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17 febbraio 2015

PENSION BALNEARIA 95 / FINE


IL SUPPLIZIO 
Nobili Signore, serva sudiciona,
ci eravamo lasciate con la perra rinchiusa nella bara. La Badessa ordina che venga lasciata lì a disperarsi, rinchiusa in quello piccolo spazio claustrofobico al buio. Ma la sentenza non prevede danni fisici: la perra non ne morirà: l’aria, come già detto, filtra dalla parete forellata. Per quanto riguarda fame e sete, la faccenda è un po’ più complicata. La perra verrà tenuta in vita da clisteri nutritivi. Il clistere nutritivo era una antica forma di sostentamento medico, prima che inventassero le flebo. Tutti i giorni alla perra verranno praticati un grosso e doloroso clistere evacuativo, seguito da due “pasti” costituiti da un clistere di una crema molto nutriente, simile allo “zabaglione”. Questi clisteri di piccolo volume verranno assorbiti dall’intestino della perra e la terranno in vita. Ai clisteri verranno aggiunti opportuni trattamenti medicinali e vitaminici. La perra, durante il supplizio, soffrirà comunque fame e sete, visto che nulla le verrà somministrato per bocca. Inoltre se la perra continua ad urlare come sta facendo la sete la tormenterà ancora di più.
Ma ben presto la perra inizia a rassegnarsi, o più probabilmente le mancano le forze. Passano le ore ed i giorni, ormai la perra non urla più, si sente solo un lamento. Quando scendo, accompagnata dalla Badessa per praticarle i clisteri, la perra, sentendo l’acqua inondarle la pancia, si riscuote e inizia a ululare e picchiare sul coperchio.
Dopo quattro giorni di bara la Badessa non è contenta di come la perra sopporta la pena. Ora di aggravare la punizione!
E la Badessa mi presenta un contenitore di plastica con il coperchio forellato.
Dovrò, a luci spente, in modo che nessuna luce entri nella bara, aprire lo sportellino laterale e versare il contenuto della scatola sul ventre della perra. Chiedo alla Badessa il permesso di guardare nella scatola e, non l’avessi mai fatto! Un brulichio di vermi, si proprio quelli che avrete visto utilizzati dai pescatori: i vermi della carne!
“Vediamo cosa ne dice la tua amica”, mi dice la Badessa.
Ma, sono in crisi, sì ho sempre odiato la perra e ne ho ricevuto angherie di tutti i generi, ma di lì a farla divorare viva dai vermi………
Insomma, non me la sento. La Badessa mi vede titubante e mi dice: “Se ti rifiuti di obbedire all’ordine ti considererò complice della condannata nell’attentato alla vita della Signora della Pension”.
“E’ più forte di me, non ci riesco”, confesso tra le lacrime.
“Se la condannata non esce da questa bara domata verrai condannata come complice”, mi dice la Badessa, per spronarmi ad obbedire. Ma niente da fare, neanche quando la Badessa mi porta di sopra e mi fa dare due dozzine di frustate sul sedere nudo! La Badessa, ammirando il lavoro fatto sulla pelle del mio sedere, pieno di segnacci da cui emerge qualche stilla di sangue, mi ripete ancora: “Ricorda, se la perra non viene domata, seguirai la sua sorte!”.
E così, passa qualche altro giorno di supplizio per la perra e di paura per me.
Allo scadere dei 10 giorni, la perra non si sente praticamente più, solo nel momento del clistere si sentono provenire dalla bara ululati misti ad agghiaccianti risate.
La Badessa è soddisfatta: “pare che il trattamento abbia funzionato” è il suo commento. Due sorveglianti hanno il compito di riaprire il coperchio della bara. Un terribile tanfo si alza dal corpo della perra. In questi dieci giorni è molto dimagrita, ormai si riesce a contarle le costole senza alcuna difficoltà. I seni si sono sgonfiati. A causa della lunga permanenza al buio, non ci vedrà per qualche ora. Ma quello che indica chiaramente quello che ha passato sono i peli e i cortissimi capelli che le sono spuntati: la perra in questi 10 giorni ha avuto un ingrigimento precoce e fulmineo!
