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6 gennaio 2016

UNA LETTERA DI FRAUJULIA

Gentilissima Madame Janine,
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma, passato qualche tempo, notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia

29 aprile 2015

CASTITA' DELLA SERVA / una lettera di FrauJulia

Gentilissima Madame Janine,

sicuramente la sguattera sudiciona, sigillata nelle sue doppie mutande, è impossibilitata a cercare i piaceri indebiti a cui era avvezza, infatti uno stato di spessa gomma, doppiato da una robusta mutanda di cuoio impedisce qualsiasi suo tentativo. Ma, anche rifacendomi ai deliziosi disegni della schiava Elizabeth, non vorrei che la sguattera abbia trovato un escamotage per ottenere comunque turpi orgasmi, massaggiandosi i capezzoli che, almeno nei disegni, sono tenuti liberi.. Ora, sappiamo benissimo che gli orgasmi ottenuti in questo modo sono spesso un mito, ciò nonostante potrebbe essere utile disciplinare anche questa zona. Mi trovo però in difficoltà a suggerire un metodo valido, l’idea che mi viene è quella di un apposito reggiseno contenitivo-punitivo, imbottito con il materiale delle spugnette ruvide. In alternativa al reggiseno si potrebbe usare una larga striscia contenitivo-compressiva che mantenga dolorosamente le cose al loro posto, anche durante lavori che richiedano di sporgersi in avanti oppure durante le corse punitive. Tale striscia sarebbe anche giustificata dal fatto che, data l’età non proprio verde della sudiciona, le zinne cominciano ad afflosciarsi ed a pendere sempre più in basso, quindi perché non nasconderle completamente?  Un alternativa più semplice potrebbe essere di limitarsi a foderare l’interno delle divise e dei grembiuli spugnette abrasive, cucite nei punti opportuni. A questo punto sfido la sudiciona a massaggiarsi, tenuto conto che le impudiche mammelle saranno già tenute opportunamente irritate dai continui sfregamenti contro le terribili spugnette.


Madame, indirizzo a Lei la missiva per competenza, ma, se Lei è d'accordo, si potrebbe ordinare alla sudiciona di pubblicarla. Credo che l'argomento possa interessare le attente lettrici.
Sua FrauJulia

