DISCLAIMER

ATTENZIONE: IL CONTENUTO DI QUESTO BLOG È RISERVATO ESCLUSIVAMENTE AD UN PUBBLICO MAGGIORE DI 18 O 21 ANNI, SECONDO LE LEGISLAZIONI VIGENTI NEL PROPRIO PAESE. CHIUNQUE PROSEGUA NELLA LETTURA LO FA CONSAPEVOLMENTE Il blog LA DOMESTICA RISPONDE è da considerarsi completamente opera di fantasia. I personaggi e le situazioni descritte sono fittizi, e l'eventuale somiglianza con persone o fatti esistenti è da ritenersi totalmente accidentale. RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI © JANINE SOUILLON, LUGANO, CH

10 aprile 2011

CARO DIARIO 3

Disclaimer
Attenzione! quello che segue è un racconto di fantasia, e i personaggi nonchè i fatti che vi sono descritti sono da considerarsi completamente immaginari. Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale. Inoltre si avvisa che il racconto è assolutamente vietato ai minori di 18 anni, e che qualsiasi sua riproduzione o divulgazione in altri siti o documenti privati senza autorizzazione scritta va contro la volontà dell’autrice.

CARO DIARIO
© 2001 Janine Souillon


mercoledì 20
La zia ha il sedere e la pancia viola, ma continua ad essere pigra e ostinata; per fortuna mammina ha fatto costruire da una artigiana specializzata un paio di “braghe da lavoro” per lei. In pratica si tratta di una mutanda rigida e spessa a forma di barca, in cuoio e legno, costituita da due pezzi che combaciano perfettamente fra loro e chiusa con due lucchetti. Grazie alla “work belt” (questo è il suo nome inglese), zia Stefania non potrà sedersi (la “chiglia” delle mutande glielo impedisce), nè andare al gabinetto finchè non lo deciderà mammina. Però, in gamba la genitrice!

giovedì 21
Stamattina la mamma ha imbragato la zia, che ha dovuto indossare una divisa di cotone a righine sulla quale si è allacciata il grembiule di gomma. Poi mammina le ha spiegato tutti i lavori che doveva fare: lavare per terra, stirare, lavare i piatti e pulire a fondo la cucina e fare il bucato, rigorosamente a mano. Solo alla fine delle faccende le sarebbero stati tolti i suoi graziosi slippini da lavoro. Poi mammina ha portato fuori Arianna a zappare in giardino, e mi ha lasciato in casa a sorvegliare la zia. Devo dire che si è messa a lavorare con impegno, anche se a onor del vero la “work belt” non le rende le cose molto facili...
Alla fine della giornata, la zietta non si reggeva in piedi, ma era quasi riuscita a portare a termine gli incarichi che le erano stati affidati. Un pieno successo! Le ho ordinato di prepararmi la cena, e poi io stessa le avrei tolto le braghe.
(3- continua)

LA LETTERA DI ANDREINA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
"Care amiche del blog, ho una domestica che ha recentemente passato i 65 anni la quale, più o meno larvatamente, cerca di evitare i lavori più pesanti "rubacchiando" qua e là tempo al servizio utilizzando i soliti trucchetti: appena può si siede, quando non sono presente cerca di "tirar via" (soprattutto la lavatura dei pavimenti e dei bagni, che deve eseguire rigorosamente in ginocchio). Dal momento che secondo la mia opinione l'età non esime una serva da NESSUNA delle sue incombenze, pensavo di punirla nei modi descritti dalla signora Lucia (a proposito signora, complimenti per i suoi interventi!) "ingravidandola" ogniqualvolta sembri rimettere in gioco i suoi subdoli mezzucci da scansafatiche. Avete voi, gentili signore, altri suggerimenti da mettere in atto al fine di sveltire la mia domestica pigra e riottosa? Grazie di cuore! Andreina De Marchi, Milano"

© illustrazione di Maria Romey
tutti i diritti di riproduzione sono riservati

13 marzo 2011

CARO DIARIO (2)

Disclaimer
Attenzione! quello che segue è un racconto di fantasia, e i personaggi nonchè i fatti che vi sono descritti sono da considerarsi completamente immaginari. Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale. Inoltre si avvisa che il racconto è assolutamente vietato ai minori di 18 anni, e che qualsiasi sua riproduzione o divulgazione in altri siti o documenti privati senza autorizzazione scritta va contro la volontà dell’autrice.

