DISCLAIMER

ATTENZIONE: IL CONTENUTO DI QUESTO BLOG È RISERVATO ESCLUSIVAMENTE AD UN PUBBLICO MAGGIORE DI 18 O 21 ANNI, SECONDO LE LEGISLAZIONI VIGENTI NEL PROPRIO PAESE. CHIUNQUE PROSEGUA NELLA LETTURA LO FA CONSAPEVOLMENTE Il blog LA DOMESTICA RISPONDE è da considerarsi completamente opera di fantasia. I personaggi e le situazioni descritte sono fittizi, e l'eventuale somiglianza con persone o fatti esistenti è da ritenersi totalmente accidentale. RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI © JANINE SOUILLON, LUGANO, CH
Visualizzazione post con etichetta sguattere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sguattere. Mostra tutti i post

20 ottobre 2014

PENSION BALNEARIA 89 / PRIVAZIONE E SOVRABBONDANZA


Nobili Signore, serva sudiciona,
nel prosieguo del nostro corso di Sorveglianti ci vengono presentati due efficacissimi metodi di afflizione delle detenute: la privazione e la sovrabbondanza.
La perra, ormai segnata come cavia preferita, deve, suo malgrado subire ancora. Tenete conto che è il giorno successivo al parto. Finalmente lo sconvolgimento intestinale dato dal contemporaneo impiego di purgante e clistere, si è calmato. La perra ha ora semplicemente fame, una fame da lupi. Ma il destino ha voluto che oggi le tocchi la privazione. Le viene imposto un bavaglio, costituito da una pallina elastica, che mantiene aperta la bocca, impedendo qualsiasi tentativo di alimentarsi e facendola sbavare. La perra farà oggi un turno in cucina. Il suo compito è quello di pelare le poche patate ed i pochi vegetali concessi alle detenute. Il tutto finemente sminuzzato, verrà messo in un paio di secchi di acqua in cui verranno sciolti anche alcuni pani secchi. La preparazione viene fatta bollire per interminabili ore ed alla fine dà la famosa “sopa magra”, il piatto principale dei locali istituti di correzione.
La perra, sbavando per il bavaglio e per la vista del cibo, non può neanche bere un sorso d’acqua. Ed il turno in cucina dura per un intero giorno!
Come vi ho già accennato, il saio penitenziale, mortifica alquanto la pelle della perra. Ad un certo punto, credendo di non essere vista, infila una mano sotto al saio, cercando di calmare in qualche modo il prurito.
Ma la sordida operazione della detenuta non è sfuggita alla Capo-Cuoca: non sia mai che una sguattera manipoli le proprie vergogne mentre è di servizio in cucina! E così la perra viene portata in un ripostiglio, le viene rialzato il saio e “CIAK, CIAK, CIAK”, pensavate che i molteplici strati di juta, uniti alle mutande impermeabili rendessero difficile sculacciarla? Niente è difficile per una Capo_Cuoca munita del suo fedele cucchiaio di legno. La perra riceve così due dozzine di colpi di cucchiaio sulle natiche e, per buona misura, anche quattro terribili colpi per mano.
Ma la privazione non termina qui, la sopa magra, dopotutto non è così appetitosa. La perra però, si vede passare sotto gli occhi le vivande destinate alla Badessa , alle Sorveglianti ed a noi allieve.
Il tormento dura una buona ora. Ma adesso la perra deve trasformarsi in sguattera lavapiatti. Senza il bavaglio avrebbe almeno la possibilità teorica, se la Capo_Cuoca si distrae, di prelevare qualcosa dai capaci piatti di portata, con parecchi avanzi o di almeno limitarsi a leccare qualche delizia dai piatti sporchi. Ma la privazione è così, niente le viene concesso. E ben presto, dato il continuo sbavare, indotto dal bavaglio, per la perra inizia il tormento della sete. Sapete che si di sete si muore in tre-quattro giorni, mentre alla fame si può resistere per settimane? Bene la perra ha sete, una sete incredibile, e deve tenere le mani nell’acqua per lavare pile impressionanti di piatti. Questo aumenta ancora di più la sua terribile arsura.
Ma arriviamo all’ultima delle privazioni: la Capo-Cuoca è stata chiarissima, dopo avere controllato lo stato delle mutande della perra prima che questa iniziasse il servizio: “nella mia Cucina a nessuna sguattera è permesso di pisciarsi addosso. Pertanto la tieni, finché non ti darò io il permesso.” Fortunatamente per la perra, non potendo bere la vescica si riempie ad un ritmo più lento. Verso sera però, vediamo la nostra perra, lavare i piatti utilizzati per la cena. Doveri immergere per un ora le mani nell’acqua le stimola la vescica. La perra è costretta a lavorare tenendo le cosce ermeticamente serrate e facendo strani movimenti per resistere ai fiotto di orina che preme sul suo sfintere. E finalmente anche per la perra termina il servizio. Buon per lei che riesce a uscire dalla cucina, prima che si aprano le …. cateratte ed un rivolo caldo e maleodorante, sfuggito alle doppie mutande, riveli a tutte che la perra si è pisciata addosso. Ovviamente viene sorpresa i n quello stato e la punizione per questo è che la perra deve asciugare il laghetto fatto sul pavimento del corridoio utilizzando le proprie mutande di juta e il proprio saio penitenziale. Gli indumenti zuppi le verranno fatti tenere tutta la notte, in modo che si asciughino lentamente con il calore del corpo, aumentando il puzzo che ormai la accompagna e moltiplicando ancora di più il terribile prurito che le impedisce anche di dormire.
Ed il giorno successivo è il giorno della sovrabbondanza. La perra è ancora di servizio in cucina. La Capo_Cuoca, istruita dalla Badessa, permette finalmente alla perra di mangiare. Una, due, tre scodelle di sopa magra molto molto molto diluita. Ben presto lo stomanco della perra è pieno, ma bisogna lavare i piatti ed alla fine la Capo_Cuoca , indicando la sciacquatura in cui nuotano molti rifiuti, le ingiunge di mangiare pure quella. E così la perra, armata della sua scodella e del suo cucchiaio di stagno, deve consumare lo stomachevole pasto. Ben presto lo stomaco si ribella e la perra vomita. Ma il lavello è ancora pieno fino a metà e la perra deve ricominciare a mangiare controvoglia una scodella di sciacquatura dietro l’altra, inframmezzate da nausee, vomitini e sculacciate date di santa ragione con il cucchiaio di legno..
La morale di tutto questo, ci dice l’istruttrice, è che l’alternanza intelligente di privazioni, percosse e sovrabbondanza, può aver ragione anche delle criminali più incallite
Vostra umile sorvegliante Nadia. 
(89- continua)

