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7 settembre 2013

PENSION BALNEARIA - 66


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
Dopo che la doctora si è accetrata delle condizioni dell’inquisita, accendo la seconda candela da 1 ora, che determinerà la durata della “pregunta extraordinaria”.
In questa seduta il peso dell’accusata sarà aumentato da pesi attaccati ai piedi. Inoltre dai 30 minuti in poi l’inquisitrice potrà utilizzare il ferro rovente, sia pur su aree limitate e sotto diretto controllo della doctora.
L’accusata viene issata sul cavalletto e l’inquisitrice ed una sua aiutante le appendono alle caviglie due sacchi di sabbia, per un peso di 10 kg cadauno. L’effetto è immediato, ora non esiste alcun modo con cui l’accusata possa alleviare la pressione. Tra continui lamenti e lacrime passano i primi 10 minuti. L’inquisita ora suda profusamente, tanto che il pavimento sotto al potro è bagnato dalle stille di sudore.
Ai 20 minuti l’accusata ha un piccolo svenimento, prontamente risolto dalla dottoressa che le fa annusare i sali.
Ai 30 minuti ammonisco l’accusata, il ferro per marchiature è già stato messo in un braciere. Ora l’inquisitrice ne afferra il manico di legno e lo mostra, rosseggiante all’inquisita, che richiesta urla di non voler confessare. Mi sento in dovere di ricordare all’interrogante le regole dell’utilizzo del ferro rovente, può essere usato solo su due aree, indicate dalla dottoressa e dovrà essere applicato solo per pochi secondi, lo scopo è terrorizzare, provocare movimentio scomposti e lasciare un marchio d’infamia L’interrogante gioca a lungo, avvicinando il ferro ai capezzoli, in modo che l’inquisita ne senta l’enorme calore ed allontanandolo, senza scottarla. Ora si inizia a fare sul serio, il ferro, non più rosso ma ancora fumante, viene appoggiato per un secondo alla pelle dell’inquisita, sul torace, sotto ad un ascella. Pare un grillo, tale è il sobbalzo che fa, sempre trattenuta sul cavalletto dai pesi appesi ai piedi. Urla scomposte e pianto a dirotto. A nuova richiesta urla nuovamente, tra le lacrime, di non confessare. Puzza di pollo bruciacchiato. L’inquisitrice scalda nuovamente il ferro e lo mostra nuovamente alla sua vittima……….
Nobili Signore, scusate la brevità ma è tanta l’emozione del racconto che sento il bisogno di fare una pausa.
Sguattera Nadia
(66- continua)


21 luglio 2013

LANCY 11 - LA COLLINA

disegno della schiava Elisabeth Mandile

LANCY 11 – LA COLLINA
di sguattera sudiciona

La collina
Alta circa sette metri, lunga una decina, la Collina poggia su una struttura di calcestruzzo e mattoni edificata nel 1863. Tronchi di legno appoggiati trasversalmente su un fondo di pietrisco e ghiaia fungono da rozzi scalini e aiutano le donne punite nel faticoso compito di inerpicarsi prima per la ripida salita, successivamente di scendere l'altrettanto ripida discesa sempre gravate dal giogo che contiene il loro carico di “mule”, appesantite dai litri di “Eau de Lancy” che ingrossa il loro ventre di schiave.
Di fatto una variante del cosiddetto “treadmill”, in uso nelle prigioni femminili vittoriane, la Collina era, nelle intenzioni della sua buona Fondatrice, lo strumento d'urto che serve a far prendere alle schiave immediato contatto con le loro nuove condizioni di vita.

Tre litri nel pancione
Frau Schwanger è stata svuotata per la prima volta dalla sua guardiana e subito dopo nuovamente riempita, questa volta con la dose standard dal Campo delle Mule. In vista del suo primo turno sulla Collina. grazie al busto contenitivo allacciato sotto ai due grembiuli, Frau Schwanger è in grado di ospitare dentro le sue budella circa tre litri di mistura calda. La guardiana, ad ogni “turno” compiuto dalla sguattera, controllerà lo stato del pancione e le condizioni generali della punita. Ma vediamo in dettaglio che cosa prevede il regime punitivo delle serve sottoposte alla “Collina”.

I “turni” sulla Collina
Ciascun “turno” sulla Collina prevede, per ciascuna schiava, indipendentemente dall'età, un'andata-ritorno, ovvero una salita, una discesa, seguita da una seconda risalita e un'ultima discesa al punto di partenza, con il giogo sulle spalle. A questo primo “turno” segue un breve riposo in piedi, indi ha luogo un secondo “turno, ovvero un altro doppio sali-scendi. In tutto, una schiava compie ogni giorno dai quattro agli otto “turni” completi, scaglionati nel corso della giornata. Se la guardiana ritiene che la salita sia troppo lenta, può “aiutare” la schiava a colpi di frusta o di verga, e può anche decidere di aumentare il carico del “giogo”. 

Frau Schwanger è ora di fronte alla ripida salita. La pancia è tesa e piena di liquido, il ventre gorgoglia, il desiderio anzi l'ossessione di scaricarsi, che nella tenuta di Lancy occupa la mente di ogni serva, è qui portata all'estremo, fin quasi alla follia. Ma presto, una volta incominciata la sua vita nel Recinto delle Mule, un'altrettanto sovrana ossessione si contenderà la mente ottenebrata della schiava: quella di potersi fermare e riposare.

