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3 dicembre 2015

LANCY 18 / LA MUCCA N°14


LANCY 18 – Mucca per sempre

di sguattera sudiciona
Per la mucca 14 si sta avvicinando un nuovo traguardo: il termine del periodo di internamento a Lancy. Inutile dire che gli obbiettivi che erano stati prefissati non sono ancora stati raggiunti. La Dottoressa in persona studia pertanto nuovi metodi per aumentare la scarsa produzione lattifera.
Ed è la Dottoressa a presentarsi dalla mucca 14 con un enorme biberon: uno dei biberon usati in veterinaria per i vitellini. Il biberon è pieno di un liquido lattescente, all’apparenza molto denso, è ricoperto dalla condensa, sintomo che è stato conservato a bassa temperatura. Una Mungitrice arriva portando un pentolone di acqua calda ed il biberon finisce a bagnomaria. La sudiciona si chiede il perché di tutte queste premure ma non riesce a capire. Dopo un certo tempo il liquido ha raggiunto la temperatura richiesta attorno ai 38 – 40 gradi. Tempo per la sudiciona della poppata. La Dottoressa in persona controlla l’operazione. La sudiciona inizia ad inghiottire a fatica il denso liquido. Il sapore è molto insolito, leggermente salato. Inevitabilmente la sudiciona deve riprendere fiato numerose volte. Ed è circa a metà biberon che la Dottoressa dice alla sudiciona: “allora mucca 14, vedo che lo sperma di toro non ti dispiace affatto”. La sudiciona resta come folgorata. Lo stomaco le si contrae. Le viene da vomitare ed inizia a sudare profusamente. Ma basta una severa occhiata della Dottoressa per farle capire che deve bere tutto fino all’ultima goccia, se vuole evitare qualche terribile trattamento. E così, la sudiciona continua ad inghiottire con grandi sforzi. Il sudore le imperla la fronte. Finalmente, dopo un tempo lunghissimo, la sudiciona termina la vomitevole bevanda. Ora la Dottoressa ordina alla Infermiera Mungitrice di raddoppiare gli esercizi di mungitura della sudiciona. La gran quantità di ormoni somministrati, dovrebbe stimolarle grandemente la produzione lattifera. E possiamo così assistere ad una dolorosissima mungitura da parte delle nerborute mani della Mungitrice. Mani che strizzano energicamente le poppe della sudiciona, per trarne dei modesti schizzi di latte, il tutto tra pietosi muggiti. Ed anche stavolta il secchiello conterrà solo un dito del prezioso latte.

Finalmente la sudiciona viene lasciata in pace, ma per poco. L’Infermiera mungitrice viene chiamata al telefono: “certamente Madame, la mucca 14 viene subito in reception. Si, le metto il reggiseno numero 2”. La mucca 14, nella sua stolidezza si chiede di cosa stiano parlando: a Lancy i reggiseno non esistono, tanto più reggiseno per mucche! Ma l’Infermiera arriva con uno strano aggeggio: due gabbiette di lucido acciaio, dotate di larghe cinghie di nylon. Nelle gabbiette vengono, a fatica, infilate le turgide mammelle della mucca 14. Accade che con i trattamenti a cui è stato sottoposto il seno della sudiciona sia aumentato di un paio di misure ed il reggiseno metallico non sia più adatto. Ma non importa, le robuste cinghie, tirate con forza, tengono il tutto in posizione. L’Infermiera guarda la sudiciona: le gabbiette penetrano in profondità nelle carni, più che un paio di tette sembrano due salami. Ma ora la sudiciona deve venire accompagnata in reception. Il morso le viene allacciato ancora più strettamente. Una fermata alla fontana, dove viene lavata con il solito idrante, poi alla sudiciona viene fatta indossare la divisa di fatica. Ed è a passo di marcia punitiva che la sudiciona, grondante sudore per le rampe salite, entra nel salone della reception. Alcune Signore la valutano, dal fondo della stanza. La sudiciona non vede bene: per settimane è stata rinchiusa nei sotterranei della fattoria e non è più abituata a tanta luce. Poi viene percorsa da una specie di scarica elettrica: quella, quella è la voce della sua Padrona. Infatti Madame Janine ha deciso di accertarsi di persona dei progressi della sua pupilla. Le altre Signore, inutile dirlo sono Anne e Louise con la Dottoressa. La sudiciona capisce che parlano di lei. Resta rispettosamente in attesa con lo sguardo a terra e la mente in subbuglio. Infatti alla sudiciona è stato detto che avrebbe dovuto scontare un breve periodo di detenzione a Lancy, durante il quale si sarebbe potuta rendere conto di cosa la aspettava insistendo nei suoi riprovevoli vizi. Ora la sudiciona si immagina già al ritorno nella villa di Madame Janine. Ma, come sempre accade, la troppa fantasia sta per giocarle un brutto scherzo. Nel frattempo la Dottoressa e Madame Janine si avvicinano, sempre discorrendo tra loro. La Dottoressa ci tiene a mostrare l’aumento di volume del seno, bene evidenziato dalle dolorose gabbiette. Ma ora Madame Janine affronta lo spinoso problema del viziaccio della sudiciona. La Dottoressa si crede abbastanza sicura anche in questo: di certo la mucca 14 ha ricevuto una sufficiente lezione che farà da deterrente. Per dimostrarlo la Dottoressa, indossati dei guanti chirurgici, inizia a titillare sapientemente il sesso della sudiciona. Ora, in condizioni normali la sudiciona sarebbe riuscita a resistere a lungo, ma la presenza di Madame Janine la ha messa in uno stato di pre-eccitazione. Inutile dire che i movimenti ed il muggito rendono chiara la situazione: la sudiciona è ancora dedita al suo vizio. Ora la Dottoressa è abbastanza infuriata e vuole andare a fondo della faccenda, toglie alla sudiciona il morso, in modo che possa rispondere: cosa le è passato per la testa, per godere in maniera così indecente? La sudiciona cerca di negare di avere avuto delle fantasie. La Dottoressa la minaccia: “se non confessi subito confesserai dopo che ti ho iniettato 100 cc di capsaicina concentrata nella vescica tramite un bel catetere. Vedrai l’effetto del peperoncino là dentro, altro che cistite. E poi, ricordati che dovrai orinare e per una settimana urlerai ogni volta. La sudiciona confessa così, tra le lacrime, che si è immaginata di ricevere uno dei dolci clisteri punitivi di Madame Janine. “Ecco spiegato l’arcano: l’eccessivo uso di clisteri non sufficientemente dolorosi, ha creato questa situazione, in questi casi meglio punire con dei bei purganti. Ora occorrerebbe effettuare un lungo periodo di ricondizionamento, per rimuovere del tutto gli istinti goderecci.
La sudiciona, nello stato di confusione e prostrazione in cui si trova, non si accorge di una certa tensione nell’aria. Le sfugge anche la Signora Anne che fa un cenno di intesa ad alcune sorveglianti che erano lì nei dintorni. L’Infermiera, preavvertita rimette rapidamente il morso alla sudiciona, alla cciandolo ben stretto. Madame Janine pare convinta dagli argomenti della Dottoressa: “Bene, mi ha convinta. Tra l’altro ho accolto in casa una giovane sguattera in dressage e non vorrei che questa vecchia vacca la rovini mostrandole i propri vizi. Penso di trovare un soddisfacente accordo con la Signora Anne e lasciare la sudiciona qua da voi per un periodo indefinito.”
Lacrime brucianti scendono dagli occhi della vacca 14, le sta crollando il mondo addosso. Ha sopportato l’ultimo mese di tormenti sorretta dalla speranza di tornare, ormai perdonata, al servizio di Madame Janine e si scopre invece, ormai più che cinquantenne, sostituita da una giovane cerbiatta. Lunghi disperati muggiti si alzano. L’Infermiera Mungitrice, ad un discreto cenno della Dottoressa, aggancia una corda al morso della sudiciona e, aiutata da due robuste sorveglianti trascina la sudiciona, in piena crisi isterica, verso le ombrose stalle di Lancy. sentiamo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi. Che dire? Madame Janine giunge presto ad un accordo con la Signora Anne. Pagando una modica retta la sguattera sudiciona rimarrà a lungo a Lancy, il lavoro continuo, unito al prezioso latte prodotto pagheranno la differenza della retta. La Dottoressa, da canto suo è ben contenta degli ultimi sviluppi: la mucca 14 farà da “guinea pig” a lungo, per gli studi sul completo riempimento tramite clistere, per non parlare degli studi sul condizionamento pavloviano per rimuovere l’immondo vizio masturbatorio.
Mie Signore, è con la tastiera bagnata da qualche lacrimuccia che questa indegna narratrice si congeda da Voi. Ma non disperate, Madame Janine può, in ogni momento richiamare in servizio la vecchia sguattera soprannominata “Sudiciona M”, ora conosciuta come “Mucca 14”
Vostra miserabile sguattera sudiciona N.
(18- continua)

26 settembre 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 5 / LA PUNIZIONE DI "FATTY"


Nobili Signore, serva sudiciona,
mi accorgo che il mio racconto si è, per ora, focalizzato solo sulle ben meritate disavventure della perra. Non fatevi trarre in inganno, né io né la perra contiamo nulla qui al campo. Vi sono molte detenute e atre punizioni, per nostra fortuna.

