DISCLAIMER

ATTENZIONE: IL CONTENUTO DI QUESTO BLOG È RISERVATO ESCLUSIVAMENTE AD UN PUBBLICO MAGGIORE DI 18 O 21 ANNI, SECONDO LE LEGISLAZIONI VIGENTI NEL PROPRIO PAESE. CHIUNQUE PROSEGUA NELLA LETTURA LO FA CONSAPEVOLMENTE Il blog LA DOMESTICA RISPONDE è da considerarsi completamente opera di fantasia. I personaggi e le situazioni descritte sono fittizi, e l'eventuale somiglianza con persone o fatti esistenti è da ritenersi totalmente accidentale. RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI © JANINE SOUILLON, LUGANO, CH

26 gennaio 2019

Diario di un’educazione 13

Diario di una educazione – 13

Una visita punitiva.

La nostra servetta ha preso tutte le precauzioni: ha atteso pazientemente, nella sua brandina, che la Oberschwester fosse profondamente addormentata. Si era già procurata numerosi fogli di carta da cucina, col pretesto del naso che cola. A ben altro uso sono destinati, infatti la serva si abbassa le mutande e vi applica i fogli di carta, in modo da prevenire la possibilità di macchiarle. Il respiro della Oberschwester continua, pesante e regolare. Certa che la sorvegliante dorme della grossa, la serva inizia ad accarezzarsi i seni, poi la mano scende più in basso. Lì, nel buio, la serva si morde le labbra per non urlare il proprio godimento e dopo un primo orgasmo le peccaminose carezze continuano………. quando! Un lampo di luce la colpisce negli occhi, contemporaneamente una mano energica strappa d’un solo colpo la coperta. L’aria fredda colpisce le nudità della serva, il peccato è palese, la torcia elettrica della Oberschwester rivela il sotterfugio dei fogli di carta assorbente che foderano le mutande di servizio. La serva è disorientata, molto meno lo è la Oberschwester che le molla un paio di potenti manrovesci. I fogli di carta, macchiati di secrezioni, vengono sequestrati, “vedremo domani cosa ne dirà Madame”, dice la Oberschwester prima di legare le mani della serva ai lati della brandina. 




Madame è contrariata, bisogna accertare se il vizio è praticato sporadicamente, come spergiura tra le lacrime la serva “Madame, le assicuro, è la prima volta, non sapevo proprio che stavo commettendo una grave infrazione!”, oppure il vizio sia molto più avanzato.

La Oberschwester fa sostituire le mutande della divisa con un nuovo modello. L’etichetta indica il nome: “Hosen DetektorSekrete”. Attenta, queste mutande rivelano, cambiando colore in maniera indelebile qualsiasi secrezioneLe dovrai portare sempre, abbi cura di asciugarti alla perfezione quando fai pipì.  Le macchie spariscono solo usando per il lavaggio un apposito prodotto, quindi non c’è modo di nascondere eventuali sudicerie. E questo lucchetto impedirà che le mutande possano essere abbassate in mia assenza, attenta a quello che fai, Madame si è molto inquietata per il tuo comportamento.”

E così la nostra serva, da una settimana, è diventata estremamente diligente nell’asciugarsi quando, sorvegliata a vista dalla Oberschwester, usa il bagno ed evita accuratamente anche solo di pensare a certe cose. Ma la carne è debole e di lì ad alcuni giorni le mutande portano una inequivocabile larga macchia e giungono sulla scrivania di MadameChiaro segno che il vizio è in uno stadio avanzato, la serva, evidentemente, indulge ancora nello stimolarsi. “Domani porteremo la sguattera ad una visita specialistica dal Professor Klitoris  un mio caro amico di Monaco, può darsi che la serva venga pure ricoverata per qualche settimana. Non credo serva molto, una bella doccia, poi basta farle indossare una divisa da fatica pulita, completa di grembiule. Diamole anche due paia di mutande pulite extra, non si sa mai.

La serva, ignara del proprio destino, sta pulendo il pavimento. In effetti è preoccupata, Madame avrà ormai visto la macchia, come la prenderà?

Ed al mattino sveglia antelucana per tutte. Il SUV di Madame è pronto, sul navigatore è già impostato il percorso di oltre 500 Km. Madame guida veloce e sicura nello scarso traffico, al suo fianco la Oberschwester. Le due donne chiacchierano amabilmente di gossip. Dietro, silenziosa, la serva morde il fazzoletto. Che visita la aspetta? E poi che nome quel medico, che sia un ginecologo?

La serva è così preoccupata che non guarda neanche il paesaggio, peccato le alpi sono bellissime.  Il viaggio è perfetto, pocotraffico, nessuna coda, una breve pausa pipì in cui le Signore fanno anche una piacevole colazione. La serva è meglio che resti a digiuno. Finalmente il paesaggio cambia, un breve percorso urbano e le donne giungono ad una grande villa isolata, circondata da un esteso parco alberato. Una lucida targa di ottone annuncia “Klinik Prof. Klitoris” e più sotto “Gynäkologie, Rehabilitation, Disziplin. Lasciata la macchina, la serva segue con passo tremante le Signore. Il Herr Professor le accoglie in persona, è in buoni rapporti con Madame che si è rivolta a lui in passato per rieducare serve “difficili”. Il dottore è cinquantenne, leggermente pingue. Brizzolato, una leggera calvizie, barbetta alla Cavour, due spessi occhiali tondi. Una voce leggermente belante ma nello stesso tempo autoritaria. In un primo momento non indossa il camice, calzoni, camicia, cravatta ed un panciotto demodè, con tanto di orologio da taschino e catena d’oro. Alla serva non fa una buona impressione, incarna la figura che si era fatta quando mamma la esortava di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Una infermiera alta e severa con voce tagliente, con una candida uniforme che pare inamidata, preleva la serva e la porta nell’ambulatorio adiacente allo studio del Professor. La serva viene fatta denudare e si deve “accomodare” su di un lettino ginecologico che ricorda più uno strumento medioevale di tortura che un lettoSi sente subito come la famosa rana di Galvani, anche se, a dire il vero, non è stata legata. Il Professore entra, fa accomodare nell’ambulatorio anche Madame e la Oberschwester, poi indossa il camice ed un paio di guanti di lattice. Il Professore  prende una scatoletta con sottili strisce di carta assorbente: una specie di cartina al tornasole che rivelerà diventando azzurra la vasodilatazione dovuta ad eccitazione e diventando rosa le secrezioni derivanti da eventuali orgasmi. Al primo test il tornasole resta bianco “gut, null” dice  il Professore. Ora il Professore palpeggia accuratamente il ventre della serva ed ordina alla infermiera: preparazione per visita gineco-disciplinare: tricotomia e lavanda. L’infermiera si dà da fare con schiuma da barba e rasoio. Sebbene l’incombenza venga eseguita senza il minimo riguardo, la sguattera, evidentemente si eccita, infatti alla fine della rasatura il tornasole inizia a diventare azzurro, già la semplice sollecitazione della rasatura ha dato un punteggio di ZWEI. Ora l’Infermiera prende una grossa pera di gomma, dotata di un lungo cannello di ebanite nera, di forma falliforme. Una brocca viene riempita di acqua fredda, poi l’infermiera conta accuratamente dieci gocce da un flacone. L’acqua si tinge di un verde intenso, si sparge un intenso profumo di menta. La pera viene riempita con un rumore di risucchio. La serva si sente invadere la patata dal cannello e subito lo spiacevole getto di acqua freddissima la invade, l’acqua esce e ricade in un apposita bacinella, estraibile come un cassetto dal lettino. L’infermieraripete la lavanda altre due volte poi, soddisfatta,  asciuga accuratamente la passerina della serva. Il tornasole è tornato a zero, merito del freddo. Infatti hanno portato anche una vaschetta di cubetti di ghiaccio, permetteranno di smorzare a piacimento queste improprie manifestazioni, in modo da poter riportare il tornasole a zero quando lo si desideri. Il Professore prende dalla scrivania una voluminosa cartella prestampata, su cui una delle infermiere annoterà diligente gli esami eseguiti ed il relativo punteggio. 

