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7 aprile 2023

ENFERMERA CARMEN 3

Dedicato alla Gentilissima Madame Janine, musa ispiratrice di questa sguattera sudiciona.

Mie Signore, 

la mia detenzione medica prosegue, tra orripilanti “cure” e disciplina estrema. Mi hanno trasformata in una larva, che giace sonnecchiando su letto di contenzione, immersa nella immaginabile puzza, visto che la vaschetta igienica sottostante viene scaricata solo una volta al giorno. Per evitare altre terribili punizioni mi adeguo e gradatamente mi abituo al cibo e a sopportare i quotidiani clisteri. Passata la settimana di regime di punizione, rimango comunque a letto per un'altra settimana. Poi, secondo le indicazioni mediche, posso iniziare ad alzarmi e verrò sottoposta da Carmen alla riabilitazione. Questa Signora è multiforme, oltre che fare l’infermiera fa anche da fisioterapista e mi sottopone per alcuni giorni a massacranti sedute di stretching passivo, in cui è lei a forzarmi gambe e schiena in angolazioni impossibili per una vecchia sguattera. E i miei lamenti e le mie suppliche fanno ridere le aiutanti. Ma Carmen, dopo essersi spalmata un altro po’ di olio sulle palme delle mani, inizia nuovamente ad impastare, battere e storcere cosce, polpacci e muscoli. Finalmente abbandono il letto e la poltrona a rotelle, mi illudo che sia finita, ma Carmen è pronta a ricordarmi che abbiamo pattuito quattro settimane. “Sudiciona, adesso che ti abbiamo guarita e rimessa in piedi non vorrai fare qualcosa per noi?”. Sento il cuore accelerare, ormai conosco Carmen, passerò sicuramente dei guai, ma la fascinazione di questa Signora è tale che farei di tutto, mi butterei anche nel fuoco, se solo lo chiedesse. Niente di tutto questo, mi spiega l’Infermiera, sai sudiciona, vorrei fare un po’ di pubblicità ai miei estudios, ma desidero qualcosa di originale. Mi occorrono due sguattere con una cara de bronce ovvero una faccia di bronzo. Non mi posso esimere, assicuroCarmen che alla mia età non so più cosa sia il pudore. Così mi spiega la sua idea: due donne, una giovane e prestante che impersonerà la dominante e la seconda, una vecchia bardata ci cuoio che impersona la sottomessa, che girano per le ramblas e poi, fattasi sera , si portano nella zona accogliente di locali, ristoranti ed hotel che espongono orgogliosi la bandiera LGBT. Confesso a Carmen che non credo di essere nelle condizioni migliori, vi ricordo che mi ha fatto rapare e che, anche a causa dei lockdown, di sole non ne ho preso affatto. “vale, sudiciona, vamos a la peluqueria “d’accordo sudiciona andiamo dalla parrucchiera”. Ebbene, parrucchiera ed estetista, una bella parrucca e qualche rapido e chissà quanto costoso trattamento, fanno miracoli, da vecchia sguattera paio una milf!  Poi torniamo agli estudios dove Carmen mi fa indossare uno stretto corsetto di  cuoio, un capo costoso che, anziché comprimerlo, valorizza ed arrotonda il mio pancione.  Per le zinne c’è poco da fare e, al contrario della mia giovane compagna che le mostra orgogliosa, le mie saranno imprigionate in un robusto reggiseno di cuoio molto imbottito. Tutto qui? No,  essendo la sottomessa mi toccano un collare da cagna, due paraocchi ed un morso tra i denti, a cui sono collegate le briglie con cui mi guideranno. Dato il mio recente incidente, Carmen mi esime dall’indossare tacchi alti e mi fa indossare dei sandali da schiava romana. Inutile dire che corsetto e paraocchi riportano la scritta fluorescente Estudios Carmen. Quanto alla mia “driver”, anche lei indossa corsetto di cuoio da dominatrice, sempre con la scritta “Estudios Carmen”.  Oltre a tenere tra le mani le briglie, la mia driver ha anche un frustino. Veniamo istruite su quali Ramblas percorrere (si, sono più di una), e di recarci anche all’affollatissimo mercato nella zona universitaria, ed anche nel  tipico malfamato quartiere del Raval. Inoltre Carmen ci istruisce su quali sono i bar ed i locali davanti a cui dobbiamo sfilare, mescolandoci ai variopinti personaggi che popolano le serate. Infatti non siamo le sole a fare pubblicità, in queste vie potete vedere famose artiste ma anche drag queens che prima dello spettacolo, stazionano di fronte al locale, per invogliare i clienti ad entrare. Che dirvi di questi giorni? Al principio mi sento un po’ umiliata e ringrazio il cielo di essere a 1000 km da casa, nessuno potrà riconoscermi. Ma passata qualche ora, a parte il mal di piedi, inizio a divertirmi. Invece dei soliti sguardi schifati che una vecchia sguattera nota sempre, vedo sguardi piacevolmente sorpresi. Nessuno che si scandalizzi, come succederebbe da noi, anzi capita di scambiare qualche battuta coi passanti tutti sinceramente interessati a divertirsi! Passa qualche giorno, è lunedi, serata un po’ morta se paragonata ai fine settimana e alla tanto celebrata Movida. Io, con Oxa, la sguattera che impersona la mia dominatrice, siamo come al solito in giro pubblicitario davanti ai locali variopinti, per sole donne ma anche davanti a quelli per soli maschietti. Come dicevo, stiamo camminando che ad Oxa suona il telefonino: è Carmen che ci ordina di raggiungere un piccolo locale accogliente che lei frequenta.  