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21 agosto 2012

PENSION BALNEARIA 50


Cara Monika,
come puoi immaginarti quella notte noi due serve abbiamo dormito ben poco, tra lacrime e sospiri, pensando a cosa la perra ci avesse riservato. Ed infatti al mattino abbiamo fatto la conoscenza di svariati attrezzi utilizzati per applicare le spiacevoli e dolorose scosse dell’elettroterapia.
Per darti una cronaca “imparziale” hanno chiesto al “CRONISTA” di raccontare cosa ci accade.
CRONISTA> Ben ritrovati, cari ascoltatori. Sono stato inviato per fare la cronaca delle elettroterapie presso la rinomata Pension Balnearia.
Perra > Le ricordo che queste serve sono colpevoli di una gravissima infrazione disciplinare ed inoltre devono rimediare ad un ventre prominente e flaccido.
Per somministrare l’elettroterapia ho scelto le stanze già usate 80 anni fa per lo stesso scopo. Cambia solo l’apparecchio che è modernissimo e non presenta rischi di folgorazione.
Ingeniera> Infatti, l’HELECTRO3000, che vi presento, è un apparecchio di concezione modernissima. Non presenta alcun rischio di folgorazione. Ha uno stadio finale potenziato in grado di erogare terapie ben 10 volte più efficaci della concorrenza.
Nadia> Mi fanno mettere nuda, di fronte all’Ingegnera, questa mi fa mettere a quattro zampe ed inizia ad esplorare le mie parti intime, chiama la perra lamentandosi che sono “demasiado seca”. E vorrei vedere, con la paura che abbiamo!
Ingeniera> Un bel po’ di gel conduttivo faciliterà l’introduzione ed il funzionamento degli elettrodi di punizione.
Nadia> Sia davanti che dietro mi vengono infilati due oggetti a forma di uovo, collegati con lunghi cavi.
Perra> Ed ora farete la conoscenza con il “cinturon de espinas”.
Nadia> Si tratta di un cinturone, alto circa 15 centimetri, all’estreno di robusto cuoio, all’interno di morbido neoprene. Aiaaa, però quando lo stringono il neoprene lascia apparire delle punte arrotondate, più o meno come fossero noccioli di oliva, non bucano ma fanno male.
Ingegnera> Ora la serva Nadia deve salire su questi due “bloques de madera”, isolati dal pavimento conduttivo della stanza.. Dovrà restare immobile per tutta la durata della elettroterapia. Se scende dai blocchi riceverà una dolorosa scossa punitiva dai due elettrodi.
Perra> Ingegnera mi permetta, meglio dare subito una dimostrazione alla serva.
Nadia> Frastornata non sono ancora riuscita a salire sui blocchi. AIAAAAAAAAAAAHHHHHH.
Chi di voi non ha mai preso la scossa? Ecco, immaginate qualcosa di simile, ma che mi è arrivato sugli elettrodi, per una decina di secondi. CHE MALE!!!!
Ingegnera> Ecco, questa è la scossa di intensità più bassa, se questa vale uno, sappi che l’apparecchio è in grado di dare scosse 20 volte più forti e per la durata di vari minuti. Sarà meglio che tu obbedisca, carina! Ed ora iniziamo a darci da fare per la tua pancia!
Nadia> Ed ecco che all’altezza del ventre mi arriva un flusso di corrente, niente a che vedere con la scossa di prima, ma comunque molto fastidioso. L’effetto di questa corrente è che i muscoli al di sotto del “cinturon de espinas”, si contraggono ritmicamente. E non crediate che sia una cosa di tutto riposo, ben presto inizio a sudare ed i crampi ai muscoli della pancia mi costringono a contorsioni, che devo cercare di controllare per non cadere dai blocchi di legno e ricevere la scossa punitiva!
Si continua così per un interminabile ora di sofferenza, i muscoli del ventre, già provati dagli esercizi dei giorni precedenti, dolgono moltissimo. Sento le gocce di sudore raccogliersi pian piano e poi scivolare lungo le gambe. Il pavimento attorno è ormai una pozzanghera di sudore.
Ingegnera> Ecco fatto, ora togliamo gli elettrodi e poi asciugherai bene il pavimento dal tuo sudore, ora è il turno della tua compagna ….. Noi ci vediamo domani per una seduta un po’ più impegnativa, sarà bene che domani mattina ti facciano un bel clisterone, per prepararti al meglio, con la pancia vuota e ben idratata.
Ecco Monika la relazione del primo giorno, non oso pensare a cosa ci aspetta.
Un abbraccio.
Sguattera “eléctrica” Nadia
(50- continua)