Madame X sale la Collina
Davanti a lei, giunta quasi a metà della salita, Frau Schwanger vede lentamente inerpicarsi Madame X: la divisa della donna è completamente intrisa di sudore che scorre da sotto il cappuccio, scivola sulla schiena e cade sulla sabbia e il pietrisco oppure finisce direttamente negli stivali di gomma. Madame X arranca lentamente, grugnendo. A un certo punto, pur sforzandosi di procedere, rimane piantata sul terreno in forte pendenza: con un disperato mugolio cerca di avanzare, sporgendosi in avanti mentre il peso dei due secchi colmi di pietrisco attaccati al giogo le incurvano la schiena madida. La guardiana si accorge subito dell'impasse della sua assistita e accorre con la verga. Qualche colpo ben assestato sul sedere e sulla schiena fanno miracoli: con un grugnito, la serva riesce a muovere un passo, poi un altro, ed ecco che lentamente, come una zombie incappucciata, ricomincia a procedere. Per sua fortuna, le manca poco al termine dei “turni” sulla Collina. Domani l'attende una giornata sulla Giostra.

Frau Schwanger, schiava di fatica
Ma intanto, ecco che è il turno di Frau Schwanger: per la prima volta nella sua vita affronta la Collina. Poggia lo stivale sul primo tronco, reso liscio dalle tante schiave che per decenni l'hanno calpestato e usurato. Flette la gamba, i grembiuli di gomma sfregano l'uno contro l'altro, muove un passo, la pancia gonfia si tende, ballonzola, ma le budella rimangono sostanzialmente a posto grazie al busto. Secondo passo, ecco che entrambe i piedi infilati negli stivaloni di gomma poggiano sul tronco. Facendo forza su tutti i muscoli, è iniziata la traspirazione che non smetterà di inondarle il corpo di sudore fino a sera.
Passo dopo passo, Frau Schwanger si inerpica sulla Collina: il respiro, sotto il cappuccio, si fa sempre più pesante, il rumore del suo fiato, dentro la calotta, la rintrona. Il cuore batte forte, mentre ogni tanto l'intestino si contorce, la pressione dell'acqua spinge in fuori il Bardex harness di gomma e tende le spesse mutande contenitive.
Come e più che a Lancy, una sensazione di nausea la permea da capo a piedi: Frau Schwanger il suo volto non lo potrà vedere mai più (nel Campo delle Mule gli specchi sono banditi), ma se potesse vedersi, si accorgerebbe che sotto il cappuccio il suo colorito giallastro, tipico di tutte le schiave di Lancy, si è già terribilmente accentuato.

Arrivata in cima, il puzzo del suo stesso sudore è ormai conclamato: d'ora in poi non ci farà più caso: dal momento che le divise vengono sostituite molto raramente e mai lavate, la convivenza coi suoi forti odori sarà una realtà ineluttabile.

La discesa
disegno della schiava Elisabeth Mandile
Inizia la discesa, che sembra pericolosamente ripida: la schiava si puntella coi talloni, il peso del giogo la trascina in basso, deve farsi forza per non scivolare, le ascelle grondano sudore, la schiena è fradicia. Caracollando, smottando, sdrucciolando, arriva in fondo alla discesa, mentre il giogo di legno le scava le spalle. Una frustata sui polpacci le indica che è il momento di ricominciare a salire: il suo primo “turno” deve essere completato. Completato il “turno”, alla fine della discesa Frau Schwanger trova ad attenderla su figlia. La ragazza le controlla il pancione, poi senza preavviso, ordina alla schiava di eseguire uno squat, con il giogo ancora addosso. Tremante, la serva si accoscia, a gambe larghe, la lingua fuori, il pesante basto improvvisamente diventato leggero, dal momento che i secchi colmi di pietrisco appoggiano al suolo. 

La sculacciata
La padrona-figlia passa una mano fra le cosce della madre, sfrega rudemente le mutande contenitive, a lungo. Poi, quando l'effetto dei rozzi sfregamenti sembra stia cominciando a farsi sentire, Brunilde senza preavviso assesta alla madre una forte sculacciata fra le gambe. Lo schiocco sulle mutande di gomma e di cuoio è fortissimo, la schiava muggisce prolungatamente, il suo disperato richiamo fa persino girare Madame X, che sta terminando il suo ultimo “turno” in uno stato di semincoscienza, spossata dall'immane fatica. Madame X si gira, attonita senza smettere di salire, gli occhi sbarrati sotto il cappuccio, la lingua mezza fuori, sgocciolante, puzzolente, gravida nei suoi grembiuli.
(11- continua)

SU ELISABETH MANDILE

Cara FrauJulia, in risposta al suo commento in calce alla nona puntata di Lancy non posso che essere d'accordo con lei: la schiava Mandile dovrà essere pungolata a dovere, anche se l'essere la personale "enema slave" di Annika a volte non la rende in grado di disegnare a un livello soddisfacente. Andrebbe incentivata.
JS


20 luglio 2013

AUTOCONTROLLO DELLA SERVA

Pubblichiamo un prezioso contributo della Signora FrauJulia


Care Signore,

con l’arrivo dell’estate ho deciso di sottoporre la serva ad una periodica accurata igiene intestinale. Del contempo le ho assegnato l’obbiettivo di migliorare il proprio autocontrollo. Per ottenere entrambi gli scopi, niente di meglio dell'applicazione periodica di qualche buon clistere.

