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20 ottobre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 6


Diario di una educazione – 6
Eravamo rimasti con la nostra sguattera nuovamente sofferente di stitichezza, indotta dalla timidezza di scaricarsi davanti alla Oberschwester. La sguattera, cerca di procrastinare promettendo che forse oggi avverrà il miracolo, una sottile eccitazione, al pensiero del contenuto del famoso scatolone. Ma Elize ha raggiunto scopo di intimidire e causare un nuovo blocco alla sguattera. Telefona a Madame e di seguito chiama anche la Farmacista. La cerca di giustificarsi con la frase: “non lo faccio apposta, mi vergogno ad usare il vasetto!”. Inutile dire che si becca una nuova sculacciata. Madame è stata chiara, le cure del caso dovranno assolutamente venire praticate in serata, al di fuori dell’orario di servizio. Ed infatti la serva, rientrando, come sempre sorvegliata dalla Oberschwester, troverà ad attenderle la Signora e la Farmacista. Alla sguattera, ancora in divisa da lavoro, viene ordinato di indossare un grembiule di gomma che viene fortemente stretto sul ventre, come se non bastasse le fanno indossare anche i lunghi guanti verdi da lavoro. Deve poi inginocchiarsi di fronte al vaso da notte. Alla vista dell’oggetto avvampa involontariamente, provocando le risatine delle presenti. La Farmacista non ha perso tempo, dal famoso pacco estrae varie scatole di medicinali. Una gigantesca brocca graduata viene riempita d’acqua. Si vede che la donna fa un certo sforzo per sostenerla, la sguattera allibisce niente apparecchi da clistere in vista, che vogliono fare con tutta quell’acqua? Nel frattempo nell’acqua finiscono numerose grandi buste di polvere. La Farmacista rimesta il tutto con un cucchiaio, la polverina si scioglie frizzando leggermente e spargendo un vago odore di agrumi. La sguattera attende, sempre più preoccupata. Intanto la Farmacista sta illustrando la propria soluzione alle altre due: questo nuovo purgante è efficacissimo, ne devono essere somministrati almeno quattro litri. Devono essere bevuti, in quattro ore, il che vuol dire un bicchierone da ¼ di litro, possibilmente tutto d’un fiato, ogni quindici minuti. Se però c’è fretta, ed è questo il nostro caso, non vogliamo perdere troppo tempo per una purga, si può accelerare la somministrazione arrivando anche alle due ore, un bicchierone ogni 7 minuti.
La serva, decisamente riottosa, non pare voler ubbidire, fa no con la testa. Le Signore, per blandirla assaggiano, o almeno fanno finta di assaggiare il liquido.
La Farmacista è la prima ad immergere un dito nella brocca, per provare il sapore della soluzione, Madame pure lei, con fare schifato, e non trattiene una smorfia, è dolce ed ha l’aroma di agrumi ma è …. un po’ strano e salato. La Oberschwester assaggia senza problemi, precisa però che a suo parere è solo uno spreco di tempo e denaro, vuoi mettere il tradizionale “Rizinöl”?
Madame risponde che ci saranno tempo ed occasioni a bizzeffe in futuro, anche per quello.
La brocca viene messa sul pavimento di fronte alla sguattera, le viene messo in mano un gigantesco mug di plastica, su cui la Farmacista ha segnato col pennarello il livello di riempimento. Le tre donne si siedono, comode, sul divano di fronte alla sguattera, Madame si è messa a portata di mano lo scudiscio, un sempre ottimo “mezzo di persuasione”. La farmacista la avverte: “sguattera non pensare neanche di vomitare, ogni volta che vomiti aggiungerò un litro di acqua, c’è una seconda scatola di purgante proprio per questo scopo”. E’ la Oberchwester che si incarica di controllare gli orari di somministrazione, col suo orologio militare, ex-DDR, fornito pure di cronometro. La sguattera deve alzare, con grande sforzo la brocca e riempire fino al segno il bicchiere. La Oberschwester fa un conteggio alla rovescia e ordina “bevi!” la sguattera resta bloccata, non riesce a forzarsi all’obbedienza, anzi, per enfatizzare il suo rifiuto si tappa la bocca con le due mani. La Farmacista salta su inviperita, questa stupida non ha capito che qui si fa sul serio! Dalla borsetta viene estratto prontamente un involto, di quelli sterili. La Farmacista lo mostra alla sguattera: la vedi questa? E’una sonda per la lavanda gastrica, vedi l’imbuto? La si caccia giù per la bocca e arriva fino allo stomaco. Poi si versa la purga nell’imbuto. Hai mai fatto una gastroscopia? La Farmacista tocca uno dei terrori della sguattera, anni prima le è stata fatta una gastroscopia, ricorda ancora le due iniezioni di barbiturici e nonostante quelle, due robuste infermiere hanno dovuto legarla al lettino con robuste cinghie, per tenerla ferma, le sono restati i lividi per una settimana. La sguattera aveva rimosso la sensazione di soffocamento, la tosse disperata e una nausea tale da parerle che i conati le rivoltassero lo stomaco da dentro a fuori, mentre il medico spingeva su e giù per la gola e lo