La gallina ripiena.
Mi si permetta questo insolito titolo che richiama un delizioso piatto dei tempi andati.
Al Centro giungono detenute di tutte le razze e tutte le condizioni. Un gruppo di detenute di colore è arrivato direttamente dai bassifondi di Brooklin. Si tratta delle componenti di una vera e propria banda di serve che sono stata spedite da Madame Rocio da un altro istituto di correzione. Le componenti della banda sono segnalate come estremamente pericolose, aggrediscono e schiavizzano anche le compagne di prigionia.
Infatti ben presto anche nell’istituto di Madame iniziano le aggressioni alle altre detenute da parte della banda. La banda è comandata da Fatty, una gigantesca nera, una lottatrice di wrestling mancata. Fatty, durante le risse a cui partecipa fa largo uso di colpi “proibiti”, neanche fosse Chuck Norris. Prima di finire la propria vittima ormai semisvenuta con un micidiale colpo di gomito sferrato all’addome oppure schiacciarla sedendosi sopra, Fatty ha preso l’abitudine di fare un a specie di balletto, imitando le mosse di un pollo. Le altre componenti della banda, giunte a questo punto, esortano Fatty a fare “el baile del pollo”.
E veniamo agli avvenimenti, Fatty e la sua banda se la stanno prendendo con una delle loro vittime preferite: una povera cinesina che tormentano e vessano in tutti i modi. La poveretta, ad un certo punto si rifiuta di fare non so che cosa, causando una brutale aggressione da parte di Fatty. La gigantessa non si limita a pestare la poveretta ma aizzata ed applaudita dalle altre inizia la “danza del pollo”, preparandosi a finirla. Ma Fatty ha fatto male i propri conti: improvvisamente appare Madame Rocio con numerose sorveglianti. I due gruppi si fronteggiano. Le sorveglianti, però sono armate. Nonostante si renda conto di avere perso Fatty utilizza la solita tattica utilizzata negli altri istituti di correzione: aggredisce verbalmente la direttrice e di fronte al suo silenzio passa ad accusarla di razzismo. In altre situazioni la mossa può riuscire ad intimorire una direttrice senza pieni poteri. Ma Madame Rocio, l’ho già detto, ha su di noi detenute diritto di vita e di morte, come dicono “no question asked”.
E così le sorveglianti ammanettano rapidamente tutte le componenti della banda.
Madame Rocio è categorica: a tutte toccherà una settimana di “canile”, più un mese di lavoro forzato straordinario. “Vi assicuro che tra un mese striscerete, invece di camminare” sono le parole di Madame alle componenti della banda. Ora che le fiancheggiatrici sono sistemate, Madame Rocio passa ad occuparsi della capobanda. Per lei Madame annuncia un “tratamiento especial”.
Ed il trattamento ha un inizio graduale: Fatty viene rinchiusa in una stretta gabbia bene in vista di tutte noi. Per lei deve essere una bella sofferenza, grossa come è stare così ripiegata.
Il trattamento “di ammorbidimento” prevede che alla ingabbiata si somministri dapprima una “robusta” dose di olio di ricino. Di seguito vengono praticati tre grossi clisteri al giorno per tre giorni di seguito, in cui viene tenuta ingabbiata e completamente a digiuno. La somministrazione di uno dei clisteri viene mostrata a tutte noi tramite il “teatrino”. E vediamo la gigantessa lamentarsi e smaniare durante l’introduzione. Appena tolto il cannello Fatty, incurante dell’ordine di trattenersi, inonda rabbiosamente gabbia e pavimento. Ma sta solo aggravando la propria posizione. Alla fine dei tre giorni di “pulizia”, la gigantessa è un po’ meno aggressiva. Ma ora deve assaporare fino in fondo le terribili punizioni per cui è famosa Madame Rocio. Due robuste sorveglianti legano Fatty, completamente nuda, alle cinghie di un lettino ginecologico. Fa un po’ impressione vedere una grassona come lei legata ed impotente. Il lettino è posto nel “teatrino”, in modo che tutte possano seguire la punizione di Fatty, in particolare le componenti della sua banda, ben ammanettate e ben sorvegliate.
Ed arrivano Madame Rocio, accompagnata da una sorvegliante-infermiera. L’infermiera indossa un completo in latex bianco, con vistose croci rosse. Madame, al contrario, indossa una preoccupante mise in latex nero.
L’infermiera costringe la castigata ad aprire la bocca e le applica tra le arcate dentarie un apribocca metallico a scatto che le permette solo di mugolare e sbavare. Una ulteriore cinghia blocca la testa, in modo che non posa essere ruotata in alcun modo. Di seguito l’infermiera avvicina un carrello coperto da un lenzuolo verde. Ad un ordine di Madame l’infermiera toglie, con una mossa ad effetto, il lenzuolo. Sul carrello una preoccupante distesa di attrezzi medici: siringoni, cateteri, sacchetti per urina, tubi.
Madame si avvicina a Fatty che, a dispetto della propria pelle, è impallidita. “Bene cara, adesso io e te avremo una approfondita discussione a proposito della poca educazione che dimostri.
Per prima cosa voglio occuparmi della tua puzzolentissima patata”.
E la solerte infermiera porge a Madame Rocio un preoccupante plug vaginale: un cetriolone di plastica, dalla cui superficie sporgono numerosi bitorzoli arrotondati, una pompetta permette di gonfiare ancora di più il già ragguardevole oggetto. Il cetriolone viene accuratamente spalmato di un unguento balsamico che, come dice Madame, profumerà l’ambiente e irriterà le mucose.
Poi Madame palpa ben bene il voluminoso ventre della punita: “ottimo è proprio morbido, brava infermiera, ottima preparazione. La vescica è però ben piena, non vorrei che questa pisciona ci spruzzasse di orina durante il trattamento, mettile un catetere del 14.” L’infermiera seleziona tra i cateteri disponibili quello richiesto. Si avvicina alla punita e, sorridendo le fa l’occhiolino: “sei fortunata è il più grosso che abbiamo”. Ed inesorabile il tubicino si fa largo, bruciante, fino alla vescica. Un sacchetto si incaricherà di raccogliere la pipì di Fatty.
Ed è il momento adatto per l’introduzione del cetriolone, vediamo che la punita sera occhi e labbra, la faccia che mostra il male che sta soffrendo a causa dell’azione combinata di bitorzoli e pomata irritante. Quando il voluminoso oggetto è ben inserito, Madame prende la pompetta, e lo gonfia ulteriormente. Fatty si lascia sfuggire un lungo lamento, Madame le ingiunge di risparmiare il fiato.
Ora Madame apre un cassetto del carrello ed estrae un lungo serpente nero: un endoscopio. Lo mostra, con la punta che emette luce e muovendolo in vari modi alla punita, poi con fare colloquiale: “Ecco qua, poiché tu sei una vera dura non ti annoierò somministrandoti dei sedativi, sono sicura che apprezzerai di poter dimostrare il tuo coraggio. Ora fai la brava ed inghiotti questo senza fare storie”.
Vediamo gli occhi di Fatty dilatati dalla paura. Madame continua: “Pensa le mie colleghe in clinica hanno cambiato questi endoscopi ancora nuovi per sostituirli con altri più sottili, ecco da dove arrivano gli sprechi nella sanità. Io comunque li ho ritirati volentieri, sono sempre oggetti molto interessanti, sei d’accordo?”
Fatty, impedita dall’apribocca, risponde solo con un mugolio terrorizzato. Madame lubrifica l’attrezzo ed inizia ad infilarlo, lentamente nella gola della punita. Punita che, dal canto suo, delizia noi tutte con gorgogli, conati, mugolii e disperati colpi di tosse. Ma l’attrezzo, guidato dalle spietate mani di Madame, avanza inesorabile. La punita cerca in tutti i modi di divincolarsi, ma le robustissime cinghie la bloccano inesorabili, vediamo scendere lacrime che si mescolano ai goccioloni di sudore che dal viso scendono sul corpo della punita.. Madame segue il percorso del doloroso tubo su di un monitor. L’avanzamento è volutamente lento, anzi a tratti Madame ritira di alcuni centimetri il tubo, per poi tornare ad inserirlo ancora più profondamente. Il castigo dura una buona mezz’ora. Ormai il tubo è inserito completamente dalla bocca della punita fino allo stomaco ed ancora più giù.
Fatty è ormai semisvenuta. Madame si fa portare una secchio di acqua freddissima su cui galleggiano dei pezzi di ghiaccio, nel prosieguo ne avrà bisogno più volte per impedire a Fatty di svenire. Ne tira un mescolo in faccia alla punita, la sferzata di freddo la risveglia ben bene, pronta per proseguire. Madame annuncia “Poiché vedo lo hai apprezzato, adesso facciamo un altro giochetto, molto molto più bello”. Naturalmente l’unica risposta possibile è un mugolio.
Madame apre un secondo cassetto ed appare un endoscopio di calibro maggiore ed ancora più lungo. Credo lungo addirittura un metro e mezzo.
A quella vista vediamo la punita agitarsi e mugolare disperata. Ma nulla, le cinghie sono rinforzate con fili di acciaio.
Madame impugna l’oggetto serpentiforme ed inizia a strofinarlo, lascivamente con del lubrificante. Poi mostra alla sua vittima quanto è lungo l’oggetto: “lo mando ad incontrare l’altro” dice Madame. Non so quali cognizioni abbia la punita di fisiologia, evidentemente crede alla minaccia perché rotea disperata gli occhi edi suoi tentativi di divincolarsi si fanno ancora più forti
Ma ora Madame è pronta, lubrifica con attenzione l’ano della vittima, entrando ed uscendo con prima una poi due ed infine tre dita guantate, ben spalmate di lubrificante chirurgico. Vedo che Madame si sta eccitando, questi giochi sado-erotici le piacciono immensamente. Quanto a Fatty sentiamo solo i mugolii ed il respiro terrorizzato. Ed ora il nero serpente, da cui già esce un potente fascio di luce, viene posto sotto gli occhi della punita perché veda cosa la sta per invadere.
Se prima l’operazione era stata lunga, stavolta, tenendo conto delle curve e controcurve che l’oggetto dovrà fare faremo notte. E ben presto Fatty scopre le curve del proprio intestino. Scopre anche un giochetto che piace molto a Madame: attaccata allo strumento c’è una pompetta: serve a mandare aria per “gonfiare” la strada da percorrere, un pulsante, poi permette, volendolo, di fare uscire l’aria in eccesso. Bene, Madame si diverte a pompare la pancia della vittima con cinque o sei pompate, scatenando forti lamenti. Poi, improvvisamente Madame preme il pulsante permettendo all’aria di uscire. Vediamo che Fatty dal dolore apre e chiude i pugni e muove disperatamente le dita dei piedi: gli unici movimenti concessi. Lo strumento si fa strada inesorabile. Ogni tanto un po’ dell’aria pompata in eccesso riesce a sfuggire dall’ano della punita, con un rumore gorgogliante di scoreggina. Madame ha fatto disporre bene in vista della punita una lavagnetta magnetica con un disegno schematico dell’intestino. Di tanto in tanto un magnetino viene spostato in avanti dall’infermiera, per segnare fin dove si è arrivati, purtroppo per Fatty il budello ancora da percorrere pare infinito!
E mano a mano che lo strumento avanza i dolori della vittima si fanno ancora più forti. Dato che non le è stato dato alcun calmante per il dolore, ogni tanto Fatty viene colta da un principio di svenimento,. Cosa che non sfugge a Madame, un'altra generosa dose di acqua ghiacciata in faccia e sul torace della punita la risvegliano prontamente. L’ultimo tratto da superare, poi strappa addirittura delle urla alla vittima. E finalmente Madame è soddisfatta, ordina che venga acceso un monitor, posto in modo che la vittima possa vedersi, una impietosa telecamera mostra i due strumenti profondamente inseriti e la sua faccia stralunata. A questo punto Madame Rocio si rivolge alla povera panzona, chiedendole se non le pare di essere diventata un tacchino …. ripieno. E finalmente la punizione termina, i dolori per la punita non ancora, visto che ora Madame estrae, sempre lentamente i due strumenti, provocando ulteriori terribili conati di vomito e coliche intestinali, un'altra buona mezz’ora di sofferenze. Alla fine la barcollante Fatty viene rimessa in piedi dall’infermiera. Tutte guardiamo con attenzione e vediamo la panzona inginocchiarsi davanti a Madame Rocio, baciarle i piedi ed iniziare a fare il richiesto bidet con la lingua.
Madame accetta l’omaggio di Fatty, poi le annuncia quale sarà la vita nei prossimi mesi: Fatty verrà messa ad una dieta feroce, tutti i giorni, oltre a dei lavori punitivi, dovrà fare da pony trainando il carrettino di Madame per tutta la proprietà: “Grazie alla rigorosa dieta ed all’esercizio fisico presto tornerai ad avere un peso normale, dovresti esserne contenta” dice Madame.
Inoltre Fatty non dovrà mai più scambiare neanche una occhiata con le componenti della sua banda, pena la ripetizione del trattamento odierno per tutti i giorni di una intera settimana.
“Quanto alle tue prepotenze verso le altre detenute”, conclude Madame, “quando non lavori avrai sempre le mani incatenate tra loro e collegate alla cintura ed ai piedi, voglio proprio vedere quanto ti divertirai a venire pestata dalle altre detenute” dice Madame.
Fatty che ha terminato il suo lungo lavoro di lingua, abbassa la testa e bisbiglia un “Si Signora”, meritandosi un colpo di scudiscio, infatti dovrà ripetere la formula di obbedienza a voce ben alta.
Che differenza rispetto alla tracotante ed aggressiva capobanda di neanche una settimana fa!
(5- continua)


29 giugno 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 3 - DETENUTE AI LAVORI FORZATI


Nobili Signore serva sudiciona,
proseguo nel racconto della prigionia al Centro.

Al lavoro!