Madame informa inoltre il Professore che la serva è molto stitica e di tanto in tanto occorre praticarle un “klistier”.  Il Professore si illumina JA, KLISTIER? 

Dà subito ordine all’infermiera: “eine kleine warme einlauf “. E mentre gli astanti chiacchierano tranquillamente la sguattera, sempre esposta per bene, subisce anche il clistere, con un paio di “pere”,  in verità per niente fastidioso, anzi, il liquido ben caldo è addirittura piacevole! L’imparziale tornasole, decisamente azzurro scuro infatti rivela tutto. “Klistier eine liter: ACHT” detta il professore. Poi la serva è costretta a svuotarsi lì dove si trova dall’infermiera che le spreme ben bene la pancia, il prezioso tempo del Professore non deve venire sprecato. Ed il professore visiona interessato anche il contenuto della bacinella!

Il Professore consiglia: niente “kleine warme einlauf” per le servette sporcaccione e stitiche, solo “Rizinol”  ed, all’occorrenza, “Strafklistieren”. Immaginate lo sguardo di trionfo della Oberschwester, il Professor conferma ciò che lei sostiene da sempre!

Intanto un cubetto di ghiaccio raffredda rapidamente i bollori della patatina della serva ormai svuotata, rasata e lavandata. Nulla deve disturbare il Professore durante la visita.

Già nel sentirsi infilare il gelido divaricatore e sentirsi aprire, un giro di vite dopo l’altro, fa sì che l’imparziale tornasole torni ad indicare una grossa eccitazione. Madame scandalizzata, e sì che questa serva pareva una santarellina! 

E si tratta di una approfondita visita vera e propria. La sguattera si è sottoposta poche volte a questo genere di visite, si ricorda comunque di una rapida ed impersonale palpazione intima, cinque o dieci minuti in tutto, stavolta niente di tutto questo, la visita è lunghissima e a tratti molto fastidiosa. Il Professore è estremamente scrupoloso ed inserisce ben quattro dita davanti, palpando poi a lungo con l’altra mano posta sulla pancia, mano che poi inserisce prima una poi due ed infine tre dita dietro. L’operazione risulta parecchio dolorosa per la serva, che anziché rilassarsi è tesa come un violino, racconterà alle amiche di quelle dita infilate contemporaneamente davanti e dietro, che la hanno fatta strillare proprio come una gallina, neanche la stessero riempiendo di ripieno prima di metterla in pentola!

Ma si è fatta ora di pranzo, il Professore dichiara che la visita ginecologica vera e propria è terminata, resta da fare la ben più lunga visita disciplinare. Il Professore, galante, invita le Signore a pranzo in una vicina birreria, lo stinco a forno li attende, nel frattempo le Infermiere si occuperanno di una ricoverata della clinica, un caso veramente difficile. Anzi, il Professore raccomanda alle infermiere di fare in modo che la serva assista al trattamento, sicuramente le servirà come lezione. E mentre loro pranzano la serva resta lì, su una dura, fredda e scomoda sediametallica, di quelle tipiche da “sala d’aspetto”, con indosso solo uno di quei camiciotti da ospedale che, essendo aperti dietro e disponendo solo di un legaccio, nulla nascondono. La serva, un po’ più rilassata ha modo di osservare meglio le infermiere: oltre alla candida uniforme ora hanno indossato un lungo grembiule gommato verdino, che le protegge dal petto fino alle ginocchia. Alle mani spessi guanti di gomma verdina lunghi fino a metà avambraccio. Si sente suonare una sveglietta, una delle due infermiere mormora “Stephanie, therapieLe donne si allontanano e, dai rumori e dalle suppliche, si sente che stanno trascinando una donna giovanerecalcitrante. Le donne entrano nell’ambulatorio, la serva può vedere tutto dalla porta lasciata appositamente spalancata.

La giovane Stephanie indossa, al pari della serva, un camiciotto da ospedale, ma le parti basse sono contenute in uno scafo di plastica rosa sovradimensionato, che ricalca in grande le forme anatomiche: dietro si vedono benissimo due generose natiche di plastica. Lo scafo, come gli scarponi da sci, è chiuso da alcuni meccanismi di aggancio. Una volta aperte le leve lo scafo si divide in due, rivelando un paio di mutande di gomma, con un pannolone evidentemente molto sporco. L’infermiera maggiore di grado solleva con fare schifato il fetido pannolone, con le mani guantate. Il pannolone viene strofinato e premuto a lungo sulla faccia della povera Stephanie. La poveretta, per non soffocare deve inghiottire la sozzura di cui è imbevuto il pannolone. Appena le liberano la faccia vomita per lo schifo. 

La serva osserva Stephanie, avrà sui 27 anni, bionda, piuttosto robusta. Una di quelle ragazzone che in birreria portano quattro caraffe di birra da un litro per mano, senza mostrare alcuno sforzo, Le forme cicciottelle, però, mostrano segni di un rapido dimagrimento. Lo stesso per la faccia, te la aspetteresti il ritratto della floridezza, invece è di un pallido malsano, con profonde occhiaie. 

Stephanie viene ora portata in uno stanzino. La serva non riesce a vedere ma dai rumori di acqua e da lamenti “ooooooh, ohhhhhbitte, bittte, uuuuuuhhhhhh naiiiiiiinnnn”, capisce che Stephanie sta ricevendo uno “strafklistiere”. Il clistere dura un tempo inaspettatamente corto, di lì a poco le infermiere riaccompagnano una Stephanie che si tiene le mani su un pancione ben dilatato, pare di nove mesiLa poveretta viene fatta camminare per la stanza, tra lamenti e forti gorgoglii, evidentemente le infermiere non si sono curate di eliminare l’aria dal tubo della cannula. A Stephanie viene dato uno straccio e deve abbassarsi e ripulire il pavimento dalla pozzanghera lasciata dal pannolone e dal vomito. Poi, sempre col pancione gonfio viene fatta salire sul lettino ginecologico e legata. Il cassetto del lettino viene estratto e Stephanie può finalmente scaricarsi, aiutata dall’infermiera che le schiaccia a fondo il pancione, con cattiveria. L’evacuazione dolorosa, grazie al deciso massaggio, dura pochi minuti. L’infermiera si dà da fare con un piccolo catino di acqua saponata ed uno straccio, ripulendo la poveretta.

