DISCLAIMER

ATTENZIONE: IL CONTENUTO DI QUESTO BLOG È RISERVATO ESCLUSIVAMENTE AD UN PUBBLICO MAGGIORE DI 18 O 21 ANNI, SECONDO LE LEGISLAZIONI VIGENTI NEL PROPRIO PAESE. CHIUNQUE PROSEGUA NELLA LETTURA LO FA CONSAPEVOLMENTE Il blog LA DOMESTICA RISPONDE è da considerarsi completamente opera di fantasia. I personaggi e le situazioni descritte sono fittizi, e l'eventuale somiglianza con persone o fatti esistenti è da ritenersi totalmente accidentale. RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI © JANINE SOUILLON, LUGANO, CH
Visualizzazione post con etichetta lavori forzati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavori forzati. Mostra tutti i post

22 aprile 2020

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 11

Nuova vita, nuovi lavori

La serva Julia, illustra alla nuova schiava quale è il lavoro a cui si dovrà dedicare: la levigazione manuale del pavimento di un immenso salone. Julia mostra orgogliosa un angolo del salone in cui brillano lucidissime una ventina di piastrelle. Rappresentano un anno di lavoro, spiega Julia alla incredula schiava Skinny. Le mostra poi le numerose pietre abrasive di grana sempre più fine, che devono, con grandi pazienza e fatica, essere passate innumerevoli volte su di una piastrella. Julia spiega a Skinny che le pietre devono  sempre lavorare bagnate, sono infatti tenute sempre immerse nella orina emessa dalla schiava. Un altro lato del salone presenta altre piastrelle lucidate a specchio, lì lavora la serva Paula. Sbrigata la spiegazione Julia consegna a Skinny un secchio, contenente la serie di mole manuali che costituiranno i suoi nuovi strumenti di lavoro. Si è intanto fatta sera, si sente un campanello elettrico squillare quattro volte. A quel suono le due serve Paula e Julia si rialzano dalle piastrelle che stavano lucidando. Julia spiega alla novizia Skinny: ora di bagnare le mole. E tutte e due le serve si abbassano le mutande esibendosi in una lunga pisciata che alza il livello del secchio di liquido paglierino spumeggiante.  Ed anche Skinny, su sollecitazione delle compagne, deve pisciare nel proprio secchio. Di seguito le due serve si recano ad una fontanella e riempiono, ognuna, una bottiglia di acqua da un litro Anche Skinny viene invitata ad imitarle. Dopo di che ad un ulteriore breve squillo del campanello le due serve iniziano a bere “a canna” dalla propria bottiglia. Skinny guarda affascinata il collo delle compagne che deglutisce con continuità, è incredibile ma le due serve riescono a vuotare la bottiglia tutta d’un fiato. Per Skinny la cosa è ben più difficile, vorrebbe sottrarsi ma viene avvertita che sono sotto sorveglianza video, alla minima trasgressione fioccheranno i castighi. E così anche Skinny beve la propria acqua. Sentirsi così piena la infastidisce, soprattutto perché, al pari delle compagne deve riprendere il lavoro. Dopo circa una mezz’ora i reni hanno fatto il loro lavoro e Skinny inizia ad essere infastidita dalla propria vescica. Accenna ad afferrare il proprio secchio ma le compagne la fermano, sarà Madame in persona a dare ad ognuna il permesso di orinare. Passa un po’ di tempo e squilla il campanello per tre volte, al che Paula si alza, con evidente sollievo e si reca nello studio di Madame. Di lì ad un quarto d’ora il campanello suona due volte. E’ la serva Julia a recarsi, con un sospiro, (di sollievo o paura? ) verso l’ufficio di Madame. Passa un altro quarto d’ora. Ormai Skinny è al limite, continua a saltellare da un piede all’altro. Il campanello suona una volta, Skinny capisce che è il suo turno. Entra dalla porta. Vede le due compagne con la faccia al muro, da come stringono le cosce capisce che stanno ancora tenendola. Madame le ordina di spogliarsi e togliere anche le mutande. Skinny, nell’appoggiare i piedi nudi sul freddo marmo viene stimolata ulteriormente ma, ubbidisce all’ordine di appoggiare le mani al muro. Ora Madame inizia a premerle ritmicamente e delicatamente la vescica. Skinny inizia a saltellare e si becca quattro sculaccioni, deve stare ferma. Le ritmiche ondate di dolore fanno accelerare il ritmo del respiro della schiava, chiaro segno di una schiava “predisposta” a godere del proprio dolore. Madame sorride soddisfatta, anche questa schiava diverrà una eccellente cerbiatta. Passa un altro quarto d’ora, con le tre schiave che sospirano e stringono le cosce. Poi, inutile dirlo, data la mancanza d’allenamento, Skinny è la prima a cedere. Dapprima le sfuggono poche gocce che in breve diventano uno schizzo caldissimo che le scende lungo le cosce. Ben presto i piedi della schiava sono in un laghetto di orina. Di lì a poco cede anche Paula. Madame la sgrida Paula è già da una settimana che non vince la sfida. Ed infine Madame dà il permesso di accucciarsi e pisciare in maniera femminile alla trionfante Julia. 
Trionfante perché può fare onore ad una doppia razione di sbobba e viene lasciata libera di riposare. 
Paula, come seconda a cedere riceverà la sua razione di sbobba e potrà andare a riposare.

Alla ultima classificata tocca una “punizione”. Skinny ha un moto di fastidio quando vede che Paula prepara un clistere ed attacca l’apparecchio, ben pieno, ad una piantana. Una volta preparato il tutto, la serva Paula si ritira, sarà Madame in persona a  praticarlo. Skinny, suo malgrado, deve inginocchiarsi e mettersi nella posizione “à quatre pattes”, come dicono le francesi.
Ben presto Skinny sente un dito birichino violarle il buchetto  ed indugiare a lungo in un movimento “dentro e fuori” per lubrificare ben bene. Skinny si è già fatta una buona esperienza di clisteri punitivi, presso Madame Rocio, quindi considera il clistere come una umiliante e dolorosa punizione. Ma la manipolazione anale a cui viene sottoposta, inaspettatamente delicata, inizia decisamente a piacerle. Di seguito Madame sceglie una cannula e la mostra alla schiava. E’ una cannula di un certo spessore e lunghezza, ma niente di estremo. La cannula continua la stimolazione precedente ed infine viene messa in posizione. Viene ora aperto il rubinetto. Skinny si aspetyta qualcosa di estremo, come temperature o nella composizione del liquido purgativo. Invece niente, si tratta di acqua tiepida con una piccola aggiunta di sale ed olio. Il liquido entra per un tempo lunghissimo, Madame somministra il clistere alternando l’altezza del contenitore: a tratti il contenitore viene alzato al massimo, ma ben presto viene riportato in basso, dove il liquido scorre lentissimo. Skinny va in confusione, questo alternarsi di sensazioni fastidiose e piacevoli la riempie di languore.
Madame sta sapientemente regolando le sensazioni ricevute dalla schiava: deve essere eccitata dal trattamento, senza però mai arrivare ad un orgasmo.
Finalmente la lunga somministrazione ha termine. Madame si rivolge alla schiava: “Adesso brutta pisciona vedi di non farti sfuggire neanche una goccia, se non vuoi farmi arrabbiare. E’ ora di pensare alla tua educazione. Voglio vedere come lecchi, ora dovrai soddisfare Julia, che ha vinto il concorso della pipì. Julia si accomoda su di una poltrona ginecologica e Skinny si posiziona. Madame, intanto si è fatta portare una grossa ciotola di cubetti di ghiaccio. E Skinny inizia la sua opera, non che sia una grande esperta di lingua, ma conta di sbrigarsela in poco tempo. Non ha però tenuto conto dei cubetti di ghiaccio, infatti Madame non ha intenzione di concedere un così facile orgasmo ad una serva, ogni minuto il cubetto viene passato sul clitoride di Julia, smorzando ogni eccitazione e rendendo la parte abbastanza insensibile. Skinny inizia ad essere stanca: inginocchiata in una posizione scomoda, con la pancia piena di liquido che inizia a tormentarla con le prime coliche. Ma Madame la sprona, “tutto qui quello che sai fare? Se sapevo che eri così incapace sceglievo un'altra schiava” Ci vuole un'altra interminabile ora prima che Madame si dichiari soddisfatta e conceda alla serva Julia, ormai quasi isterica per le stimolazioni ricevute, di godere. 
Skinny viene istruita su come rimuovere con la lingua le gocce “di rugiada”, poi viene fatta alzare, la pancia, si è un po’ sgonfiata, segno che il liquido durante la interminabile attesa è risalito molto in alto.  La schiava, si tiene la pancia, ora dolorante più che mai. Madame, magnanima le indica un secchio posto in un angolo, “usa quello e vedi di non fare troppi rumori sconci”.  Come se fosse facile, Skinny si accuccia in una posizione scomoda, data l’altezza del secchio e la mancanza di un appoggio, ma l’importante è poter liberare il torrente che la tormenta. La sensazione dello svuotamento è estremamente piacevole per la schiava Skinny, oserei quasi dire che il clistere, praticato da Madame inizia a piacerle. Anche Madame si accorge della cosa, ma Skinny è ancora in addestramento, le è assolutamente vietato godere. Madame, per evitare possibili disobbedienze notturne, decide di mettere a Skinny, durante le notti, il “collare della purezza”. Si tratta di un largo collare di plastica che imprigiona le mani all’altezza del collo, impedendo sudicie  manipolazioni. Alla serva viene inoltre applicato un “allarga ginocchia” costituito da una asticella che blocca le ginocchia divaricate, evitando così tentativi di autosoddisfazione con sfregamenti vari. Skinny passerà così un lungo periodo di castità passiva. Madame sa benissimo che in questo modo la schiava si applicherà al lavoro ed all’apprendimento delle nuove regole.

15 ottobre 2019

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 10

Nuove esperienze

 

Come abbiamo visto la nostra detenuta Skinny sta per cambiare vita. Dopo l’ultimo periodo da incubo, nelle mani di Madame Rocio, spera di trovare una padrona arrendevole. Basta però considerare il fatto che Madame Rocio e Madame Roxana sono sorelle per prevedere guai per la schiava. Poiché il percorso dal Campo alla villa di Madame Roxana è piuttosto lungo, Skinny. viene letteralmente imballata: viene portata una grossa cassa di legno completamente chiusa, salvo alcuni fori per permettere una scarsa areazione. Alla neo schiava viene messo un bavaglio di cuoio che riesce ad impedire anche i mugolii. All’interno della cassa delle corte catene fissano polsiere e cavigliere, costringendo la schiava ad una posizione ad X. Questo impedirà urti contro le pareti della cassa nel lungo viaggio in camion. La povera Skinny vede con raccapriccio che il coperchio viene chiuso e si trova ben presto rinchiusa al buio dentro una cassa con il coperchio ben avvitato. La poveretta indossa la divisa di fatica, completata da pannolone e grembiule di lavoro allacciato stretto. Madame Rocio è stata magnanima ed, in considerazione dei disagi del viaggio non ha voluto infierire. Sull’esterno della cassa vengono apposte le tradizionali scritte di “FRAGILE” ed “ALTO”, nella speranza che i trasportatori non infieriscano troppo, magari facendo viaggiare la schiava a testa in giù per ore ed ore.