Ubbidiamo prontamente. Sul fondo del locale c’è un salone “particolar”, aperto solo ad una selezionatissima clientela femminile. “Sudiciona, ho un nuovo compito per te, poiché stasera non c’è nessun artista ad esibirsi e la serata langue,  ho deciso di fartilanciare una sfida”. Ebbene, Carmen ha deciso che sfiderò le presenti a sopportare un clistere meglio di me. Arrossisco, va bene che noi sguattere ci prestiamo a tutto, ma ricevere un clistere come forma di spettacolo poi? Ma da vera sudiciona, questa sconcezza in fondo mi solletica, così, detto fatto, la presentatrice lancia la sfida: “mia care Signore, la sguattera sudiciona sfida chiunque di voi a sopportare un clistere meglio di lei. Per incoraggiare la sudiciona e la sfidante vi invito a fare delle offerte che costituiranno la “borsa” della gara. Le presenti restano un attimo interdette, vedo coppie di ragazze che si guardano tra loro, poi l’ambiente si scalda,  un cestino, che viene fatto girare, si riempie rapidamente di banconote, varie centinaia di euro raccolti, saranno il premio per la vincitrice, anzi, come negli incontri di boxe, spiega l’annunciatrice ¾ andranno alla vincente ed ¼ alla perdente. Mi illudo che nessuna delle Signore presenti vorrà subire questa umiliazione pubblica, ma dimenticavo che ci sono coppie di Domina e Schiava! Così una Signora dà di gomito alla propria compagna, che si alza, ecco la sfidante per la sudiciona. E non è finita, l’annunciatrice ci incita a decidere quanto liquido riceveremo. Partiamo da un litro ed ognuna di noi rilancia, proprio come in una partita di poker, sperando che l’avversaria si arrenda senza dover ricevere il lavaggio. Ebbene, arriviamo alla proposta di quattro litri. L’annunciatrice dice che va bene così ed illustra a tutte le presenti le modalità della sfida: riceveremo contemporaneamente un clistere di quattro litri ben caldo, di acqua e sapone. Poi potremo scegliere un plug di ritenzione, sta a noi decidere la misura e se infilarcelo o meno. Dopo di che, a suon di musica, ci sfideremo ad eseguire balli, esercizi ginnici eccetera. Non potremo ovviamente, in nessun caso allontanarci dal palco: la prima che espellerà il clistere dovrà poi subire una penitenza. Mormoriidi eccitazione dal pubblico di Signore, altro che serata morta, scommetto che la voce correrà e nei prossimi giorni…, ma mi rendo anche improvvisamente conto che io e la mia sfidante saremo le protagoniste di un degradante spettacolo! La mia avversaria si chiama Felipa, ed ovviamente è una sottomessa. Una bella donna trenta o trentacinque anni, capelli lunghi corvini. Ci dobbiamo spogliare lì sul palco improvvisando uno spogliarello. Prima si spoglia Felipa, con classe, seguendo la musica. Un corpo statuario, due tette sode con due capezzoli da mordicchiare, una bella pancia piatta. Poi mi spoglio io, figuratevi: tolte le bardature di cuoio appare una vecchia colle tette cascanti ed il pancione, sento delle risatine di scherno dalla platea. Due cameriere del locale, bardate con lunghi grembiuli e guanti lunghi di gomma, portano due grandi sacche di silicone, da quattro litri, pesanti e gonfie di acqua lattiginosa, sovrastata da un dito di schiuma. Dalle sacche scendono due lunghi tubi, chiusi da una clip e dotati di una lunga cannula con una grossa punta ovoidale. L’annunciatrice ci invita a testare la temperatura dell’acqua, poi ci consegna un tubetto di crema in modo che ci possiamo lubrificare. Decido di lubrificarmi per bene anche dentro ed incurante delle spettatrici mi infilo un dito e le risatine continuano. Ora ci dobbiamo mettere a quattro zampe, le due cameriere ci infilano le cannule ed appendono ogni sacca ad una piantana già regolata molto alta. Al via dell’annunciatrice la clip che bloccava il tubo viene aperta completamente. Sento un fastidioso torrente d’acqua saponata caldissima. All’inizio è quasi piacevole, ma il liquido è troppo veloce e la pancia comincia a dolere. Muovo il sedere con un movimento circolare, cercando di distribuire meglio il liquido, dal pancione provengono gorgoglii. Ma non sono la sola a soffrire, sento il respiro affannato di Felipa che a tratti mugola “dueleeee”. Le cameriere ci incoraggiano, siamo già a metà, dopo un tempo infinito siamo a tre litri. Poi quando ormai sono in un  bagno di sudore e mugolo per il mal di pancia, mi dicono manca solo mezzo litro. Continuo a dimenare il sedere e finalmente sento togliere la cannula. So che ho un solo modo di resistere e scelgo il plug più grosso dei tre che mi vengono presentati e, ben ammaestrata dal ricovero presso Carmen, infilo subito il plug. Nel frattempo anche Felipa ha assorbito tutto il liquido. La guardo, bene, finalmente la sua pancia non è più piatta, è abbastanza gonfia, ma ancora niente in confronto alla mia, sembro incinta!  