Se la si guarda negli occhi si legge la follia, continua a ridere e piangere nello stesso tempo. Mente le sorveglianti la sorreggono, per portarla sotto il getto dell’idrante la si sente farfugliare cose senza senso e si sente anche chiaramente “sono morta!”. Insomma, la poveretta, anziché domata è impazzita!
Ma la Badessa non pare convinta, ordina di lavare la perra con l’idrante e di metterla a riposo in cella per una settimana, poi la studierà a fondo “en el consultorio”.
Povera perra, impazzita come è non apprezza neanche il lusso di una settimana di riposo assoluto, con una razione abbondante di cibo. Pomate vengono messe su alcune piaghe che si sono aperte sulle sue natiche, data l’immobilità prolungata. Addirittura la Badessa la fa imboccare! Tanto che, di lì ad una settimana la perra rifiorisce. Infatti ha recuperato parte del peso perso, il colorito è abbastanza roseo. Ora la perra indossa un lungo camicione da ospedale. Per prevenire atti inconsulti nella sua stanza entrano solo due robuste sorveglianti-infermiere, che si incaricano di tutto.
Ma è giunta la fine del periodo di “grazia” per la perra, ora viene fatta uscire e messa a lavorare. La difficoltà è che è ormai “ondivaga”. Viene messa a fare un lavoro, le viene spiegato cosa fare. Inizia ad eseguirlo per magari un ora, poi, seguendo chissà che fantasie, inizia a vagare per l’istituto guardando in alto e ridendo di tanto in tanto. Raccoglie, se non la simpatia, la pietà di molte, anche tra le sorveglianti. Del resto quello che ha dovuto subire mette i brividi…..
Ed è proprio questa sua tendenza ad abbandonare il proprio compito che provoca l’”incidente”. La Signora della Pension trova la perra che vaga da ore per l’Istituto. Il pavimento che le aveva ordinato di pulire è, se possibile, più sporco di prima. La Signora prende una corta verga e dà un bonario colpo sulle natiche della perra. Niente di che, solo per richiamare la sua attenzione. Non lo avesse mai fatto! Avete presente un cobra che scatta? Ebbene, la perra, in un battibaleno, mette le mani al collo della Signora e tenta di strangolarla. La perra è sorretta dalla forza della disperazione, se non della follia, tanto che la Signora, sia pur con tutta la sua conoscenza di arti marziali, non riesce a liberarsi. Ci vogliono quattro sorveglianti, per sottrarre il collo della Signora agli artigli della perra. Signora che dovrà restare a letto per un intera giornata e porterà i lividi dell’attacco subito per settimane.
Quello che è accaduto è di una gravità tale che mette in subbuglio tutto l’Istituto. Due attacchi alla vita di una Signora, una cosa incredibile, di una gravità inimmaginabile.
La perra viene immediatamente rinchiusa, non più nella comoda cella della convalescenza, ma nella più profonda e lurida cella disponibile. In attesa del processo le sorveglianti sottopongono la perra ad un regime di “ammorbidimento”: tenuta a pane ed acqua, ogni giorno le vengono somministrate tre dozzine di nerbate, facendo passare tra una nerbata e la successiva non meno di cinque minuti. Le esecutrici si ingegnano di distribuire uniformemente i colpi sulla pelle della perra.
Quando finalmente affronterà il tribunale, la sua pelle sarà un intreccio di lividi bluastri e croste.
Ed alla perra va pure bene: vista la straordinaria gravità dell’accaduto il tribunale non ritiene necessario di metterla alla tortura, infatti viene stabilito di condannare la perra alla deportazione in un istituto di massima pena. L’Istituto scelto dal tribunale è uno dei più terribili: situato in un deserto del Messico, è retto da una inflessibile Direttrice con cui faremo presto conoscenza.
Ma non è finita, anche io sono nei guai, infatti la minaccia della Badessa era chiara, se la perra fosse uscita dalla bara indenne io l’avrei seguita nella condanna come complice. E così termina la mia breve carriera di aspirante sorvegliante, rinchiusa a mia volta in una cella.
Vostra detenuta nadia.
(95- FINE)

