DISCLAIMER
6 gennaio 2016
UNA LETTERA DI FRAUJULIA
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma, passato qualche tempo, notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia
29 giugno 2015
DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 9
29 aprile 2015
CASTITA' DELLA SERVA / una lettera di FrauJulia
sicuramente la sguattera sudiciona, sigillata nelle sue doppie mutande, è impossibilitata a cercare i piaceri indebiti a cui era avvezza, infatti uno stato di spessa gomma, doppiato da una robusta mutanda di cuoio impedisce qualsiasi suo tentativo. Ma, anche rifacendomi ai deliziosi disegni della schiava Elizabeth, non vorrei che la sguattera abbia trovato un escamotage per ottenere comunque turpi orgasmi, massaggiandosi i capezzoli che, almeno nei disegni, sono tenuti liberi.. Ora, sappiamo benissimo che gli orgasmi ottenuti in questo modo sono spesso un mito, ciò nonostante potrebbe essere utile disciplinare anche questa zona. Mi trovo però in difficoltà a suggerire un metodo valido, l’idea che mi viene è quella di un apposito reggiseno contenitivo-punitivo, imbottito con il materiale delle spugnette ruvide. In alternativa al reggiseno si potrebbe usare una larga striscia contenitivo-compressiva che mantenga dolorosamente le cose al loro posto, anche durante lavori che richiedano di sporgersi in avanti oppure durante le corse punitive. Tale striscia sarebbe anche giustificata dal fatto che, data l’età non proprio verde della sudiciona, le zinne cominciano ad afflosciarsi ed a pendere sempre più in basso, quindi perché non nasconderle completamente? Un alternativa più semplice potrebbe essere di limitarsi a foderare l’interno delle divise e dei grembiuli spugnette abrasive, cucite nei punti opportuni. A questo punto sfido la sudiciona a massaggiarsi, tenuto conto che le impudiche mammelle saranno già tenute opportunamente irritate dai continui sfregamenti contro le terribili spugnette.
Madame, indirizzo a Lei la missiva per competenza, ma, se Lei è d'accordo, si potrebbe ordinare alla sudiciona di pubblicarla. Credo che l'argomento possa interessare le attente lettrici.
Sua FrauJulia
26 novembre 2014
UNA LETTERA DI FRAUJULIA
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma passato qualche tempo notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia
2 maggio 2014
DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 2
18 aprile 2014
DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 1
DIARIO DI UN'EDUCAZIONE / 1
È una normale serata di svacco nel mini appartamento di una
serva di nostra conoscenza. Come tutti i giorni in cui non è di
servizio dalla Signora, la serva ha cazzeggiato tutto il giorno su
internet. Ora la serva pregusta la doppia porzione gigante di pizza
ordinata via telefono. Sa che il ragazzo delle consegne le porterà
anche un paio di birre, anche se non si potrebbe, la comodità val
bene una mancia.Suonano al citofono. La serva preme l’apriporta e prepara aperta anche la porta dell’appartamento, ha proprio fame, la porzione gigante è proprio quella adatta. Ma……. la porta si apre ed, anziché il ragazzo delle consegne, la serva di trova di fronte due donne: una è la Signora. La serva ha un tuffo al cuore, non si aspettava proprio questa cosa, la Signora non è mai venuta a casa, anzi, non dovrebbe sapere neanche l’indirizzo.
La Signora avanza, con portamento autoritario: “Bene, bene, finalmente ho trovato il tuo indirizzo.”
La Signora guarda attentamente la serva, capelli scarmigliati, indossa ancora il pigiama ed una vestaglia che ha visto giorni migliori. “Non indossi la divisa, spero almeno che tu indossi le mutande disciplinari!”
La Signora scambia uno sguardo con l’altra donna. La serva osserva la sconosciuta: una donna oltre i 50, alta e robusta, con faccia cattiva ed autoritaria, indossa una tuta di acetato, con uno scudetto.
La Signora chiede: “Chi immagini che sia questa mia amica?”
La serva, classifica la sconosciuta come una delle tante badanti rumene di cui è pieno il quartiere. La sconosciuta, sentendo la risposta, latra una imprecazione in tedesco. La Signora interviene: “Elize è un ex atleta della DDR. Si è poi specializzata ed ha lavorato a lungo come capoinfermiera. Ti rivolgerai a lei chiamandola con il suo titolo di “Oberschwester”.
Elize prende in mano la situazione, toglie la vestaglia alla serva ed abbassa decisa i calzoni del pigiama: la serva indossa un paio di morbide mutandine di cotone, le mutande di punizione sono ammonticchiate in un angolo e, dall’odore non sono state neanche lavate e fatte asciugare!
Elize estrae da una tasca un quadernetto nero ed inizia a prendere appunti.
Si ode una seconda scampanellata, Elize apre e si trova di fronte il ragazzo della pizzeria. Ritira l’involto e congeda il fattorino. Ora le due donne analizzano il contenuto del pacco: doppia razione di pizza e birra. Passano poi ad osservare il lavandino: lattine di birra vuote, numerosi cartoni di pizze e involti di panini e patatine di fast-food, testimoniano di quale sia la cura che la serva pone alla propria dieta e nel rassettare la propria casa. Inutile dire che la tappa successiva è la camera da letto: letto che, nel tardo pomeriggio è ancora sfatto. Risultati ancora peggiori si hanno dall’ispezione in bagno: a parte il disordine sovrano, qualcuna ha orinato nella tazza senza neanche tirare l’acqua e, guardando meglio, non utilizza troppo neanche lo scopino.
La Signora ha un rapido briefing con l’Oberschwester, le due donne prendono una decisione: l’Oberschwester resterà a casa della serva, in modo da obbligarla ad osservare le Regole anche nei giorni liberi dal servizio.
