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26 gennaio 2019

Diario di un’educazione 15

Diario di una educazione – 15

Carnevale

Nella vita della serva in educazione,  i mesi passano monotoni, lavoro ed ancora lavoro. Uniche variazioni le punizioni ed i lavori di “fatica”.

Ma la serva apprende che Madame e la Obershwester sono state invitate per una festa di carnevale. L’invito è mugnificamente esteso anche alla servitù. E giunge il giorno della festa di carnevale. La serva deve alzarsi prestissimo, deve sbrigare tutti i lavori entro la mattinata, ovviamente sorvegliata dalla Oberschwester.

Giunge l’ora della partenza, Madame e la sua fedele Oberschwester sono in maschera, la nostra serva è vestita …. da serva. Un ora di viaggio e giungono alla villa di ***** . L’ambiente è elegante, tutti sono in costume….. ed anche le serve invitate sono elegantissime, al pari delle Signore. L’Ospite spiega a Madame la situazione: “mia cara, come diceva Seneca: semel in anno licet insanire, oggi festeggiano anche le serve”, poi, notando la nostra serva in divisa di fatica: molto bene, vedo che sei già pronta, oggi ha l’onere e l’onore di essere l’unica serva, la tua padrona ti ha proposto per questo difficile compito, vedi di non deluderla. Come puoi immaginare siamo molto esigenti ma, sappi che in questa giornata le serve sono ancora più esigenti di noi”. La serva deve indossare dei guanti di plastica bianca lunghi fino al gomito, poi viene rapidamente messa al lavoro.  Nostante cibi e bevande siano stati consegnati da una ditta di catering, una sola serva è nettamente insufficiente. Ben presto la divisa di fatica è zuppa di sudore, qualcuna lancia la proposta di fare denudare la serva, così suderà meno. E la ritrosia della serva che cerca di nascondersi poppe e pube con le mani scatena l’ilarità generale. Tutte ridono delle tette cascanti  e della panciona color bianco latte, poi le viene fatto indossare un elegante grembiulino di caucciù bianco, che la Oberschwester stringe fino allo spasimo. Tette cosce e natiche restano in bella vista.La festa entra nel vivo, le barriere sociali paiono per incanto sparite, si vedono Padrone e serve scambiarsi effusioni…… il mondo alla rovescia! Tutte si dissetano con champagne, la serva invece muore di sete. E’lenta, sempre più lenta, molte protestano. La Oberschwester fa un giro in giardino e, sulla sponda del laghetto trova ciò che cercava una pianta di vimini. Ne coglie dei sottili rami freschi, delle perfette verghe, così, non ancora stagionate  non faranno grossi danni, anche se maneggiate da Padrone e serve un po’ troppo … allegre. Le verghe vengono distribuite alle presenti, ora tutte si faranno dovere di stimolare la serva con qualche colpo. E ben presto si sentono gli “swiss swiss”, seguiti dal lamento della serva. La Oberschwester verifica, nessun danno, solo delle righe rosse, impresse in rilievo sulle tenere carni di delle natiche servili. E di colpo di verga in colpo di verga, la serata prosegue. Qualcuna, notando l’aspetto assetato della servetta le versa un bicchierone di acqua minerale e la obbliga a trangugiarlo d’un fiato. Ben presto tutti vogliono offrire un bel sorso di minerale alla poveretta. Ben presto ha ingurgitato almeno un litro di minerale, finalmente la sete non la tormenta più. Ma una altro problema si avvicina: la vescica della servetta si sta rapidamente riempiendo. E il dover correre in giro completamente nuda, con i piedi sui gelidi pavimenti di marmo …. stimola sempre di più. Una timida richiesta di poter usare i, bagno viene respinta, anzi, la Oberschwester, in nome dell’igiene, chiede se non sia possibile avere un paio di mutande di gomma, non sia mai che la serva si faccia la pipì addosso. Subito viene trovato un paio di mutandine, ma di plastica completamente trasparente, sfortunatamente non sono disponibili i relativi pannoloni, così la sguattera dovrà indossare le mutande, direttamente sulla pelle. Una serva nuda, con un a notevole boscaglia non depilata e che indossa delle mutande trasparenti, suscita l’ilarità tra le presenti, ormai piuttosto allegre grazie allo champagne. Passano i minuti la serva è presa dal servizio ma si capisce che la vescica le duole maledettamente. La poveretta si esibisce in una serie di contorsioni, per ritardare l’inevitabile ma alla fine un fiotto di liquido giallo è ben visibile nello stretto indumento trasparente. L’effetto del caldo liquido salato e ricco di ammoniaca sui segni delle verghe è inaspettato, la serva strilla “brucia, brucia” e si mette a piangere, le servirebbe un buon bidet ma nessuna le concede il permesso di prendere una pausa anzi, deve continuare a servire tra l’ilarità generale, anzi le serve, ormai ubriache fanno un girotondo accanto a lei cantando “La Luisona si è pisciata addosso”. Passa il tempo, le invitate sono sempre più allegre e la serva sempre più stanca. La Oberscwester pensa a qualcosa di “speciale” che scaldi ancora di più l’ambiente. Concede alla serva di passare dal bagno per praticarsi l’agognato bidet e rimettersi in ordine. Le mutande impermeabili vengono messe a sgocciolare, la serva deve restare a natiche nude. La Oberschwester  ordina alla serva di preparare un pentolone di acqua ben calda, poi vi scioglie un abbondante pezzo di sapone. Immerge un dito ed assaggia “sehr gut!”. Dalla inseparabile borsa estrae una pera per lavande vaginali, con un grande cannello di plastica nera, la capacità della pera non è troppo grande. La serva, già in lacrime, tira un sospiro di sollievo, dopotutto si tratta di una peretta. Ma si sbaglia, la pera viene messa accanto al pentolone, ora tutte vengono invitate ad aiutare quella stiticona della Luisona a risolvere il proprio problemino. E nessuna si fa pregare,innumerevoli volte la pera viene immersa e riempita, poi la serva deve chinarsi ed allargarsi da sole le natiche. Poiché tutte sono più o meno ubriache l’introduzione del cannello, sia pur lubrificato, è dolorosa. Inoltre le serve, memori di punizioni analoghe ricevute, fanno in modo che la pera non sia completamente piena di liquido ma vi resti una parte di aria. Durante la somministrazione si può sentire chiaramente il rumore dell’aria iniettata. Aria che dilata ancora più dolorosamente le budella e, quando la serva, “sorbito” suo malgrado tutto il capace pentolone ed indossate nuovamente le mutande trasparenti, dovrà alzarsi per servire altro champagne, provocherà un continuo borbottio dal pancione preda di inenarrabili crampi. E anche stavolta le serve, per tener fede a quanto scrive Madame Janine: “Le altre serve, come galline nel pollaio che beccano senza pietà la più disgraziata, saranno ben contente di rivalersi delle loro sofferenze sulla punita di turno.”, le altre serve fanno girotondo attorno alla Luisona che ormai si tiene la pancia, sperando di ritardare l’inevitabile. E il maledetto grembiule, allacciato strettissimo dalla severa Oberschwester, fa la sua parte nel premere il pancione e togliere il fiato alla serva. Ed è lì, circondata da facce ghignanti, senza potersi nascondere e senza poter mascherare rumori e puzze che la Luisona deve cedere. E poiché la quantità di liquido era attorno ai tre litri le scariche durano un tempo interminabile, gonfiando e tracimando anche dalle mutande trasparenti, per la gioia delle presenti che salutano con i soliti lazzi cori l’accaduto

E’ormai mattino quando la festa termina. Le servette rientrano nei ranghi, trucchi e parrucche spariscono e vengono indossati abiti ben più sobrii e mortificanti, tutte devono partecipare a ripulire e riordinare le sale del ricevimento. 

E la Luisona, chiederanno le lettrici più attente?  La Luisona, al ritorno a casa non potrà andare subito a riposarsi, verrà finalmente premiata per il lavoro e le umiliazioni subite: potrà soddisfare con un interminabile e delicato lavoro di lingua sia Madame che la Oberschwester, ovviamente senza potersi neanche sfiorare.

 




 

 

 

 

 

 

Diario di un’educazione 14

Diario di una educazione – 14

L’Olio di Ricino.

