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30 maggio 2023

THE MILL / PROLOGO

La Signora cammina nella notte, vestita di scuro, un berretto da commando ne nasconde i capelli.

Con fare furtivo apre una porta ed entra in una casetta isolata. Nella tasca del giubbinoun pacchettino ed una pennetta USB. Si trattiene pochi minuti. Quando esce il pacchettino non c’è più. Consulta un orologio antiriflesso, da incursore… anche stavolta, come le precedenti, quindici minuti sono bastati per eseguire il suo piano, un piano ideato e completato assolutamente da sola: “nessun aiutante, nessun delatore”. Ora, soddisfatta sale sul potente SUV e se ne torna a casa. Riflette: gli anni di collaborazione col controspionaggio sono tornati utili, in particolare le lezioni sulla creazi one di false prove. Il materialele è costato 5000 dollari e cinque diverse incursioni nella casetta nonché l’installazione di un programma “easter egg” nel computer della casa.  Ora non le resta che aspettare qualche ora per il completamento della vendetta sull’ odiata figliastra che le contende l’eredità. L’indomani la giovane accende il PC e, senza dare alcun segno della propria esistenza, il misterioso “easter egg” invia alcune mail, una volta eseguito il proprio compito il programma si 

auto cancella eliminando anche la più piccola traccia del proprio passaggio. E’ già sera quando la ragazza che abita la casetta isolata, viene svegliata mentre sonnecchia davanti al televisore: ripetuti e imperiosi squilli del campanello che la obbligano ad alzarsi. Ancora assonnata va ad aprire: quattro donne la attendono. La più anziana ha un foglio tra le mani e glielo consegna: “Polizia, abbiamo un mandato di perquisizione, stamattina da questo appartamento sono stati inviati dei messaggi offensivi per il nostro Presidente.”

La giovane, si meraviglia, non ha mai fatto nulla del genere, ma  poi si rassicura, nonostante il paese sia governato con pugno di ferro da un Presidente che ha instaurato una vera e propria dittatura, il reato di cui la sospettano è un reato minore, punito con una forte ammenda o tutt’al più con un mese di prigione.

Le poliziotte rovistano la casa, poi smontano il computer per sequestrarne l’hard disk. E nell’aprire il contenitore, vengono alla luce cinque pacchetti, sigillati in plastica. L’atteggiamento rilassato delle poliziotte, che si aspettavano di comminare la solita ammenda cambia di colpo: se i pacchetti così accuratamente nascosti contengono sicuramente droga, la quantità è notevole.Infatti ognuno dei pacchetti è appena al di sotto del peso per cui scatta la gravissima accusa di traffico di droga, in tutto i cinque pacchetti significano l’accusa è di traffico internazionale di droga.La legge, voluta dal Presidente per sfatare la fama di patria dei narcos è severissima con i trafficanti almeno due anni di lavori forzati. E così la ragazza viene portata via in manette.

Inutili le lacrime e le proteste di innocenza, viene subito portata in carcere e sottoposta a perquisizione. La costringono a spogliarsi completamente nuda, infine la poliziotta si mette dei guanti di lattice ed effettua una umiliante verifica vaginale ed anale. Già l’indomani inizia un rapido processo, il difensore d’ufficio della ragazza non trova di meglio che appellarsi alla clemenza della giudice. Quest’ultima consulta alcuni documenti appena ricevuti: il Presidente in persona, venuto a conoscenza dei fatti auspica una condanna esemplare. Un altro messaggio è la richiesta da parte del penitenziario dell’”Isla de la diabla” di inviare rapidamente, col cargo che parte di lì a due settimane, il maggior numero di condannate ai lavori forzati possibile: c’è un grande bisogno di manodopera!

E così di lì a due settimane Jenny, questo è il nome della figliastra, si trova imbarcata sul cargo che collega, una volta ogni due mesi,il Paese, con un lontano gruppo di isole, poste oltre il circolo polare antartico. Le isole sono completamente disabitate, se si escludono due grandi penitenziari. 

Ed il lungo viaggio, ben 10 giorni di navigazione oceanica, senza incontrare alcuna terra, avviene sempre carico: all’andata le guardie che si avvicendano nei disagiati, interminabili turni di due mesi, inoltre nella stiva, oltre ai rifornimenti, possono essere rinchiuse fino ad un centinaio di detenute. Al ritorno, invece, oltre alle guardie, la stiva è stracolma del pregiatissimo pesce secco, il ricercato prodotto dell’Isla de la Diabla. 

La navigazione è difficile, il tratto di mare da attraversare è sempre agitato e se per le guardie, alloggiate in comode cabine vi è qualche disagio, nelle cellette della stiva il mal di mare, la mancanza di aria fresca e la mancanza di servizi igienici, sostituiti da un capace secchio che nessuno si preoccupa di svuotare, rende il viaggio un vero inferno, degno prologo per le condannate dell’Isla de la Diabla!

 

 

3 dicembre 2015

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 10


Diario di una educazione – 10
Il sapone
Capita che le serve in addestramento, siano piuttosto goffe nei lavori. Ed una in particolare lo è all’ennesima potenza, succede che ha appena terminato di pulire i balconi e, nel rientrare in casa, rovescia tutta l’acqua sporca che pare inchiostro. Una serva ben addestrata, a questo punto, si rimboccherebbe le maniche e rimedierebbe ben presto al malfatto. Invece la nostra serva, esasperata si lascia sfuggire un “Cazzo, cazzo, cazzo!!”. L’esclamazione richiama immediatamente l’attenzione della Oberschwester. Inutile dire che la serva è nei guai. “Per il momento lasciamo da parte la tua goffaggine, imparerai con l’esperienza ed il lavoro ad evitare questi disastri, ma non posso assolutamente passare sopra alla tua imprecazione. Una brava serva impara a non lasciarsi prendere dalle emozioni e, se questo accadesse, una brava serva tiene la lingua sottochiave. La serva prima della punizione, deve rapidamente rimediare al disastro. Ora la Oberschwester può occuparsi della sua educazione. La serva, sempre con la divisa di fatica, viene fatta inginocchiare sul pavimento. La Oberschwester pone di fronte a lei un basso sgabello con un piattino. La serva si chiede a cosa servirà questo piattino. La Oberschwester si allontana e torna con un piccolo involto profumatissimo. Lo apre e ne estrae una ricercata saponetta, una delle saponette che una serva non si sogna neanche, costretta ad usare per lavarsi solo ed unicamente il sapone da bucato. La saponetta viene posta sul piattino di fronte alla serva. “Bene, mia cara, oggi ci occuperemo della pulizia della tua boccaccia. Sono certa che questa saponetta ti insegnerà a tenere a freno la lingua.”
La serva non crede alle proprie orecchie, forse non ha capito bene, cosa deve fare con la saponetta?
La Obertschwester è una donna di azione, prende la saponetta la passa sotto al rubinetto, pinza il naso della serva e, quando questa apre la bocca per respirare, vi infila a fondo la saponetta. “Ecco mia cara, ora ti succhi questa bella caramellina. Succhiala ben bene, voglio vederla andare dentro e fuori.”
La serva si sforza di ubbidire. Ma la saponetta, a contatto con la saliva, inizia a sciogliersi, richiamando ancora più saliva, ben presto al bocca della serva è piena di sapone e saliva. La Oberschwester, che sta osservandola avverte: “non ti azzardare a sputare, da brava serva inghiotti tutto e, continua a succhiare la saponetta”. Poi la Oberschwester pone sullo sgabello anche una sveglia, “per questa volta smetterai quando la sveglia suona, fra mezz’ora. Ma ricorda, la prossima volta potrei non essere così clemente e potrei obbligarti a succhiare tutta la saponetta, completamente.”.
La serva deve ora inghiottire, la saliva insaponata è terribile, irrita le pareti della bocca e la serva la sente benissimo scendere per l’esofago. E non parliamo del profumo, quello che, sulla pelle è un lusso da Signore, in bocca è una cosa abominevole. Ma la serva sa di essere osservata dalla Oberschwester ed inghiotte, anche se lo stomaco si ribella ed ha voglia di vomitare. Ma ora la serva deve continuare a succhiare spingendola dentro e fuori la saponetta che, dal canto suo si rammollisce in superficie e lascia ancora più schiuma. I minuti passano interminabili, con la fatica di inghiottire la densa ed irritante schiuma che causa crampi e conati. Finalmente la sveglia suona, la serva inghiotte l’ultima schiuma e, finalmente può togliersi dalla bocca la saponetta. Come le fa notare la Oberschwester la saponetta si è consumata abbastanza poco, la serva si può immaginare quanto deve essere terribile dovere consumare completamente la saponetta. Ora la serva può bere un bicchiere di acqua e sciacquarsi la bocca ma, per coronamento della punizione, dovrà inghiottire anche l’acqua utilizzata per sciacquarsi.
E di lì a qualche ora la serva scoprirà all’improvviso delle capacità purgative della saponetta, quando dovrà supplicare a lungo la Oberschwester per poter usare il bagno.
Vi assicuro che da questo momento la nostra serva penserà a lungo, prima di aprire la bocca!
(10- continua)