Una volta organizzate le cose la Signora, prima di congedarsi, assiste ad una prima sculacciatura della serva, somministrata dalla Oberschwester per “rompere il ghiaccio”. Le potenti mani della ex atleta colpiscono instancabili le povere natiche della serva che ben presto virano ad un bel colore rosso acceso.
Ora la serva, ancora piangente, si vede presentare quattro bottigliette da ¾ di litro d’acqua: da oggi in poi dovrà bere tutta quell’acqua ogni giorno. E, per iniziare la serva deve subito ingurgitarne una. La cosa avviene con grande fatica: la serva non è abituata a bere tanta acqua, sarebbe diverso se fosse birra….
La Signora esce soddisfatta: la serva verrà rieducata a puntino ed Elize ha trovato una accogliente e gratuita sistemazione.
Quanto alla serva, ora che ha bevuto così tanto, ha la vescica gonfia ed alla fine deve chiedere il permesso di fare pipì. La Oberschwester avverte: la serva avrà quattro permessi di usare il bagno al giorno. Permessi addizionali, solo nei casi di clisteri o purghe.
La Obershwester indaga sul ….. funzionamento della serva: quando è andata di corpo?
Ed alla risposta insoddisfacente la Elize prende dal proprio bagaglio una scatola di supposte. “Per rimediare momentaneamente al blocco useremo queste, sono rapide ed efficaci. Nei giorni a venire sentirò Madame per gli opportuni provvedimenti. La serva non crede alle proprie orecchie,ma che vogliono farle per un po’ di stitichezza?
La serva viene subito obbligata a lavare le mutande disciplinari e ad asciugarle sommariamente con uno strofinaccio. Ma è il momento dell’azione: la Oberschwester ammucchia i cuscini sul divano, li copre con un salviettone. Indossa, con fare molto professionale, dei guanti di latex. Le supposte vengono aperte. La Elize ne libera tre dal blister. La serva sgrana gli occhi: tre????
Ed ora la serva deve offrire il culetto. La supposta si fa strada ed un dito dispettoso la fa giocare spingendola dentro solo a metà e attendendo che lo sfintere la respinga, prima di inserirla nuovamente. Alla fine il dito la spinge in profondità. Le altre due supposte seguono la sorte della prima. Ora la serva deve mettersi sulle ginocchia della Oberschwester, come per essere sculacciata. Le natiche vengono tenute strette per qualche minuto, in modo che le supposte inizino a sciogliersi. A questo punto la Oberschester prende da un pacco un pannolone e lo mette alla serva, facendole poi indossare le mutande disciplinari, fredde ed umide.
“Ora vediamo di iniziare a ripulire l’appartamento!” è l’ordine dato alla serva. Scopa, paletta, secchio e straccio per i pavimenti vengono messi in funzione. Per il primo quarto d’ora la serva si dimentica completamente delle supposte, tutta presa come è nel lavoro. Ma ben presto il pancino si fa sentire, prima con un bruciore interno, bruciore che viene rapidamente sostituito dal mal di pancia. La serva, moltiplica i propri sforzi per accelerare le pulizie, ha già capito che fino a che non sarà tutto pulito non le verrà concesso l’uso del bagno. Ma, più si dà da fare più aumenta l’urgenza dello stimolo. Ora la serva lavora a scatti, fermandosi all’arrivo delle contrazioni. Gocce di sudore le bagnano la fronte.
La Oberschwester non sente ragioni, prima di usare il bagno l’appartamento deve “passare l’ispezione”. Anzi, di tanto in tanto la Oberschwester passa un dito dove la serva ha già pulito ed ordina di pulire meglio! La serva deve anche cambiare le lenzuola: la Elize prenderà la camera, la serva dormirà su una brandina nel ripostiglio.
Sarà per la stitichezza di cui soffre o per la paura di cosa le può accadere o per la vergogna, ma la serva riesce a resistere fino alla fine! Gli ultimi istanti sono i più angosciosi, quando, grondante sudore attende il permesso di andare in bagno. E non vi dico la corsa disperata verso la liberazione. Ma la Obershwester segue la serva anche in bagno, la serva si farebbe frustare, pur di non doversi scaricare in presenza di un'altra persona. Ma, anche grazie alla posizione seduta, la serva non è più in grado di controllarsi. Elize osserva, ordinando di non tirare assolutamente l’acqua.
Ed è una serva rossa di vergogna che vede la Oberschwester ispezionare anche la tazza, scuotendo la testa. “Domani parlerò con la tua Padrona, qui c’è bisogno di interventi efficaci e di una lunga riabilitazione ” è la frase che farà preoccupare a lungo la serva , mentre cerca di prendere sonno, infastidita dalle mutande umide e dalla scomoda brandina.
(1- continua)
2 marzo 2014
NUOVA DIVISA PER LA SGUATTERA SUDICIONA NADIA
a volte capita alle serve che la Signora decida di dotarle di una nuova divisa. Nel caso della scrivente, la Signora FrauJulia ricevette un suggerimento di Madame Janine. Venni convocata, una sera nell’ufficio di Madame. Una schermata sul PC mostrava alcuni dei capi indispensabili. La Signora, dopo avermi fatto inginocchiare, mi mostrò quella che avrebbe potuto essere la mia divisa. Francamente, l’idea che la Signora acquistasse tramite internet mi piaceva molto: un rapido ordine e di lì a qualche giorno un anonimo pacco consegnato da un postino. Ma le mie speranze andarono deluse: la Signora scorse fino in fondo la pagina e, data un occhiata alla cifra richiesta, disse che non se ne parlava assolutamente, un capo prodotto industrialmente a quel prezzo era decisamente un furto!
