"Cara Monika,
la mia serva Ludovica ha i capelli molto lunghi. Io per un discorso di igiene glieli vorrei far tagliare. Cosa mi consigli di fare?"
Gentile signora Ludovica, le riporto il consiglio di Madame Souillon:
"È bene tenere i capelli di serve e domestiche ben corti, sia per evidenti ragioni di igiene sia per facilitare lo svolgimento delle loro mansioni. In ultimo, esiste una ragione estetica: la serva non deve presentare mai elementi che possano in qualche modo migliorarne l'aspetto o peggio metterla in condizione di competere con la loro padrona. Consiglio un taglio a spazzola, in alternativa il taglio "a scodella". Per le donne di fatica è raccomandata la rasatura a zero. Copriremo la testa d'uovo con un bel fazzolettone a righe o con una cuffia di plastica o gomma.
Janine Souillon"
DISCLAIMER
ATTENZIONE: IL CONTENUTO DI QUESTO BLOG È RISERVATO ESCLUSIVAMENTE AD UN PUBBLICO MAGGIORE DI 18 O 21 ANNI, SECONDO LE LEGISLAZIONI VIGENTI NEL PROPRIO PAESE.
CHIUNQUE PROSEGUA NELLA LETTURA LO FA CONSAPEVOLMENTE
Il blog LA DOMESTICA RISPONDE è da considerarsi completamente opera di fantasia. I personaggi e le situazioni descritte sono fittizi, e l'eventuale somiglianza con persone o fatti esistenti è da ritenersi totalmente accidentale.
RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI
© JANINE SOUILLON, LUGANO, CH
18 febbraio 2012
IL TAGLIO DEI CAPELLI
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TRE NOTE DALLA SIGNORA LUCIA
Dalla signora Lucia ecco tre interventi che riguardano la vita quotidiana della sua serva. Inutile dire che gli argomenti discussi sono perfettamemnte condivisibili da altre signore e, pur se da un opposto punto di vosta, dalle loro serve. Ringrazio la signora Lucia per queste note davvero preziose.
Monika, domestica
Il Centro Commerciale
I compiti della nostra serva vengono svolti di solito tra le mura domestiche, ma vi sono occasioni in cui deve rendersi utile anche all’esterno. Una volta a settimana, infatti mi accompagna al centro commerciale. Indosserà una divisa nuova, pulita e stirata di fresco, e calzerà un paio di zoccoli.
Parcheggio sempre piuttosto lontano dall’ingresso in modo che sia costretta a fare un po’ di esercizio. All’interno del centro commerciale, dovrà rispettosamente seguirmi, spingendo il carrello ed incaricandosi di prelevare dagli scaffali tutto ciò che è pesante o scomodo da raggiungere. Una volta che gli acquisti sono fatti le toccherà farsi la coda alle casse. Poi mi concedo una buona ora di shopping nei vari negozi del centro commerciale, mentre la serva attende pazientemente in piedi accanto al carrello.
La Schiena
Sollecitata anche dall’intervento di Janine, ho notato che spesso la mia domestica, dopo lunghe ore passate a pulire i pavimenti o a lavare i panni, fatica a raddrizzare la schiena e si massaggia la zona lombare. Ciò indica che la serva non mantiene un corretta postura. A scanso di futuri problemi, ho deciso di intervenire prontamente. La ho accompagnata in un negozio di ortopedia e la ho costretta ad acquistare un corsetto rigidissimo, che si può stringere moltissimo mediante pratiche chiusure in velcro. E’ il toccasana per la sua situazione, è molto costrittivo e la costringe a stare perfettamente dritta. Inutile dire che il suo uso è sgraditissimo, sia per la limitazione di libertà dei movimenti, dato che diventa difficile anche sedersi sul bagno, che per la frizione che crea in alcuni punti irritando la pelle. Pertanto è entrato subito di diritto a far parte degli indumenti punitivi.
