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28 novembre 2017

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 11 - UN AIUTINO

Diario di una educazione – 11 Un aiutino Come sapete la nostra serva è una vera stiticona. Fino a che resta sotto il materno controllo della Oberschwester le cose bene o male funzionano ma capita anche diversamente. La nostra serva deve seguire Madame in un breve viaggio, dovrà occuparsi del trasporto bagagli ed assistere Madame durante numerose presentazioni di diapositive, durante un congresso. Inutile dire che si sommeranno il “cambiamento d’aria” , di cibo ed abitudini, le interminabili impegnative ore passate al telecomando di un proiettore, attenta a presentare le diapositive giuste durante i Talk di Madame. Insomma, da tre giorni la nostra serva è completamente bloccata. Durante la mattinata inizia a dolere la pancia ed un feroce mal di testa la tormenta. Madame si accorge del problema della propria ancella. Ora Madame è una padrona esigentissima nei confronti della serva ma ha un profondo lato materno. Nell’impossibilità di far risolvere il problema alla Oberschwester è Madame che si incarica della bisogna. In un breve intervallo la serva, provata dai propri dolori, segue Madame nella più vicina “pharmacie”. Un brufoloso ragazzotto serve al banco una discreta coda di clienti. E’il loro turno, Madame fa cenno alla serva perché chieda il necessario, ma la serva avvampa, la nostra serva è anche una timidona. E’allora Madame che parla al giovanotto, indicando la serva e spiegando diffusamente il problema, facendo avvampare sempre di più la poveretta. Il commesso chiede ad alta voce lumi al farmacista, in breve tutti i presenti sanno del problema della serva. Madame ha chiesto, intanto, il rimedio più efficace. Non vuole perder tempo per somministrare un efficace “lavement”, serve qualcosa ad effetto immediato, la serva deve tornare in forma “maintenant”. Il titolare si avvicina al commesso, una scatoletta tra le mani: ”microlavements glycérine”, chiede qualche ulteriore precisazione a Madame. Sì, la serva è proprio un caso “très difficile”, la scatoletta viene riposta ed appare una capace bottiglietta di “Glycerine”. Ora il farmacista prende da uno scaffale un pacchettino e mostra l’oggetto a Madame: si tratta di una specie di grossa siringa, che però non ha l’ago ma ha una grossa cannula. Con questa è possibile iniettare una quantità ben maggiore. Con un pennarello viene appuntata sulla bottiglietta la raccomandazione “donner chaud”. Finalmente, una volta pagato, la serva segue Madame fuori dalla farmacia. La serva è paonazza e sudata per la tensione e la vergogna. Ma non crediate che sia finita. Per approfittare fino all’ultimo della pausa, Madame si dirige verso i bagni femminili, trascinandosi appresso la serva. Ed è lì, in vista di tutte le utilizzatrici che la bottiglietta viene aperta e fa l’apparizione la sonda-siringa, La capace siringa viene ben riempita. Poi Madame, per ottemperare al “donner chaud” tiene a lungo la siringa piena sotto al getto di acqua calda del rubinetto. Nel frattempo numerose utenti sono passate dai bagni, non vi dico l’imbarazzo della serva. Ma ora Madame è quasi pronta. La serva viene spedita in uno dei cubicoli con l’ordine di alzare la gonna ed abbassare le mutande alle ginocchia. La porta deve restare aperta, per permettere a Madame di operare con facilità. Un paio di donne si trattengono per vedere la conclusione della manovra. La serva ha la faccia ormai color porpora. La sonda viene inserita “in situ” ben in profondità, strappando qualche lamento. Ora Madame preme con continuità sul pistone. La serva sente benissimo il getto di liquido caldo invaderla. Ora Madame ordina alla serva di rialzare le mutande e rendersi presentabile. La serva deve lavare ben bene la siringa e asciugarla con dei tovagliolini. Siringa e glicerina finiscono nella borsa di Madame, chissà che non serva una seconda dose serale. Il Farmacista è stato categorico, la serva dovrà trattenere fino a che sia possibile, ma è assolutamente impossibile che resista più di dieci - quindici minuti. Per cui Madame si trattiene nei pressi dei bagni, facendo camminare la serva avanti ed indietro. E se nei primi istanti la serva ha avvertito solo la sensazione del liquido caldo che la irrigava, ben presto avverte un nuovo calore interno che diventa ben presto un bruciore. Iniziano i primi stimoli, la serva, conscia di cosa le potrebbe accadere lì davanti a tutti, stringe ben bene. Continua a camminare cercando di fare l’indifferente, ma è chiaro a tutti che quella scialba donnetta ha dei problemi: cammina a scatti, stringendo le cosce e, a tratti si porta le mani alla pancia dolorante, massaggiandola. Ben presto si odono pure dei ben percettibili gorgoglii non mascherati a sufficienza dal brusio della folla. Madame consulta l’orologio, dieci minuti, meglio non rischiare “incidenti”. E così la serva ottiene l’agognato permesso. Si fionda nei bagni, uno solo è libero. Goccioloni di sudore sulla fronte, non ha tempo delle solite cose, verificare che l’asse sia pulita, vedere se c’è la carta igienica, chiudere la porta eccetera. Riesce a d abbassare le mutande e si siede. I rumori fanno inequivocabilmente sapere del “parto” alle occupanti degli altri bagni. Ma i guai non sono finiti. I dolori e lo stimolo continuano. La serva resta a lungo con le mani contratte sulla pancia dolorante, con gli occhi pieni di lacrime per i dolori, tanto che ad un certo punto Madame apre la porta, si accerta che la serva stia bene e le passa un pacchetto di tovagliolini lenitivi, prelevato dalla borsa in cui non manca nulla. E finalmente la serva può seguire la Signora ed assisterla nel pomeriggio. Ed in serata un inaspettato premio, la Signora si fa accompagnare a cena ed ordina per la serva un piatto appetitoso, anziché la solita immancabile zuppona da serva.

