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1 giugno 2018

LANCY, CAPITOLO FINALE: UNA MUCCA DA FATICA


LANCY 19 – Una mucca da fatica
di sguattera sudiciona
Once Upon a Time conoscevamo una serva sudiciona, che si è letteralmente rovinata “con le proprie dita”. Avevamo momentaneamente lasciato quella che è ormai conosciuta come Mucca 14 alla sapienti cure della Dottoressa durante la penosa scena in cui sentimmo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi.
La vacca 14 ha trascorso mesi e mesi nei sotterranei della fattoria, sottoposta ad un vero e proprio lavaggio del cervello. E non si è trattato di un periodo facile, quotidiani lavori di aratura, quotidiane dolorose mungiture, quotidiani clisteri punitivi, oltre alla partecipazione come cavia agli studi della Dottoressa alla ricerca del “clistere perfetto”.
Diamo pure una occhiata alla vacca 14, facendole togliere il saio d’ordinanza. Quella che sappiamo essere una serva appena sopra ai 50, ora pare almeno una 65 enne. Rugosa, magrissima, seni cascanti, lunghi fino all’ombelico, grazie alle dolorose “mungiture”. Il pancione flaccido e gonfio per i clisteri punitivi subiti. Spessi calli sono spuntati dove appoggia il giogo da aratura e dove sono collegate le cinghie. La sudiciona non osa sollevare lo sguardo da terra, le hanno reso la pelle del sedere dura come cuoio a furia di sculacciate e frustate. All’ispezione corporale della vacca 14 hanno assistito, oltre alla Dottoressa, anche due Signore di origine tedesca. Il colorito ed il modo di fare le qualifica come imprenditrici agricole. La Dottoressa, parla del “caso vacca 14”: questa sudiciona era ormai irrimediabilmente schiava del proprio vizio. Abbiamo faticato parecchio, ma ora posso affermare che le è stato rimosso completamente. Non è più possibile causarle un orgasmo, per quanto impegno ci si metta. E’ una schiava ancora robusta, può lavorare ancora per quindici o vent’anni. La abbiamo addestrata sia come “mula da trasporto” che “vacca da aratura”, vi sarà sicuramente utile. Tutte le schiave che passano da Lancy si abituano ad una vita molto frugale: pochissimo cibo, poche ore di sonno e tanto tanto lavoro. L’unica avvertenza è di tenere ben pulito il pancione delle nostre schiave. Io consiglio di praticare un clistere quotidiano, con acqua sapone ed olio. Un bel clisterone, tenete conto che la vacca 14 è piuttosto capiente, direi tre o quattro litri. La Dottoressa mostra alle due Signore un foglio. Vi mostro, come suggerimento per la somministrazione, questo bel disegno fatto da una schiava ospitata a lungo qui a Lancy, una certa Elizabeth Mandile. Vedete? Un comodo sedile di legno, dotato di una bella cannula fallica. Qui la serva può riposare, direi una bella mezz’ora, trattenendo il proprio clistere. Vedete? Il contenitore è molto in alto, così il clistere viene somministrato con la giusta pressione. E come potete notare, se il primo contenitore di tre litri non fosse sufficiente, è pronto un altro secchio di acqua. Qui a Lancy lo abbiamo adottato subito, tempo risparmiato per le Infermiere e risultati garantiti!
Non vi preoccupate, della dimensione della cannula, più è grossa meglio è, l’ano della vacca 14 è stato dilatato a dovere innumerevoli volte con appositi dilatatori.
Care Signore, un'altra necessità delle nostre vacche è di venire giornalmente munte. L’operazione risulta poco gradita, ma basta non prestare orecchio ai muggiti di protesta ed essere decise, spremendo e strizzando ben bene le poppe.
Tenete conto che le nostre mule e vacche non sono garantite per sempre, bisogna riportarle ogni tre mesi a Lancy per una “settimana di disciplina”, in cui alla schiava vengono praticate le necessarie cure di mantenimento. A questo proposito, pratico subito alcune iniezioni alla vacca, sono molto dolorose, visto che il loro effetto durerà tre mesi. Detto questo la Dottoressa schiocca le dita, prontamente una Infermiere Mungitrice porta una bacinella contenente tre enormi siringhe, con aghi che paiono punte da trapano! Per eseguire l’iniezione senza interferenze, la vacca viene cinturata al lettino ginecologico. L’ago viene lentamente e ripetutamente inserito nella zona clitoridea. Il liquido, considerando i disperati muggiti, deve bruciare molto. Di seguito una ulteriore iniezione per natica e poi una per mammella. I muggiti salgono di volume, la vacca 14 cerca di dimenarsi, la le robuste cinghie non cedono. La mucca è semisvenuta, le si vede solo il bianco degli occhi. Una feroce strizzata di capezzoli la ridesta prontamente, la sudiciona deve fare l’ultima poppata di un gigantesco biberon di sperma di toro, sotto la stretta sorveglianza della Dottoressa, pronta a castigare il più piccolo conato con dolorose pizzicate alle tette.
E finalmente la vacca 14 conosce le sue nuove Padrone: Frau Rose e Frau Helga. Le due donne sono in cerca di una schiava da sfruttare per dissodare e rendere coltivabile un campo in collina, dove non è possibile giungere con mezzi meccanici, inoltre, essendo due virago, due lesbiche dominanti, vogliono una schiava come giocattolo sessuale. La vacca 14 le ha favorevolmente impressionate, accettano di tenerla per un periodo di prova di tre mesi. E poiché alle due Frau l’appellativo di vacca 14 pare poco elegante, la serva riacquista il nome di Sudiciona.
La sudiciona viene caricata sulla macchina delle nuove Padrone e ben presto si giunge alla nuova Fattoria dove lavorerà come bestia da soma. Quando vede la collina scoscesa che dovrà dissodare, arare e rendere fruttifera, solo con le proprie forze, la sudiciona muggisce di disperazione. Si, muggisce, perché ho tralasciato di dire che il condizionamento è stato tale che la sudiciona ora articola le parole molto a fatica e solo se espressamente richiesta, il suo solito metodo di esprimersi è il muggito. Ed il giorno dopo la sudiciona riceve la nuova divisa: un nuovo paio di mutandoni di pesante gomma, Il resto dell’abbigliamento è costituito di un poncho di tessuto gommato che riveste la sudiciona da capo a piedi ed un pesante grembiule di caucciù. Nel poncho, due aperture lasciano uscire le braccia nude. Il poncho è tenuto stretto in vita da una corda arrotolata per tre giri e strettamente annodata. Indossato il poncho la schiava dovrà indossare un pesante grembiule di caucciù, rinforzato in vita da un doppio strato. All’altezza della pancia il grembiule ha due lunghe e larghe cinghie, sempre di caucciù, chiudibili proprio come una cintura. Le