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6 gennaio 2016

UNA LETTERA DI FRAUJULIA

Gentilissima Madame Janine,
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma, passato qualche tempo, notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia

29 giugno 2015

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 9


Diario di una educazione – 9
Il “martinet”
La nostra serva in educazione, inevitabilmente deve essere corretta. La Oberschwester sa benissimo come imporle la disciplina, già vi ho parlato delle furiose sculacciate che hanno scaldato al calor rosso le servili chiappette. La Oberschwester chiede a Madame se non sia il caso di passare a qualcosa di più serio, magari il notissimo “gatto a nove code”. Madame però considera eccessivo il famigerato frustino, fornito di nove robuste cordicelle appesantite da un nodo in punta. Le serve del giorno d’oggi non hanno più la fibra per sopportare queste punizioni da rudi marinai. Le due educatrici optano per un frustino ben più dolce, quello che era un presidio educativo in educandati e scuole francesi. E così Madame ordina da un ebayer francese un “Martinet”. Qui le lacinie sono di cuoio sono 10, ma, essendo leggere e prive di nodi non rischiano di ferire o fare gravi danni. La efficacia correzionale dello strumento è comunque garantita da più di un secolo di appassionato, intenso e fruttuoso utilizzo scolastico.
E ben presto la servetta impara a conoscerne ben bene lo strumento disciplinare. Ed è la Oberschwester che si applica all’insegnamento. Quando la serva merita una punizione, si sente ordinare di abbassare le mutande fino alle caviglie. La gonna della divisa di fatica viene rialzata ed assicurata con delle spille da balia, in modo da non ostacolare in alcun modo la punizione, Ora la serva deve chinarsi in avanti, appoggiandosi ad una sedia o, peggio ancora le viene ordinato di afferrarsi le caviglie. In questo modo i muscoli dei glutei si contraggono, offrendo così le chiappette ai morsi del Martinet. I colpi vengono portati a tutta forza, visto che la punita non è proprio di primo pelo. Sentiamo il sibilio del Martinet che colpisce, svisss, swiss, seguito dall’ “aiiiii” della punita. Ma la Oberschwester è categorica, la punita non deve strillare e deve contare in maniera ben intellegibile i colpi ricevuti. Se anche una sola di queste condizioni non viene soddisfatta il colpo verrà ripetuto. Il numero di colpi è in progressione a step di dozzine e mezze dozzine. La serva per il momento riceve una dozzina per le colpe meno gravi e due dozzine quando abbisogna di un castigo più serio.
Posso garantire, potendo ascoltarne il racconto in prima persona, l’efficacia del metodo correttivo, le lacinie paiono api impazzite che mordono a ripetizione le tenere carni, lasciandole piene di striscioline arrossate. Non dovrei riferirlo, ma la servetta giù ai giardini ci ha mostrato i segnacci rossi su cosce e natiche. Segni non in rilievo e violacei come quelli lasciati da una canna o sanguinanti come nel gatto a nove code, ma comunque ben visibili. Ed i segni sono scomparsi solo dopo due o tre giorni.
Ma non sempre la punizione col Martinet è così leggera: capita che un giorno la Oberschwester, durante una ispezione, scopra una macchia di umido sulle mutande della servetta, Inevitabile l’accusa di aver fatto sudicerie in bagno. La serva sostiene di aver solo fatto pipì e non essersi asciugata bene. Ovviamente non viene creduta e Madame decide che bisogna reprimere senza pietà. La serva deve disporre due sedie a un metro l’una dall’altra. Ora le viene ordinato di denudarsi completamente. Le vengono infilate a forza le mutande sudicie in bocca. Un paio di mutande pulite le viene infilato in testa, come segno di dileggio ma anche per impedirle di vedere. Ora la guidano e la fanno salire sulle sedie, appoggiando un piede per parte, Una perfetta “spaccata”. “Mani dietro la nuca”, è l’ordine della Oberschwester. La serva trema, dove la colpiranno? Madame si porta davanti a lei. “Per la sudiceria commessa riceverai due dozzine di colpi di Martinet”. Poi le due donne confabulano un momento, “ben ferma se non vuoi che la dose venga raddoppiata”.
“Swiss”, il primo colpo la coglie in mezzo alla cosce. Data la posizione le è impossibile stringerle e proteggersi. Il bruciore è terribile e si irradia al sesso ed a tutto il basso ventre. La serva respira a fatica dal naso, sembra un mantice. Con un grande sforzo di volontà la serva è riuscita a tenere le mani, dalle dita ben intrecciate, dietro la nuca. Non hanno fretta, passa un intero minuto, durante il quale la serva assapora a fondo il dolore della sferzata. Ora la Oberschwester sta per vibrare il secondo colpo; “swiss” la punita si era preparata ad un colpo nella identica posizione, invece il colpo arriva inaspettato sui seni. La sorpersa ed il male fanno sì che la punita porti le mani a proteggere la parte colpita. Interviene Madame: “devi stare ferma, forse che non ti fidi di noi? Stai tranquilla che non ti resteranno segni. Uff, ora dovremo ripetere il colpo”. Ed il colpo arriva, mordendo ferocemente le mammelle. La punizione continua, per fortuna della punita i colpi vengono distribuiti equamente sul corpo. Presto il “martinet” morde nuovamente la passerina ed i seni della serva, scatenando dolori ancora maggiori, visto che le carni sono già irritate ed arrossate dai colpi precedenti. Si giunge alla prima dozzina di colpi, siamo solo a metà. La poveretta ormai è in un bagno di sudore, le lacrime hanno inzuppato le mutande che le coprono la faccia e le impediscono quasi di respirare. Madame è la prima ad accorgersene, la poveretta sta vacillando, probabilmente un calo di pressione. La robusta Oberscwester prende al volo la serva prima che cada in terra e la mette sul letto. Mentre le due praticano le cure del caso la servetta rinviene lentamente e le sente parlare, non di rinunciare a punizioni così dure, ma di fare applicare un gancio al soffitto, in modo da poterle assicurare le mani in alto, così da non permetterle di cadere od ostacolare la punizione! Anzi, Madame, invitava la Oberschwester ad intensificare la sorveglianza e la repressione. “Mia cara, appena la carrucola del soffitto sarà pronta, bisogna che il Martinet venga utilizzato molto più spesso. Non voglio che questa sporcaccioncella diventi una serva sudiciona. La autorizzo fin d’ora ad utilizzare la necessaria durezza. Non voglio dover spedire la servetta in una casa correzionale!
E stavolta, ai giardini, la poveretta si è troppo vergognata per mostrarci i segni ma ci ha detto che sule parti delicate sono restati per quasi una settimana.
(9- continua)

29 aprile 2015

CASTITA' DELLA SERVA / una lettera di FrauJulia

Gentilissima Madame Janine,

sicuramente la sguattera sudiciona, sigillata nelle sue doppie mutande, è impossibilitata a cercare i piaceri indebiti a cui era avvezza, infatti uno stato di spessa gomma, doppiato da una robusta mutanda di cuoio impedisce qualsiasi suo tentativo. Ma, anche rifacendomi ai deliziosi disegni della schiava Elizabeth, non vorrei che la sguattera abbia trovato un escamotage per ottenere comunque turpi orgasmi, massaggiandosi i capezzoli che, almeno nei disegni, sono tenuti liberi.. Ora, sappiamo benissimo che gli orgasmi ottenuti in questo modo sono spesso un mito, ciò nonostante potrebbe essere utile disciplinare anche questa zona. Mi trovo però in difficoltà a suggerire un metodo valido, l’idea che mi viene è quella di un apposito reggiseno contenitivo-punitivo, imbottito con il materiale delle spugnette ruvide. In alternativa al reggiseno si potrebbe usare una larga striscia contenitivo-compressiva che mantenga dolorosamente le cose al loro posto, anche durante lavori che richiedano di sporgersi in avanti oppure durante le corse punitive. Tale striscia sarebbe anche giustificata dal fatto che, data l’età non proprio verde della sudiciona, le zinne cominciano ad afflosciarsi ed a pendere sempre più in basso, quindi perché non nasconderle completamente?  Un alternativa più semplice potrebbe essere di limitarsi a foderare l’interno delle divise e dei grembiuli spugnette abrasive, cucite nei punti opportuni. A questo punto sfido la sudiciona a massaggiarsi, tenuto conto che le impudiche mammelle saranno già tenute opportunamente irritate dai continui sfregamenti contro le terribili spugnette.