28 giugno 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 3


Diario di un'educazione – 3
I giorni di servizio si allungano monotoni: pulizia dei pavimenti, con la Oberschwester che spesso fa rifare pretestuosamente il lavoro con la serva ginocchioni. Poi lavare, stirare e …. Ripartire dall’inizio. La serva riga dritto, ha capito che non conviene sgarrare, lavora duramente ed in silenzio, come le sta insegnando la Oberschwester.
Ma c’è un altro problema: sarà il grande impegno messo nel lavoro, saranno le pause per il bagno concesse ad orari rigorosamente fissi, insomma, il già lento intestino della serva si blocca completamente. La povera stupida, anziché chiedere consiglio ed aiuto, rimanda di giorno in giorno, sperando…. Ma le scodelle di zuppa di cavoli che la Oberschwester tanto gradisce, alla povera serva stitica creano dei problemi: la serva si ritrova con un pancione dolorante e gonfio d’aria. E’ inevitabile che, piegandosi per passare lo straccio sotto al letto….. la serva ammorbi l’aria. La Oberschwester sottopone la serva ad uno stringente interrogatorio: da quanti giorni … non va? La serva cerca di tergiversare, ma la minaccia di una sculacciata la convince a confessare: “cinque”. “Cinque cosa?” inquisisce la Oberschwester “non mi scarico da cinque giorni” è la risposta della serva. La cosa è grave, una lunga telefonata alla Signora ed una alla Farmacista, fanno sì che in serata le due donne arrivino.
La serva sente le donne discutere, la Oberschwester, stavolta pare in disaccordo con le altre due. La serva, “origliando distrattamente” sente la Signora dire: “Mia cara, siamo d’accordo che la glicerina possa dare ottimi risultati ma, qui da noi si è soliti andarci un po’ più leggere, vedrà che comunque i risultati non mancheranno, glielo assicuro”.
La serva viene spedita in fretta per un acquisto urgente: “Prendi del sapone neutro da bucato e dell’olio di oliva. Prendi il più economico”. La serva si meraviglia un po’: la Signora chiede sempre il meglio, che strano.
Al ritorno la serva trova le tre donne ad attenderla. La Signora le ordina di spogliarsi e restare solo con le mutande disciplinari. La bottiglia di olio viene scaldata a bagnomaria. Poi la Farmacista prende dalla propria borsa una “pera” pera di gomma rossastra. La pera viene lentamente riempita di olio tiepido. Alla serva vengono abbassate le mutande disciplinari e deve mettersi prona, sulle ginocchia della Oberschwester, riparate da un lungo grembiule. La Signora dirige attentamente le operazioni. Il dito guantato della Oberschwester lubrifica accuratamente, poi il beccuccio di gomma della pera si fa strada nel buchetto della serva. Una leggera pressione rivela che il beccuccio si è intasato. Questo richiede l’estrazione e la pulizia del beccuccio ed una nuova inserzione. L’iniezione di olio caldo non è affatto dolorosa, anzi, alla serva piace molto venire accudita dalle tre donne. La serva viene ammonita di non perdere neanche una goccia, comunque la Farmacista mette nelle mutande disciplinari un pannolone, l’olio tiepido ha la particolarità si trovare sempre una strada per uscire, meglio evitare macchie. Alla serva pare di sognare, lasciata tranquilla a pisolare sul divano, nel tepore di una coperta. Che bello fare la “malatina”. Ma di lì ad un ora la Farmacista giudica che l’olio abbia fatto il suo effetto, ora di smuovere un po’ le cose. Viene preparato un catino con acqua calda in cui grattugiano un buon pezzo di sapone. L’acqua