DISCLAIMER

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18 febbraio 2012

IL TAGLIO DEI CAPELLI

"Cara Monika,
la mia serva Ludovica ha i capelli molto lunghi. Io per un discorso di igiene glieli vorrei far tagliare. Cosa mi consigli di fare?"

Gentile signora Ludovica, le riporto il consiglio di Madame Souillon:
"È bene tenere i capelli di serve e domestiche ben corti, sia per evidenti ragioni di igiene sia per facilitare lo svolgimento delle loro mansioni. In ultimo, esiste una ragione estetica: la serva non deve presentare mai elementi che possano in qualche modo migliorarne l'aspetto o peggio metterla in condizione di competere con la loro padrona. Consiglio un taglio a spazzola, in alternativa il taglio "a scodella". Per le donne di fatica è raccomandata la rasatura a zero. Copriremo la testa d'uovo con un bel fazzolettone a righe o con una cuffia di plastica o gomma.
Janine Souillon"

TRE NOTE DALLA SIGNORA LUCIA

Dalla signora Lucia ecco tre interventi che riguardano la vita quotidiana della sua serva. Inutile dire che gli argomenti discussi sono perfettamemnte condivisibili da altre signore e, pur se da un opposto punto di vosta, dalle loro serve. Ringrazio la signora Lucia per queste note davvero preziose.
Monika, domestica


Il Centro Commerciale
I compiti della nostra serva vengono svolti di solito tra le mura domestiche, ma vi sono occasioni in cui deve rendersi utile anche all’esterno. Una volta a settimana, infatti mi accompagna al centro commerciale. Indosserà una divisa nuova, pulita e stirata di fresco, e calzerà un paio di zoccoli.
Parcheggio sempre piuttosto lontano dall’ingresso in modo che sia costretta a fare un po’ di esercizio. All’interno del centro commerciale, dovrà rispettosamente seguirmi, spingendo il carrello ed incaricandosi di prelevare dagli scaffali tutto ciò che è pesante o scomodo da raggiungere. Una volta che gli acquisti sono fatti le toccherà farsi la coda alle casse. Poi mi concedo una buona ora di shopping nei vari negozi del centro commerciale, mentre la serva attende pazientemente in piedi accanto al carrello.

La Schiena
Sollecitata anche dall’intervento di Janine, ho notato che spesso la mia domestica, dopo lunghe ore passate a pulire i pavimenti o a lavare i panni, fatica a raddrizzare la schiena e si massaggia la zona lombare. Ciò indica che la serva non mantiene un corretta postura. A scanso di futuri problemi, ho deciso di intervenire prontamente. La ho accompagnata in un negozio di ortopedia e la ho costretta ad acquistare un corsetto rigidissimo, che si può stringere moltissimo mediante pratiche chiusure in velcro. E’ il toccasana per la sua situazione, è molto costrittivo e la costringe a stare perfettamente dritta. Inutile dire che il suo uso è sgraditissimo, sia per la limitazione di libertà dei movimenti, dato che diventa difficile anche sedersi sul bagno, che per la frizione che crea in alcuni punti irritando la pelle. Pertanto è entrato subito di diritto a far parte degli indumenti punitivi.

Il Super Pannolone Ecologico
Mi è molto piaciuta l’idea … ecologica della Signora Julia per i pannoloni di cotone, sicuramente dover lavare il proprio … prodotto dal pannolone porta l’umiliazione e lo schifo di sé della punita al massimo. Non so se la mia serva ha lo stomaco abbastanza forte per sopportare questa punizione, ma a volte basta la minaccia…. per cui le ho fatto preparare una buona scorta di pannoloni costituiti da una ventina di strati di mollettone di cotone. Sopra a questo va indossata una mutandina impermeabile in gomma, riutilizzabile. Per prevenire perdite, in caso di lavori pesanti o di lavori fuori casa, oltre a pannolone e mutande farò indossare una tuta dimagrante impermeabile, i cui calzoni lunghi convogliano l’eventuale sgocciolamento residuo negli stivali di gomma. All’esterno per garantirsi da manipolazioni, come consigliato da Julia, un jeans bianco largo, per accomodare l’ingombro del pannolone, con cerniera e cintura bloccate da un piccolo lucchetto di cui solo io ho la chiave.