Padrone stringono all’inverosimile il grembiule, comprimendo così la pancia della sudiciona, la quale si sente quasi mancare ilo fiato. Ai piedi un paio di gambali di gomma, indossati senza calze. Insomma, una divisa austera, economica e durevole. Frau Helga pianta un lungo picchetto di ferro nel terreno e vi fissa una catena della cavigliera della sudiciona. Non occorre un tratto lunghissimo, il lavoro è talmente duro che la schiava dissoderà pochi metri quadrati di terreno al giorno. Ed è dopo 12 ore di lavoro bestiale che la sudiciona termina. Non ha ancora ricevuto cibo, tremendamente affamata si aspetta il pasto serale, ma si illude: le Padrone la chiamano. Mentre la sudiciona si rompeva la schiena le Signore hanno preparato una vera “poltroncina da clistere”: utilizzando il sedile di una vecchia falciatrice, uno di quei sedili li lamiera sagomata e forellata. Più o meno al centro del sedile, sfruttando uno dei fori, è stata fissata una larga cannula di materiale gommoso, abbastanza flessibile. Alla base, proprio contro il sedile, attorno alla cannula è applicato un aggeggio, sempre di gomma, di forma troncoconica. La Padrona FrauJulia mi suggerisce che l’insieme cannula e ingrossamento è simile alle sacche JBL, pubblicizzate su internet o anche ad antiche cannule per lavaggi vaginali. Dietro al sedile una alta piantana sorregge il più grosso apparecchio da clistere che la serva sudiciona abbia mai visto. Le Signore costringono la sudiciona a preparare il liquido: su di un fornello deve scaldare un grande pentolone di acqua, poi deve grattugiarvi mezzo panetto di sapone di marsiglia. Il liquido diventa presto bianco e denso, coperto di schiuma, viene poi versata una generosa dose di olio. La sudiciona deve versare il liquido nel clistere, l’apparecchio si riempie solo fino a metà. La serva suda di preoccupazione, sperava di essere finalmente sfuggita agli allucinanti esperimenti della Dottoressa. Frau Helga lubrifica l’ano della la sudiciona, infilando più volte il dito, coperto di vasellina, fino in fondo, evidentemente la cosa la diverte. Ora la sudiciona, che si è dovuta denudare di tutto, salvo il grembiule, stretto all’inverosimile, deve salire su di un ceppo di legno che fa da gradino davanti alla poltroncina e sedersi sulla cannula, ma data l’inesperienza, scopre che non è affatto un compito facile anche perché il grembiule le impedisce di sbirciare in basso, deve fare vari tentativi. Frau Helga impugna un frustino ed inizia a picchiettare dolorosamente le tette della sudiciona. Così sollecitata la sudiciona si impala ben presto sulla cannula. La sudiciona scopre che il peso del corpo forza l’ingrossamento troncoconico a dilatare dolorosamente il buchetto. E se per qualche minuto riesce a sostenere parte del proprio peso sulle gambe, la cosa diventa impossibile quando Frau Helga la costringe a sollevare i piedi ed allontana il ceppo. La sudiciona, senza poter appoggiare i piedi si trova nella assoluta impossibilità di sollevarsi e sfuggire al gigantesco clistere! Frau Rose regola il rubinetto, le due donne vogliono godere dello spettacolo della loro nuova schiava sottoposta al clistere. E non restano affatto deluse, l’Eau de Lancy inizia a tormentare le budella della sudiciona. Il riflesso automatico è di stringere le natiche ed irrigidire i muscoli addominali, per opporsi alla liquida invasione, ma la sudiciona scopre che più stringe le natiche, più soffre della forzata dilatazione del buchetto. Ed irrigidire i muscoli addominali serve solo a dare il via a terribili dolori peristaltici. L’unica cosa che la sudiciona possa fare è rilassare la pancia, piangere sudare e muggire il proprio dolore! Frau Rose palpa a tratti la pancia della sudiciona, l’affascina vederla lentamente gonfiarsi e contrastare l’elasticità del grembiule di caucciù, di tanto in tanto si nota un sommovimento interno, in sincronismo con i muggiti della sudiciona. Il rubinetto poco aperto fa sì che il clistere sia lunghissimo, l’altezza della piantana, fa sì che sia doloroso. E per finire un lungo periodo di ritenzione. Alla fine Frau Rose riavvicina, con la punta del piede, il ceppo di legno alla sudiciona. Quest’ultima però è talmente gonfia ed esausta che non riesce a rialzarsi, bisogna che le Padrone, dopo averla avvertita di stringere bene, che non perda neanche una goccia, la aiutino, trirandola per le braccia. E finalmente la sudiciona può usare il secchio per scaricarsi.
Ma non è ancora assolutamente finita! Le Signore si sono eccitate a vedere le sofferenze della schiava, ora vogliono godersi il nuovo acquisto! Frau Rose è nuda, mormora un ordine in tedesco, la sudiciona non capisce. Frau Helga, prontamente fa inginocchiare la sudiciona e le estrae la lingua. La schiava capisce cosa le viene chiesto, dovrà leccare la Padrona Rose. Ma la sudiciona scopre una cosa: le nuove Padrone tedesche non conoscono il bidet, si aspettano che provveda la schiava con la lingua. E la sudiciona vede cadere un mito: ha sempre visto le Padrone come esseri perfetti, sempre profumate e curate. Al contrario le due nuove Padrone sono due rozze e crudeli contadine. La sudiciona però, da schiava addestrata sa bene quale sia il suo dovere: obbedire e soddisfare le signore senza se e senza ma. Estrae la lingua ed inizia un lungo e delicato lavoro. Frau Rose apprezza e preme la faccia della sudiciona su proprio sesso. La lingua della schiava raccoglie gli umori dell’orgasmo padronale. E lo stesso trattamento va praticato a Frau Helga.
E’una sudiciona distrutta dalla prima giornata di schiavitù quella che può finalmente rassettare la divisa e sfamarsi con il pastone da condividere con i cani delle Padrone.
E’ormai notte fonda, la sudiciona si stende su di un pagliericcio, vicino a sé ha una sveglia puntata alle 5 della mattina successiva, sì perché in campagna le schiave cominciano a lavorare con il sorgere del sole. Prima di cadere in un sonno profondo la sudiciona pensa alla propria vita, rimpiange i tempi in cui era a servizio di Madame Janine Souillon, quella sì che è una Signora, perfetta, elegante e curata, niente a che vedere con le rozze Padrone da cui è finita. La sudiciona pensa poi al lavoro che l’attende, se in un giorno ha fatto solo pochi metri quadri, per dissodare l’intera collina ci vorranno dieci o quindici anni, alla fine sarà ridotta come una vecchia larva. Ed è con questi pensieri che ci congediamo dalla sguattera sudiciona in lacrime.
Vostra serva sudiciona N.
(FINE)


