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Il blog LA DOMESTICA RISPONDE è da considerarsi completamente opera di fantasia. I personaggi e le situazioni descritte sono fittizi, e l'eventuale somiglianza con persone o fatti esistenti è da ritenersi totalmente accidentale.
RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI
© JANINE SOUILLON, LUGANO, CH
14 maggio 2016
At Work
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drawings,
lavori forzati,
lavori pesanti
7 maggio 2016
TRANSFORMATION D'UNE BURGOISE 5
epitomy of a servant, sweat running
down my forehead , my apron front
splashed with water, resting my rubber
gloved hands in the mop stick.
I looked admiringly at her. "You
look fantastic Monique, I can't believe
that change, you are indeed a very chic
lady!"
She answered casually back : "That
proves my theorie Marie Benedicte,
that finally the clothes make the
master, if you know how to wear
them of course and not the other way
round. And look at you, after an
hour's housework you look all the way
the part of a Portuguese 'femme
de menage'. We have to work with your
hair a bit and do some other
adjustments but you certainly look the
part".
I looked at her aghast, but e peculiar
excitement run through my body
like an electric current. I managed to
answer in a rather meek tone of
voice "But what do you mena '
looking the part?', I simply agreed to
help with the housework and I dressed
like this to please you."
She looked intensely at me : "We
might as well sort things out here and
now! Marie Benedicte, I have a
proposition to make to you. Would you
consider to change positions with me
and become a 'femme de menage', a
maid, a cleaning woman for a year and I
will be 'la femme bourgeoise',
a woman of the high society. You will
find out where I come from and I
will be able to fulfill my dream and
live the life of an upper class lady
even for a limited period of time.
Think, it can be like a sabbatical
year for you, you will be able to
experience things totally outside of
your own milieu. For me it is a
lifetime long ambition to know the world
of luxury and wealth, a world where you
come from but I know it from the
servant's side. For you it is going to
be a complete reversal of roles
and positions in life."
She stopped and looked at me, I could
tell she was completely taken by
her own words, she was already so near
to fulfill her dream, she was
already dressed the part and she was
enjoying it immensely. But what
about me, I was confused as I was
trying to think hard for an answer. I
knew already that it was either her
terms or good bye Monique for good.
(5- a suivre)
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cinderella in reverse,
Transformation d'une burgeoise
6 gennaio 2016
UNA LETTERA DI FRAUJULIA
Gentilissima Madame Janine,
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma, passato qualche tempo, notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma, passato qualche tempo, notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia
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5 gennaio 2016
CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 6 / LA MANICURE
La manicure
Mentre si svolge il rigoroso programma
di dieta ed esercizio di Fatty, su cui torneremo in seguito, la perra
sta studiando un nuovo modo per mettersi nei guai: infatti inizia a
farsi notare da Madame Rocio ……… intendo ….. a lanciare a
Madame inequivocabili messaggi di sottomissione e disponibilità. Mi
spiego meglio, in breve la perra passa da detenuta super punita ad
amante di Madame Rocio.
Ora, non mi posso certo ergere ad
esempio delle altre detenute, ma prima di diventare l’amante di una
Direttrice lesbica ed appassionata di BDSM e giochi Medical, ci
penserei.
E per circa un mese la perra ha un
trattamento di favore: niente lavori pesanti, cibo e soprattutto
acqua a volontà. Addirittura la libidine di poter fare una doccia
ogni giorno, e di indossare una divisa nuova e biancheria intima
morbida e pulita.
Insomma, la perra si gode questo mese
di pacchia, si rimette in carne e non sembra più la stessa,
comparata a noi povere disgraziate, sottoposte alla dura disciplina
del Centro. Tutte le medaglie hanno, però un rovescio. Infatti di lì
a un po’ a Madame inizia ad interessare una nuova giovane detenuta.
Si dice che la perra, faccia una
scenata di gelosia a Madame Rocio, altre pensano che la perra abbia
addirittura colpito la nuova favorita.
Madame Rocio, esasperata, decide di
punire in maniera memorabile la perra.
La perra, caduta in disgrazia, sotto la
scorta di quattro sorveglianti, deve faticosamente indossare la
vecchia divisa di punizione. La puzzolente tuta gommata viene ben
stretta e richiusa da una cerniera, la guardiana fatica addirittura a
calzare lo stretto cappuccio sulla testa della perra. Come se non
bastasse le mettono anche il grembiule con il cinturone stretto al
massimo. Lunghi guanti di gomma sulle mani.
Ora la perra, nella sua mise nera,
viene messa al sole, con l’ordine di “fare l’aeroplano”, cioè
di tenere le braccia distese perpendicolari al corpo, senza fare il
minimo movimento. Questo banale esercizio, prolungato per mezz’ora,
sotto il sole del deserto è in grado di mettere in crisi anche
l’ergastolana più incallita. Infatti ben presto i muscoli delle
braccia, in quella posizione obbligata, iniziano a bruciare, come se
si stesse facendo un gran lavoro. Se a questo si sommano le
temperature raggiunte dall’interno della tuta nera, capite bene che
per la perra è una partita persa. Infatti di lì a dieci minuti è
costretta dai crampi a riabbassare le braccia.
Madame Rocio aspettava solo questo
momento. Ad un suo ordine le quattro sorveglianti trascinano la perra
verso una rustica pesante poltrona di legno massiccio, munita di
robusti e larghi braccioli.
Nonostante le sue condizioni, la perra
rabbrividisce per la paura di una punizione inevitabile e
sconosciuta. Le guardiane la costringono a sedersi. Alla detenuta
vengono sfilati i guanti della divisa di punizione, le mani e le
dita, biancastre per il sudore colato all’interno del guanto. Una
sorvegliante prende il polso della punita e fa appoggiare la mano sul
bracciolo, fatto a forma di vaschetta, dotata sul fondo di una serie
di anelli a scatto, proprio come quelli dei classificatori. Gli
anelli, una volta che la mano è in posizione corretta si chiudono
con un sinistro click bloccando sia il polso che, singolarmente ogni
dito. Impossibile togliere le dita, se non utilizzando un apposita
leva per rilasciare gli anelli. L’operazione si ripete per tutte e
due le mani. Analoga operazione per i piedi, bloccati da un anello
alla caviglia ed un altro al pollicione. Madame ha indossato un
camice azzurro. Un comodo sgabello la posiziona all’altezza delle
mani della punita. E con grazia Madame asciuga la mano, poi taglia e
rifinisce le unghie della perra.
Questo è solo un gioco con cui Madame
a volte indulge: giocare come il gatto col topo con la sua prossima
vittima, che dal canto suo si sta pisciando addosso dalla paura. E
Madame si inebria dell’odore di’adrenalina del sudore dalla sua
vittima: l’odore della paura!