Riflettevo però sulle modalità di applicazione dei clisteri disciplinari. Troppo facile per le serve sopportarli loro malgrado, grazie a plug e mutande di gomma, per migliorare l’autocontrollo occorre la “collaborazione” attiva della serva. E così ha preso avvio il “lavement sans culottes”. Niente di nuovo sotto al sole, come vedrete. Con frequenza almeno bisettimanale alla serva viene applicato un clistere di media grandezza, diciamo un litro o un litro e mezzo di Eau de Lancy o, più prosaicamente, acqua e sale, a temperatura ambiente, diciamo intorno ai 24 gradi. A seguire inietto anche una peretta da 250 cc di aria, in modo da stimolare i crampi e rendere la pancia “gorgogliante”. La serva viene avvertita che dovrà resistere per un certo tempo diciamo dai 15 minuti le prime volte, aumentando poi gradualmente fino a 45 minuti. Nessun ausilio per aiutarla a trattenersi, anzi, dovrà restare in piedi e lavorare. Magari, per ridurre la possibilità di “incidenti”, in particolare le prime volte, il tempo di ritenzione verrà passato in piedi nella doccia o nella vasca da bagno, con le mani legate in alto, in modo che non possa massaggiarsi il pancione o aiutarsi in qualche modo a “tappare”.

Nonostante la quantità di liquido sia molto ragionevole, i movimenti peristaltici scatenati dall’acqua fredda e dall’aria, sommati alla forza di gravità, metteranno a dura prova la capacità di sopportazione della serva. Infatti ciclicamente la serva avrà delle contrazioni e delle ondate di dolore in coincidenza dei movimenti peristaltici, contrazioni chiaramente avvertibili dal sordo gorgoglio proveniente dal ventre della serva.  Solo stringendo disperatamente gli sfinteri, riuscirà a resistere, ma non potrà fermarsi, il lavoro deve continuare. Vedrete che, nonostante il clistere fosse di acqua relativamente fredda, ben presto il sudore macchierà la divisa della sguattera, impegnata a fondo dallo sforzo di controllarsi.  Alla fine del tempo, la serva potrà infine dolorosamente e rumorosamente svuotarsi nel “cesso della servitù” o, se non ce la facesse a reggere fino a raggiungerlo, in apposito secchio.

Ovviamente se non raggiungesse l’obbiettivo, la punizione consisterà, al secondo “tentativo” di due litri con 250 cc di aria, da ritenere, sempre senza ausilio, per il tempo di 20 – 30 minuti.

Se la serva fallisse anche il secondo tentativo deciderò io se procedere ad un terzo “tentativo” con 3 litri o più di acqua da sopportare per soli 10 - 20 minuti, permettendole di aiutarsi con un “tampone” di carta igienica, oppure ricorrere direttamente alla intramontabile ed odiata dose di olio di ricino che assicurerà una ancora migliore igiene intestinale (cfr. miei commenti riguardo alle purghe punitive).

Risulati ottenuti:

direi abbastanza incoraggianti. Fatto salo le prime due somministrazioni, in cui ho dovuto ricorrere ad un secondo ed un terzo “tentativo”, ormai la serva ha sviluppato un buon autocontrollo e riesce a superare la “prova” se non sempre al primo, almeno al secondo “tentativo”. Quanto alla temuta “assuefazione” a questo metodo disciplinare, per ora non si è manifestata, anzi la serva odia il tutto ed all'avvicinarsi del giorno della pulizia intestinale sono sospiri e preghiere per dilazionare la “prova”. Ovviamente non prendo lontanamente in considerazione la cosa e il programma di “lavement san culottes” proseguirà, magari aumentando leggermente le “difficoltà” del primo livello, che ne dite?

FrauJulia

 

 

7 luglio 2013

LANCY 10 - IL CAMPO DELLE MULE

© Georges Pichard

LANCY 10 – IL CAMPO DELLE MULE
di sguattera sudiciona

La misteriosa fondatrice di Lancy
Il cosiddetto Campo delle mule, ove Frau Schwanger trascorrerà il resto della sua vita insieme alla sue tre compagne di sventura espiando la propria inettitudine al servizio è, se così possiamo dire, la pietra miliare di quello che 150 anni dopo sarebbe diventata la Lancy che incominciamo a conoscere e svelare attraverso questo imperfetto e per necessità di cose incompleto resoconto.

Fondazione
Nel 1863 la misteriosa fondatrice di Lancy, ereditiera con una spiccatissima attitudine al comando unita ad un carattere di ferro e ad un patrimonio così imponente da essere difficilmente quantificabile, decise di istituire un luogo in cui poter creare a proprio piacimento e lontano da sguardi indiscreti una genìa di serve perfettamente adeguate al totale servizio e alla assoluta devozione alle proprie padrone. 

Per ottenere questo risultato, la proba Fondatrice si ispira ai sistemi punitivi dei Bagnes Des Femmes e dei Conventi femminili di punizione creati nel 1700, secolo baciato da una straordinaria inventiva per quanto riguarda la correzione di “donne perdute” che andavano riportate sulla retta via ad ogni costo. In particolare, la generosa filantropa individua due elementi cardine del proprio sistema correzionale: i clisteri e i lavori di fatica.

Justine, o le disavventure della virtù
L'idea di redimere le “donne perdute” tenendole occupate da un operoso, incessante lavoro e mantenendole in uno stato di “gravidanza” pressochè continuo grazie a profonde irrigazioni intestinali viene mutuato dalle ferree regole dei Bagnes e dalla attenta lettura del Marchese De Sade, in particolare dagli interessanti spunti offerti da una delle sue opere migliori, nonchè sua opera prima: Justine, o le disavventure della virtù, pubblicata nel 1791.

