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30 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 7/2 - TRATTAMENTI SPECIALI

Trattamenti speciali
Madame si permette una bella siesta, perfette queste usanze ispaniche. Prima di tornare alla sua pony Madame rilegge una mail firmata da “Aunt Lucy”. Questa mail contiene la richiesta di un VIP per una conversazione telefonica con Fatty.
Nella trottata pomeridiana Fatty è svogliata,. Saranno il caldo o la sete, ma non riesce a mantenere la dovuta velocità. Tanto che Madame esasperata inizia a schiaffeggiarle le tette. Per Madame, lesbica convinta è una folgorazione, colpire quegli enormi globi, sculacciare le enormi chiappe in cui la mano sembra penetrare senza fine. Madame è colta da una piacevole eccitazione: si, questa grassona merita speciali cure. Al rientro a Fatty viene permesso di bere, privilegio non da poco. Caccia la testa nell’abbeveratoio e beve, proprio come un perfetto pony.
Ed è proprio allora che una Sorvegliante comunica a Fatty che tra un ora c’è uno speciale appuntamento telefonico. Fatty mal dissimula un sobbalzo di gioia: finalmente il suo amico VIP è intervenuto. La detenuta gongola, è certa che tutti i suoi guai stanno per terminare, essere amica molto intima di un politico è sempre un gran vantaggio. Fatty medita addirittura vendette su Madame Rocio, se appena ne avrà la possibilità soffocherà quella stronza aguzzina sedendosi sulla sua faccia. Ed addirittura Fatty fa alcune mosse della “danza del tacchino”, mentre la sorvegliante la porta nello studio di Madame, dove si terrà la conversazione telefonica. Fatty entra con un malcelato sorriso di dileggio sulla faccia per la “stupida puttana bianca”, nome con cui, tra sé e sé osa chiamare Madame.
Un rapido squille e Madame risponde, poi le passa l’apparecchio. Ma Fatty sta per restare delusa: la voce al telefono è inequivocabilmente femminile. “Ehi Fatty, ti ricordi di me?” No Fatty non riconosce proprio quella voce, ed ancora: “Fatty, sono la Giudice, quella che hai osato chiamare vecchia stronza, quella che hai osato minacciare di schiacciare a morte con il tuo peso.
Mi sembri sorpresa, Fatty di sentire la mia voce. Forse ti aspettavi di sentire il Ministro XXXXX? Beh, se lo aspettavi, sappi che, dopo che ha tentato di annullare la tua condanna, gli ho spedito quelli del Tesoro. Sapessi quante irregolarità e reati hanno scoperto! E così il tuo amico XXXXX è momentaneamente in galera, ci resterà per 30 anni buoni. Ora, Fatty, veniamo a noi, devo annunciarti una cosa: Madame Rocio, mia buona amica ed efficiente Direttrice del migliore carcere Off-shore, si presterà a spiegarti che non si deve mai mancare di rispetto ad una persona anziana, ed in particolare alla propria Giudice. Credevi forse di potermi insultare impunemente, visto che stavi per essere deportata? Ti sbagliavi, oh se ti sbagliavi”. Fatti cerca di farfugliare qualcosa ma Madame Rocio ha già ripreso il telefono e prosegue una fitta conversazione. Due Sorveglianti accompagnano fuori la detenuta, la prima fermata è l’infermeria. Una infermiera pratica a Fatty un primo clistere da un litro. Se queste sono le punizioni “speciali”, niente di cui preoccuparsi, si dice Fatty. Ad evacuazione avvenuta, l’Infermiera, non soddisfatta del risultato pratica alla detenuta un secondo clistere, con abbondante sapone. Questa volta da due litri. Ora, visto il pancione di Fatty ci vorrebbe ben altro per farla preoccupare. Ma, una volta che si è scaricata Fatty scopre che le Sorveglianti hanno pazientemente aspettato, non è un buon segno, la aspetta dell’altro.
Ora la detenuta che viene accompagnata nel budoir privato di Madame. Qui giunte le Sorveglianti spogliano Fatty. Ai polsi vengono allacciate spesse polsiere di cuoio rinforzato con acciaio. Le polsiere allacciate dietro la schiena. Il cavetto di acciaio di un piccolo argano sollevatore elettrico viene attaccato alle polsiere di Fatty. Le viene anche messa una sbarra che collega le caviglie, tenendole allargate tra di loro. Le Sorveglianti lasciano così Fatty: in piedi ma resa completamente inerme, poi, in base agli ordini ricevuti, se ne vanno.
Fatty viene lasciata lì legata ed impotente per una buona ora, a chiedersi che cosa le stia per succedere. La disillusione, nel sentire le parole della Giudice, è stata grande. Non solo, ora Fatty è veramente preoccupata, cosa si saranno dette Madame e la Giudice, che castighi la attendono, a cosa servivano i due clisteri?
Non meravigli l’ora di attesa, Madame Rocio, da buona psicologa, sa benissimo che l’attesa di una spietata punizione fa male quanto, se non di più, della punizione stessa.
Improvvisamente si sente un rumore di tacchi avvicinarsi, sta per arrivare Madame Rocio! Madame guarda a lungo, senza parlare, il sovrabbondante corpo di Fatty. Poi: “Bene, mia cara, come avrai capito io faccio sul serio. Ora vedi di eseguire tutti i miei ordini, se non vuoi che la tua situazione peggiori ancora di più. Madame si avvicina ad un attaccapanni, ed inizia a togliersi la mise di cuoio bianco. Al di sotto appare della raffinatissima biancheria intima. Ora Madame si toglie anche le mutande. Fatty segue muta la scena. Da un capace cassetto Madame ha preso uno strano oggetto, di plastica morbidissima, fornito di larghe comode cinghie. Madame indossa con facilità questa strana mutanda. Ora Madame prende una scatola in cui trovano alloggio numerosi strani oggetti, alcuni falliformi, altri bitorzoluti ed infine tre costituiti da sfere di diametro crescente, unite tra loro, come fossero alberi di natale. La sfera più grossa, in assoluto, è grossa come una boccia, un diametro incredibile. Madame prende la minore delle appendici falliformi e la avvita saldamente alla propria mutanda. Pare che Madame Rocio abbia un pene in erezione, e di buone dimensioni!
Madame si avvicina a Fatty ed inizia ad accarezzare a piene mani le poppe e le natiche che la hanno incantata. Mia cara, ti chiederai che cosa io abbia indossato: è una mutanda di gomma che sostiene un doppio fallo: uno è al mio interno, l’altro, che può essere cambiato con varie misure, è destinato al tuo culetto. Fatty resta di sale, mai si sarebbe immaginata in quella situazione. Ed ora Madame Rocio prende un largo contenitore da cui preleva abbondante pomata lubrificante di colore arancio. La spalma sul pene destinato a Fatty. Mentre la guarda con sguardo assatanato. Fatty inizia ad agitarsi, ma ora Madame Rocio aziona l’argano, sollevando all’indietro i polsi di Fatty, costringendola così a piegarsi in avanti. L’argano non si ferma, torcendo dolorosamente le spalle di Fatty e costringendola a stare sulle punte. Madame sa benissimo che, data la mole di Fatty, non è possibile sollevarla in questo modo senza gravi danni, peccato, era uno dei metodi preferiti dall’inquisizione. Ma il messaggio è arrivato a Fatty che si lamenta del dolore a gran voce e promette che se Madame rilascia solo un pochino la corda, starà buona. E così Fatty può appoggiare le piante dei piedi a terra. Ma ora Madame passa a lubrificare il buchetto di Fatty che, ricordiamolo, è comunque piegata in avanti e con le caviglie ben allargate. Ed ora Fatty sente il pene di plastica premere sul suo sfintere. La reazione è quella di stringere disperatamente. Ma la cosa fa arrabbiare Madame che prende nuovamente il comando dell’argano. Le braccia di Fatty vengono nuovamente messe in tensione. Il messaggio viene ricevuto e la detenuta rilassa un po’ lo sfintere. L’intrusione è umiliante e dolorosa. Ben presto Fatty sente un terribile bruciore che aumenta costantemente. Se andassimo a vedere la provenienza della pomata arancione spalmata sul fallo, che viola il culone di Fatty, scopriremmo che è costituita da un ottimo lubrificante per usi medici, mescolato ad una buona percentuale di peperoncino in polvere! Ha ragione la povera Fatty di strillare!
Per fortuna Madame Rocio impiega per “sverginare” il buchetto un fallo lineare, per di più di piccolo diametro. Se Fatty soffre così già con questo non riesco ad immaginare cosa le succederà con gli “alberi di natale”, dove lo sfintere viene stirato e rilassato a dismisura, da ognuna delle sfere di dimensioni crescenti.
Ora guardiamo la detenuta, come ricordate è lì piegata in avanti. Piange come un vitello e non ha alcuna possibilità di ripulirsi, cola lacrime e “moccio”, insomma è ridotta proprio “una vera chiavica”. Ma il suo martirio odierno è solo all’inizio, Madame ha apprezzato moltissimo le vibrazioni trasmesse dallo sfintere violato di Fatty, decide così di proseguire nella dilatazione, usando un fallo di maggiori proporzioni. Nuova spalmata di abbondante lubrificante al peperoncino. A Fatty viene lasciato un quarto d’ora per riprendersi, finalmente può stare eretta, sia pur sempre con le mani bloccate dietro la schiena. Madame passa una spugna umida sul viso, ripulendola un po’. “Ti avevano descritta come una dura, invece ti stai dimostrando un budino”, scherza Madame con la sua vittima. Niente viene invece fatto per lenire e ripulire il povero buchetto della detenuta.
E gli strilli di Fatty alla successiva introduzione sono definibili come “strilli di una gallina spennata viva”. Ma anche stavolta il supplizio deve durare fino a che Madame Rocio non ha goduto a dovere dei tremiti e movimenti trasmessi dal sistema del doppio pene di gomma.
Solo allora Madame fa portare dell’acqua in cui galleggiano dei pezzi di ghiaccio e permette a Fatty di praticarsi un buon bidet riparatore. E Fatty si sente dare l’appuntamento per tutti i giorni della settimana seguente. Come hai visto, mia cara, abbiamo ancora molte cose da fare, è la frase di Madame Rocio.
E’ una Fatty distrutta e scontrosa, quella che verrà riportata in mezzo alle altre. Per la vergogna non vorrà confessare alla proprie complici di “essere stata inc…. dalla direttrice”
(7/2- continua)

26 settembre 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 5 / LA PUNIZIONE DI "FATTY"


Nobili Signore, serva sudiciona,
mi accorgo che il mio racconto si è, per ora, focalizzato solo sulle ben meritate disavventure della perra. Non fatevi trarre in inganno, né io né la perra contiamo nulla qui al campo. Vi sono molte detenute e atre punizioni, per nostra fortuna.