8 gennaio 2015

PENSION BALNEARIA 93


Nobili Signore, serva sudiciona,
e giungono finalmente “las cinco de la tarde”. Riporto la perra alla sala de Hydroterapia. Devo dire che il pensiero che la perra finalmente si beccherà un clistere ben più punitivo di quelli che, negli anni mi ha somministrato, mi ….. attizza. Anzi, vi confesso che mi arruffiano un po’ con la enfermera, in modo da poter vedere il tutto in prima persona. E l’inizio del “Enema de Castigo”, è abbastanza simile a quello del mattino: mi viene permesso di appoggiare la guancia al contenitore e, devo dire che, sia pur sopportabile, l’acqua è caldissima. Intanto l’Enfermera riempie l’altro apparecchio con acqua fredda di rubinetto. Un ultimo controllo con termometro delle due temperature e l’Enfermera sancisce: “perfecto, bien caliente y la oltra bien fria”.
Alla perra viene imposto di indossare un originale indumento: un paio di “bragas de restricciòn”, delle mutande elastiche il cui scopo è di limitare lo spontaneo rigonfiamento della pancia e, soprattutto, di impedire l’espulsione della cannula. Dall’armadietto a vetri viene estratta una superba sonda “Bardex” con due palloncini. Non una cosa spropositata come quella per “El parto” già subito dalla perra, ma in ogni caso un oggetto intimidente. E veniamo a noi: la perra viene fatta accomodare nella vasca da semicupio e vengono ben strette le robuste cinghie che assicurano caviglie e polsi, obbligandola ad assumere e mantenere la posizione inginocchiata, con il busto piegato in avanti. L’Enfermera lubrifica la sonda e, con decisione la infila nel sedere della perra. Una pompetta permette di gonfiare ben bene i due palloncini, uno all’interno ed uno all’esterno, operazione ben presto eseguita. So per esperienza che, sia pur non dolorosissima., è una operazione estremamente fastidiosa ed umiliante, infatti vedo la perra spalancare occhi e bocca, ma saggiamente non si lamenta.
Gli apparecchi sono su una piantana, altissimi. I tubi che scendono dagli apparecchi hanno ognuno il proprio rubinetto e si riuniscono in un raccordo ad Y. In questo modo è possibile decidere se somministrare il liquido dell’uno o dell’altro apparecchio o miscelarli, semplicemente girando i rubinetti. Un indicatore di flusso, costituito da una piccolissima ruota a pale, inserita in un tratto di tubetto trasparente ed un indicatore di pressione relativa, costituito da un tubetto verticale, simile agli antichi barometri torricelliani, completano il semplice armamentario. L’Enfermera mi mostra che aprendo il rubinetto dell’acqua calda, subito la rotellina si mette a girare e, l’acqua sale nel misuratore di pressione, in sincronia con i movimenti peristaltici della perra. Viene aperto di pochissimo il rubinetto dell’acqua calda. Di questo passo ci vorrà parecchio perché la perra vuoti il contenitore. Proprio quello che si desidera. La perra si lamenta alquanto della temperatora “quema, quema”, ma tutto sommato, sopporta. Grazie alla mutanda elastica la pancia si gonfia poco, così il liquido sale parecchio nell’intestino. Ora il primo dei due contenitori è praticamente vuoto. La perra, ormai inondata di sudore, sta sempre lamentandosi che “quema”. Ora la Signora si avvicina, le palpa in profondità la pancia, poi le dice “Demasiado caliente? Ahora enfria!”. Subitaneamente l’infermiera chiude completamente l’acqua calda ed apre al massimo il rubinetto della fredda. Non passano dieci secondi che la perra emette un “Auuuu” angoscioso. L’acqua fredda entra vigorosa, raffreddando di colpo il colon che si era abituato alla temperatura abbastanza calda. Di colpo una contrazione scuote la perra. Su invito della Signora palpo anche io la pancia, se prima era caldissima e molle, ora è contratta e durissima. La contrazione è così forte che per lunghi minuti si arresta l’avanzamento dell’acqua e l’indicatore di pressione sale al massimo. La perra è talmente choccata che non riesce a proferire altro che l’interminabile “Auuuuuu”. Ma, data l’altezza a cui è posto il contenitore, ben presto l’acqua fredda inizia ad entrare rapida ed inesorabile nella pancia della perra e, data la compressione delle mutande, una fredda ondata sconvolge gli intestini, rendendo ancora più acuti i dolori. Al contrario di prima, ora la perra è ricoperta di sudore ghiacciato. Guardandola si vede che ha la pelle d’oca o, meglio “piel de galina”. Per sua fortuna l’acqua scorre senza intoppi e ben presto termina. Ma il supplizio è solo all’inizio. Devo aiutare l’Enfermera a trascinare sopra alla vasca da semicupio una incastellatura robusta, su ruote, La perra viene slegata dalla posizione in cui era. Viene fatta alzare e le sue braccia vengono legate in alto. I piedi restano all’interno della vasca. E l’Enfermera apre un rubinetto e mette un buon 20 centimetri di acqua freddissima sul fondo della vasca. La perra, già tremante per il freddo all’interno del ventre, si trova con i piedi immersi in acqua fredda, impossibilitata a muoversi e anche a tentare di massaggiarsi la pancia. Si sentono distintamente i suoi denti battere per il freddo. Il suo supplizio dura 2 intere clessidre, due interminabili quarti d’ora, come ordinato dalla Badessa. Vedo chiaramente il ventre, imprigionato nelle mutande contentive, muoversi in sincronismo con i crampi che la devastano. La colonna d’acqua dell’indicatore di pressione pare impazzita, va sui e giù continuamente, testimone degli sconvolgimenti, egregiamente contenuti dall’accoppiata bardex e mutande contenitive. Ed alla fine del supplizio, quando la perra viene autorizzata a scaricarsi, lo deve fare lì legata in piedi nella vasca, in presenza di tutte. Vediamo il livello di acqua immonda crescere man mano, tra scrosci e rumori sconci, mentre la la pancia si svuota. I liquami che scorrono lungo cosce e polpacci, con un “olor molesto”. La umiliante operazione dura molto molto a lungo, grazie alle mutande contenitive l’acqua ha irrigato a fondo il pancione della perra! Il commento finale della Badessa è stato “Que barbaridad!”
Alla fine mi viene richiesto di riportare la perra nel dormitorio. La devo sorreggere, il tremore è tale che fatica a reggersi in piedi. Il colorito è pallidissimo, anzi, verdastro, ha la pelle d’oca. Le occhiaie e le labbra sono bluastre. Spero inizi ad averne abbastanza …. poi …. la guardo negli occhi, ancora lo sguardo da serpe che mi sfida. Riusciremo mai a domare completamente questa maledetta?
(93- continua)