11 agosto 2012

UNA LETTERA DA FRAU JULIA

Cara Monika,
come saprai, è molto di moda farsi dei tatuaggi. Ovviamente ad una serva, sottoposta ad una rigida disciplina questo non è assolutamente permesso, se non imposto dalla Padrona. Ora, mi sono accorta che la mia serva si è fatta praticare un picccolissimo tatuaggio sul ventre, tatuaggio che tenta di nascondere con un cerottino. Suppongo abbia approfittato delle ore di libertà che, devo dire incautamente, le concedo una volta alla settimana.
Ti chiedo un consiglio su come debbo comportarmi, poichè apprezzo molto i tuoi saggi suggerimenti. Che punizione adottare, dovrebbe essere abbastanza lunga ed articolata, visto che un tatuaggio è per sempre. O magari pensi sia meglio fingere di non aver visto cosa nasconde il cerotto e fargliela passare liscia?
Grazie anticipate.
FrauJulia

Gentilissima Signora FrauJulia, 
come sguattera non sono autorizzata a esprimermi su qualsiasi punizione a meno che non si tratti di resoconti di castighi subiti in prima persona. Ho quindi girato la Sua domanda a Janine Souillon che Le risponderà direttamente su queste pagine. 
Un sentito ringraziamento per i Suoi preziosi contributi.
Monika, sguattera

PENSION BALENARIA 49


Cara Monika,
non ti ho ancora detto che, vilmente, abbiamo detto più volte alla perra che eravamo pentite ed eravamo pronte a concedere qualsiasi parte del nostro corpo, purchè questa interminabile punizione finisse. Ovviamente nessun risultato, le punizioni vanno eseguite sempre fino in fondo, se divertono la perra.
E così il giorno successivo veniamo messe su due panchette imbottite, di quelle che si possono trovare in una palestra. E ci vengono prescritti esercizi per gli addominali. Le caviglie fissate da cinghie, dobbiamo passare dalla posizione orizzontale a quella seduta, con le mani dietro alla nuca, usando solo i nostri addominali. E qui iniziano i dolori! Già farlo una volta è difficile, il farlo a tempo con la perra che batte le mani è impossibile. La nostra aguzzina si fa portare il suo frustino preferito e si diverte a “massaggiarci” le pance a modo suo. Due ore dura la tortura, in tutto saremo riuscite a fare venti o trenta sollevamenti, in compenso avevamo pancia e tette piene dei segni rossi delle percosse. Alla fine non riuscivo più a tirarmi su, piangevo soltanto. Veniamo così laasciate in pace, ovviamente passiamo il resto della giornata a lavorare, pulendo e lucidando, sempre preda dei morsi della fame, poiché ci hanno dato solo “sopa de fideos”, una minestrina molto molto acquosa, in aggiunta all’onnipresente yogurth.
A sera crolleremo addormentate, senza neanche spogliarci, dalle divise di fatica, che ormai puzzano tremendamente di sudore. Al risveglio un dramma! I muscoli addominali di me e Pilar, sforzati eccessivamente dagli esercizi a cui non siamo abituate, si sono infiammati, ogni movimento risulta doloroso. In qualche modo riusciamo ad indossare la divisa e presentarci alla perra, timorose di incorrere in una punizione.
Ma la realtà è peggiore dei nostri timori, ci legano nuovamente alle panchette e ci viene ordinato di riprendere l’esercizio degli addominali. Ma i dolori sono tali che dobbiamo gettare la spugna senza riuscire a tirarci su neanche una volta!
La perra ci accusa di non essere abbastanza motivate. Penserà lei a farci esercitare nostro malgrado!
Ad un ordine Gog e Magog portano un apparecchio ultramoderno, con un pannello tutto lucette e manopoline ed una serie di scatolette dall’aspetto costoso. La perra, in favore delle telecamere, presenta l’apparecchio e ne illustra l’uso. E’una centralina per la elettroterapia prodotta da una ditta che intende lanciarla commercialmente, grazie alla sperimentazione e alle pubblicità girate alla Pension Balnearia. Ovviamente, sapendo di essere condannate a fare da cavie, non ci lasciamo sfuggire una sillaba. Una delle frasi che sento mi preoccupa moltissimo “Esto nuovo dispositivo es mucho mas potente que la competencia” ed inoltre “puede ser muy doloroso”. Inoltre vedo su alcuni dei tasti e delle lucette il simbolo di “attenzione”.
Poi, per un giochino psicologico della perra o seguendo qualche oscuro insegnamento di Torquemada, veniamo rimandate a lavorare per il resto della giornata. Puoi immaginare in che stato di ansia abbiamo passato il resto della giornata. La notte ho addirittura pianto pensando allo strumento del nostro prossimo supplizio!
Monika, ora ti devo lasciare
sguattera “preoccupada” Nadia


23 luglio 2012

POESIA DELLA SERVA DI FRAU JULIA

Cara Monika,
ho trovato un nuovo bigliettino nel nascondiglio della serva.
Anche stavolta ha scritto una poesia autobiografica,
te la giro, in modo che tu possa pubblicarla.
FrauJulia

