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17 febbraio 2015

PENSION BALNEARIA 95 / FINE


IL SUPPLIZIO 
Nobili Signore, serva sudiciona,
ci eravamo lasciate con la perra rinchiusa nella bara. La Badessa ordina che venga lasciata lì a disperarsi, rinchiusa in quello piccolo spazio claustrofobico al buio. Ma la sentenza non prevede danni fisici: la perra non ne morirà: l’aria, come già detto, filtra dalla parete forellata. Per quanto riguarda fame e sete, la faccenda è un po’ più complicata. La perra verrà tenuta in vita da clisteri nutritivi. Il clistere nutritivo era una antica forma di sostentamento medico, prima che inventassero le flebo. Tutti i giorni alla perra verranno praticati un grosso e doloroso clistere evacuativo, seguito da due “pasti” costituiti da un clistere di una crema molto nutriente, simile allo “zabaglione”. Questi clisteri di piccolo volume verranno assorbiti dall’intestino della perra e la terranno in vita. Ai clisteri verranno aggiunti opportuni trattamenti medicinali e vitaminici. La perra, durante il supplizio, soffrirà comunque fame e sete, visto che nulla le verrà somministrato per bocca. Inoltre se la perra continua ad urlare come sta facendo la sete la tormenterà ancora di più.
Ma ben presto la perra inizia a rassegnarsi, o più probabilmente le mancano le forze. Passano le ore ed i giorni, ormai la perra non urla più, si sente solo un lamento. Quando scendo, accompagnata dalla Badessa per praticarle i clisteri, la perra, sentendo l’acqua inondarle la pancia, si riscuote e inizia a ululare e picchiare sul coperchio.
Dopo quattro giorni di bara la Badessa non è contenta di come la perra sopporta la pena. Ora di aggravare la punizione!
E la Badessa mi presenta un contenitore di plastica con il coperchio forellato.
Dovrò, a luci spente, in modo che nessuna luce entri nella bara, aprire lo sportellino laterale e versare il contenuto della scatola sul ventre della perra. Chiedo alla Badessa il permesso di guardare nella scatola e, non l’avessi mai fatto! Un brulichio di vermi, si proprio quelli che avrete visto utilizzati dai pescatori: i vermi della carne!
“Vediamo cosa ne dice la tua amica”, mi dice la Badessa.
Ma, sono in crisi, sì ho sempre odiato la perra e ne ho ricevuto angherie di tutti i generi, ma di lì a farla divorare viva dai vermi………
Insomma, non me la sento. La Badessa mi vede titubante e mi dice: “Se ti rifiuti di obbedire all’ordine ti considererò complice della condannata nell’attentato alla vita della Signora della Pension”.
“E’ più forte di me, non ci riesco”, confesso tra le lacrime.
“Se la condannata non esce da questa bara domata verrai condannata come complice”, mi dice la Badessa, per spronarmi ad obbedire. Ma niente da fare, neanche quando la Badessa mi porta di sopra e mi fa dare due dozzine di frustate sul sedere nudo! La Badessa, ammirando il lavoro fatto sulla pelle del mio sedere, pieno di segnacci da cui emerge qualche stilla di sangue, mi ripete ancora: “Ricorda, se la perra non viene domata, seguirai la sua sorte!”.
E così, passa qualche altro giorno di supplizio per la perra e di paura per me.
Allo scadere dei 10 giorni, la perra non si sente praticamente più, solo nel momento del clistere si sentono provenire dalla bara ululati misti ad agghiaccianti risate.
La Badessa è soddisfatta: “pare che il trattamento abbia funzionato” è il suo commento. Due sorveglianti hanno il compito di riaprire il coperchio della bara. Un terribile tanfo si alza dal corpo della perra. In questi dieci giorni è molto dimagrita, ormai si riesce a contarle le costole senza alcuna difficoltà. I seni si sono sgonfiati. A causa della lunga permanenza al buio, non ci vedrà per qualche ora. Ma quello che indica chiaramente quello che ha passato sono i peli e i cortissimi capelli che le sono spuntati: la perra in questi 10 giorni ha avuto un ingrigimento precoce e fulmineo!
Se la si guarda negli occhi si legge la follia, continua a ridere e piangere nello stesso tempo. Mente le sorveglianti la sorreggono, per portarla sotto il getto dell’idrante la si sente farfugliare cose senza senso e si sente anche chiaramente “sono morta!”. Insomma, la poveretta, anziché domata è impazzita!
Ma la Badessa non pare convinta, ordina di lavare la perra con l’idrante e di metterla a riposo in cella per una settimana, poi la studierà a fondo “en el consultorio”.
Povera perra, impazzita come è non apprezza neanche il lusso di una settimana di riposo assoluto, con una razione abbondante di cibo. Pomate vengono messe su alcune piaghe che si sono aperte sulle sue natiche, data l’immobilità prolungata. Addirittura la Badessa la fa imboccare! Tanto che, di lì ad una settimana la perra rifiorisce. Infatti ha recuperato parte del peso perso, il colorito è abbastanza roseo. Ora la perra indossa un lungo camicione da ospedale. Per prevenire atti inconsulti nella sua stanza entrano solo due robuste sorveglianti-infermiere, che si incaricano di tutto.
Ma è giunta la fine del periodo di “grazia” per la perra, ora viene fatta uscire e messa a lavorare. La difficoltà è che è ormai “ondivaga”. Viene messa a fare un lavoro, le viene spiegato cosa fare. Inizia ad eseguirlo per magari un ora, poi, seguendo chissà che fantasie, inizia a vagare per l’istituto guardando in alto e ridendo di tanto in tanto. Raccoglie, se non la simpatia, la pietà di molte, anche tra le sorveglianti. Del resto quello che ha dovuto subire mette i brividi…..
Ed è proprio questa sua tendenza ad abbandonare il proprio compito che provoca l’”incidente”. La Signora della Pension trova la perra che vaga da ore per l’Istituto. Il pavimento che le aveva ordinato di pulire è, se possibile, più sporco di prima. La Signora prende una corta verga e dà un bonario colpo sulle natiche della perra. Niente di che, solo per richiamare la sua attenzione. Non lo avesse mai fatto! Avete presente un cobra che scatta? Ebbene, la perra, in un battibaleno, mette le mani al collo della Signora e tenta di strangolarla. La perra è sorretta dalla forza della disperazione, se non della follia, tanto che la Signora, sia pur con tutta la sua conoscenza di arti marziali, non riesce a liberarsi. Ci vogliono quattro sorveglianti, per sottrarre il collo della Signora agli artigli della perra. Signora che dovrà restare a letto per un intera giornata e porterà i lividi dell’attacco subito per settimane.
Quello che è accaduto è di una gravità tale che mette in subbuglio tutto l’Istituto. Due attacchi alla vita di una Signora, una cosa incredibile, di una gravità inimmaginabile.
La perra viene immediatamente rinchiusa, non più nella comoda cella della convalescenza, ma nella più profonda e lurida cella disponibile. In attesa del processo le sorveglianti sottopongono la perra ad un regime di “ammorbidimento”: tenuta a pane ed acqua, ogni giorno le vengono somministrate tre dozzine di nerbate, facendo passare tra una nerbata e la successiva non meno di cinque minuti. Le esecutrici si ingegnano di distribuire uniformemente i colpi sulla pelle della perra.
Quando finalmente affronterà il tribunale, la sua pelle sarà un intreccio di lividi bluastri e croste.
Ed alla perra va pure bene: vista la straordinaria gravità dell’accaduto il tribunale non ritiene necessario di metterla alla tortura, infatti viene stabilito di condannare la perra alla deportazione in un istituto di massima pena. L’Istituto scelto dal tribunale è uno dei più terribili: situato in un deserto del Messico, è retto da una inflessibile Direttrice con cui faremo presto conoscenza.
Ma non è finita, anche io sono nei guai, infatti la minaccia della Badessa era chiara, se la perra fosse uscita dalla bara indenne io l’avrei seguita nella condanna come complice. E così termina la mia breve carriera di aspirante sorvegliante, rinchiusa a mia volta in una cella.
Vostra detenuta nadia.
(95- FINE)

Nota di Janine Souillon
"Il resoconto fin qui noto come "Pension Balnearia" termina qui. Dalla prossima puntata, la cronaca narra la parabola finale della perra, dal Centro de Dentecion di Madame Rocio fino alle fasi terminali della sua punizione. Questa parte l'ho rinominata "Centro de Detencion Madame Rocio. JS"


18 gennaio 2015

PENSION BALNEARIA 94




Nobili Signore, serva sudiciona, ci eravamo lasciate con la perra di ritorno dalla punizione con i ripetuti clisteri punitivi. Chissà in quale momento la maledetta ha concepito idee di ribellione. Non riesco ancora a capacitarmene. Vi relaziono sull’accaduto. La perra era incaricata di scavare un profondo e largo pozzo, da utilizzare per prelevare l’argilla con cui fabbricare del vasellame. Il suo carattere rissoso la faceva litigare con le altre serve, da qui la solenne punizione nella sala di Hydroterapia.