Ancora bellissima e appena trentaseienne, subito dopo l'improvvisa quanto auspicata morte dell'anziano marito, la misteriosa Fondatrice si trasferisce dalla natia Parigi a Lugano nel 1860. In seguito a minuziose ricerche, valutazioni politiche e sociali e dopo la costruzione di una fitta rete protettiva costituita da amicizie altolocate ben consolidate da un attento uso del suo patrimonio, la virtuosa Signora individua in Lancy il luogo ideale ove costruire il suo primo “falansterio dedicato alla remissione dei peccati delle serve perdute”. Compra in contanti una villa immersa nel bosco, ettari ed ettari di terreno circostante, ed inizia la sua pia opera.

Dopo imponenti lavori di ristrutturazione durati tre anni, realizzati da una infinita serie di imprese a ciascuna della quale viene affidata a rotazione solo una minima parte dei lavori, Lancy viene completata e resa operativa nell'anno di grazia 1863. 

Lancy nel 1863
All'epoca la struttura è soltanto un terzo di quello che oggi conosciamo, e consta del palazzo principale, del Campo delle Mule e dei locali sotterranei segreti che più tardi verranno adibiti a contenere le “mucche” della Fattoria. Il Campo delle Mule viene reso immediatamente operativo con l'introduzione dei tre “Marchingegni di fatica”, ovvero la Giostra, la Collina e il Giardino. Progettati dalla nostra amorevole filantropa, ecco una sommaria descrizione dei tre apparati, così come la stessa misteriosa gentildonna li riassume nei suoi appunti progettuali:

Per redimere le più riottose e recalcitranti delle serve, che io definirei “mule”, ho ideato tre sistemi di correzione che non mancheranno di ingentilire quelle povere anime perdute, restituendo finalmente a loro stesse la loro anima servile, che ritengo essere, per una schiava, il suo più alto sentire possibile su questa Terra.

Ed ecco dunque la Giostra, ovvero una sorta di bindolo che, in questo caso, non servirà a tirare su un ben niente eccetto che la ritrovata dignità di bestia da soma della serva, la quale sarà attaccata mediante imbracatura al bindolo, al posto di un povero asino innocente.

E poi ancora la Collina, ovvero un terrapieno di sassi e terriccio ripidissimo alto non più di 7 metri, che la mula dovrà salire e scendere per tutto il giorno, amorevolmente sollecitata da una guardiana, meglio se con indosso un giogo carico di pietre e sterpi.

Infine il Giardino, luogo consacrato allo scavo di buche tanto profonde da farci entrare la schiava al completo in piedi, con di fuora solo la testa, e che dopo l'entrata della schiava per constatarne l'effettiva profondità, sarà dalla medesima serva issofatto nuovamente riempita.

Come avveniva nei nostri beneamati e rimpianti “Bagnes des Femmes” che ho avuto modo di conoscere de visu da piccola in Francia, le nostre corrigende svolgeranno i loro compiti con le budella ben riempite di acqua e olio, rabboccati ad intervalli prestabiliti.  Onde far sì che le infide mule non si liberino del loro giusto carico interno, saranno sigillate secondo il metodo dell'italiano Ramolino, metodo che si avvale di due eccellenti ritrovati: un godemichet di caucciù inserito nel loro orifizio minore e indosso mutande di pelle molto aderenti. Completeranno il corredo delle mule una palandrana di tela grigia e uno zinale adatto ai lavori di fatica. Per l'inverno saranno approntati dei mantelli di lana, unitamente a delle cuffie ugualmente di lana”.

Insieme alle note, la generosa Fondatrice aggiunge di suo pugno degli schizzi che serviranno alla realizzazione delle Macchine.

Frau Schwanger entra nel Campo delle Mule
Ma distogliamoci ora dal passato, e ritorniamo nel presente focalizzandoci sull'ingresso della nuova mula all'interno di quella che sarà la sua definitiva dimora. 

Rievochiamo dunque nuovamente la figura di Frau Schwanger: risentiamo il rumore degli stivali di gomma, delle doppie mutande, dei liquami che sciacquano dentro la sacca e dentro il ventre della detenuta, rivediamo la lingua rosa che sporge, il cappuccio, il pancione che tende il grembiule marrone ben allacciato. Rivediamo anche l'immagine scattata al termine del precedente capitolo: nel momento dell'ingresso delle tre donne al campo, ecco le altre tre mule: Lady Gwen, inglese di 38 anni, ex modella; Frau Schwein, ex barista tedesca di 53 anni e infine la misteriosa Madame X, di 41 anni.

Come avevamo già scritto, Lady Gwen è stata appena riempita e sta per essere rimessa al lavoro sulla Giostra; Frau Schwein viene energicamente svuotata dalla sua guardiana ed è pronta a riempire nuovamente la sua buca, mentre Madame X sta salendo la Collina per la tredicesima volta. I cesti di vimini del suo giogo sono carichi fino all'orlo di pietrisco. 

Con una sommaria cerimonia officiata dalla Signora Brunilde, nonchè figlia delle nuova corrigenda, la Guardiana Pat O'Hara viene ufficialmente assegnata a Frau Schwanger. Tranne brevi periodi, le loro vite saranno una lunga, continua, dolorosa simbiosi fra schiava e padrona.