La gallina ripiena.
Mi si permetta questo insolito titolo che richiama un delizioso piatto dei tempi andati.
Al Centro giungono detenute di tutte le razze e tutte le condizioni. Un gruppo di detenute di colore è arrivato direttamente dai bassifondi di Brooklin. Si tratta delle componenti di una vera e propria banda di serve che sono stata spedite da Madame Rocio da un altro istituto di correzione. Le componenti della banda sono segnalate come estremamente pericolose, aggrediscono e schiavizzano anche le compagne di prigionia.
Infatti ben presto anche nell’istituto di Madame iniziano le aggressioni alle altre detenute da parte della banda. La banda è comandata da Fatty, una gigantesca nera, una lottatrice di wrestling mancata. Fatty, durante le risse a cui partecipa fa largo uso di colpi “proibiti”, neanche fosse Chuck Norris. Prima di finire la propria vittima ormai semisvenuta con un micidiale colpo di gomito sferrato all’addome oppure schiacciarla sedendosi sopra, Fatty ha preso l’abitudine di fare un a specie di balletto, imitando le mosse di un pollo. Le altre componenti della banda, giunte a questo punto, esortano Fatty a fare “el baile del pollo”.
E veniamo agli avvenimenti, Fatty e la sua banda se la stanno prendendo con una delle loro vittime preferite: una povera cinesina che tormentano e vessano in tutti i modi. La poveretta, ad un certo punto si rifiuta di fare non so che cosa, causando una brutale aggressione da parte di Fatty. La gigantessa non si limita a pestare la poveretta ma aizzata ed applaudita dalle altre inizia la “danza del pollo”, preparandosi a finirla. Ma Fatty ha fatto male i propri conti: improvvisamente appare Madame Rocio con numerose sorveglianti. I due gruppi si fronteggiano. Le sorveglianti, però sono armate. Nonostante si renda conto di avere perso Fatty utilizza la solita tattica utilizzata negli altri istituti di correzione: aggredisce verbalmente la direttrice e di fronte al suo silenzio passa ad accusarla di razzismo. In altre situazioni la mossa può riuscire ad intimorire una direttrice senza pieni poteri. Ma Madame Rocio, l’ho già detto, ha su di noi detenute diritto di vita e di morte, come dicono “no question asked”.
E così le sorveglianti ammanettano rapidamente tutte le componenti della banda.
Madame Rocio è categorica: a tutte toccherà una settimana di “canile”, più un mese di lavoro forzato straordinario. “Vi assicuro che tra un mese striscerete, invece di camminare” sono le parole di Madame alle componenti della banda. Ora che le fiancheggiatrici sono sistemate, Madame Rocio passa ad occuparsi della capobanda. Per lei Madame annuncia un “tratamiento especial”.
Ed il trattamento ha un inizio graduale: Fatty viene rinchiusa in una stretta gabbia bene in vista di tutte noi. Per lei deve essere una bella sofferenza, grossa come è stare così ripiegata.
Il trattamento “di ammorbidimento” prevede che alla ingabbiata si somministri dapprima una “robusta” dose di olio di ricino. Di seguito vengono praticati tre grossi clisteri al giorno per tre giorni di seguito, in cui viene tenuta ingabbiata e completamente a digiuno. La somministrazione di uno dei clisteri viene mostrata a tutte noi tramite il “teatrino”. E vediamo la gigantessa lamentarsi e smaniare durante l’introduzione. Appena tolto il cannello Fatty, incurante dell’ordine di trattenersi, inonda rabbiosamente gabbia e pavimento. Ma sta solo aggravando la propria posizione. Alla fine dei tre giorni di “pulizia”, la gigantessa è un po’ meno aggressiva. Ma ora deve assaporare fino in fondo le terribili punizioni per cui è famosa Madame Rocio. Due robuste sorveglianti legano Fatty, completamente nuda, alle cinghie di un lettino ginecologico. Fa un po’ impressione vedere una grassona come lei legata ed impotente. Il lettino è posto nel “teatrino”, in modo che tutte possano seguire la punizione di Fatty, in particolare le componenti della sua banda, ben ammanettate e ben sorvegliate.
Ed arrivano Madame Rocio, accompagnata da una sorvegliante-infermiera. L’infermiera indossa un completo in latex bianco, con vistose croci rosse. Madame, al contrario, indossa una preoccupante mise in latex nero.
L’infermiera costringe la castigata ad aprire la bocca e le applica tra le arcate dentarie un apribocca metallico a scatto che le permette solo di mugolare e sbavare. Una ulteriore cinghia blocca la testa, in modo che non posa essere ruotata in alcun modo. Di seguito l’infermiera avvicina un carrello coperto da un lenzuolo verde. Ad un ordine di Madame l’infermiera toglie, con una mossa ad effetto, il lenzuolo. Sul carrello una preoccupante distesa di attrezzi medici: siringoni, cateteri, sacchetti per urina, tubi.
Madame si avvicina a Fatty che, a dispetto della propria pelle, è impallidita. “Bene cara, adesso io e te avremo una approfondita discussione a proposito della poca educazione che dimostri.
Per prima cosa voglio occuparmi della tua puzzolentissima patata”.
E la solerte infermiera porge a Madame Rocio un preoccupante plug vaginale: un cetriolone di plastica, dalla cui superficie sporgono numerosi bitorzoli arrotondati, una pompetta permette di gonfiare ancora di più il già ragguardevole oggetto. Il cetriolone viene accuratamente spalmato di un unguento balsamico che, come dice Madame, profumerà l’ambiente e irriterà le mucose.
Poi Madame palpa ben bene il voluminoso ventre della punita: “ottimo è proprio morbido, brava infermiera, ottima preparazione. La vescica è però ben piena, non vorrei che questa pisciona ci spruzzasse di orina durante il trattamento, mettile un catetere del 14.” L’infermiera seleziona tra i cateteri disponibili quello richiesto. Si avvicina alla punita e, sorridendo le fa l’occhiolino: “sei fortunata è il più grosso che abbiamo”. Ed inesorabile il tubicino si fa largo, bruciante, fino alla vescica. Un sacchetto si incaricherà di raccogliere la pipì di Fatty.
Ed è il momento adatto per l’introduzione del cetriolone, vediamo che la punita sera occhi e labbra, la faccia che mostra il male che sta soffrendo a causa dell’azione combinata di bitorzoli e pomata irritante. Quando il voluminoso oggetto è ben inserito, Madame prende la pompetta, e lo gonfia ulteriormente. Fatty si lascia sfuggire un lungo lamento, Madame le ingiunge di risparmiare il fiato.
Ora Madame apre un cassetto del carrello ed estrae un lungo serpente nero: un endoscopio. Lo mostra, con la punta che emette luce e muovendolo in vari modi alla punita, poi con fare colloquiale: “Ecco qua, poiché tu sei una vera dura non ti annoierò somministrandoti dei sedativi, sono sicura che apprezzerai di poter dimostrare il tuo coraggio. Ora fai la brava ed inghiotti questo senza fare storie”.
Vediamo gli occhi di Fatty dilatati dalla paura. Madame continua: “Pensa le mie colleghe in clinica hanno cambiato questi endoscopi ancora nuovi per sostituirli con altri più sottili, ecco da dove arrivano gli sprechi nella sanità. Io comunque li ho ritirati volentieri, sono sempre oggetti molto interessanti, sei d’accordo?”
Fatty, impedita dall’apribocca, risponde solo con un mugolio terrorizzato. Madame lubrifica l’attrezzo ed inizia ad infilarlo, lentamente nella gola della punita. Punita che, dal canto suo, delizia noi tutte con gorgogli, conati, mugolii e disperati colpi di tosse. Ma l’attrezzo, guidato dalle spietate mani di Madame, avanza inesorabile. La punita cerca in tutti i modi di divincolarsi, ma le robustissime cinghie la bloccano inesorabili, vediamo scendere lacrime che si mescolano ai goccioloni di sudore che dal viso scendono sul corpo della punita.. Madame segue il percorso del doloroso tubo su di un monitor. L’avanzamento è volutamente lento, anzi a tratti Madame ritira di alcuni centimetri il tubo, per poi tornare ad inserirlo ancora più profondamente. Il castigo dura una buona mezz’ora. Ormai il tubo è inserito completamente dalla bocca della punita fino allo stomaco ed ancora più giù.
Fatty è ormai semisvenuta. Madame si fa portare una secchio di acqua freddissima su cui galleggiano dei pezzi di ghiaccio, nel prosieguo ne avrà bisogno più volte per impedire a Fatty di svenire. Ne tira un mescolo in faccia alla punita, la sferzata di freddo la risveglia ben bene, pronta per proseguire. Madame annuncia “Poiché vedo lo hai apprezzato, adesso facciamo un altro giochetto, molto molto più bello”. Naturalmente l’unica risposta possibile è un mugolio.
Madame apre un secondo cassetto ed appare un endoscopio di calibro maggiore ed ancora più lungo. Credo lungo addirittura un metro e mezzo.
A quella vista vediamo la punita agitarsi e mugolare disperata. Ma nulla, le cinghie sono rinforzate con fili di acciaio.
Madame impugna l’oggetto serpentiforme ed inizia a strofinarlo, lascivamente con del lubrificante. Poi mostra alla sua vittima quanto è lungo l’oggetto: “lo mando ad incontrare l’altro” dice Madame. Non so quali cognizioni abbia la punita di fisiologia, evidentemente crede alla minaccia perché rotea disperata gli occhi edi suoi tentativi di divincolarsi si fanno ancora più forti
Ma ora Madame è pronta, lubrifica con attenzione l’ano della vittima, entrando ed uscendo con prima una poi due ed infine tre dita guantate, ben spalmate di lubrificante chirurgico. Vedo che Madame si sta eccitando, questi giochi sado-erotici le piacciono immensamente. Quanto a Fatty sentiamo solo i mugolii ed il respiro terrorizzato. Ed ora il nero serpente, da cui già esce un potente fascio di luce, viene posto sotto gli occhi della punita perché veda cosa la sta per invadere.
Se prima l’operazione era stata lunga, stavolta, tenendo conto delle curve e controcurve che l’oggetto dovrà fare faremo notte. E ben presto Fatty scopre le curve del proprio intestino. Scopre anche un giochetto che piace molto a Madame: attaccata allo strumento c’è una pompetta: serve a mandare aria per “gonfiare” la strada da percorrere, un pulsante, poi permette, volendolo, di fare uscire l’aria in eccesso. Bene, Madame si diverte a pompare la pancia della vittima con cinque o sei pompate, scatenando forti lamenti. Poi, improvvisamente Madame preme il pulsante permettendo all’aria di uscire. Vediamo che Fatty dal dolore apre e chiude i pugni e muove disperatamente le dita dei piedi: gli unici movimenti concessi. Lo strumento si fa strada inesorabile. Ogni tanto un po’ dell’aria pompata in eccesso riesce a sfuggire dall’ano della punita, con un rumore gorgogliante di scoreggina. Madame ha fatto disporre bene in vista della punita una lavagnetta magnetica con un disegno schematico dell’intestino. Di tanto in tanto un magnetino viene spostato in avanti dall’infermiera, per segnare fin dove si è arrivati, purtroppo per Fatty il budello ancora da percorrere pare infinito!
E mano a mano che lo strumento avanza i dolori della vittima si fanno ancora più forti. Dato che non le è stato dato alcun calmante per il dolore, ogni tanto Fatty viene colta da un principio di svenimento,. Cosa che non sfugge a Madame, un'altra generosa dose di acqua ghiacciata in faccia e sul torace della punita la risvegliano prontamente. L’ultimo tratto da superare, poi strappa addirittura delle urla alla vittima. E finalmente Madame è soddisfatta, ordina che venga acceso un monitor, posto in modo che la vittima possa vedersi, una impietosa telecamera mostra i due strumenti profondamente inseriti e la sua faccia stralunata. A questo punto Madame Rocio si rivolge alla povera panzona, chiedendole se non le pare di essere diventata un tacchino …. ripieno. E finalmente la punizione termina, i dolori per la punita non ancora, visto che ora Madame estrae, sempre lentamente i due strumenti, provocando ulteriori terribili conati di vomito e coliche intestinali, un'altra buona mezz’ora di sofferenze. Alla fine la barcollante Fatty viene rimessa in piedi dall’infermiera. Tutte guardiamo con attenzione e vediamo la panzona inginocchiarsi davanti a Madame Rocio, baciarle i piedi ed iniziare a fare il richiesto bidet con la lingua.
Madame accetta l’omaggio di Fatty, poi le annuncia quale sarà la vita nei prossimi mesi: Fatty verrà messa ad una dieta feroce, tutti i giorni, oltre a dei lavori punitivi, dovrà fare da pony trainando il carrettino di Madame per tutta la proprietà: “Grazie alla rigorosa dieta ed all’esercizio fisico presto tornerai ad avere un peso normale, dovresti esserne contenta” dice Madame.
Inoltre Fatty non dovrà mai più scambiare neanche una occhiata con le componenti della sua banda, pena la ripetizione del trattamento odierno per tutti i giorni di una intera settimana.
“Quanto alle tue prepotenze verso le altre detenute”, conclude Madame, “quando non lavori avrai sempre le mani incatenate tra loro e collegate alla cintura ed ai piedi, voglio proprio vedere quanto ti divertirai a venire pestata dalle altre detenute” dice Madame.
Fatty che ha terminato il suo lungo lavoro di lingua, abbassa la testa e bisbiglia un “Si Signora”, meritandosi un colpo di scudiscio, infatti dovrà ripetere la formula di obbedienza a voce ben alta.
Che differenza rispetto alla tracotante ed aggressiva capobanda di neanche una settimana fa!
(5- continua)