25 aprile 2015

LANCY 17 - LA PETOMANE


LANCY 17 – LA PETOMANE
di sguattera sudiciona
La Dottoressa ha deciso di sottoporre la promettente vacca 14 a nuovi esperimenti. Tale decisione deriva anche dalla segnalazione di una delle Infermiere Mungitrici, relativa alla abbondante emissione di peti della vacca 14. Ora, dato il regime a cui sono sottoposte, non è affatto insolito che le vacche emettano potenti scorregge, ma la vacca 14 ha trovato il modo di farsi notare anche stavolta.
Benissimo, si dice la Dottoressa, questa è una buona occasione per allenare la vacca 14 a trattenere il più possibile i gas intestinali.
Una breve telefonata ordina di portare la vacca 14 in ambulatorio. La sudiciona non si aspettava affatto di essere portata nuovamente in ambulatorio e, quando capisce dove si trova delle lacrime di paura scorrono lungo le guance. Lacrime che indispongono alquanto la Dottoressa. “stupida vacca, io ti onoro delle mie cure e tu piangi senza motivo”, grida schiaffeggiando ripetutamente guance e mammelle della sudiciona.
La dottoressa ha ideato un altro doloroso esperimento a cui sottoporre la sudiciona. Innanzitutto la vacca 14 viene denudata e fatta “accomodare” su di una bicicletta da camera, posta nell’ ambulatorio. Le mani della sudiciona trovano posto in “guanti di contenzione” fissati al manubrio, i piedi sono fissati ai pedali. La sella è simile a quella per prevenire problematiche alla prostata dei maschietti: una specie di “V” che non preme sulle parti intime ma che, in questa applicazione permette libero accesso agli sfinteri della “vacca ciclista”. La dottoressa, ora, si arma di una spugnetta estremamente abrasiva e “tratta” capezzoli, ventre, ed interno cosce della sudiciona. Qui vengono incollati grossi elettrodi che sono poi collegati ai cavi di una sofisticata centralina. La Dottoressa ordina alla sudiciona di iniziare a pedalare. Lo sforzo richiesto, sia pur non enorme, è abbastanza notevole. La Dottoressa istruisce la vacca 14 su di una specie di “semaforo” a led. La pedalata dovrà tenere acceso il led verde posto al centro. La sudiciona potrà far accendere impunemente il led giallo di velocità eccessiva, ma ad ogni accensione del led rosso di bassa velocità si avvierà un generatore di dolorose scosse. La sudiciona, che pedalava svogliatamente, ha subito un assaggio che la fa torcere e le strappa un grido di dolore. Ma la dottoressa ha in serbo altro per la sudiciona: preleva una grossa “pera” di gomma da un carrello. La dottoressa preme la pera, sorridendo soddisfatta al rumore dell’aria che esce e rientra dal cannello. Cannello che, in men che non si dica finisce tra le natiche della sudiciona. Ora la Dottoressa preme gradualmente la pera, immettendone l’aria nell’intestino della sudiciona. Ma una sola pera non basta, la Dottoressa ne spremerà ben tre nella pancia della vacca 14. La sudiciona sente l’intestino dolorosamente pieno di aria. La Dottoressa estrae la pera, la sudiciona stringe spasmodicamente lo sfintere, sforzandosi di continuare a pedalare alla velocità prescritta. Un gorgoglio segnala che l’aria si è distribuita un po’ meglio e la sudiciona sente scomparire il dolore. Sollevata si concentra sulla pedalata. Dea un po’ ha iniziato a sudare. Ma la Dottoressa non è soddisfatta, una seconda pera di aria strappa un mugolio alla sudiciona, che rallenta visibilmente la pedalata. Ahhhh è la reazione alla inevitabile scossa. La sudiciona, per paura delle scosse, accelera nuovamente, ma la Dottoressa le scarica una terza pera di aria. La pancia ora duole moltissimo. La sudiciona, però, con le mani bloccate non può neanche massaggiarsela. Un nuovo gorgoglio segnala che il gas si è trovato una strada nei meandri della pancia della ciclista. Ma ora la Dottoressa avverte la sudiciona che sta per indurire la pedalata. La sudiciona si sforza disperatamente, si sente il cuore in gola. Ma gli sforzi per pedalare stanno causando un altro problema, i movimenti peristaltici, uniti alla pressione dei muscoli, tesi per assecondare lo sforzo delle gambe, hanno spostato una parte del gas fino all’ano della sudiciona. La sudiciona ha ora un urgente bisogno di scoreggiare. Bisogno che si ingigantisce ad ogni pedalata. La pedalata della sudiciona, tormentata dal mal di pancia si fa irregolare. Sulla faccia si legge tutta la fatica ed il dolore. Concentrata come è sui propri problemi, la sudiciona non sente neanche l’incoraggiamento della Dottoressa che la dice che manca solo mezz’ora alla fine della prova. La sudiciona prova a rilasciare un poco alla volta lo sfintere, se le andrà bene riuscirà ad liberarsi almeno di una parte del gas senza che la Dottoressa se ne accorga. Ma purtroppo per la sudiciona “il cul fece trombetta”, nel silenzio l’osceno rumore risalta ancora di più, facendo infuriare la Dottoressa.