Lucia M.

16 febbraio 2012

PENSION BALNEARIA 23

Cara Monika,
l’accanimento della perra verso me e Pilar ci ha messe in un'altra incresciosa situazione. Avevamo da poco terminato il giardino zen e dopo tante fatiche avremmo anche avuto il diritto ad un po’ di riposo. Invece siamo subito state rimesse alla noria. In pratica la perra vuole annientarci di fatica. Inutile dire che con la stanchezza accumulata e con i piedi rovinati, la povera Pilar non riesce a lavorare con la velocità richiesta e così Gog e Magog che la portano subito in direzione. Grande gioia della perra, che decide di punirla pubblicamente la sera stessa. E’una specialità spagnola il trasformare la sofferenza in spettacolo, dai roghi dell’inquisizione, fino ai giorni nostri, in cui resistono ancora le corride. La perra, naturalmente, non viene meno a questa usanza: quando decide per una punizione pubblica viene organizzato quello che potremmo chiamare “il teatrino”. Le punizioni, anziché infliggerle immediatamente o nel suo studio, vengono inflitte in sala mensa, viene illustrata a tutte la tua colpa, poi devi chiedere pubblicamente “la giusta punizione ed il perdono”. Ovviamente si fa in modo che ti sia impossibile mascherare la sofferenze che ti vengono inflitte, con la certezza che lo spettacolo terrorizzerà le tue compagne.
Ed è così che Pilar deve presentarsi, indossando la divisa di fatica e “las bragas de goma”, per ricevere la sua punizione. Al centro della stanza il potro, al suo fianco una piantana, che sostiene due serbatoi di vetro graduato, grossi come piccole damigiane. Dai boccioni scendono due tubi che entrano in un apparecchio di regolazione, irto di rubinetti e tubi di vetro, da quest’ultimo esce un altro tratto di tubo. La povera Pilar viene denudata e legata strettamente al potro, in posizione prona, sotto alla sua pancia hanno messo un cuscinetto e poi la cinghia ventrale è stata allacciata molto stretta. Già così la posizione è poco confortevole. La perra sceglie una delle cannule più grosse, spreme sulla lingua di Pilar un bel po’ di vasellina e le dice di lubrificare bene la cannula, se non vuole che questa la faccia sanguinare. Figuratevi l’umiliazione, anche perché, oltre che spargere il lubrificante con la lingua, la cannula viene anche infilata a fondo in gola, simulando una fellatio. La perra annuncia che ora inizia la parte dolorosa e passa la cannula alle cinesine, che non si fanno pregare ed iniziano ad infilarla nel posteriore della povera Pilar, immaginatevi lo strazio provocato da questo oggetto, dalla punta grossa come un piccolo uovo.
Ora le cinesine aprono dei rubinetti sull’apparecchio di regolazione, si sente distintamente un gorgoglio proveniente dagli intestini di Pilar. Il liquido è molto caldo e ben presto il corpo della poveretta si imperla e grosse gocce di sudore prendono a cadere. L’operazione è resa dolorosa dal cuscinetto ventrale, su cui è legata in posizione prona, questo impedisce al ventre di dilatarsi. Presto si sentono i sospiri di Pilar, che inizia a respirare molto velocemente, cercando di tenere sotto controllo i crampi. Ma questo non sarebbe niente, la perra le chiede come va l’acqua, alla risposta della poveretta “Signora è troppo calda, non la sopporto!” la perra, con sguardo diabolico, dice: “come preferisci, mia cara” e fa un cenno alla cinesina che gira una manovella, quella che era acqua molto calda diventa acqua molto fredda, infatti se il primo boccione è di liquido caldo, il secondo è di liquido molto freddo. Il contrasto di temperatura provoca dei crampi terribili, per parecchi minuti la poveretta boccheggia, poi inizia a supplicare che smettano, che si sente scoppiare, che la uccidano, ma non in questo modo terribile. Ovviamente i lamenti della punita provocano le risate delle aguzzine. La perra indica a tutte un tubo di vetro verticale, ci dice che il livello del liquido indica quanta fatica faccia il liquido ad entrare, se il livello è basso significa che il liquido entra senza difficoltà e non dà dolore, se il livello è alto significa che vi sono delle contrazioni. Il livello per la povera Pilar è praticamente il massimo. La poveretta viene lasciata a lungo in posizione, se prima gocciolava di sudore, ora è scossa da brividi continui di freddo e a tratti batte i denti. Finalmente la perra giudica sufficiente l’irrigazione, ad un suo ordine della perra le cinesi chiudono i rubinetti. Il livello nel tubo verticale continua a rivelare, impietoso, il sopraggiungere delle coliche. Attendiamo per un buon quarto d’ora, finalmente slegano la poveretta e la fanno mettere in posizione verticale. La perra le dice che dovrà trattenere il liquido fino a che non avrà il suo permesso e dopo averle ingiunto di stringere, per non perdere neanche una goccia, le strappa l’enorme cannula. Le vengono subito rialzate le “bragas de goma” e viene lasciata lì, a contorcersi per cercare di resistere allo stimolo. Conoscendo le spagnole, ed in particolare Pilar, so che cercherà di resistere a costo di morire, la pancia della poveretta è gonfia, come se fosse incinta di sei - sette mesi. Finalmente, dopo un interminabile quarto d’ora abbiamo il permesso e posso accompagnarla, passettino dopo passettino, fino al bagno.
Cara Monika un abbraccio dalla sguattera Nadia