17 febbraio 2015

PENSION BALNEARIA 95 / FINE


IL SUPPLIZIO 
Nobili Signore, serva sudiciona,
ci eravamo lasciate con la perra rinchiusa nella bara. La Badessa ordina che venga lasciata lì a disperarsi, rinchiusa in quello piccolo spazio claustrofobico al buio. Ma la sentenza non prevede danni fisici: la perra non ne morirà: l’aria, come già detto, filtra dalla parete forellata. Per quanto riguarda fame e sete, la faccenda è un po’ più complicata. La perra verrà tenuta in vita da clisteri nutritivi. Il clistere nutritivo era una antica forma di sostentamento medico, prima che inventassero le flebo. Tutti i giorni alla perra verranno praticati un grosso e doloroso clistere evacuativo, seguito da due “pasti” costituiti da un clistere di una crema molto nutriente, simile allo “zabaglione”. Questi clisteri di piccolo volume verranno assorbiti dall’intestino della perra e la terranno in vita. Ai clisteri verranno aggiunti opportuni trattamenti medicinali e vitaminici. La perra, durante il supplizio, soffrirà comunque fame e sete, visto che nulla le verrà somministrato per bocca. Inoltre se la perra continua ad urlare come sta facendo la sete la tormenterà ancora di più.
Ma ben presto la perra inizia a rassegnarsi, o più probabilmente le mancano le forze. Passano le ore ed i giorni, ormai la perra non urla più, si sente solo un lamento. Quando scendo, accompagnata dalla Badessa per praticarle i clisteri, la perra, sentendo l’acqua inondarle la pancia, si riscuote e inizia a ululare e picchiare sul coperchio.
Dopo quattro giorni di bara la Badessa non è contenta di come la perra sopporta la pena. Ora di aggravare la punizione!
E la Badessa mi presenta un contenitore di plastica con il coperchio forellato.
Dovrò, a luci spente, in modo che nessuna luce entri nella bara, aprire lo sportellino laterale e versare il contenuto della scatola sul ventre della perra. Chiedo alla Badessa il permesso di guardare nella scatola e, non l’avessi mai fatto! Un brulichio di vermi, si proprio quelli che avrete visto utilizzati dai pescatori: i vermi della carne!
“Vediamo cosa ne dice la tua amica”, mi dice la Badessa.
Ma, sono in crisi, sì ho sempre odiato la perra e ne ho ricevuto angherie di tutti i generi, ma di lì a farla divorare viva dai vermi………
Insomma, non me la sento. La Badessa mi vede titubante e mi dice: “Se ti rifiuti di obbedire all’ordine ti considererò complice della condannata nell’attentato alla vita della Signora della Pension”.
“E’ più forte di me, non ci riesco”, confesso tra le lacrime.
“Se la condannata non esce da questa bara domata verrai condannata come complice”, mi dice la Badessa, per spronarmi ad obbedire. Ma niente da fare, neanche quando la Badessa mi porta di sopra e mi fa dare due dozzine di frustate sul sedere nudo! La Badessa, ammirando il lavoro fatto sulla pelle del mio sedere, pieno di segnacci da cui emerge qualche stilla di sangue, mi ripete ancora: “Ricorda, se la perra non viene domata, seguirai la sua sorte!”.
E così, passa qualche altro giorno di supplizio per la perra e di paura per me.
Allo scadere dei 10 giorni, la perra non si sente praticamente più, solo nel momento del clistere si sentono provenire dalla bara ululati misti ad agghiaccianti risate.
La Badessa è soddisfatta: “pare che il trattamento abbia funzionato” è il suo commento. Due sorveglianti hanno il compito di riaprire il coperchio della bara. Un terribile tanfo si alza dal corpo della perra. In questi dieci giorni è molto dimagrita, ormai si riesce a contarle le costole senza alcuna difficoltà. I seni si sono sgonfiati. A causa della lunga permanenza al buio, non ci vedrà per qualche ora. Ma quello che indica chiaramente quello che ha passato sono i peli e i cortissimi capelli che le sono spuntati: la perra in questi 10 giorni ha avuto un ingrigimento precoce e fulmineo!
Se la si guarda negli occhi si legge la follia, continua a ridere e piangere nello stesso tempo. Mente le sorveglianti la sorreggono, per portarla sotto il getto dell’idrante la si sente farfugliare cose senza senso e si sente anche chiaramente “sono morta!”. Insomma, la poveretta, anziché domata è impazzita!
Ma la Badessa non pare convinta, ordina di lavare la perra con l’idrante e di metterla a riposo in cella per una settimana, poi la studierà a fondo “en el consultorio”.
Povera perra, impazzita come è non apprezza neanche il lusso di una settimana di riposo assoluto, con una razione abbondante di cibo. Pomate vengono messe su alcune piaghe che si sono aperte sulle sue natiche, data l’immobilità prolungata. Addirittura la Badessa la fa imboccare! Tanto che, di lì ad una settimana la perra rifiorisce. Infatti ha recuperato parte del peso perso, il colorito è abbastanza roseo. Ora la perra indossa un lungo camicione da ospedale. Per prevenire atti inconsulti nella sua stanza entrano solo due robuste sorveglianti-infermiere, che si incaricano di tutto.
Ma è giunta la fine del periodo di “grazia” per la perra, ora viene fatta uscire e messa a lavorare. La difficoltà è che è ormai “ondivaga”. Viene messa a fare un lavoro, le viene spiegato cosa fare. Inizia ad eseguirlo per magari un ora, poi, seguendo chissà che fantasie, inizia a vagare per l’istituto guardando in alto e ridendo di tanto in tanto. Raccoglie, se non la simpatia, la pietà di molte, anche tra le sorveglianti. Del resto quello che ha dovuto subire mette i brividi…..
Ed è proprio questa sua tendenza ad abbandonare il proprio compito che provoca l’”incidente”. La Signora della Pension trova la perra che vaga da ore per l’Istituto. Il pavimento che le aveva ordinato di pulire è, se possibile, più sporco di prima. La Signora prende una corta verga e dà un bonario colpo sulle natiche della perra. Niente di che, solo per richiamare la sua attenzione. Non lo avesse mai fatto! Avete presente un cobra che scatta? Ebbene, la perra, in un battibaleno, mette le mani al collo della Signora e tenta di strangolarla. La perra è sorretta dalla forza della disperazione, se non della follia, tanto che la Signora, sia pur con tutta la sua conoscenza di arti marziali, non riesce a liberarsi. Ci vogliono quattro sorveglianti, per sottrarre il collo della Signora agli artigli della perra. Signora che dovrà restare a letto per un intera giornata e porterà i lividi dell’attacco subito per settimane.
Quello che è accaduto è di una gravità tale che mette in subbuglio tutto l’Istituto. Due attacchi alla vita di una Signora, una cosa incredibile, di una gravità inimmaginabile.
La perra viene immediatamente rinchiusa, non più nella comoda cella della convalescenza, ma nella più profonda e lurida cella disponibile. In attesa del processo le sorveglianti sottopongono la perra ad un regime di “ammorbidimento”: tenuta a pane ed acqua, ogni giorno le vengono somministrate tre dozzine di nerbate, facendo passare tra una nerbata e la successiva non meno di cinque minuti. Le esecutrici si ingegnano di distribuire uniformemente i colpi sulla pelle della perra.
Quando finalmente affronterà il tribunale, la sua pelle sarà un intreccio di lividi bluastri e croste.
Ed alla perra va pure bene: vista la straordinaria gravità dell’accaduto il tribunale non ritiene necessario di metterla alla tortura, infatti viene stabilito di condannare la perra alla deportazione in un istituto di massima pena. L’Istituto scelto dal tribunale è uno dei più terribili: situato in un deserto del Messico, è retto da una inflessibile Direttrice con cui faremo presto conoscenza.
Ma non è finita, anche io sono nei guai, infatti la minaccia della Badessa era chiara, se la perra fosse uscita dalla bara indenne io l’avrei seguita nella condanna come complice. E così termina la mia breve carriera di aspirante sorvegliante, rinchiusa a mia volta in una cella.
Vostra detenuta nadia.
(95- FINE)

Nota di Janine Souillon
"Il resoconto fin qui noto come "Pension Balnearia" termina qui. Dalla prossima puntata, la cronaca narra la parabola finale della perra, dal Centro de Dentecion di Madame Rocio fino alle fasi terminali della sua punizione. Questa parte l'ho rinominata "Centro de Detencion Madame Rocio. JS"