La vedo titubante, sceglie il plug più piccolo ma, dopo un tentativo di infilarselo, lo tiene in mano. Ora l’annunciatrice ci fa rialzare, la musica cresce di volume, dobbiamo ballare e, a nostra scelta, possiamo fare degli esercizi, che l’avversaria sarà costretta ad eseguire a sua volta. Immaginatevi due donne, col pancione dolorante che fanno qualche movimento di danza e poi si massaggiano la pancia. Ammaestrata dalle vicende di una schiava di mia conoscenza, inizio a fare degli esercizi: una serie di squat, tenendo prudentemente il plug saldamente in posizione con una mano. Felipasi sforza di eseguirli a sua volta, poi capisce che per farlo deve assolutamente infilarsi il plug. Lo fa dando un urlo di dolore, poi esegue lentamente gli squat. Capisco di avere l’iniziativa, così inizio a fare una lunga serie di saltelli sul posto,  dal pubblico parte un applauso, immagino che vedere una vecchia con pancione e tette ballonzolanti li diverta. Felipa esegue i saltelli dando un lamento ad ogni rimbalzo. La osservo bene, è coperta di sudore e vedo bene le contrazioni del suo pancino. Mi stavo dimenticando il passo della papera! Così ma accoscio e faccio questo sconcio e passo per decine di volte, sempre tenendomi ben tappata. Felipa, che non sa quanto sia devastante l’esercizio, si accoscia a sua volta e fa un paio di passi, si sente un rumore come se qualcuno avesse stappato una magnum di Dom Perignon ed il plug di Felipaviene proiettato giù dal palco! Una fiumana di liquame inonda la scena. Felipa abbassa la testa: ha perso! Da parte mia sto tenendomi una mano sul plug, anche io sono allo stremo! Le due cameriere fanno strisciare Felipa in bella vista, la obbligano a mettersi supina. Poi sulla sua faccia viene messo uno sgabello, la cui “seduta” è costituita da un asse di water. Ora le cameriere mi sorreggono, una per braccio, e mi fanno sedere sullo sgabello. Cerco di resistere, ho pietà di Felipa, ma una mano guantata mi massaggia pesantemente la pancia ed all’improvviso mi tolgono il plug!  Nobili Signore, potete immaginare cosa succede, ormai non ho alcuna possibilità di resistere e ho le budella che si torcono.Cerco di non pensare a Felipa e mi svuoto a fondo. Finalmente la pancia è vuota e gradatamente anche lo stimolo se ne va. E Felipa, direte voi? Nonostante sembri un gattino bagnato, non ha accettato l’umiliazione e, quando la sua Domina si avvicina, inizia a gridare e si fa prendere da un attacco isterico, lì in pubblico! Tutte ammutoliscono, si tratta di una infrazione terribile, ribellarsi pubblicamente alla Domina. Così attacco isterico o non attacco isterico Felipa subirà una punizione pubblica. Il pubblico, costituito, come dicevo da Signore e da qualche sguattera, inizia a battere le mani a tempo,  dicendo “potro… potro… potro. Allibisco, si tratta di una delle torture dell’inquisizione,  sono passati 400 anni, non può essere. Invece due cameriere arrivano, spingendo un cavalletto di legno, su rotelle. Guardo l’attrezzo:  delle assi di legno formano una struttura triangolare. Il vertice superiore del triangolo è accuratamente arrotondato e rifinito fino a farlo diventare lucido. La cameriera vi mette sopra una salvietta di cotone. Evidentemente l’arrotondamento del vertice, unito ad un paio di strati di cotone servono ad evitare che lo strumento di tortura possa fare danni permanenti. Felipa, terrorizzata, viene obbligata a mettersi a cavalcioni, riesce a farlo a malapena, reggendosi sulle punte dei piedi. Tenta anche di sorreggersi con le mani. Ma le Signore del pubblico iniziano a ululare, così non vale! Ora le due cameriere legano le mani di Felipa dietro la schiena, poi la obbligano a piegare le ginocchia e le legano le caviglie a due appositi anelli del potro! Ora il peso di Felipa si regge solo sulla sua regione perianale e vulvare!  Sono vicinissima  e sento salire dentro di me una malsana eccitazione, per un paio di minuti pare che Felipa regga bene, poi inizia a lamentarsi “mi coño me duele!” Sento chiaramente l’odore dei liquami quasi asciutti che la ricoprono si mescola con la puzza di sudore e di adrenalina. Felipa sofferente, viene colta da un attacco isterico ed inizia ad insultare la sua Domina e un po’ tutti. Così la presentatrice si fa dare uno scudiscio ed inizia a colpirla. E ad ogni colpo Felipa sussulta, peggiorando la situazione. Il mio sguardo affascinato osserva là, dove il cavalletto scava e segna le delicate carni. Ma poi noto che la salvietta di cotone posta sullo spigolo su cui appoggia Felipa sta inumidendosi ed impregnandosi delle secrezioni, quella vacca di Felipa sta godendo durante la punizione!  Naturalmente non siamo più ai tempi dell’inquisizione ed anche le corride sono passate di moda, così dopo un tempo ragionevole la punizione termina. Le caviglie e le mani di Felipa liberate, finalmente può rimettersi sulle punte e sollevarsi dal  Potro. Una delle cameriere mostra a tutte la salvietta inzuppata dei succhi di Felipa. La presentatrice mi dichiara vincitrice e consegna a Carmen la mia parte della borsa. Quanto a Felipa, la sua Domina sale sul palco e la bacia appassionatamente, non curandosi minimamente di puzza e lordure. Torniamo agli Estudios, dove ho un altro momento di gloria, tutte vengono a complimentarsi: la “sudiciona” ha contribuito validamente alla fama ed agli affari degli estudios. Quanto ad Oxa, dice Carmen sarà bene che si alleni a dovere poiché dovrà emulare la sudiciona che se ne torna, purtroppo, a casa!

