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25 aprile 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 2 - LE DIVISE DELLE FORZATE


Nobili Signore,
serva sudiciona,
continuo nel racconto della mia detenzione.

Madame Rocio
Un ora prima dell’alba le detenute vengono svegliate da un rumoroso campanello elettrico. Poiché siamo in un deserto l’aria è fredda, grande contrasto con la fornace del giorno. Il dormitorio si ridesta, tra lamenti e grugniti. E’tutto un affannarsi per ripiegare le luride lenzuola nel modo prescritto per i soldati dell’”armada”. Qui non si scherza affatto, basta un nulla per ricevere una punizione. Ed ancora col buio le detenute debbono schierarsi nell’aria ancora fredda, in attesa dell’appello. Appello che viene presto completato, visto che in questo periodo il carcere è relativamente vuoto, una ventina di detenute. Fatto l’appello, in attesa che giunga Madame, alle detenute viene fatta eseguire una lunga serie di esercizi ginnico-punitivi. Le divise, riscaldate da sudore iniziano ad emettere l’inconfondibile aroma di sudore rancido ed orina, tipico del “Centro”.
Finalmente giunge Madame Rocio.
Veramente una bella donna, trentenne, capelli neri. Alta e snella. Ama vestirsi da amazzone.
Il viso perfetto, quando Madame si arrabbia mostra una riga rossastra su di una guancia.
Madame Rocio è lesbica ed anche sadica. Una brutta combinazione per le detenute – schiave del Centro. La storia della riga che appare sul viso di Madame quando si arrabbia spiega il suo accanimento su di noi serve. Madame Rocio, figlia di facoltosi nobili, venne allevata da una severa istitutrice che, scoperte le pulsioni lesbiche della giovane, ne approfittava. Il carattere dominatore della giovane, però si stava sviluppando e ben presto tra la istitutrice – amante e la allieva furono liti. Al culmine di una lite l’istitutrice colpì con una forbice il viso della ragazza sfigurandola. Lo shock dell’accaduto segnò profondamente l’animo di Madame che diventò ben presto una padrona inflessibile che godeva nel far soffrire le serve. E a nulla valse la perfetta riuscita di una plastica facciale di un noto chirurgo brasiliano che rese nuovamente perfetto il suo viso.
Madame si laureò in medicina, ma ben presto capì che non era la sua vocazione. Decise così di mettere a frutto i suoi desideri e fondare un centro privato di detenzione per le serve “irrecuperabili”: il Centro de Detencion Maxima. Per dove è situato il Centro è praticamente al di fuori da ogni legislazione che non sia il volere di Madame. Ben presto Padrone esigenti spedirono al Centro le serve più ribelli, certe che Madame le avrebbe spezzate o plasmate ai loro voleri. Ed i soldi delle rette sono sempre stati reimpiegati da Madame per rendere il Centro la miglior istituzione del genere al mondo.

La rasatura
Per le ultime arrivate manca ancora un adempimento: una delle guardiane ci fa sedere a turno su di una sedia e, impugnando una tosatrice elettrica ci rade completamente a zero. Vediamo nostri poveri capelli per terra. Ma non è affatto finita, una dolorosissima ceretta ci asporta le sopracciglia. Seguita a ruota dalle dolorose depilazioni di ascelle pube ed ano. Ci viene spiegato che per ragioni di igiene dovremo sempre essere “lisce”. Non esistono specchi ma, guardandoci l’un l’altra ci rendiamo conto che oltre ai capelli ed ai peli ci è stata tolta anche la dignità. Capiremo presto che il fatto essere rapata a zero serve, oltre che ad umiliarci, a permettere di indossare correttamente la divisa di punizione pesante e costrittiva ben più di una tuta da sub..