stomaco, quello che, nel delirio dei barbiturici, le pareva un lunghissimo, infinito, pene. Anche se le manca la voce per rispondere la faccia che fa parla chiaro, la sguattera ha recepito il messaggio. “Vedrete che adesso fa la brava” dice la Farmacista alle altre due. Infatti la serva inizia subito ad ingurgitare il beverone. La capacità del mug è tale che per la serva è impossibile bere tutto in una volta, si interrompe per prendere fiato e il gusto dolce, salato, mandarino uniti ad un forte inconfondibile retrogusto di medicinale, invadono le sue papille gustative. La serva sbianca, inizia a lacrimare e le viene un conato, afferra il vaso da notte e restituisce il liquido appena bevuto. Nessuna mano le regge la fronte, anzi la Farmacista, come promesso, aggiunge un litro di beverone. Ora la sguattera ha capito che si fa sul serio. Ed infatti la sguattera inghiotte, inghiotte, inghiotte, anche quando non sta bevendo, è l’unico modo per tenere giù il beverone. Le pare che stiano facendole un clistere … per bocca, lo stomaco a tratti si contrae cercando di espellere il liquido, contrastato dai disperati sforzi della serva. I minuti passano con lentezza, scanditi dai conteggi alla rovescia della Oberschwester e dai rumori di sforzi deglutitori della sguattera. Lo stomaco e la pancia iniziano a gonfiarsi, contrastati dallo stretto grembiule, aumentando il senso di oppressione della poveretta. La divisa di fatica si inzuppa pian piano di sudore, si può sentirne chiaramente la puzza. Alla serva iniziano forti dolori di pancia, la Farmacista se li aspettava, infatti il “bugiardino” del purgante li elenca tra gli effetti collaterali delle somministrazioni veloci soprattutto per le stiticone. E’colpa della sguattera che non rilassa il pancione, accusa la Farmacista. Madame concede una pausa di dieci minuti, mentre si gusta una delle sue ricercate sigarette, osservando la serva affranta che viene obbligata a camminare per la stanza nel tentativo di farle rilassare il pancione, ma senza risultati, la pancia, sempre più gonfia, duole sempre. La Farmacista insiste, bisogna che la sguattera si rilassi, volente o nolente. La Oberschwester si avvicina alla Signora e le parla brevemente in tedesco, Madame alza le spalle e risponde, “provveda, dopotutto siamo tra donne!”. La Oberschwester slaccia il grembiule ed abbassa le mutande zuppe di sudore della sguattera, massaggia brevemente il pancione dolorante ed infilando una mano tra le cosce, sibila all’orecchio della sguattera “ fai che non ti trovi mai con le dita qui sotto o te le spezzo!”, iniziando poi a massaggiare la patata della sguattera. Niente di voluttuoso, movimenti precisi e a tempo, parrebbe quasi di sentire il tempo “ein – zwei – drei - vier”. Ben presto la serva raggiunge un rapido orgasmo. Grazie al rilassamento che segue l’orgasmo forzato, il pancione emette dei forti gorgoglii ed i dolori si calmano. La serva può così continuare a bere l’interminabile purga. Giunta al terzo litro la sguattera inizia ad avere un forte bisogno di usare il bagno, la Signora le indica il vaso da notte: “mia cara devi superare i tuoi futili pudori, devi usare questo!”.
La sguattera ha talmente bisogno che stavolta non bada agli scrosci, ai peti ed ai tonfi, né alle tre spettatrici, comodamente sistemate sul divano, neanche stessero guardando la televisione! La serva riprende a bere ma vomita nuovamente, lancia uno sguardo supplicante, ma la Farmacista è inflessibile, aggiunge un altro litro, “la purga è da finire fino all’ultima goccia!”. E presto per la serva un ulteriore umiliazione, deve andare a svuotare il vaso da notte, ornai colmo in un grande secchio, da svuotare in seguito nella fogna del garage, con la raccomandazione di non spargere neanche una goccia di quello schifo! Tornata si troverà a lungo nella condizione di ingurgitare liquido da sopra e di restituirne da sotto, praticamente un corto-circuito!
La nauseante procedura dura ancora molto a lungo, la serva è esausta fatica a tenersi eretta. Finalmente il supplizio finisce e i dolori di pancia pian piano terminano. La serva rabbrividisce, Madame, magnanima, le ordina di vuotare e lavare il vaso da notte, poi concede una provvida doccia ben calda. Al ritorno la serva sente le Signore che chiacchierano rilassate: “tutto sommato queste, sia pur efficaci,moderne purghe sono una grossa perdita di tempo, tre ore di lavoro perse, alla prossima crisi di stitichezza utilizzeremo i collaudati ed efficaci metodi tradizionali. La sguattera rabbrividisce, per il momento ne ha avuto più che a sufficienza!
L’indomani racconterà, quasi come fosse una martire, l’orrore per la purga ricevuta, esagerando pure sulle sofferenze patite, “mie care, sapeste che vuol dire bere sei litri di purga, non ho mai provato un dolore così forte, mi pareva di morire con quel pancione gonfio come un otre, e poi quei dolori di pancia che parevano non finire mai…..”.
(6- continua)

