DISCLAIMER

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31 dicembre 2012

JANINE SOUILLON VISTA DALLA SCHIAVA ELISABETH MANDILE

Janine Souillon, portrayed in unknow and disguised manor near Lugano, CH, by older slave elisabeth mandile / Janine Souillon, ritratta nello sconosciuto e nascosto maniero nei pressi di Lugano, Svizzera, dalla vecchia schiava elisabeth mandile

Slave elisabeth mandile is owned by mistress Annika Kapyzska

SGUATTERA SUDICIONA

L'appellativo definitivo per la nostra sudiciona è d'ora in poi "SGUATTERA SUDICIONA", come indirettamente suggerito dalla deliziosa signora FrauJulia.
JS

27 dicembre 2012

IL CAMPANELLO

IL CAMPANELLO
FrauJulia

Documentandomi sull’epoca vittoriana mi sono accorta della mancanza, nelle case moderne, del campanello per chiamare la servitù. Ai tempi le serve dormivano nell’ala della servitù, in modo da garantire la privacy alle proprie Signore. Bastava però una scampanellata per farle alzare e richiedere i loro servizi. Durante il giorno, poi, le serve avevano assegnati i loro lavori ma, anche qui, un sistema di campanelli le poteva convocare rapidamente in maniera efficiente.

Ora, le moderne case sono più piccole, così basterà un campanello nel ripostiglio dove dorme la serva. Durante il giorno, poi, la Signora avrà a portata di mano un campanellino d’argento per convocare la serva in ogni momento, qualsiasi lavoro stia facendo.

Proporrei, come argomento di discussione, di stabilire che succede alla serva per una mancata o ritardata risposta.

Tratteremo la cosa come un rifiuto all’obbedienza?

Ascolteremo le eventuali giustificazioni poco credibili della serva?

Inoltre bisognerebbe stabilire un tempo massimo entro cui la serva deve arrivare, ovviamente con la divisa in ordine e le mani pulite.

FrauJulia

16 dicembre 2012

PENSION BALNEARIA 58


Serva sudiciona,
qui al “bar de tapas” mangiamo, è vero, un po’ meglio delle nostre compagne della “pension balnearia”, ma a volte abbiamo delle disavventure. Proprio ieri servo ad un tavolo, dove gli avventori, ormai ubriachi, lasciano delle buonissime cose nei piatti. Come ormai siamo abituate, sparecchio e riporto tutto all’acquaio, dove da buona sguattera dovrò lavare accuratamente tutto. Anziché buttare il tutto mangio voracemente, la padrona del bar, infatti, non bada a cosa mangiamo, l’importante è che i clienti siano soddisfatti, altrimenti …. sono dolori. Non mi sono, accorta della perra che era passata a controllare come stiamo lavorando, figuriamoci che LEI si lasci scappare una occasione per punirmi. Vengo strattonata e spintonata all’interno del bar, in vista di tutti gli avventori. La perra va in cucina e prende dei ceci secchi, li mette in un vassoio su cui poi vengo fatta inginocchiare. Era una vecchia punizione utilizzata nei collegi, non immaginavo fosse così dolorosa. Vengo lasciata lì, in vista di tutti, con le ginocchia che mi fanno un male d’inferno, per una buona mezz’ora. La perra nel frattempo era uscita, torna con un involto. Ben presto scopro cosa ha preparato per punirmi. Gli avventori vengono invitati a mettersi in cerchio, per vedere meglio. La perra apre il pacchetto, dalle scritte vedo che viene dalla farmacia del paese.
Prende una scatoletta, scarta qualcosa e mi porge una supposta. Cosa fareste al mio posto, conn una inflessibile padrona che vi porge una supposta? La prendo e faccio cenno di abbassarmi le mutande, facendola ridere. Mi dice “gilipollas, tu boca es como el culo, tienes que comer el supositorio!”. Cerco di oppormi, ma nelle sue mani è apparso, come per magia, il suo frustino preferito! Non vi sono possbilità, o mi faccio spellare viva o mi devo piegare. E così apro la bocca e ci metto la supposta, spero di riuscire ad inghiottirla. Invece la perra mi dice, in maniera agghiacciante: “hai que disfrutar: chupar y masticar!”. Sono così costretta a masticare. Non vi dico, la consistenza passa da dura a morbida in pochissimo tempo. È grassa, per fortuna quasi insapore. Reprimendo i conati piano piano la faccio sciogliere la inghiotto. Ma non è finita, da un'altra scatoletta appaiono altre supposte, già quando la perra le scarta mi arriva un odore di eucalipto, fastidiosissimo. Sono delle supposte per le malattie da raffreddamento! Chiudo la bocca, ma dopo un buon paio di scudisciate la perra mi prende per i capelli e mi costringe a metterne in bocca due contemporaneamente!
Mi scuso con le lettrici impressionabili, L’odore è insopportabile, cerco di masticarle per accelerare la loro dissoluzione, purtroppo il mio stomaco si ribella ed i conati mi fanno sputare il tutto. Mi guadagno così un'altra mezza dozzina di scudisciate sul culo nudo, tra i sorrisoni dei maschi presenti. E di seguito, altre tre supposte all’eucalipto! Per farla breve, ho la fortuna di non essere troppo debole di stomaco e, sollecitata dal dolore delle scudisciate, mastico, succhio ed ingoio. Stavolta ci riesco, per fortuna. Devo dire che tra le punizioni ricevute da quando sono entrata al servizio della Pension Balnearia, questa è tra le più umilianti e disgustose, tra l’altro ricevuta in presenza di avventori avvinazzati, che mi incoraggiano con lazzi e fischi.
Per consolarmi sogno di scambiare il mio ruolo con quello della perra, avrei delle meravigliose idee per insegnarle a non prendersela con delle povere serve.
Facendosi forte della sua laurea e del suo incarico di “consultora” ha trasformato la nostra vita in un inferno!
Sguattera Nadia
(58- continua)