Vostra sguattera sudiciona N.  

29 marzo 2023

ENFERMERA CARMEN 1

LE PAZIENTI DELLA ENFERMERA CARMENpuntata 1

 

Dedicato alla Gentilissima Madame Janine, musa ispiratrice di questa sguattera sudiciona.

 

Madame Janine, Frau Hilde,

è il settembre 2022 e la sudiciona decide che ne ha assolutamente abbastanza delle restrizioni, decide di concedersi una vacanza. Come potete immaginare non navigo affatto nell’oro, ma costi quello che costi voglio passare qualche giorno spensierato, al diavolo povertà e prudenza! Così decido per Barcellona, città facilmente raggiungibile con una compagnia low-cost. L’alloggio, trovato online è il più economico possibile, fa nulla, anzi meglio che sia in un quartiere degradato. Sempre online ho scoperto l’indirizzo di un paio di Signore e di una Infermiera, chissà!  Grazie ai consigli di una amica ho prenotato i biglietti per qualche visita turistica: Cattedrale, un paio delle case di Gaudi, il parco Gurll e così via. Mmmh, quanto sarebbe bello avere denaro a palate e poter vedere veramente tutto! Come solito, quando sono in viaggio, mi si blocca l’intestino.  Ora di fare visita ad unaInfermiera! Il posto è in un quartiere vicino all’università, il quartiere più aperto, dove la bandiera LGBT sventola praticamente su tutti i locali e i negozi. Ma veniamo all’Infermiera, gli Estudios Carmen, come vengono chiamati, sono i locali dove Carmen e le sue assistenti ricevono le sguattere bisognose di  cure medico-disciplinari. Purtroppo il tempo vola e, dopo avere confidato alla Infermiera Carmen il mio problema, mi fa mettere su di un lettino. Sono eccitata come una porcella, sono mesi e mesi  che non vengo castigata a dovere!  Dimenticavo di descrivere Carmen:  altissima, sarà 1.80, capelli corvini,i lisci, che tiene raccolti in una elegante acconciatura. Indossa un elegante camice di cotone, ma per effettuare i clisteri, lo protegge con un lungo grembiule di gomma bianca,  inoltre indossa guanti di gomma bianca, lunghi. Ama usare un profumo buonissimo, di quelli costosissimi da Signora. Ma veniamo a noi. Una volta che mi sono spogliata e messa sul lettino Carmen mi visita la pancia, premendo fastidiosamente su fegato, intestino, reni eccetera. Non è una “visita” finta, Carmen ha veramente il titolo di Infermiera. Dopo avere palpato a lungo sentenzia che basterà un “enema de jabon”. Vedo che prepara un grande bricco di acqua e sapone,  conterrà almeno 3 litri, l’enteroclisma, invece è di quelli in plastica, da clinica e contiene 2 litri. La cannula è piuttosto grande, di plastica verde, sempre di quelle usate nelle cliniche. Mi fa mettere sul lettino supina ed appoggiare le caviglie sui supporti ginecologici. Mi sento completamente rilassata, il liquido caldissimo che entra, le prime contrazioni peristaltiche, la mano di Carmen che mi massaggia il pancione. Il liquido mi riempie in fretta e già Carmen versa quello che rimaneva nel bricco. La pancia inizia a fare veramente male e sudo, mugolando. Mi ordina di “tenere stretto”, poi sfila la cannula e mi mostra il “tapon”, il tappo che mi viene prontamente infilato. Non è facile accogliere un dildo mentre si cerca disperatamente di non spruzzare le proprie sconcezze addosso all’Infermiera! Una volta tappata posso rilassarmi, mente le sapienti mani di Carmen massaggiano delicatamente ma a fondo, mi spiega che quel massaggio serve ad ammorbidire il “fecaloma” che mi ha completamente bloccata. Ma l’estasi termina bruscamente, il tempo è tiranno, è ora di rialzarsi e scappare in bagno, dove mi attende un quarto d’ora di dolorose scariche. Una volta rassettata saluto Carmen, confessandole che se fossi ricca tornerei tutti i giorni da lei. Mi dice che, in effetti, nei suoi Estudios ha delle stanzette di degenza, dove una sguattera può essere ospitata , curata e castigata per settimane e settimane. Sarebbe proprio il mio sogno, maledette banche, certe cose posso solo sognarle!