Ora Madame avvicina un vassoio
chirurgico, impugna un lucido oggetto di acciaio: l’oggetto è
simile alla “lesina” che utilizzavano gli antichi calzolai per
bucare il cuoio: una impugnatura che sorregge un lungo punteruolo a
sezione rettangolare. Madame posiziona il punteruolo ben parallelo al
dito ed inizia ad infilarlo sotto l’unghia del dito medio della
punita. Il dolore è allucinante, come quando si viene colpiti da una
inaspettata scossa elettrica. La perra grida con quanto fiato ha in
gola, deliziando Madame. Gocce di sudore scorrono lungo il corpo. Il
punteruolo avanza un millimetro per volta, separando la delicata e
sensibile carne dall’unghia soprastante, il sangue inizia a
stillare attorno all’ago del punteruolo. Ma non è finita, quando
il punteruolo è ormai immerso fino a mezza unghia, Madame applica
una lenta torsione, così che l’ago dilati ancora di più il foro
che si è dolorosamente scavato. L’effetto è devastante, il corpo
cerca di arcuarsi, trattenuto dagli anelli, dalla bocca della perra
esce un urlo terribile. Madame non fa una piega, si rivolge alle
astanti dicendo: “sentito che acuti?” Vediamo la perra ciondolare
la testa, l’insopportabile dolore le sta facendo perdere
conoscenza. Ma Madame non permette queste svenevolezze: dal vassoio
spunta pronta una grossa siringa, il cui contenuto viene prontamente
iniettato nel braccio della vittima. Il medicinale fa rapidamente
ritornare in sé la perra. La punita si guarda incredula il dito da
cui continuano a stillare gocce di sangue. Deve fare malissimo. La
perra ricorre al puerile sistema di soffiare in direzione del dito,
sperando di affievolire il dolore. Ma la punizione deve ancora
iniziare: Madame Rocio, ora prende una capace brocca e ne versa il
contenuto nella vaschetta in cui sono immerse le dita della vittima.
Cosa pensate che possa fare una bella
salamoia di aceto e sale al dito della perra? Beh, una delle risposte
potrebbe essere che il liquido ferma lo stillicidio di sangue e
disinfetta alla perfezione la parte. In realtà lo scopo non è così
caritatevole, l’acido ed il sale aggrediscono la tenera carne
separata dall’unghia ed alla perra pare le sia stato dato fuoco al
dito. La vediamo, la “pelata” paonazza per il dolore, il viso
trasfigurato da una terribile smorfia. Ormai a forza di urlare la
perra è quasi diventata afona. Un lago di pipì si sta allargando
sotto la poltrona, la perra ha perso il controllo. Madame gongola,
questa stupida detenuta, si ricorderà di non mancarle più di
rispetto. Con fare gioviale dice alla propria vittima: e non vorremo
lasciare solo questo povero ditino, ce ne sono altri 19 che
reclamano a gran voce la manicure. E, con decisione Madame Rocio
passa al dito indice della vittima che, stimolata dal medicinale
iniettatole, non ha neanche la facile scappatoia dello svenimento!.
La tortura della perra continua a
lungo. Finita la prima mano, comunque, Madame si stanca e decide di
proseguire la punizione nei giorni successivi. Bisogna dire che
grazie alla dolorosissima salamoia, la perra non avrà neanche
bisogno di bendaggi e, grazie al fatto che la lesina non è stata
spinta fino alla base dell’unghia, le unghie guariranno, anche se
dopo lunghe settimane, in cui la perra sarà in ogni caso costretta a
lavorare e camminare come tutte le altre. Non si pensi che Madame
agisca per spirito umanitario, se la condannata conserva le unghie, è
possibile ripetere la punizione.
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TRANFORMATION D'UNE BURGEOISE 4
She stopped again and looked at me. I
looked back at this angry but
sincere face and suddenly I felt a
strong compassion for that woman. I
felt her strength of character through
her rage, I felt her willingness
to try the forbidden, for her, fruit of
the bourgeois world. Probably
she is right, probably I should see how
the other side lives and
works. I decided to play her game, I
wanted this woman to stay with me,
I needed her. I simply nodded to her
that I agree and I took the pile
of clothes and started going out. She
stopped me again : "Oh no Pet,
you don't leave this room unless
properly dressed as the cleaning woman
you are going to become, so strart
removing your clothes and hurry up,
we don't have all day."
By now I was defeated, I couldn't cope
anymore with the strong
character of this woman. Within
seconds I was standing naked in
front of her and within a few more
minutes I was dressed under her
insrtuctions. Black cotton panties and
vest, black thick pantyhose,
and the overall dress which buttoned in
front. Those were her clothes,
the clothes she was wearing just
before. I could smell her b.o. in them,
nothing repulsive, just a combination
of cheap eau de cologne and her
mild sweating.
5
"And now the 'piece de resistence
ma cherie' Monique said smiling broadly,
come here I will tie your apron'. I
approached and she adjusted the
large matching working apron on top of
my dress. She criss crossed the
bib straps behind my back and fastened
them to the strings with two small
buttons, then she firmly tied the
strings in a big bow in the back. She
pointed to the door. "Well, this
is your obligatory uniform for working
in the house Marie Benedicte, run along
now like a good maid and finish
your chores and then report back here,
I want to continue our little
conversation and plan the rest of the
day."
It took me an hour of intense work to
finish what I was ordered to do. I
was moping the kitchen floor when I
literally smelled Monique's presence
in the room. I turned around and she
was standing by the door looking at
me. God how she changed! She was the
epitomy of elegance wearing a dark
grey silk suit, a light grey blouse,
fine stockings and elegant medium
heel shoes. My expensive Chanel 5.
(4- à suivre)
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Transformation d'une burgeoise
3 dicembre 2015
DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 10
Il sapone
Capita che le serve in addestramento,
siano piuttosto goffe nei lavori. Ed una in particolare lo è
all’ennesima potenza, succede che ha appena terminato di pulire i
balconi e, nel rientrare in casa, rovescia tutta l’acqua sporca che
pare inchiostro. Una serva ben addestrata, a questo punto, si
rimboccherebbe le maniche e rimedierebbe ben presto al malfatto.
Invece la nostra serva, esasperata si lascia sfuggire un “Cazzo,
cazzo, cazzo!!”. L’esclamazione richiama immediatamente
l’attenzione della Oberschwester. Inutile dire che la serva è nei
guai. “Per il momento lasciamo da parte la tua goffaggine,
imparerai con l’esperienza ed il lavoro ad evitare questi disastri,
ma non posso assolutamente passare sopra alla tua imprecazione. Una
brava serva impara a non lasciarsi prendere dalle emozioni e, se
questo accadesse, una brava serva tiene la lingua sottochiave. La
serva prima della punizione, deve rapidamente rimediare al disastro.
Ora la Oberschwester può occuparsi della sua educazione. La serva,
sempre con la divisa di fatica, viene fatta inginocchiare sul
pavimento. La Oberschwester pone di fronte a lei un basso sgabello
con un piattino. La serva si chiede a cosa servirà questo piattino.
La Oberschwester si allontana e torna con un piccolo involto
profumatissimo. Lo apre e ne estrae una ricercata saponetta, una
delle saponette che una serva non si sogna neanche, costretta ad
usare per lavarsi solo ed unicamente il sapone da bucato. La
saponetta viene posta sul piattino di fronte alla serva. “Bene, mia
cara, oggi ci occuperemo della pulizia della tua boccaccia. Sono
certa che questa saponetta ti insegnerà a tenere a freno la lingua.”
La serva non crede alle proprie
orecchie, forse non ha capito bene, cosa deve fare con la saponetta?
La Obertschwester è una donna di
azione, prende la saponetta la passa sotto al rubinetto, pinza il
naso della serva e, quando questa apre la bocca per respirare, vi
infila a fondo la saponetta. “Ecco mia cara, ora ti succhi questa
bella caramellina. Succhiala ben bene, voglio vederla andare dentro e
fuori.”
La serva si sforza di ubbidire. Ma la
saponetta, a contatto con la saliva, inizia a sciogliersi,
richiamando ancora più saliva, ben presto al bocca della serva è
piena di sapone e saliva. La Oberschwester, che sta osservandola
avverte: “non ti azzardare a sputare, da brava serva inghiotti
tutto e, continua a succhiare la saponetta”. Poi la Oberschwester
pone sullo sgabello anche una sveglia, “per questa volta smetterai
quando la sveglia suona, fra mezz’ora. Ma ricorda, la prossima
volta potrei non essere così clemente e potrei obbligarti a
succhiare tutta la saponetta, completamente.”.