E così mi trovai, seguendo rispettosamente la Signora a camminare per le viuzze del centro storico, dove sono presenti vari laboratori di sartine cinesi.
Lasciata in un angolo, vedo la Signora parlare con la anziana ed imperiosa proprietaria. Stampe ricavate da internet cambiano di mano, so che parlano di me perché le vedo guardare nella mia direzione ed assentire più volte. Campioni di tessuti e gomma vengono sottoposti al giudizio della Signora. Suppongo siano giunte ad un accordo, la Signora mi chiama e torniamo a casa.
Di lì a qualche giorno la Signora, mi comunica che l’indomani dovrò andare dalle sarte per le misure e la prova della nuova divisa. Dovrò andare di prima mattina e restare a disposizione finchè il lavoro non sarà terminato. La Signora arriverà più tardi per verificare la bontà del lavoro.
Ma, prima di congedarmi la Signora ha ancora qualcosa da dirmi: “stupida serva sudiciona, come ti sei permessa di andare dalla sarta senza prima farti il bidet?”. Devo confessare che è vero, sciatta come sono tendo a trascurare la mia igiene. Tremo, la Signora mi guarda e, severamente mi ordina: “Sudiciona, prendi un catino di acqua fredda e fai subito un bel bidet, lavati anche le ascelle. Per castigo poi prenderai tre once di olio di ricino. Devo obbedire: rapida mi reco nel bagno di servizio e, con acqua fredda e sapone di marsiglia rimedio alle mie colpe. Poi preparo un vassoio con un bicchierone di vetro e l’odiata bottiglietta di vetro scuro, con l’etichetta “Olio di Ricino di prima qualità, spremuto a freddo F.U., doppia dose”. La Signora versa il purgante: vedo il denso liquido giallino scendere lentamente, spero che la Signora smetta di versare, ma la quantità stabilita giunge quasi all’orlo del bicchiere, ci vanno tre quarti della bottiglietta. Ed è il momento di farsi forza: devo bere a piccoli sorsi, tra un sorso e l’altro deve passare almeno un minuto, in modo che, come dice la Signora, io abbia il tempo di degustare la mia bibita.
Non vi dico lo schifo: odore, sapore e quella sensazione di unto in bocca . Non solo, l’olio, poi si “ripropone” lungamente. Nausea? Tanta, sono continuamente costretta ad inghiottire la saliva provocata dalla nausea. E finalmente anche la purga termina. Metto il cappottino sdrucito sopra la mia vecchia divisa. La Signora mi dice subito che dovrò gettare in un cassonetto tutti i vecchi panni, dovrò tornare indossando la nuova divisa “A la Lancy”. Prendo un autobus, come una scialba serva che si avvia a fare le compere. Giungo al laboratorio. La vecchia padrona si incarica di verificare accuratamente le misure. Non vi dico quante misure debbano essere prese per una divisa. Poi è il turno delle misure per le mutande disciplinari. L’imperiosa sarta mi abbassa d’ufficio le mutande che cadono ai miei piedi. La sarta fissa la mia patata, sorride e dà una voce alle lavoranti. Tutte si affollano attorno a me, avvampo, visto che parlano cinese non capisco. Fino a che una delle lavoranti, sempre deridendomi si abbassa le mutande e mi mostra la sua patatina, perfettamente depilata. Io, per ordine della Signora invece ho la boscaglia incolta. Resto lì, con le mutande che mi intrappolano i piedi, piangendo per l’umiliazione. Poi la sarta si scoccia e spedisce le ragazze al lavoro. Mi fa ricomporre. Ora mi fa mettere in fondo al laboratorio, in attesa che il lavoro venga svolto. Non ci sono sedie, devo attendere in piedi. Passano un paio d’ore. Le ragazze fanno una breve pausa, viene preparato un pentolone di tè. Forse per rincuorarmi, me ne vengono dati tre bicchieroni. Sarà l’effetto della purga, lo bevo avidamente. Ma di lì a poco aimè, mi comincia a scappare la pipì. Chiedo alla sarta il permesso di usare il bagno ma mi viene negato: “bagno solo pel lagazze cinesi”. Comincio a preoccuparmi, tra qualche ora l’olio di ricino colpirà. Il tempo passa, in sincronia con la vescica che si gonfia e con la pancia che brontola.
Dopo un ora una delle sartine si presenta dalla vecchia con uno dei capi pronti: le mutande di caucciù. La sudiciona è costretta a togliersi nuovamente le mutande, scatenando una nuova serie di risolini tra le presenti. La mutanda in caucciù viene rialzata dalle abili mani della sartina. La sudiciona sente la gomma levigata al contatto della propria pelle. L’odore della gomma nuova, unito a quello dei collanti che rendono impermeabili le necessarie cuciture inebriano la sudiciona. E queste mutande sono veramente comode, si dice quella grulla della sudiciona. Ma ora la prova prosegue, arriva un secondo paio di mutande. Queste sono realizzate con uno spesso strato di cuoio di colore beige, trattato in maniera da farlo rimanere abbastanza elastico. Le mutande vengono infilate alla sudiciona al di sopra delle mutande di caucciù. La sudiciona, curiosa, guarda in basso, la mutanda di cuoio ricopre completamente il capo sottostante, l’odore del cuoio si somma a quello del caucciù, la sudiciona annusa quei due profumi con la medesima voluttà di un automobilista che sale sulla sua auto nuova. Il morbido cuoio della mutanda esterna rende le mutande più spesse ma sempre comode. La sudiciona si chiede perché altre serve si lamentino tanto delle proprie mutande costrittive.