Il Super Pannolone Ecologico
Mi è molto piaciuta l’idea … ecologica della Signora Julia per i pannoloni di cotone, sicuramente dover lavare il proprio … prodotto dal pannolone porta l’umiliazione e lo schifo di sé della punita al massimo. Non so se la mia serva ha lo stomaco abbastanza forte per sopportare questa punizione, ma a volte basta la minaccia…. per cui le ho fatto preparare una buona scorta di pannoloni costituiti da una ventina di strati di mollettone di cotone. Sopra a questo va indossata una mutandina impermeabile in gomma, riutilizzabile. Per prevenire perdite, in caso di lavori pesanti o di lavori fuori casa, oltre a pannolone e mutande farò indossare una tuta dimagrante impermeabile, i cui calzoni lunghi convogliano l’eventuale sgocciolamento residuo negli stivali di gomma. All’esterno per garantirsi da manipolazioni, come consigliato da Julia, un jeans bianco largo, per accomodare l’ingombro del pannolone, con cerniera e cintura bloccate da un piccolo lucchetto di cui solo io ho la chiave.
Lucia M.
Monika, domestica
Il Centro Commerciale
I compiti della nostra serva vengono svolti di solito tra le mura domestiche, ma vi sono occasioni in cui deve rendersi utile anche all’esterno. Una volta a settimana, infatti mi accompagna al centro commerciale. Indosserà una divisa nuova, pulita e stirata di fresco, e calzerà un paio di zoccoli.
Parcheggio sempre piuttosto lontano dall’ingresso in modo che sia costretta a fare un po’ di esercizio. All’interno del centro commerciale, dovrà rispettosamente seguirmi, spingendo il carrello ed incaricandosi di prelevare dagli scaffali tutto ciò che è pesante o scomodo da raggiungere. Una volta che gli acquisti sono fatti le toccherà farsi la coda alle casse. Poi mi concedo una buona ora di shopping nei vari negozi del centro commerciale, mentre la serva attende pazientemente in piedi accanto al carrello.
La Schiena
Sollecitata anche dall’intervento di Janine, ho notato che spesso la mia domestica, dopo lunghe ore passate a pulire i pavimenti o a lavare i panni, fatica a raddrizzare la schiena e si massaggia la zona lombare. Ciò indica che la serva non mantiene un corretta postura. A scanso di futuri problemi, ho deciso di intervenire prontamente. La ho accompagnata in un negozio di ortopedia e la ho costretta ad acquistare un corsetto rigidissimo, che si può stringere moltissimo mediante pratiche chiusure in velcro. E’ il toccasana per la sua situazione, è molto costrittivo e la costringe a stare perfettamente dritta. Inutile dire che il suo uso è sgraditissimo, sia per la limitazione di libertà dei movimenti, dato che diventa difficile anche sedersi sul bagno, che per la frizione che crea in alcuni punti irritando la pelle. Pertanto è entrato subito di diritto a far parte degli indumenti punitivi.
Il Super Pannolone Ecologico
Mi è molto piaciuta l’idea … ecologica della Signora Julia per i pannoloni di cotone, sicuramente dover lavare il proprio … prodotto dal pannolone porta l’umiliazione e lo schifo di sé della punita al massimo. Non so se la mia serva ha lo stomaco abbastanza forte per sopportare questa punizione, ma a volte basta la minaccia…. per cui le ho fatto preparare una buona scorta di pannoloni costituiti da una ventina di strati di mollettone di cotone. Sopra a questo va indossata una mutandina impermeabile in gomma, riutilizzabile. Per prevenire perdite, in caso di lavori pesanti o di lavori fuori casa, oltre a pannolone e mutande farò indossare una tuta dimagrante impermeabile, i cui calzoni lunghi convogliano l’eventuale sgocciolamento residuo negli stivali di gomma. All’esterno per garantirsi da manipolazioni, come consigliato da Julia, un jeans bianco largo, per accomodare l’ingombro del pannolone, con cerniera e cintura bloccate da un piccolo lucchetto di cui solo io ho la chiave.
Lucia M.