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Tempo d’estate

La serva rinchiusa in cantina,
un banchetto ha preparato in cucina.
La Signora riceve l’amante,
la serva nel buio circostante.
Udirà la serva ogni orgasmo,
la mano sfiorerà fino a causare lo spasmo.
Ed infine, a cose finite,
le colpe non passeranno impunite.
Toccarsi per le serve è peccato,
e sicuramente non sarà dimenticato.
Penitenza lunga e dolorosa,
quella che attende la smorfiosa.
Per calmare le serve eccitate,
prima l'ortica e poi le nerbate.
Ed infine sul sedere rosseggiante,
la rea lacrimando rialzerà le mutande.
Bacerà la mano giustiziera e
di servire la Signora andrà assai fiera.

PENSION BALNEARIA 48


Cara Monika,
inutile dirti che con la fame niente affatto placata dallo yogurt, il mal di pancia dato dal trattamento subito e dalll’olio di ricino che mi era restato giù, non ho dormito affatto, ho passato parte della notte sul secchio destinato ai bisogni.
Né mi ha aiutato a rilassarmi il pensiero che la cosa si sarebbe ripetuta all’indomani. Alla mattina ci alziamo e dobbiamo svolgere parte dei nostri lavori, poi veniamo nuovamente convocate “por l’hydroterapia”. Veniamo nuovamente fatte mettere in posizione e legate ben strette. Sono la prima per il trattamento. Vedo la perra portarsi davanti a me con una larga scatola piatta, contiene un assortimento di sonde di gomma. Trasecolo, sono tutte lunghissime, di tre misure diverse. La più corta sarà sui 20 – 30 centimetri, grossa come un mignolo, con una punta arrotondata e un paio di fori posti leggermente prima della punta. La media è preoccupante: lunga 50 – 60 centimetri ed è larga come un dito medio. La lunga è spaventosa: lunga 80 – 90 centimetri e larga come un dito pollice. La perra gioca come il gatto col topo, fingendo di fare una immaginaria conta, per la scelta della sonda. Viene scelta la seconda, stavolta la piantana sostiene due enormi contenitori, delle vere e proprie botticelle, dotate di rubinetto e di un tubo ad Y che le riunisce e si collega alla sonda. La perra si mette allegramente i guanti, lubrifica ammiccando la sonda e si porta dietro di me, vedo l’azione nel monitor. La sonda viene inserita e spinta lentamente. E’molto fastidiosa. La sento scorrere in punti inarrivabili dentro di me. Ad un tratto non avanza più ed allora la perra fa aprire l’acqua, un fiotto caldissimo mi invade e, aiutata da questo, la sonda riprende la inesorabile e dolorosa marcia, a tratti viene estratta un pezzo e poi affondata dolorosamente ancora di più. E finalmente la sonda è tutta dentro di me, l’acqua inizia a gonfiarmi. Ben presto non ne posso più, ma inutile contrarre la pancia, il getto della sonda è inarrestabile. Finalmente la perra ritira la sonda, ammonendomi che se non terrò l’acqua sufficientemente a lungo dovrà ripetere l’operazione.
La frase ti mette in agitazione, vorresti obbedire per evitare altri dolori, ma poi iniziano i dolori e tua a stringere e soffrire … fino a che cedi, e subito l’aguzzina a dirti che dovrà ripetere il clistere con ancora più acqua, visto che non collabori. Comunque la perra mi annuncia che potrò riposarmi un po’, mentre passa al trattamento di Pilar.
Anche a Pilar, ora, tocca il trattamento tradizionale e anche per lei la sonda da 60 cm. Anche per lei la dolorosa introduzione e l’interminabile fiotto di liquido. Inutile dire che neanche lei riesce a soddisfare la perra come tempo di ritenzione.
Veniamo fatte rialzare un momento. La perra ci guarda e confabula a lungo con Caridad e la venditrice degli apparecchi di idroterapia. Si vede che sono abbastanza contrariate, sento dei brandelli di frasi, “estan gordas”, “vientre flacido”, “parecen un barril”. A quanto pare i trattamenti non hanno raggiunto l’obbiettivo e le donne si innervosiscono.
Dobbiamo svuotare le tinozze poste sotto di noi. Tra purghe e clisteri il liquido è ormai abbastanza pulito.
Ora la perra inserisce la sonda più lunga, la inserisce come prima con un fastidioso e doloroso va e vieni, che rende l’operazione lunghissima. Giurerei che si sta divertendo, io un po’ meno! Poi viene aperta l’acqua caldissima come prima, però giunti a metà riempimento la perra chiude il rubinetto di un contenitore ed apre l’altro. Dopo pochi istanti sento nell’intestino una lama gelata. L’acqua del secondo contenitore è fredda e provoca dei fortissimi crampi. Non posso che piangere e supplicare che si fermi. La perra mi massaggia lungamente la pancia, beandosi delle contrazioni che mi sta provocando. Poi diminuisce un po’ l’apertura del rubinetto. Ma la situazione è ancora peggiore, infatti il riempimento diventerà interminabile, con crampi gorgoglii e dolori. Sempre con la perra che preme dolorosamente la pancia un po’ da una parte un po’ dall’altra e divertendosi a sentire lo sciacquio. Stavolta, non fidandosi della mia tenuta, la perra mi tappa utilizzando una specie di suppostona intagliata nel jabon “hiel de vaca”, un sapone da bucato molto irritante. Infatti, dove il buchetto stringe la base assottigliata del tappo, brucia moltissimo. E così mi trovo tra incudine e martello, per trattenere il mare di liquido che mi gonfia come un otre devo stringere disperatamente il buchetto ma questa operazione provoca un terribile bruciore. Inoltre il sapone che, a contatto con l’acqua del clistere, si scioglie contribuisce ad aumentare il mal di pancia.
E non mi consola il fatto che mentre io sono preda della nausea per l’acqua che sento risalire fino in gola e smanio per i dolori, anche Pilar riceva il medesimo trattamento. Resistiamo per una buona mezz’ora, da brave pazienti, con i pancioni gonfi, gorgoglianti e dolori da partorienti.
Ma un altro stimolo doloroso supera ormai tutti gli altri: tutta l’acqua ricevuta mi ha riempito la vescica e ormai se non faccio pipì esplodo. E quando dico alla perra che non ce la faccio più mi guadagno una altra bella schiacciata di pancia proprio in corrispondenza della vescica!
Sembra che abbiano aperto una diga, le contrazioni sparano fuori il tappo e un fiume di acqua va a riempire la tinozza e finalmente posso dolorosamente liberarmi.
A cose fatte le nostre tormentatrici non si capacitano: le pance sono ancora gonfie e l’acqua emessa è ancora perfettamente limpida.
C’è sconcerto tra la perra e le altre, evidentemente il messaggio che si vuol dare è che per risolvere i problemi di pancia gonfia basti venire alla Pension Balnearia e sottoporsi ad un trattamento idroterapico, ma le nostre pance le contraddicono.
Nell’attesa di una loro decisione veniamo rimandate barcollanti, tremanti e prede dei morsi della fame, a lavorare.
Ciao Monika, prossimamente ti racconto le ultime dolorose invenzioni di perra & C per trasformarci con un ventre sgonfio e tonico.
sguattera “vaciada” Nadia.
(48- continua)