Ma, ora che la prova è terminata, le sartine tolgono alla sudiciona i due capi intimi per procedere all’assemblaggio definitivo del capo. La sudiciona resta lì, con la vescica gonfia e la pancia in subbuglio. Ora la sudiciona deve provare la divisa: una pesante vestaglia di cotone grigio, molto spesso, dalle maniche corte. Questa divisa, al contrario delle mutande, è un prodotto standard del laboratorio di sartoria: ne producono a centinaia, destinate alle innumerevoli donne di fatica impiegate in miseri lavori. Infatti, identificata la taglia corretta, non è necessario alcun aggiustamento. La vecchia sarta mostra alla sudiciona, infilato nella tasca della divisa, un fazzoletto da testa, realizzato con il medesimo tessuto: un gentile omaggio del laboratorio alle fedeli clienti. Mentre si sente il rumore della macchina da cucire con cui le sartine si affannano a terminare le speciali mutande, la sudiciona deve provare il grembiule. Le stringenti specifiche di Lancy richiedono un grembiulone di gomma verde. Mani esperte tracciano sulla gomma il profilo e, leste tagliano con apposite forbici. In men che non si dica il grembiule è pronto: una cinghia che sostiene la parte superiore del grembiule, passando dietro al collo. Infatti questi grembiuloni coprono anche il petto delle serve. Il grembiule è dotato di due cinghie che permettono di stringerlo a volontà, sfruttando l’elasticità della spessa gomma con cui è costruito. Due pesanti guanti versi, sempre di gomma, fanno pendant col grembiule. Un paio di calzettoni di ruvida lana grigia ed un paio di zoccoli di gomma verde vengono aggiunti al pacco destinato alla sudiciona.
Nel frattempo è arrivata la Signora FrauJulia, per verificare la qualità della divisa realizzata.
La sudiciona è ormai in attesa da numerose ore. Ormai la pancia della serva si fa sentire: una continua serie di gorgoglii causa le risate delle sartine presenti. Le sartine hanno finalmente terminato le mutande. La sudiciona vede il capo provato in precedenza: i due strati sono mirabilmente fissati tra loro, La mutanda di caucciù è dotata di larghi elastici alle cosce ed al ventre. Elastici che la rendono perfettamente a tenuta. Il tessuto impermeabile è sovrabbondante, la sudiciona scoprirà in seguito a che scopo. La mutanda in cuoio è chiusa da una cerniera di acciaio inossidabile ed è dotata di un piccolo lucchetto dello stesso materiale. Ma alla mutanda di cuoio le sartine hanno aggiunto due pezzi di cuoio, cuciti sui fianchi e dotati di larghi occhielli.
La sudiciona è ora costretta a spogliarsi completamente dinanzi a tutte. Data la presenza imperiosa di FrauJulia, le sartine si limitano ai sorrisetti, vedendo i peli superflui della serva. La mutanda viene infilata sul pancione della sguattera. La cerniera chiude ermeticamente il capo. Ma ora la vecchia sarta deve mostrare a FrauJulia la particolarità di queste mutande. Due lunghi lacci vengono infilati negli occhielli dei rinforzi di cuoio: sono due sistemi analoghi all’allacciatura di una scarpa, una stringa può stringere la mutanda sul davanti un'altra sul dietro. E qui la sudiciona inizia a scoprire quanto siano “comode” le mutande: infatti la vecchia tira impietosamente le stringhe posteriori, fissandole con un bel fiocco. La sudiciona scopre subito che le stringhe premono le linguette di cuoio contro i glutei, rendendo la mutanda molto fastidiosa, in particolare quando ci si deve chinare per qualche lavoro. Ma non è finita, la vecchia, consapevole che la sudiciona ha ormai pancia e vescica piene all’inverosimile, chiede ad una assistente di portare un cuscinetto di stoffa. Il cuscinetto viene posto sul ventre della sudiciona e su di esso viene allacciata la stringa. Poi la vecchia mostra a FrauJulia la particolarità della stringa anteriore: basta stringerla, anche di poco, ed il cuscino preme impietosamente il ventre. E’ bastato poco a fare squittire la sudiciona: “noooo per carità mi scappa, non ce la faccio mi scappa la pipì….. e poi, Signora si ricorda di avermi purgato, NON CE LA FACCIO”. Ma nessuna pietà per la sudiciona, uno sguardo e la vecchia stringe ancora un po’. La sudiciona stringe disperata le cosce. Non si aspettava di dover collaudare la tenuta della mutande lì, davanti alle odiose sartine ed alla loro vecchia padrona. Passano angosciosi minuti per la sudiciona, coperta di sudore e con la pancia che duole sempre di più. A questo punto la sudiciona abbassa gli occhi sulle proprie mutande, unico capo che per il momento indossa, vede la pancia gonfia, costretta e schiacciata dall’impietoso cuscinetto, posto sotto ai lacci allacciati stretti. A questo punto la sudiciona fa una bella pensata: forse se riesce a far un goccio di pipì la cosa passerà inosservata e la pressione nella pancia calerà. Detto fatto la sudiciona si impegna nel difficile compito di orinare, senza “mollare tutto”. Dobbiamo dire che la cosa riesce, la sudiciona sente il calore della pipì che invade tutta la mutanda di caucciù, calore tutt’altro che spiacevole. Ma la sudiciona, sperando di farla franca, non ha considerato l’antica sapienza sartoriale delle cinesine: le mutande di caucciù sono volutamente molto molto comode: infatti sono studiate per essere indossate anche da serve sottoposte a clisteri punitivi senza l’impiego di “plug” gonfiabili di ritenzione. Per farla breve: il liquido si raccoglie