La serva deve ora inghiottire, la
saliva insaponata è terribile, irrita le pareti della bocca e la
serva la sente benissimo scendere per l’esofago. E non parliamo del
profumo, quello che, sulla pelle è un lusso da Signore, in bocca è
una cosa abominevole. Ma la serva sa di essere osservata dalla
Oberschwester ed inghiotte, anche se lo stomaco si ribella ed ha
voglia di vomitare. Ma ora la serva deve continuare a succhiare
spingendola dentro e fuori la saponetta che, dal canto suo si
rammollisce in superficie e lascia ancora più schiuma. I minuti
passano interminabili, con la fatica di inghiottire la densa ed
irritante schiuma che causa crampi e conati. Finalmente la sveglia
suona, la serva inghiotte l’ultima schiuma e, finalmente può
togliersi dalla bocca la saponetta. Come le fa notare la
Oberschwester la saponetta si è consumata abbastanza poco, la serva
si può immaginare quanto deve essere terribile dovere consumare
completamente la saponetta. Ora la serva può bere un bicchiere di
acqua e sciacquarsi la bocca ma, per coronamento della punizione,
dovrà inghiottire anche l’acqua utilizzata per sciacquarsi.
E di lì a qualche ora la serva
scoprirà all’improvviso delle capacità purgative della saponetta,
quando dovrà supplicare a lungo la Oberschwester per poter usare il
bagno.
Vi assicuro che da questo momento la
nostra serva penserà a lungo, prima di aprire la bocca!
(10- continua)
LANCY 18 / LA MUCCA N°14
di sguattera sudiciona
Per la mucca 14 si sta avvicinando un
nuovo traguardo: il termine del periodo di internamento a Lancy.
Inutile dire che gli obbiettivi che erano stati prefissati non sono
ancora stati raggiunti. La Dottoressa in persona studia pertanto
nuovi metodi per aumentare la scarsa produzione lattifera.
Ed è la Dottoressa a presentarsi dalla
mucca 14 con un enorme biberon: uno dei biberon usati in veterinaria
per i vitellini. Il biberon è pieno di un liquido lattescente,
all’apparenza molto denso, è ricoperto dalla condensa, sintomo che
è stato conservato a bassa temperatura. Una Mungitrice arriva
portando un pentolone di acqua calda ed il biberon finisce a
bagnomaria. La sudiciona si chiede il perché di tutte queste premure
ma non riesce a capire. Dopo un certo tempo il liquido ha raggiunto
la temperatura richiesta attorno ai 38 – 40 gradi. Tempo per la
sudiciona della poppata. La Dottoressa in persona controlla
l’operazione. La sudiciona inizia ad inghiottire a fatica il denso
liquido. Il sapore è molto insolito, leggermente salato.
Inevitabilmente la sudiciona deve riprendere fiato numerose volte. Ed
è circa a metà biberon che la Dottoressa dice alla sudiciona:
“allora mucca 14, vedo che lo sperma di toro non ti dispiace
affatto”. La sudiciona resta come folgorata. Lo stomaco le si
contrae. Le viene da vomitare ed inizia a sudare profusamente. Ma
basta una severa occhiata della Dottoressa per farle capire che deve
bere tutto fino all’ultima goccia, se vuole evitare qualche
terribile trattamento. E così, la sudiciona continua ad inghiottire
con grandi sforzi. Il sudore le imperla la fronte. Finalmente, dopo
un tempo lunghissimo, la sudiciona termina la vomitevole bevanda. Ora
la Dottoressa ordina alla Infermiera Mungitrice di raddoppiare gli
esercizi di mungitura della sudiciona. La gran quantità di ormoni
somministrati, dovrebbe stimolarle grandemente la produzione
lattifera. E possiamo così assistere ad una dolorosissima mungitura
da parte delle nerborute mani della Mungitrice. Mani che strizzano
energicamente le poppe della sudiciona, per trarne dei modesti
schizzi di latte, il tutto tra pietosi muggiti. Ed anche stavolta il
secchiello conterrà solo un dito del prezioso latte.
Finalmente la sudiciona viene lasciata
in pace, ma per poco. L’Infermiera mungitrice viene chiamata al
telefono: “certamente Madame, la mucca 14 viene subito in
reception. Si, le metto il reggiseno numero 2”. La mucca 14,
nella sua stolidezza si chiede di cosa stiano parlando: a Lancy i
reggiseno non esistono, tanto più reggiseno per mucche! Ma
l’Infermiera arriva con uno strano aggeggio: due gabbiette di
lucido acciaio, dotate di larghe cinghie di nylon. Nelle gabbiette
vengono, a fatica, infilate le turgide mammelle della mucca 14.
Accade che con i trattamenti a cui è stato sottoposto il seno della
sudiciona sia aumentato di un paio di misure ed il reggiseno
metallico non sia più adatto. Ma non importa, le robuste cinghie,
tirate con forza, tengono il tutto in posizione. L’Infermiera
guarda la sudiciona: le gabbiette penetrano in profondità nelle
carni, più che un paio di tette sembrano due salami. Ma ora la
sudiciona deve venire accompagnata in reception. Il morso le viene
allacciato ancora più strettamente. Una fermata alla fontana, dove
viene lavata con il solito idrante, poi alla sudiciona viene fatta
indossare la divisa di fatica. Ed è a passo di marcia punitiva che
la sudiciona, grondante sudore per le rampe salite, entra nel salone
della reception. Alcune Signore la valutano, dal fondo della stanza.
La sudiciona non vede bene: per settimane è stata rinchiusa nei
sotterranei della fattoria e non è più abituata a tanta luce. Poi
viene percorsa da una specie di scarica elettrica: quella, quella è
la voce della sua Padrona. Infatti Madame Janine ha deciso di
accertarsi di persona dei progressi della sua pupilla. Le altre
Signore, inutile dirlo sono Anne e Louise con la Dottoressa. La
sudiciona capisce che parlano di lei. Resta rispettosamente in attesa
con lo sguardo a terra e la mente in subbuglio. Infatti alla
sudiciona è stato detto che avrebbe dovuto scontare un breve periodo
di detenzione a Lancy, durante il quale si sarebbe potuta rendere
conto di cosa la aspettava insistendo nei suoi riprovevoli vizi. Ora
la sudiciona si immagina già al ritorno nella villa di Madame
Janine. Ma, come sempre accade, la troppa fantasia sta per giocarle
un brutto scherzo. Nel frattempo la Dottoressa e Madame Janine si
avvicinano, sempre discorrendo tra loro. La Dottoressa ci tiene a
mostrare l’aumento di volume del seno, bene evidenziato dalle
dolorose gabbiette. Ma ora Madame Janine affronta lo spinoso
problema del viziaccio della sudiciona. La Dottoressa si crede
abbastanza sicura anche in questo: di certo la mucca 14 ha ricevuto
una sufficiente lezione che farà da deterrente. Per dimostrarlo la
Dottoressa, indossati dei guanti chirurgici, inizia a titillare
sapientemente il sesso della sudiciona. Ora, in condizioni normali la
sudiciona sarebbe riuscita a resistere a lungo, ma la presenza di
Madame Janine la ha messa in uno stato di pre-eccitazione. Inutile
dire che i movimenti ed il muggito rendono chiara la situazione: la
sudiciona è ancora dedita al suo vizio. Ora la Dottoressa è
abbastanza infuriata e vuole andare a fondo della faccenda, toglie
alla sudiciona il morso, in modo che possa rispondere: cosa le è
passato per la testa, per godere in maniera così indecente? La
sudiciona cerca di negare di avere avuto delle fantasie. La
Dottoressa la minaccia: “se non confessi subito confesserai dopo
che ti ho iniettato 100 cc di capsaicina concentrata nella vescica
tramite un bel catetere. Vedrai l’effetto del peperoncino là
dentro, altro che cistite. E poi, ricordati che dovrai orinare e per
una settimana urlerai ogni volta. La sudiciona confessa così, tra le
lacrime, che si è immaginata di ricevere uno dei dolci clisteri
punitivi di Madame Janine. “Ecco spiegato l’arcano: l’eccessivo
uso di clisteri non sufficientemente dolorosi, ha creato questa
situazione, in questi casi meglio punire con dei bei purganti. Ora
occorrerebbe effettuare un lungo periodo di ricondizionamento, per
rimuovere del tutto gli istinti goderecci.