Madame, indirizzo a Lei la missiva per competenza, ma, se Lei è d'accordo, si potrebbe ordinare alla sudiciona di pubblicarla. Credo che l'argomento possa interessare le attente lettrici.
Sua FrauJulia

26 novembre 2014

UNA LETTERA DI FRAUJULIA

Gentilissima Madame Janine,
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma passato qualche tempo notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia

2 maggio 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 2


DIARIO DI UN'EDUCAZIONE / 2
Al mattino una nuova umiliazione attende la serva, Elize decide che il colon della serva, intasato da tutti i cibi impropri ingurgitati, deve essere ripulito a fondo.
Una lunga telefonata alla Signora, poi la serva deve seguire l’Oberschwester nella farmacia più vicina. La serva vorrebbe sprofondare: è la farmacia in cui si serve normalmente, qui la conoscono come una donna brillante, senza alcun problema, salvo la sua stitichezza!
Appena entrate la serva vede che c’è già la solita coda, ancora più imbarazzante. Nel frattempo è arrivata anche la Signora che si rivolge direttamente alla Farmacista, le due parlottano brevemente, poi la Signora fa un cenno alla Oberschwester che accompagna la serva in una stanzetta appartata: l’ufficio della Farmacista. La serva tira un respiro di sollievo, qui almeno non è esposta alla vista di tutte le clienti. Nel frattempo la Farmacista ha lasciato le due assistenti al banco ed entra in ufficio, si impegna subito con la Signora e la Oberschwester in una approfondita discussione sui problemi intestinali della serva e sul nuovo rigoroso regime di pulizia a cui la vogliono assoggettare. La Farmacista, da buona commerciante, consiglia subito delle efficacissime purghe, unico difetto il costo astronomico. La Oberschwester scuote la testa e, con il suo accento tedesco afferma che, dalla sua esperienza sa che il tutto può essere ottenuto spendendo pochissimo, vecchi economici purganti e numerosi clisteri. La Farmacista ribatte che sì, quei purganti sono efficaci ed economici ma nessuno quasi li chiede più perché sono disgustosi. Quanto al clistere, poi, è quasi diventato un tabù, in farmacia ormai si vendono solo i clisterini monouso. La Signora interviene: se le cose non sono prontamente disponibili, potranno ben essere ordinate?
E così le tre donne si mettono al computer, consultando online numerosi cataloghi di materiali per uso ospedaliero.
La serva segue affascinata le immagini che appaiono sul monitor: enteroclismi, tubi e sonde di tutti i tipi e dimensioni.
E finalmente l’ordine è completo: un capace apparecchio per clisteri di indistruttibile plastica della capacità di 3 litri, un set di sonde rettali di plastica azzurra, di generose misure ed infine una sonda “bardex” di gomma rossa, con due palloncini gonfiabili. “Con questa non ti sfuggirà neanche una goccia, vedrai” dice la Farmacista alla serva. Ma non è finita, l’Oberschwester e la Signora non riescono a mettersi d’accordo su che purgante acquistare, e nel dubbio acquistano sia olio di ricino che “sale inglese”. Non mancano due scatole di iniezioni con relativa scorta di grosse siringhe. E per buona misura, la Farmacista regala un paio di scatole di purgante di un kit per la preparazione del colon, in modo che la Signora possa valutare anche l’uso di questo prodotto.
Il tutto verrà consegnato entro sera dal furgoncino per la consegna dei medicinali urgenti. La Farmacista vede la faccia preoccupata della serva al pensiero di cosa la aspetta e schiocca le dita: “che sciocca, dimenticavo: mettiamoci anche un bel tubetto gigante di lubrificante specifico per le sonde.
Il resto della giornata, in attesa della consegna, viene passato dalla serva a ripulire ginocchioni l’appartamento. A sera la serva deve recarsi dalla Farmacista per ritirare il pacco contenente “la spesa” fatta in mattinata. Che vi posso dire del suo stato d’animo, sicuramente preoccupata ma nello stesso tempo vagamente eccitata al pensiero di ciò che dovrà affrontare.
Nei tre giorni successivi la serva è di servizio presso la Signora. Questo ritarda momentaneamente l’inizio delle cure intestinali. E’però immediato il cambio di dieta: la Oberschwester è tassativa, accompagna la serva al mercato rionale e le fa acquistare cipolle, patate e due enormi cavoli. E la serva si trova a preparare un enorme pentola di zuppa di cavoli, piatto forte della regione di provenienza della Oberschwester. I tre lunghi giorni di lavoro sono molto duri per la serva, mentre la Signora, solitamente non sorveglia continuativamente, la Oberschwester è sempre dietro la schiena a criticare i risultati e a far rifare il lavoro. La divisa di fatica della serva è ormai segnata da evidenti aloni lasciati dalle ripetute macchie di sudore,. Ma la Signora non delega solo la direzione del lavoro: delega anche le punizioni. Ormai la serva lo sa: basta poco per venire sculacciata come una monella, e in un angolo sono state inoltre preparate in salamoia delle verghe vegetali che, solo con la loro presenza, fanno sì che gli sforzi profusi nel lavoro siano triplicati. Giunta l’ora del pranzo la Oberschwester ha portato la sua famosa zuppa di cavoli e la serva deve mangiarne, controvoglia, una grossa scodella. La Signora è contenta: finalmente la serva lavora alacremente e si nutre in modo appropriato.
Ma per la serva sono in arrivo nuovi guai: già quando rifà la camera della Signora e si inebria dell’aria profumata di costosissime essenze la Oberschwester la nota e la richiama duramente all’ordine: le serve devono lavorare e basta. Per imprimere meglio il concetto, nulla di meglio che qualche sculaccione ben dato. Ma più tardi, al momento del bucato occorre lavare, rigorosamente a mano la morbidissima biancheria intima della Signora. La serva viene nuovamente “beccata” dalla Oberschwester mentre annusa voluttuosamente le mutandine di Madame, prima di immergerle nella saponata. Stavolta la colpa è palese e vengono messe in funzione le verghe. La serva deve denudarsi il posteriore e riceverà 6 vergate di quelle buone. La Oberschwester obbliga la serva a contare ad alta voce i colpi ed affermare di essere una porcella! Inutile dire che già dal primo colpo le lacrime scorrono ma le punizioni vanno somministrate fino in fondo, se si vuole servano a qualcosa…..
Quanto ala pulizia intestinale La Signora si è trovata d’accordo con la Oberschwester: poiché il trattamento è abbastanza debilitante verrà somministrato alla serva nei giorni liberi dal servizio. 
(2- continua)