18 aprile 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 1

Un pregevole contributo fornito da FrauJulia

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE  / 1

È una normale serata di svacco nel mini appartamento di una serva di nostra conoscenza. Come tutti i giorni in cui non è di servizio dalla Signora, la serva ha cazzeggiato tutto il giorno su internet. Ora la serva pregusta la doppia porzione gigante di pizza ordinata via telefono. Sa che il ragazzo delle consegne le porterà anche un paio di birre, anche se non si potrebbe, la comodità val bene una mancia.
Suonano al citofono. La serva preme l’apriporta e prepara aperta anche la porta dell’appartamento, ha proprio fame, la porzione gigante è proprio quella adatta. Ma……. la porta si apre ed, anziché il ragazzo delle consegne, la serva di trova di fronte due donne: una è la Signora. La serva ha un tuffo al cuore, non si aspettava proprio questa cosa, la Signora non è mai venuta a casa, anzi, non dovrebbe sapere neanche l’indirizzo.
La Signora avanza, con portamento autoritario: “Bene, bene, finalmente ho trovato il tuo indirizzo.”
La Signora guarda attentamente la serva, capelli scarmigliati, indossa ancora il pigiama ed una vestaglia che ha visto giorni migliori. “Non indossi la divisa, spero almeno che tu indossi le mutande disciplinari!”
La Signora scambia uno sguardo con l’altra donna. La serva osserva la sconosciuta: una donna oltre i 50, alta e robusta, con faccia cattiva ed autoritaria, indossa una tuta di acetato, con uno scudetto.
La Signora chiede: “Chi immagini che sia questa mia amica?”
La serva, classifica la sconosciuta come una delle tante badanti rumene di cui è pieno il quartiere. La sconosciuta, sentendo la risposta, latra una imprecazione in tedesco. La Signora interviene: “Elize è un ex atleta della DDR. Si è poi specializzata ed ha lavorato a lungo come capoinfermiera. Ti rivolgerai a lei chiamandola con il suo titolo di “Oberschwester”.
Elize prende in mano la situazione, toglie la vestaglia alla serva ed abbassa decisa i calzoni del pigiama: la serva indossa un paio di morbide mutandine di cotone, le mutande di punizione sono ammonticchiate in un angolo e, dall’odore non sono state neanche lavate e fatte asciugare!
Elize estrae da una tasca un quadernetto nero ed inizia a prendere appunti.
Si ode una seconda scampanellata, Elize apre e si trova di fronte il ragazzo della pizzeria. Ritira l’involto e congeda il fattorino. Ora le due donne analizzano il contenuto del pacco: doppia razione di pizza e birra. Passano poi ad osservare il lavandino: lattine di birra vuote, numerosi cartoni di pizze e involti di panini e patatine di fast-food, testimoniano di quale sia la cura che la serva pone alla propria dieta e nel rassettare la propria casa. Inutile dire che la tappa successiva è la camera da letto: letto che, nel tardo pomeriggio è ancora sfatto. Risultati ancora peggiori si hanno dall’ispezione in bagno: a parte il disordine sovrano, qualcuna ha orinato nella tazza senza neanche tirare l’acqua e, guardando meglio, non utilizza troppo neanche lo scopino.
La Signora ha un rapido briefing con l’Oberschwester, le due donne prendono una decisione: l’Oberschwester resterà a casa della serva, in modo da obbligarla ad osservare le Regole anche nei giorni liberi dal servizio.
Una volta organizzate le cose la Signora, prima di congedarsi, assiste ad una prima sculacciatura della serva, somministrata dalla Oberschwester per “rompere il ghiaccio”. Le potenti mani della ex atleta colpiscono instancabili le povere natiche della serva che ben presto virano ad un bel colore rosso acceso.
Ora la serva, ancora piangente, si vede presentare quattro bottigliette da ¾ di litro d’acqua: da oggi in poi dovrà bere tutta quell’acqua ogni giorno. E, per iniziare la serva deve subito ingurgitarne una. La cosa avviene con grande fatica: la serva non è abituata a bere tanta acqua, sarebbe diverso se fosse birra….
La Signora esce soddisfatta: la serva verrà rieducata a puntino ed Elize ha trovato una accogliente e gratuita sistemazione.
Quanto alla serva, ora che ha bevuto così tanto, ha la vescica gonfia ed alla fine deve chiedere il permesso di fare pipì. La Oberschwester avverte: la serva avrà quattro permessi di usare il bagno al giorno. Permessi addizionali, solo nei casi di clisteri o purghe.
La Obershwester indaga sul ….. funzionamento della serva: quando è andata di corpo?
Ed alla risposta insoddisfacente la Elize prende dal proprio bagaglio una scatola di supposte. “Per rimediare momentaneamente al blocco useremo queste, sono rapide ed efficaci. Nei giorni a venire sentirò Madame per gli opportuni provvedimenti. La serva non crede alle proprie orecchie,ma che vogliono farle per un po’ di stitichezza?
La serva viene subito obbligata a lavare le mutande disciplinari e ad asciugarle sommariamente con uno strofinaccio. Ma è il momento dell’azione: la Oberschwester ammucchia i cuscini sul divano, li copre con un salviettone. Indossa, con fare molto professionale, dei guanti di latex. Le supposte vengono aperte. La Elize ne libera tre dal blister. La serva sgrana gli occhi: tre????
Ed ora la serva deve offrire il culetto. La supposta si fa strada ed un dito dispettoso la fa giocare spingendola dentro solo a metà e attendendo che lo sfintere la respinga, prima di inserirla nuovamente. Alla fine il dito la spinge in profondità. Le altre due supposte seguono la sorte della prima. Ora la serva deve mettersi sulle ginocchia della Oberschwester, come per essere sculacciata. Le natiche vengono tenute strette per qualche minuto, in modo che le supposte inizino a sciogliersi. A questo punto la Oberschester prende da un pacco un pannolone e lo mette alla serva, facendole poi indossare le mutande disciplinari, fredde ed umide.
“Ora vediamo di iniziare a ripulire l’appartamento!” è l’ordine dato alla serva. Scopa, paletta, secchio e straccio per i pavimenti vengono messi in funzione. Per il primo quarto d’ora la serva si dimentica completamente delle supposte, tutta presa come è nel lavoro. Ma ben presto il pancino si fa sentire, prima con un bruciore interno, bruciore che viene rapidamente sostituito dal mal di pancia. La serva, moltiplica i propri sforzi per accelerare le pulizie, ha già capito che fino a che non sarà tutto pulito non le verrà concesso l’uso del bagno. Ma, più si dà da fare più aumenta l’urgenza dello stimolo. Ora la serva lavora a scatti, fermandosi all’arrivo delle contrazioni. Gocce di sudore le bagnano la fronte.
La Oberschwester non sente ragioni, prima di usare il bagno l’appartamento deve “passare l’ispezione”. Anzi, di tanto in tanto la Oberschwester passa un dito dove la serva ha già pulito ed ordina di pulire meglio! La serva deve anche cambiare le lenzuola: la Elize prenderà la camera, la serva dormirà su una brandina nel ripostiglio.
Sarà per la stitichezza di cui soffre o per la paura di cosa le può accadere o per la vergogna, ma la serva riesce a resistere fino alla fine! Gli ultimi istanti sono i più angosciosi, quando, grondante sudore attende il permesso di andare in bagno. E non vi dico la corsa disperata verso la liberazione. Ma la Obershwester segue la serva anche in bagno, la serva si farebbe frustare, pur di non doversi scaricare in presenza di un'altra persona. Ma, anche grazie alla posizione seduta, la serva non è più in grado di controllarsi. Elize osserva, ordinando di non tirare assolutamente l’acqua.
Ed è una serva rossa di vergogna che vede la Oberschwester ispezionare anche la tazza, scuotendo la testa. “Domani parlerò con la tua Padrona, qui c’è bisogno di interventi efficaci e di una lunga riabilitazione ” è la frase che farà preoccupare a lungo la serva , mentre cerca di prendere sonno, infastidita dalle mutande umide e dalla scomoda brandina.
(1- continua)


20 luglio 2013

AUTOCONTROLLO DELLA SERVA

Pubblichiamo un prezioso contributo della Signora FrauJulia


Care Signore,

con l’arrivo dell’estate ho deciso di sottoporre la serva ad una periodica accurata igiene intestinale. Del contempo le ho assegnato l’obbiettivo di migliorare il proprio autocontrollo. Per ottenere entrambi gli scopi, niente di meglio dell'applicazione periodica di qualche buon clistere.

Riflettevo però sulle modalità di applicazione dei clisteri disciplinari. Troppo facile per le serve sopportarli loro malgrado, grazie a plug e mutande di gomma, per migliorare l’autocontrollo occorre la “collaborazione” attiva della serva. E così ha preso avvio il “lavement sans culottes”. Niente di nuovo sotto al sole, come vedrete. Con frequenza almeno bisettimanale alla serva viene applicato un clistere di media grandezza, diciamo un litro o un litro e mezzo di Eau de Lancy o, più prosaicamente, acqua e sale, a temperatura ambiente, diciamo intorno ai 24 gradi. A seguire inietto anche una peretta da 250 cc di aria, in modo da stimolare i crampi e rendere la pancia “gorgogliante”. La serva viene avvertita che dovrà resistere per un certo tempo diciamo dai 15 minuti le prime volte, aumentando poi gradualmente fino a 45 minuti. Nessun ausilio per aiutarla a trattenersi, anzi, dovrà restare in piedi e lavorare. Magari, per ridurre la possibilità di “incidenti”, in particolare le prime volte, il tempo di ritenzione verrà passato in piedi nella doccia o nella vasca da bagno, con le mani legate in alto, in modo che non possa massaggiarsi il pancione o aiutarsi in qualche modo a “tappare”.

Nonostante la quantità di liquido sia molto ragionevole, i movimenti peristaltici scatenati dall’acqua fredda e dall’aria, sommati alla forza di gravità, metteranno a dura prova la capacità di sopportazione della serva. Infatti ciclicamente la serva avrà delle contrazioni e delle ondate di dolore in coincidenza dei movimenti peristaltici, contrazioni chiaramente avvertibili dal sordo gorgoglio proveniente dal ventre della serva.  Solo stringendo disperatamente gli sfinteri, riuscirà a resistere, ma non potrà fermarsi, il lavoro deve continuare. Vedrete che, nonostante il clistere fosse di acqua relativamente fredda, ben presto il sudore macchierà la divisa della sguattera, impegnata a fondo dallo sforzo di controllarsi.  Alla fine del tempo, la serva potrà infine dolorosamente e rumorosamente svuotarsi nel “cesso della servitù” o, se non ce la facesse a reggere fino a raggiungerlo, in apposito secchio.

Ovviamente se non raggiungesse l’obbiettivo, la punizione consisterà, al secondo “tentativo” di due litri con 250 cc di aria, da ritenere, sempre senza ausilio, per il tempo di 20 – 30 minuti.

Se la serva fallisse anche il secondo tentativo deciderò io se procedere ad un terzo “tentativo” con 3 litri o più di acqua da sopportare per soli 10 - 20 minuti, permettendole di aiutarsi con un “tampone” di carta igienica, oppure ricorrere direttamente alla intramontabile ed odiata dose di olio di ricino che assicurerà una ancora migliore igiene intestinale (cfr. miei commenti riguardo alle purghe punitive).

