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29 marzo 2023

ENFERMERA CARMEN 2

LE PAZIENTI DELLA ENFERMERA CARMENpuntata 2

 

Dedicato alla Gentilissima Madame Janine, musa ispiratrice di questa sguattera sudiciona.

 

Mie Signore, 

ci eravamo lasciate che ero nelle mani di Carmen e delle altre assistenti Infermiere.  Clisterizzata e ingravidata più e più volte,  le Infermiere mi minacciano di chissà che altri trattamenti della loro “detenzione medica”. Comincio ad avere veramente paura, cosa mi faranno? Mi rendo conto che durante il primo interrogatorio, “l’ anamnesi” come lo ha definito Carmen, le ho raccontato di tutto, sicuramente troppo. Ora sa quali siano i miei traumi e le mie paure ed improvvisamente ho la chiara visione di Carmen che mi dice “ti faremo affrontare proprio tutto ciò che temi e ti disgusta”. Che stupida sguattera!  Un improvviso attacco di nervi, mi dimeno, ma le cinghie rinforzate, da manicomio, non cedono affatto, l’unica cosa che ottengo è che per lo sforzo mi viene il fiato corto! Così, come accade a tutte le pazienti, mi calmo e torno in quella calma sonnecchiante piena di pensieri preoccupati su cosa mi attende. 

E il suono dei tacchi delle tre Infermiere si avvicina. Tutte e tre hanno indossato sopra al camice dei lunghi grembiuli protettivi  di gomma  verde.  Carmen mi ausculta il cuore: sudiciona sei un po’ agitata e non sai ancora cosa ti aspetta! Di certo, un commento come quello mi fa schizzare in alto la pressione!