14 luglio 2012

PENSION BALNEARIA 47


Cara Monika,
e così, come ti raccontavo, ci troviamo in procinto di essere nuovamente punite, in presenza della televisione, che riprenderà ogni istante e che poi realizzerà pubblicità, documentari e, temo, filmetti a luci rosse.
Veniamo spintonate dalle simpatiche Gog e Magon fino alla sala di hydroterapia. E’un ambiente incredibile, vale quasi da solo una puntata del mio racconto: un enorme sala liberty, dotata di ampie vetrate, però con i vetri smerigliati. Al centro della sala delle pareti di legno, alte un paio di metri, delimitano una stanza più piccola, le pareti di questa saletta hanno dei fori, in corrispondenza dei quali è disposto una versione più comoda del potro, una specie di mezzo lettino. In pratica chi occupa questo lettino si trova prono, con la testa ed il torace nella saletta interna e il resto del corpo nella sala esterna, messo a 90 gradi, con i piedi a terra, appoggiati in una grossa tinozza. Al centro della saletta interna un elegante tavolino da tè. In pratica, viene spiegato dal documentario realizzato, che ho avuto occasione di vedere, questo era il “salon de enema”. Qui le ricche clienti porgevano il posteriore alle energiche cure idrauliche di robuste infermiere, mentre dall’altro lato del muro, chiacchieravano amabilmente con le compagne di cura, leggevano, sentivano musica classica ed addirittura, veniva servito loro il tè. Insomma, un modo di salvare la faccia e di ignorare tutto il corollario di spiacevolezze associato al trattamento. Da non credere!
Ma veniamo a me, poiché come dice la perra ho “cometido la felacion” verrò punita anche attraverso la bocca. Mi fanno mettere su di un inginocchiatoio e mi legano con le apposite cinghie. A questo punto la perra, che per l’occasione si è data un look da dottoressa, mi si avvicina con una bottiglietta scura ed un cucchiaio. Capisco subito che intende purgarmi. Mi dice di non pensare neanche a disobbedire, altrimenti mi farà pentire di essere nata. Versa un cucchiaio di purga e mi costringe ad inghiottirla. Ora, come già raccontato, non è la prima volta che subisco questa punizione, ma stavolta l’odore ed il sapore sono mille volte peggio. Non sono passati neanche cinque secondi e sono squassata dai conati di vomito. Evidentemente se lo aspettavano, le cinghie mi trattengono, altrimenti cadrei anche per terra. Appena ripreso fiato la perra ghigna e mi dice “te gusta? Es el aceite de ricino tradicional, no es desodorizado”. E giù una seconda cucchiaiata. Tra un conato e l’altro mi costringe ad “disfrutar” il contenuto della bottiglietta fino a che non giudica che me ne sia restato giù abbastanza!. La intera operazione dura un interminabile quarto d’ora. Non mi reggo in piedi, gog e magog mi tirano su e mi legano su uno dei lettini. Lo stesso accade a Pilar.
Poichè abbiamo il torso affacciato nel salottino non vedremmo niente di cosa stanno preparando per noi. La perra, però, generosa come sempre, si premura di far portare un monitor in modo che non ci perdiamo il vergognoso spettacolo delle nostre parti posteriori. Poi la perra dice che bisogna rispettare la tradizione, ma, anziché del tè fa portare dello spumante e, sotto l’occhio delle telecamere dobbiamo brindare più volte con lei. Lo spumante ci dà inevitabilmente alla testa, inoltre una delle aguzzine si premura di stimolarci intimamente con un aggeggio vibrante. Comprendo subito che lo scopo è di avere un filmato in cui pare che noi ci si diverta e si venga eccitate, durante i trattamenti che ci verranno inflitti. Comunque che vergogna, ora la perra ha costruito una prova televisiva in cui pare che noi si sia sue, se non complici almeno collaborazioniste!
A proposito del salottino, non capisco una cosa, se le clienti della Pension erano così rilassate durante questi trattamenti, da addirittura ascoltare musica e prendere il tè, a cosa servivano le robuste cinghie imbottite con cui siamo state legate? Inoltre, una volta che i trattamenti avessero sortito l’effetto desiderato, essendo legate come potevano “ir a los aseos?”.