La divisa di punizione
Al Centro nessuna delle detenute resta inoperosa. Visto che è il mio primo giorno vengo messa a pulire i pavimenti inginocchiata, ordinaria amministrazione per una serva ormai sfiorita. Ho così modo di guardarmi attorno ed iniziare ad ambientarmi.
La prima detenuta che vedo è Fatima. Una delle mogli del sultano di una sperduta isola dell’oceano. Una giovane istruita e di idee moderne. Il suo stile di vita moderno, ovviamente non piace alla suocera la quale inizia a rompere le reali balle del figlio, fino a che questi cede ed invia la moglie “scostumata” da Madame Rocio per un breve ed intenso stage in cui ci si augura la giovane principessa verrà domata.
Ovviamente questo per Madame è un invito a nozze.
La giovane è una caso “difficile”, abituata ad una ambiente padronale è l’opposto di tutte le altre detenute. Ci è voluta una settimana per convincerla, a suon di botte, ad eseguire gli ordini. Ma non è affatto domata. Bene, si dice Madame, ora di iniziare a fare sul serio. Fatima imparerà oggi l’umiltà e l’opportunità di tenere velate le regali carni.
E’verso le 10 che vedo arrivare la detenuta Fatima, a cui fanno indossare la divisa di punizione: una aderentissima tuta di tessuto gommato nero. L’operazione non è facile, per una detenuta sudata, un provvidenziale barattolo di talco permette a Fatima, sollecitata dal frustino della sorvegliante, di riuscire nell’impresa. La sorvegliante verifica che la tuta sia indossata correttamente. Chiude con un certo sforzo la cerniera posteriore della tuta ed inserisce il lucchetto che blocca inesorabile la cerniera. Poi, per buona misura, applica uno stretto corsetto, sempre nero, stringendolo a fondo.
Alla povera Fatima sembra di non riuscire più a respirare. Il corsetto è molto costrittivo e dà una magnifica siluette, ma a prezzo di qualche sofferenza, come dicevano le signore dei bei tempi andati. Un lucchetto blocca anche il corsetto. Sul capo la detenuta calza un aderente cappuccio, proprio una seconda pelle, che lascia sporgere solo occhi naso e bocca. I lunghi guanti completano lo scafandro. Tra le cosce di Fatima un sacchetto trasparente raccoglierà l’orina, permettendole di lavorare senza interruzioni per le necessità fisiologiche.
Fatima, inizia a sentirsi fastidiosamente bagnata dal proprio sudore anche stando ferma. La sorvegliante porta Fatima in un garage e le mostra quale sarà il suo lavoro odierno: trascinare un calesse. Infatti Madame Rocio ha deciso di approfittare della detenuta da domare per farsi un giro della proprietà. Fatima viene collegata al calesse da robuste cinghie che premono fastidiosamente, rendendo ancora più insopportabile l’accoppiata tuta e corsetto. Tra le labbra della detenuta viene posto un morso, tenuto in posizione da catenelle. Al morso sono collegate delle briglie che permetteranno a Madame di dirigere la “puledrina” senza dover usare la voce. E, al comando ricevuto tramite le briglie, rinforzato da uno schiocco della immancabile frusta, Fatima inizia a camminare, ma i colpi e le incitazioni continuano, fino a che non si mette a trottare.. Grazie alla leggerezza del calesse ed alle scorrevoli ruote la detenuta non fa un grande sforzo. Ma appena uscite dal triplo recinto le cose cambiano radicalmente. Fatima si trova a dover trascinare il carrello sul terreno non battuto. Il trotto si trasforma in arrancare. Inoltre la tuta nera, in pieno sole, porta la temperatura all’interno intorno ai 50 gradi. La giovane è sull’orlo del collasso, ma, ben sapendo che se rallenta saranno cocenti colpi di frustino, Fatima continua nel suo faticosissimo trotto, il rumore del proprio respiro e dei battiti furiosi del cuore sono il suo accompagnamento musicale, altro che auricolari ed mp3, come quando si allenava in università!.
Nel frattempo mi duole la schiena per il continuo lavorare inginocchiata ma mi considero molto molto fortunata di poter lavorare nell’ombra dell’edificio e soprattutto senza l’allucinante divisa da punizione.

