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29 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 7/ 1 - UNA NUOVA PULEDRA


Una nuova puledra

Avevamo momentaneamente tralasciato le vicende Fatty. Torniamo a vedere come se la cava. Sono le ore 6.00, ora dell’adunata, in cui le detenute debbono tassativamente avere riordinato i giacigli ed essere schierate, nella fresca aria del mattino. Allo sguardo della “marescialla” delle sorveglianti, che sta rimirando il perfetto quadrato disegnato dalle detenute che devono disporsi “a distanza di un braccio sia dalla detenuta avanti che dalle detenute ai lati”, non sfugge una grassona che con ben 15 minuti di ritardo, cerca di unirsi alle detenute inquadrate. Un colpo di fischietto, seguito dalle urla belluine della Marescialla, obbligano la colpevole a farsi avanti: è Fatty. La ritardataria cerca di farsi piccola, la testa e lo sguardo abbassati a terra. Resta ferma, in atteggiamento umile e si sorbisce la sfuriata della marescialla. Le viene ordinato di fare 100 piegamenti sulle braccia. Fatty si mette nella posizione regolamentare, ma, data la sua mole, non riesce a completarne neanche i primi 10. Questo le costerà un turno come pony. Il difficile è trovare una divisa gommata di punizione per una tale panzona, le sorveglianti rimediano infilandole un grande e spesso sacco della spazzatura nero e stringendoglielo addosso con alcune cinghie allacciate molto strette. Si vede distintamente che le cinghie sono penetrate almeno 5 centimetri della ciccia di Fatty. Un sacco più piccolo sostituisce il cappuccio. Fatty, come tutte le grassone, gronda già di sudore e non si è ancora mossa. Nel frattempo Madame Rocio è giunta. Viene portato il calesse e a Fatty viene messo il morso. I finimenti la collegano indissolubilmente al calesse. Data la pericolosità della detenuta, le vengono messe delle manette, collegate da una corta catena. In questo modo la detenuta non potrà in alcun modo cercare di rivoltarsi. Madame Rocio non è preoccupata di questo, invece pensa che la puledra, coperta dagli strati di grasso, non sentirà lo scudiscio, fa quindi applicare alle mammelle di Fatty degli elettrodi, in modo da poterle inviare dolorosissime scariche, per costringerla ad ubbidire. Si sono intanto fatte le 10, il sole scalda moltissimo, in particolare all’interno dei sacchi di plastica nera che insalamano la puledra. Ma ora Madame Rocio prende posto sul calesse. Una leggera scossa segnala alla detenuta l’ordine di partire. Ma Fatty è dura di comprendonio, cammina con un passo lentissimo, ci vogliono numerose scariche elettriche per farle capire che deve andare al trotto. Passa una decina di minuti. Fatty ha completato il primo chilometro, il trotto è decisamente troppo lento ma Madame Rocio ha tutto il tempo che vuole. Fatty, dal canto suo è ormai cotta, il sudore scorre ed entra negli occhi, a causa delle mani incatenate non può neanche sfregarsi gli occhi. Ma questo è il minore dei problemi, Fatty ha un fiatone terribile, non riesce a respirare bene, stretta dalle cinghie. Il cuore batte affannosamente, ormai è sull’orlo dello svenimento. La puledra fa ancora alcuni passi e poi crolla miseramente svenuta. Madame Rocio non si scompone più di tanto, lascia alla sua vittima qualche minuto di riposo e poi preme con nonchalance un pulsante della centralina. Una doppia scossa attraversa i capezzoli di Fatty che rinviene istantaneamente. Può darsi che fingesse. Madame tiene premuto il pulsante per interminabili secondi, mentre dalla sua vittima, impedita dal morso, si alza un muggito. E presto la corsa riprende. La cicciona ora corre con tutte le sue forze, ma è destino che oggi le cose non vadano bene: si inciampa e cade rovinosamente sbucciandosi le ginocchia. La cosa non impensierisce Madame che aumenta l’intensità della scossa. Fatty salta in piedi come un grillo e riprende a trottare. Un primo giro della proprietà è stato terminato. La puledra è ormai ridotta male. Madame Rocio decide di rientrare per il pranzo. Riprenderà con comodo nel pomeriggio. Quanto alla puledra, che aspetti in piedi sotto al sole, è l’ordine lasciato alle sorveglianti, assieme al permesso di abbeverarla alla latrina. 
(7/1- CONTINUA)


26 settembre 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 5 / LA PUNIZIONE DI "FATTY"


Nobili Signore, serva sudiciona,
mi accorgo che il mio racconto si è, per ora, focalizzato solo sulle ben meritate disavventure della perra. Non fatevi trarre in inganno, né io né la perra contiamo nulla qui al campo. Vi sono molte detenute e atre punizioni, per nostra fortuna.

