Cara Monika,
ho trovato un nuovo bigliettino nel nascondiglio della serva.
Anche stavolta ha scritto una poesia autobiografica,
te la giro, in modo che tu possa pubblicarla.
FrauJulia
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Tempo d’estate
La serva rinchiusa in cantina,
un banchetto ha preparato in cucina.
La Signora riceve l’amante,
la serva nel buio circostante.
Udirà la serva ogni orgasmo,
la mano sfiorerà fino a causare lo spasmo.
Ed infine, a cose finite,
le colpe non passeranno impunite.
Toccarsi per le serve è peccato,
e sicuramente non sarà dimenticato.
Penitenza lunga e dolorosa,
quella che attende la smorfiosa.
Per calmare le serve eccitate,
prima l'ortica e poi le nerbate.
Ed infine sul sedere rosseggiante,
la rea lacrimando rialzerà le mutande.
Bacerà la mano giustiziera e
di servire la Signora andrà assai fiera.
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Il blog LA DOMESTICA RISPONDE è da considerarsi completamente opera di fantasia. I personaggi e le situazioni descritte sono fittizi, e l'eventuale somiglianza con persone o fatti esistenti è da ritenersi totalmente accidentale.
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© JANINE SOUILLON, LUGANO, CH
23 luglio 2012
POESIA DELLA SERVA DI FRAU JULIA
PENSION BALNEARIA 48
Cara Monika,
inutile dirti che con la fame niente
affatto placata dallo yogurt, il mal di pancia dato dal trattamento
subito e dalll’olio di ricino che mi era restato giù, non ho
dormito affatto, ho passato parte della notte sul secchio destinato
ai bisogni.
Né mi ha aiutato a rilassarmi il
pensiero che la cosa si sarebbe ripetuta all’indomani. Alla mattina
ci alziamo e dobbiamo svolgere parte dei nostri lavori, poi veniamo
nuovamente convocate “por l’hydroterapia”. Veniamo nuovamente
fatte mettere in posizione e legate ben strette. Sono la prima per
il trattamento. Vedo la perra portarsi davanti a me con una larga
scatola piatta, contiene un assortimento di sonde di gomma.
Trasecolo, sono tutte lunghissime, di tre misure diverse. La più
corta sarà sui 20 – 30 centimetri, grossa come un mignolo, con una
punta arrotondata e un paio di fori posti leggermente prima della
punta. La media è preoccupante: lunga 50 – 60 centimetri ed è
larga come un dito medio. La lunga è spaventosa: lunga 80 – 90
centimetri e larga come un dito pollice. La perra gioca come il gatto
col topo, fingendo di fare una immaginaria conta, per la scelta della
sonda. Viene scelta la seconda, stavolta la piantana sostiene due
enormi contenitori, delle vere e proprie botticelle, dotate di
rubinetto e di un tubo ad Y che le riunisce e si collega alla sonda.
La perra si mette allegramente i guanti, lubrifica ammiccando la
sonda e si porta dietro di me, vedo l’azione nel monitor. La sonda
viene inserita e spinta lentamente. E’molto fastidiosa. La sento
scorrere in punti inarrivabili dentro di me. Ad un tratto non avanza
più ed allora la perra fa aprire l’acqua, un fiotto caldissimo mi
invade e, aiutata da questo, la sonda riprende la inesorabile e
dolorosa marcia, a tratti viene estratta un pezzo e poi affondata
dolorosamente ancora di più. E finalmente la sonda è tutta dentro
di me, l’acqua inizia a gonfiarmi. Ben presto non ne posso più, ma
inutile contrarre la pancia, il getto della sonda è inarrestabile.
Finalmente la perra ritira la sonda, ammonendomi che se non terrò
l’acqua sufficientemente a lungo dovrà ripetere l’operazione.
La frase ti mette in agitazione,
vorresti obbedire per evitare altri dolori, ma poi iniziano i dolori
e tua a stringere e soffrire … fino a che cedi, e subito l’aguzzina
a dirti che dovrà ripetere il clistere con ancora più acqua, visto
che non collabori. Comunque la perra mi annuncia che potrò riposarmi
un po’, mentre passa al trattamento di Pilar.
Anche a Pilar, ora, tocca il
trattamento tradizionale e anche per lei la sonda da 60 cm. Anche per
lei la dolorosa introduzione e l’interminabile fiotto di liquido.
Inutile dire che neanche lei riesce a soddisfare la perra come tempo
di ritenzione.
Veniamo fatte rialzare un momento. La
perra ci guarda e confabula a lungo con Caridad e la venditrice degli
apparecchi di idroterapia. Si vede che sono abbastanza contrariate,
sento dei brandelli di frasi, “estan gordas”, “vientre
flacido”, “parecen un barril”. A quanto pare i trattamenti non
hanno raggiunto l’obbiettivo e le donne si innervosiscono.
Dobbiamo svuotare le tinozze poste
sotto di noi. Tra purghe e clisteri il liquido è ormai abbastanza
pulito.