Il viaggio, come possiamo immaginare, è un incubo, le sollecitazioni date dalle strade sconnesse si ripercuotono sulla poveretta che cerca in tutti i modi di puntellarsi per evitare che le corte catene incidano la pelle.

Passano ore, in cui la schiava, sballottata quasi come un decollo spaziale ha respirato a fatica un aria impregnata della propria puzza, sudando terribilmente ed orinando più volte nel pannolone.

Finalmente gli ultimi urti, quando la cassa viene scaricata a terra capovolta, senza alcun complimento. Skinny, semisvenuta, sente il rumore di un avvitatore che svita le lunghe viti del coperchio. Improvvisamente la cassa viene inondata di luce, ma quello che delizia Skinny è poter respirare aria pura. Accecata dalla luce sente attorno a sé delle presenze femminili. Finalmene vengono aperti i lucchetti delle catene che bloccavano caviglie e polsi e Skinny può finalmente rotolare fuori dalla cassa, Un piede, calzato elegantemente è il primo contatto con la sua nuova padrona. Il piede la sollecita, costringendola a girarsi. La Signora non è affatto soddisfatta di quello che vede, costringe la schiava a girarsi nuovamente verso di lei. “Andiamo male, sei grassa come una scrofa! Bene, suppongo che con una ferrea dieta e tanto lavoro si possa metterci ripiego. Schiava puoi guardarmi.”

Skinny , ancora a terra, solleva gli occhi sulla Signora che la sovrasta: una bellissima dea con la pelle leggermente ambrata. Vestita di un abito leggero ed elegante, adatto al caldo clima messicano. Poi la serva lancia una veloce occhiata alle due altre figure magrissime ed inguainate in lucide tute di materiale sintetico, una di colore rosso ed una rossa e nera, ma come fanno le due serve a sopportare il caldo in quelle tute”, si chiede Skinny. La punta dello stivale di Madame Roxana sollecita il fianco di della schiava ed un chiaro segno col dito ordina alla serva di alzarsi. Skinny resta così, a testa bassa, di fronte alla Signora, fissandole le costose scarpe.

Madame Roxana affida la nuova schiava alla serva con la tuta rossa e nera: evidentemente il colore rappresenta una serva di grado superiore. E così la nostra Skinny conosce quelle che saranno le sue dirette superiori: la Governante Julia di 32 anni, minuta e dai tratti somatici orientali, donna di fiducia di Madame. L’altra è la serva Paula, di 56 anni, più alta, di chiara origine nordamericana, costretta a dimagrire e consumata dalle fatiche di una dura vita di servizio. Inoltre Paula ha il cruccio, dopo tanti anni di lavoro, di essere posta agli ordini di una giovane governante. Julia fa subito spogliare la schiava ed ordina alla serva Paula di lavarla con l’idrante per innaffiare il giardino: non si sa mai che parassiti abbiano queste schiave provenienti dalla prigione. Una macchinetta elettrica rasa nuovamente la testa della schiava. Si tratta ora di fare indossare alla schiava la divisa, una tuta di materiale sintetico di colore nero, ma, come già visto da Madame la schiava non entra assolutamente nella tuta. La Governante, che sorveglia l’operazione della vestizione della schiava, decide che è inutile tentare di forzare la tuta, in attesa che la schiava dimagrisca a sufficienza, questa dovrà indossare una vecchia divisa di punizione di pesante juta. Alla schiava viene fatto indossare un paio di mutandoni e poi deve infilarsi nella comunque stretta divisa. La pelle di Skinny comincia a prudere: non è ancora abituata alla irritante juta, ci dovrà fare l’abitudine. Larghe cinghie di canapa con un sistema a “cricchetto” permettono di stringere in punti “strategici” la divisa trasformandola in una divisa di punizione. “Ed augurati di non doverla mai provare” dice la Governante.

Nel frattempo sia la Governante che la domestica hanno indossato le loro più comode divise “da fatica”, una divisa nera con risvolti e grembiulino decorativo bianco per la Governante ed una divisa da lavoro grigia, con grembiule azzurro per la domestica.

La Governante illustra alla schiava quale sarà la sua nuova vita: sveglia alle 6, poi dovrà eseguire tutti i lavori di fatica ordinati sia da lei che dalla domestica. Alla schiava sono concessi: due pasti quotidiani, anche se saranno un po’ scarsi, vista la dieta dimagrante ordinata da Madame. In compenso la schiava potrà bere acqua a volontà ma, attenta, la ammonisce, potrai andare in bagno solo quattro volte al giorno. La dura giornata di lavoro della schiava terminerà alle 22, se non si sarà meritata punizioni, altrimenti dovrà recuperare il tempo perso per castigarla, lavorando più a lungo.

Senza perdere tempo, a Skinny viene fatto prelevare il materiale necessario da un ripostiglio e si trova ben presto inginocchiata a lucidare il pavimento.

Si è fatta l’ora del pasto, Skinny ha una gran fame, chissà, il cibo sarà sicuramente migliore che in prigione. Ma Madame ha previsto per Skinny un pasto costituito unicamente da tre gambi di sedano, grossolanamente tritato. Il pomeriggio, poi, prevede lavoro ininterrotto fino alle 20 quando viene concessa la cena, consistente in un pappone molto fluido, da consumarsi velocemente, tra un lavoro e l’altro. Una precisa tabella studiata da Madame ha già organizzato il dimagrimento della schiava. Tutte le settimane Madame verificherà sulla bilancia di precisione il peso. Fallire anche di poco significherà per la schiava l’aggiunta di 2 ore di faticosissimi esercizi ginnico punitivi alla già interminabile giornata di lavoro e sofferenza. Insomma, sono sicura che questo piano di lavoro porterà Skinny molto presto alla taglia indispensabile per indossare la sua brava tuta in latex ed entrare a pieno titolo in qualità di schiava tra il personale di Madame Roxio


(10-continua)

 

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 9

Una visita!

Nel campo di detenzione la vita passa monotona, tra una punizione e l’altra. Le visite alle detenute sono, inutile dirlo, assolutamente non previste. Non mi sfugge, però la vista di una estranea al campo di detenzione. La guardo meglio e capisco che non solo è una Signora ma è praticamente identica a Madame Rocio. Scoprirò poi che si tratta di Madame Roxana, sorella di Madame Rocio.

Madame Roxana è anche lei una padrona inflessibile. Poiché ha gli stessi gusti di Madame Rocio, essendo lesbica e sadica, quando desidera nuove schiave si rivolge alla sorella. Anche se non sta bene dirlo, origlio parte dei loro discorsi, mentre frego i pavimenti, a quattro zampe. Sento che parlano di Fatty, Madame Rocio ne esalta le doti di cerbiatta. Madame Roxana non pare del tutto convinta, infatti la sento esclamare: “Mia cara, la schiava che mi proponi è troppo grassa, se solo fosse un 10 chili di meno…..” ed alla promessa di Madame Rocio di mettere la schiava a dieta: “Tieni conto che non voglio aspettare più di un mese, se tra quattro settimane la schiava sarà calata di 10 chili, la rilevo io, altrimenti mi rivolgerò altrove.”.

Penso che il prossimo mese sarà un incubo per Fatty.

Lo scivolo

Madame Rocio cerca sempre di introdurre novità nel suo centro di detenzione: non per niente è famosa. Sta riflettendo sui destini di Fatty, nonostante i precedenti, Madame non dubita di riuscire a ricondizionarla e collocarla, come schiava, presso la propria sorella. L’unico problema è il peso. Infatti Fatty, nonostante la dieta da fame e il lavoro come pony, non scende di peso in maniera soddisfacente. Occorrerebbero degli esercizi costanti e rigorosi. Fa un gran caldo e Madame decide di passare alcune ore a rilassarsi in una piscina in cui vi sono anche alcuni giochi d’acqua. E Madame Rocio nota un altissimo scivolo. Si tratta di un gioco per adulti, visto che lo scivolo è lungo più di cento metri, avvolto in una spirale discendente ed è alto in tutto più di una quindicina di metri, un palazzo di quattro piani!. Si viene portati in alto da un ascensore e ci si siede nella parte piana dello scivolo, costituito da una profonda “U” di acciaio. Un getto di acqua permette di scendere a velocità prodigiose e terminare la discesa in una grande piscina. Quello che attrae Madame è un gioco che fanno i giostrai, nei momenti di chiusura: una sfida a chi riesce a salire lo scivolo al contrario ed a piedi nudi. Una delle ragazze dei giostrai si incarica di cronometrare. Alla fine il perdente deve togliersi calzoni e mutande e scivolare giù, senza il getto di acqua. Al finissimo orecchio di Madame non sfuggono i vari “puta madre” profferiti dal perdente durante la discesa, tra le risate degli altri. Madame si avvicina alla ragazza che ha cronometrato le salite e chiede il motivo dei lamenti: la ragazza la invita ad appoggiare la mano sulla lamiera dello scivolo. Questa lamiera, verniciata di nero, come le padelle antiaderenti, sotto al sole del deserto, in mancanza del rivolo di acqua, si surriscalda, saranno più di sessanta gradi. Non da ustionare seriamente, quindi, ma da rendere il contatto della pelle nuda piuttosto doloroso. A Madame piacciono le decisioni rapide: si incontra con il “patriarca” dei giostrai ed un pacco di dollari cambia mano. All’indomani i giostrai arrivano per montare alcuni nuovi attrezzi, all’interno del campo. Tra questi il maestoso scivolo. Noi detenute veniamo tenute alla larga, non sia mai che la vista dei giovani fabbri ci scateni una tempesta ormonale. Ed è al mattino successivo all’appello, che la perra e Fatty vengono fatte uscire dai ranghi. Le due vengono fatte denudare. Ma Madame non ha fretta, per ragioni a noi ancora ignote ci tiene inquadrate e sull’attenti a lungo. Nel frattempo il sole ha fatto la sua comparsa ed ha iniziato a scottare. Madame, di tanto in tanto controlla con il palmo la temperatura raggiunta dalla lamiera dello scivolo.

Ad un cenno di Madame la detenuta Fatty, ancora nella divisa disciplinare, si prepara alla prima salita dello scivolo. Prende una breve rincorsa ed inizia a salire. La salita è molto ripida e ben presto Fatty è in un bagno di sudore. Riesce ad arrivare fino a circa mezza salita, poi i piedi sudati la tradiscono e cade, scivolando fino all’inizio. La cosa non piace per niente a Madame Rocio che ordina a Fatty di denudarsi completamente. Fatty può così togliersi la divisa zuppa di sudore. Stavolta Fatty prende una rincorsa molto più lunga. Sale faticosamente fino a dove era caduta prima. Qui la pendenza della rampa aumenta molto. Vediamo Fatty aiutarsi con le mani, ormai avanza con grande fatica. Per sua fortuna riesce a completare la salita senza cadere. Al posto dell’ascensore è stata messa una scala a pili e Fatty scende stanchissima. Madame è contenta sono stati dollari ben spesi. Anzi, presto Madame ordinerà nuove macchine propostale di giostrai, basta un po’ di fantasia per inventarsi nuovi usi.

Ma torniamo a Fatty. Madame dà ordini alle sorveglianti: per i primi due giorni Fatty si limiterà a dieci salite dello scivolo ma, passato questo periodo di allenamento, le salite diventeranno almeno venti. Quanto alla dieta, Fatty riceverà solo un pasto al giorno, costituito da una broda molto diluita, in cui verranno aggiunti i necessari sali minerali per tenerla in buona salute.