Come nuove arrivate ci è stato concesso un periodo di ambientamento, questo è il discorso che ci la comandante delle sorveglianti. Da domani cominceremo a lavorare. Dovete sapere, infatti che il Centro prevede il duro lavoro come parte principale della pena. Svariati sono i lavori a cui siamo obbligate, tra i più faticosi abbiamo il lavoro alla salina e l’approvvigionamento d’acqua. Dovete sapere che il deserto su cui si trova il Centro, anticamente era il fondo dell’oceano. Durante le ere geologiche l’acqua si asciugò gradatamente, lasciando uno strato di un metro di pregiato sale, molto apprezzato dai cuochi di grido. Di seguito un vulcano coprì di lava e lapilli il prezioso strato di sale. Sarebbe economicamente poco conveniente sfruttare questo tipo di salina, a meno di avere della manodopera gratuita. E madame Rocio ne ha in sovrabbondanza!. Infatti noi detenute dobbiamo lavorare in una miniera a cielo aperto, appunto “la salina”. Il lavoro della salina è tra i peggiori: si lavora in pieno sole, con temperature da delirio. Inoltre, essendo il deserto una biosfera protetta, non sono permessi mezzi a motore, tutto il lavoro deve essere eseguito a mano da varie squadre di detenute che si alternano. Il lavoro più pesante, di scavo, viene eseguito nottetempo, il trasporto del sale scavato viene invece eseguito in pieno sole. I lavori vengono eseguiti da gruppi di due detenute, incatenate tra di loro. Va da sé che i due gruppi di schiave-detenute siano stati soprannominati “le talpe” e “le mule”, a seconda del tipo di lavoro.
Dimenticavo di dire che il lavoro è diversificato a seconda della pena, io per esempio sono tra le fortunate condannate ad una pena più breve e meno dura. Nel mio caso il lavoro di scavo viene eseguito con una zappa, sul terreno già scavato dal gruppo delle “irrecuperabili”, le detenute condannate a dure ed interminabili pene, tra le quali l’immancabile perra. La stessa cosa accade anche nel gruppo delle mule: durante questa corvè io caricherò e guiderò il carretto contenente il sale scavato e la perra dovrà trascinare a viva forza il carico lungo una interminabile salita per uscire dalla salina.
E siamo al primo giorno di lavoro. Dobbiamo indossare la puzzolente divisa di fatica. Poiché abbiamo la fortuna di poter scavare di notte, possiamo fare a meno di indossare il cappuccio e le guardiane tollerano che la divisa non sia ben abbottonata. Per iniziare dobbiamo rimuovere con badili e picconi lo strato di lava, che viene ammucchiato da parte. La perra e le altre sventurate devono armarsi di picconi e mazze ed iniziare a rompere il durissimo strato superficiale di lava. Ben presto le loro divise sono macchiate di sudore che si irradia da sotto le ascelle fino ad inzuppare più o meno tutta la divisa. Non sono concessi guanti da lavoro e ben presto le loro mani sono arrossate e piene di vesciche, fino a quando non si formeranno degli spessi calli. Ho occasione di vedere più volte la perra, mentre piccona alla disperata, sorvegliata a vista da una guardiana che le impedisce di battere la fiacca. Le guance rosse, respira a bocca aperta, cosa che le ha seccato la gola, tanto da non riuscire più a parlare, ma emette un “ahrrr” quando viene colpita dallo scudiscio della guardiana. Dal canto mio non è che si vada meglio, la divisa è molto pesante e sono in un bagno di sudore, la zappa non sarà pesante quanto il piccone ma le mani fanno malissimo, anche perché l’ambiante salino in cui ci troviamo è proprio il meno adatto per le vesciche che si stanno formando. Ben presto mi sento morire di sete, mi guardo attorno, ma nessuna pausa ci viene concessa, tanto meno vedo borracce od altro.
Poi dobbiamo armarci di carriole e trasportare il frutto del nostro sudore dove detenute più fortunate sono addette all’insacchettamento del prezioso sale. Inutile dire che anche con la sola divisa di fatica siamo in un bagno di sudore. Sudore che ci sottrae preziosi liquidi, siamo tutte molto disidratate, al punto che le nostre gole sono asciutte e parliamo a fatica. Daremmo tutte un dito per poter avere una brocca di acqua, fosse pure calda! Ed invece la regola è la solita, il liquido necessario ci viene fornito dalla insipida sbobba che divoriamo e devo dire che lecchiamo a fondo le gavette, neanche una goccia del prezioso liquido deve andare persa.

L’Ambulatorio
Ben presto veniamo a sapere che al Centro non conviene darsi malate: Madame Rocio è laureata in medicina e si occupa personalmente della salute delle detenute. E una delle perversioni di Madame è proprio sado-medica, si è fatta costruire un grande ambulatorio medico, dotato delle più moderne attrezzature. E, direttamente nell’ambulatorio danno alcune celle, dove vengono rinchiuse le detenute bisognose di cure e le vittime che Madame decide di sottoporre alle proprie voglie.
Visitiamo una delle cellette: un letto di quelli da ospedale, con la testiera di ferro. Robuste cinghie di cuoio collegabili a catene di diversa lunghezza, permettono di bloccare la “paziente”. La cella è sempre fastidiosamente illuminata. Di fianco al letto un capace “secchio igienico”, quando Madame non decide di fare indossare alla propria vittima le umilianti mutande impermeabili con relativo pannolone.
Ma torniamo in ambulatorio, il mitico ambiente che atterrisce le detenute. Due lettini ginecologici, regolabili in tutte le posizioni, una poltrona di contenzione simile alla poltrona di un dentista ed attorno moltissima strumentazione. Il resto dell’attrezzatura è ben ordinato in grandi armadi a vetri. Madame non ha risparmiato di certo in questo suo hobby. Ma il clou dell’ambulatorio è che una parete dà direttamente sul salone dove noi detenute consumiamo i pasti. Un sistema automatico permette di scoprire un grande finestrone, per realizzare quello che le sorveglianti chiamano il “teatrino”, l’ultimo grado della umiliazione, dove tutte possono vedere cosa viene fatto alla loro compagna. Ovviamente un sistema di altoparlanti trasmette i lamenti. Spesso i lamenti di una punita fanno da lugubre colonna sonora ai nostri pasti.
E non si è certo lesinato sulle attrezzature: apribocca da dentista, divaricatori, speculum, sonde, clisteri, addirittura l’attrezzatura per gastroscopie e colonscopie. Vi assicuro che la sola prospettiva di venire convocata in ambulatorio mi fa venire i brividi nonostante il caldo asfissiante.

I clisteri
Al Centro tutte le detenute ricevono giornalmente di routine uno o più clisteri che ci mantengono con le pance doloranti, ma ci permettono di sopravvivere alla mancanza d’acqua. La quantità di acqua di questi clisteri formato “famiglia” varia tra i 2 ed i 3 litri, secondo le capricciose prescrizioni di Madame. Comunque dolorosi ed odiati dalle detenute, sono clisteri di idratazione, da trattenere il più a lungo possibile per reidratare i nostri corpi permanentemente assetati. L’apparecchio è sempre posto ben in alto e la somministrazione avviene sempre velocemente, per cui creano dolori e crampi. E non pensate sia semplice trattenere il liquido sufficientemente a lungo, se qualcuna non riesce, cioè quasi sempre, viene applicato “el tapon”, un grosso tappo anale, molto fastidioso. E’normale vedere le detenute camminare a passettini, con le natiche ben strette e faticare a piegarsi durante il lavoro, appunto per la pancia gonfia, dopo il quotidiano clistere.
Ma esistono ben altri clisteri, clisteri di punizione, questi amministrati personalmente da Madame, addirittura a volte l’esecuzione viene mostrata a tutte le detenute nel “teatrino”, in modo che la vergogna della punita sia massima e che l’accaduto serva da monito per tutte le altre.
Sono volutamente breve sull’argomento clistere perchè ve ne parlerò diffusamente in numerosi episodi, come il seguente.