PENSION BALNEARIA 57

Serva sudiciona,
qui al “bar de tapas” oltre alla perra ed alla ingeniera è arrivato un altro malefico inventore: un allevatore. Questo ha modificato due di quegli aggeggi che usano per mungere le vacche, adattandolo ad una mammella femminile. E come al solito tocca a me sperimentare la novità. Il mattino successivo, con già indosso il malefico corsetto ed inseriti gli odiati ovetti, arrivano la perra e l’”inventore”. L’apparecchio è in pratica una specie di coppa, o meglio di imbuto, realizzato in plastica di silicone morbidissima. Ha un bordo un po’ più rigido, che fa da tenuta alla base della mammella. Dai due imbuti partono due tubicini che finiscono in una pompetta, simile a quelle degli acquari, ma molto molto più potente. Il tutto è collegato alla centralina ed a batterie a telefonino.
Come ogni volta è stato chiesto l’intervento del cronista per l’inaugurazione del malefico attrezzo.
Cronista> cari ascoltatori, come vi avevo promesso, siamo tornati al Bar de Tapas. Una nuova opzione è stata aggiunta al corsetto delle inservienti. Signora Perra ci dica ….
Perra> Sono molto soddisfatta. Pensi, questa ultima invenzione è venuta da uno dei nostri cari clienti. Ve la descriverà direttamente lui.
Allevatore> vedendo le serve tra i tavolini ho pensato che limitarsi a inviare qualche scossetta a “las tetillas” era poco, meglio una bella stimolazione. E così, quando il giorno dopo sono andato a mungere, ho pensato, perché no? Ci è voluto un po’ per convincere il produttore per creare una coppa di dimensioni adatte e studiare anche una pompa di dimensioni minime. Però è sicuramente valsa la pena sia per le spese che per l’attesa..
Nadia> E così mi prende le tette, appena guarite dagli spilloni e, dopo una sommaria lubrificazione con una specie di gel, infila le coppe e le regola, tirando una fascetta. Non dà troppo fastidio, inizio a sperare di cavarmela con poco. Invece ….
Allevatore> “Lista para ordeñar”
perra> Bene iniziamo pure.
Macchina> Ciomp …. Ciomp …… ciomp ….. ciomp ….. ciomp …
Nadia> Ragazze, che strana sensazione, è come se una bocca gigante stesse poppando. So cosa posso aspettarmi dalla perra ma per il momento è piacevole …. Insomma, mi rilasso ed inizio a godere.
perra> Ci risiamo, “esta estupida zorra” sta godendo……. Click
Macchina> ciomp .... ciomp ….. SLAP SLAP SLAP
Nadia> AAAAAHHHH …… AIAAAA che male! E’stato come se qualcuno mi schiaffeggiasse le tette con una tavoletta di legno. Mi contorco sperando che il dolore si calmi un po’.
perra> Te gusta, puta?
Agricoltore> Ha visto, signora Perra? Come le dicevo, premendo si inverte il senso della pompa succhiante ed il risultato è notevole.
perra> Certamente, anzi adesso lo proviamo assieme al resto della centralina. E tu “zorra” smettila di lamentarti, dovresti essere onorata di provare per prima queste invenzioni!
Ingeniera> Siamo subito pronti, devo solo attaccare qualche filo alla centralina……
perra> Faccia pure con comodo. Cronista, la vedo un po’ silenzioso.
Cronista> Cari ascoltatori, il nuovo apparecchio sembra funzionare benissimo. Anche la serva sembra averlo apprezzato. Ora ci apprestiamo a seguire il funzionamento della centralina completa di tutto. Spero che le batterie abbiano sufficiente carica …
Ingeniera> Non si preoccupi, con le nuove batterie riusciamo a fare una intera serata, con un solo cambio.
perra> Ingeniera, si ricordi che ai “pezones” deve anche applicare gli elettrodi per la stimolazione elettrica, non vorrei che “esta zorra” poi si lamenti…
Nadia> Ecco, te pareva che si dimenticasse qualcosa? Questa ha proprio il bollino “bastard inside”!
Ingeniera> Lista …. CLICK …… CLICK ……. CLICK
Nadia> Ed ecco che si ricominicia! Ad ogni CLICK di un interruttore una nuova sensazione: dapprima gli ovetti, che vi avevo già descritto, iniziano a vibrare, poi iniziano le scossettine alla patata ed ai capezzoli. Vi confesso che sono già bagnata.
Perra> E’ il momento, vada!
Ingeniera> CLICK
Macchina> CIOMP …… CIOMP …… CIOMP ….. CIOMP ….. CIOMP……CIOMP
Nadia> Mmmmmmhhhh, devo appoggiarmi ad un tavolo per non cadere! Sto godendo come non mai.
Perra> Ora!
Ingeniera> CLICK…..
Macchina> ciomp …. Ciomp …… SLAP …. SLAP ….. SLAP ….. SLAP ……
Nadia> UAHHHHH …………………….. NOOOO EMPIEDAD NOOOOO …………
Cronista> Caspita, che reazione!
perra> Visto? Finalmente ho la possibilità di graduare le sensazioni della punita, dal godimento più smodato, fino al dolore più profondo. L’accoppiata dello schiaffo alle mammelle e delle scosse nei punti sensibili è perfetta.
Cronista> Anche questo verrà comandato dai clienti del bar, tramite il telefonino?
Nadia> Finalmente la seduta finisce. Mi tolgono le coppe e le mie povere mammelle sono livide.
perra> No, questo verrà utilizzato solo da me e dalle mie sorveglianti….. vede come sono sofferenti “las tetas?”. Non voglio mi rovinino le serve troppo rapidamente…..
E così, serva sudiciona, se ne è andata un'altra settimana di servizio al bar de tapas. Pensa che le altre serve della Pension Balnearia ci invidiano, poiché noi mangiamo meglio, grazie agli avanzi dei clienti. Spero che prima o poi alcune delle invidiose possano venire a sperimentare di persona le delizie del “bar de tapas”. Francamente è meglio passare un giorno alla noria nutrite a pane ed acqua che una giornata come quella di oggi!
Un saluto.
Sguattera Nadia
 (57- continua)