Ma ecco che nel monitor vedo la perra, nel suo camice che armeggia con una gigantesca “pera de goma”. Spiega, a beneficio della televisione che, poiché soffro di una forte stitichezza, inizierà con una bella “pera de aceite de oliva por lubricar”. E ben presto sento penetrare il beccuccio. L’olio tiepido è piacevole, ma dalla perra ci si deve sempre aspettare il peggio, la “pera” è stata riempita solo a metà ed alla fine, con forte gorgoglio mi inietta, anzi direi che mi “spara” dentro una grossa bolla d’aria, sicuramente molto meno confortevole dell’olio tiepido. E ad operazione eseguita resto lì, legata. Nessun effetto particolare, ma l’olio è subdolo, nonostante io stringa ben bene, lo sento colare pian piano dal buchetto lungo l’interno delle cosce, la cosa è ben documentata dai cameraman. Passata una mezz’ora, la perra torna alla carica, spiega che ora c’è bisogno di un “tratamiento radical” per iniziare a sbloccarmi, e viene consigliato “un robusto enema de jabon”.
Ben presto viene portato un antico marchingegno, una piantana con un apparecchio di vetro, pieno fino all’orlo di acqua talmente carica di sapone da parere latte, dalla parte superiore trabocca della schiuma. E qui la perra mostra la cannula di ebanite nera: la punta è ingrossata quanto un oliva. La cannula viene inserita senza toppi complimenti ed il rubinetto viene aperto. L’acqua è caldissima, la avverto distintamente entrare. E l’effetto della mistura non si fa attendere, inizio a sentirmi piena e a sudare come una fontana. Nel monitor vedo che l’apparecchio è stato messo piuttosto basso, segno che la perra vuole che la somministrazione sia lunga, interminabile. Ma ha fatto male i suoi conti sulla mia resistenza. Dopo aver implorato che mi sleghino, che devo andare in bagno eccetera, cedo ignominiosamente, non è entrata neanche metà dell’acqua. Sento il getto di liquido ancora caldissimo scendere lungo le gambe, nella tinozza entro cui appoggio i piedi. Le riprese mostrano vergognosamente che non è più solo acqua! Che vergogna! E cerco di non pensare che chissà in che mani finiranno le riprese che stanno facendo!
Mi aspetto chissà che castigo, ma non ho tenuto conto dei tempi televisivi, è ora il turno di Pilar. Lei la fortunata è destinata ai tanto pubblicizzati trattamenti moderni, quelli che la perra intende pubblicizzare. Poi la perra mostra la cannula destinata alla povera Pilar, è decisamente molto grossa, un piccolo pene, da cui si dipartono due grossi tubi che finiscono in un avveniristica macchina di plastica bianca, tutta lucette e pulsantini, mi viene in mente che, dato il colore e la moda del momento potrebbero battezzarla iEnema!
Ma non è il momento di scherzare, un minimo di lubrificazione e la cannula viene lentamente inserita in Pilar, che dai gemiti, non gradisce affatto l’intrusione. Il tutto, come spiega la voce di una presentatrice, assicura un “tratamiento” piacevole, indolore ed inodore. E la perra schiaccia bottoncini e regola rubinetti, ma ci sono difficoltà, ripete più volte la sequenza di operazioni ma niente. Vediamo la produttrice del marchingegno che riprova senza successo, poi estraggono la cannula da Pilar, si è intasata! E così alla perra viene consegnata una nuova cannula, se la precedente era grossa, questa ha quasi le dimensioni di un pene! E, dopo una bella lubrificata, Pilar è costretta ad … inghiottire anche questa. Nuova sequenza di pulsanti e rubinetti e l’apparecchio si mette in moto. Ora, viene presentato come un piacevole lavaggio, ma lì, legate sui lettini sento distintamente Pilar ansimare e cercare di respirare come un cagnolino. Le chiedo come va e mi risponde sussurrando che è un continuo sentirsi pienissima e che ha parecchi crampi. L’operazione dura una buona mezz’ora. Poi la perra, inquadrata dalle telecamere, annuncia che il trattamento preliminare del primo giorno è terminato e che nei giorni successivi vi saranno dei “tratamientos mas eficaz”. Ovviamente, una volta spente le telecamere, veniamo slegate e dobbiamo ripulire, inginocchiate, le tracce della nostra vergogna dalle tinozze, nonché lucidare il tutto per il giorno dopo.
Veniamo rinchiuse in due stanzette tipo clinica. La perra ci annuncia che ci verrà dato solo dello yogurt. Ora, qui è tradizione che i pasti principali finiscano con il “postre”, il dolce che spesso è sostituito da yogurt, sicuramente più salutare. Dall’arrivo della perra non abbiamo più assaggiato alcun postre, sono contenta della notizia, ma poi capisco che per chissà quanti giorni vivremo solo di quel vasetto di yogurt “mugnificamente” concessoci.
Cara Monika, un abbraccio
“paciente” Nadia
(47- continua)