6 febbraio 2012

PENSION BALNEARIA 22

Cara Monika,
finalmente nella nostra triste e grigia vita è apparsa una speranza: una delle vecchie clienti, a cui Pilar era riuscita ad accennare la nostra situazione, è tornata con la scusa di un trattamento, anche se era restata molto scontenta. Ha fatto in modo di incrociarci, ci ha strizzato l’occhio e, mentre passava accanto mi sono trovata tra le mani un bigliettino. Lo ho prontamente nascosto, di notte lo abbiamo finalmente potuto leggere: è un bigliettino che ci dà notizie della Signora e ci esorta a sopportare e resistere. La Signora è stata informata delle nostre sofferenze ed appena le sarà possibile, purtroppo tra qualche tempo, tornerà per cercare di riguadagnare il comando e punire l’usurpatrice e le sue aiutanti. Nel frattempo siamo invitate a fingere la più completa obbedienza, per evitarci inutili sofferenze. Sofferenze che, comunque continuano, infatti la perra ha scoperto che alcuni dei dilatatori sono in realtà delle grosse cannule da clistere, ed ha disposto che le cinesine facciano pratica su di noi, pulendoci internamente, alla minima infrazione.
Un preoccupato abbraccio dalla sguattera Nadia
(22- continua)

PENSION BALNEARIA 21

Cara Monika,
io e Pilar abbiamo continuato a posticipare la richiesta di un incontro con la perra, però alla fine siamo state costrette dalle nostre colleghe, in maniera abbastanza brusca. Stavolta la perra ha chiamato anche gog e magog, puoi immaginare il groppo che avevamo nello stomaco! La voce quasi non mi usciva ed invece del discorsetto che ci eravamo preparate uscivano frasi lamentose, proprio da serva ignorante. Puoi già immaginare il risultato: prese a calci dalla perra e trascinate nella sala del potro, Qui la perra ha fatto riunire tutte le dipendenti ed ha illustrato le nostre colpe: sedizione e ribellione. Poiché ho tentato di ribattere mi hanno imposto il toro. Poi gog e magog mi hanno legata con le cinghie stringendo fino a farmi male. Quando sei legata sul potro ed indossi il toro la tua visuale è limitata, la perra si è messa in modo che potessi vederla e mi ha mostrato i grossi dilatatori che avrebbero usato su di me, ingrossati alla punta e rastremati più in basso. Il più grosso con la punta grossa come un uovo! Mi ha anche spiegato che vengono usati per la riabilitazione dello sfintere: una volta introdotti ad essi viene collegato un peso, sta alla paziente trattenere il dilatatore dentro di sé stringendo il buchetto. Detto fatto, ho sentito che mi lubrificavano e poi ho sentito spingere, sembrava mi infilassero una bottiglia, un dolore che non ti dico. La parte iniziale del dilatatore finalmente è entrata, dopo qualche minuto in cui mi hanno lasciato riprendere fiato, la perra mi ha mostrato il peso, uno di quelli delle antiche bilance. Mi ha detto che se avessi lasciato cadere il dilatatore sarei stata sottoposta ad una frustata da levarmi la pelle. Ho sentito armeggiare dietro e l’effetto del peso che cercava di sradicare il dilatatore. Ho iniziato a stringere con tutte le mie forze, anche perché la perra, per incoraggiarmi, mi ha dato un paio di colpi dolorosissimi. E’passato così un quarto d’ora. Cominciavo ad abituarmi, quando la