
Puledra> Nnnnn …. Nnnnn
D.Conception> Proprio testarda, beh, un altro mestolo con la molletta al naso la aiuterà a riflettere.
Puledra> Nnnnn …. Gluck ….. gluck ….. gluck ….. gluck …… gluck …. Gluck ….. gluck ….. koff …… burp … burp …. anff …. anf …. anf …. anf
Cronista> Sono impressionato, poveretta, che contrazioni, Signora sia buona , tolga per un attimo il morso, vorrei intervistarla un istante.
D.Conception> Tranquillo, ogni tanto toglierò il morso per fare respirere liberamente la punita per qualche minuto. Durante questo periodo, ovviamente, la serva darà fondo a tutti i suoi piagnistei e suppliche. Ma, inesorabilmente le verrà rimesso l’imbuto e si continuerà. Tutto ripetuto per innumerevoli volte. Un vero lavaggio del cervello.
Serva, risparmiati le preghiere, so come trattare voi sovversive…..
Puledra> Ahhhhh, abbiate pietà, Signora sarò buona, mi perdoni, NO NOOOO, LA MOLLETTA NO, SARO’ BRAVA, LA PREGO ….. BEVO TUTTO, LA MOLLETTA NO … PIETA’ ….. NON MI FACCIA SOFFOCARE !!! (in italiano)
D.Conception> Vede? Si è quasi convinta. E tu apri la bocca che ora ti rimetto il morso e ricominciamo….
Puledra> Ghhhh anf anf …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf ……. Gluuuk …. Gluuk ….. Anf Anf ……………………………..
Puledra> …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf ……. Gluuuk …. Gluuk ….. Anf …… Gurgle gurgle gurgle
Cronista> Passa così una lunga ora, la serva è sempre più stanca, Ogni tanto donna Conception la pizzica crudelmente per vedere che sia ancora ben reattiva, se necessario viene fatta una sempre troppo breve pausa. Vi risparmio la cronistoria delle lacrimevoli suppliche……….
………………………..
Signora quanto avrà bevuto? Si sente la pancia gorgogliare….. e quanto è gonfia, sembra incinta
D.Conception> Siamo a quattro litri e mezzo, la gran bebida altro che far gorgogliare, vedrà….. anzi, tocchi, tocchi pure la pancia, vede come è tesa e dura? La serva in questo momento ha dolori da partoriente, ma non può smettere di bere ed il dolore continua ad aumentare finchè ……
Puledra> …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf …….Gurgle gurgle gurgle …..
D.Conception> Quasi ci siamo, un altro mescolo
Puledra> Nnnnnn …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf … Anff Nnnnnnnnn………. Pooot pooot splassssshhhhhhhh
Cronista> Ma si scarica così sul tavolaccio, senza la minima vergogna, ma che schifo e che puzza!!!
D.Conception> E dove vuole che vada, legata così? Del resto questa, in fondo è una bella purga da cavalli, non meravigli l’effetto, con la dieta di pane ed acqua che le ho fatto seguire era da giorni e giorni che non si scaricava.
Puledra> Nnnnnn …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf anf Gluk ….. Gluk Splashhhhhhh Splasssssshhhhh ……. Nnnnnnn ….. nnnnn
D.Conception> Coraggio, ancora un bel litro, cosa ….. non ci provare o ti rimetto la molletta!
Puledra> Nnnnnn …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk ….