18 aprile 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 1

Un pregevole contributo fornito da FrauJulia

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE  / 1

È una normale serata di svacco nel mini appartamento di una serva di nostra conoscenza. Come tutti i giorni in cui non è di servizio dalla Signora, la serva ha cazzeggiato tutto il giorno su internet. Ora la serva pregusta la doppia porzione gigante di pizza ordinata via telefono. Sa che il ragazzo delle consegne le porterà anche un paio di birre, anche se non si potrebbe, la comodità val bene una mancia.
Suonano al citofono. La serva preme l’apriporta e prepara aperta anche la porta dell’appartamento, ha proprio fame, la porzione gigante è proprio quella adatta. Ma……. la porta si apre ed, anziché il ragazzo delle consegne, la serva di trova di fronte due donne: una è la Signora. La serva ha un tuffo al cuore, non si aspettava proprio questa cosa, la Signora non è mai venuta a casa, anzi, non dovrebbe sapere neanche l’indirizzo.
La Signora avanza, con portamento autoritario: “Bene, bene, finalmente ho trovato il tuo indirizzo.”
La Signora guarda attentamente la serva, capelli scarmigliati, indossa ancora il pigiama ed una vestaglia che ha visto giorni migliori. “Non indossi la divisa, spero almeno che tu indossi le mutande disciplinari!”
La Signora scambia uno sguardo con l’altra donna. La serva osserva la sconosciuta: una donna oltre i 50, alta e robusta, con faccia cattiva ed autoritaria, indossa una tuta di acetato, con uno scudetto.
La Signora chiede: “Chi immagini che sia questa mia amica?”
La serva, classifica la sconosciuta come una delle tante badanti rumene di cui è pieno il quartiere. La sconosciuta, sentendo la risposta, latra una imprecazione in tedesco. La Signora interviene: “Elize è un ex atleta della DDR. Si è poi specializzata ed ha lavorato a lungo come capoinfermiera. Ti rivolgerai a lei chiamandola con il suo titolo di “Oberschwester”.
Elize prende in mano la situazione, toglie la vestaglia alla serva ed abbassa decisa i calzoni del pigiama: la serva indossa un paio di morbide mutandine di cotone, le mutande di punizione sono ammonticchiate in un angolo e, dall’odore non sono state neanche lavate e fatte asciugare!
Elize estrae da una tasca un quadernetto nero ed inizia a prendere appunti.
Si ode una seconda scampanellata, Elize apre e si trova di fronte il ragazzo della pizzeria. Ritira l’involto e congeda il fattorino. Ora le due donne analizzano il contenuto del pacco: doppia razione di pizza e birra. Passano poi ad osservare il lavandino: lattine di birra vuote, numerosi cartoni di pizze e involti di panini e patatine di fast-food, testimoniano di quale sia la cura che la serva pone alla propria dieta e nel rassettare la propria casa. Inutile dire che la tappa successiva è la camera da letto: letto che, nel tardo pomeriggio è ancora sfatto. Risultati ancora peggiori si hanno dall’ispezione in bagno: a parte il disordine sovrano, qualcuna ha orinato nella tazza senza neanche tirare l’acqua e, guardando meglio, non utilizza troppo neanche lo scopino.
La Signora ha un rapido briefing con l’Oberschwester, le due donne prendono una decisione: l’Oberschwester resterà a casa della serva, in modo da obbligarla ad osservare le Regole anche nei giorni liberi dal servizio.
Una volta organizzate le cose la Signora, prima di congedarsi, assiste ad una prima sculacciatura della serva, somministrata dalla Oberschwester per “rompere il ghiaccio”. Le potenti mani della ex atleta colpiscono instancabili le povere natiche della serva che ben presto virano ad un bel colore rosso acceso.
Ora la serva, ancora piangente, si vede presentare quattro bottigliette da ¾ di litro d’acqua: da oggi in poi dovrà bere tutta quell’acqua ogni giorno. E, per iniziare la serva deve subito ingurgitarne una. La cosa avviene con grande fatica: la serva non è abituata a bere tanta acqua, sarebbe diverso se fosse birra….
La Signora esce soddisfatta: la serva verrà rieducata a puntino ed Elize ha trovato una accogliente e gratuita sistemazione.
Quanto alla serva, ora che ha bevuto così tanto, ha la vescica gonfia ed alla fine deve chiedere il permesso di fare pipì. La Oberschwester avverte: la serva avrà quattro permessi di usare il bagno al giorno. Permessi addizionali, solo nei casi di clisteri o purghe.
La Obershwester indaga sul ….. funzionamento della serva: quando è andata di corpo?
Ed alla risposta insoddisfacente la Elize prende dal proprio bagaglio una scatola di supposte. “Per rimediare momentaneamente al blocco useremo queste, sono rapide ed efficaci. Nei giorni a venire sentirò Madame per gli opportuni provvedimenti. La serva non crede alle proprie orecchie,ma che vogliono farle per un po’ di stitichezza?
La serva viene subito obbligata a lavare le mutande disciplinari e ad asciugarle sommariamente con uno strofinaccio. Ma è il momento dell’azione: la Oberschwester ammucchia i cuscini sul divano, li copre con un salviettone. Indossa, con fare molto professionale, dei guanti di latex. Le supposte vengono aperte. La Elize ne libera tre dal blister. La serva sgrana gli occhi: tre????
Ed ora la serva deve offrire il culetto. La supposta si fa strada ed un dito dispettoso la fa giocare spingendola dentro solo a metà e attendendo che lo sfintere la respinga, prima di inserirla nuovamente. Alla fine il dito la spinge in profondità. Le altre due supposte seguono la sorte della prima. Ora la serva deve mettersi sulle ginocchia della Oberschwester, come per essere sculacciata. Le natiche vengono tenute strette per qualche minuto, in modo che le supposte inizino a sciogliersi. A questo punto la Oberschester prende da un pacco un pannolone e lo mette alla serva, facendole poi indossare le mutande disciplinari, fredde ed umide.
“Ora vediamo di iniziare a ripulire l’appartamento!” è l’ordine dato alla serva. Scopa, paletta, secchio e straccio per i pavimenti vengono messi in funzione. Per il primo quarto d’ora la serva si dimentica completamente delle supposte, tutta presa come è nel lavoro. Ma ben presto il pancino si fa sentire, prima con un bruciore interno, bruciore che viene rapidamente sostituito dal mal di pancia. La serva, moltiplica i propri sforzi per accelerare le pulizie, ha già capito che fino a che non sarà tutto pulito non le verrà concesso l’uso del bagno. Ma, più si dà da fare più aumenta l’urgenza dello stimolo. Ora la serva lavora a scatti, fermandosi all’arrivo delle contrazioni. Gocce di sudore le bagnano la fronte.
La Oberschwester non sente ragioni, prima di usare il bagno l’appartamento deve “passare l’ispezione”. Anzi, di tanto in tanto la Oberschwester passa un dito dove la serva ha già pulito ed ordina di pulire meglio! La serva deve anche cambiare le lenzuola: la Elize prenderà la camera, la serva dormirà su una brandina nel ripostiglio.
Sarà per la stitichezza di cui soffre o per la paura di cosa le può accadere o per la vergogna, ma la serva riesce a resistere fino alla fine! Gli ultimi istanti sono i più angosciosi, quando, grondante sudore attende il permesso di andare in bagno. E non vi dico la corsa disperata verso la liberazione. Ma la Obershwester segue la serva anche in bagno, la serva si farebbe frustare, pur di non doversi scaricare in presenza di un'altra persona. Ma, anche grazie alla posizione seduta, la serva non è più in grado di controllarsi. Elize osserva, ordinando di non tirare assolutamente l’acqua.
Ed è una serva rossa di vergogna che vede la Oberschwester ispezionare anche la tazza, scuotendo la testa. “Domani parlerò con la tua Padrona, qui c’è bisogno di interventi efficaci e di una lunga riabilitazione ” è la frase che farà preoccupare a lungo la serva , mentre cerca di prendere sonno, infastidita dalle mutande umide e dalla scomoda brandina.
(1- continua)


