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3 settembre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 4


Diario di una educazione – 4
Ed il programma di rieducazione della sguattera inizia ben presto. Impegnata tutto il giorno in lavori faticosi e sorvegliata a vista dalla Oberschwester. E presto viene a galla una grossa mancanza della sguattera: ignora completamente l’uso e l’esecuzione dell’inchino, da eseguire tutte le volte che la Signora entra od esce dalla casa. Ma ciò che inguaia la sguattera è che è la Signora ad accorgersene. E, nel pieno rispetto delle tradizioni, la Signora se la prende con la Oberschwester, anziché con la diretta responsabile. La sguattera non assiste alla reprimenda o, chissà magari alla punizione, di Elize. Ciò che la serva sa è che Elize esce dall’incontro con Madame, schiumante di rabbia. La sguattera in quel momento sta lavando il pavimento del terrazzo inginocchiata davanti ad un secchio di acqua saponata, ormai diventata colore di caffè. Senza proferire una parola Elize afferra la sguattera per i capelli e le tuffa la testa nel secchio, tenendovela a lungo. L’operazione viene eseguita più volte, lasciando alla punita solo il tempo per tirare un respiro. Ed è una serva semiannegata che tossische e sputa acqua come un putto, quella a cui la Oberschwester spiega i rudimenti e le complicate regole dell’inchino. Infatti tale omaggio va riservato alle Signore di un certo lignaggio, deve essere eseguito all’arrivo ed alla partenza della Signora, non va eseguito, invece quando la Signora passeggia per le stanze, in tal caso la serva deve lavorare con gli occhi bassi ed alzare lo sguardo solo se le viene ordinato.
Per verificare che la sguattera abbia capito la Obershwester effettua numerose simulazioni, impersonando una Signora. Inutile dire che quella stupida della sguattera, sia pur ben istruita, continua a fare errori su errori. La lezione prosegue a lungo, senza grandi miglioramenti. Ad un certo punto la Oberschwester ne ha abbastanza: ordina alla sguattera rialzare la divisa di fatica ed abbassare le mutande disciplinari. La sguattera deve poi inginocchiarsi di fronte ad un divano e poi appoggiare il petto sulla seduta del divano. La Oberschwester si mette poi seduta sulla schiena della punita bloccandola tra le proprie cosce. La Oberschwester si trova in pratica il sedere della sguattera nella posizione in cui un suonatore di bongo ha il proprio strumento. Vi ho già detto che Elize ha delle forti braccia? La sguattera riceve una raffica interminabile di sculaccioni. Data l’origine della Oberschwester possiamo immaginare che stia cercando di suonare la Cavalcata delle Walchirie sul culo della povera serva. Ovviamente la musica è disturbata dai lamenti e strilli della punita. E la lezione continua, interminabile con intermittenti sculaccioni, con la sguattera che fatica a comprendere come mettere i piedi e piegare le ginocchia per ottenere un inchino d.o.c..
Pare che la Oberschwester, sia pur in posizione subalterna rispetto alla Signora, provi un sottile piacere a umiliare la sguattera anche nelle più intime necessità.
Infatti ordina alla sguattera di prepararsi per gli acquisti settimanali ad un centro commerciale. La serva si prepara per una bella sfacchinata, infatti la Oberschwester, fanatica del fitness, non utilizza automobili o i mezzi, per queste incombenze. Basta una passeggiata, il centro commerciale è per fortuna abbastanza vicino. Non della stessa opinione è la sguattera che si troverà a trainare un carrello strapieno e in seguito un trolley gigantesco, addizionato magari di un paio di borsoni. La sguattera spera di potersi mettere in borghese, ma niente, deve tenere la divisa di servizio con i buffi ciabattoni di plastica verde. Ed è alla fine, con la sguattera carica come un mulo, che la Oberschwester vede un negozio interessante, un negozio di articoli sanitari. Entra e parlotta con la commessa, la quale si reca nel retrobottega. Passano dieci minuti e la commessa torna trionfante, mostrando due grossi vasi da notte di plastica. La sguattera avvampa, alla vista degli oggetti. La Oberschwester nota con soddisfazione la cosa, le viene anche un'altra idea, rientra nel centro commerciale e ne esce con due lavagnette di plastica con relativi pennarelli, la serva si chiede per cosa serviranno questi oggetti. Lo scoprirà ben presto, le nuove regole Stabilite dalla Oberschwester, con il beneplacito di Madame, prevedono che la serva non utilizzi più il bagno, né al lavoro né a casa. Dovrà sempre utilizzare il vaso da notte, sovrastato dalla lavagnetta, su cui verrà riportato … il risultato. La Oberschwester si auto incarica della sorveglianza. Ricordate che la sguattera deve bere quattro bottigliette di acqua? Bene ben presto la sguattera ha bisogno di una pausa … vasetto. Ma la cosa che la sconvolge è che la Oberschwester non si allontana, è lì a meno di un metro di distanza. La serva si vergogna al punto da non riuscire a fare pipì. Ci vorrà un ulteriore ora ed un ulteriore bottiglietta di acqua per piegarla. E, una volta abbassate le mutande ed essersi accosciata, la serva si rende conto di quanto possa essere rumoroso un vaso da notte di plastica. Si sentono chiaramente sia lo scroscio che le ultime più piccole gocce. Ed è una serva arrossita fino alle orecchie che deve presentare alla Oberschwester la … propria produzione.
Ma le mire della Oberschwester sono ben altre, la serva stitica sicuramente avrà ben altri problemi. Infatti Elize pone trionfalmente un bello zero alla fine di ogni pausa bagno della sguattera. La sguattera inizia a disperare, tenta addirittura di rivolgersi alla Padrona, chiedendo di poter usare il bagno o di potere avere un po’ di privacy. Ma Madame risponde sdegnosa di non avere intenzione di lasciarle sporcare il bagno degli ospiti. In quanto alla richiesta di privacy, una brava serva non deve avere di questi stupidi pudori. Ma non è finita, Madame segnala alla Oberschwester che la sguattera ha cercato di scavalcarla, rivolgendosi direttamente alla Padrona. Risultato, la sguattera si becca un'altra memorabile sculacciata a tempo di Cavalcata delle Walchirie. Il numero di zeri sulle lavagnette si allunga inesorabile, siamo ormai a tre giorni interi, senza risultati, nonostante che la sguattera si sforzi ogni volta, fino a diventare paonazza.
Per la nostra sguattera si preparano giorni duri.
(4- continua)