La sudiciona, nello stato di confusione
e prostrazione in cui si trova, non si accorge di una certa tensione
nell’aria. Le sfugge anche la Signora Anne che fa un cenno di
intesa ad alcune sorveglianti che erano lì nei dintorni.
L’Infermiera, preavvertita rimette rapidamente il morso alla
sudiciona, alla cciandolo ben stretto. Madame Janine pare convinta
dagli argomenti della Dottoressa: “Bene, mi ha convinta. Tra
l’altro ho accolto in casa una giovane sguattera in dressage e non
vorrei che questa vecchia vacca la rovini mostrandole i propri vizi.
Penso di trovare un soddisfacente accordo con la Signora Anne e
lasciare la sudiciona qua da voi per un periodo indefinito.”
Lacrime brucianti scendono dagli occhi
della vacca 14, le sta crollando il mondo addosso. Ha sopportato
l’ultimo mese di tormenti sorretta dalla speranza di tornare, ormai
perdonata, al servizio di Madame Janine e si scopre invece, ormai più
che cinquantenne, sostituita da una giovane cerbiatta. Lunghi
disperati muggiti si alzano. L’Infermiera Mungitrice, ad un
discreto cenno della Dottoressa, aggancia una corda al morso della
sudiciona e, aiutata da due robuste sorveglianti trascina la
sudiciona, in piena crisi isterica, verso le ombrose stalle di Lancy.
sentiamo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in
distanza nei corridoi. Che dire? Madame Janine giunge presto ad un
accordo con la Signora Anne. Pagando una modica retta la sguattera
sudiciona rimarrà a lungo a Lancy, il lavoro continuo, unito al
prezioso latte prodotto pagheranno la differenza della retta. La
Dottoressa, da canto suo è ben contenta degli ultimi sviluppi: la
mucca 14 farà da “guinea pig” a lungo, per gli studi sul
completo riempimento tramite clistere, per non parlare degli studi
sul condizionamento pavloviano per rimuovere l’immondo vizio
masturbatorio.
Mie Signore, è con la tastiera bagnata
da qualche lacrimuccia che questa indegna narratrice si congeda da
Voi. Ma non disperate, Madame Janine può, in ogni momento richiamare
in servizio la vecchia sguattera soprannominata “Sudiciona M”,
ora conosciuta come “Mucca 14”
Vostra miserabile sguattera sudiciona
N.
(18- continua)
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sguattera sudiciona
26 settembre 2015
CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 5 / LA PUNIZIONE DI "FATTY"
Nobili Signore, serva sudiciona,
mi accorgo che il mio racconto si è,
per ora, focalizzato solo sulle ben meritate disavventure della
perra. Non fatevi trarre in inganno, né io né la perra contiamo
nulla qui al campo. Vi sono molte detenute e atre punizioni, per
nostra fortuna.
La gallina ripiena.
Mi si permetta questo insolito titolo
che richiama un delizioso piatto dei tempi andati.
Al Centro giungono detenute di tutte le
razze e tutte le condizioni. Un gruppo di detenute di colore è
arrivato direttamente dai bassifondi di Brooklin. Si tratta delle
componenti di una vera e propria banda di serve che sono stata
spedite da Madame Rocio da un altro istituto di correzione. Le
componenti della banda sono segnalate come estremamente pericolose,
aggrediscono e schiavizzano anche le compagne di prigionia.
Infatti ben presto anche nell’istituto
di Madame iniziano le aggressioni alle altre detenute da parte della
banda. La banda è comandata da Fatty, una gigantesca nera, una
lottatrice di wrestling mancata. Fatty, durante le risse a cui
partecipa fa largo uso di colpi “proibiti”, neanche fosse Chuck
Norris. Prima di finire la propria vittima ormai semisvenuta con un
micidiale colpo di gomito sferrato all’addome oppure schiacciarla
sedendosi sopra, Fatty ha preso l’abitudine di fare un a specie di
balletto, imitando le mosse di un pollo. Le altre componenti della
banda, giunte a questo punto, esortano Fatty a fare “el baile del
pollo”.
E veniamo agli avvenimenti, Fatty e la
sua banda se la stanno prendendo con una delle loro vittime
preferite: una povera cinesina che tormentano e vessano in tutti i
modi. La poveretta, ad un certo punto si rifiuta di fare non so che
cosa, causando una brutale aggressione da parte di Fatty. La
gigantessa non si limita a pestare la poveretta ma aizzata ed
applaudita dalle altre inizia la “danza del pollo”, preparandosi
a finirla. Ma Fatty ha fatto male i propri conti: improvvisamente
appare Madame Rocio con numerose sorveglianti. I due gruppi si
fronteggiano. Le sorveglianti, però sono armate. Nonostante si renda
conto di avere perso Fatty utilizza la solita tattica utilizzata
negli altri istituti di correzione: aggredisce verbalmente la
direttrice e di fronte al suo silenzio passa ad accusarla di
razzismo. In altre situazioni la mossa può riuscire ad intimorire
una direttrice senza pieni poteri. Ma Madame Rocio, l’ho già
detto, ha su di noi detenute diritto di vita e di morte, come dicono
“no question asked”.
E così le sorveglianti ammanettano
rapidamente tutte le componenti della banda.
Madame Rocio è categorica: a tutte
toccherà una settimana di “canile”, più un mese di lavoro
forzato straordinario. “Vi assicuro che tra un mese striscerete,
invece di camminare” sono le parole di Madame alle componenti della
banda. Ora che le fiancheggiatrici sono sistemate, Madame Rocio passa
ad occuparsi della capobanda. Per lei Madame annuncia un “tratamiento
especial”.
Ed il trattamento ha un inizio
graduale: Fatty viene rinchiusa in una stretta gabbia bene in vista
di tutte noi. Per lei deve essere una bella sofferenza, grossa come è
stare così ripiegata.
Il trattamento “di ammorbidimento”
prevede che alla ingabbiata si somministri dapprima una “robusta”
dose di olio di ricino. Di seguito vengono praticati tre grossi
clisteri al giorno per tre giorni di seguito, in cui viene tenuta
ingabbiata e completamente a digiuno. La somministrazione di uno dei
clisteri viene mostrata a tutte noi tramite il “teatrino”. E
vediamo la gigantessa lamentarsi e smaniare durante l’introduzione.
Appena tolto il cannello Fatty, incurante dell’ordine di
trattenersi, inonda rabbiosamente gabbia e pavimento. Ma sta solo
aggravando la propria posizione. Alla fine dei tre giorni di
“pulizia”, la gigantessa è un po’ meno aggressiva. Ma ora deve
assaporare fino in fondo le terribili punizioni per cui è famosa
Madame Rocio. Due robuste sorveglianti legano Fatty, completamente
nuda, alle cinghie di un lettino ginecologico. Fa un po’
impressione vedere una grassona come lei legata ed impotente. Il
lettino è posto nel “teatrino”, in modo che tutte possano
seguire la punizione di Fatty, in particolare le componenti della sua
banda, ben ammanettate e ben sorvegliate.
Ed arrivano Madame Rocio, accompagnata
da una sorvegliante-infermiera. L’infermiera indossa un completo in
latex bianco, con vistose croci rosse. Madame, al contrario, indossa
una preoccupante mise in latex nero.