Intanto  la vita da turista continua, il cibo è buonissimo ed il vino scorre a fiumi. Mi rimangono due soli giorni, così decido di visitare la parte est della città: la spiaggia di Barcelloneta, poi mi rimane il Barrio Gotico, il bellissimo quartiere antico. Ed è visitando un'altra delle cattedrali, dopo aver pagato una altro costoso biglietto, che accade il fattaccio: sto camminando tranquilla su di una scalinata, in coda con altre turiste, quando mi manca il terreno sotto i piedi: alcuni gradini di legno si sono rotti e cado rovinosamente in un anfratto. Vengo soccorsa: pompieri ed ambulanza si danno da fare. Mi ritrovo al pronto soccorso, pesta e dolorante.  Come succede da noi, passo lunghe ore su di una barella. Sono comunque fortunata, mi dice un medico, due ferite profonde al cuoio capelluto ed una forte contusione al bacino con una piccolissima incrinatura. Mi terranno in osservazione per un giorno, ma dovrò rimanere a letto per almeno due settimane e poi altre due di riabilitazione. Non so che pesci pigliare, la mattina dopo mi si presenta un distinto signore, è l’avvocato di una assicurazione e mi propone di liquidare rapidamente i danni che ho avuto. Mi propone una cifra che mi pare congrua ma ho l’ispirazione: con questi denari potrei forse farmi ricoverare negli Estudios di Carmen? Una breve telefonata e Carmen prende in mano la situazione: “sudiciona non firmare nulla e dì all’avvocato che tra mezz’ora sono lì”. L’avvocato si rabbuia, ma deve attendere, Carmen arriva,, quasi non la riconosco, la ho vista in camice, ma è una donna bellissima e si è messa per l’occasione in grande spolvero. L’avvocato balbetta, mentre Carmen, le tette ben sporgenti, lo accusa di aver cercato di approfittarsi di una straniera. E poi, Carmen mi indica mia vecchia amica, già piena di artrosi, ha ricevuto un forte trauma ed inoltre dovrà tagliarsi i capelli, che i medici hanno dovuto rasare in parte. Come se non bastasse, dice Carmen, se non ci accordiamo sulla cifra, la mia amica chiede di ritornare a casa in ambulanza, Avvocato si immagina quanto costerà un trasporto medico completo di autista ed Infermiera, per 2000 km tra andata e ritorno? Vedo l’avvocato parlottare con Carmen e poi stringerle la mano. Carmen mi dice di firmare tranquillamente la transazione. Quando l’avvocato esce Carmen scoppia a ridere:  la cifra con cui voleva liquidare i tuoi danni te la potrai tenere, gli ho estorto “un monton” di denaro sufficiente per  tenerti ricoverata da me per almeno quattro settimane! Ma mi ricorda imperiosa Carmen, ricorda che vieni ricoverata per ragioni medico-disciplinari, per cui dovrai subire tutte le cure senza discutere. Sappi che oltre a me ti accudiranno quattro mie studentesse che devono fare pratica. Insomma diventerai  il loro “cobayo”, cioè la loro cavia, per sperimentare i vari trattamenti medici.Insomma, per le mie condizioni, vista che sono tutta un livido, non mi picchieranno, ma hanno “ben altri” metodi! Nonostante io sia bloccata a letto, vorrei abbracciare e baciare Carmen. Praticamente passerò il mese che sognavo, da paziente-schiava e riceverò pure parte dei soldi dell’assicurazione! La mattina dopo vengo trasportata in ambulanza negli “Estudios Carmen”. 