Nota di Janine Souillon
"Il resoconto fin qui noto come "Pension Balnearia" termina qui. Dalla prossima puntata, la cronaca narra la parabola finale della perra, dal Centro de Dentecion di Madame Rocio fino alle fasi terminali della sua punizione. Questa parte l'ho rinominata "Centro de Detencion Madame Rocio. JS"


18 gennaio 2015

PENSION BALNEARIA 94




Nobili Signore, serva sudiciona, ci eravamo lasciate con la perra di ritorno dalla punizione con i ripetuti clisteri punitivi. Chissà in quale momento la maledetta ha concepito idee di ribellione. Non riesco ancora a capacitarmene. Vi relaziono sull’accaduto. La perra era incaricata di scavare un profondo e largo pozzo, da utilizzare per prelevare l’argilla con cui fabbricare del vasellame. Il suo carattere rissoso la faceva litigare con le altre serve, da qui la solenne punizione nella sala di Hydroterapia.

Una volta scontata la punizione, riportavo la perra nel dormitorio, ingiungendo alle altre detenute di lasciarla un po’ in pace, vedrete poi come la maledetta mi ha ricambiato della gentilezza.
L’indomani riporto la perra al pozzo. Ormai lo scavo è parecchio profondo e la maggior fatica per la perra non è più nello scavo in se stesso, ma è il trasporto del materiale di risulta che viene da lei trasportato in superficie usando dei secchi.
Poiché lo scavo è profondo la perra non è ben visibile dall’alto. Ne approfitta per nascondere gli attrezzi da scavo, vanga e piccone, sotto uno strato di soffice terra. Approfitta poi del fatto che vengo sostituita all’ora dei pasti da un'altra sorvegliante, per procurarsi nuovi attrezzi. Così, all’insaputa di tutti, la perra ha a disposizione gli attrezzi per scavarsi una via di fuga e tentare una evasione, oppure due micidiali armi per colpire qualcuno…….
E, un paio di giorni dopo la perra ha una ottima occasione per mettere in atto i suoi insani propositi: la Signora della Pension Balnearia, giunge, accompagnata dalla Badessa, per una ispezione ai lavori. L’occasione che la perra aspettava: attende disciplinatamente che la Signora scenda gli sdrucciolevoli irregolari gradini, scavati nelle pareti del pozzo. Poi, approfittando del fatto che la Signora giungendo dall’alto ha non ha ancora adattato la vista alla semioscurità del pozzo, abbranca il manico del piccone e si prepara a sferrare un mortale colpo! Ma la perra ignora che le Signore sono anche esperte di arti marziali, per mantenere la loro supremazia, oltre che mentale anche fisica sulle serve. E la Signora è rapidissima a schivare la prima, micidiale picconata ed a reagire. La lotta si svolge sul fondo del pozzo ed è rapidissima, tanto che dall’alto quasi non ci si accorge dell’accaduto. La perra, visto che ha mancato con il primo colpo la sua avversaria, prende ora la vanga: la affilata lama della vanga, montata su di un corto manico, rappresenta una terribile arma per il corpo a corpo, maneggevole ed in grado di tagliare letteralmente in due l’avversaria. Ma la perra non ha alcuna possibilità: la Signora compie una finta e ben presto la disarma. Improvvisamente io e le altre sorveglianti, veniamo chiamate dalla Signora perché si scenda a prelevare la perra, ormai inerme.
La perra viene subito incatenata e messa in una cella di isolamento: l’indomani verrà giudicata e condannata ad una durissima pena!
La cella di isolamento consiste in una stanzetta di 2x2x2 metri. Un lusso, se non fosse che è priva di qualunque arredo e che le uniche aperture sono la porta, sbarrata da una impressionante serie di serrature, ed una cupoletta di vetro, di una telecamera di sorveglianza. La stanza è illuminata a giorno 24 ore su 24. La perra giace lì, in attesa della seduta del Tribunale, sul nudo pavimento, rabbrividendo di freddo e di paura. Ora che ha smaltito l’adrenalina che la ha sostenuta durante il suo raptus spero inizi a rendersi conto dei guai in cui si è cacciata, guai che, anche se in misura molto minore, coinvolgono anche me.
Alla mattina, come tutte le altre sorveglianti, mi alzo presto, sono curiosa di conoscere quale sarà la condanna della perra. Il tribunale si riunisce, mentre la perra è ancora in cella, infatti le è negato qualunque diritto, addirittura quello di assistere alla lettura della propria condanna. Lettura a cui possiamo assistere noi sorveglianti: la perra è condannata alla “bara”, la massima punizione che il Tribunale delle Signore eroga in patria.