Prima di essere definitivamente accolta nel Campo delle Mule, la schiava Frau Schwanger viene minuziosamente esaminata. Viene misurato il pancione, controllato lo stato dell'uniforme, dei grembiuli (a quello marrone ne viene aggiunto uno di spessa gomma blu) e le condizioni delle mutande punitive. 

Frau Schwanger viene condotta al suo primo Marchingegno di Fatica
Dopo aver versato il nauseabondo contenuto della sacca di gomma nell'Orto delle Mule, alla schiava, sempre con la lingua tenuta ben fuori dalla fessura del cappuccio, viene fatta assumere la posizione "on fours", ovvero carponi, e le viene permesso di abbeverarsi alla bassa vasca di granito che raccoglie l'acqua piovana mista ad acqua attinta al vicino torrente. 

Ora viene condotta a piccoli e secchi colpi di verga al primo “marchingegno di fatica” che sentirà il suo odore, che percepirà la sua fatica, che accoglierà con amore il suo corpo sfiancato. Si tratta, su consiglio di Brunilde, della Collina.
(10- continua)


23 giugno 2013

PENSION BALNEARIA 65


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
ho passato una notte insonne, piangendo a lungo.
Io e la perra oggi verremo interrogate per stabilire la verità. I metodi di interrogatorio del Tribunale sono ancora quelli di Torquemada, la perra, in virtù dei nobili natali, non verrà torturata, anzi, sarà lei a torturarmi, in presenza di un notaio, per estorcermi la confessione di essermi inventata tutto. L’unico limite posto dal Tribunale è che nella seduta di interrogatorio non dovrà essere versato del sangue.
All’alba due robuste sorveglianti mi trascinano nelle cantine della Pension. Qui è stata allestita la sala degli interrogatori. Il mio terrore è tale che non riesco quasi a descriverla: anelli ai muri ed al pavimento, un tavolaccio robustissimo, corde, catene, secchi e, illuminato da un candeliere il medioevale cavalletto. Con le mani ed i piedi incatenati, sono alla mercè della perra e delle sue due aiutanti preferite. Mi viene mostrato ed illustrato ogni oggetto di tortura, dilungandosi ampiamente sui dolori insopportabili che causerà.
Batto i denti ma non cedo, se la perra vuole una confessione non è col terrore che la otterrà.
Nessuno me l’ha detto, ma la perra ha a disposizione due sedute di un ora per ottenere una piena confessione, che il notaio trascriverà agli atti.
Anzi, visto che non ero di certo in condizioni di memorizzare gli avvenimenti, mi rifaccio al verbale del notaio. Verbale che ho avuto in seguito modo di studiare approfonditamente.
Inizia con “Yo M.T. notario del rey….”
Io M.T. notaia del Re presenzio all’interrogatorio della sguattera nadia, inquisita per ribellione ed incitamento all’ammutinamento delle altre serve. La signora L.P. (la perra) interroga la serva. Detta serva viene denudata. La inquisitrice decide di utilizzare il cavalletto. Tale cavalletto, con l’angolo arrotondato, viene abbondantemente spalmato di unguento al peperoncino. L’accusata, piangente, viene issata sul cavalletto, in modo che le parti impure poggino sull’angolo arrotondato. Le braccia, legate in alto non permettono che l’accusata possa cadere dal cavalletto. Accendo la candela da 1 ora, che determinerà la durata della “questione ordinaria”. L’accusata mostra con lamenti e sospiri quanto sia scomoda e dolorosa la posizione. Periodicamente chiederò all’accusata se confessa, accusandosi così di ribellione. Dopo 10 minuti, l’accusata inizia a sudare visibilmente, infatti stringe spasmodicamente le cosce e fa forza sulle corde che le tengono in alto le braccia, allo scopo di alleggerire il peso sulle parti impure. Alla mia domanda risponde bruscamente di non voler assolutamente confessare.
Sono passati 20 minuti, l’accusata ormai gocciola sudore fin sul pavimento. Non riesce più ad alleggerire il proprio peso e l’unguento al peperoncino la fa soffrire molto. A domanda risponde con la voce rotta dal pianto di non voler confessare. Sono passati 30 minuti, ormai l’accusata respira affannosamente, si sostiene ancora debolmente con le braccia. Si lamenta del bruciore sempre più insopportabile. Da questo momento l’interrogante ha il permesso di utilizzare uno scudiscio sul corpo dell’accusata, inizia pertanto a dare i primi colpi.
Dopo 40 minuti, l’accusata, ripetutamente colpita, in particolare sulle braccia e sulla schiena, è molto provata. Non ha più forze e non riesce più ad alleviare la pressione sulle parti impure.
L’interrogante prosegue con le scudisciate, insistendo prima su di un seno e poi sull’altro. Ammirevole la mira, ogni colpo cade esattamente dove aveva colpito il precedente. A 50 minuti, le scudisciate continuano a fioccare. L’accusata ora incassa i colpi senza reagire, la doctora, comunque stabilisce che si può proseguire perché non è svenuta. A 60 minuti termina la candela e termina la sessione di tortura ordinaria. L’accusata viene calata dal cavalletto e fatta stendere, in modo che la dottoressa possa visitarla. All’accusata v
iene permesso di orinare, cosa che fa tra grandi stenti, visto lo stato delle parti intime. Più volte invitata a confessare dall’accusatrice e da me, rifiuta.
Sta per iniziare la seduta di tortura straordinaria……
Sguattera Nadia
(65- continua)