La sudiciona viene fatta scendere dal sellino le viene ordinato di restare in piedi, una impietosa speciale sonda di gomma rossa, fornita di fori per fare uscire i gas le viene profondamente inserita nell’intestino e la mano della dottoressa preme di piatto sul ventre svuotandolo dolorosamente.
Ma la Dottoressa vuole, in qualche modo, castigare la Mucca 14 per l’irriverenza. Scrive su di una delle sue ricette: Sottoporre la mucca 14 a clistere di 2 litri di latte e melassa. Applicare plug numero 4. Ritenzione 20 minuti. Se vi fossero coliche gassose ripetere il clistere una o due volte. Ora, dovete sapere che il latte e melassa, era una antica formula curativo-punitiva utilizzata nel periodo vittoriano, appunto per le serve scorreggione. L’effetto non solo è fortemente purgativo ma, appunto, genera moltissimi gas intestinali
La sudiciona viene rimandata, accompagnata dalla ricetta punitiva alla stalla. Qui giunta viene presa in carico da una infermiera mungitrice che si incarica di farle passare una serata indimenticabile. Alla mucca 14 viene applicata una specie di gogna che blocca assieme polsi e caviglie, in pratica è “incaprettata”. Senza fretta l’infermiera avvicina una piantana su di cui fa bella mostra un antico irrigatore di vetro, un pezzo da museo. L’irrigatore è pieno di una mistura del colore di un cappuccino: latte con melassa nera, la più potente. Al termine della gomma troviamo una sonda, sempre vintage, di ebanite nera. La forma è piriforme, facile ma dolorosa da infilare, poi tappa abbastanza bene ed è difficile da espellere involontariamente. L’infermiera infila senza troppi complimenti la cannula alla sudiciona e al lamento che segue all’operazione commenta “vacca 14, stasera avrai modo di abituarti ben benino a questo cannello!”.
La sudiciona ora è tutta concentrata, cosa le riserverà questo clistere, stranamente poco abbondante? E cosa è quel liquido dallo strano colore?
Lo scoprirà ben presto, infatti la Mungitrice apre del tutto la chiavetta. Un fiotto di liquido caldissimo fa sussultare la sudiciona. Il liquido entra senza dare poi quel gran fastidio. La sudiciona è contenta, credeva molto peggio. Ma ha fatto i conti senza l’oste, ancora prima che il liquido finisca dal suo pancione iniziano a sentirsi imbarazzanti gorgoglii. E a cannula chiusa, ma col cannello ben inserito a fare da tappo, i gorgoglii continuano, ora la sudiciona sente l’intestino che si gonfia e rilascia fastidiosamente. Insomma il latte e melassa sta facendo effetto. Il viso della sudiciona ora mostra chiaramente che il fastidio sta trasformandosi in dolore, non un dolore localizzato ma un dolore che è dappertutto, si muove in sincronia con le bolle di gas che smuovono il liquido purgativo causando l’emissione di ulteriore gas. In pratica è una reazione a catena. Dolorosamente, mosso da potenti movimenti peristaltici, il gas si fa strada …. verso l’uscita. Uscita che però è sbarrata dal plug. Non so se la sudiciona debba ringraziare l’Infermiera di madame Janine per averle risparmiato lo sfintere o dolersi di questo fatto. Alla fine l’inevitabile accade, un geyser spara all’esterno la cannula, seguita da liquidi e gas innominabili. La Mungitrice, evidentemente avvezza a questo tipo di castighi,. sculaccia fortemente la sudiciona e infila nuovamente un plug di misura superiore, infatti vi sono ben quattro misure di plug . “Questo ti costerà la ripetizione di questo clistere dall’inizio”, sono le sue parole ad una sudiciona ormai sconvolta dal mal di ventre.
E la ripetizione del clistere avviene puntualmente non appena la sudiciona ha dolorosamente e rumorosamente smaltito il precedente.
La mucca 14 capisce che stavolta sarà anche peggio: le duole ancora la pancia per i maltrattamenti precedenti e l’Infermiera Mungitrice è già lì con l’enteroclisma pieno fino all’orlo di caldissimo liquido sconvolgente. Ed a giudicare dal colore, la dose di melassa nera è stata pure aumentata. La sudiciona, da brava vacca, cerca di commuovere la mungitrice, ma questa mossa a Lancy non può funzionare, anzi, frutta alla sudiciona alcuni colpi di scudiscio.
E presto la sudiciona si torce nell’accogliere nelle budella il plug attraverso cui la irrigano col terribile latte purgativo. I brontolii ed i dolori sono ancora più forti di prima ma, per fortuna della sudiciona, il suo intestino si è ben vuotato con il clistere precedente. Per cui, sia pure con una mongolfiera al posto della pancia, la sudiciona stavolta non “spara” via il plug. Il tempo di attesa pare eterno, ma finalmente la Mungitrice apre la gogna che teneva incaprettata la sudiciona. Ma il tormento non è finito, la sudiciona sempre tappata deve eseguire la marcia punitiva fino alla stalla. Vi giunge stravolta dai dolori e dalla nausea. Qui giunte, finalmente la mungitrice le dà una pacca sul sedere e le permette di “spingere”. Potete immaginare quale sia l’effetto, visto la quantità di gas che deforma grottescamente il ventre della mucca 14.
Vostra stupida vacca sudiciona.
(17- continua)