si fa densa e scivolosa, la consistenza è più di panna che latte. Nuova introduzione, la serva sente il caldo liquido entrare, dà po’ di fastidio ma niente più. La pera svuotata viene nuovamente riempita e reinserita più volte. Ora il pancione dà ondate di dolore che la stimolano ad andare in bagno. Ma le tre donne la trattengono sulle ginocchia della Obershwester: bisogna fare le brave bambine e resistere. Ma man mano che passa il tempo resistere diventa un impresa, la serva suda e smania. Ancora un po’ e non ce la farà a reggere fino al bagno. Ma la Farmacista ha pensato a tutto: va in macchina un attimo e torna…. Con un capace secchio a cui è adattata l’asse del water. Ecco, mia cara, dice la Signora, non preoccuparti, al momento opportuno ti accomoderai qui. Ormai la serva soffre talmente che non le interesserà scaricarsi così pubblicamente. Ma non è ancora giunto il momento, i massaggi al pancione continuano e anche le ondate di dolore. Di lì a poco la serva capisce che la prossima ondata non riuscirà a reggere. La Signora ora la incoraggia, stringi ancora un attimo, ecco, ora puoi sederti. Ed ora fai pure. Ma nonostante lo stimolo così forte, la serva fatica, è dopo un buon cinque minuti di “spinte” che un urlo di dolore ed un tonfo nel secchio annunciano alle Signore che è saltato il “tappo”. La serva, persa nelle coliche e nelle scariche che la devastano, quasi non nota la gioia delle Signore: non ci sarà bisogno di portare la serva al pronto soccorso, anzi, dopo un bidet ghiacciato e l’applicazione di una bella cremina lenitiva uniti ad una nottata di riposo, il buchetto della serva sarà nuovamente disponibile per l’intensivo programma di rieducazione e condizionamento intestinali che le Signore hanno ideato.
(3- continua)

19 maggio 2012

L'IDRATAZIONE DELLA SERVA: UN INTERVENTO DI FRAU JULIA

Cara Monika, vorrei fare un intervento a proposito dell’idratazione a cui dovete essere sottoposte voi serve.

Prendiamo ad esempio una serva normale, che indossa una divisa di fatica abbastanza pesante di cotone o sintetica. La nostra serva è addetta anche a lavori di fatica che svolge col dovuto impegno, pavimenti eccetera. La serva suderà parecchio, in particolare se poi si troverà ad indossare indumenti punitivi impermeabili o molto più pesanti del solito. Ben presto la divisa inizierà ad inzupparsi di sudore, partendo dalle ascelle in avanti.
Se siamo nella stagione calda, oppure se abbiamo un appartamento piuttosto riscaldato, bisogna tenere ben conto dell’aumentato fabbisogno idrico della serva, non vorremo che soffra di disidratazione. Ora, se per un adulto che fa un lavoro sedentario occorrono già da 1.5 a 2 litri / giorno di acqua, è ben chiaro che la nostra domestica dovrà bere ben di più.
E qui sorgono i primi problemi, le domestiche solitamente gradiscono poco l’acqua di rubinetto. Ci si troverà di fronte alle più lagnose e fantasiose scuse per sottrarsi all’adempimento. Dalle pretese nausee: “le assicuro Signora, non ne riesco a bere neanche un altro bicchiere, ho già la nausea” , “Signora non ce la faccio più, mi sento scoppiare lo stomaco, mi viene da vomitare!” eccetera. Si passa poi ad altre puerili scuse: “Signora se bevo così tanto dovrò continuare ad andare in bagno, come posso riuscire ad andarci solo tre volte al giorno?”, “Signora le assicuro, non ho affatto sete, sa io bevo sempre pochissimo” fino alla comica: “Signora se bevo così tanto, poi mi brucia la topina a fare pipì.”