Ora la perra inserisce la sonda più
lunga, la inserisce come prima con un fastidioso e doloroso va e
vieni, che rende l’operazione lunghissima. Giurerei che si sta
divertendo, io un po’ meno! Poi viene aperta l’acqua caldissima
come prima, però giunti a metà riempimento la perra chiude il
rubinetto di un contenitore ed apre l’altro. Dopo pochi istanti
sento nell’intestino una lama gelata. L’acqua del secondo
contenitore è fredda e provoca dei fortissimi crampi. Non posso che
piangere e supplicare che si fermi. La perra mi massaggia lungamente
la pancia, beandosi delle contrazioni che mi sta provocando. Poi
diminuisce un po’ l’apertura del rubinetto. Ma la situazione è
ancora peggiore, infatti il riempimento diventerà interminabile, con
crampi gorgoglii e dolori. Sempre con la perra che preme
dolorosamente la pancia un po’ da una parte un po’ dall’altra e
divertendosi a sentire lo sciacquio. Stavolta, non fidandosi della
mia tenuta, la perra mi tappa utilizzando una specie di suppostona
intagliata nel jabon “hiel de vaca”, un sapone da bucato molto
irritante. Infatti, dove il buchetto stringe la base assottigliata
del tappo, brucia moltissimo. E così mi trovo tra incudine e
martello, per trattenere il mare di liquido che mi gonfia come un
otre devo stringere disperatamente il buchetto ma questa operazione
provoca un terribile bruciore. Inoltre il sapone che, a contatto con
l’acqua del clistere, si scioglie contribuisce ad aumentare il mal
di pancia.
E non mi consola il fatto che mentre io
sono preda della nausea per l’acqua che sento risalire fino in gola
e smanio per i dolori, anche Pilar riceva il medesimo trattamento.
Resistiamo per una buona mezz’ora, da brave pazienti, con i
pancioni gonfi, gorgoglianti e dolori da partorienti.
Ma un altro stimolo doloroso supera
ormai tutti gli altri: tutta l’acqua ricevuta mi ha riempito la
vescica e ormai se non faccio pipì esplodo. E quando dico alla perra
che non ce la faccio più mi guadagno una altra bella schiacciata di
pancia proprio in corrispondenza della vescica!
Sembra che abbiano aperto una diga, le
contrazioni sparano fuori il tappo e un fiume di acqua va a riempire
la tinozza e finalmente posso dolorosamente liberarmi.
A cose fatte le nostre tormentatrici
non si capacitano: le pance sono ancora gonfie e l’acqua emessa è
ancora perfettamente limpida.
C’è sconcerto tra la perra e le
altre, evidentemente il messaggio che si vuol dare è che per
risolvere i problemi di pancia gonfia basti venire alla Pension
Balnearia e sottoporsi ad un trattamento idroterapico, ma le nostre
pance le contraddicono.
Nell’attesa di una loro decisione
veniamo rimandate barcollanti, tremanti e prede dei morsi della fame,
a lavorare.
Ciao Monika, prossimamente ti racconto
le ultime dolorose invenzioni di perra & C per trasformarci con
un ventre sgonfio e tonico.
sguattera “vaciada” Nadia.
(48- continua)
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14 luglio 2012
PENSION BALNEARIA 47
Cara Monika,
e così, come ti raccontavo, ci
troviamo in procinto di essere nuovamente punite, in presenza della
televisione, che riprenderà ogni istante e che poi realizzerà
pubblicità, documentari e, temo, filmetti a luci rosse.
Veniamo spintonate dalle simpatiche Gog
e Magon fino alla sala di hydroterapia. E’un ambiente incredibile,
vale quasi da solo una puntata del mio racconto: un enorme sala
liberty, dotata di ampie vetrate, però con i vetri smerigliati. Al
centro della sala delle pareti di legno, alte un paio di metri,
delimitano una stanza più piccola, le pareti di questa saletta hanno
dei fori, in corrispondenza dei quali è disposto una versione più
comoda del potro, una specie di mezzo lettino. In pratica chi occupa
questo lettino si trova prono, con la testa ed il torace nella
saletta interna e il resto del corpo nella sala esterna, messo a 90
gradi, con i piedi a terra, appoggiati in una grossa tinozza. Al
centro della saletta interna un elegante tavolino da tè. In pratica,
viene spiegato dal documentario realizzato, che ho avuto occasione di
vedere, questo era il “salon de enema”. Qui le ricche clienti
porgevano il posteriore alle energiche cure idrauliche di robuste
infermiere, mentre dall’altro lato del muro, chiacchieravano
amabilmente con le compagne di cura, leggevano, sentivano musica
classica ed addirittura, veniva servito loro il tè. Insomma, un
modo di salvare la faccia e di ignorare tutto il corollario di
spiacevolezze associato al trattamento. Da non credere!