7 luglio 2012

PENSION BALNEARIA 46


Cara Monika,
mi accorgo di non averti descritto la troupe televisiva. La regista si chiama Caridad, una morettina di Barcellona, piccola e tutto pepe. I suoi aiutanti sono due ragazzoni un po’ timidi che unici tra tutti chiamano anche noi serve “senorita”.
Per qualche momento avevamo sperato che la presenza della televisione avrebbe limitato la cattiveria della perra nei nostri confronti, invece è ancora peggio. Inoltre, poiché tutto viene registrato la perra ha la possibilità di vedere anche cose che prima ignorava. Una di queste è l’ “omaggio alla Signora”, in pratica in uno dei corridoi c’era una foto della Signora e noi serve, passando di lì facevamo un inchino. Come la perra se ne è accorta, guardando le riprese, siamo state tutte punite tenendoci a digiuno due giorni e la foto della Signora è stata rimossa e bruciata davanti a noi.
Altra novità: anziché l’uso di un normale wc, ora dobbiamo usare un wc “alla turca”. La cosa è particolarmente fastidiosa perché, essendo usato anche dai giocatori è sempre molto sporco e puzzolente. Così non possiamo più sederci neanche durante la pausa bagno e abbiamo sempre il pensiero che qualcuno ci stia guardando anche in quei momenti.
Come richiesto sul blog, ho avuto una deroga alla regola di raccontare tutto in ordine di tempo.
Accadde , un mesetto dopo l’arrivo dei televisivi, che io e Pilar venissimo destinate alla sala da gioco. Come già accaduto, uno dei clienti è riuscito a battere il banco, tenuto dalle cinesine. Inevitabile la richiesta di accompagnarsi alle serve e .. di usare il lato B.
Io e Pilar ci guardiamo ammiccando e seguiamo il vincitore in una saletta privata. Nascosta nella tasca della divisa da fatica ho la miracolosa cremina anestetica. Il cliente ordina di spogliarci l’una con l’altra ed inizia a pastrugnare il posteriore di Pilar. Gli suggeriamo di utilizzare una cremina lubrificante, ma non ne vuole sapere, mi dice di lubrificarglielo con la saliva, dovrò succhiarlo e poi, al momento giusto Pilar dovrà accoglierlo. Cerchiamo di fargli cambiare idea ma niente, allora faccio la pensata di mettermi la cremina sulla lingua, in modo da spalmargliela ben bene ed ottenere l’effetto “crollo” da noi già sperimentato. La cremina è amarissima, ma sopporto e mi do da fare (arrossisco ancora al pensiero di cosa avranno pensato gli aiutanti di Caridad, che ci vedono sui loro monitor in ogni momento). L’effetto non si fa attendere, il membro di affloscia clamorosamente ed il cliente, abbastanza imbarazzato, accenna a salutarci ed andarsene.
Non avevamo, però incluso nei nostri piani la perra. Questa, evidentemente, seguiva la scena sui monitor e ci accusa di avere barato. Il sospetto diviene certezza, quando io riesco a rispondere solo biascicando le parole, perché l’anestetico ha fatto effetto anche sulla mia lingua, una rapida perquisizione fa trovare il corpo del reato, e purtroppo la scritta crema anestetica è inequivocabile!
La perra si sprofonda in scuse con il cliente e gli assicura che, tra qualche giorno, quando si sentirà nuovamente in forze potrà aiutarla nella nostra punizione.
Quanto a noi, dovremo sfruttare questo tempo per la “Limpieza interna”. E’un termine che ignoravo, purtroppo scoprimmo presto di cosa si trattava, infatti, come ci aveva già minacciato la perra ci ha destinate alla sperimentazione delle antiche procedure medico-igieniche, praticate alla Pension.
Ma prima ancora, per alcuni giorni dobbiamo bere un infuso, fornito da un erboristeria. Questo infuso ci blocca completamente, intendo … andiamo in bagno ma … niente risultati. Caridad e la sua troupe seguono il gonfiarsi dei nostri pancioni, riprendendoci tutte le mattine. In capo a 4 giorni abbiamo le pance gonfie e stiamo malissimo.
E’la mattina del quinto che veniamo portate in un ala della Pension destinata alle cure idroterapiche. Qui i nostri destini si dividono, io che, secondo la perra, sono la più colpevole dovrò sperimentare su di me le procedure di purificazione adottate un secolo fa. Pilar, invece, sarà sottoposta al trattamento di una modernissima macchina di idroterapia. Ovviamente la troupe televisiva realizzerà un servizio pubblicitario riprendendo il tutto.
Ecco Monika, presto ti invierò l’umiliante racconto di cosa ci è capitato nell’ala “Tratamiento de idroterapia” della pension.
sguattera “costipada” Nadia