Ci vengono fatti anche dei cenni storici su questa durissima punizione. Questa punizione fu ideata da una Badessa del medioevo. Consisteva nel chiudere la condannata in una bara e lasciarvela un certo numero di ore. E se la punizione per un piccolo peccato di una novizia era punita con 8 ore di bara, la sadica Badessa aumentò la durata della punizioni, fino a giungere a più giorni, cosa che causò anche la morte o la pazzia di alcune punite. Ma, ovviamente una Nobile Badessa era intoccabile e nessuno intervenne per fermarla.. Per sua sfortuna un giorno condannò alla bara una monaca dai nobili natali. Sopravvissuta a fatica alla prova la giovane monaca riuscì a fuggire e di lì a poco la sadica Badessa venne condannata a sua volta ad essere murata viva in una celletta per il resto dei suoi giorni.
Ma veniamo ai giorni nostri: quattro robuste sorveglianti vanno a prelevare la perra dalla cella. Arriva anche la Badessa. La perra viene fatta denudare completamente, ora le viene fatto indossare un lugubre saio nero. Una sorvegliante arriva con un grosso ugello rettale, con cinture di fissaggio. Un grosso tubo permette di collegarlo all’esterno. L’ugello viene inserito, facendo urlare la perra. Mi dico: ma a cosa può servire un clistere per piegare una ribelle come la perra? Ma non è affatto finita: le robuste sorveglianti abbrancano saldamente la perra, la costringono ad un lungo percorso, di fronte a tutte: sorveglianti e detenute. Le Signore vogliono proprio dare un esempio che tutte devono ricordare a lungo! Le sorveglianti prendono la perra e la spingono verso i sotterranei dell’istituto. Qui giunti arriviamo in una lugubre stanza: sotterranea ed umida, con le pareti dipinte di nero. Al centro un pianerottolo di legno, su cui attende una bara aperta. Ma proprio una vera bara, con tanto di imbottiture viola! Le sorveglianti ora denudano completamente la perra, questa, sentendo avvicinarsi l’ora del proprio tormento, cerca di divincolarsi disperata, tanto che altre quattro sorveglianti devono aiutare le quattro già in difficoltà. Ed alla fine la perra viene messa a destinazione. Una cinghia blocca il torace della perra, limitandone i disperati tentativi di sollevarsi e liberarsi. In tutto questo trambusto, vedo che una delle sorveglianti ha già collegato il tubo che esce dal retto della perra, ad un tubo che esce dalla bara. Noto anche che una parte della bara, ha una specie di finestrella forellata, ricoperta da un rado velluto nero, che lascia passare liberamente l’aria ma impedisce l’ingresso della luce. Inoltre vedo che la sorvegliante verifica che un paio di sportellini scorrano liberamente, permettendo l’accesso alla “sepolta” dai lati della bara, qualora lo si desideri. Ed ora la perra, sempre bloccata dalla cinghia, vede le restanti sorveglianti, con mantelli neri che pongono quattro fiaccole su dei sostegni posti ai quattro angoli delle bara. E due sorveglianti arrivano con il coperchio della bara!
La perra, che fino ad ora aveva sfidato ed insultato con sanguinose parole le presenti, compresa la Badessa, ora inizia a tremare e urlare. La Badessa dice con voce stentorea: “Hai osato attentare alla vita di una Signora, verrai sepolta viva!”.
La perra si dispera e fa di tutto per impedire che il coperchio venga messo in posizione. Ma, per quanto cerchi di tenere puntati contro il coperchio piedi e mani, la forza di otto robuste donne ha presto ragione di lei. Una mano, resta schiacciata dal coperchio ed alla fine la perra, vinta dal dolore, deve arrendersi e ritirarla. Leste le sorveglianti bloccano con dei “galletti” il coperchio della bara. Il momento è stato veramente lugubre ma, ora che la bara è chiusa, la Badessa torna serena, viene riaccesa una luce elettrica, tanto la perra non può vedere. Usciamo tutte, mentre dalla bara si odono le urla della perra, preda di una vera e propria crisi di nervi e di disperazione. Si sentono chiaramente i disperati inutili colpi contro il coperchio…..
Mie Signore, sono scossa, interrompo qui il drammatico racconto, lo continuerò presto.
Vostra sorvegliante nadia.
(94- continua)



