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30 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION 7/3 - LA PERRA DEVE CORRERE

LA PERRA DEVE CORRERE
Ma le sventure di Fatty non ci devono far dimenticare la perra. Dovete sapere che una Guardiana ha deciso, visto che le mani martoriate della perra ci mettono un po’ a guarire, di farla correre un po’. Prima o poi, tanto, dovrà anche lei fare da pony a Madame. E così alla perra viene ordinato di correre al piccolo trotto. Ma la perra, più che un piccolo trotto fa una camminata veloce, ha un bel rimproverarla e stimolarla la Guardiana, la perra si comporta proprio male. Ovviamente la cosa viene riferita a Madame Rocio. Madame arriva rapidamente e ordina alla perra di trottare ma, fatti pochi passi la detenuta rallenta. Non è sfuggita a Madame una smorfia di dolore. Sicuramente non possono essere le mani, così la perra viene fatta denudare. Madame la visita brevemente e si rialza con un gran sorriso. Rivolgendosi alla guardiana ed indicando la perra: “Sua Signoria è indisposta, mia cara. Secondo me ha le mammelle doloranti e non riesce a trottare per via dei sobbalzi”. Mentre dice questo tormenta i capezzoli della perra con buffetti e strizzatine. La perra cerca in tutti i modi di sottrarsi al dolore, piegandosi e ruotando il busto. La cosa fa arrabbiare Madame Rocio, questa stronza di detenuta crede forse di essere privilegiata per essere venuta a letto?
E rivolta alla perra “Ma carissima, bisogna fare qualcosa per le tue tettine, ho pronti dei trattamenti che fanno al caso tuo. Sono però nell’imbarazzo della scelta, mi potresti aiutare scegliendo per me. Allora, potremmo fare “lo strappa capezzoli”, oppure “lo schiacciatette” opure “il gonfia mammelle”.
La perra si sente quasi mancare, Le tette le fanno veramente male, cosa vuol farle questa aguzzina? E poi quei nomi così minacciosi….. Ma Madame Rocio aspetta, allora la perra trova la voce per un timido “gonfia ….. mammelle”. Bene, dice Madame, allora cominciamo dal gonfia mammelle, nei prossimi giorni, poi, potremo sperimentare anche gli altri trattamenti.
Ed è una perra terrorizzata quella a cui vengono legate le mani dietro alla schiena, grazie ai ben noti bracciali di cuoio ed acciaio. Una Sorvegliante porta ora un carrello, coperto da un lenzuolino verde. Tolto il lenzuolino appaiono due lunghi cilindri trasparenti di plastica. Da un lato i bordi del cilindro sono arrotondati e ricoperti da una guarnizione morbida, dall’altro terminano in due tubetti che finiscono in uno strano apparecchio di ottone, con rubinetti e leve. Si tratta dio una pompa a vuoto manuale. Madame lubrifica delicatamente le poppe della perra con lo strausato lubrificante al peperoncino. Già così la perra sente il bruciore irradiarsi dai capezzoli. Ma ora le tette vengono infilate nei due cilindri. La Sorvegliante si mette alla pompa a vuoto e la aziona di buona lena. Madame Rocio apre, lentamente i rubinetti, l’aria viene estratta dai cilindri. Il primo effetto è che il bordo gommato, aiutato dal lubrificante, inizia a fare una tenuta ermetica. Inoltre la pressione che scende, all’interno del cilindro, inizia a far gonfiare le mammelle. Proprio il trattamento adatto alla perra, a cui le tette dolgono già per ragioni fisiologiche. Gli strilli e le suppliche della perra saturano l’ambiente. La cosa piace a Madame Rocio che prova piacere a sentire gli urli delle proprie vittime, infatti al Centro di Detencion i bavagli vengono usati abbastanza poco.
Ma non divaghiamo, ora le tette della perra hanno preso la forma dei cilindri in cui sono rinchiuse. La stessa perra, abbassando lo sguardo, vede cosa le accade. Le ghiandole si stanno gonfiando ed allungando. Il colore sta virando dal rosaceo al paonazzo, a causa del trattamento e del vuoto. Impossibilitata a sfuggire al dolore, la perra esegue una specie di balletto al rallentatore, sulle punte dei piedi.
Ora Madame Rocio ha aperto completamente i rubinetti, le povere mammelle della perra sono sottoposte a tutta la forza aspirante della pompa. Il colore delle poppe è ora passato al violaceo.
Difficile giudicare il dolore dalle urla, la perra è ormai diventata quasi afona. Posso perrò dirvi che ad un certo punto si orina addosso dal male.
Finalmente Madame Rocio è soddisfatta, per oggi può bastare. La pompa viene fermata ed un altro rubinetto permette all’aria di entrare nei cilindri. Altri dolori, dovuti alla circolazione che si ristabilisce, tormentano i seni perreschi.
E, una volta che il tormento è terminato, mentre la Guardiana sta liberandole le mani, la perra sente Madame Rocio che le dà appuntamento per l’indomani: “Mia cara, ricordami che domani devi provare lo strappa capezzoli”.
Ed è così che la perra passerà un'altra notte insonne, piangendo nel suo giaciglio al pensiero di cosa le porterà l’indomani.
(7/3- continua)