La latrina
Le ore passano lente, tra una fatica e l’altra. La vescica inizia a darmi noia ma non so ancora che “etichetta” bisogni seguire. La sorvegliante, vedendomi tenere le cosce strette capisce il problema e mi trascina fino ad una bassa costruzione fuori dall’edificio. Ancora prima di arrivarci capisco il motivo della collocazione: uno spaventoso odore di orina putrefatta mi sconvolge. Infatti niente comodi water: è una realizzazione minimalista, un canaletto raccoglie i liquidi e li porta in una fossa esterna. Per quanto riguarda il resto, dietro al canaletto un foro comunica con la fossa biologica, da cui si alza il resto dei miasmi. State sicure che nessuna si attarda in questo porcile!
Dopo tre lunghe ore torna il calesse di Madame. Lo spauracchio barcollante nella tuta nera è la povera Fatima, ormai all’estremo delle forze. La ristrettezza del corsetto la obbliga a respirare a bocca aperta. Questo, unito al fatto del morso, le ha coperto la bocca di bava schiumosa, proprio come un pony. Madame Rocio ferma il calesse e si accerta delle condizioni del pony, il sacchetto urinario della tuta è ancora sconsolatamente vuoto. La detenuta ha dissipato in sudore tutti i liquidi. Madame, graziosamente le chiede se ha sete e le indica l’immonda vasca con le pipì ormai rancide delle compagne. La povera principessa volta, nauseata la testa. Madame è contenta, le piace questa puledrina da domare.
Con qualche altra ora di traino e riuscirà a spezzarla. Madame si concede il pranzo ed un paio di ore di “siesta”, la povera puledra, ancora legata alle stanghe del calesse si accascia per terra, riprendendo un po’ di respiro e di forze. Per ordine espresso di Madame niente cibo o liquidi per la puledra! Ma è già ora di continuare, Madame ha terminato la siesta, così il calessino di Madame esce, nel calore da fornace del pomeriggio. Madame, conscia che sta spingendo la schiava fino ai limiti e che potrebbe crollare svenuta in ogni momento, si limita ad inanellare giri e giri all’interno del recinto. Presto la puledra cade, semisvenuta. Due detenute sono incaricate di riportarla alla latrina. Qui le viene tolto il cappuccio della tuta. Madame osserva con compiacimento la detenuta: le guance della malcapitata sono paonazze, anzi, violacee per il gran caldo, ottimo contrasto con la pallidissima testa rapata. Ora è giunto il momento della verità. Ad un suo cenno, una sorvegliante immerge una gavetta nella immonda vasca delle pipì e la porge a Fatima. La faccia della poveretta riflette il dilemma a cui è sottoposta, morire di sete, durante un altro giro di traino o annullare il proprio orgoglio e bere il nauseante liquido. La poveretta si ricorda ancora quando, in università, al racconto di una spedizione rimasta senza acqua, i cui componenti erano sopravvissuti bevendo la propria orina, aveva affermato, sorridendo, che era meglio la morte ad una simile indegnità. ED ORA SI TRATTA DELLE PIPI’ DI ALTRE DETENUTE. Ma lo sguardo che fino a quel momento era ancora altero e fissava le aguzzine, si abbassa e guarda per terra. La detenuta avvicina le labbra alla gamella. Inizia a bere, cercando di ignorare il gusto.. Dalla faccia schifata delle detenuta si capisce quale sia il sapore del liquido, surriscaldato dal sole. Uno sguardo supplichevole è diretto a Madame, ma Madame su queste cose non transige, l’umiliazione deve essere completa. E così la povera Fatima è costretta a bersi tutta la gamella. A tratti la si vede chiudere gli occhi e tremare, evidentemente cerca di mandare indietro i conati di vomito.
E per la povera Fatima il destino ha in serbo anche altro, Madame Rocio si sente eccitata nel dominare questa giovane, cercherà di arruolarla tra le proprie schiave personali. Sarebbe un successone piegare la giovane ai propri voleri ed un ottimo affare, a liberazione avvenuta, poter vendere alla suocera foto compromettenti della nuora che si umilia come schiava lesbica.

Vostra detenuta nadia.
(2- continua)