D.Conception> Ecco fatto, ci voleva tanto? Ora, mentre finisci di scaricarti finisco l’intervista. Poi mostrerai al Signore che sei brava a ripulire. Si naturalmente pulirai utilizzando la tua divisa di fatica come strofinaccio …. Non vorrai sporcare uno strofinaccio pulito?
Cronista> Veramente impressionante …. E dica Signora, ottiene buoni risultati?
D.Conception> Perfetti, con la gran bebida se ne vanno lo sporco fisico, quello cerebrale e se ne va anche l’orgoglio.
Cronista> Grazie infinite, Signora. La ringrazio dell’ospitalità, domani vorrei intervistare, se Lei lo permette, la puledra, ma che schifo, ora ha la divisa impresentabile!
D.Conception> La laverà subito, poi la indossa bagnata.
Puledra> Grazie infinite, Signora. Signori, vogliate perdonare la brutta scena a cui avete assistito.
D.Conception> Via, subito al lavatoio, datti anche una bella lavata col “Jabon de Lagarto” ….. puzzi, non hai proprio cura della tua persona. Mi tocca proprio insegnare tutto a queste serve.
Cronista, non ho ancora finito con la serva, ancora mezz’oretta e la faccio crollare definitivamente.
Il “pimenton forte” se ben applicato fa cedere anche i santi.
Cronista> Il pimenton?
D.Conception> Si, o meglio, il piri-piri un peperoncino importato dall’africa dai portoghesi ….
Ecco la serva, vediamo, si si è lavata bene. Legatela al tavolaccio.
Puledra> Noooo che volete farmi ancora????
D.Conception> Mia cara, ti ricordi … la pera d’angoscia?
Puledra> Mamma NOOOO, signora non mi rovini, per pietà …. Dietro sono ancora vergine!!1
Cronista> Ehmmmm !!
D.Conception> Ecco, cara CLACKK SWIRL SWIRL SWIRL, vedi come è ben oliato il meccanismo? Così è aperto completamente, più della testa di un neonato! Ora, prendiamo questo bell’unguento al piri-piri, te ne metto un po’ sulla patatina ……
Puledra> BRUCIA BRUCIA, E’ L’INFERNO ….. pietà ….
D.Conception> E un altro po’ dietro
Puledra> BRUCIA , BASTAAA !!!! AIUTO !!!!
Cronista> Che urli, …… Signora …… vada avanti …..
D.Conception> Caro Cronista, mi pare lei si stia lasciando coinvolgere un po’ troppo, tra un po’ le saltano i bottoni della patta!
Puledra> SIGNORA PIETA’ non volevo offenderla, abbia pietà, le assicuro se me lo ordina berrò la sua pipì e leccherò la popò…..(in italiano)
D.Conception> SEI SICURA? Ricorda che se farai la minima infrazione tornerai qui ed allora la pera…. Davanti e dietro …. Servizio completo ……
Puledra> CHE BRUCIORE (pianto disperato)
Cronista> Non c’è voluto molto ….è una debole.
D.Conception> Eh no, mio caro cronista, se vuole passare quello che ha passato lei lo dica, tenga conto che ho domato anche molti maschietti, non “maricones” ma veri “machos”. Di solito cedevano ben prima di questo punto. Spesso mi bastava minacciarli con una sonda per l’uretra, inzuppata nel piri-piri, niente bisogno di ammorbidirli per una settimana! E li domavo così bene che per un certo periodo era divenuto di moda per le Signore tenere un servo, vestendolo ed utilizzandolo come cameriera.
Ed ora serva, rialzati, smetti di baciarmi i piedi e vai a metterti l’uniforme….. è una settimana che non lavori, vediamo di recuperare.