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 7/2 - TRATTAMENTI SPECIALI

Trattamenti speciali
Madame si permette una bella siesta, perfette queste usanze ispaniche. Prima di tornare alla sua pony Madame rilegge una mail firmata da “Aunt Lucy”. Questa mail contiene la richiesta di un VIP per una conversazione telefonica con Fatty.
Nella trottata pomeridiana Fatty è svogliata,. Saranno il caldo o la sete, ma non riesce a mantenere la dovuta velocità. Tanto che Madame esasperata inizia a schiaffeggiarle le tette. Per Madame, lesbica convinta è una folgorazione, colpire quegli enormi globi, sculacciare le enormi chiappe in cui la mano sembra penetrare senza fine. Madame è colta da una piacevole eccitazione: si, questa grassona merita speciali cure. Al rientro a Fatty viene permesso di bere, privilegio non da poco. Caccia la testa nell’abbeveratoio e beve, proprio come un perfetto pony.
Ed è proprio allora che una Sorvegliante comunica a Fatty che tra un ora c’è uno speciale appuntamento telefonico. Fatty mal dissimula un sobbalzo di gioia: finalmente il suo amico VIP è intervenuto. La detenuta gongola, è certa che tutti i suoi guai stanno per terminare, essere amica molto intima di un politico è sempre un gran vantaggio. Fatty medita addirittura vendette su Madame Rocio, se appena ne avrà la possibilità soffocherà quella stronza aguzzina sedendosi sulla sua faccia. Ed addirittura Fatty fa alcune mosse della “danza del tacchino”, mentre la sorvegliante la porta nello studio di Madame, dove si terrà la conversazione telefonica. Fatty entra con un malcelato sorriso di dileggio sulla faccia per la “stupida puttana bianca”, nome con cui, tra sé e sé osa chiamare Madame.
Un rapido squille e Madame risponde, poi le passa l’apparecchio. Ma Fatty sta per restare delusa: la voce al telefono è inequivocabilmente femminile. “Ehi Fatty, ti ricordi di me?” No Fatty non riconosce proprio quella voce, ed ancora: “Fatty, sono la Giudice, quella che hai osato chiamare vecchia stronza, quella che hai osato minacciare di schiacciare a morte con il tuo peso.
Mi sembri sorpresa, Fatty di sentire la mia voce. Forse ti aspettavi di sentire il Ministro XXXXX? Beh, se lo aspettavi, sappi che, dopo che ha tentato di annullare la tua condanna, gli ho spedito quelli del Tesoro. Sapessi quante irregolarità e reati hanno scoperto! E così il tuo amico XXXXX è momentaneamente in galera, ci resterà per 30 anni buoni. Ora, Fatty, veniamo a noi, devo annunciarti una cosa: Madame Rocio, mia buona amica ed efficiente Direttrice del migliore carcere Off-shore, si presterà a spiegarti che non si deve mai mancare di rispetto ad una persona anziana, ed in particolare alla propria Giudice. Credevi forse di potermi insultare impunemente, visto che stavi per essere deportata? Ti sbagliavi, oh se ti sbagliavi”. Fatti cerca di farfugliare qualcosa ma Madame Rocio ha già ripreso il telefono e prosegue una fitta conversazione. Due Sorveglianti accompagnano fuori la detenuta, la prima fermata è l’infermeria. Una infermiera pratica a Fatty un primo clistere da un litro. Se queste sono le punizioni “speciali”, niente di cui preoccuparsi, si dice Fatty. Ad evacuazione avvenuta, l’Infermiera, non soddisfatta del risultato pratica alla detenuta un secondo clistere, con abbondante sapone. Questa volta da due litri. Ora, visto il pancione di Fatty ci vorrebbe ben altro per farla preoccupare. Ma, una volta che si è scaricata Fatty scopre che le Sorveglianti hanno pazientemente aspettato, non è un buon segno, la aspetta dell’altro.
Ora la detenuta che viene accompagnata nel budoir privato di Madame. Qui giunte le Sorveglianti spogliano Fatty. Ai polsi vengono allacciate spesse polsiere di cuoio rinforzato con acciaio. Le polsiere allacciate dietro la schiena. Il cavetto di acciaio di un piccolo argano sollevatore elettrico viene attaccato alle polsiere di Fatty. Le viene anche messa una sbarra che collega le caviglie, tenendole allargate tra di loro. Le Sorveglianti lasciano così Fatty: in piedi ma resa completamente inerme, poi, in base agli ordini ricevuti, se ne vanno.
Fatty viene lasciata lì legata ed impotente per una buona ora, a chiedersi che cosa le stia per succedere. La disillusione, nel sentire le parole della Giudice, è stata grande. Non solo, ora Fatty è veramente preoccupata, cosa si saranno dette Madame e la Giudice, che castighi la attendono, a cosa servivano i due clisteri?
Non meravigli l’ora di attesa, Madame Rocio, da buona psicologa, sa benissimo che l’attesa di una spietata punizione fa male quanto, se non di più, della punizione stessa.