PENSION BALNEARIA 87 / LA PUNIZIONE DELLA SERVA SARA


Nobili Signore, serva sudiciona,
vi relaziono sui primi giorni di corso, non ho avuto modo di controllare da vicino la perra ma Alejandra insiste, la perra è in buone mani. Le prime lezioni, come anticipato si tengono nell’hydroterapia. La prima sfortunata “guinea pig” è la serva Sara, una biondina quarantenne. Sara si è meritata la partecipazione come “caso di studio” per …. eccesso di ammonizioni. Dovete sapere che qui se le detenute paiono battere la fiacca, vengono ammonite una sola volta, la seconda volta iniziano i castighi. A Sara verrà applicato un clistere punitivo. Vedo la quantità di liquido, niente di particolare, solo 1.5 litri. Ma, spiega Alejandra, lo scopo di questo clistere è di fare da base al enema “gota a gota”. Infatti, sulla piantana che sorregge l’apparecchio, viene attaccato un secondo apparecchio, dotato di un regolatore simile a quello delle flebo. E’ così possibile far durare il clistere per tempi lunghissimi, riempiendo l’intestino molto lentamente, oppure addirittura regolare in maniera da limitarsi a compensare l’acqua assorbita dai tessuti. E ci viene mostrata una delle bottigliette dell’armadio a vetri, contenente un liquido di colore rosso. Leggo sull’etichetta gli ingredienti, vi riporto quelli che ricordo: sapone neutro, bicarbonato, olio di ricino, estratto di bile bovina, senna ed altri nomi scientifici che non capisco. Capisco benissimo, invece, le istruzioni d’uso: il preparato eccita i movimenti dell’intestino. Se usato in piccole dosi, stimola i movimenti peristaltici provocando un forte stimolo all’evacuazione. Si avverte che l’uso del preparato in dose abbondante, provoca una immediata incontenibile evacuazione, seguita da forti crampi per un lungo periodo. Capita a fagiolo una delle detenute in punizione: Alejandra, davanti a tutte la classe delle sorveglianti, le ordina di denudarsi. Lega poi le braccia della ragazza alle cinghie alla sbarra superiore di quello che vi ho descritto come “asticella”. In realtà vediamo che si tratta di un oggetto molto robusto, fissato al pavimento. La ragazza, dicevo, è così costretta a stare in piedi. Le viene infilata una cannula con una vistosa “oliva” sulla punta. L’operazione non è troppo piacevole. Viene praticato rapidamente il primo clistere di riempimento. Poi Alejandra preleva, con una piccola siringa, una piccola quantità del rosso liquido e lo aggiunge ai 2 litri di acqua del “gota a gota”, che diventa immediatamente di un bel rosa. Il gocciolatore viene presto regolato su un gocciolamento abbastanza vivace ed inizia la somministrazione. Per i primi dieci minuti non accade nulla di particolare, ma in seguito i movimenti della ragazza, che stringe forte le cosce tra di loro, indicano che l’effetto è cominciato. Bisogna dire che la poveretta, con le braccia fissate in alto, non ha alcuna possibilità di lenire i dolori, inoltre la posizione all’impiedi non né certo la migliore per un clistere, visto che la forza di gravità aiuta l’espulsione. Alejandra non risparmia le minacce, se sfugge anche solo una goccia la ragazza riceverà una punizione memorabile. E così per una interminabile mezz’ora la punita deve sopportare il rivolo di liquido che la tormenta, gonfiando ad un ritmo impercettibile il pancione. Ad un certo punto la ragazza scoppia addirittura in lacrime ma la clessidra non ha ancora terminato la sabbia e la punizione continua. Alla fine la ragazza cede, espelle la cannula ed un fiume di liquido inonda la vasca prudentemente posta sul pavimento.
Alejandra, magnanima attende che il tutto sia finito, si avvicina all’armadio delle attrezzature e torna con una sonda di gomma rossa, con due palloncini a forma di uovo posti verso la punta: una sonda Bardex! Ci viene mostrato come i due palloncini possano venire gonfiati, aiutando così a prevenire eventuali perdite, anche se, continua Alejandra, potrebbe sempre avvenire un “parto”.
La detenuta, stavolta, non deve attendere a lungo per il riempimento, Alejandra scioglie direttamente una doppia dose del liquido rosso in tutto il liquido e somministra il tutto piuttosto rapidamente. La ragazza cerca, per quanto può, di restare in piedi ferma, ma i dolori alle viscere la fanno contorcere come una biscia! Rivoli di sudore e sospiri si sprecano, anche se, obbedendo agli ordini di Alejandra, nessuna implorazione viene emessa. Alejandra sembra molto soddisfatta, limita addirittura il tempo di ritenzione ad un solo “giro di clessidra”. Il bonumore di Alejandra, ci rivelerà più tardi, è dovuto al fatto che una delle detenute, gli hanno riferito, si è appena meritata una delle memorabili punizioni per cui l’Istituto è famoso. Domani, ci annuncia, potrete assistere al “Parto” ed alla speciale preparazione adottata per le detenute più ribelli.
Termina così la giornata, devo confessare di essere curiosa, non ho idea in che cosa consista questa punizione ma domani lo scopriremo.
Vostra umile sorvegliante Nadia.
(87- continua)