Risulati ottenuti:

direi abbastanza incoraggianti. Fatto salo le prime due somministrazioni, in cui ho dovuto ricorrere ad un secondo ed un terzo “tentativo”, ormai la serva ha sviluppato un buon autocontrollo e riesce a superare la “prova” se non sempre al primo, almeno al secondo “tentativo”. Quanto alla temuta “assuefazione” a questo metodo disciplinare, per ora non si è manifestata, anzi la serva odia il tutto ed all'avvicinarsi del giorno della pulizia intestinale sono sospiri e preghiere per dilazionare la “prova”. Ovviamente non prendo lontanamente in considerazione la cosa e il programma di “lavement san culottes” proseguirà, magari aumentando leggermente le “difficoltà” del primo livello, che ne dite?

FrauJulia

 

 

20 dicembre 2011

PENSION BALNEARIA 15

Cara Monika,
sono ormai settimane che siamo ai lavori forzati. Lavorare alla noria, trascinare i carrelli e pulire, pulire, pulire. Come ti dicevo ormai la perra e le sue tirapiedi, comandano a bacchetta. Della Signora nessuna notizia.
Ieri io e Veronica siamo state assegnate alla pulizia di una delle cantine della Pension. Quale sorpresa, anziché stanze vuote e polverose c’erano mobili ed una serie di casse, il tutto coperto dalla polvere di decenni. Poiché sembravano cose appartenenti alla storia della Pension abbiamo chiamato anche Pilar. Secondo lei quegli oggetti avranno dai 50 agli 80 anni. Abbiamo ripulito il tutto dalla polvere, si tratta di lettini e seggioloni, laccati di bianco, dotati di preoccupanti cinghie di contenzione. Pilar ha detto che quelle sono le vere “sillas de la verguenza”. Inoltre  strane vasche da bagno sorrette da zampe di ghisa, oggetti di stile liberty. Le casse contengono intimidanti attrezzi di acciaio inox, vetro ed ebanite di chiaro uso sanitario. La cosa strana è che sembrano nuovi, il materiale ha retto i decenni senza deteriorarsi, solo alcuni tubi e tubicini in gomma si sono rovinati. Pilar ha cercato di spiegarmi l’uso di alcuni di questi aggeggi e, visto che con alcuni termini spagnoli ho difficoltà, ne ha mimato l’uso. In pratica servono ad iniettare le acque termali da qualsiasi apertura del corpo umano, non credo siano cose troppo piacevoli.
Un abbraccio.
Sguattera Nadia

8 dicembre 2011

PENSION BALNEARIA 14

 
Cara Monika,
in queste ultime settimane le cinesine sono state messe a sostituire tutto il personale  a contatto con gli ospiti, ci chiediamo con che risultati, visto che prima la Pension era rinomata per le sue acque, ma soprattutto per i trattamenti, massaggi ed idroterapie effettuati da personale esperto e diplomato.
Le uscite in paese sono proibite, in pratica solo la consultora e le sue due guardie del corpo vanno e vengono, facendo comunque in modo che sia sempre presente una di loro a controllarci. L’assenza della Signora si prolunga, speriamo torni presto bene perché qui siamo in balia della perra che si comporta come una padrona a tutti gli effetti.
Anche le massaggiatrici sono state messe a lavorare con noi sguattere. Devo ricredermi sul fatto che ce l’avessero con noi, lavorando fianco a fianco sono anzi diventate simpatiche.
Visto l’aumento del personale disponibile, la consultora ha varato una pulizia generale di tutti i locali della Pension. E ce n’era bisogno, l’edificio è molto grande, dei primi anni del secolo scorso e da decenni  ne era utilizzata solo una piccola parte. E così, tutte le serve libere dalle fatiche della noria possono “rilassarsi” pulendo un locale alla volta, rimuovendo tutto il contenuto della stanza e rimuovendo lo sporco di decenni dai muri e dagli interminabili pavimenti, riverniciando inoltre tutte le pareti. Inutile che vi racconti dei dolori alle mani, ginocchia e schiena che ci affliggono.
E non crediate che, dovendo pulire molti locali, gli standard di qualità imposti a noi sguattere si siano abbassati: a sera, alla fine del lavoro passa la consultora, ed indossando guantini bianchi, passa un dito dove abbiamo pulito. Se il guanto resta immacolato ci viene permesso di cenare ed andare a riposarci, in caso contrario ci viene dato solo un pappone formato da avanzi bolliti in un po’ di acqua salata, il famoso “comer del perro” e poi, anziché riposare, dobbiamo tornare a pulire per lunghe ore. Pensate che a volte alla perra il lavoro non piace per due o tre volte di seguito, in quei casi il lavoro finisce a mezzanotte ed oltre. Ed ovviamente la mattina dopo ci attende la inesorabile sveglia alle 5.30, ben prima del canto del gallo, e alle 6 dobbiamo iniziare a lavorare.
Ciao cara collega, uno stanco saluto.
sguattera Nadia
(14- continua)

26 ottobre 2011

PENSION BALNEARIA - 3


Cara Monika,
ho cominciato a conoscere le compagne di lavoro: siamo 4 sguattere a servizio continuo più 2 – 3 sguattere che  arrivano,  saltuariamente “a giornata”,  ci sono poi 6 cameriere, 4 massaggiatrici, 1 cuoco, 1 facchino, 1 direttrice.
Le condizioni di lavoro di noi sguattere sono abbastanza dure: siamo tirannizzate  dalle cameriere e massaggiatrici , a noi vengono assegnati tutti i lavori pesanti e spesso dobbiamo fare anche quello che toccherebbe alle altre.  In particolare le cameriere approfittano costringendoci a riordinare e pulire a specchio le numerose camere della pensione, al loro posto. Dobbiamo fare in modo di essere assolutamente “invisibili” per la clientela. L’orario di lavoro non esiste, dobbiamo sempre essere sempre all’opera.  In compenso ci vengono concessi a turno un pomeriggio con nottata libera  per l’immancabile “movida” di fine settimana..  Dopo una nottata di bagordi non si è proprio al massimo della forma, ma si è tenute lavorare in ogni caso.
Serva Nadia.
(3- continua)

7 luglio 2011

VILLA PENITENZA: COMMIATO


Cara Monika,
ho saltato qualche report da Villa penitenza, perché la Signora Barbara non vuole che passi tutte le serate al PC. Per la durata del corso andava bene, ma mi devo abituare a fare la serva, non la protagonista. Mi permetterà, o meglio, mi ordinerà di scrivere qualcosa di tanto in tanto e più probabilmente posterà più spesso Lei con aggiornamenti sul mio servizio.
Ma andiamo con ordine, nei giorni scorsi c’è stata la festa di chiusura di Villa Penitenza, dapprima una dimostrazione di noi serve, in cui abbiamo mostrato alle Signore di essere in grado di punirci, su loro ordine, anche da sole.
Anne ha preparato un inginocchiatoio, coperto dai tappi corona della birre (non per niente tedesche!). Ci si è inginocchiata, non di colpo come aveva millantato, ma facendo molta attenzione. Ciò non toglie che le sono restate le stampine dei tappi sulla pelle del ginocchio per ore.
Brune si è applicata tutta la serie completa di dilatatori anali. Sull’ultimo ha applicato il Viks e, dalla smorfia che faceva le ha fatto di certo molto male.
Io, su suggerimento della Signora Oliva, ho deciso di punire le mammelle:  mi sono messa da sola il torchio mammellare, in cui avevo incerottato alcune puntine da disegno a 3 punte e, piano piano ho iniziato a girare i “galletti”, cioè le viti che lo stringono. Il dolore era allucinante ma sono riuscita a stringerlo al massimo, sudando come una fontana per il dolore. E che male quando, tolto il torchio, la sorvegliante Barbara mi ha massaggiato per vedere se le puntine avevano fatto grossi danni!
Terminata questa fase c’è stato un magnifico buffet a cui siamo state invitate dalle Signore. La Signora Bancaria, al momento del brindisi ci ha rivelato che si era parlato di farci “brindare” tramite clistere ma che la Signora Infermiera si è opposta all’utilizzo di alcolici per quella via: vengono assorbiti troppo rapidamente e si rischiano sbornie se non intossicazioni. Per cui ci è andata bene almeno una volta, abbiamo brindato tutte assieme, Signore e serve. Ci siamo salutate, con baci, abbracci e qualche lacrimuccia. Ora le tedesche sono partite, lo stesso le italiane. È restata solo la Signora Barbara . Dovrò mettere tutto in ordine, sistemare il giardino, più o meno una settimana.. Poi Villa Penitenza chiuderà, fino al prossimo impiego.
Un saluto dalla Signora Barbara e dalla vostra affezionata sguattera Lucia.