Inoltre Madame ordina che Fatty venga portata in infermeria, infatti, per favorirne il dimagrimento, Fatty dovrà essere sottoposta ad un regime di due clisteri al giorno. E se il clistere del mattino sarà di soli due litri di acqua semplice, per idratare la detenuta, in vista dei faticosi esercizi che la attendono, il clistere serale, necessario per eliminare le tossine sviluppate dal grasso corporeo di Fatty che viene consumato, sarà di ben quattro litri di acqua saponata caldissima. Ma non è finita, una volta svuotata Fatty dovrà subire un successivo clistere “di risciacquo” di tre litri di acqua salata. Il tutto ripetuto ogni giorno. Ben presto Fatty inizia a dimagrire ad un ritmo giudicato “soddisfacente” da Madame Rocio.

Noi detenute vediamo Fatty ridotta ad uno straccio, quella che prima era una temuta gigantessa ora è una grossa detenuta costretta a correre in giro barcollante. Durante le risalite accade spesso che i piedi sudati, uniti alla estrema mancanza di forze di Fatty, la facciano cadere sullo scivolo. In questo caso sentiamo i suoi strilli, quando il sedere e la schiena nudi sfregano sulle lamiere surriscaldate. E le cadute della detenuta non sono prive di conseguenze: le sorveglianti non solo non considerano valida quella salita, ma costringono la detenuta a fare altre tre salite, In pratica le 20 salite a cui è condannata Fatty diventano 30 o più.

Ed è al termine di questo mese d’inferno che Fatty viene pesata, in presenza di Madame Rocio e Madame Roxana. Il risultato è strepitoso: la detenuta è calata di ben 15 chili, in pratica mezzo chilo ogni giorno!

 

La schiava Skinny

Fatty riceve l’ordine di raccogliere le proprie divise perché dovrà seguire Madame Roxana.

Madame Rocio fa un discorsetto alla detenuta Fatty: “Non ti illudere: te ne vai da questo luogo di detenzione per diventare una schiava. Il tuo nuovo nome sarà da ora in poi “Skinny”. Ricorda, se la tua nuova Padrona, Madame Roxana non sarà contenta di te, non ha che da rimandarti indietro. A questo punto ci penserò io a farti pentire dio essere nata!”

Ed è con queste parole che Madame Rocio congeda ed invia Skinny dalla sua nuova padrona.

(9~continua)

16 settembre 2019

IL CASTIGO DI DONNA ASSUNTA 1

PRIMA PARTE: LA CADUTA
- Figuriamoci! Non è possibile! Lei è un idiota, avvocato!
Gli occhi duri di donna Assunta si posarono ancora una volta sulle carte che l’avvocato Alfonso Sacramola aveva collocato quasi un’ora prima con cura davanti a lei, sul bel tavolo di mogano nero.
- È così, - ripetè per l’ennesima volta l’avvocato. Cominciava a stancarsi di tutta la faccenda, e avrebbe desiderato moltissimo trovarsi fuori da quella villa isolata sulle colline.
- Donna Assunta, è la verità! - Erano appena scomparsl dalla porta che già donna Assunta affondava il bel volto fra le mani curate. La disperazione lentamente le serrava un nodo alla gola: che fare? il disastro economico era tale da non lasciarle più scampo, e oltretutto le tasse incombevano. Vendere? Impossibile, era tutto ipotecato già da tempo. E poi c’era sua figlia, Rosalina, una innocente che nulla o quasi sapeva della situazione della madre. Rosalina da anni, dalla morte del marito, era stata di fatto relegata in un prestigioso istituto svizzero, lontana dalla madre e dalla sua terra di origine.
Stette così per un tempo che le parve infinito, e si riscosse solo al rumore insistente di una mano battuta alla porta. Era di nuovo Maria, la cameriera.
- Che c’è, stronza? Non vedi che voglio star sola?
- Signora, ci sono qui le˛tre signore, donna Isabella, donna Agnese e donna Elvira...
- Quelle tre troie? Buttale fuori!
- Ma...
- Buttale fuo...
(continua 1)

1 giugno 2018

LANCY, CAPITOLO FINALE: UNA MUCCA DA FATICA


LANCY 19 – Una mucca da fatica
di sguattera sudiciona
Once Upon a Time conoscevamo una serva sudiciona, che si è letteralmente rovinata “con le proprie dita”. Avevamo momentaneamente lasciato quella che è ormai conosciuta come Mucca 14 alla sapienti cure della Dottoressa durante la penosa scena in cui sentimmo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi.
La vacca 14 ha trascorso mesi e mesi nei sotterranei della fattoria, sottoposta ad un vero e proprio lavaggio del cervello. E non si è trattato di un periodo facile, quotidiani lavori di aratura, quotidiane dolorose mungiture, quotidiani clisteri punitivi, oltre alla partecipazione come cavia agli studi della Dottoressa alla ricerca del “clistere perfetto”.
Diamo pure una occhiata alla vacca 14, facendole togliere il saio d’ordinanza. Quella che sappiamo essere una serva appena sopra ai 50, ora pare almeno una 65 enne. Rugosa, magrissima, seni cascanti, lunghi fino all’ombelico, grazie alle dolorose “mungiture”. Il pancione flaccido e gonfio per i clisteri punitivi subiti. Spessi calli sono spuntati dove appoggia il giogo da aratura e dove sono collegate le cinghie. La sudiciona non osa sollevare lo sguardo da terra, le hanno reso la pelle del sedere dura come cuoio a furia di sculacciate e frustate. All’ispezione corporale della vacca 14 hanno assistito, oltre alla Dottoressa, anche due Signore di origine tedesca. Il colorito ed il modo di fare le qualifica come imprenditrici agricole. La Dottoressa, parla del “caso vacca 14”: questa sudiciona era ormai irrimediabilmente schiava del proprio vizio. Abbiamo faticato parecchio, ma ora posso affermare che le è stato rimosso completamente. Non è più possibile causarle un orgasmo, per quanto impegno ci si metta. E’ una schiava ancora robusta, può lavorare ancora per quindici o vent’anni. La abbiamo addestrata sia come “mula da trasporto” che “vacca da aratura”, vi sarà sicuramente utile. Tutte le schiave che passano da Lancy si abituano ad una vita molto frugale: pochissimo cibo, poche ore di sonno e tanto tanto lavoro. L’unica avvertenza è di tenere ben pulito il pancione delle nostre schiave. Io consiglio di praticare un clistere quotidiano, con acqua sapone ed olio. Un bel clisterone, tenete conto che la vacca 14 è piuttosto capiente, direi tre o quattro litri. La Dottoressa mostra alle due Signore un foglio. Vi mostro, come suggerimento per la somministrazione, questo bel disegno fatto da una schiava ospitata a lungo qui a Lancy, una certa Elizabeth Mandile. Vedete? Un comodo sedile di legno, dotato di una bella cannula fallica. Qui la serva può riposare, direi una bella mezz’ora, trattenendo il proprio clistere. Vedete? Il contenitore è molto in alto, così il clistere viene somministrato con la giusta pressione. E come potete notare, se il primo contenitore di tre litri non fosse sufficiente, è pronto un altro secchio di acqua. Qui a Lancy lo abbiamo adottato subito, tempo risparmiato per le Infermiere e risultati garantiti!
Non vi preoccupate, della dimensione della cannula, più è grossa meglio è, l’ano della vacca 14 è stato dilatato a dovere innumerevoli volte con appositi dilatatori.
Care Signore, un'altra necessità delle nostre vacche è di venire giornalmente munte. L’operazione risulta poco gradita, ma basta non prestare orecchio ai muggiti di protesta ed essere decise, spremendo e strizzando ben bene le poppe.
Tenete conto che le nostre mule e vacche non sono garantite per sempre, bisogna riportarle ogni tre mesi a Lancy per una “settimana di disciplina”, in cui alla schiava vengono praticate le necessarie cure di mantenimento. A questo proposito, pratico subito alcune iniezioni alla vacca, sono molto dolorose, visto che il loro effetto durerà tre mesi. Detto questo la Dottoressa schiocca le dita, prontamente una Infermiere Mungitrice porta una bacinella contenente tre enormi siringhe, con aghi che paiono punte da trapano! Per eseguire l’iniezione senza interferenze, la vacca viene cinturata al lettino ginecologico. L’ago viene lentamente e ripetutamente inserito nella zona clitoridea. Il liquido, considerando i disperati muggiti, deve bruciare molto. Di seguito una ulteriore iniezione per natica e poi una per mammella. I muggiti salgono di volume, la vacca 14 cerca di dimenarsi, la le robuste cinghie non cedono. La mucca è semisvenuta, le si vede solo il bianco degli occhi. Una feroce strizzata di capezzoli la ridesta prontamente, la sudiciona deve fare l’ultima poppata di un gigantesco biberon di sperma di toro, sotto la stretta sorveglianza della Dottoressa, pronta a castigare il più piccolo conato con dolorose pizzicate alle tette.
E finalmente la vacca 14 conosce le sue nuove Padrone: Frau Rose e Frau Helga. Le due donne sono in cerca di una schiava da sfruttare per dissodare e rendere coltivabile un campo in collina, dove non è possibile giungere con mezzi meccanici, inoltre, essendo due virago, due lesbiche dominanti, vogliono una schiava come giocattolo sessuale. La vacca 14 le ha favorevolmente impressionate, accettano di tenerla per un periodo di prova di tre mesi. E poiché alle due Frau l’appellativo di vacca 14 pare poco elegante, la serva riacquista il nome di Sudiciona.
La sudiciona viene caricata sulla macchina delle nuove Padrone e ben presto si giunge alla nuova Fattoria dove lavorerà come bestia da soma. Quando vede la collina scoscesa che dovrà dissodare, arare e rendere fruttifera, solo con le proprie forze, la sudiciona muggisce di disperazione. Si, muggisce, perché ho tralasciato di dire che il condizionamento è stato tale che la sudiciona ora articola le parole molto a fatica e solo se espressamente richiesta, il suo solito metodo di esprimersi è il muggito. Ed il giorno dopo la sudiciona riceve la nuova divisa: un nuovo paio di mutandoni di pesante gomma, Il resto dell’abbigliamento è costituito di un poncho di tessuto gommato che riveste la sudiciona da capo a piedi ed un pesante grembiule di caucciù. Nel poncho, due aperture lasciano uscire le braccia nude. Il poncho è tenuto stretto in vita da una corda arrotolata per tre giri e strettamente annodata. Indossato il poncho la schiava dovrà indossare un pesante grembiule di caucciù, rinforzato in vita da un doppio strato. All’altezza della pancia il grembiule ha due lunghe e larghe cinghie, sempre di caucciù, chiudibili proprio come una cintura. Le Padrone stringono all’inverosimile il grembiule, comprimendo così la pancia della sudiciona, la quale si sente quasi mancare ilo fiato. Ai piedi un paio di gambali di gomma, indossati senza calze. Insomma, una divisa austera, economica e durevole. Frau Helga pianta un lungo picchetto di ferro nel terreno e vi fissa una catena della cavigliera della sudiciona. Non occorre un tratto lunghissimo, il lavoro è talmente duro che la schiava dissoderà pochi metri quadrati di terreno al giorno. Ed è dopo 12 ore di lavoro bestiale che la sudiciona termina. Non ha ancora ricevuto cibo, tremendamente affamata si aspetta il pasto serale, ma si illude: le Padrone la chiamano. Mentre la sudiciona si rompeva la schiena le Signore hanno preparato una vera “poltroncina da clistere”: utilizzando il sedile di una vecchia falciatrice, uno di quei sedili li lamiera sagomata e forellata. Più o meno al centro del sedile, sfruttando uno dei fori, è stata fissata una larga cannula di materiale gommoso, abbastanza flessibile. Alla base, proprio contro il sedile, attorno alla cannula è applicato un aggeggio, sempre di gomma, di forma troncoconica. La Padrona FrauJulia mi suggerisce che l’insieme cannula e ingrossamento è simile alle sacche JBL, pubblicizzate su internet o anche ad antiche cannule per lavaggi vaginali. Dietro al sedile una alta piantana sorregge il più grosso apparecchio da clistere che la serva sudiciona abbia mai visto. Le Signore costringono la sudiciona a preparare il liquido: su di un fornello deve scaldare un grande pentolone di acqua, poi deve grattugiarvi mezzo panetto di sapone di marsiglia. Il liquido diventa presto bianco e denso, coperto di schiuma, viene poi versata una generosa dose di olio. La sudiciona deve versare il liquido nel clistere, l’apparecchio si riempie solo fino a metà. La serva suda di preoccupazione, sperava di essere finalmente sfuggita agli allucinanti esperimenti della Dottoressa. Frau Helga lubrifica l’ano della la sudiciona, infilando più volte il dito, coperto di vasellina, fino in fondo, evidentemente la cosa la diverte. Ora la sudiciona, che si è dovuta denudare di tutto, salvo il grembiule, stretto all’inverosimile, deve salire su di un ceppo di legno che fa da gradino davanti alla poltroncina e sedersi sulla cannula, ma data l’inesperienza, scopre che non è affatto un compito facile anche perché il grembiule le impedisce di sbirciare in basso, deve fare vari tentativi. Frau Helga impugna un frustino ed inizia a picchiettare dolorosamente le tette della sudiciona. Così sollecitata la sudiciona si impala ben presto sulla cannula. La sudiciona scopre che il peso del corpo forza l’ingrossamento troncoconico a dilatare dolorosamente il buchetto. E se per qualche minuto riesce a sostenere parte del proprio peso sulle gambe, la cosa diventa impossibile quando Frau Helga la costringe a sollevare i piedi ed allontana il ceppo. La sudiciona, senza poter appoggiare i piedi si trova nella assoluta impossibilità di sollevarsi e sfuggire al gigantesco clistere! Frau Rose regola il rubinetto, le due donne vogliono godere dello spettacolo della loro nuova schiava sottoposta al clistere. E non restano affatto deluse, l’Eau de Lancy inizia a tormentare le budella della sudiciona. Il riflesso automatico è di stringere le natiche ed irrigidire i muscoli addominali, per opporsi alla liquida invasione, ma la sudiciona scopre che più stringe le natiche, più soffre della forzata dilatazione del buchetto. Ed irrigidire i muscoli addominali serve solo a dare il via a terribili dolori peristaltici. L’unica cosa che la sudiciona possa fare è rilassare la pancia, piangere sudare e muggire il proprio dolore! Frau Rose palpa a tratti la pancia della sudiciona, l’affascina vederla lentamente gonfiarsi e contrastare l’elasticità del grembiule di caucciù, di tanto in tanto si nota un sommovimento interno, in sincronismo con i muggiti della sudiciona. Il rubinetto poco aperto fa sì che il clistere sia lunghissimo, l’altezza della piantana, fa sì che sia doloroso. E per finire un lungo periodo di ritenzione. Alla fine Frau Rose riavvicina, con la punta del piede, il ceppo di legno alla sudiciona. Quest’ultima però è talmente gonfia ed esausta che non riesce a rialzarsi, bisogna che le Padrone, dopo averla avvertita di stringere bene, che non perda neanche una goccia, la aiutino, trirandola per le braccia. E finalmente la sudiciona può usare il secchio per scaricarsi.
Ma non è ancora assolutamente finita! Le Signore si sono eccitate a vedere le sofferenze della schiava, ora vogliono godersi il nuovo acquisto! Frau Rose è nuda, mormora un ordine in tedesco, la sudiciona non capisce. Frau Helga, prontamente fa inginocchiare la sudiciona e le estrae la lingua. La schiava capisce cosa le viene chiesto, dovrà leccare la Padrona Rose. Ma la sudiciona scopre una cosa: le nuove Padrone tedesche non conoscono il bidet, si aspettano che provveda la schiava con la lingua. E la sudiciona vede cadere un mito: ha sempre visto le Padrone come esseri perfetti, sempre profumate e curate. Al contrario le due nuove Padrone sono due rozze e crudeli contadine. La sudiciona però, da schiava addestrata sa bene quale sia il suo dovere: obbedire e soddisfare le signore senza se e senza ma. Estrae la lingua ed inizia un lungo e delicato lavoro. Frau Rose apprezza e preme la faccia della sudiciona su proprio sesso. La lingua della schiava raccoglie gli umori dell’orgasmo padronale. E lo stesso trattamento va praticato a Frau Helga.
E’una sudiciona distrutta dalla prima giornata di schiavitù quella che può finalmente rassettare la divisa e sfamarsi con il pastone da condividere con i cani delle Padrone.
E’ormai notte fonda, la sudiciona si stende su di un pagliericcio, vicino a sé ha una sveglia puntata alle 5 della mattina successiva, sì perché in campagna le schiave cominciano a lavorare con il sorgere del sole. Prima di cadere in un sonno profondo la sudiciona pensa alla propria vita, rimpiange i tempi in cui era a servizio di Madame Janine Souillon, quella sì che è una Signora, perfetta, elegante e curata, niente a che vedere con le rozze Padrone da cui è finita. La sudiciona pensa poi al lavoro che l’attende, se in un giorno ha fatto solo pochi metri quadri, per dissodare l’intera collina ci vorranno dieci o quindici anni, alla fine sarà ridotta come una vecchia larva. Ed è con questi pensieri che ci congediamo dalla sguattera sudiciona in lacrime.
Vostra serva sudiciona N.
(FINE)