25 novembre 2012

LA PUNIZIONE DI SGUATTERA SUDICIONA 3/4

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drawing by slave Elisabeth Mandile ©Annika Kapyzska

LA MIA PUNIZIONE - 3
di sguattera sudiciona

Accovacciata sul secchio di zinco, mi è stato permesso di svuotarmi. La panciona si è sgonfiata, mi sento esausta e madida di sudore che sulla schiena si raffredda lentamente.
- Bene, bene bene, fra non molto l'olio di ricino dovrebbe cominciare a far effetto sul serio... è tempo di preparare la nostra bestia da soma sudiciona, vero Rose? 
Sogghignando, la possente infermiera altoatesina mi afferra di nuovo per un orecchio e bruscamente mi solleva dal secchio. Mi ordina di denudarmi completamente, poi sempre tenedomi saldamente per un orecchio mi spinge sotto la doccia per un'energica strigliata a base di acqua gelata. Indossando un grembiule di gomma bianca e guanti dello stesso materiale e colore, la donna mi strofina con una specie di spugna che in realtà è costituita da urticante crine di cavallo avvolto attorno a una mattonella di legno. 
L'effetto dello strofinìo sulla mia povera pelle è terribilmente irritante, e in breve la cute si arrossa nonostante sia costantemente innaffiata dall'acqua freddissima. 

Terminata la “pulizia della schwein”, come dice Rose M. l'infermiera altoatesina, vengo fatta rivestire in fretta, senza che mi sia permesso di asciugarmi. Questa volta devo indossare la divisa da fatica, sulla quale mi devo allacciare un pesante grembiule di gomma verde; ai piedi, zoccoli di gomma dello stesso colore e niente calze. 
Sotto, ecco pronto per me pannolone e doppie mutande: prima un paio di normali mutande di gomma da incontinenza; sopra quello, mi infilerò il mio ormai abituale paio di robustissime e impermeabili mutande da contenzione. 
Ma prima di indossare la doppia mutanda, l'infermiera mi ordina di piegarmi, di afferrare i glutei saldamente e di divaricarli. Poi in tono brusco mi grida di “spingere”, come se dovessi defecare. Per fortuna non ho più acqua nella pancia: in questo modo l'operazione non ha spiacevoli conseguenze. Ho appena iniziato a spingere, ed ecco che un grosso plug di gomma a forma conica mi viene bruscamente inserito nello sfintere: con tre colpi progressivi, di intensità crescente, l'esperta infermiera inserisce il tappo che non va a finire dentro il mio intestino solo grazie alla base di gomma, un disco circolare che lo blocca all'esterno impededogli di proseguire il suo cammino all'interno delle mie miserabili viscere di sguattera. 
Purtroppo non posso fare a meno di notare che il mio sfintere è decisamente dilatato, e ripensando alle minacce dell'infermiera, comincio a preoccuparmi davvero. Nonostante sia stata allargata parecchio, le dimensioni e la forma del tappo sono tali per cui nulla mi distoglie dal pensarci in continuazione: di fatto la presenza del plug nel mio retto diventerà nella prossima ora una delle due ossessioni su cui rimarrò costantemente concentrata.

Mentre l'infermiera chiude il lucchetto delle mutande contenitive, un orribile gorgolìo improvvisamente si scatena dentro la mia pancia e un'ondata di nausea mi sopraffà: il deleterio effetto dell'olio di ricino comincia a farsi sentire. 
L'infermiera altoatesina Rose M. sembra apprezzare particolarmente la cosa: sorridendo, mi massaggia ruvidamente la pancia e la comprime, compiaciuta. Madame Janine si siede comodamente su una poltroncina tutta rivestita di cuoio nero, accavalla le gambe, spinge leggermente indietro la testa, socchiude gli occhi, infine si accende una sigaretta e mi fissa.

- Mani sopra la testa, sudiciona! - sibila. Eseguo, mentre dentro la mia pancia avvengono sobbolimenti e movimenti a dir poco imbarazzanti. - E ora, sudiciona, per completare la tua punizione, accompagnerai Rose al supermeracato e porterai a casa la spesa. Rose M., l'infermiera altoatesina, intanto si è preparata per uscire. Indossa un meraviglioso cappotto extralungo in scintillante pvc nero che nasconde parzialmente la divisa da infermiera, anche se la sua qualifica è resa evidente dalla cuffia bianca inamidata su cui spicca la croce rossa. Al posto degli zoccoli bianchi, calza un paio di stivali in pelle dal tacco vertiginoso.