CARO DIARIO
© 2001 Janine Souillon

sabato 16 ottobre
Oggi arrivano le due nuove “collaboratrici famigliari”. Mamma ha appena fatto in tempo a dare il benservito alla cuoca, alle due cameriere, alla sguattera e alla donna di fatica.

lunedì 18 ottobre
La zia sul principio non voleva crederci: pensava di starsene tutto il giorno a chiaccherare con mamma, magari dandole qualche consiglio culinario! Quando mammina le ha detto di spogliarsi e di indossare l’uniforme della nostra (ex) sguattera, la zia cinquantenne prima è impallidita, poi ha cercato di scappare trascinandosi dietro Arianna. Ma la mamma quando vuole è molto decisa, e sa farsi rispettare dalla servitù. Non basta: ha anche degli ottimi avvocati: mentre la sculacciava, spiegava a mia zia che non ci avrebbero messo un minuto, i suoi avvocati, a dimostrare che il fallimento del negozio altro non era che un espediente per rastrellare quattrini con l’assicurazione. Piangendo, la zia ha detto che sua sorella era diventata un mostro, che lei non ci poteva credere che avrebbe ordito una tale macchinazione ai danni suoi e di sua figlia. Mia mamma si è limitata a sculacciarla anche sulla pancia. In quanto a Arianna, alla mia antipatica cugina saputella di vent'anni (sprecati) ho riservato una vecchia uniforme marrone, sformata e unta, lunga fino a metà polpaccio; un grembiule di gomma verde, un vecchio fazzoletto in testa, e zoccoli di legno. Nient’altro. Non ha un ricambio, quindi una volta alla settimana le ho ordinato di fare un bucato prima di dormire, di appendere la sua roba ad asciugare, e di rimettersela su, asciutta o bagnata che sia, pronta per eseguire i miei ordini.
(2- continua)

PENITENZE E PUNIZIONI: UNA RISPOSTA DELLA SIGNORA LUCIA


Riceviamo dalla signora Lucia una nota che prontamente pubblichiamo.
(M.)

Gentile Monika,
le invio alcune mie considerazioni, in risposta alla richiesta di chiarimenti da parte di una “serva ignorante”. Sono considerazioni personali, saranno benvenuti i contributi di signore e domestiche su questi argomenti.

PENITENZA: sacrificio che si affronta per espiare colpe o peccati o per fortificare lo spirito. Solitamente viene autosomministrata, deve essere sempre autorizzata dalla Signora, per evitare accuse di godimento masochista.
Esempi di penitenza sono indossare il cilicio, praticarsi docce fredde ecc.

PUNIZIONE: atto che provoca sofferenza inteso a correggere una persona o a farle espiare il male commesso, viene di solito inflitto personalmente dalla Signora o da una sua incaricata.
Non faccio esempi: sul blog ve ne sono più che a sufficienza.

TORTURA: non viene MAI applicata nel rapporto tra Signora e domestica. E’ cosa da codice penale. Definizione: tormento corporale che si infliggeva a un imputato per estorcergli una confessione, atto crudele e violento commesso su una persona per brutalità, sadismo o vendetta.

CILICIO: Tessuto grossolano, pungente, di lana di capra o di crini di cavallo oppure cintura o fascia di crine pungente fatta a nodi, portata sotto la veste sulla pelle nuda come pratica religiosa di penitenza. Una variante moderna può essere costituita da pannoloni, braghette e corpetti di ruvida tela di sacco o ricavati da spinosissime coperte di lana militari. Tali cilici vanno portati molto a lungo, anche per giorni, senza alcuna possibilità di toglierli, neanche per lavarsi e, per espiare colpe particolarmente gravi, neanche per fare pipì. L’effetto va da un iniziale prurito ma con il sudore ed altri liquidi “salini” si arriva fino alle dolorose irritazioni “da pannolone”.

Un saluto
Lucia

8 marzo 2011

Un racconto inedito di Janine Souillon: "CARO DIARIO" (1)

Disclaimer
Attenzione! quello che segue è un racconto di fantasia, e i personaggi nonchè i fatti che vi sono descritti sono da considerarsi completamente immaginari. Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale. Inoltre si avvisa che il racconto è assolutamente vietato ai minori di 18 anni, e che qualsiasi sua riproduzione o divulgazione in altri siti o documenti privati senza autorizzazione scritta va contro la volontà dell’autrice.