Le tre donne mi attorniano, un aggeggio di legno, con una cinghia di cuoio blocca la mia testa, non posso ruotarla. Ora una delle giovani prende un attrezzo di acciaio, l’altra mi pinza il naso ed appena  apro la bocca per respirare mi introduce tra i denti un cuneo di gomma. Ora una attrezzo di acciaio viene posizionato tra i denti e, girando una levetta mi obbligano ad aprire e tenere aperta la bocca. Poi Carmen vi sistema una specie di boccaglio di plastica verde, bloccato da una cinghia che passa dietro alla testa.  Il boccaglio ha un grande foro al centro, saranno 4 o 5 centimetri, è ricoperto da una plastica morbida al silicone, in modo da proteggere i denti, se tentassi di mordere il tubo. Insomma, mi hanno applicato la versione XXL dei boccagli utilizzati dalle endoscopiste. Così bloccata inizio a salivare e, non potendo inghiottire la bava mi cola dalla bocca in una bacinella che mi hanno appoggiata sotto al mentoCarmen si è armata di una sonda, di quelle vecchio stile, di gomma. E’una sonda grossissima, da 14 mm e lunga, Signora mia, una sonda lunga 80 cm. Una delle assistenti si dà da fare a lubrificare accuratamente la sonda. Mio dio, ho già vissuto un orrore simile quando mi hanno fatto la gastroscopia! E Carmen lo sa bene, perché da vera boccalona lo ho raccontato, quanto io abbia paura di questo. Ora l’Infermiera impugna bene la sonda, una lampada mi viene puntata in faccia, la sonda viene spinta lentamente in avanti. La sento toccarmi la lingua, poi la sento infilarsi. Subito inizio a tossire. Ma Carmen spiega alle due studentesse: ecco, vedete? Dobbiamo stare sempre molto attente ad infilare correttamente la sonda giù per l’esofago, guai infilarla in trachea e nei bronchi si rischia di provocare una grave polmonite! Continuo a tossire, ma legata come sono non posso fare altro. Poi improvvisamente la tosse termina ma, improvviso e sconvolgente, ho un primo conato, Carme spiega, ecco vedete da qui in poi la sonda sollecita le pareti dell’esofago e provoca profondi conati. Non bisogna assolutamente badare ai conati ed ai mugolii della paziente, l’importante è averla ben legata al letto o in una camicia di forza!. Ebbene Signore, l’esofago è lungo ed i conati mi squassano. Finalmente la sonda è in posizione e Carmen spiega alle allieve come fare la “lavanda gastrica”. Finalmente la sonda viene ritirata, con altri conati da parte mia. Ormai la bava ed i succhi gastrici che mi sono venuti su hanno riempito la bacinella e colano sulle tette e sulla pancia senza controllo, mescolandosi alle lacrime. Mi tolgono l’apribocca ed una delle ragazze, con una spugna mi ripulisce faccia, tette ed addome, da bava e succhi gastrici. Spero sia finita ma mi sbaglio siamo solo all’inizio di questo calvario!Infatti Carmen spiega alle sue discepole che la manovra a cui hanno assistito è una manovra che presenta, appunto, pericoli. Così, spiega, ho ideato un metodo alternativo, assolutamente sicuro ed ancora più doloroso per la paziente. Ebbene, con la collaborazione della nostra sudiciona, ve lo mostro subito e potrete provare e sperimentare tutte le volte che volete!  E Carmen fa portare una grossa sacca di plastica, piena di liquido. La sacca, mi dice, contiene la nostra preziosa pipì, di cui non sprechiamo mai una goccia, la conserviamo in queste taniche sigillate, in frigorifero, non sai quanto le nostre pazienti ne siano golose! Fa nuovamente la sua comparsa il “ciuccio” che mi mettono in bocca. Signore mie, se dipendesse da me, mi guarderei bene dal bere, ma Carmen mi ricorda che se rifiuto mi infilerà subito la sonda nello stomaco e mi effettuerà la nutrizione forzata tre volte al giorno, per tutta la settimana di “detenzione medica” a cui mi ha condannato! Così pian piano, inizio a ciucciare il piscio freddo dalla sacca. Carmen mi guarda: “Pooovera sudiciona,  non sei ancora abituata al sapore delle Padrone, vero?  Provvederemo anche a quello, con il respiratore! E comunque, se fai la brava, ci sforzeremo per darti una bella sacca delle nostre pipì calde, appena fatte! Deglutisco più e più volte il loro vomitevole piscio gelato. Carmen sta tenendo d’occhio la scala graduata della sacca, “”bene sudiciona hai bevuto abbastanza, per adesso. Ci divertiamo un pochino, poi ne berrai un’altra porzione e così via”. Sono così debole e sbattuta che ormai ubbidisco automaticamente. Ed ubbidisco anche all’ordine di aprire la bocca e, indovinate? Mi rimettono il boccaglio verde, nuovamente non posso più mordere le sonde. Ma stavolta, anziché la sonda di gomma che tanto temo, Carmen porge alla prima delle assistenti un lungo oggetto, che saprò poi essere di un particolare tipo di silicone. Pensate all’antenna di una lumaca ma in scala estremamente più grande. Si, una grossa sfera  sostenuta da un lunghissimo stelo, parlo di uno stelo di 40-50 centimetri, morbido, ma elastico, con una sfera ovoidale da 1,5 cm. Una comoda impugnatura completa l’oggetto. Carmen spiega alla propria discepola:  contrariamente alla nutrizione forzata e alla lavanda gastrica, questa procedura è sicurissima e può essere adottata anche da Signore senza alcuna esperienza. La nostra sudiciona è stata così gentile da riempirsi “spontaneamente” lo stomaco di piscia ed ora non ci resta che stimolarle il riflesso esofageo.  Inizio a realizzare cosa mi sta per succedere, infatti la Assistente infila la sfera nel mio boccaglio ed, incoraggiata da Carmen, la spinge su e giù per l’esofago. Immaginatevi che conati mi causa e, poiché ho lo stomaco gonfio di piscio, non posso che vomitare un fiotto dopo l’altro di liquido. Sono getti potenti, ma le Infermiere si sono protette i camici con i lunghi grembiuli di gomma ed hanno lunghi guanti e soprascarpe protettivi. Mi sembra un tempo infinito ma in 10-15 minuti mi hanno svuotato. Sto anche peggio di prima, lacrime e moccio, senza parlare del piscio e succhi gastrici che vomito. Carmen, a cui è arrivato del vomito sui guanti commenta: sudiciona, sei l’equivalente di una teiera: hai bevuto del piscio freddo di frigorifero e lo hai riscaldato a dovere! Prego il cielo che il castigo sia finito, ma la sacca di piscio è solo a metà ed anche l’altra allieva Infermiera  vuole provare questa nuova tecnica di svuotamento. Nobili Signore, che vi posso dire, ho sempre avuto questa repulsione per i conati e per essere costretta a vomitare, per non parlare della paura della gastroscopia e di manovre simili ed in una mattina ne ho subito tre memorabili applicazioni. E Carmen mi avverte, sudiciona siamo solo al primo giorno della tua settimana di detenzione medicale, fatti forza perché ogni giorno sarà così, se non peggio. Poi mi guarda, “non ti è piaciuto il nostro piscio vero?”. Signore mie è una domanda che, qualsiasi risposta io dia mi causerà guai, così faccio segno di si, il loro piscio è proprio nauseante! E Carmen dà un ordine: maschera respiratoria! Mi aspetto chissà cosa, ma Signora, è un castigo che ho già descritto:  sempre legata come sono, mi ripuliscono sommariamente la faccia e mi infilano una maschera antigas, il lungo tubo respiratorio finisce in una bottiglia di  piscio. Ed ogni volta che respiro l’aria è costretta a gorgogliare furiosamente nella piscia delle Signore. E così l’aroma di piscio mi arriva nei polmoni ed in bocca, non posso sottrarmi, se non voglio soffocare. Mi lasciano così per almeno un ora e gradatamente mi abituo alla puzza ed al sapore di piscio. E mentre faccio queste “inalazioni” ascolto i lamenti di pazienti più fortunate che torneranno a casa tra una o due ore. Invece la giornata di noi ricoverate passa tra inalazioni forzate, lavaggi intestinali e lavande gastriche. La mia personalità inizia a cedere, ci si abitua un po’ a tutto! Ma improvvisamente arrivano Carmen e le allieve: sudiciona, è ora della pulizia, prima di cena!  Una mano impietosa toglie, senza troppa delicatezza il catetere a cui stavo gradatamente abituandomi. Un bruciore che non vi dico! E sempre senza alcun riguardo, la stessa mano villana estrae la sonda, anzi lo speculo anale. E, visto che è di materiale solido, niente sgonfiaggio del palloncino come per le sonde Bardex, il mio povero sfintere deve subire l’estrazione del grosso uovo. E Carmen spiega alle allieve: meglio togliere cateteri e sonde, in modo che gli sfinteri possano riacquistare elasticità. La paziente tanto potrà pisciare ed evacuare liberamente attraverso il buco del letto di contenzione. Poi Carmen mi guarda spietata: “Sudiciona tra poco è ora di cena, non vorrei tu faccia nuovamente i capricci. Siccome sei bloccata a letto, faccio portare qui la tua vicina di stanza, così vedi cosa succede alle sguattere capricciose che si rifiutano due volte di mangiare. Detto fatto, sento un rumore di ruote e viene spinta vicino a me una sedia a rotelle su cui è legata dalle immancabili cinghie una paziente.  Si tratta di una giovane sguattera di circa 25 anni. Sopra la sedia a rotelle pende, sospesa ad un apposita asta, una grande sacca uguale a quella che volevano farmi magiare, solo che è colma di un liquido giallo-marroncino. La giovane ha in bocca il ciuccio, saldamente fissato con un elastico dietro la nuca. Sulla faccia ha una smorfia di assoluto disgusto, una delle Assistenti la incita, “dai schifosa dai una bella poppata” e, poiché la ragazza non ubbidisce prontamente le strizza e torce una mammella. La ragazza, disperata, si sforza di ubbidire e dà un paio di poppate, sulla faccia una smorfia di disgusto totale. Vedo che si sforza di reprimere dei conati di vomito, chissà cosa le farebbero!  E Carmen  mi spiega: “vedi la nostra Jacinta ha rifiutato tre pasti di fila ed allora, visto che la mia cucina non le piace, ho  deciso che faccia un pasto preparato da lei: le abbiamo fatto un buon clistere di pipì, abbiamo frullato i liquami ed adesso si deve poppare tutto! Sudiciona, vuoi fare come Jacinta??  Nobili Signore mi sale la nausea solo a ripensarci, faccio disperatamente cenno di no con la testa. Così Carmen mi si avvicina: “sudiciona, credo tu abbia apprezzato il castigo del lavaggio dello stomaco, sappi che la cara Jacinta dopo che avrà terminato il suo pasto speciale, subirà non uno ma duo o anche tre lavaggi dello stomaco! Suidiciona per invogliarti a mangiare ho pensato di prepararti uno dei piatti più tipici di Barcelona, un piatto povero ma nutriente, adatto a voi sguattere: Butifarra con mongetes”. Caspita, dopo il salto del pranzo e gli svuotamenti che ho subito, ho una fame da lupi, un bel piatto di luganega con fagioli cannellini, il nome del piatto tradotto in italiano, è proprio quello che ci vuole. Ma è grande il mio disappunto quando, anziché il piatto o la ciotola, viene portata ancora la grande sacca piena di un frullato rosa. “Si sudiciona, ti abbiamo frullato la butifarra e alubias e vi abbiamo aggiunto un buon litro d’acqua ed un bel cucchiaio di una spezia africana!”. Ormai domata, apro spontaneamente la bocca perché ci infilino il ciuccio, che viene fissato con un elastico dietro la nuca. Do la prima poppata, CAZZO sa ancora di vomito e di olio di ricino! Carmen intuisce il mio scombussolamento: “sudiciona dovrai abituarti a questa spezia africana, è un antibiotico naturale che fa benissimo. Di solito se ne mette poca altrimenti altera il sapore del cibo, ma per voi pazienti non bado a spese, ne metto a cucchiaiate! Comunque te lo ripeto, se non poppi tutto in fretta ti capita lo stesso di Jacinta! Gentili Signore, mi impegno a poppare ed inghiottire proprio come una brava bambina, la minaccia di Carmen mi terrorizza!FINE SECONDA PARTE

17 marzo 2023

CENTRO DE DETENTION MADAME ROCIO 17


 Le vicende qui di seguito narrate accadono in un porto delle isole Barbados.