La nostra servetta sta vivendo due mesi peggiori della sua vita. Tornate a casa dal viaggio in Germania, Madame e la Oberschwester si applicano alla cura del vizio della serva. 

Le teorie del Professore, dottamente riassunte dall’antico detto “L’ozio è il padre dei vizi, il lavoro è madre di tutte le virtù” , sono che la serva non deve assolutamente restare senza lavori da eseguire.

Inoltre il Professore si è tanto raccomandato di iniziare anche con la “Darm Diszipline”

 

E tutti i giorni le Signore applicano, rigorosamente, la cura prescritta dal Professor. La serva viene spedita in uno dei negozietti etnici per l’acquisto di numerose di ginger e di rafano, nonché alcuni peperoncini della varietà “diablo”. Ovviamente la passione della serva per il piccante non sfugge inosservata ed il commerciante, tutto sorrisi e ammiccamenti, propone di sostituire il rafano con delle buone radici di wasabi, ancora più pungenti. Anzi, il cinese consiglia di conservare per almeno una settimana le radici di ginger e wasabi in frigorifero, avvolte in un sacchetto di plastica, vedrà come bruciano poi!  La serva avvampa e si impappina, che sappia a che uso sono destinate?

Ma il dramma è a casa, quando la Oberschwester le ordina di sbucciare accuratamente il “tubercule de la journee”. Già sbucciando e tagliuzzando le radici e respirandone il profumo, alla serva viene da lacrimare. Deve bruciare come l’inferno! La Oberschwester stende un lenzuolo di gomma sul letto e le ordina di mettersi sul letto, legandole mani e piedi, lasciandola lì, incaprettata nella divisa di fatica, con le parti basse nude ed indifese. La Signora, nel frattempo, è arrivata per sovraintendere alle operazioni. I due spremi aglio vengono caricati e preparati su di un vassoietto, li accompagna un vibratore di plastica. E si inizia, il vibratore, applicato sul bottoncino della serva, provoca i primi umidori, prontamente sedati dal bruciore del succo. Ed anche il buchetto ha la sua razione! Sembra nulla, quando si parla di un ora di durata, alla serva pare che la terapia punitiva duri un intera giornata. 

Dai racconti della serva, ascoltati ai giardinetti: “La Oberschwester impugna saldamente lo spremi aglio, per il manico, con l’altra mano avvita di un paio di giri la manopola che comanda il pistone di spremitura. Subito dalle minuscole perforazioni sgorga il succo dello zenzero. Per la stranza si spande l’inconfondibile aroma. Poi sento appoggiare il grosso cilindro, dalla punta arrotondata, al buchetto. Cerco di rilassarmi, anche se la reazione sarebbe di stringere, ma ormai so che mi farebbero ancora più male, infatti non usano alcun lubrificante per non diminuire l’effetto del succo. Lo strumento viene spinto lentamente, ma inesorabilmente, bene a fondo. In un primo momento sento freddo, ma subito inizia una sensazione di calore che cresce costantemente, ben presto diventa un bruciore che cresce, cresce sempre. Ma ora la Oberschwester, stantuffa lentamente, avanti ed indietro. Fa ancora più male. Poi, quando il bruciore accenna appena a calare, gira ancora un po’ il vitone dello stantuffo, il bruciore aumenta ed aumenta ancora. L’incredibile è che non vi è un limite, ad ogni giro di vitone corrisponde sempre un sostanzioso aumento di bruciore. E nei momenti di riposo per il culetto, lo stesso trattamento tocca alla passerina. I minuti passano lentissimi, ognuno pare un ora. Finalmente la Signora dice che per oggi la terapia è terminata”.

La serva deve ancora, ripulire gli spremi aglio, ancora con il sedere nudo e bruciante.




28 novembre 2016

TRANSFORMATION D'UNE BURGEOISE 6


TRANFORMATION D'UNE BURGEOISE 6

What did I really have to loose? My life was in shamples at the moment
with the departure of my husband. I was not working and I was financialy
independent, I had not immediate family and very few friends, as a matter
of fact most of those so called friends were my husband's friends and I
knew very well that they were going to disappear from my life. And that
was going to be an experience, probably a hard one but an experience
anyhow. And why do I have this inner excitement that is transmitting
sexual signals to my body? Do I really get a sexual pleasure out of it?

I must have blushed all over because Monique looked at me inquiringly
and asked : "What is it Pet? Do you consider my proposal? You realise
of course that by that stage there is no going back. It is either my
proposal or I am out of here and your life ."

I looked at her, took a deep breath and said : "Oui Monique, J'accepte
votre proposition!" and I continued more excited now after I said the ok :
"But how is it going to work, and we have to talk about lots of practical
matters like ...."

She stopped me with her hand : "Now let's make your acceptance more formal
and from now on I am Madame Monique, or simply Madame for you and your are
'ma femme de ménage' Marie Benedicte or simply Maria, so please repeat :
"Oui, Madame, J'accepte de devenir votre femme de menage pendant un an!"
(6-a suivre)

17 luglio 2015

TRANSFORMATION D'UNE BOURGEOISE 2


TRANSFORMATION D'UNE BURGEOISE 2
 by Conchita

As I was talking she took me by hand and we went to the living room,
we sat together in the couch and she started holding my hand as I
continued my monologue. When I stopped I started crying again, God what
was happening to me, was that strong sleeping tablet that made me so
emotional? She put her hand around my shoulder and pulled me towards
her. Soon my head was resting on her shoulder and I closed my red eyes
for a moment of rest.

Suddenly I felt her warm lips kissing my cheeks and forehead and then
she kissed me in the mouth in an unexpectedly passionate manner. I was
completely taken by surprise but I felt at the same time an increased
sexual excitement. She then wiped my wet eyes with the edge of her apron,
something that excited me even more. She started talking to me in a quite
but firm manner, definitely forgetting her position in the house. She
spoke to me as a friend rather than a domestic : "With the little I know
you are completely secure financialy, you owe this wonderfull property
and you have a steady income from your grandfather's trust. You are 37
years old, you don't have to work for a living and you can organise your
life anyway you want." She stopped and looked at me rather sternly I
must say, as if she was accusing me for having all those benefits in life.

I looked back and all of a sudden I realised that I needed that woman. I
said without hesitation : "Look Monique. Would you like to stay the
week with me to help me get over this terrible crisis I face, even if
you thing that is not that serious?"

She answered back immediately as if she knew the answer even before I
asked. She said : "I'll stay on one condition, we have to establish a
different relationship, not the one of employer and employee to start
with. I am Monique for you, but you are Marie Benedicte for me." I blushed
a bit when she mentioned my double name. Coming from an upper class
family I had several names in fact my full name was Jeanne Marie Benedicte
Batiste D' Armagnac. But for my friends I was simply Marie Benedicte.

"Of course I accept Monique" I eagerly said and at the same time I was
thinking what she means with this 'to start with'.

"In that case" she continued "you have to give me access to your wardrobe,
I always felt envious for your elegant clothes and I don't have but my
working clothes with me. And since I'll be a guest in this house for the
rest of the week, no more housework for me. Do you agree Marie Benedicte?"

I blushed again, this woman had a way of intimidating me that I hadn't
notice before, a whole new persona of Monique was in front of me. "Of
course Monique, there are plenty of clothes in my cupboards, more than
I can use myself, you can choose anything you want and I think we are
about the same size. Please let's go upstairs and sort things out"

We reached the master bedroom and to my total surprise she started undoing
her apron and overall dress. She saw my look and said casually : "I think
I'll have a bath first before I dress in my bourgeois lady clothes. Would
you be a pet and run a bath for me, and please add some of the nice bath
oils you are using, I want to smell like a bourgeois lady from now on."
(2- à suivre)

29 giugno 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 3 - DETENUTE AI LAVORI FORZATI


Nobili Signore serva sudiciona,
proseguo nel racconto della prigionia al Centro.

Al lavoro!