disegno © Maria Romey

18 giugno 2011

VILLA PENITENZA: LUCIA RIMANE SERVA


Cara Monika,
a Villa Penitenza sono in arrivo grosse novità. Stamattina, dopo gli ultimi ritocchi e dopo di aver innaffiato il giardino siamo state convocate nel salone. Sono arrivate le Signore, quasi non le riconoscevamo, vestite tutte con un lungo abito scuro, lo si direbbe quasi un saio. E’l’abito da cerimonia. La Signora Bancaria prende la parola e ci comunica le novità. La Novizia Barbara viene promossa da oggi al ruolo di Sorvegliante. In questo ruolo, per noi equivale ad una Signora a tutti gli effetti. Infatti può darci ordini e punirci in assoluta autonomia. Ci è fatto obbligo di chiamarla Signora oppure Sorvegliante. Domani ci sarà la festa per la sua promozione, con degli invitati. A questo proposito noi serve dovremo avere un comportamento impeccabile, perché una mancanza  ci costerebbe la condanna a qualche mese di Istituto Correzionale per domestiche ribelli. Dovremo presenziare alla cerimonia di nomina stando immobili in piedi molto a lungo, per evitare problemi ci fanno indossare pannolone e mutande impermeabili.  Poi dovremo tenerci umilmente in disparte durante i vari rinfreschi e brindisi. Ci saranno però dati gli avanzi, e già oggi ci sono state date razioni migliori e più abbondanti, per cui la vita torna a sorriderci.
Non ci sono state particolari attività, la Villa è stata da noi tirata ancora più a lucido, abbiamo lavato tutto il nostro corredo e lucidato scarpe e zoccoli punitivi. Ci siamo accuratamente lavate col sapone di marsiglia. Speriamo proprio che domani vada tutto bene e di non finire all’Istituto Correzionale, visto la durezza di Villa Penitenza, quello deve essere proprio un inferno.
E veniamo alla mia situazione, come ormai immaginavate, almeno per quest’anno non si parla assolutamente di una mia riabilitazione, anzi, verrò messa senz’altro a servizio. La Sorvegliante Barbara può assumere una domestica e si è detta disponibile ad assumermi.  Monika, tu che sei da anni a servizio, vorrei  mi dessi un consiglio, accettare questo posto, con l’umiliazione di servire dove prima comandavo o chiedere rispettosamente un alternativa?
Ciao Monika, un abbraccio dalla sguattera Lucia

Cara Lucia, ecco il mio parere, da serva a serva: credo che, nella posizione in cui ti ritrovi, non sarebbe affatto opportuno chiedere un'alternativa. Ora sei una serva a tutti gli effetti e qualunque richiesta da parte tua equivarrebbe al mettere in discussione l'autorità che dispone di te.
Con tutta la mia solidarietà
Monika, domestica

disegno © G. Pichard

17 giugno 2011

VILLA PENITENZA: LE FORZATE DEL CONCIME


Cara Monika,
scusa il ritardo ma ieri sera non ero proprio in condizioni di scrivere il report.
I miei guai sono cominciati prestissimo, quando camminando ho involontariamente urtato la Signora Infermiera. Mi è venuto istintivo scusarmi, dimenticando di essere una sguattera, dicendo “Scusami”. Gravissima infrazione all’etichetta. Di lì a poco la Signora Infermiera è tornata, accompagnata dalla Novizia Barbara che mi ha consegnato una saponetta, già ammorbidita nell’acqua calda. Mi hanno costretto, dapprima a leccarla con tutta la lingua, poi a tenerla in bocca per 15 minuti e per finire a masticarne un pezzo per poi risputarlo. Non vi dico lo schifo, anche perché era una saponetta profumata. Mi hanno permesso di sciacquarmi la bocca ma il sapore mi è restato in bocca per tutta la giornata.
Ma il peggio doveva ancora venire, le Signore hanno fretta di terminare il giardino, poiché vogliono festeggiare qualcosa ed allora non possono attendere i nostri ... tempi digestivi. La Signora Portinaia ha avuto l’idea del pozzo nero: essendo la casa in montagna non è collegata alla rete fognaria ma ha il pozzo nero, che deve essere vuotato periodicamente. Detto fatto, siamo state messe tutte e tre ai lavori forzati. Io, l’ultima ad avere meritato una punizione, ho dovuto indossare lo “Scafandro” ed ho avuto l’invidiabile compito di sollevare il tombino e poi, con un secchio, a cui era stato fissato in qualche modo un pezzo di legno, prelevare il contenuto del pozzo nero. Poi il secchio veniva passato alle colleghe che provvedevano a svuotarlo sul terreno. La puzza all’imbocco del tombino era tale che le Signore hanno deciso di legarmi in vita con una corda, per evitare che svenendo potessi cadere nel pozzo. Immaginatevi lavorare per quattro interminabili ore dentro uno scafandro impermeabile, sotto il sole e potendo a malapena respirare. E naturalmente guai a rallentare il ritmo o, peggio a fermarsi un attimo, subito appariva la Novizia per ricordarci a frustate il nostro dovere.
Alla fine io ero talmente sporca ed in tali condizioni che la Novizia ha dovuto lavarmi con l’idrante del giardino.
E il compito successivo è stato di zappare il terreno, in modo che assorbisse il concime e sparisse il cattivo odore da questo esalato.
Finito il lavoro la Signora Infermiera ha detto a me e Brune di non preoccuparci, che alla pulizia di quei pozzi neri dei nostri intestini si sarebbe  comunque provveduto nei prossimi giorni, che premurosa, vero?   
Per cui ieri sera, appena ricevuto il nostro pasto e terminati i lavori serali sono crollata addormentata sul materassino.
Stamattina ci hanno svegliato prestissimo, fatte indossare le divise e spedite in paese, trainando un carrettino, per fortuna senza gli zoccoli punitivi. Due Signore, naturalmente ci controllavano dal SUV. Abbiamo trainato il carrettino fino ad un fiorista, dove sono stati acquistati dei bei cespugli fioriti. Vedere tre sguattere a trainare un carretto ha lasciato allibiti tutti i presenti, ci sono state occhiate stupite e gente che ridacchiava, noi eravamo paonazze. E poi via, trainare indietro il carrettino ora carico, in salita. Alla fine del viaggio, subito alle vanghe, sotto la direzione della Signora Severa, per piantare i fiori  ed i cespugli. Ed infine un ora per innaffiare abbondantemente il giardino. Insomma siamo arrivate a sera saltando anche il pranzo. Finalmente ci siamo potute dissetare e nutrire.
Come vedi qui a Villa Penitenza si fa in modo che noi sguattere non si resti con le mani in mano.
Un caro saluto dalla sguattera Lucia.

15 giugno 2011

VILLA PENITENZA: CONTROLLO PSICOLOGICO E FISIOLOGICO DELLE SGUATTERE


Cara Monika,
questa mattina, svolti i soliti lavori di routine, anziché essere ammesse nel Salone, siamo state portate sotto il portico, dove la Maestra delle Novizie e la Novizia Barbara ci hanno fatto fare una serie di esercizi simili alle parate militari, camminare in maniera sincronizzata, obbedire  all’unisono ai vari comandi sinistra, destra, avanti ferme, dietrofront. La cosa è proseguita molto a lungo. Non ci è stato rivelato cosa è stato detto, ma come cronista, sono riuscita a conoscere l’argomento odierno: il condizionamento psicologico ed il lavaggio del cervello delle domestiche. Posso quindi immaginare che anche gli strani esercizi eseguiti stamattina fossero in qualche modo legati all’argomento e forse le Signore non vogliono che noi si conoscano i particolari delle loro sofisticate tecniche di dominazione.
Dopo il pranzo, che con nostra gioia continua ad essere abbondante, anche se sono solo fagioli, siamo state convocate nel salone.
La Novizia Barbara ci ha fatto abbassare le mutande e le ha annusate, potete immaginarvi la vergogna che ho provato, quando ha annunciato  che “la sguattera Lucia puzza di piscio, questa vecchia incontinente deve imparare a tenersi pulita”. Mi ha fatto mettere a sedere nudo sulle sue ginocchia e mi ha sculacciata di santa ragione. La Maestra delle Novizie le dava consigli sulla tecnica per sculacciare a lungo senza stancarsi o indolenzirsi troppo la mano. Devo dire che la Novizia Barbara sta imparando rapidamente … fin troppo!.
E’giunta l’ora della pulizia intestinale. Per non perdere tempo le Signore hanno deciso di trattare una serva per giorno a turno. Tocca alla Novizia Barbara  provvedere a queste operazioni, istruita dalla Signora Infermiera. Si decide che impiegherà per Anne una doppia dose di olio di ricino. La meschina deve mettersi in ginocchio e la Novizia le somministra, cucchiaio per cucchiaio il fetido liquido. Non contenta di come la poveretta succhia l’olio la obbliga a pulire meglio il cucchiaio leccandolo accuratamente. Ovviamente la povera Anne stasera non sarà in grado di cenare e credo che nella notte farà vari pellegrinaggi dal giaciglio al secchio!

Un saluto dalla sguattera Lucia.