21 giugno 2013

LANCY 9 - LE FATICHE DI FRAU SCHWANGER


Francisco Goya
LANCY 9 – LE FATICHE DI FRAU SCHWANGER
di sguattera sudiciona

La mula è quasi pronta
Dopo esser stata ben riempita di “Eau de Lancy” e sigillata con il Bardex harness, il cui ugello sporge lievemente dall'apposito foro praticato nelle doppie mutande, la mula (d'ora in avanti, per comodità, la chiameremo semplicemente così) viene preparata per il duro lavoro quotidiano che d'ora in poi sarà la sua vita. Innanzitutto le viene fatta indossare la pancera di gomma e di crine di cavallo: servirà a contenere e sostenere il pancione durante il lavoro forzato. Una volta reindossata la divisa a righe e il grembiulone di gomma marrone sulla pancera, l'imbragatura di cuoio le viene fissata mediante cinghie intorno al busto, al ventre e sulla schiena. Alla robusta struttura di vecchio cuoio irrigidito dal sudore di molte altre schiave che l'hanno precedentemente indossata, sono fissati degli anelli di acciaio che serviranno ad applicare Frau Schwanger ai marchingegni di fatica scelti e imposti di volta in volta dalle Signore di Lancy secondo un piano prestabilito oppure dettati da un semplice capriccio. Incappucciata, con la lingua rosa che fuorisce dal taglio praticato nel cappuccio, la mula viene avviata al suo destino, reggendo fra le mani la sacca di gomma contenente le sue deiezioni.

La marcia di Frau Schwanger
Slosh! Slosh! Slosh! La donna viene fatta marciare velocemente fuori dalla Clinica. Volutamente, il suo passaggio attraverso le sale di Lancy non passa certo inosservato: l'avvio "pubblico" al lavoro forzato della nuova mula serve come monito alle altre sguattere di Lancy, oltre che a provocare un particolare piacere e compiacimento nelle Signore e nelle guardiane. 

Il rumore degli stivali di gomma, del grembiule, dei liquami che sciacquano dentro la sacca, la lingua rosa che sporge, il cappuccio, il pancione: tutti elementi che concorrono a formare un quadro bizzarro, grottesco e a suo modo inquietante. Ci vorrebbe un talento come quello espresso da Francisco Goya nei suoi terribili “Caprichos”, per rendere appieno l'effetto provocato da una mula avviata al luogo di espiazione conclusivo.

Una nota iconografica di Janine Souillon
Apro una parentesi nel racconto della sguattera sudiciona per sottolineare come una abile illustratrice sia già operativa da tempo sia a Lancy che presso la mia tenuta: si tratta della schiava Elisabeth Mandile, di proprietà della amica polacca Annika K.
Elisabeth, semianalfabeta e schiava di fatica, è dotata di un raro e drammatico talento descrittivo, di un segno rapido ed efficace. Sovente, al termine dei suoi turni di lavoro, viene sollecitata a riprodurre sulla carta alcune delle sue impressioni e testimonianze oculari. Mentre i suoi lavori vengono sovente pubblicati, nessuna fotografia, per ovvi motivi, giunge allo stato di pubblicazione. Immagini fotografiche di Lancy, conservate in archivi segreti e debitamente criptati, sono consultabili solo dalle Signore.

In viaggio verso il campo delle mule
La processione formata da Brunilde, dalla mula e dalla guardiana Patricia O'Hara, una irlandese di 29 anni col volto pieno di lentiggini e le labbra carnose e sensuali, esce dalla magione e si dirige verso una zona del parco riparata e segreta. 

Il percorso
Prima si attraversa un sentiero immerso nella pineta, poi si arriva di fronte a un ponte di legno e di corda, sospeso sul fiume. Il ponte è sbarrato: quattro guardiane hanno il compito di sorvegliarlo, a turno, giorno e notte. Aperto lo sbarramento, il trio attraversa il ponte. Di tanto in tanto Pat O'Hara, quando si accorge che la sguattera sta rallentando l'andatura, assesta un colpo di verga sul suo sedere, stando ben attenta a non colpire l'ugello del Bardex Harness. Il percorso effettivo in linea d'aria è in realtà assai meno complesso di quanto lo si voglia fa apparire. Le deviazioni che i sentieri compiono, creano un lungo giro vizioso che le Signore in visita al campo delle mule possono facilmente evitare, grazie a un tunnel sotterraneo che collega Lancy al campo. Quello che per le schiave, bardate nella loro nuova ed estremamente affliggente tenuta da mule è un lungo e faticoso cammino, per le Signore è solo un veloce trasporto su un tapis roulant che scorre lungo un tunnel sotterraneo rinfrescato da un efficace sistema di ventilazione.

Il campo delle mule
Protetto dagli sguardi indiscreti da un alto muro di pietra, il quadrilatero detto “campo delle mule” ricorda una specie di monastero medioevale, e di fatto, per molti versi, a quel tipo di istituzione assomiglia e si ispira. 
Come un tempo, in certe segrete costruzioni della Francia venivano segregate donne riottose e ribelli, costringendole a un duro regime punitivo per il bene della loro anima, così a Lancy, nel riparato campo delle mule vengono purgate le irriducibili, le isteriche, le riottose che non vogliono adattarsi alle condizioni desiderate dalle buone Signore della magione.