all’interno della mutanda, gonfiando un apposito capiente “sacchetto”. Questo sacchetto è situato in una apposita apertura, a prova di “manomissione” della mutanda esterna di cuoio. Il sacchetto dotato di una speciale valvola antimanomissione, si gonfia di orina della sudiciona e penzola, ben in vista tra le cosce della sudiciona. Subito le “simpatiche” cinesine compaiono indicandosi l’un l’altra il sacchetto e deridendo la sudiciona, nonostante le occhiate di fuoco dell’anziana sarta. La sudiciona vorrebbe sprofondare. Ma l’espediente di orinare non è affatto sufficiente, anzi, l’avere rilasciato lo sfintere vha ormai messo in funzione una reazione a catena che si manifesta esternamente con forti gorgoglii e, dentro alla pancia della sudiciona con crampi incredibili, peggio di quelli di un clistere. La sudiciona a questo punto cerca di emettere qualche scorreggina, chissà, magari potrà resistere fino al ritorno a casa. La sguattera è certa che FrauJulia una volta a casa le permetterà di usare il bagno. Ma niente da fare, come la sudiciona rilascia un istante lo sfintere, un vero e proprio tsunami la travolge e riempie rumorosamente le mutande. La cosa non sfugge affatto alle presenti, se anche le doppie mutande limitano l’odore, niente fanno per la rumorosa scarica. Ed è con soddisfazione che la vecchia megera cinese fa saltellare con il palmo della mano il sacchetto colmo delle deiezioni della sudiciona. Sudiciona che vorrebbe poter sotterrare la testa come uno struzzo. Ma è ora di congedarsi, FrauJulia passa delle banconote alla vecchia tutta salamelecchi. Alla sudiciona viene fatta indossare le nuova mise, tutti i vecchi abiti vengono gettati. Ed ora la serva deve percorrere due chilometri a piedi, nelle schifose condizioni in cui si trova. Infatti la Signora la fa camminare per la strada, limitandosi a controllarla da bordo del proprio SUV. E se la sudiciona può ringraziare la sorte di potersi confondere tra le maschere del carnevale che affollano i marciapiedi, di certo il dover camminare a cosce larghe per non urtare in continuazione il sacchetto pieno, non le rende piacevole la camminata.
E giunta a casa la sudiciona, dopo una bella ramanzina, deve provvedere a svuotare e ripulire le proprie mutande, cercando di non vomitare per lo schifo. Ovviamente la sudiciona dovrà indossare le mutande ancora bagnate, visto che non n ne esiste un cambio.
Le mutande hanno ben sopportato il collaudo: il cuoio si è sì imbevuto leggermente ed ha cambiato un po’ il colore, ma la Signora ha ricevuto assicurazioni che le mutande dureranno ben più della serva.
Vostra stupida serva sudiciona nadia.
20 luglio 2013
AUTOCONTROLLO DELLA SERVA
Pubblichiamo un prezioso contributo della Signora FrauJulia
Care Signore,
con l’arrivo dell’estate ho deciso di sottoporre la serva ad una periodica accurata igiene intestinale. Del contempo le ho assegnato l’obbiettivo di migliorare il proprio autocontrollo. Per ottenere entrambi gli scopi, niente di meglio dell'applicazione periodica di qualche buon clistere.
Riflettevo però sulle modalità di applicazione dei clisteri disciplinari. Troppo facile per le serve sopportarli loro malgrado, grazie a plug e mutande di gomma, per migliorare l’autocontrollo occorre la “collaborazione” attiva della serva. E così ha preso avvio il “lavement sans culottes”. Niente di nuovo sotto al sole, come vedrete. Con frequenza almeno bisettimanale alla serva viene applicato un clistere di media grandezza, diciamo un litro o un litro e mezzo di Eau de Lancy o, più prosaicamente, acqua e sale, a temperatura ambiente, diciamo intorno ai 24 gradi. A seguire inietto anche una peretta da 250 cc di aria, in modo da stimolare i crampi e rendere la pancia “gorgogliante”. La serva viene avvertita che dovrà resistere per un certo tempo diciamo dai 15 minuti le prime volte, aumentando poi gradualmente fino a 45 minuti. Nessun ausilio per aiutarla a trattenersi, anzi, dovrà restare in piedi e lavorare. Magari, per ridurre la possibilità di “incidenti”, in particolare le prime volte, il tempo di ritenzione verrà passato in piedi nella doccia o nella vasca da bagno, con le mani legate in alto, in modo che non possa massaggiarsi il pancione o aiutarsi in qualche modo a “tappare”.
Nonostante la quantità di liquido sia molto ragionevole, i movimenti peristaltici scatenati dall’acqua fredda e dall’aria, sommati alla forza di gravità, metteranno a dura prova la capacità di sopportazione della serva. Infatti ciclicamente la serva avrà delle contrazioni e delle ondate di dolore in coincidenza dei movimenti peristaltici, contrazioni chiaramente avvertibili dal sordo gorgoglio proveniente dal ventre della serva. Solo stringendo disperatamente gli sfinteri, riuscirà a resistere, ma non potrà fermarsi, il lavoro deve continuare. Vedrete che, nonostante il clistere fosse di acqua relativamente fredda, ben presto il sudore macchierà la divisa della sguattera, impegnata a fondo dallo sforzo di controllarsi. Alla fine del tempo, la serva potrà infine dolorosamente e rumorosamente svuotarsi nel “cesso della servitù” o, se non ce la facesse a reggere fino a raggiungerlo, in apposito secchio.
Ovviamente se non raggiungesse l’obbiettivo, la punizione consisterà, al secondo “tentativo” di due litri con 250 cc di aria, da ritenere, sempre senza ausilio, per il tempo di 20 – 30 minuti.