14 giugno 2011

VILLA PENITENZA: CONCIME DI SERVA

UN ERRORE PAGATO CARO

Cara Monika,
devo subito confessare di aver commesso un gravissimo errore, nel descrivere la gerarchia di Villa Penitenza: i livelli servili sono: sguattera, domestica femme de chambre. I livelli intermedi: postulante, NOVIZIA, sorvegliante  ed infine al top la Signora.
Questa dimenticanza, sommata alla mia tendenza a nominare le Signore per nome, omettendo il titolo, mi è costata una dura punizione da parte della Novizia Barbara, infatti già ieri sera tardi, le Signore riunite la hanno accettata. E’stata anche nominata la Maestra delle Novizie, la Signora Severa, che guida ed istruisce le Novizie nei loro compiti, e probabilmente le castiga, anche se noi serve non veniamo a conoscenza di ciò.
Anne e Brune, con un lavoro durissimo, hanno finalmente terminato di dissodare il giardino. Dove erano erbacce e sterpi, ora ci sono graziose aiuole. Le loro mani si sono indurite e sembrano quelle di un contadino. Prima però di piantare i fiori, bisogna concimare il terreno. La Signora Bancaria ha deciso che “in mancanza di sterco di vacca, concimeremo con sterco di serva”. Si è pertanto deciso di sottoporci ad una dieta molto ricca di scorie e di praticarci una radicale pulizia intestinale una volta ogni due giorni. Anne e Brune dovranno occuparsi di ritirare i secchi da noi usati per gabinetto ed utilizzarli per concimare.
Detto fatto, da oggi alla nostra razione di pastone sono stati aggiunti due mestoli di fagioli e della cicoria selvatica, che siamo andate a raccogliere in grandi quantità. Affamate come siamo divoriamo il tutto, però poi ti lascio immaginare il brontolio di pancia e l’odore che aleggia nel nostro dormitorio!
E veniamo al pomeriggio. Date le mie mancanze sarò io ad essere punita. La Novizia Barbara mi fa mettere sul lettino e provvede, guidata dalla Maestra delle Novizie, alla dilatazione anale. Mi fa parecchio male, poiché passa alla misura successiva a quella a cui ormai ero abituata.
Segue la lezione avanzata di elettroterapia: la Signora Victoria, e la Novizia Barbara, mi collocano diversi elettrodi, compresi il vaginale e il rettale, collegandoli  con gli appositi fili e mi fanno indossare lo “scafandro” e gli stivali di gomma. Mi mettono anche l’elettrodo per la lingua.
E’stata portata una scaletta di 3 gradini che devo salire e scendere decine di volte, a passo di corsa. Non vi dico in che stato sono! Ma ogni volta che rallento, la terribile macchinetta se ne accorge, non so grazie a che sensore, e mi manda dolorose scariche nei punti più delicati. Mi contorco come una marionetta e sudo come se fossi in un forno, il sudore cola dal fondo dello scafandro negli stivali. Inoltre le scariche alla lingua mi fanno sbavare e cola in lunghi fili dalla mia bocca, poiché non ho neanche la forza di asciugarmi. Quando finiscono mi devono svestire e riportare al mio posto perché non mi reggo in piedi.
Insomma, come puoi vedere ogni giorno a Villa Penitenza porta i suoi dolori!
Un saluto dalla sguattera Lucia.

13 giugno 2011

VILLA PENITENZA: RIPRENDE L'EDUCAZIONE DELLE SERVE


LA VITA SI FA ANCORA PIU’DURA

Cara Monika,
e siamo arrivati alla temuta ripresa dei corsi. La Signora Bancaria ci ha tenuto un breve discorso. Oggi riprendono i corsi, con un argomento non ancora toccato: l’elettroterapia. E’molto in voga, anche nel campo medico e sportivo. Inoltre ci ha ricordato che sarebbero continuate le punizioni già da noi meritate. Una novità, invece, riguarda Barbara: le Signore hanno deciso di presentare la sua candidatura come Postulante. Per farla breve ripassiamo i vari gradi organizzativi: al gradino più basso la sguattera, poi la domestica e poi la femme de chambre, che è il grado più alto a cui può aspirare una donna di servizio, a meno che non frequenti appositi corsi. Esistono poi due gradini intermedi: postulante e sorvegliante  ed infine la laurea a Signora.  Non credetevi che i passaggi a postulante e sorvegliante siano semplici: innanzitutto le postulanti sono sottoposte alla stessa identica disciplina delle altre serve, solo che a loro toccano sempre le punizioni più lunghe e dolorose ed i lavori più pesanti. Se dimostrano di saper sopportare, e se alle Signore piace l’idea, passano a sorveglianti. Ora cambia lo status sociale, sorvegliano noi serve e ci somministrano le punizioni. Non sopportano la nostra disciplina, ma vengono punite in privato, molto duramente, se le serve non si comportano bene o se i lavori lasciano a desiderare. Solo un convegno di Signore può assegnare il titolo di Signora. Solitamente si promuove solo una per volta, per cui la mia riabilitazione è in forse. Però sono felicissima per Barbara, le parlerò per dirglielo e per esortarla a non aver alcuna pietà quando si tratterà di punirmi, poiché le signore controllano anche questo.
Ma veniamo alla giornata. Dopo una esaustiva lezione teorica, tenuta dalle tre tedesche, ci vengono presentati i due apparecchi procurati da Infermiera ed in dotazione a Villa Penitenza. Il primo è un apparecchio ad alta tensione, genera un alone luminoso rosa-violetto ed emette un sinistro crepitio. Ci viene avvicinato alle mani, partono lunghe scintille che paiono aghi. L’altro apparecchio è invece una scatoletta per la elettrostimolazione, proprio come quella degli sportivi, è stata potenziata da un amico di Severa, un genio dell’elettronica. Vengono spiegati estesamente i rischi connessi all’uso di questi apparecchi, se non si conoscono a fondo possono presentare rischi gravissimi, per cui “DON’T TRY THIS AT YOUR HOME!”.
La prima che avrà il dubbi piacere di sperimentare il tutto è Barbara, nel suo nuovo ruolo di postulante. Viene legata al lettino, inizia Victoria con l’apparecchio ad alta tensione. Nel suo globo di vetro si vedono scariche viola. Victoria inizia ad avvicinarlo ai seni di Barbara che si lamenta a gran voce. Passa poi alla zona genitale, le grida aumentano. Continua così per un buon quarto d’ora.
Finalmente smette e libera Barbara, che deve ringraziare, rivestirsi e raggiungere il suo posto.
Tocca ora ad Anne, Victoria cambia apparecchio, quello che utilizza ora è molto più complicato, dotato di display, molte manopoline ed una serie di lucette. Le vengono incollati una serie di elettrodi all’interno delle cosce e sul ventre. Vengono collegati dei fili e la torturatrice accende lo strumento. Anne inizia a dare segno, prima di fastidio e poi di sofferenza. Si vedono chiaramente i muscoli che , sotto l’effetto della corrente, si contraggono ritmicamente. Ora l’aguzzina mette delle pinzette ai seni ed inizia a mandare delle scosse anche lì. Aumenta gradualmente l’intensità degli impulsi e la vittima inizia prima a lamentarsi a gran voce, poi ad urlare. Piange e si dimena, ma i legacci sembrano d’acciaio Ma le urla belluine iniziano quando le infila in vagina un grosso dildo, collegato alla scatola delle scosse. Urla e si dispera fino a che la torturatrice non si stanca di sentirla.
E’ora il turno di Brune. Ha assistito al tormento della sua amica e trema di paura. Viene fatta accomodare sul lettino e legata. L’aguzzina le infila un elettrodo davanti ed uno dietro. Per buona misura le mette una specie di bavaglio che pinza la lingua, impedendo di parlare, ma lascia respirare. Anche questo aggeggio è collegato alla scatoletta. Iniziano le scosse. Brune si agita scompostamente , ma può solo mugolare. Victoria spiega che inizierà a mandare scosse anche alla lingua. Bastano cinque minuti e la povera Brune si fa la pipì addosso dal male.
Vorrei potervi raccontare di essermi comportata meglio delle altre, ma quando è stato il mio turno ho urlato, sbavato, mugolato e pianto senza ritegno. La cosa più terribile è che le scosse lanciate  dalla scatoletta non sono continue e neanche ripetute con un certo ritmo, no, arrivano di sorpresa, quando meno te l’aspetti e vanno dalla più leggera che ti fa contrarre tutta, fino alla scarica che ti toglie il respiro. Insomma, mi devono far scendere dal lettino ed accompagnarmi al mio posto dove mi accascio sul tappetino punitivo, non ho neanche la forza di stare inginocchiata.
A sera io e Barbara dobbiamo sottostare alla punizione per l’aiuto dato alle due tedesche. Riceviamo una dozzina di scudisciate a testa, date con tutta la forza della Rottermayer.
Ci pratica poi un clistere di acqua e sale, sono solo 2 litri, ma il sale impedisce che l’intestino assorba il liquido, che così ti tormenta per un tempo infinito. Veniamo poi impannolinate e ci fanno mettere le mutande impermeabili. Ci ordinano di tenere tutto e di non perdere neanche una goccia.. Ci fanno mettere gli zoccoli puntuti e dobbiamo salire e scendere la scalinata, a pancia piena. Ci fanno continuare a camminare, preda delle contrazioni peristaltiche. A un certo punto non ce la faccio più, cerco di stringere, come mi ha insegnato Victoria ed in effetti per dieci minuti ci riesco. Ma è una battaglia persa  ed alla fine riempio le mutande. Le Signore se ne accorgono e mi prendo una nuova dozzina di frustate sulla schiena.
Dovremo restare bagnate, sporche e puzzolenti fino al mattino. Ora sto digitando inginocchiata sul tappetino di punizione. Ho avuto modo di parlare con Barbara, di nascosto. Mi sono felicitata sinceramente per la sua nomina. Se c’è una che merita è lei, l’avevo promossa io a femme de chambre. Le ho chiesto, comunque vadano le cose, che noi si possa restare insieme, che sia io o sia lei la Signora. Poiché so come vanno le cose, soprattutto quando diventerà sorvegliante, le ho detto di non fare favoritismi,. Anzi di trattarmi in maniera giusta ma molto dura, non vorrei che pregiudichi la sua carriera per causa mia.
Ciao Monika, ora mi ritiro. Cosa pensi della situazione?
Un saluto dalla postulante e dalla sguattera.