L’infermiera costringe la castigata
ad aprire la bocca e le applica tra le arcate dentarie un apribocca
metallico a scatto che le permette solo di mugolare e sbavare. Una
ulteriore cinghia blocca la testa, in modo che non posa essere
ruotata in alcun modo. Di seguito l’infermiera avvicina un carrello
coperto da un lenzuolo verde. Ad un ordine di Madame l’infermiera
toglie, con una mossa ad effetto, il lenzuolo. Sul carrello una
preoccupante distesa di attrezzi medici: siringoni, cateteri,
sacchetti per urina, tubi.
Madame si avvicina a Fatty che, a
dispetto della propria pelle, è impallidita. “Bene cara, adesso io
e te avremo una approfondita discussione a proposito della poca
educazione che dimostri.
Per prima cosa voglio occuparmi della
tua puzzolentissima patata”.
E la solerte infermiera porge a Madame
Rocio un preoccupante plug vaginale: un cetriolone di plastica, dalla
cui superficie sporgono numerosi bitorzoli arrotondati, una pompetta
permette di gonfiare ancora di più il già ragguardevole oggetto. Il
cetriolone viene accuratamente spalmato di un unguento balsamico che,
come dice Madame, profumerà l’ambiente e irriterà le mucose.
Poi Madame palpa ben bene il voluminoso
ventre della punita: “ottimo è proprio morbido, brava infermiera,
ottima preparazione. La vescica è però ben piena, non vorrei che
questa pisciona ci spruzzasse di orina durante il trattamento,
mettile un catetere del 14.” L’infermiera seleziona tra i
cateteri disponibili quello richiesto. Si avvicina alla punita e,
sorridendo le fa l’occhiolino: “sei fortunata è il più grosso
che abbiamo”. Ed inesorabile il tubicino si fa largo, bruciante,
fino alla vescica. Un sacchetto si incaricherà di raccogliere la
pipì di Fatty.
Ed è il momento adatto per
l’introduzione del cetriolone, vediamo che la punita sera occhi e
labbra, la faccia che mostra il male che sta soffrendo a causa
dell’azione combinata di bitorzoli e pomata irritante. Quando il
voluminoso oggetto è ben inserito, Madame prende la pompetta, e lo
gonfia ulteriormente. Fatty si lascia sfuggire un lungo lamento,
Madame le ingiunge di risparmiare il fiato.
Ora Madame apre un cassetto del
carrello ed estrae un lungo serpente nero: un endoscopio. Lo mostra,
con la punta che emette luce e muovendolo in vari modi alla punita,
poi con fare colloquiale: “Ecco qua, poiché tu sei una vera dura
non ti annoierò somministrandoti dei sedativi, sono sicura che
apprezzerai di poter dimostrare il tuo coraggio. Ora fai la brava ed
inghiotti questo senza fare storie”.
Vediamo gli occhi di Fatty dilatati
dalla paura. Madame continua: “Pensa le mie colleghe in clinica
hanno cambiato questi endoscopi ancora nuovi per sostituirli con
altri più sottili, ecco da dove arrivano gli sprechi nella sanità.
Io comunque li ho ritirati volentieri, sono sempre oggetti molto
interessanti, sei d’accordo?”
Fatty, impedita dall’apribocca,
risponde solo con un mugolio terrorizzato. Madame lubrifica
l’attrezzo ed inizia ad infilarlo, lentamente nella gola della
punita. Punita che, dal canto suo, delizia noi tutte con gorgogli,
conati, mugolii e disperati colpi di tosse. Ma l’attrezzo, guidato
dalle spietate mani di Madame, avanza inesorabile. La punita cerca in
tutti i modi di divincolarsi, ma le robustissime cinghie la bloccano
inesorabili, vediamo scendere lacrime che si mescolano ai goccioloni
di sudore che dal viso scendono sul corpo della punita.. Madame segue
il percorso del doloroso tubo su di un monitor. L’avanzamento è
volutamente lento, anzi a tratti Madame ritira di alcuni centimetri
il tubo, per poi tornare ad inserirlo ancora più profondamente. Il
castigo dura una buona mezz’ora. Ormai il tubo è inserito
completamente dalla bocca della punita fino allo stomaco ed ancora
più giù.
Fatty è ormai semisvenuta. Madame si
fa portare una secchio di acqua freddissima su cui galleggiano dei
pezzi di ghiaccio, nel prosieguo ne avrà bisogno più volte per
impedire a Fatty di svenire. Ne tira un mescolo in faccia alla
punita, la sferzata di freddo la risveglia ben bene, pronta per
proseguire. Madame annuncia “Poiché vedo lo hai apprezzato, adesso
facciamo un altro giochetto, molto molto più bello”. Naturalmente
l’unica risposta possibile è un mugolio.
Madame apre un secondo cassetto ed
appare un endoscopio di calibro maggiore ed ancora più lungo. Credo
lungo addirittura un metro e mezzo.
A quella vista vediamo la punita
agitarsi e mugolare disperata. Ma nulla, le cinghie sono rinforzate
con fili di acciaio.
Madame impugna l’oggetto
serpentiforme ed inizia a strofinarlo, lascivamente con del
lubrificante. Poi mostra alla sua vittima quanto è lungo l’oggetto:
“lo mando ad incontrare l’altro” dice Madame. Non so quali
cognizioni abbia la punita di fisiologia, evidentemente crede alla
minaccia perché rotea disperata gli occhi edi suoi tentativi di
divincolarsi si fanno ancora più forti
Ma ora Madame è pronta, lubrifica con
attenzione l’ano della vittima, entrando ed uscendo con prima una
poi due ed infine tre dita guantate, ben spalmate di lubrificante
chirurgico. Vedo che Madame si sta eccitando, questi giochi
sado-erotici le piacciono immensamente. Quanto a Fatty sentiamo solo
i mugolii ed il respiro terrorizzato. Ed ora il nero serpente, da
cui già esce un potente fascio di luce, viene posto sotto gli occhi
della punita perché veda cosa la sta per invadere.
Se prima l’operazione era stata
lunga, stavolta, tenendo conto delle curve e controcurve che
l’oggetto dovrà fare faremo notte. E ben presto Fatty scopre le
curve del proprio intestino. Scopre anche un giochetto che piace
molto a Madame: attaccata allo strumento c’è una pompetta: serve a
mandare aria per “gonfiare” la strada da percorrere, un pulsante,
poi permette, volendolo, di fare uscire l’aria in eccesso. Bene,
Madame si diverte a pompare la pancia della vittima con cinque o sei
pompate, scatenando forti lamenti. Poi, improvvisamente Madame preme
il pulsante permettendo all’aria di uscire. Vediamo che Fatty dal
dolore apre e chiude i pugni e muove disperatamente le dita dei
piedi: gli unici movimenti concessi. Lo strumento si fa strada
inesorabile. Ogni tanto un po’ dell’aria pompata in eccesso
riesce a sfuggire dall’ano della punita, con un rumore gorgogliante
di scoreggina. Madame ha fatto disporre bene in vista della punita
una lavagnetta magnetica con un disegno schematico dell’intestino.
Di tanto in tanto un magnetino viene spostato in avanti
dall’infermiera, per segnare fin dove si è arrivati, purtroppo per
Fatty il budello ancora da percorrere pare infinito!