Una volta scontata la punizione, riportavo la perra nel dormitorio, ingiungendo alle altre detenute di lasciarla un po’ in pace, vedrete poi come la maledetta mi ha ricambiato della gentilezza.
L’indomani riporto la perra al pozzo. Ormai lo scavo è parecchio profondo e la maggior fatica per la perra non è più nello scavo in se stesso, ma è il trasporto del materiale di risulta che viene da lei trasportato in superficie usando dei secchi.
Poiché lo scavo è profondo la perra non è ben visibile dall’alto. Ne approfitta per nascondere gli attrezzi da scavo, vanga e piccone, sotto uno strato di soffice terra. Approfitta poi del fatto che vengo sostituita all’ora dei pasti da un'altra sorvegliante, per procurarsi nuovi attrezzi. Così, all’insaputa di tutti, la perra ha a disposizione gli attrezzi per scavarsi una via di fuga e tentare una evasione, oppure due micidiali armi per colpire qualcuno…….
E, un paio di giorni dopo la perra ha una ottima occasione per mettere in atto i suoi insani propositi: la Signora della Pension Balnearia, giunge, accompagnata dalla Badessa, per una ispezione ai lavori. L’occasione che la perra aspettava: attende disciplinatamente che la Signora scenda gli sdrucciolevoli irregolari gradini, scavati nelle pareti del pozzo. Poi, approfittando del fatto che la Signora giungendo dall’alto ha non ha ancora adattato la vista alla semioscurità del pozzo, abbranca il manico del piccone e si prepara a sferrare un mortale colpo! Ma la perra ignora che le Signore sono anche esperte di arti marziali, per mantenere la loro supremazia, oltre che mentale anche fisica sulle serve. E la Signora è rapidissima a schivare la prima, micidiale picconata ed a reagire. La lotta si svolge sul fondo del pozzo ed è rapidissima, tanto che dall’alto quasi non ci si accorge dell’accaduto. La perra, visto che ha mancato con il primo colpo la sua avversaria, prende ora la vanga: la affilata lama della vanga, montata su di un corto manico, rappresenta una terribile arma per il corpo a corpo, maneggevole ed in grado di tagliare letteralmente in due l’avversaria. Ma la perra non ha alcuna possibilità: la Signora compie una finta e ben presto la disarma. Improvvisamente io e le altre sorveglianti, veniamo chiamate dalla Signora perché si scenda a prelevare la perra, ormai inerme.
La perra viene subito incatenata e messa in una cella di isolamento: l’indomani verrà giudicata e condannata ad una durissima pena!
La cella di isolamento consiste in una stanzetta di 2x2x2 metri. Un lusso, se non fosse che è priva di qualunque arredo e che le uniche aperture sono la porta, sbarrata da una impressionante serie di serrature, ed una cupoletta di vetro, di una telecamera di sorveglianza. La stanza è illuminata a giorno 24 ore su 24. La perra giace lì, in attesa della seduta del Tribunale, sul nudo pavimento, rabbrividendo di freddo e di paura. Ora che ha smaltito l’adrenalina che la ha sostenuta durante il suo raptus spero inizi a rendersi conto dei guai in cui si è cacciata, guai che, anche se in misura molto minore, coinvolgono anche me.
Alla mattina, come tutte le altre sorveglianti, mi alzo presto, sono curiosa di conoscere quale sarà la condanna della perra. Il tribunale si riunisce, mentre la perra è ancora in cella, infatti le è negato qualunque diritto, addirittura quello di assistere alla lettura della propria condanna. Lettura a cui possiamo assistere noi sorveglianti: la perra è condannata alla “bara”, la massima punizione che il Tribunale delle Signore eroga in patria.
Ci vengono fatti anche dei cenni storici su questa durissima punizione. Questa punizione fu ideata da una Badessa del medioevo. Consisteva nel chiudere la condannata in una bara e lasciarvela un certo numero di ore. E se la punizione per un piccolo peccato di una novizia era punita con 8 ore di bara, la sadica Badessa aumentò la durata della punizioni, fino a giungere a più giorni, cosa che causò anche la morte o la pazzia di alcune punite. Ma, ovviamente una Nobile Badessa era intoccabile e nessuno intervenne per fermarla.. Per sua sfortuna un giorno condannò alla bara una monaca dai nobili natali. Sopravvissuta a fatica alla prova la giovane monaca riuscì a fuggire e di lì a poco la sadica Badessa venne condannata a sua volta ad essere murata viva in una celletta per il resto dei suoi giorni.
Ma veniamo ai giorni nostri: quattro robuste sorveglianti vanno a prelevare la perra dalla cella. Arriva anche la Badessa. La perra viene fatta denudare completamente, ora le viene fatto indossare un lugubre saio nero. Una sorvegliante arriva con un grosso ugello rettale, con cinture di fissaggio. Un grosso tubo permette di collegarlo all’esterno. L’ugello viene inserito, facendo urlare la perra. Mi dico: ma a cosa può servire un clistere per piegare una ribelle come la perra? Ma non è affatto finita: le robuste sorveglianti abbrancano saldamente la perra, la costringono ad un lungo percorso, di fronte a tutte: sorveglianti e detenute. Le Signore vogliono proprio dare un esempio che tutte devono ricordare a lungo! Le sorveglianti prendono la perra e la spingono verso i sotterranei dell’istituto. Qui giunti arriviamo in una lugubre stanza: sotterranea ed umida, con le pareti dipinte di nero. Al centro un pianerottolo di legno, su cui attende una bara aperta. Ma proprio una vera bara, con tanto di imbottiture viola! Le sorveglianti ora denudano completamente la perra, questa, sentendo avvicinarsi l’ora del proprio tormento, cerca di divincolarsi disperata, tanto che altre quattro sorveglianti devono aiutare le quattro già in difficoltà. Ed alla fine la perra viene messa a destinazione. Una cinghia blocca il torace della perra, limitandone i disperati tentativi di sollevarsi e liberarsi. In tutto questo trambusto, vedo che una delle sorveglianti ha già collegato il tubo che esce dal retto della perra, ad un tubo che esce dalla bara. Noto anche che una parte della bara, ha una specie di finestrella forellata, ricoperta da un rado velluto nero, che lascia passare liberamente l’aria ma impedisce l’ingresso della luce. Inoltre vedo che la sorvegliante verifica che un paio di sportellini scorrano liberamente, permettendo l’accesso alla “sepolta” dai lati della bara, qualora lo si desideri. Ed ora la perra, sempre bloccata dalla cinghia, vede le restanti sorveglianti, con mantelli neri che pongono quattro fiaccole su dei sostegni posti ai quattro angoli delle bara. E due sorveglianti arrivano con il coperchio della bara!
La perra, che fino ad ora aveva sfidato ed insultato con sanguinose parole le presenti, compresa la Badessa, ora inizia a tremare e urlare. La Badessa dice con voce stentorea: “Hai osato attentare alla vita di una Signora, verrai sepolta viva!”.
La perra si dispera e fa di tutto per impedire che il coperchio venga messo in posizione. Ma, per quanto cerchi di tenere puntati contro il coperchio piedi e mani, la forza di otto robuste donne ha presto ragione di lei. Una mano, resta schiacciata dal coperchio ed alla fine la perra, vinta dal dolore, deve arrendersi e ritirarla. Leste le sorveglianti bloccano con dei “galletti” il coperchio della bara. Il momento è stato veramente lugubre ma, ora che la bara è chiusa, la Badessa torna serena, viene riaccesa una luce elettrica, tanto la perra non può vedere. Usciamo tutte, mentre dalla bara si odono le urla della perra, preda di una vera e propria crisi di nervi e di disperazione. Si sentono chiaramente i disperati inutili colpi contro il coperchio…..
Mie Signore, sono scossa, interrompo qui il drammatico racconto, lo continuerò presto.
Vostra sorvegliante nadia.
(94- continua)



8 gennaio 2015

PENSION BALNEARIA 93


Nobili Signore, serva sudiciona,
e giungono finalmente “las cinco de la tarde”. Riporto la perra alla sala de Hydroterapia. Devo dire che il pensiero che la perra finalmente si beccherà un clistere ben più punitivo di quelli che, negli anni mi ha somministrato, mi ….. attizza. Anzi, vi confesso che mi arruffiano un po’ con la enfermera, in modo da poter vedere il tutto in prima persona. E l’inizio del “Enema de Castigo”, è abbastanza simile a quello del mattino: mi viene permesso di appoggiare la guancia al contenitore e, devo dire che, sia pur sopportabile, l’acqua è caldissima. Intanto l’Enfermera riempie l’altro apparecchio con acqua fredda di rubinetto. Un ultimo controllo con termometro delle due temperature e l’Enfermera sancisce: “perfecto, bien caliente y la oltra bien fria”.
Alla perra viene imposto di indossare un originale indumento: un paio di “bragas de restricciòn”, delle mutande elastiche il cui scopo è di limitare lo spontaneo rigonfiamento della pancia e, soprattutto, di impedire l’espulsione della cannula. Dall’armadietto a vetri viene estratta una superba sonda “Bardex” con due palloncini. Non una cosa spropositata come quella per “El parto” già subito dalla perra, ma in ogni caso un oggetto intimidente. E veniamo a noi: la perra viene fatta accomodare nella vasca da semicupio e vengono ben strette le robuste cinghie che assicurano caviglie e polsi, obbligandola ad assumere e mantenere la posizione inginocchiata, con il busto piegato in avanti. L’Enfermera lubrifica la sonda e, con decisione la infila nel sedere della perra. Una pompetta permette di gonfiare ben bene i due palloncini, uno all’interno ed uno all’esterno, operazione ben presto eseguita. So per esperienza che, sia pur non dolorosissima., è una operazione estremamente fastidiosa ed umiliante, infatti vedo la perra spalancare occhi e bocca, ma saggiamente non si lamenta.
Gli apparecchi sono su una piantana, altissimi. I tubi che scendono dagli apparecchi hanno ognuno il proprio rubinetto e si riuniscono in un raccordo ad Y. In questo modo è possibile decidere se somministrare il liquido dell’uno o dell’altro apparecchio o miscelarli, semplicemente girando i rubinetti. Un indicatore di flusso, costituito da una piccolissima ruota a pale, inserita in un tratto di tubetto trasparente ed un indicatore di pressione relativa, costituito da un tubetto verticale, simile agli antichi barometri torricelliani, completano il semplice armamentario. L’Enfermera mi mostra che aprendo il rubinetto dell’acqua calda, subito la rotellina si mette a girare e, l’acqua sale nel misuratore di pressione, in sincronia con i movimenti peristaltici della perra. Viene aperto di pochissimo il rubinetto dell’acqua calda. Di questo passo ci vorrà parecchio perché la perra vuoti il contenitore. Proprio quello che si desidera. La perra si lamenta alquanto della temperatora “quema, quema”, ma tutto sommato, sopporta. Grazie alla mutanda elastica la pancia si gonfia poco, così il liquido sale parecchio nell’intestino. Ora il primo dei due contenitori è praticamente vuoto. La perra, ormai inondata di sudore, sta sempre lamentandosi che “quema”. Ora la Signora si avvicina, le palpa in profondità la pancia, poi le dice “Demasiado caliente? Ahora enfria!”. Subitaneamente l’infermiera chiude completamente l’acqua calda ed apre al massimo il rubinetto della fredda. Non passano dieci secondi che la perra emette un “Auuuu” angoscioso. L’acqua fredda entra vigorosa, raffreddando di colpo il colon che si era abituato alla temperatura abbastanza calda. Di colpo una contrazione scuote la perra. Su invito della Signora palpo anche io la pancia, se prima era caldissima e molle, ora è contratta e durissima. La contrazione è così forte che per lunghi minuti si arresta l’avanzamento dell’acqua e l’indicatore di pressione sale al massimo. La perra è talmente choccata che non riesce a proferire altro che l’interminabile “Auuuuuu”. Ma, data l’altezza a cui è posto il contenitore, ben presto l’acqua fredda inizia ad entrare rapida ed inesorabile nella pancia della perra e, data la compressione delle mutande, una fredda ondata sconvolge gli intestini, rendendo ancora più acuti i dolori. Al contrario di prima, ora la perra è ricoperta di sudore ghiacciato. Guardandola si vede che ha la pelle d’oca o, meglio “piel de galina”. Per sua fortuna l’acqua scorre senza intoppi e ben presto termina. Ma il supplizio è solo all’inizio. Devo aiutare l’Enfermera a trascinare sopra alla vasca da semicupio una incastellatura robusta, su ruote, La perra viene slegata dalla posizione in cui era. Viene fatta alzare e le sue braccia vengono legate in alto. I piedi restano all’interno della vasca. E l’Enfermera apre un rubinetto e mette un buon 20 centimetri di acqua freddissima sul fondo della vasca. La perra, già tremante per il freddo all’interno del ventre, si trova con i piedi immersi in acqua fredda, impossibilitata a muoversi e anche a tentare di massaggiarsi la pancia. Si sentono distintamente i suoi denti battere per il freddo. Il suo supplizio dura 2 intere clessidre, due interminabili quarti d’ora, come ordinato dalla Badessa. Vedo chiaramente il ventre, imprigionato nelle mutande contentive, muoversi in sincronismo con i crampi che la devastano. La colonna d’acqua dell’indicatore di pressione pare impazzita, va sui e giù continuamente, testimone degli sconvolgimenti, egregiamente contenuti dall’accoppiata bardex e mutande contenitive. Ed alla fine del supplizio, quando la perra viene autorizzata a scaricarsi, lo deve fare lì legata in piedi nella vasca, in presenza di tutte. Vediamo il livello di acqua immonda crescere man mano, tra scrosci e rumori sconci, mentre la la pancia si svuota. I liquami che scorrono lungo cosce e polpacci, con un “olor molesto”. La umiliante operazione dura molto molto a lungo, grazie alle mutande contenitive l’acqua ha irrigato a fondo il pancione della perra! Il commento finale della Badessa è stato “Que barbaridad!”
Alla fine mi viene richiesto di riportare la perra nel dormitorio. La devo sorreggere, il tremore è tale che fatica a reggersi in piedi. Il colorito è pallidissimo, anzi, verdastro, ha la pelle d’oca. Le occhiaie e le labbra sono bluastre. Spero inizi ad averne abbastanza …. poi …. la guardo negli occhi, ancora lo sguardo da serpe che mi sfida. Riusciremo mai a domare completamente questa maledetta?
(93- continua)