2 marzo 2014

NUOVA DIVISA PER LA SGUATTERA SUDICIONA NADIA

Nobili Signore, serva sudiciona,
a volte capita alle serve che la Signora decida di dotarle di una nuova divisa. Nel caso della scrivente, la Signora FrauJulia ricevette un suggerimento di Madame Janine. Venni convocata, una sera nell’ufficio di Madame. Una schermata sul PC mostrava alcuni dei capi indispensabili. La Signora, dopo avermi fatto inginocchiare, mi mostrò quella che avrebbe potuto essere la mia divisa. Francamente, l’idea che la Signora acquistasse tramite internet mi piaceva molto: un rapido ordine e di lì a qualche giorno un anonimo pacco consegnato da un postino. Ma le mie speranze andarono deluse: la Signora scorse fino in fondo la pagina e, data un occhiata alla cifra richiesta, disse che non se ne parlava assolutamente, un capo prodotto industrialmente a quel prezzo era decisamente un furto!
E così mi trovai, seguendo rispettosamente la Signora a camminare per le viuzze del centro storico, dove sono presenti vari laboratori di sartine cinesi.
Lasciata in un angolo, vedo la Signora parlare con la anziana ed imperiosa proprietaria. Stampe ricavate da internet cambiano di mano, so che parlano di me perché le vedo guardare nella mia direzione ed assentire più volte. Campioni di tessuti e gomma vengono sottoposti al giudizio della Signora. Suppongo siano giunte ad un accordo, la Signora mi chiama e torniamo a casa.
Di lì a qualche giorno la Signora, mi comunica che l’indomani dovrò andare dalle sarte per le misure e la prova della nuova divisa. Dovrò andare di prima mattina e restare a disposizione finchè il lavoro non sarà terminato. La Signora arriverà più tardi per verificare la bontà del lavoro.
Ma, prima di congedarmi la Signora ha ancora qualcosa da dirmi: “stupida serva sudiciona, come ti sei permessa di andare dalla sarta senza prima farti il bidet?”. Devo confessare che è vero, sciatta come sono tendo a trascurare la mia igiene. Tremo, la Signora mi guarda e, severamente mi ordina: “Sudiciona, prendi un catino di acqua fredda e fai subito un bel bidet, lavati anche le ascelle. Per castigo poi prenderai tre once di olio di ricino. Devo obbedire: rapida mi reco nel bagno di servizio e, con acqua fredda e sapone di marsiglia rimedio alle mie colpe. Poi preparo un vassoio con un bicchierone di vetro e l’odiata bottiglietta di vetro scuro, con l’etichetta “Olio di Ricino di prima qualità, spremuto a freddo F.U., doppia dose”. La Signora versa il purgante: vedo il denso liquido giallino scendere lentamente, spero che la Signora smetta di versare, ma la quantità stabilita giunge quasi all’orlo del bicchiere, ci vanno tre quarti della bottiglietta. Ed è il momento di farsi forza: devo bere a piccoli sorsi, tra un sorso e l’altro deve passare almeno un minuto, in modo che, come dice la Signora, io abbia il tempo di degustare la mia bibita.
Non vi dico lo schifo: odore, sapore e quella sensazione di unto in bocca . Non solo, l’olio, poi si “ripropone” lungamente. Nausea? Tanta, sono continuamente costretta ad inghiottire la saliva provocata dalla nausea. E finalmente anche la purga termina. Metto il cappottino sdrucito sopra la mia vecchia divisa. La Signora mi dice subito che dovrò gettare in un cassonetto tutti i vecchi panni, dovrò tornare indossando la nuova divisa “A la Lancy”. Prendo un autobus, come una scialba serva che si avvia a fare le compere. Giungo al laboratorio. La vecchia padrona si incarica di verificare accuratamente le misure. Non vi dico quante misure debbano essere prese per una divisa. Poi è il turno delle misure per le mutande disciplinari. L’imperiosa sarta mi abbassa d’ufficio le mutande che cadono ai miei piedi. La sarta fissa la mia patata, sorride e dà una voce alle lavoranti. Tutte si affollano attorno a me, avvampo, visto che parlano cinese non capisco. Fino a che una delle lavoranti, sempre deridendomi si abbassa le mutande e mi mostra la sua patatina, perfettamente depilata. Io, per ordine della Signora invece ho la boscaglia incolta. Resto lì, con le mutande che mi intrappolano i piedi, piangendo per l’umiliazione. Poi la sarta si scoccia e spedisce le ragazze al lavoro. Mi fa ricomporre. Ora mi fa mettere in fondo al laboratorio, in attesa che il lavoro venga svolto. Non ci sono sedie, devo attendere in piedi. Passano un paio d’ore. Le ragazze fanno una breve pausa, viene preparato un pentolone di tè. Forse per rincuorarmi, me ne vengono dati tre bicchieroni. Sarà l’effetto della purga, lo bevo avidamente. Ma di lì a poco aimè, mi comincia a scappare la pipì. Chiedo alla sarta il permesso di usare il bagno ma mi viene negato: “bagno solo pel lagazze cinesi”. Comincio a preoccuparmi, tra qualche ora l’olio di ricino colpirà. Il tempo passa, in sincronia con la vescica che si gonfia e con la pancia che brontola.
Dopo un ora una delle sartine si presenta dalla vecchia con uno dei capi pronti: le mutande di caucciù. La sudiciona è costretta a togliersi nuovamente le mutande, scatenando una nuova serie di risolini tra le presenti. La mutanda in caucciù viene rialzata dalle abili mani della sartina. La sudiciona sente la gomma levigata al contatto della propria pelle. L’odore della gomma nuova, unito a quello dei collanti che rendono impermeabili le necessarie cuciture inebriano la sudiciona. E queste mutande sono veramente comode, si dice quella grulla della sudiciona. Ma ora la prova prosegue, arriva un secondo paio di mutande. Queste sono realizzate con uno spesso strato di cuoio di colore beige, trattato in maniera da farlo rimanere abbastanza elastico. Le mutande vengono infilate alla sudiciona al di sopra delle mutande di caucciù. La sudiciona, curiosa, guarda in basso, la mutanda di cuoio ricopre completamente il capo sottostante, l’odore del cuoio si somma a quello del caucciù, la sudiciona annusa quei due profumi con la medesima voluttà di un automobilista che sale sulla sua auto nuova. Il morbido cuoio della mutanda esterna rende le mutande più spesse ma sempre comode. La sudiciona si chiede perché altre serve si lamentino tanto delle proprie mutande costrittive.
Ma, ora che la prova è terminata, le sartine tolgono alla sudiciona i due capi intimi per procedere all’assemblaggio definitivo del capo. La sudiciona resta lì, con la vescica gonfia e la pancia in subbuglio. Ora la sudiciona deve provare la divisa: una pesante vestaglia di cotone grigio, molto spesso, dalle maniche corte. Questa divisa, al contrario delle mutande, è un prodotto standard del laboratorio di sartoria: ne producono a centinaia, destinate alle innumerevoli donne di fatica impiegate in miseri lavori. Infatti, identificata la taglia corretta, non è necessario alcun aggiustamento. La vecchia sarta mostra alla sudiciona, infilato nella tasca della divisa, un fazzoletto da testa, realizzato con il medesimo tessuto: un gentile omaggio del laboratorio alle fedeli clienti. Mentre si sente il rumore della macchina da cucire con cui le sartine si affannano a terminare le speciali mutande, la sudiciona deve provare il grembiule. Le stringenti specifiche di Lancy richiedono un grembiulone di gomma verde. Mani esperte tracciano sulla gomma il profilo e, leste tagliano con apposite forbici. In men che non si dica il grembiule è pronto: una cinghia che sostiene la parte superiore del grembiule, passando dietro al collo. Infatti questi grembiuloni coprono anche il petto delle serve. Il grembiule è dotato di due cinghie che permettono di stringerlo a volontà, sfruttando l’elasticità della spessa gomma con cui è costruito. Due pesanti guanti versi, sempre di gomma, fanno pendant col grembiule. Un paio di calzettoni di ruvida lana grigia ed un paio di zoccoli di gomma verde vengono aggiunti al pacco destinato alla sudiciona.
Nel frattempo è arrivata la Signora FrauJulia, per verificare la qualità della divisa realizzata.
La sudiciona è ormai in attesa da numerose ore. Ormai la pancia della serva si fa sentire: una continua serie di gorgoglii causa le risate delle sartine presenti. Le sartine hanno finalmente terminato le mutande. La sudiciona vede il capo provato in precedenza: i due strati sono mirabilmente fissati tra loro, La mutanda di caucciù è dotata di larghi elastici alle cosce ed al ventre. Elastici che la rendono perfettamente a tenuta. Il tessuto impermeabile è sovrabbondante, la sudiciona scoprirà in seguito a che scopo. La mutanda in cuoio è chiusa da una cerniera di acciaio inossidabile ed è dotata di un piccolo lucchetto dello stesso materiale. Ma alla mutanda di cuoio le sartine hanno aggiunto due pezzi di cuoio, cuciti sui fianchi e dotati di larghi occhielli.
La sudiciona è ora costretta a spogliarsi completamente dinanzi a tutte. Data la presenza imperiosa di FrauJulia, le sartine si limitano ai sorrisetti, vedendo i peli superflui della serva. La mutanda viene infilata sul pancione della sguattera. La cerniera chiude ermeticamente il capo. Ma ora la vecchia sarta deve mostrare a FrauJulia la particolarità di queste mutande. Due lunghi lacci vengono infilati negli occhielli dei rinforzi di cuoio: sono due sistemi analoghi all’allacciatura di una scarpa, una stringa può stringere la mutanda sul davanti un'altra sul dietro. E qui la sudiciona inizia a scoprire quanto siano “comode” le mutande: infatti la vecchia tira impietosamente le stringhe posteriori, fissandole con un bel fiocco. La sudiciona scopre subito che le stringhe premono le linguette di cuoio contro i glutei, rendendo la mutanda molto fastidiosa, in particolare quando ci si deve chinare per qualche lavoro. Ma non è finita, la vecchia, consapevole che la sudiciona ha ormai pancia e vescica piene all’inverosimile, chiede ad una assistente di portare un cuscinetto di stoffa. Il cuscinetto viene posto sul ventre della sudiciona e su di esso viene allacciata la stringa. Poi la vecchia mostra a FrauJulia la particolarità della stringa anteriore: basta stringerla, anche di poco, ed il cuscino preme impietosamente il ventre. E’ bastato poco a fare squittire la sudiciona: “noooo per carità mi scappa, non ce la faccio mi scappa la pipì….. e poi, Signora si ricorda di avermi purgato, NON CE LA FACCIO”. Ma nessuna pietà per la sudiciona, uno sguardo e la vecchia stringe ancora un po’. La sudiciona stringe disperata le cosce. Non si aspettava di dover collaudare la tenuta della mutande lì, davanti alle odiose sartine ed alla loro vecchia padrona. Passano angosciosi minuti per la sudiciona, coperta di sudore e con la pancia che duole sempre di più. A questo punto la sudiciona abbassa gli occhi sulle proprie mutande, unico capo che per il momento indossa, vede la pancia gonfia, costretta e schiacciata dall’impietoso cuscinetto, posto sotto ai lacci allacciati stretti. A questo punto la sudiciona fa una bella pensata: forse se riesce a far un goccio di pipì la cosa passerà inosservata e la pressione nella pancia calerà. Detto fatto la sudiciona si impegna nel difficile compito di orinare, senza “mollare tutto”. Dobbiamo dire che la cosa riesce, la sudiciona sente il calore della pipì che invade tutta la mutanda di caucciù, calore tutt’altro che spiacevole. Ma la sudiciona, sperando di farla franca, non ha considerato l’antica sapienza sartoriale delle cinesine: le mutande di caucciù sono volutamente molto molto comode: infatti sono studiate per essere indossate anche da serve sottoposte a clisteri punitivi senza l’impiego di “plug” gonfiabili di ritenzione. Per farla breve: il liquido si raccoglie all’interno della mutanda, gonfiando un apposito capiente “sacchetto”. Questo sacchetto è situato in una apposita apertura, a prova di “manomissione” della mutanda esterna di cuoio. Il sacchetto dotato di una speciale valvola antimanomissione, si gonfia di orina della sudiciona e penzola, ben in vista tra le cosce della sudiciona. Subito le “simpatiche” cinesine compaiono indicandosi l’un l’altra il sacchetto e deridendo la sudiciona, nonostante le occhiate di fuoco dell’anziana sarta. La sudiciona vorrebbe sprofondare. Ma l’espediente di orinare non è affatto sufficiente, anzi, l’avere rilasciato lo sfintere vha ormai messo in funzione una reazione a catena che si manifesta esternamente con forti gorgoglii e, dentro alla pancia della sudiciona con crampi incredibili, peggio di quelli di un clistere. La sudiciona a questo punto cerca di emettere qualche scorreggina, chissà, magari potrà resistere fino al ritorno a casa. La sguattera è certa che FrauJulia una volta a casa le permetterà di usare il bagno. Ma niente da fare, come la sudiciona rilascia un istante lo sfintere, un vero e proprio tsunami la travolge e riempie rumorosamente le mutande. La cosa non sfugge affatto alle presenti, se anche le doppie mutande limitano l’odore, niente fanno per la rumorosa scarica. Ed è con soddisfazione che la vecchia megera cinese fa saltellare con il palmo della mano il sacchetto colmo delle deiezioni della sudiciona. Sudiciona che vorrebbe poter sotterrare la testa come uno struzzo. Ma è ora di congedarsi, FrauJulia passa delle banconote alla vecchia tutta salamelecchi. Alla sudiciona viene fatta indossare le nuova mise, tutti i vecchi abiti vengono gettati. Ed ora la serva deve percorrere due chilometri a piedi, nelle schifose condizioni in cui si trova. Infatti la Signora la fa camminare per la strada, limitandosi a controllarla da bordo del proprio SUV. E se la sudiciona può ringraziare la sorte di potersi confondere tra le maschere del carnevale che affollano i marciapiedi, di certo il dover camminare a cosce larghe per non urtare in continuazione il sacchetto pieno, non le rende piacevole la camminata.
E giunta a casa la sudiciona, dopo una bella ramanzina, deve provvedere a svuotare e ripulire le proprie mutande, cercando di non vomitare per lo schifo. Ovviamente la sudiciona dovrà indossare le mutande ancora bagnate, visto che non n ne esiste un cambio.
Le mutande hanno ben sopportato il collaudo: il cuoio si è sì imbevuto leggermente ed ha cambiato un po’ il colore, ma la Signora ha ricevuto assicurazioni che le mutande dureranno ben più della serva.