Un saluto dalle sguattere Lucia e Barbara

Lucia, penso che dal tuo racconto stiamo emergendo spunti molto interessanti e che, inequivocabilmente, il regime e le punizioni a cui sei sottoposta mettano in luce una tua naturale predisposizione al servizio e alla schiavitù domestica. Forse mi sbaglio, ma sarà il tempo a dircelo (e le Signore che sovaintendono alla tua educazione).
Ti abbraccio e nel farlo ringrazio le signore di Villa Penitenza che ti permettono di tenerci informati sugli sviluppi del vostro affascinante percorso educativo e punitivo.
Monika, domestica

Monika, domestica

12 giugno 2011

VILLA PENITENZA: LE SGUATTERE IN "VACANZA"


UNA BREVE VACANZA

Cara Monika,
oggi aria di vacanza a Villa Penitenza. Appena alzate ci ordinarono di lavare immediatamente tutto il nostro corredo, e così le quattro misere serve, nude lavarono, chine sulla fontana in giardino, i loro panni e li stesero poi al sole sulle frasche. Dobbiamo lavarci accuratamente anche noi, sotto una doccia gelida, usando il sapone del bucato. Si attende che i vestiti asciughino al sole, fortissimo, intanto, sempre nude facciamo le pulizie “di fino” in tutta Villa Penitenza. Bancaria ci controlla e ci  riprende più volte, se un oggetto ha la minima traccia di polvere dobbiamo pulirlo nuovamente. Il solito pastone costituisce il nostro pasto. Finalmente le divise sono pulite, ci fanno rivestire e poi, in fila indiana ci fanno uscire. Barbara viene mandata a guidare la fila con l’ordine di farci marciare il più spedite possibile e ci facciamo a piedi i tre chilometri che ci separano dal paese. Qui  ci fanno prendere una corriera fino alla città più vicina. Ci chiediamo a che scopo siamo state portate in città, sogno che magari, ci portino a prendere una pizza o un gelato. Niente di tutto questo, la gita è a scopo culturale, ci portano a visitare il “Museo della Tortura”. Un cupo edificio, già utilizzato nei secoli passati come prigione. Qui sono esposti e illustrati tutti i mezzi utilizzati per far soffrire, Dai più raffinati ai più sanguinari. Mi sento quasi svenire, ma le nostre sorveglianti ci costringono a vedere tutto fino in fondo. L’umore è ora molto più cupo, nonostante il sole.
Ma la cosa che ci fa più soffrire sono i tre chilometri a piedi. Anziché le nostre calzature, ci costringono ad indossare degli zoccoli di legno, al cui interno, a contatto della pianta del piede, sono stati montati numerosi bulloncini a forma di piramide tronca. Sono messi ogni mezzo centimetro e coprono tutta la suola. Non sono pungenti e sono relativamente morbidi, essendo di materiale plastico. Ma vi ricordate il fastidio ed il dolore quando, camminando vi finisce un sassolino nella scarpa? Ecco, qui si tratta di almeno una trentina di sassolini. Camminiamo come papere, come se dovessimo camminare sulle uova. Barbara deve sempre dirigere la fila, se all’andata ci avevamo messo meno di un ora, visto che eravamo in discesa, al ritorno ci mettiamo tre ore. A tratti togliamo gli zoccoli, per cercare un po’ di sollievo, ma il terreno è sassoso e pieno di spine. Inoltre due delle Signore ci controllano da vicino dal loro SUV e ci impediscono di fare soste.
Rientrate a Villa Penitenza, la Signora Infermiera viene a cercarmi e mi dice che mi aspettano per proseguire la mia riabilitazione intestinale. E io che avevo sperato di cavarmela almeno oggi!
Vengo fatta mettere sul lettino, però stavolta a quattro zampe. Inginocchiata fino ad appoggiare le mammelle sul piano. Mi dicono di non preoccuparmi , non mi faranno soffrire troppo. Viene preparato il solito gigantesco apparecchio da clistere pieno di acqua. Prendono una sonda di gomma rossa, che ha all’estremità due palloncini della grandezza di un uovo. Mi preoccupo pensando che sono ancora troppo stretta e non entreranno, ma Infermiera mi mostra ch i palloncini sono sgonfiabili ed entrano anche da un buchetto molto piccolo. Intanto Victoria ricomincia a stimolarmi con il vibratore. Sento che Infermiera mi inserisce qualcosa, un po’ di fastidio e mi dicono “ecco fatto!”. Ora Infermiera mi mette in mano una pompetta, mi dicono serve a gonfiare i palloncini. Lasciano che sia io a farlo. Stimolata a quel modo do un paio di pompate, la sensazione del palloncino interno che si ingrossa non è poi dolorosa, anzi, do altre due o tre pompate. Tanto che a un certo punto Infermiera mi dice, che per le prime volte basta così. Inizia ad entrare il liquido, sento il suo tepore. Anche la sensazione di pieno contribuisce ad eccitarmi. Passano i minuti, sto sempre godendo come una porcella. Ora fermano l’acqua, ho già preso i regolamentari due litri. Mi dicono di rilassarmi pure, coi palloncini non  uscirà una goccia. Dopo un po’ mi dicono di cercare si “stringere”, in modo da riprendere il controllo dei miei sfinteri. Si continua così per un buon quarto d’ora, alternando rilassamento a “strizzate”.  Ora mi accompagnano sul secchio, dove potrò scaricarmi, sgonfiano e tolgono la sonda. Victoria è soddisfatta, le cose sono andate come pensava e da domani potrò subire i regolamentari clisteri punitivi come tutte le altre, senza che ricomincino quelle spaventose coliche.
Non è finita, per espiare il godimento che mi è stato devo sopportare 15 colpi di elastico. Vi assicuro che se non mi avessero fissato saldamente al lettino, sarei saltata giù, un dolore terribile!
Stiamo per coricarci quando Le Signore, capitanate da Bancaria arrivano nel nostro garage – dormitorio. Ci viene detto che questa giornata di riposo è quella di metà corso. Da domani tutto riprende come prima e la Signora Victoria presenterà le punizioni tramite elettroterapia. Ci viene ricordato che siamo, comunque tutte in punizione, Anne e Brune ai lavori forzati, io e Barbara che dobbiamo scontare la condanna per favoreggiamento. Pertanto da domani riprenderanno le punizioni.
È con queste parole che ci spengono la luce. Siamo tutte ancora turbate dalle scene e dagli oggetti visti al museo, perché tanta cattiveria?