25 aprile 2015

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 8


Diario di una educazione – 8
Nell’educazione della nostra serva trovano posto anche metodi disciplinari più tradizionali, metodi che la Oberschwester utilizzava quotidianamente sulle atlete, metodi che non lasciano segni visibili e non usano debilitanti purganti o clisteri. Vincendo la vergogna la serva racconta le proprie punizioni alle amiche.
La serva, come al solito, ha pulito male il pavimento. Inutile la scusa di avere fretta di finire il lavoro. La Oberschwester le impone un castigo dal nome intraducibile in italiano, lo chiameremo “il castigo della lastra”. La serva viene fatta denudare completamente e fatta stendere prona. Il pavimento è freddissimo e la serva si ingegna, inarcandosi e puntellandosi sui gomiti e sulle ginocchia, per non appoggiare pancia e mammelle. Passano un paio di minuti, da dietro, una inesorabile spinta, data dalla pianta del piede della Oberschwester, obbliga a poggiare le parti delicate, la serva ha un sussulto, il freddo le toglie il respiro. Ora alla serva viene ordinato di mettersi con le mani dietro alla nuca, gomiti ben sollevati da terra. In questa posizione le punte dei piedi, le ginocchia, la pancia e le mammelle sostengono tutto il peso, appoggiando sulle fredde lastre del pavimento. La Oberchwester ha anche aperto la finestra, in modo che la fredda ed umida aria di un giorno di pioggia aumenti il freddo trasmesso dal pavimento alle nude carni della serva. Alla serva viene subito la pelle d’oca, ed il pavimento pare risucchiarle tutto il calore dal corpo all’infinito. Ben presto la posizione forzatamente immobile diventa un tormento. In particolare la serva sente il peso gravare su pancia e tette che le paiono pezzi di ghiaccio. I capezzoli, induriti dal gelo, le dolgono ad ogni respiro. La voglia di muoversi e massaggiarsi diventa ogni minuto più irresistibile, ma la serva, che sente dietro di sé la presenza e lo sguardo della sorvegliante, non osa muoversi. Un inarrestabile tremito la percorre, manca solo di sentirle battere i denti. Di lì ad una interminabile mezz’ora la Oberschwester si allontana un attimo, forse per un bisogno fisiologico. Come sente i passi allontanarsi la serva di mette in ginocchio ed inizia a grattarsi e frizionarsi furiosamente. Ed è proprio nell’atto di grattarsi la patata che la serva viene colta dalla Oberschwester. “Peccato, stavo per dichiarare conclusa la tua punizione” dice la Oberschwester, “ora farò in modo che tu ti ricordi a lungo di questa tua bravata”. La serva deve bere una intera caraffa di acqua fredda e viene rimessa prona, su di una lastra diversa del pavimento, in modo che sia ancora ben fredda. Le mani sempre dietro la nuca. Passa un'altra mezz’ora. La serva ormai trema e batte i denti di continuo. Ma il freddo che prova, e l’acqua ingurgitata le hanno ben riempito la vescica. La serva stringe inconsapevolmente le cosce. La Oberschwester, che la osserva attentamente, la fa mettere un attimo supina. Mani esperte palpano e premono dolorosamente in corrispondenza della vescica ormai gonfia e distesa. La serva è piena al punto giusto. La Oberschwester si allontana un attimo e torna con una boule gonfia di acqua, fredda di frigorifero, saranno cinque o sei gradi. La serva deve rimettersi prona, la boule piena di acqua gelata posta sotto la pancia. Ora la punita appoggia sulle tette e sulla boule e la pressione si trasmette alla vescica. La sensazione di gelo si combina con la voglia irresistibile di orinare. La serva squittisce e stringe spasmodicamente le cosce. Osa chiedere pietà ma sente la Oberschwester: “devi resistere fino a quando ti darò il permesso, se ti pisci addosso dovrai pulire tutto il pavimento con la lingua”. Ma è destino che la povera serva non riesca a farcela, di lì a cinque minuti di sofferenza il freddo la vince sulla sua poca forza di volontà ed una calda pozzanghera si allarga sul pavimento. La Oberschwester invita ora la serva a “farla tutta”, tanto dovrà lappare tutto il pavimento. E dover leccare tutta la propria piscia ormai gelata, sentendone in continuo lo stomachevole sapore, sarà il nauseante coronamento della “punizione della lastra”.
In una altra occasione la serva è stata sottoposta al “castigo della spazzola”.
E’ stata messa a cavallo di uno sgabello basso, le cosce aperte e le ginocchia ad angolo retto,
modo che sostengano tutto il peso del corpo. Le mani dietro la nuca. L’altezza dello sgabello, con l’aiuto di alcuni libri, è regolata, in modo che la fica della serva sfiori appena le setole di una spazzola, di quelle di una volta di rigido e pungente crine, appoggiata sul piano. La serva, nuda, deve restare “in posizione”, di fronte alla Oberschwester. Di lì a poco iniziano i dolori alle cosce ed alla schiena. “Ferma, devi stare ferma!” è l’ordine che viene continuamente ripetuto. I muscoli delle cosce iniziano a bruciare, le gambe tremano per lo sforzo di sostenere il peso in quella posizione impossibile. La serva ha il viso arrossato, gocce di sudore ruscellano dalle ascelle, ma bisogna restare immobile. Quando le gambe cedono la fica si "siede" sulla spazzola con tutto il peso del corpo...
La serva stimolata dal dolore ha uno scatto e si risolleva, “Ferma, stai ferma!” ripete la Oberschwester, e ben presto alla serva mancano le forze e si appoggia nuovamente, rilasciando finalmente la tensione nei muscoli doloranti. I crini della spazzola segnano a fondo le tenere e delicate carni, senza del resto riuscire a bucarle o fare danni. La serva tiene gli occhi chiusi e si morde le labbra, concentrata nel non muoversi e non urlare.
Passa un terribile quarto d’ora, prima dell’ordine , “ora puoi rialzarti”. Madame ed Oberschwester verificano lo stato della parte punita, commentando lo “stampo” violaceo, lasciato dalle setole. Ed alla serva verrà vietato assolutamente, una volta rialzata di “massaggiare” la “parte offesa”.
(8- continua)