Una Signora deve esercitare la dovuta fermezza: la serva dovrà bere un minimo di tre litri di acqua di rubinetto al giorno, tale quantità verrà aumentata a quattro litri d’estate fino ad arrivare ai cinque – sei litri quando la serva farà una intensa attività lavorativa.

Per evitare che la serva tenti di barare, l’acqua verrà misurata alla mattina in pratiche bottiglie di plastica, riciclate, e la serva avrà in dotazione un bicchierone di quelli da birra, da riempire e bere d’un fiato in presenza della Signora o di una Sorvegliante, fino a terminare l’acqua assegnata nell’arco della giornata.
E saranno cavoli amari, se la serva se si troverà in arretrato. In tal caso non sarà solo l'acqua avanzata ma  l’intero fabbisogno giornaliero di acqua che le verrà somministrato per clistere e dovrà essere trattenuto molto molto a lungo, in modo che l'intestino ne assorba una buona parte  Vedrete che la volta successiva la serva sarà ben più previdente e assumerà il liquido "per os", con largo anticipo.
Capiterà, come qualche serva lamenta, che le tre pause per andare in bagno al giorno risultino insufficienti, qui vengono buone le tradizionali mutande di gomma, insomma, le mettiamo nel corredo delle serve e poi non vogliamo usarle?

Un bel pannolone per adulti e mutanda di gomma e la nostra serva è a posto.  Se la serva si bagna, ovviamente, resterà bagnata e continuerà a lavorare fino al prossimo intervallo bagno, quando potrà cambiare il pannolone con uno asciutto, senza interrompere per questo il lavoro.

Un ultima cosa, oltre al costo dei pannoloni, mettete in conto un tubetto di pomata per le irritazioni da pannolone, la vostra umile serva ve ne sarà grata!

Ma se avete una serva pisciona come la mia il costo dei pannoloni non sarà indifferente. Ci sono due possibilità, la prima quella dei pannoloni ecologici, che la serva dovrà lavare e rilavare. Molto interessante.
Una seconda possibilità la ho scoperta durante una vacanza in Slovenia. Ho trovato in vendita degli enormi vasi da notte in ferro smaltato completi di coperchio ermetico, ne ho subito acquistato un paio. La nostra serva potrà usare per le emergenze durante il giorno e la notte, il suo bel vasetto ed avrà una sola pausa bagno propriamente detta, durante la quale svuoterà e laverà alla perfezione il fetido contenitore. Il vaso da notte viene buono anche quando la serva deve …. restituire un clistere, niente continue e pressanti richieste di tornare in  bagno.  Passato il dovuto tempo di ritenzione la serva se ne può andare nel proprio ripostiglio e usare il vaso da notte fino a che le serve. A cose finite pretendo di vedere il contenuto del vaso, prima di lasciarglielo svuotare.  Dovreste vedere come arrossisce, in particolare se faccio commenti!