30 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION 7/3 - LA PERRA DEVE CORRERE

LA PERRA DEVE CORRERE
Ma le sventure di Fatty non ci devono far dimenticare la perra. Dovete sapere che una Guardiana ha deciso, visto che le mani martoriate della perra ci mettono un po’ a guarire, di farla correre un po’. Prima o poi, tanto, dovrà anche lei fare da pony a Madame. E così alla perra viene ordinato di correre al piccolo trotto. Ma la perra, più che un piccolo trotto fa una camminata veloce, ha un bel rimproverarla e stimolarla la Guardiana, la perra si comporta proprio male. Ovviamente la cosa viene riferita a Madame Rocio. Madame arriva rapidamente e ordina alla perra di trottare ma, fatti pochi passi la detenuta rallenta. Non è sfuggita a Madame una smorfia di dolore. Sicuramente non possono essere le mani, così la perra viene fatta denudare. Madame la visita brevemente e si rialza con un gran sorriso. Rivolgendosi alla guardiana ed indicando la perra: “Sua Signoria è indisposta, mia cara. Secondo me ha le mammelle doloranti e non riesce a trottare per via dei sobbalzi”. Mentre dice questo tormenta i capezzoli della perra con buffetti e strizzatine. La perra cerca in tutti i modi di sottrarsi al dolore, piegandosi e ruotando il busto. La cosa fa arrabbiare Madame Rocio, questa stronza di detenuta crede forse di essere privilegiata per essere venuta a letto?
E rivolta alla perra “Ma carissima, bisogna fare qualcosa per le tue tettine, ho pronti dei trattamenti che fanno al caso tuo. Sono però nell’imbarazzo della scelta, mi potresti aiutare scegliendo per me. Allora, potremmo fare “lo strappa capezzoli”, oppure “lo schiacciatette” opure “il gonfia mammelle”.
La perra si sente quasi mancare, Le tette le fanno veramente male, cosa vuol farle questa aguzzina? E poi quei nomi così minacciosi….. Ma Madame Rocio aspetta, allora la perra trova la voce per un timido “gonfia ….. mammelle”. Bene, dice Madame, allora cominciamo dal gonfia mammelle, nei prossimi giorni, poi, potremo sperimentare anche gli altri trattamenti.
Ed è una perra terrorizzata quella a cui vengono legate le mani dietro alla schiena, grazie ai ben noti bracciali di cuoio ed acciaio. Una Sorvegliante porta ora un carrello, coperto da un lenzuolino verde. Tolto il lenzuolino appaiono due lunghi cilindri trasparenti di plastica. Da un lato i bordi del cilindro sono arrotondati e ricoperti da una guarnizione morbida, dall’altro terminano in due tubetti che finiscono in uno strano apparecchio di ottone, con rubinetti e leve. Si tratta dio una pompa a vuoto manuale. Madame lubrifica delicatamente le poppe della perra con lo strausato lubrificante al peperoncino. Già così la perra sente il bruciore irradiarsi dai capezzoli. Ma ora le tette vengono infilate nei due cilindri. La Sorvegliante si mette alla pompa a vuoto e la aziona di buona lena. Madame Rocio apre, lentamente i rubinetti, l’aria viene estratta dai cilindri. Il primo effetto è che il bordo gommato, aiutato dal lubrificante, inizia a fare una tenuta ermetica. Inoltre la pressione che scende, all’interno del cilindro, inizia a far gonfiare le mammelle. Proprio il trattamento adatto alla perra, a cui le tette dolgono già per ragioni fisiologiche. Gli strilli e le suppliche della perra saturano l’ambiente. La cosa piace a Madame Rocio che prova piacere a sentire gli urli delle proprie vittime, infatti al Centro di Detencion i bavagli vengono usati abbastanza poco.
Ma non divaghiamo, ora le tette della perra hanno preso la forma dei cilindri in cui sono rinchiuse. La stessa perra, abbassando lo sguardo, vede cosa le accade. Le ghiandole si stanno gonfiando ed allungando. Il colore sta virando dal rosaceo al paonazzo, a causa del trattamento e del vuoto. Impossibilitata a sfuggire al dolore, la perra esegue una specie di balletto al rallentatore, sulle punte dei piedi.
Ora Madame Rocio ha aperto completamente i rubinetti, le povere mammelle della perra sono sottoposte a tutta la forza aspirante della pompa. Il colore delle poppe è ora passato al violaceo.
Difficile giudicare il dolore dalle urla, la perra è ormai diventata quasi afona. Posso perrò dirvi che ad un certo punto si orina addosso dal male.
Finalmente Madame Rocio è soddisfatta, per oggi può bastare. La pompa viene fermata ed un altro rubinetto permette all’aria di entrare nei cilindri. Altri dolori, dovuti alla circolazione che si ristabilisce, tormentano i seni perreschi.
E, una volta che il tormento è terminato, mentre la Guardiana sta liberandole le mani, la perra sente Madame Rocio che le dà appuntamento per l’indomani: “Mia cara, ricordami che domani devi provare lo strappa capezzoli”.
Ed è così che la perra passerà un'altra notte insonne, piangendo nel suo giaciglio al pensiero di cosa le porterà l’indomani.
(7/3- continua)

27 luglio 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 4 / LA FUGA DELLA PERRA