perra mi ha detto che ora sarebbe venuta la parte difficile, il dilatatore mi è stato sfilato e me ne ha mostrato uno ancora più grosso, nuova lubrificata e …. un male che non ti dico. Sento attaccare il peso, ma il bruciore, invece di calare cresce in continuazione, la perra si porta in vista e ghignando mi dice se mi piace lo zenzero! Insomma, immaginati, dovevo stringere per non lasciar cadere il peso, ma più stringevo e più l’unguento alla zenzero bruciava. Come se non bastasse arrivavano le frustate “di incoraggiamento”,. Dopo una buona mezz’ora di lagrime e muggiti, ho ceduto molto violentieri il posto a Pilar, che ha subito la mia stessa sorte. Ho potuto così rendermi conto dell’indecente spettacolo dato alle colleghe e della “zebratura” lasciata dai colpi di frustino. Insomma, se con il lavoro del giardino zen eravamo sfuggite a qualche punizione, le abbiamo dovute recuperare con gli interessi!
tua sguattera Nadia
(21- continua)

1 febbraio 2012

PENSION BALNEARIA 20

Cara Monika,
e così, mentre noi, al ritmo di tre carriole al giorno stiamo approntando il giardino zen, con la perra che si è scoperta l’anima di architetto e ci dà gli ordini più assurdi. Come se non bastasse i rozzi zoccoli di legno ci stanno massacrando i piedi, ormai pieni di vesciche, inoltre non ci viene data la possibilità ed il tempo per lavarci, per cui puzziamo tremendamente, come ci è stato fatto notare molto grossolanamente dalla perra che ha annusato l’aria vicino alle mie ascelle e si è tappata il naso.
I lavoro alla pension e le relative punizioni stanno toccando alle altre dipendenti, ora retrocesse a sguattere. Alla agognata ora di fine lavoro, quando possiamo andare in  mensa per la sbobba che ormai costituisce il pasto delle dipendenti, vediamo sulle guance di alcune i segni delle lacrime e spesso ci vengono confidate le angherie ricevute. Per tenere sottomesse le dipendenti la scelta della perra è la paura, paura della segregazione nel quarto oscuro, paura di percosse da parte di gog e magog, paura delle punizioni sempre più dolorose.  Il potro è una delle punizioni più assegnate: una volta legate là sopra bisogna solo sperare nella clemenza delle aguzzine. Mi vengono riferite dolorosissime bacchettate, ma la cosa più temuta sono una serie di dilatatori che vengono infilati dietro. Si tratta di una  terribile umiliazione, visto che la cosa avviene in pubblico e che qui in spagna …. l’entrata del lato B è un tabu femminile. Oltretutto è anche doloroso, viste le dimensioni dei dilatatori, e per fortuna non si fa economia sulla vasellina!
Il guaio mio e di Pilar è che ora tutte le nostre compagne di sventura pretendono che, come loro rappresentanti, chiediamo udienza alla perra, per contrattare condizioni più umane di lavoro e punizioni meno dolorose. Visti i maltrattamenti ricevuti in precedenza per esserci fatte sentire, abbiamo cercato di sottrarci ma se non vogliamo venire picchiate dalle colleghe, dovremo andare di nuovo dalla perra. Insomma si tratta di scegliere da chi essere picchiate, terribile dilemma.
Cara Monika, ti farò sapere gli sviluppi,
uno zoppicante saluto in divisa di fatica,
tua sguattera Nadia
(20- continua)
© disegno Georges Pichard