Così abbigliate, usciamo: lei davanti, io dietro nella mia divisa da fatica, sporca e macchiata di sudore, il ventre che comincia a gonfiarsi di nuovo, fasciato nel grembiule di gomma da sguattera, e il sapore dell'olio di ricino che lentamente dallo stomaco ricomincia a invadere la mia bocca. A ogni passo, lo “slosh, slosh” delle mutande di gomma si fa sentire, e il tappo di gomma sembra volersi perfidamente fare strada fra le mie viscere. Per fortuna il disco esterno lo blocca, altrimenti il mio intestino sconvolto lo inghiottirebbe senz'altro. Camminiamo per strada e io mi sento morire di vergogna al pensiero di dovermi mostrare in pubblico in queste miserabili condizioni. Sul marciapiede, fra la gente che passa frettolosa e ignara, non vengo notata più di tanto. 
La divisa e il grembiule in effetti attirano l'interesse occasionale di qualcuno, ma nell'insieme per mia fortuna passo abbastanza inosservata. Le spesse mutande di contenzione, all'aperto, diventano ancora più rigide e pesanti, ma lo sfregamento della gomma sulla mia vulva è ridotto al minimo, e comunque non abbastanza da farmi provare piacere: con queste mutande addosso, ne sono consapevole, mi attende ormai una vita completamente priva di qualsiasi tipo di soddisfazione sessuale. Ho paura, non è che per questa continua infinita frustrazione diventerò matta? E l'essere quotidianamente, perennemente ingravidata dall'infermiera che effetti collaterali avrà? Vivere in questo modo mi sembra insopportabile... eppure non ci sono alternative. 
Mentre penso furiosamente, per distrarre il mio intestino dalla pressione dolorosa e dai crampi che comincio a sentire, senza accorgermene siamo arrivate proprio davanti all'entrata del supermercato. Il mio ventre è di nuovo bello gonfio, e tende il grembiulone di gomma.

L'infermiera con un sorrisetto mi tende la lista degli acquisti, stilata nella calligrafia precisa e minuta di Madame Souillon. È una lista assai lunga, copre quasi tutta la pagina color crema, strappata da uno dei preziosi taccuini di Madame. Due signore ben vestite, belle e sulla quarantina, vicine alla cassa. hanno notato la scena. Si guardano fra di loro con sottili cenni d'intesa, una mi scruta da capo a piedi, l'altra per un attimo sembra sorridere all'infermiera
(3- continua)

10 novembre 2012

PENSION BALNEARIA 56


Serva sudiciona,
siamo sempre in servizio al “bar de tapas”, ormai da settimane. Dovendo lavorare in pubblico, la perra ha leggermente cambiato i nostri ordini: ora dobbiamo lavarci accuratamente tutte le mattine, usando il sapone da bucato. Le divise, vanno lavate almeno ogni due giorni, peccato che, non avendo ricambi ci tocchi poi stirarle ed indossarle ancora umide. Ormai si è formata una clientela “affezionata” che pretende al proprio tavolo me o Pilar. Il giochino con i telefonini sta spopolando, tanto che l’ingeniera ha dovuto costruire altre scatolette che sono applicate anche ad un paio delle cinesine. Loro hanno però meno successo, forse perché troppo basse fanno tenerezza.
L’ingeniera ha installato dei nuovi set di batterie che durano tantissimo, così ci è stata tolta anche la pausa, dobbiamo continuare a lavorare fino allo sfinimento. Come se non bastasse, ora le scosse sono molto più forti, tanto che spesso non riusciamo a reggere e ci cade qualcosa dal vassoio.
Ovviamente la perra ha provveduto: ai nostri vassoi sono state agganciate un buon numero di mollette da bucato, quelle di legno, utilizzate dalle nostre nonne. Così, ad ogni vassoio rovesciato, oltre alle scosse somministrate direttamente dal cliente, la perra ci applica una molletta. E devo dirti che, nonostante io ne abbia passate di tutte, le mollette ai capezzoli non sono per niente piacevoli quando ti vengono lasciate applicate per delle mezz’ore. E poi capita il cliente che si diverte a toglierle e massaggiarti il capezzolo, scatenando altri dolori. E se è cattivo, una volta ripresa la circolazione, rimette “in sito” la molletta, facendoti piangere. Non ti racconto in che altro posto la perra ci attacca le mollette. Per fortuna lo fa solo se l’infrazione è grave, perché diventa quasi impossibile continuare a lavorare, come lei pretende, con una molletta che ti martirizza il bottoncino!
Per nostra fortuna la perra non resta qui al bar troppo a lungo, infatti continua ad imperversare anche sulle nostre colleghe alla “pension balnearia”.
Ho potuto leggere i tuoi diari, caspita, hai una Signora di polso! Ti esorto all’obbedienza ed attendo di poter leggere il seguito.

sguattera Nadia.