Come nuove arrivate ci è stato concesso un periodo di ambientamento, questo è il discorso che ci la comandante delle sorveglianti. Da domani cominceremo a lavorare. Dovete sapere, infatti che il Centro prevede il duro lavoro come parte principale della pena. Svariati sono i lavori a cui siamo obbligate, tra i più faticosi abbiamo il lavoro alla salina e l’approvvigionamento d’acqua. Dovete sapere che il deserto su cui si trova il Centro, anticamente era il fondo dell’oceano. Durante le ere geologiche l’acqua si asciugò gradatamente, lasciando uno strato di un metro di pregiato sale, molto apprezzato dai cuochi di grido. Di seguito un vulcano coprì di lava e lapilli il prezioso strato di sale. Sarebbe economicamente poco conveniente sfruttare questo tipo di salina, a meno di avere della manodopera gratuita. E madame Rocio ne ha in sovrabbondanza!. Infatti noi detenute dobbiamo lavorare in una miniera a cielo aperto, appunto “la salina”. Il lavoro della salina è tra i peggiori: si lavora in pieno sole, con temperature da delirio. Inoltre, essendo il deserto una biosfera protetta, non sono permessi mezzi a motore, tutto il lavoro deve essere eseguito a mano da varie squadre di detenute che si alternano. Il lavoro più pesante, di scavo, viene eseguito nottetempo, il trasporto del sale scavato viene invece eseguito in pieno sole. I lavori vengono eseguiti da gruppi di due detenute, incatenate tra di loro. Va da sé che i due gruppi di schiave-detenute siano stati soprannominati “le talpe” e “le mule”, a seconda del tipo di lavoro.
Dimenticavo di dire che il lavoro è diversificato a seconda della pena, io per esempio sono tra le fortunate condannate ad una pena più breve e meno dura. Nel mio caso il lavoro di scavo viene eseguito con una zappa, sul terreno già scavato dal gruppo delle “irrecuperabili”, le detenute condannate a dure ed interminabili pene, tra le quali l’immancabile perra. La stessa cosa accade anche nel gruppo delle mule: durante questa corvè io caricherò e guiderò il carretto contenente il sale scavato e la perra dovrà trascinare a viva forza il carico lungo una interminabile salita per uscire dalla salina.
E siamo al primo giorno di lavoro. Dobbiamo indossare la puzzolente divisa di fatica. Poiché abbiamo la fortuna di poter scavare di notte, possiamo fare a meno di indossare il cappuccio e le guardiane tollerano che la divisa non sia ben abbottonata. Per iniziare dobbiamo rimuovere con badili e picconi lo strato di lava, che viene ammucchiato da parte. La perra e le altre sventurate devono armarsi di picconi e mazze ed iniziare a rompere il durissimo strato superficiale di lava. Ben presto le loro divise sono macchiate di sudore che si irradia da sotto le ascelle fino ad inzuppare più o meno tutta la divisa. Non sono concessi guanti da lavoro e ben presto le loro mani sono arrossate e piene di vesciche, fino a quando non si formeranno degli spessi calli. Ho occasione di vedere più volte la perra, mentre piccona alla disperata, sorvegliata a vista da una guardiana che le impedisce di battere la fiacca. Le guance rosse, respira a bocca aperta, cosa che le ha seccato la gola, tanto da non riuscire più a parlare, ma emette un “ahrrr” quando viene colpita dallo scudiscio della guardiana. Dal canto mio non è che si vada meglio, la divisa è molto pesante e sono in un bagno di sudore, la zappa non sarà pesante quanto il piccone ma le mani fanno malissimo, anche perché l’ambiante salino in cui ci troviamo è proprio il meno adatto per le vesciche che si stanno formando. Ben presto mi sento morire di sete, mi guardo attorno, ma nessuna pausa ci viene concessa, tanto meno vedo borracce od altro.
Poi dobbiamo armarci di carriole e trasportare il frutto del nostro sudore dove detenute più fortunate sono addette all’insacchettamento del prezioso sale. Inutile dire che anche con la sola divisa di fatica siamo in un bagno di sudore. Sudore che ci sottrae preziosi liquidi, siamo tutte molto disidratate, al punto che le nostre gole sono asciutte e parliamo a fatica. Daremmo tutte un dito per poter avere una brocca di acqua, fosse pure calda! Ed invece la regola è la solita, il liquido necessario ci viene fornito dalla insipida sbobba che divoriamo e devo dire che lecchiamo a fondo le gavette, neanche una goccia del prezioso liquido deve andare persa.

L’Ambulatorio
Ben presto veniamo a sapere che al Centro non conviene darsi malate: Madame Rocio è laureata in medicina e si occupa personalmente della salute delle detenute. E una delle perversioni di Madame è proprio sado-medica, si è fatta costruire un grande ambulatorio medico, dotato delle più moderne attrezzature. E, direttamente nell’ambulatorio danno alcune celle, dove vengono rinchiuse le detenute bisognose di cure e le vittime che Madame decide di sottoporre alle proprie voglie.
Visitiamo una delle cellette: un letto di quelli da ospedale, con la testiera di ferro. Robuste cinghie di cuoio collegabili a catene di diversa lunghezza, permettono di bloccare la “paziente”. La cella è sempre fastidiosamente illuminata. Di fianco al letto un capace “secchio igienico”, quando Madame non decide di fare indossare alla propria vittima le umilianti mutande impermeabili con relativo pannolone.
Ma torniamo in ambulatorio, il mitico ambiente che atterrisce le detenute. Due lettini ginecologici, regolabili in tutte le posizioni, una poltrona di contenzione simile alla poltrona di un dentista ed attorno moltissima strumentazione. Il resto dell’attrezzatura è ben ordinato in grandi armadi a vetri. Madame non ha risparmiato di certo in questo suo hobby. Ma il clou dell’ambulatorio è che una parete dà direttamente sul salone dove noi detenute consumiamo i pasti. Un sistema automatico permette di scoprire un grande finestrone, per realizzare quello che le sorveglianti chiamano il “teatrino”, l’ultimo grado della umiliazione, dove tutte possono vedere cosa viene fatto alla loro compagna. Ovviamente un sistema di altoparlanti trasmette i lamenti. Spesso i lamenti di una punita fanno da lugubre colonna sonora ai nostri pasti.
E non si è certo lesinato sulle attrezzature: apribocca da dentista, divaricatori, speculum, sonde, clisteri, addirittura l’attrezzatura per gastroscopie e colonscopie. Vi assicuro che la sola prospettiva di venire convocata in ambulatorio mi fa venire i brividi nonostante il caldo asfissiante.

I clisteri
Al Centro tutte le detenute ricevono giornalmente di routine uno o più clisteri che ci mantengono con le pance doloranti, ma ci permettono di sopravvivere alla mancanza d’acqua. La quantità di acqua di questi clisteri formato “famiglia” varia tra i 2 ed i 3 litri, secondo le capricciose prescrizioni di Madame. Comunque dolorosi ed odiati dalle detenute, sono clisteri di idratazione, da trattenere il più a lungo possibile per reidratare i nostri corpi permanentemente assetati. L’apparecchio è sempre posto ben in alto e la somministrazione avviene sempre velocemente, per cui creano dolori e crampi. E non pensate sia semplice trattenere il liquido sufficientemente a lungo, se qualcuna non riesce, cioè quasi sempre, viene applicato “el tapon”, un grosso tappo anale, molto fastidioso. E’normale vedere le detenute camminare a passettini, con le natiche ben strette e faticare a piegarsi durante il lavoro, appunto per la pancia gonfia, dopo il quotidiano clistere.
Ma esistono ben altri clisteri, clisteri di punizione, questi amministrati personalmente da Madame, addirittura a volte l’esecuzione viene mostrata a tutte le detenute nel “teatrino”, in modo che la vergogna della punita sia massima e che l’accaduto serva da monito per tutte le altre.
Sono volutamente breve sull’argomento clistere perchè ve ne parlerò diffusamente in numerosi episodi, come il seguente.