Ecco Monika come sono stata trattata, mai più oserò rispondere male a Donna Conception!!
Un abbraccio
detenuta Nadia

31 marzo 2012

PENSION BALNEARIA 33


Cara Monika,
ci eravamo lasciate quando Donna Conception mi ha liberata dal cubicolo in cui mi avevano rinchiusa. Inutile che ti dica per settimane e settimane senza dormire, tremando di freddo, nutrita solo per non morire. Poi finalmente mi disseppelliscono, mi danno qualcosa di caldo da mangiare, una coperta e finalmente posso dormire. Vengo riscossa dopo poco, mi dicono che ho dormito per ore. Donna Conception ordina che mi vengano messe polsiere e cavigliere di cuoio e metallo, unite da spezzoni di catena di acciaio, collegati da moschettoni.
Giornalista> Ecco, ora l’avete risvegliata, non le sembrano esagerate quelle catene?
Donna Conception> Non sottovaluti la forza della disperazione, meglio andare sul sicuro. Eccola pronta per il terzo stadio.
Nadia> Mi Fanno rialzare e mi sospingono, tenendomi, poiché ho mani e piedi collegati a catene cortissime che inoltre mi fanno restare chinata. Mi spingono verso la terza cella, uno stanzone, sulla porta la scritta “Terror”. All’interno vari oggetti spaventosi. La prima è una cassetta di vetro, contenente degli insetti neri, dei cervi volanti enormi dalle corna minacciose a forma di pinza. Sono ancora nuda. Donna Conception mi fa trascinare davanti al terrario, in modo che io possa vedere “con comodo” le sue “bestiole”. Tremo come una foglia.
Cronista> Però, ha una bella paura.
Donna Conception> Beh aspetti un po’ e vedrà.
Nadia> Donna Conception mi dice che basta un suo ordine per farmi rinchiudere, ammanettata, in un sacco, pieno di insetti. Comincio ad urlare ed a cercare di divincolarmi. Quando Donna Conception prende un insetto e me lo mette tra i peli pubici, lo sento grattare con le zampette per farsi largo, perdo il lume della ragione.
Cronista> Ma che succede, ma è pipì?
Donna Conception> Certo, non lo sa che nei veri momenti di terrore si perde il controllo degli sfinteri?
Nadia> Guardo il terrario con occhi sbarrati, saranno almeno un centinaio di bestie, sei zampe e due spaventose pinze ognuna.
Cronista> Ed ora la mettete nel sacco?
Donna Conception> Non corra, ho in serbo ben altro, ora la mia preferita: l’acqua. Avviciniamoci, che mostro il tutto alla serva.
Nadia> abbiate pietà …..
Niente, mi spingono in un altro angolo. Qui c’è un tavolaccio inclinato dotato di robuste cinghie di cuoio per mani e piedi.
Donna Conception> Ed ecco il piatto forte, la tortura dell’acqua. Mai sentito parlare dell’Inquisizione? Bene, ne proverai i tormenti. Mi piace questa cosa perché fa soffrire moltissimo ma non lascia segni!
Nadia> Sono annichilita, appeso al muro un grosso imbuto, per terra alcuni bricchi di ferro.
Cronista> Donna Conception, mi dissocio …. sono supplizi terribili.
Donna Conception> Attenda e si fidi di me, vuole o non vuole vedere come piego le serve? E stia tranquillo, non la soffocherò, le farò solo bere, CON LE BUONE MANIERE, un bel po’ di acqua.
Donna Conception> Ora le presenterò il terzo castigo.
Nadia> Mi trascinano in un altro angolo dello stanzone, c’è una “silla de la verguenza”. In un armadietto a vetri dei preoccupanti attrezzi chirurgici di acciaio. Donna Conception ne prende uno e ce lo mostra.