25 novembre 2012

LA PUNIZIONE DI SGUATTERA SUDICIONA 3/4

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drawing by slave Elisabeth Mandile ©Annika Kapyzska

LA MIA PUNIZIONE - 3
di sguattera sudiciona

Accovacciata sul secchio di zinco, mi è stato permesso di svuotarmi. La panciona si è sgonfiata, mi sento esausta e madida di sudore che sulla schiena si raffredda lentamente.
- Bene, bene bene, fra non molto l'olio di ricino dovrebbe cominciare a far effetto sul serio... è tempo di preparare la nostra bestia da soma sudiciona, vero Rose? 
Sogghignando, la possente infermiera altoatesina mi afferra di nuovo per un orecchio e bruscamente mi solleva dal secchio. Mi ordina di denudarmi completamente, poi sempre tenedomi saldamente per un orecchio mi spinge sotto la doccia per un'energica strigliata a base di acqua gelata. Indossando un grembiule di gomma bianca e guanti dello stesso materiale e colore, la donna mi strofina con una specie di spugna che in realtà è costituita da urticante crine di cavallo avvolto attorno a una mattonella di legno. 
L'effetto dello strofinìo sulla mia povera pelle è terribilmente irritante, e in breve la cute si arrossa nonostante sia costantemente innaffiata dall'acqua freddissima. 

Terminata la “pulizia della schwein”, come dice Rose M. l'infermiera altoatesina, vengo fatta rivestire in fretta, senza che mi sia permesso di asciugarmi. Questa volta devo indossare la divisa da fatica, sulla quale mi devo allacciare un pesante grembiule di gomma verde; ai piedi, zoccoli di gomma dello stesso colore e niente calze. 
Sotto, ecco pronto per me pannolone e doppie mutande: prima un paio di normali mutande di gomma da incontinenza; sopra quello, mi infilerò il mio ormai abituale paio di robustissime e impermeabili mutande da contenzione. 
Ma prima di indossare la doppia mutanda, l'infermiera mi ordina di piegarmi, di afferrare i glutei saldamente e di divaricarli. Poi in tono brusco mi grida di “spingere”, come se dovessi defecare. Per fortuna non ho più acqua nella pancia: in questo modo l'operazione non ha spiacevoli conseguenze. Ho appena iniziato a spingere, ed ecco che un grosso plug di gomma a forma conica mi viene bruscamente inserito nello sfintere: con tre colpi progressivi, di intensità crescente, l'esperta infermiera inserisce il tappo che non va a finire dentro il mio intestino solo grazie alla base di gomma, un disco circolare che lo blocca all'esterno impededogli di proseguire il suo cammino all'interno delle mie miserabili viscere di sguattera. 
Purtroppo non posso fare a meno di notare che il mio sfintere è decisamente dilatato, e ripensando alle minacce dell'infermiera, comincio a preoccuparmi davvero. Nonostante sia stata allargata parecchio, le dimensioni e la forma del tappo sono tali per cui nulla mi distoglie dal pensarci in continuazione: di fatto la presenza del plug nel mio retto diventerà nella prossima ora una delle due ossessioni su cui rimarrò costantemente concentrata.

Mentre l'infermiera chiude il lucchetto delle mutande contenitive, un orribile gorgolìo improvvisamente si scatena dentro la mia pancia e un'ondata di nausea mi sopraffà: il deleterio effetto dell'olio di ricino comincia a farsi sentire. 
L'infermiera altoatesina Rose M. sembra apprezzare particolarmente la cosa: sorridendo, mi massaggia ruvidamente la pancia e la comprime, compiaciuta. Madame Janine si siede comodamente su una poltroncina tutta rivestita di cuoio nero, accavalla le gambe, spinge leggermente indietro la testa, socchiude gli occhi, infine si accende una sigaretta e mi fissa.

- Mani sopra la testa, sudiciona! - sibila. Eseguo, mentre dentro la mia pancia avvengono sobbolimenti e movimenti a dir poco imbarazzanti. - E ora, sudiciona, per completare la tua punizione, accompagnerai Rose al supermeracato e porterai a casa la spesa. Rose M., l'infermiera altoatesina, intanto si è preparata per uscire. Indossa un meraviglioso cappotto extralungo in scintillante pvc nero che nasconde parzialmente la divisa da infermiera, anche se la sua qualifica è resa evidente dalla cuffia bianca inamidata su cui spicca la croce rossa. Al posto degli zoccoli bianchi, calza un paio di stivali in pelle dal tacco vertiginoso.