23 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 19

Cara Monika,
in questa settimana le cose sono andate leggermente meglio, almeno non sono stata punita.  Ma  il lavoro è peggiorato. Infatti io e Pilar siamo state convocate dalla consultora che, ci ha mostrato il depliant di una SPA del Mitteleuropea, indicandoci una bella composizione di ciottoli, bianchi e neri, utilizzati una volta riscaldati, per particolari trattamenti rilassanti. Ci è stato ordinato di andare nel greto di un torrente a cercare ciottoli delle giuste dimensioni e di portare con noi una carriola. Sembra niente, ma tieni conto di due povere disgraziate sotto il solleone, che qui nel sud picchia inesorabile, grondare sudore nella divisa di fatica, con la testa riparata da un fazzolettone ed  ai piedi zoccoli di legno utilizzati tradizionalmente dagli agricoltori.. Percorrere cinque chilometri all’andata e poi cinque interminabili al ritorno, con la carriola carica, seguite e pungolate da Gog. Come se non bastasse al fiume non si arriva per una strada asfaltata ma da un sentiero, che attraversa due paesetti. Siamo diventate lo zimbello della popolazione, in particolare dei monelli. Anche i cani hanno fatto la loro parte seguendoci a lungo e tentando di morderci. Arrivate con la carriola stracarica, dopo quattro ore di sforzi, ci siamo sentite dire che i ciottoli non erano di colore sufficientemente puro, per cui siamo state rimandate indietro con la nostra carriola carica per cambiare i ciottoli! Ma la cosa che ci ha provato più di tutto è che per tutta la strada non c’è acqua, ci siamo dovute umiliare a bere dell’acqua torbida di fango ad un abbeveratoio. Fortunatamente i ciottoli della seconda carriola sono piaciuti, al punto che la perra ci ha ordinato di creare anche un giardinetto zen, tutto cosparso di ciottoli di ben precise misure e di colori bianco e nero purissimi. Insomma, ci attendono duri giorni di carriolate sotto il sole.
Almeno la sfacchinata di oggi ci ha fruttato un pasto, le due poverette che ci hanno sostituite alla noria hanno avuto solo il “comer del perro” e sono state messe a lavorare fino alla mezzanotte, perché si erano impegnate poco nel lavoro.
Un saluto dalla tua collega
sguattera Nadia