Donna Conception> Ecco il terzo castigo, lo ho fatto realizzare copiando i disegni dell’inquisizione. Si chiama la “Pera de angoscia”, un oggetto a forma di pera, dotato di una vite che lo dilata. Mia cara, hai presente il fastidio di una visita ginecologica? Moltiplicalo per un milione. E tieni conto che l’attrezzo verrà lubrificato con un unguento al peperoncino. E se non bastasse davanti, dove, dopotutto non farà danni irreparabili, pensa a quando verrà usato dietro. Lì sì che brucerà e farà malissimo, pensa, un giro di vite ogni 5 minuti, ci vorranno ore per dilatarlo tutto. Se perderai del sangue, verrai disinfettata con l’alcool, ricordi quanto brucia sulle mucose? E quando la vite verrà aperta completamente sarai talmente dilatata che dovrai portare il pannolone per il resto dei tuoi giorni.
Nadia> No ……. no …….. plaf
Cronista> E’ svenuta, …… Donna Conception è sicura di non esagerare?
Donna Conception> Ne parleremo dopo, privatamente, ora faccio rinvenire la serva.
Nadia> Aiaaaaaaa ……….. ihhhhhh aiaaaaaaaaaaaaaa …..
Cronista> Poverina, occorreva pizzicarle così crudelmente il seno?
Donna Conception> E’un sistema infallibile, niente bisogno di sali ed altre smancerie, e poi funziona indifferentemente per gli svenimenti veri e simulati.
Nadia> No, la prego, non mi rovini, non ho mai fatto del male, abbia pietà!!!!
Donna Conception> E per darti il tempo di riflettere, prima di ogni punizione passerai una mezz’ora seduta qui!
Nadia> Ed ecco che mi mostra una poltrona irta di chiodi! Sono vicinissimi e spaventosamente lunghi. Sono lucidi, ma alcuni portano delle macchie ….. sembra sangue ….. oh mamma, mi sento svenire di nuovo …… plaf ……
Donna Conception> Di nuovo svenuta? Finirò col rimpiangere le ribelli di una volta! …. Beh, del resto questa è italiana ….. beh ….
Nadia> Aiaaaaaaa noooooo BASTA, IL CAPEZZOLO NOO!!!
Donna Conception> Eccoci nel mio studio, lontano dalle orecchie della serva. Ora che la serva ha visto che tormenti ho in serbo le faccio dare una scodella di zuppa e la mando a riposare per altre 6 ore …. voglio che sia ben in forze, per cercare di resistere e …. venire sconfitta.
Lasciandole cuocere nel loro brodo, alcune cedono già durante queste ore di riposo, passate ad arrovellarsi e a pensare a cervi volanti e fittoni … piccanti.
Dunque caro Cronista non si preoccupi, non sono una macellaia, qui da me, il 5% delle serve ha ceduto ancora prima dell’inizio delle punizioni, un altro 35% ha ceduto coi cervi volanti, un 10% sulla silla chiodata ed il restante 50% con qualche litro d’acqua. Nessuna ha riportato danni fisici, i segni della silla sono come quelli dei fachiri, spariscono in un paio d’ore. Le macchie rossastre sia sulla silla che sulla pera d’angoscia sono di vernice, realizzate da me con tanta cura, sembrano vere anche a me che le ho dipinte. La pera d’angoscia è solo un bluff, in pratica mi limito a mostrarla, infilarla, lasciare che il peperoncino faccia effetto ed accennare ad aprirla, se la serva ha la forza di resistere fino a questo punto la rimando al carcere, dicendo che è irrecuperabile.