14 ottobre 2014

PENSION BALNEARIA 88 / IL PARTO DELLA PERRA


Nobili Signore, serva sudiciona,
ho dormito male, la notte, mi chiedevo della perra, riuscirà a mettersi nei guai? All’inizio della lezione del giorno dopo ho la conferma, la perra è proprio nei guai: è riuscita a rovesciare e rompere una intera infornata di piatti. Ora, se tenete conto che per un piatto rotto una detenuta riceve una mezza dozzina di nerbate, di quelle buone, immaginiamoci quale potrebbe essere l’effetto di molte centinaia di nerbate. La Badessa, questo è il titolo della Direttrice di questo istituto, commuta la pena della perra in un molto più compassionevole “parto completo”.
Abbiamo così modo di vedere di persona l’applicazione di questo castigo. La perra, soprannominata ora “embarazada” viene fatta entrare nell’aula.
L’antico portamento insolente è ormai quasi completamente cancellato.
Vi descrivo la sua figura. Indossa un “saio di penitenza” di un tessuto di spessa juta marrone. Se le togliessimo, per un istante il saio vedremmo, al di sotto, una robusta mutanda, sempre di un doppio o triplo strato di juta. Ancora al di sotto una robusta e spessa mutanda di gomma completa il corredo.
Viene utilizzato di questo tessuto poiché non costa nulla, viene donato da un grossista di caffè che, altrimenti, non saprebbe dove smaltire i sacchi vuoti. Alcune detenute, abili sarte, preparano il saio e le mutande per le novizie. Poiché il tessuto è per sua natura abbastanza ruvido, in particolare se bagnato, nei momenti liberi, si vedono le detenute cercare di tenere i luridi tessuti sollevati dalla pelle, nella vana speranza di riuscire a farli asciugare e diminuire così il terribile prurito che, diffuso su tutto il corpo, le porta quasi alla follia.
Ma veniamo alla punizione: due sorveglianti portano l’inginocchiatoio di fronte alla classe. La perra viene obbligata ad inginocchiarsi. La Badessa in persona presenzia al castigo. Una sorvegliante porta una bottiglia di liquido giallastro. Ne viene versato un bicchiere in una ciotola per cani e la perra deve lapparlo da lì. Dalle smorfie capisco che si tratta di olio di ricino.
Le viene ingiunto di non vomitare per alcun motivo, ci mette buoni 15 minuti prima che la ciotola sia perfettamente ripulita. A seguire viene obbligata a bere alcuni bicchieroni di acqua calda, la Badessa la invita a berne il più possibile, le verranno defalcati dai clisteri successivi.
Mentre la perra ingurgita il suo buon litro di acqua calda, Alejandra ci mostra “el muñeco”, non si tratta di una bambola, bensì di un ingegnoso plug, costituito da uno spesso “preservativo” di gomma, gonfiabile, al cui interno sono poste numerose lamine sagomate di acciaio mosse da una ingegnoso sistema di leve, comandate da una manopola. “El muñeco”, tramite un condotto collegato ad un tubo, è una impressionante cannula per clistere. La manopola permette di muovere le lamelle, permettendo al muñeco di passare dalla forma di una piccola pera, alla forma di un fungo, di diametro all’incirca di un grosso pugno. La gomma esterna segue la forma imposta dalle lamelle, inoltre un ulteriore tubicino collegato ad una pompetta permette di gonfiare il preservativo esterno, in modo da arrotondare un po’ la forma.
“El muñeco”, fu inventato da un ingegnoso chirurgo. Vediamone il funzionamento: con la manopola di comando in posizione 0 la forma è di una piccola pera, l’aggeggio viene leggermente lubrificato ed inserito nell’ano della “embarazada”. L’”embarazada” sa che fino a che dura la sua collaborazione riuscirà a ritardare la fase successiva. Nella fase successiva la manopola viene lentamente girata, facendo assumere al muñeco la forma di un fungo, in cui il gambo è la cannula che esce dall’ano. Il bordo della “cappella” del fungo, della dimensione di un pugno, preme all’interno, sigillando perfettamente. Data la forma è impossibile l’espulsione, non importa che contrazioni e che sforzi si facciano. L’”embarazada” deve quindi soffrire tutte le fasi del “travaglio”, senza poter perdere neanche una goccia. Quando l’aguzzina deciderà che è il momento buono, alcune pompate di aria, gonfiano il “fungo”, trasformandolo in una grossa sfera. La forma, associata ad opportuna lubrificazione, permette un doloroso “parto”.