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16 febbraio 2012
PENSION BALNEARIA 23
l’accanimento della perra verso me e
Pilar ci ha messe in un'altra incresciosa situazione. Avevamo da poco
terminato il giardino zen e dopo tante fatiche avremmo anche avuto il
diritto ad un po’ di riposo. Invece siamo subito state rimesse alla
noria. In pratica la perra vuole annientarci di fatica. Inutile dire
che con la stanchezza accumulata e con i piedi rovinati, la povera
Pilar non riesce a lavorare con la velocità richiesta e così Gog e
Magog che la portano subito in direzione. Grande gioia della perra,
che decide di punirla pubblicamente la sera stessa. E’una
specialità spagnola il trasformare la sofferenza in spettacolo, dai
roghi dell’inquisizione, fino ai giorni nostri, in cui resistono
ancora le corride. La perra, naturalmente, non viene meno a questa
usanza: quando decide per una punizione pubblica viene organizzato
quello che potremmo chiamare “il teatrino”. Le punizioni,
anziché infliggerle immediatamente o nel suo studio, vengono
inflitte in sala mensa, viene illustrata a tutte la tua colpa, poi
devi chiedere pubblicamente “la giusta punizione ed il perdono”.
Ovviamente si fa in modo che ti sia impossibile mascherare la
sofferenze che ti vengono inflitte, con la certezza che lo spettacolo
terrorizzerà le tue compagne.
Ed è così che Pilar deve presentarsi,
indossando la divisa di fatica e “las bragas de goma”, per
ricevere la sua punizione. Al centro della stanza il potro, al suo
fianco una piantana, che sostiene due serbatoi di vetro graduato,
grossi come piccole damigiane. Dai boccioni scendono due tubi che
entrano in un apparecchio di regolazione, irto di rubinetti e tubi di
vetro, da quest’ultimo esce un altro tratto di tubo. La povera
Pilar viene denudata e legata strettamente al potro, in posizione
prona, sotto alla sua pancia hanno messo un cuscinetto e poi la
cinghia ventrale è stata allacciata molto stretta. Già così la
posizione è poco confortevole. La perra sceglie una delle cannule
più grosse, spreme sulla lingua di Pilar un bel po’ di vasellina e
le dice di lubrificare bene la cannula, se non vuole che questa la
faccia sanguinare. Figuratevi l’umiliazione, anche perché, oltre
che spargere il lubrificante con la lingua, la cannula viene anche
infilata a fondo in gola, simulando una fellatio. La perra annuncia
che ora inizia la parte dolorosa e passa la cannula alle cinesine,
che non si fanno pregare ed iniziano ad infilarla nel posteriore
della povera Pilar, immaginatevi lo strazio provocato da questo
oggetto, dalla punta grossa come un piccolo uovo.
Ora le cinesine aprono dei rubinetti
sull’apparecchio di regolazione, si sente distintamente un
gorgoglio proveniente dagli intestini di Pilar. Il liquido è molto
caldo e ben presto il corpo della poveretta si imperla e grosse gocce
di sudore prendono a cadere. L’operazione è resa dolorosa dal
cuscinetto ventrale, su cui è legata in posizione prona, questo
impedisce al ventre di dilatarsi. Presto si sentono i sospiri di
Pilar, che inizia a respirare molto velocemente, cercando di tenere
sotto controllo i crampi. Ma questo non sarebbe niente, la perra le
chiede come va l’acqua, alla risposta della poveretta “Signora è
troppo calda, non la sopporto!” la perra, con sguardo diabolico,
dice: “come preferisci, mia cara” e fa un cenno alla cinesina che
gira una manovella, quella che era acqua molto calda diventa acqua
molto fredda, infatti se il primo boccione è di liquido caldo, il
secondo è di liquido molto freddo. Il contrasto di temperatura
provoca dei crampi terribili, per parecchi minuti la poveretta
boccheggia, poi inizia a supplicare che smettano, che si sente
scoppiare, che la uccidano, ma non in questo modo terribile.
Ovviamente i lamenti della punita provocano le risate delle aguzzine.