28 giugno 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 3


Diario di un'educazione – 3
I giorni di servizio si allungano monotoni: pulizia dei pavimenti, con la Oberschwester che spesso fa rifare pretestuosamente il lavoro con la serva ginocchioni. Poi lavare, stirare e …. Ripartire dall’inizio. La serva riga dritto, ha capito che non conviene sgarrare, lavora duramente ed in silenzio, come le sta insegnando la Oberschwester.
Ma c’è un altro problema: sarà il grande impegno messo nel lavoro, saranno le pause per il bagno concesse ad orari rigorosamente fissi, insomma, il già lento intestino della serva si blocca completamente. La povera stupida, anziché chiedere consiglio ed aiuto, rimanda di giorno in giorno, sperando…. Ma le scodelle di zuppa di cavoli che la Oberschwester tanto gradisce, alla povera serva stitica creano dei problemi: la serva si ritrova con un pancione dolorante e gonfio d’aria. E’ inevitabile che, piegandosi per passare lo straccio sotto al letto….. la serva ammorbi l’aria. La Oberschwester sottopone la serva ad uno stringente interrogatorio: da quanti giorni … non va? La serva cerca di tergiversare, ma la minaccia di una sculacciata la convince a confessare: “cinque”. “Cinque cosa?” inquisisce la Oberschwester “non mi scarico da cinque giorni” è la risposta della serva. La cosa è grave, una lunga telefonata alla Signora ed una alla Farmacista, fanno sì che in serata le due donne arrivino.
La serva sente le donne discutere, la Oberschwester, stavolta pare in disaccordo con le altre due. La serva, “origliando distrattamente” sente la Signora dire: “Mia cara, siamo d’accordo che la glicerina possa dare ottimi risultati ma, qui da noi si è soliti andarci un po’ più leggere, vedrà che comunque i risultati non mancheranno, glielo assicuro”.
La serva viene spedita in fretta per un acquisto urgente: “Prendi del sapone neutro da bucato e dell’olio di oliva. Prendi il più economico”. La serva si meraviglia un po’: la Signora chiede sempre il meglio, che strano.
Al ritorno la serva trova le tre donne ad attenderla. La Signora le ordina di spogliarsi e restare solo con le mutande disciplinari. La bottiglia di olio viene scaldata a bagnomaria. Poi la Farmacista prende dalla propria borsa una “pera” pera di gomma rossastra. La pera viene lentamente riempita di olio tiepido. Alla serva vengono abbassate le mutande disciplinari e deve mettersi prona, sulle ginocchia della Oberschwester, riparate da un lungo grembiule. La Signora dirige attentamente le operazioni. Il dito guantato della Oberschwester lubrifica accuratamente, poi il beccuccio di gomma della pera si fa strada nel buchetto della serva. Una leggera pressione rivela che il beccuccio si è intasato. Questo richiede l’estrazione e la pulizia del beccuccio ed una nuova inserzione. L’iniezione di olio caldo non è affatto dolorosa, anzi, alla serva piace molto venire accudita dalle tre donne. La serva viene ammonita di non perdere neanche una goccia, comunque la Farmacista mette nelle mutande disciplinari un pannolone, l’olio tiepido ha la particolarità si trovare sempre una strada per uscire, meglio evitare macchie. Alla serva pare di sognare, lasciata tranquilla a pisolare sul divano, nel tepore di una coperta. Che bello fare la “malatina”. Ma di lì ad un ora la Farmacista giudica che l’olio abbia fatto il suo effetto, ora di smuovere un po’ le cose. Viene preparato un catino con acqua calda in cui grattugiano un buon pezzo di sapone. L’acqua si fa densa e scivolosa, la consistenza è più di panna che latte. Nuova introduzione, la serva sente il caldo liquido entrare, dà po’ di fastidio ma niente più. La pera svuotata viene nuovamente riempita e reinserita più volte. Ora il pancione dà ondate di dolore che la stimolano ad andare in bagno. Ma le tre donne la trattengono sulle ginocchia della Obershwester: bisogna fare le brave bambine e resistere. Ma man mano che passa il tempo resistere diventa un impresa, la serva suda e smania. Ancora un po’ e non ce la farà a reggere fino al bagno. Ma la Farmacista ha pensato a tutto: va in macchina un attimo e torna…. Con un capace secchio a cui è adattata l’asse del water. Ecco, mia cara, dice la Signora, non preoccuparti, al momento opportuno ti accomoderai qui. Ormai la serva soffre talmente che non le interesserà scaricarsi così pubblicamente. Ma non è ancora giunto il momento, i massaggi al pancione continuano e anche le ondate di dolore. Di lì a poco la serva capisce che la prossima ondata non riuscirà a reggere. La Signora ora la incoraggia, stringi ancora un attimo, ecco, ora puoi sederti. Ed ora fai pure. Ma nonostante lo stimolo così forte, la serva fatica, è dopo un buon cinque minuti di “spinte” che un urlo di dolore ed un tonfo nel secchio annunciano alle Signore che è saltato il “tappo”. La serva, persa nelle coliche e nelle scariche che la devastano, quasi non nota la gioia delle Signore: non ci sarà bisogno di portare la serva al pronto soccorso, anzi, dopo un bidet ghiacciato e l’applicazione di una bella cremina lenitiva uniti ad una nottata di riposo, il buchetto della serva sarà nuovamente disponibile per l’intensivo programma di rieducazione e condizionamento intestinali che le Signore hanno ideato.
(3- continua)