Così abbigliate, usciamo: lei davanti, io dietro nella mia divisa da fatica, sporca e macchiata di sudore, il ventre che comincia a gonfiarsi di nuovo, fasciato nel grembiule di gomma da sguattera, e il sapore dell'olio di ricino che lentamente dallo stomaco ricomincia a invadere la mia bocca. A ogni passo, lo “slosh, slosh” delle mutande di gomma si fa sentire, e il tappo di gomma sembra volersi perfidamente fare strada fra le mie viscere. Per fortuna il disco esterno lo blocca, altrimenti il mio intestino sconvolto lo inghiottirebbe senz'altro. Camminiamo per strada e io mi sento morire di vergogna al pensiero di dovermi mostrare in pubblico in queste miserabili condizioni. Sul marciapiede, fra la gente che passa frettolosa e ignara, non vengo notata più di tanto. 
La divisa e il grembiule in effetti attirano l'interesse occasionale di qualcuno, ma nell'insieme per mia fortuna passo abbastanza inosservata. Le spesse mutande di contenzione, all'aperto, diventano ancora più rigide e pesanti, ma lo sfregamento della gomma sulla mia vulva è ridotto al minimo, e comunque non abbastanza da farmi provare piacere: con queste mutande addosso, ne sono consapevole, mi attende ormai una vita completamente priva di qualsiasi tipo di soddisfazione sessuale. Ho paura, non è che per questa continua infinita frustrazione diventerò matta? E l'essere quotidianamente, perennemente ingravidata dall'infermiera che effetti collaterali avrà? Vivere in questo modo mi sembra insopportabile... eppure non ci sono alternative. 
Mentre penso furiosamente, per distrarre il mio intestino dalla pressione dolorosa e dai crampi che comincio a sentire, senza accorgermene siamo arrivate proprio davanti all'entrata del supermercato. Il mio ventre è di nuovo bello gonfio, e tende il grembiulone di gomma.

L'infermiera con un sorrisetto mi tende la lista degli acquisti, stilata nella calligrafia precisa e minuta di Madame Souillon. È una lista assai lunga, copre quasi tutta la pagina color crema, strappata da uno dei preziosi taccuini di Madame. Due signore ben vestite, belle e sulla quarantina, vicine alla cassa. hanno notato la scena. Si guardano fra di loro con sottili cenni d'intesa, una mi scruta da capo a piedi, l'altra per un attimo sembra sorridere all'infermiera
(3- continua)

13 ottobre 2012

UN HAIKU DELLA SERVA DI FRAUJULIA

Serva sudiciona,
le tue sordide vicende hanno turbato la mia serva, tanto che ho trovato nel solito nascondiglio altri foglietti con le sue patetiche poesie.
Le riporto qui e, se Madame Janine lo permette, le copierai anche sul blog, che ti piacciano o no! 
Inoltre vedi , sempre col permesso della tua Signora, di metterti a scrivere un decente ed esauriente, periodico diario delle tue punizioni, non vorrai che siano gli altri a scrivere per te?  E ricorda, per ogni scritto ti verrà dato il voto!


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Perchè peccare,
quando è più facile ubbidire,
o sciocca serva sudiciona?
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Ieri , dalla Signora convocata,
una pagina al computer mi ha mostrata:
una serva perennemente condannata.
Sudiciona è ora il suo soprannome,
ed ora scrivo il percome.
Anzichè dedicarsi al compito abitudinario,
si beava del piacere solitario.
Il blog aggiornava dalla mansarda,
ma invece si toccava la bernarda.
Ed ora sciagurata,
piange per sempre imbraghettata.
Scoprirà quanto prude la bernarda,
sigillata nel caucciù della mutanda!
Ed è inutile che faccia quella grinta,
il clistere la rende bene incinta.
Con il tappo, mia signora,
che vergogna, che dolore ,
la rea il bagno implora.
Tra le altre serve regna la paura,
meglio non peccare, stai sicura!
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FrauJulia