La gallina ripiena.
Mi si permetta questo insolito titolo che richiama un delizioso piatto dei tempi andati.
Al Centro giungono detenute di tutte le razze e tutte le condizioni. Un gruppo di detenute di colore è arrivato direttamente dai bassifondi di Brooklin. Si tratta delle componenti di una vera e propria banda di serve che sono stata spedite da Madame Rocio da un altro istituto di correzione. Le componenti della banda sono segnalate come estremamente pericolose, aggrediscono e schiavizzano anche le compagne di prigionia.
Infatti ben presto anche nell’istituto di Madame iniziano le aggressioni alle altre detenute da parte della banda. La banda è comandata da Fatty, una gigantesca nera, una lottatrice di wrestling mancata. Fatty, durante le risse a cui partecipa fa largo uso di colpi “proibiti”, neanche fosse Chuck Norris. Prima di finire la propria vittima ormai semisvenuta con un micidiale colpo di gomito sferrato all’addome oppure schiacciarla sedendosi sopra, Fatty ha preso l’abitudine di fare un a specie di balletto, imitando le mosse di un pollo. Le altre componenti della banda, giunte a questo punto, esortano Fatty a fare “el baile del pollo”.
E veniamo agli avvenimenti, Fatty e la sua banda se la stanno prendendo con una delle loro vittime preferite: una povera cinesina che tormentano e vessano in tutti i modi. La poveretta, ad un certo punto si rifiuta di fare non so che cosa, causando una brutale aggressione da parte di Fatty. La gigantessa non si limita a pestare la poveretta ma aizzata ed applaudita dalle altre inizia la “danza del pollo”, preparandosi a finirla. Ma Fatty ha fatto male i propri conti: improvvisamente appare Madame Rocio con numerose sorveglianti. I due gruppi si fronteggiano. Le sorveglianti, però sono armate. Nonostante si renda conto di avere perso Fatty utilizza la solita tattica utilizzata negli altri istituti di correzione: aggredisce verbalmente la direttrice e di fronte al suo silenzio passa ad accusarla di razzismo. In altre situazioni la mossa può riuscire ad intimorire una direttrice senza pieni poteri. Ma Madame Rocio, l’ho già detto, ha su di noi detenute diritto di vita e di morte, come dicono “no question asked”.
E così le sorveglianti ammanettano rapidamente tutte le componenti della banda.
Madame Rocio è categorica: a tutte toccherà una settimana di “canile”, più un mese di lavoro forzato straordinario. “Vi assicuro che tra un mese striscerete, invece di camminare” sono le parole di Madame alle componenti della banda. Ora che le fiancheggiatrici sono sistemate, Madame Rocio passa ad occuparsi della capobanda. Per lei Madame annuncia un “tratamiento especial”.
Ed il trattamento ha un inizio graduale: Fatty viene rinchiusa in una stretta gabbia bene in vista di tutte noi. Per lei deve essere una bella sofferenza, grossa come è stare così ripiegata.
Il trattamento “di ammorbidimento” prevede che alla ingabbiata si somministri dapprima una “robusta” dose di olio di ricino. Di seguito vengono praticati tre grossi clisteri al giorno per tre giorni di seguito, in cui viene tenuta ingabbiata e completamente a digiuno. La somministrazione di uno dei clisteri viene mostrata a tutte noi tramite il “teatrino”. E vediamo la gigantessa lamentarsi e smaniare durante l’introduzione. Appena tolto il cannello Fatty, incurante dell’ordine di trattenersi, inonda rabbiosamente gabbia e pavimento. Ma sta solo aggravando la propria posizione. Alla fine dei tre giorni di “pulizia”, la gigantessa è un po’ meno aggressiva. Ma ora deve assaporare fino in fondo le terribili punizioni per cui è famosa Madame Rocio. Due robuste sorveglianti legano Fatty, completamente nuda, alle cinghie di un lettino ginecologico. Fa un po’ impressione vedere una grassona come lei legata ed impotente. Il lettino è posto nel “teatrino”, in modo che tutte possano seguire la punizione di Fatty, in particolare le componenti della sua banda, ben ammanettate e ben sorvegliate.
Ed arrivano Madame Rocio, accompagnata da una sorvegliante-infermiera. L’infermiera indossa un completo in latex bianco, con vistose croci rosse. Madame, al contrario, indossa una preoccupante mise in latex nero.
L’infermiera costringe la castigata ad aprire la bocca e le applica tra le arcate dentarie un apribocca metallico a scatto che le permette solo di mugolare e sbavare. Una ulteriore cinghia blocca la testa, in modo che non posa essere ruotata in alcun modo. Di seguito l’infermiera avvicina un carrello coperto da un lenzuolo verde. Ad un ordine di Madame l’infermiera toglie, con una mossa ad effetto, il lenzuolo. Sul carrello una preoccupante distesa di attrezzi medici: siringoni, cateteri, sacchetti per urina, tubi.
Madame si avvicina a Fatty che, a dispetto della propria pelle, è impallidita. “Bene cara, adesso io e te avremo una approfondita discussione a proposito della poca educazione che dimostri.
Per prima cosa voglio occuparmi della tua puzzolentissima patata”.
E la solerte infermiera porge a Madame Rocio un preoccupante plug vaginale: un cetriolone di plastica, dalla cui superficie sporgono numerosi bitorzoli arrotondati, una pompetta permette di gonfiare ancora di più il già ragguardevole oggetto. Il cetriolone viene accuratamente spalmato di un unguento balsamico che, come dice Madame, profumerà l’ambiente e irriterà le mucose.
Poi Madame palpa ben bene il voluminoso ventre della punita: “ottimo è proprio morbido, brava infermiera, ottima preparazione. La vescica è però ben piena, non vorrei che questa pisciona ci spruzzasse di orina durante il trattamento, mettile un catetere del 14.” L’infermiera seleziona tra i cateteri disponibili quello richiesto. Si avvicina alla punita e, sorridendo le fa l’occhiolino: “sei fortunata è il più grosso che abbiamo”. Ed inesorabile il tubicino si fa largo, bruciante, fino alla vescica. Un sacchetto si incaricherà di raccogliere la pipì di Fatty.
Ed è il momento adatto per l’introduzione del cetriolone, vediamo che la punita sera occhi e labbra, la faccia che mostra il male che sta soffrendo a causa dell’azione combinata di bitorzoli e pomata irritante. Quando il voluminoso oggetto è ben inserito, Madame prende la pompetta, e lo gonfia ulteriormente. Fatty si lascia sfuggire un lungo lamento, Madame le ingiunge di risparmiare il fiato.
Ora Madame apre un cassetto del carrello ed estrae un lungo serpente nero: un endoscopio. Lo mostra, con la punta che emette luce e muovendolo in vari modi alla punita, poi con fare colloquiale: “Ecco qua, poiché tu sei una vera dura non ti annoierò somministrandoti dei sedativi, sono sicura che apprezzerai di poter dimostrare il tuo coraggio. Ora fai la brava ed inghiotti questo senza fare storie”.
Vediamo gli occhi di Fatty dilatati dalla paura. Madame continua: “Pensa le mie colleghe in clinica hanno cambiato questi endoscopi ancora nuovi per sostituirli con altri più sottili, ecco da dove arrivano gli sprechi nella sanità. Io comunque li ho ritirati volentieri, sono sempre oggetti molto interessanti, sei d’accordo?”
Fatty, impedita dall’apribocca, risponde solo con un mugolio terrorizzato. Madame lubrifica l’attrezzo ed inizia ad infilarlo, lentamente nella gola della punita. Punita che, dal canto suo, delizia noi tutte con gorgogli, conati, mugolii e disperati colpi di tosse. Ma l’attrezzo, guidato dalle spietate mani di Madame, avanza inesorabile. La punita cerca in tutti i modi di divincolarsi, ma le robustissime cinghie la bloccano inesorabili, vediamo scendere lacrime che si mescolano ai goccioloni di sudore che dal viso scendono sul corpo della punita.. Madame segue il percorso del doloroso tubo su di un monitor. L’avanzamento è volutamente lento, anzi a tratti Madame ritira di alcuni centimetri il tubo, per poi tornare ad inserirlo ancora più profondamente. Il castigo dura una buona mezz’ora. Ormai il tubo è inserito completamente dalla bocca della punita fino allo stomaco ed ancora più giù.
Fatty è ormai semisvenuta. Madame si fa portare una secchio di acqua freddissima su cui galleggiano dei pezzi di ghiaccio, nel prosieguo ne avrà bisogno più volte per impedire a Fatty di svenire. Ne tira un mescolo in faccia alla punita, la sferzata di freddo la risveglia ben bene, pronta per proseguire. Madame annuncia “Poiché vedo lo hai apprezzato, adesso facciamo un altro giochetto, molto molto più bello”. Naturalmente l’unica risposta possibile è un mugolio.
Madame apre un secondo cassetto ed appare un endoscopio di calibro maggiore ed ancora più lungo. Credo lungo addirittura un metro e mezzo.
A quella vista vediamo la punita agitarsi e mugolare disperata. Ma nulla, le cinghie sono rinforzate con fili di acciaio.
Madame impugna l’oggetto serpentiforme ed inizia a strofinarlo, lascivamente con del lubrificante. Poi mostra alla sua vittima quanto è lungo l’oggetto: “lo mando ad incontrare l’altro” dice Madame. Non so quali cognizioni abbia la punita di fisiologia, evidentemente crede alla minaccia perché rotea disperata gli occhi edi suoi tentativi di divincolarsi si fanno ancora più forti
Ma ora Madame è pronta, lubrifica con attenzione l’ano della vittima, entrando ed uscendo con prima una poi due ed infine tre dita guantate, ben spalmate di lubrificante chirurgico. Vedo che Madame si sta eccitando, questi giochi sado-erotici le piacciono immensamente. Quanto a Fatty sentiamo solo i mugolii ed il respiro terrorizzato. Ed ora il nero serpente, da cui già esce un potente fascio di luce, viene posto sotto gli occhi della punita perché veda cosa la sta per invadere.
Se prima l’operazione era stata lunga, stavolta, tenendo conto delle curve e controcurve che l’oggetto dovrà fare faremo notte. E ben presto Fatty scopre le curve del proprio intestino. Scopre anche un giochetto che piace molto a Madame: attaccata allo strumento c’è una pompetta: serve a mandare aria per “gonfiare” la strada da percorrere, un pulsante, poi permette, volendolo, di fare uscire l’aria in eccesso. Bene, Madame si diverte a pompare la pancia della vittima con cinque o sei pompate, scatenando forti lamenti. Poi, improvvisamente Madame preme il pulsante permettendo all’aria di uscire. Vediamo che Fatty dal dolore apre e chiude i pugni e muove disperatamente le dita dei piedi: gli unici movimenti concessi. Lo strumento si fa strada inesorabile. Ogni tanto un po’ dell’aria pompata in eccesso riesce a sfuggire dall’ano della punita, con un rumore gorgogliante di scoreggina. Madame ha fatto disporre bene in vista della punita una lavagnetta magnetica con un disegno schematico dell’intestino. Di tanto in tanto un magnetino viene spostato in avanti dall’infermiera, per segnare fin dove si è arrivati, purtroppo per Fatty il budello ancora da percorrere pare infinito!
E mano a mano che lo strumento avanza i dolori della vittima si fanno ancora più forti. Dato che non le è stato dato alcun calmante per il dolore, ogni tanto Fatty viene colta da un principio di svenimento,. Cosa che non sfugge a Madame, un'altra generosa dose di acqua ghiacciata in faccia e sul torace della punita la risvegliano prontamente. L’ultimo tratto da superare, poi strappa addirittura delle urla alla vittima. E finalmente Madame è soddisfatta, ordina che venga acceso un monitor, posto in modo che la vittima possa vedersi, una impietosa telecamera mostra i due strumenti profondamente inseriti e la sua faccia stralunata. A questo punto Madame Rocio si rivolge alla povera panzona, chiedendole se non le pare di essere diventata un tacchino …. ripieno. E finalmente la punizione termina, i dolori per la punita non ancora, visto che ora Madame estrae, sempre lentamente i due strumenti, provocando ulteriori terribili conati di vomito e coliche intestinali, un'altra buona mezz’ora di sofferenze. Alla fine la barcollante Fatty viene rimessa in piedi dall’infermiera. Tutte guardiamo con attenzione e vediamo la panzona inginocchiarsi davanti a Madame Rocio, baciarle i piedi ed iniziare a fare il richiesto bidet con la lingua.
Madame accetta l’omaggio di Fatty, poi le annuncia quale sarà la vita nei prossimi mesi: Fatty verrà messa ad una dieta feroce, tutti i giorni, oltre a dei lavori punitivi, dovrà fare da pony trainando il carrettino di Madame per tutta la proprietà: “Grazie alla rigorosa dieta ed all’esercizio fisico presto tornerai ad avere un peso normale, dovresti esserne contenta” dice Madame.
Inoltre Fatty non dovrà mai più scambiare neanche una occhiata con le componenti della sua banda, pena la ripetizione del trattamento odierno per tutti i giorni di una intera settimana.
“Quanto alle tue prepotenze verso le altre detenute”, conclude Madame, “quando non lavori avrai sempre le mani incatenate tra loro e collegate alla cintura ed ai piedi, voglio proprio vedere quanto ti divertirai a venire pestata dalle altre detenute” dice Madame.
Fatty che ha terminato il suo lungo lavoro di lingua, abbassa la testa e bisbiglia un “Si Signora”, meritandosi un colpo di scudiscio, infatti dovrà ripetere la formula di obbedienza a voce ben alta.
Che differenza rispetto alla tracotante ed aggressiva capobanda di neanche una settimana fa!
(5- continua)


27 luglio 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 4 / LA FUGA DELLA PERRA


Nobili Signore serva sudiciona,
la prigionia prosegue

La fuga della perra

Rinchiuse come siamo in un istituto posto nel deserto a 100 km dalla più vicina cittadina, le guardie non si preoccupano eccessivamente per eventuali fughe. E la perra, come sempre trova modo di convincere un'altra detenuta ad accompagnarla in quella che a loro sembra una facile fuga. La hanno pensata bene, scapperanno di sera. Delle complici risponderanno per loro all’appello. Rubano dalla dispensa delle guardie cibo ed acqua. Una torcia elettrica permetterà loro di camminare al buio. Di giorno, poi, si nasconderanno in una buca. Di lì a tre o quattro giorni sono sicure di arrivare in città e qui sparire per sempre……
Illuse, delle assolute dilettanti. Infatti, di notte, senza una bussola e senza sapersi orientare con le stelle ed in mezzo ad un monotono paesaggio di dune, arbusti e cactus si perdono inevitabilmente già un paio di ore dopo la fuga. Ed è al mattino che viene rilevata la loro assenza. Avrei pensato che la terribile Madame Rocio si sarebbe agitata terribilmente, guidando di persona la ricerca delle fuggitive, invece …. Niente. Madame si fa una bella risata e, preso il telefonino parla brevemente in una lingua sconosciuta. Girandosi poi verso la capo delle sorveglianti, quella, invece molto preoccupata per la piega che potrebbero prendere gli eventi, Madame dà ordine di preparare per l’indomani due “canili” le terribili celle di punizione di cui vi parlerò in seguito. La giornata prosegue abbastanza male per tutte le detenute, messe in punizione per colpa delle fuggitive. Passa anche la notte, ormai la perra e l’altra mancano da 36 ore. Madame Rocio è però molto rilassata, infatti alle prime luci dell’alba, di fronte al cancello del campo vediamo due sacchi di iuta, che si muovono. Dai sacchi si sentono anche pietosi lamenti. Ad un ordine delle sorveglianti otto detenute portano all’interno i sacchi ed il loro contenuto e li gettano, senza complimenti a terra, scatenando altri lamenti. Aperti i sacchi vediamo la perra e l’altra in pietose condizioni. Sono state catturate dalle donne della tribù di nomade di nativi che pascolano le loro magre capre dei radi cespugli spinosi. Le native odiano particolarmente noi detenute e si prestano ben volentieri, grazie anche ai regali concessi da Madame, a sorvegliare la zona catturando le fuggitive. Anticamente mettevano le fuggitive catturate a cavalcioni di un cactus e le lasciavano lì, infilate dalle lunghe spine, per giorni e giorni, come castigo. Madame ha però pattuito che le fuggitive vengano consegnate subito, in modo da essere lei a punirle. In memoria delle vecchie usanze, comunque, il grosso frutto spinoso di un cactus è stato incastrato tra le natiche delle prigioniere. Sembra quasi una pallina da golf, arrivata in un punto difficile del tee. Vi lascio immaginare quanto sono penetrate le spine nella delicata pelle della zona. Sempre col frutto incastrato le due poverette sono costrette a sfilare tra due ali ostili di detenute.
Vi descrivo la perra: la divisa di fatica con cui si era coperta per sfuggire ai raggi del sole, nonostante sia di pesantissimo cotone è stracciata in più punti. Testimonianza dell’accanimento e della violenza a cui le hanno sottoposte le native e i loro feroci cani, a cui nessuna detenuta riesce a sfuggire. Le gambe nude della perra mostrano chiari segni dei morsi delle belve che la hanno inseguita. A causa del frutto spinoso incastrato tra le natiche, la perra cammina con grande fatica e dolore, piccole gocce di sangue danno una idea della profondità a cui sono arrivate le indistruttibili spine. La faccia della perra, poi, riflette la notte di terrore e dolore che ha appena passato. Posso affermare che la perra ha probabilmente accolto con sollievo il dolore provocatole dalle mani di una sorvegliante, protette da spessi guanti di cuoio, che hanno estratto il dolorosissimo frutto da dove era stato alloggiato.
Ma ora le fuggitive devono subire il “tratamiento especial” di Madame. Ho avuto modo di assistere alla punizione della perra e ve ne relaziono fedelmente. La punizione ha luogo nel “teatrino”. La punita viene denudata degli ormai inutili stracci. Da un angolo della stanza due sorveglianti prendono una massiccia asse di legno, divisa in due parti ed imperniata. Tre fori, uno per il collo e due per i polsi: si tratta di una gogna che va a bloccare le braccia della perra. Ora la condannata deve avanzare ed allargare le cosce. Sul pavimento un cuneo triangolare di legno. Un pratico sistema di leve solleva il cuneo fino a che la perra ne è a cavalcioni, con i piedi sollevati da terra. Un moderno cavalletto. Guardo il lato su cui appoggia la patata della perra, è stato sapientemente arrotondato, in modo da essere doloroso ma non provocare ferite. Ma non è ancora finita. Le cavi
Glie della perra vengono portate all’indietro, costringendola a piegare le ginocchia, Ora le caviglie vengono ulteriormente sollevate costringendo i piedi sempre più in alto. Ora i piedi sono bloccati da una seconda piccola gogna che blocca le caviglie. Inutile dire che la posizione è completamente sbilanciata e la perra cadrebbe immediatamente in avanti, se due provvidenziali funi non tirassero all’indietro la gogna del collo. Chi fa le spese di tutta questa manovra è la patata della perra che ora sostiene tutto il peso della condannata. Condannata che creca di alleviare almeno un pochino il peso stringendo spasmodicamente le cosce sulle pareti del cavalletto
Ho già detto che a Madame Rocio piace sentire i lamenti delle suppliziate, infatti nessun bavaglio tiene zitta la perra che si lamenta a lungo. Ma i lamenti diventano ben presto urla disperate quando Madame avvicinatasi ad un apposito portaombrelli pieno di salamoia, una delle tante verghe di nocciolo che contiene. Con questa verga Madame prende a colpire le piante dei piedi della fuggitiva. E quello di Madame non è uno sfogo di rabbia, in cui un colpo segue l’altro senza il minimo intervallo, i colpi sono intervallati da un minuto di pausa, in modo che le sensazioni dolorose immediate e tardive abbiano modo di essere apprezzate dalla condannata per ognuno dei colpi. La perra gronda sudore e lacrime, non so dove vada a prendere il liquido. Le sue urla si sentono chiaramente in tutto il campo. E non le è concesso di svenire, troppo facile, ad ogni accenno di svenimento Madame strizza e torce con cattiveria i “pezones” della perra, rinfrancandola di colpo. Penserete che ben presto i piedi della perra sanguineranno, niente di tutto questo, nonostante la feroce punizione duri per una intera ora le piante dei piedi e le dita sono arrossate ma la pelle è intatta. Madame fa liberare i piedi della perra e fa scendere il cavalletto. Per la perra si annuncia un altro tormento, dovrà camminare a lungo con i piedi martoriati e con la patata dolorante. Ma, disidratata come è la attende un misto di cura e punizione ……..