FrauJulia

6 marzo 2012

PENSION BALNEARIA 26

Cara Monika,
Da un po’ di tempo appaiono facce nuove. Non è una novità che una Padrona, per aumentare la vergogna di una serva, la punisca di fronte ad altre Padrone invitate a bella posta. Ma qui si esagera, il numero di facce nuove che si vedono è sempre più in crescendo, mi sento molto infastidita. Anche la visita ginecologica completa ed accuratissima a cui siamo state sottoposte mi è sembrata, francamente una esagerazione per una visita di routine.
Uno dei personaggi apparsi ultimamente te lo devo proprio descrivere: le altre serve lo chiamano “el novio”, che significa lo stalliere. Questo signore, 50 enne, che noi dobbiamo rispettosamente chiamare “Don Pedro” dato che ha non so che titolo nobiliare, si è installato di un capanno di legno posto dietro la Pension e ha realizzato una specie di scuderia, dove anziché tenere cavalli, veniamo spedite noi serve. Venire spedite nella scuderia non migliora di certo le cose, infatti qui si viene trattate proprio come fossimo delle cavalle, dobbiamo stare in strettissime celle di legno con la paglia sul pavimento come materasso e, per coprirci di notte una coperta di lana con ancora la scritta “Real Caballeria”. Vengono dati 3 pasti, costituiti da verdure tritate e cereali e legumi cotti. Dobbiamo mangiare stando in piedi, direttamente da un ciotolone comune, usando le mani, inoltre dobbiamo bere almeno 3 litri al giorno di acqua. Il peggio è l’effetto di tale dieta su di una serva che non è abituata. Un continuo borbottio di pancia, visto che i legumi producono gas, inoltre, a causa della quantità di fibra si tende ….. a doversi servire del bagno più volte. La cosa non preoccupa minimamente lo stalliere, infatti ci fa indossare una particolare mutanda di cuoio che ha la possibilità di applicare, un plug posteriore che ti tiene tappata ed impedisce perdite. Tre volte al giorno ci viene tolto il plug e possiamo liberarci, con lo stalliere che controlla che il nostro intestino funzioni regolarmente, altrimenti …. ti racconterò in seguito che succede, assieme elle punizioni che don Pedro ci infligge. Per la pipì invece nessun problema, in qualità di puledre possiamo orinare in piedi, quando ci pare, poichè la mutanda non è ermetica, pèrò stando in piedi ci si bagna e si resterà bagnate e puzzolenti fino a sera. Alla sera lo stalliere ci mette sotto un potente getto di acqua gelata e ci “striglia” con una dura spazzola, di quelle da bucato, di fibre naturali. Che altro ti devo raccontare, don Pedro ha il vezzo di palparci, quasi stesse valutando il peso e la resa in carne delle nostre parti anatomiche.
Durante la giornata veniamo sottoposte ad un difficile addestramento, infatti dobbiamo esercitarci ad un passo simile al trotto, aggiogate, singolarmente od in coppia ad un carrettino, simile a quello utilizzato nelle corse dei cavalli. Ovviamente delle puledre devono venire dotate di finimenti e zoccoli di prim’ordine. Qui viene buono l’aiutante di don Pedro, soprannominato “el talabartero” cioè il sellaio. Il sellaio, che infatti ha una bottega di calzolaio, è appassionato di realizzazioni “particolari” che vende ad una clientela particolare. La sua passione lo ha portato a realizzare tutto il nostro corredo. E’ lui che ha realizzato la mutande con il plug, ma anche molte altre cose, tra cui, corsetti strettissimi che ti impediscono quasi di respirare, redini, morsi e bavagli di varie fogge, dotati di plug o attacchi per imbuti o sonde, divise di contenzione, e un completo campionario di frustini, fruste e quant’altro per stimolare e punire noi puledre. Il tutto di ottimo cuoio e gomma. Ma il capolavoro del sellaio sono le calzature che dobbiamo indossare durante il nostro dressage, infatti a queste scarpe con un tacco da 12 può essere ingegnosamente avvitato uno zoccolo da cavallo. Per cui quando trottiamo su terreno duro si sente il caratteristico clop – clop.
Anche le cinesine vengono inviate, per punizione, all’addestramento di don Pedro. Infatti mi sono trovata a trottare con tre di loro. Poverette, prima mi stavano antipatiche, ma soffrendo in loro compagnia ho cambiato un po’ idea. Poverette, se noi siamo delle puledre loro sembrano dei mini pony. E comunque il sellaio ha realizzato per loro dei finimenti su misura.
Ciao Monika un abbraccio a tempo di fox - trot.
Nadia, puledra e sguattera
(26- continua)