Vostra stupida serva sudiciona nadia.


20 luglio 2013

AUTOCONTROLLO DELLA SERVA

Pubblichiamo un prezioso contributo della Signora FrauJulia


Care Signore,

con l’arrivo dell’estate ho deciso di sottoporre la serva ad una periodica accurata igiene intestinale. Del contempo le ho assegnato l’obbiettivo di migliorare il proprio autocontrollo. Per ottenere entrambi gli scopi, niente di meglio dell'applicazione periodica di qualche buon clistere.

Riflettevo però sulle modalità di applicazione dei clisteri disciplinari. Troppo facile per le serve sopportarli loro malgrado, grazie a plug e mutande di gomma, per migliorare l’autocontrollo occorre la “collaborazione” attiva della serva. E così ha preso avvio il “lavement sans culottes”. Niente di nuovo sotto al sole, come vedrete. Con frequenza almeno bisettimanale alla serva viene applicato un clistere di media grandezza, diciamo un litro o un litro e mezzo di Eau de Lancy o, più prosaicamente, acqua e sale, a temperatura ambiente, diciamo intorno ai 24 gradi. A seguire inietto anche una peretta da 250 cc di aria, in modo da stimolare i crampi e rendere la pancia “gorgogliante”. La serva viene avvertita che dovrà resistere per un certo tempo diciamo dai 15 minuti le prime volte, aumentando poi gradualmente fino a 45 minuti. Nessun ausilio per aiutarla a trattenersi, anzi, dovrà restare in piedi e lavorare. Magari, per ridurre la possibilità di “incidenti”, in particolare le prime volte, il tempo di ritenzione verrà passato in piedi nella doccia o nella vasca da bagno, con le mani legate in alto, in modo che non possa massaggiarsi il pancione o aiutarsi in qualche modo a “tappare”.

Nonostante la quantità di liquido sia molto ragionevole, i movimenti peristaltici scatenati dall’acqua fredda e dall’aria, sommati alla forza di gravità, metteranno a dura prova la capacità di sopportazione della serva. Infatti ciclicamente la serva avrà delle contrazioni e delle ondate di dolore in coincidenza dei movimenti peristaltici, contrazioni chiaramente avvertibili dal sordo gorgoglio proveniente dal ventre della serva.  Solo stringendo disperatamente gli sfinteri, riuscirà a resistere, ma non potrà fermarsi, il lavoro deve continuare. Vedrete che, nonostante il clistere fosse di acqua relativamente fredda, ben presto il sudore macchierà la divisa della sguattera, impegnata a fondo dallo sforzo di controllarsi.  Alla fine del tempo, la serva potrà infine dolorosamente e rumorosamente svuotarsi nel “cesso della servitù” o, se non ce la facesse a reggere fino a raggiungerlo, in apposito secchio.

Ovviamente se non raggiungesse l’obbiettivo, la punizione consisterà, al secondo “tentativo” di due litri con 250 cc di aria, da ritenere, sempre senza ausilio, per il tempo di 20 – 30 minuti.

Se la serva fallisse anche il secondo tentativo deciderò io se procedere ad un terzo “tentativo” con 3 litri o più di acqua da sopportare per soli 10 - 20 minuti, permettendole di aiutarsi con un “tampone” di carta igienica, oppure ricorrere direttamente alla intramontabile ed odiata dose di olio di ricino che assicurerà una ancora migliore igiene intestinale (cfr. miei commenti riguardo alle purghe punitive).

Risulati ottenuti:

direi abbastanza incoraggianti. Fatto salo le prime due somministrazioni, in cui ho dovuto ricorrere ad un secondo ed un terzo “tentativo”, ormai la serva ha sviluppato un buon autocontrollo e riesce a superare la “prova” se non sempre al primo, almeno al secondo “tentativo”. Quanto alla temuta “assuefazione” a questo metodo disciplinare, per ora non si è manifestata, anzi la serva odia il tutto ed all'avvicinarsi del giorno della pulizia intestinale sono sospiri e preghiere per dilazionare la “prova”. Ovviamente non prendo lontanamente in considerazione la cosa e il programma di “lavement san culottes” proseguirà, magari aumentando leggermente le “difficoltà” del primo livello, che ne dite?

FrauJulia

 

 

23 maggio 2013

LE MAMMELLE DELLA SUDICIONA - UNA LETTERA DI FRAUJULIA

la sudiciona ritratta da E. Mandile
Gentilissima Madame Janine,
sicuramente la sguattera sudiciona, sigillata nelle sue doppie mutande, è impossibilitata a cercare i piaceri indebiti a cui era avvezza, infatti uno stato di spessa gomma, doppiato da una robusta mutanda di cuoio impedisce qualsiasi suo tentativo. Ma, anche rifacendomi ai deliziosi disegni della schiava Elizabeth, non vorrei che la sguattera abbia trovato un escamotage per ottenere comunque turpi orgasmi, massaggiandosi i capezzoli che, almeno nei disegni, sono tenuti liberi.. Ora, sappiamo benissimo che gli orgasmi ottenuti in questo modo sono spesso un mito, ciò nonostante potrebbe essere utile disciplinare anche questa zona. Mi trovo però in difficoltà a suggerire un metodo valido, l’idea che mi viene è quella di un apposito reggiseno contenitivo-punitivo, imbottito con il materiale delle spugnette ruvide. In alternativa al reggiseno si potrebbe usare una larga striscia contenitivo-compressiva che mantenga dolorosamente le cose al loro posto, anche durante lavori che richiedano di sporgersi in avanti oppure durante le corse punitive. Tale striscia sarebbe anche giustificata dal fatto che, data l’età non proprio verde della sudiciona, le zinne cominciano ad afflosciarsi ed a pendere sempre più in basso, quindi perché non nasconderle completamente?  Un'alternativa più semplice potrebbe essere di limitarsi a foderare l’interno delle divise e dei grembiuli spugnette abrasive, cucite nei punti opportuni. A questo punto sfido la sudiciona a massaggiarsi, tenuto conto che le impudiche mammelle saranno già tenute opportunamente irritate dai continui sfregamenti contro le terribili spugnette.