20 ottobre 2012

PENSION BALNEARIA 55


Serva sudiciona,
proseguo il racconto delle mie avventure lavorando al “bar de tapas”.
Come avevo illustrato siamo ormai delle serve “on-line”, ma non sempre questo viene apprezzato. Proprio ieri mi è toccato servire ad un tavolo di una compagnia di anziani. Vestiti eleganti, con uno stile “di una volta” che qui va molto nelle occasioni formali, matrimoni eccetera.
Arrivo al tavolo per le ordinazioni e mi dicono chiaramente che di usare il telefonino non se lo sognano neanche, vogliono essere serviti in maniera tradizionale da una cameriera che si comporti “como debe ser”. E così porto la carta delle tapas e la ben più nutrita carta dei vini. Ricevuto l’ordine mi affretto a servirli, e qui commetto il primo errore, servo indifferentemente, il primo che capita uomini e donne. Non l’avessi mai fatto, l’anfitrione mi ordina di portare “el batidor de cuero”. Ora, parlo passabilmente questa benedetta lingua, ma non comprendo proprio, irritandolo ancora di più. Finisce che si alza di persona e va a parlare con la padrona. Torna al tavolo e mi mostra l’oggetto che aveva richiesto: una pesante cinghia di cuoio beni ingrassato, larga 10 centimetri e lunga almeno 60. Capisco subito quale può esserne l’uso quando il signore se la picchia sul palmo di una mano, guardandomi negli occhi. Inutile dire che prima avvampo e poi sbianco. Comunque a quanto pare il mio errore è ancora veniale, però “el cuero” resta lì sul tavolo, a portata di mano. Ma, innervosita da questo oggetto, ben presto commetto altri errori: non riempio subito un bicchiere vuoto e faccio cadere una forchetta. Con fare annoiato l’anfitrione mi ordina di passare nella saletta adiacente, dove non c’è nessuno. Qui mi fa abbassare le mutande e rialzare la divisa. Operazione facile per una che indossa il corsetto! Finalmente riesco ad eseguire l’ordine e, impugnata la cinghia all’estremità mi somministra sei sonorissimi colpi. Fanno male, penso che il rumore del cuero si sia sentito anche per strada. Poi il signore, paonazzo, inizia a palpeggiare e toccare un po’ dappertutto. E qui devo confessare che io, anziché cercare di resistere, come dovere di noi serve, vado un po’ in confusione. Finisce che quando, dopo un po’, la moglie del signore viene a controllare che sta succedendo, sono inginocchiata di fronte al signore e non sto consumando un “calippo”! La signora prima avvampa e poi sbianca. Convoca concitatamente le altre signore. Gli uomini vengono rispediti a casa. Sudo freddo e mi viene da vomitare. Se la perra viene a sapere quello che ho combinato mi fa murare viva. Piango e mi dispero, mentre la signora offesa si sfoga in silenzio, facendo a pezzi il proprio fazzoletto. Interviene la signora più anziana. Evidentemente sospetta in che situazione ci troviamo noi serve alla Pension e inoltre vuole evitare alla propria amica la vergogna di divulgare l’accaduto. Propone di chiudere la faccenda qui, tra donne, andi, come dice lei “es una question de mujeres”. In pratica devo accettare di essere punita dalla signora offesa, immediatamente, davanti a tutte, lei farà da arbitra e mediatrice. Mi avverte, però che la punizione sarà comunque molto dura, in modo da scoraggiarmi per il futuro. Che devo fare? Accetto, sempre piangendo.
Le signore confabulano, mentre io rabbrividisco in un angolo. Poi la signora più anziana si avvicina, sono giunte ad una sentenza. Mi fanno denudare completamente. Poi rimuovono dai propri scialli i decorativi enormi “imperdibles”, gli spilloni da balia. Una signora si allontana e di lì a poco torna con cotone ed alcool denaturato. Mi fanno mettere supina su di un tavolo, mi infilano un paio di mutande in bocca e mi imbavagliano ben bene, nessuno deve sapere cosa sta succedendo, questo anche nel mio interesse. Con orrore vedo che improvvisano un bruciatore e sterilizzano gli spilloni. Ora la signora offesa prende un grosso batuffolo di cotone ed inizia a disinfettarmi, dapprima i capezzoli e poi le grandi labbra. Anzi, sadicamente inizia a strofinare anche le mucose. Non vi dico il bruciore, mi sembra che mi passi un tizzone ardente. Le altre signore sono tutte attorno, serie ed interessate mi tengono ferme gambe e braccia. Una mi asciuga i goccioloni di sudore e le lacrime. Si sentono solo i miei mugolii. La cosa dura a lungo, la signora ha capito che l’alcool mi fa soffrire e ne approfitta. La signora più anziana guarda l’orologio e dice che è ora di passare a cose più serie. Mani impietose mi tirano prima un capezzolo e poi l’altro e, lentamente mi viene infilato lo spillone. Devo dire che la sofferenza è tremenda, contrariamente ad un ago di siringa che entra senza fatica questo deve essere spinto a forza e l’aguzzina vuole apprezzare fino in fondo le mie sofferenze, per cui fa durare l’operazione il più a lungo possibile.
Ma non è finita, le dita dell’aguzzina tirano le grandi labbra, le uniscono ed un atroce dolore mi fa capire quello che accade, lo spillone le attraversa ambedue. Mi vengono messi ben quattro spilloni.
Purtroppo per me, non riesco a svenire. Devo soffrire l’operazione fino alla fine. E alla fine l’aguzzina riprende il batuffolo di alcool e si diverte a lungo.
Alla fine mi fanno rialzare e mi tolgono il bavaglio. La signora più anziana mi costringe ad inginocchiarmi davanti ad una per una, e mostrare le mie vergogne praticamente cucite dagli spilloni. Mi chiederete se fa male? Mi pare di avere dei tizzoni accesi! Tra i singhiozzi devo chiedere pubblicamente scusa e auto-insultarmi a lungo.
Poi l’aguzzina mi si avvicina, mi irrigidisco temendo chissà cosa, invece mi bacia, dicendomi che per lei la faccenda è chiusa così, che io non ci riprovi più con nessuno dei loro mariti.
Le sofferenze, però non sono finite, le spille da balia devono venire aperte e sfilate. Mordo un fazzoletto, per soffocare i miei lamenti. E, gran finale, una bella ultima disinfettata che brucia come il fuoco.
Ora le signore sono soddisfatte. Fanno portare del ghiaccio e con questo posso calmare il terribile bruciore. Poi vengo fatta rivestire e, sia pur con l’aspetto stralunato e la camminata dolorante, devo tornare al lavoro, in modo che la perra non si accorga di nulla.
sguattera Nadia
(55- continua)