E mano a mano che lo strumento avanza i
dolori della vittima si fanno ancora più forti. Dato che non le è
stato dato alcun calmante per il dolore, ogni tanto Fatty viene colta
da un principio di svenimento,. Cosa che non sfugge a Madame,
un'altra generosa dose di acqua ghiacciata in faccia e sul torace
della punita la risvegliano prontamente. L’ultimo tratto da
superare, poi strappa addirittura delle urla alla vittima. E
finalmente Madame è soddisfatta, ordina che venga acceso un monitor,
posto in modo che la vittima possa vedersi, una impietosa telecamera
mostra i due strumenti profondamente inseriti e la sua faccia
stralunata. A questo punto Madame Rocio si rivolge alla povera
panzona, chiedendole se non le pare di essere diventata un tacchino
…. ripieno. E finalmente la punizione termina, i dolori per la
punita non ancora, visto che ora Madame estrae, sempre lentamente i
due strumenti, provocando ulteriori terribili conati di vomito e
coliche intestinali, un'altra buona mezz’ora di sofferenze. Alla
fine la barcollante Fatty viene rimessa in piedi dall’infermiera.
Tutte guardiamo con attenzione e vediamo la panzona inginocchiarsi
davanti a Madame Rocio, baciarle i piedi ed iniziare a fare il
richiesto bidet con la lingua.
Madame accetta l’omaggio di Fatty,
poi le annuncia quale sarà la vita nei prossimi mesi: Fatty verrà
messa ad una dieta feroce, tutti i giorni, oltre a dei lavori
punitivi, dovrà fare da pony trainando il carrettino di Madame per
tutta la proprietà: “Grazie alla rigorosa dieta ed all’esercizio
fisico presto tornerai ad avere un peso normale, dovresti esserne
contenta” dice Madame.
Inoltre Fatty non dovrà mai più
scambiare neanche una occhiata con le componenti della sua banda,
pena la ripetizione del trattamento odierno per tutti i giorni di una
intera settimana.
“Quanto alle tue prepotenze verso le
altre detenute”, conclude Madame, “quando non lavori avrai sempre
le mani incatenate tra loro e collegate alla cintura ed ai piedi,
voglio proprio vedere quanto ti divertirai a venire pestata dalle
altre detenute” dice Madame.
Fatty che ha terminato il suo lungo
lavoro di lingua, abbassa la testa e bisbiglia un “Si Signora”,
meritandosi un colpo di scudiscio, infatti dovrà ripetere la formula
di obbedienza a voce ben alta.
Che differenza rispetto alla tracotante
ed aggressiva capobanda di neanche una settimana fa!
(5- continua)
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13 settembre 2015
TRANSFORMATION D'UNE BURGEOISE 3
by Conchita
translated from French and adapted by Monica
translated from French and adapted by Monica
I followed her instructions like a
robot. I was about to finish filling
the tub when I heard her voice form the
bedroom : "Marie Benedicte, could
you come here for a moment?" I
went back to the bedroom, she was wearing
one of my bathrobes. She looked
mischievously at me : "I decided to test
your good intentions, I thought that
when I'll be having my bath you can
go down and finish the housework that I
left undone. Would you like to do
that for me?" I was about to
refuse it, proposing something of the type
' I can wait for you to finish your
bath and we can do it together like
partners', but she didn't give me the
chance. Instead she continued :
"I won't take no for an answer, be
a good sport and play our little game."
I blushed again and said meekly : "Ok
Monique, I'll do it, tell me what
you want me to do". I thought I
saw a triumphant glimpse in her eyes but
she kept her cool and said in a 'giving
instructions or orders tone':
" Just finish the dusting and
vacuuming in the living, dining area and
then do the kitchen properly, do the
dishes, clean the tops and mop the
floor thoroughly. Ok pet?" now she
started calling me pet. I started to
go out of the room but she stopped me
again : "Did you forget something
Marie Benedicte?" I turned around
looking puzzled and with a big grin
she indicated at the pile of clothes on
top of the bed. "You forgot
your working clothes dear!" And
she was pointing to her overall dress,
apron and head scarf.
This time I did turn red from
embarassment. "But Monique I don't have to
be dressed like you to do the
housework, I can do it in my T-shirt and
jeans." This time she got red but
from pure anger and said to me abruptly
: "Listen to me Marie Benedicte,
either you do it my own way or I get
dress and go this instant and you will
not see me again!" She stopped
to catch her breath, boy she was angry
now, and continued : "I have been
doing that all my life and I am over 40
now, cleaning houses and offices
and public toilets and being an hotel
maid and anything menial you can
think off. I am fed up of being a
Portuguese maid, probably you can get
the feeling what it is like not to be
an arrogant bourgeoise and be in
the other side of the fence."
(3- à suivre)
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27 luglio 2015
CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 4 / LA FUGA DELLA PERRA
Nobili Signore serva sudiciona,
la prigionia prosegue
La fuga della perra
Rinchiuse come siamo in un istituto
posto nel deserto a 100 km dalla più vicina cittadina, le guardie
non si preoccupano eccessivamente per eventuali fughe. E la perra,
come sempre trova modo di convincere un'altra detenuta ad
accompagnarla in quella che a loro sembra una facile fuga. La hanno
pensata bene, scapperanno di sera. Delle complici risponderanno per
loro all’appello. Rubano dalla dispensa delle guardie cibo ed
acqua. Una torcia elettrica permetterà loro di camminare al buio. Di
giorno, poi, si nasconderanno in una buca. Di lì a tre o quattro
giorni sono sicure di arrivare in città e qui sparire per sempre……
Illuse, delle assolute dilettanti.
Infatti, di notte, senza una bussola e senza sapersi orientare con le
stelle ed in mezzo ad un monotono paesaggio di dune, arbusti e cactus
si perdono inevitabilmente già un paio di ore dopo la fuga. Ed è al
mattino che viene rilevata la loro assenza. Avrei pensato che la
terribile Madame Rocio si sarebbe agitata terribilmente, guidando di
persona la ricerca delle fuggitive, invece …. Niente. Madame si fa
una bella risata e, preso il telefonino parla brevemente in una
lingua sconosciuta. Girandosi poi verso la capo delle sorveglianti,
quella, invece molto preoccupata per la piega che potrebbero prendere
gli eventi, Madame dà ordine di preparare per l’indomani due
“canili” le terribili celle di punizione di cui vi parlerò in
seguito. La giornata prosegue abbastanza male per tutte le detenute,
messe in punizione per colpa delle fuggitive. Passa anche la notte,
ormai la perra e l’altra mancano da 36 ore. Madame Rocio è però
molto rilassata, infatti alle prime luci dell’alba, di fronte al
cancello del campo vediamo due sacchi di iuta, che si muovono. Dai
sacchi si sentono anche pietosi lamenti. Ad un ordine delle
sorveglianti otto detenute portano all’interno i sacchi ed il loro
contenuto e li gettano, senza complimenti a terra, scatenando altri
lamenti. Aperti i sacchi vediamo la perra e l’altra in pietose
condizioni. Sono state catturate dalle donne della tribù di nomade
di nativi che pascolano le loro magre capre dei radi cespugli
spinosi. Le native odiano particolarmente noi detenute e si prestano
ben volentieri, grazie anche ai regali concessi da Madame, a
sorvegliare la zona catturando le fuggitive. Anticamente mettevano le
fuggitive catturate a cavalcioni di un cactus e le lasciavano lì,
infilate dalle lunghe spine, per giorni e giorni, come castigo.
Madame ha però pattuito che le fuggitive vengano consegnate subito,
in modo da essere lei a punirle. In memoria delle vecchie usanze,
comunque, il grosso frutto spinoso di un cactus è stato incastrato
tra le natiche delle prigioniere. Sembra quasi una pallina da golf,
arrivata in un punto difficile del tee. Vi lascio immaginare quanto
sono penetrate le spine nella delicata pelle della zona. Sempre col
frutto incastrato le due poverette sono costrette a sfilare tra due
ali ostili di detenute.