Ma veniamo a me, poiché come dice la
perra ho “cometido la felacion” verrò punita anche attraverso la
bocca. Mi fanno mettere su di un inginocchiatoio e mi legano con le
apposite cinghie. A questo punto la perra, che per l’occasione si è
data un look da dottoressa, mi si avvicina con una bottiglietta scura
ed un cucchiaio. Capisco subito che intende purgarmi. Mi dice di non
pensare neanche a disobbedire, altrimenti mi farà pentire di essere
nata. Versa un cucchiaio di purga e mi costringe ad inghiottirla.
Ora, come già raccontato, non è la prima volta che subisco questa
punizione, ma stavolta l’odore ed il sapore sono mille volte
peggio. Non sono passati neanche cinque secondi e sono squassata dai
conati di vomito. Evidentemente se lo aspettavano, le cinghie mi
trattengono, altrimenti cadrei anche per terra. Appena ripreso fiato
la perra ghigna e mi dice “te gusta? Es el aceite de ricino
tradicional, no es desodorizado”. E giù una seconda cucchiaiata.
Tra un conato e l’altro mi costringe ad “disfrutar” il
contenuto della bottiglietta fino a che non giudica che me ne sia
restato giù abbastanza!. La intera operazione dura un interminabile
quarto d’ora. Non mi reggo in piedi, gog e magog mi tirano su e mi
legano su uno dei lettini. Lo stesso accade a Pilar.
Poichè abbiamo il torso affacciato nel
salottino non vedremmo niente di cosa stanno preparando per noi. La
perra, però, generosa come sempre, si premura di far portare un
monitor in modo che non ci perdiamo il vergognoso spettacolo delle
nostre parti posteriori. Poi la perra dice che bisogna rispettare la
tradizione, ma, anziché del tè fa portare dello spumante e, sotto
l’occhio delle telecamere dobbiamo brindare più volte con lei. Lo
spumante ci dà inevitabilmente alla testa, inoltre una delle
aguzzine si premura di stimolarci intimamente con un aggeggio
vibrante. Comprendo subito che lo scopo è di avere un filmato in cui
pare che noi ci si diverta e si venga eccitate, durante i trattamenti
che ci verranno inflitti. Comunque che vergogna, ora la perra ha
costruito una prova televisiva in cui pare che noi si sia sue, se non
complici almeno collaborazioniste!
A proposito del salottino, non capisco
una cosa, se le clienti della Pension erano così rilassate durante
questi trattamenti, da addirittura ascoltare musica e prendere il tè,
a cosa servivano le robuste cinghie imbottite con cui siamo state
legate? Inoltre, una volta che i trattamenti avessero sortito
l’effetto desiderato, essendo legate come potevano “ir a los
aseos?”.
Ma ecco che nel monitor vedo la perra,
nel suo camice che armeggia con una gigantesca “pera de goma”.
Spiega, a beneficio della televisione che, poiché soffro di una
forte stitichezza, inizierà con una bella “pera de aceite de oliva
por lubricar”. E ben presto sento penetrare il beccuccio. L’olio
tiepido è piacevole, ma dalla perra ci si deve sempre aspettare il
peggio, la “pera” è stata riempita solo a metà ed alla fine,
con forte gorgoglio mi inietta, anzi direi che mi “spara” dentro
una grossa bolla d’aria, sicuramente molto meno confortevole
dell’olio tiepido. E ad operazione eseguita resto lì, legata.
Nessun effetto particolare, ma l’olio è subdolo, nonostante io
stringa ben bene, lo sento colare pian piano dal buchetto lungo
l’interno delle cosce, la cosa è ben documentata dai cameraman.
Passata una mezz’ora, la perra torna alla carica, spiega che ora
c’è bisogno di un “tratamiento radical” per iniziare a
sbloccarmi, e viene consigliato “un robusto enema de jabon”.
Ben presto viene portato un antico
marchingegno, una piantana con un apparecchio di vetro, pieno fino
all’orlo di acqua talmente carica di sapone da parere latte, dalla
parte superiore trabocca della schiuma. E qui la perra mostra la
cannula di ebanite nera: la punta è ingrossata quanto un oliva. La
cannula viene inserita senza toppi complimenti ed il rubinetto viene
aperto. L’acqua è caldissima, la avverto distintamente entrare. E
l’effetto della mistura non si fa attendere, inizio a sentirmi
piena e a sudare come una fontana. Nel monitor vedo che l’apparecchio
è stato messo piuttosto basso, segno che la perra vuole che la
somministrazione sia lunga, interminabile. Ma ha fatto male i suoi
conti sulla mia resistenza. Dopo aver implorato che mi sleghino, che
devo andare in bagno eccetera, cedo ignominiosamente, non è entrata
neanche metà dell’acqua. Sento il getto di liquido ancora
caldissimo scendere lungo le gambe, nella tinozza entro cui appoggio
i piedi. Le riprese mostrano vergognosamente che non è più solo
acqua! Che vergogna! E cerco di non pensare che chissà in che mani
finiranno le riprese che stanno facendo!