Se la serva fallisse anche il secondo tentativo deciderò io se procedere ad un terzo “tentativo” con 3 litri o più di acqua da sopportare per soli 10 - 20 minuti, permettendole di aiutarsi con un “tampone” di carta igienica, oppure ricorrere direttamente alla intramontabile ed odiata dose di olio di ricino che assicurerà una ancora migliore igiene intestinale (cfr. miei commenti riguardo alle purghe punitive).
Risulati ottenuti:
direi abbastanza incoraggianti. Fatto salo le prime due somministrazioni, in cui ho dovuto ricorrere ad un secondo ed un terzo “tentativo”, ormai la serva ha sviluppato un buon autocontrollo e riesce a superare la “prova” se non sempre al primo, almeno al secondo “tentativo”. Quanto alla temuta “assuefazione” a questo metodo disciplinare, per ora non si è manifestata, anzi la serva odia il tutto ed all'avvicinarsi del giorno della pulizia intestinale sono sospiri e preghiere per dilazionare la “prova”. Ovviamente non prendo lontanamente in considerazione la cosa e il programma di “lavement san culottes” proseguirà, magari aumentando leggermente le “difficoltà” del primo livello, che ne dite?
FrauJulia
23 maggio 2013
LE MAMMELLE DELLA SUDICIONA - UNA LETTERA DI FRAUJULIA
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| la sudiciona ritratta da E. Mandile |
sicuramente la sguattera sudiciona, sigillata nelle sue doppie mutande, è impossibilitata a cercare i piaceri indebiti a cui era avvezza, infatti uno stato di spessa gomma, doppiato da una robusta mutanda di cuoio impedisce qualsiasi suo tentativo. Ma, anche rifacendomi ai deliziosi disegni della schiava Elizabeth, non vorrei che la sguattera abbia trovato un escamotage per ottenere comunque turpi orgasmi, massaggiandosi i capezzoli che, almeno nei disegni, sono tenuti liberi.. Ora, sappiamo benissimo che gli orgasmi ottenuti in questo modo sono spesso un mito, ciò nonostante potrebbe essere utile disciplinare anche questa zona. Mi trovo però in difficoltà a suggerire un metodo valido, l’idea che mi viene è quella di un apposito reggiseno contenitivo-punitivo, imbottito con il materiale delle spugnette ruvide. In alternativa al reggiseno si potrebbe usare una larga striscia contenitivo-compressiva che mantenga dolorosamente le cose al loro posto, anche durante lavori che richiedano di sporgersi in avanti oppure durante le corse punitive. Tale striscia sarebbe anche giustificata dal fatto che, data l’età non proprio verde della sudiciona, le zinne cominciano ad afflosciarsi ed a pendere sempre più in basso, quindi perché non nasconderle completamente? Un'alternativa più semplice potrebbe essere di limitarsi a foderare l’interno delle divise e dei grembiuli spugnette abrasive, cucite nei punti opportuni. A questo punto sfido la sudiciona a massaggiarsi, tenuto conto che le impudiche mammelle saranno già tenute opportunamente irritate dai continui sfregamenti contro le terribili spugnette.
Madame, indirizzo a Lei la missiva per competenza, ma, se Lei è d'accordo, si potrebbe ordinare alla sudiciona di pubblicarla. Credo che l'argomento possa interessare le attente lettrici.
Sua FrauJulia
7 aprile 2013
LA SERVA NOVIZIA, resoconto di FrauJulia
JS
29 marzo 2013
LA SERVA PURGATA
come sai ho una serva poetessa. Perquisendo il solito anfratto del ripostiglio ho trovato un'altra chicca. Si tratta di una poesia scritta recentemente, la serva racconta al diario in maniera autobiografica. Che dire? Uno sfogo inutile e prolisso in cui la serva travisa la squallida realtà.
Come sempre riporto integralmente lo scritto.
FrauJulia
Povera me, con medica prescrizione,
purgata sarò, non per punizione.
La Signora la ricetta ha sequestrata,
e con la sua infermiera si è accordata.
Al ritorno la Signora ha un pacco tra le mani:
"Con questo io ti purgherò domani!
Il pancione avrai ben ripulito,
con digiuni e purghe, hai capito?
E se ti mancasse l’autocontrollo,
saran quattro clisteri da cavallo!"
Un sobbalzo diedi spaventata,
non la purghetta da me sperata,
ben altra purga per la povera servente,
deh, Signora mia, sia clemente!
Di una cosa ero sicura:
mi aspettava una giornata molto dura.
E così, dopo dieta rigorosa,
arrivò infine la giornata più schifosa.
Litri quattro di purga nauseante,
renderanno la giornata allucinante.
La Signora mi riempie un bicchierone,
e mi ordina: "Consuma il beverone!"
Una nausea terrificante
è la reazione al super purgante!
Occorre qualche buona sculacciata,
per costringermi a ber la bicchierata.
E mai cala di livello la caraffa,
mai arriva il bicchiere della staffa!
Sudo nel grembiule a pancia cinta,
che si gonfia come fossi incinta.
Passa lo straccio a quattro zampe,
la servetta a cui tremano le gambe.
Ora brontola e gorgoglia il pancione,
signora, mi scappa, non resisto alla pressione!
La Signora il suo bagno mi concede,
col pancione dolorante la serva lì siede.
Ma non è che l’inizio: altre ore ancora dura,
per la serva, del purgante la tortura.
E mai cala di livello la caraffa,
mai arriva il bicchiere della staffa.
Ed infine la serva è esaurita,
quando la Signora dice: è finita.
L’indomani, non fu proprio divertente,
gonfiata e penetrata da un nero e plastico serpente,
Tutto bene, fu il verdetto di un dottorino,
ma non ben pulito l’intestino!
"Tra mesi sei ripeteremo l’ispezione,
ed oltre alla purga, un bel clisterone!"