Una Signora scende dalla classe business di un aereo, un taxi l’attende all’uscita dell’aeroporto. L’autista ammira questa bella ed elegante Signora, sa di dover portare Madame al piccolo portodi xxxxSa che Madame sta per imbarcarsi per una crociera su di una fantastica nave attraccata in porto. Non è una nave enorme, come ormai se ne vedono tante, ma si nota subito, coi suoi quattro avveniristici alberi che sostengono delle magnifiche vele bianche. 

Giunti al porto Madame è arrivata. La accoglie Maria, una giovane donna in abiti da Ufficiale. Madame, dopo i soliti convenevoli, chiede notizie di sulla nave ed in particolare su di una persona dell’equipaggio. Maria risponde, abbastanza sorpresa della richiesta, sì quella persona è a bordo. Frattanto sono giunte due donne dall’aspetto sfatto, paiono due vecchie. Vestite da una tunica grigia, chiaramente ricavata da vecchie vele.  Aun imperioso cenno di Maria si caricano i bagagli e li portano a bordo lungo la ripida passerella.  Frattanto Maria snocciola le interessanti caratteristiche della nave. Si tratta di un quattro alberi, di recentissima costruzione. E’una nave da crociera in cui è stato volutamente bandito l’uso di qualsiasi motore. La nave è spinta dal vento e, in mancanza di questo oppure durante le manovre in porto, è spinta da eliche, la cui forza motrice è fornita da rematrici. Le rematrici, tutte condannate alla “cadena perpetua”, vivono, remano e dormono nel ponte più basso della nave. Qui vi sono delle larghe panche, fissate al pavimento, i banchi di voga. Il banco è contemporaneamente il posto di lavoro ed il giaciglio delle detenute, che vi sono incatenate per la caviglia. Ad ogni banco di voga, occupato da una o più rematrici, corrisponde un grosso palo di legno, l’impugnatura del remo. Ma, a differenza delle antiche galere, i remi, anziché sporgere all’esterno, finiscono in una scatola di ingranaggi, che fa ruotare l’albero motore della nave. Mente parlavano le Signore sono giunte sul ponte. Madame ammira la maestria con cui è realizzata la nave, una interessante commistione di leghe ultraleggere e legni pregiati. E, come per ogni nave che si rispetti, mentre è in porto, innumerevoli altre donne male in arnese, sono inginocchiate a fregare e lucidare i legni e gli ottoni della nave, sorvegliate da donne in abito marinaio.

Madame viene accompagnata sul Ponte di Comando, qui conosce la Capitana Yolanda e la Contromaestre Mercedes. Poi Madame raggiunge la propria cabina, una veloce doccia e torna sul ponte di comando. Chiede notizie sulle rematrici, su di esse la Contromaestre, cioè la nostroma,  ha diritto di vita e di morte.Madame è interessata alla vita delle rematrici, ma è proprio vero che sia così dura? Mercedes sarà felice di mostrare a Madame tutti gli aspetti della vita di una rematrice. E così le due donne scendono gli scaloni che portano dal ponte di coperta ai ponti delle cabine, poi, aperto un cancello di ferro Mercedes precede Madame per una stretta scala che scende fino all’ultimo ponte: quello in cui scontano la pena a vita le rematrici. Si tratta di un open space, in cui vivono, sudano e lavorano 60 rematrici, “il nostro motore ausiliario”, commenta Mercedes. Sul pavimento sono saldamente avvitate lunghe file di panche di legno, i “banchi di voga”. Incatenate al proprio banco le rematrici lavorano per un interminabile turno di 16 ore ed incatenate al banco vi si stendono per dormire, quando è il loro turno di riposo, vengono liberate solo per le corvè di pulizia dei ponti. Nella scarsa luce, Madame guarda con attenzione una delle rematrici, la riconosce immediatamente, ne è certa, si tratta proprio della perra. La perra, che dovrebbe avere attorno ai 35 anni, pare una sessantenne. Ciocche di capelli bianchi e cortissimi, rapati periodicamente a zero spuntano dal cappuccio di gomma. Le guance raggrinzite e cascanti, evidentemente la perra ha perso numerosi denti. Indossaun grembiule grigiastro di gomma, oltre al cappuccio stretto che scende a coprire gli occhi con due spesse lenti, di quelle da ultramiopenessun altro indumento. Mercedes spiega: “se una rematrice batte la fiacca, la sorvegliante di turno se ne accorge immediatamente, grazie ad un ingegnoso sistema di misurazione, la schiena nuda permette di far tornare la voglia di lavorare. La tradizione marinara prevedeva il “o gato a nueve colas”, come strumento di punizione. In considerazione della vocazione integralmente femminile di questa nave, abbiamo adottato la “ratóna de nueve colas”, una frusta che, permette di punireduramente le schiena delle rematrici, senza fare però gli irreparabili danni del tradizionale gatto a nove code. Alla caviglia sinistra della perra una cavigliera metallica, stretta da un moderno lucchetto e collegata ad un apposito occhiello da un paio di metri di catena. Di certo la perra non consuma le proprie energie camminando. Ad un ordine del fischietto della nostroma le rematrici si raddrizzano ed impugnano saldamente il proprio remo. In fondo al ponte rematrici è posto un tamburo, una incaricata inizia a picchiarvi colpi ritmati, si sente lo scricchiolio del legno dei remi, quando le donne fanno all’unisono forza su di essi

CENTRO DE DETENTION MADAME ROCIO 16


 La perra si ribella

Da alcuni giorni, tra le detenute, serpeggia una diceria: Madame Rocio vuole mandare una detenuta ribelle in un'altra e più terribile struttura. Si sa solo che prossimamente verranno delle ispettriciper la selezioneSi sussurra che verrà scelta una detenuta muscolosa, in buono stato estetico. Nessuna detenuta ambisce ad essere selezionata, ovviamente.