Il clistere di punizione della perra

Vi avevo già accennato ai clisteri di punizione. In realtà fino ad ora ne avevo solo sentito sussurrare dalle altre detenute che parlavano dell’ultima volta in cui una compagna era stata “ben riempita”.
Ma veniamo alla perra: Madame Rocio annuncia la punizione a cui verrà sottoposta la disgraziata: “la reclusa recebirà un gran enema, per llenarse bien”. Insomma, la perra verrà “ben riempita”. E così, con noi riunite per la cena nel refettorio, viene alzata la tenda che mostra l’ambulatorio di Madame: è il famoso “teatrino”. La perra completamente nuda mostra chiari segni di disidratazione., ora dice Madame, la cui voce ci perviene, assieme ai pianti della perra, da un perfetto sistema di amplificazione “Hai tanta sete? Ora avrai modo di ricevere acqua a volontà”. E, ad un cenno di Madame, viene portata una piantana da cui penzola, vuota una sacca di silicone semitrasparente. Una sacca da clistere, di quelle professionali da clinica, non troppo grande terrà 2 litri. Ma guardo bene e vedo che sono TRE sacche. Comincio a capire perché la Signora ha promesso alla perra che sarebbe stata “ben riempita” .
La perra, zoppicante per il dolore ai piedi, deve salire sul lettino ginecologico, dove viene fissata con robuste cinghie. Vediamo chiaramente le grandi labbra livide per la pressione continua esercitata dal cavalletto. Deve farle un bel male!
E Madame Rocio, in persona riempie con attenzione le tre sacche di acqua fredda, Dato il gran calore non darà poi tanto fastidio alla perra, penso tra me e me.
Sono, devo confessarvelo, morbosamente eccitata, chissà quale cannula verrà usata per riempire la perra.
Ebbene, le mie attese non rimangono deluse: Madame preleva, con le mani guantate un apprezzabile attrezzo di gomma nera: una crossa cannula gonfiabile, una versione “oversize” della odiata cannula “bardex”. Le esperte dita di Madame lubrificano internamente la perra, una passata di lubrificante anche alla grossa cannula. Ora Madame spinge e ruota la sonda, Il grosso palloncino, però fatica molto ad entrare, strappando lamenti alla perra. Lamenti a cui Madame risponde invitandola a risparmiare il fiato per dopo. Ed alla fine dopo lacrime e lamenti, la cannula è “in situ”. Ma non è finita, ora Madame, con un sorriso cattivo, gonfia con un apposita pompetta il palloncino (beh non proprio –ino) di ritegno. La perra lancia un grido e caccia tanto d’occhi, non le è piaciuta la sensazione. Ora Madame apre il rubinetto della prima sacca. Le sacche sono poste piuttosto in alto ed i tubi sono di buon calibro, evidentemente in clinica preferiscono non perdere troppo tempo. Ed anche Madame Rocio non ne perde affatto. Nonostante si sia a più o meno un litro, vediamo la perra fare una smorfia ed iniziare a respirare come i cagnolini. Evidentemente il pancino già le duole. Come vi avevo già accennato la soglia di sopportazione della perra in genere ed in particolare dei clisteri è bassissima. E, quasi sul finire della prima sacca si sente un “bastaaaa” da piagnona.
Ora, Nobili Signore, devo confessare che sono eccitata, uno sguardo alle altre e vedo che tutte tirano in lunga il pasto per non perdersi un attimo del clisterone della perra ….


Il pancione

Ma ormai la prima sacca di acqua è stata somministrata. La perra, sempre bloccata in posizione ginecologica, dà chiari segni di mal sopportare il liquido. Madame Rocio, premurosa, inizia ad esplorare il ventre della perra, premendo a fondo in vari punti. Il verdetto è che “està todaora vacia”, ancora vuota. Madame, in persona, apre il rubinetto della seconda sacca. Non so se è per le lamentele della perra o per fare durare di più la punizione, il rubinetto stavolta viene aperto solo per ¼. Il liqido scende sempre inesorabile. La perra continua a lamentarsi e a respirare come un cagnolino. La pancia, sebbene in questa posizione la si noti poco, inizia a sporgere. Siamo giunti ai 3 litri. Per quanto ricordo è la massima quantità mai contenuta dall’intestino della perra. Ma Madame Rocio sa il fatto suo. Ora la perra, oltre ai lamenti continui, grida “basta, non ce la faccio più”, “Madame, la prego, scoppio!”. Ma questa è musica per le orecchie di Madame. Il liquido continua a scendere. Madame preme ora un po’ più delicatamente, scatenando comunque crampi e dolori. In realtà questa specie di massaggio serve a favorire la dolorosa risalita del liquido nell’intestino della suppliziata. E di lì a poco la seconda sacca termina. La perra contiene già quattro litri. Il pancione ora è ben visibile gonfio e con la pelle tesa. Guardo la perra, ormai il suo intestino ha iniziato ad assorbire acqua e a reidratarla. Nonostante l’acqua del clistere sia relativamente fredda (qui nel deserto l’acqua fredda è un sogno, riservato solo alle bevande di Madame e delle guardiane), la perra gronda sudore. E, con grande terrore della perra, Madame apre il rubinetto della terza sacca. Il rubinetto viene aperto pochissimo ma, per permettere all’acqua di scorrere Madame deve alzare al massimo la piantana. Ciò testimonia la pressione che deve sentire la perra nelle sue budella. Oramai la pancia della perra, solitamente abbastanza piatta, data la scarsità della dieta, è ben gonfia. La perra viene presa da conati di vomito, causati dal liquido che risale nella parte alta dell’intestino ma emette solo della saliva.
Ora Madame Rocio palpa con attenzione, pare soddisfatta del riempimento, dà con la mano piatta uno schiaffetto sul pancione della perra ormai rantolante e finalmente chiude il rubinetto. La perra contiene ormai un poco meno di cinque litri, una quantità di liquido incredibile, per una come lei refrattaria ai clisteri. Madame in persona scioglie le cinghie che bloccano la perra, poi con fare severo le comunica che non deve perdere neanche una goccia, poi, sadicamente dà altre due pompate al pallone che sigilla ermeticamente dall’interno l’ano della punita. La perra emette un uggiolio. Sono sicura che pensa di potersi finalmente scaricare. Madame la aiuta a mettersi diritta, il pancione gonfio ormai appare nella sua interezza, sporge a tal punto che la suppliziata si aiuta con le mani a sostenerlo. Pare che in questo modo i dolori siano più accettabili. Ma, ora Madame le ordina di camminare, è una lunga passeggiata che le attende, infatti la perra, sempre camminando a chiappe strette e sostenendosi il pancione, deve percorrere tutto il refettorio, scusandosi con ognuna di noi per averci costrette allo spettacolo del suo clistere. Quando giunge vicino a me posso guardarla con più comodo, la testa rapata ustionata dal sole, sopracciglia assenti, occhi lacrimosi e gonfi, un rivolo di moccio che le cola. Poiché è ancora nuda come mamma l’ha fatta vedo i seni, una volta svettanti ma che ora pendono miseramente. La pelle del ventre tesissima, mostra il bluastro delle vene. La perra si sostiene la pancia a due mani, è proprio simile a quella di una gravida ad otto mesi. Cammina con le spalle un po’ all’indietro, evidentemente le riesce meglio mantenere l’equilibrio. Fa dei corti passetti, la faccia distorta da una smorfia di dolore. Madame le ha messo un guinzaglio da molosso, uno di quei guinzagli detti “strangola cane” e la tira impietosamente, costringendola ad avanzare un passettino dopo l’altro. Penso che, nelle condizioni della perra, non le sia importato niente di doversi scaricare “coram populo”. Anzi, per meglio dire si è trattato di una “seduta evacuatoria” dolorosissima, con lunghe scariche intervallate da lancinanti crampi che hanno prostrato ulteriormente la perra per una buona mezz’ora.