Improvvisamente si sente un rumore di tacchi avvicinarsi, sta per arrivare Madame Rocio! Madame guarda a lungo, senza parlare, il sovrabbondante corpo di Fatty. Poi: “Bene, mia cara, come avrai capito io faccio sul serio. Ora vedi di eseguire tutti i miei ordini, se non vuoi che la tua situazione peggiori ancora di più. Madame si avvicina ad un attaccapanni, ed inizia a togliersi la mise di cuoio bianco. Al di sotto appare della raffinatissima biancheria intima. Ora Madame si toglie anche le mutande. Fatty segue muta la scena. Da un capace cassetto Madame ha preso uno strano oggetto, di plastica morbidissima, fornito di larghe comode cinghie. Madame indossa con facilità questa strana mutanda. Ora Madame prende una scatola in cui trovano alloggio numerosi strani oggetti, alcuni falliformi, altri bitorzoluti ed infine tre costituiti da sfere di diametro crescente, unite tra loro, come fossero alberi di natale. La sfera più grossa, in assoluto, è grossa come una boccia, un diametro incredibile. Madame prende la minore delle appendici falliformi e la avvita saldamente alla propria mutanda. Pare che Madame Rocio abbia un pene in erezione, e di buone dimensioni!
Madame si avvicina a Fatty ed inizia ad accarezzare a piene mani le poppe e le natiche che la hanno incantata. Mia cara, ti chiederai che cosa io abbia indossato: è una mutanda di gomma che sostiene un doppio fallo: uno è al mio interno, l’altro, che può essere cambiato con varie misure, è destinato al tuo culetto. Fatty resta di sale, mai si sarebbe immaginata in quella situazione. Ed ora Madame Rocio prende un largo contenitore da cui preleva abbondante pomata lubrificante di colore arancio. La spalma sul pene destinato a Fatty. Mentre la guarda con sguardo assatanato. Fatty inizia ad agitarsi, ma ora Madame Rocio aziona l’argano, sollevando all’indietro i polsi di Fatty, costringendola così a piegarsi in avanti. L’argano non si ferma, torcendo dolorosamente le spalle di Fatty e costringendola a stare sulle punte. Madame sa benissimo che, data la mole di Fatty, non è possibile sollevarla in questo modo senza gravi danni, peccato, era uno dei metodi preferiti dall’inquisizione. Ma il messaggio è arrivato a Fatty che si lamenta del dolore a gran voce e promette che se Madame rilascia solo un pochino la corda, starà buona. E così Fatty può appoggiare le piante dei piedi a terra. Ma ora Madame passa a lubrificare il buchetto di Fatty che, ricordiamolo, è comunque piegata in avanti e con le caviglie ben allargate. Ed ora Fatty sente il pene di plastica premere sul suo sfintere. La reazione è quella di stringere disperatamente. Ma la cosa fa arrabbiare Madame che prende nuovamente il comando dell’argano. Le braccia di Fatty vengono nuovamente messe in tensione. Il messaggio viene ricevuto e la detenuta rilassa un po’ lo sfintere. L’intrusione è umiliante e dolorosa. Ben presto Fatty sente un terribile bruciore che aumenta costantemente. Se andassimo a vedere la provenienza della pomata arancione spalmata sul fallo, che viola il culone di Fatty, scopriremmo che è costituita da un ottimo lubrificante per usi medici, mescolato ad una buona percentuale di peperoncino in polvere! Ha ragione la povera Fatty di strillare!
Per fortuna Madame Rocio impiega per “sverginare” il buchetto un fallo lineare, per di più di piccolo diametro. Se Fatty soffre così già con questo non riesco ad immaginare cosa le succederà con gli “alberi di natale”, dove lo sfintere viene stirato e rilassato a dismisura, da ognuna delle sfere di dimensioni crescenti.
Ora guardiamo la detenuta, come ricordate è lì piegata in avanti. Piange come un vitello e non ha alcuna possibilità di ripulirsi, cola lacrime e “moccio”, insomma è ridotta proprio “una vera chiavica”. Ma il suo martirio odierno è solo all’inizio, Madame ha apprezzato moltissimo le vibrazioni trasmesse dallo sfintere violato di Fatty, decide così di proseguire nella dilatazione, usando un fallo di maggiori proporzioni. Nuova spalmata di abbondante lubrificante al peperoncino. A Fatty viene lasciato un quarto d’ora per riprendersi, finalmente può stare eretta, sia pur sempre con le mani bloccate dietro la schiena. Madame passa una spugna umida sul viso, ripulendola un po’. “Ti avevano descritta come una dura, invece ti stai dimostrando un budino”, scherza Madame con la sua vittima. Niente viene invece fatto per lenire e ripulire il povero buchetto della detenuta.
E gli strilli di Fatty alla successiva introduzione sono definibili come “strilli di una gallina spennata viva”. Ma anche stavolta il supplizio deve durare fino a che Madame Rocio non ha goduto a dovere dei tremiti e movimenti trasmessi dal sistema del doppio pene di gomma.
Solo allora Madame fa portare dell’acqua in cui galleggiano dei pezzi di ghiaccio e permette a Fatty di praticarsi un buon bidet riparatore. E Fatty si sente dare l’appuntamento per tutti i giorni della settimana seguente. Come hai visto, mia cara, abbiamo ancora molte cose da fare, è la frase di Madame Rocio.
E’ una Fatty distrutta e scontrosa, quella che verrà riportata in mezzo alle altre. Per la vergogna non vorrà confessare alla proprie complici di “essere stata inc…. dalla direttrice”
(7/2- continua)