Ora le infermiere avvicinano al lettino una apparecchiatura elettronica. A Stephanie incollano alcuni elettrodi alle mammelle, alla pancia ed  all’interno cosce, Un mazzetto di fili diversamente colorati viene collegato agli elettrodi. Uno speciale elettrodo, dotato di una robustissima pinzetta viene attaccato anche alla patatina, provocando un urlo di dolore. L’apparecchiatura elettronica viene accesa, la serva ne sente il sordo ronzio. Ora una delle infermiere si affaccenda tra le gambe della giovane con un grosso candido vibratore, si sentono dei sospiri e mugolii, la giovane sta godendo! L’apparecchiatura, in qualche modo misterioso rileva l’orgasmo ed emette dei “bip”, sincronizzati con i mugolii di Stephanie. Ma subito iniziano i pianti ed urla disperate di Stephanie. Evidentemente l’apparecchiatura sta mandando delle scosse. L’altra infermiera cerca in un cassetto e prende una strana pallina piena di fori, dotata di una cinghietta. Le urla divengono, grazie al bavaglio, dei mugolii disperati.  Il lavorio del vibratore continua instancabile, i mugolii salgono diintensità e diventano muggiti. La serva vede che cosce e ventre della Stephanie si contraggono  ritmicamente, proprio come quelledella storica rana! Stephanie mugola, parrebbe voglia dire qualcosa, scuote la testa, ma il bavaglio impedisce qualsiasi comunicazione. Ealla poveretta sfugge un getto dell’acqua  del clistere rimasta all’interno della pancia, unitamente ad un oscena serie di scorregge. Il grembiule di una delle due infermiere è lordato dal puzzolente liquido che forma una pozzanghera per  terra. L’apparecchiatura viene, per precauzione, fermata.

La nostra serva non conosce che qualche parola di tedesco, ma capisce comunque cosa le stanno ordinando, sperando di ingraziarsi le infermiere, la serva si affaccenda a pulire il grembiule con spugna ed acqua saponata. Asciuga per bene anche il pavimento. Ha così modo di sentire l’odore di adrenalina del sudore di Stephanie. L’infermiera, ora che è stata ripulita si avvicina furiosa all’apparecchiatura elettronica, gira una manopola, dicendo alla compagna “zehn !”, poi riaccende l’interruttore. Il leggero ronzio che emetteva l’apparecchiatura sale di intensità, evidentemente la macchina è a piena potenza. Imugolii diventano ruggiti di dolore. Le contrazioni sono diventate un tremito che scuote continuamente il corpo di Stephanie, mentre continua la ormai inutile stimolazione con il vibratore. Il martirio dura un altra interminabile mezz’ora. Finalmente l’apparecchiatura smette di ronzare e i lamenti si trasformano insinghiozzi, smorzati dal bavaglio, che  continuano, fino al rientro dal pranzo di Professore e Signore.

Stephanie viene slegata e riportata, anzi, sorretta dalle infermiere, da un'altra parte.

Tocca alla serva, la temuta visita disciplinare!. La serva sta già tremando e tirando su col naso di suo, vorrebbe svenire, per sottrarsi a ciò che la attende. Viene nuovamente denudata e fatta mettere sul lettino. Stavolta pure lei viene saldamente legata,sempre nella posizione della rana. Una delle infermiere infila alla serva pure un fastidiosissimo catetere, non sia mai che si metta a pisciare addosso al Professore durante la visita!

Il Professore ha le mani fredde e freddissimi sono anche gli strumenti usati per dilatare i buchi della serva. Dita esperte saggiano, spingono, ruotano, titillano, la serva avvampa, nessuno la ha mai toccata così a fondo ed insistentemente, suo malgrado, si eccita nuovamente, il tornasole pare un arcobaleno, il tutto viene puntigliosamente verbalizzato. La visita disciplinare è “ad ampio raggio” ed anche il buchetto viene sondato fastidiosamente in profondità. Anche le mammelle hanno la loro parte di palpazionititillamenti. La serva eccitatissima ma intimidita dal professore e dalle Signore, cerca almeno di non urlare dal piacere. Ma l’Infermiera la sgrida, non deve trattenersi, anzi se le viene voglia di godere eurlare che lo faccia, il Professore deve vedere tutto

Il ghiaccio calma velocemente i bollori della serva, ora il Professore vuole verificare con precisione gli orgasmi della giovane. Da buon scienziato sperimentale, tutto deve essere misurato, possibilmente con un apposito strumento scientifico. Ed il Professore ha quello che serve: uno strumento regolabile falliforme di gelido acciaio. Lo strumento viene regolato e posto “in situ”, una piccola appendice appoggia sul clitoride. Lo strumento è dotatodi un motorino a molla che, grazie ad una rotella eccentrica lo fa vibrare, come fosse un diapason. Il grembiule della divisa da lavoro viene posto sotto alla serva, in modo da raccogliere e poter prelevare ed analizzare le eventuali secrezioni. Il Professore fa partire il cronometro e, contemporaneamente avvia il motorino. La serva si  era trattenuta a fatica. La vibrazione la sconvolge. La respirazione accelera, inizia a mugolare sempre più forte. Il Professore ferma il cronometro e controlla le lancette “EINE MINUTE, SEHR GUT”.Di lì a poco lsecrezioni confermano l’avvenuto orgasmo. L’Infermiera del professore preleva campioni con dei cotton fioc e li sigilla in alcune provette. Il motorino viene ricaricatoora la serva urla a gran voce il proprio piacere, succeda quel che succeda. Il Professore verifica il tornasole, ZEHN, scambia occhiate con la Signora, proprio un caso da manuale. Il vibratore viene lasciato in funzione continuativamente e ricaricato più volte, la serva, nella mezz’ora successiva, sperimenta innumerevoli orgasmi, ben documentati dalle grida, dai sudori e dai contorcimenti, nonché dal tornasole e dai numerosi prelievi di secrezioni. La serva ormai esausta, suda copiosamente, il grembiule è ormai fradicio ed odoroso. Diciamo che la servetta non si è risparmiata, dando un vergognoso spettacolo di dissolutezza. Ora il Professore ferma il vibratore ed ordina alla Infermiera di rendere presentabile la servetta Viene ripetuta la fastidiosa lavanda gelata, associata all’uso di alcuni cubetti di ghiaccio, tenuti appoggiati fino a che si sciolgono, finalmente si arresta la serie di continui orgasmi e la parte viene ben ripulita con spugnature saponate, profumata ed asciugata accuratamente.