22 giugno 2012

PENSION BALNEARIA 45


Cara Monika,
i nostri lavori forzati agricoli sono proseguiti, con alterne vicende, fino all’autunno inoltrato. Ed alla fine non c’era più lavoro per noi. Niente frutta da rubare, niente panini elemosinati. Ma soprattutto niente introiti per la perra, che è sempre più nervosa e cattiva. Poi un giorno ci riunisce nel salone e ci dice che verrà a stare alla Pension una troupe televisiva, intenzionata a mostrare la Pension e girare dei filmati pubblicitari. Si spera che questo porti nuovi clienti per la Pension Balnearia. Immagino che dovremo “truccare” la Pension e “recitare” il ruolo di dipendenti contente ed allegre ….. INVECE …. Ci viene detto che le riprese inizieranno l’indomani, e di non illuderci, la nostra vita non cambierà affatto. Unica concessione alle telecamere è la distribuzione di nuove divise di fatica, gialle e ben più corte delle precedenti, tanto che chinandoci a lavorare non solo si vedono le gambe ma anche le mutande! Una evidente concessione alle telecamere.
E così ai nostri personaggi si aggiungono una regista e due suoi aiutanti. Da ora in poi non solo saremo sottoposti alla perra e alle sorveglianti, ma dovremo accontentare in tutto e per tutto anche i televisivi.
La Pension si trasforma come se fosse la casa del Gran Hermano, telecamere e microfoni dappertutto. E la regista ci spiega senza giri di parole che le riprese verranno distribuite ad una clientela particolare, interessata alla nostra vita di serve. Altri clienti, invece saranno interessati ad una nostra promozione dei particolari trattamenti medico – termali per cui la Pension andava famosa.
Ecco, mia cara, non si può certo dire che alla Pension ci si annoi, sono venuta qui a lavorare da ormai più di un anno e l’unica cosa che non cambia, è la vitaccia di noi serve.
Un abbraccio televisivo.
Sguattera Nadia
(45- continua)