3 ottobre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 5

Diario di una educazione – 5

L’educazione della sguattera prosegue con giorni tutti uguali di piccole umiliazioni sul lavoro, quasi sempre eseguito sotto il controllo di una Oberschwester maniaca della “prezisione” e di una Signora severa ma anche materna. Alla sguattera è infatti concessa l’ “ora d’aria”, ora in cui può fare una pausa e recarsi ai giardinetti per rilassarsi con la moltitudine di serve e badanti. Una babele di lingue e di colori. Su ogni panchina si riunisce un gruppo di amiche. Lì, chiacchierando come oche, vengono raccontate le fatiche, i sudori, le umiliazioni ed i maltrattamenti subiti, quasi fosse una terapia di gruppo. Ed è lì che la vostra indegna cronista riceve le confidenze della sguattera “in educazione”.
Non crediate che la sguattera sia una mosca bianca, un ascoltatore attento che passi di lì, nella babele di lingue riuscirà certamente a sentire le lamentele su padrone troppo severe o troppo materne, padroncine e padroncini sporcaccioni, senza poi menzionare i racconti di indisposizioni e malesseri, con relative spiacevoli cure ricevute.
L’indomani la sguattera è lì che lavora, in fondo al cervello ha un tarlo, si ricorda l’ordine speciale effettuato dalla Oberschwester in farmacia. Il pacco è lì, in un armadietto. La curiosità è femmina, sia pur consapevole dei guai a cui potrebbe andare incontro, la serva approfitta della momentanea assenza della Oberschwester. Porta il pacco sul tavolo di cucina, solleva con insospettata abilità il nastro adesivo che lo chiudeva. Finalmente può rovistare tra quegli oggetti che la terrorizzano ma nel tempo stesso la eccitano.
Il più grosso viene estratto dal sacchetto che lo protegge, una specie di tanichetta, con un grosso occhiello per appenderla, il fondo inclinato ad imbuto, termina con un raccordo delle dimensioni del tubo, ordinatamente posto accanto, nel suo sacchetto. Ma quello che la sguattera nota sono le tacche sulla parete della tanichetta, 1,2,3 la serva legge le tacche principali, sgranando gli occhi. Tra le tacche principali ve ne sono di secondarie, inoltre oltre il 3 c’è ancora posto, può darsi che il massimo sia un 4. La tanichetta è chiusa con un tappo a vite, precauzione utile contro i rovesciamenti, evidentemente un oggetto professionale per ospedali e cliniche. La serva stringe le cosce, un clistere con quell’aggeggio deve essere atroce, si vede già ad urlare “basta non ce la faccio più!”. Ma quello che cercava, quello che attrae la sua curiosità al punto da rischiare chissà che punizione è lì in un lungo contenitore cilindrico di cartone. La serva, dopo aver nuovamente verificato di essere sola, si azzarda a prendere la scatola cilindrica, con mani tremanti le toglie il tappo e la inclina verso il tavolo, scivola fuori un oggetto di gomma rossa: la sonda Bardex! La serva la guarda, al tempo stesso affascinata e terrorizzata. Guarda il tubo, lungo, leggermente conico, con delle scritte indecifrabili, sicuramente la misura, non c’è neanche bisogno di leggerla, ricorda benissimo la Oberschwester al momento dell’ordine: “la più krande!”.
L’oggetto di per sé ha una sua bellezza: il tubo della sonda inizia con una parte leggermente conica, evidentemente destinata ad un raccordo, poco più avanti nel tubo entra un sottile tubicino, sempre di gomma, questo piuttosto sottile, a metà una specie di sacchettino o valvola, la serva vede il raccordo, più o meno delle dimensioni del cono di una siringa, il raccordo, poi, può essere sigillato con un tappo, sempre di gomma, collegato indissolubilmente. Vi è poi un lungo tratto liscio. Verso i ¾ del tubo principale, vi sono due ingrossamenti sempre di gomma rossa, a forma di palloncino delle dimensioni approssimative di un uovo di medie dimensioni. La sguattera li saggia con un dito, mmm morbidissimi, tra i due palloncini un breve tratto del tubo della sonda. Il tubo prosegue qualche centimetro oltre i palloncini e poi ha una punta arrotondata di gomma spessa nella quale sono ricavati due buchi a diverse altezze. L’oggetto è costruito con grande maestria, non vi sono spigoli od altri intoppi, destinato come è a scivolare all’interno.
Ma la insana curiosità della porcella non è ancora soddisfatta, rovista brevemente e la mano ricompare con una altro sacchetto, una pompetta di gomma, con un cono che pare fatto apposta per il tubicino della sonda. La serva controlla ancora di essere sola. Le mani tremanti e sudaticce collegano i due oggetti, la serva dà una piccola pompata di assaggio, i due palloncini iniziano a gonfiarsi, alcune pompate dopo i palloncini hanno raggiunto le dimensioni di una grossa cipolla, le pareti sono diventate dure ed indeformabili. La sguattera stringe ancora le cosce, chissà cosa si prova. Nonostante la sua ignoranza, ha istintivamente capito che un palloncino viene infilato dentro e l’altro, premendo dall’esterno fa tenuta. Rabbrividisce istintivamente, nonostante stia sudando a profusione per la tensione. Si immagina mentre la Oberschwester le infila la sonda lubrificata, poi la gonfiatura del palloncino, chissà che male farà e poi si vede che piange, il pancione dilatato e l’impossibilità di espellere la più piccola goccia, grazie al tappo costituito da quella diabolica sonda. Stringe ritmicamente le cosce, le mutande di servizio rivelano una larga chiazza umida…..
Ma è ora di metter via tutto e nascondere le proprie tracce. Gli oggetti tornano nelle condizioni iniziali, la serva nel riporli nota altre cose: un grosso tubo di pomata, legge l’etichetta: lubrificante per sonde. Inoltre rubinetti, raccordi ed altro. Altri involti vengono ispezionati in fretta: olio di ricino, sale inglese, soluzione per lavaggio intestinale, savon de Marseille, la serva conosce questi prodotti di fama, ma che razza di regime vogliono farle seguire le sue aguzzine? Gli oggetti riposti ben bene, la serva richiude l’involto e, con l’esperienza ancestrale di serve e portinaie che aprivano la corrispondenza col vapore, rimette il nastro…. Perfetto, nessuno si accorgerà mai che è stato aperto. La scatola viene rimessa al suo posto e la sguattera riprende il lavoro. Il sudore della tensione e della paura di essere sorpresa chiazza la divisa in vari punti. La sguattera si dà da fare, viste le premesse non è il caso di sgarrare.
(5- continua)


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3 settembre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 4


Diario di una educazione – 4
Ed il programma di rieducazione della sguattera inizia ben presto. Impegnata tutto il giorno in lavori faticosi e sorvegliata a vista dalla Oberschwester. E presto viene a galla una grossa mancanza della sguattera: ignora completamente l’uso e l’esecuzione dell’inchino, da eseguire tutte le volte che la Signora entra od esce dalla casa. Ma ciò che inguaia la sguattera è che è la Signora ad accorgersene. E, nel pieno rispetto delle tradizioni, la Signora se la prende con la Oberschwester, anziché con la diretta responsabile. La sguattera non assiste alla reprimenda o, chissà magari alla punizione, di Elize. Ciò che la serva sa è che Elize esce dall’incontro con Madame, schiumante di rabbia. La sguattera in quel momento sta lavando il pavimento del terrazzo inginocchiata davanti ad un secchio di acqua saponata, ormai diventata colore di caffè. Senza proferire una parola Elize afferra la sguattera per i capelli e le tuffa la testa nel secchio, tenendovela a lungo. L’operazione viene eseguita più volte, lasciando alla punita solo il tempo per tirare un respiro. Ed è una serva semiannegata che tossische e sputa acqua come un putto, quella a cui la Oberschwester spiega i rudimenti e le complicate regole dell’inchino. Infatti tale omaggio va riservato alle Signore di un certo lignaggio, deve essere eseguito all’arrivo ed alla partenza della Signora, non va eseguito, invece quando la Signora passeggia per le stanze, in tal caso la serva deve lavorare con gli occhi bassi ed alzare lo sguardo solo se le viene ordinato.
Per verificare che la sguattera abbia capito la Obershwester effettua numerose simulazioni, impersonando una Signora. Inutile dire che quella stupida della sguattera, sia pur ben istruita, continua a fare errori su errori. La lezione prosegue a lungo, senza grandi miglioramenti. Ad un certo punto la Oberschwester ne ha abbastanza: ordina alla sguattera rialzare la divisa di fatica ed abbassare le mutande disciplinari. La sguattera deve poi inginocchiarsi di fronte ad un divano e poi appoggiare il petto sulla seduta del divano. La Oberschwester si mette poi seduta sulla schiena della punita bloccandola tra le proprie cosce. La Oberschwester si trova in pratica il sedere della sguattera nella posizione in cui un suonatore di bongo ha il proprio strumento. Vi ho già detto che Elize ha delle forti braccia? La sguattera riceve una raffica interminabile di sculaccioni. Data l’origine della Oberschwester possiamo immaginare che stia cercando di suonare la Cavalcata delle Walchirie sul culo della povera serva. Ovviamente la musica è disturbata dai lamenti e strilli della punita. E la lezione continua, interminabile con intermittenti sculaccioni, con la sguattera che fatica a comprendere come mettere i piedi e piegare le ginocchia per ottenere un inchino d.o.c..
Pare che la Oberschwester, sia pur in posizione subalterna rispetto alla Signora, provi un sottile piacere a umiliare la sguattera anche nelle più intime necessità.
Infatti ordina alla sguattera di prepararsi per gli acquisti settimanali ad un centro commerciale. La serva si prepara per una bella sfacchinata, infatti la Oberschwester, fanatica del fitness, non utilizza automobili o i mezzi, per queste incombenze. Basta una passeggiata, il centro commerciale è per fortuna abbastanza vicino. Non della stessa opinione è la sguattera che si troverà a trainare un carrello strapieno e in seguito un trolley gigantesco, addizionato magari di un paio di borsoni. La sguattera spera di potersi mettere in borghese, ma niente, deve tenere la divisa di servizio con i buffi ciabattoni di plastica verde. Ed è alla fine, con la sguattera carica come un mulo, che la Oberschwester vede un negozio interessante, un negozio di articoli sanitari. Entra e parlotta con la commessa, la quale si reca nel retrobottega. Passano dieci minuti e la commessa torna trionfante, mostrando due grossi vasi da notte di plastica. La sguattera avvampa, alla vista degli oggetti. La Oberschwester nota con soddisfazione la cosa, le viene anche un'altra idea, rientra nel centro commerciale e ne esce con due lavagnette di plastica con relativi pennarelli, la serva si chiede per cosa serviranno questi oggetti. Lo scoprirà ben presto, le nuove regole Stabilite dalla Oberschwester, con il beneplacito di Madame, prevedono che la serva non utilizzi più il bagno, né al lavoro né a casa. Dovrà sempre utilizzare il vaso da notte, sovrastato dalla lavagnetta, su cui verrà riportato … il risultato. La Oberschwester si auto incarica della sorveglianza. Ricordate che la sguattera deve bere quattro bottigliette di acqua? Bene ben presto la sguattera ha bisogno di una pausa … vasetto. Ma la cosa che la sconvolge è che la Oberschwester non si allontana, è lì a meno di un metro di distanza. La serva si vergogna al punto da non riuscire a fare pipì. Ci vorrà un ulteriore ora ed un ulteriore bottiglietta di acqua per piegarla. E, una volta abbassate le mutande ed essersi accosciata, la serva si rende conto di quanto possa essere rumoroso un vaso da notte di plastica. Si sentono chiaramente sia lo scroscio che le ultime più piccole gocce. Ed è una serva arrossita fino alle orecchie che deve presentare alla Oberschwester la … propria produzione.
Ma le mire della Oberschwester sono ben altre, la serva stitica sicuramente avrà ben altri problemi. Infatti Elize pone trionfalmente un bello zero alla fine di ogni pausa bagno della sguattera. La sguattera inizia a disperare, tenta addirittura di rivolgersi alla Padrona, chiedendo di poter usare il bagno o di potere avere un po’ di privacy. Ma Madame risponde sdegnosa di non avere intenzione di lasciarle sporcare il bagno degli ospiti. In quanto alla richiesta di privacy, una brava serva non deve avere di questi stupidi pudori. Ma non è finita, Madame segnala alla Oberschwester che la sguattera ha cercato di scavalcarla, rivolgendosi direttamente alla Padrona. Risultato, la sguattera si becca un'altra memorabile sculacciata a tempo di Cavalcata delle Walchirie. Il numero di zeri sulle lavagnette si allunga inesorabile, siamo ormai a tre giorni interi, senza risultati, nonostante che la sguattera si sforzi ogni volta, fino a diventare paonazza.
Per la nostra sguattera si preparano giorni duri.
(4- continua)