20 ottobre 2014

PENSION BALNEARIA 89 / PRIVAZIONE E SOVRABBONDANZA


Nobili Signore, serva sudiciona,
nel prosieguo del nostro corso di Sorveglianti ci vengono presentati due efficacissimi metodi di afflizione delle detenute: la privazione e la sovrabbondanza.
La perra, ormai segnata come cavia preferita, deve, suo malgrado subire ancora. Tenete conto che è il giorno successivo al parto. Finalmente lo sconvolgimento intestinale dato dal contemporaneo impiego di purgante e clistere, si è calmato. La perra ha ora semplicemente fame, una fame da lupi. Ma il destino ha voluto che oggi le tocchi la privazione. Le viene imposto un bavaglio, costituito da una pallina elastica, che mantiene aperta la bocca, impedendo qualsiasi tentativo di alimentarsi e facendola sbavare. La perra farà oggi un turno in cucina. Il suo compito è quello di pelare le poche patate ed i pochi vegetali concessi alle detenute. Il tutto finemente sminuzzato, verrà messo in un paio di secchi di acqua in cui verranno sciolti anche alcuni pani secchi. La preparazione viene fatta bollire per interminabili ore ed alla fine dà la famosa “sopa magra”, il piatto principale dei locali istituti di correzione.
La perra, sbavando per il bavaglio e per la vista del cibo, non può neanche bere un sorso d’acqua. Ed il turno in cucina dura per un intero giorno!
Come vi ho già accennato, il saio penitenziale, mortifica alquanto la pelle della perra. Ad un certo punto, credendo di non essere vista, infila una mano sotto al saio, cercando di calmare in qualche modo il prurito.
Ma la sordida operazione della detenuta non è sfuggita alla Capo-Cuoca: non sia mai che una sguattera manipoli le proprie vergogne mentre è di servizio in cucina! E così la perra viene portata in un ripostiglio, le viene rialzato il saio e “CIAK, CIAK, CIAK”, pensavate che i molteplici strati di juta, uniti alle mutande impermeabili rendessero difficile sculacciarla? Niente è difficile per una Capo_Cuoca munita del suo fedele cucchiaio di legno. La perra riceve così due dozzine di colpi di cucchiaio sulle natiche e, per buona misura, anche quattro terribili colpi per mano.
Ma la privazione non termina qui, la sopa magra, dopotutto non è così appetitosa. La perra però, si vede passare sotto gli occhi le vivande destinate alla Badessa , alle Sorveglianti ed a noi allieve.
Il tormento dura una buona ora. Ma adesso la perra deve trasformarsi in sguattera lavapiatti. Senza il bavaglio avrebbe almeno la possibilità teorica, se la Capo_Cuoca si distrae, di prelevare qualcosa dai capaci piatti di portata, con parecchi avanzi o di almeno limitarsi a leccare qualche delizia dai piatti sporchi. Ma la privazione è così, niente le viene concesso. E ben presto, dato il continuo sbavare, indotto dal bavaglio, per la perra inizia il tormento della sete. Sapete che si di sete si muore in tre-quattro giorni, mentre alla fame si può resistere per settimane? Bene la perra ha sete, una sete incredibile, e deve tenere le mani nell’acqua per lavare pile impressionanti di piatti. Questo aumenta ancora di più la sua terribile arsura.
Ma arriviamo all’ultima delle privazioni: la Capo-Cuoca è stata chiarissima, dopo avere controllato lo stato delle mutande della perra prima che questa iniziasse il servizio: “nella mia Cucina a nessuna sguattera è permesso di pisciarsi addosso. Pertanto la tieni, finché non ti darò io il permesso.” Fortunatamente per la perra, non potendo bere la vescica si riempie ad un ritmo più lento. Verso sera però, vediamo la nostra perra, lavare i piatti utilizzati per la cena. Doveri immergere per un ora le mani nell’acqua le stimola la vescica. La perra è costretta a lavorare tenendo le cosce ermeticamente serrate e facendo strani movimenti per resistere ai fiotto di orina che preme sul suo sfintere. E finalmente anche per la perra termina il servizio. Buon per lei che riesce a uscire dalla cucina, prima che si aprano le …. cateratte ed un rivolo caldo e maleodorante, sfuggito alle doppie mutande, riveli a tutte che la perra si è pisciata addosso. Ovviamente viene sorpresa i n quello stato e la punizione per questo è che la perra deve asciugare il laghetto fatto sul pavimento del corridoio utilizzando le proprie mutande di juta e il proprio saio penitenziale. Gli indumenti zuppi le verranno fatti tenere tutta la notte, in modo che si asciughino lentamente con il calore del corpo, aumentando il puzzo che ormai la accompagna e moltiplicando ancora di più il terribile prurito che le impedisce anche di dormire.
Ed il giorno successivo è il giorno della sovrabbondanza. La perra è ancora di servizio in cucina. La Capo_Cuoca, istruita dalla Badessa, permette finalmente alla perra di mangiare. Una, due, tre scodelle di sopa magra molto molto molto diluita. Ben presto lo stomanco della perra è pieno, ma bisogna lavare i piatti ed alla fine la Capo_Cuoca , indicando la sciacquatura in cui nuotano molti rifiuti, le ingiunge di mangiare pure quella. E così la perra, armata della sua scodella e del suo cucchiaio di stagno, deve consumare lo stomachevole pasto. Ben presto lo stomaco si ribella e la perra vomita. Ma il lavello è ancora pieno fino a metà e la perra deve ricominciare a mangiare controvoglia una scodella di sciacquatura dietro l’altra, inframmezzate da nausee, vomitini e sculacciate date di santa ragione con il cucchiaio di legno..
La morale di tutto questo, ci dice l’istruttrice, è che l’alternanza intelligente di privazioni, percosse e sovrabbondanza, può aver ragione anche delle criminali più incallite
Vostra umile sorvegliante Nadia. 
(89- continua)