PENSION BALNEARIA 92


Nobili Signore, serva sudiciona,
lo scavo della perra procede ……. a botte e spintoni. La lazzarona, ora che il pozzo è abbastanza profondo, ha iniziato ad approfittare dell’aiuto datole da un'altra serva all’argano. Stava addirittura per abbindolarla, convincendola a scavare al posto suo. Ma, grazie alla mia segnalazione ed all’intervento della Signora della Pension Balnearia …. niente di tutto questo. La perra ha dovuto intagliare sulla parete esterna del pozzo una specie di scala a chiocciola e deve issare personalmente i propri secchi di terra scavata. Poco importa che la scala a chiocciola abbia allargato di molto il pozzo e quindi raddoppiato o triplicato il volume della terra da scavare, la perra ha anni di condanna da scontare….
E così la perra, oltre ai calli alle mani, sta sviluppando i muscoli delle spalle, delle braccia e delle gambe. Un sacco di ginnastica senza dover neanche pagare una palestra. Quanto al personal trainer basto io, armata di scudiscio, la faccio marciare a dovere. E le ho detto senza mezzi termini che se vuole mangiare deve lavorare. Tengo il conto dei secchi di terra portati in superficie e, se lo merita ed io ne ho voglia, le concedo una razione o addirittura una razione e mezza di sopa. Ma se solo si azzarda, con qualche biasimevole scusa, a scendere al di sotto del minimo, la razione viene dimezzata.
I guai della perra non finiscono qui, con il caratterino che si ritrova, sfoga le proprie frustrazioni sulle compagne. Ma ha fatto male i suoi conti, le sue compagne appartengono alla feccia delle serve. Donne rotte a tutte le avventure che non si lasciano sicuramente mettere i piedi addosso.
Dalla mia parte faccio in modo che la perra non resti isolata in una celletta, la faccio spedire nel dormitorio comune. E ben presto, una mattina la perra si presenta con un occhio nero, segnalo la cosa alla Badessa. La perra viene convocata in direzione ed accusata di aver causato una rissa. E, suo malgrado, deve stare zitta, visto che nessuna la interpella in merito. La Badessa la sgrida severamente ed incarica la “Enfermera” di fare un bel “tratamiento” per farle calare i bollenti spiriti, la Signora della Pension si offre di sovraintendere alla punizione.
Il mattino dopo dirigo la perra all’ambulatorio dell’ Istituto. Ben presto arrivano la Signora e la Enfermera. In una stanzetta dell’ambulatorio è sempre pronta la “Sala de Tratamiento Hydroterapico” dotata di una vasca per semicupi. La forma compatta di questa vasca, dotata di un gradino, permette di far inginocchiare la punita, in modo da porgere le terga all’infermiera. La perra viene fatta denudare ed inginocchiare nella vasca. Delle cinghie bloccano le caviglie ed i polsi.
Su un lato un armadietto a vetri mette in mostra una completa collezione di cannule e sonde. Ad una piantana sono già appesi due enormi apparecchi per clistere. Ad occhio paiono il doppio degli apparecchi normali. L’Enfermera, munita di una brocca fa scorrere a lungo l’acqua da un lavandino, consultandosi con la Signora per la temperatura. Mi viene permesso di avvicinare la guancia alla brocca, per sentire la temperatura: non scotta ma è sicuramente parecchio calda. Da un apposito vasetto la Enfermera preleva parecchi cucchiai di “Polvo para enema”, che, come dice l’etichetta, è a base di “Jabon, aceite y bicarbonato”. Il tutto viene ben rimescolato fino a che pare un denso latte. L’enfermera riempie con attenzione il primo degli apparecchi. Vedo che è pieno fino all’orlo.
La perra sembra agitata, la Signora le concede il permesso di parlare. E la perra ci prova nuovamente: scena pietosa, in cui sostiene di sopportare male il clistere, di non tenere più di un litro e mezzo o due eccetera. L’Enfermera la sbugiarda, una donna del peso e dell’altezza della perra deve ricevere un minimo di tre litri, ma sicuramente può sopportare, afferma l’Enfermera, anche quattro o addirittura cinque litri, vedremo.
Ed è ora del primo clistere. L’Enfermera si consulta con la Signora e, per il primo clistere scelgono un grosso cannello di ebanite, con un ingrossamento, come un piccolo uovo all’estremità. Una buona lubrificata ed il cannello entra, senza eccessive difficoltà nella perra. Del resto, dopo il “parto”, la perra può ricevere ben altro. La Signora dà il via e l’Enfermera apre il rubinetto. L’apparecchio è posto ben in alto, un buon metro al di sopra dell’ano della perra. Ricordo che la Signora ha dato alla perra il permesso di parlare. Ed è un flusso continuo di lamentele: “l’acqua scotta, non la sopporto”, “ho mal di pancia”, “mi scappa”, “mi sento svenire” eccetera. E non siamo che ad un quarto del contenitore!
Siamo ora oltre la metà del clistere, la perra è ormai rossa in viso e suda copiosamente. Si vede chiaramente che è preda di crampi ed allora la Enfermera le concede 5 minuti di orologio di pausa. Ma durante quel tempo il sapone continua a fare i suoi effetti, per cui anche la pausa non è poi che dia quel gran sollievo al mal di pancia della perra. La perra vorrebbe forse massaggiarsi la pancia, la vedo tirare le cinghie che, inesorabili, la bloccano in posizione. Si riprende, fra le continue lamentele della perra. Ormai, informa l’Enfermera, resta si e no un bicchiere di acqua. Ma per la perra è comunque un tempo interminabile. E finalmente “tre litri” annuncia trionfante l’Enfermera. La perra viene sciolta e le viene ordinato di alzarsi, ma di restare all’interno della vasca. Finalmente può massaggiarsi il pancione, che si nota chiaramente. Il cambio di posizione pare giovarle alquanto, smette di infastidire con i suoi lamenti. Solo di tanto in tanto la sentiamo accelerare la respirazione, segno che le ondate di dolore non sono del tutto finite. Ed alla fine le viene permesso di recarsi nel bagnetto annesso alla sala di Hydroterapia.
Al ritorno, però la perra ha una brutta sorpresa: la Enfermera le dà appuntamento per “la scinco de la tarde”, infatti quello ricevuto dalla perra era solo “el enema de limpieza”, indispensabile prima di procedere ai più abbondanti e dolorosi “Enema de castigo”.
Se la perra fosse saggia, forse gettandosi ai piedi della Signora, potrebbe mitigare un po’ la punizione e limitarsi a ricevere un più blando “Enema de disciplina”, ma ormai la conoscete anche voi quella testa dura.
E così restiamo in attesa, per vedere cosa accadrà stasera.
Sorvegliante Nadia
(92- continua)