Mi aspetto chissà che castigo, ma non
ho tenuto conto dei tempi televisivi, è ora il turno di Pilar. Lei
la fortunata è destinata ai tanto pubblicizzati trattamenti moderni,
quelli che la perra intende pubblicizzare. Poi la perra mostra la
cannula destinata alla povera Pilar, è decisamente molto grossa, un
piccolo pene, da cui si dipartono due grossi tubi che finiscono in un
avveniristica macchina di plastica bianca, tutta lucette e
pulsantini, mi viene in mente che, dato il colore e la moda del
momento potrebbero battezzarla iEnema!
Ma non è il momento di scherzare, un
minimo di lubrificazione e la cannula viene lentamente inserita in
Pilar, che dai gemiti, non gradisce affatto l’intrusione. Il tutto,
come spiega la voce di una presentatrice, assicura un “tratamiento”
piacevole, indolore ed inodore. E la perra schiaccia bottoncini e
regola rubinetti, ma ci sono difficoltà, ripete più volte la
sequenza di operazioni ma niente. Vediamo la produttrice del
marchingegno che riprova senza successo, poi estraggono la cannula da
Pilar, si è intasata! E così alla perra viene consegnata una nuova
cannula, se la precedente era grossa, questa ha quasi le dimensioni
di un pene! E, dopo una bella lubrificata, Pilar è costretta ad …
inghiottire anche questa. Nuova sequenza di pulsanti e rubinetti e
l’apparecchio si mette in moto. Ora, viene presentato come un
piacevole lavaggio, ma lì, legate sui lettini sento distintamente
Pilar ansimare e cercare di respirare come un cagnolino. Le chiedo
come va e mi risponde sussurrando che è un continuo sentirsi
pienissima e che ha parecchi crampi. L’operazione dura una buona
mezz’ora. Poi la perra, inquadrata dalle telecamere, annuncia che
il trattamento preliminare del primo giorno è terminato e che nei
giorni successivi vi saranno dei “tratamientos mas eficaz”.
Ovviamente, una volta spente le telecamere, veniamo slegate e
dobbiamo ripulire, inginocchiate, le tracce della nostra vergogna
dalle tinozze, nonché lucidare il tutto per il giorno dopo.
Veniamo rinchiuse in due stanzette tipo
clinica. La perra ci annuncia che ci verrà dato solo dello yogurt.
Ora, qui è tradizione che i pasti principali finiscano con il
“postre”, il dolce che spesso è sostituito da yogurt,
sicuramente più salutare. Dall’arrivo della perra non abbiamo più
assaggiato alcun postre, sono contenta della notizia, ma poi capisco
che per chissà quanti giorni vivremo solo di quel vasetto di yogurt
“mugnificamente” concessoci.
Cara Monika, un abbraccio
“paciente” Nadia
(47- continua)
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7 luglio 2012
PENSION BALNEARIA 46
Cara Monika,
mi accorgo di non averti descritto la
troupe televisiva. La regista si chiama Caridad, una morettina di
Barcellona, piccola e tutto pepe. I suoi aiutanti sono due ragazzoni
un po’ timidi che unici tra tutti chiamano anche noi serve
“senorita”.
Per qualche momento avevamo sperato che
la presenza della televisione avrebbe limitato la cattiveria della
perra nei nostri confronti, invece è ancora peggio. Inoltre, poiché
tutto viene registrato la perra ha la possibilità di vedere anche
cose che prima ignorava. Una di queste è l’ “omaggio alla
Signora”, in pratica in uno dei corridoi c’era una foto della
Signora e noi serve, passando di lì facevamo un inchino. Come la
perra se ne è accorta, guardando le riprese, siamo state tutte
punite tenendoci a digiuno due giorni e la foto della Signora è
stata rimossa e bruciata davanti a noi.
Altra novità: anziché l’uso di un
normale wc, ora dobbiamo usare un wc “alla turca”. La cosa è
particolarmente fastidiosa perché, essendo usato anche dai giocatori
è sempre molto sporco e puzzolente. Così non possiamo più sederci
neanche durante la pausa bagno e abbiamo sempre il pensiero che
qualcuno ci stia guardando anche in quei momenti.
Come richiesto sul blog, ho avuto una
deroga alla regola di raccontare tutto in ordine di tempo.
Accadde , un mesetto dopo l’arrivo
dei televisivi, che io e Pilar venissimo destinate alla sala da
gioco. Come già accaduto, uno dei clienti è riuscito a battere il
banco, tenuto dalle cinesine. Inevitabile la richiesta di
accompagnarsi alle serve e .. di usare il lato B.