3 dicembre 2013

LANCY 12 - LA SUDICIONA SU E GIÙ PER LA COLLINA

drawing by slave elisabeth mandile

LANCY 12 – LA SUDICIONA SU E GIÙ PER LA COLLINA
di sguattera sudiciona

E mentre Frau Schwanger riceve la rumorosa sculacciata tra le cosce, Grosse Jeanne sta preparando la sguattera sudiciona per la sua prima Collina. La sudiciona deve innanzitutto venire riempita a dovere, Grosse Jeannette prepara attentamente i tre litri canonici di Eau de Lancy. La sudiciona, seppur impedita dal cappuccio e dalle proprie puzze, sente il forte aroma del sapone di marsiglia in polvere, mescolato all’acqua e ad una buona dose di olio. Grosse Jeannette mescola accuratamente la mistura ed effettua il “test delle dita”: pollice ed indice guantati vengono immersi nel contenitore e poi, sfregati tra loro, devono scorrere perfettamente. Grosse Jeannette aggiunge, a titolo di incoraggiamento: “Ecco pronto un bel brodino” ben caldo per il pancione della sudiciona”.
La mistura viene versata in un capace apparecchio di porcellana bianca. Tra l’altro, l’uso di questi apparecchi, anziché di analoghi di vetro impedisce alle corrigende di adocchiare la quantità di liquido che devono ancora assorbire. Dicevamo, l’apparecchio, posto su di una apposita piantana, viene alzato quasi al massimo da Grosse Jeannette. La sudiciona deve assumere la prescritta “posizione di riempimento” a quattro zampe, inclinata in avanti fino ad appoggiare fronte e naso al terreno. In questa scomoda posizione la sudiciona sente aprire il tappo posteriore. Il freddo ugello di bakelite, molto poco lubrificato le viene appoggiato all’ano e poi, con una manovra di rotazione ed avanzamento, viene infilato senza troppi complimenti fino in fondo. La sudiciona, sempre con la lingua fuori emette lamento. Grosse Jeannette domanda retoricamente “Entrato ?”Poi la sudiciona sente armeggiare. Inaspettatamente arriva il fiotto di acqua. Calda, molto calda. Tra l’altro il foro del cannello deve essere piuttosto grosso ed il rubinetto tutto aperto. La sudiciona sente le viscere dilatarsi e subito un forte stimolo, la pancia inizia a gorgogliare. Sarà il male o la temperatura del liquido, la sudiciona suda a fiumi, le viene da vomitare. La sua divisa di punizione, è madida di sudore, rivoli scendono sulle braccia iniziando a riempire l’interno dei guanti di gomma. . Intanto il capace vaso si svuota molto rapidamente. La guardiana tira uno sculaccione alla sudiciona, dicendo: “ecco, già finito, occorreva fare tante storie?” La guardiana ammonisce la sudiciona: “ora stringi, non devi perdere neanche una goccia o ti spello il sedere!” ed estrae il cannello. La sudiciona mugola, Grosse Jeannette inserisce profondamente l’apposito plug ed infine rimette il tappo. Tirando un orecchio alla sudiciona la fa alzare. La sudiciona è sconvolta, nausea, pancia gonfia e dolorante, capogiri. Ma ora la sorvegliante controlla il buon riempimento, preme gradatamente ed a lungo vari punti del pancione, scatenando contrazioni e gorgoglii. La sudiciona è senza fiato. Ma ora un altro supplizio, la sorvegliante prende da un ripiano la pancera e la stringe moltissimo. Alla sudiciona pare di sentire l’acqua risalire fino alla gola, inghiotte più volte a vuoto. Ed ora non ci sono altri preparativi da espletare. Grosse Jeannette la mette al trotto fino alla base della collina. Nei minuti di attesa che la mula precedente lasci libera la collina alla sudiciona viene ordinato di prendere il giogo. Il giogo di Lancy è in qualche modo simile al “dong hang”, il bilanciera con cui le donne portano i carichi in estremo oriente. Una grossa canna di bambù, flessibile ma praticamente indistruttibile, lunga un metro e mezzo. Viene portata sulle spalle, alle estremità due secchi o due panieri permettono di portare carichi.
Una persona trasporta con il dong hang fino ad una ottantina di chili, quaranta per ogni cesto ma, per portarlo, deve camminare "per saltelli": infatti, facendo oscillare lievemente il bilanciere di bambù quando alza il piede attiva l'elasticità del bambù facendolo funzionare come una sorta di "balestra" che "ritorna verso l'alto" così producendo una piccola diminuzione del peso dei cesti.
Grosse Jeannette prende un badile e riempie i secchi fino a metà, per il primo turno sulla collina basteranno 30 kg in tutto, poi la guardiana punirà inflessibilmente la sudiciona aggiungendo badilate di pietre ad ogni secchio, secondo una precisa “tabella dei carichi di punizione”.
La guardiana indica alla sudiciona un sacco, abbandonato da parte. La sudiciona non capisce, poi vede che le altre corrigende mule ripiegano il sacco più volte e se ne servono per fare da cuscinetto tra il bilanciere e le proprie spalle. In realtà le sorveglianti permettono l’uso del sacco per evitare che si usurino troppo rapidamente le divise sulle spalle. Ed ora la sudiciona si abbassa flettendo le ginocchia. Si mette il bilanciere sulle spalle e si rialza. Ora le spalle della sudiciona supportano tutto il peso. Fatti i primi passi la sudiciona capisce che se fatica così in paino, la collina sarà terribile. La sudiciona mette il piede, calzato nei regolamentari zoccoli sul primo gradino. Lo sforzo è enorme, la sudiciona è costretta a contrarre i muscoli, scatenando così inattese pressioni nel pancione, per fortuna la pancera impedisce possibili danni! La sudiciona sa che se si ferma la sua guardiana interverrà a colpi di scudiscio, stringe i denti e si sforza di fare un nuovo passo. Se fosse in piano riuscirebbe a camminare bene, nonostante il bilanciere, ma la collina è ripidissima, la sudiciona inizia a sentire il cuore in gola e i muscoli di cosce e polpacci bruciare per la fatica. Alla sudiciona inizia a colare il sudore negli occhi. Si rende conto di non riuscire a proseguire, Grosse Jeannette, a dispetto del nome, sale rapidissima la collina, tira una bella scudisciata sui polpacci nudi della sudiciona e poi la spinge puntandole un piede nel sedere. Questo sblocca la sudiciona e la fa ripartire. Finalmente la sudiciona è sopra la collina. Inclinando la testa riesce a strofinare il cappuccio sul muscolo del braccio destro. Questo deterge temporaneamente il sudore e le ridona la vista. Ora la sudiciona è pronta alla difficile e pericolosa discesa. La discesa viene fatta a balzelloni, col rischio continuo di cadere, dati anche i malfermi zoccoli. E ad ogni balzellone della sudiciona il carico fa un sobbalzo, nonostante il sacco ripiegato, il bambù sta segnando profondamente la pelle delle spalle. Il sudore ha ormai impregnato la divisa, la sudiciona sente le gocce sul petto e sulla schiena. E finalmente la sudiciona, che ormai si muove meccanicamente, non trova il gradino più in basso, la discesa è terminata. La sudiciona è semisvenuta, i crampi la devastano, Grosse Jeannette le ordina il “Giù, tre minuti di respiro”. La sudiciona si abbassa, in modo che il carico appoggi per terra. La guardiana lascia così modo alla sudiciona di ossigenarsi e ricuperare un briciolo di lucidità, sa bene che il primo giorno ben poche mule completano indenni il turno sulla collina. La sudiciona, vorrebbe urlare ma sa che l’unica opzione che le lasciano è l’espiazione. Ma ora la sudiciona deve superare un altro scoglio, la verifica del riempimento del pancione. La guardiana pone la sinistra dietro al sedere della sudiciona, in modo da impedirle di arretrare, ed inizia a premere lentamente con la destra il pancione, penetrando in profondità. Esegue l’operazione in vari punti, notando i mugolii ed il respiro affannato della sudiciona. Purtroppo nota anche i borbotti e gorgoglii che le doppie mutande, la divisa ed i grembiuli gommati non attenuano affatto. La guardiana telefona alla Dottoressa, Frau Helga Von Bernhardt, la temutissima Direttrice della Clinica di Lancy. La sudiciona, intanto approfitta di questo breve riposo per cercare di riprendersi. “Anche la corrigenda numero 14 ha coliche gassose, Frau Doktor” dice la guardiana, poi ascolta a lungo, assentendo.
Rivolgendosi alla sudiciona la guardiana sorride: “Bene numero 14, adesso provvediamo ai tuoi brontolii di pancia, subito all’infermeria!”. Qui giunte la guardiana indica alla sudiciona un secchio, al cui interno una sacca di gomma attende le deiezioni. Rimuove il tappo posteriore ed il plug. Subito un fiotto di liquidi nauseabondi, misti a scorregge, prende ad uscire dalla sudiciona. La guardiana preme in maniera decisa su ventre, spremendo rapidamente il liquido dal ventre della sudiciona. Poi con un forte getto d’acqua, nel foro delle mutande, la guardiana ripulisce sudiciona e mutande. Giunge la Dottoressa Helga. Per la sudiciona viene preparato un bell’ Enema Harness, con una bella sonda Bardex di gomma arancio, a due palloni. La sonda, leggermente unta, verrà inserita, in modo che il primo pallone scompaia all’interno della sudiciona. Il secondo pallone resterà all’esterno. Premendo due apposite pompette i due palloni possono essere più o meno gonfiati, per adattarsi all’anatomia ed impedire perdite. La sudiciona, ora paziente numero 14, sente la sonda dilatarle il buchetto e scivolare all’interno. Il pallone sgonfio entra senza difficoltà, anche perché la sudiciona ha rilassato lo sfintere. Poi la Dottoressa inizia a pompare aria nei palloncini: “fut …..fut ….fut”. La sudiciona sente benissimo gonfiarsi il pallone interno. La sensazione è indescrivibile, la sudiciona mugola un po’, tanto per conservare le apparenze. Poi la Dottoressa passa al pallone esterno. Anche qui il pallone si gonfia, appoggiandosi alle natiche della paziente 14. Il pallone interno, per reazione, viene tirato verso l’esterno, appoggiando ancora di più sullo sfintere e dilatandolo leggermente. La sudiciona sente tutti questi movimenti. E qui il suo vizio si manifesta in pieno, anziché sentire dolore ed odiare l’applicazione di questa cannula punitiva, la sudiciona gode , eseguendo movimenti scomposti ed emettendo mugolii rivelatori. Frau Helga apre la cerniera delle mutande di gomma e verifica. Le dita guantate rivelano una intensa e filante lubrificazione vaginale, la paziente numero 14 ha inequivocabilmente ripetutamente goduto. La Dottoressa è esterrefatta, le avevano descritto il caso della paziente 14 come un caso difficoltoso, ma una corrigenda che gode durante l’applicazione dei clisteri punitivi e della sonda Bardex è un caso da pubblicare! “Bene, dice la Dottoressa, vediamo cosa possiamo fare per calmare i bollenti spiriti di questa scrofa”, dice la Dottoressa, prendendo uno spruzzatore. La sudiciona sente gli spruzzi sulle parti intime, mentre le esperte mani della Dottoressa dilatano le labbra vaginali per esporre allo spruzzo anche il clitoride. Un odore di alcool e di mentolo si sparge nell’aria. La sudiciona sente dapprima una intensa sensazione di freddo, sostituita poi, gradatamente da una sensazione di calore che cresce e cresce, fino ad un forte bruciore. Stringe le cosce, ma niente, il bruciore continua ad aumentare. La Dottoressa sorride: “bene, questo ti terrà momentaneamente lontano dal tuo vizio. L’alcool mentolato evapora rapidamente, poi il bruciore passa”.Poi la dottoressa richiusi cerniera e lucchetto delle mutande disciplinari dà disposizioni a Grosse Jeannette: “Ora riempi la 14 con la solita dose di Eau de Lancy e le fai completare il turno sulla collina. Domani la porterai al reparto mungitura. Qui diverrà la mucca numero 14. Sono certa che le cure delle infermiere mungitrici, unite alla nuova “macchina per riempimento” avranno ragione di questi comportamenti indegni. Vedrai”, dice rivolta alla sudiciona, “dopo la cura ti verrà la pelle d’oca al solo nominare una peretta. E sappi che laggiù, anziché una spruzzatina di alcool mentolato, che brucia per pochi minuti, ti avrebbero messo una bella pomata all’alcool mentolato e zenzero, il cui bruciore continua per ore ed ore”
Detto questo la sudiciona viene nuovamente riempita e tappata. Tornata il piedi della collina, Grosse Jeannette ringrazia la sudiciona del trambusto provocato, aggiungendo due belle palettate di pietre al carico che la sudiciona dovrà portare per altre interminabili 6 salite e discese della collina.
(12- continua)