La servetta è ancora nella posizione “della rana”. Il Professore pulisce pensieroso gli occhiali, poi si rivolge a Madame: il caso è difficile, ma conto che, con un po’ di impegno, non sarà necessario il ricovero. Occorrerà tutto il pomeriggio e parte della serata, se Madame lo vuole può andare a fare shopping….. Ma la serva si spaventa, restare tutta sola nelle mani del Professore e delle Infermiere, la risuonano ancora in testa le urla ed i muggiti dell’altra poveretta.  La serva piange istericamente, supplica, promette di fare la brava e sopportare, ma non la lascino sola! 

In realtà Madame non ha affatto bisogno di lasciarsi convincere, non se ne sarebbe andata per nessun motivo, la situazione la attira. E così il Professore spiega a Madame: appena ottenuti i risultati delle analisi, stabiliremo le modalità del trattamento. Niente di complicato, vedrà, il vizio non è ancora radicato, basterà un trattamento domiciliare semplice, ma sufficientemente severo. Sarete voi stesse, aiutate ed istruite dalle infermiere, a praticare qui da noi questo primo trattamento, poi proseguirete a casa, con un comodo kit che vi fornisco.

La terapia consistenell’applicazione degli studi di Pavlov:associare l’orgasmo ad uno stimolo doloroso. Consiglierei una applicazione al giorno di un ora per le prime quattro settimane. Dopo di che passeremo ad una cura di mantenimento, in cui, rimosso ormai l’orgasmo, basta un ora di stimolo doloroso la settimana. Il trattamento andrà proseguito a lungo, forse per sempre.

La serva si preoccupa, di che parla il Professore, di che stimolo doloroso si tratterà? e poi parla di ore, non  passeranno mai!  E poi: “per sempre”???? 

Il Professore vede i risultati delle analisi, tutto è pronto, si rivolge a Madame, “col suo permesso inizierei subito”. Suona un campanello ed arriva una seconda infermiera, spingendo un normale letto, di quelli da ospedale. Sul lenzuolo è appoggiata una speciale cinghia, che forma quattro anelli, una specie di quadrifoglio. Alla serva viene fatta indossare la divisa di fatica, completa del grembiule appena insudiciato. Non le vengono però fatte indossare le mutande. Viene fatta stendere sul letto e vienelasciata tranquilla per un momento. Quando meno se lo aspetta le due robuste infermiere le legano le mani ed i piedi utilizzando le anse della cinghia. La serva si ritrova praticamente legata incaprettata. E poiché non indossa mutande, tutto è in bella mostra e ben accessibile. Una delle infermiere porge al Professore un vassoio con un lucido oggetto. Si tratta di una specie di provettone di acciaio, con la punta arrotondata. Il provettone è discretamente pesante, ed ha la superficie finemente forellata, come quelle dei colapasta. Dalla parte opposta un robusto manico ed un vitone, con una comoda maniglia, simile a quella dei rubinetti di una volta, comanda uno stantuffo. Il professore spiega a Madame: “si tratta di una versione potenziata dello spremi aglio. Madame, ora le mostro l’uso di questa meraviglia”. Una delle infermiere, nel frattempo ha sbucciato e ridotta a tocchetti una radice di zenzero. Poi, con un cucchiaio riempie il provettone ed avvita per i primi due giri la manopola. Appaiono le prime gocce dell’aromatico succo, ricco di olii essenziali. Il Professore spiega: “ecco, le prime gocce di liquido fanno da lubrificante, non bisogna usare alcun altro prodotto lubrificante, altrimenti la cura perde di efficacia. E la punta del provettone scompare nella passerina della serva che, ricordiamolo, è in bella mostra. Il succo dà una vampata di calore alla parte, per il momento non ancora dolorosa, anzi … piacevole. E’il momento atteso dal Professore, fa la comparsa un secondo oggetto, un vibratore, stavolta non uno strumento scientifico ma uno di quelli comuni di plastica rosa, da sexy shop. Bastano cinque minuti perché la servetta goda proprio da porcellina. Ora il Professore dà un paio di giri alla manopola. Spiega, se si utilizza una semplice radice di zenzero sbucciata, si sfrutta si e no il 5%  delle potenzialità di questa meravigliosa radice, infatti in pochi minuti le secrezioni delle mucose neutralizzano il succo. Ho così pensato di adottare i principio dello spremi aglio, basta dare un giro di tanto in  tanto alla manopola per avere una colatura costante di succo fresco, non diluito da secrezioni. E la serva lo sente il succo fresco! Le pare di avere un palo ardente conficcato, inoltre l’oggetto, vienemanovrato lentamente avanti e indietro come fosse uno stantuffomandando abbondante succo anche alle mucose del clitoride e delle grandi labbra, insomma le pare di avere un incendio. Mente la serva urla e si dispera, belando appunto come una pecora, una delle infermiere parla all’orecchio del Professore: “Ach, dimenticavo, dobbiamo occuparci anche del sederino”, e fa la comparsa un secondo provettone solo di poco più piccolo. Un secondo terribile bruciore tormenta ben presto anche le mucose posteriori della serva che urla a squarciagola, ma data la posizione isolata della clinica nessuno la sentirà. Ora viene rimesso in funzione il vibratore. Sia pure da profane Madame e la Oberschwester si accorgono che il tempo per raggiungere l’orgasmo è raddoppiato. E’ così, spiega il Professore, ogni volta ci vuole più tempo per raggiungere l’orgasmo, fino a renderlo impossibile. Il martirio delle serva dura una interminabile orapassata tra orgasmi meccanici e terribili bruciori, prima che i potenti succhi della radice impiegata siano terminati. Ma, come diceva il Professore non siamo che all’inizio. Una bella passata con il ghiaccio rimette in sesto la serva. Il professore spiega: si può usare indifferentemente lo zenzero od il rafano, io infatti li alterno, spiega il Professor Klitoris. Meglio offrire alla Zofe  un po’ di varietà, per non farla annoiare” dice il Professore osservando la divisa di fatica ormai madida di sudore e puzzolente di adrenalina. E dopo la breve pausa lo spremi aglio viene ricaricato con il rafano. Il bruciore, vi assicuro, è ancora più forte.La serva strilla ed il Professore esclama “Quante storie per un po’ di bruciore, queste serve italiane strillano per nulla. Voglio proprio vedere quando passiamo al peperoncino! Poi il Professore ordina di imbavagliare la serva. Ora si sentono solo i mugolii e si vedono le lacrime. Passa una altra interminabile ora. La serva è ormai distrutta per il bruciore, ma anche per gli orgasmi multipli. Ma non sa che il Professor ha in serbo il Gran Finale.  Infatti dopo un'altra pausa, in cui le Infermiere si danno da fare per rianimarla ben bene, la serva vede che una nuova verdura viene sminuzzata ed inserita negli spremi aglio: del peperoncino rosso!