Ecco Monika, la giornata odierna è andata così, mi hanno fatto pisciare addosso dalla paura. Per adesso sono viva, ma non so in che stato sarò domani sera.
Un saluto in divisa con strisce bianconere e numero a 6 cifre.
sguattera Nadia

drawing © Pavel




28 marzo 2012

PENSION BALNEARIA 32

Cara Monika,
ci eravamo lasciate con Dona Conception arrabbiata con me. Ti racconto cosa mi è capitato, quello che riporterò come “cronista” è la versione dei fatti riferita dalle altre serve.
Ad un cenno di Donna Conception sono stata denudata ed incatenata, in modo da costringermi a camminare a 4 zampe. Mi hanno fatto salire innumerevoli rampe di scale, fino a raggiungere la soffitta. Qui Donna Conception ha fatto realizzare le sue celle punizione. Vi sono varie celle, di foggia ed utilizzo diversi. La prima cella dove mi hanno rinchiuso ha sulla porta la scritta “Hambre y sed”.
Nadia> Mi hanno tolto le catene e spinta nella cella. Fortuna che non soffro di calaustrofobia: una cella larga si e no un metro, lunga ed alta un paio di metri. Niente finestre, un pavimento di assi, in un angolo un secchio, per le necessità corporali. Mi gettano una coperta e chiudono la porta, resto nel buio completo. Una volta al giorno qualcuno mi controlla dallo spioncino.
Niente acqua e niente cibo. Mi dico che sicuramente non mi lasceranno morire così, mi faccio forza e dormo. Ma ogni volta che mi sveglio la fame e la sete mi tormentano sempre di più. Picchio alla porta, chiedendo almeno un po’ di acqua, ma nessuna risposta. Resto così per almeno una settimana. Ormai ho le fauci così secche che non riesco neanche più a gridare.
Cronista> Donna Conception, sono molto interessato ai suoi metodi. Ora che la serva è stata rinchiusa cosa succede?
Donna Conception> Niente del tutto, non le darò né acqua né cibo. A fasi alterne di 4 e 6 ore viene aperto lo spioncino per controllare la serva, ma soprattutto per alterare la sua sensazione del tempo. Così rinchiusa al buio, la sensazione del tempo che passa si dilata. Resterà così 36 ore, alla reclusa però sembrerà che sia passata più di una settimana.
Cronista> Terribile.
Donna Conception> Tenga conto che prima dell’impiego delle flebo, un operato di appendicite veniva tenuto senza bere e mangiare per molti più giorni. Ora passiamo la punita nella seconda cella.
Nadia> Ecco, si apre la porta, sono accecata dalla luce esterna, striscio fuori, non mi reggo in piedi. Ora inizio a vederci. Donna Conception mi offre un contenitore di acqua, bevo avidamente. Ora mi spingono verso la seconda cella, sulla porta la scritta “Insomnio”. Se la cella precedente era stretta, questa è peggio: un cubicolo di un metro per un metro e mezzo per un metro e mezzo. Pavimento e pareti sono di cemento grezzo, anzi, sono di cemento, in cui qualche maledetto bastardo ha inserito dei ciottoli arrotondati, in modo che sporgano, non c’è nessun punto senza ciottoli, devo strisciare dentro, trascinando il mio secchio. Aspetto che mi gettino la coperta, ma niente, chiudono la porta e scopro quanto siano dolorosi i ciottoli. In pratica son o obbligata a stare in posizione rannicchiata ma devo cambiare posizione ogni poco perché i ciottoli sono dolorosissimi.
Cronista> Donna Conception, ma a che scopo una cella così piccola?
Donna Conception> Ho studiato a lungo gli scritti di quello che in italiano sarebbe stato Tommaso di Torrebruciata, detto Torquemada. Questa celletta impedisce di dormire. Alla prigioniera viene dato solo pane ed acqua. La razione è piccola ma viene nutrita ed abbeverata sufficientemente: una volta ogni 3 ore, giorno e notte. Come in precedenza perderà la nozione del tempo e crederà sia passato un giorno ogni 3 o 6 ore. Restando rinchiusa lì dai 3 ai 5 giorni, a lei sembrerà di averci passato quasi un mese se non di più, senza mai dormire. Non ho mai visto prigioniere, neanche le più toste, resistere più di 5 giorni.
Nadia> E riprendono le interminabili ore al buio e, senza coperta, tremando di freddo. Ogni tanto si apre la porticina e mi viene passata una gamella di acqua e del pane secco. Nient’altro. Non riesco a dormire perché i ciottoli fanno male, pisolo per pochi minuti alla volta. E resto così, a marcire, per un tempo lunghissimo. Forse un mese. Poi quando aprono la porticina per darmi l’acqua ho un attacco isterico, butto a terra il tutto e dico che mi uccidano ma la smettano di tenermi qui ad impazzire!
Donna Conception> Ecco, sente come piange, ci siamo!
Cronista> Fa un po’ pena, ed ora verrà liberata?
Donna Conception> Fossi matta, ora le verrà dato pane ed acqua a volontà e verrà lasciata dormire per 6 ore sul tavolaccio di legno e con 2 coperte. Così si sentirà più forte e si illuderà di riuscire a resistermi. Poi passerò al terzo stadio, servirà a farla crollare totalmente e definitivamente, vedrà!
Ciao Monika un abbraccio dalla carcerata Nadia.

22 marzo 2012

LE SETTE DOMANDE DELLA SIGNORA PAOLA / PRIMA DOMANDA

LA LETTERA DELLA SIGNORA PAOLA
Buongiorno Monika,
mi presento: sono Paola. Ho assunto da poco una serva giovane e remissiva. Ha già dato chiari segni di essere “plasmabile” ai miei voleri, per cui ora devo pensare come organizzare al meglio l’addestramento da sguattera.
Sono una lettrice del tuo blog da qualche tempo, ma le informazioni, per una neo Signora, ultimamente scarseggiano un poco, a favore di lunghi racconti.
Avrei necessità di alcuni consigli di base per l'addestramento e chi meglio di te che lo ha vissuto sulla propria pelle può dare consigli?
Ecco i quesiti per te e le lettrici del blog:

• Quali lavori vanno seguiti particolarmente dalla padrona, in modo che la serva sia sotto pressione e non cerchi di poltrire? (pavimenti, stiratura ecc)
• Quali divise assegnare oltre a quella di fatica ?
• Consigliate sempre le mutande ed i fazzoletti da testa impermeabili?
• Che dieta consigliate? (oltre ai soliti avanzi)

• Come graduare le punizioni, considerato che finora ha ricevuto solo sculacciate?
• Di che trattamenti infermieristici od altro necessita una serva?