Io e Pilar ci guardiamo ammiccando e
seguiamo il vincitore in una saletta privata. Nascosta nella tasca
della divisa da fatica ho la miracolosa cremina anestetica. Il
cliente ordina di spogliarci l’una con l’altra ed inizia a
pastrugnare il posteriore di Pilar. Gli suggeriamo di utilizzare una
cremina lubrificante, ma non ne vuole sapere, mi dice di
lubrificarglielo con la saliva, dovrò succhiarlo e poi, al momento
giusto Pilar dovrà accoglierlo. Cerchiamo di fargli cambiare idea ma
niente, allora faccio la pensata di mettermi la cremina sulla lingua,
in modo da spalmargliela ben bene ed ottenere l’effetto “crollo”
da noi già sperimentato. La cremina è amarissima, ma sopporto e mi
do da fare (arrossisco ancora al pensiero di cosa avranno pensato gli
aiutanti di Caridad, che ci vedono sui loro monitor in ogni momento).
L’effetto non si fa attendere, il membro di affloscia
clamorosamente ed il cliente, abbastanza imbarazzato, accenna a
salutarci ed andarsene.
Non avevamo, però incluso nei nostri
piani la perra. Questa, evidentemente, seguiva la scena sui monitor
e ci accusa di avere barato. Il sospetto diviene certezza, quando io
riesco a rispondere solo biascicando le parole, perché l’anestetico
ha fatto effetto anche sulla mia lingua, una rapida perquisizione fa
trovare il corpo del reato, e purtroppo la scritta crema anestetica è
inequivocabile!
La perra si sprofonda in scuse con il
cliente e gli assicura che, tra qualche giorno, quando si sentirà
nuovamente in forze potrà aiutarla nella nostra punizione.
Quanto a noi, dovremo sfruttare questo
tempo per la “Limpieza interna”. E’un termine che ignoravo,
purtroppo scoprimmo presto di cosa si trattava, infatti, come ci
aveva già minacciato la perra ci ha destinate alla sperimentazione
delle antiche procedure medico-igieniche, praticate alla Pension.
Ma prima ancora, per alcuni giorni
dobbiamo bere un infuso, fornito da un erboristeria. Questo infuso ci
blocca completamente, intendo … andiamo in bagno ma … niente
risultati. Caridad e la sua troupe seguono il gonfiarsi dei nostri
pancioni, riprendendoci tutte le mattine. In capo a 4 giorni abbiamo
le pance gonfie e stiamo malissimo.
E’la mattina del quinto che veniamo
portate in un ala della Pension destinata alle cure idroterapiche.
Qui i nostri destini si dividono, io che, secondo la perra, sono la
più colpevole dovrò sperimentare su di me le procedure di
purificazione adottate un secolo fa. Pilar, invece, sarà sottoposta
al trattamento di una modernissima macchina di idroterapia.
Ovviamente la troupe televisiva realizzerà un servizio pubblicitario
riprendendo il tutto.
Ecco Monika, presto ti invierò
l’umiliante racconto di cosa ci è capitato nell’ala “Tratamiento
de idroterapia” della pension.
sguattera “costipada” Nadia
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22 giugno 2012
PENSION BALNEARIA 45
Cara Monika,
i nostri lavori forzati agricoli sono
proseguiti, con alterne vicende, fino all’autunno inoltrato. Ed
alla fine non c’era più lavoro per noi. Niente frutta da rubare,
niente panini elemosinati. Ma soprattutto niente introiti per la
perra, che è sempre più nervosa e cattiva. Poi un giorno ci
riunisce nel salone e ci dice che verrà a stare alla Pension una
troupe televisiva, intenzionata a mostrare la Pension e girare dei
filmati pubblicitari. Si spera che questo porti nuovi clienti per la
Pension Balnearia. Immagino che dovremo “truccare” la Pension e
“recitare” il ruolo di dipendenti contente ed allegre …..
INVECE …. Ci viene detto che le riprese inizieranno l’indomani, e
di non illuderci, la nostra vita non cambierà affatto. Unica
concessione alle telecamere è la distribuzione di nuove divise di
fatica, gialle e ben più corte delle precedenti, tanto che
chinandoci a lavorare non solo si vedono le gambe ma anche le
mutande! Una evidente concessione alle telecamere.
E così ai nostri personaggi si
aggiungono una regista e due suoi aiutanti. Da ora in poi non solo
saremo sottoposti alla perra e alle sorveglianti, ma dovremo
accontentare in tutto e per tutto anche i televisivi.
La Pension si trasforma come se fosse
la casa del Gran Hermano, telecamere e microfoni dappertutto. E la
regista ci spiega senza giri di parole che le riprese verranno
distribuite ad una clientela particolare, interessata alla nostra
vita di serve. Altri clienti, invece saranno interessati ad una
nostra promozione dei particolari trattamenti medico – termali per
cui la Pension andava famosa.
Ecco, mia cara, non si può certo dire
che alla Pension ci si annoi, sono venuta qui a lavorare da ormai più
di un anno e l’unica cosa che non cambia, è la vitaccia di noi
serve.
Un abbraccio televisivo.