26 novembre 2014

PENSION BALNEARIA 91 / I LAVORI FORZATI DELLA PERRA


drawing by slave elisabeth mandile © Annika Kapyzska
Nobili Signore, serva sudiciona,
Ci eravamo lasciate con le raggelanti parole della Badessa: “TU sei la responsabile dell’accaduto, quanto alla detenuta le farò rimpiangere di essere nata, ora prendo un bagno, poi presentati con la detenuta nel mio studio per ascoltare le vostre sentenze!”.
Quella maledetta della perra mi ha nuovamente fregato, chissà in che guai mi ha cacciata. Arrabbiatissima la porto a calci, schiaffi e spintoni nella sua cella. Di lì ad una mezz’ora una sorvegliante mi avverte che la Badessa è tornata nel suo studio. Riprendo la perra per un orecchio e, non troppo entusiasta per cosa mi attende, la trascino fino allo studio.
“Ci ho pensato un po’” dice la Badessa, un po’ più rilassata, dopo il bagno, “per te basteranno due dozzine di frustate”, “Quanto a questa vipera, provvederemo domani mattina, vediamo se non la piego. Ho chiamato anche la Signora della Pension Balnearia, mi sembra giusto che anche lei sia messa al corrente dell’inqualificabile comportamento.”. Con queste partole veniamo congedate. Quattro robuste sorveglianti prendono in consegna la perra, quanto a me devo seguire, controvoglia Alejandra per ricevere il mio castigo. Ventiquattro frustate, di quelle buone. Vi assicuro che i miei denti sono penetrati a fondo nella cinghia di cuoio, ripiegata più volte che mi è stata data da mordere. Infatti una futura sorvegliante deve accettare qualsiasi castigo senza discutere e sopportarlo in silenzio. Alla fine ho letteralmente il sedere a quadri, infatti l’esecutrice, anziché insistere sempre sullo stesso punto, e farmi così sanguinare, ha preferito distribuire i colpi uniformemente e giunta a metà li ha incrociati coi precedenti, una vera anima d’artista.
Quanto alla perra, viene riportata in cella, e viene tenuta a digiuno.
La mattina giunge dopo una notte quasi insonne per me, causa i dolori al sedere e per la perra per i morsi della fame.
La sentenza della perra è che dovrà scavare da sola un nuovo pozzo di estrazione della creta. Un lavoro immane, visto che il pozzo dovrà essere rotondo di diametro approssimativo di un paio di metri. Se teniamo conto che la terra è dura e pesante e che occorrerà scendere di 5 o 6 metri, la perra dovrà scavare ininterrottamente per un buon mese. Ben contente le altre scavatrici, che si limiteranno a sollevare la terra scavata con un secchio, legato ad un arganello. All’arrivo della Signora, viene tracciato, sul terreno un bel cerchio. Alla perra vengono consegnati una nuova vanga ed un secchio. Per i primi giorni potrà lavorare da sola, poi quando lo scavo lo richiederà, verrà aiutata da un'altra. Alle caviglie della perra vengono messe due cavigliere, collegate da una catena. Tanto non dovrà poi fare dei grandi viaggi. E, per toglierle la voglia di combinare guai, viene messa a mezza razione di cibo ed acqua. La Badessa fa installare un bianco gazebo, in modo che la sorvegliante stia comoda.
E così la perra, sorvegliata continuamente da una guardiana e “visitata” spesso dalla Badessa e dalla Signora inizia a fare la conoscenza con il Lavoro. E non ne è affatto entusiasta. Vesciche alle mani, dolori muscolari, fame e sete. Già la prima sera, al suono della campanella che segnala la fine delle interminabili ore di lavoro, sviene. Dobbiamo portarla in mensa a braccia e farla rinvenire, altrimenti a furia di saltare i pasti non dura neanche una settimana. Vediamo la perra durante il lavoro, due giorni dopo l’inizio. Lo scavo, in realtà un po’ più largo di 2 metri, è ora profondo 1 metro. Sono stati rimossi più di 3 metri cubi di terreno compatto e duro. La perra deve scavare faticosamente con la vanga ed un piccone la terra, poi riempie il grosso secchio e, dopo esserselo caricato sulle spalle, deve ingegnarsi a salire due rozzi scalini lasciati nella terra. Il materiale di risulta dello scavo viene utilizzato per colmare i dislivelli del terreno all’intero della recinzione dell’Istituto.
La divisa della perra è ormai consumata ma è tale la quantità di terra che la imbeve, che manterrebbe la forma della perra, se mai le fosse permesso di toglierla. Poiché ormai vive solo per lo scavo, non ha bisogno di lavarsi, ormai anche la perra è del colore della terra ed emana un odore terribile. Visto che ha iniziato a lavorare duramente, la Signora ha concesso alla perra razione intera di cibo ed acqua. Le mani della perra cominciano a sviluppare calli duri come il ferro.Se le facciamo togliere per un momento la divisa, vediamo che la pelle è molto arrossata per il continuo sfregare contro la juta sudicia ed umida, anche questo si aggiunge alle fatiche. Ma lo scavo avanza inesorabile e le Signore si accorgono che la perra là in fondo, immersa fino alla caviglia nel fango e nella terra smossa, è un po’ fuori portata, infatti non hanno nessuna voglia di scendere per correggerla. Ed ora alla perra viene ordinato di restare con solo le mutandone punitive, niente divisa di fatica, un bel sollievo per lei, laggiù in fondo allo scavo, in un ambiente umido e caldo. Inoltre le viene imposto un pesante cappuccio di cuoio con lenti di plastica per riparare gli occhi. Perché tutto ciò?
La Signora della Pension Balnearia ne ha ideata un'altra: da un abile artigiano armaiolo ha fatto modificare una di quelle armi giocattolo utilizzate per il soft-air. Dopo le modifiche, quello che sembrava un fucile, ora sembra un bastone. Ma un bastone in grado si sparare pallini ben più duri e pesanti di quelli utilizzati per gioco. E posso assicurarvi che fanno male, ad un mio sorrisetto, vedendo l’oggetto, la Signora mi ha sparato una raffica di pallini sul polpaccio: come se fossero punture di vespa, ma il peggio viene poi, restano dei segni rossi dolorosissimi, che pian piano diventano scuri e ci mettono giorni per scomparire. Ed ora la perra, in fondo al suo pozzo, non ha possibilità di fuga. Ben presto capisce che ha due opzioni: la sottomissione ed obbedienza assoluta, rompendosi … la schiena con i secchi di terra, oppure non le resta che mettersi in posizione fetale, aspettando la dolorosa ed inevitabile raffica di pallini. La perra si mette in questa posizione perchè ha scoperto che i pallini sulle tette fanno molto molto più male che altrove. Un ultima cosa: alla perra non sono concesse risalite per la pausa bagno: i mutandoni punitivi sono stati riempiti con un adeguato pannolone che le è permesso di lavare solo la sera. Lo stesso avviene per il cibo, il pranzo le viene servito gettandole dei pezzi di pane e calando una grossa gamella di sopa molto liquiida, che funge anche da bevanda.
Tale regime sta modificando il fisico della perra: se prima era una donna antipatica ma aggraziata, ora la vediamo sotto al cappuccio: cortissimi capelli brizzolati, appena spuntati, viso dimagrito in cui spiccano i suoi soliti occhi strafottenti e spiritati. Labbra screpolate. Il torace ed il torso nudi rivelano gli stenti e le numerose piccole ecchimosi rivelano dove è stata “picata” dai pallini punitivi. Le tette cascanti. Le spesse mutande punitive, rigonfie di un puzzolente e bagnato pannolone. Le gambe dimagrite, coperte di terra, che almeno qui riesce a mascherare le ecchimosi.
Insomma, la perra sta scendendo la spirale dell’annullamento, ma non è ancora affatto domata. Temo che per lei ci voglia ben altro!
Vostra sorvegliante nadia
(91- continua)

PENSION BALNEARIA 90 / LA PERRA E LA TORRE


Nobili Signore, serva sudiciona,
la vita prosegue e, tra una lezione e l’altra decido di andare a controllare la perra: non sia mai che, affidata ad un'altra sorvegliante, prenda cattive abitudini. Arrivo a metà giornata. Attendo un attimo e vedo arrivare un grande carrello a ruote, carico di piatti. Il caldo, sotto al portico che ripara i forni di cottura, è allucinante. Ma per le serve non esistono versioni “leggere” della divisa di fatica.
Il “saio” marrone, descritto in precedenza, è scolorito e tutto a macchie: si vedono i punti in cui, a contatto della pelle è inzuppato di sudore, altre parti, invece sono state rapidamente asciugate dall’intenso calore dei forni e sono cosparse da impalpabili cristalli bianchi di sale. Ai piedi la perra porta rudimentali e rumorosi zoccoli di legno, gli stessi usati anticamente dai braccianti agricoli. Per ripararsi dal calore irradiato dal forno, la perra deve indossare due paia di grembiuli: uno di spessa gomma ed uno luccicante ch sembra di domo pack, all’esterno. Le lunghe maniche del saio riparano gli avambracci e uno spesso paio di lunghi guanti da lavoro di cuoio impedisce che le mani si brucino. I capelli della perra sono ricoperti e riparati da un fazzolettone dello stesso materiale del saio, che le copre testa e collo e che, quando si avvicina al forno, viene tirato anche a coprire la faccia, un po’ come il copricapo delle tribù del sahara. La perra, ancora dolorante per il parto, muove il carrello con grande circospezione, memore del disastro combinato. Una volta portato al suo posto il carrello, mi avvicino e scambio qualche parola con la sorvegliante e chiedo come passi la giornata la perra. Sveglia, come per tutte le altre detenute alle 6. Le detenute debbono lasciare i propri giacigli in perfetto ordine (non per niente questa Istituzione ha un lontano passato di convento di punizione di un ordine monastico militare). Alle 6.30 tutte le detenute devono essere pronte, una piccola squadra sull’attenti di fronte alla Sorvegliante capo. Contemporaneamente due sorveglianti verificano che i giacigli siano stati lasciati in ordine e perquisiscono rapidamente le spoglie celle. Al termine di questa ispezione il primo pasto della giornata: del tè, talmente lungo da poter essere definito acqua calda sporca, ovviamente niente zucchero. Un pezzo di pane secco da inzuppare nel liquido. Alle 6.45 le detenute devono raggiungere i propri posti di lavoro dove, nel frattempo, dopo una abbondante colazione, arrivano le sorveglianti. Ma veniamo alla perra, come primo lavoro della giornata le tocca quello di aiutante fuochista. Infatti assieme ad un'altra detenuta, la fuochista, accende l’enorme forno a carbone, che dovrà bruciare per un ora prima di essere caldo a sufficienza per poter cuocere i piatti. Ma l’ora non passa inoperosa, due grossi mantici, azionati con un sistema di leve, devono ininterrottamente soffiare aria, per scaldare la fornace. Il lavoro dei mantici, in aggiunta allo spalare il carbone, occuperà poi per tutta la giornata la detenuta fuochista. Un lavoro abbastanza pesante. Come pesante è il lavoro delle due schiave addette allo scavo della compatta e pesantissima argilla. Molto meno pesante è la “formatura” degli oggetti, lavoro che però richiede doti artigianali non comuni e che, comunque, è svolto da vecchie schiave che in anni di espiazione hanno meritato questo privilegio. Ma veniamo a quello che la perra, nella sua dabbenaggine ha creduto un “lavoretto”. Riceve gli oggetti di terracotta, ancora relativamente teneri, appoggiati su lunghe assi. Deve sollevare le assi ed infilarle su appositi alloggiamenti nella parte bassa del forno. Poi, a metà cottura, deve riaprire il forno e spostare gli oggetti nella parte alta. Appunto, la perra non aveva tenuto conto di questo fatto, il calore del forno, unito al riverbero dei piatti, rende necessario l’abbigliamento protettivo che ha però la particolarità di far sudare moltissimo e poichè la juta bagnata di sudore prude in maniera infernale più che di un abbigliamento protettivo potremmo parlare di un abbigliamento penitenziale. Una volta ogni ora alla perra viene concessa una brocca da mezzo litro di acqua. Deve berla tutta d’un fiato, di fronte alla sorvegliante. Dato il gran sudare non ha gran bisogno di orinare, buon per lei perché sono previste solo tre pause bagno, mattina, mezzodì e sera. Altri permessi non vengono concessi e le detenute sono costrette a pisciarsi addosso mentre lavorano. Da qui il pessimo odore che le circonda. Ma questo è anche un istituto modello, tutte le sere le detenute devono evacuare, con l’aiuto di un buon clistere saponato da 3 litri, ritenuto per una buona mezz’ora. Ogni due giorni, alla sera, le detenute subiscono il “lavaggio”. Una sorvegliante impugna un tubo di acqua, dotato di un potente getto. Le detenute avanzano fino ad una piattaforma di cemento e si devono mettere nella posizione dell’Uomo di Vitruvio. Il getto, sapientemente diretto lava loro e le divise dalla testa ai piedi. Particolare attenzione viene posta all’igiene intima, la detenuta deve rialzare il saio punitivo, in modo da mettere i mostra le mutande. La sorvegliante fa una prima passata “esterna” con il getto, poi tira un po’ la cintura ed infila la punta da cui parte il getto. L’operazione viene ripetuta più volte davanti e dietro. Una volta lavate le detenute restano per un quarto d’ora a rabbrividire e sgocciolare, visto che il lavaggio viene eseguito in tutte le stagioni. Avevamo visto la prima colazione delle detenute, vediamo il resto. A mezza giornata, anzi, alle ore 14, le detenute hanno una pausa totale di 30 minuti, in cui possono utilizzare il bagno, di cui parleremo diffusamente in seguito, e possono consumare un pasto, questa volta di zuppa un po’ più nutriente, visto che nell’acqua sono state cotte per lunghe ore le ossa scartate da una vicina macelleria. Nel pentolone di zuppa vengono anche rotte alcune uova, ed aggiunto sale, peperoncino, aglio, olio e molto pane secco. Il tutto cotto per ore e rimescolato a lungo, da la “sopa bopa”, una nutriente zuppa che ha nutrito generazioni di braccianti. Dopo una giornata di lavoro che si protrae fino alle 20 in inverno ed alle 21 in estate, le detenute possono consumare il pasto serale. Alla sera, però è bene tenere leggere le detenute, se non hanno ricevuto punizioni, il che automaticamente comporta il digiuno serale, le detenute ricevono una scodella di “sopa magra”, su cui mi sono già dilungata. Nei giorni di “lavaggio” è tradizione di dare la sopa magra ben calda ed in doppia razione, per compensare il freddo patito dalle detenute nei loro abiti zuppi.
Ma parliamo del WC per le detenute, in una istituzione spartana come questa i WC sono collettivi, una casetta di cemento con 4 “inodoro turco”, nessuna separazione tra i vari “posti”. E dopo l’uso le detenute devono lavare a secchiate di acqua la toilette. Come carta igienica sono a disposizione fogli di giornale attaccati ad un chiodo.
Mentre parlo con la Sorvegliante guardo la perra lavorare, e mi accorgo che sul carrello trasportato mancano qua e là dei piatti. Indago un po’ e scopro che la furbona, per evitare le nerbate dovutele per ogni piatto rotto, ha fatto la pensata di buttare i piatti rotti nel forno.
Intimamente contenta di aver nuovamente individuata la furbetta, segnalo prontamente, come mio preciso dovere, la cosa alla Sorvegliante di turno ed alla Badessa. Quest’ultima, mi incarica di ideare ed eseguire la punizione per la perra. Chiedo di poter riflettere un attimo, la perra, invecchiata e dimagrita , ha ricevuto innumerevoli nerbate ma se la si guarda dritta negli occhi si intuisce ancora un non so che di sfida, le nerbate servono solo a trasformarle la pelle del culo in cuoio…….
Poi penso alla prima punizione a cui ho qui assistito qui all’Istituto: la torre. Illustro la mia idea alla Badessa, incontro la sua approvazione ma, mi dice, sei tu la responsabile della preparazione e della esecuzione della punizione. Sarà come una specie di “trabajo de clase”.
Spiego cosa ho pensato di organizzare: la punizione della torre mi è sembrata interessante, legare la perra con la testa nella vaschetta sarebbe un mio desiderio. Però ricordo bene che, data l’idratazione forzata, quello che la serva alla gogna “passava” alla serva sottostante, più che pipì pareva acqua. E così ho proposto di mettere neòl piano superiore uno sgabello la cui seduta è sostituita da una bella tradizionale asse da WC. Così le detenute, alla mattina quando la pipì è più concentrata, potranno per una volta pisciare comodamente. Detto fatto, recupero da un bagno in disuso l’asse e con qualche chiodo ben messo realizzo il manufatto. Al mattino successivo, ben prima della sveglia, faccio alzare la perra e la trascino, ben ammanettata, fino al di sotto della “torre”. Rinchiudo caviglie e polsi nelle relative assi della gogna e lascio la perra a meditare su cosa la aspetta, con la testa appoggiata all’interno della maleodorante vaschetta ancora vuota. Ben presto arrivano le prime detenute per fare pipì, sorveglio attenta l’operazione, spostando mano a mano, con pazienza, la posizione dell’asse, in modo che i caldi e maleodoranti getti, non solo riempiano la vaschetta ma colpiscano la perra in faccia. Infatti è costretta a stare con occhi e bocca ben chiusi. Il livello del liquido sale inesorabile, la perra si sforza di tenere sollevata il più possibile la testa, cercando di sottrarsi al suo castigo. Allora tolgo la cinta di cuoio della mia divisa e la allaccio, in modo da limitarle i movimenti della testa. Il liquido avanza inesorabile e ben presto arriva alle labbra. Ma la perra è un osso duro, ha le vene del collo e della fronte gonfie per lo sforzo e riesce ancora per alcuni minuti a respirare liberamente. Ma alla fine deve cedere. La testa sprofonda nel liquido e dalla bocca escono bolle d’aria, mentre il collo mostra rapide deglutizioni. Poiché intendo far durare il più possibile la punizione, regolo attentamente il numero di detenute in coda al perra-WC, voglio che la perra abbia modo di assaporare a fondo ….. l’elisir, con pause in cuoi riprende fiato, non voglio che sia semi-svenuta, perdendosi così l’aroma.
Come promesso la Badessa viene a verificare il mio …. compito in classe. Apprezza sia la comodità dell’asse che la cinghia che rende difficile il sottrarsi in qualche modo alla punizione. Passa una buona mezz’ora. Ormai lo stomaco della perra comincia ad apparire gonfio, dopo che sette detenute hanno vuotato la vescica. Una larga chiazza di umido macchia il saio della perra all’altezza dell’inguine, questa incontinente si è pisciata nuovamente addosso. Altre tre detenute pisciano ed è ora di terminare la punizione. Seguita dalla Badessa mi reco sotto alla Torre per rimettere in piedi la perra. Pare veramente provata, con capelli maleodoranti e schiumosi incollati alla testa, pare un gatto cvaduto in uno stagno. E qui accade un guaio, un grosso guaio. La maledetta, ne ha architettata un'altra. Presa dalla rimozione della cinghia e della gogne, non mi accorgo che la perra tiene chiusa la bocca ed ha le gote gonfie. La rimetto in piedi e, la osservo. E la perra dà seguito al suo criminoso piano: ha tenuto in bocca una bella quantità di orina, riuscendo a respirare col naso. Come sono di fronte al lei me la sputa, anzi, per meglio dire, me la spruzza in faccia. Ma la cretina non ha fatto i conti con la mia gioventù di “ragazza di strada”, intuisco qualcosa e mi abbasso prontamente, solo una piccola parte del getto mi colpisce, la maggior parte colpisce la Badessa!
Sono raggelata, prontamente prendo un fazzoletto, non troppo di bucato, aihmè, e faccio il gesto di asciugare la Badessa. Questa è inviperita, mi punta contro l’indice e mi dice: TU sei la responsabile dell’accaduto, quanto alla detenuta le farò rimpiangere di essere nata, ora prendo un bagno, poi presentati con la detenuta nel mio studio per ascoltare le vostre sentenze!
Vostra indegna sorvegliante Nadia 
(90- continua)