Il canile

Ma per la perra non è affatto finita: come principale colpevole della fuga, la sua condanna comprende una intera settimana di “canile”. Seguiamo la nostra “amica” perra: all’alba, completamente nuda viene fatta entrare in una piccola cabina di 1 metro per 1 metro, alta un paio di metri. La cabina è realizzata in lamiera ondulata pitturata di nero. La perra, che rabbrividiva nell’aria ancora fredda della notte, si trova in questa specie di cabina da spiaggia. Sente che vengono chiusi i tre lucchetti che sigillano la porta.
Vede che il terreno, al centro del manufatto è liscio, segno che molte altre detenute vi sono state rinchiuse. Per un po’ si mette comoda, con la schiena appoggiata alla parete ma, come il sole prende forza, la parete inizia ad arroventarsi, essendo pitturata di scuro. La temperatura della lamiera arriva ben presto ai 70 gradi. Nessuna resisterebbe con la nuda pelle appoggiata, la perra scopre così che l’unico modo per non scottarsi è restare ben diritta, Si sistema così, un po’ inginocchiata ed un po’ seduta. Nessuno viene a portarle un sorso di acqua, anzi, ai suoi lamenti risponde il ringhio di una delle guardie che, per buona misura, tira un paio di randellate alle pareti, assordandola. Passano lentissime le ore, la perra si sta avvizzendo a vista d’occhio, Le gocce di sudore che nelle prime ore di prigionia nel canile scendevano lungo il suo corpo hanno lasciato il posto a cristalli di sale. Poi, dopo dodici ore di forno, il sole, lentissimo cala,finalmente la temperatura della parete, gradualmente scende e la perra può appoggiarsi. Non ne può più, ha già provato a chiedere pietà, scatenando altre volte l’ira delle guardiane, ma niente cibo e niente acqua. Cade in uno stato soporoso. Ma viene risvegliata dal rumore dei lucchetti che si riaprono. Viene fatta uscire, tutta anchilosata. Una sorvegliante sta portando una brocca di acqua. La perra non crede ai suoi occhi, finalmente potrà bere, la sua lingua si è ormai quasi incollata al palato….. La brocca viene vuotata in una ciotola, appunto di quelle dei canili. La perra viene ammanettata, così si sforza di immergere la faccia nella ciotola ed iniziare al lappare il liquido. Ma, inutile dirlo, il liquido non è altro che LA PIPI’DELLE DETENUTE ORMAI RANCIDA. La perra ha talmente sete che lappa comunque il liquido. Ogni tanto è preda di forti conati, ma, conscia che senza quel liquido non riuscirà a sopravvivere un altro giorno nel canile, si sforza di finire l’immondo beverone. Ma la vita nel canile è scandita da un altro fastidioso adempimento, infatti a mezzodì alla condannata, che sta cuoicendo a fuoco lento, viene praticato un clistere di acqua fredda. Sono dai due ai tre litri di liquido, fatti trattenere con il “tapon”. In questo modo si somministra in maniera “alternativa” il liquido necessario a far sopravvivere un'altra mezza giornata di tormento la condannata.

Vostra misera detenuta nadia.
 (4- continua)

19 marzo 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 1 - L'ARRIVO


Nobili Signore serva sudiciona,
mi si permetta di fare un salto nel mio racconto.
Tralascio le avventure occorse a me ed alla perra dalla condanna alla deportazione, fino all’arrivo nel “Centro de Detencion”, magari avrò modo di ritornarci in seguito.

Il viaggiatore che percorresse la statale 45, in Messico e decidesse di mettere a rischio la propria vita, sfidando così il cartello posto all’interno del SUV a noleggio, che dice di non abbandonare la strada per nessun motivo, avrebbe la possibilità di seguire una vecchia pista dei nativi, usata poi dai cercatori d’oro. Questa pista si addentra in una zona riservata la “Zona del silencio”, una misteriosa zona desertica in cui per “Ragioni biologiche ed ambientali” è scoraggiato, se non addirittura vietato il transito. Questo misterioso divieto, unito alla credenza locale che la zona desertica sia l’omologo terrestre del triangolo delle Bermude e dell “Area 51”, rende il numero di viaggiatori tendente a zero. Ma ben presto, se il nostro viaggiatore fosse un incosciente, scoprirebbe che neanche il potente mezzo meccanico può proseguire, non resta che andare a piedi, seguendo un sentiero vecchio di migliaia di anni, che si inerpica sulle varie “Sierras” e segue il tracciato di vallate tracciate dal torrente “Rio Seco”che, come dice il nome è ormai secco dai tempi che furono ed è solo sabbia e sassi. Se però intendete provarci, assicuratevi di farlo con una carovana di muli carichi di acqua e cibo: non incontrerete che serpenti, scorpioni e lucertole velenose giganti per almeno cinque giorni. Benvenuti nel Deserto di Chihuahua, è proprio il caso di dirlo!
E dopo giorni di cammino, si giunge in un misterioso luogo, ad almeno 100 km di deserto dal più vicino centro abitato. In questo luogo che vedrete solo all’ultimo istante, incassato tra le rupi come è, troverete una tripla recinzione di rete sormontata da filo spinato. All’interno alcune basse costruzioni ed un moderno palazzetto. Nessun cartello vi dirà che questo è il “Centro de Detencion Maxima Pena” della misteriosa e bellissima Madame Rocio.
Per arrivare al “Centro” esistono solo due modi: dall’aria, con un comodo elicottero, utilizzato da Madame Rocio e dalle sue amiche e collaboratrici, oppure a piedi, come la perra ha scoperto, assieme ad altre tre compagne di sventura, tra cui purtroppo anche la narratrice, condannata come complice della perra, nonostante pianti, suppliche e l’intervento della Signora della Pension Balnearia che mi discolpava.
E veniamo a noi. Una volta sbarcate dalla nave mercantile che ci ha trasportato, veniamo prese in consegna da un plotone di sorveglianti. Siamo seminude, la sorveglianti ci portano in un magazzino dei doks, qui ci fanno spogliare e ci rivestono con mutandoni di cotone ed una lurida “tunica da viaggio” bianca, sporchissima. Centinaia di condannate hanno indossato questi stracci per il viaggio verso il Centro. Lo scopo della tunica, di un particolare tessuto di lana, è quello di permetterci di sopravvivere durante l’allucinante marcia nel deserto che ci attende. La tunica, infatti, comprende un cappuccio che copre la faccia, lasciando solo una fessura per gli occhi. Analogamente alle vesti delle popolazioni nomadi dei deserti, la tunica protegge dal sole, impedendo al corpo di evaporare la poca acqua concessaci. Per camminare abbiamo delle calzature di feltro, che isolano i piedi dalla sabbia rovente. Di notte, poiché, al contrario delle sorveglianti che hanno a disposizione una comoda tenda, dobbiamo dormire, incatenate a terra, la tunica ci ripara dal freddo intenso del deserto. Per nostra fortuna, il trasporto delle enormi taniche di acqua e del cibo, tocca agli stoici muli, altrimenti non saremmo mai giunte a destinazione.
Come vi ho accennato, oltre al continuo camminare incatenate, per ore ed ore sotto al sole, il nostro incubo divenne la sete, infatti l’acqua, abbondante per le sorveglianti, era la minima necessaria per sopravvivere.
Tre giorni, dura il viaggio, camminando dal sorgere del sole fino a notte. Le prime ore di viaggio, sono da noi apprezzate, dopo la quasi immobilità sulla nave. Poi il caldo, il sole e la monotonia del brullo paesaggio desertico, unite all’effetto ipnotico di porre un piede avanti all’altro per decine e decine di migliaia di volte, fanno sì che noi si cammini come sotto ipnosi. La sofferenza più grande è la sete, visto che l’acqua, di cui ci sono pur abbondanti scorte, ci viene concessa solo a piccole dosi, sufficienti a non farci morire. Scoprirò poi che nel “Centro” la sete è una delle costanti con cui le detenute debbono fare quotidianamente i conti.
Ed alla fine del viaggio, arriviamo barcollanti alle recinzioni di rete metallica ed ai reticolati che delimitano il “Centro”. Evidentemente esiste qualche occulto mezzo di sorveglianza, perché i cancelli si aprono automaticamente al nostro avvicinarsi, per poi richiudersi, prima di aprire il cancello successivo.
Giungiamo così di fronte alla “Reception”. Crolliamo a terra, stanchissime. Ma qui le detenute non debbono mai oziare, veniamo fatte rialzare ed entrare in una stanza. Qui ognuna di noi viene assegnata ad una sorvegliante.

La sorvegliante e la nuova divisa

La sorvegliante a cui vengo assegnata si chiama Maribel. Indossa una divisa di taglio militare, di foggia quasi maschile, beige. Un distintivo sul braccio sinistro indica la sua appartenenza al “Cuerpo de securidad” ed una targhetta sul petto porta il suo nome, assieme ad una sigla che suppongo sia il grado. Le scarpe sono dei lucidissimi “anfibi” marrone. L’immancabile cinturone con pistola elettrica, di quelle in grado di rendere inoffensivo un rinoceronte, ed un frustino, completano la divisa.
Vengo fatta spogliare completamente, la tunica ed i mutandoni verranno utilizzati per il viaggio di qualche altra sventurata. La sorvegliante si mette dei guanti di lattice e mi sottopone ad una sgradita ed approfondita perquisizione personale. Niente viene lasciato al caso, le dita penetrano e sondano ogni mio orifizio. Se mi fosse permesso vorrei proporre di controllare la bocca per prima……non per ultima come, purtroppo accade.
E poi la sorvegliante Maribel mi indica un grosso pacco posto a terra: il mio nuovo corredo da detenuta. Due paia di mutandoni di spesso cotone grigio ed una divisa, di cotone grezzo, a maniche lunghe, copre fino sotto alle ginocchia, a strisce bianche e grigie. Un cappuccio si allaccia nascondendo completamente il viso, deve coprire la testa e nascondere la faccia in varie occasioni, tra le quali la mensa. In dotazione, ripiegati a parte sono un pesante grembiule di tessuto plasticato, Dallo stesso tessuto è ricavato un pesante cinturone, alto circa 20 centimetri, che permette di stringere il grembiule, fissandolo con un apposito lucchetto. In questo modo il grembiule, anziché essere una protezione da indossare durante i lavori pesanti, può trasformarsi in un fastidioso metodo di costrizione del ventre. Concesso alle detenute un largo cappello di paglia da indossare lavorando al sole, ma dovremo imparare come intrecciarcelo da sole.
Il pacco contiene anche la divisa di punizione: una pesante tuta gommata, di colore nero, completata da lunghi guanti neri. Per il momento mi viene fare indossare la divisa a strisce, vi aggiornerò sulla divisa di punizione in seguito. Nella parte alta del pacco una gavetta di alluminio con all’interno un cucchiaio, una chiara eredità dell’”armada”.
Si è già fatta sera, sono a digiuno dalla sera precedente. Non ho neanche potuto bere ed ho una sete tremenda. Scoprirò presto che la sete è uno dei più efficaci metodi per manipolare le detenute.
Finalmente la sorvegliante mi indica di prendere gavetta e cucchiaio. E vengo fatta mettere in coda per il pasto: un capace mestolo riempie la gavetta di un passato di fagioli estremamente liquido. Guardo le altre detenute che, rialzato leggermente il cappuccio iniziano a mangiare e poi mi metto anche io a sorbire rumorosamente il brodo vegetale. Debbo dire ch è abbondante. Scoprirò all’indomani che alle detenute vengono dati due sole gavette di brodo vegetale e basta, niente pane, bevande od altro. Insomma una dieta drastica e salutare
All’indomani avrei cominciato a conoscere le altre detenute ed i rigorosi metodi di disciplina e punizione adottati da Madame Rocio.
Vostra detenuta nadia.
(1- continua)