Il tormento stavolta dura decisamente di meno: il bruciore è tale che la serva non riesce a raggiungere l’orgasmo in nessun modo anzi, ad un certo punto sviene e le infermiere faticano per farla riprendere. 

Ed ora, le infermiere sciolgono e rendono presentabile la serva distrutta e piangente, spalmano un puzzolente olio lenitivo, facendole finalmente indossare mutande di gomma “dissuasorie”, molto spesse, dentro cui hanno messo un bel pannolone. Il Professore offre alle Signore sue ospiti un liquorino. Preciso come è scrive una lunga lettera di istruzioni e si dice pronto ad internare la serva per uno o più mesi di terapia disciplinare, in caso di insuccesso. 

Ora di tornarsene a casa, Madame si congeda. Alla serva vengono consegnate due scatole di cartone, la prima contenente glistrumenti da utilizzare per il suo martirio quotidiano: i due spremi succo ed il vibratore, nonché la cinghia per costringerla a stare ferma e sopportare. La seconda scatola, invece è chiusa, il Professore dice solo: “di queste abbiamo parlato mentre ci recavamo a pranzo”. La servetta avrà modo di scoprire più avanti cosa contiene. La serva, a digiuno dalla sera precedente ha una fame terribile. Ed è contentissima quando Madame, si ferma per una rapida cena. Ma poiché, le due Signore, che hanno pranzato con maiale al forno, vogliono stare leggere ordinano per tutte e tre la solita zuppa di cavoli. In macchina Madame, materna permette alla serva, stravolta dalle avventure odierne, di stendersi sul sedile posteriore e la copre con un plaid, che finalmente riposi un poco, i prossimi giorni saranno molto duri! Ed è nel dormiveglia che la serva sente le Signore parlare delle teorie del Professore in merito alla “Schuldarm” ed  “Darm Diszipline”. Questa parola le resta impressa alla serva, disciplina intestinale, non promette di essere una cosa piacevole.

 

1 giugno 2018

TRANSFORMATION D'UNE BURGEOISE 7


TRANSFORMATION D'UNE BURGEOISE 7
Blushing all over again and excited at the same time I repeated :
"Yes Madame, I accept to become your cleaning woman for a year!"

"Very well Maria, I am your employer from now on!!" she said triumphantly
and she continued : "Now you asked before about practical matters,
you are right we have to sort them out. First of all you will put our
agreement in writing and send it to your solicitor. Not everything of
course, just write simply that due to a prolonged absence abroad you are
authorising me, Monique Perreira dos Santos to handle all your financial
affairs, pay all the bills and run the household paying the domestic
staff (that is you!) etc,etc. Then you notify in writing all the people
that you think they might contact you, telling them that you are going
abroad for an indefinite amount of time to recover from the shock of
loosing your husband to another woman. Also you will apply to your bank
to issue credit cards in my name. Of course I'll take your credit cards,
and your car keys, your are not allowed to drive anymore, only public
transport for you. You will receive all the money that I earn from my
various domestic and cleaning jobs which you are going to undertake from
now on." She stopped seeing me getting more and more uneasy.

"But Mon.... I mean Madame aren't we moving a bit too fast here? Probably
I should stay at home for a few days to adapt to my new role and then..."

She interrupted me abruptly in an annoyed manner : "Leave that to me
Maria, I'll organise everything for you. I have lots of close contacts
and trusted friends among the Portuguese community of maids and cleaners,
soon you will be part of their world.". She looked at me again and became
more formal : "Now finish what you are doing here and run upstairs and
clean the bathroom I just used, and tidy up the bedroom. I have a few
phone calls to make, then we'll talk again." She turned and walked back to
the Living Room her heels clicking elegantly. She was 'la patronne' now.
(7- a suivre)