2 marzo 2014

NUOVA DIVISA PER LA SGUATTERA SUDICIONA NADIA

Nobili Signore, serva sudiciona,
a volte capita alle serve che la Signora decida di dotarle di una nuova divisa. Nel caso della scrivente, la Signora FrauJulia ricevette un suggerimento di Madame Janine. Venni convocata, una sera nell’ufficio di Madame. Una schermata sul PC mostrava alcuni dei capi indispensabili. La Signora, dopo avermi fatto inginocchiare, mi mostrò quella che avrebbe potuto essere la mia divisa. Francamente, l’idea che la Signora acquistasse tramite internet mi piaceva molto: un rapido ordine e di lì a qualche giorno un anonimo pacco consegnato da un postino. Ma le mie speranze andarono deluse: la Signora scorse fino in fondo la pagina e, data un occhiata alla cifra richiesta, disse che non se ne parlava assolutamente, un capo prodotto industrialmente a quel prezzo era decisamente un furto!
E così mi trovai, seguendo rispettosamente la Signora a camminare per le viuzze del centro storico, dove sono presenti vari laboratori di sartine cinesi.
Lasciata in un angolo, vedo la Signora parlare con la anziana ed imperiosa proprietaria. Stampe ricavate da internet cambiano di mano, so che parlano di me perché le vedo guardare nella mia direzione ed assentire più volte. Campioni di tessuti e gomma vengono sottoposti al giudizio della Signora. Suppongo siano giunte ad un accordo, la Signora mi chiama e torniamo a casa.
Di lì a qualche giorno la Signora, mi comunica che l’indomani dovrò andare dalle sarte per le misure e la prova della nuova divisa. Dovrò andare di prima mattina e restare a disposizione finchè il lavoro non sarà terminato. La Signora arriverà più tardi per verificare la bontà del lavoro.
Ma, prima di congedarmi la Signora ha ancora qualcosa da dirmi: “stupida serva sudiciona, come ti sei permessa di andare dalla sarta senza prima farti il bidet?”. Devo confessare che è vero, sciatta come sono tendo a trascurare la mia igiene. Tremo, la Signora mi guarda e, severamente mi ordina: “Sudiciona, prendi un catino di acqua fredda e fai subito un bel bidet, lavati anche le ascelle. Per castigo poi prenderai tre once di olio di ricino. Devo obbedire: rapida mi reco nel bagno di servizio e, con acqua fredda e sapone di marsiglia rimedio alle mie colpe. Poi preparo un vassoio con un bicchierone di vetro e l’odiata bottiglietta di vetro scuro, con l’etichetta “Olio di Ricino di prima qualità, spremuto a freddo F.U., doppia dose”. La Signora versa il purgante: vedo il denso liquido giallino scendere lentamente, spero che la Signora smetta di versare, ma la quantità stabilita giunge quasi all’orlo del bicchiere, ci vanno tre quarti della bottiglietta. Ed è il momento di farsi forza: devo bere a piccoli sorsi, tra un sorso e l’altro deve passare almeno un minuto, in modo che, come dice la Signora, io abbia il tempo di degustare la mia bibita.
Non vi dico lo schifo: odore, sapore e quella sensazione di unto in bocca . Non solo, l’olio, poi si “ripropone” lungamente. Nausea? Tanta, sono continuamente costretta ad inghiottire la saliva provocata dalla nausea. E finalmente anche la purga termina. Metto il cappottino sdrucito sopra la mia vecchia divisa. La Signora mi dice subito che dovrò gettare in un cassonetto tutti i vecchi panni, dovrò tornare indossando la nuova divisa “A la Lancy”. Prendo un autobus, come una scialba serva che si avvia a fare le compere. Giungo al laboratorio. La vecchia padrona si incarica di verificare accuratamente le misure. Non vi dico quante misure debbano essere prese per una divisa. Poi è il turno delle misure per le mutande disciplinari. L’imperiosa sarta mi abbassa d’ufficio le mutande che cadono ai miei piedi. La sarta fissa la mia patata, sorride e dà una voce alle lavoranti. Tutte si affollano attorno a me, avvampo, visto che parlano cinese non capisco. Fino a che una delle lavoranti, sempre deridendomi si abbassa le mutande e mi mostra la sua patatina, perfettamente depilata. Io, per ordine della Signora invece ho la boscaglia incolta. Resto lì, con le mutande che mi intrappolano i piedi, piangendo per l’umiliazione. Poi la sarta si scoccia e spedisce le ragazze al lavoro. Mi fa ricomporre. Ora mi fa mettere in fondo al laboratorio, in attesa che il lavoro venga svolto. Non ci sono sedie, devo attendere in piedi. Passano un paio d’ore. Le ragazze fanno una breve pausa, viene preparato un pentolone di tè. Forse per rincuorarmi, me ne vengono dati tre bicchieroni. Sarà l’effetto della purga, lo bevo avidamente. Ma di lì a poco aimè, mi comincia a scappare la pipì. Chiedo alla sarta il permesso di usare il bagno ma mi viene negato: “bagno solo pel lagazze cinesi”. Comincio a preoccuparmi, tra qualche ora l’olio di ricino colpirà. Il tempo passa, in sincronia con la vescica che si gonfia e con la pancia che brontola.
Dopo un ora una delle sartine si presenta dalla vecchia con uno dei capi pronti: le mutande di caucciù. La sudiciona è costretta a togliersi nuovamente le mutande, scatenando una nuova serie di risolini tra le presenti. La mutanda in caucciù viene rialzata dalle abili mani della sartina. La sudiciona sente la gomma levigata al contatto della propria pelle. L’odore della gomma nuova, unito a quello dei collanti che rendono impermeabili le necessarie cuciture inebriano la sudiciona. E queste mutande sono veramente comode, si dice quella grulla della sudiciona. Ma ora la prova prosegue, arriva un secondo paio di mutande. Queste sono realizzate con uno spesso strato di cuoio di colore beige, trattato in maniera da farlo rimanere abbastanza elastico. Le mutande vengono infilate alla sudiciona al di sopra delle mutande di caucciù. La sudiciona, curiosa, guarda in basso, la mutanda di cuoio ricopre completamente il capo sottostante, l’odore del cuoio si somma a quello del caucciù, la sudiciona annusa quei due profumi con la medesima voluttà di un automobilista che sale sulla sua auto nuova. Il morbido cuoio della mutanda esterna rende le mutande più spesse ma sempre comode. La sudiciona si chiede perché altre serve si lamentino tanto delle proprie mutande costrittive.
Ma, ora che la prova è terminata, le sartine tolgono alla sudiciona i due capi intimi per procedere all’assemblaggio definitivo del capo. La sudiciona resta lì, con la vescica gonfia e la pancia in subbuglio. Ora la sudiciona deve provare la divisa: una pesante vestaglia di cotone grigio, molto spesso, dalle maniche corte. Questa divisa, al contrario delle mutande, è un prodotto standard del laboratorio di sartoria: ne producono a centinaia, destinate alle innumerevoli donne di fatica impiegate in miseri lavori. Infatti, identificata la taglia corretta, non è necessario alcun aggiustamento. La vecchia sarta mostra alla sudiciona, infilato nella tasca della divisa, un fazzoletto da testa, realizzato con il medesimo tessuto: un gentile omaggio del laboratorio alle fedeli clienti. Mentre si sente il rumore della macchina da cucire con cui le sartine si affannano a terminare le speciali mutande, la sudiciona deve provare il grembiule. Le stringenti specifiche di Lancy richiedono un grembiulone di gomma verde. Mani esperte tracciano sulla gomma il profilo e, leste tagliano con apposite forbici. In men che non si dica il grembiule è pronto: una cinghia che sostiene la parte superiore del grembiule, passando dietro al collo. Infatti questi grembiuloni coprono anche il petto delle serve. Il grembiule è dotato di due cinghie che permettono di stringerlo a volontà, sfruttando l’elasticità della spessa gomma con cui è costruito. Due pesanti guanti versi, sempre di gomma, fanno pendant col grembiule. Un paio di calzettoni di ruvida lana grigia ed un paio di zoccoli di gomma verde vengono aggiunti al pacco destinato alla sudiciona.