8 gennaio 2015

POESIA DELLA SGUATTERA NADIA


T
La divisa

La divisa di fatica assai sudicia abbandonai,
devo proprio confessare, non la lavai.
Mesi dopo la Signora di indossarla comandava,
ma ormai la divisa assai puzzava.
E così la punizione, me tapina,
fu di una sola parola: glicerina.
Tre pompette di quel liquido irritante,
ve lo assicuro sono proprio tante.
Sembrerebbe uno scherzetto,
infilarle e spremerle nel buchetto.
Ma di lì a poco, mie Signore,
che strizzoni al pancino e che dolore!
Venti minuti lì in piedi trattenere,
e due dozzine di sculacciate sul sedere.
E finalmente di corsa nel bagnetto,
mail pancino duole a lungo il maledetto.
La morale nella storia la trovate,
le vecchie divise vanno sempre ben trattate.

sguattera nadia

PENSION BALNEARIA 93


Nobili Signore, serva sudiciona,
e giungono finalmente “las cinco de la tarde”. Riporto la perra alla sala de Hydroterapia. Devo dire che il pensiero che la perra finalmente si beccherà un clistere ben più punitivo di quelli che, negli anni mi ha somministrato, mi ….. attizza. Anzi, vi confesso che mi arruffiano un po’ con la enfermera, in modo da poter vedere il tutto in prima persona. E l’inizio del “Enema de Castigo”, è abbastanza simile a quello del mattino: mi viene permesso di appoggiare la guancia al contenitore e, devo dire che, sia pur sopportabile, l’acqua è caldissima. Intanto l’Enfermera riempie l’altro apparecchio con acqua fredda di rubinetto. Un ultimo controllo con termometro delle due temperature e l’Enfermera sancisce: “perfecto, bien caliente y la oltra bien fria”.
Alla perra viene imposto di indossare un originale indumento: un paio di “bragas de restricciòn”, delle mutande elastiche il cui scopo è di limitare lo spontaneo rigonfiamento della pancia e, soprattutto, di impedire l’espulsione della cannula. Dall’armadietto a vetri viene estratta una superba sonda “Bardex” con due palloncini. Non una cosa spropositata come quella per “El parto” già subito dalla perra, ma in ogni caso un oggetto intimidente. E veniamo a noi: la perra viene fatta accomodare nella vasca da semicupio e vengono ben strette le robuste cinghie che assicurano caviglie e polsi, obbligandola ad assumere e mantenere la posizione inginocchiata, con il busto piegato in avanti. L’Enfermera lubrifica la sonda e, con decisione la infila nel sedere della perra. Una pompetta permette di gonfiare ben bene i due palloncini, uno all’interno ed uno all’esterno, operazione ben presto eseguita. So per esperienza che, sia pur non dolorosissima., è una operazione estremamente fastidiosa ed umiliante, infatti vedo la perra spalancare occhi e bocca, ma saggiamente non si lamenta.
Gli apparecchi sono su una piantana, altissimi. I tubi che scendono dagli apparecchi hanno ognuno il proprio rubinetto e si riuniscono in un raccordo ad Y. In questo modo è possibile decidere se somministrare il liquido dell’uno o dell’altro apparecchio o miscelarli, semplicemente girando i rubinetti. Un indicatore di flusso, costituito da una piccolissima ruota a pale, inserita in un tratto di tubetto trasparente ed un indicatore di pressione relativa, costituito da un tubetto verticale, simile agli antichi barometri torricelliani, completano il semplice armamentario. L’Enfermera mi mostra che aprendo il rubinetto dell’acqua calda, subito la rotellina si mette a girare e, l’acqua sale nel misuratore di pressione, in sincronia con i movimenti peristaltici della perra. Viene aperto di pochissimo il rubinetto dell’acqua calda. Di questo passo ci vorrà parecchio perché la perra vuoti il contenitore. Proprio quello che si desidera. La perra si lamenta alquanto della temperatora “quema, quema”, ma tutto sommato, sopporta. Grazie alla mutanda elastica la pancia si gonfia poco, così il liquido sale parecchio nell’intestino. Ora il primo dei due contenitori è praticamente vuoto. La perra, ormai inondata di sudore, sta sempre lamentandosi che “quema”. Ora la Signora si avvicina, le palpa in profondità la pancia, poi le dice “Demasiado caliente? Ahora enfria!”