L’iniziazione
E’ una delle solite mattine al Centro. Madame Rocio si reca in ufficio ed automaticamente dà un occhiata alle numerose mail ricevute dalla sua rete di amiche, tutte persone importanti e dominanti. Resta sorpresa da una mail firmata Conchita, mescolata al fastidioso onnipresente spam. Un click e legge la mail della sua amica del cuore della gioventù trascorsa in collegio. La sua amica, ora dirigente di una banca, le scrive annunciandole l’arrivo di una nuova schiava da plasmare: una giovane funzionaria che ha causato un grosso danno che le potrebbe costare il disonore ed anni di prigione. La giovane ha chiesto pietà ed ha accettato di sottoporsi ad un periodo di rigorosa disciplina, firmando altresì una completa confessione che le impedirà qualsiasi forma di ribellione o ritorsione. “Ed è così che ho pensato a te, mio amorrr. Ho avuto modo di visitare il tuo “Centro de detencion Maxima” l’ultima volta che ci siamo incontrate e mi è piaciuto moltissimo. Se sei d’accordo ti invio sicuramente questa giuggiolona, ti allego le sue risposte al questionario che mi avevi inviato, vita sessuale praticamente assente, nega di masturbarsi, mai ricevuto un clistere eccetera. Vedi di divertirti a domarla e di farmene una buona schiava.”
Madame rilegge incredula ed eccitata la mail. Poi chiama la comandante delle guardiane, in modo che organizzi il viaggio di trasferimento “per una cerbiatta”. Ciò significa che la nuova detenuta dovrà sì camminare per tre giorni, ma le saranno risparmiate buona parte delle percosse e le verrà data doppia razione di acqua, Un trattamento di grande favore. Passa qualche giorno e la giovane detenuta in questione giunge al Centro. Viene assegnata al blocco delle detenute recuperabili, quello per inciso in cui è rinchiusa anche la narratrice, anziché al blocco di “maxima pena” dove scontano condanne più o meno a vita le “irrecuperabili”, tra cui la perra.
Ma torniamo alla nostra giovane, di nome Zinia. Sono passati alcuni giorni ma non si è ancora ambientata, spaventata dall’inferno in cui si è trovata proiettata piange e si dispera e quasi non mangia. La cosa non sfugge a Madame, la pollastrella è cotta a puntino, si dice. E ad un ordine di Madame la giovane viene accompagnata nell’ambulatorio. Alla povera Zinia è stata fatta indossare, per eccesso di zelo delle guardie, la divisa di punizione ed è stata lasciata una mezz’ora al sole. Le pare di essersi liquefatta, sente rivoli di sudore su tutto il corpo. Il corsetto le impedisce di respirare liberamente.
Ed improvvisamente alla detenuta appare Madame, in una mise aderente di latex candido. Contrariamente all’esterno negli ambulatori e negli appartamenti di Madame un perfetto sistema di condizionamento mantiene temperatura ed umidità ai valori ideali.
Madame Rocio ha un sorriso, vedendo le pietose condizioni della futura schiava. Ordina alla propria assistente preferita di spogliare la detenuta Zinia. La poveretta è in condizioni igieniche, diciamo, pessime. Sono passati ormai otto giorni dall’inizio del suo incubo e dall’ultima doccia. Le viene ordinato di restare in piedi, con gambe e braccia lontane dal corpo. Madame prende alcune misure. Poi indica con l’indice alla detenuta una porta. All’interno una grande stanza da bagno. La giovane si illude che le permettano di fare una doccia, così riuscirebbe, a dirigersi il getto sulla bocca aperta e calmare la terribile sete che la attanaglia. Ma niente di tutto questo, Madame le mostra un bidet, importato appositamente dall’Italia, e le ordina di sedersi. Dopo di che Madame si arma di sapone e spugna e la sottopone ad un delicato quanto imbarazzante lavaggio intimo. Ancor più imbarazzante perché Madame insiste sulle parti …. sensibili ed un ditino malizioso di Madame si infila anche nel buchetto. Zinia è in confusione, non lo confesserebbe mai, ma ovviamente sa trarre piacere dal proprio corpo e ne approfitta spesso..
Madame porge alla detenuta un panno, perché si asciughi e la fa salire su di un lettino. Sottopone poi la detenuta ad una accurata visita medica. Una volta stabilito che la giovane è in grado di sopportare senza problemi il durissimo regime del Centro, Madame passa al proprio piano.
Zinia sente le mani di Madame che le sfiorano e sollecitano i capezzoli, fino a farli rizzare. E’ poi la volta della patatina, Zinia si morde le labbra per non mettersi a mugolare, ma il fatto non sfugge a quella marpiona di Madame. Poi si passa al ventre, mani esperte premono e saggiano la pancia abbastanza gonfia, poiché la nuova dieta, unita alla privazione di buona parte dei liquidi, hanno bloccato …. le cose. La giovane, presagendo guai, cerca di negare il problema, ma un dito …. invadente di madame ritorna col guanto macchiato, rivelando la vergognosa realtà. Madame, ovviamente ha la soluzione ed è ben decisa a sfruttare la situazione per le proprie mire.
Una piantana spunta da un angolo, su di questa viene agganciata una sacca semirigida di silicone semitrasparente. Si tratta di una sacca piccola, solo due litri. Per questa prima volta Madame sceglie un blando infuso di camomilla tiepida. Alla fine del tubo Madame installa la sonda più piccola della propria collezione. Si tratta di una sonda ospedaliera, di gomma verde, stelo grosso come un dito. L’estremità ingrossata della dimensione di una grossa oliva ascolana porta numerosi fori. Lo stelo non è liscio ma ha un profilo ondulato, alternando punti più larghi a punti più sottili, in modo che lo sfintere possa fare presa, senza che la cannula penda a sfilarsi. E per iniziare, una buona lubrificata a sonda e buchetto, mettono ancora più in ansia la giovane. Madame verifica maternamente la temperatura della sacca, poggiandovi una guancia …. perfetto piacevolmente calda. Ora Madame regola l’altezza in modo che la sacca sia abbastanza bassa ed afferra la sonda. Invita la giovane a rilassarsi e appoggia la punta al buchetto. La reazione involontaria è di stringere ancora di più, ma Madame ha deciso di non essere brutale, questa prima volta. Parla con dolcezza alla ragazza e mantiene una leggera pressione su buchetto. Pia piano lo sfintere si rilascia, permettendo l’ingresso del misterioso oggetto. Zinia sente l’invasione ed arrossisce completamente, Madame nota che è arrossita anche la “pelata”. Ma è il momento di cominciare, Madame apre lentamente il rubinetto. Zinia sente subito l’invasione dell’acqua, la temperatura è leggermente più alta di quella del corpo ed è …. stranamente piacevole. Convinta dalla sollecitudine di Madame la ragazza si rilassa, sentendo il flusso del liquido caldo che la invade. Passa qualche minuto di piacevole languore, ma ben presto Zinia inizia a sentire voglia di andare al bagno. La voglia diventa ben presto una urgenza e la povera giovane si trova con la pancia che le impone una irrefrenabile voglia di spingere e scaricarsi. Ovviamente il peso delle convenzioni e l’educazione le impongono di ignorare questo stimolo, soprattutto in presenza di altre persone. La ragazza ormai suda vistosamente e Madame nota che i muscoli delle natiche sono stretti spasmodicamente. Madame ferma l’acqua e chiede alla ragazza cosa la turbi, provocando un altro accesso di rossore e una risposta balbettante ed incomprensibile. Madame decide di abbreviare i tempi, le mani esperte riprendono a premere, delicatamente ma profondamente la pancia. Zinia è ormai allo stremo, le dita della Signora penetrano la barriera opposta dai suoi muscoli ventrali, scatenando brontolii e dolori. Rendendosi conto che la ragazza è allo stremo, Madame Rocio ordina con un cenno alla sorvegliante di sparire immediatamente. Restate sole inizia a tormentare la ragazza per provocarne il crollo. “Cosa c’è per agitarsi tanto?” chiede. “Signora, avrei, avrei bisogno di di…” “Di cosa, rispondi subito oppure riapro l’acqua e continuiamo”, Zinia ormai non ha più nessuna risorsa per difendere il pudore e risponde: “Devo cagareeeeee subito, per favore, SCOPPIO!!!”Madame apre le cinghie che trattenevano la ragazza sul lettino, le ordina di stringere, che non si faccia sfuggire l’acqua lì in ambulatorio. Sfila la cannula a fatica, tanto le chiappe sono spasmodicamente strette. Indica la stanza da bagno alla detenuta che si affretta, piegata in due dal dolore. Zinia si fionda sul water ma si accorge che la Signora la ha seguita nel bagno. “per pietà Signora, non voglio, non posso…….”, “Siamo solo noi due, puoi farlo, lasciati andare e spingi, altrimenti ti schiaccio la pancia”, “No Signora, per pietà, aspetti, mi concentro”. Ed arrossendo la detenuta rilascia un torrente d’acqua. Ovviamente non è solo acqua e ben presto tra scorregge e scrosci l’aria si fa irrespirabile. Ma Madame Rocio pare non essere disturbata dall’odore. Dopo un buon quarto d’ ora Madame chiede alla detenuta “hai finito?”, al cenno di assenso della ragazza Madame la fa ripulire, alzare e la riconduce al lettino. Riempie nuovamente la sacca, sotto lo sguardo preoccupato di Zinia, e lubrifica nuovamente il buchetto. “Ora non preoccuparti, sei abbastanza vuota, se fai la brava non ti farò male” dice alla giovane. Ed è di parola, Zinia sente il liquido caldo che entra, una sensazione di pieno niente affatto dolorosa accompagna la lenta instillazione. Madame palpa, in maniera esperta il ventre, la detenuta contiene ora un litro e mezzo. Ora di iniziarla al piacere della schiavitù, chiude il rubinetto ed estrae la sonda. “Adesso ti metto un piccolo tapon” dice Madame. Un accessorio piriforme, di colore bianco, ben lubrificato è pronto. Una subitanea sensazione di dilatazione dice alla giovane che il “tapon” è entrato. Sollecitata dalle parole di Madame si rilassa, ora le dita abili di Madame le regalano un orgasmo intensissimo. E nell’animo di Zinia spunta il desiderio di ricambiare Madame dell’orgasmo che le ha donato. Chiede a madame di liberarla e si inginocchia di fronte a lei, con la pancia ancora gonfia del meraviglioso liquido. Madame si toglie le mutande in latex ed accetta l’omaggio della inesperta lingua della giovane, guidandone l’inesperienza fino a regalarsi un orgasmo galattico. Ma non è finita, ora la giovane deve imparare la sottomissione, le mani di Madame schiacciano la pancia della schiava, causandole, per tutto ringraziamento, nuovi dolori. E quando permetterà nuovamente alla schiava di scaricarsi la ragazza si umilierà leccando i piedi di Madame. Una nuova schiava è entrata nella scuderia di Madame
Vostra detenuta nadia.
(3- continua)