12 luglio 2014

PENSION BALNEARIA 86


Nobili Signore, serva sudiciona,
la perra è stata messa al lavoro e, presto vi racconterò i suoi guai. Ma veniamo a me, sto seguendo il corso da sorvegliante. Una cosa assai interessante per una che fino a pochi mesi fa era dall’atra parte della barricata. Oltre a varie lezioni teoriche sui (mal)trattamenti delle detenute, ci viene annunciato che presto inizieranno le lezioni pratiche. Poiché molte di queste lezioni tratteranno di castighi vari, diventa necessario reperire delle serve “guinea pigs”, insomma delle più o meno volontarie. La Direzione ha stabilito che alla fine di ogni giorno si raccolgano i nomi delle detenute che hanno meritato dei castighi, vuoi per non aver lavorato a sufficienza, vuoi per aver combinato dei guai. Queste faranno da cavie per le lezioni dei giorni successivi. Maestra Alejandra accompagna la classe delle sorveglianti al primo ambiente, la sala dell’ “hydrtoterapia”.
In questa sala viene conservata tutta la strumentazione per riempire e svuotare, con varie modalità, il corpo delle detenute. Quattro oggetti sono evidentemente destinati allo scopo di bloccare la punita e renderne accessibili gli orifici: due lettini, dotati di cinghie per bloccare braccia e gambe. Sui lettini possono essere montati dei supporti per le caviglie, che permettono di bloccare la punita in posizione “ginecologica”. Un grosso “volante” posto al di sotto della mezzeria del lettino, permette di inclinare il lettino un po’ in tutte le posizioni, per cui si può mettere la punita con la testa ben più alta o ben più bassa dei piedi, arrivando quasi in posizione verticale. Una sedia, simile alla “silla della verguenza” che già ben conoscete, permette di bloccare la punita in posizione seduta, lasciando sempre ben accessibili gli orifizi. Un terzo oggetto appare, quasi inspiegabile in questo contesto: un inginocchiatoio. Guardando meglio vedo che anche questo è dotato di robuste cinghie per trattenere le punite. L’ultimo oggetto è quello che definirei l’asticella, per analogia con le asticelle del salto in alto, una struttura costituita da due robusti sostegni, su cui può essere bloccata, a varie altezze, una robusta barra trasversale, dotata di cinghie di contenzione per i polsi. Insomma è un modo per bloccare in alto le braccia delle detenute, in questo modo la totalità del loro corpo è accessibile da tutti i lati.
Tutti questi oggetti, lettini, sedia, inginocchiatoio ed asticella hanno alla base una specie di vasca che impedisce a “perdite” di liquidi di inondare i pavimenti.
Un grande armadio a vetri mette in mostra una serie di oggetti.
Innanzitutto alcuni apparecchi per il clistere, in plastica medica bianca. Solo che le proporzioni sono enormi terranno almeno 4 litri ed infine alcuni giganteschi ricavati da capaci taniche di plastica.
Seguono tubi di collegamento e rubinetti, ordinatamente disposti in sacchetti di plastica. Vengono poi capaci siringoni di plastica. Ed infine, disposte in scatolette e vassoi di plastica, sonde di tutti i tipi. Partiamo da sonde in plastica rigida di varia foggia, contenute in scatolette-espositori che presentano per ogni tipologia almeno quattro diverse misure via-via crescenti. E’poi la volta dei cateteri, usati sempre a scopo punitivo. A seguire sonde lisce di gomma, di diametri e lunghezze diversi. Ulteriori vassoi raccolgono sonde Bardex con una coppia di palloncini gonfiabili. E per finire, una collezione di plug rettali di varie fogge e misure, tutti dotati di un forellino centrale ed un raccordo per collegare il tubo del clistere. Al posto d’onore una scatola, purtroppo chiusa, di lucido legno scuro. Chiedo lumi e mi viene risposto che è “el muñeco”.
Un ultima anta dell’armadio contiene, ben ordinate scatolette e bottigliette di vari colori. Ci spiegano che si tratta degli additivi per preparare i liquidi per i vari trattamenti, oltre a potenti purganti.
Alejandra ci annuncia che, in vista del corso, sono state posticipate tutte le punizioni della settimana, per cui ci sarebbero state “cavie” per mostrarci l’utilizzo della strumentazione di punizione. E, ci dice, oltre ai soliti clisteri che ben conosciamo, qui avremo modo di ampliare le nostre conoscenze, per esempio vedremo il temuto “enema gota a gota”, il “lavado gastrico”, il “lavado vescical” , il “lavado del colon”. Avremo certamente occasione, grazie a qualche detenuta particolarmente ribelle, di assistere al “trabajo forzoso”, detto anche “parto anal”, per cui si usa, appunto “el muñeco”.
Ma veniamo alla perra, dovete sapere che le Signore, per finanziare questa istituzione, hanno creato una fabbrica artigianale di piatti di ceramica. Una fortunata coincidenza ha fatto sì che nel terreno cintato dall’alto muro a prova di evasione, vi fosse un giacimento di caolino. L’ideale per fare del prezioso vasellame. L’ideale anche per far lavorare le detenute. Molte si consumano a scavare, a colpi di zappa, la preziosa materia prima. La raffinazione e formatura degli oggetti sono invece affidate ad abili artigiane, ex detenute, delle vere artiste. Le detenute normali, tornano in auge per far funzionare i forni di cottura, infagottate nelle loro divise, sudano rivoli di sudore, a spalare combustibile e far girare i ventilatori del forno. Vengo a sapere che la perra si è data da fare per farsi assegnare un facile lavoretto: trascinare il carrello con il prodotto finito dai forni al magazzino di stoccaggio. Dico ad Alejandra che la perra non merita tale trattamento di favore, ma Maestra Alejandra mi risponde “tranquila, no es tan simple come parece”. Vedremo quindi cosa attende la perra.
Vostra umile sorvegliante nadia
(86- continua)