PENSION BALNEARIA 87 / LA PUNIZIONE DELLA SERVA SARA


Nobili Signore, serva sudiciona,
vi relaziono sui primi giorni di corso, non ho avuto modo di controllare da vicino la perra ma Alejandra insiste, la perra è in buone mani. Le prime lezioni, come anticipato si tengono nell’hydroterapia. La prima sfortunata “guinea pig” è la serva Sara, una biondina quarantenne. Sara si è meritata la partecipazione come “caso di studio” per …. eccesso di ammonizioni. Dovete sapere che qui se le detenute paiono battere la fiacca, vengono ammonite una sola volta, la seconda volta iniziano i castighi. A Sara verrà applicato un clistere punitivo. Vedo la quantità di liquido, niente di particolare, solo 1.5 litri. Ma, spiega Alejandra, lo scopo di questo clistere è di fare da base al enema “gota a gota”. Infatti, sulla piantana che sorregge l’apparecchio, viene attaccato un secondo apparecchio, dotato di un regolatore simile a quello delle flebo. E’ così possibile far durare il clistere per tempi lunghissimi, riempiendo l’intestino molto lentamente, oppure addirittura regolare in maniera da limitarsi a compensare l’acqua assorbita dai tessuti. E ci viene mostrata una delle bottigliette dell’armadio a vetri, contenente un liquido di colore rosso. Leggo sull’etichetta gli ingredienti, vi riporto quelli che ricordo: sapone neutro, bicarbonato, olio di ricino, estratto di bile bovina, senna ed altri nomi scientifici che non capisco. Capisco benissimo, invece, le istruzioni d’uso: il preparato eccita i movimenti dell’intestino. Se usato in piccole dosi, stimola i movimenti peristaltici provocando un forte stimolo all’evacuazione. Si avverte che l’uso del preparato in dose abbondante, provoca una immediata incontenibile evacuazione, seguita da forti crampi per un lungo periodo. Capita a fagiolo una delle detenute in punizione: Alejandra, davanti a tutte la classe delle sorveglianti, le ordina di denudarsi. Lega poi le braccia della ragazza alle cinghie alla sbarra superiore di quello che vi ho descritto come “asticella”. In realtà vediamo che si tratta di un oggetto molto robusto, fissato al pavimento. La ragazza, dicevo, è così costretta a stare in piedi. Le viene infilata una cannula con una vistosa “oliva” sulla punta. L’operazione non è troppo piacevole. Viene praticato rapidamente il primo clistere di riempimento. Poi Alejandra preleva, con una piccola siringa, una piccola quantità del rosso liquido e lo aggiunge ai 2 litri di acqua del “gota a gota”, che diventa immediatamente di un bel rosa. Il gocciolatore viene presto regolato su un gocciolamento abbastanza vivace ed inizia la somministrazione. Per i primi dieci minuti non accade nulla di particolare, ma in seguito i movimenti della ragazza, che stringe forte le cosce tra di loro, indicano che l’effetto è cominciato. Bisogna dire che la poveretta, con le braccia fissate in alto, non ha alcuna possibilità di lenire i dolori, inoltre la posizione all’impiedi non né certo la migliore per un clistere, visto che la forza di gravità aiuta l’espulsione. Alejandra non risparmia le minacce, se sfugge anche solo una goccia la ragazza riceverà una punizione memorabile. E così per una interminabile mezz’ora la punita deve sopportare il rivolo di liquido che la tormenta, gonfiando ad un ritmo impercettibile il pancione. Ad un certo punto la ragazza scoppia addirittura in lacrime ma la clessidra non ha ancora terminato la sabbia e la punizione continua. Alla fine la ragazza cede, espelle la cannula ed un fiume di liquido inonda la vasca prudentemente posta sul pavimento.
Alejandra, magnanima attende che il tutto sia finito, si avvicina all’armadio delle attrezzature e torna con una sonda di gomma rossa, con due palloncini a forma di uovo posti verso la punta: una sonda Bardex! Ci viene mostrato come i due palloncini possano venire gonfiati, aiutando così a prevenire eventuali perdite, anche se, continua Alejandra, potrebbe sempre avvenire un “parto”.
La detenuta, stavolta, non deve attendere a lungo per il riempimento, Alejandra scioglie direttamente una doppia dose del liquido rosso in tutto il liquido e somministra il tutto piuttosto rapidamente. La ragazza cerca, per quanto può, di restare in piedi ferma, ma i dolori alle viscere la fanno contorcere come una biscia! Rivoli di sudore e sospiri si sprecano, anche se, obbedendo agli ordini di Alejandra, nessuna implorazione viene emessa. Alejandra sembra molto soddisfatta, limita addirittura il tempo di ritenzione ad un solo “giro di clessidra”. Il bonumore di Alejandra, ci rivelerà più tardi, è dovuto al fatto che una delle detenute, gli hanno riferito, si è appena meritata una delle memorabili punizioni per cui l’Istituto è famoso. Domani, ci annuncia, potrete assistere al “Parto” ed alla speciale preparazione adottata per le detenute più ribelli.
Termina così la giornata, devo confessare di essere curiosa, non ho idea in che cosa consista questa punizione ma domani lo scopriremo.
Vostra umile sorvegliante Nadia.
(87- continua)


12 luglio 2014

PENSION BALNEARIA 86


Nobili Signore, serva sudiciona,
la perra è stata messa al lavoro e, presto vi racconterò i suoi guai. Ma veniamo a me, sto seguendo il corso da sorvegliante. Una cosa assai interessante per una che fino a pochi mesi fa era dall’atra parte della barricata. Oltre a varie lezioni teoriche sui (mal)trattamenti delle detenute, ci viene annunciato che presto inizieranno le lezioni pratiche. Poiché molte di queste lezioni tratteranno di castighi vari, diventa necessario reperire delle serve “guinea pigs”, insomma delle più o meno volontarie. La Direzione ha stabilito che alla fine di ogni giorno si raccolgano i nomi delle detenute che hanno meritato dei castighi, vuoi per non aver lavorato a sufficienza, vuoi per aver combinato dei guai. Queste faranno da cavie per le lezioni dei giorni successivi. Maestra Alejandra accompagna la classe delle sorveglianti al primo ambiente, la sala dell’ “hydrtoterapia”.
In questa sala viene conservata tutta la strumentazione per riempire e svuotare, con varie modalità, il corpo delle detenute. Quattro oggetti sono evidentemente destinati allo scopo di bloccare la punita e renderne accessibili gli orifici: due lettini, dotati di cinghie per bloccare braccia e gambe. Sui lettini possono essere montati dei supporti per le caviglie, che permettono di bloccare la punita in posizione “ginecologica”. Un grosso “volante” posto al di sotto della mezzeria del lettino, permette di inclinare il lettino un po’ in tutte le posizioni, per cui si può mettere la punita con la testa ben più alta o ben più bassa dei piedi, arrivando quasi in posizione verticale. Una sedia, simile alla “silla della verguenza” che già ben conoscete, permette di bloccare la punita in posizione seduta, lasciando sempre ben accessibili gli orifizi. Un terzo oggetto appare, quasi inspiegabile in questo contesto: un inginocchiatoio. Guardando meglio vedo che anche questo è dotato di robuste cinghie per trattenere le punite. L’ultimo oggetto è quello che definirei l’asticella, per analogia con le asticelle del salto in alto, una struttura costituita da due robusti sostegni, su cui può essere bloccata, a varie altezze, una robusta barra trasversale, dotata di cinghie di contenzione per i polsi. Insomma è un modo per bloccare in alto le braccia delle detenute, in questo modo la totalità del loro corpo è accessibile da tutti i lati.
Tutti questi oggetti, lettini, sedia, inginocchiatoio ed asticella hanno alla base una specie di vasca che impedisce a “perdite” di liquidi di inondare i pavimenti.
Un grande armadio a vetri mette in mostra una serie di oggetti.
Innanzitutto alcuni apparecchi per il clistere, in plastica medica bianca. Solo che le proporzioni sono enormi terranno almeno 4 litri ed infine alcuni giganteschi ricavati da capaci taniche di plastica.
Seguono tubi di collegamento e rubinetti, ordinatamente disposti in sacchetti di plastica. Vengono poi capaci siringoni di plastica. Ed infine, disposte in scatolette e vassoi di plastica, sonde di tutti i tipi. Partiamo da sonde in plastica rigida di varia foggia, contenute in scatolette-espositori che presentano per ogni tipologia almeno quattro diverse misure via-via crescenti. E’poi la volta dei cateteri, usati sempre a scopo punitivo. A seguire sonde lisce di gomma, di diametri e lunghezze diversi. Ulteriori vassoi raccolgono sonde Bardex con una coppia di palloncini gonfiabili. E per finire, una collezione di plug rettali di varie fogge e misure, tutti dotati di un forellino centrale ed un raccordo per collegare il tubo del clistere. Al posto d’onore una scatola, purtroppo chiusa, di lucido legno scuro. Chiedo lumi e mi viene risposto che è “el muñeco”.
Un ultima anta dell’armadio contiene, ben ordinate scatolette e bottigliette di vari colori. Ci spiegano che si tratta degli additivi per preparare i liquidi per i vari trattamenti, oltre a potenti purganti.
Alejandra ci annuncia che, in vista del corso, sono state posticipate tutte le punizioni della settimana, per cui ci sarebbero state “cavie” per mostrarci l’utilizzo della strumentazione di punizione. E, ci dice, oltre ai soliti clisteri che ben conosciamo, qui avremo modo di ampliare le nostre conoscenze, per esempio vedremo il temuto “enema gota a gota”, il “lavado gastrico”, il “lavado vescical” , il “lavado del colon”. Avremo certamente occasione, grazie a qualche detenuta particolarmente ribelle, di assistere al “trabajo forzoso”, detto anche “parto anal”, per cui si usa, appunto “el muñeco”.
Ma veniamo alla perra, dovete sapere che le Signore, per finanziare questa istituzione, hanno creato una fabbrica artigianale di piatti di ceramica. Una fortunata coincidenza ha fatto sì che nel terreno cintato dall’alto muro a prova di evasione, vi fosse un giacimento di caolino. L’ideale per fare del prezioso vasellame. L’ideale anche per far lavorare le detenute. Molte si consumano a scavare, a colpi di zappa, la preziosa materia prima. La raffinazione e formatura degli oggetti sono invece affidate ad abili artigiane, ex detenute, delle vere artiste. Le detenute normali, tornano in auge per far funzionare i forni di cottura, infagottate nelle loro divise, sudano rivoli di sudore, a spalare combustibile e far girare i ventilatori del forno. Vengo a sapere che la perra si è data da fare per farsi assegnare un facile lavoretto: trascinare il carrello con il prodotto finito dai forni al magazzino di stoccaggio. Dico ad Alejandra che la perra non merita tale trattamento di favore, ma Maestra Alejandra mi risponde “tranquila, no es tan simple come parece”. Vedremo quindi cosa attende la perra.
Vostra umile sorvegliante nadia
(86- continua)