Nobili Signore serva sudiciona,
la prigionia prosegue

La fuga della perra

Rinchiuse come siamo in un istituto posto nel deserto a 100 km dalla più vicina cittadina, le guardie non si preoccupano eccessivamente per eventuali fughe. E la perra, come sempre trova modo di convincere un'altra detenuta ad accompagnarla in quella che a loro sembra una facile fuga. La hanno pensata bene, scapperanno di sera. Delle complici risponderanno per loro all’appello. Rubano dalla dispensa delle guardie cibo ed acqua. Una torcia elettrica permetterà loro di camminare al buio. Di giorno, poi, si nasconderanno in una buca. Di lì a tre o quattro giorni sono sicure di arrivare in città e qui sparire per sempre……
Illuse, delle assolute dilettanti. Infatti, di notte, senza una bussola e senza sapersi orientare con le stelle ed in mezzo ad un monotono paesaggio di dune, arbusti e cactus si perdono inevitabilmente già un paio di ore dopo la fuga. Ed è al mattino che viene rilevata la loro assenza. Avrei pensato che la terribile Madame Rocio si sarebbe agitata terribilmente, guidando di persona la ricerca delle fuggitive, invece …. Niente. Madame si fa una bella risata e, preso il telefonino parla brevemente in una lingua sconosciuta. Girandosi poi verso la capo delle sorveglianti, quella, invece molto preoccupata per la piega che potrebbero prendere gli eventi, Madame dà ordine di preparare per l’indomani due “canili” le terribili celle di punizione di cui vi parlerò in seguito. La giornata prosegue abbastanza male per tutte le detenute, messe in punizione per colpa delle fuggitive. Passa anche la notte, ormai la perra e l’altra mancano da 36 ore. Madame Rocio è però molto rilassata, infatti alle prime luci dell’alba, di fronte al cancello del campo vediamo due sacchi di iuta, che si muovono. Dai sacchi si sentono anche pietosi lamenti. Ad un ordine delle sorveglianti otto detenute portano all’interno i sacchi ed il loro contenuto e li gettano, senza complimenti a terra, scatenando altri lamenti. Aperti i sacchi vediamo la perra e l’altra in pietose condizioni. Sono state catturate dalle donne della tribù di nomade di nativi che pascolano le loro magre capre dei radi cespugli spinosi. Le native odiano particolarmente noi detenute e si prestano ben volentieri, grazie anche ai regali concessi da Madame, a sorvegliare la zona catturando le fuggitive. Anticamente mettevano le fuggitive catturate a cavalcioni di un cactus e le lasciavano lì, infilate dalle lunghe spine, per giorni e giorni, come castigo. Madame ha però pattuito che le fuggitive vengano consegnate subito, in modo da essere lei a punirle. In memoria delle vecchie usanze, comunque, il grosso frutto spinoso di un cactus è stato incastrato tra le natiche delle prigioniere. Sembra quasi una pallina da golf, arrivata in un punto difficile del tee. Vi lascio immaginare quanto sono penetrate le spine nella delicata pelle della zona. Sempre col frutto incastrato le due poverette sono costrette a sfilare tra due ali ostili di detenute.
Vi descrivo la perra: la divisa di fatica con cui si era coperta per sfuggire ai raggi del sole, nonostante sia di pesantissimo cotone è stracciata in più punti. Testimonianza dell’accanimento e della violenza a cui le hanno sottoposte le native e i loro feroci cani, a cui nessuna detenuta riesce a sfuggire. Le gambe nude della perra mostrano chiari segni dei morsi delle belve che la hanno inseguita. A causa del frutto spinoso incastrato tra le natiche, la perra cammina con grande fatica e dolore, piccole gocce di sangue danno una idea della profondità a cui sono arrivate le indistruttibili spine. La faccia della perra, poi, riflette la notte di terrore e dolore che ha appena passato. Posso affermare che la perra ha probabilmente accolto con sollievo il dolore provocatole dalle mani di una sorvegliante, protette da spessi guanti di cuoio, che hanno estratto il dolorosissimo frutto da dove era stato alloggiato.
Ma ora le fuggitive devono subire il “tratamiento especial” di Madame. Ho avuto modo di assistere alla punizione della perra e ve ne relaziono fedelmente. La punizione ha luogo nel “teatrino”. La punita viene denudata degli ormai inutili stracci. Da un angolo della stanza due sorveglianti prendono una massiccia asse di legno, divisa in due parti ed imperniata. Tre fori, uno per il collo e due per i polsi: si tratta di una gogna che va a bloccare le braccia della perra. Ora la condannata deve avanzare ed allargare le cosce. Sul pavimento un cuneo triangolare di legno. Un pratico sistema di leve solleva il cuneo fino a che la perra ne è a cavalcioni, con i piedi sollevati da terra. Un moderno cavalletto. Guardo il lato su cui appoggia la patata della perra, è stato sapientemente arrotondato, in modo da essere doloroso ma non provocare ferite. Ma non è ancora finita. Le cavi
Glie della perra vengono portate all’indietro, costringendola a piegare le ginocchia, Ora le caviglie vengono ulteriormente sollevate costringendo i piedi sempre più in alto. Ora i piedi sono bloccati da una seconda piccola gogna che blocca le caviglie. Inutile dire che la posizione è completamente sbilanciata e la perra cadrebbe immediatamente in avanti, se due provvidenziali funi non tirassero all’indietro la gogna del collo. Chi fa le spese di tutta questa manovra è la patata della perra che ora sostiene tutto il peso della condannata. Condannata che creca di alleviare almeno un pochino il peso stringendo spasmodicamente le cosce sulle pareti del cavalletto
Ho già detto che a Madame Rocio piace sentire i lamenti delle suppliziate, infatti nessun bavaglio tiene zitta la perra che si lamenta a lungo. Ma i lamenti diventano ben presto urla disperate quando Madame avvicinatasi ad un apposito portaombrelli pieno di salamoia, una delle tante verghe di nocciolo che contiene. Con questa verga Madame prende a colpire le piante dei piedi della fuggitiva. E quello di Madame non è uno sfogo di rabbia, in cui un colpo segue l’altro senza il minimo intervallo, i colpi sono intervallati da un minuto di pausa, in modo che le sensazioni dolorose immediate e tardive abbiano modo di essere apprezzate dalla condannata per ognuno dei colpi. La perra gronda sudore e lacrime, non so dove vada a prendere il liquido. Le sue urla si sentono chiaramente in tutto il campo. E non le è concesso di svenire, troppo facile, ad ogni accenno di svenimento Madame strizza e torce con cattiveria i “pezones” della perra, rinfrancandola di colpo. Penserete che ben presto i piedi della perra sanguineranno, niente di tutto questo, nonostante la feroce punizione duri per una intera ora le piante dei piedi e le dita sono arrossate ma la pelle è intatta. Madame fa liberare i piedi della perra e fa scendere il cavalletto. Per la perra si annuncia un altro tormento, dovrà camminare a lungo con i piedi martoriati e con la patata dolorante. Ma, disidratata come è la attende un misto di cura e punizione ……..


Il clistere di punizione della perra

Vi avevo già accennato ai clisteri di punizione. In realtà fino ad ora ne avevo solo sentito sussurrare dalle altre detenute che parlavano dell’ultima volta in cui una compagna era stata “ben riempita”.
Ma veniamo alla perra: Madame Rocio annuncia la punizione a cui verrà sottoposta la disgraziata: “la reclusa recebirà un gran enema, per llenarse bien”. Insomma, la perra verrà “ben riempita”. E così, con noi riunite per la cena nel refettorio, viene alzata la tenda che mostra l’ambulatorio di Madame: è il famoso “teatrino”. La perra completamente nuda mostra chiari segni di disidratazione., ora dice Madame, la cui voce ci perviene, assieme ai pianti della perra, da un perfetto sistema di amplificazione “Hai tanta sete? Ora avrai modo di ricevere acqua a volontà”. E, ad un cenno di Madame, viene portata una piantana da cui penzola, vuota una sacca di silicone semitrasparente. Una sacca da clistere, di quelle professionali da clinica, non troppo grande terrà 2 litri. Ma guardo bene e vedo che sono TRE sacche. Comincio a capire perché la Signora ha promesso alla perra che sarebbe stata “ben riempita” .
La perra, zoppicante per il dolore ai piedi, deve salire sul lettino ginecologico, dove viene fissata con robuste cinghie. Vediamo chiaramente le grandi labbra livide per la pressione continua esercitata dal cavalletto. Deve farle un bel male!
E Madame Rocio, in persona riempie con attenzione le tre sacche di acqua fredda, Dato il gran calore non darà poi tanto fastidio alla perra, penso tra me e me.
Sono, devo confessarvelo, morbosamente eccitata, chissà quale cannula verrà usata per riempire la perra.
Ebbene, le mie attese non rimangono deluse: Madame preleva, con le mani guantate un apprezzabile attrezzo di gomma nera: una crossa cannula gonfiabile, una versione “oversize” della odiata cannula “bardex”. Le esperte dita di Madame lubrificano internamente la perra, una passata di lubrificante anche alla grossa cannula. Ora Madame spinge e ruota la sonda, Il grosso palloncino, però fatica molto ad entrare, strappando lamenti alla perra. Lamenti a cui Madame risponde invitandola a risparmiare il fiato per dopo. Ed alla fine dopo lacrime e lamenti, la cannula è “in situ”. Ma non è finita, ora Madame, con un sorriso cattivo, gonfia con un apposita pompetta il palloncino (beh non proprio –ino) di ritegno. La perra lancia un grido e caccia tanto d’occhi, non le è piaciuta la sensazione. Ora Madame apre il rubinetto della prima sacca. Le sacche sono poste piuttosto in alto ed i tubi sono di buon calibro, evidentemente in clinica preferiscono non perdere troppo tempo. Ed anche Madame Rocio non ne perde affatto. Nonostante si sia a più o meno un litro, vediamo la perra fare una smorfia ed iniziare a respirare come i cagnolini. Evidentemente il pancino già le duole. Come vi avevo già accennato la soglia di sopportazione della perra in genere ed in particolare dei clisteri è bassissima. E, quasi sul finire della prima sacca si sente un “bastaaaa” da piagnona.
Ora, Nobili Signore, devo confessare che sono eccitata, uno sguardo alle altre e vedo che tutte tirano in lunga il pasto per non perdersi un attimo del clisterone della perra ….