LANCY, CAPITOLO FINALE: UNA MUCCA DA FATICA


LANCY 19 – Una mucca da fatica
di sguattera sudiciona
Once Upon a Time conoscevamo una serva sudiciona, che si è letteralmente rovinata “con le proprie dita”. Avevamo momentaneamente lasciato quella che è ormai conosciuta come Mucca 14 alla sapienti cure della Dottoressa durante la penosa scena in cui sentimmo i muggiti della povera vacca 14 risuonare a lungo in distanza nei corridoi.
La vacca 14 ha trascorso mesi e mesi nei sotterranei della fattoria, sottoposta ad un vero e proprio lavaggio del cervello. E non si è trattato di un periodo facile, quotidiani lavori di aratura, quotidiane dolorose mungiture, quotidiani clisteri punitivi, oltre alla partecipazione come cavia agli studi della Dottoressa alla ricerca del “clistere perfetto”.
Diamo pure una occhiata alla vacca 14, facendole togliere il saio d’ordinanza. Quella che sappiamo essere una serva appena sopra ai 50, ora pare almeno una 65 enne. Rugosa, magrissima, seni cascanti, lunghi fino all’ombelico, grazie alle dolorose “mungiture”. Il pancione flaccido e gonfio per i clisteri punitivi subiti. Spessi calli sono spuntati dove appoggia il giogo da aratura e dove sono collegate le cinghie. La sudiciona non osa sollevare lo sguardo da terra, le hanno reso la pelle del sedere dura come cuoio a furia di sculacciate e frustate. All’ispezione corporale della vacca 14 hanno assistito, oltre alla Dottoressa, anche due Signore di origine tedesca. Il colorito ed il modo di fare le qualifica come imprenditrici agricole. La Dottoressa, parla del “caso vacca 14”: questa sudiciona era ormai irrimediabilmente schiava del proprio vizio. Abbiamo faticato parecchio, ma ora posso affermare che le è stato rimosso completamente. Non è più possibile causarle un orgasmo, per quanto impegno ci si metta. E’ una schiava ancora robusta, può lavorare ancora per quindici o vent’anni. La abbiamo addestrata sia come “mula da trasporto” che “vacca da aratura”, vi sarà sicuramente utile. Tutte le schiave che passano da Lancy si abituano ad una vita molto frugale: pochissimo cibo, poche ore di sonno e tanto tanto lavoro. L’unica avvertenza è di tenere ben pulito il pancione delle nostre schiave. Io consiglio di praticare un clistere quotidiano, con acqua sapone ed olio. Un bel clisterone, tenete conto che la vacca 14 è piuttosto capiente, direi tre o quattro litri. La Dottoressa mostra alle due Signore un foglio. Vi mostro, come suggerimento per la somministrazione, questo bel disegno fatto da una schiava ospitata a lungo qui a Lancy, una certa Elizabeth Mandile. Vedete? Un comodo sedile di legno, dotato di una bella cannula fallica. Qui la serva può riposare, direi una bella mezz’ora, trattenendo il proprio clistere. Vedete? Il contenitore è molto in alto, così il clistere viene somministrato con la giusta pressione. E come potete notare, se il primo contenitore di tre litri non fosse sufficiente, è pronto un altro secchio di acqua. Qui a Lancy lo abbiamo adottato subito, tempo risparmiato per le Infermiere e risultati garantiti!
Non vi preoccupate, della dimensione della cannula, più è grossa meglio è, l’ano della vacca 14 è stato dilatato a dovere innumerevoli volte con appositi dilatatori.
Care Signore, un'altra necessità delle nostre vacche è di venire giornalmente munte. L’operazione risulta poco gradita, ma basta non prestare orecchio ai muggiti di protesta ed essere decise, spremendo e strizzando ben bene le poppe.
Tenete conto che le nostre mule e vacche non sono garantite per sempre, bisogna riportarle ogni tre mesi a Lancy per una “settimana di disciplina”, in cui alla schiava vengono praticate le necessarie cure di mantenimento. A questo proposito, pratico subito alcune iniezioni alla vacca, sono molto dolorose, visto che il loro effetto durerà tre mesi. Detto questo la Dottoressa schiocca le dita, prontamente una Infermiere Mungitrice porta una bacinella contenente tre enormi siringhe, con aghi che paiono punte da trapano! Per eseguire l’iniezione senza interferenze, la vacca viene cinturata al lettino ginecologico. L’ago viene lentamente e ripetutamente inserito nella zona clitoridea. Il liquido, considerando i disperati muggiti, deve bruciare molto. Di seguito una ulteriore iniezione per natica e poi una per mammella. I muggiti salgono di volume, la vacca 14 cerca di dimenarsi, la le robuste cinghie non cedono. La mucca è semisvenuta, le si vede solo il bianco degli occhi. Una feroce strizzata di capezzoli la ridesta prontamente, la sudiciona deve fare l’ultima poppata di un gigantesco biberon di sperma di toro, sotto la stretta sorveglianza della Dottoressa, pronta a castigare il più piccolo conato con dolorose pizzicate alle tette.
E finalmente la vacca 14 conosce le sue nuove Padrone: Frau Rose e Frau Helga. Le due donne sono in cerca di una schiava da sfruttare per dissodare e rendere coltivabile un campo in collina, dove non è possibile giungere con mezzi meccanici, inoltre, essendo due virago, due lesbiche dominanti, vogliono una schiava come giocattolo sessuale. La vacca 14 le ha favorevolmente impressionate, accettano di tenerla per un periodo di prova di tre mesi. E poiché alle due Frau l’appellativo di vacca 14 pare poco elegante, la serva riacquista il nome di Sudiciona.
La sudiciona viene caricata sulla macchina delle nuove Padrone e ben presto si giunge alla nuova Fattoria dove lavorerà come bestia da soma. Quando vede la collina scoscesa che dovrà dissodare, arare e rendere fruttifera, solo con le proprie forze, la sudiciona muggisce di disperazione. Si, muggisce, perché ho tralasciato di dire che il condizionamento è stato tale che la sudiciona ora articola le parole molto a fatica e solo se espressamente richiesta, il suo solito metodo di esprimersi è il muggito. Ed il giorno dopo la sudiciona riceve la nuova divisa: un nuovo paio di mutandoni di pesante gomma, Il resto dell’abbigliamento è costituito di un poncho di tessuto gommato che riveste la sudiciona da capo a piedi ed un pesante grembiule di caucciù. Nel poncho, due aperture lasciano uscire le braccia nude. Il poncho è tenuto stretto in vita da una corda arrotolata per tre giri e strettamente annodata. Indossato il poncho la schiava dovrà indossare un pesante grembiule di caucciù, rinforzato in vita da un doppio strato. All’altezza della pancia il grembiule ha due lunghe e larghe cinghie, sempre di caucciù, chiudibili proprio come una cintura. Le Padrone stringono all’inverosimile il grembiule, comprimendo così la pancia della sudiciona, la quale si sente quasi mancare ilo fiato. Ai piedi un paio di gambali di gomma, indossati senza calze. Insomma, una divisa austera, economica e durevole. Frau Helga pianta un lungo picchetto di ferro nel terreno e vi fissa una catena della cavigliera della sudiciona. Non occorre un tratto lunghissimo, il lavoro è talmente duro che la schiava dissoderà pochi metri quadrati di terreno al giorno. Ed è dopo 12 ore di lavoro bestiale che la sudiciona termina. Non ha ancora ricevuto cibo, tremendamente affamata si aspetta il pasto serale, ma si illude: le Padrone la chiamano. Mentre la sudiciona si rompeva la schiena le Signore hanno preparato una vera “poltroncina da clistere”: utilizzando il sedile di una vecchia falciatrice, uno di quei sedili li lamiera sagomata e forellata. Più o meno al centro del sedile, sfruttando uno dei fori, è stata fissata una larga cannula di materiale gommoso, abbastanza flessibile. Alla base, proprio contro il sedile, attorno alla cannula è applicato un aggeggio, sempre di gomma, di forma troncoconica. La Padrona FrauJulia mi suggerisce che l’insieme cannula e ingrossamento è simile alle sacche JBL, pubblicizzate su internet o anche ad antiche cannule per lavaggi vaginali. Dietro al sedile una alta piantana sorregge il più grosso apparecchio da clistere che la serva sudiciona abbia mai visto. Le Signore costringono la sudiciona a preparare il liquido: su di un fornello deve scaldare un grande pentolone di acqua, poi deve grattugiarvi mezzo panetto di sapone di marsiglia. Il liquido diventa presto bianco e denso, coperto di schiuma, viene poi versata una generosa dose di olio. La sudiciona deve versare il liquido nel clistere, l’apparecchio si riempie solo fino a metà. La serva suda di preoccupazione, sperava di essere finalmente sfuggita agli allucinanti esperimenti della Dottoressa. Frau Helga lubrifica l’ano della la sudiciona, infilando più volte il dito, coperto di vasellina, fino in fondo, evidentemente la cosa la diverte. Ora la sudiciona, che si è dovuta denudare di tutto, salvo il grembiule, stretto all’inverosimile, deve salire su di un ceppo di legno che fa da gradino davanti alla poltroncina e sedersi sulla cannula, ma data l’inesperienza, scopre che non è affatto un compito facile anche perché il grembiule le impedisce di sbirciare in basso, deve fare vari tentativi. Frau Helga impugna un frustino ed inizia a picchiettare dolorosamente le tette della sudiciona. Così sollecitata la sudiciona si impala ben presto sulla cannula. La sudiciona scopre che il peso del corpo forza l’ingrossamento troncoconico a dilatare dolorosamente il buchetto. E se per qualche minuto riesce a sostenere parte del proprio peso sulle gambe, la cosa diventa impossibile quando Frau Helga la costringe a sollevare i piedi ed allontana il ceppo. La sudiciona, senza poter appoggiare i piedi si trova nella assoluta impossibilità di sollevarsi e sfuggire al gigantesco clistere! Frau Rose regola il rubinetto, le due donne vogliono godere dello spettacolo della loro nuova schiava sottoposta al clistere. E non restano affatto deluse, l’Eau de Lancy inizia a tormentare le budella della sudiciona. Il riflesso automatico è di stringere le natiche ed irrigidire i muscoli addominali, per opporsi alla liquida invasione, ma la sudiciona scopre che più stringe le natiche, più soffre della forzata dilatazione del buchetto. Ed irrigidire i muscoli addominali serve solo a dare il via a terribili dolori peristaltici. L’unica cosa che la sudiciona possa fare è rilassare la pancia, piangere sudare e muggire il proprio dolore! Frau Rose palpa a tratti la pancia della sudiciona, l’affascina vederla lentamente gonfiarsi e contrastare l’elasticità del grembiule di caucciù, di tanto in tanto si nota un sommovimento interno, in sincronismo con i muggiti della sudiciona. Il rubinetto poco aperto fa sì che il clistere sia lunghissimo, l’altezza della piantana, fa sì che sia doloroso. E per finire un lungo periodo di ritenzione. Alla fine Frau Rose riavvicina, con la punta del piede, il ceppo di legno alla sudiciona. Quest’ultima però è talmente gonfia ed esausta che non riesce a rialzarsi, bisogna che le Padrone, dopo averla avvertita di stringere bene, che non perda neanche una goccia, la aiutino, trirandola per le braccia. E finalmente la sudiciona può usare il secchio per scaricarsi.
Ma non è ancora assolutamente finita! Le Signore si sono eccitate a vedere le sofferenze della schiava, ora vogliono godersi il nuovo acquisto! Frau Rose è nuda, mormora un ordine in tedesco, la sudiciona non capisce. Frau Helga, prontamente fa inginocchiare la sudiciona e le estrae la lingua. La schiava capisce cosa le viene chiesto, dovrà leccare la Padrona Rose. Ma la sudiciona scopre una cosa: le nuove Padrone tedesche non conoscono il bidet, si aspettano che provveda la schiava con la lingua. E la sudiciona vede cadere un mito: ha sempre visto le Padrone come esseri perfetti, sempre profumate e curate. Al contrario le due nuove Padrone sono due rozze e crudeli contadine. La sudiciona però, da schiava addestrata sa bene quale sia il suo dovere: obbedire e soddisfare le signore senza se e senza ma. Estrae la lingua ed inizia un lungo e delicato lavoro. Frau Rose apprezza e preme la faccia della sudiciona su proprio sesso. La lingua della schiava raccoglie gli umori dell’orgasmo padronale. E lo stesso trattamento va praticato a Frau Helga.
E’una sudiciona distrutta dalla prima giornata di schiavitù quella che può finalmente rassettare la divisa e sfamarsi con il pastone da condividere con i cani delle Padrone.
E’ormai notte fonda, la sudiciona si stende su di un pagliericcio, vicino a sé ha una sveglia puntata alle 5 della mattina successiva, sì perché in campagna le schiave cominciano a lavorare con il sorgere del sole. Prima di cadere in un sonno profondo la sudiciona pensa alla propria vita, rimpiange i tempi in cui era a servizio di Madame Janine Souillon, quella sì che è una Signora, perfetta, elegante e curata, niente a che vedere con le rozze Padrone da cui è finita. La sudiciona pensa poi al lavoro che l’attende, se in un giorno ha fatto solo pochi metri quadri, per dissodare l’intera collina ci vorranno dieci o quindici anni, alla fine sarà ridotta come una vecchia larva. Ed è con questi pensieri che ci congediamo dalla sguattera sudiciona in lacrime.
Vostra serva sudiciona N.
(FINE)