La mente della perra, lo avrete capito, è molto particolare. Riesce ad alternare rassegnazione al proprio stato di detenuta a grandi scoppi d’ira.  Fino a che gli scoppi d’ira coinvolgono qualche altra detenuta. Le sorveglianti si limitano a sedare la rissa e punire imparzialmente le due colpevoli o, nel peggiore dei casi, segnalare il fatto a Madame che provvederà a fare sbollire l’ira delle punite con una bella villeggiatura nel canile. 

E’un giorno come un altro al centro di detenzione, le detenute della “Brigada de trabajo forzoso”, dopo l’appello, si dirigono, portando le loro zavorre, verso il cantiere. Il sole è appena sorto ed illumina il gruppo di detenute che, zoppicanti, si dirigono al cantiere. L’atmosfera è già opprimente, nessuna parla, tutte pensano, più o meno pentite, alle proprie miserie. Giunte sul posto vengono distribuiti gli attrezzi. Oggi è una delle giornate “no” della perra. Già sbuffa quando le viene ordinato di prendere la mazza. E le piccole manifestazioni di insofferenza continuano, viene più volte colpita col frustino poiché lavora poco e male. E non è che il sole picchi solo per la perra, tutte le altre lavorano, nonostante tutto, di buona lena, senza meritare particolari castighi. Ed ovviamente nella pausa pranzo, inevitabilmente, la perra è punita nuovamente con il clistere pubblico, anzi, visto che è recidiva, è la Marescialla in persona che se ne incarica, “Sarà un clistere memorabile”, le promette. Ed è all’arrivo dei soliti campesinos in pausa digestione che la perra viene sottoposta all’odiosa punizione. Il grosso cannello viene spinto, senza alcuna delicatezza, nel retto della perra. La somministrazione dell’acqua gelida è fatta, a bella posta, molto velocemente. E, raggiunti i canonici tre litri, alla perra viene somministrato un “rinforzino” di un ulteriore litro. La cosa strappa dapprima suppliche, poi lamenti misti ad imprecazioni. Evidentemente la perra non ha mai ricevuto clisteri così colossali, la sua pancia non è ancora allenata a sopportare queste dilatazioni. Lo spettacolo dell’”embarazo”artificiale della perra è molto apprezzato dal pubblico che applaude lungamente, scatenando ancora di più la rabbia e le parolacce della perra. Pare proprio che stavolta la perra sia punita ed umiliata a dovere. Ma, appena la Marescialla le infila il “tapon” e si appresta  ad allacciare il tanga di ritenzione, la perra, che aspettava il momento adatto, si piega ancora di più in avanti, in modo da comprimere il ventre ed, irrigidendo i muscoli addominali, mette a “spingere” con tutte le sue forze. Il “tapon” viene “sparato” come un proiettile, seguito da un fiume di liquame, accompagnato da forti scorregge. Tappo e liquame colpiscono in pieno la Marescialla. Inutile dire che la Marescialla non gradisce di ritrovarsi irrorata di liquido puzzolente di fronte ad un nutrito gruppo di spettatori, senza inoltre potersi lavare e cambiare fino al rientro al campo.  E la Marescialla prende il proprio manganello: un anima di pesante legno di bosso, ricoperta da uno spesso strato di elastica gomma. Un terribile oggetto che se usato con forza può fare grossi danni. La perra, parzialmente rinsavita si mette in posizione fetale e si ripara la testa con le mani, aspetta la meritata gragnola di colpi. Invece la Marescialla, che sta lubrificano il manganello, dice: “ti piacerebbe rientrare al campo piena di ematomi, in modo da non venire scelta per il trasferimento ehNiente da fare furbetta, adesso piegati in avanti, toccati le punte dei piedi, che verifico con questo manganellocome mai non riesci a tenere il “tapon”, meglio per te se ti rilassi!.  Il buchetto della perra fa così la spiacevole conoscenza con il grosso manganello della Marescialla. Conoscenza testimoniata dalle urla della punita e dalle risate degli spettatori. Non contenta di ciò la Marescialla utilizza lo stimolatore elettrico da mandriana, per torturare le carni della perra, fino a scaricare la batteria!

Ed al rientro al campo la gravissima insubordinazione viene riferita a Madame Rocio. La perra viene subito fatta “accomodare” nella sua “solita suite”: il canile. Nel frattempo Madame, arrabbiata, prende una decisione e fa una importante telefonata:  “Mia cara  Cris, non mi era mai successo. Devo chiedere il tuo aiuto per una detenuta irriducibile. Come ben sai il regime che impongo è molto duro ed è sempre riuscito a piegare o spezzare tutte le detenute. Ma sono di fronte ad una pazza, refrattaria a tutto, si scrolla le legnate di dosso e continua a fare ancora di peggio. Pensa l’ho messa alla catena, con una palla da 20 chili, nella “brigada de trabajo forzoso”. Non ci crederai: combina guai anche lì. Ed i digiuni, i clisteri  e la segregazione nel canile sembrano farle bene, le frustate le hanno indurito la pelle, il lavoro forzato le ha fatto addirittura bene: ha messo su dei beimuscoli. Si, te lo assicuro, ha un sacco di forze ed aggressività da mettere a frutto, è la candidata ideale per la tua  “Galea !” . La conversazione prosegue, le due Signore prendono accordi, la perra verrà immediatamente ceduta come schiava ed internata definitivamente in questa misteriosa  e terribile “Galea.

 