12 luglio 2014

PENSION BALNEARIA 85 - DESCRIZIONE DELLA PERRA



DESCRIZIONE PSICOFISICA DELLA PERRA, DA DIRETTRICE E SORVEGLIANTE A SCHIAVA
Nobili Signore, serva sudiciona,
vi voglio parlare della perra.
Fino ad alcuni mesi fa era, devo ammetterlo, una bella donna. Trentaduenne, di origini andaluse, sembrava il prototipo della amazzone: alta (1.75), mora, capelli lunghi, occhi neri, ciglia lunghe. Pelle ambrata, un bel seno. Grazie all’abitudine di andare a cavallo, snella, ventre piatto ed un interessante “lato b”. Inoltre ha sempre apprezzato una tenuta da amazzone: calzoni fascianti, una camicetta a jabot di pizzo e un giacchino nero. Devo parlarvi del suo sguardo, uno sguardo bruciante ed intenso che faceva tremare noi serve, insomma: un vero portamento arrogante, da padrona.
Il fatto di essere stata ridotta in schiavitù, la ha trasformata completamente: i capelli cortissimi ed irregolari, ricresciuti dopo la “rapada”, senza più alcuna cura rivelano i primi fili brizzolati. Il ventre piatto se ne è andato, non so se a causa della dieta a cui è sottoposta o ai ripetitivi lavori punitivi a cui è assegnata, altro che cavalcate! Infatti il ventre della perra ha perso tonicità ed inizia ad espandersi, insomma presto avrà anche lei il “pancione” regolamentare. Il seno, lasciato sempre senza alcun sostegno e mortificato dalle divise carcerarie, sta iniziando a cadere.
Ed anche i suoi atteggiamenti sono cambiati: niente più sguardo altero ma occhi tenuti abbassati, anche se, ogni tanto le si accende ancora l’antica preoccupante scintilla nello sguardo.
E se prima la perra, vista da una serva, pareva la personificazione della perfezione, ora, diventata schiava, appaiono tutte le magagne: senza parrucchiere ed estetiste, nulla nasconde le imperfezioni, inoltre la mancanza dei suoi costosi profumi rivela un fastidioso naturale afrore delle sue ascelle ed un lieve sentore di piscio. Viso collo e mani si stanno coprendo di rughe. I palmi delle mani si stanno coprendo di calli. La mancanza di sole, poiché le detenute indossano sempre i loro camicioni punitivi, sta facendo virare il colore ambrato della sua pelle verso un malsano giallino.
Insomma, la perra sta diventando “una chiavica”.
E le Signore, qui al centro di detenzione stanno ora “studiandola”, per la perra si preparano brutte novità, le vedremo presto.
Vostra sorvegliante Nadia.


13 febbraio 2010

la schiava domestica di klumarer


"La schiava di fatica delle foto si occupa dei lavori pesanti e maggiormente umilianti come lustrare per terra, lavare i vetri, lavare il garage, mettere in ordine la cantina, spostare e prendere la roba dal magazzino. Questa serva lavora scalza non solo per la giusta umiliazione della sua inferiorità e miseria, ma anche per praticità visto che è subito pronta per lavorare e non mi fa buttare soldi in scarpe...che non le servono, tanto è sempre in casa e spesso ginocchioni a strofinare".
(Klumarer)

24 gennaio 2010

ANCORA SU ENRICA, DONNA DI FATICA DI 60 ANNI

Più o meno ha passato tutta la sua vita vestita cosi in tutte le stagioni, non ricordo di averla mai vista senza grembiule e fazzoletto in testa, gli orai di lavoro non sono mai stati definiti, semplicemente lavora da quando si alza. "Al alba fino quando va a dormire" facendo di tutto.
Non c'è mai stata occasine di punirla, anche se adesso che me lo fa notare la vedo spesso con il grembiule impataccato, e a dir la verità mangia tantissimo di buon appetitio.
Ti sarei grata sa mi suggeriresti qualche punizione..
P.S. Ho una candidata di 49 anni per sostituirla, una mia ex compagna di scuola e da giovani frequentavamo anche la stessa compagnia, ora per via della crisi è in difficoltà e vorrei aiutarla assumendola. Cosa ne pensi?
Un saluto Giada