Nel frattempo è arrivata la Signora FrauJulia, per verificare la qualità della divisa realizzata.
La sudiciona è ormai in attesa da numerose ore. Ormai la pancia della serva si fa sentire: una continua serie di gorgoglii causa le risate delle sartine presenti. Le sartine hanno finalmente terminato le mutande. La sudiciona vede il capo provato in precedenza: i due strati sono mirabilmente fissati tra loro, La mutanda di caucciù è dotata di larghi elastici alle cosce ed al ventre. Elastici che la rendono perfettamente a tenuta. Il tessuto impermeabile è sovrabbondante, la sudiciona scoprirà in seguito a che scopo. La mutanda in cuoio è chiusa da una cerniera di acciaio inossidabile ed è dotata di un piccolo lucchetto dello stesso materiale. Ma alla mutanda di cuoio le sartine hanno aggiunto due pezzi di cuoio, cuciti sui fianchi e dotati di larghi occhielli.
La sudiciona è ora costretta a spogliarsi completamente dinanzi a tutte. Data la presenza imperiosa di FrauJulia, le sartine si limitano ai sorrisetti, vedendo i peli superflui della serva. La mutanda viene infilata sul pancione della sguattera. La cerniera chiude ermeticamente il capo. Ma ora la vecchia sarta deve mostrare a FrauJulia la particolarità di queste mutande. Due lunghi lacci vengono infilati negli occhielli dei rinforzi di cuoio: sono due sistemi analoghi all’allacciatura di una scarpa, una stringa può stringere la mutanda sul davanti un'altra sul dietro. E qui la sudiciona inizia a scoprire quanto siano “comode” le mutande: infatti la vecchia tira impietosamente le stringhe posteriori, fissandole con un bel fiocco. La sudiciona scopre subito che le stringhe premono le linguette di cuoio contro i glutei, rendendo la mutanda molto fastidiosa, in particolare quando ci si deve chinare per qualche lavoro. Ma non è finita, la vecchia, consapevole che la sudiciona ha ormai pancia e vescica piene all’inverosimile, chiede ad una assistente di portare un cuscinetto di stoffa. Il cuscinetto viene posto sul ventre della sudiciona e su di esso viene allacciata la stringa. Poi la vecchia mostra a FrauJulia la particolarità della stringa anteriore: basta stringerla, anche di poco, ed il cuscino preme impietosamente il ventre. E’ bastato poco a fare squittire la sudiciona: “noooo per carità mi scappa, non ce la faccio mi scappa la pipì….. e poi, Signora si ricorda di avermi purgato, NON CE LA FACCIO”. Ma nessuna pietà per la sudiciona, uno sguardo e la vecchia stringe ancora un po’. La sudiciona stringe disperata le cosce. Non si aspettava di dover collaudare la tenuta della mutande lì, davanti alle odiose sartine ed alla loro vecchia padrona. Passano angosciosi minuti per la sudiciona, coperta di sudore e con la pancia che duole sempre di più. A questo punto la sudiciona abbassa gli occhi sulle proprie mutande, unico capo che per il momento indossa, vede la pancia gonfia, costretta e schiacciata dall’impietoso cuscinetto, posto sotto ai lacci allacciati stretti. A questo punto la sudiciona fa una bella pensata: forse se riesce a far un goccio di pipì la cosa passerà inosservata e la pressione nella pancia calerà. Detto fatto la sudiciona si impegna nel difficile compito di orinare, senza “mollare tutto”. Dobbiamo dire che la cosa riesce, la sudiciona sente il calore della pipì che invade tutta la mutanda di caucciù, calore tutt’altro che spiacevole. Ma la sudiciona, sperando di farla franca, non ha considerato l’antica sapienza sartoriale delle cinesine: le mutande di caucciù sono volutamente molto molto comode: infatti sono studiate per essere indossate anche da serve sottoposte a clisteri punitivi senza l’impiego di “plug” gonfiabili di ritenzione. Per farla breve: il liquido si raccoglie all’interno della mutanda, gonfiando un apposito capiente “sacchetto”. Questo sacchetto è situato in una apposita apertura, a prova di “manomissione” della mutanda esterna di cuoio. Il sacchetto dotato di una speciale valvola antimanomissione, si gonfia di orina della sudiciona e penzola, ben in vista tra le cosce della sudiciona. Subito le “simpatiche” cinesine compaiono indicandosi l’un l’altra il sacchetto e deridendo la sudiciona, nonostante le occhiate di fuoco dell’anziana sarta. La sudiciona vorrebbe sprofondare. Ma l’espediente di orinare non è affatto sufficiente, anzi, l’avere rilasciato lo sfintere vha ormai messo in funzione una reazione a catena che si manifesta esternamente con forti gorgoglii e, dentro alla pancia della sudiciona con crampi incredibili, peggio di quelli di un clistere. La sudiciona a questo punto cerca di emettere qualche scorreggina, chissà, magari potrà resistere fino al ritorno a casa. La sguattera è certa che FrauJulia una volta a casa le permetterà di usare il bagno. Ma niente da fare, come la sudiciona rilascia un istante lo sfintere, un vero e proprio tsunami la travolge e riempie rumorosamente le mutande. La cosa non sfugge affatto alle presenti, se anche le doppie mutande limitano l’odore, niente fanno per la rumorosa scarica. Ed è con soddisfazione che la vecchia megera cinese fa saltellare con il palmo della mano il sacchetto colmo delle deiezioni della sudiciona. Sudiciona che vorrebbe poter sotterrare la testa come uno struzzo. Ma è ora di congedarsi, FrauJulia passa delle banconote alla vecchia tutta salamelecchi. Alla sudiciona viene fatta indossare le nuova mise, tutti i vecchi abiti vengono gettati. Ed ora la serva deve percorrere due chilometri a piedi, nelle schifose condizioni in cui si trova. Infatti la Signora la fa camminare per la strada, limitandosi a controllarla da bordo del proprio SUV. E se la sudiciona può ringraziare la sorte di potersi confondere tra le maschere del carnevale che affollano i marciapiedi, di certo il dover camminare a cosce larghe per non urtare in continuazione il sacchetto pieno, non le rende piacevole la camminata.
E giunta a casa la sudiciona, dopo una bella ramanzina, deve provvedere a svuotare e ripulire le proprie mutande, cercando di non vomitare per lo schifo. Ovviamente la sudiciona dovrà indossare le mutande ancora bagnate, visto che non n ne esiste un cambio.
Le mutande hanno ben sopportato il collaudo: il cuoio si è sì imbevuto leggermente ed ha cambiato un po’ il colore, ma la Signora ha ricevuto assicurazioni che le mutande dureranno ben più della serva.