11 gennaio 2022

CENTRO DE DETENCIÒN MADAME ROCIO 15 / LAVORI FORZATI

Lavoro forzato La detenuta perra ci è ricascata immediatamente non passa una settimana che provoca una nuova rissa. Madame, esasperata decide che è ora di fare sul serio, la perra assaggerà il lavoro forzato, come ai bei vecchi tempi. E quando Madame decide, non si perde tempo, tutto accade di fronte alla altre detenute. La perra deve spogliarsi completamente. Una sorvegliante si incarica di rasare nuovamente la perra, ora le viene gettata una vecchia divisa a striscie bianche e nere, di ruvida canapa, già sporca, puzzolente di sudore e sdrucita. Niente biancheria intima, le condannate al carcere duro fanno a meno anche di questa. Ma quello che la perra non si aspetta è l’arrivo della detenuta addetta ai lavori pesanti. Questa arriva spingendo una pesante carriola con gli attrezzi. In quattro e quattr’otto accanto ai piedi della perra viene faticosamente scaricata una pesante palla di acciaio. Faticosamente dicevo, perché la palla di ferro è approssimativamente (e qui le Signore perdonino la mia ignoranza di geometria) attorno ai 9 centimetri di diametro, del peso di circa 20 chili. Una pesante catena collega la sfera ad una cavigliera di acciaio massiccio. Nessun uso di fragili lucchetti o ridicole chiavi in questo frangente, la cavigliera viene chiusa con due spine di acciaio, battute e ribattute indissolubilmente su di una piccola incudine. Impossibile togliere la cavigliera senza il nuovo intervento di un fabbro. La perra da ora in poi vivrà in simbiosi con questa palla, per poter camminare dovrà prima sollevare e sostenerne il non indifferente peso. E non sarà una convivenza facile: la cavigliera di acciaio segnerà indelebilmente e dolorosamente le carni della perra, fino a che il continuo sfregamento non produrrà un largo callo, che contraddistingue, loro malgrado, tutte coloro che hanno subito la palla al piede. E, se la palla è il male maggiore, la ruvida divisa è un efficace cilicio, soprattutto se si considera che le tenere carni della perra non sono protette né da alcun indumento intimo né da peli superflui. Ma lo scopo di tutto questo qual è? L’avete capito? La perra viene spedita al trabajo forzoso. Le detenute della “brigada de trabajo forzoso” devono partire all’alba, appena termina l’appello ed a piedi, sostenendo ognuna la propria palla al piede, chi da 10 e chi da 20 kg. Il gruppo raggiunge una lunga e polverosa strada nel deserto. Lungo questa strada qualche burocrate ha deciso di far scavare un grande canale, a cosa serva poi un canale nel deserto non lo sapremo mai. Comunque la brigada, inquadrata da un gruppo di 8 sorveglianti, armate di tutto punto, con fucili a pompa, manganelli, frustini e terribili stimolatori elettrici, raggiunge a piedi e di buon passo il cantiere. Qui trovano ad attenderle una baracca con gli attrezzi: picconi e badili ed un grande serbatoio. Ad ognuna delle forzate viene distribuito un attrezzo. Ed il lavoro comincia. Si tratta di un lavoro totalmente manuale, per sfruttare a fondo le energie delle forzate. La perra oggi ha ricevuto una mazza di ferro del rispettabile peso di 10 kg, con un lungo manico, reso lucido dall’attrito del lavoro di chissà quante mani. La perra che porta in una mano la palla di ferro e nell’altra la mazza, viene portata di fronte ad una enorme pietra, “la devi ridurre in briciole”, dice la sorvegliante e poi, mostrandole un sasso: “i pezzi non devono essere più grossi di così”. La perra getta a terra la palla al piede, come vede fare le altre si sputa sulle mani, e solleva la mazza al di sopra della testa. Lascia cadere la mazza sulla pietra, ricavandone solo un “thump”. La sorvegliante sghignazza, se non ci metti la dovuta forza, anziché rompere la pietra la farai crescere. Comunque sappi che qui chi non lavora non mangia e non beve. E potresti assaggiare questo” e le mostra la luminosa e crepitante scintilla dello stimolatore elettrico. E così la perra impara a mettere tutta la propria forza nei colpi che tira. Ben presto le dolgono braccia mani e schiena, le manca il fiato ed il cuore batte all’impazzata. La divisa inizia a inzupparsi di sudore. Passano le ore, con i muscoli sempre più indolenziti e stanchi. Le chiazze di sudore e sale sulla divisa si allargano sempre più. Il sole, ormai alto riscalda inesorabile pance e schiene. La perra scopre un'altra cosa: quella merdosa e sperduta strada polverosa su cui è stata messa a lavorare la “brigada de trabajo forzoso” sembra sia una strada parecchio usata. E’un continuo via – vai di pick-up, furgoni e camioncini di agricoltori ed artigiani che attraversano il deserto per recarsi al mercato. Vedere un gruppo di donne lavorare sfinite in una mise visibilissima, eccita i passanti. Nel migliore dei casi si limitano a fischiare o suonare insistentemente il clackson, qualcuno si ferma ed incita le guardie a “far trabajar las putas”. Il lavoro prosegue massacrante. Ogni due ore alle detenute viene concesso un sorso d’acqua, senza il quale morirebbero ben presto. La perra scopre che il serbatoio che sovrasta la baracca contiene la riserva d’acqua. Acqua quasi imbevibile, verdastra a causa di alghe e limo e popolata da piccoli vermi, ma l’istinto di sopravvivenza vince anche il disgusto e la perra impara a bere anche quello. Di tanto in tanto le guardie verificano l’andamento del lavoro, tirando colpi di scudiscio ai polpacci di chi batte la fiacca o minacciando con le scintille degli stimolatori, temutissimi da tutte. E’ sul fare del mezzodì che la perra inizia a chiedersi quando e se ci sarà una pausa per il pranzo. Ma siamo in un paese di cultura spagnola, la pausa ci sarà ben più tardi. E, nel frattempo, vi sarà nuovamente il passaggio dei mezzi dei “campesinos” che se ne vanno a pranzo, dileggiando le forzate. Di lì ad un ora circa i campesinos tornano sazi, con l’immancabile stecchino in bocca, ma, anziché limitarsi a suonare il clacson o fischiare, si mettono tutti al limite del cantiere, un gruppo di uomini sazi e leggermente avvinazzati. Che vogliono, si chiede la perra? Nel frattempo una sorvegliante fa scaricare dal camioncino una marmitta: uno stufato di fagioli alla messicana, fagioli pomodoro e un “monton” di peperoncino! Le detenute già pregustano il pasto MA! La Marescialla delle sorveglianti si è presa buona nota di chi ha battuto la fiacca e, mentre le altre detenute mangiano, la perra ed altre tre detenute devono avvicinarsi al camioncino, reggendo le loro palle-zavorra. I campesinos si sono messi comodi, pregustando lo spettacolo. Dal baule del camioncino appare un apparecchio da clistere, di acciaio smaltato, parecchio rovinato, evidentemente viene usato spessissimo. L’apparecchio, riempito fino all’orlo con l’acqua del serbatoio è appeso il più in alto possibile. Le detenute vengono fatte denudare, tra i fischi degli spettatori. Una ribelle incallita come la perra sta incredibilmente piangendo per la vergogna. Ora alle punite viene ordinato di mettersi “alla pecorina”. La posizione che nulla nasconde eccita ancora di più gli spettatori. Ed è il turno della prima punita, il grande beccuccio viene spinto dentro bene a fondo e il rubinetto aperto. Qualcuno tra i più agitati degli spettatori irride la punita al grido “el pieno de gasolina”. La somministrazione non dura molto, ben presto il serbatoio è vuoto. Il beccuccio viene estratto ma la punita deve mantenere la scomoda posizione fino a che anche le altre abbiano ricevuto ciò che le aspetta. E’ora il turno della perra che guarda esterrefatta la sorvegliante: non cambia neanche la cannula, che so almeno una sciacquatina? La sorvegliante nota lo sguardo: “Mammoletta, se volevi le attenzioni da madamina non ti facevi spedire qui!”, mentre infila fino in fondo la grossa cannula nel buchetto della perra. “E adesso non fare storie, mammoletta” o ti spello a colpi di frusta. La perra sopporta il clistere senza fare le solite storie, si vergogna troppo, e sì che l’abbondante lavanda deve stimolare crampi in abbondanza. La perra gronda sudore e lacrime silenziose, la pancia che si gonfia e gorgoglia in continuazione, in particolare quando, a clistere effettuato la perra deve mantenere la scomoda posizione a pancia piena, stringendo disperatamente il buchetto. Ed alla fine delle somministrazioni, la Marescialla infila ad ognuna delle punite con un grosso “tapon” che strappa un urlo alla perra. Urlo, ovviamente, salutato con lazzi e fischi dagli spettatori che urlano un “dueleeee” collettivo, mentre la Marescialla allaccia alla sventurata lo speciale tanga elastico che impedirà di “spingere” fuori il tapon. E quando la perra si rialza, con la pancia gonfia, un'altra salva di fischi saluta il grido “embarazada!”. E così la perra e le altre punite si troveranno a lavorare affamate e con le pance gonfie dei grossi clisteri ricevuti. I campesinos, finito lo spettacolo, dopo aver offerto dei buoni sigari alla Marescialla ed alle sorveglianti, tornano ai loro campi ed orti, nell’unica vallata fertile del deserto. E solo dopo altre lunghe ore la Marescialla farà togliere il “tapon” alle punite e permetterà loro di accosciarsi per liberare le pance doloranti. Ed a sera la “brigada” torna barcollante, carica di palle di ferro e di catene tintinnanti. La perra, alla fine del primo giorno di lavoro è distrutta. La caviglia le duole per il continuo sfregamento, ci vorrà un mese, prima che cresca il callo protettivo. Ma i dolori non si fermano qui, le parti intime della perra bruciano e sono arrossate dallo sfregamento continuo con la ruvida divisa e dal fatto, che la “mammoletta” perra ha scoperto che nel deserto la sabbia deve sostituire la carta igienica e l’acqua basta appena per bere, non per il bidet. Il dolore continuo sta spezzando la fibra della perra, è ormai scoraggiata ed inizia a chiedersi se non sia meglio lasciarsi morire subito, anziché continuare con questa lenta agonia. Ma non c’è tempo per commiserarsi, è subito mattina e il tormento ricomincia, lavori forzati continuano, giorno dopo giorno, dopo giorno, all’infinito. Ma vi sono anche dei progressi: grazie al continuo esercizio la perra impara a rompere le pietre con pochi colpi ben assestati ed a mantenere un profilo basso per evitare di essere punita, dando spettacolo di sé ai campesinos. Al ritorno al campo le forzate sono sfinite, al punto da barcollare. Una scodella di brodo in cui è stato macerato un tozzo di pane secco è la loro “sopa magra”. Dopo di che le forzate cadono addormentate, per venire poi svegliate dai fischietti delle sorveglianti e spinte fuori dalla baracca per l’appello serale. Ma sono così stanche che ormai accettano bovinamente tutte le piccole cattiverie ed umiliazioni, il lavoro duro inizia a dare i suoi frutti! Una volta alla settimana le detenute della “brigada” vengono lavate: viene distribuito un pezzo di sapone, una sorvegliante le spruzza, ancora con la divisa a striscie indosso, con un idrante. E poi è tutto un affaccendarsi, le detenute insaponano ben bene il tunicone della divisa, questa poi viene tolta e lasciata a terra. Le detenute passano poi ad insaponarsi vigorosamente ripulendo le sporcizie della settimana. Viene poi riaperto al massimo l’idrante ed il getto violento e freddissimo sciacqua corpi e divise. Dopo di che il tunicone deve essere nuovamente indossato e le detenute dovranno attendere, ordinatamente inquadrate, che l’implacabile sole asciughi le divise. Ho potuto osservare da vicino la perra, mentre si lavava. Il lavoro forzato le sta giovando: il pancione da detenuta si rimpicciolisce, grazie alla ginnastica fatta con la mazza. In compenso le braccia e la schiena stanno sviluppando i muscoli. Ma non solo io osservavo la perra: mi sono accorta che anche Madame Rocio, da lontano, osservava il gruppo di detenute ignude che si lavavano.