Il pancione

Ma ormai la prima sacca di acqua è stata somministrata. La perra, sempre bloccata in posizione ginecologica, dà chiari segni di mal sopportare il liquido. Madame Rocio, premurosa, inizia ad esplorare il ventre della perra, premendo a fondo in vari punti. Il verdetto è che “està todaora vacia”, ancora vuota. Madame, in persona, apre il rubinetto della seconda sacca. Non so se è per le lamentele della perra o per fare durare di più la punizione, il rubinetto stavolta viene aperto solo per ¼. Il liqido scende sempre inesorabile. La perra continua a lamentarsi e a respirare come un cagnolino. La pancia, sebbene in questa posizione la si noti poco, inizia a sporgere. Siamo giunti ai 3 litri. Per quanto ricordo è la massima quantità mai contenuta dall’intestino della perra. Ma Madame Rocio sa il fatto suo. Ora la perra, oltre ai lamenti continui, grida “basta, non ce la faccio più”, “Madame, la prego, scoppio!”. Ma questa è musica per le orecchie di Madame. Il liquido continua a scendere. Madame preme ora un po’ più delicatamente, scatenando comunque crampi e dolori. In realtà questa specie di massaggio serve a favorire la dolorosa risalita del liquido nell’intestino della suppliziata. E di lì a poco la seconda sacca termina. La perra contiene già quattro litri. Il pancione ora è ben visibile gonfio e con la pelle tesa. Guardo la perra, ormai il suo intestino ha iniziato ad assorbire acqua e a reidratarla. Nonostante l’acqua del clistere sia relativamente fredda (qui nel deserto l’acqua fredda è un sogno, riservato solo alle bevande di Madame e delle guardiane), la perra gronda sudore. E, con grande terrore della perra, Madame apre il rubinetto della terza sacca. Il rubinetto viene aperto pochissimo ma, per permettere all’acqua di scorrere Madame deve alzare al massimo la piantana. Ciò testimonia la pressione che deve sentire la perra nelle sue budella. Oramai la pancia della perra, solitamente abbastanza piatta, data la scarsità della dieta, è ben gonfia. La perra viene presa da conati di vomito, causati dal liquido che risale nella parte alta dell’intestino ma emette solo della saliva.
Ora Madame Rocio palpa con attenzione, pare soddisfatta del riempimento, dà con la mano piatta uno schiaffetto sul pancione della perra ormai rantolante e finalmente chiude il rubinetto. La perra contiene ormai un poco meno di cinque litri, una quantità di liquido incredibile, per una come lei refrattaria ai clisteri. Madame in persona scioglie le cinghie che bloccano la perra, poi con fare severo le comunica che non deve perdere neanche una goccia, poi, sadicamente dà altre due pompate al pallone che sigilla ermeticamente dall’interno l’ano della punita. La perra emette un uggiolio. Sono sicura che pensa di potersi finalmente scaricare. Madame la aiuta a mettersi diritta, il pancione gonfio ormai appare nella sua interezza, sporge a tal punto che la suppliziata si aiuta con le mani a sostenerlo. Pare che in questo modo i dolori siano più accettabili. Ma, ora Madame le ordina di camminare, è una lunga passeggiata che le attende, infatti la perra, sempre camminando a chiappe strette e sostenendosi il pancione, deve percorrere tutto il refettorio, scusandosi con ognuna di noi per averci costrette allo spettacolo del suo clistere. Quando giunge vicino a me posso guardarla con più comodo, la testa rapata ustionata dal sole, sopracciglia assenti, occhi lacrimosi e gonfi, un rivolo di moccio che le cola. Poiché è ancora nuda come mamma l’ha fatta vedo i seni, una volta svettanti ma che ora pendono miseramente. La pelle del ventre tesissima, mostra il bluastro delle vene. La perra si sostiene la pancia a due mani, è proprio simile a quella di una gravida ad otto mesi. Cammina con le spalle un po’ all’indietro, evidentemente le riesce meglio mantenere l’equilibrio. Fa dei corti passetti, la faccia distorta da una smorfia di dolore. Madame le ha messo un guinzaglio da molosso, uno di quei guinzagli detti “strangola cane” e la tira impietosamente, costringendola ad avanzare un passettino dopo l’altro. Penso che, nelle condizioni della perra, non le sia importato niente di doversi scaricare “coram populo”. Anzi, per meglio dire si è trattato di una “seduta evacuatoria” dolorosissima, con lunghe scariche intervallate da lancinanti crampi che hanno prostrato ulteriormente la perra per una buona mezz’ora.



Il canile

Ma per la perra non è affatto finita: come principale colpevole della fuga, la sua condanna comprende una intera settimana di “canile”. Seguiamo la nostra “amica” perra: all’alba, completamente nuda viene fatta entrare in una piccola cabina di 1 metro per 1 metro, alta un paio di metri. La cabina è realizzata in lamiera ondulata pitturata di nero. La perra, che rabbrividiva nell’aria ancora fredda della notte, si trova in questa specie di cabina da spiaggia. Sente che vengono chiusi i tre lucchetti che sigillano la porta.
Vede che il terreno, al centro del manufatto è liscio, segno che molte altre detenute vi sono state rinchiuse. Per un po’ si mette comoda, con la schiena appoggiata alla parete ma, come il sole prende forza, la parete inizia ad arroventarsi, essendo pitturata di scuro. La temperatura della lamiera arriva ben presto ai 70 gradi. Nessuna resisterebbe con la nuda pelle appoggiata, la perra scopre così che l’unico modo per non scottarsi è restare ben diritta, Si sistema così, un po’ inginocchiata ed un po’ seduta. Nessuno viene a portarle un sorso di acqua, anzi, ai suoi lamenti risponde il ringhio di una delle guardie che, per buona misura, tira un paio di randellate alle pareti, assordandola. Passano lentissime le ore, la perra si sta avvizzendo a vista d’occhio, Le gocce di sudore che nelle prime ore di prigionia nel canile scendevano lungo il suo corpo hanno lasciato il posto a cristalli di sale. Poi, dopo dodici ore di forno, il sole, lentissimo cala,finalmente la temperatura della parete, gradualmente scende e la perra può appoggiarsi. Non ne può più, ha già provato a chiedere pietà, scatenando altre volte l’ira delle guardiane, ma niente cibo e niente acqua. Cade in uno stato soporoso. Ma viene risvegliata dal rumore dei lucchetti che si riaprono. Viene fatta uscire, tutta anchilosata. Una sorvegliante sta portando una brocca di acqua. La perra non crede ai suoi occhi, finalmente potrà bere, la sua lingua si è ormai quasi incollata al palato….. La brocca viene vuotata in una ciotola, appunto di quelle dei canili. La perra viene ammanettata, così si sforza di immergere la faccia nella ciotola ed iniziare al lappare il liquido. Ma, inutile dirlo, il liquido non è altro che LA PIPI’DELLE DETENUTE ORMAI RANCIDA. La perra ha talmente sete che lappa comunque il liquido. Ogni tanto è preda di forti conati, ma, conscia che senza quel liquido non riuscirà a sopravvivere un altro giorno nel canile, si sforza di finire l’immondo beverone. Ma la vita nel canile è scandita da un altro fastidioso adempimento, infatti a mezzodì alla condannata, che sta cuoicendo a fuoco lento, viene praticato un clistere di acqua fredda. Sono dai due ai tre litri di liquido, fatti trattenere con il “tapon”. In questo modo si somministra in maniera “alternativa” il liquido necessario a far sopravvivere un'altra mezza giornata di tormento la condannata.

Vostra misera detenuta nadia.
 (4- continua)

29 giugno 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 3 - DETENUTE AI LAVORI FORZATI


Nobili Signore serva sudiciona,
proseguo nel racconto della prigionia al Centro.

Al lavoro!

Come nuove arrivate ci è stato concesso un periodo di ambientamento, questo è il discorso che ci la comandante delle sorveglianti. Da domani cominceremo a lavorare. Dovete sapere, infatti che il Centro prevede il duro lavoro come parte principale della pena. Svariati sono i lavori a cui siamo obbligate, tra i più faticosi abbiamo il lavoro alla salina e l’approvvigionamento d’acqua. Dovete sapere che il deserto su cui si trova il Centro, anticamente era il fondo dell’oceano. Durante le ere geologiche l’acqua si asciugò gradatamente, lasciando uno strato di un metro di pregiato sale, molto apprezzato dai cuochi di grido. Di seguito un vulcano coprì di lava e lapilli il prezioso strato di sale. Sarebbe economicamente poco conveniente sfruttare questo tipo di salina, a meno di avere della manodopera gratuita. E madame Rocio ne ha in sovrabbondanza!. Infatti noi detenute dobbiamo lavorare in una miniera a cielo aperto, appunto “la salina”. Il lavoro della salina è tra i peggiori: si lavora in pieno sole, con temperature da delirio. Inoltre, essendo il deserto una biosfera protetta, non sono permessi mezzi a motore, tutto il lavoro deve essere eseguito a mano da varie squadre di detenute che si alternano. Il lavoro più pesante, di scavo, viene eseguito nottetempo, il trasporto del sale scavato viene invece eseguito in pieno sole. I lavori vengono eseguiti da gruppi di due detenute, incatenate tra di loro. Va da sé che i due gruppi di schiave-detenute siano stati soprannominati “le talpe” e “le mule”, a seconda del tipo di lavoro.
Dimenticavo di dire che il lavoro è diversificato a seconda della pena, io per esempio sono tra le fortunate condannate ad una pena più breve e meno dura. Nel mio caso il lavoro di scavo viene eseguito con una zappa, sul terreno già scavato dal gruppo delle “irrecuperabili”, le detenute condannate a dure ed interminabili pene, tra le quali l’immancabile perra. La stessa cosa accade anche nel gruppo delle mule: durante questa corvè io caricherò e guiderò il carretto contenente il sale scavato e la perra dovrà trascinare a viva forza il carico lungo una interminabile salita per uscire dalla salina.
E siamo al primo giorno di lavoro. Dobbiamo indossare la puzzolente divisa di fatica. Poiché abbiamo la fortuna di poter scavare di notte, possiamo fare a meno di indossare il cappuccio e le guardiane tollerano che la divisa non sia ben abbottonata. Per iniziare dobbiamo rimuovere con badili e picconi lo strato di lava, che viene ammucchiato da parte. La perra e le altre sventurate devono armarsi di picconi e mazze ed iniziare a rompere il durissimo strato superficiale di lava. Ben presto le loro divise sono macchiate di sudore che si irradia da sotto le ascelle fino ad inzuppare più o meno tutta la divisa. Non sono concessi guanti da lavoro e ben presto le loro mani sono arrossate e piene di vesciche, fino a quando non si formeranno degli spessi calli. Ho occasione di vedere più volte la perra, mentre piccona alla disperata, sorvegliata a vista da una guardiana che le impedisce di battere la fiacca. Le guance rosse, respira a bocca aperta, cosa che le ha seccato la gola, tanto da non riuscire più a parlare, ma emette un “ahrrr” quando viene colpita dallo scudiscio della guardiana. Dal canto mio non è che si vada meglio, la divisa è molto pesante e sono in un bagno di sudore, la zappa non sarà pesante quanto il piccone ma le mani fanno malissimo, anche perché l’ambiante salino in cui ci troviamo è proprio il meno adatto per le vesciche che si stanno formando. Ben presto mi sento morire di sete, mi guardo attorno, ma nessuna pausa ci viene concessa, tanto meno vedo borracce od altro.
Poi dobbiamo armarci di carriole e trasportare il frutto del nostro sudore dove detenute più fortunate sono addette all’insacchettamento del prezioso sale. Inutile dire che anche con la sola divisa di fatica siamo in un bagno di sudore. Sudore che ci sottrae preziosi liquidi, siamo tutte molto disidratate, al punto che le nostre gole sono asciutte e parliamo a fatica. Daremmo tutte un dito per poter avere una brocca di acqua, fosse pure calda! Ed invece la regola è la solita, il liquido necessario ci viene fornito dalla insipida sbobba che divoriamo e devo dire che lecchiamo a fondo le gavette, neanche una goccia del prezioso liquido deve andare persa.