19 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 18

Cara Monika,
la nostra vita continua, lavoro, lavoro e lavoro. E almeno potessimo lamentarci della monotonia, purtroppo ora che io e Pilar siamo nel mirino della  perra non passa settimana senza che ci affibbi qualche punizione. Se qui alla Pension succede qualche guaio e non si trova la colpevole veniamo sicuramente punite noi. Come puoi immaginare non è una situazione invidiabile.
In settimana Gog e Magog hanno recuperato un altro pezzo d’antiquariato: il “potro” che si traduce come puledro, in pratica è un cavalletto di legno, dotato di una stretta panchetta su cui ti immobilizzano legandoti con apposite cinghie le gambe e braccia alle gambe del cavalletto. Una cinghia regolabile ti blocca all’altezza dei fianchi. Essere legata sul potro significa porgere il fondo schiena  per la “vara” una sottile sferza vegetale  oppure per la collezione di frustini della perra.
Ma questo è solo uno degli usi del potro, come nelle settimane successive abbiamo avuto modo di scoprire, il potro lascia libero accesso a due aperture molto importanti del corpo: la bocca … e l’apertura opposta..
Ma andiamo con ordine: poiché siamo in un azienda termale, tra i nostri obblighi vi è anche quello di bere abbondantemente: se per una persona normale si consigliano un minimo di due litri, per noi sono almeno tre litri. Inutile che ti dica che questo è l’ordine che nella storia della Pension non è stato quasi mai rispettato e del resto nessuna è mai stata punita per averlo violato.
Ma i tempi sono cambiati, un pomeriggio, mentre pulivo i pavimenti, la perra mi ha convocato assieme a tutte le altre. Qui giunta la perra mi ha annunciato che Gog e Magog, non mi avevano ancora vista bere, pertanto si sarebbe provveduto subito ad idratarmi opportunamente. Sono stata legata al potro, poi sono arrivate le cinesine. , Ad un ordine della perra una delle cinesine mi ha preso la testa girandola di lato e tenendola bloccata. Un'altra mi ha inserito tra i denti un apribocca: in breve mi sono trovata che, oltre a non poter fare il più piccolo movimento,  non potevo più chiudere la bocca. Poi mio sono accorta che una di loro teneva in mano, arrotolata una lunga sonda di gomma rossa, terminante con un imbuto. Quando ho visto che stavano lubrificando la sonda sono stata presa dal panico, ma legata come ero potevo solo sbavare e mugolare. Poi la cinesina ha iniziato ad infilare, un millimetro alla volta la sonda, giù per la mia gola, fino allo stomaco. Saranno stati pochi minuti, ma mi è sembrata un eternità, squassata dai conati che mi impedivano quasi di respirare, ero coperta di sudore freddo.  Poi, finalmente la tortura si è fermata, hanno versato una enorme caraffa  di acqua nell’imbuto ed attraverso la sonda dentro di me. Ho sentito il mio stomaco riempirsi sempre di più.  La perra mi ha minacciata che se avessi vomitato mentre estraevano la sonda avrebbe fatto ripetere l’operazione dall’inizio. Ed alla fine, la sonda è stata estratta, tra i miei mugolii, i miei sudori e le mie lacrime. Non so come ho fatto a resistere! Pensa che quando mi hanno rimessa rudemente in piedi si è sentito distintamente il mio stomaco gorgogliare. E così, per la paura di venire trattate alla stessa maniera, ora è tutto un vedere domestiche, massaggiatrici e sguattere che bevono bicchieroni di acqua. Si è però creato il problema del bagno, poiché a noi serve è concesso l’uso di una sola toilette, capita spesso di vedere una o due serve che attendono a cosce strette, che una collega liberi il posto, per poter fare finalmente pipì.
Ovviamente il potro ha trovato molte altre spiacevoli utilizzazioni, ma ora cara Monika ti devo lasciare, la mia ora libera è terminata e devo andare a lavare, ovviamente a mano, lenzuola, teli da bagno ed accappatoi.
Un saluto dalla tua collega
sguattera Nadia
(18- continua)