UN COMMENTO DELLA SGUATTERA NADIA

disegno di Georges Pichard
Serva sudiciona,
aderisco all'invito di Madame Janine, di valutare i tuoi elaborati, esteso anche alle sguattere.
Per la prima parte, sicuramente gli errori concettuali, evidenziati dalle Signore, portano ad una valutazione insufficiente. proporrei, però un 5, visto che scrivi "a pancia gonfia" e noi serve sappiamo bene cosa significhi e quanto dolore si avverta ad ogni ondata di contrazioni, mentre si "stringe" disperatamente.  La seconda parte è invece migliore, per me è un 6.
Mi resta però un dubbio, che forse verrà chiarito nella terza parte: l'olio di ricino non ha poi avuto il tempo di fare il suo effetto, mi sa che dopo il "parto" avrai avuto a lungo dolori di pancia, come se il "travaglio" continuasse inesorabile. Sai, leggendoti mi sembrava di sentire il sapore riproposto dagli infiniti "ruttini" che ti tormentano a lungo dopo averlo bevuto.
Non ti invidio, con tutte le punizioni che ho subito non mi hanno mai "inserito" una mano. Mi ha atterrito la minaccia  di romperti .... dietro, spero che la tua padrona abbia pietà, avere intorno una serva sempre imbraghettata e puzzolente non sarebbe sicuramente piacevole. Meglio le buone vecchie punizioni ad effetto immediato e che non lasciano strascichi.
Ma questa è solo la supplica di una inutile sguattera dalla lingua lunga, Madame Janine mi perdoni.
sguattera Nadia

18 ottobre 2012

LA PUNIZIONE DI SGUATTERA SUDICIONA 2/4

nota di Janine Souillon:
serva sudiciona è stata costretta dall'infermiera a correggere il suo primo indecente report in ginocchio e a scrivere il secondo ben gravida e sigillata nelle sue mutande di contenzione.
Devo dire che la gravidanza, in una sguattera che ha passato i 50 anni (seppur da poco), è davvero commovente.
JS
disegno della schiava Elisabeth Mandile © Annika Kapyzska

LA MIA PUNIZIONE – 1
di sguattera sudiciona

12 ottobre 2012

ore 5,00 del mattino
Mi hanno fatta alzare verso le cinque del mattino svegliandomi bruscamente e traendomi dalla mia posizione prona, ormai quella abituale per me. Tutte le notti infatti vengo assicurata a un lettino a pancia sotto, tenuta ferma al letto da polsiere e cavigliere che mi mantengono in una posizione dalla quale posso essere riempita a piacimento con un clistere notturno dall'infermiera Rose M., donna di fiducia di madame Janine.
L'infermiera ha infilato dei guanti di gomma, si è messa il grembiule di gomma da lavoro e ha controllato con la mano lo stato delle mie mutande di contenzione, le ha aperte con la chiave, ha controllato e ispezionato il pannolone e ha poi richiuso il tutto, non senza avermi dato un forte pizzicotto alle grandi labbra. Madame Janine aveva fatto preparare dalla sua infermiera Rose M. un carrello con un bicchiere di metallo e una brocca da due litri e mezzo di acqua: in piedi, a intervalli di 5 minuti, ho dovuto bere il contenuto della brocca. Gradualmente sentivo la vescica gonfiarsi, finchè la pressione, terminato il contenuto della brocca, è diventata quasi insopportabile. Anche lo stomaco era gonfio, sembravo già gravida.
Gli ultimi bicchieri sono stati difficili da mandar giù, ma se la serva sudiciona avesse vomitato, avrebbe dovuto leccare dal pavimento la sua deiezione, e quindi per la paura ha cercato di controllarsi fino alla fine.
L'infermiera ha poi controllato bene la chiusura della mie mutande di contenzione, mi ha fatto allargare le gambe, ha sollevato la divisa da fatica sulle mie reni, mi ha fatto tendere le braccia dritte in avanti, le palme rivolte in alto. Poi mi ha fatto accovacciare, in equilibrio sugli zoccoli di gomma, il sedere ben sporto in fuori. L'infermiera, sotto lo sguardo impassibile di Madame Janine, si è seduta su un basso sgabello a fianco dlla serva sudiciona. Dapprima ha compresso il ventre della serva sudiciona, ha dato alcuni colpi secchi sotto le mutande di contenzione, poi, ho sentito un sibilo: stava per inziare la fustigazione.
Il primo colpo è stato forte, secco e bruciante. Per chi non l'abbia mai provata, la canna della fustigazione produce sulle natiche della punita un dolore intensissimo e acuto, a metà fra una scossa elettrica e un morso. A intervalli regolari, la serva sudiciona ha subito 25 colpi, contandoli ad alta voce. Contare, come Madame Janine ha sempre detto, aiuta la serva a sopportare i morsi della canna, la tiene vitale e concentrata, le impedisce di soccombere completamente al dolore e all'umiliazione. Il difficile per la serva sudiciona è non lasciar sfuggire il piscio di cui la serva sudiciona è completamente piena. L'infermiera Rose M. ad ogni colpo mi ricorda che il piscio prodotto da serva sudiciona dovrà essere raccolto in un apposito contenitore, e che quindi non una goccia deve andare perduta dalla serva sudiciona.
Io mi concentro come posso e sono convinta di avercela fatta: il sedere brucia terribilmente e la testa mi gira, ma riesco a rimanere nella mia posizione di squatting fino alla fine degli interminabili 25 colpi. L'infermiera si ferma, posa la bacchetta e prendendomi per un'orecchia mi tira su. Mi ordina di mettere le mani sulla testa e di tenere la gambe larghe. Apre il lucchetto delle mie mutande di contenzione, estrae l pannolone e una smorfia di disgusto si disegna sul suo bel volto di altoatesina. Tocca con un dito il pannolone e mi mette l'indice sotto il naso: è bagnato. Brutalmente schiaccia il pannolone sulla faccia della serva sudiciona, che avverte l'odore della propria orina. Il pannolone viene assicurato con un robusto nastro adesivo alla faccia della serva sudiciona, come se fosse una maschera. Le mutande di contenzione mi vengono reinfilate sopra, e nuovamente chiuse. Sento il contatto della gomma spessa e solida sulla mia passera.
Voce di Madame Janine: - A quest'età può essere un problema di incontinenza?
Voce dell'infermiera Rose M.: - Dipende, la sua serva ha avuto molte gravidanze?
Madame Janine: - Che io sappia, una soltanto. Ma d'ora in poi, mia cara, questa sudiciona sarà quasi sempre gravida!
Madame Janine e Rose M., l'infermiera altoatesina, ridono di gusto.
(1- continua)