Madame, indirizzo a Lei la missiva per competenza, ma, se Lei è d'accordo, si potrebbe ordinare alla sudiciona di pubblicarla. Credo che l'argomento possa interessare le attente lettrici.
Sua FrauJulia

7 aprile 2013

LA SERVA NOVIZIA, resoconto di FrauJulia


FrauJulia ha inviato un dinamico e spigliato resoconto su un  tema indubbiamente affascinante: quello dell'educazione di una serva novizia. È con piacere che, tramite la sguattera sudiciona, sottopongo il suo contributo all'attenzione delle lettrici e dei lettori del blog.
JS

La serva novizia

Madame Janine,
ho avuto di recente una piacevole incombenza: assistere un amica nell’educazione di una serva novizia. Ho dovuto affrontare alcune ore di viaggio ma ne valeva proprio la pena.
Pensate, la novizia in questione è una giovane donna che ronzava insistentemente attorno alla mia amica, alla fine ha confessato alla mia amica il proprio amore, dichiarandosi disposta a servirla e a diventare la sua schiava. Da notare che la aspirante serva in questione, è una giovane professionista a cui si sta schiudendo una brillante carriera.
Dopo essermi consultata con la mia amica, ho deciso di assumere il ruolo di “avvocato del diavolo” e di verificare che la volontà di servire della giovane, fosse genuina e non derivante da un fatuo invaghimento momentaneo. Mi sono portata anche la serva, una serva già ampiamente domata, anche se non usurata e ridotta come la sguattera sudiciona, da usare come maestra e confidente della novizia. Che dire, partecipare alla prima educazione di una servetta è un grande privilegio. Vi racconterò alcuni degli episodi accaduti in quei giorni, episodi seguiti anche grazie al sofisticato sistema di controllo audiovisivo fatto installare dalla mia amica.
Una delle prime cose è stata la vestizione della novizia, compito assegnato alla mia serva. Le è stata fornita una elegante divisa di un colore viola scuro. La giovane si spoglia, restando con la biancheria intima. La serva maestra interviene, annusa e commenta il profumo della ragazza, le fa annusare le proprie ascelle dicendo: - Carina, da adesso in poi i profumi te li scordi. Inoltre togliti tutto, niente reggiseno e niente culottes fascianti, eccoti delle igieniche mutandone di cotone. Un'altra cosa, vedi di tenerti pulita, può capitare che non ti concedano di cambiare le mutande tutti i giorni, mi sono spiegata?
La novizia, senza abbassare lo sguardo, indossa le mutande prescritte e toglie il reggiseno, mostrando delle notevoli poppe. Quello che appare chiaro è che questa giovane ha delle notevoli difese psicologiche, non sarà facile domarla.
Facciamo varie prove per trovare un varco nelle sue difese. La sottoponiamo ad una umiliante ispezione intima, con nostri commenti grossolani sul fatto che non è più vergine e sul fatto che il suo ano pare già sfondato, una bugia ovviamente, ma niente, lo sguardo resta fiero e combattivo. La facciamo lavorare a lungo, sottoponendola due giorni ad un vero tour de force, sempre senza risultati. Anche l’applicazione di moderate punizioni, sculacciate e pizzicotti al seno la fa gridare di dolore, ma lo sguardo è sempre indomabile. Un osso duro.
Scarsi risultati vengono ottenuti anche da una lunga seduta di mollette ai capezzoli, resta qualche piccolo livido, ma niente sguardo a terra, da serva.
Passano le ore, mentre la studio attentamente. Ad un certo punto la novizia inizia a sentire piena la vescica. Chiede, come la aveva istruita la maestra, “Signora, la novizia chiede di poter fare la pipì” ed ecco, un impercettibile ritardo prima delle parole “fare la pipì”. Gioisco, forse ora so come scardinare le sue difese. Concedo il permesso, voglio che la novizia sia rilassata, prima di assestare la botta. Mentre lavora la faccio parlare, e, senza parere pongo domande sulla sua salute, per esempio, soffre di mal di testa? E, forse, il mal di testa non è forse derivante da stitichezza? E così mi confida che sì, in realtà non è affatto regolare, anzi negli ultimi due giorni … niente. Materna dico che non va bene così, come provvede di solito?
Altra leggerissima pausa, - Una suppostina, signora...
- No, no, quella delle supposte è la soluzione sbagliata, si rischia di diventarne dipendenti. Ti mostro come risolvo problemi del genere….
Ordino alla mia serva di portare la mia borsa da viaggio. Non mi muovo mai senza un piccolo kit, tra cui spicca un enteroclisma pieghevole. In realtà è il kit per punire la serva, ma tralascio questo fatto, è una serva giovane ed inesperta, non occorre impressionarla.
Sempre tenendo conto di età ed inesperienza, preparo solo un litro di acqua ben calda in cui sciolgo un cucchiaio di bicarbonato ed una piccola quantità di sapone neutro. Mi serve solo procurarle un bel mal di pancia, vediamo come reagirà.
- Vieni qui, abbassati le mutande alle caviglie ed inginocchiati.
Esegue avvampando, oh che vista le guance imporporate!
- Ora chinati in avanti ed appoggia testa e spalle al pavimento.
- AHI….che fa Signora?
- Ti lubrifico ben bene
- MMMH………MMMMHHH
- Brava, ben ferma che metto la cannuccia. Te ne hanno già fatti?
- AHIA…….. sì Signora, da piccola…ma solo perette, mai apparecchi così … enormi.
- Stupida, non vedi che è solo metà, ora fai la brava, adesso apro l’acqua. Ben ferma, rilassati e respira profondo….. la senti l’acqua?
- UUUHHH … sì Signora l’acqua scotta……. brucia!
- Bugiarda, è appena calda!
- Mmmmmhh che male….. non ce la faccio
- Un po’ di pazienza, l’acqua non scorre bene, alzo un po’ il recipiente...
- Ufffff ……UFFFF…….UFFFFF…..UFFF….UFFFF……Signora……. mi sento malissimo
- Zitta, stupidina ….
- Bastaaaaaaa. Non ce la faccio più!
- Quasi fatto
- Mi sento scoppiare!!!!! Bastaaaaaa Scoppio!!!!
- Ecco…….. finito.
Le porgo un paio di mutande impermeabili con pannolone. Fa tanto d’occhi.
- Ma Signora…non…
- Poche storie stupida, rivestiti subito! Ora prendi scopa e straccio ed inizia a pulire i pavimenti…. SUBITO!
Passano cinque minuti.
- Signora, la prego non ce la faccio, ho bisogno del bagno
- Zitta e lavora
- Non ce la faccio più, la prego. Posso andare in bagno?
- E che ci vuoi andare a fare in bagno?
- Ecco……. Ho male alla pancia
- Si, ma che vuoi fare in bagno?
- Ma ….dovrei….
- Beh, se non vuoi dirmelo non importa, ma finisce che dovrai usare il pannolone…….
- NOOOO no Signora, per pietà non potrei….. non resisto …. devo…..oh che vergogna!
- Allora, che devi fare?
Avvampa in volto
- Uhhhh che male devo ….. devo…devo ….devo …... DEVO CAGARE!!!
Ed inizia a piangere disperata.
Per la cronaca, data l’inesperienza della novizia non ho voluto calcare la mano ed ho graziosamente concesso il tanto agognato permesso e si è potuta appartare in bagno.
Ma occorreva una verifica, una verifica alla quale la novizia si sottoponesse, per ordine della propria Signora a qualcun altro.
- Serva novizia, vieni qui! - ordino.
- Ora, io e la tua signora vogliamo vedere quanto tu sia obbediente, portami il centro tavola
Il centro tavola in questione è una pregevole opera di artigianato, una grossa coppa di vetro soffiato.
Prendo la coppa e mi apparto un attimo, torno, la coppa è piena a metà di liquido giallo caldo e spumeggiante, sì, la mia pipì.
Ora, la pipì di una estranea non era sicuramente nelle fantasie della giovane. Se la berrà è perché è finalmente domata.
La mia amica ordina: - Ora voglio che tu beva a piccoli sorsi. Tieni in bocca un po’. Poi inghiotti. Conta fino a 60 e prendi il sorso successivo.
Stiamo tutte e due fissando i suoi occhi, lo sguardo altero, pian piano si spegne. Non so che darei per saper leggere il pensiero. Impallidisce leggermente, inghiotte, fa per ribattere, poi:
- Tutta Signora?
- Certo, stupida, dai, non perdere tempo intanto che è calda
- Obbedisco.
E avvicina la bocca al contenitore, prendendo il primo sorso. Chiude gli occhi, arrossisce. Si vedono chiaramente i muscoli del collo muoversi, fa fatica a costringersi ad inghiottire. Riapre gli occhi, è sull’orlo delle lacrime, un espressione mal dissimulata di profondo disgusto, guarda la mia amica ed obbediente, prende il secondo sorso.
Non vi racconterò che ha bevuto tutto senza fatica, ci sono state pause, momenti in cui rabbrividiva e tremava, cercando di sopprimere lo stimolo del vomito.
Un quarto d'ora in cui la sua psiche è mutata, finalmente e completamente domata. Il suo sguardo trasformato, da altero a quello di una serva, sempre uno sguardo intelligente, ma indubbiamente sottomesso
La novizia è stata pienamente e soddisfacentemente domata ottenendo il titolo di serva.
E, quando me ne sono andata, ha chiesto alla sua Signora il permesso di potermi umilmente ringraziare!
FrauJulia



29 marzo 2013

LA SERVA PURGATA

Sguattera sudiciona,
come sai ho una serva poetessa. Perquisendo il solito anfratto del ripostiglio ho trovato un'altra chicca. Si tratta di una poesia scritta recentemente, la serva racconta al diario in maniera autobiografica. Che dire? Uno sfogo inutile e prolisso in cui la serva travisa la squallida realtà.
Come sempre riporto integralmente lo scritto.