25 aprile 2015

LANCY 17 - LA PETOMANE


LANCY 17 – LA PETOMANE
di sguattera sudiciona
La Dottoressa ha deciso di sottoporre la promettente vacca 14 a nuovi esperimenti. Tale decisione deriva anche dalla segnalazione di una delle Infermiere Mungitrici, relativa alla abbondante emissione di peti della vacca 14. Ora, dato il regime a cui sono sottoposte, non è affatto insolito che le vacche emettano potenti scorregge, ma la vacca 14 ha trovato il modo di farsi notare anche stavolta.
Benissimo, si dice la Dottoressa, questa è una buona occasione per allenare la vacca 14 a trattenere il più possibile i gas intestinali.
Una breve telefonata ordina di portare la vacca 14 in ambulatorio. La sudiciona non si aspettava affatto di essere portata nuovamente in ambulatorio e, quando capisce dove si trova delle lacrime di paura scorrono lungo le guance. Lacrime che indispongono alquanto la Dottoressa. “stupida vacca, io ti onoro delle mie cure e tu piangi senza motivo”, grida schiaffeggiando ripetutamente guance e mammelle della sudiciona.
La dottoressa ha ideato un altro doloroso esperimento a cui sottoporre la sudiciona. Innanzitutto la vacca 14 viene denudata e fatta “accomodare” su di una bicicletta da camera, posta nell’ ambulatorio. Le mani della sudiciona trovano posto in “guanti di contenzione” fissati al manubrio, i piedi sono fissati ai pedali. La sella è simile a quella per prevenire problematiche alla prostata dei maschietti: una specie di “V” che non preme sulle parti intime ma che, in questa applicazione permette libero accesso agli sfinteri della “vacca ciclista”. La dottoressa, ora, si arma di una spugnetta estremamente abrasiva e “tratta” capezzoli, ventre, ed interno cosce della sudiciona. Qui vengono incollati grossi elettrodi che sono poi collegati ai cavi di una sofisticata centralina. La Dottoressa ordina alla sudiciona di iniziare a pedalare. Lo sforzo richiesto, sia pur non enorme, è abbastanza notevole. La Dottoressa istruisce la vacca 14 su di una specie di “semaforo” a led. La pedalata dovrà tenere acceso il led verde posto al centro. La sudiciona potrà far accendere impunemente il led giallo di velocità eccessiva, ma ad ogni accensione del led rosso di bassa velocità si avvierà un generatore di dolorose scosse. La sudiciona, che pedalava svogliatamente, ha subito un assaggio che la fa torcere e le strappa un grido di dolore. Ma la dottoressa ha in serbo altro per la sudiciona: preleva una grossa “pera” di gomma da un carrello. La dottoressa preme la pera, sorridendo soddisfatta al rumore dell’aria che esce e rientra dal cannello. Cannello che, in men che non si dica finisce tra le natiche della sudiciona. Ora la Dottoressa preme gradualmente la pera, immettendone l’aria nell’intestino della sudiciona. Ma una sola pera non basta, la Dottoressa ne spremerà ben tre nella pancia della vacca 14. La sudiciona sente l’intestino dolorosamente pieno di aria. La Dottoressa estrae la pera, la sudiciona stringe spasmodicamente lo sfintere, sforzandosi di continuare a pedalare alla velocità prescritta. Un gorgoglio segnala che l’aria si è distribuita un po’ meglio e la sudiciona sente scomparire il dolore. Sollevata si concentra sulla pedalata. Dea un po’ ha iniziato a sudare. Ma la Dottoressa non è soddisfatta, una seconda pera di aria strappa un mugolio alla sudiciona, che rallenta visibilmente la pedalata. Ahhhh è la reazione alla inevitabile scossa. La sudiciona, per paura delle scosse, accelera nuovamente, ma la Dottoressa le scarica una terza pera di aria. La pancia ora duole moltissimo. La sudiciona, però, con le mani bloccate non può neanche massaggiarsela. Un nuovo gorgoglio segnala che il gas si è trovato una strada nei meandri della pancia della ciclista. Ma ora la Dottoressa avverte la sudiciona che sta per indurire la pedalata. La sudiciona si sforza disperatamente, si sente il cuore in gola. Ma gli sforzi per pedalare stanno causando un altro problema, i movimenti peristaltici, uniti alla pressione dei muscoli, tesi per assecondare lo sforzo delle gambe, hanno spostato una parte del gas fino all’ano della sudiciona. La sudiciona ha ora un urgente bisogno di scoreggiare. Bisogno che si ingigantisce ad ogni pedalata. La pedalata della sudiciona, tormentata dal mal di pancia si fa irregolare. Sulla faccia si legge tutta la fatica ed il dolore. Concentrata come è sui propri problemi, la sudiciona non sente neanche l’incoraggiamento della Dottoressa che la dice che manca solo mezz’ora alla fine della prova. La sudiciona prova a rilasciare un poco alla volta lo sfintere, se le andrà bene riuscirà ad liberarsi almeno di una parte del gas senza che la Dottoressa se ne accorga. Ma purtroppo per la sudiciona “il cul fece trombetta”, nel silenzio l’osceno rumore risalta ancora di più, facendo infuriare la Dottoressa.
La sudiciona viene fatta scendere dal sellino le viene ordinato di restare in piedi, una impietosa speciale sonda di gomma rossa, fornita di fori per fare uscire i gas le viene profondamente inserita nell’intestino e la mano della dottoressa preme di piatto sul ventre svuotandolo dolorosamente.
Ma la Dottoressa vuole, in qualche modo, castigare la Mucca 14 per l’irriverenza. Scrive su di una delle sue ricette: Sottoporre la mucca 14 a clistere di 2 litri di latte e melassa. Applicare plug numero 4. Ritenzione 20 minuti. Se vi fossero coliche gassose ripetere il clistere una o due volte. Ora, dovete sapere che il latte e melassa, era una antica formula curativo-punitiva utilizzata nel periodo vittoriano, appunto per le serve scorreggione. L’effetto non solo è fortemente purgativo ma, appunto, genera moltissimi gas intestinali
La sudiciona viene rimandata, accompagnata dalla ricetta punitiva alla stalla. Qui giunta viene presa in carico da una infermiera mungitrice che si incarica di farle passare una serata indimenticabile. Alla mucca 14 viene applicata una specie di gogna che blocca assieme polsi e caviglie, in pratica è “incaprettata”. Senza fretta l’infermiera avvicina una piantana su di cui fa bella mostra un antico irrigatore di vetro, un pezzo da museo. L’irrigatore è pieno di una mistura del colore di un cappuccino: latte con melassa nera, la più potente. Al termine della gomma troviamo una sonda, sempre vintage, di ebanite nera. La forma è piriforme, facile ma dolorosa da infilare, poi tappa abbastanza bene ed è difficile da espellere involontariamente. L’infermiera infila senza troppi complimenti la cannula alla sudiciona e al lamento che segue all’operazione commenta “vacca 14, stasera avrai modo di abituarti ben benino a questo cannello!”.
La sudiciona ora è tutta concentrata, cosa le riserverà questo clistere, stranamente poco abbondante? E cosa è quel liquido dallo strano colore?
Lo scoprirà ben presto, infatti la Mungitrice apre del tutto la chiavetta. Un fiotto di liquido caldissimo fa sussultare la sudiciona. Il liquido entra senza dare poi quel gran fastidio. La sudiciona è contenta, credeva molto peggio. Ma ha fatto i conti senza l’oste, ancora prima che il liquido finisca dal suo pancione iniziano a sentirsi imbarazzanti gorgoglii. E a cannula chiusa, ma col cannello ben inserito a fare da tappo, i gorgoglii continuano, ora la sudiciona sente l’intestino che si gonfia e rilascia fastidiosamente. Insomma il latte e melassa sta facendo effetto. Il viso della sudiciona ora mostra chiaramente che il fastidio sta trasformandosi in dolore, non un dolore localizzato ma un dolore che è dappertutto, si muove in sincronia con le bolle di gas che smuovono il liquido purgativo causando l’emissione di ulteriore gas. In pratica è una reazione a catena. Dolorosamente, mosso da potenti movimenti peristaltici, il gas si fa strada …. verso l’uscita. Uscita che però è sbarrata dal plug. Non so se la sudiciona debba ringraziare l’Infermiera di madame Janine per averle risparmiato lo sfintere o dolersi di questo fatto. Alla fine l’inevitabile accade, un geyser spara all’esterno la cannula, seguita da liquidi e gas innominabili. La Mungitrice, evidentemente avvezza a questo tipo di castighi,. sculaccia fortemente la sudiciona e infila nuovamente un plug di misura superiore, infatti vi sono ben quattro misure di plug . “Questo ti costerà la ripetizione di questo clistere dall’inizio”, sono le sue parole ad una sudiciona ormai sconvolta dal mal di ventre.
E la ripetizione del clistere avviene puntualmente non appena la sudiciona ha dolorosamente e rumorosamente smaltito il precedente.
La mucca 14 capisce che stavolta sarà anche peggio: le duole ancora la pancia per i maltrattamenti precedenti e l’Infermiera Mungitrice è già lì con l’enteroclisma pieno fino all’orlo di caldissimo liquido sconvolgente. Ed a giudicare dal colore, la dose di melassa nera è stata pure aumentata. La sudiciona, da brava vacca, cerca di commuovere la mungitrice, ma questa mossa a Lancy non può funzionare, anzi, frutta alla sudiciona alcuni colpi di scudiscio.
E presto la sudiciona si torce nell’accogliere nelle budella il plug attraverso cui la irrigano col terribile latte purgativo. I brontolii ed i dolori sono ancora più forti di prima ma, per fortuna della sudiciona, il suo intestino si è ben vuotato con il clistere precedente. Per cui, sia pure con una mongolfiera al posto della pancia, la sudiciona stavolta non “spara” via il plug. Il tempo di attesa pare eterno, ma finalmente la Mungitrice apre la gogna che teneva incaprettata la sudiciona. Ma il tormento non è finito, la sudiciona sempre tappata deve eseguire la marcia punitiva fino alla stalla. Vi giunge stravolta dai dolori e dalla nausea. Qui giunte, finalmente la mungitrice le dà una pacca sul sedere e le permette di “spingere”. Potete immaginare quale sia l’effetto, visto la quantità di gas che deforma grottescamente il ventre della mucca 14.
Vostra stupida vacca sudiciona.
(17- continua)