Un muro di pietra viva, dicevamo, alto e con piccole finestre protette da inferriate, circonda il luogo di espiazione. Un tetto di pietra traforato permette il passaggio della luce, della pioggia e della neve, rendendolo pervio agli elementi naturali e al clima tutto l'anno, ma nascondendo alla vista il perimetro adibito al lavoro delle sguattere. 

All'interno, su un terreno brullo di sabbia e pietrisco che si estende per circa quattrocento metri per ciascun lato, si trovano i cosiddetti “marchingegni di fatica”, disegnati e creati quasi due secoli prima dalla misteriosa Fondatrice di Lancy. Hanno nomi apparentemente gentili, ma per ragioni che anfremo ad esaminare, fanno tremare le schiave al solo sentirli nominare. Sono tre: La Collina, La Giostra, Il Giardino. 
Sui marchingegni, sulla loro genesi, sulla loro natura e il loro funzionamento, dedicheremo prossimamente un capitolo a parte. 
Per ora limitiamoci a dire che lo spazio disponibile è occupato principalmente da loro e in seconda battuta dai Bagnes Des Femmes: questi altro non sono che il complesso di macchine di riempimento delle mule, chiamato così in omaggio ai Penitenziari Femminili del secolo scorso (“Bagnes”, appunto). Fra le spesse mura ci sono due appartamenti per le guardiane, il cucinotto per le pappa di tapioca delle mule, l'abbeveratoio. 
Le “stalle” delle mule sono sotterranee, scavate direttamente nella roccia dalle prime mule di Lancy, circa 150 anni orsono. Ben diverse per scopo e struttura dalle “stalle” della altrettanto temuta “Fattoria”, nascondono alla vista delle guardiane le lamentose mule, che però spesso sono “visitate” dalle loro carceriere nel cuore della notte per controlli improvvisi, ed altro.

Le altre mule
Nel campo ci sono, attualmente, altre tre mule: Lady Gwen, inglese di 38 anni, ex modella; Frau Schwein, tedesca di 53 anni e infine la misteriosissima Madame X, di 41 anni. 
Ed ora, scattiamo una fotografia virtuale del campo al momento dell'ingresso del nostro terzetto: Lady Gwen è stata appena riempita e sta per essere riagganciata alla Giostra; Frau Schwein è in fase di svuotamento da parte della sua operosa ed energica guardiana, mentre Madame X sta salendo la Collina per la tredicesima volta consecutiva. Inutile dire che il suo pancione è davvero notevole.
(9- continua)

7 giugno 2013

LANCY 8 - LA "CORRIGENDA MULA"


LANCY 8 - FRAU SCHWANGER, “CORRIGENDA MULA”
di sguattera sudiciona

La preparazione della "Corrigenda Mula"
Fraulein Brunilde M., coadiuvata dall'infermiera, si mette personalmente all'opera. Mentre l'impianto di diffusione della saletta spande nell'aria le note delle “Variazioni Goldberg” per pianoforte magistralmente eseguite da Glenn Gould, l'infermiera mescola due cucchiai di sapone di Marsiglia grattugiato con mezzo litro d'olio d'oliva, poi versa la densa mistura nel primo contenitore di ceramica. Al litro di vischiosa pappa punitiva, chiamata "Eau de Lancy", la donna aggiunge due litri di acqua calda. - Bene, mammina cara: questa prima dose servirà a saggiare le tue budella: innanzi tutto per ripulirti ben bene e poi per farle abituare al carico che d'ora in poi dovrai portare! - annuncia Brunilde.
Da sotto il cappuccio di gomma marrone, viene fuori il solito mugolio.
- Mi raccomando, panciona: niente crisi isteriche, d'ora in poi! Sopporta pazientemente la tua nuova condizione e forse eviterai provvedimenti ben più spiacevoli! - La voce di Brunilde scene di tono ma non di volume: - Da questo momento Frau Schwanger passa dallo status di sguattera a quella di “Corrigenda Mula”. Tale status non è revocabile, come del resto non lo è alcuno degli step progressivi di Lancy! Una volta iniziata la discesa, per una schiava di Lancy non c'è mai possibilità di risalita, semmai può guadagnarsi la possibilità di rimanere nella condizione in cui si trova!
Dal contenitore di porcellana si spande un aroma di olio e sapone. 

Il primo clistere da Corrigenda Mula
Le gambe aperte sul tavolo ginecologico, la Corrigenda Mula Frau Schwanger attende l'introduzione del primo clistere subìto nella sua nuova condizione. Brunilde appoggia contro l'ano della schiava il grosso ugello metallico e incomincia a spingere lentamente ma inesorabilmente. Il diametro dell'ugello è davvero notevole, se non altro in rapporto alla relativa tonicità dell'anello di carne della "Corrigenda Mula". La schiava si contorce quel tanto che le cinghie strette ai polsi, agli avambracci, alle caviglie e alle cosce le consentono: ma si tratta di movimenti minimi, che di certo non impediscono alla mano di Brunilde di portare a termine la sua missione. Con uno schiocco seguito da risucchio, l'ugello è definitivamente alloggiato nelle budella della punita! Finalmente l'infermiera può vendicarsi dell'affronto subito dalla schiava: senza esitare apre il rubinetto del contenitore di porcellana e il liquido caldo invade le viscere di Frau Schwanger. Iniziano, da parte della schiava, contorsioni un poco più pronunciate delle precedenti. Dal cappuccio provengono insistenti mugolii, segno che il liquido sta facendo il suo effetto. Molto rapidamente i tre litri di “eau de Lancy” si trasferiscono dalla caraffa di porcellana all'intestino della "Corrigenda Mula". Il ventre si tende sotto il grembiule, fino ad assumere il classico aspetto della panciona adibita ai lavori forzati. Svuotato completamente l'irrigatore, la padrona-figlia chiude il rubinetto lasciando in sede l'ugello. Da sotto il cappuccio giungono incessanti soffi e lamenti. Brunilde osserva soddisfatta il risultato dell'operazione, scatta un paio di immagini con l'iPhone e poi si gira verso l'infermiera: - Mia cara, d'ora in poi questa sarà la dose standard. Se la “mula” dovesse recalcitrare o peggio ribellarsi in qualsiasi modo, la dose verrà aumentata di un terzo. - Bien sur, madamoiselle! - risponde l'infermiera prendendo nota sul suo taccuino nero.