Altra domanda: la serva è di pelo rosso, notoriamente le rosse tendono a puzzare, qualche consiglio / idea  in merito.
• La faccio depilare?

Ti pregherei di pubblicare questa mia sul blog, in modo che possa ricevere vari pareri.
Grazie anticipate.

Paola

LA NOTA DI JANINE SOUILLON
Lugano, 23 marzo 2012
Gentilissima Signora Paola, la ringrazio per le sue sette, illuminanti domande: permettono di mettere a fuoco alcuni elementi fondamentali per il controllo delle sguattere e delle donne di fatica. Come da lei richiesto, sarà la sguattera Monika (che effettivamente ha vissuto e tuttora vive la sua condizione quotidiana di sguattera sotto regole estremamente severe) a rispndere ai suoi quesiti, ma sotto la mia diretta supervisione. Non posso infatti esimermi da un controllo diretto dell'opera di una mia sguattera, per quanto il suo condizionamento e il suo stato di totale subordinazione siano giunti ultimamente a un livello davvero considerevole.
A presto, cara signora, e grazie ancora
JS

LE RISPOSTE DELLA SGUATTERA MONIKA
PRIMA DOMANDA
• Quali lavori vanno seguiti particolarmente dalla padrona, in modo che la serva sia sotto pressione e non cerchi di poltrire? (pavimenti, stiratura ecc)

Gentilissima Signora Paola,
anche se certi lavori effettivamente possono, per la loro buona riuscita, aver bisogno di un controllo costante (soprattutto i pavimenti, i vetri e lo stiro), in genere la Padrona compie delle ispezioni improvvise nel mentre che la sguattera è impegnata nei suoi lavori: non c'è mai un preavviso, in modo che la serva non abbia mai psicologiamente e fisicamente un momento di requie. Altro discorso è se la Signora gradisce vedere lo spettacolo della sguattera mentre si affatica su una mansione particolarmente pesante e umiliante: in tal caso al semplice ma necessario controllo si aggiunge il divertimento e lo svago.
(1- continua)

8 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 17


Cara Monika,
ormai il buon nome della Pension se ne sta andando: giorni orsono, mentre Pilar puliva nelle sale di trattamento, ormai territorio delle cinesi, è riuscita a scambiare qualche parola con una delle vecchie clienti. La cliente è molto scontenta per i trattamenti ricevuti ed i massaggi approssimativi, eseguiti senza cognizione. Inoltre le hanno applicato male un congegno elettronico causandole dolore ed una ustione. Pilar è riuscita ad accennarle alla nostra difficile situazione, ma poi sono arrivate Gog e Magog ed ha dovuto smettere immediatamente e tornare al lavoro.
Come la perra aveva minacciato, sono iniziati gli esperimenti con le antiche attrezzature. La prima che io e Pilar abbiamo dovuto provare la chiamerei l’idromassaggio estremo:  mi hanno legata ad una specie di lettino ginecologico, che ti tiene immobile. Il lettino viene calato in una delle enormi vasche da bagno di ghisa, con una manovella. Poi viene posizionato un sostegno che permette di posizionare quella che pare una doccia a circa 20 cm dal pube e due specie di campane che coprono parte dei seni. Tutto collegato a dei tubi flessibili che arrivano ad una scatola di controllo.
Quando è stato il mio turno ero molto preoccupata, mi aspettavo il dolore, invece un dolce getto di acqua ben calda ti massaggia la … passerina e le due coppe dei seni applicano una specie di massaggio alternato ad una aspirazione: pare che qualcuno ti succhi i capezzoli. Mi hanno lasciata così una decina di minuti,  ad eccitarmi al massimo, ma prima che riuscissi a venire, la perra ha girato un rubinetto: dalla doccia e dalle coppe sono sparati dei getti di acqua ghiacciata ad altissima pressione. Per fortuna i getti sono realizzati in modo che siano in continuo movimento, altrimenti penso che sicuramente riuscirebbero a scalfire la pelle, soprattutto sui genitali. Ero sotto shock, sono restata in apnea almeno 30 secondi, poi ho cominciato ad urlare. Ma prima di legarmi al lettino la perra mi aveva fatto applicare il “toro”, una specie maschera carnevalesca che ricorda la caricatura di un toro, almeno le orecchie e le corna e l’anello al naso. In corrispondenza della bocca della vittima c’è  un bavaglio di cuoio, che viene allacciato stretto  e tutti i tentativi di parlare od urlare si trasformano in mugolii, se non addirittura muggiti!  Così, mia cara collega i cicli di piacere e dolore si sono alternati più volte, mentre si udivano i miei mugolii tra le risate di Gog e Magog, che mi davano della vacca, dicendo che dopo la mungitura sarebbe arrivato il toro a possedermi, già si sentivano i muggiti. Ti dirò, in lunghi anni di lavoro come serva, sono stata punita spesso, a volte, anche molto duramente, ma non mi sono mai sentita umiliata e derisa così profondamente.
Ciao Monika, un saluto dalla sguattera Nadia