3 settembre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 4


Diario di una educazione – 4
Ed il programma di rieducazione della sguattera inizia ben presto. Impegnata tutto il giorno in lavori faticosi e sorvegliata a vista dalla Oberschwester. E presto viene a galla una grossa mancanza della sguattera: ignora completamente l’uso e l’esecuzione dell’inchino, da eseguire tutte le volte che la Signora entra od esce dalla casa. Ma ciò che inguaia la sguattera è che è la Signora ad accorgersene. E, nel pieno rispetto delle tradizioni, la Signora se la prende con la Oberschwester, anziché con la diretta responsabile. La sguattera non assiste alla reprimenda o, chissà magari alla punizione, di Elize. Ciò che la serva sa è che Elize esce dall’incontro con Madame, schiumante di rabbia. La sguattera in quel momento sta lavando il pavimento del terrazzo inginocchiata davanti ad un secchio di acqua saponata, ormai diventata colore di caffè. Senza proferire una parola Elize afferra la sguattera per i capelli e le tuffa la testa nel secchio, tenendovela a lungo. L’operazione viene eseguita più volte, lasciando alla punita solo il tempo per tirare un respiro. Ed è una serva semiannegata che tossische e sputa acqua come un putto, quella a cui la Oberschwester spiega i rudimenti e le complicate regole dell’inchino. Infatti tale omaggio va riservato alle Signore di un certo lignaggio, deve essere eseguito all’arrivo ed alla partenza della Signora, non va eseguito, invece quando la Signora passeggia per le stanze, in tal caso la serva deve lavorare con gli occhi bassi ed alzare lo sguardo solo se le viene ordinato.
Per verificare che la sguattera abbia capito la Obershwester effettua numerose simulazioni, impersonando una Signora. Inutile dire che quella stupida della sguattera, sia pur ben istruita, continua a fare errori su errori. La lezione prosegue a lungo, senza grandi miglioramenti. Ad un certo punto la Oberschwester ne ha abbastanza: ordina alla sguattera rialzare la divisa di fatica ed abbassare le mutande disciplinari. La sguattera deve poi inginocchiarsi di fronte ad un divano e poi appoggiare il petto sulla seduta del divano. La Oberschwester si mette poi seduta sulla schiena della punita bloccandola tra le proprie cosce. La Oberschwester si trova in pratica il sedere della sguattera nella posizione in cui un suonatore di bongo ha il proprio strumento. Vi ho già detto che Elize ha delle forti braccia? La sguattera riceve una raffica interminabile di sculaccioni. Data l’origine della Oberschwester possiamo immaginare che stia cercando di suonare la Cavalcata delle Walchirie sul culo della povera serva. Ovviamente la musica è disturbata dai lamenti e strilli della punita. E la lezione continua, interminabile con intermittenti sculaccioni, con la sguattera che fatica a comprendere come mettere i piedi e piegare le ginocchia per ottenere un inchino d.o.c..
Pare che la Oberschwester, sia pur in posizione subalterna rispetto alla Signora, provi un sottile piacere a umiliare la sguattera anche nelle più intime necessità.
Infatti ordina alla sguattera di prepararsi per gli acquisti settimanali ad un centro commerciale. La serva si prepara per una bella sfacchinata, infatti la Oberschwester, fanatica del fitness, non utilizza automobili o i mezzi, per queste incombenze. Basta una passeggiata, il centro commerciale è per fortuna abbastanza vicino. Non della stessa opinione è la sguattera che si troverà a trainare un carrello strapieno e in seguito un trolley gigantesco, addizionato magari di un paio di borsoni. La sguattera spera di potersi mettere in borghese, ma niente, deve tenere la divisa di servizio con i buffi ciabattoni di plastica verde. Ed è alla fine, con la sguattera carica come un mulo, che la Oberschwester vede un negozio interessante, un negozio di articoli sanitari. Entra e parlotta con la commessa, la quale si reca nel retrobottega. Passano dieci minuti e la commessa torna trionfante, mostrando due grossi vasi da notte di plastica. La sguattera avvampa, alla vista degli oggetti. La Oberschwester nota con soddisfazione la cosa, le viene anche un'altra idea, rientra nel centro commerciale e ne esce con due lavagnette di plastica con relativi pennarelli, la serva si chiede per cosa serviranno questi oggetti. Lo scoprirà ben presto, le nuove regole Stabilite dalla Oberschwester, con il beneplacito di Madame, prevedono che la serva non utilizzi più il bagno, né al lavoro né a casa. Dovrà sempre utilizzare il vaso da notte, sovrastato dalla lavagnetta, su cui verrà riportato … il risultato. La Oberschwester si auto incarica della sorveglianza. Ricordate che la sguattera deve bere quattro bottigliette di acqua? Bene ben presto la sguattera ha bisogno di una pausa … vasetto. Ma la cosa che la sconvolge è che la Oberschwester non si allontana, è lì a meno di un metro di distanza. La serva si vergogna al punto da non riuscire a fare pipì. Ci vorrà un ulteriore ora ed un ulteriore bottiglietta di acqua per piegarla. E, una volta abbassate le mutande ed essersi accosciata, la serva si rende conto di quanto possa essere rumoroso un vaso da notte di plastica. Si sentono chiaramente sia lo scroscio che le ultime più piccole gocce. Ed è una serva arrossita fino alle orecchie che deve presentare alla Oberschwester la … propria produzione.
Ma le mire della Oberschwester sono ben altre, la serva stitica sicuramente avrà ben altri problemi. Infatti Elize pone trionfalmente un bello zero alla fine di ogni pausa bagno della sguattera. La sguattera inizia a disperare, tenta addirittura di rivolgersi alla Padrona, chiedendo di poter usare il bagno o di potere avere un po’ di privacy. Ma Madame risponde sdegnosa di non avere intenzione di lasciarle sporcare il bagno degli ospiti. In quanto alla richiesta di privacy, una brava serva non deve avere di questi stupidi pudori. Ma non è finita, Madame segnala alla Oberschwester che la sguattera ha cercato di scavalcarla, rivolgendosi direttamente alla Padrona. Risultato, la sguattera si becca un'altra memorabile sculacciata a tempo di Cavalcata delle Walchirie. Il numero di zeri sulle lavagnette si allunga inesorabile, siamo ormai a tre giorni interi, senza risultati, nonostante che la sguattera si sforzi ogni volta, fino a diventare paonazza.
Per la nostra sguattera si preparano giorni duri.
(4- continua)