FrauJulia


Povera me, con medica prescrizione,

purgata sarò, non per punizione.

La Signora la ricetta ha sequestrata,

e con la sua infermiera si è accordata.

Al ritorno la Signora ha un pacco tra le mani:

"Con questo io ti purgherò domani!

Il pancione avrai ben ripulito,

con digiuni e purghe, hai capito?

E se ti mancasse l’autocontrollo,

saran quattro clisteri da cavallo!"

Un sobbalzo diedi spaventata,

non la purghetta da me sperata,

ben altra purga per la povera servente,

deh, Signora mia, sia clemente!

Di una cosa ero sicura:

mi aspettava una giornata molto dura.

E così, dopo dieta rigorosa,

arrivò infine la giornata più schifosa.

Litri quattro di purga nauseante,

renderanno la giornata allucinante.

La Signora mi riempie un bicchierone,

e mi ordina: "Consuma il beverone!"

Una nausea terrificante

è la reazione al super purgante!

Occorre qualche buona sculacciata,

per costringermi a ber la bicchierata.

E mai cala di livello la caraffa,

mai arriva il bicchiere della staffa!

Sudo nel grembiule a pancia cinta,

che si gonfia come fossi incinta.

Passa lo straccio a quattro zampe,

la servetta a cui tremano le gambe.

Ora brontola e gorgoglia il  pancione,

signora, mi scappa, non resisto alla pressione!

La Signora il suo bagno mi concede,

col pancione dolorante la serva lì siede.

Ma non è che l’inizio: altre ore ancora dura,

per la serva, del purgante la tortura.

E mai cala di livello la caraffa,

mai arriva il bicchiere della staffa.

Ed infine la serva è esaurita,

quando la Signora dice: è finita.

L’indomani, non fu proprio divertente,

gonfiata e penetrata da un nero e plastico serpente,

Tutto bene, fu il verdetto di un dottorino,

ma non ben pulito l’intestino!

"Tra mesi sei ripeteremo l’ispezione,

ed oltre alla purga, un bel clisterone!"

E così tornammo a casa, la Signora ringraziai per l’assistenza,

e per avermi sopportata con pazienza.

E tra un semestre sarò  purgata nuovamente,

di sicuro ancora più severamente,

e già non riesco a togliere il pensiero dalla mente.

25 marzo 2013

LA PORTINAIA

Un importante contributo della Signora FrauJulia

LA PORTINAIA
di FrauJulia

Care Signore,
per ragioni logistiche, in inverno abito in centro città in un vecchio palazzo stile impero, dotato di portinaia. E proprio della portinaia vorrei parlarvi. La portinaia si è dimostrata una inaspettata validissima alleata nella gestione della domestica. Dovete sapere che, come consigliato da Madame Janine, quando punisco la serva ordino di indossare la divisa di fatica e punizione. Ma ho conservato un vezzo: il fazzoletto da testa normalmente grigio topo, come originariamente era la scolorita e macchiata divisa, varia di colore quando la serva è punita. A seconda del tipo di punizione faccio indossare un fazzoletto rosso se è stata sculacciata o frustata, giallo se sta trattenendo la pipì, verde se sta trattenendo un clistere a pancia gonfia, marrone se è stata purgata e ne sta attendendo l’effetto. Vi chiederete la funzione del colore del fazzoletto della serva. Dovete sapere che, come ciliegina sulla torta della punizione, ordino alla serva del lavoro pesante ed umiliante, E cosa di meglio di portare la spazzatura? Non crediate che sia una cosa facile, abito al terzo piano, alla serva è assolutamente interdetto l’uso dell’ascensore. Se si aggiunge che con la raccolta differenziata la serva deve scegliere se fare un viaggio stracarica o più viaggi, inizia ad apparire la valenza punitiva di portare giù la spazzatura, con le natiche brucianti oppure con il ventre preda di coliche.
Ma qui appare la portinaia, questa donna, sia pur di umili origini, ha i numeri per essere una perfetta educatrice di serve. Quando sente la serva scendere stracarica le scale, nota immediatamente il colore del fazzoletto, il cui significato le ho rivelato. Ed al rientro della serva, a compito eseguito, inevitabilmente la ferma per due chiacchiere.
E ben presto è nata una certa confidenza e così, la portinaia si offre di mettere una cremina rinfrescante su natiche arrossate da sculacciate o frustate, in realtà passati dieci minuti l’effetto rinfrescante svanisce e il bruciore viene esaltato e dura ben più a lungo, grazie a quella che in realtà è una pomata riscaldante per i reumatismi.
E se la serva ha urgenza del bagno e supplica di poter usare quello della guardiola, molto spiacente la portinaia lo nega: il severo regolamento condominiale lo vieta esplicitamente e severamente.
La caritatevole portinaia insiste comunque nell’assistere la poveretta: qualcosa di caldo le farà senz’altro bene, sembra così pallida, si sieda, intanto che l’acqua bolle…..
La furbona fa questo conscia che i minuti necessari per scaldare l’acqua sembreranno ore alla poveretta, ed in questo tempo l’ingenua serva, sottoposta a pressante interrogatorio rivela particolari succosi che eccitano la “caritatevole” portinaia.
Se la serva ha la vescica piena le verranno offerte un paio di abbondanti tazze di tè, in realtà una potente di tisana diuretica che porterà la serva all’isterismo con la vescica che pare scoppiare.
Analogamente succede se la serva è gonfiata da un clistere, una buona camomilla per calmare le coliche richiede una decina di interminabili minuti di preparazione e nel frattempo un massaggio al pancione permette alla portinaia di divertirsi schiacciando la pancia un po’ qui ed un po’ là, in modo da sentire lo sciacquio ed i gorgoglii e aumentare i dolori.
E nel caso la serva sia stata purgata, una buona limonata molto abbondante: acqua ben calda, abbondante succo di limone ed un cucchiaione di bicarbonato. Tale frizzante mistura è una specie di sturalavandini, il purgante inizia immediatamente a fare un effetto quadruplicato. E la portinaia si bea dei gorgoglii di pancia innescati e delle smorfie della serva.
E non crediate che io scherzi, è capitato che la serva sia dovuta riscendere, paonazza per la vergogna, a lavare ed asciugare le scale ed il pavimento della guardiola, dopo essere stata trattenuta oltre l’umana sopportazione.
Da allora impongo alla serva un umiliante paio di mutande impermeabili e pannolone di cui si vergogna immensamente, poiché, ovviamente camminando fanno rumore e non sfuggono agli sguardi curiosi delle altre abitanti del palazzo. Mutande che è bene siano ancora asciutte al ritorno, a scanso di ulteriori umiliazioni.
E qui la portinaia chiacchierona ha messo in giro la voce che la serva, poveretta, ha problemi di nervi, soffre di pancia ed è incontinente. Questo spiega e giustifica qualsiasi stranezza di comportamento della medesima, dandomi piena libertà di azione nei metodi disciplinari.
Infine la implacabile custode che tutto vede nel palazzo, si fa dovere di segnalarmi la più piccola trasgressione o inadempienza di cui la serva si renda colpevole, ben contenta poi di collaborare alla punizione della serva sciatta e lazzarona.
FrauJulia


9 febbraio 2013

UNA NOTA DI FRAUJULIA SUL "CASO TRIPOTEUSE" O DEL "BAUME DE TIGRE"

Pubblichiamo una lettera di FrauJulia e Madame Janine riguardante la punizione della sguattera sudiciona con il "Balsamo di tigre".