29 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 7/ 1 - UNA NUOVA PULEDRA


Una nuova puledra

Avevamo momentaneamente tralasciato le vicende Fatty. Torniamo a vedere come se la cava. Sono le ore 6.00, ora dell’adunata, in cui le detenute debbono tassativamente avere riordinato i giacigli ed essere schierate, nella fresca aria del mattino. Allo sguardo della “marescialla” delle sorveglianti, che sta rimirando il perfetto quadrato disegnato dalle detenute che devono disporsi “a distanza di un braccio sia dalla detenuta avanti che dalle detenute ai lati”, non sfugge una grassona che con ben 15 minuti di ritardo, cerca di unirsi alle detenute inquadrate. Un colpo di fischietto, seguito dalle urla belluine della Marescialla, obbligano la colpevole a farsi avanti: è Fatty. La ritardataria cerca di farsi piccola, la testa e lo sguardo abbassati a terra. Resta ferma, in atteggiamento umile e si sorbisce la sfuriata della marescialla. Le viene ordinato di fare 100 piegamenti sulle braccia. Fatty si mette nella posizione regolamentare, ma, data la sua mole, non riesce a completarne neanche i primi 10. Questo le costerà un turno come pony. Il difficile è trovare una divisa gommata di punizione per una tale panzona, le sorveglianti rimediano infilandole un grande e spesso sacco della spazzatura nero e stringendoglielo addosso con alcune cinghie allacciate molto strette. Si vede distintamente che le cinghie sono penetrate almeno 5 centimetri della ciccia di Fatty. Un sacco più piccolo sostituisce il cappuccio. Fatty, come tutte le grassone, gronda già di sudore e non si è ancora mossa. Nel frattempo Madame Rocio è giunta. Viene portato il calesse e a Fatty viene messo il morso. I finimenti la collegano indissolubilmente al calesse. Data la pericolosità della detenuta, le vengono messe delle manette, collegate da una corta catena. In questo modo la detenuta non potrà in alcun modo cercare di rivoltarsi. Madame Rocio non è preoccupata di questo, invece pensa che la puledra, coperta dagli strati di grasso, non sentirà lo scudiscio, fa quindi applicare alle mammelle di Fatty degli elettrodi, in modo da poterle inviare dolorosissime scariche, per costringerla ad ubbidire. Si sono intanto fatte le 10, il sole scalda moltissimo, in particolare all’interno dei sacchi di plastica nera che insalamano la puledra. Ma ora Madame Rocio prende posto sul calesse. Una leggera scossa segnala alla detenuta l’ordine di partire. Ma Fatty è dura di comprendonio, cammina con un passo lentissimo, ci vogliono numerose scariche elettriche per farle capire che deve andare al trotto. Passa una decina di minuti. Fatty ha completato il primo chilometro, il trotto è decisamente troppo lento ma Madame Rocio ha tutto il tempo che vuole. Fatty, dal canto suo è ormai cotta, il sudore scorre ed entra negli occhi, a causa delle mani incatenate non può neanche sfregarsi gli occhi. Ma questo è il minore dei problemi, Fatty ha un fiatone terribile, non riesce a respirare bene, stretta dalle cinghie. Il cuore batte affannosamente, ormai è sull’orlo dello svenimento. La puledra fa ancora alcuni passi e poi crolla miseramente svenuta. Madame Rocio non si scompone più di tanto, lascia alla sua vittima qualche minuto di riposo e poi preme con nonchalance un pulsante della centralina. Una doppia scossa attraversa i capezzoli di Fatty che rinviene istantaneamente. Può darsi che fingesse. Madame tiene premuto il pulsante per interminabili secondi, mentre dalla sua vittima, impedita dal morso, si alza un muggito. E presto la corsa riprende. La cicciona ora corre con tutte le sue forze, ma è destino che oggi le cose non vadano bene: si inciampa e cade rovinosamente sbucciandosi le ginocchia. La cosa non impensierisce Madame che aumenta l’intensità della scossa. Fatty salta in piedi come un grillo e riprende a trottare. Un primo giro della proprietà è stato terminato. La puledra è ormai ridotta male. Madame Rocio decide di rientrare per il pranzo. Riprenderà con comodo nel pomeriggio. Quanto alla puledra, che aspetti in piedi sotto al sole, è l’ordine lasciato alle sorveglianti, assieme al permesso di abbeverarla alla latrina. 
(7/1- CONTINUA)


7 maggio 2016

TRANSFORMATION D'UNE BURGOISE 5


My expensive Chanel 5 perfume was filling the air around her. And there I was opposite her the
epitomy of a servant, sweat running down my forehead , my apron front
splashed with water, resting my rubber gloved hands in the mop stick.

I looked admiringly at her. "You look fantastic Monique, I can't believe
that change, you are indeed a very chic lady!"

She answered casually back : "That proves my theorie Marie Benedicte,
that finally the clothes make the master, if you know how to wear
them of course and not the other way round. And look at you, after an
hour's housework you look all the way the part of a Portuguese 'femme
de menage'. We have to work with your hair a bit and do some other
adjustments but you certainly look the part".

I looked at her aghast, but e peculiar excitement run through my body
like an electric current. I managed to answer in a rather meek tone of
voice "But what do you mena ' looking the part?', I simply agreed to
help with the housework and I dressed like this to please you."

She looked intensely at me : "We might as well sort things out here and
now! Marie Benedicte, I have a proposition to make to you. Would you
consider to change positions with me and become a 'femme de menage', a
maid, a cleaning woman for a year and I will be 'la femme bourgeoise',
a woman of the high society. You will find out where I come from and I
will be able to fulfill my dream and live the life of an upper class lady
even for a limited period of time. Think, it can be like a sabbatical
year for you, you will be able to experience things totally outside of
your own milieu. For me it is a lifetime long ambition to know the world
of luxury and wealth, a world where you come from but I know it from the
servant's side. For you it is going to be a complete reversal of roles
and positions in life."