9 novembre 2020

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 14 / il supplizio dell’otre

Il supplizio dell’otre.

Pare quasi che la perra, le punizioni se le vada a cercare. Infatti, non contenta di essere appena stata punita, appena rientra nei ranghi riprende la zuffa da dove era stata interrotta. La cosa fa alquanto arrabbiare Madame che, visto che la pelle della perra è evidentemente indurita come il cuoio, decide di punirla per altra via. Sappiamo bene, e anche Madame Rocio lo sa, che la perra mal sopporta i clisteri. “Stavolta ti ripulirò il cervello dalla voglia di azzuffarti, ti sottoporrò al supplizio dell’otre”, le annuncia Madame. E la perra viene nuovamente issata per i piedi, le gambe aperte. Per fortuna della perra, Madame ha voluto limitare la durezza della punizione, stavolta niente tinozza sotto alla perra. Le sorveglianti portano una alta piantana, su cui viene appeso un grande apparecchio da clistere. Una delle sorveglianti porta a fatica una grande brocca, pesantissima, il liquido biancastro ha due dita di schiuma, sicuramente contiene una gran quantità di sapone. “Iniziamo con 3 litri”, ordina Madame, la soluzione non giunge neanche a metà dell’enorme apparecchio. E Madame mostra alla perra il contenuto di una valigetta di plastica, un set di sonde di plastica…. gigantesche, un gentile omaggio di un amico tornitore! La misura del diametro massimo, espressa in pollici è chiaramente riportata su delle targhette: 1, 1 ½ , 2, 2 ½. Francamente mi spaventerebbe già la prima, non oso pensare a cosa possa fare la più grande. Ma Madame non perde tempo, la sonda da 1 pollice viene lubrificata a dovere e infilata, con un movimento rotatorio nel buchetto della perra. Madame apre al massimo il rubinetto e si assicura che l’apparecchio sia alla massima altezza possibile. La perra inizia a smaniare, il liquido è ben caldo e le dà molto fastidio. Il foro di passaggio del liquido deve essere molto grande, in un paio di minuti i tre litri finiscono nel ventre della perra. Vediamo la pancia ingrossarsi, anche se, data la posizione capovolta della perra, la pancia sporge poco. Una sorvegliante premurosa porta a Madame Rocio una poltrona. Tempo per la perra di sopportare gli effetti della soluzione saponosa caldissima. Effetti contrastati dalla sonda che fa da tappo e dalla forza di gravità. Effetti che la perra, invece sente benissimo dentro di sé. E ben presto la perra inizia a supplicare: “basta, bastaaaa”, “non ce la faccio più”, “per carità scoppiooo”. 