Sguattera Nadia
(45- continua)
10 giugno 2012
PENSION BALNEARIA 44
Cara Monika,
alle serve non sempre arride la
fortuna!
Altre tre delle nostre colleghe hanno
evidentemente indovinato il buon trattamento che ci era stato
riservato alla vendemmia, si sono date da fare in tutti i modi e sono
riuscite a sostituirci nel lavoro all’esterno. Mal gliene incorse,
anziché il pacioso agricoltore, e le compagne di lavoro generose, si
sono trovate a falciare a mano i bordi dei campi e dei fossi, là
dove le macchine non arrivano. E ben presto comprendono perché
questo lavoro non viene svolto con piacere dai normali contadini: i
bordi dei campi sono chiamati “el reino de las ortigas e las
culebras” e cioè il regno delle ortiche e delle bisce. E lavorare
in divisa di fatica e con un paio di zoccoli di legno non è il
massimo. E ben presto fanno anche la conoscenza con un altro
spiacevole essere di questi posti: “la sanguijuela” e cioè la
sanguisuga. Ed oltretutto niente cibo dalle compagne di lavoro:
sempre sopa magra e qualche ortaggio rubato nei campi. A questo
proposito, le colleghe sono pure maldestre: una di loro si fa
cogliere sul fatto a rubare delle mele. Viene riaccompagnata alla
Pension, dalla moglie dell’agricoltore, che insiste per essere lei
a punire la ladra.
E qui la donna mostra una sua perversa
genialità: gli attrezzi da punizione utilizzati sono dei semplici
elastici, i soliti elastici da ufficio. Sceglie degli elastici
piuttosto grossi, con un diametro di circa 20 centimetri. Li mette
attorno al corpo della punita, alcuni attorno al torace, passando
sopra i seni, altri all’altezza del bacino. Gli elastici non sono
troppo stretti. Direte voi che tipo di punizione è? Ce lo siamo
chieste anche noi. La donna tira al massimo verso di sé alcuni
degli elastici, mettendoli in forte tensione, lasciandoli poi andare
di colpo. Alla povera vittima pare di avere ricevuto una frustata! Il
dolore è breve ma intenso. Ma la cosa che fa più male è che tutti
i colpi cadono con precisione matematica dove è caduto il colpo
precedente. E pare che l’aguzzina stia suonando un arpa, pizzica e
tende ora un elastico sul seno, ora uno sul ventre. La punita suda e
si lamenta debolmente, i seni ed il ventre sono coperti di segni
rossi, dove arrivano i colpi, sono così precisi che si possono
contare i colpi ricevuti.
Ma la punizione non è finita, potremmo
dire dulcis ( amarus ? ) in fundo, l’aguzzina fa indossare alla
punita una cintura e tende gli elastici a cavallo di questa, in modo
che siano tesi sulla ….. passerina!
Se prima la punita dava degli strilli,
ora la sentiamo urlare. Porta le mani a proteggere la parte offesa.
La perra la fa legare al tavolo di punizione, in modo che non possa
disturbare proteggendosi con le mani o stringendo le cosce. E qui le
aguzzine insistono molto a lungo, tirando gli elastici
all’inverosimile. Ben presto la poveretta ha tutta la parte piena
di segni rossi. Piange e si dispera, ma dovrà sopportare fino a che
le aguzzine si stancano di tormentarla.
E sai la cosa strana? Dopo alcune ore
tutti i segni rossi sono spariti spontaneamente. La donna spiegava
infatti alla perra che gli elastici hanno questa particolarità:
fanno malissimo ma lasciano segni che spariscono in poco tempo,
perfetti pertanto le tenere carni di giovani serve.
Insomma Monika, come vedi per noi serve
le punizioni non finiscono mai.
Un abbraccio.
Sguattera nadia.
(44- continua)
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Serva Nadia
4 giugno 2012
PENSION BALNEARIA 43
Cara Monika,
era inevitabile, un cliente scontento
della gestione della sala da gioco ha minacciato di segnalare la cosa
alle autorità. Ed inevitabilmente ci siamo andate di mezzo noi: lo
scontento, un grosso e grasso agricoltore, è stato messo a tacere
inviandogli tre di noi per la vendemmia. Come sempre le due
“fortunate” siamo state io e Pilar, assieme a Veronica, una
nostra compagna.
Ci viene ordinato di alzarci
prestissimo, indossare la divisa di fatica ed attendere,
l’agricoltore passerà col camion delle braccianti e ci porterà
nelle sue vigne. E qui tre povere serve si sono trovate a mal
partito: tutto il giorno a cogliere uva, al sole implacabile di
queste terre. E non basta bisogna farlo in mezzo a ragni, vespe,
formiche ed una popolazione di animaletti che pungono e urticano. Una
volta piena la gerla occorre caricarsela sulla schiena e raggiungere
il carro, dove bisogna travasare l’uva. Un lavoro pesante e
massacrante. Bisogna però dire una cosa: all’ora di pranzo le
altre braccianti si accorgono che noi poveracce non abbiamo nulla da
mangiare e cerchiamo di dissetarci mangiando un po’ di uva rubata
nella vigna. Subito dividono il loro pranzo con noi: deliziosi
panini, che ormai non ci ricordavamo neanche più che esistessero e
poi vino freschissimo, tenuto in , qui bevono senza vergona anche le
mujeres. In pratica quello che sembrava uno dei soliti massacranti
lavori, a cui tutte hanno cercato di sottrarsi, si è dimostrato una
pacchia!