19 gennaio 2012

PENSION BALNEARIA 18

Cara Monika,
la nostra vita continua, lavoro, lavoro e lavoro. E almeno potessimo lamentarci della monotonia, purtroppo ora che io e Pilar siamo nel mirino della  perra non passa settimana senza che ci affibbi qualche punizione. Se qui alla Pension succede qualche guaio e non si trova la colpevole veniamo sicuramente punite noi. Come puoi immaginare non è una situazione invidiabile.
In settimana Gog e Magog hanno recuperato un altro pezzo d’antiquariato: il “potro” che si traduce come puledro, in pratica è un cavalletto di legno, dotato di una stretta panchetta su cui ti immobilizzano legandoti con apposite cinghie le gambe e braccia alle gambe del cavalletto. Una cinghia regolabile ti blocca all’altezza dei fianchi. Essere legata sul potro significa porgere il fondo schiena  per la “vara” una sottile sferza vegetale  oppure per la collezione di frustini della perra.
Ma questo è solo uno degli usi del potro, come nelle settimane successive abbiamo avuto modo di scoprire, il potro lascia libero accesso a due aperture molto importanti del corpo: la bocca … e l’apertura opposta..
Ma andiamo con ordine: poiché siamo in un azienda termale, tra i nostri obblighi vi è anche quello di bere abbondantemente: se per una persona normale si consigliano un minimo di due litri, per noi sono almeno tre litri. Inutile che ti dica che questo è l’ordine che nella storia della Pension non è stato quasi mai rispettato e del resto nessuna è mai stata punita per averlo violato.
Ma i tempi sono cambiati, un pomeriggio, mentre pulivo i pavimenti, la perra mi ha convocato assieme a tutte le altre. Qui giunta la perra mi ha annunciato che Gog e Magog, non mi avevano ancora vista bere, pertanto si sarebbe provveduto subito ad idratarmi opportunamente. Sono stata legata al potro, poi sono arrivate le cinesine. , Ad un ordine della perra una delle cinesine mi ha preso la testa girandola di lato e tenendola bloccata. Un'altra mi ha inserito tra i denti un apribocca: in breve mi sono trovata che, oltre a non poter fare il più piccolo movimento,  non potevo più chiudere la bocca. Poi mio sono accorta che una di loro teneva in mano, arrotolata una lunga sonda di gomma rossa, terminante con un imbuto. Quando ho visto che stavano lubrificando la sonda sono stata presa dal panico, ma legata come ero potevo solo sbavare e mugolare. Poi la cinesina ha iniziato ad infilare, un millimetro alla volta la sonda, giù per la mia gola, fino allo stomaco. Saranno stati pochi minuti, ma mi è sembrata un eternità, squassata dai conati che mi impedivano quasi di respirare, ero coperta di sudore freddo.  Poi, finalmente la tortura si è fermata, hanno versato una enorme caraffa  di acqua nell’imbuto ed attraverso la sonda dentro di me. Ho sentito il mio stomaco riempirsi sempre di più.  La perra mi ha minacciata che se avessi vomitato mentre estraevano la sonda avrebbe fatto ripetere l’operazione dall’inizio. Ed alla fine, la sonda è stata estratta, tra i miei mugolii, i miei sudori e le mie lacrime. Non so come ho fatto a resistere! Pensa che quando mi hanno rimessa rudemente in piedi si è sentito distintamente il mio stomaco gorgogliare. E così, per la paura di venire trattate alla stessa maniera, ora è tutto un vedere domestiche, massaggiatrici e sguattere che bevono bicchieroni di acqua. Si è però creato il problema del bagno, poiché a noi serve è concesso l’uso di una sola toilette, capita spesso di vedere una o due serve che attendono a cosce strette, che una collega liberi il posto, per poter fare finalmente pipì.
Ovviamente il potro ha trovato molte altre spiacevoli utilizzazioni, ma ora cara Monika ti devo lasciare, la mia ora libera è terminata e devo andare a lavare, ovviamente a mano, lenzuola, teli da bagno ed accappatoi.
Un saluto dalla tua collega
sguattera Nadia
(18- continua)