8 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 17


Cara Monika,
ormai il buon nome della Pension se ne sta andando: giorni orsono, mentre Pilar puliva nelle sale di trattamento, ormai territorio delle cinesi, è riuscita a scambiare qualche parola con una delle vecchie clienti. La cliente è molto scontenta per i trattamenti ricevuti ed i massaggi approssimativi, eseguiti senza cognizione. Inoltre le hanno applicato male un congegno elettronico causandole dolore ed una ustione. Pilar è riuscita ad accennarle alla nostra difficile situazione, ma poi sono arrivate Gog e Magog ed ha dovuto smettere immediatamente e tornare al lavoro.
Come la perra aveva minacciato, sono iniziati gli esperimenti con le antiche attrezzature. La prima che io e Pilar abbiamo dovuto provare la chiamerei l’idromassaggio estremo:  mi hanno legata ad una specie di lettino ginecologico, che ti tiene immobile. Il lettino viene calato in una delle enormi vasche da bagno di ghisa, con una manovella. Poi viene posizionato un sostegno che permette di posizionare quella che pare una doccia a circa 20 cm dal pube e due specie di campane che coprono parte dei seni. Tutto collegato a dei tubi flessibili che arrivano ad una scatola di controllo.
Quando è stato il mio turno ero molto preoccupata, mi aspettavo il dolore, invece un dolce getto di acqua ben calda ti massaggia la … passerina e le due coppe dei seni applicano una specie di massaggio alternato ad una aspirazione: pare che qualcuno ti succhi i capezzoli. Mi hanno lasciata così una decina di minuti,  ad eccitarmi al massimo, ma prima che riuscissi a venire, la perra ha girato un rubinetto: dalla doccia e dalle coppe sono sparati dei getti di acqua ghiacciata ad altissima pressione. Per fortuna i getti sono realizzati in modo che siano in continuo movimento, altrimenti penso che sicuramente riuscirebbero a scalfire la pelle, soprattutto sui genitali. Ero sotto shock, sono restata in apnea almeno 30 secondi, poi ho cominciato ad urlare. Ma prima di legarmi al lettino la perra mi aveva fatto applicare il “toro”, una specie maschera carnevalesca che ricorda la caricatura di un toro, almeno le orecchie e le corna e l’anello al naso. In corrispondenza della bocca della vittima c’è  un bavaglio di cuoio, che viene allacciato stretto  e tutti i tentativi di parlare od urlare si trasformano in mugolii, se non addirittura muggiti!  Così, mia cara collega i cicli di piacere e dolore si sono alternati più volte, mentre si udivano i miei mugolii tra le risate di Gog e Magog, che mi davano della vacca, dicendo che dopo la mungitura sarebbe arrivato il toro a possedermi, già si sentivano i muggiti. Ti dirò, in lunghi anni di lavoro come serva, sono stata punita spesso, a volte, anche molto duramente, ma non mi sono mai sentita umiliata e derisa così profondamente.
Ciao Monika, un saluto dalla sguattera Nadia

Post Scriptum
Cara Monika,
la cosa sorprendente è stata l’effetto di questo trattamento: non riuscivo più a prendere sonno, pensavo all’accaduto e... alla fine ho dovuto soddisfarmi da sola. In seguito, Pilar mi ha raccontato che tale trattamento viene usato per le clienti frigide o sessualmente poco attive. Una settimana di trattamento risveglierebbe i bollenti spiriti anche ad una statua di marmo.
sguattera Nadia

(17- continua)

19 novembre 2011

PENSION BALNEARIA 9


Cara Monika,
non è ancora finita con Pilar, per punizione dovrò passare il poco tempo libero, che le altre sguattere usano per mangiare, riposarsi, lavare e tenersi pulite, a pulire il pavimento di un lungo corridoio. Inutile dire che dovrò farlo inginocchiata, nella mia divisa di fatica. Mi ha consegnato uno spazzolino e dei detersivi, dovrò pulire tutte le “fughe” tra piastrella e piastrella, eliminando la sporcizia fino a farle diventare bianche. Bisogna dire che la Pension è molto ben tenuta, anche se è arredata ancora con i mobili di 50 anni fa. Merito di generazioni di serve che hanno passato i loro giorni a fregare e lucidare tutto.
Così mi trovo, già stanca e dolorante per il turno alla noria, inginocchiata sul freddo pavimento a fregare con energia. Inutile dire che la schiena non è molto contenta della cosa. E devo anche darci dentro, perché di tanto in tanto la Signorina Pilar passa a controllare l’andamento del lavoro.
Ed ha anche trovato un'altra maniera di dominarmi: mi ha fatto bere un'intera caraffa da un litro di acqua termale, che è molto diuretica. Inutile dire che ho dovuto continuare a lavorare a lungo tenendo una colossale pipì e che lo stare ginocchioni aumentava il fastidio della vescica gonfia!
Alla fine  ho dovuto supplicarla tra le lacrime.
Mi ha fatto una lunga paternale dicendomi che non ce l’ha assolutamente con me, anzi che le sono simpatica, che però devo imparare a stare al mio posto e ad ubbidire come compete ad una sguattera. Mi ha anche detto di diffidare delle altre signorine, pronte a punire noi sguattere solo per il divertimento di vederci soffrire.
Ciao Monika, ti abbraccio, stretta nella mia scomoda e sudata divisa.
Sguattera Nadia
(9- continua)