30 maggio 2012

PENSION BALNEARIA 41

Cara Monika,
e così ora tra i compiti di noi serve è stato aggiunto quello del servizio ai tavoli da gioco. Ci è stata imposta una doccia giornaliera, inutile dire che in una località termale, a noi serve la doccia è solo dotata di acqua fredda. Inoltre, dobbiamo cercare di renderci presentabili e profumarci con un profumo esageratamente forte e volgare. Tra i nostri compiti è anche quello di portare sigari, vino, cerveza e bocadillos al jamon ai giocatori, in modo che non perdano tempo. Una ulteriore tortura per noi, che, dall’avvento della perra, mangiamo poco e malissimo, molto spesso sopa magra, che sì, ti nutre in modo che tu possa lavorare, ma è insipida e disgustosa.
Insomma, a sentire il profumo del prosciutto, con la fame che ho non resisto, mi apparto un attimo ed addento rabbiosamente un panino. Lo mangio in pochi secondi, poi un bel sorso di birra. Ma la cosa non è sfuggita alle solite Gog e Magog. Mi bloccano, lì in mezzo a tutti e chiamano la perra. Questa arriva ed inizia a darmi della ladra. Cerco di balbettare qualche scusa ma ormai è lanciata. Chiama a testimoni tutti i giocatori del fatto che io ho rubato del cibo destinato a loro. Si allontana un attimo e torna con la frusta che è negli incubi di tutte noi sguattere: il nerbo di bue!
Questa frusta, costituita da nervi di bue intrecciati e seccati è destinata alla doma dei cavalli più feroci e riottosi, nonostante la loro pelle imparano ben presto che chi la impugna è quello che comanda,. Figuratevi cosa può fare sulla tenera pelle di una serva! Piango e mi dispero, ma la perra dà ordine a Gog e Magog di rialzarmi la gonna, alza la mano, armata della terrificante frusta e mi tira un colpo sulla coscia. Le due energumene faticano a tenermi, fa un male incredibile e ha lasciato una traccia livida in rilievo, da cui esce qualche goccia di sangue. Si è fatto silenzio e tutti mi guardano, mi dispero e supplico la perra di risparmiarmi, mi castighi pure, lo merito, ma non mi massacri a frustate. Da quell’abile manipolatrice che è gongola, dice a tutti che per stavolta non mi frusterà, che però, visto che ho mangiato troppo merito una bella purga. Una delle energumene viene spedita a prendere qualcosa. Intanto la perra mi ha fatto indossare la divisa di fatica. La perra annuncia al pubblico che, per scusarmi con loro offrirò a tutti “un chupito”. Giubilo dei presenti, viene stappata una bottiglia di aguardiente e vengono portati dei bicchierini. Poi Magog mi mette tra le mani un bicchierino più piccolo. Mi chiedo che punizione sia brindare in compagnia, comincio a sospettare cosa quando Magog toglie il tappo ad una bottiglietta di vetro scuro, leggo la etichetta: “aceite de ricino”. Su istruzioni della perra riempio il bicchierino di olio di ricino e devo brindare col primo dei giocatori. Mi insegnano anche il brindisi che devo fare: devo alzare il bicchierino all’ altezza del capo, abbassarlo all’altezza dello stomaco e poi portarlo all’altezza della bocca dicendo: “Arriba, abajo, al centro y pa' dentro” e ovviamente, trangugiare il tutto. Di cose disgustose ne ho dovute assaggiare molte, ultimamente, ma non ero proprio preparata a questo “orrore oleoso” che, per quanto tu cerchi di inghiottire d’un fiato, ti lascia l’unto e l’orribile sapore. Mi si torce lo stomaco ma, vedendo la perra col nerbo in mano, rimando indietro i conati.
Ma non è finita, i giocatori sono una decina e devo brindare con ognuno. Il brindisi dura, in tutto quasi mezz’ora, mezz’ora di brividi, sudore freddo, conati repressi e continuo inghiottire per tenere indietro la nausea, in pratica mi hanno costretta a bere tutta la bottiglietta, a piccoli sorsi.
Donna Conception mi ha parlato dell’olio di ricino come tortura, ma non avevo immaginato quanto fosse terribile.
Ma non è finita, ora la perra fa continuare il gioco. Mi fa bere due tazzoni di tè ben caldo, per “ayudar a purgar” e mi mette carponi a pulire i pavimenti. E il mio povero stomaco si ribalta ancora di più, continuo a fare ruttini che riportano su l’orribile sapore. Mi diranno poi le mie colleghe che sono pallidissima e dalle mie smorfie capiscono che dramma sto vivendo. E di lì a un ora iniziano i dolori di pancia, prima delle fitte e dei gorgoglii e ben presto crampi veri e propri. Mi viene ingiunto di continuare a lavorare, non devo fermarmi per “cualche dolorito”. Il dolore è tale che a tratti mi piego in due con le mani contratte sulla pancia. E poi inizia il bisogno di andare in bagno, ma niente, devo restare lì in mezzo a tutti, a pulire in ginocchio il pavimento, anche perché indosso solo i mutandoni di cotone della divisa di fatica, niente mutanda di gomma! Per fortuna riesco, non so neanche io come a resistere per un tempo infinito, fino all’ora di chiusura quando, altrimenti sarei morta di vergogna!
Ecco Monika cosa mi è successo, per aver rubato un panino ed una birretta. Ti assicuro, quando penso al sapore della purga ricevuta, mi vengono i sudori freddi anche adesso, a distanza di mesi.