Un saluto dalle sguattere Lucia e Barbara

10 giugno 2011

VILLA PENITENZA: ARRIVA IL LETTINO


UN NUOVO ARRIVO

Cara Monika,
mi pare siano ormai due settimane che siamo rinchiuse a Villa Penitenza, a tratti vengo assalita dallo sconforto. Mi era stato detto che il periodo di servizio sarebbe stato di un mese, ma le Signore mi hanno comunicato che terminerà  solo quando mi considereranno redenta e che allora verrà deciso se potrò tornare ad essere una Signora o se la mia vita resterà di sguattera. Non ti dico quante lacrime nel buio della notte. Come se non bastasse  sono mestruata, ho cercato di non far notare la cosa ma Teutonica e Rottermeyer si sono divertite a tormentarmi con strizzate e schiacciamenti del seno dolorante.  Teutonica ha ripreso a somministrarci i semini, con le conseguenti operazioni di recupero. Ti avevo detto del viaggio della Signora Infermeira per rifornire la Villa di mezzi disciplinari, è tornata col SUV carico di pacchi, oltre a quelli c’era un lettino di contenzione, simile a quelli degli studi medici. Ed in tarda mattinata è arrivata Frau Victoria, una collega tedesca di Infermiera. E’stata informata dell’accaduto ed ora aspettiamo tremando che termini la riunione delle Signore. Intanto non restiamo con le mani in mano, Anne e Brune continuano nel loro lavoro, sempre più ustionate e con le mani piene di vesciche, provocate dai manici degli attrezzi, infatti è stato loro proibito nella maniera più assoluta di utilizzare i guanti, altrimenti potrebbero danneggiarli. Io e Barbara, intanto abbiamo dovuto lucidare la villa e scaricare il bagagliaio del SUV portando tutto il materiale nella sala. Non ti dico la fatica col lettino. Tra l’altro questo lettino è proprio come quello dei ginecologi ed ha una serie di cinghie per fissare la malcapitata nella posizione desiderata. Continua l’allenamento con i dilatatori, ormai io e Barbara siamo “cresciute” permanentemente di una misura. Anne e Brune, grazie all’intenso allenamento hanno già guadagnato tre misure.
Pare che domani Infermiera e Victoria vogliano iniziare una serie di trattamenti su di noi. Per stasera ci  hanno fatto prendere una pastiglia ed una tazza di tisana, domani mattina verremo tenute digiune.

Un abbraccio dalle serve Barbara e Lucia.

disegno ©  G. Pichard

9 giugno 2011

VILLA PENITENZA: LA RIPRESA DEI CORSI


LA RIPRESA DEI CORSI

Cara Monika,
stamattina dovevano riprendere i corsi. Dopo la sveglia siamo state convocate nel salone, dove la Signora Bancaria ha spiegato i cambiamenti che ci sarebbero stati sia nel trattamento di noi serve che nel programma.
Si è giunti quindi al temuto momento della marchiatura delle due ladre. Esse verranno marchiate con una L impressa a fuoco nelle loro carni. Infermiera ha portato un fornello da campeggio su cui è stato posto un ferro da marchiatura costituito da un profilato metallico, appunto a forma di L, di dimensioni ragguardevoli. Un brivido è serpeggiato tra noi serve, alla vista dell’orribile attrezzo, pensando al dolore che avrebbe fatto nelle carni delle condannate. La prima a venire trascinata nel salone è Anne. Viene legata prona, a sedere nudo e bendata. A questo punto, la Signora Infermiera sostituisce il grosso ferro da marchiatura con un altro molto più piccolo, la suppliziata, essendo bendata non lo sa. Si sente il sibilo del fornello, Anne suda copiosamente, devono essere momenti di terribile paura. Finalmente Infermiera giudica che il ferro è pronto, Rottermayer e Teutonica si siedono sulla condannata per tenerla perfettamente immobile, Infermiera avvicina il ferro alle carni, fa in  modo che la condannata senta il calore che si avvicina inesorabile e poi affonad con decisione il ferro nella chiappa della tedesca. L’urlo disperato di Anne quasi ci assorda, ma Infermiera non demorde, continua a spingere il ferro contro la carne, si alza una nuvoletta di fumo e si sente il tipico odore di pollo ai ferri. La scena sarà durata magari un solo minuto, ma mi è parssa un eternità. Tolto il ferro, le tedesche si sono alzate dalla propria vittima, che, sebbene trattenuta dai legami cercava di divincolarsi, per tentare di calmare il dolore. Non c’è stato nulla da fare, per 5 minuti ha dovuto sentirsi un discorsetto del tribunale sull’espiazione delle sue colpe. Poi finalmente Infermiera l’ha medicata. Anne non lo ha disto ma il suo marchio è piuttosto piccolo, anche se le ha fatto un male esagerato, tutto sommato è anche una cosa di moda, il ricordo permanente della sua colpa. La stessa scena si ripete per Brune. Ora le due marchiate vengono fatte mettere in ginocchio sui loro tappetini. Riprendono i corsi, per me e Barbara si riprende la lezione sull’allargamento dello sfintere e l’utilizzo delle apposite pomate. Infatti ci vengono insegnate le particolarità dei vari lubrificanti, a partire da quelli da cucina, burro ed olio d’oliva, alla intramontabile vasellina, per giungere alla moderne pomate per utilizzi medici, alcune delle quali contengono anche un componente anestetico. Nonostante le pomatine passiamo una buona mezz’ora di dolori, in particolare quando ci mettono al misura superiore alla nostra capienza. Dice Infermiera che dopo tre – quattro sedute saremo già in grado di passare alla misura successiva, se ci impegnamo. Speriamo che non ci dia anche i compiti a casa!
Nel pomeriggio, anzichè la lezione pratica siamo state convocate all’esterno, per essere testimoni di un ulteriore punizione per Anne e Brune, sono state legate nude a quattro paletti infissi nel terreno e Severa ha buttato loro addossso palettate di terra e formiche prelevate da un formicaio del giardino. Inutile dire che erano formiche rosse, di quelle che quando mordono iniettano un acido che duole a lungo.
Monica, ora ti salutiamo, vi ricordo le nostre punizioni, altrimenti finisce che è la Signora Infermiera  a punirci e testare i suoi nuovi, spiacevoli attrezzi.
Un abbraccio dalle serve Barbara e Lucia.

VILLA PENITENZA: I LAVORI FORZATI


I LAVORI FORZATI

Cara Monika,
stamattina siamo state convocate in salone. Il tribunale, presieduto da Bancaria era già riunito. Sono state trascinate le colpevoli, pallidissime, che si tenevano in piedi a fatica. Mi hanno fatto molta pena, torturate, maltrattate e tenute a digiuno, senza bere e rinchiuse in condizioni terribili per tre lunghissimi giorni e notti. Siamo state tutte fatte inginocchiare sui nostri tappetini di penitenza.
Le durissime sentenze sono state lette: Anne e Brune sono riconosciute colpevoli di furto, effrazione e attentato alla salute delle ospiti di Villa Penitenza. Verranno marchiate a fuoco, messe ai lavori forzati ed utilizzate come cavie per tutte le punizioni che verranno presentate da adesso in poi. Ma non era finita! Siamo state chiamate anche io e Barbara, immaginatevi la nostra sorpresa e la paura: siamo state viste da Severa ieri sera, mentre davamo da bere alle due detenute, mosse a compassione dalle loro condizioni dopo due giorni di maltrattamenti, sete e fame.
Siamo riconosciute colpevoli di favoreggiamento. Il tribunale però stabilisce che le punizioni a cui dovremo essere sottoposte dovranno essere stabilite da una giuri di nostre pari.
Pertanto Monika, chiederei in particolare a te ed alle altre serve del blog di suggerire, magari tramite i commenti, le punizioni da assegnarci. Vi preghiamo di farlo in modo che anche noi si possa espiare la nostra colpa, anche perché altrimenti provvederanno le nostre temibili Signore!
Appena tolta la seduta del tribunale, Infermiera e Severa si sono recate nella città più vicina per rifornirsi degli opportuni mezzi correttivi. Le restanti Signore hanno fatto denudare Anne e Brune, sono poi stati fatti indossare stivali di gomma, mutande impermeabili e grembiule da giardiniere, oltre al fazzoletto da testa. Così rivestite sono state portate nel terreno all’esterno di Villa Penitenza, richiuso da alte mura. Qui è il regno delle erbacce, non è mai stato coltivato dai tempi in cui la villa venne costruita. Sono stati loro consegnati piccone, badile e zappa. Dovranno dissodare il terreno e trasformarlo in un giardino impeccabile. Per oggi hanno iniziato a sradicare le erbacce a mani nude! Inutile dire che tra le erbe ve ne sono di urticanti e spinose. Inoltre sono il rifugio di innumerevoli specie di insetti e di molti formicai di formiche particolarmente feroci. Le ho viste quando sono state fatte rientrare per il pasto serale, la pelle nuda, esposta al sole era già paonazza, un magnifico contrasto con le parti coperte da mutande, gambali e grembiule. Portinaia ha tastato loro la schiena provocando gemiti di dolore, penso che stanotte dormiranno a pancia sotto!
Monika, vi saluto tutte Signore e serve.
Un abbraccio dalle sguattere Barbara e Lucia