Vostra stupida serva sudiciona nadia.


30 maggio 2012

PENSION BALNEARIA 41

Cara Monika,
e così ora tra i compiti di noi serve è stato aggiunto quello del servizio ai tavoli da gioco. Ci è stata imposta una doccia giornaliera, inutile dire che in una località termale, a noi serve la doccia è solo dotata di acqua fredda. Inoltre, dobbiamo cercare di renderci presentabili e profumarci con un profumo esageratamente forte e volgare. Tra i nostri compiti è anche quello di portare sigari, vino, cerveza e bocadillos al jamon ai giocatori, in modo che non perdano tempo. Una ulteriore tortura per noi, che, dall’avvento della perra, mangiamo poco e malissimo, molto spesso sopa magra, che sì, ti nutre in modo che tu possa lavorare, ma è insipida e disgustosa.
Insomma, a sentire il profumo del prosciutto, con la fame che ho non resisto, mi apparto un attimo ed addento rabbiosamente un panino. Lo mangio in pochi secondi, poi un bel sorso di birra. Ma la cosa non è sfuggita alle solite Gog e Magog. Mi bloccano, lì in mezzo a tutti e chiamano la perra. Questa arriva ed inizia a darmi della ladra. Cerco di balbettare qualche scusa ma ormai è lanciata. Chiama a testimoni tutti i giocatori del fatto che io ho rubato del cibo destinato a loro. Si allontana un attimo e torna con la frusta che è negli incubi di tutte noi sguattere: il nerbo di bue!
Questa frusta, costituita da nervi di bue intrecciati e seccati è destinata alla doma dei cavalli più feroci e riottosi, nonostante la loro pelle imparano ben presto che chi la impugna è quello che comanda,. Figuratevi cosa può fare sulla tenera pelle di una serva! Piango e mi dispero, ma la perra dà ordine a Gog e Magog di rialzarmi la gonna, alza la mano, armata della terrificante frusta e mi tira un colpo sulla coscia. Le due energumene faticano a tenermi, fa un male incredibile e ha lasciato una traccia livida in rilievo, da cui esce qualche goccia di sangue. Si è fatto silenzio e tutti mi guardano, mi dispero e supplico la perra di risparmiarmi, mi castighi pure, lo merito, ma non mi massacri a frustate. Da quell’abile manipolatrice che è gongola, dice a tutti che per stavolta non mi frusterà, che però, visto che ho mangiato troppo merito una bella purga. Una delle energumene viene spedita a prendere qualcosa. Intanto la perra mi ha fatto indossare la divisa di fatica. La perra annuncia al pubblico che, per scusarmi con loro offrirò a tutti “un chupito”. Giubilo dei presenti, viene stappata una bottiglia di aguardiente e vengono portati dei bicchierini. Poi Magog mi mette tra le mani un bicchierino più piccolo. Mi chiedo che punizione sia brindare in compagnia, comincio a sospettare cosa quando Magog toglie il tappo ad una bottiglietta di vetro scuro, leggo la etichetta: “aceite de ricino”. Su istruzioni della perra riempio il bicchierino di olio di ricino e devo brindare col primo dei giocatori. Mi insegnano anche il brindisi che devo fare: devo alzare il bicchierino all’ altezza del capo, abbassarlo all’altezza dello stomaco e poi portarlo all’altezza della bocca dicendo: “Arriba, abajo, al centro y pa' dentro” e ovviamente, trangugiare il tutto. Di cose disgustose ne ho dovute assaggiare molte, ultimamente, ma non ero proprio preparata a questo “orrore oleoso” che, per quanto tu cerchi di inghiottire d’un fiato, ti lascia l’unto e l’orribile sapore. Mi si torce lo stomaco ma, vedendo la perra col nerbo in mano, rimando indietro i conati.
Ma non è finita, i giocatori sono una decina e devo brindare con ognuno. Il brindisi dura, in tutto quasi mezz’ora, mezz’ora di brividi, sudore freddo, conati repressi e continuo inghiottire per tenere indietro la nausea, in pratica mi hanno costretta a bere tutta la bottiglietta, a piccoli sorsi.
Donna Conception mi ha parlato dell’olio di ricino come tortura, ma non avevo immaginato quanto fosse terribile.
Ma non è finita, ora la perra fa continuare il gioco. Mi fa bere due tazzoni di tè ben caldo, per “ayudar a purgar” e mi mette carponi a pulire i pavimenti. E il mio povero stomaco si ribalta ancora di più, continuo a fare ruttini che riportano su l’orribile sapore. Mi diranno poi le mie colleghe che sono pallidissima e dalle mie smorfie capiscono che dramma sto vivendo. E di lì a un ora iniziano i dolori di pancia, prima delle fitte e dei gorgoglii e ben presto crampi veri e propri. Mi viene ingiunto di continuare a lavorare, non devo fermarmi per “cualche dolorito”. Il dolore è tale che a tratti mi piego in due con le mani contratte sulla pancia. E poi inizia il bisogno di andare in bagno, ma niente, devo restare lì in mezzo a tutti, a pulire in ginocchio il pavimento, anche perché indosso solo i mutandoni di cotone della divisa di fatica, niente mutanda di gomma! Per fortuna riesco, non so neanche io come a resistere per un tempo infinito, fino all’ora di chiusura quando, altrimenti sarei morta di vergogna!
Ecco Monika cosa mi è successo, per aver rubato un panino ed una birretta. Ti assicuro, quando penso al sapore della purga ricevuta, mi vengono i sudori freddi anche adesso, a distanza di mesi.

Un abbraccio dalla “purgata” Nadia

(41- continua)

28 agosto 2011

IL DIGIUNO DELLA SGUATTERA 2


Cara Monika,
Per la sguattera Lucia oggi era il secondo giorno di digiuno. Avrei scommesso che non sarebbe riuscita a superarlo indenne. A mattina inoltrata ho finto di essermi scordata di un invito. Di fretta le ho annunciato che sarei dovuta uscire e sarei stata fuori 4 o 5 ore. Che lei intanto bevesse il bicchier di frullato che le ho lasciato in  cucina e ne approfittasse per far l’ora giornaliera di cyclette. Inutile dire che avevo acceso tutti i sensori del sistema di allarme. Non ero uscita che da mezz’ora che iniziarono a suonare gli allarmi del frigorifero e della dispensa. Rientrai in casa, senza farmi sentire, raggiungendo la stanza in cui c’è il monitor, da lì ho potuto spiare i movimenti della serva che, dopo aver visto cosa c’era a disposizione, si era preparata 3 panini con gli affettati ed aveva iniziato a rimpinzarsi. Le ho lasciato il tempo di mangiarne uno e mezzo e poi sono apparsa. Avete presente lo sguardo di willycoyote, quando si accorge che sta iniziando a cadere nel baratro? Lo stesso!!
Ed io, le ho porto una bottiglietta di birra, in modo che potesse ingoiare il boccone. Che dire della scena successiva? La sguattera in ginocchio che cerca di giustificarsi e mi prega di punirla, basta che io non la invii in casa di correzione. Come leggerete dal suo diario la ho già sottoposta ad una parte di punizione. Deve però scontare ben altro. Chiedo consiglio alle Signore più esperte o a qualche serva che ha già vissuto situazioni analoghe.
Barbara