La perra indica a tutte un tubo di vetro verticale, ci dice che il
livello del liquido indica quanta fatica faccia il liquido ad
entrare, se il livello è basso significa che il liquido entra senza
difficoltà e non dà dolore, se il livello è alto significa che vi
sono delle contrazioni. Il livello per la povera Pilar è
praticamente il massimo. La poveretta viene lasciata a lungo in
posizione, se prima gocciolava di sudore, ora è scossa da brividi
continui di freddo e a tratti batte i denti. Finalmente la perra
giudica sufficiente l’irrigazione, ad un suo ordine della perra le
cinesi chiudono i rubinetti. Il livello nel tubo verticale continua a
rivelare, impietoso, il sopraggiungere delle coliche. Attendiamo per
un buon quarto d’ora, finalmente slegano la poveretta e la fanno
mettere in posizione verticale. La perra le dice che dovrà
trattenere il liquido fino a che non avrà il suo permesso e dopo
averle ingiunto di stringere, per non perdere neanche una goccia, le
strappa l’enorme cannula. Le vengono subito rialzate le “bragas
de goma” e viene lasciata lì, a contorcersi per cercare di
resistere allo stimolo. Conoscendo le spagnole, ed in particolare
Pilar, so che cercherà di resistere a costo di morire, la pancia
della poveretta è gonfia, come se fosse incinta di sei - sette mesi.
Finalmente, dopo un interminabile quarto d’ora abbiamo il permesso
e posso accompagnarla, passettino dopo passettino, fino al bagno.
Cara Monika un abbraccio dalla
sguattera Nadia
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Serva Nadia
6 febbraio 2012
PENSION BALNEARIA 22
finalmente nella nostra triste e grigia
vita è apparsa una speranza: una delle vecchie clienti, a cui Pilar
era riuscita ad accennare la nostra situazione, è tornata con la
scusa di un trattamento, anche se era restata molto scontenta. Ha
fatto in modo di incrociarci, ci ha strizzato l’occhio e, mentre
passava accanto mi sono trovata tra le mani un bigliettino. Lo ho
prontamente nascosto, di notte lo abbiamo finalmente potuto leggere:
è un bigliettino che ci dà notizie della Signora e ci esorta a
sopportare e resistere. La Signora è stata informata delle nostre
sofferenze ed appena le sarà possibile, purtroppo tra qualche tempo,
tornerà per cercare di riguadagnare il comando e punire
l’usurpatrice e le sue aiutanti. Nel frattempo siamo invitate a
fingere la più completa obbedienza, per evitarci inutili sofferenze.
Sofferenze che, comunque continuano, infatti la perra ha scoperto che
alcuni dei dilatatori sono in realtà delle grosse cannule da
clistere, ed ha disposto che le cinesine facciano pratica su di noi,
pulendoci internamente, alla minima infrazione.
Un preoccupato abbraccio dalla
sguattera Nadia
(22- continua)
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PENSION BALNEARIA 21
Cara Monika,
io e Pilar abbiamo continuato a
posticipare la richiesta di un incontro con la perra, però alla fine
siamo state costrette dalle nostre colleghe, in maniera abbastanza
brusca. Stavolta la perra ha chiamato anche gog e magog, puoi
immaginare il groppo che avevamo nello stomaco! La voce quasi non mi
usciva ed invece del discorsetto che ci eravamo preparate uscivano
frasi lamentose, proprio da serva ignorante. Puoi già immaginare il
risultato: prese a calci dalla perra e trascinate nella sala del
potro, Qui la perra ha fatto riunire tutte le dipendenti ed ha
illustrato le nostre colpe: sedizione e ribellione. Poiché ho
tentato di ribattere mi hanno imposto il toro. Poi gog e magog mi
hanno legata con le cinghie stringendo fino a farmi male. Quando sei
legata sul potro ed indossi il toro la tua visuale è limitata, la
perra si è messa in modo che potessi vederla e mi ha mostrato i
grossi dilatatori che avrebbero usato su di me, ingrossati alla punta
e rastremati più in basso. Il più grosso con la punta grossa come
un uovo! Mi ha anche spiegato che vengono usati per la riabilitazione
dello sfintere: una volta introdotti ad essi viene collegato un peso,
sta alla paziente trattenere il dilatatore dentro di sé stringendo
il buchetto. Detto fatto, ho sentito che mi lubrificavano e poi ho
sentito spingere, sembrava mi infilassero una bottiglia, un dolore
che non ti dico. La parte iniziale del dilatatore finalmente è
entrata, dopo qualche minuto in cui mi hanno lasciato riprendere
fiato, la perra mi ha mostrato il peso, uno di quelli delle antiche
bilance. Mi ha detto che se avessi lasciato cadere il dilatatore
sarei stata sottoposta ad una frustata da levarmi la pelle. Ho
sentito armeggiare dietro e l’effetto del peso che cercava di
sradicare il dilatatore. Ho iniziato a stringere con tutte le mie
forze, anche perché la perra, per incoraggiarmi, mi ha dato un paio
di colpi dolorosissimi. E’passato così un quarto d’ora.