CARO DIARIO
© 2001 Janine Souillon

Giovedì 14 settembre
Mia madre mi ha detto che sua sorella Stefania ha dei grosso problemi finanziari, dovuti all’improvviso incendio e conseguente incenerimento del suo negozio di erboristeria. Così lei si trova all’improvviso a dover trovare un altro lavoro per mantenere sè stessa e mia cugina Arianna, una saputella che peraltro non ho mai potuto soffrire. Mamma ha chiesto alla zia se sarebbe disposta a dare una mano in casa, magari portando con sè la figlia. In cambio avrebbero vitto e alloggio, in attesa di tempi migliori...

venerdì 15 ottobre
La zia prima ha detto grazie no, poi ha tergiversato per una settimana, infine ha accettato. Molto bene. Mamma sta preparando loro una bella accoglienza.
(1-continua)

3 marzo 2011

MARIA ROMEY: NUOVA DIVISA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un racconto di Maria Romey

NUOVA DIVISA
di Maria Romey

Laura cammina spedita, fasciata da un tailleur color malva. I capelli biondi rimbalzano compatti sulle spalle a ogni passo, i tacchi battono il selciato con un suono secco. Dietro di lei la domestica, Roberta, la segue a una certa distanza. Roberta porta tre pesanti sacchetti di plastica, colmi della spesa appena fatta al supermercato.
- Dopo, - le ha detto la padrona mentre passavano sotto la grande insegna al neon - andremo a comprare le nuove divise.
Flac! Flac! Flac! Roberta, 47 anni compiuti, procede il più velocemente possibile dietro alla sua signora; ma gli zoccoli bianchi in cui sono infilati i piedi (avvolti dai classici gambaletti di cotone) non la aiutano. Dentro l’uniforme di nylon rosa, la donna ricomincia a sudare. Sotto le ascelle, il pesante tessuto rosato è segnato da due mezzelune scure. Croc! Croc! Croc! A ogni passo lo spesso grembiule di plastica crepita, a ogni passo lì sotto fa sempre più caldo, sempre più caldo.
Sono quasi arrivate da Robinetti, il migliore negozio della città, dove ogni giorno si guardano, si scelgono e si comprano le più pratiche ed eleganti uniformi per il personale di servizio.
- Flac! Flac! Flac! La suola di gomma degli zoccoli striscia sul marciapiede: è mezzogiorno, e per Roberta è stata una mattinata pesante: di primo mattino ha pulito a fondo la cucina, ha avuto appena il tempo di preparare e servire la colazione per la padrona, e subito le è stato ordinato di lavare tutti i pavimenti della casa.
Due ore carponi, e poi la spesa, sempre con la signora Laura alle calcagna, mai un momento da sola. Infatti Laura, giovane account in una agenzia pubblicitaria multinazionale, si è presa un giorno intero di vacanza per seguire da vicino la cerimonia della nuova vestizione della serva.
Per uscire a fare la spesa, la padrona le ha imposto di non togliersi il grembiule di plastica blu, e ora Roberta sfila vergognosa e accaldata per le strade della città, carica di pacchi e impegnata a tenere il passo della sua datrice di lavoro.
Ecco, sono arrivate. Laura entra e lascia che la sua serva se la sbrighi con la porta a vetri e i sacchetti ricolmi. Una commessa, impietosita, accenna un passo verso la maniglia, ma Laura la blocca subito: - Non si preoccupi, se la cava benissimo da sola!
La commessa si blocca, resta dov’è e osserva la scena con occhio fintamente distaccato. La domestica attende in piedi, avvolta in quell’assurdo, umiliante grembiulone di plastica blu, tutto arricciato sul ventre, là dove la donna si è piegata tante volte durante il suo lavoro (deve avere un bel caldo là sotto, pensa di sfuggita la ragazza). Ferma, con i sacchetti ancora in mano, mentre la sua padrona si guarda intorno e osserva con calma le divise e i grembiuli.
Finalmente Laura sembra ricordarsi della sua domestica, la testa si volta di scatto, una ruota di capelli biondi si allarga intorno al viso dai lineamenti fini e appuntiti: - Roberta, coraggio, fatti dire dalla signorina dove puoi appoggiare la spesa!
La domestica segue la ragazza, che le indica senza parlare un punto dietro al bancone. Lì Roberta si china e con cautela appoggia le sporte. Mentre la donna in grembiule compie il movimento, la commessa senza volerlo avverte nell’aria un sentore di traspirazione pungente.
- Vede, il nostro problema, - dice Laura alle spalle della commessa - è che Roberta suda, suda molto, e questi grembiuli di nylon sono... come dire... poco pratici e... sgradevoli, a lungo andare. Specie se ci sono ospiti, lei mi capisce.
La commessa, imbarazzata, non sa cosa rispondere.
Il volto di Laura si indurisce, un sorriso sprezzante le taglia la bocca.
- Non ci crede? Ma sa che alla fine della giornata non si riesce ad averla d’attorno, questa qua? Roberta, metti le mani sopra la testa!
Dopo una brevissima esitazione, la sguattera obbedisce. Le braccia seminude si sollevano, le mani arrossate si appoggiano sul fazzolettone blu che le raccoglie i capelli. Ora le chiazze di sudore sotto le ascelle della donna sono perfettamente visibili.
- No, dico, senta!
- Cosa?!
- Si avvicini, senta anche lei!
La ragazza non si muove.
- M... ma forse le dovrebbe cambiare il tipo di divisa... e poi quel grembiule di plastica... capisce...
Roberta tiene lo sguardo basso.
- Lo so, lo so... Ma le sta tanto bene! Inoltre le è vietato qualsiasi deodorante o profumo!
Una cliente, in compagnia della sua cameriera filippina, sbircia la scena affascinata.
- Insomma, allora cosa mi consiglia?
Scossa dal tono della giovane donna, la commessa si riprende, pensa febbrilmente mentre la serva se ne sta lì, vicino al bancone, ferma nella posizione imposta dalla padrona.
- Va bene, Roberta, abbassa le braccia!
La domestica esegue.
- Vediamo... qualcosa di cotone...
- Sì, ma niente di lussuoso, voglio una divisa per i lavori pesanti...
- Sì, certo...
- Ecco! Questa va bene!
Laura indica una divisa grigia, di cotone spesso, allacciato sul davanti.
- Benissimo, allora ci vuole un grembiule, adesso...
- Lo voglio di cotone, spesso, a righe bianche e blu, come un grembiule da macellaia...
E con i lacci abbastanza lunghi da poterlo annodare sul ventre.
- Benissimo, signora, credo di avere quello che fa per lei...
Dopo mezz’ora, il grosso pacco con i nuovi abiti da lavoro della domestica giace sul bancone. Un rapido passaggio di una carta di credito, e la transazione è fatta.
La commessa passa l’involto a Roberta: - Ecco, prendilo: ce la fai?
- Ce la fa, ce la fa!
Laura esce dal negozio seguita da Roberta. In mano la donna oltre ai sacchetti della spesa ha il voluminoso pacco che contiene le nuove divise grigie, comprate assieme a una serie di grembiuli di cotone blu a righe bianche verticali.
Croc! Croc! Croc! Roberta affretta il passo, mentre perle di sudore le scendono dalla fronte. Una di queste cade sulla pettorina del grembiule di plastica, e splende per un attimo al sole, come una perla.