PENSION BALNEARIA 85 - DESCRIZIONE DELLA PERRA



DESCRIZIONE PSICOFISICA DELLA PERRA, DA DIRETTRICE E SORVEGLIANTE A SCHIAVA
Nobili Signore, serva sudiciona,
vi voglio parlare della perra.
Fino ad alcuni mesi fa era, devo ammetterlo, una bella donna. Trentaduenne, di origini andaluse, sembrava il prototipo della amazzone: alta (1.75), mora, capelli lunghi, occhi neri, ciglia lunghe. Pelle ambrata, un bel seno. Grazie all’abitudine di andare a cavallo, snella, ventre piatto ed un interessante “lato b”. Inoltre ha sempre apprezzato una tenuta da amazzone: calzoni fascianti, una camicetta a jabot di pizzo e un giacchino nero. Devo parlarvi del suo sguardo, uno sguardo bruciante ed intenso che faceva tremare noi serve, insomma: un vero portamento arrogante, da padrona.
Il fatto di essere stata ridotta in schiavitù, la ha trasformata completamente: i capelli cortissimi ed irregolari, ricresciuti dopo la “rapada”, senza più alcuna cura rivelano i primi fili brizzolati. Il ventre piatto se ne è andato, non so se a causa della dieta a cui è sottoposta o ai ripetitivi lavori punitivi a cui è assegnata, altro che cavalcate! Infatti il ventre della perra ha perso tonicità ed inizia ad espandersi, insomma presto avrà anche lei il “pancione” regolamentare. Il seno, lasciato sempre senza alcun sostegno e mortificato dalle divise carcerarie, sta iniziando a cadere.
Ed anche i suoi atteggiamenti sono cambiati: niente più sguardo altero ma occhi tenuti abbassati, anche se, ogni tanto le si accende ancora l’antica preoccupante scintilla nello sguardo.
E se prima la perra, vista da una serva, pareva la personificazione della perfezione, ora, diventata schiava, appaiono tutte le magagne: senza parrucchiere ed estetiste, nulla nasconde le imperfezioni, inoltre la mancanza dei suoi costosi profumi rivela un fastidioso naturale afrore delle sue ascelle ed un lieve sentore di piscio. Viso collo e mani si stanno coprendo di rughe. I palmi delle mani si stanno coprendo di calli. La mancanza di sole, poiché le detenute indossano sempre i loro camicioni punitivi, sta facendo virare il colore ambrato della sua pelle verso un malsano giallino.
Insomma, la perra sta diventando “una chiavica”.
E le Signore, qui al centro di detenzione stanno ora “studiandola”, per la perra si preparano brutte novità, le vedremo presto.
Vostra sorvegliante Nadia.


28 giugno 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 3


Diario di un'educazione – 3
I giorni di servizio si allungano monotoni: pulizia dei pavimenti, con la Oberschwester che spesso fa rifare pretestuosamente il lavoro con la serva ginocchioni. Poi lavare, stirare e …. Ripartire dall’inizio. La serva riga dritto, ha capito che non conviene sgarrare, lavora duramente ed in silenzio, come le sta insegnando la Oberschwester.
Ma c’è un altro problema: sarà il grande impegno messo nel lavoro, saranno le pause per il bagno concesse ad orari rigorosamente fissi, insomma, il già lento intestino della serva si blocca completamente. La povera stupida, anziché chiedere consiglio ed aiuto, rimanda di giorno in giorno, sperando…. Ma le scodelle di zuppa di cavoli che la Oberschwester tanto gradisce, alla povera serva stitica creano dei problemi: la serva si ritrova con un pancione dolorante e gonfio d’aria. E’ inevitabile che, piegandosi per passare lo straccio sotto al letto….. la serva ammorbi l’aria. La Oberschwester sottopone la serva ad uno stringente interrogatorio: da quanti giorni … non va? La serva cerca di tergiversare, ma la minaccia di una sculacciata la convince a confessare: “cinque”. “Cinque cosa?” inquisisce la Oberschwester “non mi scarico da cinque giorni” è la risposta della serva. La cosa è grave, una lunga telefonata alla Signora ed una alla Farmacista, fanno sì che in serata le due donne arrivino.
La serva sente le donne discutere, la Oberschwester, stavolta pare in disaccordo con le altre due. La serva, “origliando distrattamente” sente la Signora dire: “Mia cara, siamo d’accordo che la glicerina possa dare ottimi risultati ma, qui da noi si è soliti andarci un po’ più leggere, vedrà che comunque i risultati non mancheranno, glielo assicuro”.
La serva viene spedita in fretta per un acquisto urgente: “Prendi del sapone neutro da bucato e dell’olio di oliva. Prendi il più economico”. La serva si meraviglia un po’: la Signora chiede sempre il meglio, che strano.
Al ritorno la serva trova le tre donne ad attenderla. La Signora le ordina di spogliarsi e restare solo con le mutande disciplinari. La bottiglia di olio viene scaldata a bagnomaria. Poi la Farmacista prende dalla propria borsa una “pera” pera di gomma rossastra. La pera viene lentamente riempita di olio tiepido. Alla serva vengono abbassate le mutande disciplinari e deve mettersi prona, sulle ginocchia della Oberschwester, riparate da un lungo grembiule. La Signora dirige attentamente le operazioni. Il dito guantato della Oberschwester lubrifica accuratamente, poi il beccuccio di gomma della pera si fa strada nel buchetto della serva. Una leggera pressione rivela che il beccuccio si è intasato. Questo richiede l’estrazione e la pulizia del beccuccio ed una nuova inserzione. L’iniezione di olio caldo non è affatto dolorosa, anzi, alla serva piace molto venire accudita dalle tre donne. La serva viene ammonita di non perdere neanche una goccia, comunque la Farmacista mette nelle mutande disciplinari un pannolone, l’olio tiepido ha la particolarità si trovare sempre una strada per uscire, meglio evitare macchie. Alla serva pare di sognare, lasciata tranquilla a pisolare sul divano, nel tepore di una coperta. Che bello fare la “malatina”. Ma di lì ad un ora la Farmacista giudica che l’olio abbia fatto il suo effetto, ora di smuovere un po’ le cose. Viene preparato un catino con acqua calda in cui grattugiano un buon pezzo di sapone. L’acqua si fa densa e scivolosa, la consistenza è più di panna che latte. Nuova introduzione, la serva sente il caldo liquido entrare, dà po’ di fastidio ma niente più. La pera svuotata viene nuovamente riempita e reinserita più volte. Ora il pancione dà ondate di dolore che la stimolano ad andare in bagno. Ma le tre donne la trattengono sulle ginocchia della Obershwester: bisogna fare le brave bambine e resistere. Ma man mano che passa il tempo resistere diventa un impresa, la serva suda e smania. Ancora un po’ e non ce la farà a reggere fino al bagno. Ma la Farmacista ha pensato a tutto: va in macchina un attimo e torna…. Con un capace secchio a cui è adattata l’asse del water. Ecco, mia cara, dice la Signora, non preoccuparti, al momento opportuno ti accomoderai qui. Ormai la serva soffre talmente che non le interesserà scaricarsi così pubblicamente. Ma non è ancora giunto il momento, i massaggi al pancione continuano e anche le ondate di dolore. Di lì a poco la serva capisce che la prossima ondata non riuscirà a reggere. La Signora ora la incoraggia, stringi ancora un attimo, ecco, ora puoi sederti. Ed ora fai pure. Ma nonostante lo stimolo così forte, la serva fatica, è dopo un buon cinque minuti di “spinte” che un urlo di dolore ed un tonfo nel secchio annunciano alle Signore che è saltato il “tappo”. La serva, persa nelle coliche e nelle scariche che la devastano, quasi non nota la gioia delle Signore: non ci sarà bisogno di portare la serva al pronto soccorso, anzi, dopo un bidet ghiacciato e l’applicazione di una bella cremina lenitiva uniti ad una nottata di riposo, il buchetto della serva sarà nuovamente disponibile per l’intensivo programma di rieducazione e condizionamento intestinali che le Signore hanno ideato.
(3- continua)