Vi descrivo la perra: la divisa di
fatica con cui si era coperta per sfuggire ai raggi del sole,
nonostante sia di pesantissimo cotone è stracciata in più punti.
Testimonianza dell’accanimento e della violenza a cui le hanno
sottoposte le native e i loro feroci cani, a cui nessuna detenuta
riesce a sfuggire. Le gambe nude della perra mostrano chiari segni
dei morsi delle belve che la hanno inseguita. A causa del frutto
spinoso incastrato tra le natiche, la perra cammina con grande fatica
e dolore, piccole gocce di sangue danno una idea della profondità a
cui sono arrivate le indistruttibili spine. La faccia della perra,
poi, riflette la notte di terrore e dolore che ha appena passato.
Posso affermare che la perra ha probabilmente accolto con sollievo il
dolore provocatole dalle mani di una sorvegliante, protette da spessi
guanti di cuoio, che hanno estratto il dolorosissimo frutto da dove
era stato alloggiato.
Ma ora le fuggitive devono subire il
“tratamiento especial” di Madame. Ho avuto modo di assistere alla
punizione della perra e ve ne relaziono fedelmente. La punizione ha
luogo nel “teatrino”. La punita viene denudata degli ormai
inutili stracci. Da un angolo della stanza due sorveglianti prendono
una massiccia asse di legno, divisa in due parti ed imperniata. Tre
fori, uno per il collo e due per i polsi: si tratta di una gogna che
va a bloccare le braccia della perra. Ora la condannata deve avanzare
ed allargare le cosce. Sul pavimento un cuneo triangolare di legno.
Un pratico sistema di leve solleva il cuneo fino a che la perra ne è
a cavalcioni, con i piedi sollevati da terra. Un moderno cavalletto.
Guardo il lato su cui appoggia la patata della perra, è stato
sapientemente arrotondato, in modo da essere doloroso ma non
provocare ferite. Ma non è ancora finita. Le cavi
Glie della perra vengono portate
all’indietro, costringendola a piegare le ginocchia, Ora le
caviglie vengono ulteriormente sollevate costringendo i piedi sempre
più in alto. Ora i piedi sono bloccati da una seconda piccola gogna
che blocca le caviglie. Inutile dire che la posizione è
completamente sbilanciata e la perra cadrebbe immediatamente in
avanti, se due provvidenziali funi non tirassero all’indietro la
gogna del collo. Chi fa le spese di tutta questa manovra è la patata
della perra che ora sostiene tutto il peso della condannata.
Condannata che creca di alleviare almeno un pochino il peso
stringendo spasmodicamente le cosce sulle pareti del cavalletto
Ho già detto che a Madame Rocio piace
sentire i lamenti delle suppliziate, infatti nessun bavaglio tiene
zitta la perra che si lamenta a lungo. Ma i lamenti diventano ben
presto urla disperate quando Madame avvicinatasi ad un apposito
portaombrelli pieno di salamoia, una delle tante verghe di nocciolo
che contiene. Con questa verga Madame prende a colpire le piante dei
piedi della fuggitiva. E quello di Madame non è uno sfogo di rabbia,
in cui un colpo segue l’altro senza il minimo intervallo, i colpi
sono intervallati da un minuto di pausa, in modo che le sensazioni
dolorose immediate e tardive abbiano modo di essere apprezzate dalla
condannata per ognuno dei colpi. La perra gronda sudore e lacrime,
non so dove vada a prendere il liquido. Le sue urla si sentono
chiaramente in tutto il campo. E non le è concesso di svenire,
troppo facile, ad ogni accenno di svenimento Madame strizza e torce
con cattiveria i “pezones” della perra, rinfrancandola di colpo.
Penserete che ben presto i piedi della perra sanguineranno, niente di
tutto questo, nonostante la feroce punizione duri per una intera ora
le piante dei piedi e le dita sono arrossate ma la pelle è intatta.
Madame fa liberare i piedi della perra e fa scendere il cavalletto.
Per la perra si annuncia un altro tormento, dovrà camminare a lungo
con i piedi martoriati e con la patata dolorante. Ma, disidratata
come è la attende un misto di cura e punizione ……..
Il clistere di punizione della perra
Vi avevo già accennato ai clisteri di
punizione. In realtà fino ad ora ne avevo solo sentito sussurrare
dalle altre detenute che parlavano dell’ultima volta in cui una
compagna era stata “ben riempita”.
Ma veniamo alla perra: Madame Rocio
annuncia la punizione a cui verrà sottoposta la disgraziata: “la
reclusa recebirà un gran enema, per llenarse bien”. Insomma, la
perra verrà “ben riempita”. E così, con noi riunite per la cena
nel refettorio, viene alzata la tenda che mostra l’ambulatorio di
Madame: è il famoso “teatrino”. La perra completamente nuda
mostra chiari segni di disidratazione., ora dice Madame, la cui voce
ci perviene, assieme ai pianti della perra, da un perfetto sistema di
amplificazione “Hai tanta sete? Ora avrai modo di ricevere acqua a
volontà”. E, ad un cenno di Madame, viene portata una piantana da
cui penzola, vuota una sacca di silicone semitrasparente. Una sacca
da clistere, di quelle professionali da clinica, non troppo grande
terrà 2 litri. Ma guardo bene e vedo che sono TRE sacche. Comincio
a capire perché la Signora ha promesso alla perra che sarebbe stata
“ben riempita” .
La perra, zoppicante per il dolore ai
piedi, deve salire sul lettino ginecologico, dove viene fissata con
robuste cinghie. Vediamo chiaramente le grandi labbra livide per la
pressione continua esercitata dal cavalletto. Deve farle un bel male!
E Madame Rocio, in persona riempie con
attenzione le tre sacche di acqua fredda, Dato il gran calore non
darà poi tanto fastidio alla perra, penso tra me e me.
Sono, devo confessarvelo, morbosamente
eccitata, chissà quale cannula verrà usata per riempire la perra.
Ebbene, le mie attese non rimangono
deluse: Madame preleva, con le mani guantate un apprezzabile attrezzo
di gomma nera: una crossa cannula gonfiabile, una versione “oversize”
della odiata cannula “bardex”. Le esperte dita di Madame
lubrificano internamente la perra, una passata di lubrificante anche
alla grossa cannula. Ora Madame spinge e ruota la sonda, Il grosso
palloncino, però fatica molto ad entrare, strappando lamenti alla
perra. Lamenti a cui Madame risponde invitandola a risparmiare il
fiato per dopo. Ed alla fine dopo lacrime e lamenti, la cannula è
“in situ”. Ma non è finita, ora Madame, con un sorriso cattivo,
gonfia con un apposita pompetta il palloncino (beh non proprio –ino)
di ritegno. La perra lancia un grido e caccia tanto d’occhi, non le
è piaciuta la sensazione. Ora Madame apre il rubinetto della prima
sacca. Le sacche sono poste piuttosto in alto ed i tubi sono di buon
calibro, evidentemente in clinica preferiscono non perdere troppo
tempo. Ed anche Madame Rocio non ne perde affatto. Nonostante si sia
a più o meno un litro, vediamo la perra fare una smorfia ed iniziare
a respirare come i cagnolini. Evidentemente il pancino già le duole.
Come vi avevo già accennato la soglia di sopportazione della perra
in genere ed in particolare dei clisteri è bassissima. E, quasi sul
finire della prima sacca si sente un “bastaaaa” da piagnona.
Ora, Nobili Signore, devo confessare
che sono eccitata, uno sguardo alle altre e vedo che tutte tirano in
lunga il pasto per non perdersi un attimo del clisterone della perra
….