Gentile Madame Janine,
la sguattera sudiciona preoccupa non poco: nella sua relazione si nota che, nonostante sottoposta a dura punizione, anzichè rammaricarsi, vergognarsi e impegnarsi a controllare i propri bestiali istinti, occhieggiava le domestiche di Madame, comunque sue superiori, intuendo o INVENTANDOSI addirittura eccitazione ed orgasmi. A questo punto mi chiedo quali possano essere i motivi di questo:
1) la perversione che la sta consumando
2) una fantasia morbosa e perversa
3) la, magari involontaria, speranza che se "così fan tutte" le sue colpe  risultino alleggerite.
Ora, per raddrizzare questa serva occorrerà molto molto impegno e Madame, sicuramente, conosce meglio di me i metodi da utilizzare per instaurare nella serva il riflesso pavloviano orgasmo illegale=dolore.
Vorrei invece proporre come indirettamente punire la serva per le sue accuse pubbliche:
vengano punite le tre domestiche con un clistere, di tre litri di acqua e sapone per Elenoire e due litri per le altre due. Elenoire, inoltre dovrà sopportare da quindici minuti a un ora a pancia gonfia.
L'infermiera si lascerà sfuggire, durante le dolorose evacuazioni, di rigraziare la sguattera sudiciona per i clisteri. Penseranno poi le tre domestiche a fare sì che la sudiciona pensi ai fatti propri e non si permetta mai e poi mai di sbugiardarle sul blog!
FrauJulia

30 gennaio 2013

IGIENE DELLE SERVE

Una lettera della Signora FrauJulia a Madame Janine Souillon

Gentilissima Madame Janine,
vorrei proporre a Signore e serve un argomento di discussione a mio parere molto interessante:
la stitichezza in una serva rappresenta una colpa?

E questo indipendentemente dai provvedimenti igienici che verranno adottati, abbastanza simili nei due casi. C'è però una ben precisa differenza tra purghetta o clisterino e le loro controparti punitive!

A favore della tesi direi bisogni considerare le cause: il più delle volte le serve, lasciate libere di nutrirsi con ciò che vogliono, fanno delle scelte sbagliatissime: niente verdura e, come se non bastasse, poca acqua e, ahinoi, magari addirittura bevoo bibite gassate, se non addirittura alcoolici.

Proporrei di aprire la discussione anche alle serve, anzi gradirei che potesse scrivere sull'argomento anche la miserabile serva sudiciona, anche se il regime punitivo a cui è sottoposta previene tali imbarazzanti problemi.
Sarebbero gradite anche eventuali ricette su come prevenire e/o curare tale problema nelle serve.
Grazie

FrauJulia

31 dicembre 2012

LE FESTE DELLA SERVA

Durante questo periodo capita alle Signore di festeggiare, vuoi invitando a casa, oppure di essere invitate o  recarsi presso un  ristorante.
Come ci comporteremo con la serva?
Ci ho pensato a lungo, senza tuttavia trovare la soluzione perfetta. Il mio orientamento è il seguente:
se ho degli ospiti la serva, ovviamente, lavorerà duramente fino al mattino per risistemare e rassettare tutto. A questo punto le verrà permesso di consumare gli avanzi. Nel caso che io sia invitata fuori, chiederò al ristorante, il "dog bag", in modo da collaborare allo smaltimento degli avanzi.  Insomma, comunque sia alla serva verrà concesso di consumare cibi a cui nonè abituata ed addirittura le concederò la classica fettina di panettone e il bicchiere di spumante. La serva avrà così un assaggio dei piaceri della tavola che a lei non sono più concessi, soffrendone alquanto.
Sicuramente abbiamo concesso uno strappo eccessivo alla dieta della serva, quindi, per evitare che il cibo troppo raffinato ne disturbi il pancione, la mattina dopo essa dovrà pagare lo scotto dei bagordi: una bella dose abbondante di olio di ricino, seguita da una giornata di idratazione forzata la terrà nelle vicinanze del suo secchio. E a sera,  un abbondante clistere, trattenuto a lungo, terminerà la pulizia, riconsegnandoci una serva efficiente e pronta alle fatiche che la attendono.

Concederemo alla serva gli avanzi, se però ci verrà il sospetto che abbia "piluccato" qualcosa mentre serve in tavola o prima che le sia stato permesso, una buona tazzona di caffè "addolcita" da tre cucchiaini di sale, rimetterà subito a posto lo stomaco della serva, permettendole di continuare il servizio.
FrauJulia

27 dicembre 2012

IL CAMPANELLO

IL CAMPANELLO
FrauJulia

Documentandomi sull’epoca vittoriana mi sono accorta della mancanza, nelle case moderne, del campanello per chiamare la servitù. Ai tempi le serve dormivano nell’ala della servitù, in modo da garantire la privacy alle proprie Signore. Bastava però una scampanellata per farle alzare e richiedere i loro servizi. Durante il giorno, poi, le serve avevano assegnati i loro lavori ma, anche qui, un sistema di campanelli le poteva convocare rapidamente in maniera efficiente.

Ora, le moderne case sono più piccole, così basterà un campanello nel ripostiglio dove dorme la serva. Durante il giorno, poi, la Signora avrà a portata di mano un campanellino d’argento per convocare la serva in ogni momento, qualsiasi lavoro stia facendo.

Proporrei, come argomento di discussione, di stabilire che succede alla serva per una mancata o ritardata risposta.

Tratteremo la cosa come un rifiuto all’obbedienza?

Ascolteremo le eventuali giustificazioni poco credibili della serva?

Inoltre bisognerebbe stabilire un tempo massimo entro cui la serva deve arrivare, ovviamente con la divisa in ordine e le mani pulite.

FrauJulia

17 ottobre 2012

DA FRAU JULIA IL VOCABOLARIO DEI CLISTERI PER LA SERVA SUDICIONA

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drawing by slave Elisabeth Mandile, property of Annika Kapyzska
Serva sudiciona,
ti invio un utile vocabolario, che ti aiuterà a capire che tipo di clisteri ti vengono imposti dalla tua signora.
FrauJulia

Serva sudiciona,
per facilitarti nel sopportare i castighi che ti attendono ti invio un intervento che meditavo da tempo:
i modi di dire utilizzati da Signore ed Infermiere per definire un clistere. Deriva da colloqui avuti, tempo fa, con una anziana infermiera austriaca, di quelle di una volta con la divisa inamidata ed un carattere inflessibile.
Pera: con questo termine si intende la vecchia pera di gomma, di varie grandezze. Attualmente poco usata.
Peretta: si intende la peretta già preparata, dai 100 ai 200 cc. Molto usate perchè pratiche. Non eccezionalmente dolorose, fatto salvo quelle di bisacodyl, detto anche Dulcolax. Questo nome ricordalo, le perette sono poco reperibili ma hanno effetti dirompenti. Un po’ meno le supposte.
Perettina o microclisma: delle micro perette di glicerina. Attenta, se ne usano 2 o 3 e te le fanno tenere a lungo danno dei bei mal di pancia, nonostante il volume irrisorio.
Clistere: il classico clistere da 2 litri. E' il clistere di base, fastidioso ma sopportabile. Diciamo che viene usato solo a scopo salutistico..
Buon clistere: intende un clistere molto abbondante, che ti gonfia parecchio. Non vengono però adottati gli accorgimenti che ti illustro in seguito, per renderlo estremamente punitivo.
Bel clistere, detto anche bel clisterino, oppure clisterone: con queste parole, in gergo, la signora comanda un vero e proprio clistere punitivo.
Preparati, le tue viscere verranno distese a dismisura. Vengono adottati tutti i perversi accorgimenti per renderlo il più possibile crampigeno. Te ne elenco alcuni:
temperatura dell’acqua bassa (acqua di rubinetto), o peggio ancora, prima parte del clistere piacevolmente calda, nel finale uno o due litri di acqua fredda di rubinetto. L’intestino si contrae, i crampi ti accompagnano inesorabili fino all’ultima goccia. Ti assicuro che urlerai.
Ma se hai fatto incazzare anche l'infermiera con le tue suppliche e piagnistei, lei durante il clistere ti inietterà anche un pò di aria. Ne basta poca, basta iniettarne una pera od una peretta vuote. Sentirai gorgogliare nella pancia. Da questo momento il liquido che entra sarà lentissimo e tu avrai dolori da partoriente, inoltre i gorgoglii della tua pancia divertiranno infermiera e signora. Ed alla fine, dopo un interminabile periodo di ritenzione supplicherai di poterti scaricare, fosse pure in pubblico ed in una bacinella!
E se tu avessi il cattivo gusto di non trattenere? Tieni conto che vi sono un infinità di cannule enormi ed altre gonfiabili, con appositi palloncini che faranno tenuta e non ti lasceranno perdere una goccia. La ritenzione, poi viene assicurata da dolorosissimi tappi che ti verranno inseriti a forza, mentre ti concentri a non perdere neanche una goccia!
E quando ti potrai accosciare per liberarti, i dolori ti accompagneranno a lungo!
Mia cara, cerca di far buon viso a cattivo gioco e sopporta da brava serva, forse la tua Signora si commuoverà e ordinerà di farti solo il normale clistere.
Auguri pisciona.....

Grazie Signora FrauJulia, la serva sudiciona si inginocchia e ringrazia. 
Questa sera dopo le punizioni e i lavori scriverò la seconda parte della descrizione della mia punizione.
serva sudiciona

drawing by slave Elisabet Mandile, property of Annika Kapyzska © Annika Kapyzska