4 giugno 2011

LA PURGA DI LUCIA (sesto resoconto da Villa Penitenza)


Cara Monika,
le Signore sono ormai furiose, non sappiamo perché ma stamattina  Teutonica ha avuto una crisi di furore, si colpiva lo stivale col frustino da equitazione. Ci ha poi minacciate di chissà che punizioni. A partire da domani dovremo indossare le mutande impermeabili perché i permessi straordinari per andare in bagno sono annullati e potremo andarvi solo negli orari previsti e sotto stretta sorveglianza. La nostra dieta, che coll’arrivo delle ospiti era migliorata, diverrà ancora più stretta, Teutonica ha minacciato di portarla a 1200 o addirittura a 800 calorie, un solo magro pasto al giorno. E io soffro di mal di testa mattutini già così.
Non sappiamo che pensare, le Signore non ci dicono il perché di questo nervosismo. Fra l’altro io posso stare al computer solo se una delle Signore è presente.
Appena alzate ci è stato dato il permesso per il bagno, io ho invece dovuto confessare che per il secondo giorno non avevo … prodotto.  Infermiera  ha detto che avrebbe provveduto la Rottermayer  durante le lezioni odierne.
Come suggerito, ci hanno fatto seguire le lezioni inginocchiate. Inoltre la Signora Portinaia ci ha comunicato che per verificare che noi si segua attentamente, ci avrebbe proposto dei quiz sugli argomenti presentati.
Anche oggi infatti ci sono state interessanti lezioni: Teutonica ha parlato della segregazione punitiva: la punita viene rinchiusa in una cella il più piccola possibile, in modo che non possa quasi muoversi e viene lasciata così al freddo, al buio e privata di cibo ed acqua, fino a che piace alla Padrona.  Bancaria ha parlato degli indumenti costrittivi e di come a volte piccoli accorgimenti possano migliorare un indumento già presente. Per esempio il reggiseno: basta obbligare la serva ad indossarne due uno sopra l’altro per ottenere un buon effetto
E veniamo al mio caso, ovviamente Rottermayer ha illustrato le regole della disciplina dei semi: al primo giorno senza riconsegnare tutti e tre i semi, si viene tenute a dieta. Al secondo si ha diritto ad una bella purga e a stare a digiuno, e se la purga non ha effetto, al terzo la pena .. capitale del clistere. Per cui mi sono dovuta mettere in ginocchio e mi è stata consegnata una doppia dose di olio di ricino. Il sapore è molto peggio di quel che ricordavo. Ho dovuto prenderlo tutto, lentamente, cucchiaio dopo cucchiaio. La cosa che mi ha fatto infuriare, anche se al momento mi sono messa a piangere, è che quelle due culone di Anne e Brune, che non soffrono affatto di stitichezza, mimavano dei conati di vomito per mettermi ancora più in crisi. Alla fine niente bicchiere d’acqua o altro per scacciare il sapore, mi sono dovuta mettere in ginocchio con le altre, chiusa nelle regolamentari mutande impermeabili, sperando di reggere fino alla prossima pausa bagno concessaci, con l’orribile sapore dell’olio che andava su e giù.
A proposito della pausa bagno, dovendo bere tre litri d’acqua restare asciutte diventa veramente un impresa e in attesa della pausa bagno siamo tutte provate. Quando penso a tutte le volte che costringevo Barbara a trattenersi, poveretta, quanto deve aver sofferto!  Per me oggi digiuno, quindi salvo l’acqua ed il tè non mi viene dato altro. Però nel pomeriggio, sento il bisogno di liberarmi di … un po’ d’aria. Lo faccio ed invece mi ritrovo con il pannolone pieno, effetto della purga. Che imbarazzo, penso che mi siano arrossite anche le piante dei piedi! Ma la cosa peggiore è che ho dovuto attendere fino a sera per sistemarmi e lavare il pannolone.
La Signora Severa mi incarica di chiedere a chi fa interventi di indicare il proprio pseudonimo, in modo che non si debba chiamare le persone Anonimo, sentitevi libere di fare richieste ed eventualmente suggerire punizioni (ma vi prego, abbiate un po’ di pietà)
Ciao Monika, a presto, vado subito a letto, altrimenti la mattina non riesco a svegliarmi.
Un abbraccio dalle sguattere Barbara e Lucia