PENSION BALNEARIA 84


Nobili Signore, serva sudiciona,
un lungo viaggio, rinchiuse nel furgoncino mi fa perdere l’orientamento. Quando scendiamo siamo in una vallata tra basse colline. Un antico edificio nobiliare, circondato da un ampio terreno ci attende. Varchiamo un portone, in un alto muro, reso invalicabile piantando sulla sommità innumerevoli, taglienti, cocci di vetro.
La sorvegliante di grado più alto “maestra Alejandra” ci attende. E’ una donna matura, plasmata da una vita di sacrifici, giunta ai vertici massimi raggiungibili per una ex serva divenuta sorvegliante e poi maestra delle sorveglianti.
Ci accompagna subito per un “giro di orientamento”, ben presto la perra scopre cosa la attende.
Per prima cosa le celle, ogni detenuta ha il “lusso” di una cella singola, si tratta di piccoli cubicoli da 1.50 metri di larghezza e 2 di lunghezza per 2 metri di altezza. All’interno solo un tavolaccio di legno, ben avvitato al muro. Come servizi igienici, l’immancabile secchio che ammorba l’aria. Le detenute sono fortunate, le celle sono dotate di un finestrino, da cui entra un po’ di aria e si vede il cielo. Ovviamente, spiega Alejandra, esistono anche celle sotterranee di punizione, prive di finestra, in cui la pena si sconta al buio e nel silenzio più assoluto.
Già nel giardino, possiamo vedere il primo manufatto di punizione. La “torre”, una rozza palizzata di legno, sormontata da un palco. Il tutto evidentemente costruito da detenute e non da esperti falegnami.
Una gogna, questa sì ben rifinita, blocca il collo e i polsi di una punita, obbligandola a stare eretta. Accanto alla gogna è posta una monumentale clessidra. Alejandra guarda la clessidra e dice alla punita, “preparati, palpazione vescicale”. Pone il palmo sul ventre della punita ed inizia ad affondare le dita. La punita emette un gemito e stringe spasmodicamente le cosce. Alejandra non pare soddisfatta, un gesto e prontamente arriva una sorvegliante con una capace brocca ed un imbuto. Infila l’imbuto in bocca alla punita e, lentamente versa il contenuto della brocca. La punita fa grossi sforzi per inghiottire, sentiamo distintamente i rumori della deglutizione forzata. Alejandra palpa ora lo stomaco, pare soddisfatta. Rigira la clessidra ed annuncia alla punita: “devi tenerla fino alla fine della sabbia, poi darai da bere alla tua compagna di sotto”. Devo fare una faccia molto incuriosita.
Alejandra, da un varco nella palizzata, mi mostra che sotto al palco esiste una seconda gogna. Quest’ultima blocca polsi e caviglie di una seconda punita, costringendola a stare distesa per terra. La testa è immersa in una piccola vasca, ripiena di liquido, da cui affiora solo la faccia della punita.
Alejandra mi accompagna ora ad espletare alcune formalità amministrative, che ci impiegano per una buona ora. Alla fine ripassiamo dal palco. Le due condannate sono nella medesima posizione, Alejandra effettua nuovamente la palpazione vescicale sulla detenuta di sopra, con maggior delicatezza. Ora annuncia alla punita che può orinare. Ma qualcosa non funziona, la punita non emette neanche una goccia, pare che a causa della interminabile ritenzione sia bloccata. Alejandra fa una espressione annoiata, batte le mani, giunge una sorvegliante a cui ordina “pediluvio per 15 minuti”.
Prontamente la donna porta una vaschetta contenete acqua e cubetti di ghiaccio. L’acqua deve essere freddissima. La punita deve mettere i piedi nella vaschetta. Non vi dico l’effetto, il freddo stimola ancora di più il bisogno di orinare. La punita squittisce e stringe disperatamente le cosce. Buon per lei che riesce a resistere tutti i 15 minuti. Ora Alejandra ripete l’invito ad orinare. Cosa che la punita fa con gran soddisfazione.
Ma ora passiamo al piano di sotto: il getto cade in faccia alla seconda punita e riempie sempre di più la vaschetta, iniziando a sommergere la bocca e rischiando di arrivare anche al naso. Si sentono dapprima rumori di aspirazione, come quando una serva maleducata sorbisce del brodo, ma poi il getto è così intenso che, se non vuole annegare la punita deve bere il più veloce possibile. Sul finire, addirittura le va di traverso il liquido, provocandole un terribile accesso di tosse.
Alejandra ora ordina di rimuovere le due punite, due sorveglianti liberano la punita superiore e vedo che la gogna era talmente alta da costringerla a stare sulle punte, tanto che ora fatica a camminare. Viene ora liberata la punita del piano di sotto. A parte la puzza, il colorito della punita è verdastro. Si regge appena in piedi e continua ad inghiottire a vuoto, preda di una nausea terribile. Alejandra le annuncia la palpazione vescicale, ma resta delusa, la vescica è poco piena, lo stomaco e la pancia, però sono ampiamente distesi. “Questa stupida non riesce a digerire l’orina”, sentenzia Alejandra, “Portala pure a vomitare” dice ad una guardia e, rivolta a me: “Vedrai, in capo ad una settimana in cui per punizione berrà l’orina di tutte le sue colleghe, imparerà a digerirla benissimo!”. 
(84- continua)