© 2011 Maria Romey
tutti i idritti riservati

27 febbraio 2011

TRE NOTE DALLA SIGNORA LUCIA


Dalla signora Lucia Marchi (che ringraziamo sentitamente) riceviamo queste tre interessanti note che riguardano la vita quotidiana, i doveri e le punizioni della sua serva. Considerazioni che, crediamo, saranno utilissime anche alle altre signore che ci seguono e da un punto di vista evidentemente opposto, alle loro serve e domestiche.
Monica, domestica


Il Centro Commerciale
I compiti della nostra serva vengono svolti di solito tra le mura domestiche, ma vi sono occasioni in cui deve rendersi utile anche all’esterno. Una volta a settimana, infatti mi accompagna al centro commerciale. Indosserà una divisa nuova, pulita e stirata di fresco, e calzerà un paio di zoccoli.
Parcheggio sempre piuttosto lontano dall’ingresso in modo che sia costretta a fare un po’ di esercizio. All’interno del centro commerciale, dovrà rispettosamente seguirmi, spingendo il carrello ed incaricandosi di prelevare dagli scaffali tutto ciò che è pesante o scomodo da raggiungere. Una volta che gli acquisti sono fatti le toccherà farsi la coda alle casse. Poi mi concedo una buona ora di shopping nei vari negozi del centro commerciale, mentre la serva attende pazientemente in piedi accanto al carrello.


La Schiena
Sollecitata anche dall’intervento di Janine, ho notato che spesso la mia domestica, dopo lunghe ore passate a pulire i pavimenti o a lavare i panni, fatica a raddrizzare la schiena e si massaggia la zona lombare. Ciò indica che la serva non mantiene un corretta postura. A scanso di futuri problemi, ho deciso di intervenire prontamente. La ho accompagnata in un negozio di ortopedia e la ho costretta ad acquistare un corsetto rigidissimo, che si può stringere moltissimo mediante pratiche chiusure in velcro. E’ il toccasana per la sua situazione, è molto costrittivo e la costringe a stare perfettamente dritta. Inutile dire che il suo uso è sgraditissimo, sia per la limitazione di libertà dei movimenti, dato che diventa difficile anche sedersi sul bagno, che per la frizione che crea in alcuni punti irritando la pelle. Pertanto è entrato subito di diritto a far parte degli indumenti punitivi.