8 gennaio 2012

LAVARE PAVIMENTI: L'OPINIONE DI UNA SERVA

Cara Monika
Sono la serva Martina “tina” vorrei se mi permetti dire la mia idea sul lavare i pavimenti.
Per me è quasi un esercizio spirituale da compiere quotidianamente, bisogna stare giù in ginocchio strofinare con forza sciacquare spesso lo straccio, non importa se si sente dolore alle ginocchia o fa male la schiena, bisogna pensare che la nostra padrona avrà un pavimento splendente e farà bella figura con le amiche grazie alla nostra fatica.
So che è un argomento già trattato ma ho detto quello che penso.
Un caro saluto
tina

PENSION BALNEARIA 17


Cara Monika,
ormai il buon nome della Pension se ne sta andando: giorni orsono, mentre Pilar puliva nelle sale di trattamento, ormai territorio delle cinesi, è riuscita a scambiare qualche parola con una delle vecchie clienti. La cliente è molto scontenta per i trattamenti ricevuti ed i massaggi approssimativi, eseguiti senza cognizione. Inoltre le hanno applicato male un congegno elettronico causandole dolore ed una ustione. Pilar è riuscita ad accennarle alla nostra difficile situazione, ma poi sono arrivate Gog e Magog ed ha dovuto smettere immediatamente e tornare al lavoro.
Come la perra aveva minacciato, sono iniziati gli esperimenti con le antiche attrezzature. La prima che io e Pilar abbiamo dovuto provare la chiamerei l’idromassaggio estremo:  mi hanno legata ad una specie di lettino ginecologico, che ti tiene immobile. Il lettino viene calato in una delle enormi vasche da bagno di ghisa, con una manovella. Poi viene posizionato un sostegno che permette di posizionare quella che pare una doccia a circa 20 cm dal pube e due specie di campane che coprono parte dei seni. Tutto collegato a dei tubi flessibili che arrivano ad una scatola di controllo.
Quando è stato il mio turno ero molto preoccupata, mi aspettavo il dolore, invece un dolce getto di acqua ben calda ti massaggia la … passerina e le due coppe dei seni applicano una specie di massaggio alternato ad una aspirazione: pare che qualcuno ti succhi i capezzoli. Mi hanno lasciata così una decina di minuti,  ad eccitarmi al massimo, ma prima che riuscissi a venire, la perra ha girato un rubinetto: dalla doccia e dalle coppe sono sparati dei getti di acqua ghiacciata ad altissima pressione. Per fortuna i getti sono realizzati in modo che siano in continuo movimento, altrimenti penso che sicuramente riuscirebbero a scalfire la pelle, soprattutto sui genitali. Ero sotto shock, sono restata in apnea almeno 30 secondi, poi ho cominciato ad urlare. Ma prima di legarmi al lettino la perra mi aveva fatto applicare il “toro”, una specie maschera carnevalesca che ricorda la caricatura di un toro, almeno le orecchie e le corna e l’anello al naso. In corrispondenza della bocca della vittima c’è  un bavaglio di cuoio, che viene allacciato stretto  e tutti i tentativi di parlare od urlare si trasformano in mugolii, se non addirittura muggiti!  Così, mia cara collega i cicli di piacere e dolore si sono alternati più volte, mentre si udivano i miei mugolii tra le risate di Gog e Magog, che mi davano della vacca, dicendo che dopo la mungitura sarebbe arrivato il toro a possedermi, già si sentivano i muggiti. Ti dirò, in lunghi anni di lavoro come serva, sono stata punita spesso, a volte, anche molto duramente, ma non mi sono mai sentita umiliata e derisa così profondamente.
Ciao Monika, un saluto dalla sguattera Nadia

Post Scriptum
Cara Monika,
la cosa sorprendente è stata l’effetto di questo trattamento: non riuscivo più a prendere sonno, pensavo all’accaduto e... alla fine ho dovuto soddisfarmi da sola. In seguito, Pilar mi ha raccontato che tale trattamento viene usato per le clienti frigide o sessualmente poco attive. Una settimana di trattamento risveglierebbe i bollenti spiriti anche ad una statua di marmo.
sguattera Nadia

(17- continua)