E così tornammo a casa, la Signora ringraziai per l’assistenza,
e per avermi sopportata con pazienza.
E tra un semestre sarò purgata nuovamente,
di sicuro ancora più severamente,
e già non riesco a togliere il pensiero dalla mente.
25 marzo 2013
LA PORTINAIA
LA PORTINAIA
di FrauJulia
Care Signore,
per ragioni logistiche, in inverno abito in centro città in un vecchio palazzo stile impero, dotato di portinaia. E proprio della portinaia vorrei parlarvi. La portinaia si è dimostrata una inaspettata validissima alleata nella gestione della domestica. Dovete sapere che, come consigliato da Madame Janine, quando punisco la serva ordino di indossare la divisa di fatica e punizione. Ma ho conservato un vezzo: il fazzoletto da testa normalmente grigio topo, come originariamente era la scolorita e macchiata divisa, varia di colore quando la serva è punita. A seconda del tipo di punizione faccio indossare un fazzoletto rosso se è stata sculacciata o frustata, giallo se sta trattenendo la pipì, verde se sta trattenendo un clistere a pancia gonfia, marrone se è stata purgata e ne sta attendendo l’effetto. Vi chiederete la funzione del colore del fazzoletto della serva. Dovete sapere che, come ciliegina sulla torta della punizione, ordino alla serva del lavoro pesante ed umiliante, E cosa di meglio di portare la spazzatura? Non crediate che sia una cosa facile, abito al terzo piano, alla serva è assolutamente interdetto l’uso dell’ascensore. Se si aggiunge che con la raccolta differenziata la serva deve scegliere se fare un viaggio stracarica o più viaggi, inizia ad apparire la valenza punitiva di portare giù la spazzatura, con le natiche brucianti oppure con il ventre preda di coliche.
Ma qui appare la portinaia, questa donna, sia pur di umili origini, ha i numeri per essere una perfetta educatrice di serve. Quando sente la serva scendere stracarica le scale, nota immediatamente il colore del fazzoletto, il cui significato le ho rivelato. Ed al rientro della serva, a compito eseguito, inevitabilmente la ferma per due chiacchiere.
E ben presto è nata una certa confidenza e così, la portinaia si offre di mettere una cremina rinfrescante su natiche arrossate da sculacciate o frustate, in realtà passati dieci minuti l’effetto rinfrescante svanisce e il bruciore viene esaltato e dura ben più a lungo, grazie a quella che in realtà è una pomata riscaldante per i reumatismi.
E se la serva ha urgenza del bagno e supplica di poter usare quello della guardiola, molto spiacente la portinaia lo nega: il severo regolamento condominiale lo vieta esplicitamente e severamente.
La caritatevole portinaia insiste comunque nell’assistere la poveretta: qualcosa di caldo le farà senz’altro bene, sembra così pallida, si sieda, intanto che l’acqua bolle…..
La furbona fa questo conscia che i minuti necessari per scaldare l’acqua sembreranno ore alla poveretta, ed in questo tempo l’ingenua serva, sottoposta a pressante interrogatorio rivela particolari succosi che eccitano la “caritatevole” portinaia.
Se la serva ha la vescica piena le verranno offerte un paio di abbondanti tazze di tè, in realtà una potente di tisana diuretica che porterà la serva all’isterismo con la vescica che pare scoppiare.
Analogamente succede se la serva è gonfiata da un clistere, una buona camomilla per calmare le coliche richiede una decina di interminabili minuti di preparazione e nel frattempo un massaggio al pancione permette alla portinaia di divertirsi schiacciando la pancia un po’ qui ed un po’ là, in modo da sentire lo sciacquio ed i gorgoglii e aumentare i dolori.
E nel caso la serva sia stata purgata, una buona limonata molto abbondante: acqua ben calda, abbondante succo di limone ed un cucchiaione di bicarbonato. Tale frizzante mistura è una specie di sturalavandini, il purgante inizia immediatamente a fare un effetto quadruplicato. E la portinaia si bea dei gorgoglii di pancia innescati e delle smorfie della serva.
E non crediate che io scherzi, è capitato che la serva sia dovuta riscendere, paonazza per la vergogna, a lavare ed asciugare le scale ed il pavimento della guardiola, dopo essere stata trattenuta oltre l’umana sopportazione.
Da allora impongo alla serva un umiliante paio di mutande impermeabili e pannolone di cui si vergogna immensamente, poiché, ovviamente camminando fanno rumore e non sfuggono agli sguardi curiosi delle altre abitanti del palazzo. Mutande che è bene siano ancora asciutte al ritorno, a scanso di ulteriori umiliazioni.
E qui la portinaia chiacchierona ha messo in giro la voce che la serva, poveretta, ha problemi di nervi, soffre di pancia ed è incontinente. Questo spiega e giustifica qualsiasi stranezza di comportamento della medesima, dandomi piena libertà di azione nei metodi disciplinari.
Infine la implacabile custode che tutto vede nel palazzo, si fa dovere di segnalarmi la più piccola trasgressione o inadempienza di cui la serva si renda colpevole, ben contenta poi di collaborare alla punizione della serva sciatta e lazzarona.
FrauJulia
9 febbraio 2013
UNA NOTA DI FRAUJULIA SUL "CASO TRIPOTEUSE" O DEL "BAUME DE TIGRE"
Pubblichiamo una lettera di FrauJulia e Madame Janine riguardante la punizione della sguattera sudiciona con il "Balsamo di tigre".Gentile Madame Janine,
la sguattera sudiciona preoccupa non poco: nella sua relazione si nota che, nonostante sottoposta a dura punizione, anzichè rammaricarsi, vergognarsi e impegnarsi a controllare i propri bestiali istinti, occhieggiava le domestiche di Madame, comunque sue superiori, intuendo o INVENTANDOSI addirittura eccitazione ed orgasmi. A questo punto mi chiedo quali possano essere i motivi di questo:
1) la perversione che la sta consumando
2) una fantasia morbosa e perversa
3) la, magari involontaria, speranza che se "così fan tutte" le sue colpe risultino alleggerite.