. Subitaneamente l’infermiera chiude completamente l’acqua calda ed apre al massimo il rubinetto della fredda. Non passano dieci secondi che la perra emette un “Auuuu” angoscioso. L’acqua fredda entra vigorosa, raffreddando di colpo il colon che si era abituato alla temperatura abbastanza calda. Di colpo una contrazione scuote la perra. Su invito della Signora palpo anche io la pancia, se prima era caldissima e molle, ora è contratta e durissima. La contrazione è così forte che per lunghi minuti si arresta l’avanzamento dell’acqua e l’indicatore di pressione sale al massimo. La perra è talmente choccata che non riesce a proferire altro che l’interminabile “Auuuuuu”. Ma, data l’altezza a cui è posto il contenitore, ben presto l’acqua fredda inizia ad entrare rapida ed inesorabile nella pancia della perra e, data la compressione delle mutande, una fredda ondata sconvolge gli intestini, rendendo ancora più acuti i dolori. Al contrario di prima, ora la perra è ricoperta di sudore ghiacciato. Guardandola si vede che ha la pelle d’oca o, meglio “piel de galina”. Per sua fortuna l’acqua scorre senza intoppi e ben presto termina. Ma il supplizio è solo all’inizio. Devo aiutare l’Enfermera a trascinare sopra alla vasca da semicupio una incastellatura robusta, su ruote, La perra viene slegata dalla posizione in cui era. Viene fatta alzare e le sue braccia vengono legate in alto. I piedi restano all’interno della vasca. E l’Enfermera apre un rubinetto e mette un buon 20 centimetri di acqua freddissima sul fondo della vasca. La perra, già tremante per il freddo all’interno del ventre, si trova con i piedi immersi in acqua fredda, impossibilitata a muoversi e anche a tentare di massaggiarsi la pancia. Si sentono distintamente i suoi denti battere per il freddo. Il suo supplizio dura 2 intere clessidre, due interminabili quarti d’ora, come ordinato dalla Badessa. Vedo chiaramente il ventre, imprigionato nelle mutande contentive, muoversi in sincronismo con i crampi che la devastano. La colonna d’acqua dell’indicatore di pressione pare impazzita, va sui e giù continuamente, testimone degli sconvolgimenti, egregiamente contenuti dall’accoppiata bardex e mutande contenitive. Ed alla fine del supplizio, quando la perra viene autorizzata a scaricarsi, lo deve fare lì legata in piedi nella vasca, in presenza di tutte. Vediamo il livello di acqua immonda crescere man mano, tra scrosci e rumori sconci, mentre la la pancia si svuota. I liquami che scorrono lungo cosce e polpacci, con un “olor molesto”. La umiliante operazione dura molto molto a lungo, grazie alle mutande contenitive l’acqua ha irrigato a fondo il pancione della perra! Il commento finale della Badessa è stato “Que barbaridad!”
Alla fine mi viene richiesto di riportare la perra nel dormitorio. La devo sorreggere, il tremore è tale che fatica a reggersi in piedi. Il colorito è pallidissimo, anzi, verdastro, ha la pelle d’oca. Le occhiaie e le labbra sono bluastre. Spero inizi ad averne abbastanza …. poi …. la guardo negli occhi, ancora lo sguardo da serpe che mi sfida. Riusciremo mai a domare completamente questa maledetta?
(93- continua)