She stopped and looked at me, I could tell she was completely taken by
her own words, she was already so near to fulfill her dream, she was
already dressed the part and she was enjoying it immensely. But what
about me, I was confused as I was trying to think hard for an answer. I
knew already that it was either her terms or good bye Monique for good.
(5- a suivre)

6 gennaio 2016

UNA LETTERA DI FRAUJULIA

Gentilissima Madame Janine,
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma, passato qualche tempo, notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia

5 gennaio 2016

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 6 / LA MANICURE


La manicure

Mentre si svolge il rigoroso programma di dieta ed esercizio di Fatty, su cui torneremo in seguito, la perra sta studiando un nuovo modo per mettersi nei guai: infatti inizia a farsi notare da Madame Rocio ……… intendo ….. a lanciare a Madame inequivocabili messaggi di sottomissione e disponibilità. Mi spiego meglio, in breve la perra passa da detenuta super punita ad amante di Madame Rocio.
Ora, non mi posso certo ergere ad esempio delle altre detenute, ma prima di diventare l’amante di una Direttrice lesbica ed appassionata di BDSM e giochi Medical, ci penserei.
E per circa un mese la perra ha un trattamento di favore: niente lavori pesanti, cibo e soprattutto acqua a volontà. Addirittura la libidine di poter fare una doccia ogni giorno, e di indossare una divisa nuova e biancheria intima morbida e pulita.
Insomma, la perra si gode questo mese di pacchia, si rimette in carne e non sembra più la stessa, comparata a noi povere disgraziate, sottoposte alla dura disciplina del Centro. Tutte le medaglie hanno, però un rovescio. Infatti di lì a un po’ a Madame inizia ad interessare una nuova giovane detenuta.
Si dice che la perra, faccia una scenata di gelosia a Madame Rocio, altre pensano che la perra abbia addirittura colpito la nuova favorita.
Madame Rocio, esasperata, decide di punire in maniera memorabile la perra.
La perra, caduta in disgrazia, sotto la scorta di quattro sorveglianti, deve faticosamente indossare la vecchia divisa di punizione. La puzzolente tuta gommata viene ben stretta e richiusa da una cerniera, la guardiana fatica addirittura a calzare lo stretto cappuccio sulla testa della perra. Come se non bastasse le mettono anche il grembiule con il cinturone stretto al massimo. Lunghi guanti di gomma sulle mani.
Ora la perra, nella sua mise nera, viene messa al sole, con l’ordine di “fare l’aeroplano”, cioè di tenere le braccia distese perpendicolari al corpo, senza fare il minimo movimento. Questo banale esercizio, prolungato per mezz’ora, sotto il sole del deserto è in grado di mettere in crisi anche l’ergastolana più incallita. Infatti ben presto i muscoli delle braccia, in quella posizione obbligata, iniziano a bruciare, come se si stesse facendo un gran lavoro. Se a questo si sommano le temperature raggiunte dall’interno della tuta nera, capite bene che per la perra è una partita persa. Infatti di lì a dieci minuti è costretta dai crampi a riabbassare le braccia.
Madame Rocio aspettava solo questo momento. Ad un suo ordine le quattro sorveglianti trascinano la perra verso una rustica pesante poltrona di legno massiccio, munita di robusti e larghi braccioli.
Nonostante le sue condizioni, la perra rabbrividisce per la paura di una punizione inevitabile e sconosciuta. Le guardiane la costringono a sedersi. Alla detenuta vengono sfilati i guanti della divisa di punizione, le mani e le dita, biancastre per il sudore colato all’interno del guanto. Una sorvegliante prende il polso della punita e fa appoggiare la mano sul bracciolo, fatto a forma di vaschetta, dotata sul fondo di una serie di anelli a scatto, proprio come quelli dei classificatori. Gli anelli, una volta che la mano è in posizione corretta si chiudono con un sinistro click bloccando sia il polso che, singolarmente ogni dito. Impossibile togliere le dita, se non utilizzando un apposita leva per rilasciare gli anelli. L’operazione si ripete per tutte e due le mani. Analoga operazione per i piedi, bloccati da un anello alla caviglia ed un altro al pollicione. Madame ha indossato un camice azzurro. Un comodo sgabello la posiziona all’altezza delle mani della punita. E con grazia Madame asciuga la mano, poi taglia e rifinisce le unghie della perra.
Questo è solo un gioco con cui Madame a volte indulge: giocare come il gatto col topo con la sua prossima vittima, che dal canto suo si sta pisciando addosso dalla paura. E Madame si inebria dell’odore di’adrenalina del sudore dalla sua vittima: l’odore della paura!
Ora Madame avvicina un vassoio chirurgico, impugna un lucido oggetto di acciaio: l’oggetto è simile alla “lesina” che utilizzavano gli antichi calzolai per bucare il cuoio: una impugnatura che sorregge un lungo punteruolo a sezione rettangolare. Madame posiziona il punteruolo ben parallelo al dito ed inizia ad infilarlo sotto l’unghia del dito medio della punita. Il dolore è allucinante, come quando si viene colpiti da una inaspettata scossa elettrica. La perra grida con quanto fiato ha in gola, deliziando Madame. Gocce di sudore scorrono lungo il corpo. Il punteruolo avanza un millimetro per volta, separando la delicata e sensibile carne dall’unghia soprastante, il sangue inizia a stillare attorno all’ago del punteruolo. Ma non è finita, quando il punteruolo è ormai immerso fino a mezza unghia, Madame applica una lenta torsione, così che l’ago dilati ancora di più il foro che si è dolorosamente scavato. L’effetto è devastante, il corpo cerca di arcuarsi, trattenuto dagli anelli, dalla bocca della perra esce un urlo terribile. Madame non fa una piega, si rivolge alle astanti dicendo: “sentito che acuti?” Vediamo la perra ciondolare la testa, l’insopportabile dolore le sta facendo perdere conoscenza. Ma Madame non permette queste svenevolezze: dal vassoio spunta pronta una grossa siringa, il cui contenuto viene prontamente iniettato nel braccio della vittima. Il medicinale fa rapidamente ritornare in sé la perra. La punita si guarda incredula il dito da cui continuano a stillare gocce di sangue. Deve fare malissimo. La perra ricorre al puerile sistema di soffiare in direzione del dito, sperando di affievolire il dolore. Ma la punizione deve ancora iniziare: Madame Rocio, ora prende una capace brocca e ne versa il contenuto nella vaschetta in cui sono immerse le dita della vittima.
Cosa pensate che possa fare una bella salamoia di aceto e sale al dito della perra? Beh, una delle risposte potrebbe essere che il liquido ferma lo stillicidio di sangue e disinfetta alla perfezione la parte. In realtà lo scopo non è così caritatevole, l’acido ed il sale aggrediscono la tenera carne separata dall’unghia ed alla perra pare le sia stato dato fuoco al dito. La vediamo, la “pelata” paonazza per il dolore, il viso trasfigurato da una terribile smorfia. Ormai a forza di urlare la perra è quasi diventata afona. Un lago di pipì si sta allargando sotto la poltrona, la perra ha perso il controllo. Madame gongola, questa stupida detenuta, si ricorderà di non mancarle più di rispetto. Con fare gioviale dice alla propria vittima: e non vorremo lasciare solo questo povero ditino, ce ne sono altri 19 che reclamano a gran voce la manicure. E, con decisione Madame Rocio passa al dito indice della vittima che, stimolata dal medicinale iniettatole, non ha neanche la facile scappatoia dello svenimento!.
La tortura della perra continua a lungo. Finita la prima mano, comunque, Madame si stanca e decide di proseguire la punizione nei giorni successivi. Bisogna dire che grazie alla dolorosissima salamoia, la perra non avrà neanche bisogno di bendaggi e, grazie al fatto che la lesina non è stata spinta fino alla base dell’unghia, le unghie guariranno, anche se dopo lunghe settimane, in cui la perra sarà in ogni caso costretta a lavorare e camminare come tutte le altre. Non si pensi che Madame agisca per spirito umanitario, se la condannata conserva le unghie, è possibile ripetere la punizione.