L’iniziazione
E’ una delle solite mattine al Centro. Madame Rocio si reca in ufficio ed automaticamente dà un occhiata alle numerose mail ricevute dalla sua rete di amiche, tutte persone importanti e dominanti. Resta sorpresa da una mail firmata Conchita, mescolata al fastidioso onnipresente spam. Un click e legge la mail della sua amica del cuore della gioventù trascorsa in collegio. La sua amica, ora dirigente di una banca, le scrive annunciandole l’arrivo di una nuova schiava da plasmare: una giovane funzionaria che ha causato un grosso danno che le potrebbe costare il disonore ed anni di prigione. La giovane ha chiesto pietà ed ha accettato di sottoporsi ad un periodo di rigorosa disciplina, firmando altresì una completa confessione che le impedirà qualsiasi forma di ribellione o ritorsione. “Ed è così che ho pensato a te, mio amorrr. Ho avuto modo di visitare il tuo “Centro de detencion Maxima” l’ultima volta che ci siamo incontrate e mi è piaciuto moltissimo. Se sei d’accordo ti invio sicuramente questa giuggiolona, ti allego le sue risposte al questionario che mi avevi inviato, vita sessuale praticamente assente, nega di masturbarsi, mai ricevuto un clistere eccetera. Vedi di divertirti a domarla e di farmene una buona schiava.”
Madame rilegge incredula ed eccitata la mail. Poi chiama la comandante delle guardiane, in modo che organizzi il viaggio di trasferimento “per una cerbiatta”. Ciò significa che la nuova detenuta dovrà sì camminare per tre giorni, ma le saranno risparmiate buona parte delle percosse e le verrà data doppia razione di acqua, Un trattamento di grande favore. Passa qualche giorno e la giovane detenuta in questione giunge al Centro. Viene assegnata al blocco delle detenute recuperabili, quello per inciso in cui è rinchiusa anche la narratrice, anziché al blocco di “maxima pena” dove scontano condanne più o meno a vita le “irrecuperabili”, tra cui la perra.
Ma torniamo alla nostra giovane, di nome Zinia. Sono passati alcuni giorni ma non si è ancora ambientata, spaventata dall’inferno in cui si è trovata proiettata piange e si dispera e quasi non mangia. La cosa non sfugge a Madame, la pollastrella è cotta a puntino, si dice. E ad un ordine di Madame la giovane viene accompagnata nell’ambulatorio. Alla povera Zinia è stata fatta indossare, per eccesso di zelo delle guardie, la divisa di punizione ed è stata lasciata una mezz’ora al sole. Le pare di essersi liquefatta, sente rivoli di sudore su tutto il corpo. Il corsetto le impedisce di respirare liberamente.
Ed improvvisamente alla detenuta appare Madame, in una mise aderente di latex candido. Contrariamente all’esterno negli ambulatori e negli appartamenti di Madame un perfetto sistema di condizionamento mantiene temperatura ed umidità ai valori ideali.
Madame Rocio ha un sorriso, vedendo le pietose condizioni della futura schiava. Ordina alla propria assistente preferita di spogliare la detenuta Zinia. La poveretta è in condizioni igieniche, diciamo, pessime. Sono passati ormai otto giorni dall’inizio del suo incubo e dall’ultima doccia. Le viene ordinato di restare in piedi, con gambe e braccia lontane dal corpo. Madame prende alcune misure. Poi indica con l’indice alla detenuta una porta. All’interno una grande stanza da bagno. La giovane si illude che le permettano di fare una doccia, così riuscirebbe, a dirigersi il getto sulla bocca aperta e calmare la terribile sete che la attanaglia. Ma niente di tutto questo, Madame le mostra un bidet, importato appositamente dall’Italia, e le ordina di sedersi. Dopo di che Madame si arma di sapone e spugna e la sottopone ad un delicato quanto imbarazzante lavaggio intimo. Ancor più imbarazzante perché Madame insiste sulle parti …. sensibili ed un ditino malizioso di Madame si infila anche nel buchetto. Zinia è in confusione, non lo confesserebbe mai, ma ovviamente sa trarre piacere dal proprio corpo e ne approfitta spesso..
Madame porge alla detenuta un panno, perché si asciughi e la fa salire su di un lettino. Sottopone poi la detenuta ad una accurata visita medica. Una volta stabilito che la giovane è in grado di sopportare senza problemi il durissimo regime del Centro, Madame passa al proprio piano.
Zinia sente le mani di Madame che le sfiorano e sollecitano i capezzoli, fino a farli rizzare. E’ poi la volta della patatina, Zinia si morde le labbra per non mettersi a mugolare, ma il fatto non sfugge a quella marpiona di Madame. Poi si passa al ventre, mani esperte premono e saggiano la pancia abbastanza gonfia, poiché la nuova dieta, unita alla privazione di buona parte dei liquidi, hanno bloccato …. le cose. La giovane, presagendo guai, cerca di negare il problema, ma un dito …. invadente di madame ritorna col guanto macchiato, rivelando la vergognosa realtà. Madame, ovviamente ha la soluzione ed è ben decisa a sfruttare la situazione per le proprie mire.
Una piantana spunta da un angolo, su di questa viene agganciata una sacca semirigida di silicone semitrasparente. Si tratta di una sacca piccola, solo due litri. Per questa prima volta Madame sceglie un blando infuso di camomilla tiepida. Alla fine del tubo Madame installa la sonda più piccola della propria collezione. Si tratta di una sonda ospedaliera, di gomma verde, stelo grosso come un dito. L’estremità ingrossata della dimensione di una grossa oliva ascolana porta numerosi fori. Lo stelo non è liscio ma ha un profilo ondulato, alternando punti più larghi a punti più sottili, in modo che lo sfintere possa fare presa, senza che la cannula penda a sfilarsi. E per iniziare, una buona lubrificata a sonda e buchetto, mettono ancora più in ansia la giovane. Madame verifica maternamente la temperatura della sacca, poggiandovi una guancia …. perfetto piacevolmente calda. Ora Madame regola l’altezza in modo che la sacca sia abbastanza bassa ed afferra la sonda. Invita la giovane a rilassarsi e appoggia la punta al buchetto. La reazione involontaria è di stringere ancora di più, ma Madame ha deciso di non essere brutale, questa prima volta. Parla con dolcezza alla ragazza e mantiene una leggera pressione su buchetto. Pia piano lo sfintere si rilascia, permettendo l’ingresso del misterioso oggetto. Zinia sente l’invasione ed arrossisce completamente, Madame nota che è arrossita anche la “pelata”. Ma è il momento di cominciare, Madame apre lentamente il rubinetto. Zinia sente subito l’invasione dell’acqua, la temperatura è leggermente più alta di quella del corpo ed è …. stranamente piacevole. Convinta dalla sollecitudine di Madame la ragazza si rilassa, sentendo il flusso del liquido caldo che la invade. Passa qualche minuto di piacevole languore, ma ben presto Zinia inizia a sentire voglia di andare al bagno. La voglia diventa ben presto una urgenza e la povera giovane si trova con la pancia che le impone una irrefrenabile voglia di spingere e scaricarsi. Ovviamente il peso delle convenzioni e l’educazione le impongono di ignorare questo stimolo, soprattutto in presenza di altre persone. La ragazza ormai suda vistosamente e Madame nota che i muscoli delle natiche sono stretti spasmodicamente. Madame ferma l’acqua e chiede alla ragazza cosa la turbi, provocando un altro accesso di rossore e una risposta balbettante ed incomprensibile. Madame decide di abbreviare i tempi, le mani esperte riprendono a premere, delicatamente ma profondamente la pancia. Zinia è ormai allo stremo, le dita della Signora penetrano la barriera opposta dai suoi muscoli ventrali, scatenando brontolii e dolori. Rendendosi conto che la ragazza è allo stremo, Madame Rocio ordina con un cenno alla sorvegliante di sparire immediatamente. Restate sole inizia a tormentare la ragazza per provocarne il crollo. “Cosa c’è per agitarsi tanto?” chiede. “Signora, avrei, avrei bisogno di di…” “Di cosa, rispondi subito oppure riapro l’acqua e continuiamo”, Zinia ormai non ha più nessuna risorsa per difendere il pudore e risponde: “Devo cagareeeeee subito, per favore, SCOPPIO!!!”Madame apre le cinghie che trattenevano la ragazza sul lettino, le ordina di stringere, che non si faccia sfuggire l’acqua lì in ambulatorio. Sfila la cannula a fatica, tanto le chiappe sono spasmodicamente strette. Indica la stanza da bagno alla detenuta che si affretta, piegata in due dal dolore. Zinia si fionda sul water ma si accorge che la Signora la ha seguita nel bagno. “per pietà Signora, non voglio, non posso…….”, “Siamo solo noi due, puoi farlo, lasciati andare e spingi, altrimenti ti schiaccio la pancia”, “No Signora, per pietà, aspetti, mi concentro”. Ed arrossendo la detenuta rilascia un torrente d’acqua. Ovviamente non è solo acqua e ben presto tra scorregge e scrosci l’aria si fa irrespirabile. Ma Madame Rocio pare non essere disturbata dall’odore. Dopo un buon quarto d’ ora Madame chiede alla detenuta “hai finito?”, al cenno di assenso della ragazza Madame la fa ripulire, alzare e la riconduce al lettino. Riempie nuovamente la sacca, sotto lo sguardo preoccupato di Zinia, e lubrifica nuovamente il buchetto. “Ora non preoccuparti, sei abbastanza vuota, se fai la brava non ti farò male” dice alla giovane. Ed è di parola, Zinia sente il liquido caldo che entra, una sensazione di pieno niente affatto dolorosa accompagna la lenta instillazione. Madame palpa, in maniera esperta il ventre, la detenuta contiene ora un litro e mezzo. Ora di iniziarla al piacere della schiavitù, chiude il rubinetto ed estrae la sonda. “Adesso ti metto un piccolo tapon” dice Madame. Un accessorio piriforme, di colore bianco, ben lubrificato è pronto. Una subitanea sensazione di dilatazione dice alla giovane che il “tapon” è entrato. Sollecitata dalle parole di Madame si rilassa, ora le dita abili di Madame le regalano un orgasmo intensissimo. E nell’animo di Zinia spunta il desiderio di ricambiare Madame dell’orgasmo che le ha donato. Chiede a madame di liberarla e si inginocchia di fronte a lei, con la pancia ancora gonfia del meraviglioso liquido. Madame si toglie le mutande in latex ed accetta l’omaggio della inesperta lingua della giovane, guidandone l’inesperienza fino a regalarsi un orgasmo galattico. Ma non è finita, ora la giovane deve imparare la sottomissione, le mani di Madame schiacciano la pancia della schiava, causandole, per tutto ringraziamento, nuovi dolori. E quando permetterà nuovamente alla schiava di scaricarsi la ragazza si umilierà leccando i piedi di Madame. Una nuova schiava è entrata nella scuderia di Madame
Vostra detenuta nadia.
(3- continua)

25 aprile 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 2 - LE DIVISE DELLE FORZATE


Nobili Signore,
serva sudiciona,
continuo nel racconto della mia detenzione.

Madame Rocio
Un ora prima dell’alba le detenute vengono svegliate da un rumoroso campanello elettrico. Poiché siamo in un deserto l’aria è fredda, grande contrasto con la fornace del giorno. Il dormitorio si ridesta, tra lamenti e grugniti. E’tutto un affannarsi per ripiegare le luride lenzuola nel modo prescritto per i soldati dell’”armada”. Qui non si scherza affatto, basta un nulla per ricevere una punizione. Ed ancora col buio le detenute debbono schierarsi nell’aria ancora fredda, in attesa dell’appello. Appello che viene presto completato, visto che in questo periodo il carcere è relativamente vuoto, una ventina di detenute. Fatto l’appello, in attesa che giunga Madame, alle detenute viene fatta eseguire una lunga serie di esercizi ginnico-punitivi. Le divise, riscaldate da sudore iniziano ad emettere l’inconfondibile aroma di sudore rancido ed orina, tipico del “Centro”.
Finalmente giunge Madame Rocio.
Veramente una bella donna, trentenne, capelli neri. Alta e snella. Ama vestirsi da amazzone.
Il viso perfetto, quando Madame si arrabbia mostra una riga rossastra su di una guancia.
Madame Rocio è lesbica ed anche sadica. Una brutta combinazione per le detenute – schiave del Centro. La storia della riga che appare sul viso di Madame quando si arrabbia spiega il suo accanimento su di noi serve. Madame Rocio, figlia di facoltosi nobili, venne allevata da una severa istitutrice che, scoperte le pulsioni lesbiche della giovane, ne approfittava. Il carattere dominatore della giovane, però si stava sviluppando e ben presto tra la istitutrice – amante e la allieva furono liti. Al culmine di una lite l’istitutrice colpì con una forbice il viso della ragazza sfigurandola. Lo shock dell’accaduto segnò profondamente l’animo di Madame che diventò ben presto una padrona inflessibile che godeva nel far soffrire le serve. E a nulla valse la perfetta riuscita di una plastica facciale di un noto chirurgo brasiliano che rese nuovamente perfetto il suo viso.
Madame si laureò in medicina, ma ben presto capì che non era la sua vocazione. Decise così di mettere a frutto i suoi desideri e fondare un centro privato di detenzione per le serve “irrecuperabili”: il Centro de Detencion Maxima. Per dove è situato il Centro è praticamente al di fuori da ogni legislazione che non sia il volere di Madame. Ben presto Padrone esigenti spedirono al Centro le serve più ribelli, certe che Madame le avrebbe spezzate o plasmate ai loro voleri. Ed i soldi delle rette sono sempre stati reimpiegati da Madame per rendere il Centro la miglior istituzione del genere al mondo.

La rasatura
Per le ultime arrivate manca ancora un adempimento: una delle guardiane ci fa sedere a turno su di una sedia e, impugnando una tosatrice elettrica ci rade completamente a zero. Vediamo nostri poveri capelli per terra. Ma non è affatto finita, una dolorosissima ceretta ci asporta le sopracciglia. Seguita a ruota dalle dolorose depilazioni di ascelle pube ed ano. Ci viene spiegato che per ragioni di igiene dovremo sempre essere “lisce”. Non esistono specchi ma, guardandoci l’un l’altra ci rendiamo conto che oltre ai capelli ed ai peli ci è stata tolta anche la dignità. Capiremo presto che il fatto essere rapata a zero serve, oltre che ad umiliarci, a permettere di indossare correttamente la divisa di punizione pesante e costrittiva ben più di una tuta da sub..