Cominciavo ad abituarmi, quando la perra mi ha detto che ora sarebbe
venuta la parte difficile, il dilatatore mi è stato sfilato e me ne
ha mostrato uno ancora più grosso, nuova lubrificata e …. un male
che non ti dico. Sento attaccare il peso, ma il bruciore, invece di
calare cresce in continuazione, la perra si porta in vista e
ghignando mi dice se mi piace lo zenzero! Insomma, immaginati, dovevo
stringere per non lasciar cadere il peso, ma più stringevo e più
l’unguento alla zenzero bruciava. Come se non bastasse arrivavano
le frustate “di incoraggiamento”,. Dopo una buona mezz’ora di
lagrime e muggiti, ho ceduto molto violentieri il posto a Pilar, che
ha subito la mia stessa sorte. Ho potuto così rendermi conto
dell’indecente spettacolo dato alle colleghe e della “zebratura”
lasciata dai colpi di frustino. Insomma, se con il lavoro del
giardino zen eravamo sfuggite a qualche punizione, le abbiamo dovute
recuperare con gli interessi!
tua sguattera Nadia
(21- continua)
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Serva Nadia
1 febbraio 2012
PENSION BALNEARIA 20
Cara Monika,
e così, mentre noi, al ritmo di tre carriole al giorno
stiamo approntando il giardino zen, con la perra che si è scoperta l’anima di
architetto e ci dà gli ordini più assurdi. Come se non bastasse i rozzi zoccoli
di legno ci stanno massacrando i piedi, ormai pieni di vesciche, inoltre non ci
viene data la possibilità ed il tempo per lavarci, per cui puzziamo
tremendamente, come ci è stato fatto notare molto grossolanamente dalla perra
che ha annusato l’aria vicino alle mie ascelle e si è tappata il naso.
I lavoro alla pension e le relative punizioni stanno
toccando alle altre dipendenti, ora retrocesse a sguattere. Alla agognata ora
di fine lavoro, quando possiamo andare in
mensa per la sbobba che ormai costituisce il pasto delle dipendenti, vediamo
sulle guance di alcune i segni delle lacrime e spesso ci vengono confidate le
angherie ricevute. Per tenere sottomesse le dipendenti la scelta della perra è
la paura, paura della segregazione nel quarto oscuro, paura di percosse da
parte di gog e magog, paura delle punizioni sempre più dolorose. Il potro è una delle punizioni più
assegnate: una volta legate là sopra bisogna solo sperare nella clemenza delle
aguzzine. Mi vengono riferite dolorosissime bacchettate, ma la cosa più temuta
sono una serie di dilatatori che vengono infilati dietro. Si tratta di una terribile umiliazione, visto che la cosa
avviene in pubblico e che qui in spagna …. l’entrata del lato B è un tabu
femminile. Oltretutto è anche doloroso, viste le dimensioni dei dilatatori, e per
fortuna non si fa economia sulla vasellina!