Ma niente, Madame vuole che la perra giunga al limite e si ripulisca ben bene. Passa una buona mezz’ora di crampi angosciosi, poi una sorvegliante estrae la sonda, il liquido, causa della forza di gravità, cola lungo il corpo della perra, facendo poi una lurida pozzanghera sotto di lei. L’espulsione, data la forza di gravità, è lunga e penosa. Piano piano tutto si placa, ma la punizione non è affatto finita, Madame fa cenno di riempire nuovamente l’apparecchio, “adesso che ti sei liberata, possiamo iniziare a fare sul serio: “5 litri !”. Inoltre Madame Rocio stavolta sceglie una delle sonde più grandi: quella da 2 pollici!

La sonda, ben lubrificata viene mostrata alla vittima, poi la perra, ancora appesa e gocciolante, viene nuovamente impalata da questa gigantesca sonda. Se la sonda precedente era entrata facilmente, stavolta la perra urla a tutta forza. Ma Madame non si turba affatto, la sonda viene inserita bene a fondo.

L’acqua viene nuovamente aperta e la perra scopre che stavolta l’acqua è fredda, niente languida soluzione saponosa caldissima, ma una soluzione di sale fredda di rubinetto, che genera subito terribili crampi. Tra l’altro Madame questa volta, per pietà o per uno spietato calcolo, ha aperto solo parzialmente il rubinetto, la somministrazione è molto lenta e la perra la deve soffrire tutta. La quantità d’acqua è tale che il pancione stavolta è gigantesco, non oso immaginare come sarebbe se la perra fosse dritta. La perra, che non è mai stata gonfiata così, supplica a lungo, “scoppio, bastaaa”, ma Madame preme sulla pancia, ce ne sta ancora, la perra verrà gonfiata proprio come un otre! Ed alla fine anche il grande contenitore è vuoto. La perra, o per meglio dire l’otre, oltre che dai crampi intestinali, è scossa  da tormentosi conati, quasi che il suo corpo, tappato posteriormente tentasse di liberarsi da tutto quel liquido anche dalla bocca. La perra, ammaestrata dal clistere precedente, stavolta tenta di spingere fuori la sonda cercando di abbreviare il tormento della interminabile ritenzione. Ma la sonda da 2 pollici non è oggetto destinato afarsi espellere con facilità e la perra, capendo che se spinge soffre ancora di più,deve desistere e sopportare la punizione fino in fondo. Tra l’altro Madame ha aggiunto alla soluzione salata anche un paio di cucchiai di aceto. L’irritante liquido non viene assorbito affatto dalle pareti intestinali ma regala alla perra contrazioni incredibili. E, quando Madame decide sia giunta l’ora, spinge il pancione della perra, facendola oscillare proprio come fosse un altalena. La forza centrifuga delle oscillazioni si somma alle contrazioni e riesce finalmente ad espellere la sonda. Un getto incontrollabile di liquido segnala il “salto del tapon” e l’otre inizia a sgonfiarsi. Ma l’evacuazione, faticosa e dolorosissima a causa della forza di gravità, durerà una interminabile mezz’ora. “Proprio un parto laborioso”, commenterà Madame.  La perra viene finalmente calata e giace, distrutta a faccia in giù nel maleodorante laghetto da lei generato.  Penso proprio che la perra, almeno per ora,  non abbia alcuna voglia di azzuffarsi nuovamente. Poi la perra viene fatta alzare e lavata con un idrante, un lusso!

Durante il lavaggio della perra ho avuto modo di vederla ben bene e vi relaziono sulle sue condizioni: la perra è dimagrita, nonostante debba lavorare con la divisa di fatica, ha la pelle bruciata dal sole, col segno bianco lasciato dai finimenti del calesse di Madame Rocio. Evidentemente Madame costringe la perra a correre nuda, così suda meno e sente meglio i colpi di frusta che le hanno ben segnato schiena, cosce e polpacci.

Come tutte le detenute, la perra è periodicamente rasata integralmente. Ovviamente vi è una ricrescita e vi posso dire che la orgogliosa amazzone dai capelli corvini, di una volta, è ormai completamente grigia, compresi i peli pubici. La perra ha ormai imparato a tenere lo sguardo a terra e non alzarlo se non le viene ordinato. Sarebbe perfetta, se si escludono risse, ribellioni e tentativi di fuga, di cui si è macchiata e, credetemi, continuerà a macchiarsi.

 

 

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 13

Perra is back!

 

Nobili Signore, serva sudiciona, ci eravamo, per qualche tempo focalizzate su Skinny. E la perra, direte voi? Madame Rocio continua ad avere BUONA cura della perra, come del resto le altre detenute. 

Diamo una occhiata alla nostra perra preferita: sicuramente non la riconoscereste più, quella che era la curatissima, elegante e prepotente direttrice della Pension Balnearia è ora una detenuta, tra le peggiori.  Sfumata la possibilità di avere un trattamento di favore, grazie al fatto di essere divenuta l’amante di Madame Rocio, la perra si è lasciata andare. E dato il suo carattere, è tutt’altro che disciplinata. Madame la sorveglia attentamente, questa detenuta deve cambiare, deve sottostare alla disciplina, insomma, la perra diverrà una schiava o verrà spezzata. 

E Madame ordina che la perra venga nuovamente messa a lavorare nel punto più profondo della salina. Lì le vengono consegnati piccone e badile, la perra sa cosa la può aspettare se non lavorasse, le punizioni sono terribili: trainare a passo di corsa il carretto di Madame o una visita ai tremendi ambulatori. Pensando a queste cose la perra si guarda le unghie delle mani, si vedono ancora i segni della terribile punizione subita. E così, sorvegliata a vista da una guardiana, la perra inizia a picconare e scavare. Ma presto una nuova fatica attende la perra: caricato il sale su di una carriola deve portarlo fino al centro di confezionamento. I viaggi si allungano monotoni, la fatica e la sete si fanno sentire e pian piano cancellano tutti gli altri pensieri dal cervello delle detenute. Lavorare sotto il sole a picco riesce a far sudare loro insospettate quantità di liquido, le bocche si seccano e le labbra si screpolano. E quando viene distribuita la scarsa razione di acqua, scoppiano spesso discussioni e liti. Partecipare alle zuffe è una delle specialita della perra, diciamo che se c’è una rissa vi si butta a pesce, se non c’è la rissa, si dà da fare per causarla. Infatti, dopo essersi scambiata insulti con altre detenute, si scaglia contro di loro. Ne nasce un bel trambusto che viene notato dalle guardiane, le quali impugnano i robusti randelli che tengono alla cintura e cercano di separare le contendenti, distribuendo un imparziale numero di randellate. 