28 giugno 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 3


Diario di un'educazione – 3
I giorni di servizio si allungano monotoni: pulizia dei pavimenti, con la Oberschwester che spesso fa rifare pretestuosamente il lavoro con la serva ginocchioni. Poi lavare, stirare e …. Ripartire dall’inizio. La serva riga dritto, ha capito che non conviene sgarrare, lavora duramente ed in silenzio, come le sta insegnando la Oberschwester.
Ma c’è un altro problema: sarà il grande impegno messo nel lavoro, saranno le pause per il bagno concesse ad orari rigorosamente fissi, insomma, il già lento intestino della serva si blocca completamente. La povera stupida, anziché chiedere consiglio ed aiuto, rimanda di giorno in giorno, sperando…. Ma le scodelle di zuppa di cavoli che la Oberschwester tanto gradisce, alla povera serva stitica creano dei problemi: la serva si ritrova con un pancione dolorante e gonfio d’aria. E’ inevitabile che, piegandosi per passare lo straccio sotto al letto….. la serva ammorbi l’aria. La Oberschwester sottopone la serva ad uno stringente interrogatorio: da quanti giorni … non va? La serva cerca di tergiversare, ma la minaccia di una sculacciata la convince a confessare: “cinque”. “Cinque cosa?” inquisisce la Oberschwester “non mi scarico da cinque giorni” è la risposta della serva. La cosa è grave, una lunga telefonata alla Signora ed una alla Farmacista, fanno sì che in serata le due donne arrivino.
La serva sente le donne discutere, la Oberschwester, stavolta pare in disaccordo con le altre due. La serva, “origliando distrattamente” sente la Signora dire: “Mia cara, siamo d’accordo che la glicerina possa dare ottimi risultati ma, qui da noi si è soliti andarci un po’ più leggere, vedrà che comunque i risultati non mancheranno, glielo assicuro”.
La serva viene spedita in fretta per un acquisto urgente: “Prendi del sapone neutro da bucato e dell’olio di oliva. Prendi il più economico”. La serva si meraviglia un po’: la Signora chiede sempre il meglio, che strano.
Al ritorno la serva trova le tre donne ad attenderla. La Signora le ordina di spogliarsi e restare solo con le mutande disciplinari. La bottiglia di olio viene scaldata a bagnomaria. Poi la Farmacista prende dalla propria borsa una “pera” pera di gomma rossastra. La pera viene lentamente riempita di olio tiepido. Alla serva vengono abbassate le mutande disciplinari e deve mettersi prona, sulle ginocchia della Oberschwester, riparate da un lungo grembiule. La Signora dirige attentamente le operazioni. Il dito guantato della Oberschwester lubrifica accuratamente, poi il beccuccio di gomma della pera si fa strada nel buchetto della serva. Una leggera pressione rivela che il beccuccio si è intasato. Questo richiede l’estrazione e la pulizia del beccuccio ed una nuova inserzione. L’iniezione di olio caldo non è affatto dolorosa, anzi, alla serva piace molto venire accudita dalle tre donne. La serva viene ammonita di non perdere neanche una goccia, comunque la Farmacista mette nelle mutande disciplinari un pannolone, l’olio tiepido ha la particolarità si trovare sempre una strada per uscire, meglio evitare macchie. Alla serva pare di sognare, lasciata tranquilla a pisolare sul divano, nel tepore di una coperta. Che bello fare la “malatina”. Ma di lì ad un ora la Farmacista giudica che l’olio abbia fatto il suo effetto, ora di smuovere un po’ le cose. Viene preparato un catino con acqua calda in cui grattugiano un buon pezzo di sapone. L’acqua si fa densa e scivolosa, la consistenza è più di panna che latte. Nuova introduzione, la serva sente il caldo liquido entrare, dà po’ di fastidio ma niente più. La pera svuotata viene nuovamente riempita e reinserita più volte. Ora il pancione dà ondate di dolore che la stimolano ad andare in bagno. Ma le tre donne la trattengono sulle ginocchia della Obershwester: bisogna fare le brave bambine e resistere. Ma man mano che passa il tempo resistere diventa un impresa, la serva suda e smania. Ancora un po’ e non ce la farà a reggere fino al bagno. Ma la Farmacista ha pensato a tutto: va in macchina un attimo e torna…. Con un capace secchio a cui è adattata l’asse del water. Ecco, mia cara, dice la Signora, non preoccuparti, al momento opportuno ti accomoderai qui. Ormai la serva soffre talmente che non le interesserà scaricarsi così pubblicamente. Ma non è ancora giunto il momento, i massaggi al pancione continuano e anche le ondate di dolore. Di lì a poco la serva capisce che la prossima ondata non riuscirà a reggere. La Signora ora la incoraggia, stringi ancora un attimo, ecco, ora puoi sederti. Ed ora fai pure. Ma nonostante lo stimolo così forte, la serva fatica, è dopo un buon cinque minuti di “spinte” che un urlo di dolore ed un tonfo nel secchio annunciano alle Signore che è saltato il “tappo”. La serva, persa nelle coliche e nelle scariche che la devastano, quasi non nota la gioia delle Signore: non ci sarà bisogno di portare la serva al pronto soccorso, anzi, dopo un bidet ghiacciato e l’applicazione di una bella cremina lenitiva uniti ad una nottata di riposo, il buchetto della serva sarà nuovamente disponibile per l’intensivo programma di rieducazione e condizionamento intestinali che le Signore hanno ideato.
(3- continua)

18 giugno 2014

PENSION BALNEARIA 83

Nobili Signore, serva sudiciona,
dopo le lunghe descrizioni delle punizioni inflitte alla perra che, come fattomi notare da Madame Janine, è ormai ridotta al rango di schiava, una novità si affaccia all’orizzonte.
Il Tribunale delle Signore convoca la perra vicino alla capitale. La Signora mi chiama e, in qualità di sorvegliante, mi incarica di trasportare la perra fin là. Un viaggio non da poco, un incarico veramente “rognoso”.
Vi spiego: anticamente una sorvegliante non aveva che da incatenare la condannata, farle portare in spalla sacco contenente le provviste per il viaggio e legare le catene alla sella del proprio mulo.
Ad ogni villaggio la condannata diventava lo spettacolo del giorno e veniva sbeffeggiata dalla popolazione. La notte venivano ospitate dai vari istituti di correzione che allora costellavano il paese.
Attualmente le condizioni sono cambiate e riuscire a trasportare una detenuta è diventato difficile. Si rischia sempre di incappare in qualche controllo e questo fornisce alla condannata una possibilità di facile fuga. Ci penso un po’ su: è chiaro che, qualsiasi sia il mezzo di trasporto scelto, una detenuta incatenata e magari imbavagliata, dia subito all’occhio. Del resto lasciare la detenuta libera è impensabile….. e mi ricordo da ragazzina, quando mi ruppi una gamba, che fatica camminare con il “gesso”. Detto fatto, recupero una quantità di bende, un sacco di gesso, avanzato ai muratori e mi industrio a imbevere le bende nel gesso. Poi richiamo alla mente un breve corso di pronto soccorso, e così la perra si trova con le due gambe ingessate fino a ben sopra il ginocchio. E’ ancora in grado di fare dei passettini, ma da qui a tentare di fuggire.. ne passa parecchio. Ma non mi sento completamente sicura e così, una bella ingessata anche alle braccia, due cinghiette, inserite nel gesso permettono di unire le braccia tra di loro, impedendo così eventuali aggressioni alla guardiana. Resta il problema del bavaglio. Qui mi viene in soccorso la Signora, mi fornisce un flacone di spray, un potente anestetico che ha la particolarità di paralizzare completamente ugola e corde vocali, un paio di spruzzi e la perra non potrà che mugolare per una buona mezz’ora. Il difficile sarà convincerla ad aprire bocca per spruzzarci lo spray.
Il mezzo di trasporto, già prenotato dal Tribunale, sarà un treno notturno.
“Attenta, da qui esce una detenuta, in ogni caso ne rientrerà una, se te la lasci scappare la sostituirai nella condanna”, queste le preoccupanti parole della Signora. No, non ho alcuna intenzione di abbassare la guardia, se la perra tenta qualcosa, piuttosto la ammazzo di botte.
E sul fare della sera, faccio mettere alla perra le “bragas de goma”, non voglio doverla portare al cesso, le butto addosso una specie di lungo saio, dotato di cappuccio. Una macchina della Pension ci accompagna alla stazione. La perra, impedita ed appesantita dai gessi, fatica a camminare. Mi devo ricordare di fissarle le mani, una volta sul treno, quei gessi possono diventare un arma ….
E finalmente siamo nello scompartimento, ho addirittura dovuto aiutare quell’inetta della perra a salire nello scompartimento. Lo scompartimento notturno è tutto per noi, nessuno ci disturberà. Allaccio tra loro le cinghiette delle braccia della perra, meglio stare sul sicuro. Finalmente partiamo e mi posso rilassare. Il treno è parzialmente vuoto, meglio così meno disturbatori e meno persone che possano sentire eventuali grida della perra. La perra sembra addormentata, mi rilasso anche io e a tratti sonnecchio. “TOC TOC Billete, por favor”.
Cazzo, ci mancava anche il controllore! La perra si sta già riscuotendo, ho solo pochi secondi, se si mette a gridare sono nei guai. E qui mi viene in aiuto la giovinezza passata nei bassifondi e le innumerevoli risse a cui ho partecipato, una bella gomitata alla bocca dello stomaco la lascia senza fiato, ora boccheggia, cercando di aspirare aria. Ho già in mano lo spray paralizzante, tre belle spruzzate mettono fuori uso la voce della perra. Le sistemo il cappuccio del saio, in modo da nasconderle un po’ la faccia. “TOC TOC” “LLEGO……. LLEGO!”
Apro la porta, sono in due, il controllore ed una guardia di sicurezza. Guardano la perra, tutta ingessata che mugola e si lamenta. La mia divisa da sorvegliante mi fa scambiare per una infermiera, mi indico la tempia con l’indice ed alzo gli occhi al cielo “pobre loca”. Porgo i biglietti, il controllore e la guardia se ne vanno in fretta. Ed all’esterno li sento commentare “Que olor!”, si la puzza della perra mi ha aiutato, non si sono insospettiti e non hanno fatto domande, sicuramente non ripasseranno a disturbarci. Ed al mattino arriviamo, su un binario secondario, non è un treno di lusso, solo un anonimo treno per gente che non ha né fretta né soldi. La perra non attira grande attenzione tra i viaggiatori mattinieri. Un furgoncino del Tribunal ci attende……..
E finalmente posso consegnare la perra alle amorevoli cure del Tribunale, continuerò però a seguirne le vicende, poiché proprio qui dovrò seguire un corso di specializzazione come sorvegliante.
Sorvegliante nadia.
(83- continua)