Il guaio mio e di Pilar è che ora tutte le nostre compagne
di sventura pretendono che, come loro rappresentanti, chiediamo udienza alla
perra, per contrattare condizioni più umane di lavoro e punizioni meno dolorose.
Visti i maltrattamenti ricevuti in precedenza per esserci fatte sentire, abbiamo
cercato di sottrarci ma se non vogliamo venire picchiate dalle colleghe, dovremo
andare di nuovo dalla perra. Insomma si tratta di scegliere da chi essere
picchiate, terribile dilemma.
Cara Monika, ti farò sapere gli sviluppi,
uno zoppicante saluto in divisa di fatica,
tua sguattera Nadia
(20- continua)
© disegno Georges Pichard
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23 gennaio 2012
PENSION BALNEARIA 19
Cara Monika,
in questa settimana le cose sono andate leggermente meglio,
almeno non sono stata punita. Ma il lavoro è peggiorato. Infatti io e
Pilar siamo state convocate dalla consultora che, ci ha mostrato il depliant di
una SPA del Mitteleuropea, indicandoci una bella composizione di ciottoli,
bianchi e neri, utilizzati una volta riscaldati, per particolari trattamenti
rilassanti. Ci è stato ordinato di andare nel greto di un torrente a cercare
ciottoli delle giuste dimensioni e di portare con noi una carriola. Sembra
niente, ma tieni conto di due povere disgraziate sotto il solleone, che qui nel
sud picchia inesorabile, grondare sudore nella divisa di fatica, con la testa
riparata da un fazzolettone ed ai
piedi zoccoli di legno utilizzati tradizionalmente dagli agricoltori..
Percorrere cinque chilometri all’andata e poi cinque interminabili al ritorno, con
la carriola carica, seguite e pungolate da Gog. Come se non bastasse al fiume
non si arriva per una strada asfaltata ma da un sentiero, che attraversa due
paesetti. Siamo diventate lo zimbello della popolazione, in particolare dei
monelli. Anche i cani hanno fatto la loro parte seguendoci a lungo e tentando
di morderci. Arrivate con la carriola stracarica, dopo quattro ore di sforzi,
ci siamo sentite dire che i ciottoli non erano di colore sufficientemente puro,
per cui siamo state rimandate indietro con la nostra carriola carica per
cambiare i ciottoli! Ma la cosa che ci ha provato più di tutto è che per tutta
la strada non c’è acqua, ci siamo dovute umiliare a bere dell’acqua torbida di
fango ad un abbeveratoio. Fortunatamente i ciottoli della seconda carriola sono
piaciuti, al punto che la perra ci ha ordinato di creare anche un giardinetto
zen, tutto cosparso di ciottoli di ben precise misure e di colori bianco e nero
purissimi. Insomma, ci attendono duri giorni di carriolate sotto il sole.
Almeno la sfacchinata di oggi ci ha fruttato un pasto, le
due poverette che ci hanno sostituite alla noria hanno avuto solo il “comer del
perro” e sono state messe a lavorare fino alla mezzanotte, perché si erano
impegnate poco nel lavoro.
Un saluto dalla tua collega
sguattera Nadia
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19 gennaio 2012
PENSION BALNEARIA 18
la nostra vita continua, lavoro, lavoro e lavoro. E almeno
potessimo lamentarci della monotonia, purtroppo ora che io e Pilar siamo nel
mirino della perra non passa
settimana senza che ci affibbi qualche punizione. Se qui alla Pension succede
qualche guaio e non si trova la colpevole veniamo sicuramente punite noi. Come
puoi immaginare non è una situazione invidiabile.
In settimana Gog e Magog hanno recuperato un altro pezzo
d’antiquariato: il “potro” che si traduce come puledro, in pratica è un
cavalletto di legno, dotato di una stretta panchetta su cui ti immobilizzano
legandoti con apposite cinghie le gambe e braccia alle gambe del cavalletto.
Una cinghia regolabile ti blocca all’altezza dei fianchi. Essere legata sul
potro significa porgere il fondo schiena
per la “vara” una sottile sferza vegetale oppure per la collezione di frustini della perra.