PENSION BALNEARIA 92


Nobili Signore, serva sudiciona,
lo scavo della perra procede ……. a botte e spintoni. La lazzarona, ora che il pozzo è abbastanza profondo, ha iniziato ad approfittare dell’aiuto datole da un'altra serva all’argano. Stava addirittura per abbindolarla, convincendola a scavare al posto suo. Ma, grazie alla mia segnalazione ed all’intervento della Signora della Pension Balnearia …. niente di tutto questo. La perra ha dovuto intagliare sulla parete esterna del pozzo una specie di scala a chiocciola e deve issare personalmente i propri secchi di terra scavata. Poco importa che la scala a chiocciola abbia allargato di molto il pozzo e quindi raddoppiato o triplicato il volume della terra da scavare, la perra ha anni di condanna da scontare….
E così la perra, oltre ai calli alle mani, sta sviluppando i muscoli delle spalle, delle braccia e delle gambe. Un sacco di ginnastica senza dover neanche pagare una palestra. Quanto al personal trainer basto io, armata di scudiscio, la faccio marciare a dovere. E le ho detto senza mezzi termini che se vuole mangiare deve lavorare. Tengo il conto dei secchi di terra portati in superficie e, se lo merita ed io ne ho voglia, le concedo una razione o addirittura una razione e mezza di sopa. Ma se solo si azzarda, con qualche biasimevole scusa, a scendere al di sotto del minimo, la razione viene dimezzata.
I guai della perra non finiscono qui, con il caratterino che si ritrova, sfoga le proprie frustrazioni sulle compagne. Ma ha fatto male i suoi conti, le sue compagne appartengono alla feccia delle serve. Donne rotte a tutte le avventure che non si lasciano sicuramente mettere i piedi addosso.
Dalla mia parte faccio in modo che la perra non resti isolata in una celletta, la faccio spedire nel dormitorio comune. E ben presto, una mattina la perra si presenta con un occhio nero, segnalo la cosa alla Badessa. La perra viene convocata in direzione ed accusata di aver causato una rissa. E, suo malgrado, deve stare zitta, visto che nessuna la interpella in merito. La Badessa la sgrida severamente ed incarica la “Enfermera” di fare un bel “tratamiento” per farle calare i bollenti spiriti, la Signora della Pension si offre di sovraintendere alla punizione.
Il mattino dopo dirigo la perra all’ambulatorio dell’ Istituto. Ben presto arrivano la Signora e la Enfermera. In una stanzetta dell’ambulatorio è sempre pronta la “Sala de Tratamiento Hydroterapico” dotata di una vasca per semicupi. La forma compatta di questa vasca, dotata di un gradino, permette di far inginocchiare la punita, in modo da porgere le terga all’infermiera. La perra viene fatta denudare ed inginocchiare nella vasca. Delle cinghie bloccano le caviglie ed i polsi.
Su un lato un armadietto a vetri mette in mostra una completa collezione di cannule e sonde. Ad una piantana sono già appesi due enormi apparecchi per clistere. Ad occhio paiono il doppio degli apparecchi normali. L’Enfermera, munita di una brocca fa scorrere a lungo l’acqua da un lavandino, consultandosi con la Signora per la temperatura. Mi viene permesso di avvicinare la guancia alla brocca, per sentire la temperatura: non scotta ma è sicuramente parecchio calda. Da un apposito vasetto la Enfermera preleva parecchi cucchiai di “Polvo para enema”, che, come dice l’etichetta, è a base di “Jabon, aceite y bicarbonato”. Il tutto viene ben rimescolato fino a che pare un denso latte. L’enfermera riempie con attenzione il primo degli apparecchi. Vedo che è pieno fino all’orlo.
La perra sembra agitata, la Signora le concede il permesso di parlare. E la perra ci prova nuovamente: scena pietosa, in cui sostiene di sopportare male il clistere, di non tenere più di un litro e mezzo o due eccetera. L’Enfermera la sbugiarda, una donna del peso e dell’altezza della perra deve ricevere un minimo di tre litri, ma sicuramente può sopportare, afferma l’Enfermera, anche quattro o addirittura cinque litri, vedremo.