TRANFORMATION D'UNE BURGEOISE 4


She stopped again and looked at me. I looked back at this angry but
sincere face and suddenly I felt a strong compassion for that woman. I
felt her strength of character through her rage, I felt her willingness
to try the forbidden, for her, fruit of the bourgeois world. Probably
she is right, probably I should see how the other side lives and
works. I decided to play her game, I wanted this woman to stay with me,
I needed her. I simply nodded to her that I agree and I took the pile
of clothes and started going out. She stopped me again : "Oh no Pet,
you don't leave this room unless properly dressed as the cleaning woman
you are going to become, so strart removing your clothes and hurry up,
we don't have all day."

By now I was defeated, I couldn't cope anymore with the strong
character of this woman. Within seconds I was standing naked in
front of her and within a few more minutes I was dressed under her
insrtuctions. Black cotton panties and vest, black thick pantyhose,
and the overall dress which buttoned in front. Those were her clothes,
the clothes she was wearing just before. I could smell her b.o. in them,
nothing repulsive, just a combination of cheap eau de cologne and her
mild sweating.

5
"And now the 'piece de resistence ma cherie' Monique said smiling broadly,
come here I will tie your apron'. I approached and she adjusted the
large matching working apron on top of my dress. She criss crossed the
bib straps behind my back and fastened them to the strings with two small
buttons, then she firmly tied the strings in a big bow in the back. She
pointed to the door. "Well, this is your obligatory uniform for working
in the house Marie Benedicte, run along now like a good maid and finish
your chores and then report back here, I want to continue our little
conversation and plan the rest of the day."

It took me an hour of intense work to finish what I was ordered to do. I
was moping the kitchen floor when I literally smelled Monique's presence
in the room. I turned around and she was standing by the door looking at
me. God how she changed! She was the epitomy of elegance wearing a dark
grey silk suit, a light grey blouse, fine stockings and elegant medium
heel shoes. My expensive Chanel 5.
(4- à suivre)