Mi mettono su un lettino e se ne vanno. Finalmente  sono nelle mani di Carmen e delle sue aiutanti!  Il lettino viene spinto nello studio di Carmen, che passa una buona mezz’ora ad interrogarmi, ma l’interrogatorio non riguarda né l’incidente né i miei dolori, vuole sapere tutto delle mie esperienze da sguattera,  delle mie esperienze in mano alle Infermiere e delle mie disavventure medicali. E, Signore mie, ne ho da raccontare! Finito l’interrogatorio Carmen si mette un lungo grembiule bianco di gomma e guanti di gomma.  Mi portano in un largo locale seminterrato, Carmen apre una cancellata di ferro, da cui si accede a quattro stanzette. Vi descrivo quella dove passerò il prossimo mese: una stanzetta tutta piastrellata, come fosse un bagno, un lettino durissimo ricoperto in gomma con un largo foro circolare all’altezza delle natiche. Al di sotto del lettino, una vasca di raccolta porta ad uno scarico. Al  soffitto un grande specchio mi permette di vedermi, addirittura ingrandita. Ora Carmen apre il pannolone che mi avevano  messo in ospedale: una zaffata di ammoniaca, mi sono pisciata addosso un paio di volte, guarda i miei peli pubici con disapprovazione: vanno bene per una sguattera, ma tenerti pulita a dovere, nelle tue condizioni, sarebbe difficile. Così dà un breve ordine “Tricotomia! Una delle assistenti porta un carrellino: Carmen impugna una macchinetta elettrica di quelle per tagliare i capelli, rapidamente i miei rigogliosi peli mi abbandonano, ma non è finita, ora mi spalmano il pube, la patata ed il buchetto con crema da barba e rifiniscono il lavoro con la lametta da barba. Mi illudo abbiano terminato, ma Carmen passa ad esaminare la mia testa, dove il medico che mi ha ricucito i tagli alla testa, ha tagliato parte dei capelli. La macchinetta torna in funzione e posso ammirare in diretta, tra le lacrime, la mia testa bianchissima, pelata e deturpata dal mercurocromo e dai punti lasciati dal chirurgo. Carmen mi dice che per il prossimo mese dovrò fare pipì e scaricarmi lì dove mi trovo, tutto cadrà attraverso il foro del letto e si raccoglierà nella vaschetta sottostante, in attesa di ispezione, Sì, perché da ora in poi tutti i miei bisogni verranno attentamente supervisionati. Infatti, mi dice, tutti gli antidolorifici che prendi, provocano solitamente una forte stitichezza. Sentendo le sue parole mi rendo conto che è dal giorno prima della caduta, che non faccio la cacca. Lo confesso subito a Carmen, che palpa il mio pancione: si sudiciona sei proprio completamente bloccata!  Così viene subito portata una piantana a cui  è appeso un gigantesco  enteroclisma di plastica translucida, riporta graduazioni fino a 6 litri! Carmen in persona prepara la soluzione, istruendo e spiegando alle assistenti i pregi della soluzione che si prepara ad utilizzare. In pratica una soluzione molto simile alla Eau de Lancy, ma con l’aggiunta di una forte dose di glicerina! Da un armadietto Carmen estrae la cannula che utilizzerà: una crossa cannula di plastica azzurra, con un ingrossamento, come un piccolo uovo in punta. Mi mostra per bene l’oggetto: questa è la misura piccola, quella da un pollice. Però sudiciona, se non collabori, sappi che abbiamo cannule di ben altre misure e tipologie! Signore mie belle, inutile dirvi che questa sudiciona si sente in paradiso, si l’Infermiera Carmen può stare sicura che da parte della  sudiciona non ci sarà la minima collaborazione! Presto sento introdurre la cannula e il liquido caldissimo inizia ad entrare. Come le Signore sanno, sono una vecchia sguattera, con uno sfintere ormai provato. Subito si sente un rivolo di liquido cadere nella vaschetta sottostante al mio letto: è più il liquido che perdo, che quello che entra nelle budella, poi do una leggera spinta e … la cannula si sfila! Carmen si incazza e mi mostra la cannula con l’uovo da 2 pollici: Signora  mia, un uovo di diametro 5 centimetri comincia ad essere una cosa seria! La cannula è in un materiale bianco, sarà Nylon. E Carmen mi informa: ho tra le mie conoscenze un esperto tornitore, che è più che contento di produrre per me questi oggettini artigianali, non sai quanto lo eccita sapere a che uso sono destinati! E, sudiciona ti consiglio di comportarti bene, o sarai la prima a sperimentare  la nuova cannula da 3 pollici, quasi 8 centimetri di diametro! La mano guantata di Carmen, dopo avermi ben lubrificata internamente ed esternamente, infila la grossa cannula. Cerco di aiutare l’operazione “spingendo”. Finalmente, con dolore, la cannula è in posizione, ho la chiara percezione del grosso stelo, sovradimensionato,  piantato nel sedere. Ora viene aperto il liquido, guardo in alto, il capace contenitore contiene 4 litri di soluzione bianchissima e schiumante. Subito sento le budella gonfiarsi e, gradualmente iniziano i movimenti peristaltici. Carmen tiene una mano sul pancione massaggiando a fondo, mi incoraggia: il fecaloma che mi blocca sta lentamente sciogliendosi, “dai sudiciona stringi i denti, ti stai comportando bene, siamo già a metà”. Da parte mia inizio a mugolare,  e poi ad urlare “BASTA, NON CE LA FACCIO PIU’”, ma assistenti ed Infermiera ridono: sudiciona, urla pure fin che vuoi, tanto, oltre alle pazienti delle altre stanzette, non ti sente nessuno!Signora mia, questa vecchia sudiciona, di solito non riesce a superare i tre litri, ma tra dolori e lacrime, il contenitore è finalmente vuoto! Ora Carmen si avvicina alla mia faccia sudata e lacrimante. Respiro il suo profumo, “Sudiciona, adesso devi tenere il clistere almeno mezz’ora, pensi di riuscirci da sola?”