drawing by slave Elisabeth Mandile © Annika Kapyzska

7 maggio 2012

PENSION BALNEARIA 38

Cara Monika,
le mie disgrazie continuano. La perra, per punire l’insolenza nei confronti di un cliente non perde occasione per umiliarci in tutti i modi. L’umiliazione più terribile è capitata a Pilar, quella di dover servire due coppie di ragazze e ragazzi ventenni. Sono venuti ufficialmente qui per un trattamento rilassante, quindi il suo compito sarebbe stato quello di fare in modo che arrivi acqua alla temperatura corretta e di rifornire le stanze di fango termale. Ma da subito Pilar si è accorta che lo scopo per cui il gruppo è qui è ben diverso, lo scopo è di divertirsi ad umiliare e tormentare noi serve. Infatti, da subito è un continuo pizzicare e palpeggiare, sia da parte dei maschi che delle femmine. Ora, ovviamente Pilar non è una verginella di primo pelo, però a tutto c’è un limite e visto che data la differenza di età potrebbe essere coetanea delle loro madri, distribuisce un paio di sonori ceffoni, a scopo didattico. Ora, non si pensi che una serva debba accettare di tutto, se vi fosse la Signora questo sarebbe considerato un peccato veniale, se non addirittura un comportamento lecito. Naturalmente la Signora non c’è, ed i pivelli, anziché affrontare la nerboruta Pilar in quattro come sono, vanno immediatamente a protestare dalla perra. La reazione non si fa attendere: arriva la perra e si accorda con i giovinastri, saranno loro a punire Pilar con un memorabile clistere. La poveretta arrossisce di rabbia e di vergogna e cerca di divincolarsi per riprendere a schiaffeggiarli, ma arrivano Gog e Magog che la ammanettano. Poi trainano il potro e lo posizionano al centro della stanza. Pilar viene denudata lì davanti a tutti, e legata al potro. Portano poi un grosso apparecchio da clistere “el irrigador”, molto più grande dei soliti apparecchi. I giovinastri sono entusiasti: l’apparecchio viene riempito con acqua caldissima ed iniziano a sciogliere nell’acqua un grosso pezzo di sapone. L’acqua sembra ormai latte. Mostrano alla punita il beccuccio che tra un po’ verrà usato nel suo povero posteriore, un pezzo da museo, di ebanite nera, con una punta grossa come un uovo, e a seguire una serie di quattro ingrossamenti sferici, prima di una piastra che, evidentemente, impedirà di introdurre ulteriormente l’arnese. Pilar tenta di dimenarsi ma è legata come un salame. Può solo urlare la sua rabbia e insultare quesi maledetti. Magog trascina uno specchio, in modo che la punita possa vedere lo spettacolo che sta dando a tutti.
Una delle ragazze, Consuelo, si impossessa della cannula, la collega al tubo dell’apparecchio, si lubrifica il dito medio con dell’olio di oliva e lo infila più volte nel posteriore di Pilar, bene a fondo. Si fa silenzio nella stanza, gli occhi di tutti sono fissi su Consuleo che ora gioca come il gatto con il topo, ora inizia ad infilare la sonda, tra i lamenti e le lacrime di Pilar. Ora Consuelo apre di poco la chiavetta, l’acqua inizia ad entrare. Lascia entrare circa mezzo contenitore, poi chiude la chiavetta. Spiega a Pilar che ora faranno una pausa, in modo che il sapone inizi ad agire, ovviamente più è lunga la pausa più si irriterà l’intestino e più sarà penoso prendere il resto del liquido. La pausa durerà fino a che Pilar non terminerà di soddisfare Felipe, il ragazzo di Consuelo, con la bocca. Sono scioccata da quanto siano grossolane le ragazze di oggigiorno!
Per farla breve, dopo qualche tentativo di resistenza Pilar deve arrendersi. Ma Felipe è ben dotato, molto ben dotato ed infila a fondo la bocca della poveretta, che lacrima e cerca di non vomitare. Per fortuna Felipe non dura più di 5 minuti. Pilar sputa, disgustata e si becca un paio di schiaffoni! Consuelo dice che prima di potersi scaricare dovrà leccare alla perfezione il pavimento. Ora la stronzetta riapre il rubinetto, ricominciando a gonfiare la pancia alla povera Pilar, che ormai mugola ed è coperta di sudore. Non so bene quanto sia il liquido, sicuramente almeno 3 o 4 litri. Questo significa una buona decina di minuti di strazio e ondate di dolore per la povera Pilar, che ha il ventre appoggiato e legato al potro e quindi è premuto, proprio quando l’acqua lo dilata. Finalmente il supplizio giunge alla fine, Pilar urla che non ce la fa più, ma anche l’altro ragazzo vuole essere soddisfatto dalla bocca di Pilar che è costretta ad eseguire ed inghiottire. Poi la slegano, sempre con l’enorme cannula infilata, e deve leccare lo sperma di Felipe dal pavimento. Ma non è finita, le due ragazzette pretendono che Pilar baci loro il sedere, cosa che ormai la poveretta fa senza più avere la forza do obbiettare. E ora Gog porta un secchio, così Pilar è costretta a scaricarsi davanti a tutti. Pensate, scaricarsi in queste condizioni significa che tutti sentono gli scrosci, ed i rumori emessi dalla pancia, non parliamo poi degli odori! Roba da nascondere la testa in un sacco!
Ecco Monika, ti ho raccontato quella che temo stia per diventare una delle nostre giornate tipo qui alla Pension Balnearia, a meno che non cambino il nome in “Postibulo Balneario”.
Tante volte noi serve ci lamentiamo della vita che ci tocca fare, ma facciamo male, dovremmo ringraziare la sorte perché cambiare può voler dire trovarsi in queste situazioni.
Ciao, un abbraccio in mutande di gomma.
sguattera Nadia
(38- continua)