LA MIA PUNIZIONE – 2
di serva sudiciona

12 ottobre 2012

L'infermiera, istruita dalla padrona Janine Souillon, mi ordina di eseguire 30 squatting a gambe ben divaricate, a ritmo sostenuto. Con il pannolone bagnato del mio piscio attaccato alla faccia, respiro con difficoltà e il ritmo dell'esercizio presto diviene insostenibile. - Forza sudiciona, più ritmo! - incalza l'infermiera. Appena mostro di rallentare, Rose M., la rigida infermiera altoatesina mi “sculaccia” la passera con un largo cucchiaio di legno. Poichè ben presto si accorge che i colpi di incoraggiamento sono attutiti dalle mutande di contenzione, mi ordina di toglierle per tutta la durata delle flessioni.
I colpi di cucchiaio a questo punto diventano dolorosissimi, e la stanza della punizione accoglie solo tre rumori: l'affannoso respiro della serva sudiciona e il “ciaf! ciaf!” dei colpi di cucchiaio sulla sua vagina seguiti da degli squittii di dolore.
I muscoli delle gambe si irrigidiscono, rallento sempre di più, il dolore mi confonde, in prossimità del ventitreesimo colpo ho un cedimento.
L'infermiera si arrabbia molto, dice delle cose in tedesco che non capisco, si piazza davanti a me a gambe divaricate, i suoi zoccoli di gomma sono saldamente ancorati al pavimento di linoleum della saletta delle punizioni, mi afferra per le orecchie e gli ultimi squatting me li impone tirandomi per i padiglioni. Mi gira la testa, faticosamente arrivo alla fine del penoso esercizio.
Madame Janine mi ordina di accovacciarmi, mi tolgono il pannolone dalla faccia e l'infermiera mi mette davanti un contenitore di plastica e mi ordina di pisciare. Devo riempirlo velocemente. Non ci metto molto, la mia vescica scoppia, ma devo stare molto attenta a non versare fuori dal contenitore il mio "prodotto" color giallo paglierino.
Mi dicono che una Signora ha consigliato di raccogliere 500-600 cc del mio “prodotto”, e l'infermiera preme sulla mia pancia per accelerare quella che cheima la “mungitura della sudiciona”.
Finito di pisciare nel contenitore, l'infermiera mi sculaccia la pancia e dice “Das ist gut, sklavin schwein!”.
Il pannolone lo devo rimettere bagnato nelle mutande di contenzione, e subito dopo devo reindossare lo strumento col quale sarà per sempre corretta e impedita la mia odiosa e sudicia abitudine. Mi fanno mettere in ginocchio.
La divisa di punizione, mai lavata in tre anni, è bagnata sotto le ascelle, sotto i seni, sulla pancia dove è a contatto col grembiule di gomma, e sulla schiena.
- È l'ora della poppata, pisciona sudiciona! -
L'infermiera prende dal vassoio di acciaio un biberon pieno di olio di ricino.
Mi afferra il naso col pollice e l'indice, mi infila in bocca il beccuccio di gomma del biberon e mi ordina di poppare. Il sapore è disgustoso, e più volte sono scossa dai conati di vomito.
Dietro di me Madame Janine si è posizionata impugnando una canna di bambù, e mentre poppo come una disperata, mi rifila altri dieci colpi sulle gambe.
- A queste bestie da soma il sedere alla fine si incartapecorisce, così almeno dice il Marquis De Sade! Meglio quindi passare, ogni tanto, alle gambe! - dice la padrona fustigandomi fra un sorso e l'altro.
© Georges Pichard
Finito il disgustoso contenuto del biberon, vengo messa a quattro zampe per terra e mi ordinano di pulire il pavimento accuratamente. La puzza di sudore della divisa da punizione, unita al terribile oleoso sapore del contenuto del biberon mi stordiscono.