8 gennaio 2015

PENSION BALNEARIA 92


Nobili Signore, serva sudiciona,
lo scavo della perra procede ……. a botte e spintoni. La lazzarona, ora che il pozzo è abbastanza profondo, ha iniziato ad approfittare dell’aiuto datole da un'altra serva all’argano. Stava addirittura per abbindolarla, convincendola a scavare al posto suo. Ma, grazie alla mia segnalazione ed all’intervento della Signora della Pension Balnearia …. niente di tutto questo. La perra ha dovuto intagliare sulla parete esterna del pozzo una specie di scala a chiocciola e deve issare personalmente i propri secchi di terra scavata. Poco importa che la scala a chiocciola abbia allargato di molto il pozzo e quindi raddoppiato o triplicato il volume della terra da scavare, la perra ha anni di condanna da scontare….
E così la perra, oltre ai calli alle mani, sta sviluppando i muscoli delle spalle, delle braccia e delle gambe. Un sacco di ginnastica senza dover neanche pagare una palestra. Quanto al personal trainer basto io, armata di scudiscio, la faccio marciare a dovere. E le ho detto senza mezzi termini che se vuole mangiare deve lavorare. Tengo il conto dei secchi di terra portati in superficie e, se lo merita ed io ne ho voglia, le concedo una razione o addirittura una razione e mezza di sopa. Ma se solo si azzarda, con qualche biasimevole scusa, a scendere al di sotto del minimo, la razione viene dimezzata.
I guai della perra non finiscono qui, con il caratterino che si ritrova, sfoga le proprie frustrazioni sulle compagne. Ma ha fatto male i suoi conti, le sue compagne appartengono alla feccia delle serve. Donne rotte a tutte le avventure che non si lasciano sicuramente mettere i piedi addosso.
Dalla mia parte faccio in modo che la perra non resti isolata in una celletta, la faccio spedire nel dormitorio comune. E ben presto, una mattina la perra si presenta con un occhio nero, segnalo la cosa alla Badessa. La perra viene convocata in direzione ed accusata di aver causato una rissa. E, suo malgrado, deve stare zitta, visto che nessuna la interpella in merito. La Badessa la sgrida severamente ed incarica la “Enfermera” di fare un bel “tratamiento” per farle calare i bollenti spiriti, la Signora della Pension si offre di sovraintendere alla punizione.
Il mattino dopo dirigo la perra all’ambulatorio dell’ Istituto. Ben presto arrivano la Signora e la Enfermera. In una stanzetta dell’ambulatorio è sempre pronta la “Sala de Tratamiento Hydroterapico” dotata di una vasca per semicupi. La forma compatta di questa vasca, dotata di un gradino, permette di far inginocchiare la punita, in modo da porgere le terga all’infermiera. La perra viene fatta denudare ed inginocchiare nella vasca. Delle cinghie bloccano le caviglie ed i polsi.
Su un lato un armadietto a vetri mette in mostra una completa collezione di cannule e sonde. Ad una piantana sono già appesi due enormi apparecchi per clistere. Ad occhio paiono il doppio degli apparecchi normali. L’Enfermera, munita di una brocca fa scorrere a lungo l’acqua da un lavandino, consultandosi con la Signora per la temperatura. Mi viene permesso di avvicinare la guancia alla brocca, per sentire la temperatura: non scotta ma è sicuramente parecchio calda. Da un apposito vasetto la Enfermera preleva parecchi cucchiai di “Polvo para enema”, che, come dice l’etichetta, è a base di “Jabon, aceite y bicarbonato”. Il tutto viene ben rimescolato fino a che pare un denso latte. L’enfermera riempie con attenzione il primo degli apparecchi. Vedo che è pieno fino all’orlo.
La perra sembra agitata, la Signora le concede il permesso di parlare. E la perra ci prova nuovamente: scena pietosa, in cui sostiene di sopportare male il clistere, di non tenere più di un litro e mezzo o due eccetera. L’Enfermera la sbugiarda, una donna del peso e dell’altezza della perra deve ricevere un minimo di tre litri, ma sicuramente può sopportare, afferma l’Enfermera, anche quattro o addirittura cinque litri, vedremo.
Ed è ora del primo clistere. L’Enfermera si consulta con la Signora e, per il primo clistere scelgono un grosso cannello di ebanite, con un ingrossamento, come un piccolo uovo all’estremità. Una buona lubrificata ed il cannello entra, senza eccessive difficoltà nella perra. Del resto, dopo il “parto”, la perra può ricevere ben altro. La Signora dà il via e l’Enfermera apre il rubinetto. L’apparecchio è posto ben in alto, un buon metro al di sopra dell’ano della perra. Ricordo che la Signora ha dato alla perra il permesso di parlare. Ed è un flusso continuo di lamentele: “l’acqua scotta, non la sopporto”, “ho mal di pancia”, “mi scappa”, “mi sento svenire” eccetera. E non siamo che ad un quarto del contenitore!
Siamo ora oltre la metà del clistere, la perra è ormai rossa in viso e suda copiosamente. Si vede chiaramente che è preda di crampi ed allora la Enfermera le concede 5 minuti di orologio di pausa. Ma durante quel tempo il sapone continua a fare i suoi effetti, per cui anche la pausa non è poi che dia quel gran sollievo al mal di pancia della perra. La perra vorrebbe forse massaggiarsi la pancia, la vedo tirare le cinghie che, inesorabili, la bloccano in posizione. Si riprende, fra le continue lamentele della perra. Ormai, informa l’Enfermera, resta si e no un bicchiere di acqua. Ma per la perra è comunque un tempo interminabile. E finalmente “tre litri” annuncia trionfante l’Enfermera. La perra viene sciolta e le viene ordinato di alzarsi, ma di restare all’interno della vasca. Finalmente può massaggiarsi il pancione, che si nota chiaramente. Il cambio di posizione pare giovarle alquanto, smette di infastidire con i suoi lamenti. Solo di tanto in tanto la sentiamo accelerare la respirazione, segno che le ondate di dolore non sono del tutto finite. Ed alla fine le viene permesso di recarsi nel bagnetto annesso alla sala di Hydroterapia.
Al ritorno, però la perra ha una brutta sorpresa: la Enfermera le dà appuntamento per “la scinco de la tarde”, infatti quello ricevuto dalla perra era solo “el enema de limpieza”, indispensabile prima di procedere ai più abbondanti e dolorosi “Enema de castigo”.
Se la perra fosse saggia, forse gettandosi ai piedi della Signora, potrebbe mitigare un po’ la punizione e limitarsi a ricevere un più blando “Enema de disciplina”, ma ormai la conoscete anche voi quella testa dura.
E così restiamo in attesa, per vedere cosa accadrà stasera.
Sorvegliante Nadia
(92- continua)

29 maggio 2014

PENSION BALNEARIA 82


Nobili Signore, serva sudiciona,
una affezionata cliente della Pension ha regalato alla Signora un cane. Un vero “mastino spagnolo” di nome “Diablo”. Sentendo il nome e la razza mastino penserete senz’altro ad un cane feroce, assetato di sangue……. niente di tutto questo. Nonostante sia solo un cucciolo ha la taglia di un vitello. Selezionato per gestire le greggi non è assolutamente aggressivo, si fa rispettare “marchiando” di tanto in tanto le cosce delle pecore con leggere “pinzate” dei denti, senza però mai affondarli. Infatti in breve alla Pension tutte, sorveglianti e detenute, abbiamo i nostri bei segni di qualche “pinzata”. Comunque un vero cane bonaccione che conosce la propria forza e fa in modo di non utilizzarla per fare male, si limita a mettersi in mezzo ed eventualmente “appoggiarsi” facendo cadere il malintenzionato.
Una pacchia per le detenute, direte voi. Il problema è che il bestione ha avuto un imprinting sbagliato, si crede un umano. Ed è sempre lì a puntare il suo sensibilissimo naso alle “parti basse” sia di noi sorveglianti ma soprattutto delle detenute. Ed alcune detenute, tra cui in particolare la perra, che si pisciano addosso con facilità, emanando così un pessimo odore, mandano in tilt il buon Diablo che si eccita ed inizia il “corteggiamento”. E bisogna dire che il buon “Diablo” è proprio ben dotato. Per una volta nella vita le detenute apprezzano le mutande rinforzate di gomma e cuoio, visto che Diablo non ha falsi pudori e si esibisce in clamorosi tentativi di monta. Il tutto si conclude inevitabilmente con la detenuta seppellita dalla stazza di Diablo che, poverino, si scontra con l’invalicabile spessore delle mutande. A volte ci vuole un secco richiamo della Signora per farlo desistere. Questi sono i fatti. Ovviamente noi sorveglianti non ci siamo fatte sfuggire l’occasione per terrorizzare ancora di più perra e compagne. Abbiamo raccontato loro fantasiose storie di detenute possedute di dietro dal mastino, così dolorosamente che per permettergli di estrarre il pene lo si era dovuto calmare a secchiate di acqua ghiacciata. Un'altra perversa fantasia, racconta di una detenuta a cui il buon Diablo ha staccato un orecchio durante un orgasmo.
Resta il fatto che il poveretto, continuamente frustrato sessualmente, rischia di deperire. La Signora, dopo aver cercato invano nel circondario una femmina di molosso adatta, annuncia che la prossima detenuta a meritarsi una punizione, dovrà, per un intero mese, provvedere “manualmente” al benessere fisico del povero Diablo. Naturalmente faccio in modo che la Perra si aggiudichi per prima la punizione. Francamente non la capisco, pianti e musi lunghi, fino a che non impugno la “vara” e metto fine alle contestazioni. E devo dire che il buon Diablo apprezza molto la manualità della perra, a tal punto che tende a farle “la corte” scortandola e cercando di difenderla. Addirittura diventa difficile somministrare alla perra un clistere, Diablo scambia la vaschetta per l’abbeveratoio svuotandola con grande soddisfazione!
Non preoccupatevi, comunque, ci vuol ben altro che un molosso per impedirmi di applicare le meritate punizioni alla perra.
E visto “l’innamoramento” di diablo non si contano le battute sul fatto che la perra ha trovato “su marido, el perro”.
La perra sopporta a fatica la situazione, tanto che un giorno, nel momento in cui non si sente osservata rifila un potente calcio nei “cojones”i di Diablo. La cosa non passa inosservata, anche perché il povero Diablo fa una scenata, urla, guaiti ed uggiolii, neanche che lo avessero ammazzato.
La Signora, informata dell’accaduto interviene ed alla perra viene inflitta un ulteriore umiliazione: dovrà soddisfare Diablo con la bocca! Inutile dire che, prevedendo l’accaduto mi sono portata la “vara”, per cui il sedere della perra viene in breve solcato dai segni incrociati delle vergate, fino a che, tra lacrime e singhiozzi, promette che eseguirà l’ordine. Organizziamo così il “teatrito”, il teatrino, in cui avvengono le vergognose punizioni pubbliche. Qui il buon Diablo viene fatto stendere e la perra deve accontentarlo.
E per la perra non si prospetta certo un roseo avvenire, la Signora, cercando una femmina adatta, ha scoperto che il seme di un “mastino spagnolo” di razza purissima, è molto ricercato, visto che i poveretti, data la mole, hanno qualche problema riproduttivo. E così la perra viene rifornita di provettoni, in cui dovrà, volente o nolente, raccogliere il “prodotto” del mastino. Sono ben contenta di questo, che anche la perra provi ad essere punita e vedere che la propria punizione arricchisce qualcun altro!
Sorvegliante Nadia
(82- continua)