Ma lasciamo da parte la teoria, veniamo alla nostra perra che ha bevuto anche il suo litro di acqua calda. E’ giunto il momento del muñeco. Alejandra lo lubrifica e, con decisione lo inserisce nell’ano della perra. Un lamento rivela l’inaspettato dolore dell’introduizione. Ora la perra dovrà attendere, inginocchiata, il decorso del suo “embarazo”. Per renderle meno noiosa l’attesa, la superficie su cui è inginocchiata è tutta a bitorzoli, come se fosse inginocchiata sui ceci. Il tempo passa, l’acqua calda, bevuta in quantità, le riempie rapidamente la vescica. Giunge il momento in cui non resiste più ed è costretta a chiedere ad Alejandra il permesso di orinare. Permesso che, inaspettatamente, le viene accordato ma a prezzo dell’azionamento della manopola che dilata dolorosamente “el muñeco” fino alla massima dimensione. Una volta fatta la pipì iniziano gli effetti purgativi del ricino. Sordi gorgoglii rivelano che l’effetto non si farà attendere a lungo. Alejandra scambia uno sguardo con la Badessa e fa portare una piantana con un grosso clistere. Si tratta di acqua limpida. Il tubo viene collegato al muñeco che, vi ricordo, è già dilatato al massimo. La pancia della perra viene ben presto dolorosamente riempita. Nel frattempo anche la vescica si è nuovamente riempita, per cui il pancione è già notevole, riempito da un buon 3 litri di liquido. Alejandra accarezza e preme di tanto in tanto il pancione. Quando giudica che sia il momento fa legare la perra al lettino in posizione ginecologica. Il buchetto della perra è ancora ben stretto attorno allo stelo del muñeco. Ma sta per iniziare il travaglio, dato dapprima dall’effetto del ricino. La perra inizia a sospirare ed uggiolare. Lo stimolo deve essere prepotente, ma “el muñeco” fa una tenuta perfetta. Le contrazioni, sempre più lunghe e dolorose, tentano di dilatare il buchetto, ma la forma a fungo rende assolutamente impossibile qualsiasi espulsione. Alejandra scambia una nuova occhiata con la Badessa, si arma di un siringone e lo riempie dalla famigerata bottiglietta rossa. Per la perra si annunciano momenti duri! Infatti Alejandra, di tanto in tanto, inietta nel tubo del muñeco un bel getto del liquido rosso puro. Di lì a pochi secondi una impressionante serie di contrazioni squassa la perra. Di conseguenza una nuova serie di ululati e lamenti, ma da una classe di future sorveglianti non deve aspettarsi nessuna pietà. Pian piano il buchetto sui dilata, il processo richiede un tempo infinito, scandito di tanto in tanto, da una nuova iniezione di liquido rosso da parte di Alejandra.
Dopo alcune ore di urla e pianti, la Badessa ne ha abbastanza, dice ad Alejandra di affrettare “el periodo expulsivo”. Alejandra riempie nuovamente il siringone, ormai vuoto, di liquido rosso. Da un'altra bottiglietta prende con un'altra siringa, del liquido azzurro. Ci viene detto che quest’ultimo è un potente lubrificante naturale, unito a prodotti lenitivi come l’aloe. Alejandra stantuffa con decisione tutte e due le siringhe all’interno dell’intestino della perra. Questa, se non fosse lì legata ed esposta alla nostra vista, si contorcerebbe come una biscia. Ha ormai finito la voce per urlare.
Alejandra prende ora la funzione di “partera”, cioè di levatrice, tiene la mano alla perra e la invita a spingere, respirare a fondo e spingere ancora di più. Ma, come già detto è impossibile che la perra posssa dilatarsi a sufficienza. Una buona ora di agonia e, ad un occhiata della Badessa, Alejandra, finalmente gonfia “el muñeco”. La forma sferoidale, unita al lubrificante ed alle mostruose contrazioni provocate dal liquido rosso, rende ora possibile l’espulsione. Ci vogliono ancora quindici minuti di pianti e sforzi, prima che l’ano della perra sia dilatato a sufficienza per permetterle il “parto”. E quando “el muñeco” viene finalmente espulso è come se venisse “sparato via” il tappo di una magnum di champagne, un getto di liquido riesce addirittura ad uscire dalla vasca che circonda il lettino ginecologico. Da qui il commento della “Badessa”: “proprio un parto da scrofa”.
E veniamo alla perra, sicuramente l’esperienza la ha molto provata ed umiliata. Due detenute la devono sostenere fino all’infermeria, dove la Badessa verificherà gli eventuali danni provocati dal parto. La Badessa inizia una dolorosa ispezione manuale, seguita dall’introduzione di un grosso tampone di ovatta, una specie di tampax gigante, imbevuto in allume di rocca. La soluzione astringente fa urlare la perra a pieni polmoni, visto che brucia come il fuoco, risolve però alcune emorragie capillari, provocate dall’enorme dilatazione. Inutile vi racconti il pianto della perra. La Badessa ammonisce la perra, per stavolta ti è andata bene, ma attenta potresti trovarti “el muñeco” regolato alla massima ampiezza ed allora sarebbero guai grossi, intendo guai permanenti …….
Per fortuna della partoriente, di lì a qualche ora la dilatazione del buchetto, man mano si riduce. In capo ad una settimana i danni fisici sono rimediati. Spero invece il terrore di ripetere il parto duri ben più a lungo.
Ma non preoccupatevi, ne vedremo ancora delle belle…..
Vostra umile sorvegliante Nadia. 
(88- continua)