31 marzo 2012

LE DOMANDE DELLA SIGNORA PAOLA / TERZA DOMANDA

• Consigliate sempre le mutande ed i fazzoletti da testa impermeabili?

Alla domanda ha risposto direttamente Madame Souillon

Le mutande di gomma sono sempre raccomandabili: da una parta hanno innegabilmente una funzione contenitiva e igienica, soprattutto nel caso in cui la serva sia stata punita con un clistere oppure per qualsivoglia ragione sia stata purgata. Dall'altra svolgono una funzione punitiva e afflittiva qualora siano utilizzate in concomitanza con serrature, lucchetti o strumenti con apertura a tempo (timer), ovvero impiegate come strumenti di controllo delle funzioni fisiologiche o altresì come deterrente che impedisca il rallentamento del ritmo lavorativo della serva. Per quanto rifguarda il fazzoletto da testa, caldeggio senz'altro quello di gomma impermeabile, come d'altra parte raccomando parimenti l'uso di grembiuli, guanti e a volte anche divise di materiale impermeabile: gli abiti da lavoro in gomma o pvc infatti sono pratici, lavabili: difficilmente si macchiano e proteggono efficacemente la sguattera, sovente a contatto con acqua, detergenti e solventi di ogni genere.
JS

27 febbraio 2012

PENSION BALNEARIA 25

Cara Monika,
altro cambiamento alla Pension Balnearia: per tre giorni siamo state messe a fare delle approfondite pulizie: tutto deve essere lucido e profumato. Ci sono stati consegnati innumerevoli panetti di sapone e via, a strofinare, strizzare e sciacquare. Ci è stato ordinato inoltre di lavarci accuratamente, sempre con il sapone di marsiglia e di indossare divise pulite. In pratica sembra di stare, anziché nella Pension Balnearia, in una grande lavanderia.
Il motivo di tutto questo? Lo abbiamo scoperto ieri: una ispezione “a sorpresa” di una commissione formata da un funzionario, tre medici ed un infermiera che sono venuti a controllare la salubrità dei locali e l’idoneità del personale. Va da sé che la perra e le sue aiutanti lo sapevano in anticipo e ci hanno costretto a questo tour de force. Ovviamente al funzionario vengono mostrati solo i locali “neutri”, quindi non vede la noria, la stanza delle punizioni, la cella di segregazione ecc. L’ispezione, comunque, rivela che i locali in cui soggiorniamo lasciano molto a desiderare. L’infermiera ha praticato a tutte una dolorosa iniezione ed una due – tre perette fastidiosissime. Poi i medici ci hanno sottoposte, tutte indistintamente, a visite accuratissime, tra cui una esplorazione rettale ed una visita ginecologica completa. E’ risultato che noi serve siamo pallide ed abbiamo uno scarso tono muscolare. I funzionari vengono invitati ad una grande cena da quella ruffiana della perra e poi congedati con grandi salamelecchi.
E così ben presto viene riesumato un altro dei pezzi di antiquariato: una bicicletta. Viene chiamato un artigiano che la sistema, su indicazioni della perra. In pratica con le modifiche fatte, l’antica bicicletta è diventata una bicicletta stazionaria da allenamento e grazie ad un marchingegno la pedalata può essere resa più o meno faticosa, fino a simulare gli sforzi di una salita estrema.
La perra mi convoca e mi dice “usted tiene que entrenar para la Vuelta” e cioè: devi allenarti per il Giro. Ora, non mi è mai piaciuta la bicicletta, ma non immaginavo di certo quello che mi aspettava. Mi vengono fatti indossare dei mutandoni di cotone pesante ed un reggiseno molto stretto. Mi fanno salire sulla “bicicleta”, posta in pieno sole, ed iniziare a pedalare. Una specie di tachimetro indica, con una lancetta, quante pedalate vengono fatte, se si rallenta al di sotto di una certa velocità inizia a suonare un campanello e, come per la noria, è bene che la ciclista acceleri, altrimenti sono dolori.