2 maggio 2014

PENSION BALNEARIA 79


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
i clisteri della perra si susseguono regolari. E pian piano la punita inizia a trattenerne ogni giorno mezzo bicchiere in più. Ormai utilizzo la cannula grossa come un pene (la penultima) ed insisto violando più volte il suo sordido buco. Il fatto che subisca il giornaliero clistere non la esime dai suoi turni alla noria. E il suo peso inizia a scendere. Poiché mi occupo personalmente di lei le tengo i capelli cortissimi. Ormai dimagrita, con la testa come una lampadina ha gli occhi spiritati. La Signora segue dalle schede il costante aumento di capacità intestinale.
Ma nuove ombre si addensano sulla perra. Causa le quotidiane violazioni con la grossa cannula, per non parlare dell’unguento…., si sviluppa una forte infiammazione. Ormai le urla che la condannata emette infastidiscono la Signora. Viene così concessa una settimana di pausa unita ad un trattamento con miracolose pomate rinfrescanti.
Privata del mio quotidiano compito ne invento un'altra. Altra passeggiata mattutina nei campi e rientro con un vasetto di plastica che ripongo prontamente in frigo. Racconto a Pilar della cosa ed orchestriamo un terribile scherzo ai danni della perra. Alla prima occasione di punirla la lego alla solita “silla de la verguenza” dinanzi a tutte. E le ingiungo di inghiottire …. le mie prede, conservate in frigorifero: delle cimici verdi della soia. Ora, chi ne ha fatto la conoscenza ricorderà il pestifero odore. Sappiate che se vengono ibernate vanno in letargo, in questo modo sopportano un minimo di manipolazione senza appestare, ma basta metterle a contatto con qualcosa di caldo perché appestino l’ambiente con il loro micidiale fluido. E la perra dovrà inghiottirle!
Le altre condannate, presenti fanno smorfie di orrore. La perra cerca di sottrarsi, ma è pronto l’apribocca, vuole forse che la si costringa con la forza? Le pratichiamo la solita iniezione per inibirle il vomito.
E la perra si piega, con grande lentezza prende dalle mie mani il cucchiaino con la prima cimice, la appoggia sulla lingua ed attende un attimo di troppo, l’insetto emette il suo liquido, la, perra diventa paonazza ma nulla può contro la nostra inesorabile presa, è costretta ad inghiottire un primo, un secondo, un terzo ed un quarto insetto. Passano i minuti.
Ma la perra non sa cosa abbiamo tramato, ben presto inizia a vomitare una bava verde, spaventosa. Un fiotto continuo di vomito che forma una pozzanghera verde schiumosa. Terrorizzata la perra si rotola a terra, tra le urla delle altre condannate, che la credono agonizzante. Appare la Signora, venuta a vedere l’origine della gazzarra. Ordina a Pilar, che oltre che massaggiatrice è infermiera, di soccorrere la perra. Pilar non se lo fa dire due volte, ha già pronta una grossa sonda con imbuto, mette l’apribocca alla perra e tra spaventosi conati infila la sonda in fondo alla gola, fin giù nello stomaco. Pratica una estenuante, interminabile, lavanda gastrica che lascia la perra più morta che viva. E la perra, una volta ripresa, deve umilmente ringraziare Pilar.
La Signora ci convoca arrabbiatissima nel suo studio, ha parzialmente indovinato cosa abbiamo combinato. Minacciandoci di terribili punizioni ci estorce la confessione: si è trattato di una specie di burla. La perra ha sì inghiottito una cimice verde, praticamente innocua, ma solo una, le successive erano gusci vuoti di cimice, in cui avevamo pazientemente iniettato un potente colorante verde ed altre in cui avevamo messo bicarbonato e polvere di sapone. Da qui la spaventosa colata di schiuma verde che tanto ha terrorizzato la perra e le altre condannate.
Lo scherzo ci costa una reprimenda da parte della Signora, che fatica a trattenere le risa al ricordo del terrore della nostra vittima.
Sguattera Nadia
(79- continua)


2 marzo 2014

NUOVA DIVISA PER LA SGUATTERA SUDICIONA NADIA

Nobili Signore, serva sudiciona,
a volte capita alle serve che la Signora decida di dotarle di una nuova divisa. Nel caso della scrivente, la Signora FrauJulia ricevette un suggerimento di Madame Janine. Venni convocata, una sera nell’ufficio di Madame. Una schermata sul PC mostrava alcuni dei capi indispensabili. La Signora, dopo avermi fatto inginocchiare, mi mostrò quella che avrebbe potuto essere la mia divisa. Francamente, l’idea che la Signora acquistasse tramite internet mi piaceva molto: un rapido ordine e di lì a qualche giorno un anonimo pacco consegnato da un postino. Ma le mie speranze andarono deluse: la Signora scorse fino in fondo la pagina e, data un occhiata alla cifra richiesta, disse che non se ne parlava assolutamente, un capo prodotto industrialmente a quel prezzo era decisamente un furto!
E così mi trovai, seguendo rispettosamente la Signora a camminare per le viuzze del centro storico, dove sono presenti vari laboratori di sartine cinesi.
Lasciata in un angolo, vedo la Signora parlare con la anziana ed imperiosa proprietaria. Stampe ricavate da internet cambiano di mano, so che parlano di me perché le vedo guardare nella mia direzione ed assentire più volte. Campioni di tessuti e gomma vengono sottoposti al giudizio della Signora. Suppongo siano giunte ad un accordo, la Signora mi chiama e torniamo a casa.
Di lì a qualche giorno la Signora, mi comunica che l’indomani dovrò andare dalle sarte per le misure e la prova della nuova divisa. Dovrò andare di prima mattina e restare a disposizione finchè il lavoro non sarà terminato. La Signora arriverà più tardi per verificare la bontà del lavoro.
Ma, prima di congedarmi la Signora ha ancora qualcosa da dirmi: “stupida serva sudiciona, come ti sei permessa di andare dalla sarta senza prima farti il bidet?”. Devo confessare che è vero, sciatta come sono tendo a trascurare la mia igiene. Tremo, la Signora mi guarda e, severamente mi ordina: “Sudiciona, prendi un catino di acqua fredda e fai subito un bel bidet, lavati anche le ascelle. Per castigo poi prenderai tre once di olio di ricino. Devo obbedire: rapida mi reco nel bagno di servizio e, con acqua fredda e sapone di marsiglia rimedio alle mie colpe. Poi preparo un vassoio con un bicchierone di vetro e l’odiata bottiglietta di vetro scuro, con l’etichetta “Olio di Ricino di prima qualità, spremuto a freddo F.U., doppia dose”. La Signora versa il purgante: vedo il denso liquido giallino scendere lentamente, spero che la Signora smetta di versare, ma la quantità stabilita giunge quasi all’orlo del bicchiere, ci vanno tre quarti della bottiglietta. Ed è il momento di farsi forza: devo bere a piccoli sorsi, tra un sorso e l’altro deve passare almeno un minuto, in modo che, come dice la Signora, io abbia il tempo di degustare la mia bibita.
Non vi dico lo schifo: odore, sapore e quella sensazione di unto in bocca . Non solo, l’olio, poi si “ripropone” lungamente. Nausea? Tanta, sono continuamente costretta ad inghiottire la saliva provocata dalla nausea. E finalmente anche la purga termina. Metto il cappottino sdrucito sopra la mia vecchia divisa. La Signora mi dice subito che dovrò gettare in un cassonetto tutti i vecchi panni, dovrò tornare indossando la nuova divisa “A la Lancy”. Prendo un autobus, come una scialba serva che si avvia a fare le compere. Giungo al laboratorio. La vecchia padrona si incarica di verificare accuratamente le misure. Non vi dico quante misure debbano essere prese per una divisa. Poi è il turno delle misure per le mutande disciplinari. L’imperiosa sarta mi abbassa d’ufficio le mutande che cadono ai miei piedi. La sarta fissa la mia patata, sorride e dà una voce alle lavoranti. Tutte si affollano attorno a me, avvampo, visto che parlano cinese non capisco. Fino a che una delle lavoranti, sempre deridendomi si abbassa le mutande e mi mostra la sua patatina, perfettamente depilata. Io, per ordine della Signora invece ho la boscaglia incolta. Resto lì, con le mutande che mi intrappolano i piedi, piangendo per l’umiliazione. Poi la sarta si scoccia e spedisce le ragazze al lavoro. Mi fa ricomporre. Ora mi fa mettere in fondo al laboratorio, in attesa che il lavoro venga svolto. Non ci sono sedie, devo attendere in piedi. Passano un paio d’ore. Le ragazze fanno una breve pausa, viene preparato un pentolone di tè. Forse per rincuorarmi, me ne vengono dati tre bicchieroni. Sarà l’effetto della purga, lo bevo avidamente. Ma di lì a poco aimè, mi comincia a scappare la pipì. Chiedo alla sarta il permesso di usare il bagno ma mi viene negato: “bagno solo pel lagazze cinesi”. Comincio a preoccuparmi, tra qualche ora l’olio di ricino colpirà. Il tempo passa, in sincronia con la vescica che si gonfia e con la pancia che brontola.
Dopo un ora una delle sartine si presenta dalla vecchia con uno dei capi pronti: le mutande di caucciù. La sudiciona è costretta a togliersi nuovamente le mutande, scatenando una nuova serie di risolini tra le presenti. La mutanda in caucciù viene rialzata dalle abili mani della sartina. La sudiciona sente la gomma levigata al contatto della propria pelle. L’odore della gomma nuova, unito a quello dei collanti che rendono impermeabili le necessarie cuciture inebriano la sudiciona. E queste mutande sono veramente comode, si dice quella grulla della sudiciona. Ma ora la prova prosegue, arriva un secondo paio di mutande. Queste sono realizzate con uno spesso strato di cuoio di colore beige, trattato in maniera da farlo rimanere abbastanza elastico. Le mutande vengono infilate alla sudiciona al di sopra delle mutande di caucciù. La sudiciona, curiosa, guarda in basso, la mutanda di cuoio ricopre completamente il capo sottostante, l’odore del cuoio si somma a quello del caucciù, la sudiciona annusa quei due profumi con la medesima voluttà di un automobilista che sale sulla sua auto nuova. Il morbido cuoio della mutanda esterna rende le mutande più spesse ma sempre comode. La sudiciona si chiede perché altre serve si lamentino tanto delle proprie mutande costrittive.
Ma, ora che la prova è terminata, le sartine tolgono alla sudiciona i due capi intimi per procedere all’assemblaggio definitivo del capo. La sudiciona resta lì, con la vescica gonfia e la pancia in subbuglio. Ora la sudiciona deve provare la divisa: una pesante vestaglia di cotone grigio, molto spesso, dalle maniche corte. Questa divisa, al contrario delle mutande, è un prodotto standard del laboratorio di sartoria: ne producono a centinaia, destinate alle innumerevoli donne di fatica impiegate in miseri lavori. Infatti, identificata la taglia corretta, non è necessario alcun aggiustamento. La vecchia sarta mostra alla sudiciona, infilato nella tasca della divisa, un fazzoletto da testa, realizzato con il medesimo tessuto: un gentile omaggio del laboratorio alle fedeli clienti. Mentre si sente il rumore della macchina da cucire con cui le sartine si affannano a terminare le speciali mutande, la sudiciona deve provare il grembiule. Le stringenti specifiche di Lancy richiedono un grembiulone di gomma verde. Mani esperte tracciano sulla gomma il profilo e, leste tagliano con apposite forbici. In men che non si dica il grembiule è pronto: una cinghia che sostiene la parte superiore del grembiule, passando dietro al collo. Infatti questi grembiuloni coprono anche il petto delle serve. Il grembiule è dotato di due cinghie che permettono di stringerlo a volontà, sfruttando l’elasticità della spessa gomma con cui è costruito. Due pesanti guanti versi, sempre di gomma, fanno pendant col grembiule. Un paio di calzettoni di ruvida lana grigia ed un paio di zoccoli di gomma verde vengono aggiunti al pacco destinato alla sudiciona.
Nel frattempo è arrivata la Signora FrauJulia, per verificare la qualità della divisa realizzata.
La sudiciona è ormai in attesa da numerose ore. Ormai la pancia della serva si fa sentire: una continua serie di gorgoglii causa le risate delle sartine presenti. Le sartine hanno finalmente terminato le mutande. La sudiciona vede il capo provato in precedenza: i due strati sono mirabilmente fissati tra loro, La mutanda di caucciù è dotata di larghi elastici alle cosce ed al ventre. Elastici che la rendono perfettamente a tenuta. Il tessuto impermeabile è sovrabbondante, la sudiciona scoprirà in seguito a che scopo. La mutanda in cuoio è chiusa da una cerniera di acciaio inossidabile ed è dotata di un piccolo lucchetto dello stesso materiale. Ma alla mutanda di cuoio le sartine hanno aggiunto due pezzi di cuoio, cuciti sui fianchi e dotati di larghi occhielli.
La sudiciona è ora costretta a spogliarsi completamente dinanzi a tutte. Data la presenza imperiosa di FrauJulia, le sartine si limitano ai sorrisetti, vedendo i peli superflui della serva. La mutanda viene infilata sul pancione della sguattera. La cerniera chiude ermeticamente il capo. Ma ora la vecchia sarta deve mostrare a FrauJulia la particolarità di queste mutande. Due lunghi lacci vengono infilati negli occhielli dei rinforzi di cuoio: sono due sistemi analoghi all’allacciatura di una scarpa, una stringa può stringere la mutanda sul davanti un'altra sul dietro. E qui la sudiciona inizia a scoprire quanto siano “comode” le mutande: infatti la vecchia tira impietosamente le stringhe posteriori, fissandole con un bel fiocco. La sudiciona scopre subito che le stringhe premono le linguette di cuoio contro i glutei, rendendo la mutanda molto fastidiosa, in particolare quando ci si deve chinare per qualche lavoro. Ma non è finita, la vecchia, consapevole che la sudiciona ha ormai pancia e vescica piene all’inverosimile, chiede ad una assistente di portare un cuscinetto di stoffa. Il cuscinetto viene posto sul ventre della sudiciona e su di esso viene allacciata la stringa. Poi la vecchia mostra a FrauJulia la particolarità della stringa anteriore: basta stringerla, anche di poco, ed il cuscino preme impietosamente il ventre. E’ bastato poco a fare squittire la sudiciona: “noooo per carità mi scappa, non ce la faccio mi scappa la pipì….. e poi, Signora si ricorda di avermi purgato, NON CE LA FACCIO”. Ma nessuna pietà per la sudiciona, uno sguardo e la vecchia stringe ancora un po’. La sudiciona stringe disperata le cosce. Non si aspettava di dover collaudare la tenuta della mutande lì, davanti alle odiose sartine ed alla loro vecchia padrona. Passano angosciosi minuti per la sudiciona, coperta di sudore e con la pancia che duole sempre di più. A questo punto la sudiciona abbassa gli occhi sulle proprie mutande, unico capo che per il momento indossa, vede la pancia gonfia, costretta e schiacciata dall’impietoso cuscinetto, posto sotto ai lacci allacciati stretti. A questo punto la sudiciona fa una bella pensata: forse se riesce a far un goccio di pipì la cosa passerà inosservata e la pressione nella pancia calerà. Detto fatto la sudiciona si impegna nel difficile compito di orinare, senza “mollare tutto”. Dobbiamo dire che la cosa riesce, la sudiciona sente il calore della pipì che invade tutta la mutanda di caucciù, calore tutt’altro che spiacevole. Ma la sudiciona, sperando di farla franca, non ha considerato l’antica sapienza sartoriale delle cinesine: le mutande di caucciù sono volutamente molto molto comode: infatti sono studiate per essere indossate anche da serve sottoposte a clisteri punitivi senza l’impiego di “plug” gonfiabili di ritenzione. Per farla breve: il liquido si raccoglie all’interno della mutanda, gonfiando un apposito capiente “sacchetto”. Questo sacchetto è situato in una apposita apertura, a prova di “manomissione” della mutanda esterna di cuoio. Il sacchetto dotato di una speciale valvola antimanomissione, si gonfia di orina della sudiciona e penzola, ben in vista tra le cosce della sudiciona. Subito le “simpatiche” cinesine compaiono indicandosi l’un l’altra il sacchetto e deridendo la sudiciona, nonostante le occhiate di fuoco dell’anziana sarta. La sudiciona vorrebbe sprofondare. Ma l’espediente di orinare non è affatto sufficiente, anzi, l’avere rilasciato lo sfintere vha ormai messo in funzione una reazione a catena che si manifesta esternamente con forti gorgoglii e, dentro alla pancia della sudiciona con crampi incredibili, peggio di quelli di un clistere. La sudiciona a questo punto cerca di emettere qualche scorreggina, chissà, magari potrà resistere fino al ritorno a casa. La sguattera è certa che FrauJulia una volta a casa le permetterà di usare il bagno. Ma niente da fare, come la sudiciona rilascia un istante lo sfintere, un vero e proprio tsunami la travolge e riempie rumorosamente le mutande. La cosa non sfugge affatto alle presenti, se anche le doppie mutande limitano l’odore, niente fanno per la rumorosa scarica. Ed è con soddisfazione che la vecchia megera cinese fa saltellare con il palmo della mano il sacchetto colmo delle deiezioni della sudiciona. Sudiciona che vorrebbe poter sotterrare la testa come uno struzzo. Ma è ora di congedarsi, FrauJulia passa delle banconote alla vecchia tutta salamelecchi. Alla sudiciona viene fatta indossare le nuova mise, tutti i vecchi abiti vengono gettati. Ed ora la serva deve percorrere due chilometri a piedi, nelle schifose condizioni in cui si trova. Infatti la Signora la fa camminare per la strada, limitandosi a controllarla da bordo del proprio SUV. E se la sudiciona può ringraziare la sorte di potersi confondere tra le maschere del carnevale che affollano i marciapiedi, di certo il dover camminare a cosce larghe per non urtare in continuazione il sacchetto pieno, non le rende piacevole la camminata.
E giunta a casa la sudiciona, dopo una bella ramanzina, deve provvedere a svuotare e ripulire le proprie mutande, cercando di non vomitare per lo schifo. Ovviamente la sudiciona dovrà indossare le mutande ancora bagnate, visto che non n ne esiste un cambio.
Le mutande hanno ben sopportato il collaudo: il cuoio si è sì imbevuto leggermente ed ha cambiato un po’ il colore, ma la Signora ha ricevuto assicurazioni che le mutande dureranno ben più della serva.