28 novembre 2017

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 11 - UN AIUTINO

Diario di una educazione – 11 Un aiutino Come sapete la nostra serva è una vera stiticona. Fino a che resta sotto il materno controllo della Oberschwester le cose bene o male funzionano ma capita anche diversamente. La nostra serva deve seguire Madame in un breve viaggio, dovrà occuparsi del trasporto bagagli ed assistere Madame durante numerose presentazioni di diapositive, durante un congresso. Inutile dire che si sommeranno il “cambiamento d’aria” , di cibo ed abitudini, le interminabili impegnative ore passate al telecomando di un proiettore, attenta a presentare le diapositive giuste durante i Talk di Madame. Insomma, da tre giorni la nostra serva è completamente bloccata. Durante la mattinata inizia a dolere la pancia ed un feroce mal di testa la tormenta. Madame si accorge del problema della propria ancella. Ora Madame è una padrona esigentissima nei confronti della serva ma ha un profondo lato materno. Nell’impossibilità di far risolvere il problema alla Oberschwester è Madame che si incarica della bisogna. In un breve intervallo la serva, provata dai propri dolori, segue Madame nella più vicina “pharmacie”. Un brufoloso ragazzotto serve al banco una discreta coda di clienti. E’il loro turno, Madame fa cenno alla serva perché chieda il necessario, ma la serva avvampa, la nostra serva è anche una timidona. E’allora Madame che parla al giovanotto, indicando la serva e spiegando diffusamente il problema, facendo avvampare sempre di più la poveretta. Il commesso chiede ad alta voce lumi al farmacista, in breve tutti i presenti sanno del problema della serva. Madame ha chiesto, intanto, il rimedio più efficace. Non vuole perder tempo per somministrare un efficace “lavement”, serve qualcosa ad effetto immediato, la serva deve tornare in forma “maintenant”. Il titolare si avvicina al commesso, una scatoletta tra le mani: ”microlavements glycérine”, chiede qualche ulteriore precisazione a Madame. Sì, la serva è proprio un caso “très difficile”, la scatoletta viene riposta ed appare una capace bottiglietta di “Glycerine”. Ora il farmacista prende da uno scaffale un pacchettino e mostra l’oggetto a Madame: si tratta di una specie di grossa siringa, che però non ha l’ago ma ha una grossa cannula. Con questa è possibile iniettare una quantità ben maggiore. Con un pennarello viene appuntata sulla bottiglietta la raccomandazione “donner chaud”. Finalmente, una volta pagato, la serva segue Madame fuori dalla farmacia. La serva è paonazza e sudata per la tensione e la vergogna. Ma non crediate che sia finita. Per approfittare fino all’ultimo della pausa, Madame si dirige verso i bagni femminili, trascinandosi appresso la serva. Ed è lì, in vista di tutte le utilizzatrici che la bottiglietta viene aperta e fa l’apparizione la sonda-siringa, La capace siringa viene ben riempita. Poi Madame, per ottemperare al “donner chaud” tiene a lungo la siringa piena sotto al getto di acqua calda del rubinetto. Nel frattempo numerose utenti sono passate dai bagni, non vi dico l’imbarazzo della serva. Ma ora Madame è quasi pronta. La serva viene spedita in uno dei cubicoli con l’ordine di alzare la gonna ed abbassare le mutande alle ginocchia. La porta deve restare aperta, per permettere a Madame di operare con facilità. Un paio di donne si trattengono per vedere la conclusione della manovra. La serva ha la faccia ormai color porpora. La sonda viene inserita “in situ” ben in profondità, strappando qualche lamento. Ora Madame preme con continuità sul pistone. La serva sente benissimo il getto di liquido caldo invaderla. Ora Madame ordina alla serva di rialzare le mutande e rendersi presentabile. La serva deve lavare ben bene la siringa e asciugarla con dei tovagliolini. Siringa e glicerina finiscono nella borsa di Madame, chissà che non serva una seconda dose serale. Il Farmacista è stato categorico, la serva dovrà trattenere fino a che sia possibile, ma è assolutamente impossibile che resista più di dieci - quindici minuti. Per cui Madame si trattiene nei pressi dei bagni, facendo camminare la serva avanti ed indietro. E se nei primi istanti la serva ha avvertito solo la sensazione del liquido caldo che la irrigava, ben presto avverte un nuovo calore interno che diventa ben presto un bruciore. Iniziano i primi stimoli, la serva, conscia di cosa le potrebbe accadere lì davanti a tutti, stringe ben bene. Continua a camminare cercando di fare l’indifferente, ma è chiaro a tutti che quella scialba donnetta ha dei problemi: cammina a scatti, stringendo le cosce e, a tratti si porta le mani alla pancia dolorante, massaggiandola. Ben presto si odono pure dei ben percettibili gorgoglii non mascherati a sufficienza dal brusio della folla. Madame consulta l’orologio, dieci minuti, meglio non rischiare “incidenti”. E così la serva ottiene l’agognato permesso. Si fionda nei bagni, uno solo è libero. Goccioloni di sudore sulla fronte, non ha tempo delle solite cose, verificare che l’asse sia pulita, vedere se c’è la carta igienica, chiudere la porta eccetera. Riesce a d abbassare le mutande e si siede. I rumori fanno inequivocabilmente sapere del “parto” alle occupanti degli altri bagni. Ma i guai non sono finiti. I dolori e lo stimolo continuano. La serva resta a lungo con le mani contratte sulla pancia dolorante, con gli occhi pieni di lacrime per i dolori, tanto che ad un certo punto Madame apre la porta, si accerta che la serva stia bene e le passa un pacchetto di tovagliolini lenitivi, prelevato dalla borsa in cui non manca nulla. E finalmente la serva può seguire la Signora ed assisterla nel pomeriggio. Ed in serata un inaspettato premio, la Signora si fa accompagnare a cena ed ordina per la serva un piatto appetitoso, anziché la solita immancabile zuppona da serva.