Viene lasciata una nuova aiutante a sorvegliarmi. Per una mezz’ora pedalo, sia pure con una certa fatica, ormai sono tutta sudata, ringrazio il cielo che non mi sia stata imposta la divisa di fatica, altrimenti mi sarei sciolta di sudore.
Arriva la perra e mi dice che ora che mi sono riscaldata è ora di affrontare un po’ di salita, muove una leva … e quasi mi blocco, la pedalata diventa faticosissima. Mi sollevo sui pedali, in modo da usare il peso del corpo per farli girare, proprio come i ciclisti professionisti. Ma di lì a poco mi dolgono le gambe e mi risiedo sul sellino. La perra non è contenta della cosa e dopo avermi redarguito senza troppi risultati si fa portare qualcosa che ha preparato per me: un paio di calzoncini da ciclista di materiale elasticizzato. Solo che mentre i calzoncini da ciclista hanno un pannolone che attutisce il contatto con il sellino, qui sul pannolone sono state cucite delle puntine da disegno, di quelle a 3 punte. Lo stesso per il reggiseno, devo cambiare anche quello, con uno ancora più stretto e dotato delle fastidiosissime puntine. Non per niente nella mia città queste puntine erano chiamate “piattole”, infatti, al pari di questi parassiti, danno delle fastidiosissime punture. Non riescono in effetti a bucare la pelle, ma la segnano profondamente se ci si appoggia di peso e comunque il loro attrito irrita la pelle, va da sé che il fatto di essere sudate fa bruciare come il fuoco la parte tormentata. E’ così che con ….. le parti vergognose doloranti, sono costretta a pedalare in piedi, facendo comunque smorfie di dolore. Non so per quanto sia durato, so solo che a tratti venivo colta dallo sconforto e mi mettevo a piangere, la perra, per svegliarmi mi rovesciava una secchiata di acqua gelata sulla testa. E il mio destino sarà seguito anche dalle altre sventurate, la perra vuole che noi tutte si riesca fare l’equivalente di un centinaio di chilometri, per cui a turni di due o tre giorni, ci toccherà questo supplizio.
Vengo fatta scendere, barcollante dalla bicicletta, la perra ispeziona le mie parti intime, evidentemente sono più disastrate di quanto immaginava. La assistente provvedere a curarmi: mi lava con un catino di acqua tiepida, in cui ha messo del disinfettante che brucia come il fuoco, poi prende una crema ed inizia a massaggiare ... molto a lungo e molto a fondo.
Ciao cara Monika, un saluto dalla “gregaria” Nadia.
(25- continua)

20 febbraio 2012

PREVENIRE I COMPORTAMENTI ABERRANTI DELLE DOMESTICHE

Gentile Monika,
stamattina ho fatto visita ad un'amica, una anziana Signora. È stata una lunga e piacevole chiaccherata, di cui tralascio i particolari inutili. Siamo poi arrivate all'argomento serve: di come sia difficile, oggigiorno trovare una serva brava e rispettosa, di come una Signora debba mantenere la disciplina. E qui sono partita raccontando alla mia amica le difficoltà che si incontrano oggi con il personale e di come doveva essere molto più facile gestire le serve qualche decennio fa. La risposta della mia amica mi ha lasciato di sasso, sì nei tempi andati le Signore mantenevano una disciplina molto più severa, ma le serve si vendicavano a loro insaputa. Infatti mi raccontava che erano più volte state scoperte, ne parlarono addirittura i giornali scandalistici, serve e cameriere che, per vendicarsi di presunti torti ricevuti dalla Padrona avevano orinato nel tè o nella minestra prima di servirla in tavola. Tale notizia mi ha sconvolto alquanto. Monika, tu che sei a servizio, sei mai venuta a conoscenza di queste cose? La mia paura è che magari tali malefatte continuino tuttora, del resto è inevitabile che una Signora sia costretta, suo malgrado, ad imporsi alla serva, anche e soprattutto per il suo bene. Monika, che mi  consigli, mi fido, installo un sistema di videosorveglianza o devo essere costretta a cucinare da sola?
FrauJulia