- Molto bene, ragazza mia! Per il momento lasceremo la neo "Corrigenda Mula" tranquilla a meditare sulle sue malefatte, come una brava bambina che ha subito il giusto castigo! Le metta sopra un telo di gomma, infermiera. Spegniamo la luce e lasciamola riposare! 

L'infermiera esegue l'ordine: un pesante lenzuolo gommato viene steso sulla schiava, lasciandole scoperto il viso incappucciato. Le due donne si dirigono verso la porta, spengono la luce ed escono, chiudendo a chiave la porta d'acciaio inossidabile.

Due ore dopo
Brunilde M. e l'infermiera rientrano nella Sala del Reparto Interventi. L'infermiera accende la lampada da sala operatoria, si avvicina al tavolo ginecologico d'acciaio e con gesto elegante toglie il lenzuolo di gomma dalla punita. Brunilde M. si avvicina, si china sulla "Corrigenda Mula" e ne saggia il pancione, premendo qua e là. Ad ogni schiacciamento, da sotto il cappuccio partono dei grufolii che, alla lunga, ottengono solo l'effetto di spazientire la padrona. - Ascolta bene, schiava: ora ti sarà tolto il bavaglio. Ti consiglio di imparare da subito a controllarti, se non vuoi che la dose di “Eau de Lancy” venga aumentata da subito! Se pensi di riuscire a controllarti, fai un cenno con la testa.
Dopo un attimo di esitazione, Frau Schwanger abbassa la testa due volte, in cenno di assenso. 
- Parfait! Infermiera, tolga il bavaglio a questa panciona! 
L'infermiera estrae dalla bocca della schiava il cilindro di gomma inserito fra i denti. La schiava rotea gli occhi, respirando pesantemente dalla bocca. Si intuisce che fa fatica a controllarsi, ma nonostante i crampi riesce a dominarsi e a rimanere in silenzio. - Molto bene, brava bambina! E ora, fuori la lingua! Ecco, così, fuori bene... Dovrai imparare a farlo sempre, quando non sei imbavagliata. Non è troppo difficile, vedrai... 
Frau Schwanger apre, la bocca, sporge una lingua impastata, che la sua padrona immediatamente afferra e stringe fra pollice e indice gommate. - Brava, così! Ricordati di tenerla sempre ben fuori, se ci tieni a conservarla!

(Dal manuale segreto di Lancy: la “regola della lingua”

“Ogni Corrigenda Mula, qualora non sia imbavagliata, durante le ore diurne e lavorative sarà tenuta a sporgere incessantemente la lingua in presenza di guardiane, infermiere, padrone o Signore, in segno di sottomissione”.)

Svuotamento
- E ora, infermiera, procediamo al primo svuotamento!
L'infermiera preme un bottone e con un ronzio il piano del tavolo si raddrizza lentamente, mettendo la schiava in posizione verticale. Sotto di lei, viene collocata una sacca di gomma marrone per la raccolta dei liquami: dopo l'espulsione e il secondo riempimento sigillato dal Bardex harness, saranno trasportati in giardino per la concimazione dalla stessa schiava che li ha prodotti: una regola economica di Lancy che sottolinea come “da una schiava non si butti via niente”. 

Brunilde ora appoggia le due mani sul pancione della madre e preme con forza. La schiava grugnisce, sporgendo la lingua a più non posso, mentre con un gesto secco e netto l'infermiera, inginocchiata ai piedi della sguattera, estrae il grosso ugello metallico. L'infermiera si scosta in tempo, stavolta: un getto denso, maleodoreante e dal colorito marrone fuoriesce da Frau Schwanger! Brunilde continua a schiacciare e a rilasciare il ventre pieno, e ogni volta un getto schizza fuori, sempre meno copioso, sempre meno veloce. Finchè, dopo un'ultima “spremitura”, le budella della schiava sembrano essere state completamente svuotate. Dalla sacca di gomma proviene un odore nauseabondo. Brunilde M. inarca un sopracciglio, e senza degnare di uno sguardo il “prodotto” della mungitura della madre, si rivolge al volto coperto dal cappuccio: - Ora sarai riempita di nuovo, verrai imbracata per il tuo nuovo lavoro e uscirai di qui portando con te quella schifezza: servirà a far crescere la tapioca di cui ti nutrirai fino alla fine dei tuoi giorni.
(8- continua)

2 giugno 2013

HELGA




Helga, swiss maid of all works

JS cerca donne di fatica

Janine Souillon cerca donne di fatica fra i 35 e i 60 anni.
Scrivere allegando foto a
janinesouillon@gmail.com