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 8/2

IL SENO DELLA PERRA
Madame Rocio si annota mentalmente di cambiare metodi di correzione per la detenuta. Poi Madame si accinge alla seconda punizione della giornata: la perra. La detenuta viene accompagnata da una Sorvegliante. Madame si accerta dello stato delle mammelle che sono ancorta gonfie e doloranti per i maltrattamenti del giorno precedente, infatti la perra si lamente fortemente già al primo massaggio di Madame. “Mia cara, oggi, come promesso, proverai lo strappa capezzoli!”. La perra si sente morire. Viene portato il solito carrello coperto da un panno verde. La perra viene fatta accomodare su una struttura di tubi di ferro, una specie di poltrona minimalista che permette di bloccare in posizione seduta il corpo della punita, lasciandone comunque accessibili le parti posteriori. Madame Rocio in persona si incarica di fissare la perra utilizzando delle fascette autobloccanti da elettricista: la poltrona è ancora in fase di studio, assieme a molti altri attrezzi fatti costruire da un abile fabbro. La perra si trova assolutamente impossibilitata a muoversi. Poi Madame palpa ed ispeziona le mammelle della perra. Mammelle che, grazie al ciclo ed ai maltrattamenti, sono ipersensibili. Un leggero massaggio con un olio profumato rende le mammelle ben lucide. Ora Madame inserisce una fascetta da elettricista in un tubicino di plastica siliconica. La fascetta viene poi allacciata alla base di un seno. Una apposito attrezzo permette di stringere la fascetta con facilità. Il tubicino di plastica impedisce che gli spigoli della fascetta possano lacerare la pelle. Madame darebbe un premio per il design all’inventore di queste fascette: economiche, di facile uso ed una volta strette non cedono assolutamente. Dal carrello appare un nuovo attrezzo: si tratta di una gabbietta lunga 60 centimetri. In testa una lunga vite, comandata da una comoda manopola. Tanto per intenderci pare un gigantesco cavatappi. Madame aggancia tre braccini, muniti di ganci alla fascetta stretta attorno alla mammella della perra. Le i braccini sono imperniati sulla vite collegata alla manopola. Proprio come in un cavatappi, girando la manopola vengono tirati inesorabilmente i braccini. La perra segue terrorizzata le manovre di Madame. Ne ha tutte le ragioni, visto che questo è il temuto stratta capezzoli! Madame verifica di aver posizionato correttamente il tutto. “Mia cara, ora iniziamo.” Poi madame inserisce un bavaglio a pallina in bocca alla perra “è per impedire che tu ti danneggi le corde vocali urlando”. Sicuramente questo non tranquillizza la perra. Poi la manopola frontale del cavatappi viene azionata. Il primo paio di giri mette bene in tensione il tutto. Madame dà una ulteriore stretta alla fascetta che sta martirizzando la mammella. Poi continua a svitare con lentezza. Il seno, lentamente si allunga esageratamente, ma la fascetta, grazie al tubicino di silicone e all’olio, tende a scivolare, impedendo che avvengano gravi danni. Lo scivolamento, però è dolorosissimo, infatti dalla bocca della perra escono urla scomposte, attutite dal bavaglio. Madame non ha fretta, si gode il momento, le inutili disperate contorsioni della perra, i goccioloni di sudore che scendono dal corpo e stanno inumidendo il pavimento. Dal capezzolo, sottoposto ad una terribile pressione escono gocce di siero e latticello. Madame controlla l’avanzamento della vite, poi dice alla perra: “coraggio siamo già a metà”, scatenando urla e contorsioni della sua vittima che ormai è all’estremo della sopportazione. Ma le urla servono a poco, l’operazione viene portata fino alla fine. Quando, finalmente la fascetta si sfila e lascia libero il seno della perra, Madame ispeziona il risultato: perfetto, se si escludono i lividi che rimarranno per una settimana, la mammella non ha subito danni irreparabili. Ora Madame si occupa della sua vittima, con tutto quel sudare ha bisogno di bere. La perra spera che tutto sia finito, invece una sorvegliante la fa bere ancora legata alla poltrona. Infatti siamo solo alla metà dell’opera, dice Madame Rocio, stringendo una fascetta sull’altro seno della perra. Madame ha deciso di stringere la fascetta molto di più. I ganci dello strappa capezzoli vengono nuovamente posizionati e la manopola frontale viene lentamente girata. Il povero seno, ricordiamo già dolorante per ragioni sue, si trova ad essere tirato esageratamente. Poi, quando la fascetta inizia a scivolare, il dolore fa muggire la perra. Al termine la perra, ancora piangente abbassa gli occhi sulle povere mammelle: a parte i lividi violacei, sono ancora sane ed attaccate al loro posto! (8/2- continua)