10 giugno 2012

PENSION BALNEARIA 44

Cara Monika,
alle serve non sempre arride la fortuna!
Altre tre delle nostre colleghe hanno evidentemente indovinato il buon trattamento che ci era stato riservato alla vendemmia, si sono date da fare in tutti i modi e sono riuscite a sostituirci nel lavoro all’esterno. Mal gliene incorse, anziché il pacioso agricoltore, e le compagne di lavoro generose, si sono trovate a falciare a mano i bordi dei campi e dei fossi, là dove le macchine non arrivano. E ben presto comprendono perché questo lavoro non viene svolto con piacere dai normali contadini: i bordi dei campi sono chiamati “el reino de las ortigas e las culebras” e cioè il regno delle ortiche e delle bisce. E lavorare in divisa di fatica e con un paio di zoccoli di legno non è il massimo. E ben presto fanno anche la conoscenza con un altro spiacevole essere di questi posti: “la sanguijuela” e cioè la sanguisuga. Ed oltretutto niente cibo dalle compagne di lavoro: sempre sopa magra e qualche ortaggio rubato nei campi. A questo proposito, le colleghe sono pure maldestre: una di loro si fa cogliere sul fatto a rubare delle mele. Viene riaccompagnata alla Pension, dalla moglie dell’agricoltore, che insiste per essere lei a punire la ladra.
E qui la donna mostra una sua perversa genialità: gli attrezzi da punizione utilizzati sono dei semplici elastici, i soliti elastici da ufficio. Sceglie degli elastici piuttosto grossi, con un diametro di circa 20 centimetri. Li mette attorno al corpo della punita, alcuni attorno al torace, passando sopra i seni, altri all’altezza del bacino. Gli elastici non sono troppo stretti. Direte voi che tipo di punizione è? Ce lo siamo chieste anche noi. La donna tira al massimo verso di sé alcuni degli elastici, mettendoli in forte tensione, lasciandoli poi andare di colpo. Alla povera vittima pare di avere ricevuto una frustata! Il dolore è breve ma intenso. Ma la cosa che fa più male è che tutti i colpi cadono con precisione matematica dove è caduto il colpo precedente. E pare che l’aguzzina stia suonando un arpa, pizzica e tende ora un elastico sul seno, ora uno sul ventre. La punita suda e si lamenta debolmente, i seni ed il ventre sono coperti di segni rossi, dove arrivano i colpi, sono così precisi che si possono contare i colpi ricevuti.
Ma la punizione non è finita, potremmo dire dulcis ( amarus ? ) in fundo, l’aguzzina fa indossare alla punita una cintura e tende gli elastici a cavallo di questa, in modo che siano tesi sulla ….. passerina!
Se prima la punita dava degli strilli, ora la sentiamo urlare. Porta le mani a proteggere la parte offesa. La perra la fa legare al tavolo di punizione, in modo che non possa disturbare proteggendosi con le mani o stringendo le cosce. E qui le aguzzine insistono molto a lungo, tirando gli elastici all’inverosimile. Ben presto la poveretta ha tutta la parte piena di segni rossi. Piange e si dispera, ma dovrà sopportare fino a che le aguzzine si stancano di tormentarla.
E sai la cosa strana? Dopo alcune ore tutti i segni rossi sono spariti spontaneamente. La donna spiegava infatti alla perra che gli elastici hanno questa particolarità: fanno malissimo ma lasciano segni che spariscono in poco tempo, perfetti pertanto le tenere carni di giovani serve.
Insomma Monika, come vedi per noi serve le punizioni non finiscono mai.
Un abbraccio.
Sguattera nadia.
(44- continua)

4 giugno 2012

PENSION BALNEARIA 43

Cara Monika,
era inevitabile, un cliente scontento della gestione della sala da gioco ha minacciato di segnalare la cosa alle autorità. Ed inevitabilmente ci siamo andate di mezzo noi: lo scontento, un grosso e grasso agricoltore, è stato messo a tacere inviandogli tre di noi per la vendemmia. Come sempre le due “fortunate” siamo state io e Pilar, assieme a Veronica, una nostra compagna.
Ci viene ordinato di alzarci prestissimo, indossare la divisa di fatica ed attendere, l’agricoltore passerà col camion delle braccianti e ci porterà nelle sue vigne. E qui tre povere serve si sono trovate a mal partito: tutto il giorno a cogliere uva, al sole implacabile di queste terre. E non basta bisogna farlo in mezzo a ragni, vespe, formiche ed una popolazione di animaletti che pungono e urticano. Una volta piena la gerla occorre caricarsela sulla schiena e raggiungere il carro, dove bisogna travasare l’uva. Un lavoro pesante e massacrante. Bisogna però dire una cosa: all’ora di pranzo le altre braccianti si accorgono che noi poveracce non abbiamo nulla da mangiare e cerchiamo di dissetarci mangiando un po’ di uva rubata nella vigna. Subito dividono il loro pranzo con noi: deliziosi panini, che ormai non ci ricordavamo neanche più che esistessero e poi vino freschissimo, tenuto in , qui bevono senza vergona anche le mujeres. In pratica quello che sembrava uno dei soliti massacranti lavori, a cui tutte hanno cercato di sottrarsi, si è dimostrato una pacchia!
E noi non abbiamo rivelato alle altre la nostra fortuna, così nessuna avrebbe tentato di sostituirci. In tre settimane, tanto è durata la vendemmia, abbiamo addirittura recuperato qualche chilo di peso, nonostante il lavoro.
La perra se ne è accorta ma non vi ha dato peso, anzi, parrebbe contenta della cosa.
Cara Monika un abbraccio
sguattera “gorda” Nadia 
(43- continua)