Gentilissima Signora,
effettivamente il problema è esistito ed esiste tuttora, almeno come rischio potenziale. La mia padrona per sicurezza preferisce "sigillarmi" con delle mutande speciali di contenzione a due strati, internamente di gomma ed esternamente di cuoio, chiuse con una fascia metallica inossidabile dotata di serratura e lucchetto. Altre Signore si fidano, altre ancora installano, come dice Lei, un sistema di videosorveglianza che però non sempre è costantemente controllabile. La soluzione di cucinarsi da sè i pasti poi mi sembra, con tutto il rispetto, improponibile per una Signora. Resterebbe dunque la prima soluzione, semplice ed efficace.
Una buona giornata a Lei
Monika, sguattera

drawing by slave Elisabeth Mandile
© Annika Kapyzska

27 febbraio 2011

TRE NOTE DALLA SIGNORA LUCIA


Dalla signora Lucia Marchi (che ringraziamo sentitamente) riceviamo queste tre interessanti note che riguardano la vita quotidiana, i doveri e le punizioni della sua serva. Considerazioni che, crediamo, saranno utilissime anche alle altre signore che ci seguono e da un punto di vista evidentemente opposto, alle loro serve e domestiche.
Monica, domestica


Il Centro Commerciale
I compiti della nostra serva vengono svolti di solito tra le mura domestiche, ma vi sono occasioni in cui deve rendersi utile anche all’esterno. Una volta a settimana, infatti mi accompagna al centro commerciale. Indosserà una divisa nuova, pulita e stirata di fresco, e calzerà un paio di zoccoli.
Parcheggio sempre piuttosto lontano dall’ingresso in modo che sia costretta a fare un po’ di esercizio. All’interno del centro commerciale, dovrà rispettosamente seguirmi, spingendo il carrello ed incaricandosi di prelevare dagli scaffali tutto ciò che è pesante o scomodo da raggiungere. Una volta che gli acquisti sono fatti le toccherà farsi la coda alle casse. Poi mi concedo una buona ora di shopping nei vari negozi del centro commerciale, mentre la serva attende pazientemente in piedi accanto al carrello.


La Schiena
Sollecitata anche dall’intervento di Janine, ho notato che spesso la mia domestica, dopo lunghe ore passate a pulire i pavimenti o a lavare i panni, fatica a raddrizzare la schiena e si massaggia la zona lombare. Ciò indica che la serva non mantiene un corretta postura. A scanso di futuri problemi, ho deciso di intervenire prontamente. La ho accompagnata in un negozio di ortopedia e la ho costretta ad acquistare un corsetto rigidissimo, che si può stringere moltissimo mediante pratiche chiusure in velcro. E’ il toccasana per la sua situazione, è molto costrittivo e la costringe a stare perfettamente dritta. Inutile dire che il suo uso è sgraditissimo, sia per la limitazione di libertà dei movimenti, dato che diventa difficile anche sedersi sul bagno, che per la frizione che crea in alcuni punti irritando la pelle. Pertanto è entrato subito di diritto a far parte degli indumenti punitivi.


Il Super Pannolone Ecologico
Mi è molto piaciuta l’idea … ecologica della Signora Julia per i pannoloni di cotone, sicuramente dover lavare il proprio … prodotto dal pannolone porta l’umiliazione e lo schifo di sé della punita al massimo. Non so se la mia serva ha lo stomaco abbastanza forte per sopportare questa punizione, ma a volte basta la minaccia…. per cui le ho fatto preparare una buona scorta di pannoloni costituiti da una ventina di strati di mollettone di cotone. Sopra a questo va indossata una mutandina impermeabile in gomma, riutilizzabile. Per prevenire perdite, in caso di lavori pesanti o di lavori fuori casa, oltre a pannolone e mutande farò indossare una tuta dimagrante impermeabile, i cui calzoni lunghi convogliano l’eventuale sgocciolamento residuo negli stivali di gomma. All’esterno per garantirsi da manipolazioni, come consigliato da Julia, un jeans bianco largo, per accomodare l’ingombro del pannolone, con cerniera e cintura bloccate da un piccolo lucchetto di cui solo io ho la chiave.