29 maggio 2014

PENSION BALNEARIA 82


Nobili Signore, serva sudiciona,
una affezionata cliente della Pension ha regalato alla Signora un cane. Un vero “mastino spagnolo” di nome “Diablo”. Sentendo il nome e la razza mastino penserete senz’altro ad un cane feroce, assetato di sangue……. niente di tutto questo. Nonostante sia solo un cucciolo ha la taglia di un vitello. Selezionato per gestire le greggi non è assolutamente aggressivo, si fa rispettare “marchiando” di tanto in tanto le cosce delle pecore con leggere “pinzate” dei denti, senza però mai affondarli. Infatti in breve alla Pension tutte, sorveglianti e detenute, abbiamo i nostri bei segni di qualche “pinzata”. Comunque un vero cane bonaccione che conosce la propria forza e fa in modo di non utilizzarla per fare male, si limita a mettersi in mezzo ed eventualmente “appoggiarsi” facendo cadere il malintenzionato.
Una pacchia per le detenute, direte voi. Il problema è che il bestione ha avuto un imprinting sbagliato, si crede un umano. Ed è sempre lì a puntare il suo sensibilissimo naso alle “parti basse” sia di noi sorveglianti ma soprattutto delle detenute. Ed alcune detenute, tra cui in particolare la perra, che si pisciano addosso con facilità, emanando così un pessimo odore, mandano in tilt il buon Diablo che si eccita ed inizia il “corteggiamento”. E bisogna dire che il buon “Diablo” è proprio ben dotato. Per una volta nella vita le detenute apprezzano le mutande rinforzate di gomma e cuoio, visto che Diablo non ha falsi pudori e si esibisce in clamorosi tentativi di monta. Il tutto si conclude inevitabilmente con la detenuta seppellita dalla stazza di Diablo che, poverino, si scontra con l’invalicabile spessore delle mutande. A volte ci vuole un secco richiamo della Signora per farlo desistere. Questi sono i fatti. Ovviamente noi sorveglianti non ci siamo fatte sfuggire l’occasione per terrorizzare ancora di più perra e compagne. Abbiamo raccontato loro fantasiose storie di detenute possedute di dietro dal mastino, così dolorosamente che per permettergli di estrarre il pene lo si era dovuto calmare a secchiate di acqua ghiacciata. Un'altra perversa fantasia, racconta di una detenuta a cui il buon Diablo ha staccato un orecchio durante un orgasmo.
Resta il fatto che il poveretto, continuamente frustrato sessualmente, rischia di deperire. La Signora, dopo aver cercato invano nel circondario una femmina di molosso adatta, annuncia che la prossima detenuta a meritarsi una punizione, dovrà, per un intero mese, provvedere “manualmente” al benessere fisico del povero Diablo. Naturalmente faccio in modo che la Perra si aggiudichi per prima la punizione. Francamente non la capisco, pianti e musi lunghi, fino a che non impugno la “vara” e metto fine alle contestazioni. E devo dire che il buon Diablo apprezza molto la manualità della perra, a tal punto che tende a farle “la corte” scortandola e cercando di difenderla. Addirittura diventa difficile somministrare alla perra un clistere, Diablo scambia la vaschetta per l’abbeveratoio svuotandola con grande soddisfazione!
Non preoccupatevi, comunque, ci vuol ben altro che un molosso per impedirmi di applicare le meritate punizioni alla perra.
E visto “l’innamoramento” di diablo non si contano le battute sul fatto che la perra ha trovato “su marido, el perro”.
La perra sopporta a fatica la situazione, tanto che un giorno, nel momento in cui non si sente osservata rifila un potente calcio nei “cojones”i di Diablo. La cosa non passa inosservata, anche perché il povero Diablo fa una scenata, urla, guaiti ed uggiolii, neanche che lo avessero ammazzato.
La Signora, informata dell’accaduto interviene ed alla perra viene inflitta un ulteriore umiliazione: dovrà soddisfare Diablo con la bocca! Inutile dire che, prevedendo l’accaduto mi sono portata la “vara”, per cui il sedere della perra viene in breve solcato dai segni incrociati delle vergate, fino a che, tra lacrime e singhiozzi, promette che eseguirà l’ordine. Organizziamo così il “teatrito”, il teatrino, in cui avvengono le vergognose punizioni pubbliche. Qui il buon Diablo viene fatto stendere e la perra deve accontentarlo.
E per la perra non si prospetta certo un roseo avvenire, la Signora, cercando una femmina adatta, ha scoperto che il seme di un “mastino spagnolo” di razza purissima, è molto ricercato, visto che i poveretti, data la mole, hanno qualche problema riproduttivo. E così la perra viene rifornita di provettoni, in cui dovrà, volente o nolente, raccogliere il “prodotto” del mastino. Sono ben contenta di questo, che anche la perra provi ad essere punita e vedere che la propria punizione arricchisce qualcun altro!
Sorvegliante Nadia
(82- continua)

21 maggio 2014

LANCY 15 - L'INGRAVIDAMENTO


LANCY 15 – L’INGRAVIDAMENTO
di sguattera sudiciona

Non è una buona giornata per le mucche di Lancy. Il tempo piovoso, infatti ha messo di cattivo umore la Dottoressa Helga e qualche mucca sta per farne le spese. La Dottoressa, per distrarsi sta leggendo per la millesima volta la relazione del medico del 700. Fa anche delle ricerche su internet ma, salvo un articolo scritto nel 1965 da un oscuro medico statunitense che descriveva un “retrograde enema” non trova altre indicazioni. Leggendo racconti di varie Signore che relazionano su clisteri imposti a lamentevoli serve diventa via via sempre più evidente che queste serve sono delle inguaribili porcelle e che i lamenti non sono altro che urla di libidine mascherate. Da qui l’enorme variabilità di “capacità” riscontrate nelle serve.
La Dottoressa decide di focalizzare la propria attenzione sulla mucca 14: un perfetto case-study. Tale mucca, pare, abbia una ridotta capacità. Ma la Dottoressa è sicura che la mucca 14 dia chiari segni di alterarsi quando sottoposta a tali pratiche. E qui la Dottoressa picchia un pugno sul tavolo: “la vedremo”. Ed è guardando una di quelle caraffe per filtrare l’acqua che alla Dottoressa viene una idea: se la mucca 14 non collabora al “riempimento dal basso”, ricavando un indebito godimento ebbene, subirà un bel “riempimento dall’alto”. La Dottoressa sorride, in questo modo riuscirà a stabilire scientificamente quale è la capacità della pancia della mucca 14. La Dottoressa pensa di riempire la mucca 14 con un purgante a base di acqua con disciolti dei Sali, telefona per consigli ad una sua amica Veterinaria. “Therese, vorrei un consiglio per …. una purga da cavalli o, per meglio dire, una purga per una vacca”. Ed è così che ben presto la Veterinaria fornisce una chiara ricetta. Si tratta di una potente purga uguale a quella usata per la preparazione agli interventi chirurgici o ad una colonscopia negli umani, ma visto l’uso veterinario non servono insaporitori o dolcificanti. Sarà costituita da litri e litri di acqua con dei sali. Unica aggiunta sarà dell’olio di ricino che, ben emulsionato lubrificherà ben bene le budella della mucca 14. “Ti assicuro che mucche e cavalli sono assolutamente contenti di bere questa mistura salata ed oleosa, tanto che bisogna fermarli prima che ne bevano troppa “ è la conclusione della veterinaria Therese.
Ottimo pensa la Dottoressa, ma per fare in modo che la mucca 14 abbia ancora più spazio in pancia andrà tenuta a digiuno per un paio di giorni.
Ed è così che la sudiciona, pardon, la mucca 14, sempre con le tette doloranti vede le altre mucche ricevere il pasto. Sarà pure un modo indegno di nutrirle ma almeno quello riempie lo stomaco, la sudiciona ha fame, una gran fame, ma niente, nessuno la nutre. Può solo muggire di disappunto.
E il fatto di essere tenuta a digiuno non la esime dalle applicazioni mammarie del tiralatte che, anzi vengono man mano intensificate e prolungate.
Passato il periodo di digiuno la Dottoressa Helga si sente pronta. Indossa una immacolata divisa bianca di morbidissimo cuoio, calza lunghi guanti di gomma neri. Ha già fatto preparare un grosso secchio di zinco, da 6 litri pieno di acqua. Pesa accuratamente le opportune quantità di Sali che, assieme ad una capace bottiglietta di olio di ricino non deodorato, vengono aggiunti al beverone. La Dottoressa immerge una specie di mini-pimer, allo scopo di sciogliere i sali ed emulsionare l’olio alla perfezione. Frau Helga immerge due dita nella soluzione e le sfrega tra loro: perfetta, untuosa al punto giusto. Appoggia il dito sulla lingua e fa una smorfia: che schifo l’acqua ha un gusto terribilmente salato e il sapore dell’olio di ricino non deodorato, fa la sua parte. Vedremo se la mucca 14 apprezzerà il beverone, come affermato dalla Veterinaria, si dice la Dottoressa. Poi riflette, la mucca 14 dovrà bere ad un ritmo costante. Anzi, per creare un riflesso pavloviano dovrà bere tutte le volte che suonerà un campanello. La Dottoressa prende una grossa tazza di stagno, tiene quasi mezzo litro, perfetta. Sta per stilare l’Ordine di servizio con le minuziose istruzioni per la mungitrice, poi ci ripensa: per una volta sarà lei in prima persona a castigare la mucca 14, dopotutto Madame Janine si è tanto raccomandata per un trattamento speciale ….