Il Super Pannolone Ecologico
Mi è molto piaciuta l’idea … ecologica della Signora Julia per i pannoloni di cotone, sicuramente dover lavare il proprio … prodotto dal pannolone porta l’umiliazione e lo schifo di sé della punita al massimo. Non so se la mia serva ha lo stomaco abbastanza forte per sopportare questa punizione, ma a volte basta la minaccia…. per cui le ho fatto preparare una buona scorta di pannoloni costituiti da una ventina di strati di mollettone di cotone. Sopra a questo va indossata una mutandina impermeabile in gomma, riutilizzabile. Per prevenire perdite, in caso di lavori pesanti o di lavori fuori casa, oltre a pannolone e mutande farò indossare una tuta dimagrante impermeabile, i cui calzoni lunghi convogliano l’eventuale sgocciolamento residuo negli stivali di gomma. All’esterno per garantirsi da manipolazioni, come consigliato da Julia, un jeans bianco largo, per accomodare l’ingombro del pannolone, con cerniera e cintura bloccate da un piccolo lucchetto di cui solo io ho la chiave.

5 febbraio 2011

UN CONSIGLIO DA JANINE SOUILLON

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

QUANDO LA DOMESTICA LAVA I VETRI
Quando fate pulire i vetri alla vostra domestica, fatele tenere due stracci in mano, uno con la sinistra, l’altro con la destra. Incominciate a battere le mani con ritmo crescente, facendo pulire la domestica con movimenti simmetrici. In questo modo ne salvaguarderete le vertebre e al tempo stesso ne irrobustirete il fisico. Infine, otterrete vetri più puliti.