. Figuriamoci, non ci riuscirò mai, faccio energicamente no con la testa, “MI SCAPPAAAA”. Così Carmen mi mostra un plug di silicone, è già grosso di suo, ma può pure venire gonfiato enormemente. “Stringi schifosa sudiciona, se ti lasci scappare il clistere, te lo rifaccio di cinque litri e con la cannula da 3 pollici! Sono terrorizzata, ho già dolori da partoriente adesso, figuriamoci rifare il clistere con 5 litri, così ubbidisco. Rapidamente la grossa cannula viene sostituita dal plug, che scivola imposizione. Ora Carmen mi mostra la pompetta di gonfi aggio,  “vedi sudiciona, adesso ti gonfio il tapon, uno, due, tre”. Conta le pompette di  aria che mi allargano il culetto! Ora sono sigillata e Carmen mi invita a rilassarmi e ad apprezzare l’acqua che sta lavandomi le budella. In effetti, nonostante il mal di pancia, sto bagnandomi come una scrofa, chiudo gli occhi concentrandomi sulle sensazioni interne. Finalmente la mezz’ora stabilita termina. Carme in persona, mostra alle assistenti la tecnica per togliere il “tapon”senza rischiare di venire investite dall’inevitabile torrente di acqua mista a cacca che mi esce e cade attraverso il foro del letto. Vengo lasciata sola, sento lamenti e pianti dalle altre celle, dove stanno operando Carmen ed assistenti, poi sento il cancello sbattere e rimango sola. Si., perché il destino di una paziente in ricovero medico-disciplinare è, per la maggior parte, di rimanere sola. Ed inevitabilmente le fantasie prendono il sopravvento e con esse la mia mano. Ma è ora del pasto, una delle assistenti viene da me, mi aspetto, essendo bloccata a letto, di venire imboccata, od almeno mangiare da sola, qui in Catalunya si mangia e si beve così bene… Ma niente di tutto questo, la solita piantana con l’enteroclisma, in cui viene riversato da una tanica un liquido rosaceo. Preoccupata penso al mio povero buchetto, che ancora brucia, per l’incontro con la cannula da 2 pollici ed il “tapon”. Niente di tutto questo: mi viene messo in bocca una specie di “ciuccio” trattenuto da un elastico che passa dietro la testa.  Il ciuccio ha una speciale valvola identica a quella delle sacche da idratazione usate da ciclisti e corridori estremi: basta morderlo e succhiare la poltiglia nutritiva. Al momento non so la composizione, in seguito mi diranno che in effetti si tratta ogni volta di uno dei piatti tipici, ma frullato e “reso speciale”. Ebbene, sarà anche un piatto tipico, ma succhiato in questo modo il sapore è assolutamente schifoso: SA DI VOMITO! Così dopo il primo assaggio, mi guardo bene dal succhiare ancora. Rimango per un ora con quel fastidioso ciuccio in bocca. L’Infermiera torna e si arrabbia: “sudiciona schifosa, non andiamo bene, devi succhiare tutto fino all’ultima goccia, adesso tieni il ciuccio fino all’ora0 di cena!”.  Ormai è tardi, saranno le 10 di sera, ma qui in Spagna è ora di cena, sento i tacchi di Carmen e delle assistenti avvicinarsi, guardo in alto: il contenitore è ancora pieno della immangiabile poltiglia. Carmen si arrabbia, sudiciona schifosa, che fai, lo sciopero della fame?  Mi toglie il ciuccio ed io cerco di spiegare che il pasto era immangiabile. Carmen ridacchia, fa svuotare il contenitore e lo riempie con una doppia dose: “questa è una bella cena abbondante, sudiciona, hai tempo fino a domani mattina per finirla. Guai a te se non lo fai, ti faccio mettere in detenzione medica!”. Inutile dirvi che la minaccia da un lato mi preoccupa, ma che tra me e me gongolo, chissà cosa mi faranno, sicuramente non resterò a letto a guardarmi in quell’inutile specchio! Ho fame, così tento di assaggiare la cena, un piccolo sorso della poltiglia, se la precedente sapeva di vomito, questa sa di vomito, di cacca ed olio di ricino!  Sputo la poltiglia, ma essendo bloccata a letto dai dolori e con il ciuccio fissato con l’elastico riesco solo a sporcarmi la faccia. E l’Infermiere che viene a darmi la pastiglia serale di antidolorifico rincara le minacce, sudiciona meglio che tu mangi tutto fino all’ultima goccia o finisci in detenzione medica come quelle delle altre stanze, non le senti piangere e lamentarsi? In effetti è tutto il giorno che mi pare di sentire lamenti e pianti, ma mi ero illusa fosse  solo la mia immaginazione!  