Post Scriptum
Cara Monika,
la cosa sorprendente è stata l’effetto di questo trattamento: non riuscivo più a prendere sonno, pensavo all’accaduto e... alla fine ho dovuto soddisfarmi da sola. In seguito, Pilar mi ha raccontato che tale trattamento viene usato per le clienti frigide o sessualmente poco attive. Una settimana di trattamento risveglierebbe i bollenti spiriti anche ad una statua di marmo.
sguattera Nadia

(17- continua)

31 dicembre 2011

PENSION BALNEARIA 16

Cara Monika,
qui, ormai da mesi, siamo praticamente trattate come schiave. Della Signora nessuna notizia. Così la scorsa settimana  Pilar mi ha chiesto se ero disposta ad andare con lei e chiedere un colloquio alla consultora, in modo, con la scusa di informarci sulla salute della Signora, di cercare di avere notizie sul nostro futuro e magari chiedere migliori condizioni di vita. Mi sono detta d’accordo, consapevole che potevamo incorrere nelle ire della perra.
Infatti è proprio andata così, ti assicuro che ci siamo comportate correttamente, senza assolutamente mancare di rispetto. Dopo averci fatto fare anticamera per due ore ci ha fatto entrare ed è bastato chiedessimo notizie della Signora per scatenarla. Ci ha cazziate per quasi un ora, rinfacciano a noi in particolare e a tutto il resto del personale, scarso impegno nel lavoro, clienti scontenti della pulizia, del cibo, dei trattamenti termali e via di seguito.
Ci ha congedate,  dicendo che sarebbe stata attenta in particolare al comportamento di noi due, ci avrebbe pensato lei a raddrizzarci. Gog e Magog ci hanno spintonate e prese a schiaffi e così siamo tornate in lacrime a dare le cattive notizie alle altre.
E la perra è stata di parola: tutti i lavori pesanti sono diventati i nostri, e non solo, da mangiare ci danno solo il “comer del perro” , inoltre dobbiamo stare attente anche a non farci vedere inoperose nei momenti di pausa. Pensa che, poiché mi ha vista riposarmi un attimo e bere un sorso di caffè, la perra mi ha convocata in sala mensa, alla presenza di tutto il personale, qui gog e magog mi hanno spogliata completamente nuda e legata alla silla de la verguenza.
Le vecchie cinghie di cuoio dovevano essere state ben ingrassate, perché sono ancora in perfetta efficienza. Mi sono trovata legata come un salame, figurati: il seggiolone è molto alto, per cui i piedi sono sollevati da terra, le cinghie ti bloccano caviglie, polsi, bacino, petto, collo e la fronte. Puoi solo respirare, muovere le dita e sbattere gli occhi.  La seduta della sedia è uguale alla seduta di un water, per cui le tue parti intime sono accessibili.
La perra mi ha detto che poiché ero stanca ora potevo riposarmi, anzi, avrei potuto bermi un bel tè. Una delle due aguzzine è andata a prendere un “vaso da notte”, un cimelio dei tempi andati. La perra mi ha detto: ora puoi prepararti il tè, e ha messo il contenitore sotto di me ordinandomi di fare pipì. Come potete immaginare le pulsazioni mi sono andate a 1000, non ne avevo nessuna intenzione. Ad un cenno della perra gog e magog mi hanno preso un seno a testa ed hanno cominciato a strizzare. Mi sono messa a strillare ed ho dovuto sforzarmi per fare pipì di fronte a tutte. Che vergogna, soprattutto quando il getto si è messo a generare un sonoro scroscio. Probabilmente di tutte le presenti  lo sentivo solo io, ma che vergogna, mi sarei sotterrata. 