foto © Monika
diesgno © G. Pichard

7 giugno 2011

LA SGUATTERA LUCIA SVELA IL MISTERO DI VILLA PENITENZA - 2


LA SEDUTA INQUISITORIA
Cara Monika,
stamattina, abbiamo potuto fare la solita misera colazione, poi io e Barbara siamo state convocate in salone. Le Signore sono arrivate e sono state portate anche le colpevoli.
Bancaria le ha interrogare e, di fronte al loro silenzio ha detto di iniziare la seduta inquisitoria.
Una alla volta, le poverette entrano nella stanza delle torture dove vengono costrette, sotto minaccia del frustino, a bere a piccoli sorsi alcuni bicchieroni di pipì, poi con il brutale metodo di ieri le costringono nuovamente a rigettare, una scena veramente orribile. Le poverette sono sfinite.
Per ritemprarle Teutonica massaggia energicamente i loro posteriori col frustino. Non sono molti colpi ma vi assicuro che li sentono!
L’Infermiera parlotta con Bancaria, ora Anne viene costretta  a mettersi inginocchiata davanti alla panca e deve appoggiarvi il busto, la legano strettamente con svariati giri di nastro. E’completamente inerme.
Infermiera prende il vasetto di pomata al mentolo e ne sfrega un po’ sulle gengive di Anne, in modo che questa si renda conto del bruciore provocato alle mucose. Prende il divaricatore della misura di Anne e lo spalma accuratamente di pomata al mentolo, poi con molta calma inizia ad usarlo. Per i primi secondi la punita non sembra quasi soffrire, poi evidentemente il bruciore cresce rapidamente, tanto che tenta di divincolarsi, piange ed inizia ad urlare. Naturalmente questo non smuove la sua aguzzina che, dopo un po’ estrae l’attrezzo e ne prende uno della misura superiore. Solita lubrificazione e tenta di inserirlo. Evidentemente il bruciore ha ristretto anche di più lo sfintere perché Anne urla come un maiale sgozzato. Per farla breve, la poveretta deve prendersi 4 divaricatori del set di 8. Le viene messa la pomata lenitiva per ridurre un po’ l’infiammazione e viene riportata nel salone a meditare sulle proprie disgrazie.. E’ora il turno di Brune. Si vede che udire le urla della collega l’ha terrorizzata, tanto che, sperando in chissà che possibilità di clemenza dichiara di avere il proprio ciclo. Ciò le vale un bel po’ di strizzate ai seni gonfi e doloranti, che sicuramente le fanno capire che non si scherza. Infermiera mette anche a lei la pomata al mentolo sulle gengive, gli occhi della tedesca ruotano per il terrore. Viene inserito il primo divaricatore, fra urla e pianti. Bastano quindici minuti e l’introduzione della misura successiva,  per convincere la colpevole a confessare le proprie colpe e quelle dell’amica. Per evitare di essere colte sul fatto mettevano del sonnifero nel cibo delle Signore. Anche a noi veniva somministrato il sonnifero, ma eravamo comunque talmente stanche da dormire anche quando ci tennero a digiuno. Una volta che tutti dormivano, aprivano la porta della dispensa, non con la chiave, ma togliendo i cardini. Si abbuffavano allegramente, sicure che nessuno potesse sorprenderle e poi tornavano a coricarsi. Ora si spiega la mia stanchezza, il mal di testa e, mi dice Infermiera, la stitichezza di cui più d’una ha sofferto, dovute appunto a questo potente sonnifero!
Con tutti gli avvenimenti l’attività educativa di Villa Penitenza si è fermata, siamo in attesa che il Tribunale Inquisitorio arrivi ad una decisione ed emetta una sentenza. Per la prima volta da giorni e giorni a me e Barbara sono state arricchite le razioni, sarà perché tanto le due disgraziate vengono tenute digiune.
Ciao Monika,
un abbraccio dalle sguattere Barbara e Lucia

LA SGUATTERA LUCIA SVELA IL MISTERO DI VILLA PENITENZA - 1


L’INQUISIZIONE A VILLA PENITENZA
Cara Monika,
stamattina  prestissimo, le Signora arrivano come furie, ci fanno uscire dalle coperte e spogliare completamente nude. Veniamo messe una ogni lato della stanza, faccia alla parete appoggiate mani appoggiate al muro e gambe divaricate. Veniamo perquisite (e cosa pensavano potessimo nascondere nude?) e ci scortano, ognuna di noi rudemente trascinata da una Signora, fino al salone. Qui veniamo messe in ginocchio sui nostri tappetini aculeati, mani dietro la testa sempre faccia alla parete, una per ogni lato, in modo che non possiamo neanche vederci. Stiamo lì, tremanti di freddo per una buon quarto d’ora, con Teutonica che fa sibilare a vuoto il frustino nell’aria che ci dice: “bene, ora vedremo chi è la furbona”. Non capisco,  da una stanza laterale si odono rumori di mobili smossi e poi si affaccia la Signora Infermiera dicendo: noi siamo pronte, portateci la prima. La povera Barbara viene trascinata dentro e la porta viene sbattuta. Iniziano quasi subito dei mugolii disperati. La cosa prosegue per molto tempo, forse mezz’ora. Poi Riportano fuori Barbara in lacrime che viene riportata al suo posto e quasi si accascia, guadagnandosi un ceffone, poiché deve stare ben dritta. La prossima dell’elenco sono io: mi abbrancano e mi trascinano brutalmente nella stanza. Qui trovo un tavolo coperto da un lenzuolo pieno di macchie umide, mi fanno stendere, tenendo le braccia come se mi abbracciassi. In due mi fanno rotolare avvolgendomi strettamente nel lenzuolo e per buona misura due giri di nastro da imballaggio, di quello rinforzato,  all’altezza delle braccia e delle ginocchia. Sono bloccata come un salame, non posso fare nessun movimento, completamente inerme. Mi si avvicina Infermiera e mi dice che se collaboro non mi faranno troppo male. Mi chiude il naso, pizzicandolo, in modo che devo aprire la bocca per respirare. Rapidamente mi inserisce due cunei di legno tra i denti. Forzando i cunei mi obbliga ad aprire bene la bocca, fissa il tutto con del nastro americano, in modo che in nessun modo possa liberarmi dai cunei. Ora mi mettono su un fianco e Severa mi blocca la testa con tutta la sua forza. Infermiera si arma del manico di un cucchiaio e di una penna di gallina. Usa il manico del cucchiaio come abbassalingua e mi titilla l’ugola con la penna di gallina! Vi ricordate l’effetto dell’abbassalingua usato maldestramente? Qui l’operazione viene eseguita a bella posta con precisione scientifica e per un tempo che a me pare infinito. Vado nel panico, cerco di divincolarmi ma niente, l’unica protesta possibile è qualche mugolio, quando ti permettono di riprendere fiato. In mezz’ora di sofferenze, conati crampi e colpi di tosse, riescono solo a farmi uscire qualche fiotto di saliva e bile, molte lacrime e a farmi fare la pipì addosso! Alla fine mi liberano e mi devono sostenere trascinandomi al mio posto, dove un paio di scudisciate mi convince a stare nella scomoda posizione ordinata.
Stesso destino per Anne e Brune, restano di là per una buona ora ognuna e vengono riportate da noi con ancora più brutalità.
Le Signore fanno riportare il tavolo al centro della sala. Si riunisce una specie di tribunale: al centro Bancaria, ai suoi lati Severa e Portinaia. Su due sedie un po’ più discoste trovano posto Rottermeyer e Infermiera.
Si tiene una specie di processo. Finalmente ci rivelano cosa è successo: Bancaria, che fa collezione di tappi di bottiglia, aveva adocchiato alcune bottiglie di birra pregiata portate dalle tedesche tra le provviste comuni. Si è meravigliata che tali bottiglie fossero sparite dalla dispensa. Pensando che se le fossero scolate le ospiti ha chiesto se potevano regalarle i tappi. Questo ha dato l’avvio ad un rapido controllo delle abbondantissime provviste (si, perché mentre noi soffrivamo la fame le Signore ne avevano da buttare) rivelava che erano spariti salumi, wurstel, pane e svariate bottiglie di birra e vino. Venivano stabiliti dei turni di sorveglianza ma non approdavano a nulla perché le sorveglianti dormivano sempre della grossa! Da questo gli scoppi d’ira di Teutonica.
Per farla breve, siamo state tenute a dieta strettissima in modo da affamare i colpevoli e costringerli a colpire stanotte. Anche stanotte nessuno si è accorto di nulla, ma Infermiera ha pensato che se aveva mangiato da poco una lavanda gastrica avrebbe rivelato il colpevole. In mancanza degli appositi attrezzi, si è organizzata per fare una lavanda gastrica “fai da te”, come nei tempi andati.
Inutile dire che il nostro stomaco era vuoto, le colpevoli invece hanno vomitato tantissimo.
Resta da capire come mai le sorveglianti dormissero e nessuna si sia mai accorta di nulla.
Si  è fatta sera. Il tribunale decide di fissare una seduta inquisitoria per domani mattina.
Rottermeyer rinchiude le colpevoli in un soffocante bagno in disuso, ricordate i bagni alla turca, ecco: un cubicolo di un metro e mezzo per un metro e mezzo, dal cui scarico sale un tanfo insopportabile. Possono accoccolarsi a terra, se non altro stando così strette hanno modo di scaldarsi un poco, poiché gli è stata fatta indossare la divisa da serva ma non hanno coperte. Ovviamente niente cibo ed acqua fino alla sentenza. 
In quanto a noi possiamo finalmente bere e sfamarci, era da ieri a mezzogiorno che saltavamo i pasti, che vita da serve!
Ciao Monika,
un abbraccio dalle sguattere Barbara e Lucia