16 marzo 2013

LANCY 2 - DENTRO LANCY

LANCY 2
di sguattera sudiciona

Grosse Jeannette assicura sotto il mento della schiava un collare d'acciaio ricoperto di gomma al quale aggancia, tramite un moschettone, una catena. Afferrato saldamente il capo della catena, la guardiana alsaziana tira senza tanti complimenti la serva di mezza età e le due donne escono dalla umida cella.

Il corridoio delle sette celle
Schiava e custode attraversano un lungo corridoio sul quale si affacciano altre sei porte che chiudono altrettante celle simili a quella che ospita la sguattera sudiciona. Mentre camminano, improvvisamente dalla quinta cella si alza un lamento, lungo e distinto, che sembra prolungarsi infinitamente nel tempo.
“Sembra un muggito”, pensa la schiava inghiottendo la saliva per evitar di rimettere. Il sudore le ha macchiato la divisa sotto le ascelle: un sudore fresco, che va a sovrapporsi e a risvegliare quello depositatosi in tante, interminabili ore di lavori forzati e di punizioni. All'udire lo strano suono, istintivamente la schiava domestica rallenta il passo. Uno strattone alla catena la ricompone, e la sguattera sudiciona si rimette in marcia, il butt plug che scava il retto, la pancia gravata dalla mistura di acqua olio e sapone, le pesanti doppie mutande che la sigillano. Le due donne procedono, scalino dopo scalino, risalendo verso il pian terreno.

Open space a Lancy
La sguattera sudiciona avanza faticosamente sui suoi zoccoli, il ventre che ballonzola grottesco sotto il grembiule, il pancione ben riempito di liquido caldo e vischioso. Cammina dietro la sua custode, attanagliata dai crampi che arrivano intermittenti. Finalmente le scale sono terminate: al pian terreno, dove si trova il Grande Salone di Lancy, un lusso luminoso, sfrenato ed eclettico travolge l'enorme open space progettato da un notissimo architetto italiano.

Mentre attraversano un labirinto di statue, librerie, folti tappeti, lampade e paraventi, Grosse Jeannette offre alla schiava domestica alcuni dettagli sulla sua nuova condizione: - Tutte voi schiave faticate sempre ben piene, sudiciona! O lavorate nel castello, o nel parco oppure venite messe sul treadmill a sgranchirvi le gambe! - Grosse Jeannette conclude il suo breve discorso con una fragorosa risata. Evidentemente l'ultimo elemento l'ha particolarmente divertita. Mentre procedono attraversando l'enorme salone, la guardiana e la sguattera sudiciona incrociano altre due schiave domestiche: sono inginocchiate a strofinare con minuziosa attenzione un tappeto, sorvegliate da una custode magra e allampanata, vestita esattamente come Jeannette, ma di qualche anno più giovane.

Altre schiave domestiche
Le due schiave domestiche hanno i grembiuli di gomma ben gonfiati dai ventri prominenti, ma a dispetto della rotondità della pancia, il resto del loro corpo è asciutto e scarno, ancorchè muscoloso. I volti, tesi in una perenne smorfia, hanno un colorito giallastro: la nuova schiava imparerà presto che quei volti sono la cosiddetta “maschera” delle schiave di Lancy, volti di donne perennemente alle prese con gli effetti di continue e ripetute “gravidanze” a base della mistura escogitata dalle due Signore del maniero. Le due serve indossano la divisa di ordinanza in tela grigia, dalle maniche corte, grembiulone di gomma verde e guanti dello stesso colore e materiale. Una delle due schiave, che apparentemente sembra sui cinquant'anni, porta anche un fazzoletto di tela grigia annodato sulla nuca; l'altra, decisamente più giovane, è a capo scoperto, le ciocche bionde zuppe di sudore che penzolano intorno ad un viso delicato, coperto di lentiggini.
Istintivamente, Grosse Jeannette si ferma, mette in mano a Hilda la catena della sguattera sudiciona e si china sulla schiava di mezza età che indossa il fazzoletto. Alla maniera in uso fra le guardiane di Lancy, la ragazza saggia attentamente la consistenza del ventre della serva premendolo e schiacciandolo più volte con con le mani.