Janine Souillon

3 gennaio 2011

DAL DIARIO DELLA DOMESTICA DELLA SIGNORA LUCIA


Cara Monika,
la Signora mi ha incaricato di tenere un diario della mia punizione. Sono stata convocata agli inizi di novembre, per essere punita a causa del mio cattivo comportamento. Da due giorni sono a dieta strettissima: esclusivamente crema di riso, questa dieta aggrava la mia stitichezza, quando mi presento ho la pancia gonfia, sono 3 giorni che non vado in bagno. Come comandato, prendo servizio alle 16 sono a digiuno dalla sera prima. Indosso, sotto la divisa maglia e mutande di spinosissima lana. Arrivano l’Infermiera e la Portinaia che è accompagnata dal suo cameriere. Vengo convocata nel salone. La Portinaia legge le accuse contro di me: cattivo comportamento ripetuto, tanto che sono stata degradata da femme de chambre a sguattera. Il verdetto è che verrò nuovamente sottoposta alla purga punitiva.
L’Infermiera prepara un secchio di acqua in cui scioglierà le buste di purga che sono stata costretta a comperare. Mi ricordo un racconto letto da ragazza, che descriveva la tortura dell’acqua, praticata ai tempi dell’inquisizione, le povere vittime venivano costrette a trangugiare con un imbuto 8 litri di acqua per la tortura ordinaria e 16 per quella straordinaria, fino a gonfiare la pancia come se erano incinte. Mi aveva molto impressionato e per anni mi immaginavo messa alla tortura.
Prima della punizione la Signora mi ordina di stabilire la quantità di purga meritata. L’altra volta ero stata punita con 6 litri ma ero riuscita a berne solo 3 facendola arrabbiare moltissimo, non so cosa mi prende ma sento la mia voce che dice: signora, questa serva merita 8 litri di purga.
Mi vengono consegnate 16 bottigliette di purga, un secchio per i bisogni, un rotolo di carta igienica ed un timer da cucina che suona ogni 10 minuti, ogni volta che suona dovrò bere un bicchierone di purga. Il primo bicchiere non sembra poi così terribile, ha un leggero sapore di mandarino. Con bicchieri successivi, però si rivela la durezza della punizione: il liquido gonfia lo stomaco e il sapore dolciastro di mandarino e un retrogusto di olio di ricino danno proprio la nausea. Quello che mi riesce difficile è trangugiarlo tutto di un fiato, come invece mi viene imposto dalla Signora.
Ora che ho subito questa punizione devo dire che dura tantissimo e che, mentre per l’olio di ricino si tratta di trangugiare qualche cucchiaio di schifosissimo liquido, in cinque minuti hai finito ed anche le scariche durano molto meno di queste. Lo stesso per il clistere, per quanto sia molto più doloroso in mezz’ora hai finito. Qui invece sono ore ed ore a trattenere il vomito e a scaricarsi, tanto che alla fine il buchetto è in condizioni pietose.
Poiché la punizione durerà molte ore le Signore si organizzano, il cameriere della Portinaia sarà sempre presente per controllare che io non cerchi di barare e a pungolarmi perché rispetti i tempi. E’ Giovanni un giovane 22 enne molto attraente e penso con vergogna a quando la purga inizierà i suoi effetti ed io dovrò chiedergli il permesso di evacuare e che per tenermi in equilibrio sul secchio dovrò stare a cosce allargate, faccio presente la cosa alla Signora ma dice che fa parte della punizione e devo accettarla . Poiché non devo restare oziosa, mi costringe a pulire il pavimento in ginocchio. Ogni volta che debbo inginocchiarmi è un incubo: sento l’acqua nello stomaco che tenta di uscire e debbo farmi forza per non mettermi a vomitare!
Mi prendo qualche sculaccione perché sono lenta a bere. Ho già bevuto due litri di beverone e la pancia è come una mongolfiera ed inizia a dolermi. Mi scappa anche la pipì ma devo chiedere il permesso….Giovanni mi ordina di trattenermi …. mica facile!
Le Signore passano e dicono a Giovanni, che escono per la cena, continui lui a sorvegliare la mia punizione, la Padrona mi mette un lucchetto al piercing della vulva, non si sa mai che noi servi .. fraternizziamo!.
Finalmente, all’ennesima richiesta Giovanni mi dà il permesso di usare il secchio, ho talmente bisogno che quasi non ho il tempo di abbassarmi le mutande! Mi sono scaricata a lungo ed i dolori sono cessati, piango per la vergogna. Sembra incredibile, ma con tutto quello che trangugio ho sete, sarà che oltre il sapore di mandarino si sente anche un non so che di salato….. Si continua così, a ogni trillo del timer trangugio un bicchiere e subito dopo devo andare sul secchio, per non avere intralci Giovanni mi fa denudare completamente.. Sono arrivata ai cinque litri, sono esausta. Ma ora c’è un altro problema Giovanni è visibilmente eccitato e, con la scusa di sentire se ho la pancia gonfia, inizia a palpeggiarmi e ad esaltarsi. Non ho alcuna intenzione di starci con questo porco, rifiuto le sue avances. Giovanni si arrabbia moltissimo e mi dice che adesso mi sistema lui, si allontana un minuto e torna con un tappo anale gonfiabile, me lo infila e dà 4 colpi di pompetta. Già il mio povero buchetto è arrossato per le evacuazioni e l’uso della carta igienica, non vi dico il male! Ma capisco anche il suo gioco, da tappata non posso scaricarmi e prima o poi dovrò cedergli o scoppiare! Inoltre prende una bacinella vi orina, si masturba e vi viene dentro, aggiunge una bottiglietta di purga e imbottiglia il risultato in 2 bottigliette “speciali”, mi ordina di bere il tutto o avrò fallito la prova. Me ne fa bere una tutta d’un fiato, mezzo litro! Non vi dico la nausea, naturalmente mi dice che se vomito riferirà la cosa alle signore. Vorrebbe che io lo soddisfi con la bocca, io, incattivita, minaccio di morderlo se ci prova. Mi fa bere anche la seconda bottiglietta, madre mia, un litro di liquido fetido bevuto in mezz’ora, mi viene da vomitare solo a ripensarci. Non contento prende delle sferze ed inizia a picchiarmi a tutta forza. Non sono i colpi misurati dati dalla Padrona, qui è un maschio incazzato che vuole sfogare la sua frustrazione! Dopo i primi due colpi sono già senza respiro, al quarto, che colpisce dove era già arrivato un colpo precedente, affondo la faccia nel cuscino e urlo con tutti i miei polmoni. Ogni tre colpi mi chiede se cedo, mi rifiuto. La punizione continua, ormai avrò preso una dozzina di frustate, non resisto più, sto per cedere, quando … rientrano inaspettate le Signore che hanno trovato il ristorante chiuso ed hanno preso delle pizze da portarsi a casa. Mi diranno che hanno sentito i miei urli soffocati già per le scale. Entrano e mettendosi in tre, ammanettano Giovanni.
Io sono semisvenuta,. La Signora vede che ho ormai bevuto sette litri di purga, vede in che stato sono stata ridotta, mi abbraccia e dice che la punizione è finita e che ho dato prova di saper soffrire per Lei. Mi accompagnano nel bagno padronale, mi tolgono il tappo e posso finalmente rilassarmi e svuotarmi. L’infermiera si prenderà cura del mio buchetto e delle mie natiche applicandomi delle pomate lenitive.
La mia fedeltà è stata premiata, sono stata riammessa come femme de chambre Per Giovanni, si profilano giorni duri, dovrà subire un periodo di rieducazione presso l’Infermiera consistente di un minimo di sette sedute di tortura della durata di almeno due ore l’una.
Come parte lesa la Signora mi accompagnerà ad assistere alla punizione, e conoscendo la severità dei trattamenti inflitti dall’Infermiera non vorrei di certo essere nei panni di Giovanni!
Pubblica pure tutto, la Signora lo permette.
Un abbraccio dalla tua collega.
Barbara