20 ottobre 2014

PENSION BALNEARIA 89 / PRIVAZIONE E SOVRABBONDANZA


Nobili Signore, serva sudiciona,
nel prosieguo del nostro corso di Sorveglianti ci vengono presentati due efficacissimi metodi di afflizione delle detenute: la privazione e la sovrabbondanza.
La perra, ormai segnata come cavia preferita, deve, suo malgrado subire ancora. Tenete conto che è il giorno successivo al parto. Finalmente lo sconvolgimento intestinale dato dal contemporaneo impiego di purgante e clistere, si è calmato. La perra ha ora semplicemente fame, una fame da lupi. Ma il destino ha voluto che oggi le tocchi la privazione. Le viene imposto un bavaglio, costituito da una pallina elastica, che mantiene aperta la bocca, impedendo qualsiasi tentativo di alimentarsi e facendola sbavare. La perra farà oggi un turno in cucina. Il suo compito è quello di pelare le poche patate ed i pochi vegetali concessi alle detenute. Il tutto finemente sminuzzato, verrà messo in un paio di secchi di acqua in cui verranno sciolti anche alcuni pani secchi. La preparazione viene fatta bollire per interminabili ore ed alla fine dà la famosa “sopa magra”, il piatto principale dei locali istituti di correzione.
La perra, sbavando per il bavaglio e per la vista del cibo, non può neanche bere un sorso d’acqua. Ed il turno in cucina dura per un intero giorno!
Come vi ho già accennato, il saio penitenziale, mortifica alquanto la pelle della perra. Ad un certo punto, credendo di non essere vista, infila una mano sotto al saio, cercando di calmare in qualche modo il prurito.
Ma la sordida operazione della detenuta non è sfuggita alla Capo-Cuoca: non sia mai che una sguattera manipoli le proprie vergogne mentre è di servizio in cucina! E così la perra viene portata in un ripostiglio, le viene rialzato il saio e “CIAK, CIAK, CIAK”, pensavate che i molteplici strati di juta, uniti alle mutande impermeabili rendessero difficile sculacciarla? Niente è difficile per una Capo_Cuoca munita del suo fedele cucchiaio di legno. La perra riceve così due dozzine di colpi di cucchiaio sulle natiche e, per buona misura, anche quattro terribili colpi per mano.
Ma la privazione non termina qui, la sopa magra, dopotutto non è così appetitosa. La perra però, si vede passare sotto gli occhi le vivande destinate alla Badessa , alle Sorveglianti ed a noi allieve.
Il tormento dura una buona ora. Ma adesso la perra deve trasformarsi in sguattera lavapiatti. Senza il bavaglio avrebbe almeno la possibilità teorica, se la Capo_Cuoca si distrae, di prelevare qualcosa dai capaci piatti di portata, con parecchi avanzi o di almeno limitarsi a leccare qualche delizia dai piatti sporchi. Ma la privazione è così, niente le viene concesso. E ben presto, dato il continuo sbavare, indotto dal bavaglio, per la perra inizia il tormento della sete. Sapete che si di sete si muore in tre-quattro giorni, mentre alla fame si può resistere per settimane? Bene la perra ha sete, una sete incredibile, e deve tenere le mani nell’acqua per lavare pile impressionanti di piatti. Questo aumenta ancora di più la sua terribile arsura.
Ma arriviamo all’ultima delle privazioni: la Capo-Cuoca è stata chiarissima, dopo avere controllato lo stato delle mutande della perra prima che questa iniziasse il servizio: “nella mia Cucina a nessuna sguattera è permesso di pisciarsi addosso. Pertanto la tieni, finché non ti darò io il permesso.” Fortunatamente per la perra, non potendo bere la vescica si riempie ad un ritmo più lento. Verso sera però, vediamo la nostra perra, lavare i piatti utilizzati per la cena. Doveri immergere per un ora le mani nell’acqua le stimola la vescica. La perra è costretta a lavorare tenendo le cosce ermeticamente serrate e facendo strani movimenti per resistere ai fiotto di orina che preme sul suo sfintere. E finalmente anche per la perra termina il servizio. Buon per lei che riesce a uscire dalla cucina, prima che si aprano le …. cateratte ed un rivolo caldo e maleodorante, sfuggito alle doppie mutande, riveli a tutte che la perra si è pisciata addosso. Ovviamente viene sorpresa i n quello stato e la punizione per questo è che la perra deve asciugare il laghetto fatto sul pavimento del corridoio utilizzando le proprie mutande di juta e il proprio saio penitenziale. Gli indumenti zuppi le verranno fatti tenere tutta la notte, in modo che si asciughino lentamente con il calore del corpo, aumentando il puzzo che ormai la accompagna e moltiplicando ancora di più il terribile prurito che le impedisce anche di dormire.
Ed il giorno successivo è il giorno della sovrabbondanza. La perra è ancora di servizio in cucina. La Capo_Cuoca, istruita dalla Badessa, permette finalmente alla perra di mangiare. Una, due, tre scodelle di sopa magra molto molto molto diluita. Ben presto lo stomanco della perra è pieno, ma bisogna lavare i piatti ed alla fine la Capo_Cuoca , indicando la sciacquatura in cui nuotano molti rifiuti, le ingiunge di mangiare pure quella. E così la perra, armata della sua scodella e del suo cucchiaio di stagno, deve consumare lo stomachevole pasto. Ben presto lo stomaco si ribella e la perra vomita. Ma il lavello è ancora pieno fino a metà e la perra deve ricominciare a mangiare controvoglia una scodella di sciacquatura dietro l’altra, inframmezzate da nausee, vomitini e sculacciate date di santa ragione con il cucchiaio di legno..
La morale di tutto questo, ci dice l’istruttrice, è che l’alternanza intelligente di privazioni, percosse e sovrabbondanza, può aver ragione anche delle criminali più incallite
Vostra umile sorvegliante Nadia. 
(89- continua)