La schiava grunisce, grufola soffiando e storcendo la bocca ma cercando, nonostante tutto, di rimanere ferma durante la rude ispezione. Dal suo ventre proviene il solito, osceno gorgoglio. Grosse Jeannette, senza smettere di premere il ventre della serva e tenendo il viso fisso e concentrato sulla sua pancia, dice all'altra guardiana: - Hilda, mi sembra che Frau Schwanger, qui, sia stata gonfiata poco! La prossima volta riempila di più, capito?
La sguattera sudiciona osserva impietrita la scena. Per qualche diabolica empatia, per una dannata sincronizzazione psicofisica che, presto imparerà, misteriosamente intercorre fra tutte le schiave domestiche di Lancy, ecco che proprio mentre il ventre della sfortunata Frau Schwanger viene sondato dalle mani della giovane e robusta guardiana, un violento crampo strizza le sue immonde budella, che cercano di espellere il liquido e insieme il tappo che lo trattiene al loro interno.

La sguattera sudiciona si piega in avanti senza nemmeno rendersene conto, tirando la catena di cui Hilda tiene in mano l'altra estremità. - Composta, vacca! - sibila la guardiana alta e magra dando uno strattone alla catena. La sguattera sudiciona lotta ancora contro il crampo: senza nemmeno essersene resa conto, si sta massaggiando la pancia, un fatto talvolta tollerato da alcune guardiane, ma evidentemente non da Hilda. - Mani sulla testa, vacca! - ordina Hilda. Tremante, in preda a una colica, la sguattera sudiciona solleva le mani guantate sopra la testa socchiudendo gli occhi, cercando di respirare lentamente e di resistere. Le gira la testa, si sente impallidire violentemente, è sicura che fra pochi secondi cadrà a terra, svenuta. Ma ciò non accade, non ora, almeno. Con gradualità, il crampo molla la presa, lasciando il terreno alla sensazione di base provata da tutte le schiave domestiche di Lancy: un irrefrenabile, impellente irrisolvibile e continuo bisogno di evacuare.

La crisi isterica di Frau Schwanger
Intanto Grosse Jeannette, la collega di Hilda, rivolgendosi direttamente alla donna carponi sul tappeto, dice, scandendo bene le parole e alzando la voce: - Capito bene, Frau Schwanger? Non ti hanno riempito abbastanza! Al prossimo turno, doppia dose!
A queste parole, qualcosa scatta nella mente ottenebrata della serva: colta da una crisi isterica, crolla il capo più volte, strizza le palpebre, poi improvvisamente si scuote tutta, solleva oscenamente la divisa sulle reni e, drizzatasi sulle ginocchia, scopre le doppie mutande contenitive in cuoio e in caucciù, le afferra alla cintola in un disperato tentativo di liberarsi e cerca di strapparsele di dosso strillando come un'ossessa.

Grosse Jeannette e Hilde scoppiano a ridere, e per qualche istante osservano la donna dimenarsi grottescamente in preda alla crisi isterica, inginocchiata e con la divisa e il grembiule arrotolati intorno alle reni, il pancione ben chiuso e teso nell'inespugnabile doppia mutanda di sicurezza.

- Ah! Ah! Ah! Cattiva bambina, Frau Schwanger, queste cose non si fanno! - la sgrida Frau Jeannette. - Credo proprio che una bella sculacciata non te la levi nessuno! Tienila ferma, Hilda!
La giovane e allampanata custode lascia cadere sul tappeto la catena della sguattera sudiciona e si lancia sulla serva isterica, afferrandola per le mutande. - In posizione, vacca! - ordina Hilda alla schiava domestica, tenendola saldamente per le mutande. Ma la schiava ha ormai perso completamente la testa: si divincola, si contorce, il pancione che fluttua e ondeggia, in un forsennato agitarsi di cuoio, tela e gomma. - Che succede qui? - Una voce controllata ma tagliente come una lama mette fine di colpo alla gazzarra. Persino la schiava impazzita ritrova, animalescamente, un briciolo di autocontrollo e smette di agitarsi, rimanendo in ginocchio col culo rivestito di cuoio ben in alto e la testa a terra, fra le braccia appoggiate al suolo, come è stata abituata a fare quando deve ricevere una punizione. Herrin Anne è bellissima, molto più bella di quanto non le fosse sembrata nel supermercato di Lugano, pensa la sguattera sudiciona mentre istintivamente abbassa la testa di fronte alla bionda padrona. - Che succede qui? - ripete Herrin Anne, senza attendersi una risposta. Poi, rivolgendosi a Grosse Jeannette, ordina a bassa voce: - Per Frau Schwanger fustigazione immediata, si cominci con 60 colpi sulle cosce, poi vedremo!|

L'open space di Lancy è ora piombato in un silenzio greve, reso ancora più pieno dal quasi impercettibile lamento proveniente dalla bocca di Frau Schwanger.
(2- continua)