La divisa di punizione
Al Centro nessuna delle detenute resta inoperosa. Visto che è il mio primo giorno vengo messa a pulire i pavimenti inginocchiata, ordinaria amministrazione per una serva ormai sfiorita. Ho così modo di guardarmi attorno ed iniziare ad ambientarmi.
La prima detenuta che vedo è Fatima. Una delle mogli del sultano di una sperduta isola dell’oceano. Una giovane istruita e di idee moderne. Il suo stile di vita moderno, ovviamente non piace alla suocera la quale inizia a rompere le reali balle del figlio, fino a che questi cede ed invia la moglie “scostumata” da Madame Rocio per un breve ed intenso stage in cui ci si augura la giovane principessa verrà domata.
Ovviamente questo per Madame è un invito a nozze.
La giovane è una caso “difficile”, abituata ad una ambiente padronale è l’opposto di tutte le altre detenute. Ci è voluta una settimana per convincerla, a suon di botte, ad eseguire gli ordini. Ma non è affatto domata. Bene, si dice Madame, ora di iniziare a fare sul serio. Fatima imparerà oggi l’umiltà e l’opportunità di tenere velate le regali carni.
E’verso le 10 che vedo arrivare la detenuta Fatima, a cui fanno indossare la divisa di punizione: una aderentissima tuta di tessuto gommato nero. L’operazione non è facile, per una detenuta sudata, un provvidenziale barattolo di talco permette a Fatima, sollecitata dal frustino della sorvegliante, di riuscire nell’impresa. La sorvegliante verifica che la tuta sia indossata correttamente. Chiude con un certo sforzo la cerniera posteriore della tuta ed inserisce il lucchetto che blocca inesorabile la cerniera. Poi, per buona misura, applica uno stretto corsetto, sempre nero, stringendolo a fondo.
Alla povera Fatima sembra di non riuscire più a respirare. Il corsetto è molto costrittivo e dà una magnifica siluette, ma a prezzo di qualche sofferenza, come dicevano le signore dei bei tempi andati. Un lucchetto blocca anche il corsetto. Sul capo la detenuta calza un aderente cappuccio, proprio una seconda pelle, che lascia sporgere solo occhi naso e bocca. I lunghi guanti completano lo scafandro. Tra le cosce di Fatima un sacchetto trasparente raccoglierà l’orina, permettendole di lavorare senza interruzioni per le necessità fisiologiche.
Fatima, inizia a sentirsi fastidiosamente bagnata dal proprio sudore anche stando ferma. La sorvegliante porta Fatima in un garage e le mostra quale sarà il suo lavoro odierno: trascinare un calesse. Infatti Madame Rocio ha deciso di approfittare della detenuta da domare per farsi un giro della proprietà. Fatima viene collegata al calesse da robuste cinghie che premono fastidiosamente, rendendo ancora più insopportabile l’accoppiata tuta e corsetto. Tra le labbra della detenuta viene posto un morso, tenuto in posizione da catenelle. Al morso sono collegate delle briglie che permetteranno a Madame di dirigere la “puledrina” senza dover usare la voce. E, al comando ricevuto tramite le briglie, rinforzato da uno schiocco della immancabile frusta, Fatima inizia a camminare, ma i colpi e le incitazioni continuano, fino a che non si mette a trottare.. Grazie alla leggerezza del calesse ed alle scorrevoli ruote la detenuta non fa un grande sforzo. Ma appena uscite dal triplo recinto le cose cambiano radicalmente. Fatima si trova a dover trascinare il carrello sul terreno non battuto. Il trotto si trasforma in arrancare. Inoltre la tuta nera, in pieno sole, porta la temperatura all’interno intorno ai 50 gradi. La giovane è sull’orlo del collasso, ma, ben sapendo che se rallenta saranno cocenti colpi di frustino, Fatima continua nel suo faticosissimo trotto, il rumore del proprio respiro e dei battiti furiosi del cuore sono il suo accompagnamento musicale, altro che auricolari ed mp3, come quando si allenava in università!.
Nel frattempo mi duole la schiena per il continuo lavorare inginocchiata ma mi considero molto molto fortunata di poter lavorare nell’ombra dell’edificio e soprattutto senza l’allucinante divisa da punizione.

La latrina
Le ore passano lente, tra una fatica e l’altra. La vescica inizia a darmi noia ma non so ancora che “etichetta” bisogni seguire. La sorvegliante, vedendomi tenere le cosce strette capisce il problema e mi trascina fino ad una bassa costruzione fuori dall’edificio. Ancora prima di arrivarci capisco il motivo della collocazione: uno spaventoso odore di orina putrefatta mi sconvolge. Infatti niente comodi water: è una realizzazione minimalista, un canaletto raccoglie i liquidi e li porta in una fossa esterna. Per quanto riguarda il resto, dietro al canaletto un foro comunica con la fossa biologica, da cui si alza il resto dei miasmi. State sicure che nessuna si attarda in questo porcile!
Dopo tre lunghe ore torna il calesse di Madame. Lo spauracchio barcollante nella tuta nera è la povera Fatima, ormai all’estremo delle forze. La ristrettezza del corsetto la obbliga a respirare a bocca aperta. Questo, unito al fatto del morso, le ha coperto la bocca di bava schiumosa, proprio come un pony. Madame Rocio ferma il calesse e si accerta delle condizioni del pony, il sacchetto urinario della tuta è ancora sconsolatamente vuoto. La detenuta ha dissipato in sudore tutti i liquidi. Madame, graziosamente le chiede se ha sete e le indica l’immonda vasca con le pipì ormai rancide delle compagne. La povera principessa volta, nauseata la testa. Madame è contenta, le piace questa puledrina da domare.
Con qualche altra ora di traino e riuscirà a spezzarla. Madame si concede il pranzo ed un paio di ore di “siesta”, la povera puledra, ancora legata alle stanghe del calesse si accascia per terra, riprendendo un po’ di respiro e di forze. Per ordine espresso di Madame niente cibo o liquidi per la puledra! Ma è già ora di continuare, Madame ha terminato la siesta, così il calessino di Madame esce, nel calore da fornace del pomeriggio. Madame, conscia che sta spingendo la schiava fino ai limiti e che potrebbe crollare svenuta in ogni momento, si limita ad inanellare giri e giri all’interno del recinto. Presto la puledra cade, semisvenuta. Due detenute sono incaricate di riportarla alla latrina. Qui le viene tolto il cappuccio della tuta. Madame osserva con compiacimento la detenuta: le guance della malcapitata sono paonazze, anzi, violacee per il gran caldo, ottimo contrasto con la pallidissima testa rapata. Ora è giunto il momento della verità. Ad un suo cenno, una sorvegliante immerge una gavetta nella immonda vasca delle pipì e la porge a Fatima. La faccia della poveretta riflette il dilemma a cui è sottoposta, morire di sete, durante un altro giro di traino o annullare il proprio orgoglio e bere il nauseante liquido. La poveretta si ricorda ancora quando, in università, al racconto di una spedizione rimasta senza acqua, i cui componenti erano sopravvissuti bevendo la propria orina, aveva affermato, sorridendo, che era meglio la morte ad una simile indegnità. ED ORA SI TRATTA DELLE PIPI’ DI ALTRE DETENUTE. Ma lo sguardo che fino a quel momento era ancora altero e fissava le aguzzine, si abbassa e guarda per terra. La detenuta avvicina le labbra alla gamella. Inizia a bere, cercando di ignorare il gusto.. Dalla faccia schifata delle detenuta si capisce quale sia il sapore del liquido, surriscaldato dal sole. Uno sguardo supplichevole è diretto a Madame, ma Madame su queste cose non transige, l’umiliazione deve essere completa. E così la povera Fatima è costretta a bersi tutta la gamella. A tratti la si vede chiudere gli occhi e tremare, evidentemente cerca di mandare indietro i conati di vomito.
E per la povera Fatima il destino ha in serbo anche altro, Madame Rocio si sente eccitata nel dominare questa giovane, cercherà di arruolarla tra le proprie schiave personali. Sarebbe un successone piegare la giovane ai propri voleri ed un ottimo affare, a liberazione avvenuta, poter vendere alla suocera foto compromettenti della nuora che si umilia come schiava lesbica.

Vostra detenuta nadia.
(2- continua)