2 ottobre 2010

I CLISTERI PUNITIVI

IL CLISTERE PUNITIVO
di Lucia Marchi, coadiuvata dalla sua amica infermiera

La pratica del clistere, detto anche enema, è di solito considerata una cosa più o meno fastidiosa, da alcuni è considerata fonte di eccitazione sessuale. Ne esiste però una variante detta clistere punitivo (da adesso in poi CP) abbastanza temuta poichè può essere più o meno prolungato e che può comportare, per colui o colei che vi è sottoposta, la necessità di evacuare pubblicamente o in situazioni particolarmente umilianti (pannolone), spesso dopo aver sopportato a lungo, nell'impossibilità di liberarsi, i forti crampi conseguenti al clistere stesso.
Alla punita sarà permesso lamentarsi, questo è un buon feedback che permette di capire se la punizione funziona: i soliti lamenti "basta non ce la faccio più", "mi fa male", "scoppio", "mi sento l'acqua in gola" ci indicano che stiamo opearando bene, grida scomposte ed esagerate ci indicano di interrompere.
Alla punita verrà impedito di vedere il livello dell'acqua, anzi, meglio, le verranno bendati gli occhi, in modo da focalizzarla sulle sensazioni interne.


Esistono molte variabili coinvolte nella somministrazione di un clistere punitivo e nelgli effetti che questo provocherà:

1) strumento utilizzato
2) tipo di cannula
3) tipo di liquido
4) volume somministrato
5) temperatura
6) pressione
7) velocità di riempimento
8) aria nell'intestino o tubi
9) posizione da assumere durante la somministrazione
10) tempo e modalità di ritenzione
11) modalità di evacuazione
12) ripetizioni eventuali del tutto


1) l'attrezzo di più facile reperibilità per la somministrazione è l'enteroclisma da viaggio, si trova in ogni farmacia, ha una capacità di 2 litri. Per volumi superiori prepareremo l'ulteriore liquido in bottiglie di plastica, in modo da non concedere alla punita "pause" in attesa che l'acqua sia pronta, alla temperatura giusta.

2) Utilizzeremo come minimo la cannula vaginale (la più lunga). Su internet è possibile ordinare vari accessori per il clistere, si possono trovare cannule enormi, in modo da associare al CP la sodomizzazione, ed anche cannule gonfiabili che renderanno impossibile qualsiasi involontaria perdita perdita di liquido alla punita.

3) Tipo di liquido:
se si desidera unicamente umiliare la punita vanno benissimo i microclismi alla glicerina, nonostante la piccola quantità (pochi cc) sono molto efficaci, in particolare se se ne somministrano 2 - 3 e si impone un tempo di ritenzione di 30 minuti dopo aver fatto indossare le mutande impermeabili ed il pannolone. La punita dovrà scegliere se umiliarsi subito sporcandosi o cercare invano di resistere soffrendo.
Per un'indimenticabile punizione praticheremo un CP di grosso volume, dunque utilizzeremo acqua che è il liquido più sicuro, eventualmente aggiungendo un cucchiaino colmo di sale ogni litro d'acqua, per impedire che l'intestino assorba troppa acqua (nel caso di una serie di clisteri).

4) volume somministrato: partiamo da un minimo di 2 litri a 3 - 4 litri, a seconda del grado di pulizia dell'intestino (il primo clistere di una serie è bene sia di volume inferiore) e a seconda della corporatura e della resistenza della punita.

5) Temperatura: la temperatura di base Ë quella del corpo 37∞, possiamo avere clisteri pi˘ caldi da 38 a 42 gradi ma attenzione a non superarli, per il pericolo di ustioni al colon (testare sempre la temperatura con una guancia o la parte interna dell'avambraccio appoggiati alla sacca o al contenitore.
Solitamente i clisteri caldi sono sopportati meglio poichè generano crampi meno intensi, ottimi per una pulizia a fondo dell'intestino e per poter vedere la punita col pancione gonfio.
Clisteri freddi da 35 ai 20 - 25 gradi: qui siamo nel vero CP. A volte i crampi sono così forti che per la punita è impossibile resistere, se non si utilizzano cannule di ritenzione possiamo aspettarci addirittura espulsioni impreviste di liquido. Preferibilmente il clistere freddo può essere l'ultimo di una serie, in modo che la punita, gi‡ spinta ai limiti della sua resistenza dai clisteroni precedenti sopporti dei crampi ancora più forti ed eventualmente subisca l'onta della sconfitta.