Il pancione
Ma ormai la prima sacca di acqua è
stata somministrata. La perra, sempre bloccata in posizione
ginecologica, dà chiari segni di mal sopportare il liquido. Madame
Rocio, premurosa, inizia ad esplorare il ventre della perra, premendo
a fondo in vari punti. Il verdetto è che “està todaora vacia”,
ancora vuota. Madame, in persona, apre il rubinetto della seconda
sacca. Non so se è per le lamentele della perra o per fare durare di
più la punizione, il rubinetto stavolta viene aperto solo per ¼. Il
liqido scende sempre inesorabile. La perra continua a lamentarsi e a
respirare come un cagnolino. La pancia, sebbene in questa posizione
la si noti poco, inizia a sporgere. Siamo giunti ai 3 litri. Per
quanto ricordo è la massima quantità mai contenuta dall’intestino
della perra. Ma Madame Rocio sa il fatto suo. Ora la perra, oltre ai
lamenti continui, grida “basta, non ce la faccio più”, “Madame,
la prego, scoppio!”. Ma questa è musica per le orecchie di Madame.
Il liquido continua a scendere. Madame preme ora un po’ più
delicatamente, scatenando comunque crampi e dolori. In realtà questa
specie di massaggio serve a favorire la dolorosa risalita del liquido
nell’intestino della suppliziata. E di lì a poco la seconda sacca
termina. La perra contiene già quattro litri. Il pancione ora è ben
visibile gonfio e con la pelle tesa. Guardo la perra, ormai il suo
intestino ha iniziato ad assorbire acqua e a reidratarla. Nonostante
l’acqua del clistere sia relativamente fredda (qui nel deserto
l’acqua fredda è un sogno, riservato solo alle bevande di Madame e
delle guardiane), la perra gronda sudore. E, con grande terrore della
perra, Madame apre il rubinetto della terza sacca. Il rubinetto viene
aperto pochissimo ma, per permettere all’acqua di scorrere Madame
deve alzare al massimo la piantana. Ciò testimonia la pressione che
deve sentire la perra nelle sue budella. Oramai la pancia della
perra, solitamente abbastanza piatta, data la scarsità della dieta,
è ben gonfia. La perra viene presa da conati di vomito, causati dal
liquido che risale nella parte alta dell’intestino ma emette solo
della saliva.
Ora Madame Rocio palpa con attenzione,
pare soddisfatta del riempimento, dà con la mano piatta uno
schiaffetto sul pancione della perra ormai rantolante e finalmente
chiude il rubinetto. La perra contiene ormai un poco meno di cinque
litri, una quantità di liquido incredibile, per una come lei
refrattaria ai clisteri. Madame in persona scioglie le cinghie che
bloccano la perra, poi con fare severo le comunica che non deve
perdere neanche una goccia, poi, sadicamente dà altre due pompate al
pallone che sigilla ermeticamente dall’interno l’ano della
punita. La perra emette un uggiolio. Sono sicura che pensa di potersi
finalmente scaricare. Madame la aiuta a mettersi diritta, il pancione
gonfio ormai appare nella sua interezza, sporge a tal punto che la
suppliziata si aiuta con le mani a sostenerlo. Pare che in questo
modo i dolori siano più accettabili. Ma, ora Madame le ordina di
camminare, è una lunga passeggiata che le attende, infatti la perra,
sempre camminando a chiappe strette e sostenendosi il pancione, deve
percorrere tutto il refettorio, scusandosi con ognuna di noi per
averci costrette allo spettacolo del suo clistere. Quando giunge
vicino a me posso guardarla con più comodo, la testa rapata
ustionata dal sole, sopracciglia assenti, occhi lacrimosi e gonfi, un
rivolo di moccio che le cola. Poiché è ancora nuda come mamma l’ha
fatta vedo i seni, una volta svettanti ma che ora pendono
miseramente. La pelle del ventre tesissima, mostra il bluastro delle
vene. La perra si sostiene la pancia a due mani, è proprio simile a
quella di una gravida ad otto mesi. Cammina con le spalle un po’
all’indietro, evidentemente le riesce meglio mantenere
l’equilibrio. Fa dei corti passetti, la faccia distorta da una
smorfia di dolore. Madame le ha messo un guinzaglio da molosso, uno
di quei guinzagli detti “strangola cane” e la tira
impietosamente, costringendola ad avanzare un passettino dopo
l’altro. Penso che, nelle condizioni della perra, non le sia
importato niente di doversi scaricare “coram populo”. Anzi, per
meglio dire si è trattato di una “seduta evacuatoria”
dolorosissima, con lunghe scariche intervallate da lancinanti crampi
che hanno prostrato ulteriormente la perra per una buona mezz’ora.
Il canile
Ma per la perra non è affatto finita:
come principale colpevole della fuga, la sua condanna comprende una
intera settimana di “canile”. Seguiamo la nostra “amica”
perra: all’alba, completamente nuda viene fatta entrare in una
piccola cabina di 1 metro per 1 metro, alta un paio di metri. La
cabina è realizzata in lamiera ondulata pitturata di nero. La perra,
che rabbrividiva nell’aria ancora fredda della notte, si trova in
questa specie di cabina da spiaggia. Sente che vengono chiusi i tre
lucchetti che sigillano la porta.
Vede che il terreno, al centro del
manufatto è liscio, segno che molte altre detenute vi sono state
rinchiuse. Per un po’ si mette comoda, con la schiena appoggiata
alla parete ma, come il sole prende forza, la parete inizia ad
arroventarsi, essendo pitturata di scuro. La temperatura della
lamiera arriva ben presto ai 70 gradi. Nessuna resisterebbe con la
nuda pelle appoggiata, la perra scopre così che l’unico modo per
non scottarsi è restare ben diritta, Si sistema così, un po’
inginocchiata ed un po’ seduta. Nessuno viene a portarle un sorso
di acqua, anzi, ai suoi lamenti risponde il ringhio di una delle
guardie che, per buona misura, tira un paio di randellate alle
pareti, assordandola. Passano lentissime le ore, la perra si sta
avvizzendo a vista d’occhio, Le gocce di sudore che nelle prime ore
di prigionia nel canile scendevano lungo il suo corpo hanno lasciato
il posto a cristalli di sale. Poi, dopo dodici ore di forno, il
sole, lentissimo cala,finalmente la temperatura della parete,
gradualmente scende e la perra può appoggiarsi. Non ne può più, ha
già provato a chiedere pietà, scatenando altre volte l’ira delle
guardiane, ma niente cibo e niente acqua. Cade in uno stato soporoso.
Ma viene risvegliata dal rumore dei lucchetti che si riaprono. Viene
fatta uscire, tutta anchilosata. Una sorvegliante sta portando una
brocca di acqua. La perra non crede ai suoi occhi, finalmente potrà
bere, la sua lingua si è ormai quasi incollata al palato….. La
brocca viene vuotata in una ciotola, appunto di quelle dei canili. La
perra viene ammanettata, così si sforza di immergere la faccia nella
ciotola ed iniziare al lappare il liquido. Ma, inutile dirlo, il
liquido non è altro che LA PIPI’DELLE DETENUTE ORMAI RANCIDA. La
perra ha talmente sete che lappa comunque il liquido. Ogni tanto è
preda di forti conati, ma, conscia che senza quel liquido non
riuscirà a sopravvivere un altro giorno nel canile, si sforza di
finire l’immondo beverone. Ma la vita nel canile è scandita da un
altro fastidioso adempimento, infatti a mezzodì alla condannata, che
sta cuoicendo a fuoco lento, viene praticato un clistere di acqua
fredda. Sono dai due ai tre litri di liquido, fatti trattenere con il
“tapon”. In questo modo si somministra in maniera “alternativa”
il liquido necessario a far sopravvivere un'altra mezza giornata di
tormento la condannata.
Vostra misera detenuta nadia.
(4- continua)
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