17 febbraio 2015

PENSION BALNEARIA 95 / FINE


IL SUPPLIZIO 
Nobili Signore, serva sudiciona,
ci eravamo lasciate con la perra rinchiusa nella bara. La Badessa ordina che venga lasciata lì a disperarsi, rinchiusa in quello piccolo spazio claustrofobico al buio. Ma la sentenza non prevede danni fisici: la perra non ne morirà: l’aria, come già detto, filtra dalla parete forellata. Per quanto riguarda fame e sete, la faccenda è un po’ più complicata. La perra verrà tenuta in vita da clisteri nutritivi. Il clistere nutritivo era una antica forma di sostentamento medico, prima che inventassero le flebo. Tutti i giorni alla perra verranno praticati un grosso e doloroso clistere evacuativo, seguito da due “pasti” costituiti da un clistere di una crema molto nutriente, simile allo “zabaglione”. Questi clisteri di piccolo volume verranno assorbiti dall’intestino della perra e la terranno in vita. Ai clisteri verranno aggiunti opportuni trattamenti medicinali e vitaminici. La perra, durante il supplizio, soffrirà comunque fame e sete, visto che nulla le verrà somministrato per bocca. Inoltre se la perra continua ad urlare come sta facendo la sete la tormenterà ancora di più.
Ma ben presto la perra inizia a rassegnarsi, o più probabilmente le mancano le forze. Passano le ore ed i giorni, ormai la perra non urla più, si sente solo un lamento. Quando scendo, accompagnata dalla Badessa per praticarle i clisteri, la perra, sentendo l’acqua inondarle la pancia, si riscuote e inizia a ululare e picchiare sul coperchio.
Dopo quattro giorni di bara la Badessa non è contenta di come la perra sopporta la pena. Ora di aggravare la punizione!
E la Badessa mi presenta un contenitore di plastica con il coperchio forellato.
Dovrò, a luci spente, in modo che nessuna luce entri nella bara, aprire lo sportellino laterale e versare il contenuto della scatola sul ventre della perra. Chiedo alla Badessa il permesso di guardare nella scatola e, non l’avessi mai fatto! Un brulichio di vermi, si proprio quelli che avrete visto utilizzati dai pescatori: i vermi della carne!
“Vediamo cosa ne dice la tua amica”, mi dice la Badessa.
Ma, sono in crisi, sì ho sempre odiato la perra e ne ho ricevuto angherie di tutti i generi, ma di lì a farla divorare viva dai vermi………
Insomma, non me la sento. La Badessa mi vede titubante e mi dice: “Se ti rifiuti di obbedire all’ordine ti considererò complice della condannata nell’attentato alla vita della Signora della Pension”.
“E’ più forte di me, non ci riesco”, confesso tra le lacrime.
“Se la condannata non esce da questa bara domata verrai condannata come complice”, mi dice la Badessa, per spronarmi ad obbedire. Ma niente da fare, neanche quando la Badessa mi porta di sopra e mi fa dare due dozzine di frustate sul sedere nudo! La Badessa, ammirando il lavoro fatto sulla pelle del mio sedere, pieno di segnacci da cui emerge qualche stilla di sangue, mi ripete ancora: “Ricorda, se la perra non viene domata, seguirai la sua sorte!”.
E così, passa qualche altro giorno di supplizio per la perra e di paura per me.
Allo scadere dei 10 giorni, la perra non si sente praticamente più, solo nel momento del clistere si sentono provenire dalla bara ululati misti ad agghiaccianti risate.
La Badessa è soddisfatta: “pare che il trattamento abbia funzionato” è il suo commento. Due sorveglianti hanno il compito di riaprire il coperchio della bara. Un terribile tanfo si alza dal corpo della perra. In questi dieci giorni è molto dimagrita, ormai si riesce a contarle le costole senza alcuna difficoltà. I seni si sono sgonfiati. A causa della lunga permanenza al buio, non ci vedrà per qualche ora. Ma quello che indica chiaramente quello che ha passato sono i peli e i cortissimi capelli che le sono spuntati: la perra in questi 10 giorni ha avuto un ingrigimento precoce e fulmineo!
Se la si guarda negli occhi si legge la follia, continua a ridere e piangere nello stesso tempo. Mente le sorveglianti la sorreggono, per portarla sotto il getto dell’idrante la si sente farfugliare cose senza senso e si sente anche chiaramente “sono morta!”. Insomma, la poveretta, anziché domata è impazzita!
Ma la Badessa non pare convinta, ordina di lavare la perra con l’idrante e di metterla a riposo in cella per una settimana, poi la studierà a fondo “en el consultorio”.
Povera perra, impazzita come è non apprezza neanche il lusso di una settimana di riposo assoluto, con una razione abbondante di cibo. Pomate vengono messe su alcune piaghe che si sono aperte sulle sue natiche, data l’immobilità prolungata. Addirittura la Badessa la fa imboccare! Tanto che, di lì ad una settimana la perra rifiorisce. Infatti ha recuperato parte del peso perso, il colorito è abbastanza roseo. Ora la perra indossa un lungo camicione da ospedale. Per prevenire atti inconsulti nella sua stanza entrano solo due robuste sorveglianti-infermiere, che si incaricano di tutto.
Ma è giunta la fine del periodo di “grazia” per la perra, ora viene fatta uscire e messa a lavorare. La difficoltà è che è ormai “ondivaga”. Viene messa a fare un lavoro, le viene spiegato cosa fare. Inizia ad eseguirlo per magari un ora, poi, seguendo chissà che fantasie, inizia a vagare per l’istituto guardando in alto e ridendo di tanto in tanto. Raccoglie, se non la simpatia, la pietà di molte, anche tra le sorveglianti. Del resto quello che ha dovuto subire mette i brividi…..
Ed è proprio questa sua tendenza ad abbandonare il proprio compito che provoca l’”incidente”. La Signora della Pension trova la perra che vaga da ore per l’Istituto. Il pavimento che le aveva ordinato di pulire è, se possibile, più sporco di prima. La Signora prende una corta verga e dà un bonario colpo sulle natiche della perra. Niente di che, solo per richiamare la sua attenzione. Non lo avesse mai fatto! Avete presente un cobra che scatta? Ebbene, la perra, in un battibaleno, mette le mani al collo della Signora e tenta di strangolarla. La perra è sorretta dalla forza della disperazione, se non della follia, tanto che la Signora, sia pur con tutta la sua conoscenza di arti marziali, non riesce a liberarsi. Ci vogliono quattro sorveglianti, per sottrarre il collo della Signora agli artigli della perra. Signora che dovrà restare a letto per un intera giornata e porterà i lividi dell’attacco subito per settimane.
Quello che è accaduto è di una gravità tale che mette in subbuglio tutto l’Istituto. Due attacchi alla vita di una Signora, una cosa incredibile, di una gravità inimmaginabile.
La perra viene immediatamente rinchiusa, non più nella comoda cella della convalescenza, ma nella più profonda e lurida cella disponibile. In attesa del processo le sorveglianti sottopongono la perra ad un regime di “ammorbidimento”: tenuta a pane ed acqua, ogni giorno le vengono somministrate tre dozzine di nerbate, facendo passare tra una nerbata e la successiva non meno di cinque minuti. Le esecutrici si ingegnano di distribuire uniformemente i colpi sulla pelle della perra.
Quando finalmente affronterà il tribunale, la sua pelle sarà un intreccio di lividi bluastri e croste.
Ed alla perra va pure bene: vista la straordinaria gravità dell’accaduto il tribunale non ritiene necessario di metterla alla tortura, infatti viene stabilito di condannare la perra alla deportazione in un istituto di massima pena. L’Istituto scelto dal tribunale è uno dei più terribili: situato in un deserto del Messico, è retto da una inflessibile Direttrice con cui faremo presto conoscenza.
Ma non è finita, anche io sono nei guai, infatti la minaccia della Badessa era chiara, se la perra fosse uscita dalla bara indenne io l’avrei seguita nella condanna come complice. E così termina la mia breve carriera di aspirante sorvegliante, rinchiusa a mia volta in una cella.
Vostra detenuta nadia.
(95- FINE)

Nota di Janine Souillon
"Il resoconto fin qui noto come "Pension Balnearia" termina qui. Dalla prossima puntata, la cronaca narra la parabola finale della perra, dal Centro de Dentecion di Madame Rocio fino alle fasi terminali della sua punizione. Questa parte l'ho rinominata "Centro de Detencion Madame Rocio. JS"


18 gennaio 2015

PENSION BALNEARIA 94




Nobili Signore, serva sudiciona, ci eravamo lasciate con la perra di ritorno dalla punizione con i ripetuti clisteri punitivi. Chissà in quale momento la maledetta ha concepito idee di ribellione. Non riesco ancora a capacitarmene. Vi relaziono sull’accaduto. La perra era incaricata di scavare un profondo e largo pozzo, da utilizzare per prelevare l’argilla con cui fabbricare del vasellame. Il suo carattere rissoso la faceva litigare con le altre serve, da qui la solenne punizione nella sala di Hydroterapia.

Una volta scontata la punizione, riportavo la perra nel dormitorio, ingiungendo alle altre detenute di lasciarla un po’ in pace, vedrete poi come la maledetta mi ha ricambiato della gentilezza.
L’indomani riporto la perra al pozzo. Ormai lo scavo è parecchio profondo e la maggior fatica per la perra non è più nello scavo in se stesso, ma è il trasporto del materiale di risulta che viene da lei trasportato in superficie usando dei secchi.
Poiché lo scavo è profondo la perra non è ben visibile dall’alto. Ne approfitta per nascondere gli attrezzi da scavo, vanga e piccone, sotto uno strato di soffice terra. Approfitta poi del fatto che vengo sostituita all’ora dei pasti da un'altra sorvegliante, per procurarsi nuovi attrezzi. Così, all’insaputa di tutti, la perra ha a disposizione gli attrezzi per scavarsi una via di fuga e tentare una evasione, oppure due micidiali armi per colpire qualcuno…….
E, un paio di giorni dopo la perra ha una ottima occasione per mettere in atto i suoi insani propositi: la Signora della Pension Balnearia, giunge, accompagnata dalla Badessa, per una ispezione ai lavori. L’occasione che la perra aspettava: attende disciplinatamente che la Signora scenda gli sdrucciolevoli irregolari gradini, scavati nelle pareti del pozzo. Poi, approfittando del fatto che la Signora giungendo dall’alto ha non ha ancora adattato la vista alla semioscurità del pozzo, abbranca il manico del piccone e si prepara a sferrare un mortale colpo! Ma la perra ignora che le Signore sono anche esperte di arti marziali, per mantenere la loro supremazia, oltre che mentale anche fisica sulle serve. E la Signora è rapidissima a schivare la prima, micidiale picconata ed a reagire. La lotta si svolge sul fondo del pozzo ed è rapidissima, tanto che dall’alto quasi non ci si accorge dell’accaduto. La perra, visto che ha mancato con il primo colpo la sua avversaria, prende ora la vanga: la affilata lama della vanga, montata su di un corto manico, rappresenta una terribile arma per il corpo a corpo, maneggevole ed in grado di tagliare letteralmente in due l’avversaria. Ma la perra non ha alcuna possibilità: la Signora compie una finta e ben presto la disarma. Improvvisamente io e le altre sorveglianti, veniamo chiamate dalla Signora perché si scenda a prelevare la perra, ormai inerme.
La perra viene subito incatenata e messa in una cella di isolamento: l’indomani verrà giudicata e condannata ad una durissima pena!
La cella di isolamento consiste in una stanzetta di 2x2x2 metri. Un lusso, se non fosse che è priva di qualunque arredo e che le uniche aperture sono la porta, sbarrata da una impressionante serie di serrature, ed una cupoletta di vetro, di una telecamera di sorveglianza. La stanza è illuminata a giorno 24 ore su 24. La perra giace lì, in attesa della seduta del Tribunale, sul nudo pavimento, rabbrividendo di freddo e di paura. Ora che ha smaltito l’adrenalina che la ha sostenuta durante il suo raptus spero inizi a rendersi conto dei guai in cui si è cacciata, guai che, anche se in misura molto minore, coinvolgono anche me.
Alla mattina, come tutte le altre sorveglianti, mi alzo presto, sono curiosa di conoscere quale sarà la condanna della perra. Il tribunale si riunisce, mentre la perra è ancora in cella, infatti le è negato qualunque diritto, addirittura quello di assistere alla lettura della propria condanna. Lettura a cui possiamo assistere noi sorveglianti: la perra è condannata alla “bara”, la massima punizione che il Tribunale delle Signore eroga in patria.
Ci vengono fatti anche dei cenni storici su questa durissima punizione. Questa punizione fu ideata da una Badessa del medioevo. Consisteva nel chiudere la condannata in una bara e lasciarvela un certo numero di ore. E se la punizione per un piccolo peccato di una novizia era punita con 8 ore di bara, la sadica Badessa aumentò la durata della punizioni, fino a giungere a più giorni, cosa che causò anche la morte o la pazzia di alcune punite. Ma, ovviamente una Nobile Badessa era intoccabile e nessuno intervenne per fermarla.. Per sua sfortuna un giorno condannò alla bara una monaca dai nobili natali. Sopravvissuta a fatica alla prova la giovane monaca riuscì a fuggire e di lì a poco la sadica Badessa venne condannata a sua volta ad essere murata viva in una celletta per il resto dei suoi giorni.
Ma veniamo ai giorni nostri: quattro robuste sorveglianti vanno a prelevare la perra dalla cella. Arriva anche la Badessa. La perra viene fatta denudare completamente, ora le viene fatto indossare un lugubre saio nero. Una sorvegliante arriva con un grosso ugello rettale, con cinture di fissaggio. Un grosso tubo permette di collegarlo all’esterno. L’ugello viene inserito, facendo urlare la perra. Mi dico: ma a cosa può servire un clistere per piegare una ribelle come la perra? Ma non è affatto finita: le robuste sorveglianti abbrancano saldamente la perra, la costringono ad un lungo percorso, di fronte a tutte: sorveglianti e detenute. Le Signore vogliono proprio dare un esempio che tutte devono ricordare a lungo! Le sorveglianti prendono la perra e la spingono verso i sotterranei dell’istituto. Qui giunti arriviamo in una lugubre stanza: sotterranea ed umida, con le pareti dipinte di nero. Al centro un pianerottolo di legno, su cui attende una bara aperta. Ma proprio una vera bara, con tanto di imbottiture viola! Le sorveglianti ora denudano completamente la perra, questa, sentendo avvicinarsi l’ora del proprio tormento, cerca di divincolarsi disperata, tanto che altre quattro sorveglianti devono aiutare le quattro già in difficoltà. Ed alla fine la perra viene messa a destinazione. Una cinghia blocca il torace della perra, limitandone i disperati tentativi di sollevarsi e liberarsi. In tutto questo trambusto, vedo che una delle sorveglianti ha già collegato il tubo che esce dal retto della perra, ad un tubo che esce dalla bara. Noto anche che una parte della bara, ha una specie di finestrella forellata, ricoperta da un rado velluto nero, che lascia passare liberamente l’aria ma impedisce l’ingresso della luce. Inoltre vedo che la sorvegliante verifica che un paio di sportellini scorrano liberamente, permettendo l’accesso alla “sepolta” dai lati della bara, qualora lo si desideri. Ed ora la perra, sempre bloccata dalla cinghia, vede le restanti sorveglianti, con mantelli neri che pongono quattro fiaccole su dei sostegni posti ai quattro angoli delle bara. E due sorveglianti arrivano con il coperchio della bara!
La perra, che fino ad ora aveva sfidato ed insultato con sanguinose parole le presenti, compresa la Badessa, ora inizia a tremare e urlare. La Badessa dice con voce stentorea: “Hai osato attentare alla vita di una Signora, verrai sepolta viva!”.
La perra si dispera e fa di tutto per impedire che il coperchio venga messo in posizione. Ma, per quanto cerchi di tenere puntati contro il coperchio piedi e mani, la forza di otto robuste donne ha presto ragione di lei. Una mano, resta schiacciata dal coperchio ed alla fine la perra, vinta dal dolore, deve arrendersi e ritirarla. Leste le sorveglianti bloccano con dei “galletti” il coperchio della bara. Il momento è stato veramente lugubre ma, ora che la bara è chiusa, la Badessa torna serena, viene riaccesa una luce elettrica, tanto la perra non può vedere. Usciamo tutte, mentre dalla bara si odono le urla della perra, preda di una vera e propria crisi di nervi e di disperazione. Si sentono chiaramente i disperati inutili colpi contro il coperchio…..
Mie Signore, sono scossa, interrompo qui il drammatico racconto, lo continuerò presto.
Vostra sorvegliante nadia.
(94- continua)