Cara Monika,
oggi ho commesso un errore imperdonabile! Verso mezzodì la Signora è dovuta uscire di fretta e sarebbe dovuta restare  fuori a pranzo, per cui sarebbe tornata in serata. Io stavo ormai soffrendo terribilmente la fame, un continuo brontolio di stomaco, accompagnato da crampi provocati dalla fame. La Signora dice che ci si abitua, ma a me non accade. Restata sola ho avuto una specie di raptus, nessuno mi vedeva, in cucina il sistema di videosorveglianza non c’è, per cui, se stavo attenta a rimettere tutto in ordine la Signora non si sarebbe accorta di nulla. Ho cercato di resistere, ma i crampi hanno avuto il sopravvento. Così, attenta a non spostare troppe cose mi sono preparata dei panini con il salame. Mi rimordeva la coscienza, ma ormai avevo iniziato, per cui mi sono seduta e ho cominciato a mangiare. Sul più bello non mi compare davanti la Signora? Mi si è bloccata la salivazione, il boccone non riusciva a scendere, la Signora mi ha porto la birretta che avevo aperto dicendomi di non strozzarmi , che a strozzarmi ci avrebbe pensato lei, anzi peggio.
Riavutami dallo shock ho iniziato a piangere e disperarmi, la Signora minacciava di cacciarmi in un Istituto di Correzione io a pregarla di non farmi questa cosa, che avrei sopportato tutte le punizioni ed i digiuni che mi avrebbe imposto senza più lamentarmi.
Dopo una buona mezz’ora di suppliche la Signora ha deciso di mettermi alla prova. Poiché aveva deciso, senza che io lo sapessi che il digiuno sarebbe stato di 2 giorni, ne dovrò scontare altri 2. Credevo di essermela cavata con poco, invece la Signora mi ha ordinato di seguirla in bagno, lì giunta mi ha consegnato una bottiglietta di olio di ricino.
Mi ha detto che , poiché ho introdotto cibi solidi, ora deve ripulirmi stomaco ed intestino.
E così ho passato il pomeriggio, prima a prendere a cucchiaiate l’olio di ricino, attendendo 2 minuti tra una cucchiaiata e l’altra. Vi risparmio la descrizione dei conati che l’olio mi ha provocato.
La Signora poi mi ha dato una confezione di purga, quelle per gli esami dell’intestino. Ho dovuto bere 4 litri di purga, in 2 ore. Mi sembrava di essere messa alla tortura dell’acqua.  Quando ho finito di scaricarmi la Signora è arrivata con l’apparecchio del clistere, non avevo già sofferto abbastanza? Non ho osato fiatare, ho sopportato anche quello, chiedendo solo, per pietà che rallentasse un po’ il liquido che mi pareva di scoppiare. La Signora mi ha sorriso ed ha detto “mia cara sto solo facendoti quello che TU mi hai insegnato”. Mi ha fatto scaricare in un secchio ed ha voluto verificare che l’acqua fosse ben pulita prima di permettermi di fare una doccia e di barcollare fino al mio giaciglio.
E così mi toccano altri 2 giorni di digiuno o, come diceva il Manzoni, all’arbitrio di Sua Eccellenza. Passerà la Dottoressa per verificare se è il caso di darmi sali o vitamine. Sono debole, mi fa male il sedere, dopo ore in bagno.  Non so se domani sera sarò in grado di scrivere così tanto.
Un saluto dalla sguattera Lucia

12 luglio 2011

LA PAGELLINA DELLA SGUATTERA LUCIA


Pubblichiamo un contributo della Sorvegliante Barbara che ringraziamo per l'interessamento al nostro blog.
Monika, sguattera

Ciao Monika,
sono la sorvegliante Barbara. Ti scrivo personalmente, perché non è giusto che la sguattera Lucia rubi troppo tempo al riposo per tenerti aggiornata sugli avvenimenti.
Come sai il corso di Villa Penitenza è terminato e presto la Villa chiuderà, per riaprire in future occasioni. Come in ogni corso sono stati fatti degli esamini e mi è stata inviata la pagellina della sguattera Lucia. Bisogna dire che delle tre educande Lucia è stata l’unica con una valutazione positiva. Sul giudizio delle altre due ha influito grandemente l’imperdonabile furto di cui si sono macchiate.
 E’con orgoglio che ti riporto, pertanto, l’attestato di valutazione da me ricevuto e consegnato a Lucia. 

CORSO ESTIVO PER SERVE 
VILLA PENITENZA

Allieva                   Lucia  xxxxx,
Qualifica                sguattera
Età                          42  
Altezza                   170 cm,
peso inizio corso:   77 kg,

NOTE DISCIPLINARI
Rispettosa e disciplinata, non si è macchiata di particolari colpe durante il corso.

NOTE PUNITIVE
Dotata di carattere remissivo, si ottengono risultati già con una buona reprimenda verbale.
Ha paura delle penetrazioni posteriori (vedi note mediche)
Sopporta scarsamente i clisteri. (vedi note mediche)
Odia i sapori marcati: sapone e pipì, tanto che sono occorse varie punizioni per costringerla ad assaggiarla.
Teme moltissimo le scosse date dall’applicazione della TENS.
Basta spesso la minaccia della punizione, oppure una buona sculacciata, per ottenere risultati. In ogni caso ha già subito scudiscio e frusta.

NOTE IGIENICHE
Solitamente si tiene abbastanza pulita. Durante le visite intime è stata trovata sudicia solo una volta.
Non è stata mai sorpresa a toccarsi. Se masturbata ha orgasmi rumorosi.
Si consiglia, comunque, di tenerla sorvegliata.

NOTE MEDICHE
Tende ad essere sovrappeso ma, durante il corso, seguendo la dieta appropriata, è calata di ben 5 kg.
Soffre di stitichezza, cerca di nasconderlo mentendo sulla propria regolarità.  Infatti odia tutte le cure per la stitichezza: purghe supposte e clisteri.
Si consigliano:
1) una assidua sorveglianza almeno una volta a settimana con la somministrazione dei semini, cure evacuative al bisogno.
2) una pulizia intestinale, da eseguire in ogni caso, tramite olio di ricino o clistere almeno una volta al mese.
3) un lavaggio intestinale completo tramite maxi purga e serie di clisteri una volta ogni sei mesi.

Somministrati clisteri fino a 3 litri, si può aumentarne comunque la capacità con l’allenamento.
Sottoposta a ciclo disciplinare di dilatazioni anali, è passata dal diametro di  25 mm a 35 mm. Si consiglia la prosecuzione delle odiate dilatazioni.

NOTE LAVORATIVE
Buona resistenza al lavoro.
La stiratura è la cosa in cui riesce peggio. Brava, invece a fare il bucato e le faccende di casa in genere.