7 aprile 2012

PENSION BALNEARIA 34

D.Conception> Benvenuto, stamattina alla serva verranno riservati trattamenti un po’ rudi, poiché ho visto che lei Sig. Cronista è un po’ impressionabile vorrei rassicurarla. Lo scopo di tutto è di domare la serva, non ucciderla. Ora, si sente pronto? Non vorrei dover farla rinvenire, sa il mio metodo funziona bene anche sui maschi ….
Cronista> No Donna Conception, si fidi. Cari spettatori, il servizio che segue potrebbe impressionare le persone sensibili, a queste consigliamo di cambiare programma (o blog). La procedure che descriveremo sono ereditata dalla Inquisizione, presentano dei rischi per la salute, non cercate di imitarle!
Nadia> Non ho dormito neanche un minuto, ora sento delle voci e dei passi avvicinarsi….. mamma mia!!
D.Conception> Tiratela fuori! Ecco, ora fatela accomodare sulla Silla, legate le cinghie ben strette. Ecco mia cara, che ne dici della mia “Silla de clavos?” Su su non ti agitare, è peggio, i chiodi bucano di più se non stai ferma.
Nadia> Aiaaaaa …….no abbiate pietà……bucano (in italiano)
D.Conception> Bucano ma non penetrano, se fai la brava. Ora, ci ho pensato un po’ allora, che ne dici per le prossime ore, cervi volanti, pera d’angoscia od acqua? Facciamo così, mentre ci pensi io e il Cronista ci prendiamo un bel caffè.
Cronista> Donna Conception, che intende fare?
D.Conception> Ora, temo che se impiego i cervi volanti quella disgraziata impazzisce, meglio lasciarli come riserva, quindi appena farò rialzare la serva dalla silla la farò legare al tavolaccio, ma non come faceva l’inquisizione che legava le vittime in modo che la bocca fosse più in basso dello stomaco, infilava un imbuto in gola e poi tappava il naso, costringendo a inghiottire a stranguglioni, tra atroci sintomi di soffocamento. La serva sarà legata con la testa più in alto della pancia, in modo che possa deglutire facilmente ….. e se fa la brava non le tapperò il naso. O meglio, qualora tentasse di rifiutarsi di ingollare l’acqua o fosse troppo lenta a bere, ho pronta una bella molletta da bucato..
Nadia> No, vi prego Signora abbiate pietà, fatemi alzare almeno un attimo, mi stanno bucando. Che male!ù
D.Conception> Slegatela, vede i segni dei chiodi? Sembra bucherellata, ma se massaggio bene “el culo”, vede? Nessun buco.Si, anche massaggiare fa un po’ male.
Nadia> Aiaaaaa, aiiiaa, pietà. No, no, non legatemi lì. No, piano, piano, la gamba mi fa ancora male, non stringete così, pietà…..
D.Conception> Ecco, ora mettiamo il morso, quello con il foro per un imbuto. Cara apri la bocca!
Puledra> Nooo noo aiaaaa gghh gggh gggh
Cronista> Ben decisa la Signora, un pizzico deciso al capezzolo e la puledra apre la bocca per gridare, il morso subito dentro e viene ben allacciato.
Puledra> Mmmhhh ghhhhh ….. anf anf anf
D.Conception> Ecco, messo in posizione anche l’imbuto, sentite il respiro della puledra?
L’inquisizione usava nove litri per la “questione ordinaria” ed ulteriori nove per la “questione extraordinaria”. Inutile dire in che stato dovevano essere le poverette dopo diciotto litri, ingollati in un paio d’ore.
Cronista> Ma farà come l’inquisizione?
D.Conception> In realtà mi sono ispirata di più alla “gran bebida”, un beverone che i contadini somministravano ai cavalli, per purgarli. Serve e puledre sono abbastanza simili. Rispetto all’inquisizione vengono usati solo sei litri di acqua con disciolti dei Sali. Poi li somministrerò un mestolo alla volta.
Cronista> Ma come si costringe una puledra od una serva a bere così tanto liquido, non vomiterà?
D.Conception> Vediamolo immediatamente, versiamo nell’imbuto il primo mestolo
Puledra> Nnnnn …. Ghhhhhh anf …. anf
Cronista> Mi pare, infatti che non beva per nulla.
D.Conception> Ora chiudo il naso con questa innocente molletta da stendere ….
Puledra> Nnnnn …. Gluck ….. gluck ….. gluck ….. gluck …… gluck …. Gluck ….. gluck ….. koff …… koffff anff …. anf …. anf …. anf ….. nnnnn
D.Conception> Ecco, vede? Se non vuole soffocare ingolla tutta l’acqua dell’imbuto. Ora, mia cara, bevi da brava o ti lascio la molletta?
Puledra> Nnnnn …. Nnnnn
D.Conception> Proprio testarda, beh, un altro mestolo con la molletta al naso la aiuterà a riflettere.
Puledra> Nnnnn …. Gluck ….. gluck ….. gluck ….. gluck …… gluck …. Gluck ….. gluck ….. koff …… burp … burp …. anff …. anf …. anf …. anf
Cronista> Sono impressionato, poveretta, che contrazioni, Signora sia buona , tolga per un attimo il morso, vorrei intervistarla un istante.
D.Conception> Tranquillo, ogni tanto toglierò il morso per fare respirere liberamente la punita per qualche minuto. Durante questo periodo, ovviamente, la serva darà fondo a tutti i suoi piagnistei e suppliche. Ma, inesorabilmente le verrà rimesso l’imbuto e si continuerà. Tutto ripetuto per innumerevoli volte. Un vero lavaggio del cervello.
Serva, risparmiati le preghiere, so come trattare voi sovversive…..
Puledra> Ahhhhh, abbiate pietà, Signora sarò buona, mi perdoni, NO NOOOO, LA MOLLETTA NO, SARO’ BRAVA, LA PREGO ….. BEVO TUTTO, LA MOLLETTA NO … PIETA’ ….. NON MI FACCIA SOFFOCARE !!! (in italiano)
D.Conception> Vede? Si è quasi convinta. E tu apri la bocca che ora ti rimetto il morso e ricominciamo….
Puledra> Ghhhh anf anf …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf ……. Gluuuk …. Gluuk ….. Anf Anf ……………………………..
Puledra> …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf ……. Gluuuk …. Gluuk ….. Anf …… Gurgle gurgle gurgle
Cronista> Passa così una lunga ora, la serva è sempre più stanca, Ogni tanto donna Conception la pizzica crudelmente per vedere che sia ancora ben reattiva, se necessario viene fatta una sempre troppo breve pausa. Vi risparmio la cronistoria delle lacrimevoli suppliche……….
………………………..
Signora quanto avrà bevuto? Si sente la pancia gorgogliare….. e quanto è gonfia, sembra incinta
D.Conception> Siamo a quattro litri e mezzo, la gran bebida altro che far gorgogliare, vedrà….. anzi, tocchi, tocchi pure la pancia, vede come è tesa e dura? La serva in questo momento ha dolori da partoriente, ma non può smettere di bere ed il dolore continua ad aumentare finchè ……
Puledra> …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf …….Gurgle gurgle gurgle …..
D.Conception> Quasi ci siamo, un altro mescolo
Puledra> Nnnnnn …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf … Anff Nnnnnnnnn………. Pooot pooot splassssshhhhhhhh
Cronista> Ma si scarica così sul tavolaccio, senza la minima vergogna, ma che schifo e che puzza!!!
D.Conception> E dove vuole che vada, legata così? Del resto questa, in fondo è una bella purga da cavalli, non meravigli l’effetto, con la dieta di pane ed acqua che le ho fatto seguire era da giorni e giorni che non si scaricava.
Puledra> Nnnnnn …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk …. Anf anf Gluk ….. Gluk Splashhhhhhh Splasssssshhhhh ……. Nnnnnnn ….. nnnnn
D.Conception> Coraggio, ancora un bel litro, cosa ….. non ci provare o ti rimetto la molletta!
Puledra> Nnnnnn …. Gluk …. Gluk …. Gluuuk ….
D.Conception> Ecco fatto, ci voleva tanto? Ora, mentre finisci di scaricarti finisco l’intervista. Poi mostrerai al Signore che sei brava a ripulire. Si naturalmente pulirai utilizzando la tua divisa di fatica come strofinaccio …. Non vorrai sporcare uno strofinaccio pulito?
Cronista> Veramente impressionante …. E dica Signora, ottiene buoni risultati?
D.Conception> Perfetti, con la gran bebida se ne vanno lo sporco fisico, quello cerebrale e se ne va anche l’orgoglio.
Cronista> Grazie infinite, Signora. La ringrazio dell’ospitalità, domani vorrei intervistare, se Lei lo permette, la puledra, ma che schifo, ora ha la divisa impresentabile!
D.Conception> La laverà subito, poi la indossa bagnata.
Puledra> Grazie infinite, Signora. Signori, vogliate perdonare la brutta scena a cui avete assistito.
D.Conception> Via, subito al lavatoio, datti anche una bella lavata col “Jabon de Lagarto” ….. puzzi, non hai proprio cura della tua persona. Mi tocca proprio insegnare tutto a queste serve.
Cronista, non ho ancora finito con la serva, ancora mezz’oretta e la faccio crollare definitivamente.
Il “pimenton forte” se ben applicato fa cedere anche i santi.
Cronista> Il pimenton?
D.Conception> Si, o meglio, il piri-piri un peperoncino importato dall’africa dai portoghesi ….
Ecco la serva, vediamo, si si è lavata bene. Legatela al tavolaccio.
Puledra> Noooo che volete farmi ancora????
D.Conception> Mia cara, ti ricordi … la pera d’angoscia?
Puledra> Mamma NOOOO, signora non mi rovini, per pietà …. Dietro sono ancora vergine!!1
Cronista> Ehmmmm !!
D.Conception> Ecco, cara CLACKK SWIRL SWIRL SWIRL, vedi come è ben oliato il meccanismo? Così è aperto completamente, più della testa di un neonato! Ora, prendiamo questo bell’unguento al piri-piri, te ne metto un po’ sulla patatina ……
Puledra> BRUCIA BRUCIA, E’ L’INFERNO ….. pietà ….
D.Conception> E un altro po’ dietro
Puledra> BRUCIA , BASTAAA !!!! AIUTO !!!!
Cronista> Che urli, …… Signora …… vada avanti …..
D.Conception> Caro Cronista, mi pare lei si stia lasciando coinvolgere un po’ troppo, tra un po’ le saltano i bottoni della patta!
Puledra> SIGNORA PIETA’ non volevo offenderla, abbia pietà, le assicuro se me lo ordina berrò la sua pipì e leccherò la popò…..(in italiano)
D.Conception> SEI SICURA? Ricorda che se farai la minima infrazione tornerai qui ed allora la pera…. Davanti e dietro …. Servizio completo ……
Puledra> CHE BRUCIORE (pianto disperato)
Cronista> Non c’è voluto molto ….è una debole.
D.Conception> Eh no, mio caro cronista, se vuole passare quello che ha passato lei lo dica, tenga conto che ho domato anche molti maschietti, non “maricones” ma veri “machos”. Di solito cedevano ben prima di questo punto. Spesso mi bastava minacciarli con una sonda per l’uretra, inzuppata nel piri-piri, niente bisogno di ammorbidirli per una settimana! E li domavo così bene che per un certo periodo era divenuto di moda per le Signore tenere un servo, vestendolo ed utilizzandolo come cameriera.
Ed ora serva, rialzati, smetti di baciarmi i piedi e vai a metterti l’uniforme….. è una settimana che non lavori, vediamo di recuperare.