14 ottobre 2014

PENSION BALNEARIA 88 / IL PARTO DELLA PERRA


Nobili Signore, serva sudiciona,
ho dormito male, la notte, mi chiedevo della perra, riuscirà a mettersi nei guai? All’inizio della lezione del giorno dopo ho la conferma, la perra è proprio nei guai: è riuscita a rovesciare e rompere una intera infornata di piatti. Ora, se tenete conto che per un piatto rotto una detenuta riceve una mezza dozzina di nerbate, di quelle buone, immaginiamoci quale potrebbe essere l’effetto di molte centinaia di nerbate. La Badessa, questo è il titolo della Direttrice di questo istituto, commuta la pena della perra in un molto più compassionevole “parto completo”.
Abbiamo così modo di vedere di persona l’applicazione di questo castigo. La perra, soprannominata ora “embarazada” viene fatta entrare nell’aula.
L’antico portamento insolente è ormai quasi completamente cancellato.
Vi descrivo la sua figura. Indossa un “saio di penitenza” di un tessuto di spessa juta marrone. Se le togliessimo, per un istante il saio vedremmo, al di sotto, una robusta mutanda, sempre di un doppio o triplo strato di juta. Ancora al di sotto una robusta e spessa mutanda di gomma completa il corredo.
Viene utilizzato di questo tessuto poiché non costa nulla, viene donato da un grossista di caffè che, altrimenti, non saprebbe dove smaltire i sacchi vuoti. Alcune detenute, abili sarte, preparano il saio e le mutande per le novizie. Poiché il tessuto è per sua natura abbastanza ruvido, in particolare se bagnato, nei momenti liberi, si vedono le detenute cercare di tenere i luridi tessuti sollevati dalla pelle, nella vana speranza di riuscire a farli asciugare e diminuire così il terribile prurito che, diffuso su tutto il corpo, le porta quasi alla follia.
Ma veniamo alla punizione: due sorveglianti portano l’inginocchiatoio di fronte alla classe. La perra viene obbligata ad inginocchiarsi. La Badessa in persona presenzia al castigo. Una sorvegliante porta una bottiglia di liquido giallastro. Ne viene versato un bicchiere in una ciotola per cani e la perra deve lapparlo da lì. Dalle smorfie capisco che si tratta di olio di ricino.
Le viene ingiunto di non vomitare per alcun motivo, ci mette buoni 15 minuti prima che la ciotola sia perfettamente ripulita. A seguire viene obbligata a bere alcuni bicchieroni di acqua calda, la Badessa la invita a berne il più possibile, le verranno defalcati dai clisteri successivi.
Mentre la perra ingurgita il suo buon litro di acqua calda, Alejandra ci mostra “el muñeco”, non si tratta di una bambola, bensì di un ingegnoso plug, costituito da uno spesso “preservativo” di gomma, gonfiabile, al cui interno sono poste numerose lamine sagomate di acciaio mosse da una ingegnoso sistema di leve, comandate da una manopola. “El muñeco”, tramite un condotto collegato ad un tubo, è una impressionante cannula per clistere. La manopola permette di muovere le lamelle, permettendo al muñeco di passare dalla forma di una piccola pera, alla forma di un fungo, di diametro all’incirca di un grosso pugno. La gomma esterna segue la forma imposta dalle lamelle, inoltre un ulteriore tubicino collegato ad una pompetta permette di gonfiare il preservativo esterno, in modo da arrotondare un po’ la forma.
“El muñeco”, fu inventato da un ingegnoso chirurgo. Vediamone il funzionamento: con la manopola di comando in posizione 0 la forma è di una piccola pera, l’aggeggio viene leggermente lubrificato ed inserito nell’ano della “embarazada”. L’”embarazada” sa che fino a che dura la sua collaborazione riuscirà a ritardare la fase successiva. Nella fase successiva la manopola viene lentamente girata, facendo assumere al muñeco la forma di un fungo, in cui il gambo è la cannula che esce dall’ano. Il bordo della “cappella” del fungo, della dimensione di un pugno, preme all’interno, sigillando perfettamente. Data la forma è impossibile l’espulsione, non importa che contrazioni e che sforzi si facciano. L’”embarazada” deve quindi soffrire tutte le fasi del “travaglio”, senza poter perdere neanche una goccia. Quando l’aguzzina deciderà che è il momento buono, alcune pompate di aria, gonfiano il “fungo”, trasformandolo in una grossa sfera. La forma, associata ad opportuna lubrificazione, permette un doloroso “parto”.
Ma lasciamo da parte la teoria, veniamo alla nostra perra che ha bevuto anche il suo litro di acqua calda. E’ giunto il momento del muñeco. Alejandra lo lubrifica e, con decisione lo inserisce nell’ano della perra. Un lamento rivela l’inaspettato dolore dell’introduizione. Ora la perra dovrà attendere, inginocchiata, il decorso del suo “embarazo”. Per renderle meno noiosa l’attesa, la superficie su cui è inginocchiata è tutta a bitorzoli, come se fosse inginocchiata sui ceci. Il tempo passa, l’acqua calda, bevuta in quantità, le riempie rapidamente la vescica. Giunge il momento in cui non resiste più ed è costretta a chiedere ad Alejandra il permesso di orinare. Permesso che, inaspettatamente, le viene accordato ma a prezzo dell’azionamento della manopola che dilata dolorosamente “el muñeco” fino alla massima dimensione. Una volta fatta la pipì iniziano gli effetti purgativi del ricino. Sordi gorgoglii rivelano che l’effetto non si farà attendere a lungo. Alejandra scambia uno sguardo con la Badessa e fa portare una piantana con un grosso clistere. Si tratta di acqua limpida. Il tubo viene collegato al muñeco che, vi ricordo, è già dilatato al massimo. La pancia della perra viene ben presto dolorosamente riempita. Nel frattempo anche la vescica si è nuovamente riempita, per cui il pancione è già notevole, riempito da un buon 3 litri di liquido. Alejandra accarezza e preme di tanto in tanto il pancione. Quando giudica che sia il momento fa legare la perra al lettino in posizione ginecologica. Il buchetto della perra è ancora ben stretto attorno allo stelo del muñeco. Ma sta per iniziare il travaglio, dato dapprima dall’effetto del ricino. La perra inizia a sospirare ed uggiolare. Lo stimolo deve essere prepotente, ma “el muñeco” fa una tenuta perfetta. Le contrazioni, sempre più lunghe e dolorose, tentano di dilatare il buchetto, ma la forma a fungo rende assolutamente impossibile qualsiasi espulsione. Alejandra scambia una nuova occhiata con la Badessa, si arma di un siringone e lo riempie dalla famigerata bottiglietta rossa. Per la perra si annunciano momenti duri! Infatti Alejandra, di tanto in tanto, inietta nel tubo del muñeco un bel getto del liquido rosso puro. Di lì a pochi secondi una impressionante serie di contrazioni squassa la perra. Di conseguenza una nuova serie di ululati e lamenti, ma da una classe di future sorveglianti non deve aspettarsi nessuna pietà. Pian piano il buchetto sui dilata, il processo richiede un tempo infinito, scandito di tanto in tanto, da una nuova iniezione di liquido rosso da parte di Alejandra.
Dopo alcune ore di urla e pianti, la Badessa ne ha abbastanza, dice ad Alejandra di affrettare “el periodo expulsivo”. Alejandra riempie nuovamente il siringone, ormai vuoto, di liquido rosso. Da un'altra bottiglietta prende con un'altra siringa, del liquido azzurro. Ci viene detto che quest’ultimo è un potente lubrificante naturale, unito a prodotti lenitivi come l’aloe. Alejandra stantuffa con decisione tutte e due le siringhe all’interno dell’intestino della perra. Questa, se non fosse lì legata ed esposta alla nostra vista, si contorcerebbe come una biscia. Ha ormai finito la voce per urlare.
Alejandra prende ora la funzione di “partera”, cioè di levatrice, tiene la mano alla perra e la invita a spingere, respirare a fondo e spingere ancora di più. Ma, come già detto è impossibile che la perra posssa dilatarsi a sufficienza. Una buona ora di agonia e, ad un occhiata della Badessa, Alejandra, finalmente gonfia “el muñeco”. La forma sferoidale, unita al lubrificante ed alle mostruose contrazioni provocate dal liquido rosso, rende ora possibile l’espulsione. Ci vogliono ancora quindici minuti di pianti e sforzi, prima che l’ano della perra sia dilatato a sufficienza per permetterle il “parto”. E quando “el muñeco” viene finalmente espulso è come se venisse “sparato via” il tappo di una magnum di champagne, un getto di liquido riesce addirittura ad uscire dalla vasca che circonda il lettino ginecologico. Da qui il commento della “Badessa”: “proprio un parto da scrofa”.
E veniamo alla perra, sicuramente l’esperienza la ha molto provata ed umiliata. Due detenute la devono sostenere fino all’infermeria, dove la Badessa verificherà gli eventuali danni provocati dal parto. La Badessa inizia una dolorosa ispezione manuale, seguita dall’introduzione di un grosso tampone di ovatta, una specie di tampax gigante, imbevuto in allume di rocca. La soluzione astringente fa urlare la perra a pieni polmoni, visto che brucia come il fuoco, risolve però alcune emorragie capillari, provocate dall’enorme dilatazione. Inutile vi racconti il pianto della perra. La Badessa ammonisce la perra, per stavolta ti è andata bene, ma attenta potresti trovarti “el muñeco” regolato alla massima ampiezza ed allora sarebbero guai grossi, intendo guai permanenti …….
Per fortuna della partoriente, di lì a qualche ora la dilatazione del buchetto, man mano si riduce. In capo ad una settimana i danni fisici sono rimediati. Spero invece il terrore di ripetere il parto duri ben più a lungo.
Ma non preoccupatevi, ne vedremo ancora delle belle…..
Vostra umile sorvegliante Nadia. 
(88- continua)