8 gennaio 2015

POESIA DELLA SGUATTERA NADIA


T
La divisa

La divisa di fatica assai sudicia abbandonai,
devo proprio confessare, non la lavai.
Mesi dopo la Signora di indossarla comandava,
ma ormai la divisa assai puzzava.
E così la punizione, me tapina,
fu di una sola parola: glicerina.
Tre pompette di quel liquido irritante,
ve lo assicuro sono proprio tante.
Sembrerebbe uno scherzetto,
infilarle e spremerle nel buchetto.
Ma di lì a poco, mie Signore,
che strizzoni al pancino e che dolore!
Venti minuti lì in piedi trattenere,
e due dozzine di sculacciate sul sedere.
E finalmente di corsa nel bagnetto,
mail pancino duole a lungo il maledetto.
La morale nella storia la trovate,
le vecchie divise vanno sempre ben trattate.

sguattera nadia

PENSION BALNEARIA 93


Nobili Signore, serva sudiciona,
e giungono finalmente “las cinco de la tarde”. Riporto la perra alla sala de Hydroterapia. Devo dire che il pensiero che la perra finalmente si beccherà un clistere ben più punitivo di quelli che, negli anni mi ha somministrato, mi ….. attizza. Anzi, vi confesso che mi arruffiano un po’ con la enfermera, in modo da poter vedere il tutto in prima persona. E l’inizio del “Enema de Castigo”, è abbastanza simile a quello del mattino: mi viene permesso di appoggiare la guancia al contenitore e, devo dire che, sia pur sopportabile, l’acqua è caldissima. Intanto l’Enfermera riempie l’altro apparecchio con acqua fredda di rubinetto. Un ultimo controllo con termometro delle due temperature e l’Enfermera sancisce: “perfecto, bien caliente y la oltra bien fria”.
Alla perra viene imposto di indossare un originale indumento: un paio di “bragas de restricciòn”, delle mutande elastiche il cui scopo è di limitare lo spontaneo rigonfiamento della pancia e, soprattutto, di impedire l’espulsione della cannula. Dall’armadietto a vetri viene estratta una superba sonda “Bardex” con due palloncini. Non una cosa spropositata come quella per “El parto” già subito dalla perra, ma in ogni caso un oggetto intimidente. E veniamo a noi: la perra viene fatta accomodare nella vasca da semicupio e vengono ben strette le robuste cinghie che assicurano caviglie e polsi, obbligandola ad assumere e mantenere la posizione inginocchiata, con il busto piegato in avanti. L’Enfermera lubrifica la sonda e, con decisione la infila nel sedere della perra. Una pompetta permette di gonfiare ben bene i due palloncini, uno all’interno ed uno all’esterno, operazione ben presto eseguita. So per esperienza che, sia pur non dolorosissima., è una operazione estremamente fastidiosa ed umiliante, infatti vedo la perra spalancare occhi e bocca, ma saggiamente non si lamenta.
Gli apparecchi sono su una piantana, altissimi. I tubi che scendono dagli apparecchi hanno ognuno il proprio rubinetto e si riuniscono in un raccordo ad Y. In questo modo è possibile decidere se somministrare il liquido dell’uno o dell’altro apparecchio o miscelarli, semplicemente girando i rubinetti. Un indicatore di flusso, costituito da una piccolissima ruota a pale, inserita in un tratto di tubetto trasparente ed un indicatore di pressione relativa, costituito da un tubetto verticale, simile agli antichi barometri torricelliani, completano il semplice armamentario. L’Enfermera mi mostra che aprendo il rubinetto dell’acqua calda, subito la rotellina si mette a girare e, l’acqua sale nel misuratore di pressione, in sincronia con i movimenti peristaltici della perra. Viene aperto di pochissimo il rubinetto dell’acqua calda. Di questo passo ci vorrà parecchio perché la perra vuoti il contenitore. Proprio quello che si desidera. La perra si lamenta alquanto della temperatora “quema, quema”, ma tutto sommato, sopporta. Grazie alla mutanda elastica la pancia si gonfia poco, così il liquido sale parecchio nell’intestino. Ora il primo dei due contenitori è praticamente vuoto. La perra, ormai inondata di sudore, sta sempre lamentandosi che “quema”. Ora la Signora si avvicina, le palpa in profondità la pancia, poi le dice “Demasiado caliente? Ahora enfria!”. Subitaneamente l’infermiera chiude completamente l’acqua calda ed apre al massimo il rubinetto della fredda. Non passano dieci secondi che la perra emette un “Auuuu” angoscioso. L’acqua fredda entra vigorosa, raffreddando di colpo il colon che si era abituato alla temperatura abbastanza calda. Di colpo una contrazione scuote la perra. Su invito della Signora palpo anche io la pancia, se prima era caldissima e molle, ora è contratta e durissima. La contrazione è così forte che per lunghi minuti si arresta l’avanzamento dell’acqua e l’indicatore di pressione sale al massimo. La perra è talmente choccata che non riesce a proferire altro che l’interminabile “Auuuuuu”. Ma, data l’altezza a cui è posto il contenitore, ben presto l’acqua fredda inizia ad entrare rapida ed inesorabile nella pancia della perra e, data la compressione delle mutande, una fredda ondata sconvolge gli intestini, rendendo ancora più acuti i dolori. Al contrario di prima, ora la perra è ricoperta di sudore ghiacciato. Guardandola si vede che ha la pelle d’oca o, meglio “piel de galina”. Per sua fortuna l’acqua scorre senza intoppi e ben presto termina. Ma il supplizio è solo all’inizio. Devo aiutare l’Enfermera a trascinare sopra alla vasca da semicupio una incastellatura robusta, su ruote, La perra viene slegata dalla posizione in cui era. Viene fatta alzare e le sue braccia vengono legate in alto. I piedi restano all’interno della vasca. E l’Enfermera apre un rubinetto e mette un buon 20 centimetri di acqua freddissima sul fondo della vasca. La perra, già tremante per il freddo all’interno del ventre, si trova con i piedi immersi in acqua fredda, impossibilitata a muoversi e anche a tentare di massaggiarsi la pancia. Si sentono distintamente i suoi denti battere per il freddo. Il suo supplizio dura 2 intere clessidre, due interminabili quarti d’ora, come ordinato dalla Badessa. Vedo chiaramente il ventre, imprigionato nelle mutande contentive, muoversi in sincronismo con i crampi che la devastano. La colonna d’acqua dell’indicatore di pressione pare impazzita, va sui e giù continuamente, testimone degli sconvolgimenti, egregiamente contenuti dall’accoppiata bardex e mutande contenitive. Ed alla fine del supplizio, quando la perra viene autorizzata a scaricarsi, lo deve fare lì legata in piedi nella vasca, in presenza di tutte. Vediamo il livello di acqua immonda crescere man mano, tra scrosci e rumori sconci, mentre la la pancia si svuota. I liquami che scorrono lungo cosce e polpacci, con un “olor molesto”. La umiliante operazione dura molto molto a lungo, grazie alle mutande contenitive l’acqua ha irrigato a fondo il pancione della perra! Il commento finale della Badessa è stato “Que barbaridad!”
Alla fine mi viene richiesto di riportare la perra nel dormitorio. La devo sorreggere, il tremore è tale che fatica a reggersi in piedi. Il colorito è pallidissimo, anzi, verdastro, ha la pelle d’oca. Le occhiaie e le labbra sono bluastre. Spero inizi ad averne abbastanza …. poi …. la guardo negli occhi, ancora lo sguardo da serpe che mi sfida. Riusciremo mai a domare completamente questa maledetta?
(93- continua)