Ecco Monika come sono stata trattata, mai più oserò rispondere male a Donna Conception!!
Un abbraccio
detenuta Nadia

31 marzo 2012

PENSION BALNEARIA 33


Cara Monika,
ci eravamo lasciate quando Donna Conception mi ha liberata dal cubicolo in cui mi avevano rinchiusa. Inutile che ti dica per settimane e settimane senza dormire, tremando di freddo, nutrita solo per non morire. Poi finalmente mi disseppelliscono, mi danno qualcosa di caldo da mangiare, una coperta e finalmente posso dormire. Vengo riscossa dopo poco, mi dicono che ho dormito per ore. Donna Conception ordina che mi vengano messe polsiere e cavigliere di cuoio e metallo, unite da spezzoni di catena di acciaio, collegati da moschettoni.
Giornalista> Ecco, ora l’avete risvegliata, non le sembrano esagerate quelle catene?
Donna Conception> Non sottovaluti la forza della disperazione, meglio andare sul sicuro. Eccola pronta per il terzo stadio.
Nadia> Mi Fanno rialzare e mi sospingono, tenendomi, poiché ho mani e piedi collegati a catene cortissime che inoltre mi fanno restare chinata. Mi spingono verso la terza cella, uno stanzone, sulla porta la scritta “Terror”. All’interno vari oggetti spaventosi. La prima è una cassetta di vetro, contenente degli insetti neri, dei cervi volanti enormi dalle corna minacciose a forma di pinza. Sono ancora nuda. Donna Conception mi fa trascinare davanti al terrario, in modo che io possa vedere “con comodo” le sue “bestiole”. Tremo come una foglia.
Cronista> Però, ha una bella paura.
Donna Conception> Beh aspetti un po’ e vedrà.
Nadia> Donna Conception mi dice che basta un suo ordine per farmi rinchiudere, ammanettata, in un sacco, pieno di insetti. Comincio ad urlare ed a cercare di divincolarmi. Quando Donna Conception prende un insetto e me lo mette tra i peli pubici, lo sento grattare con le zampette per farsi largo, perdo il lume della ragione.
Cronista> Ma che succede, ma è pipì?
Donna Conception> Certo, non lo sa che nei veri momenti di terrore si perde il controllo degli sfinteri?
Nadia> Guardo il terrario con occhi sbarrati, saranno almeno un centinaio di bestie, sei zampe e due spaventose pinze ognuna.
Cronista> Ed ora la mettete nel sacco?
Donna Conception> Non corra, ho in serbo ben altro, ora la mia preferita: l’acqua. Avviciniamoci, che mostro il tutto alla serva.
Nadia> abbiate pietà …..
Niente, mi spingono in un altro angolo. Qui c’è un tavolaccio inclinato dotato di robuste cinghie di cuoio per mani e piedi.
Donna Conception> Ed ecco il piatto forte, la tortura dell’acqua. Mai sentito parlare dell’Inquisizione? Bene, ne proverai i tormenti. Mi piace questa cosa perché fa soffrire moltissimo ma non lascia segni!
Nadia> Sono annichilita, appeso al muro un grosso imbuto, per terra alcuni bricchi di ferro.
Cronista> Donna Conception, mi dissocio …. sono supplizi terribili.
Donna Conception> Attenda e si fidi di me, vuole o non vuole vedere come piego le serve? E stia tranquillo, non la soffocherò, le farò solo bere, CON LE BUONE MANIERE, un bel po’ di acqua.
Donna Conception> Ora le presenterò il terzo castigo.
Nadia> Mi trascinano in un altro angolo dello stanzone, c’è una “silla de la verguenza”. In un armadietto a vetri dei preoccupanti attrezzi chirurgici di acciaio. Donna Conception ne prende uno e ce lo mostra.
Donna Conception> Ecco il terzo castigo, lo ho fatto realizzare copiando i disegni dell’inquisizione. Si chiama la “Pera de angoscia”, un oggetto a forma di pera, dotato di una vite che lo dilata. Mia cara, hai presente il fastidio di una visita ginecologica? Moltiplicalo per un milione. E tieni conto che l’attrezzo verrà lubrificato con un unguento al peperoncino. E se non bastasse davanti, dove, dopotutto non farà danni irreparabili, pensa a quando verrà usato dietro. Lì sì che brucerà e farà malissimo, pensa, un giro di vite ogni 5 minuti, ci vorranno ore per dilatarlo tutto. Se perderai del sangue, verrai disinfettata con l’alcool, ricordi quanto brucia sulle mucose? E quando la vite verrà aperta completamente sarai talmente dilatata che dovrai portare il pannolone per il resto dei tuoi giorni.
Nadia> No ……. no …….. plaf
Cronista> E’ svenuta, …… Donna Conception è sicura di non esagerare?
Donna Conception> Ne parleremo dopo, privatamente, ora faccio rinvenire la serva.
Nadia> Aiaaaaaaa ……….. ihhhhhh aiaaaaaaaaaaaaaa …..
Cronista> Poverina, occorreva pizzicarle così crudelmente il seno?
Donna Conception> E’un sistema infallibile, niente bisogno di sali ed altre smancerie, e poi funziona indifferentemente per gli svenimenti veri e simulati.
Nadia> No, la prego, non mi rovini, non ho mai fatto del male, abbia pietà!!!!
Donna Conception> E per darti il tempo di riflettere, prima di ogni punizione passerai una mezz’ora seduta qui!
Nadia> Ed ecco che mi mostra una poltrona irta di chiodi! Sono vicinissimi e spaventosamente lunghi. Sono lucidi, ma alcuni portano delle macchie ….. sembra sangue ….. oh mamma, mi sento svenire di nuovo …… plaf ……
Donna Conception> Di nuovo svenuta? Finirò col rimpiangere le ribelli di una volta! …. Beh, del resto questa è italiana ….. beh ….
Nadia> Aiaaaaaaa noooooo BASTA, IL CAPEZZOLO NOO!!!
Donna Conception> Eccoci nel mio studio, lontano dalle orecchie della serva. Ora che la serva ha visto che tormenti ho in serbo le faccio dare una scodella di zuppa e la mando a riposare per altre 6 ore …. voglio che sia ben in forze, per cercare di resistere e …. venire sconfitta.
Lasciandole cuocere nel loro brodo, alcune cedono già durante queste ore di riposo, passate ad arrovellarsi e a pensare a cervi volanti e fittoni … piccanti.
Dunque caro Cronista non si preoccupi, non sono una macellaia, qui da me, il 5% delle serve ha ceduto ancora prima dell’inizio delle punizioni, un altro 35% ha ceduto coi cervi volanti, un 10% sulla silla chiodata ed il restante 50% con qualche litro d’acqua. Nessuna ha riportato danni fisici, i segni della silla sono come quelli dei fachiri, spariscono in un paio d’ore. Le macchie rossastre sia sulla silla che sulla pera d’angoscia sono di vernice, realizzate da me con tanta cura, sembrano vere anche a me che le ho dipinte. La pera d’angoscia è solo un bluff, in pratica mi limito a mostrarla, infilarla, lasciare che il peperoncino faccia effetto ed accennare ad aprirla, se la serva ha la forza di resistere fino a questo punto la rimando al carcere, dicendo che è irrecuperabile.