Ora, per raddrizzare questa serva occorrerà molto molto impegno e Madame, sicuramente, conosce meglio di me i metodi da utilizzare per instaurare nella serva il riflesso pavloviano orgasmo illegale=dolore.
Vorrei invece proporre come indirettamente punire la serva per le sue accuse pubbliche:
vengano punite le tre domestiche con un clistere, di tre litri di acqua e sapone per Elenoire e due litri per le altre due. Elenoire, inoltre dovrà sopportare da quindici minuti a un ora a pancia gonfia.
L'infermiera si lascerà sfuggire, durante le dolorose evacuazioni, di rigraziare la sguattera sudiciona per i clisteri. Penseranno poi le tre domestiche a fare sì che la sudiciona pensi ai fatti propri e non si permetta mai e poi mai di sbugiardarle sul blog!
FrauJulia
30 gennaio 2013
IGIENE DELLE SERVE
Una lettera della Signora FrauJulia a Madame Janine SouillonGentilissima Madame Janine,
vorrei proporre a Signore e serve un argomento di discussione a mio parere molto interessante:
la stitichezza in una serva rappresenta una colpa?
E questo indipendentemente dai provvedimenti igienici che verranno adottati, abbastanza simili nei due casi. C'è però una ben precisa differenza tra purghetta o clisterino e le loro controparti punitive!
A favore della tesi direi bisogni considerare le cause: il più delle volte le serve, lasciate libere di nutrirsi con ciò che vogliono, fanno delle scelte sbagliatissime: niente verdura e, come se non bastasse, poca acqua e, ahinoi, magari addirittura bevoo bibite gassate, se non addirittura alcoolici.
Proporrei di aprire la discussione anche alle serve, anzi gradirei che potesse scrivere sull'argomento anche la miserabile serva sudiciona, anche se il regime punitivo a cui è sottoposta previene tali imbarazzanti problemi.
Sarebbero gradite anche eventuali ricette su come prevenire e/o curare tale problema nelle serve.
Grazie
FrauJulia
31 dicembre 2012
LE FESTE DELLA SERVA
Come ci comporteremo con la serva?
Ci ho pensato a lungo, senza tuttavia trovare la soluzione perfetta. Il mio orientamento è il seguente:
se ho degli ospiti la serva, ovviamente, lavorerà duramente fino al mattino per risistemare e rassettare tutto. A questo punto le verrà permesso di consumare gli avanzi. Nel caso che io sia invitata fuori, chiederò al ristorante, il "dog bag", in modo da collaborare allo smaltimento degli avanzi. Insomma, comunque sia alla serva verrà concesso di consumare cibi a cui nonè abituata ed addirittura le concederò la classica fettina di panettone e il bicchiere di spumante. La serva avrà così un assaggio dei piaceri della tavola che a lei non sono più concessi, soffrendone alquanto.
Sicuramente abbiamo concesso uno strappo eccessivo alla dieta della serva, quindi, per evitare che il cibo troppo raffinato ne disturbi il pancione, la mattina dopo essa dovrà pagare lo scotto dei bagordi: una bella dose abbondante di olio di ricino, seguita da una giornata di idratazione forzata la terrà nelle vicinanze del suo secchio. E a sera, un abbondante clistere, trattenuto a lungo, terminerà la pulizia, riconsegnandoci una serva efficiente e pronta alle fatiche che la attendono.
Concederemo alla serva gli avanzi, se però ci verrà il sospetto che abbia "piluccato" qualcosa mentre serve in tavola o prima che le sia stato permesso, una buona tazzona di caffè "addolcita" da tre cucchiaini di sale, rimetterà subito a posto lo stomaco della serva, permettendole di continuare il servizio.
FrauJulia
27 dicembre 2012
IL CAMPANELLO
IL CAMPANELLOFrauJulia
Documentandomi sull’epoca vittoriana mi sono accorta della mancanza, nelle case moderne, del campanello per chiamare la servitù. Ai tempi le serve dormivano nell’ala della servitù, in modo da garantire la privacy alle proprie Signore. Bastava però una scampanellata per farle alzare e richiedere i loro servizi. Durante il giorno, poi, le serve avevano assegnati i loro lavori ma, anche qui, un sistema di campanelli le poteva convocare rapidamente in maniera efficiente.
Ora, le moderne case sono più piccole, così basterà un campanello nel ripostiglio dove dorme la serva. Durante il giorno, poi, la Signora avrà a portata di mano un campanellino d’argento per convocare la serva in ogni momento, qualsiasi lavoro stia facendo.
Proporrei, come argomento di discussione, di stabilire che succede alla serva per una mancata o ritardata risposta.
Tratteremo la cosa come un rifiuto all’obbedienza?
Ascolteremo le eventuali giustificazioni poco credibili della serva?
Inoltre bisognerebbe stabilire un tempo massimo entro cui la serva deve arrivare, ovviamente con la divisa in ordine e le mani pulite.
FrauJulia
17 ottobre 2012
DA FRAU JULIA IL VOCABOLARIO DEI CLISTERI PER LA SERVA SUDICIONA
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| drawing by slave Elisabeth Mandile, property of Annika Kapyzska |
ti invio un utile vocabolario, che ti aiuterà a capire che tipo di clisteri ti vengono imposti dalla tua signora.
FrauJulia