CONCLUSIONI
Poiché ha seguito con profitto il corso di Villa Penitenza diviene possibile la promozione da sguattera a serva, all’insindacabile giudizio della Sorvegliante Barbara, sua Signora.

La Commissione d’Esame di Villa Penitenza

3 gennaio 2011

DAL DIARIO DELLA DOMESTICA DELLA SIGNORA LUCIA


Cara Monika,
la Signora mi ha incaricato di tenere un diario della mia punizione. Sono stata convocata agli inizi di novembre, per essere punita a causa del mio cattivo comportamento. Da due giorni sono a dieta strettissima: esclusivamente crema di riso, questa dieta aggrava la mia stitichezza, quando mi presento ho la pancia gonfia, sono 3 giorni che non vado in bagno. Come comandato, prendo servizio alle 16 sono a digiuno dalla sera prima. Indosso, sotto la divisa maglia e mutande di spinosissima lana. Arrivano l’Infermiera e la Portinaia che è accompagnata dal suo cameriere. Vengo convocata nel salone. La Portinaia legge le accuse contro di me: cattivo comportamento ripetuto, tanto che sono stata degradata da femme de chambre a sguattera. Il verdetto è che verrò nuovamente sottoposta alla purga punitiva.
L’Infermiera prepara un secchio di acqua in cui scioglierà le buste di purga che sono stata costretta a comperare. Mi ricordo un racconto letto da ragazza, che descriveva la tortura dell’acqua, praticata ai tempi dell’inquisizione, le povere vittime venivano costrette a trangugiare con un imbuto 8 litri di acqua per la tortura ordinaria e 16 per quella straordinaria, fino a gonfiare la pancia come se erano incinte. Mi aveva molto impressionato e per anni mi immaginavo messa alla tortura.
Prima della punizione la Signora mi ordina di stabilire la quantità di purga meritata. L’altra volta ero stata punita con 6 litri ma ero riuscita a berne solo 3 facendola arrabbiare moltissimo, non so cosa mi prende ma sento la mia voce che dice: signora, questa serva merita 8 litri di purga.
Mi vengono consegnate 16 bottigliette di purga, un secchio per i bisogni, un rotolo di carta igienica ed un timer da cucina che suona ogni 10 minuti, ogni volta che suona dovrò bere un bicchierone di purga. Il primo bicchiere non sembra poi così terribile, ha un leggero sapore di mandarino. Con bicchieri successivi, però si rivela la durezza della punizione: il liquido gonfia lo stomaco e il sapore dolciastro di mandarino e un retrogusto di olio di ricino danno proprio la nausea. Quello che mi riesce difficile è trangugiarlo tutto di un fiato, come invece mi viene imposto dalla Signora.
Ora che ho subito questa punizione devo dire che dura tantissimo e che, mentre per l’olio di ricino si tratta di trangugiare qualche cucchiaio di schifosissimo liquido, in cinque minuti hai finito ed anche le scariche durano molto meno di queste. Lo stesso per il clistere, per quanto sia molto più doloroso in mezz’ora hai finito. Qui invece sono ore ed ore a trattenere il vomito e a scaricarsi, tanto che alla fine il buchetto è in condizioni pietose.
Poiché la punizione durerà molte ore le Signore si organizzano, il cameriere della Portinaia sarà sempre presente per controllare che io non cerchi di barare e a pungolarmi perché rispetti i tempi. E’ Giovanni un giovane 22 enne molto attraente e penso con vergogna a quando la purga inizierà i suoi effetti ed io dovrò chiedergli il permesso di evacuare e che per tenermi in equilibrio sul secchio dovrò stare a cosce allargate, faccio presente la cosa alla Signora ma dice che fa parte della punizione e devo accettarla . Poiché non devo restare oziosa, mi costringe a pulire il pavimento in ginocchio. Ogni volta che debbo inginocchiarmi è un incubo: sento l’acqua nello stomaco che tenta di uscire e debbo farmi forza per non mettermi a vomitare!
Mi prendo qualche sculaccione perché sono lenta a bere. Ho già bevuto due litri di beverone e la pancia è come una mongolfiera ed inizia a dolermi. Mi scappa anche la pipì ma devo chiedere il permesso….Giovanni mi ordina di trattenermi …. mica facile!
Le Signore passano e dicono a Giovanni, che escono per la cena, continui lui a sorvegliare la mia punizione, la Padrona mi mette un lucchetto al piercing della vulva, non si sa mai che noi servi .. fraternizziamo!.
Finalmente, all’ennesima richiesta Giovanni mi dà il permesso di usare il secchio, ho talmente bisogno che quasi non ho il tempo di abbassarmi le mutande! Mi sono scaricata a lungo ed i dolori sono cessati, piango per la vergogna. Sembra incredibile, ma con tutto quello che trangugio ho sete, sarà che oltre il sapore di mandarino si sente anche un non so che di salato….. Si continua così, a ogni trillo del timer trangugio un bicchiere e subito dopo devo andare sul secchio, per non avere intralci Giovanni mi fa denudare completamente.. Sono arrivata ai cinque litri, sono esausta. Ma ora c’è un altro problema Giovanni è visibilmente eccitato e, con la scusa di sentire se ho la pancia gonfia, inizia a palpeggiarmi e ad esaltarsi. Non ho alcuna intenzione di starci con questo porco, rifiuto le sue avances. Giovanni si arrabbia moltissimo e mi dice che adesso mi sistema lui, si allontana un minuto e torna con un tappo anale gonfiabile, me lo infila e dà 4 colpi di pompetta. Già il mio povero buchetto è arrossato per le evacuazioni e l’uso della carta igienica, non vi dico il male! Ma capisco anche il suo gioco, da tappata non posso scaricarmi e prima o poi dovrò cedergli o scoppiare! Inoltre prende una bacinella vi orina, si masturba e vi viene dentro, aggiunge una bottiglietta di purga e imbottiglia il risultato in 2 bottigliette “speciali”, mi ordina di bere il tutto o avrò fallito la prova. Me ne fa bere una tutta d’un fiato, mezzo litro! Non vi dico la nausea, naturalmente mi dice che se vomito riferirà la cosa alle signore. Vorrebbe che io lo soddisfi con la bocca, io, incattivita, minaccio di morderlo se ci prova. Mi fa bere anche la seconda bottiglietta, madre mia, un litro di liquido fetido bevuto in mezz’ora, mi viene da vomitare solo a ripensarci. Non contento prende delle sferze ed inizia a picchiarmi a tutta forza. Non sono i colpi misurati dati dalla Padrona, qui è un maschio incazzato che vuole sfogare la sua frustrazione! Dopo i primi due colpi sono già senza respiro, al quarto, che colpisce dove era già arrivato un colpo precedente, affondo la faccia nel cuscino e urlo con tutti i miei polmoni. Ogni tre colpi mi chiede se cedo, mi rifiuto. La punizione continua, ormai avrò preso una dozzina di frustate, non resisto più, sto per cedere, quando … rientrano inaspettate le Signore che hanno trovato il ristorante chiuso ed hanno preso delle pizze da portarsi a casa. Mi diranno che hanno sentito i miei urli soffocati già per le scale. Entrano e mettendosi in tre, ammanettano Giovanni.
Io sono semisvenuta,. La Signora vede che ho ormai bevuto sette litri di purga, vede in che stato sono stata ridotta, mi abbraccia e dice che la punizione è finita e che ho dato prova di saper soffrire per Lei. Mi accompagnano nel bagno padronale, mi tolgono il tappo e posso finalmente rilassarmi e svuotarmi. L’infermiera si prenderà cura del mio buchetto e delle mie natiche applicandomi delle pomate lenitive.
La mia fedeltà è stata premiata, sono stata riammessa come femme de chambre Per Giovanni, si profilano giorni duri, dovrà subire un periodo di rieducazione presso l’Infermiera consistente di un minimo di sette sedute di tortura della durata di almeno due ore l’una.
Come parte lesa la Signora mi accompagnerà ad assistere alla punizione, e conoscendo la severità dei trattamenti inflitti dall’Infermiera non vorrei di certo essere nei panni di Giovanni!
Pubblica pure tutto, la Signora lo permette.
Un abbraccio dalla tua collega.
Barbara