E noi non abbiamo rivelato alle altre
la nostra fortuna, così nessuna avrebbe tentato di sostituirci. In
tre settimane, tanto è durata la vendemmia, abbiamo addirittura
recuperato qualche chilo di peso, nonostante il lavoro.
La perra se ne è accorta ma non vi ha
dato peso, anzi, parrebbe contenta della cosa.
Cara Monika un abbraccio
sguattera “gorda” Nadia
(43- continua)
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Serva Nadia
PENSION BALNEARIA 42
Cara Monika,
qui alla Pension, ora trasformata in casa da gioco, capita che nessuna serva stia in punizione e così la
perra non ha modo di intrattenere i gonzi che perdono soldi a palate.
Bisogna però riconoscere che la
maledetta ha molta fantasia, ne ha inventata un'altra per divertire i
clienti. Uno dei piatti tipici qui è costituito dai peperoni, crudi
od arrostiti. Ovviamente vengono utilizzati rigorosamente peperoni
dolci, anche se una filastrocca popolare, che inevitabilmente viene
citata quando si mangiano i peperoni dice “pimientos de Padrón
unos pican y otros non”. La perra, naturalmente ha portato la cosa
all’eccesso. Ha fatto selezionare dei peperoncini, assolutamente
identici tra di loro, solo che alcuni sono dolci ed altri
piccantissimi. Inutile dire che queste delizie devono essere
consumate da noi serve, inginocchiate in circolo, con al centro il
piattone di peperoncini crudi. Ben presto gli spettatori iniziano a
fare forti scommesse su chi tra noi addenterà il peperoncino
maledetto e se riuscirà o meno a finirlo.
Monika, ti posso assicurare, poiché
uno di questi ultimi è capitato a me, che è veramente terribile.
E’come se tu avessi in bocca del fuoco. Ma non basta, devi
sforzarti di masticare ed inghiottire. E ti conviene masticare bene,
altrimenti rischi di strozzarti. E inizi a lacrimare. Ed il bruciore
scende fino nello stomaco.
Ma non è finita, la gara continua,
poiché di solito la perra fa portare un piatto con quattro o cinque
peperoni a testa, tra tutti di piccanti ce ne sono sempre più di
uno, a volte anche quattro o cinque.
E per aiutare la serva a smorzare il
bruciore niente vino e pane, che smorzano il bruciore, solo acqua.
Qui la voce popolare dice che mangiare
questi peperoncini faccia benissimo allo stomaco ed all’intestino
ed abbia forti poteri contro nausea e vomito. Non so quanto facciano
bene allo stomaco, vi assicuro che in bocca sicuramente sono
terribili, anche se poi, dopo un ora, non avevo in bocca né vesciche
né arrossamento.
Ecco carissima un saluto
sguattera “picante” Nadia
(42- continua)
30 maggio 2012
NUOVI HAIKU DALLA SERVA DI FRAU JULIA
Cara Monika,
ho trovato altri bigliettini.
Dagli scritti vedo che alla serva piacciono gli haiku, sempre autobiografici.
FrauJulia
profumo di pizza,
inghiotte saliva la serva purgata
a digiuno da ieri.
un brivido,
stringo le cosce, mi scappa Signora
ed è un rivolo caldo
ho trovato altri bigliettini.
Dagli scritti vedo che alla serva piacciono gli haiku, sempre autobiografici.
FrauJulia
profumo di pizza,
inghiotte saliva la serva purgata
a digiuno da ieri.
un brivido,
stringo le cosce, mi scappa Signora
ed è un rivolo caldo
PENSION BALNEARIA 41
Cara Monika,
e così ora tra i compiti di noi serve
è stato aggiunto quello del servizio ai tavoli da gioco. Ci è stata
imposta una doccia giornaliera, inutile dire che in una località
termale, a noi serve la doccia è solo dotata di acqua fredda.
Inoltre, dobbiamo cercare di renderci presentabili e profumarci con
un profumo esageratamente forte e volgare. Tra i nostri compiti è
anche quello di portare sigari, vino, cerveza e bocadillos al jamon
ai giocatori, in modo che non perdano tempo. Una ulteriore tortura
per noi, che, dall’avvento della perra, mangiamo poco e malissimo,
molto spesso sopa magra, che sì, ti nutre in modo che tu possa
lavorare, ma è insipida e disgustosa.