PURGATIONEM
La mucca 14, sempre a digiuno ha anche molta sete. Sente il rumore dei tacchi degli eleganti stivali della Dottoressa Helga, seguita da due delle mungitrici, una spinge un carrello, coperto da un telo verde, l’altra spinge una piattaforma a ruote con sopra un inginocchiatoio, dotata di una specie di grosso orologio a lancetta: si tratta di una bilancia portatile per veterinari. La sudiciona si meraviglia. La Dottoressa vede il suo sguardo interrogativo e le dice: “Si mucca 14, per la tua comodità ho deciso di risparmiarti la salita fino all’ambulatorio, oggi hai una visita domiciliare”. La sudiciona viene fatta alzare e salire sulla bilancia, di fronte a lei il carrello che la Dottoressa scopre con un gesto deciso. La sudiciona vede il grosso secchio, colmo di acqua e la tazza. Oltre a questo un cronometro meccanico “Longines”, di quelli usati da cronometristi ed allenatori fino agli anni ’70, prima dell’avvento dell’elettronica, inoltre un campanello, di quelli usati per chiamare le domestiche ed un preoccupante scudiscio di quelli di cuoio intrecciato.
“Ora stai bene attenta, mucca 14, non voglio doverti ripetere gli ordini”, dice la Dottoressa, “quando suono il campanello tu immergi la tazza nel secchio e la riempi fino all’orlo, poi la bevi tutta d’un fiato, mi hai capito bene? Tutta d’un fiato. Puoi rispondere..”, “Si, Dottoressa, ho capito.”, “Stupida vacca, non devi capire, DEVI OBBEDIRE, MARSH!”.
La Dottoressa si annota coscienziosamente il peso iniziale della mucca 14 poi suona il campanello. La sudiciona immerge la tazza nel liquido, si chiede come farà a bere una tazza così grossa tutta d’un fiato. Avvicina la tazza alle labbra, tira un ultimo respiro ed inizia a bere. La sorpresa data dal gusto terribilmente salato, misto al retrogusto dell’olio di ricino è tale che il sorso le va per traverso. Mente è piegata in due dai colpi di tosse sente la Dottoressa al telefono con Madame Janine: “Mia cara, le annuncio che sono costretta a somministrare una purga drastica alla serva che mi ha inviato. Voglio proprio vedere se oltre a svuotarle le budella riesco a svuotarle il cervello dal pernicioso vizio di cui è schiava”. Poi la Dottoressa si rivolge alla sudiciona, che ha finalmente finito di tossire: “hai proprio ragione, manca la schiumetta, ho dimenticato un ingrediente base”. E la sudiciona vede la Dottoressa aggiungere due cucchiaiate di polvere bianca e mescolare intensamente. Subito si sparge un odore di sapone e la superficie del liquido si copre di schiuma. “Hai fatto bene a ricordarmelo”, celia la Dottoressa, “dimenticavo che sei passata dal settore mule ed hai imparato ad apprezzare il nostro ottimo sapone di Marsiglia, un toccasana per le budella”.
Ed il supplizio della mucca 14 riprende.
La Dottoressa si è messa comoda, su una poltroncina. Con cadenza cronometrica suona il campanello. La sudiciona , obbedisce prontamente. Avvicina nuovamente la tazza alle labbra e si sforza di bere il tutto in apnea. Ma la quantità è tale che ci vogliono tre lunghi sorsi. Tra un sorso e l’altro si sente la sudiciona tirare un rapido respiro. La Dottoressa ha volutamente fatto inginocchiare la sudiciona, infatti ben presto la mucca 14 è scossa dalla più monumentale nausea mai provata e vomita in un bacile posto di fronte all’inginocchiatoio dalla previdente Dottoressa.
Dottoressa che si mostra inflessibile: di fronte ad una supplichevole occhiata della sudiciona, che si è svuotata lo stomaco la Dottoressa dà disposizioni che preparino un secondo secchio da 6 litri di purga. “Vediamo chi la vince” dice minacciosa la Dottoressa alla mucca 14, suonando il campanello. La sudiciona vede che la Dottoressa ha già in mano lo scudiscio, abbassa gli occhi e inizia nuovamente a bere. Dobbiamo dire che la mucca 14 è coscienziosa e si sforza con tutte le sue forze di tenere giù la vomitevole mistura. Infatti la Dottoressa nota che la sudiciona, nonostante non riesca a trattenere tutti i conati, sta lentamente crescendo di peso, chiaro sintomo che una parte della purga resta giù. Ma diamo una occhiata alla sudiciona, suda freddo, pallidissima, gli occhi inondati di lacrime, le cola pure il naso. Durante i conati riesce a non cadere a terra unicamente grazie all’inginocchiatio.
La Dottoressa segue attentamente il riempimento della sudiciona, siamo già ad un litro e mezzo. La Dottoressa preme, con la mano guantata, il ventre della sudiciona, è ancora presto, il liquido non ha ancora abbandonato lo stomaco. Il supplizio della sudiciona prosegue, ormai la poveretta è in stato di trance. La Dottoressa prosegue col suonare il campanello. Ormai l’acqua inizia a riempire il ventre della sudiciona. La Dottoressa osserva attentamente la sudiciona, apprezza il viso contratto dallo sforzo di “tenere giù il liquido”. Verifica il peso, proprio come pensava, la sudiciona ha già assorbito due litri di acqua e la pancia ancora ben morbida è un chiaro sintomo che la mucca 14 può assorbire molto, molto di più, basta che la stupida sudiciona non svenga….
Ma per la sudiciona si sta avvicinando un altro problema: bevi e ribevi e la vescica è ormai piena. Cerca di resistere stringendo le cosce ma…. prima poche gocce, poi un rivoletto inizia a scendere lungo le gambe, diventando ben presto un inarrestabile getto. La Dottoressa, accortasi della cosa, decide di concedere una breve pausa alla mucca 14. Una volta che la vacca ha orinato, la Dottoressa preme profondamente il pancione in via di riempimento, c’è ancora posto e siamo già a quattro litri. La Dottoressa riprende a suonare il campanello e la povera sudiciona ad inghiottire tazze su tazze di purga. Dei brontolii si fanno sentire dal pancione della mucca 14, che inizia a dare segni di …. insofferenza. La Dottoressa guarda la bilancia, niente male, cinque litri. La panciona della mucca è ora molto distesa, se viene premuta, sia pure leggermente, la sudiciona si lamenta pietosamente. Bene, si dice la Dottoressa, con un po’ di allenamento è possibile che questa porcella riesca a ricevere tutti i sei litri previsti dalla “formula aurea”, questa sarebbe finalmente la dimostrazione che la formula è corretta e che qualunque Signora possa stabilire in maniera incontrovertibile la capacità della pancia di una serva, a patto di non permetterle di eccitarsi.
Si, si dice la Dottoressa, bisognerà proprio rivedere le modalità di somministrazione dei clisteri, in modo da ridurre le stimolazioni derivanti da un modo di procedere troppo delicato, grazie a questa stupida vacca si apre un nuovo mondo di sperimentazioni . E credo, pensa ancora la Dottoressa, che la vacca 14 non apprezzerà per niente questo mio prodigarmi per la scienza!
Ma per la sudiciona non è finita col termine del liquido da inghiottire, al pari del tradizionale clistere, anche col riempimento “dall’alto” esiste un periodo di ritenzione obbligatorio. Anzi, per renderlo più efficace, la Infermiera Mungitrice si incarica di far camminare la sudiciona in tondo attorno alla stalla, in modo da servire da monito anche per le altre vacche. E così la Dottoressa fa nuovamente partire il cronometro, mentre la sudiciona, tirata per la cavezza, cammina col pancione ben in fuori. Verrà costretta a compiere giri su giri, un passettino dopo l’altro, tra nausee e contrazioni, per un tempo infinito. La mucca 14 è coperta di sudore gelato, la terribile purga ha ormai …. fatto il suo corso ed alla fine la sudiciona terrà fede al proprio appellativo, scaricandosi così all’impiedi, mentre continua a camminare di fronte a tutte le sue compagne. E come premio la Dottoressa la sottopone ad una dolorosa ispezione vaginale con uno speculo maggiorato, constatando con soddisfazione la secchezza delle mucose, chiaro indicatore che stavolta la cura funziona e la sudiciona non si è eccitata.
Bene, commenta la Dottoressa, vediamo di stancare un po’ la vacca 14 con un po’ di sano esercizio fisico, prima di sperimentare un bel riempimento mediante clistere. La Dottoressa si dice: “sono sicura che questa vacca , dopo quello che le farò passare, non si permetterà più di godere durante un clistere, neanche se stimolata a bella posta”.
Ed è così che termina la dura giornata della mucca 14. 

(15- continua)


2 maggio 2014

PENSION BALNEARIA 79


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
i clisteri della perra si susseguono regolari. E pian piano la punita inizia a trattenerne ogni giorno mezzo bicchiere in più. Ormai utilizzo la cannula grossa come un pene (la penultima) ed insisto violando più volte il suo sordido buco. Il fatto che subisca il giornaliero clistere non la esime dai suoi turni alla noria. E il suo peso inizia a scendere. Poiché mi occupo personalmente di lei le tengo i capelli cortissimi. Ormai dimagrita, con la testa come una lampadina ha gli occhi spiritati. La Signora segue dalle schede il costante aumento di capacità intestinale.
Ma nuove ombre si addensano sulla perra. Causa le quotidiane violazioni con la grossa cannula, per non parlare dell’unguento…., si sviluppa una forte infiammazione. Ormai le urla che la condannata emette infastidiscono la Signora. Viene così concessa una settimana di pausa unita ad un trattamento con miracolose pomate rinfrescanti.
Privata del mio quotidiano compito ne invento un'altra. Altra passeggiata mattutina nei campi e rientro con un vasetto di plastica che ripongo prontamente in frigo. Racconto a Pilar della cosa ed orchestriamo un terribile scherzo ai danni della perra. Alla prima occasione di punirla la lego alla solita “silla de la verguenza” dinanzi a tutte. E le ingiungo di inghiottire …. le mie prede, conservate in frigorifero: delle cimici verdi della soia. Ora, chi ne ha fatto la conoscenza ricorderà il pestifero odore. Sappiate che se vengono ibernate vanno in letargo, in questo modo sopportano un minimo di manipolazione senza appestare, ma basta metterle a contatto con qualcosa di caldo perché appestino l’ambiente con il loro micidiale fluido. E la perra dovrà inghiottirle!
Le altre condannate, presenti fanno smorfie di orrore. La perra cerca di sottrarsi, ma è pronto l’apribocca, vuole forse che la si costringa con la forza? Le pratichiamo la solita iniezione per inibirle il vomito.
E la perra si piega, con grande lentezza prende dalle mie mani il cucchiaino con la prima cimice, la appoggia sulla lingua ed attende un attimo di troppo, l’insetto emette il suo liquido, la, perra diventa paonazza ma nulla può contro la nostra inesorabile presa, è costretta ad inghiottire un primo, un secondo, un terzo ed un quarto insetto. Passano i minuti.
Ma la perra non sa cosa abbiamo tramato, ben presto inizia a vomitare una bava verde, spaventosa. Un fiotto continuo di vomito che forma una pozzanghera verde schiumosa. Terrorizzata la perra si rotola a terra, tra le urla delle altre condannate, che la credono agonizzante. Appare la Signora, venuta a vedere l’origine della gazzarra. Ordina a Pilar, che oltre che massaggiatrice è infermiera, di soccorrere la perra. Pilar non se lo fa dire due volte, ha già pronta una grossa sonda con imbuto, mette l’apribocca alla perra e tra spaventosi conati infila la sonda in fondo alla gola, fin giù nello stomaco. Pratica una estenuante, interminabile, lavanda gastrica che lascia la perra più morta che viva. E la perra, una volta ripresa, deve umilmente ringraziare Pilar.
La Signora ci convoca arrabbiatissima nel suo studio, ha parzialmente indovinato cosa abbiamo combinato. Minacciandoci di terribili punizioni ci estorce la confessione: si è trattato di una specie di burla. La perra ha sì inghiottito una cimice verde, praticamente innocua, ma solo una, le successive erano gusci vuoti di cimice, in cui avevamo pazientemente iniettato un potente colorante verde ed altre in cui avevamo messo bicarbonato e polvere di sapone. Da qui la spaventosa colata di schiuma verde che tanto ha terrorizzato la perra e le altre condannate.
Lo scherzo ci costa una reprimenda da parte della Signora, che fatica a trattenere le risa al ricordo del terrore della nostra vittima.
Sguattera Nadia
(79- continua)