I fatti vengono segnalati a Madame Rocio che decide sia ora di  trattare la perra con la dovuta durezza. 

E così la perra sperimenta un nuovo metodo di correzione. Viene appesa per i piedi a due carrucole, le gambe piuttosto divaricate. Madame fa portare una vasca riempita di acqua e la fa posizionare sotto alla testa della perra. Ti sei azzuffata per l’acqua, stupida, tra poco potrai bere a sazietà, dice Madame. Ora le corde che sostengono la perra vengono mano a mano calate, fino a che la testa della perra viene a trovarsi sott’acqua. Va da sé che di lì a poco, la perra, se non vuole annegare, deve fare uno sforzo su gambe e schiena,  per tirare la faccia fuori dall’acqua. Madame, intanto si è messa comoda. La perra, neanche cinque minuti dopo inizia ad avere crampi a cosce, schiena e collo. Vinta dalla fatica cede di colpo e la testa finisce nuovamente sott’acqua. E nuovamente, un paio di minuti dopo, si vede la perra sforzarsi e tirare la testa fuori dall’acqua. Ma i muscoli dolgono e tremano e il ciclo testa sommersa ed emersa si ripete, sempre però più lungo il tempo con la testa sommersa. Si sente la perra digrignare i denti e respirare a fatica. La si sente anche supplicare, ma Madame non si fa certo infinocchiare. E’una durissima punizione, la condannata sta per annegare lentamente. E infine la perra non riesce più ad estrarre la testa, si vede l’acqua ribollire, evidentemente la perra non può più resistere. Madame si avvicina con una bacchetta in mano, e tira un secco colpo  proprio in mezzo alle cosce, la perra rinviene di colpo, estraendo la testa dall’acqua ed urlando per il dolore. Ad un cenno di Madame le corde vengono divaricate ancora di più, tirando la testa completamente fuori dall’acqua, ma lasciando ancora più esposta la patata della perra. Si sente il respiro affannoso, ma la punizione non è finita, i colpi, portati con una certa forza, lasciano grossi segni rossastri in rilievo. La perra si becca una buona dozzina di colpi. E sarà una perra in lacrime che dovrà baciare i piedi di Madame e la bacchetta usata per la punizione. La perra viene poi costretta a ripetere dieci volte, ad alta voce: “Madame, questa schifosa schiava ringrazia per la lezione ricevuta.”

 

CENTRO DE DETENCION MME ROCIO 12

Nuovi castighi

 

La serva Skinny ha iniziato l’interminabile lavoro di lucidatura del pavimento, partendo dal lato del salone a lei assegnato. Come raccontavo il lavoro non è dei più facili, la schiava deve passare e ripassare, con grande uso di “olio di gomito” le dure pietre abrasive, puzzolenti di orina. Sono passate un paio di settimane e le compagne di schiavitù avvertono Skinny che l’indomani Madame vuole vedere il risultato di tanto lavoro: la prima piastrella dovrà essere pronta. Non so sel lo facciano per invidia o per “nonnismo” ma le maledette non dicono a Skinny i “trucchi del mestiere”. E così l’indomani Madame, quando la schiava Skinny le presenta una piastrella opaca e piena di residui lasciati dalle mole, si altera alquanto. Skinny si becca subito un paio di potenti manrovesci. Poi Madame fa uno schiocco di dita, le altre due serve vanno a prendere una pesante gogna che viene posizionata di fronte al lavoro mal fatto. La testa ed i polsi di Skinny vengono bloccati, con la gogna regolata piuttosto in basso, tanto che la schiava è piegata a 90 gradi. Questa posizione è già per se stessa un tormento. Ma Madame vuole mostrare alla nuova arrivata che un lavoro mal fatto può costare caro. E Skinny scopre ben presto quanto facciano male i colpi di frustino, in particolare quando non te li aspetti perché essendo alla gogna non puoi vedere dietro di te. Passano le ore e a Skinny, a causa della posizione, dolgono terribilmente schiena, collo, polsi e gambe. Al ritorno di Madame Skinny ha un sospiro di sollievo, la punizione sta per terminare.

E INVECE

La vera e propria punizione inizia ora: la schiava che ha fallito nel lucidare UNA piastrella ora ne luciderà DUE, ancora grezze, nel medesimo tempo. Skinny è incredula, questa Signora che pareva così dolce. E quando Skinny, interrogata sul perché sia così sorpresa, si lascia scappare un “Non ce la farò mai” Madame le illustra come riuscirci. Skinny lavorerà giorno e notte. Ci penseranno dei potenti clisteri al caffè,  a tenerla sveglia e a darle la carica per il lavoro. Poiché è umanamente impossibile che la schiava resti sveglia e lavori ininterrottamente per due settimane, le verranno concesse due ore di pausa, precedute da un clistere di camomilla, per contrastare l’effetto della caffeina. E si comincia subito,  Skinny deve restare indossare solo dei mutandoni punitivi di cuoio e gomma, niente divisa di fatica ad ingombrare. Ma lo scopo di questa insolita tenuta è presto detto, Madame le applica alle mammelle delle mollette che tengono due campanellini. Va da sé che se la schiava lavora alacremente, data la posizione a quattro zampe, le mammelle si mkjuoveranno, facendo suonare con continuazione i campanellini. Diventa così facile sorvegliare il lavoro della serva, anche solo ascoltando il suono in un altoparlante.  Anche i mutandoni di cuoio hanno uno scopo ben preciso, Madame sa benissimo che il pendolare ritmico delle mammelle, unito alla caffeina, terranno la schiava in un perenne stato di eccitazione insoddisfatta. Impedendole il minimo sollievo manuale, la serva indirizzerà tutte le energie derivanti sul proprio lavoro. 

Sebbene che le due serve  Paula e Julia siano incaricate di sorvegliare a turno la schiava, Madame non disdegna di praticarle di persona qualche poderoso clistere al caffè, utilizzando a questo scopo qualche buona miscela messicana. E pensare che quell’ingrata di Skinny non apprezza il pensiero!

Vi posso assicurare che alla fine dei quindici giorni le piastrella saranno perfette, anche perché Skinny verrà istruita dalle altre serve che prima dell’ispezione finale le piastrelle devono essere lungamente ed accuratamente pulite con la lingua, per togliere, oltre all’odore di piscio, anche la fanghiglia residua delle mole manuali.

Che dirvi del destino di Skinny, se ne può rendere conto anche lei, confrontando le misere tre piastrelle lucidate in un massacrante mese di lavoro con le centinaia e centinaia dei saloni e dei corridoi della Villa di Madame Roxana.