Vostra stupida serva sudiciona nadia.


21 luglio 2013

LANCY 11 - LA COLLINA

disegno della schiava Elisabeth Mandile

LANCY 11 – LA COLLINA
di sguattera sudiciona

La collina
Alta circa sette metri, lunga una decina, la Collina poggia su una struttura di calcestruzzo e mattoni edificata nel 1863. Tronchi di legno appoggiati trasversalmente su un fondo di pietrisco e ghiaia fungono da rozzi scalini e aiutano le donne punite nel faticoso compito di inerpicarsi prima per la ripida salita, successivamente di scendere l'altrettanto ripida discesa sempre gravate dal giogo che contiene il loro carico di “mule”, appesantite dai litri di “Eau de Lancy” che ingrossa il loro ventre di schiave.
Di fatto una variante del cosiddetto “treadmill”, in uso nelle prigioni femminili vittoriane, la Collina era, nelle intenzioni della sua buona Fondatrice, lo strumento d'urto che serve a far prendere alle schiave immediato contatto con le loro nuove condizioni di vita.

Tre litri nel pancione
Frau Schwanger è stata svuotata per la prima volta dalla sua guardiana e subito dopo nuovamente riempita, questa volta con la dose standard dal Campo delle Mule. In vista del suo primo turno sulla Collina. grazie al busto contenitivo allacciato sotto ai due grembiuli, Frau Schwanger è in grado di ospitare dentro le sue budella circa tre litri di mistura calda. La guardiana, ad ogni “turno” compiuto dalla sguattera, controllerà lo stato del pancione e le condizioni generali della punita. Ma vediamo in dettaglio che cosa prevede il regime punitivo delle serve sottoposte alla “Collina”.

I “turni” sulla Collina
Ciascun “turno” sulla Collina prevede, per ciascuna schiava, indipendentemente dall'età, un'andata-ritorno, ovvero una salita, una discesa, seguita da una seconda risalita e un'ultima discesa al punto di partenza, con il giogo sulle spalle. A questo primo “turno” segue un breve riposo in piedi, indi ha luogo un secondo “turno, ovvero un altro doppio sali-scendi. In tutto, una schiava compie ogni giorno dai quattro agli otto “turni” completi, scaglionati nel corso della giornata. Se la guardiana ritiene che la salita sia troppo lenta, può “aiutare” la schiava a colpi di frusta o di verga, e può anche decidere di aumentare il carico del “giogo”. 

Frau Schwanger è ora di fronte alla ripida salita. La pancia è tesa e piena di liquido, il ventre gorgoglia, il desiderio anzi l'ossessione di scaricarsi, che nella tenuta di Lancy occupa la mente di ogni serva, è qui portata all'estremo, fin quasi alla follia. Ma presto, una volta incominciata la sua vita nel Recinto delle Mule, un'altrettanto sovrana ossessione si contenderà la mente ottenebrata della schiava: quella di potersi fermare e riposare.

Madame X sale la Collina
Davanti a lei, giunta quasi a metà della salita, Frau Schwanger vede lentamente inerpicarsi Madame X: la divisa della donna è completamente intrisa di sudore che scorre da sotto il cappuccio, scivola sulla schiena e cade sulla sabbia e il pietrisco oppure finisce direttamente negli stivali di gomma. Madame X arranca lentamente, grugnendo. A un certo punto, pur sforzandosi di procedere, rimane piantata sul terreno in forte pendenza: con un disperato mugolio cerca di avanzare, sporgendosi in avanti mentre il peso dei due secchi colmi di pietrisco attaccati al giogo le incurvano la schiena madida. La guardiana si accorge subito dell'impasse della sua assistita e accorre con la verga. Qualche colpo ben assestato sul sedere e sulla schiena fanno miracoli: con un grugnito, la serva riesce a muovere un passo, poi un altro, ed ecco che lentamente, come una zombie incappucciata, ricomincia a procedere. Per sua fortuna, le manca poco al termine dei “turni” sulla Collina. Domani l'attende una giornata sulla Giostra.