Insomma, a sentire il profumo del
prosciutto, con la fame che ho non resisto, mi apparto un attimo ed
addento rabbiosamente un panino. Lo mangio in pochi secondi, poi un
bel sorso di birra. Ma la cosa non è sfuggita alle solite Gog e
Magog. Mi bloccano, lì in mezzo a tutti e chiamano la perra. Questa
arriva ed inizia a darmi della ladra. Cerco di balbettare qualche
scusa ma ormai è lanciata. Chiama a testimoni tutti i giocatori del
fatto che io ho rubato del cibo destinato a loro. Si allontana un
attimo e torna con la frusta che è negli incubi di tutte noi
sguattere: il nerbo di bue!
Questa frusta, costituita da nervi di
bue intrecciati e seccati è destinata alla doma dei cavalli più
feroci e riottosi, nonostante la loro pelle imparano ben presto che
chi la impugna è quello che comanda,. Figuratevi cosa può fare
sulla tenera pelle di una serva! Piango e mi dispero, ma la perra dà
ordine a Gog e Magog di rialzarmi la gonna, alza la mano, armata
della terrificante frusta e mi tira un colpo sulla coscia. Le due
energumene faticano a tenermi, fa un male incredibile e ha lasciato
una traccia livida in rilievo, da cui esce qualche goccia di sangue.
Si è fatto silenzio e tutti mi guardano, mi dispero e supplico la
perra di risparmiarmi, mi castighi pure, lo merito, ma non mi
massacri a frustate. Da quell’abile manipolatrice che è gongola,
dice a tutti che per stavolta non mi frusterà, che però, visto che
ho mangiato troppo merito una bella purga. Una delle energumene viene
spedita a prendere qualcosa. Intanto la perra mi ha fatto indossare
la divisa di fatica. La perra annuncia al pubblico che, per scusarmi
con loro offrirò a tutti “un chupito”. Giubilo dei presenti,
viene stappata una bottiglia di aguardiente e vengono portati dei
bicchierini. Poi Magog mi mette tra le mani un bicchierino più
piccolo. Mi chiedo che punizione sia brindare in compagnia, comincio
a sospettare cosa quando Magog toglie il tappo ad una bottiglietta di
vetro scuro, leggo la etichetta: “aceite de ricino”. Su
istruzioni della perra riempio il bicchierino di olio di ricino e
devo brindare col primo dei giocatori. Mi insegnano anche il brindisi
che devo fare: devo alzare il bicchierino all’ altezza del capo,
abbassarlo all’altezza dello stomaco e poi portarlo all’altezza
della bocca dicendo: “Arriba, abajo, al centro y pa' dentro” e
ovviamente, trangugiare il tutto. Di cose disgustose ne ho dovute
assaggiare molte, ultimamente, ma non ero proprio preparata a questo
“orrore oleoso” che, per quanto tu cerchi di inghiottire d’un
fiato, ti lascia l’unto e l’orribile sapore. Mi si torce lo
stomaco ma, vedendo la perra col nerbo in mano, rimando indietro i
conati.
Ma non è finita, i giocatori sono una
decina e devo brindare con ognuno. Il brindisi dura, in tutto quasi
mezz’ora, mezz’ora di brividi, sudore freddo, conati repressi e
continuo inghiottire per tenere indietro la nausea, in pratica mi
hanno costretta a bere tutta la bottiglietta, a piccoli sorsi.
Donna Conception mi ha parlato
dell’olio di ricino come tortura, ma non avevo immaginato quanto
fosse terribile.
Ma non è finita, ora la perra fa
continuare il gioco. Mi fa bere due tazzoni di tè ben caldo, per
“ayudar a purgar” e mi mette carponi a pulire i pavimenti. E il
mio povero stomaco si ribalta ancora di più, continuo a fare ruttini
che riportano su l’orribile sapore. Mi diranno poi le mie colleghe
che sono pallidissima e dalle mie smorfie capiscono che dramma sto
vivendo. E di lì a un ora iniziano i dolori di pancia, prima delle
fitte e dei gorgoglii e ben presto crampi veri e propri. Mi viene
ingiunto di continuare a lavorare, non devo fermarmi per “cualche
dolorito”. Il dolore è tale che a tratti mi piego in due con le
mani contratte sulla pancia. E poi inizia il bisogno di andare in
bagno, ma niente, devo restare lì in mezzo a tutti, a pulire in
ginocchio il pavimento, anche perché indosso solo i mutandoni di
cotone della divisa di fatica, niente mutanda di gomma! Per fortuna
riesco, non so neanche io come a resistere per un tempo infinito,
fino all’ora di chiusura quando, altrimenti sarei morta di
vergogna!
Ecco Monika cosa mi è successo, per
aver rubato un panino ed una birretta. Ti assicuro, quando penso al
sapore della purga ricevuta, mi vengono i sudori freddi anche adesso,
a distanza di mesi.
Un abbraccio dalla “purgata” Nadia
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