L’Ambulatorio
Ben presto veniamo a sapere che al Centro non conviene darsi malate: Madame Rocio è laureata in medicina e si occupa personalmente della salute delle detenute. E una delle perversioni di Madame è proprio sado-medica, si è fatta costruire un grande ambulatorio medico, dotato delle più moderne attrezzature. E, direttamente nell’ambulatorio danno alcune celle, dove vengono rinchiuse le detenute bisognose di cure e le vittime che Madame decide di sottoporre alle proprie voglie.
Visitiamo una delle cellette: un letto di quelli da ospedale, con la testiera di ferro. Robuste cinghie di cuoio collegabili a catene di diversa lunghezza, permettono di bloccare la “paziente”. La cella è sempre fastidiosamente illuminata. Di fianco al letto un capace “secchio igienico”, quando Madame non decide di fare indossare alla propria vittima le umilianti mutande impermeabili con relativo pannolone.
Ma torniamo in ambulatorio, il mitico ambiente che atterrisce le detenute. Due lettini ginecologici, regolabili in tutte le posizioni, una poltrona di contenzione simile alla poltrona di un dentista ed attorno moltissima strumentazione. Il resto dell’attrezzatura è ben ordinato in grandi armadi a vetri. Madame non ha risparmiato di certo in questo suo hobby. Ma il clou dell’ambulatorio è che una parete dà direttamente sul salone dove noi detenute consumiamo i pasti. Un sistema automatico permette di scoprire un grande finestrone, per realizzare quello che le sorveglianti chiamano il “teatrino”, l’ultimo grado della umiliazione, dove tutte possono vedere cosa viene fatto alla loro compagna. Ovviamente un sistema di altoparlanti trasmette i lamenti. Spesso i lamenti di una punita fanno da lugubre colonna sonora ai nostri pasti.
E non si è certo lesinato sulle attrezzature: apribocca da dentista, divaricatori, speculum, sonde, clisteri, addirittura l’attrezzatura per gastroscopie e colonscopie. Vi assicuro che la sola prospettiva di venire convocata in ambulatorio mi fa venire i brividi nonostante il caldo asfissiante.

I clisteri
Al Centro tutte le detenute ricevono giornalmente di routine uno o più clisteri che ci mantengono con le pance doloranti, ma ci permettono di sopravvivere alla mancanza d’acqua. La quantità di acqua di questi clisteri formato “famiglia” varia tra i 2 ed i 3 litri, secondo le capricciose prescrizioni di Madame. Comunque dolorosi ed odiati dalle detenute, sono clisteri di idratazione, da trattenere il più a lungo possibile per reidratare i nostri corpi permanentemente assetati. L’apparecchio è sempre posto ben in alto e la somministrazione avviene sempre velocemente, per cui creano dolori e crampi. E non pensate sia semplice trattenere il liquido sufficientemente a lungo, se qualcuna non riesce, cioè quasi sempre, viene applicato “el tapon”, un grosso tappo anale, molto fastidioso. E’normale vedere le detenute camminare a passettini, con le natiche ben strette e faticare a piegarsi durante il lavoro, appunto per la pancia gonfia, dopo il quotidiano clistere.
Ma esistono ben altri clisteri, clisteri di punizione, questi amministrati personalmente da Madame, addirittura a volte l’esecuzione viene mostrata a tutte le detenute nel “teatrino”, in modo che la vergogna della punita sia massima e che l’accaduto serva da monito per tutte le altre.
Sono volutamente breve sull’argomento clistere perchè ve ne parlerò diffusamente in numerosi episodi, come il seguente.

L’iniziazione
E’ una delle solite mattine al Centro. Madame Rocio si reca in ufficio ed automaticamente dà un occhiata alle numerose mail ricevute dalla sua rete di amiche, tutte persone importanti e dominanti. Resta sorpresa da una mail firmata Conchita, mescolata al fastidioso onnipresente spam. Un click e legge la mail della sua amica del cuore della gioventù trascorsa in collegio. La sua amica, ora dirigente di una banca, le scrive annunciandole l’arrivo di una nuova schiava da plasmare: una giovane funzionaria che ha causato un grosso danno che le potrebbe costare il disonore ed anni di prigione. La giovane ha chiesto pietà ed ha accettato di sottoporsi ad un periodo di rigorosa disciplina, firmando altresì una completa confessione che le impedirà qualsiasi forma di ribellione o ritorsione. “Ed è così che ho pensato a te, mio amorrr. Ho avuto modo di visitare il tuo “Centro de detencion Maxima” l’ultima volta che ci siamo incontrate e mi è piaciuto moltissimo. Se sei d’accordo ti invio sicuramente questa giuggiolona, ti allego le sue risposte al questionario che mi avevi inviato, vita sessuale praticamente assente, nega di masturbarsi, mai ricevuto un clistere eccetera. Vedi di divertirti a domarla e di farmene una buona schiava.”
Madame rilegge incredula ed eccitata la mail. Poi chiama la comandante delle guardiane, in modo che organizzi il viaggio di trasferimento “per una cerbiatta”. Ciò significa che la nuova detenuta dovrà sì camminare per tre giorni, ma le saranno risparmiate buona parte delle percosse e le verrà data doppia razione di acqua, Un trattamento di grande favore. Passa qualche giorno e la giovane detenuta in questione giunge al Centro. Viene assegnata al blocco delle detenute recuperabili, quello per inciso in cui è rinchiusa anche la narratrice, anziché al blocco di “maxima pena” dove scontano condanne più o meno a vita le “irrecuperabili”, tra cui la perra.
Ma torniamo alla nostra giovane, di nome Zinia. Sono passati alcuni giorni ma non si è ancora ambientata, spaventata dall’inferno in cui si è trovata proiettata piange e si dispera e quasi non mangia. La cosa non sfugge a Madame, la pollastrella è cotta a puntino, si dice. E ad un ordine di Madame la giovane viene accompagnata nell’ambulatorio. Alla povera Zinia è stata fatta indossare, per eccesso di zelo delle guardie, la divisa di punizione ed è stata lasciata una mezz’ora al sole. Le pare di essersi liquefatta, sente rivoli di sudore su tutto il corpo. Il corsetto le impedisce di respirare liberamente.
Ed improvvisamente alla detenuta appare Madame, in una mise aderente di latex candido. Contrariamente all’esterno negli ambulatori e negli appartamenti di Madame un perfetto sistema di condizionamento mantiene temperatura ed umidità ai valori ideali.
Madame Rocio ha un sorriso, vedendo le pietose condizioni della futura schiava. Ordina alla propria assistente preferita di spogliare la detenuta Zinia. La poveretta è in condizioni igieniche, diciamo, pessime. Sono passati ormai otto giorni dall’inizio del suo incubo e dall’ultima doccia. Le viene ordinato di restare in piedi, con gambe e braccia lontane dal corpo. Madame prende alcune misure. Poi indica con l’indice alla detenuta una porta. All’interno una grande stanza da bagno. La giovane si illude che le permettano di fare una doccia, così riuscirebbe, a dirigersi il getto sulla bocca aperta e calmare la terribile sete che la attanaglia. Ma niente di tutto questo, Madame le mostra un bidet, importato appositamente dall’Italia, e le ordina di sedersi. Dopo di che Madame si arma di sapone e spugna e la sottopone ad un delicato quanto imbarazzante lavaggio intimo. Ancor più imbarazzante perché Madame insiste sulle parti …. sensibili ed un ditino malizioso di Madame si infila anche nel buchetto. Zinia è in confusione, non lo confesserebbe mai, ma ovviamente sa trarre piacere dal proprio corpo e ne approfitta spesso..
Madame porge alla detenuta un panno, perché si asciughi e la fa salire su di un lettino. Sottopone poi la detenuta ad una accurata visita medica. Una volta stabilito che la giovane è in grado di sopportare senza problemi il durissimo regime del Centro, Madame passa al proprio piano.
Zinia sente le mani di Madame che le sfiorano e sollecitano i capezzoli, fino a farli rizzare. E’ poi la volta della patatina, Zinia si morde le labbra per non mettersi a mugolare, ma il fatto non sfugge a quella marpiona di Madame. Poi si passa al ventre, mani esperte premono e saggiano la pancia abbastanza gonfia, poiché la nuova dieta, unita alla privazione di buona parte dei liquidi, hanno bloccato …. le cose. La giovane, presagendo guai, cerca di negare il problema, ma un dito …. invadente di madame ritorna col guanto macchiato, rivelando la vergognosa realtà. Madame, ovviamente ha la soluzione ed è ben decisa a sfruttare la situazione per le proprie mire.
Una piantana spunta da un angolo, su di questa viene agganciata una sacca semirigida di silicone semitrasparente. Si tratta di una sacca piccola, solo due litri. Per questa prima volta Madame sceglie un blando infuso di camomilla tiepida. Alla fine del tubo Madame installa la sonda più piccola della propria collezione. Si tratta di una sonda ospedaliera, di gomma verde, stelo grosso come un dito. L’estremità ingrossata della dimensione di una grossa oliva ascolana porta numerosi fori. Lo stelo non è liscio ma ha un profilo ondulato, alternando punti più larghi a punti più sottili, in modo che lo sfintere possa fare presa, senza che la cannula penda a sfilarsi. E per iniziare, una buona lubrificata a sonda e buchetto, mettono ancora più in ansia la giovane. Madame verifica maternamente la temperatura della sacca, poggiandovi una guancia …. perfetto piacevolmente calda. Ora Madame regola l’altezza in modo che la sacca sia abbastanza bassa ed afferra la sonda. Invita la giovane a rilassarsi e appoggia la punta al buchetto. La reazione involontaria è di stringere ancora di più, ma Madame ha deciso di non essere brutale, questa prima volta. Parla con dolcezza alla ragazza e mantiene una leggera pressione su buchetto. Pia piano lo sfintere si rilascia, permettendo l’ingresso del misterioso oggetto. Zinia sente l’invasione ed arrossisce completamente, Madame nota che è arrossita anche la “pelata”. Ma è il momento di cominciare, Madame apre lentamente il rubinetto. Zinia sente subito l’invasione dell’acqua, la temperatura è leggermente più alta di quella del corpo ed è …. stranamente piacevole. Convinta dalla sollecitudine di Madame la ragazza si rilassa, sentendo il flusso del liquido caldo che la invade. Passa qualche minuto di piacevole languore, ma ben presto Zinia inizia a sentire voglia di andare al bagno. La voglia diventa ben presto una urgenza e la povera giovane si trova con la pancia che le impone una irrefrenabile voglia di spingere e scaricarsi. Ovviamente il peso delle convenzioni e l’educazione le impongono di ignorare questo stimolo, soprattutto in presenza di altre persone. La ragazza ormai suda vistosamente e Madame nota che i muscoli delle natiche sono stretti spasmodicamente. Madame ferma l’acqua e chiede alla ragazza cosa la turbi, provocando un altro accesso di rossore e una risposta balbettante ed incomprensibile. Madame decide di abbreviare i tempi, le mani esperte riprendono a premere, delicatamente ma profondamente la pancia. Zinia è ormai allo stremo, le dita della Signora penetrano la barriera opposta dai suoi muscoli ventrali, scatenando brontolii e dolori. Rendendosi conto che la ragazza è allo stremo, Madame Rocio ordina con un cenno alla sorvegliante di sparire immediatamente. Restate sole inizia a tormentare la ragazza per provocarne il crollo. “Cosa c’è per agitarsi tanto?” chiede. “Signora, avrei, avrei bisogno di di…” “Di cosa, rispondi subito oppure riapro l’acqua e continuiamo”, Zinia ormai non ha più nessuna risorsa per difendere il pudore e risponde: “Devo cagareeeeee subito, per favore, SCOPPIO!!!”Madame apre le cinghie che trattenevano la ragazza sul lettino, le ordina di stringere, che non si faccia sfuggire l’acqua lì in ambulatorio. Sfila la cannula a fatica, tanto le chiappe sono spasmodicamente strette. Indica la stanza da bagno alla detenuta che si affretta, piegata in due dal dolore. Zinia si fionda sul water ma si accorge che la Signora la ha seguita nel bagno. “per pietà Signora, non voglio, non posso…….”, “Siamo solo noi due, puoi farlo, lasciati andare e spingi, altrimenti ti schiaccio la pancia”, “No Signora, per pietà, aspetti, mi concentro”. Ed arrossendo la detenuta rilascia un torrente d’acqua. Ovviamente non è solo acqua e ben presto tra scorregge e scrosci l’aria si fa irrespirabile. Ma Madame Rocio pare non essere disturbata dall’odore. Dopo un buon quarto d’ ora Madame chiede alla detenuta “hai finito?”, al cenno di assenso della ragazza Madame la fa ripulire, alzare e la riconduce al lettino. Riempie nuovamente la sacca, sotto lo sguardo preoccupato di Zinia, e lubrifica nuovamente il buchetto. “Ora non preoccuparti, sei abbastanza vuota, se fai la brava non ti farò male” dice alla giovane. Ed è di parola, Zinia sente il liquido caldo che entra, una sensazione di pieno niente affatto dolorosa accompagna la lenta instillazione. Madame palpa, in maniera esperta il ventre, la detenuta contiene ora un litro e mezzo. Ora di iniziarla al piacere della schiavitù, chiude il rubinetto ed estrae la sonda. “Adesso ti metto un piccolo tapon” dice Madame. Un accessorio piriforme, di colore bianco, ben lubrificato è pronto. Una subitanea sensazione di dilatazione dice alla giovane che il “tapon” è entrato. Sollecitata dalle parole di Madame si rilassa, ora le dita abili di Madame le regalano un orgasmo intensissimo. E nell’animo di Zinia spunta il desiderio di ricambiare Madame dell’orgasmo che le ha donato. Chiede a madame di liberarla e si inginocchia di fronte a lei, con la pancia ancora gonfia del meraviglioso liquido. Madame si toglie le mutande in latex ed accetta l’omaggio della inesperta lingua della giovane, guidandone l’inesperienza fino a regalarsi un orgasmo galattico. Ma non è finita, ora la giovane deve imparare la sottomissione, le mani di Madame schiacciano la pancia della schiava, causandole, per tutto ringraziamento, nuovi dolori. E quando permetterà nuovamente alla schiava di scaricarsi la ragazza si umilierà leccando i piedi di Madame. Una nuova schiava è entrata nella scuderia di Madame
Vostra detenuta nadia.
(3- continua)