Un abbraccio dalla “purgata” Nadia

(41- continua)

19 maggio 2012

L'IDRATAZIONE DELLA SERVA: UN INTERVENTO DI FRAU JULIA

Cara Monika, vorrei fare un intervento a proposito dell’idratazione a cui dovete essere sottoposte voi serve.

Prendiamo ad esempio una serva normale, che indossa una divisa di fatica abbastanza pesante di cotone o sintetica. La nostra serva è addetta anche a lavori di fatica che svolge col dovuto impegno, pavimenti eccetera. La serva suderà parecchio, in particolare se poi si troverà ad indossare indumenti punitivi impermeabili o molto più pesanti del solito. Ben presto la divisa inizierà ad inzupparsi di sudore, partendo dalle ascelle in avanti.
Se siamo nella stagione calda, oppure se abbiamo un appartamento piuttosto riscaldato, bisogna tenere ben conto dell’aumentato fabbisogno idrico della serva, non vorremo che soffra di disidratazione. Ora, se per un adulto che fa un lavoro sedentario occorrono già da 1.5 a 2 litri / giorno di acqua, è ben chiaro che la nostra domestica dovrà bere ben di più.
E qui sorgono i primi problemi, le domestiche solitamente gradiscono poco l’acqua di rubinetto. Ci si troverà di fronte alle più lagnose e fantasiose scuse per sottrarsi all’adempimento. Dalle pretese nausee: “le assicuro Signora, non ne riesco a bere neanche un altro bicchiere, ho già la nausea” , “Signora non ce la faccio più, mi sento scoppiare lo stomaco, mi viene da vomitare!” eccetera. Si passa poi ad altre puerili scuse: “Signora se bevo così tanto dovrò continuare ad andare in bagno, come posso riuscire ad andarci solo tre volte al giorno?”, “Signora le assicuro, non ho affatto sete, sa io bevo sempre pochissimo” fino alla comica: “Signora se bevo così tanto, poi mi brucia la topina a fare pipì.”

Una Signora deve esercitare la dovuta fermezza: la serva dovrà bere un minimo di tre litri di acqua di rubinetto al giorno, tale quantità verrà aumentata a quattro litri d’estate fino ad arrivare ai cinque – sei litri quando la serva farà una intensa attività lavorativa.

Per evitare che la serva tenti di barare, l’acqua verrà misurata alla mattina in pratiche bottiglie di plastica, riciclate, e la serva avrà in dotazione un bicchierone di quelli da birra, da riempire e bere d’un fiato in presenza della Signora o di una Sorvegliante, fino a terminare l’acqua assegnata nell’arco della giornata.
E saranno cavoli amari, se la serva se si troverà in arretrato. In tal caso non sarà solo l'acqua avanzata ma  l’intero fabbisogno giornaliero di acqua che le verrà somministrato per clistere e dovrà essere trattenuto molto molto a lungo, in modo che l'intestino ne assorba una buona parte  Vedrete che la volta successiva la serva sarà ben più previdente e assumerà il liquido "per os", con largo anticipo.
Capiterà, come qualche serva lamenta, che le tre pause per andare in bagno al giorno risultino insufficienti, qui vengono buone le tradizionali mutande di gomma, insomma, le mettiamo nel corredo delle serve e poi non vogliamo usarle?

Un bel pannolone per adulti e mutanda di gomma e la nostra serva è a posto.  Se la serva si bagna, ovviamente, resterà bagnata e continuerà a lavorare fino al prossimo intervallo bagno, quando potrà cambiare il pannolone con uno asciutto, senza interrompere per questo il lavoro.

Un ultima cosa, oltre al costo dei pannoloni, mettete in conto un tubetto di pomata per le irritazioni da pannolone, la vostra umile serva ve ne sarà grata!

Ma se avete una serva pisciona come la mia il costo dei pannoloni non sarà indifferente. Ci sono due possibilità, la prima quella dei pannoloni ecologici, che la serva dovrà lavare e rilavare. Molto interessante.
Una seconda possibilità la ho scoperta durante una vacanza in Slovenia. Ho trovato in vendita degli enormi vasi da notte in ferro smaltato completi di coperchio ermetico, ne ho subito acquistato un paio. La nostra serva potrà usare per le emergenze durante il giorno e la notte, il suo bel vasetto ed avrà una sola pausa bagno propriamente detta, durante la quale svuoterà e laverà alla perfezione il fetido contenitore. Il vaso da notte viene buono anche quando la serva deve …. restituire un clistere, niente continue e pressanti richieste di tornare in  bagno.  Passato il dovuto tempo di ritenzione la serva se ne può andare nel proprio ripostiglio e usare il vaso da notte fino a che le serve. A cose finite pretendo di vedere il contenuto del vaso, prima di lasciarglielo svuotare.  Dovreste vedere come arrossisce, in particolare se faccio commenti!


FrauJulia

26 marzo 2012

PENSION BALNEARIA 31

Cara Monika,
sono i primi giorni al servizio di Dona Conception, la madre di Don Pedro. La Signora, di nobili natali ha ancora molto polso, per cui è meglio obbedirle. Come spesso accade, tende a confondere il passato con il presente, per cui a casa sua le serve vivono la vita e la disciplina che vigevano nella sua nobile casa ben più di mezzo secolo fa.. La madre di Dona Conception combattè per i governativi nella guerra civile, al comando di un plotone di cavalleria da lei reclutato tra i suoi contadini. In premio le vennero periodicamente assegnate, per vari decenni, “sovversive” provenienti dalle carceri, da redimere addestrandole come serve. Così Dona Conception crebbe in questo ambiente, con l’amore per i cavalli e un polso d’acciaio con le serve.
Ora i tempi sono cambiati, ma Dona Conception non se ne rende conto, e guai a contrariarla.
Che cambiamento rispetto allo sfascio della Pension e alla stalla di Don Pedro. Qui è importante anche la più piccola piega della divisa di fatica, pomposamente definita “uniforme”. Inoltre, come recita un quadretto messo nella stanza della servitù: “La criada debe ser trabajadora, respetuosa, religiosa y reservada”. Dico stanza della servitù, perché ci sono anche una vecchia cuoca ed una cameriera.
Mi restava una sola preoccupazione, il giuramento prestato alla Signora alla Pension. Ma si è fatta nuovamente viva l’amica della Signora con un messaggio in cui la Signora si dice molto contenta della mia sistemazione, che mi esorta ad accettare il contratto presso Donna Conception, che, esperta come è mi insegnerà per bene la disciplina. Un paio di giorni dopo arriva l’”abogada” di Dona Conception che mi fa firmare un contratto temporaneo, dove praticamente rinuncio a qualsiasi diritto.
Dona Conception mi affascina molto, mi sta raccontando quasi un secolo di storia, episodi degli anni oscuri della guerra civile e del lunghissimo periodo successivo. Episodi che, spesso riguardano la dura vita imposta alle avversarie, e della disciplina che Dona Conception imponeva, allo scopo di “riabilitarle” piegandole ai propri voleri. Dopo di che le serve venivano mandate a servizio da qualche parte e Dona Conception accettava delle nuove serve da addestrare. Le donne da “redimere” non erano certo donne arrendevoli, ma Dona Conception le studiava a lungo, e riusciva quasi sempre a trovare un pertugio nella loro corazza.
Nella soffitta della villa Dona Conception fece costruire alcune cellette, prive di finestra, lì rinchiuse le ospiti venivano “rammollite” con un regime di stenti e privazioni, poi Dona Conception iniziava ad impiegare le punizioni da lei studiate per fiaccare la loro resistenza e domarle. Dona Conception si giudica una benefattrice delle donne che passarono in casa sua: sostiene che in carcere le avrebbero spezzate, lei riusciva a piegarle risparmiando loro grandi sofferenze e lunghissime detenzioni. Ovviamente è lei che si vede così, ho cercato di contraddirla, arrivando a darle dell’aguzzina, ma si è subito agitata. Ha detto che poiché mi sono ribellata, ci penserà lei a redimermi. E così, per colpa della mia linguaccia sto rischiando chissà cosa. Ti racconterò presto cosa mi è capitato e cosa mi è stato raccontato dalle altre serve.
Ciao un abbraccio dalla “criada” Nadia.
(31- continua)