3 settembre 2014

PENSION BALNEARIA 87 / LA PUNIZIONE DELLA SERVA SARA


Nobili Signore, serva sudiciona,
vi relaziono sui primi giorni di corso, non ho avuto modo di controllare da vicino la perra ma Alejandra insiste, la perra è in buone mani. Le prime lezioni, come anticipato si tengono nell’hydroterapia. La prima sfortunata “guinea pig” è la serva Sara, una biondina quarantenne. Sara si è meritata la partecipazione come “caso di studio” per …. eccesso di ammonizioni. Dovete sapere che qui se le detenute paiono battere la fiacca, vengono ammonite una sola volta, la seconda volta iniziano i castighi. A Sara verrà applicato un clistere punitivo. Vedo la quantità di liquido, niente di particolare, solo 1.5 litri. Ma, spiega Alejandra, lo scopo di questo clistere è di fare da base al enema “gota a gota”. Infatti, sulla piantana che sorregge l’apparecchio, viene attaccato un secondo apparecchio, dotato di un regolatore simile a quello delle flebo. E’ così possibile far durare il clistere per tempi lunghissimi, riempiendo l’intestino molto lentamente, oppure addirittura regolare in maniera da limitarsi a compensare l’acqua assorbita dai tessuti. E ci viene mostrata una delle bottigliette dell’armadio a vetri, contenente un liquido di colore rosso. Leggo sull’etichetta gli ingredienti, vi riporto quelli che ricordo: sapone neutro, bicarbonato, olio di ricino, estratto di bile bovina, senna ed altri nomi scientifici che non capisco. Capisco benissimo, invece, le istruzioni d’uso: il preparato eccita i movimenti dell’intestino. Se usato in piccole dosi, stimola i movimenti peristaltici provocando un forte stimolo all’evacuazione. Si avverte che l’uso del preparato in dose abbondante, provoca una immediata incontenibile evacuazione, seguita da forti crampi per un lungo periodo. Capita a fagiolo una delle detenute in punizione: Alejandra, davanti a tutte la classe delle sorveglianti, le ordina di denudarsi. Lega poi le braccia della ragazza alle cinghie alla sbarra superiore di quello che vi ho descritto come “asticella”. In realtà vediamo che si tratta di un oggetto molto robusto, fissato al pavimento. La ragazza, dicevo, è così costretta a stare in piedi. Le viene infilata una cannula con una vistosa “oliva” sulla punta. L’operazione non è troppo piacevole. Viene praticato rapidamente il primo clistere di riempimento. Poi Alejandra preleva, con una piccola siringa, una piccola quantità del rosso liquido e lo aggiunge ai 2 litri di acqua del “gota a gota”, che diventa immediatamente di un bel rosa. Il gocciolatore viene presto regolato su un gocciolamento abbastanza vivace ed inizia la somministrazione. Per i primi dieci minuti non accade nulla di particolare, ma in seguito i movimenti della ragazza, che stringe forte le cosce tra di loro, indicano che l’effetto è cominciato. Bisogna dire che la poveretta, con le braccia fissate in alto, non ha alcuna possibilità di lenire i dolori, inoltre la posizione all’impiedi non né certo la migliore per un clistere, visto che la forza di gravità aiuta l’espulsione. Alejandra non risparmia le minacce, se sfugge anche solo una goccia la ragazza riceverà una punizione memorabile. E così per una interminabile mezz’ora la punita deve sopportare il rivolo di liquido che la tormenta, gonfiando ad un ritmo impercettibile il pancione. Ad un certo punto la ragazza scoppia addirittura in lacrime ma la clessidra non ha ancora terminato la sabbia e la punizione continua. Alla fine la ragazza cede, espelle la cannula ed un fiume di liquido inonda la vasca prudentemente posta sul pavimento.
Alejandra, magnanima attende che il tutto sia finito, si avvicina all’armadio delle attrezzature e torna con una sonda di gomma rossa, con due palloncini a forma di uovo posti verso la punta: una sonda Bardex! Ci viene mostrato come i due palloncini possano venire gonfiati, aiutando così a prevenire eventuali perdite, anche se, continua Alejandra, potrebbe sempre avvenire un “parto”.
La detenuta, stavolta, non deve attendere a lungo per il riempimento, Alejandra scioglie direttamente una doppia dose del liquido rosso in tutto il liquido e somministra il tutto piuttosto rapidamente. La ragazza cerca, per quanto può, di restare in piedi ferma, ma i dolori alle viscere la fanno contorcere come una biscia! Rivoli di sudore e sospiri si sprecano, anche se, obbedendo agli ordini di Alejandra, nessuna implorazione viene emessa. Alejandra sembra molto soddisfatta, limita addirittura il tempo di ritenzione ad un solo “giro di clessidra”. Il bonumore di Alejandra, ci rivelerà più tardi, è dovuto al fatto che una delle detenute, gli hanno riferito, si è appena meritata una delle memorabili punizioni per cui l’Istituto è famoso. Domani, ci annuncia, potrete assistere al “Parto” ed alla speciale preparazione adottata per le detenute più ribelli.
Termina così la giornata, devo confessare di essere curiosa, non ho idea in che cosa consista questa punizione ma domani lo scopriremo.
Vostra umile sorvegliante Nadia.
(87- continua)


12 luglio 2014

PENSION BALNEARIA 86


Nobili Signore, serva sudiciona,
la perra è stata messa al lavoro e, presto vi racconterò i suoi guai. Ma veniamo a me, sto seguendo il corso da sorvegliante. Una cosa assai interessante per una che fino a pochi mesi fa era dall’atra parte della barricata. Oltre a varie lezioni teoriche sui (mal)trattamenti delle detenute, ci viene annunciato che presto inizieranno le lezioni pratiche. Poiché molte di queste lezioni tratteranno di castighi vari, diventa necessario reperire delle serve “guinea pigs”, insomma delle più o meno volontarie. La Direzione ha stabilito che alla fine di ogni giorno si raccolgano i nomi delle detenute che hanno meritato dei castighi, vuoi per non aver lavorato a sufficienza, vuoi per aver combinato dei guai. Queste faranno da cavie per le lezioni dei giorni successivi. Maestra Alejandra accompagna la classe delle sorveglianti al primo ambiente, la sala dell’ “hydrtoterapia”.
In questa sala viene conservata tutta la strumentazione per riempire e svuotare, con varie modalità, il corpo delle detenute. Quattro oggetti sono evidentemente destinati allo scopo di bloccare la punita e renderne accessibili gli orifici: due lettini, dotati di cinghie per bloccare braccia e gambe. Sui lettini possono essere montati dei supporti per le caviglie, che permettono di bloccare la punita in posizione “ginecologica”. Un grosso “volante” posto al di sotto della mezzeria del lettino, permette di inclinare il lettino un po’ in tutte le posizioni, per cui si può mettere la punita con la testa ben più alta o ben più bassa dei piedi, arrivando quasi in posizione verticale. Una sedia, simile alla “silla della verguenza” che già ben conoscete, permette di bloccare la punita in posizione seduta, lasciando sempre ben accessibili gli orifizi. Un terzo oggetto appare, quasi inspiegabile in questo contesto: un inginocchiatoio. Guardando meglio vedo che anche questo è dotato di robuste cinghie per trattenere le punite. L’ultimo oggetto è quello che definirei l’asticella, per analogia con le asticelle del salto in alto, una struttura costituita da due robusti sostegni, su cui può essere bloccata, a varie altezze, una robusta barra trasversale, dotata di cinghie di contenzione per i polsi. Insomma è un modo per bloccare in alto le braccia delle detenute, in questo modo la totalità del loro corpo è accessibile da tutti i lati.
Tutti questi oggetti, lettini, sedia, inginocchiatoio ed asticella hanno alla base una specie di vasca che impedisce a “perdite” di liquidi di inondare i pavimenti.
Un grande armadio a vetri mette in mostra una serie di oggetti.
Innanzitutto alcuni apparecchi per il clistere, in plastica medica bianca. Solo che le proporzioni sono enormi terranno almeno 4 litri ed infine alcuni giganteschi ricavati da capaci taniche di plastica.
Seguono tubi di collegamento e rubinetti, ordinatamente disposti in sacchetti di plastica. Vengono poi capaci siringoni di plastica. Ed infine, disposte in scatolette e vassoi di plastica, sonde di tutti i tipi. Partiamo da sonde in plastica rigida di varia foggia, contenute in scatolette-espositori che presentano per ogni tipologia almeno quattro diverse misure via-via crescenti. E’poi la volta dei cateteri, usati sempre a scopo punitivo. A seguire sonde lisce di gomma, di diametri e lunghezze diversi. Ulteriori vassoi raccolgono sonde Bardex con una coppia di palloncini gonfiabili. E per finire, una collezione di plug rettali di varie fogge e misure, tutti dotati di un forellino centrale ed un raccordo per collegare il tubo del clistere. Al posto d’onore una scatola, purtroppo chiusa, di lucido legno scuro. Chiedo lumi e mi viene risposto che è “el muñeco”.
Un ultima anta dell’armadio contiene, ben ordinate scatolette e bottigliette di vari colori. Ci spiegano che si tratta degli additivi per preparare i liquidi per i vari trattamenti, oltre a potenti purganti.
Alejandra ci annuncia che, in vista del corso, sono state posticipate tutte le punizioni della settimana, per cui ci sarebbero state “cavie” per mostrarci l’utilizzo della strumentazione di punizione. E, ci dice, oltre ai soliti clisteri che ben conosciamo, qui avremo modo di ampliare le nostre conoscenze, per esempio vedremo il temuto “enema gota a gota”, il “lavado gastrico”, il “lavado vescical” , il “lavado del colon”. Avremo certamente occasione, grazie a qualche detenuta particolarmente ribelle, di assistere al “trabajo forzoso”, detto anche “parto anal”, per cui si usa, appunto “el muñeco”.
Ma veniamo alla perra, dovete sapere che le Signore, per finanziare questa istituzione, hanno creato una fabbrica artigianale di piatti di ceramica. Una fortunata coincidenza ha fatto sì che nel terreno cintato dall’alto muro a prova di evasione, vi fosse un giacimento di caolino. L’ideale per fare del prezioso vasellame. L’ideale anche per far lavorare le detenute. Molte si consumano a scavare, a colpi di zappa, la preziosa materia prima. La raffinazione e formatura degli oggetti sono invece affidate ad abili artigiane, ex detenute, delle vere artiste. Le detenute normali, tornano in auge per far funzionare i forni di cottura, infagottate nelle loro divise, sudano rivoli di sudore, a spalare combustibile e far girare i ventilatori del forno. Vengo a sapere che la perra si è data da fare per farsi assegnare un facile lavoretto: trascinare il carrello con il prodotto finito dai forni al magazzino di stoccaggio. Dico ad Alejandra che la perra non merita tale trattamento di favore, ma Maestra Alejandra mi risponde “tranquila, no es tan simple come parece”. Vedremo quindi cosa attende la perra.
Vostra umile sorvegliante nadia
(86- continua)

PENSION BALNEARIA 85 - DESCRIZIONE DELLA PERRA



DESCRIZIONE PSICOFISICA DELLA PERRA, DA DIRETTRICE E SORVEGLIANTE A SCHIAVA
Nobili Signore, serva sudiciona,
vi voglio parlare della perra.
Fino ad alcuni mesi fa era, devo ammetterlo, una bella donna. Trentaduenne, di origini andaluse, sembrava il prototipo della amazzone: alta (1.75), mora, capelli lunghi, occhi neri, ciglia lunghe. Pelle ambrata, un bel seno. Grazie all’abitudine di andare a cavallo, snella, ventre piatto ed un interessante “lato b”. Inoltre ha sempre apprezzato una tenuta da amazzone: calzoni fascianti, una camicetta a jabot di pizzo e un giacchino nero. Devo parlarvi del suo sguardo, uno sguardo bruciante ed intenso che faceva tremare noi serve, insomma: un vero portamento arrogante, da padrona.
Il fatto di essere stata ridotta in schiavitù, la ha trasformata completamente: i capelli cortissimi ed irregolari, ricresciuti dopo la “rapada”, senza più alcuna cura rivelano i primi fili brizzolati. Il ventre piatto se ne è andato, non so se a causa della dieta a cui è sottoposta o ai ripetitivi lavori punitivi a cui è assegnata, altro che cavalcate! Infatti il ventre della perra ha perso tonicità ed inizia ad espandersi, insomma presto avrà anche lei il “pancione” regolamentare. Il seno, lasciato sempre senza alcun sostegno e mortificato dalle divise carcerarie, sta iniziando a cadere.
Ed anche i suoi atteggiamenti sono cambiati: niente più sguardo altero ma occhi tenuti abbassati, anche se, ogni tanto le si accende ancora l’antica preoccupante scintilla nello sguardo.
E se prima la perra, vista da una serva, pareva la personificazione della perfezione, ora, diventata schiava, appaiono tutte le magagne: senza parrucchiere ed estetiste, nulla nasconde le imperfezioni, inoltre la mancanza dei suoi costosi profumi rivela un fastidioso naturale afrore delle sue ascelle ed un lieve sentore di piscio. Viso collo e mani si stanno coprendo di rughe. I palmi delle mani si stanno coprendo di calli. La mancanza di sole, poiché le detenute indossano sempre i loro camicioni punitivi, sta facendo virare il colore ambrato della sua pelle verso un malsano giallino.
Insomma, la perra sta diventando “una chiavica”.
E le Signore, qui al centro di detenzione stanno ora “studiandola”, per la perra si preparano brutte novità, le vedremo presto.
Vostra sorvegliante Nadia.