Nobili Signore, lo sapete, noi sguattere siamo delle inguaribili cocciute, pronte a puntare le zampe come ciucci, quando sarebbe più facile obbedire, così non succhio assolutamente la vomitevole poltiglia, nonostante la fame e la sete che mi tormentano. Ed è alle prime luci dell’alba che il rumore dei tacchi di una delle Infermiere che fa il giro mattutino, mi risvegliano. Il cancello e la porta della stanza vengono aperti. La prima cosa che l’Infermiera nota è che anche stavolta ho rifiutato il cibo, inoltre non ho pisciato a sufficienza! Ora rimuove il ciuccio e mi informa: alle 10, quando Carmen arriva in studio, vedrai che ti succede!Mi sento eccitata e terrorizzata, ormai ho varcato la soglia, chissà cosa ha in serbo Carmen per le vecchie sguattere ribelli, nel mio cervello continuo a pensare alle parole “detenzione medica”,  le infermiere le hanno pronunciate come fosse una cosa temibile …. Finalmente sento aprirsi il cancello di sicurezza ed aprirsi la porta, il rumore dei tacchi di Carmen temo ripercuota il suo umore. “Ebbene vacca schifosa hai rifiutato per due volte del buon cibo catalano, ebbene, poiché non ammetto questo tipo di offese alla mia città ed alla mia regione ti metto in detenzione medica. Questo anche per  la tua salute, non è pensabile che una paziente rifiuti cibo ed acqua. Sono ammutolita, il cuore batte forte …  fa caldissimo ma, vi ricordo sono nuda e mi viene la pelle d’oca. Le due assistenti di Carmen arrivano con cinghie ed altre diavolerie: cinghie di nylon rinforzato da fibra di vetro. Mi bloccano i polsi al letto di contenzione, poi  una cinghia viene stretta attorno alla parte alta della pancia, appena sotto le costole. Ora le due aiutanti posizionano e fissano due supporti su cui mi bloccano le caviglie, il letto di contenzione è stato upgradatoa letto di contenzione ginecologico!  Carmen ordina di portarle il kit urologico, vedo che sceglie una lunga busta di plastica. Signore mie, il più grosso catetere che io abbia mai visto! Ora Carmen si è cambiata i guanti con un paio di guanti sterili. Mi passa un disinfettante sulla patata, poi  con una siringa mi lubrifica ben bene. La bruciante sensazione del catetere che mi penetra fino in vescica. Una sacca di plastica viene collegata e Carmen commenta molto negativamente: la mia piscia è quasi marrone, sono fortemente disidratata! “Ed adesso occupiamoci del culo e del pancione di questa scrofa!”. Inizio ad eccitarmi ahh, chissà che clisteri mi faranno adesso per castigarmi! Vedo Carmen prendere da un armadietto un grosso affare di nylon, me lo mostra per bene:  il tornitore ha fatto un gran lavoro: due grosse uova di nylon da 7 centimetri di diametro, unite da un cannello di diametro colossale.  Carmen me lo mostra, ha un foro di almeno 3 centimetri di diametro! Ebbene sudiciona, questo è uno speculo per praticare l’idrocolon, il lavaggio intestinale. Da questo cannello ti gonfieremo il pancione e poi  faremo uscire la tua cacca schifosa. Il cannello te lo terrai in culo per tutta la tua detenzione medica. Purtroppo per voi scrofe il mio speciale cannello cannello dà un po’ fastidio, ma ti abituerai! Detto fatto, l’attrezzo viene accuratamente lubrificato, così come il mio culo, Carmen mi inserisce prima un dito, poi due ed arriva a quattro dita, si sono ben lubrificata e dilatata. Stringo i denti ma urlo, mentre il colossale uovo interno prende posto, gonfiandomi il culo. L’altro uovo rimane all’esterno. In pratica è una copia della tecnologia Bardex, rivista da un tornitore sporcaccione. Ed invece dei palloncini gonfiabili è lo sfintere della povera sudiciona a doversi dilatare! Non vi dico il fastidio, ho subito la fastidiosa sensazione di avere un palo nel culo,  il cannello centrale ha si un foro da 3 centimetri ma il diametro esterno è di 4 centimetri, il buchetto non può affatto rilassarsi. Carmen commenta i miei urli, di che ti lamenti scrofa, è entrato proprio come nel burro! Una delle assistenti spinge un pesante carrello, con due grosse taniche di plastica da 25 o 30 litri. Quella in alto è piena di liquido biancastro, quella in basso vuota. Ora un sistema di tubi e rubinetti viene collegato al cannello che sporge dal mio culo, viene aperto un rubinetto e sento l’acqua scorrere lentamente dentro di me. Carmen massaggia la mia pancia, a fondo, poi gira un altro rubinetto: sento improvvisamente la pressione calare e Carmen ed assistenti osservano attentamente un grosso tubo trasparente, posto prima della tanica di scarico. Guardo anche io: cazzo, si vede uscire l’acqua del clistere, con tutta la mia cacca! Non so perché siano così affascinate, per me è disgusto e vergogna. Carmen dà disposizioni, passeremo gradatamente dai tre litri che la sudiciona contiene senza sforzi fino ai sei litri. Poiché deve rimanere legata sul letto di contenzione, senza fare movimenti od esercizi, penso che riusciremo a gonfiarla con i mitici sei litri, poche sguattere ci sono arrivate finora! Il riempimento ricomincia, si perché ho il culo costantemente dilatato, ma ormai per le infermiere il gonfiarmi e sgonfiarmi è solo questione di girare un rubinetto. Per me, invece vuol dire dolore di pancia e basta, niente degli eccitanti preliminari che precedono il clistere, niente introduzione della cannula, solo il liquido che entra ed esce secondo le bizzarre volontà della Infermiera. Finalmente il liquido di ritorno è sufficientemente limpido perché la tortura dell’idrocolon venga sospesa, ma verrà ripresa una o due volte al giorno, a seconda di quanto io sia ubbidiente. Mi illudo che la detenzione medica sia tutta lì. Ma quanto mi sbagliavo! Ora Carmen mi palpa la parte alta della pancia, le dita di infilano abilmente sotto l’arcata delle costole, palpando il fegato e lo stomaco. Schifosa scrofa Sudiciona ti sei rifiutata di mangiare il nostro cibo, hai così offeso la nostra anima catalana, adesso ne pagherai le conseguenze! FINE PRIMA PARTE