18 giugno 2014

PENSION BALNEARIA 83

Nobili Signore, serva sudiciona,
dopo le lunghe descrizioni delle punizioni inflitte alla perra che, come fattomi notare da Madame Janine, è ormai ridotta al rango di schiava, una novità si affaccia all’orizzonte.
Il Tribunale delle Signore convoca la perra vicino alla capitale. La Signora mi chiama e, in qualità di sorvegliante, mi incarica di trasportare la perra fin là. Un viaggio non da poco, un incarico veramente “rognoso”.
Vi spiego: anticamente una sorvegliante non aveva che da incatenare la condannata, farle portare in spalla sacco contenente le provviste per il viaggio e legare le catene alla sella del proprio mulo.
Ad ogni villaggio la condannata diventava lo spettacolo del giorno e veniva sbeffeggiata dalla popolazione. La notte venivano ospitate dai vari istituti di correzione che allora costellavano il paese.
Attualmente le condizioni sono cambiate e riuscire a trasportare una detenuta è diventato difficile. Si rischia sempre di incappare in qualche controllo e questo fornisce alla condannata una possibilità di facile fuga. Ci penso un po’ su: è chiaro che, qualsiasi sia il mezzo di trasporto scelto, una detenuta incatenata e magari imbavagliata, dia subito all’occhio. Del resto lasciare la detenuta libera è impensabile….. e mi ricordo da ragazzina, quando mi ruppi una gamba, che fatica camminare con il “gesso”. Detto fatto, recupero una quantità di bende, un sacco di gesso, avanzato ai muratori e mi industrio a imbevere le bende nel gesso. Poi richiamo alla mente un breve corso di pronto soccorso, e così la perra si trova con le due gambe ingessate fino a ben sopra il ginocchio. E’ ancora in grado di fare dei passettini, ma da qui a tentare di fuggire.. ne passa parecchio. Ma non mi sento completamente sicura e così, una bella ingessata anche alle braccia, due cinghiette, inserite nel gesso permettono di unire le braccia tra di loro, impedendo così eventuali aggressioni alla guardiana. Resta il problema del bavaglio. Qui mi viene in soccorso la Signora, mi fornisce un flacone di spray, un potente anestetico che ha la particolarità di paralizzare completamente ugola e corde vocali, un paio di spruzzi e la perra non potrà che mugolare per una buona mezz’ora. Il difficile sarà convincerla ad aprire bocca per spruzzarci lo spray.
Il mezzo di trasporto, già prenotato dal Tribunale, sarà un treno notturno.
“Attenta, da qui esce una detenuta, in ogni caso ne rientrerà una, se te la lasci scappare la sostituirai nella condanna”, queste le preoccupanti parole della Signora. No, non ho alcuna intenzione di abbassare la guardia, se la perra tenta qualcosa, piuttosto la ammazzo di botte.
E sul fare della sera, faccio mettere alla perra le “bragas de goma”, non voglio doverla portare al cesso, le butto addosso una specie di lungo saio, dotato di cappuccio. Una macchina della Pension ci accompagna alla stazione. La perra, impedita ed appesantita dai gessi, fatica a camminare. Mi devo ricordare di fissarle le mani, una volta sul treno, quei gessi possono diventare un arma ….
E finalmente siamo nello scompartimento, ho addirittura dovuto aiutare quell’inetta della perra a salire nello scompartimento. Lo scompartimento notturno è tutto per noi, nessuno ci disturberà. Allaccio tra loro le cinghiette delle braccia della perra, meglio stare sul sicuro. Finalmente partiamo e mi posso rilassare. Il treno è parzialmente vuoto, meglio così meno disturbatori e meno persone che possano sentire eventuali grida della perra. La perra sembra addormentata, mi rilasso anche io e a tratti sonnecchio. “TOC TOC Billete, por favor”.
Cazzo, ci mancava anche il controllore! La perra si sta già riscuotendo, ho solo pochi secondi, se si mette a gridare sono nei guai. E qui mi viene in aiuto la giovinezza passata nei bassifondi e le innumerevoli risse a cui ho partecipato, una bella gomitata alla bocca dello stomaco la lascia senza fiato, ora boccheggia, cercando di aspirare aria. Ho già in mano lo spray paralizzante, tre belle spruzzate mettono fuori uso la voce della perra. Le sistemo il cappuccio del saio, in modo da nasconderle un po’ la faccia. “TOC TOC” “LLEGO……. LLEGO!”
Apro la porta, sono in due, il controllore ed una guardia di sicurezza. Guardano la perra, tutta ingessata che mugola e si lamenta. La mia divisa da sorvegliante mi fa scambiare per una infermiera, mi indico la tempia con l’indice ed alzo gli occhi al cielo “pobre loca”. Porgo i biglietti, il controllore e la guardia se ne vanno in fretta. Ed all’esterno li sento commentare “Que olor!”, si la puzza della perra mi ha aiutato, non si sono insospettiti e non hanno fatto domande, sicuramente non ripasseranno a disturbarci. Ed al mattino arriviamo, su un binario secondario, non è un treno di lusso, solo un anonimo treno per gente che non ha né fretta né soldi. La perra non attira grande attenzione tra i viaggiatori mattinieri. Un furgoncino del Tribunal ci attende……..
E finalmente posso consegnare la perra alle amorevoli cure del Tribunale, continuerò però a seguirne le vicende, poiché proprio qui dovrò seguire un corso di specializzazione come sorvegliante.
Sorvegliante nadia.
(83- continua)