PENSION BALNEARIA 92


Nobili Signore, serva sudiciona,
lo scavo della perra procede ……. a botte e spintoni. La lazzarona, ora che il pozzo è abbastanza profondo, ha iniziato ad approfittare dell’aiuto datole da un'altra serva all’argano. Stava addirittura per abbindolarla, convincendola a scavare al posto suo. Ma, grazie alla mia segnalazione ed all’intervento della Signora della Pension Balnearia …. niente di tutto questo. La perra ha dovuto intagliare sulla parete esterna del pozzo una specie di scala a chiocciola e deve issare personalmente i propri secchi di terra scavata. Poco importa che la scala a chiocciola abbia allargato di molto il pozzo e quindi raddoppiato o triplicato il volume della terra da scavare, la perra ha anni di condanna da scontare….
E così la perra, oltre ai calli alle mani, sta sviluppando i muscoli delle spalle, delle braccia e delle gambe. Un sacco di ginnastica senza dover neanche pagare una palestra. Quanto al personal trainer basto io, armata di scudiscio, la faccio marciare a dovere. E le ho detto senza mezzi termini che se vuole mangiare deve lavorare. Tengo il conto dei secchi di terra portati in superficie e, se lo merita ed io ne ho voglia, le concedo una razione o addirittura una razione e mezza di sopa. Ma se solo si azzarda, con qualche biasimevole scusa, a scendere al di sotto del minimo, la razione viene dimezzata.
I guai della perra non finiscono qui, con il caratterino che si ritrova, sfoga le proprie frustrazioni sulle compagne. Ma ha fatto male i suoi conti, le sue compagne appartengono alla feccia delle serve. Donne rotte a tutte le avventure che non si lasciano sicuramente mettere i piedi addosso.
Dalla mia parte faccio in modo che la perra non resti isolata in una celletta, la faccio spedire nel dormitorio comune. E ben presto, una mattina la perra si presenta con un occhio nero, segnalo la cosa alla Badessa. La perra viene convocata in direzione ed accusata di aver causato una rissa. E, suo malgrado, deve stare zitta, visto che nessuna la interpella in merito. La Badessa la sgrida severamente ed incarica la “Enfermera” di fare un bel “tratamiento” per farle calare i bollenti spiriti, la Signora della Pension si offre di sovraintendere alla punizione.
Il mattino dopo dirigo la perra all’ambulatorio dell’ Istituto. Ben presto arrivano la Signora e la Enfermera. In una stanzetta dell’ambulatorio è sempre pronta la “Sala de Tratamiento Hydroterapico” dotata di una vasca per semicupi. La forma compatta di questa vasca, dotata di un gradino, permette di far inginocchiare la punita, in modo da porgere le terga all’infermiera. La perra viene fatta denudare ed inginocchiare nella vasca. Delle cinghie bloccano le caviglie ed i polsi.
Su un lato un armadietto a vetri mette in mostra una completa collezione di cannule e sonde. Ad una piantana sono già appesi due enormi apparecchi per clistere. Ad occhio paiono il doppio degli apparecchi normali. L’Enfermera, munita di una brocca fa scorrere a lungo l’acqua da un lavandino, consultandosi con la Signora per la temperatura. Mi viene permesso di avvicinare la guancia alla brocca, per sentire la temperatura: non scotta ma è sicuramente parecchio calda. Da un apposito vasetto la Enfermera preleva parecchi cucchiai di “Polvo para enema”, che, come dice l’etichetta, è a base di “Jabon, aceite y bicarbonato”. Il tutto viene ben rimescolato fino a che pare un denso latte. L’enfermera riempie con attenzione il primo degli apparecchi. Vedo che è pieno fino all’orlo.
La perra sembra agitata, la Signora le concede il permesso di parlare. E la perra ci prova nuovamente: scena pietosa, in cui sostiene di sopportare male il clistere, di non tenere più di un litro e mezzo o due eccetera. L’Enfermera la sbugiarda, una donna del peso e dell’altezza della perra deve ricevere un minimo di tre litri, ma sicuramente può sopportare, afferma l’Enfermera, anche quattro o addirittura cinque litri, vedremo.
Ed è ora del primo clistere. L’Enfermera si consulta con la Signora e, per il primo clistere scelgono un grosso cannello di ebanite, con un ingrossamento, come un piccolo uovo all’estremità. Una buona lubrificata ed il cannello entra, senza eccessive difficoltà nella perra. Del resto, dopo il “parto”, la perra può ricevere ben altro. La Signora dà il via e l’Enfermera apre il rubinetto. L’apparecchio è posto ben in alto, un buon metro al di sopra dell’ano della perra. Ricordo che la Signora ha dato alla perra il permesso di parlare. Ed è un flusso continuo di lamentele: “l’acqua scotta, non la sopporto”, “ho mal di pancia”, “mi scappa”, “mi sento svenire” eccetera. E non siamo che ad un quarto del contenitore!
Siamo ora oltre la metà del clistere, la perra è ormai rossa in viso e suda copiosamente. Si vede chiaramente che è preda di crampi ed allora la Enfermera le concede 5 minuti di orologio di pausa. Ma durante quel tempo il sapone continua a fare i suoi effetti, per cui anche la pausa non è poi che dia quel gran sollievo al mal di pancia della perra. La perra vorrebbe forse massaggiarsi la pancia, la vedo tirare le cinghie che, inesorabili, la bloccano in posizione. Si riprende, fra le continue lamentele della perra. Ormai, informa l’Enfermera, resta si e no un bicchiere di acqua. Ma per la perra è comunque un tempo interminabile. E finalmente “tre litri” annuncia trionfante l’Enfermera. La perra viene sciolta e le viene ordinato di alzarsi, ma di restare all’interno della vasca. Finalmente può massaggiarsi il pancione, che si nota chiaramente. Il cambio di posizione pare giovarle alquanto, smette di infastidire con i suoi lamenti. Solo di tanto in tanto la sentiamo accelerare la respirazione, segno che le ondate di dolore non sono del tutto finite. Ed alla fine le viene permesso di recarsi nel bagnetto annesso alla sala di Hydroterapia.
Al ritorno, però la perra ha una brutta sorpresa: la Enfermera le dà appuntamento per “la scinco de la tarde”, infatti quello ricevuto dalla perra era solo “el enema de limpieza”, indispensabile prima di procedere ai più abbondanti e dolorosi “Enema de castigo”.
Se la perra fosse saggia, forse gettandosi ai piedi della Signora, potrebbe mitigare un po’ la punizione e limitarsi a ricevere un più blando “Enema de disciplina”, ma ormai la conoscete anche voi quella testa dura.
E così restiamo in attesa, per vedere cosa accadrà stasera.
Sorvegliante Nadia
(92- continua)

26 novembre 2014

PENSION BALNEARIA 91 / I LAVORI FORZATI DELLA PERRA


drawing by slave elisabeth mandile © Annika Kapyzska
Nobili Signore, serva sudiciona,
Ci eravamo lasciate con le raggelanti parole della Badessa: “TU sei la responsabile dell’accaduto, quanto alla detenuta le farò rimpiangere di essere nata, ora prendo un bagno, poi presentati con la detenuta nel mio studio per ascoltare le vostre sentenze!”.
Quella maledetta della perra mi ha nuovamente fregato, chissà in che guai mi ha cacciata. Arrabbiatissima la porto a calci, schiaffi e spintoni nella sua cella. Di lì ad una mezz’ora una sorvegliante mi avverte che la Badessa è tornata nel suo studio. Riprendo la perra per un orecchio e, non troppo entusiasta per cosa mi attende, la trascino fino allo studio.
“Ci ho pensato un po’” dice la Badessa, un po’ più rilassata, dopo il bagno, “per te basteranno due dozzine di frustate”, “Quanto a questa vipera, provvederemo domani mattina, vediamo se non la piego. Ho chiamato anche la Signora della Pension Balnearia, mi sembra giusto che anche lei sia messa al corrente dell’inqualificabile comportamento.”. Con queste partole veniamo congedate. Quattro robuste sorveglianti prendono in consegna la perra, quanto a me devo seguire, controvoglia Alejandra per ricevere il mio castigo. Ventiquattro frustate, di quelle buone. Vi assicuro che i miei denti sono penetrati a fondo nella cinghia di cuoio, ripiegata più volte che mi è stata data da mordere. Infatti una futura sorvegliante deve accettare qualsiasi castigo senza discutere e sopportarlo in silenzio. Alla fine ho letteralmente il sedere a quadri, infatti l’esecutrice, anziché insistere sempre sullo stesso punto, e farmi così sanguinare, ha preferito distribuire i colpi uniformemente e giunta a metà li ha incrociati coi precedenti, una vera anima d’artista.
Quanto alla perra, viene riportata in cella, e viene tenuta a digiuno.
La mattina giunge dopo una notte quasi insonne per me, causa i dolori al sedere e per la perra per i morsi della fame.
La sentenza della perra è che dovrà scavare da sola un nuovo pozzo di estrazione della creta. Un lavoro immane, visto che il pozzo dovrà essere rotondo di diametro approssimativo di un paio di metri. Se teniamo conto che la terra è dura e pesante e che occorrerà scendere di 5 o 6 metri, la perra dovrà scavare ininterrottamente per un buon mese. Ben contente le altre scavatrici, che si limiteranno a sollevare la terra scavata con un secchio, legato ad un arganello. All’arrivo della Signora, viene tracciato, sul terreno un bel cerchio. Alla perra vengono consegnati una nuova vanga ed un secchio. Per i primi giorni potrà lavorare da sola, poi quando lo scavo lo richiederà, verrà aiutata da un'altra. Alle caviglie della perra vengono messe due cavigliere, collegate da una catena. Tanto non dovrà poi fare dei grandi viaggi. E, per toglierle la voglia di combinare guai, viene messa a mezza razione di cibo ed acqua. La Badessa fa installare un bianco gazebo, in modo che la sorvegliante stia comoda.
E così la perra, sorvegliata continuamente da una guardiana e “visitata” spesso dalla Badessa e dalla Signora inizia a fare la conoscenza con il Lavoro. E non ne è affatto entusiasta. Vesciche alle mani, dolori muscolari, fame e sete. Già la prima sera, al suono della campanella che segnala la fine delle interminabili ore di lavoro, sviene. Dobbiamo portarla in mensa a braccia e farla rinvenire, altrimenti a furia di saltare i pasti non dura neanche una settimana. Vediamo la perra durante il lavoro, due giorni dopo l’inizio. Lo scavo, in realtà un po’ più largo di 2 metri, è ora profondo 1 metro. Sono stati rimossi più di 3 metri cubi di terreno compatto e duro. La perra deve scavare faticosamente con la vanga ed un piccone la terra, poi riempie il grosso secchio e, dopo esserselo caricato sulle spalle, deve ingegnarsi a salire due rozzi scalini lasciati nella terra. Il materiale di risulta dello scavo viene utilizzato per colmare i dislivelli del terreno all’intero della recinzione dell’Istituto.
La divisa della perra è ormai consumata ma è tale la quantità di terra che la imbeve, che manterrebbe la forma della perra, se mai le fosse permesso di toglierla. Poiché ormai vive solo per lo scavo, non ha bisogno di lavarsi, ormai anche la perra è del colore della terra ed emana un odore terribile. Visto che ha iniziato a lavorare duramente, la Signora ha concesso alla perra razione intera di cibo ed acqua. Le mani della perra cominciano a sviluppare calli duri come il ferro.Se le facciamo togliere per un momento la divisa, vediamo che la pelle è molto arrossata per il continuo sfregare contro la juta sudicia ed umida, anche questo si aggiunge alle fatiche. Ma lo scavo avanza inesorabile e le Signore si accorgono che la perra là in fondo, immersa fino alla caviglia nel fango e nella terra smossa, è un po’ fuori portata, infatti non hanno nessuna voglia di scendere per correggerla. Ed ora alla perra viene ordinato di restare con solo le mutandone punitive, niente divisa di fatica, un bel sollievo per lei, laggiù in fondo allo scavo, in un ambiente umido e caldo. Inoltre le viene imposto un pesante cappuccio di cuoio con lenti di plastica per riparare gli occhi. Perché tutto ciò?
La Signora della Pension Balnearia ne ha ideata un'altra: da un abile artigiano armaiolo ha fatto modificare una di quelle armi giocattolo utilizzate per il soft-air. Dopo le modifiche, quello che sembrava un fucile, ora sembra un bastone. Ma un bastone in grado si sparare pallini ben più duri e pesanti di quelli utilizzati per gioco. E posso assicurarvi che fanno male, ad un mio sorrisetto, vedendo l’oggetto, la Signora mi ha sparato una raffica di pallini sul polpaccio: come se fossero punture di vespa, ma il peggio viene poi, restano dei segni rossi dolorosissimi, che pian piano diventano scuri e ci mettono giorni per scomparire. Ed ora la perra, in fondo al suo pozzo, non ha possibilità di fuga. Ben presto capisce che ha due opzioni: la sottomissione ed obbedienza assoluta, rompendosi … la schiena con i secchi di terra, oppure non le resta che mettersi in posizione fetale, aspettando la dolorosa ed inevitabile raffica di pallini. La perra si mette in questa posizione perchè ha scoperto che i pallini sulle tette fanno molto molto più male che altrove. Un ultima cosa: alla perra non sono concesse risalite per la pausa bagno: i mutandoni punitivi sono stati riempiti con un adeguato pannolone che le è permesso di lavare solo la sera. Lo stesso avviene per il cibo, il pranzo le viene servito gettandole dei pezzi di pane e calando una grossa gamella di sopa molto liquiida, che funge anche da bevanda.
Tale regime sta modificando il fisico della perra: se prima era una donna antipatica ma aggraziata, ora la vediamo sotto al cappuccio: cortissimi capelli brizzolati, appena spuntati, viso dimagrito in cui spiccano i suoi soliti occhi strafottenti e spiritati. Labbra screpolate. Il torace ed il torso nudi rivelano gli stenti e le numerose piccole ecchimosi rivelano dove è stata “picata” dai pallini punitivi. Le tette cascanti. Le spesse mutande punitive, rigonfie di un puzzolente e bagnato pannolone. Le gambe dimagrite, coperte di terra, che almeno qui riesce a mascherare le ecchimosi.
Insomma, la perra sta scendendo la spirale dell’annullamento, ma non è ancora affatto domata. Temo che per lei ci voglia ben altro!
Vostra sorvegliante nadia
(91- continua)