Frau Schwanger, schiava di fatica
Ma intanto, ecco che è il turno di Frau Schwanger: per la prima volta nella sua vita affronta la Collina. Poggia lo stivale sul primo tronco, reso liscio dalle tante schiave che per decenni l'hanno calpestato e usurato. Flette la gamba, i grembiuli di gomma sfregano l'uno contro l'altro, muove un passo, la pancia gonfia si tende, ballonzola, ma le budella rimangono sostanzialmente a posto grazie al busto. Secondo passo, ecco che entrambe i piedi infilati negli stivaloni di gomma poggiano sul tronco. Facendo forza su tutti i muscoli, è iniziata la traspirazione che non smetterà di inondarle il corpo di sudore fino a sera.
Passo dopo passo, Frau Schwanger si inerpica sulla Collina: il respiro, sotto il cappuccio, si fa sempre più pesante, il rumore del suo fiato, dentro la calotta, la rintrona. Il cuore batte forte, mentre ogni tanto l'intestino si contorce, la pressione dell'acqua spinge in fuori il Bardex harness di gomma e tende le spesse mutande contenitive.
Come e più che a Lancy, una sensazione di nausea la permea da capo a piedi: Frau Schwanger il suo volto non lo potrà vedere mai più (nel Campo delle Mule gli specchi sono banditi), ma se potesse vedersi, si accorgerebbe che sotto il cappuccio il suo colorito giallastro, tipico di tutte le schiave di Lancy, si è già terribilmente accentuato.

Arrivata in cima, il puzzo del suo stesso sudore è ormai conclamato: d'ora in poi non ci farà più caso: dal momento che le divise vengono sostituite molto raramente e mai lavate, la convivenza coi suoi forti odori sarà una realtà ineluttabile.

La discesa
disegno della schiava Elisabeth Mandile
Inizia la discesa, che sembra pericolosamente ripida: la schiava si puntella coi talloni, il peso del giogo la trascina in basso, deve farsi forza per non scivolare, le ascelle grondano sudore, la schiena è fradicia. Caracollando, smottando, sdrucciolando, arriva in fondo alla discesa, mentre il giogo di legno le scava le spalle. Una frustata sui polpacci le indica che è il momento di ricominciare a salire: il suo primo “turno” deve essere completato. Completato il “turno”, alla fine della discesa Frau Schwanger trova ad attenderla su figlia. La ragazza le controlla il pancione, poi senza preavviso, ordina alla schiava di eseguire uno squat, con il giogo ancora addosso. Tremante, la serva si accoscia, a gambe larghe, la lingua fuori, il pesante basto improvvisamente diventato leggero, dal momento che i secchi colmi di pietrisco appoggiano al suolo. 

La sculacciata
La padrona-figlia passa una mano fra le cosce della madre, sfrega rudemente le mutande contenitive, a lungo. Poi, quando l'effetto dei rozzi sfregamenti sembra stia cominciando a farsi sentire, Brunilde senza preavviso assesta alla madre una forte sculacciata fra le gambe. Lo schiocco sulle mutande di gomma e di cuoio è fortissimo, la schiava muggisce prolungatamente, il suo disperato richiamo fa persino girare Madame X, che sta terminando il suo ultimo “turno” in uno stato di semincoscienza, spossata dall'immane fatica. Madame X si gira, attonita senza smettere di salire, gli occhi sbarrati sotto il cappuccio, la lingua mezza fuori, sgocciolante, puzzolente, gravida nei suoi grembiuli.
(11- continua)

7 luglio 2013

LANCY 10 - IL CAMPO DELLE MULE

© Georges Pichard

LANCY 10 – IL CAMPO DELLE MULE
di sguattera sudiciona

La misteriosa fondatrice di Lancy
Il cosiddetto Campo delle mule, ove Frau Schwanger trascorrerà il resto della sua vita insieme alla sue tre compagne di sventura espiando la propria inettitudine al servizio è, se così possiamo dire, la pietra miliare di quello che 150 anni dopo sarebbe diventata la Lancy che incominciamo a conoscere e svelare attraverso questo imperfetto e per necessità di cose incompleto resoconto.

Fondazione
Nel 1863 la misteriosa fondatrice di Lancy, ereditiera con una spiccatissima attitudine al comando unita ad un carattere di ferro e ad un patrimonio così imponente da essere difficilmente quantificabile, decise di istituire un luogo in cui poter creare a proprio piacimento e lontano da sguardi indiscreti una genìa di serve perfettamente adeguate al totale servizio e alla assoluta devozione alle proprie padrone. 

Per ottenere questo risultato, la proba Fondatrice si ispira ai sistemi punitivi dei Bagnes Des Femmes e dei Conventi femminili di punizione creati nel 1700, secolo baciato da una straordinaria inventiva per quanto riguarda la correzione di “donne perdute” che andavano riportate sulla retta via ad ogni costo. In particolare, la generosa filantropa individua due elementi cardine del proprio sistema correzionale: i clisteri e i lavori di fatica.

Justine, o le disavventure della virtù
L'idea di redimere le “donne perdute” tenendole occupate da un operoso, incessante lavoro e mantenendole in uno stato di “gravidanza” pressochè continuo grazie a profonde irrigazioni intestinali viene mutuato dalle ferree regole dei Bagnes e dalla attenta lettura del Marchese De Sade, in particolare dagli interessanti spunti offerti da una delle sue opere migliori, nonchè sua opera prima: Justine, o le disavventure della virtù, pubblicata nel 1791.

Ancora bellissima e appena trentaseienne, subito dopo l'improvvisa quanto auspicata morte dell'anziano marito, la misteriosa Fondatrice si trasferisce dalla natia Parigi a Lugano nel 1860. In seguito a minuziose ricerche, valutazioni politiche e sociali e dopo la costruzione di una fitta rete protettiva costituita da amicizie altolocate ben consolidate da un attento uso del suo patrimonio, la virtuosa Signora individua in Lancy il luogo ideale ove costruire il suo primo “falansterio dedicato alla remissione dei peccati delle serve perdute”. Compra in contanti una villa immersa nel bosco, ettari ed ettari di terreno circostante, ed inizia la sua pia opera.

Dopo imponenti lavori di ristrutturazione durati tre anni, realizzati da una infinita serie di imprese a ciascuna della quale viene affidata a rotazione solo una minima parte dei lavori, Lancy viene completata e resa operativa nell'anno di grazia 1863. 

Lancy nel 1863
All'epoca la struttura è soltanto un terzo di quello che oggi conosciamo, e consta del palazzo principale, del Campo delle Mule e dei locali sotterranei segreti che più tardi verranno adibiti a contenere le “mucche” della Fattoria. Il Campo delle Mule viene reso immediatamente operativo con l'introduzione dei tre “Marchingegni di fatica”, ovvero la Giostra, la Collina e il Giardino. Progettati dalla nostra amorevole filantropa, ecco una sommaria descrizione dei tre apparati, così come la stessa misteriosa gentildonna li riassume nei suoi appunti progettuali:

Per redimere le più riottose e recalcitranti delle serve, che io definirei “mule”, ho ideato tre sistemi di correzione che non mancheranno di ingentilire quelle povere anime perdute, restituendo finalmente a loro stesse la loro anima servile, che ritengo essere, per una schiava, il suo più alto sentire possibile su questa Terra.

Ed ecco dunque la Giostra, ovvero una sorta di bindolo che, in questo caso, non servirà a tirare su un ben niente eccetto che la ritrovata dignità di bestia da soma della serva, la quale sarà attaccata mediante imbracatura al bindolo, al posto di un povero asino innocente.

E poi ancora la Collina, ovvero un terrapieno di sassi e terriccio ripidissimo alto non più di 7 metri, che la mula dovrà salire e scendere per tutto il giorno, amorevolmente sollecitata da una guardiana, meglio se con indosso un giogo carico di pietre e sterpi.

Infine il Giardino, luogo consacrato allo scavo di buche tanto profonde da farci entrare la schiava al completo in piedi, con di fuora solo la testa, e che dopo l'entrata della schiava per constatarne l'effettiva profondità, sarà dalla medesima serva issofatto nuovamente riempita.

Come avveniva nei nostri beneamati e rimpianti “Bagnes des Femmes” che ho avuto modo di conoscere de visu da piccola in Francia, le nostre corrigende svolgeranno i loro compiti con le budella ben riempite di acqua e olio, rabboccati ad intervalli prestabiliti.  Onde far sì che le infide mule non si liberino del loro giusto carico interno, saranno sigillate secondo il metodo dell'italiano Ramolino, metodo che si avvale di due eccellenti ritrovati: un godemichet di caucciù inserito nel loro orifizio minore e indosso mutande di pelle molto aderenti. Completeranno il corredo delle mule una palandrana di tela grigia e uno zinale adatto ai lavori di fatica. Per l'inverno saranno approntati dei mantelli di lana, unitamente a delle cuffie ugualmente di lana”.

Insieme alle note, la generosa Fondatrice aggiunge di suo pugno degli schizzi che serviranno alla realizzazione delle Macchine.

Frau Schwanger entra nel Campo delle Mule
Ma distogliamoci ora dal passato, e ritorniamo nel presente focalizzandoci sull'ingresso della nuova mula all'interno di quella che sarà la sua definitiva dimora. 

Rievochiamo dunque nuovamente la figura di Frau Schwanger: risentiamo il rumore degli stivali di gomma, delle doppie mutande, dei liquami che sciacquano dentro la sacca e dentro il ventre della detenuta, rivediamo la lingua rosa che sporge, il cappuccio, il pancione che tende il grembiule marrone ben allacciato. Rivediamo anche l'immagine scattata al termine del precedente capitolo: nel momento dell'ingresso delle tre donne al campo, ecco le altre tre mule: Lady Gwen, inglese di 38 anni, ex modella; Frau Schwein, ex barista tedesca di 53 anni e infine la misteriosa Madame X, di 41 anni.

Come avevamo già scritto, Lady Gwen è stata appena riempita e sta per essere rimessa al lavoro sulla Giostra; Frau Schwein viene energicamente svuotata dalla sua guardiana ed è pronta a riempire nuovamente la sua buca, mentre Madame X sta salendo la Collina per la tredicesima volta. I cesti di vimini del suo giogo sono carichi fino all'orlo di pietrisco. 

Con una sommaria cerimonia officiata dalla Signora Brunilde, nonchè figlia delle nuova corrigenda, la Guardiana Pat O'Hara viene ufficialmente assegnata a Frau Schwanger. Tranne brevi periodi, le loro vite saranno una lunga, continua, dolorosa simbiosi fra schiava e padrona.

Prima di essere definitivamente accolta nel Campo delle Mule, la schiava Frau Schwanger viene minuziosamente esaminata. Viene misurato il pancione, controllato lo stato dell'uniforme, dei grembiuli (a quello marrone ne viene aggiunto uno di spessa gomma blu) e le condizioni delle mutande punitive. 

Frau Schwanger viene condotta al suo primo Marchingegno di Fatica
Dopo aver versato il nauseabondo contenuto della sacca di gomma nell'Orto delle Mule, alla schiava, sempre con la lingua tenuta ben fuori dalla fessura del cappuccio, viene fatta assumere la posizione "on fours", ovvero carponi, e le viene permesso di abbeverarsi alla bassa vasca di granito che raccoglie l'acqua piovana mista ad acqua attinta al vicino torrente. 

Ora viene condotta a piccoli e secchi colpi di verga al primo “marchingegno di fatica” che sentirà il suo odore, che percepirà la sua fatica, che accoglierà con amore il suo corpo sfiancato. Si tratta, su consiglio di Brunilde, della Collina.
(10- continua)