Ma questo è solo uno degli usi del potro, come nelle
settimane successive abbiamo avuto modo di scoprire, il potro lascia libero
accesso a due aperture molto importanti del corpo: la bocca … e l’apertura
opposta..
Ma andiamo con ordine: poiché siamo in un azienda termale,
tra i nostri obblighi vi è anche quello di bere abbondantemente: se per una
persona normale si consigliano un minimo di due litri, per noi sono almeno tre
litri. Inutile che ti dica che questo è l’ordine che nella storia della Pension
non è stato quasi mai rispettato e del resto nessuna è mai stata punita per
averlo violato.
Ma i tempi sono cambiati, un pomeriggio, mentre pulivo i
pavimenti, la perra mi ha convocato assieme a tutte le altre. Qui giunta la
perra mi ha annunciato che Gog e Magog, non mi avevano ancora vista bere,
pertanto si sarebbe provveduto subito ad idratarmi opportunamente. Sono stata
legata al potro, poi sono arrivate le cinesine. , Ad un ordine della perra una
delle cinesine mi ha preso la testa girandola di lato e tenendola bloccata.
Un'altra mi ha inserito tra i denti un apribocca: in breve mi sono trovata che,
oltre a non poter fare il più piccolo movimento, non potevo più chiudere la bocca. Poi mio sono accorta che
una di loro teneva in mano, arrotolata una lunga sonda di gomma rossa,
terminante con un imbuto. Quando ho visto che stavano lubrificando la sonda
sono stata presa dal panico, ma legata come ero potevo solo sbavare e mugolare.
Poi la cinesina ha iniziato ad infilare, un millimetro alla volta la sonda, giù
per la mia gola, fino allo stomaco. Saranno stati pochi minuti, ma mi è
sembrata un eternità, squassata dai conati che mi impedivano quasi di respirare,
ero coperta di sudore freddo. Poi,
finalmente la tortura si è fermata, hanno versato una enorme caraffa di acqua nell’imbuto ed attraverso la
sonda dentro di me. Ho sentito il mio stomaco riempirsi sempre di più. La perra mi ha minacciata che se avessi
vomitato mentre estraevano la sonda avrebbe fatto ripetere l’operazione
dall’inizio. Ed alla fine, la sonda è stata estratta, tra i miei mugolii, i
miei sudori e le mie lacrime. Non so come ho fatto a resistere! Pensa che
quando mi hanno rimessa rudemente in piedi si è sentito distintamente il mio
stomaco gorgogliare. E così, per la paura di venire trattate alla stessa
maniera, ora è tutto un vedere domestiche, massaggiatrici e sguattere che
bevono bicchieroni di acqua. Si è però creato il problema del bagno, poiché a
noi serve è concesso l’uso di una sola toilette, capita spesso di vedere una o
due serve che attendono a cosce strette, che una collega liberi il posto, per
poter fare finalmente pipì.
Ovviamente il potro ha trovato molte altre spiacevoli
utilizzazioni, ma ora cara Monika ti devo lasciare, la mia ora libera è
terminata e devo andare a lavare, ovviamente a mano, lenzuola, teli da bagno ed
accappatoi.
Un saluto dalla tua collega
sguattera Nadia
(18- continua)
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8 gennaio 2012
LAVARE PAVIMENTI: L'OPINIONE DI UNA SERVA
Cara Monika
Sono la serva Martina “tina” vorrei se mi permetti dire la mia idea sul lavare i pavimenti.
Per me è quasi un esercizio spirituale da compiere quotidianamente, bisogna stare giù in ginocchio strofinare con forza sciacquare spesso lo straccio, non importa se si sente dolore alle ginocchia o fa male la schiena, bisogna pensare che la nostra padrona avrà un pavimento splendente e farà bella figura con le amiche grazie alla nostra fatica.
So che è un argomento già trattato ma ho detto quello che penso.
Un caro saluto
tina
Sono la serva Martina “tina” vorrei se mi permetti dire la mia idea sul lavare i pavimenti.