3 dicembre 2015

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 10


Diario di una educazione – 10
Il sapone
Capita che le serve in addestramento, siano piuttosto goffe nei lavori. Ed una in particolare lo è all’ennesima potenza, succede che ha appena terminato di pulire i balconi e, nel rientrare in casa, rovescia tutta l’acqua sporca che pare inchiostro. Una serva ben addestrata, a questo punto, si rimboccherebbe le maniche e rimedierebbe ben presto al malfatto. Invece la nostra serva, esasperata si lascia sfuggire un “Cazzo, cazzo, cazzo!!”. L’esclamazione richiama immediatamente l’attenzione della Oberschwester. Inutile dire che la serva è nei guai. “Per il momento lasciamo da parte la tua goffaggine, imparerai con l’esperienza ed il lavoro ad evitare questi disastri, ma non posso assolutamente passare sopra alla tua imprecazione. Una brava serva impara a non lasciarsi prendere dalle emozioni e, se questo accadesse, una brava serva tiene la lingua sottochiave. La serva prima della punizione, deve rapidamente rimediare al disastro. Ora la Oberschwester può occuparsi della sua educazione. La serva, sempre con la divisa di fatica, viene fatta inginocchiare sul pavimento. La Oberschwester pone di fronte a lei un basso sgabello con un piattino. La serva si chiede a cosa servirà questo piattino. La Oberschwester si allontana e torna con un piccolo involto profumatissimo. Lo apre e ne estrae una ricercata saponetta, una delle saponette che una serva non si sogna neanche, costretta ad usare per lavarsi solo ed unicamente il sapone da bucato. La saponetta viene posta sul piattino di fronte alla serva. “Bene, mia cara, oggi ci occuperemo della pulizia della tua boccaccia. Sono certa che questa saponetta ti insegnerà a tenere a freno la lingua.”
La serva non crede alle proprie orecchie, forse non ha capito bene, cosa deve fare con la saponetta?
La Obertschwester è una donna di azione, prende la saponetta la passa sotto al rubinetto, pinza il naso della serva e, quando questa apre la bocca per respirare, vi infila a fondo la saponetta. “Ecco mia cara, ora ti succhi questa bella caramellina. Succhiala ben bene, voglio vederla andare dentro e fuori.”
La serva si sforza di ubbidire. Ma la saponetta, a contatto con la saliva, inizia a sciogliersi, richiamando ancora più saliva, ben presto al bocca della serva è piena di sapone e saliva. La Oberschwester, che sta osservandola avverte: “non ti azzardare a sputare, da brava serva inghiotti tutto e, continua a succhiare la saponetta”. Poi la Oberschwester pone sullo sgabello anche una sveglia, “per questa volta smetterai quando la sveglia suona, fra mezz’ora. Ma ricorda, la prossima volta potrei non essere così clemente e potrei obbligarti a succhiare tutta la saponetta, completamente.”.
La serva deve ora inghiottire, la saliva insaponata è terribile, irrita le pareti della bocca e la serva la sente benissimo scendere per l’esofago. E non parliamo del profumo, quello che, sulla pelle è un lusso da Signore, in bocca è una cosa abominevole. Ma la serva sa di essere osservata dalla Oberschwester ed inghiotte, anche se lo stomaco si ribella ed ha voglia di vomitare. Ma ora la serva deve continuare a succhiare spingendola dentro e fuori la saponetta che, dal canto suo si rammollisce in superficie e lascia ancora più schiuma. I minuti passano interminabili, con la fatica di inghiottire la densa ed irritante schiuma che causa crampi e conati. Finalmente la sveglia suona, la serva inghiotte l’ultima schiuma e, finalmente può togliersi dalla bocca la saponetta. Come le fa notare la Oberschwester la saponetta si è consumata abbastanza poco, la serva si può immaginare quanto deve essere terribile dovere consumare completamente la saponetta. Ora la serva può bere un bicchiere di acqua e sciacquarsi la bocca ma, per coronamento della punizione, dovrà inghiottire anche l’acqua utilizzata per sciacquarsi.
E di lì a qualche ora la serva scoprirà all’improvviso delle capacità purgative della saponetta, quando dovrà supplicare a lungo la Oberschwester per poter usare il bagno.
Vi assicuro che da questo momento la nostra serva penserà a lungo, prima di aprire la bocca!
(10- continua)


LANCY 18 / LA MUCCA N°14


LANCY 18 – Mucca per sempre

di sguattera sudiciona
Per la mucca 14 si sta avvicinando un nuovo traguardo: il termine del periodo di internamento a Lancy. Inutile dire che gli obbiettivi che erano stati prefissati non sono ancora stati raggiunti. La Dottoressa in persona studia pertanto nuovi metodi per aumentare la scarsa produzione lattifera.
Ed è la Dottoressa a presentarsi dalla mucca 14 con un enorme biberon: uno dei biberon usati in veterinaria per i vitellini. Il biberon è pieno di un liquido lattescente, all’apparenza molto denso, è ricoperto dalla condensa, sintomo che è stato conservato a bassa temperatura. Una Mungitrice arriva portando un pentolone di acqua calda ed il biberon finisce a bagnomaria. La sudiciona si chiede il perché di tutte queste premure ma non riesce a capire. Dopo un certo tempo il liquido ha raggiunto la temperatura richiesta attorno ai 38 – 40 gradi. Tempo per la sudiciona della poppata. La Dottoressa in persona controlla l’operazione. La sudiciona inizia ad inghiottire a fatica il denso liquido. Il sapore è molto insolito, leggermente salato. Inevitabilmente la sudiciona deve riprendere fiato numerose volte. Ed è circa a metà biberon che la Dottoressa dice alla sudiciona: “allora mucca 14, vedo che lo sperma di toro non ti dispiace affatto”. La sudiciona resta come folgorata. Lo stomaco le si contrae. Le viene da vomitare ed inizia a sudare profusamente. Ma basta una severa occhiata della Dottoressa per farle capire che deve bere tutto fino all’ultima goccia, se vuole evitare qualche terribile trattamento. E così, la sudiciona continua ad inghiottire con grandi sforzi. Il sudore le imperla la fronte. Finalmente, dopo un tempo lunghissimo, la sudiciona termina la vomitevole bevanda. Ora la Dottoressa ordina alla Infermiera Mungitrice di raddoppiare gli esercizi di mungitura della sudiciona. La gran quantità di ormoni somministrati, dovrebbe stimolarle grandemente la produzione lattifera. E possiamo così assistere ad una dolorosissima mungitura da parte delle nerborute mani della Mungitrice. Mani che strizzano energicamente le poppe della sudiciona, per trarne dei modesti schizzi di latte, il tutto tra pietosi muggiti. Ed anche stavolta il secchiello conterrà solo un dito del prezioso latte.