2 giugno 2014

LANCY 16 - UN SANO ESERCIZIO FISICO


LANCY 16 – UN SANO ESERCIZIO FISICO
di sguattera sudiciona
A Lancy tutto è studiato per non lasciare in ozio le detenute. E se negli altri reparti di Lancy si ricorre a sofisticati sistemi per sfiancare le mule, nella fattoria le vacche vengono adibite al lavoro dei campi. Infatti un compito di particolare importanza è l’aratura delle immense serre in cui viene coltivata la manioca. La manioca è un tubero dal quale viene ricavata la tapioca, unico alimento somministrato alle detenute di Lancy.
E naturalmente la sudiciona deve sperimentare anche questo. Tirare un aratro per aratura pesante non è un compito facile, richiede un grande sforzo. Per questo a Lancy vengono impiegati “tiri” di quattro vacche. Il lavoro all’aratro, molto usurante, rappresenta lo spauracchio per le detenute della stalla, basti dire che è più temuto di una seduta punitiva nell’ambulatorio della Dottoressa.
La Infermiera Mungitrice fa uscire dalla stalla la sudiciona con altre quattro compagne di sventura.
Le vacche indossano già i mutandoni contenitivi di Lancy. Anche se, al contrario delle mule, non sono ingravidate, dati gli sforzi erculei che dovranno fare, viene fatta indossare la fastidiosa pancera. Al di sopra le mucche indossano un lungo saio marrone, imbottito sulle spalle, dotato di cappuccio. Un morso viene saldamente introdotto tra i denti e strettamente allacciato da una cinghia. Il cappuccio, dotato di due fori per gli occhi ed uno per la bocca ha anche lo scopo di paraocchi, in modo che le mucche non vengano distratte dal proprio impegno. Per preservare in qualche modo i piedi, alle aratrici vengono fatti indossare bassi stivaletti di gomma.
Un grosso aratro le attende. L’aratro è di ferro, pesantissimo, con un enorme vomero. A quattro mucche viene fatto indossare un pesante “giogo”, costituito da un semianello di legno, posto sulle spalle, in corrispondenza della scarsa imbottitura offerta dal saio. Il giogo è collegato ad un sistema di cinghie che ripartisce lo sforzo tra le aratrici. La quinta serva, a rotazione, guida l’aratro, dando il ritmo alle compagne. La Signora Anne H. ha ideato di persona il lavoro all’aratro, una sola sorvegliante riesce, in una lunga giornata di lavoro a sfiancare ben cinque vacche. Ovviamente la sorvegliante è dotata di una terribile frusta di cuoio intrecciato. Basta uno schiocco della frusta perché le aratrici partano.
E veniamo alla nostra sudiciona preferita. Viene brutalmente svegliata dalla sorvegliante del turno di notte alle 6 in punto, nel buio della notte. Altre quattro infelici stanno uscendo dalle celle. La sorvegliante concede loro una pausa bagno, in modo che si svuotino ben bene dal clistere notturno. Fa quindi indossare gli abiti prescritti. Abiti che sono ancora umidi dal giorno precedente. La sudiciona rabbrividisce, nel freddo notturno. Il tiro di mucche viene fatto uscire nelle prime luci del giorno. L’aratro le attende. Arrivano le sorveglianti del turno di giorno. La sudiciona si accorge che a controllare l’aratura sarà la sorvegliante Lotte, una delle più inflessibili. La mucca che dovrà guidare l’aratro al primo turno è incaricata di infilare il giogo e stringere opportunamente cinghie, cinghiette, morsi e cappucci. Inutile dire che si merita un paio di manrovesci dalla sorvegliante Lotte che ritiene le cinghie troppo lasche. Dai muggiti che sfuggono alle aratrici, invece, sembrerebbe che le cinghie mordano già a sufficienza le carni, ma tant’è. Le mucche vengono ora dirette all’appezzamento da arare. Si tratta di un campo di un ettaro, posto appena fuori Lancy. Pensateci, un campo di 100x100 metri! Ma quello che sfiancherà le nostre vacche è il tipo di terreno: molto compatto ed argilloso, non lavorato da anni ed anni. Al comando della sorvegliante, le mucche da traino partono a tirare, ognuna concentrata nel tirare uniformemente, nessuna vuole assaggiare la frusta. Ed ad un secondo ordine, la mucca al comando libera una leva, il vomere si pianta nel terreno ed inizia ad opporre resistenza. Accade che per un po’ le vacche da traino continuino a muoversi ma l’aratro resta quasi fermo, i gioghi e le cinghie si piantano nelle carni e premono impietosi sulle ossa , sentiamo chiaramente i muggiti di dolore. Poi, lentamente l’aratro riprende ad avanzare. Vediamo chiaramente che il passo delle vacche aratrici è lo stesso degli alpinisti, lento ma costante e di grande potenza. La cosa più difficile per le nostre mucche è tirare all’unisono, infatti ben presto vanno fuori sincronismo e l’aratro rallenta. Qui rientra in gioco la sorvegliante che, tramite lo sciocco della frusta, rimette in sincronismo le aratrici. Inutile dire che, se va bene, lo schiocco è solo di avvertimento, ma la pazienza di Frau Lotte è limitata, ben presto la frusta cade sulle schiene impietosa, causando grande dolore. Gli impietosi paraocchi impediscono di vedere altro che non sia il campo ancora da arare, le vacche, infatti non possono, a causa del giogo, girare liberamente la testa. Le nostre vacche sono in un bagno di sudore, la faccia paonazza i denti piantati nel morso, quasi non hanno il fiato neanche per muggire. Ma un esercizio tanto massacrante non può durare all’infinito, ogni mezz’ora viene fatta la rotazione delle vacche. Vacche che, come l’aratro si ferma, cadono a terra sfinite. Occorrono grida e frustate, distribuite generosamente da Lotte, per far riprendere il lavoro a cambio effettuato. Inutile dire che con delle vacche così fannullone Frau Lotte dovrà fare dello straordinario, visto che il lavoro al campo di manioca terminerà nel buio della notte.
Al rientro le vacche, stravolte e coperte di cristalli di sale del loro sudore e della terra sollevata dai loro passi, saranno costrette all’ultimo sforzo di ripulire, oliare e riporre l’attrezzatura. Infine la tanto agognata scodella di tapioca permetterà loro di sopravvivere un altro giorno. E se durante il giorno le vacche da aratura sono esentate dal clistere, la notte possono recuperare, infatti le attende una bella caraffa di “Eau de Lancy”, somministrata, come buonanotte dalla sorvegliante. Il clistere le terrà gonfie nella notte. Ma la vacca numero 14 è tanto stanca che neanche si accorgerà del pancione e dei relativi dolorosi crampi.
(16- continua)