Ecco Monika, la giornata odierna è andata così, mi hanno fatto pisciare addosso dalla paura. Per adesso sono viva, ma non so in che stato sarò domani sera.
Un saluto in divisa con strisce bianconere e numero a 6 cifre.
sguattera Nadia

drawing © Pavel




26 marzo 2012

PENSION BALNEARIA 31

Cara Monika,
sono i primi giorni al servizio di Dona Conception, la madre di Don Pedro. La Signora, di nobili natali ha ancora molto polso, per cui è meglio obbedirle. Come spesso accade, tende a confondere il passato con il presente, per cui a casa sua le serve vivono la vita e la disciplina che vigevano nella sua nobile casa ben più di mezzo secolo fa.. La madre di Dona Conception combattè per i governativi nella guerra civile, al comando di un plotone di cavalleria da lei reclutato tra i suoi contadini. In premio le vennero periodicamente assegnate, per vari decenni, “sovversive” provenienti dalle carceri, da redimere addestrandole come serve. Così Dona Conception crebbe in questo ambiente, con l’amore per i cavalli e un polso d’acciaio con le serve.
Ora i tempi sono cambiati, ma Dona Conception non se ne rende conto, e guai a contrariarla.
Che cambiamento rispetto allo sfascio della Pension e alla stalla di Don Pedro. Qui è importante anche la più piccola piega della divisa di fatica, pomposamente definita “uniforme”. Inoltre, come recita un quadretto messo nella stanza della servitù: “La criada debe ser trabajadora, respetuosa, religiosa y reservada”. Dico stanza della servitù, perché ci sono anche una vecchia cuoca ed una cameriera.
Mi restava una sola preoccupazione, il giuramento prestato alla Signora alla Pension. Ma si è fatta nuovamente viva l’amica della Signora con un messaggio in cui la Signora si dice molto contenta della mia sistemazione, che mi esorta ad accettare il contratto presso Donna Conception, che, esperta come è mi insegnerà per bene la disciplina. Un paio di giorni dopo arriva l’”abogada” di Dona Conception che mi fa firmare un contratto temporaneo, dove praticamente rinuncio a qualsiasi diritto.
Dona Conception mi affascina molto, mi sta raccontando quasi un secolo di storia, episodi degli anni oscuri della guerra civile e del lunghissimo periodo successivo. Episodi che, spesso riguardano la dura vita imposta alle avversarie, e della disciplina che Dona Conception imponeva, allo scopo di “riabilitarle” piegandole ai propri voleri. Dopo di che le serve venivano mandate a servizio da qualche parte e Dona Conception accettava delle nuove serve da addestrare. Le donne da “redimere” non erano certo donne arrendevoli, ma Dona Conception le studiava a lungo, e riusciva quasi sempre a trovare un pertugio nella loro corazza.
Nella soffitta della villa Dona Conception fece costruire alcune cellette, prive di finestra, lì rinchiuse le ospiti venivano “rammollite” con un regime di stenti e privazioni, poi Dona Conception iniziava ad impiegare le punizioni da lei studiate per fiaccare la loro resistenza e domarle. Dona Conception si giudica una benefattrice delle donne che passarono in casa sua: sostiene che in carcere le avrebbero spezzate, lei riusciva a piegarle risparmiando loro grandi sofferenze e lunghissime detenzioni. Ovviamente è lei che si vede così, ho cercato di contraddirla, arrivando a darle dell’aguzzina, ma si è subito agitata. Ha detto che poiché mi sono ribellata, ci penserà lei a redimermi. E così, per colpa della mia linguaccia sto rischiando chissà cosa. Ti racconterò presto cosa mi è capitato e cosa mi è stato raccontato dalle altre serve.
Ciao un abbraccio dalla “criada” Nadia.
(31- continua)


22 marzo 2012

LE SETTE DOMANDE DELLA SIGNORA PAOLA / PRIMA DOMANDA

LA LETTERA DELLA SIGNORA PAOLA
Buongiorno Monika,
mi presento: sono Paola. Ho assunto da poco una serva giovane e remissiva. Ha già dato chiari segni di essere “plasmabile” ai miei voleri, per cui ora devo pensare come organizzare al meglio l’addestramento da sguattera.
Sono una lettrice del tuo blog da qualche tempo, ma le informazioni, per una neo Signora, ultimamente scarseggiano un poco, a favore di lunghi racconti.
Avrei necessità di alcuni consigli di base per l'addestramento e chi meglio di te che lo ha vissuto sulla propria pelle può dare consigli?
Ecco i quesiti per te e le lettrici del blog:

• Quali lavori vanno seguiti particolarmente dalla padrona, in modo che la serva sia sotto pressione e non cerchi di poltrire? (pavimenti, stiratura ecc)
• Quali divise assegnare oltre a quella di fatica ?
• Consigliate sempre le mutande ed i fazzoletti da testa impermeabili?
• Che dieta consigliate? (oltre ai soliti avanzi)

• Come graduare le punizioni, considerato che finora ha ricevuto solo sculacciate?
• Di che trattamenti infermieristici od altro necessita una serva?

Altra domanda: la serva è di pelo rosso, notoriamente le rosse tendono a puzzare, qualche consiglio / idea  in merito.
• La faccio depilare?

Ti pregherei di pubblicare questa mia sul blog, in modo che possa ricevere vari pareri.
Grazie anticipate.

Paola

LA NOTA DI JANINE SOUILLON
Lugano, 23 marzo 2012
Gentilissima Signora Paola, la ringrazio per le sue sette, illuminanti domande: permettono di mettere a fuoco alcuni elementi fondamentali per il controllo delle sguattere e delle donne di fatica. Come da lei richiesto, sarà la sguattera Monika (che effettivamente ha vissuto e tuttora vive la sua condizione quotidiana di sguattera sotto regole estremamente severe) a rispndere ai suoi quesiti, ma sotto la mia diretta supervisione. Non posso infatti esimermi da un controllo diretto dell'opera di una mia sguattera, per quanto il suo condizionamento e il suo stato di totale subordinazione siano giunti ultimamente a un livello davvero considerevole.
A presto, cara signora, e grazie ancora
JS

LE RISPOSTE DELLA SGUATTERA MONIKA
PRIMA DOMANDA
• Quali lavori vanno seguiti particolarmente dalla padrona, in modo che la serva sia sotto pressione e non cerchi di poltrire? (pavimenti, stiratura ecc)

Gentilissima Signora Paola,
anche se certi lavori effettivamente possono, per la loro buona riuscita, aver bisogno di un controllo costante (soprattutto i pavimenti, i vetri e lo stiro), in genere la Padrona compie delle ispezioni improvvise nel mentre che la sguattera è impegnata nei suoi lavori: non c'è mai un preavviso, in modo che la serva non abbia mai psicologiamente e fisicamente un momento di requie. Altro discorso è se la Signora gradisce vedere lo spettacolo della sguattera mentre si affatica su una mansione particolarmente pesante e umiliante: in tal caso al semplice ma necessario controllo si aggiunge il divertimento e lo svago.
(1- continua)

20 febbraio 2012

PREVENIRE I COMPORTAMENTI ABERRANTI DELLE DOMESTICHE

Gentile Monika,
stamattina ho fatto visita ad un'amica, una anziana Signora. È stata una lunga e piacevole chiaccherata, di cui tralascio i particolari inutili. Siamo poi arrivate all'argomento serve: di come sia difficile, oggigiorno trovare una serva brava e rispettosa, di come una Signora debba mantenere la disciplina. E qui sono partita raccontando alla mia amica le difficoltà che si incontrano oggi con il personale e di come doveva essere molto più facile gestire le serve qualche decennio fa. La risposta della mia amica mi ha lasciato di sasso, sì nei tempi andati le Signore mantenevano una disciplina molto più severa, ma le serve si vendicavano a loro insaputa. Infatti mi raccontava che erano più volte state scoperte, ne parlarono addirittura i giornali scandalistici, serve e cameriere che, per vendicarsi di presunti torti ricevuti dalla Padrona avevano orinato nel tè o nella minestra prima di servirla in tavola. Tale notizia mi ha sconvolto alquanto. Monika, tu che sei a servizio, sei mai venuta a conoscenza di queste cose? La mia paura è che magari tali malefatte continuino tuttora, del resto è inevitabile che una Signora sia costretta, suo malgrado, ad imporsi alla serva, anche e soprattutto per il suo bene. Monika, che mi  consigli, mi fido, installo un sistema di videosorveglianza o devo essere costretta a cucinare da sola?
FrauJulia