6) pressione del liquido: conviene posizionare il contenitore da un minimo di 30 cm fino a un max di 1 metro d'altezza. Vedi anche velocità di riempimento.

7) velocità di riempimento: possiamo andare dal clistere somministrato molto lentamente a quello somministrato in 2 - 3 minuti. La velocità di riempimento può essere regolata con l'apertura dell'eventuale rubinetto o con l'altezza del contenitore. Solitamente più è veloce la somministrazione più è efficace, però alcune infermiere preferiscono somministrare il liquido in lunghi getti. Consideriamo anche le pause eventualmente concesse alla punita per riuscire a superare crisi dolorose momentanee: si ferma momentaneamente il liquido e le si massaggia il ventre. Si riuscirà ad apprezzare il gonfiore causato dal contrasto tra il crampo e il liquido in ingresso. Non esageriamo, però: 3 - 4 pause di un paio di minuti l'una sono il massimo che concedo, e solo in caso di volumi importanti e/o clisteri freddi.

8) la presenza di aria nel tubo: è sempre controproducente, l'aria disturba il libero flusso del liquido nei tubi e se finisce nell' intestino e crea dei crampi incontrollati e rende impossibile somministrare grossse quantità. È preferibile eliminare bene l'aria dal tubo prima di iniziare il clistere. A meno che si voglia sfruttare la cosa per avere evacuazioni pi˘ rumorose ed umilianti.

9) posizione: qui possiamo sbizzarrirci. La preferita potrebbe essere quella definita dalle infermiere genu-pettorale: in ginocchio, però con il busto abbassato fino ad appoggiare testa e petto sul materasso: è una posizione imbarazzante poichè espone perfettamente le parti intime della punita e non preme sull'intestino. Va bene anche la posizione supina, soprattutto se si vuole effettuare un massaggio durante l'introduzione del liquido. Una posizione che rende ancora più impegnativo il CP per la punita è il clistere all'impiedi, poichè il movimento ascendente dell'acqua viene contrastato dalla forza di gravità.

10) tempo e modalità di ritenzione: i tempi di ritenzione che impongo vanno dai 5 minuti alla mezz'ora. Vanno modulati in modo da spingere la punita ogni volta oltre i propri limiti. Modalità di ritenzione: bello tenere la punita all'impiedi, in modo da apprezzarne la pancia gonfia e apprezzare le controsioni imposte dai crampi che la attanagliano. Si potrebbe farla camminare in corridoio, magari con i tacchi alti, in modo da aumentare gli stimoli, ma è più sicuro posizionare la punita nella vasca da bagno o nel box doccia, a scanso di "incidenti".
In caso di clisteri di grosso volume non impongo il pannolone: serve a poco, ma sporattutto offre alla punita la possibilità di sfuggire ai crampi scaricandosi anzitempo. Molto meglio tappare la punita con un butt-plug o una sonda gonfiabilie.

11) modalità di evacuazione: qui sta a noi decidere, anche in base a quale livello di umiliazione vogliamo giungere. Se la punita si è comportata accettabilmente, non infierisco, le permetto di utilizzare privatamente il bagno, altrimenti dovrà usare l'immancabile secchio oppure farsela addosso, magari messa nella vasca da bagno in una posizione in cui l'acqua evacuata le ricada addosso.

12) ripetizioni: preferisco somministrare sempre una serie di clisteri. Il primo, caldo o molto caldo, di volume ridotto, 1- 2 litri inizia a ripulire grossolanamente ed elimina l'aria dall'intestino. Poi seguito da 1 - 2 clisteri molto caldi di alto volume. Se la punizione deve essere particolarmente dura, gli ultimi due Clisteri sarnno di acqua fredda a 20 gradi. Solitamente le punite vengono avvertite che, se non sopportano fino alla fine e per tutto il tempo di ritenzione imposto un clistere, questo verrà ripetuto subito dopo l'evacuazione.

Dopo una buona seduta di clisteri punitivi avremo una serva umiliata e prostrata dai crampi e dalle evacuazioni, che di certo si guarderà bene dal commettere altre mancanze.