29 maggio 2014

PENSION BALNEARIA 82


Nobili Signore, serva sudiciona,
una affezionata cliente della Pension ha regalato alla Signora un cane. Un vero “mastino spagnolo” di nome “Diablo”. Sentendo il nome e la razza mastino penserete senz’altro ad un cane feroce, assetato di sangue……. niente di tutto questo. Nonostante sia solo un cucciolo ha la taglia di un vitello. Selezionato per gestire le greggi non è assolutamente aggressivo, si fa rispettare “marchiando” di tanto in tanto le cosce delle pecore con leggere “pinzate” dei denti, senza però mai affondarli. Infatti in breve alla Pension tutte, sorveglianti e detenute, abbiamo i nostri bei segni di qualche “pinzata”. Comunque un vero cane bonaccione che conosce la propria forza e fa in modo di non utilizzarla per fare male, si limita a mettersi in mezzo ed eventualmente “appoggiarsi” facendo cadere il malintenzionato.
Una pacchia per le detenute, direte voi. Il problema è che il bestione ha avuto un imprinting sbagliato, si crede un umano. Ed è sempre lì a puntare il suo sensibilissimo naso alle “parti basse” sia di noi sorveglianti ma soprattutto delle detenute. Ed alcune detenute, tra cui in particolare la perra, che si pisciano addosso con facilità, emanando così un pessimo odore, mandano in tilt il buon Diablo che si eccita ed inizia il “corteggiamento”. E bisogna dire che il buon “Diablo” è proprio ben dotato. Per una volta nella vita le detenute apprezzano le mutande rinforzate di gomma e cuoio, visto che Diablo non ha falsi pudori e si esibisce in clamorosi tentativi di monta. Il tutto si conclude inevitabilmente con la detenuta seppellita dalla stazza di Diablo che, poverino, si scontra con l’invalicabile spessore delle mutande. A volte ci vuole un secco richiamo della Signora per farlo desistere. Questi sono i fatti. Ovviamente noi sorveglianti non ci siamo fatte sfuggire l’occasione per terrorizzare ancora di più perra e compagne. Abbiamo raccontato loro fantasiose storie di detenute possedute di dietro dal mastino, così dolorosamente che per permettergli di estrarre il pene lo si era dovuto calmare a secchiate di acqua ghiacciata. Un'altra perversa fantasia, racconta di una detenuta a cui il buon Diablo ha staccato un orecchio durante un orgasmo.
Resta il fatto che il poveretto, continuamente frustrato sessualmente, rischia di deperire. La Signora, dopo aver cercato invano nel circondario una femmina di molosso adatta, annuncia che la prossima detenuta a meritarsi una punizione, dovrà, per un intero mese, provvedere “manualmente” al benessere fisico del povero Diablo. Naturalmente faccio in modo che la Perra si aggiudichi per prima la punizione. Francamente non la capisco, pianti e musi lunghi, fino a che non impugno la “vara” e metto fine alle contestazioni. E devo dire che il buon Diablo apprezza molto la manualità della perra, a tal punto che tende a farle “la corte” scortandola e cercando di difenderla. Addirittura diventa difficile somministrare alla perra un clistere, Diablo scambia la vaschetta per l’abbeveratoio svuotandola con grande soddisfazione!
Non preoccupatevi, comunque, ci vuol ben altro che un molosso per impedirmi di applicare le meritate punizioni alla perra.
E visto “l’innamoramento” di diablo non si contano le battute sul fatto che la perra ha trovato “su marido, el perro”.
La perra sopporta a fatica la situazione, tanto che un giorno, nel momento in cui non si sente osservata rifila un potente calcio nei “cojones”i di Diablo. La cosa non passa inosservata, anche perché il povero Diablo fa una scenata, urla, guaiti ed uggiolii, neanche che lo avessero ammazzato.
La Signora, informata dell’accaduto interviene ed alla perra viene inflitta un ulteriore umiliazione: dovrà soddisfare Diablo con la bocca! Inutile dire che, prevedendo l’accaduto mi sono portata la “vara”, per cui il sedere della perra viene in breve solcato dai segni incrociati delle vergate, fino a che, tra lacrime e singhiozzi, promette che eseguirà l’ordine. Organizziamo così il “teatrito”, il teatrino, in cui avvengono le vergognose punizioni pubbliche. Qui il buon Diablo viene fatto stendere e la perra deve accontentarlo.
E per la perra non si prospetta certo un roseo avvenire, la Signora, cercando una femmina adatta, ha scoperto che il seme di un “mastino spagnolo” di razza purissima, è molto ricercato, visto che i poveretti, data la mole, hanno qualche problema riproduttivo. E così la perra viene rifornita di provettoni, in cui dovrà, volente o nolente, raccogliere il “prodotto” del mastino. Sono ben contenta di questo, che anche la perra provi ad essere punita e vedere che la propria punizione arricchisce qualcun altro!
Sorvegliante Nadia
(82- continua)

25 maggio 2014

The Rubber Scrubber Maid

The Rubber Scrubber Maid

Sandra is a former Art Director of an international fashion magazine. A compulsive thief, she stole an expensive camera but her boss, Amina, found the camera in Sandra's handbag. "Choose, bitch: ten years in jail or a year of complete slavery in my house!" says Amina to a terrified Sandra. The desperate woman chooses slavery. Now, in her rubber uniform and apron, chained and with her bowels always filled with an huge punishment enema, the slave scrubs floors from 4 AM to 12 PM under maid Lisa's abusive control. At night, during her short rest, she is forced to please her mistress and her guests with her tongue. Will she survive this evil wild year of hard labor and slavery?
JS