Gentilissima Signora,
effettivamente il problema è esistito ed esiste tuttora, almeno come rischio potenziale. La mia padrona per sicurezza preferisce "sigillarmi" con delle mutande speciali di contenzione a due strati, internamente di gomma ed esternamente di cuoio, chiuse con una fascia metallica inossidabile dotata di serratura e lucchetto. Altre Signore si fidano, altre ancora installano, come dice Lei, un sistema di videosorveglianza che però non sempre è costantemente controllabile. La soluzione di cucinarsi da sè i pasti poi mi sembra, con tutto il rispetto, improponibile per una Signora. Resterebbe dunque la prima soluzione, semplice ed efficace.
Una buona giornata a Lei
Monika, sguattera

drawing by slave Elisabeth Mandile
© Annika Kapyzska

19 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 18

Cara Monika,
la nostra vita continua, lavoro, lavoro e lavoro. E almeno potessimo lamentarci della monotonia, purtroppo ora che io e Pilar siamo nel mirino della  perra non passa settimana senza che ci affibbi qualche punizione. Se qui alla Pension succede qualche guaio e non si trova la colpevole veniamo sicuramente punite noi. Come puoi immaginare non è una situazione invidiabile.
In settimana Gog e Magog hanno recuperato un altro pezzo d’antiquariato: il “potro” che si traduce come puledro, in pratica è un cavalletto di legno, dotato di una stretta panchetta su cui ti immobilizzano legandoti con apposite cinghie le gambe e braccia alle gambe del cavalletto. Una cinghia regolabile ti blocca all’altezza dei fianchi. Essere legata sul potro significa porgere il fondo schiena  per la “vara” una sottile sferza vegetale  oppure per la collezione di frustini della perra.
Ma questo è solo uno degli usi del potro, come nelle settimane successive abbiamo avuto modo di scoprire, il potro lascia libero accesso a due aperture molto importanti del corpo: la bocca … e l’apertura opposta..
Ma andiamo con ordine: poiché siamo in un azienda termale, tra i nostri obblighi vi è anche quello di bere abbondantemente: se per una persona normale si consigliano un minimo di due litri, per noi sono almeno tre litri. Inutile che ti dica che questo è l’ordine che nella storia della Pension non è stato quasi mai rispettato e del resto nessuna è mai stata punita per averlo violato.
Ma i tempi sono cambiati, un pomeriggio, mentre pulivo i pavimenti, la perra mi ha convocato assieme a tutte le altre. Qui giunta la perra mi ha annunciato che Gog e Magog, non mi avevano ancora vista bere, pertanto si sarebbe provveduto subito ad idratarmi opportunamente. Sono stata legata al potro, poi sono arrivate le cinesine. , Ad un ordine della perra una delle cinesine mi ha preso la testa girandola di lato e tenendola bloccata. Un'altra mi ha inserito tra i denti un apribocca: in breve mi sono trovata che, oltre a non poter fare il più piccolo movimento,  non potevo più chiudere la bocca. Poi mio sono accorta che una di loro teneva in mano, arrotolata una lunga sonda di gomma rossa, terminante con un imbuto. Quando ho visto che stavano lubrificando la sonda sono stata presa dal panico, ma legata come ero potevo solo sbavare e mugolare. Poi la cinesina ha iniziato ad infilare, un millimetro alla volta la sonda, giù per la mia gola, fino allo stomaco. Saranno stati pochi minuti, ma mi è sembrata un eternità, squassata dai conati che mi impedivano quasi di respirare, ero coperta di sudore freddo.  Poi, finalmente la tortura si è fermata, hanno versato una enorme caraffa  di acqua nell’imbuto ed attraverso la sonda dentro di me. Ho sentito il mio stomaco riempirsi sempre di più.  La perra mi ha minacciata che se avessi vomitato mentre estraevano la sonda avrebbe fatto ripetere l’operazione dall’inizio. Ed alla fine, la sonda è stata estratta, tra i miei mugolii, i miei sudori e le mie lacrime. Non so come ho fatto a resistere! Pensa che quando mi hanno rimessa rudemente in piedi si è sentito distintamente il mio stomaco gorgogliare. E così, per la paura di venire trattate alla stessa maniera, ora è tutto un vedere domestiche, massaggiatrici e sguattere che bevono bicchieroni di acqua. Si è però creato il problema del bagno, poiché a noi serve è concesso l’uso di una sola toilette, capita spesso di vedere una o due serve che attendono a cosce strette, che una collega liberi il posto, per poter fare finalmente pipì.
Ovviamente il potro ha trovato molte altre spiacevoli utilizzazioni, ma ora cara Monika ti devo lasciare, la mia ora libera è terminata e devo andare a lavare, ovviamente a mano, lenzuola, teli da bagno ed accappatoi.
Un saluto dalla tua collega
sguattera Nadia
(18- continua)

8 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 17


Cara Monika,
ormai il buon nome della Pension se ne sta andando: giorni orsono, mentre Pilar puliva nelle sale di trattamento, ormai territorio delle cinesi, è riuscita a scambiare qualche parola con una delle vecchie clienti. La cliente è molto scontenta per i trattamenti ricevuti ed i massaggi approssimativi, eseguiti senza cognizione. Inoltre le hanno applicato male un congegno elettronico causandole dolore ed una ustione. Pilar è riuscita ad accennarle alla nostra difficile situazione, ma poi sono arrivate Gog e Magog ed ha dovuto smettere immediatamente e tornare al lavoro.
Come la perra aveva minacciato, sono iniziati gli esperimenti con le antiche attrezzature. La prima che io e Pilar abbiamo dovuto provare la chiamerei l’idromassaggio estremo:  mi hanno legata ad una specie di lettino ginecologico, che ti tiene immobile. Il lettino viene calato in una delle enormi vasche da bagno di ghisa, con una manovella. Poi viene posizionato un sostegno che permette di posizionare quella che pare una doccia a circa 20 cm dal pube e due specie di campane che coprono parte dei seni. Tutto collegato a dei tubi flessibili che arrivano ad una scatola di controllo.
Quando è stato il mio turno ero molto preoccupata, mi aspettavo il dolore, invece un dolce getto di acqua ben calda ti massaggia la … passerina e le due coppe dei seni applicano una specie di massaggio alternato ad una aspirazione: pare che qualcuno ti succhi i capezzoli. Mi hanno lasciata così una decina di minuti,  ad eccitarmi al massimo, ma prima che riuscissi a venire, la perra ha girato un rubinetto: dalla doccia e dalle coppe sono sparati dei getti di acqua ghiacciata ad altissima pressione. Per fortuna i getti sono realizzati in modo che siano in continuo movimento, altrimenti penso che sicuramente riuscirebbero a scalfire la pelle, soprattutto sui genitali. Ero sotto shock, sono restata in apnea almeno 30 secondi, poi ho cominciato ad urlare. Ma prima di legarmi al lettino la perra mi aveva fatto applicare il “toro”, una specie maschera carnevalesca che ricorda la caricatura di un toro, almeno le orecchie e le corna e l’anello al naso. In corrispondenza della bocca della vittima c’è  un bavaglio di cuoio, che viene allacciato stretto  e tutti i tentativi di parlare od urlare si trasformano in mugolii, se non addirittura muggiti!  Così, mia cara collega i cicli di piacere e dolore si sono alternati più volte, mentre si udivano i miei mugolii tra le risate di Gog e Magog, che mi davano della vacca, dicendo che dopo la mungitura sarebbe arrivato il toro a possedermi, già si sentivano i muggiti. Ti dirò, in lunghi anni di lavoro come serva, sono stata punita spesso, a volte, anche molto duramente, ma non mi sono mai sentita umiliata e derisa così profondamente.
Ciao Monika, un saluto dalla sguattera Nadia

Post Scriptum
Cara Monika,
la cosa sorprendente è stata l’effetto di questo trattamento: non riuscivo più a prendere sonno, pensavo all’accaduto e... alla fine ho dovuto soddisfarmi da sola. In seguito, Pilar mi ha raccontato che tale trattamento viene usato per le clienti frigide o sessualmente poco attive. Una settimana di trattamento risveglierebbe i bollenti spiriti anche ad una statua di marmo.
sguattera Nadia

(17- continua)