28 giugno 2014

PENSION BALNEARIA 84


Nobili Signore, serva sudiciona,
un lungo viaggio, rinchiuse nel furgoncino mi fa perdere l’orientamento. Quando scendiamo siamo in una vallata tra basse colline. Un antico edificio nobiliare, circondato da un ampio terreno ci attende. Varchiamo un portone, in un alto muro, reso invalicabile piantando sulla sommità innumerevoli, taglienti, cocci di vetro.
La sorvegliante di grado più alto “maestra Alejandra” ci attende. E’ una donna matura, plasmata da una vita di sacrifici, giunta ai vertici massimi raggiungibili per una ex serva divenuta sorvegliante e poi maestra delle sorveglianti.
Ci accompagna subito per un “giro di orientamento”, ben presto la perra scopre cosa la attende.
Per prima cosa le celle, ogni detenuta ha il “lusso” di una cella singola, si tratta di piccoli cubicoli da 1.50 metri di larghezza e 2 di lunghezza per 2 metri di altezza. All’interno solo un tavolaccio di legno, ben avvitato al muro. Come servizi igienici, l’immancabile secchio che ammorba l’aria. Le detenute sono fortunate, le celle sono dotate di un finestrino, da cui entra un po’ di aria e si vede il cielo. Ovviamente, spiega Alejandra, esistono anche celle sotterranee di punizione, prive di finestra, in cui la pena si sconta al buio e nel silenzio più assoluto.
Già nel giardino, possiamo vedere il primo manufatto di punizione. La “torre”, una rozza palizzata di legno, sormontata da un palco. Il tutto evidentemente costruito da detenute e non da esperti falegnami.
Una gogna, questa sì ben rifinita, blocca il collo e i polsi di una punita, obbligandola a stare eretta. Accanto alla gogna è posta una monumentale clessidra. Alejandra guarda la clessidra e dice alla punita, “preparati, palpazione vescicale”. Pone il palmo sul ventre della punita ed inizia ad affondare le dita. La punita emette un gemito e stringe spasmodicamente le cosce. Alejandra non pare soddisfatta, un gesto e prontamente arriva una sorvegliante con una capace brocca ed un imbuto. Infila l’imbuto in bocca alla punita e, lentamente versa il contenuto della brocca. La punita fa grossi sforzi per inghiottire, sentiamo distintamente i rumori della deglutizione forzata. Alejandra palpa ora lo stomaco, pare soddisfatta. Rigira la clessidra ed annuncia alla punita: “devi tenerla fino alla fine della sabbia, poi darai da bere alla tua compagna di sotto”. Devo fare una faccia molto incuriosita.
Alejandra, da un varco nella palizzata, mi mostra che sotto al palco esiste una seconda gogna. Quest’ultima blocca polsi e caviglie di una seconda punita, costringendola a stare distesa per terra. La testa è immersa in una piccola vasca, ripiena di liquido, da cui affiora solo la faccia della punita.
Alejandra mi accompagna ora ad espletare alcune formalità amministrative, che ci impiegano per una buona ora. Alla fine ripassiamo dal palco. Le due condannate sono nella medesima posizione, Alejandra effettua nuovamente la palpazione vescicale sulla detenuta di sopra, con maggior delicatezza. Ora annuncia alla punita che può orinare. Ma qualcosa non funziona, la punita non emette neanche una goccia, pare che a causa della interminabile ritenzione sia bloccata. Alejandra fa una espressione annoiata, batte le mani, giunge una sorvegliante a cui ordina “pediluvio per 15 minuti”.
Prontamente la donna porta una vaschetta contenete acqua e cubetti di ghiaccio. L’acqua deve essere freddissima. La punita deve mettere i piedi nella vaschetta. Non vi dico l’effetto, il freddo stimola ancora di più il bisogno di orinare. La punita squittisce e stringe disperatamente le cosce. Buon per lei che riesce a resistere tutti i 15 minuti. Ora Alejandra ripete l’invito ad orinare. Cosa che la punita fa con gran soddisfazione.
Ma ora passiamo al piano di sotto: il getto cade in faccia alla seconda punita e riempie sempre di più la vaschetta, iniziando a sommergere la bocca e rischiando di arrivare anche al naso. Si sentono dapprima rumori di aspirazione, come quando una serva maleducata sorbisce del brodo, ma poi il getto è così intenso che, se non vuole annegare la punita deve bere il più veloce possibile. Sul finire, addirittura le va di traverso il liquido, provocandole un terribile accesso di tosse.
Alejandra ora ordina di rimuovere le due punite, due sorveglianti liberano la punita superiore e vedo che la gogna era talmente alta da costringerla a stare sulle punte, tanto che ora fatica a camminare. Viene ora liberata la punita del piano di sotto. A parte la puzza, il colorito della punita è verdastro. Si regge appena in piedi e continua ad inghiottire a vuoto, preda di una nausea terribile. Alejandra le annuncia la palpazione vescicale, ma resta delusa, la vescica è poco piena, lo stomaco e la pancia, però sono ampiamente distesi. “Questa stupida non riesce a digerire l’orina”, sentenzia Alejandra, “Portala pure a vomitare” dice ad una guardia e, rivolta a me: “Vedrai, in capo ad una settimana in cui per punizione berrà l’orina di tutte le sue colleghe, imparerà a digerirla benissimo!”. 
(84- continua)

18 giugno 2014

PENSION BALNEARIA 83

Nobili Signore, serva sudiciona,
dopo le lunghe descrizioni delle punizioni inflitte alla perra che, come fattomi notare da Madame Janine, è ormai ridotta al rango di schiava, una novità si affaccia all’orizzonte.
Il Tribunale delle Signore convoca la perra vicino alla capitale. La Signora mi chiama e, in qualità di sorvegliante, mi incarica di trasportare la perra fin là. Un viaggio non da poco, un incarico veramente “rognoso”.
Vi spiego: anticamente una sorvegliante non aveva che da incatenare la condannata, farle portare in spalla sacco contenente le provviste per il viaggio e legare le catene alla sella del proprio mulo.
Ad ogni villaggio la condannata diventava lo spettacolo del giorno e veniva sbeffeggiata dalla popolazione. La notte venivano ospitate dai vari istituti di correzione che allora costellavano il paese.
Attualmente le condizioni sono cambiate e riuscire a trasportare una detenuta è diventato difficile. Si rischia sempre di incappare in qualche controllo e questo fornisce alla condannata una possibilità di facile fuga. Ci penso un po’ su: è chiaro che, qualsiasi sia il mezzo di trasporto scelto, una detenuta incatenata e magari imbavagliata, dia subito all’occhio. Del resto lasciare la detenuta libera è impensabile….. e mi ricordo da ragazzina, quando mi ruppi una gamba, che fatica camminare con il “gesso”. Detto fatto, recupero una quantità di bende, un sacco di gesso, avanzato ai muratori e mi industrio a imbevere le bende nel gesso. Poi richiamo alla mente un breve corso di pronto soccorso, e così la perra si trova con le due gambe ingessate fino a ben sopra il ginocchio. E’ ancora in grado di fare dei passettini, ma da qui a tentare di fuggire.. ne passa parecchio. Ma non mi sento completamente sicura e così, una bella ingessata anche alle braccia, due cinghiette, inserite nel gesso permettono di unire le braccia tra di loro, impedendo così eventuali aggressioni alla guardiana. Resta il problema del bavaglio. Qui mi viene in soccorso la Signora, mi fornisce un flacone di spray, un potente anestetico che ha la particolarità di paralizzare completamente ugola e corde vocali, un paio di spruzzi e la perra non potrà che mugolare per una buona mezz’ora. Il difficile sarà convincerla ad aprire bocca per spruzzarci lo spray.
Il mezzo di trasporto, già prenotato dal Tribunale, sarà un treno notturno.
“Attenta, da qui esce una detenuta, in ogni caso ne rientrerà una, se te la lasci scappare la sostituirai nella condanna”, queste le preoccupanti parole della Signora. No, non ho alcuna intenzione di abbassare la guardia, se la perra tenta qualcosa, piuttosto la ammazzo di botte.
E sul fare della sera, faccio mettere alla perra le “bragas de goma”, non voglio doverla portare al cesso, le butto addosso una specie di lungo saio, dotato di cappuccio. Una macchina della Pension ci accompagna alla stazione. La perra, impedita ed appesantita dai gessi, fatica a camminare. Mi devo ricordare di fissarle le mani, una volta sul treno, quei gessi possono diventare un arma ….
E finalmente siamo nello scompartimento, ho addirittura dovuto aiutare quell’inetta della perra a salire nello scompartimento. Lo scompartimento notturno è tutto per noi, nessuno ci disturberà. Allaccio tra loro le cinghiette delle braccia della perra, meglio stare sul sicuro. Finalmente partiamo e mi posso rilassare. Il treno è parzialmente vuoto, meglio così meno disturbatori e meno persone che possano sentire eventuali grida della perra. La perra sembra addormentata, mi rilasso anche io e a tratti sonnecchio. “TOC TOC Billete, por favor”.
Cazzo, ci mancava anche il controllore! La perra si sta già riscuotendo, ho solo pochi secondi, se si mette a gridare sono nei guai. E qui mi viene in aiuto la giovinezza passata nei bassifondi e le innumerevoli risse a cui ho partecipato, una bella gomitata alla bocca dello stomaco la lascia senza fiato, ora boccheggia, cercando di aspirare aria. Ho già in mano lo spray paralizzante, tre belle spruzzate mettono fuori uso la voce della perra. Le sistemo il cappuccio del saio, in modo da nasconderle un po’ la faccia. “TOC TOC” “LLEGO……. LLEGO!”
Apro la porta, sono in due, il controllore ed una guardia di sicurezza. Guardano la perra, tutta ingessata che mugola e si lamenta. La mia divisa da sorvegliante mi fa scambiare per una infermiera, mi indico la tempia con l’indice ed alzo gli occhi al cielo “pobre loca”. Porgo i biglietti, il controllore e la guardia se ne vanno in fretta. Ed all’esterno li sento commentare “Que olor!”, si la puzza della perra mi ha aiutato, non si sono insospettiti e non hanno fatto domande, sicuramente non ripasseranno a disturbarci. Ed al mattino arriviamo, su un binario secondario, non è un treno di lusso, solo un anonimo treno per gente che non ha né fretta né soldi. La perra non attira grande attenzione tra i viaggiatori mattinieri. Un furgoncino del Tribunal ci attende……..
E finalmente posso consegnare la perra alle amorevoli cure del Tribunale, continuerò però a seguirne le vicende, poiché proprio qui dovrò seguire un corso di specializzazione come sorvegliante.
Sorvegliante nadia.
(83- continua)