Per me è quasi un esercizio spirituale da compiere quotidianamente, bisogna stare giù in ginocchio strofinare con forza sciacquare spesso lo straccio, non importa se si sente dolore alle ginocchia o fa male la schiena, bisogna pensare che la nostra padrona avrà un pavimento splendente e farà bella figura con le amiche grazie alla nostra fatica.
So che è un argomento già trattato ma ho detto quello che penso.
Un caro saluto
tina
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PENSION BALNEARIA 17
Cara Monika,
ormai il buon nome della Pension se ne sta andando: giorni
orsono, mentre Pilar puliva nelle sale di trattamento, ormai territorio delle
cinesi, è riuscita a scambiare qualche parola con una delle vecchie clienti. La
cliente è molto scontenta per i trattamenti ricevuti ed i massaggi approssimativi,
eseguiti senza cognizione. Inoltre le hanno applicato male un congegno
elettronico causandole dolore ed una ustione. Pilar è riuscita ad accennarle
alla nostra difficile situazione, ma poi sono arrivate Gog e Magog ed ha dovuto
smettere immediatamente e tornare al lavoro.
Come la perra aveva minacciato, sono iniziati gli esperimenti
con le antiche attrezzature. La prima che io e Pilar abbiamo dovuto provare la
chiamerei l’idromassaggio estremo:
mi hanno legata ad una specie di lettino ginecologico, che ti tiene
immobile. Il lettino viene calato in una delle enormi vasche da bagno di ghisa,
con una manovella. Poi viene posizionato un sostegno che permette di
posizionare quella che pare una doccia a circa 20 cm dal pube e due specie di
campane che coprono parte dei seni. Tutto collegato a dei tubi flessibili che
arrivano ad una scatola di controllo.
Quando è stato il mio turno ero molto preoccupata, mi
aspettavo il dolore, invece un dolce getto di acqua ben calda ti massaggia la …
passerina e le due coppe dei seni applicano una specie di massaggio alternato
ad una aspirazione: pare che qualcuno ti succhi i capezzoli. Mi hanno lasciata
così una decina di minuti, ad
eccitarmi al massimo, ma prima che riuscissi a venire, la perra ha girato un
rubinetto: dalla doccia e dalle coppe sono sparati dei getti di acqua
ghiacciata ad altissima pressione. Per fortuna i getti sono realizzati in modo
che siano in continuo movimento, altrimenti penso che sicuramente riuscirebbero
a scalfire la pelle, soprattutto sui genitali. Ero sotto shock, sono restata in
apnea almeno 30 secondi, poi ho cominciato ad urlare. Ma prima di legarmi al
lettino la perra mi aveva fatto applicare il “toro”, una specie maschera
carnevalesca che ricorda la caricatura di un toro, almeno le orecchie e le
corna e l’anello al naso. In corrispondenza della bocca della vittima c’è un bavaglio di cuoio, che viene
allacciato stretto e tutti i
tentativi di parlare od urlare si trasformano in mugolii, se non addirittura
muggiti! Così, mia cara collega i
cicli di piacere e dolore si sono alternati più volte, mentre si udivano i miei
mugolii tra le risate di Gog e Magog, che mi davano della vacca, dicendo che
dopo la mungitura sarebbe arrivato il toro a possedermi, già si sentivano i
muggiti. Ti dirò, in lunghi anni di lavoro come serva, sono stata punita spesso,
a volte, anche molto duramente, ma non mi sono mai sentita umiliata e derisa
così profondamente.
Ciao Monika, un saluto dalla sguattera Nadia
Post Scriptum
Cara Monika,
la cosa sorprendente è stata l’effetto di questo
trattamento: non riuscivo più a prendere sonno, pensavo all’accaduto e... alla fine ho dovuto soddisfarmi da
sola. In seguito, Pilar mi ha raccontato che tale trattamento viene usato per le
clienti frigide o sessualmente poco attive. Una settimana di trattamento
risveglierebbe i bollenti spiriti anche ad una statua di marmo.
sguattera Nadia
(17- continua)
(17- continua)
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