Finalmente la sudiciona viene lasciata in pace, ma per poco. L’Infermiera mungitrice viene chiamata al telefono: “certamente Madame, la mucca 14 viene subito in reception. Si, le metto il reggiseno numero 2”. La mucca 14, nella sua stolidezza si chiede di cosa stiano parlando: a Lancy i reggiseno non esistono, tanto più reggiseno per mucche! Ma l’Infermiera arriva con uno strano aggeggio: due gabbiette di lucido acciaio, dotate di larghe cinghie di nylon. Nelle gabbiette vengono, a fatica, infilate le turgide mammelle della mucca 14. Accade che con i trattamenti a cui è stato sottoposto il seno della sudiciona sia aumentato di un paio di misure ed il reggiseno metallico non sia più adatto. Ma non importa, le robuste cinghie, tirate con forza, tengono il tutto in posizione. L’Infermiera guarda la sudiciona: le gabbiette penetrano in profondità nelle carni, più che un paio di tette sembrano due salami. Ma ora la sudiciona deve venire accompagnata in reception. Il morso le viene allacciato ancora più strettamente. Una fermata alla fontana, dove viene lavata con il solito idrante, poi alla sudiciona viene fatta indossare la divisa di fatica. Ed è a passo di marcia punitiva che la sudiciona, grondante sudore per le rampe salite, entra nel salone della reception. Alcune Signore la valutano, dal fondo della stanza. La sudiciona non vede bene: per settimane è stata rinchiusa nei sotterranei della fattoria e non è più abituata a tanta luce. Poi viene percorsa da una specie di scarica elettrica: quella, quella è la voce della sua Padrona. Infatti Madame Janine ha deciso di accertarsi di persona dei progressi della sua pupilla. Le altre Signore, inutile dirlo sono Anne e Louise con la Dottoressa. La sudiciona capisce che parlano di lei. Resta rispettosamente in attesa con lo sguardo a terra e la mente in subbuglio. Infatti alla sudiciona è stato detto che avrebbe dovuto scontare un breve periodo di detenzione a Lancy, durante il quale si sarebbe potuta rendere conto di cosa la aspettava insistendo nei suoi riprovevoli vizi. Ora la sudiciona si immagina già al ritorno nella villa di Madame Janine. Ma, come sempre accade, la troppa fantasia sta per giocarle un brutto scherzo. Nel frattempo la Dottoressa e Madame Janine si avvicinano, sempre discorrendo tra loro. La Dottoressa ci tiene a mostrare l’aumento di volume del seno, bene evidenziato dalle dolorose gabbiette. Ma ora Madame Janine affronta lo spinoso problema del viziaccio della sudiciona. La Dottoressa si crede abbastanza sicura anche in questo: di certo la mucca 14 ha ricevuto una sufficiente lezione che farà da deterrente. Per dimostrarlo la Dottoressa, indossati dei guanti chirurgici, inizia a titillare sapientemente il sesso della sudiciona. Ora, in condizioni normali la sudiciona sarebbe riuscita a resistere a lungo, ma la presenza di Madame Janine la ha messa in uno stato di pre-eccitazione. Inutile dire che i movimenti ed il muggito rendono chiara la situazione: la sudiciona è ancora dedita al suo vizio. Ora la Dottoressa è abbastanza infuriata e vuole andare a fondo della faccenda, toglie alla sudiciona il morso, in modo che possa rispondere: cosa le è passato per la testa, per godere in maniera così indecente? La sudiciona cerca di negare di avere avuto delle fantasie. La Dottoressa la minaccia: “se non confessi subito confesserai dopo che ti ho iniettato 100 cc di capsaicina concentrata nella vescica tramite un bel catetere. Vedrai l’effetto del peperoncino là dentro, altro che cistite. E poi, ricordati che dovrai orinare e per una settimana urlerai ogni volta. La sudiciona confessa così, tra le lacrime, che si è immaginata di ricevere uno dei dolci clisteri punitivi di Madame Janine. “Ecco spiegato l’arcano: l’eccessivo uso di clisteri non sufficientemente dolorosi, ha creato questa situazione, in questi casi meglio punire con dei bei purganti. Ora occorrerebbe effettuare un lungo periodo di ricondizionamento, per rimuovere del tutto gli istinti goderecci.
La sudiciona, nello stato di confusione e prostrazione in cui si trova, non si accorge di una certa tensione nell’aria. Le sfugge anche la Signora Anne che fa un cenno di intesa ad alcune sorveglianti che erano lì nei dintorni. L’Infermiera, preavvertita rimette rapidamente il morso alla sudiciona, alla cciandolo ben stretto. Madame Janine pare convinta dagli argomenti della Dottoressa: “Bene, mi ha convinta. Tra l’altro ho accolto in casa una giovane sguattera in dressage e non vorrei che questa vecchia vacca la rovini mostrandole i propri vizi. Penso di trovare un soddisfacente accordo con la Signora Anne e lasciare la sudiciona qua da voi per un periodo indefinito.”
Lacrime brucianti scendono dagli occhi della vacca 14, le sta crollando il mondo addosso. Ha sopportato l’ultimo mese di tormenti sorretta dalla speranza di tornare, ormai perdonata, al servizio di Madame Janine e si scopre invece, ormai più che cinquantenne, sostituita da una giovane cerbiatta. Lunghi disperati muggiti si alzano. L’Infermiera Mungitrice, ad un discreto cenno della Dottoressa, aggancia una corda al morso della sudiciona e, aiutata da due robuste sorveglianti trascina la sudiciona, in piena crisi isterica, verso le ombrose stalle di Lancy. sentiamo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi. Che dire? Madame Janine giunge presto ad un accordo con la Signora Anne. Pagando una modica retta la sguattera sudiciona rimarrà a lungo a Lancy, il lavoro continuo, unito al prezioso latte prodotto pagheranno la differenza della retta. La Dottoressa, da canto suo è ben contenta degli ultimi sviluppi: la mucca 14 farà da “guinea pig” a lungo, per gli studi sul completo riempimento tramite clistere, per non parlare degli studi sul condizionamento pavloviano per rimuovere l’immondo vizio masturbatorio.
Mie Signore, è con la tastiera bagnata da qualche lacrimuccia che questa indegna narratrice si congeda da Voi. Ma non disperate, Madame Janine può, in ogni momento richiamare in servizio la vecchia sguattera soprannominata “Sudiciona M”, ora conosciuta come “Mucca 14”
Vostra miserabile sguattera sudiciona N.
(18- continua)