19 marzo 2015

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 1 - L'ARRIVO


Nobili Signore serva sudiciona,
mi si permetta di fare un salto nel mio racconto.
Tralascio le avventure occorse a me ed alla perra dalla condanna alla deportazione, fino all’arrivo nel “Centro de Detencion”, magari avrò modo di ritornarci in seguito.

Il viaggiatore che percorresse la statale 45, in Messico e decidesse di mettere a rischio la propria vita, sfidando così il cartello posto all’interno del SUV a noleggio, che dice di non abbandonare la strada per nessun motivo, avrebbe la possibilità di seguire una vecchia pista dei nativi, usata poi dai cercatori d’oro. Questa pista si addentra in una zona riservata la “Zona del silencio”, una misteriosa zona desertica in cui per “Ragioni biologiche ed ambientali” è scoraggiato, se non addirittura vietato il transito. Questo misterioso divieto, unito alla credenza locale che la zona desertica sia l’omologo terrestre del triangolo delle Bermude e dell “Area 51”, rende il numero di viaggiatori tendente a zero. Ma ben presto, se il nostro viaggiatore fosse un incosciente, scoprirebbe che neanche il potente mezzo meccanico può proseguire, non resta che andare a piedi, seguendo un sentiero vecchio di migliaia di anni, che si inerpica sulle varie “Sierras” e segue il tracciato di vallate tracciate dal torrente “Rio Seco”che, come dice il nome è ormai secco dai tempi che furono ed è solo sabbia e sassi. Se però intendete provarci, assicuratevi di farlo con una carovana di muli carichi di acqua e cibo: non incontrerete che serpenti, scorpioni e lucertole velenose giganti per almeno cinque giorni. Benvenuti nel Deserto di Chihuahua, è proprio il caso di dirlo!
E dopo giorni di cammino, si giunge in un misterioso luogo, ad almeno 100 km di deserto dal più vicino centro abitato. In questo luogo che vedrete solo all’ultimo istante, incassato tra le rupi come è, troverete una tripla recinzione di rete sormontata da filo spinato. All’interno alcune basse costruzioni ed un moderno palazzetto. Nessun cartello vi dirà che questo è il “Centro de Detencion Maxima Pena” della misteriosa e bellissima Madame Rocio.
Per arrivare al “Centro” esistono solo due modi: dall’aria, con un comodo elicottero, utilizzato da Madame Rocio e dalle sue amiche e collaboratrici, oppure a piedi, come la perra ha scoperto, assieme ad altre tre compagne di sventura, tra cui purtroppo anche la narratrice, condannata come complice della perra, nonostante pianti, suppliche e l’intervento della Signora della Pension Balnearia che mi discolpava.
E veniamo a noi. Una volta sbarcate dalla nave mercantile che ci ha trasportato, veniamo prese in consegna da un plotone di sorveglianti. Siamo seminude, la sorveglianti ci portano in un magazzino dei doks, qui ci fanno spogliare e ci rivestono con mutandoni di cotone ed una lurida “tunica da viaggio” bianca, sporchissima. Centinaia di condannate hanno indossato questi stracci per il viaggio verso il Centro. Lo scopo della tunica, di un particolare tessuto di lana, è quello di permetterci di sopravvivere durante l’allucinante marcia nel deserto che ci attende. La tunica, infatti, comprende un cappuccio che copre la faccia, lasciando solo una fessura per gli occhi. Analogamente alle vesti delle popolazioni nomadi dei deserti, la tunica protegge dal sole, impedendo al corpo di evaporare la poca acqua concessaci. Per camminare abbiamo delle calzature di feltro, che isolano i piedi dalla sabbia rovente. Di notte, poiché, al contrario delle sorveglianti che hanno a disposizione una comoda tenda, dobbiamo dormire, incatenate a terra, la tunica ci ripara dal freddo intenso del deserto. Per nostra fortuna, il trasporto delle enormi taniche di acqua e del cibo, tocca agli stoici muli, altrimenti non saremmo mai giunte a destinazione.
Come vi ho accennato, oltre al continuo camminare incatenate, per ore ed ore sotto al sole, il nostro incubo divenne la sete, infatti l’acqua, abbondante per le sorveglianti, era la minima necessaria per sopravvivere.
Tre giorni, dura il viaggio, camminando dal sorgere del sole fino a notte. Le prime ore di viaggio, sono da noi apprezzate, dopo la quasi immobilità sulla nave. Poi il caldo, il sole e la monotonia del brullo paesaggio desertico, unite all’effetto ipnotico di porre un piede avanti all’altro per decine e decine di migliaia di volte, fanno sì che noi si cammini come sotto ipnosi. La sofferenza più grande è la sete, visto che l’acqua, di cui ci sono pur abbondanti scorte, ci viene concessa solo a piccole dosi, sufficienti a non farci morire. Scoprirò poi che nel “Centro” la sete è una delle costanti con cui le detenute debbono fare quotidianamente i conti.
Ed alla fine del viaggio, arriviamo barcollanti alle recinzioni di rete metallica ed ai reticolati che delimitano il “Centro”. Evidentemente esiste qualche occulto mezzo di sorveglianza, perché i cancelli si aprono automaticamente al nostro avvicinarsi, per poi richiudersi, prima di aprire il cancello successivo.
Giungiamo così di fronte alla “Reception”. Crolliamo a terra, stanchissime. Ma qui le detenute non debbono mai oziare, veniamo fatte rialzare ed entrare in una stanza. Qui ognuna di noi viene assegnata ad una sorvegliante.

La sorvegliante e la nuova divisa

La sorvegliante a cui vengo assegnata si chiama Maribel. Indossa una divisa di taglio militare, di foggia quasi maschile, beige. Un distintivo sul braccio sinistro indica la sua appartenenza al “Cuerpo de securidad” ed una targhetta sul petto porta il suo nome, assieme ad una sigla che suppongo sia il grado. Le scarpe sono dei lucidissimi “anfibi” marrone. L’immancabile cinturone con pistola elettrica, di quelle in grado di rendere inoffensivo un rinoceronte, ed un frustino, completano la divisa.
Vengo fatta spogliare completamente, la tunica ed i mutandoni verranno utilizzati per il viaggio di qualche altra sventurata. La sorvegliante si mette dei guanti di lattice e mi sottopone ad una sgradita ed approfondita perquisizione personale. Niente viene lasciato al caso, le dita penetrano e sondano ogni mio orifizio. Se mi fosse permesso vorrei proporre di controllare la bocca per prima……non per ultima come, purtroppo accade.
E poi la sorvegliante Maribel mi indica un grosso pacco posto a terra: il mio nuovo corredo da detenuta. Due paia di mutandoni di spesso cotone grigio ed una divisa, di cotone grezzo, a maniche lunghe, copre fino sotto alle ginocchia, a strisce bianche e grigie. Un cappuccio si allaccia nascondendo completamente il viso, deve coprire la testa e nascondere la faccia in varie occasioni, tra le quali la mensa. In dotazione, ripiegati a parte sono un pesante grembiule di tessuto plasticato, Dallo stesso tessuto è ricavato un pesante cinturone, alto circa 20 centimetri, che permette di stringere il grembiule, fissandolo con un apposito lucchetto. In questo modo il grembiule, anziché essere una protezione da indossare durante i lavori pesanti, può trasformarsi in un fastidioso metodo di costrizione del ventre. Concesso alle detenute un largo cappello di paglia da indossare lavorando al sole, ma dovremo imparare come intrecciarcelo da sole.
Il pacco contiene anche la divisa di punizione: una pesante tuta gommata, di colore nero, completata da lunghi guanti neri. Per il momento mi viene fare indossare la divisa a strisce, vi aggiornerò sulla divisa di punizione in seguito. Nella parte alta del pacco una gavetta di alluminio con all’interno un cucchiaio, una chiara eredità dell’”armada”.
Si è già fatta sera, sono a digiuno dalla sera precedente. Non ho neanche potuto bere ed ho una sete tremenda. Scoprirò presto che la sete è uno dei più efficaci metodi per manipolare le detenute.
Finalmente la sorvegliante mi indica di prendere gavetta e cucchiaio. E vengo fatta mettere in coda per il pasto: un capace mestolo riempie la gavetta di un passato di fagioli estremamente liquido. Guardo le altre detenute che, rialzato leggermente il cappuccio iniziano a mangiare e poi mi metto anche io a sorbire rumorosamente il brodo vegetale. Debbo dire ch è abbondante. Scoprirò all’indomani che alle detenute vengono dati due sole gavette di brodo vegetale e basta, niente pane, bevande od altro. Insomma una dieta drastica e salutare
All’indomani avrei cominciato a conoscere le altre detenute ed i rigorosi metodi di disciplina e punizione adottati da Madame Rocio.
Vostra detenuta nadia.
(1- continua)