Ogni volta che ho finito di pulire il pavimento strofinandolo con uno straccio, devo prima vuotare e poi riempire nuovamente il secchio e ricominciare da capo. Lavo e rilavo per circa un'ora, sono stremata, intanto la pancia comincia a gogogliare. Al termine dell'ultima lavatura vengo rimessa in piedi dall'infermiera altoatesina Rose M. che a questo punto mi ordina di bere il mio stesso piscio. “Forza pisciona, bevi tutto fino all'ultima goccia!”. Tremante, bevo: l'orina fredda è disgustosa, anzichè sciacquarmi la bocca, il suo sapore si sovrappone al terribile gusto dell'olio di ricino. Ora sono convinta di essere davvero piena: nella vescica si è formata altrà pipì, nello stomaco ho quella che mi hanno fatto bere, insieme all'olio di ricino. Ma non basta: l'infermiera mi ordina di togliere le mutande di contenzione e il pannolone, poi mi fa salire sul lettino di ferro delle punizioni, a pancia sotto. Accanto al lettino è posizionato un grosso contenitore per clisteri in plastica bianca, da tre litri: sarò ingravidata. -Preparati, sudiciona: sarai ripulita da un vero clistere da punizione! - l'infermiera armeggia con tubi e ugelli mentre io vengo legata con le cinghia a pancia sotto dalla stessa Madame Janine. La divisa da punizione viene sollevata e rimboccata sopra le reni. L'infermiera lubrifica la mano guantata di gomma, infila una mano sotto il mio geembiule di gomma, all'altezza del ventre, poi unisce le dita della mano guantata e la infila nel mio sfintere, per allargarlo a dovere. Gradualmente la mano di Rose M. si fa strada nel retto mentre la donna mi ordina di non serrare per nessuna ragione i muscoli, altrimenti per punizione sarò resa incontinente per sempre! La mano dell'infermiera è entrata quasi per intero nel mio povero retto, lo sfintere è tesissimo, all'improvviso senza rendermene conto reagisco istintivamente all'intrusione e stringo. L'infermiera impreca in tedesco poi aggiunge in italiano: - Se Madame Janine me lo permette, ti farò un lavoretto di cui porterai le conseguenze per sempre, brutta sudiciona! Janine Souillon sibila: - Certo, ma ogni cosa a suo tempo, Rose. Ogni cosa a suo tempo.
Intanto la mano guantata e lubrificata è stata estratta dal mio sedere, per essere sostituita da quello che sembrerebbe un enorme dildo di acciaio.
In realtà è l'ugello del clistere, davvero enorme, ma io sono ancora dilatata dalla mano dell'infermera, ragion per cui il mostro d'acciaio si fa strada facilmente nel retto.
Una volta entrato, l'enorme ugello viene aperto da Rose M. e improvviso un fiotto di acqua tiepida invade il mio intestino.
La sensazione all'inizio è quasi piacevole, ma dopo quello che potrebbe essere un buon litro d'acqua, ecco che la temperatura del liquido diminuisce gradualmente. I crampi iniziano subito mentre il mio pancione tende il grembiule.
L'infermiera ogni tanto “saggia” il mio pancione per controllare lo stato di tensione, mentre I crampi aumentano e sale la nausea.
Quando i tre litri del clistere sono finiti tutti dentro di me, l'infermiera mi massaggi vigorosamente la pancia, mi slega e mi fa alzare. Mi muovo con cautela, la pancia è grossa e i crampi sono terribili, la voglia di evacuare mi ossessiona, ma l'ugello d'acciaio è rimasto in... sede e ora, chiuso ermeticamente, fa da tappo.
Vengo portata in cucina, sembro davvero incinta, il grembiule di gomma è teso sulla pancia, cammino a passettini sui miei zoccoli di legno, vengo messa al lavello.
A ondate i crampi scuotono le mie povere viscere mentre sento gorgogliare nello stomaco l'olio di ricino. Dovrò resistere in questo stato, tappata e ingravidata, per almeno 30 minuti.
Poi, se avrò lavato bene tutti i piatti e pulito il pavimento, potrò scaricarmi davanti all'infermiera. Non so come, fra atroci dolori e rivoli di sudore, riesco a portare a termine il lavoro, aiutata mio malgrado dal tappo d'acciaio.
Presa per l'orecchio vengo fatta accovacciare su un grosso secchio di zinco.
- Al mio via, toglere il tappo! - dice l'infermiera sogghignando. Io sono rossa vergogna, l'umiliazione è davvero troppo grande. “
- Via! - grida l'infermiera.
Tiro, ma l'ugello d'acciaio è molto grosso, e non esce.
L'infermiera si spazientisce, comincia a premere le mani sul mio pancione. Presa dal panico e in preda ad atroci dolori, tiro e tiro finchè il tappo viene via di colpo. Da quell'istante, inizio a scaricarmi violentemente fra i crampi, mentre l'infermiera divertita e disgustata allo stesso tempo, si gira dall'altra parte turandosi platealmente il naso.
- Che parto indecente! - commenta Madame Janine.
(2- continua)