Ma, non era finita, la perra mi ha avvicinato l’orinale alle labbra ordinandomi di bere tutto. Ho cercato di divincolarmi ma l’artigiano che ha costruito la silla ha fatto, purtroppo, un buon lavoro. Nonostante i miei disperati sforzi e la silla mi ha tenuta bloccata, immobile, e l’unica cosa che sono riuscita a fare è procurarmi dei lividi dove c’erano le cinghie. Allora ho tenuto la bocca chiusa ermeticamente, facendo resistenza passiva.
Peggio per me, la perra ha preso un siringone attaccato ad un doppio beccuccio di acciaio, l’ ha riempito di pipì mi ha infilato i beccucci nel naso ed ha dato una stantuffata.
Mi è sembrato avessero iniettato dell’acido! Un bruciore che non ti dico sulle mucose interne del naso e della gola e poi starnuti e colpi di tosse, proprio come quando ti va di traverso del succo d’arancia. Sono restata senza fiato per parecchio tempo, sempre tossendo da spaccarmi i polmoni.
La perra ha aspettato sghignazzando che mi riprendessi e mi ha detto che potevo scegliere tra fare la brava e bere tutto da sola  o ricevere tutto dal naso. Mi sono dovuta umiliare pubblicamente e sorbire piano piano tutto il mio “tè” al gusto pipì, succhiandola da un tubicino metallico immerso nel vaso. Non ti dico gli sforzi per tenere sotto controllo la nausea, un paio di volte non sono riuscita a controllarmi e il liquido che il mio stomaco rifiutava mi scorreva lungo il corpo!
Che schifo, rabbrividisco anche adesso, mentre te lo racconto, a distanza di mesi dall’accaduto.
Insomma il nome “silla de la verguenza” è più che appropriato, tieni conto che sono stata punita di fronte a tutte le altre dipendenti, inorridite da cosa stava accadendo.
E non è finita qui, infatti la perra ha trovato, tra gli antichi oggetti, un librone che ne elenca gli usi per le sedute idroterapiche, con tutte le spiegazioni  ed i disegni del caso. Ha detto che intende addestrare le fedeli cinesine a questi lavori e che chiunque di noi non si comporterà più che bene farà da “cavia volontaria” perché possano esercitarsi prima di applicare le cure ai clienti.
I lividi alle poppe ed ai polsi mi sono restati per più giorni, a testimonianza della cattiveria che gog e magog mettono nei loro compiti.
Qui il personale sta pensando di ribattezzare la Pension Balnearia come Pension de la ogressa, cioè pensione dell’orchessa
Ciao Monika, un saluto dalla tua sfortunata collega.
Sguattera Nadia
(16- continua)

6 dicembre 2011

IGIENE INTIMA DELLA SERVA

Cara Monika,
complimenti vivissimi per il blog.
Leggo attentamente tutti gli interventi. Mi resta un dubbio in merito all'igiene intima delle serve: la depilazione intima, ascelle, pube e lato B.
In pratica la domanda si può così riassumere: meglio la passera liscia o una foresta "vergine". Altra domanda, se bisogna disboscare: che metodo impiegate?
Ti rigrazio vivamente.
FrauJulia

Gentilissima signora Julia,
La ringrazio per i complimenti. Per quanto riguarda la Sua domanda, Le riporto le indicazioni di Madame Janine:
"Alla serva non saranno concessi profumi, ornamenti o cosmetici di alcun genere. Altresì sarà cura della padrona che sia impedita alla sguattera qualsiasi forma di depilazione. La ragione è semplice e ha una precisa funzione: mantenere la serva in uno stato di soggezione e di umiliazione continua, sottolineandone e accentuandone gli aspetti fisicamente più rozzi e indelicati, contrapposti alla levigata e ricercata eleganza della padrona."

RingraziandoLa ancora, Le porgo i saluti di Madame Janine
Monika, sguattera