12 agosto 2010

LA SUPPOSTA PUNITIVA


Un secondo castigo per le domestiche pigre, sciatte o comunque che necessitano di una correzione; un secondo, efficacissimo contributo proposto dalla signora Lucia Marchi, coadiuvata dalla sua amica infermiera.
Monika, domestica


LA SUPPOSTA PUNITIVA

La supposta punitiva viene utilizzata per le punizioni "minori". Si ricorre a supposte "evacuatorie", quindi supposte di glicerina o altre sostanze che stimolano l'evacuazione. Le mie preferenze vanno alle supposte di glicerina. Poichè le supposte in vendita sono piuttosto piccole ed hanno un effetto "soft", per avere una valenza punitiva abbiamo la possibilità di somministrare più di una supposta. Meglio ancora: possiamo sciogliere più supposte e colarle in uno stampino, per formare un suppostone punitivo. Di solito sciolgo 6 - 10 suposte in un bicchierino messo nel microonde per una ventina di secondi e verso il liquido risultante in un "dito" di un guanto di plastica. E' possibile scegliere la "cattiveria" del nostro suppostone partendo da supposte per bambini che contengono meno glicerina o supposte per adulti. Preferisco un suppostone non troppo "cattivo", cosÏ la punita avrà la forza di resistere, soffrendo così molto più a lungo.
Il nostro capolavoro verrà sospeso in frigorifero in modo che si raffreddi e solidifichi. Con la scelta della misura del guanto e del "dito" da utilizzare avremo un certo controllo sulle dimensioni della supposta (sempre enorme rispetto a quelle di partenza).
Ora potremo somministrare alla serva la supposta e le imporremo il pannolone e le mutande di plastica per tempi lunghissimi, almeno 30 minuti prima di potere andare in bagno, tutta la notte se invece si è sporcata.
Lucia Marchi

25 luglio 2010

LA PURGA PUNITIVA


Un contributo su una punizione molto efficace per l'educazione delle serve, propostaci dalla signora Lucia Marchi, coadiuvata dalla sua amica infermiera.

La Purga
Alcune settimane fa sono stata costretta mio malgrado ad effettuare una colonscopia. La mia amica infermiera, chiamata ad assistermi, mi dava da bere 4 litri di un nauseante beverone purgativo. La serva Barbara era in servizio e mi parve desse segni di eccitazione vedendo la propria padrona purgata e preda di una terribile nausea. Una pronta ispezione vaginale da parte dell'infermiera confermava la colpa.
Una volta rassicurata sulla mia salute, io e l'infermiera abbiamo pensato a come punire la serva Barbara.
Lo scopo di questa punizione è quello di costringere la punita a bere a intervalli regolari litri e litri di liquido purgativo che le causa una terribile nausea. Sicuramente la serva si ricorderà di questa punizione.
Occorrente: due confezioni di purga (selg esse 1000). Si sciolgono le bustine della prima confezione in 4 litri d'acqua tiepida o calda che si mettono in 8 bottigliette da 1/2 litro. L'acqua tiepida esalta il sapore di mandarino salato tipico di questo beverone, che vi posso assicurare, alla lunga è molto peggio anche dellÏ'olio di ricino! Consegneremo alla punita le prime 8 bottigliette illustrandole le modalità di assunzione.
Per rendere ancora più difficile trangugiare il liquido imporremo alla punita di berne un quarto di litro ogni 10 minuti, anzichè i 15 concessi (utile un timer da cucina), in questo modo appena calmata la nausea del bicchierone appena trangugiato già sarà ora di cacciarne giù un altro. Vi chiederete a cosa serve la seconda confezione: sicuramente la punita si meriterà ulteriori aggravamenti di punizione e cosa è meglio di consegnargli ulteriori bottigliette, fino a che so, un massimo di 12 bottigliette (6 litri!)?
Dopo da 60 a 90 minuti che beve il liquido la pancia della punita sarà molto gonfia e si sentiranno nitidamente forti brontolii: la purga inizia a fare effetto!
Le evacuazioni provocate da questo liquido non sono particolarmente dolorose ma la punita si troverà ad trangugiare un bicchierone da sopra e restituirne un altro da sotto!
Con queste quantità di liquido non c'è pannolone che tenga, se abbiamo un giardino nascosto le daremo un secchio e lei dovrà purgarsi mentre noi ci rilassiamo e prendiamo il sole sulla sdraio, se il giardino non c'è o non è sufficientemente discreto, le daremo il permesso di usare il bagno. La serva, dopo questo trattamento, di 4 - 6 ore, sarà esausta, e poichè non vogliamo svenimenti le potremo concedere alcune tazze di tè molto zuccherato, nient'altro. Le sarà concesso di riposare fino al giorno dopo, in cui sarebbe l'occasione ideale, dato l'intestino sgombro, di praticarle dei giganteschi clisteri punitivi.
Lucia Marchi