Gentile signora Giada,
dal momento che la Sua serva ha accettato di rimanere a servizio gratuitamente, le propongo di prolungare l'orario di lavoro, facendola stare a Sua disposizione dalle 6 del mattino fino a mezzanotte, ora in cui potrá coricarsi. Le propongo inoltre di convocarla almeno 2/3 volte al giorno per una ispezione della divisa ie del grembiule di gomma: se si facesse trovare sporca, le suggerisco di punirla facendole lavare i pavimenti per tutta la notte. Mi dice anche che mangia molto: in questi casi è sempre meglio farle consumare i pasti in piedi e alla svelta. Le consiglio di farle mangiare sempre un pappone di avena e frutta, per non invogliarla a mangiare troppo. Sulla Sua nuova serva mi dilungheró nella prossima lettera.
Sua domestica Monika

Le foto di Klumarer



Ecco le prime due immagini di schiave domestiche proposte da Klumarer

3 marzo 2009

LA STORIA DELLA SGUATTERA LIA

per il disegno © maria romey

Cara Monika, ieri le mie amiche hanno visto la mia sguattera Lia mentre lavava i bidoni dell’ immondizia con indosso il grembiule di gomma con la scritta “io sono la sguattera della signora Elda.” Hanno subito cominciato a deridere la povera Lia e fare battute, effettivamente il grembiule è molto umiliante. Lia non molto distante sentiva tutto e imperterrita continuava il suo lavoro con molto impegno. Pensare che Lia è nata nella famiglia più ricca del paese, fino a 20 anni ha vissuto come una principessa, io all'epoca ero la segretaria di suo padre che aveva ereditato una florida azienda dal nonno di Lia: nel giro di pochi anni l’azienda fallì e il padre dovette anche passare qualche anno in prigione, io per fortuna a quel epoca ero già uscita dalla ditta e avevo aperto un negozio di abbigliamento per conto mio. Lia venne a chiedermi un lavoro e la presi come commessa, visto il suo carattere remissivo dopo poco tempo la trasformai in serva e lei non si è mai lamentata. Sperando di non averti annoiato ti saluto con affetto Elda

Gentilissima signora Elda, la storia della sguattera Lia è semplicemente affascinante: le risponderò in privato chidendole alcuni particolari importanti relativi alla sua sguattera, ma intanto le domando cortesemente, a nome di tutti coloro che ci leggono, di raccontarci il processo di trasformazione della domestica. Un particolare mi colpisce: la sua completa remissività. È sempre stata così umile e ubbidiente fin dall'inizio? E il grembiule con la scritta che le fa indossare è di gomma, vero?
Anni fa ho saputo di una storia simile: la rivale di una donna socialmente elvata fu spodestata dall'amante del marito, e costretta a fare da serva a entrambi. La donna, fra le altre cose, era obbligata a portare i guanti di gomma tutto il giorno...
la sua serva Monika

18 gennaio 2009

SEEKING A VERY SUBMISSIVE HOUSEMAID


I'm Mistress Eleonora, I am 23 y.o., Italian, and seeking a very submissive slave/housemaid (no men!), for my personal service.

If you are interested send me an e-mail with your photos in apron and uniform. Here are a list of rules that you will have to follow if you want
be my slave/maid.

Answer and comment your opinion about every rule. I await your answer soon.
01 - During the day you always will have to put on your maid uniform.
02 - I will give you 4 maid uniforms, and order you when you have to put them on.
03 - Never speak without permission
04 - You must always stay on your knees, when receiving my instructions.
05 - During the night, you will always sleep onto the kitchen floor.
06 - You must always sleep in a maid uniform.
07 - If your work is bad, your punishment will be hard spanking, and strict confinement chained in the scullery.
08 - Your position as slave/maid is 24n (no free days)
09 -You must go to shopping with your uniform on.
10 - I will not pay anything for your work, only your food, your uniforms, I give you pocket money Euro 150,00 each month.
11 - I will give you a medical insurance, in the case you do not have one. 12 - Your duties as maid will be, laundry, cook, ironing, dish,clean the windows, clean my car, clean dirty toilets and other things.
13 - You will always eat your meals (kitchen's leftovers) from a bowl on the floor.
14 - This will be your daily uniform: Maid uniform of my choice, cap, leather collar, hand cuff with a large chain, cuff for your feet with a large
chain. Both chains(hands and foot) are united to a large chain to the
collar. This combination permits very free movements. When I have guests at home for a party, you must use a strict uniform.
Mistress Eleonora