Ed è ora del primo clistere. L’Enfermera si consulta con la Signora e, per il primo clistere scelgono un grosso cannello di ebanite, con un ingrossamento, come un piccolo uovo all’estremità. Una buona lubrificata ed il cannello entra, senza eccessive difficoltà nella perra. Del resto, dopo il “parto”, la perra può ricevere ben altro. La Signora dà il via e l’Enfermera apre il rubinetto. L’apparecchio è posto ben in alto, un buon metro al di sopra dell’ano della perra. Ricordo che la Signora ha dato alla perra il permesso di parlare. Ed è un flusso continuo di lamentele: “l’acqua scotta, non la sopporto”, “ho mal di pancia”, “mi scappa”, “mi sento svenire” eccetera. E non siamo che ad un quarto del contenitore!
Siamo ora oltre la metà del clistere, la perra è ormai rossa in viso e suda copiosamente. Si vede chiaramente che è preda di crampi ed allora la Enfermera le concede 5 minuti di orologio di pausa. Ma durante quel tempo il sapone continua a fare i suoi effetti, per cui anche la pausa non è poi che dia quel gran sollievo al mal di pancia della perra. La perra vorrebbe forse massaggiarsi la pancia, la vedo tirare le cinghie che, inesorabili, la bloccano in posizione. Si riprende, fra le continue lamentele della perra. Ormai, informa l’Enfermera, resta si e no un bicchiere di acqua. Ma per la perra è comunque un tempo interminabile. E finalmente “tre litri” annuncia trionfante l’Enfermera. La perra viene sciolta e le viene ordinato di alzarsi, ma di restare all’interno della vasca. Finalmente può massaggiarsi il pancione, che si nota chiaramente. Il cambio di posizione pare giovarle alquanto, smette di infastidire con i suoi lamenti. Solo di tanto in tanto la sentiamo accelerare la respirazione, segno che le ondate di dolore non sono del tutto finite. Ed alla fine le viene permesso di recarsi nel bagnetto annesso alla sala di Hydroterapia.
Al ritorno, però la perra ha una brutta sorpresa: la Enfermera le dà appuntamento per “la scinco de la tarde”, infatti quello ricevuto dalla perra era solo “el enema de limpieza”, indispensabile prima di procedere ai più abbondanti e dolorosi “Enema de castigo”.
Se la perra fosse saggia, forse gettandosi ai piedi della Signora, potrebbe mitigare un po’ la punizione e limitarsi a ricevere un più blando “Enema de disciplina”, ma ormai la conoscete anche voi quella testa dura.
E così restiamo in attesa, per vedere cosa accadrà stasera.
Sorvegliante Nadia
(92- continua)

26 novembre 2014

UNA LETTERA DI FRAUJULIA

Gentilissima Madame Janine,
vengo ad esporle un esperimento effettuato su come umiliare la serva.
Conosciamo bene la praticità dell'uso di mutande impermeabili sia associate alla divisa di fatica che di punizione. La serva fa di tutto per conservare le mutande ed il relativo pannolone perfettamente puliti. Ma passato qualche tempo notiamo un rilassamento della serva che non si impegna più come una volta diventando incontinente, evidentemente pensando "tanto ci sono le mutande impermeabili".
Ho così deciso di farmi accompagnare dalla serva in un grande magazzino, dopo averle fatto ingurgitare numerose tazze di tè e caffè (notoriamente diuretici) ed un buon mezzo litro di minerale. Solo che le mutande, anzichè di gomma, erano le solite di cotone della divisa di fatica. L'abbigliamento restante della serva era costituito da una corta tunica con delle belle bragotte aderenti, un abbigliamento più o meno da commessa. Mi sono solo assicurata che la minima macchia di umido risaltasse perfettamente ben scura sullo sfondo blu del tessuto, facendo notare il fatto alla serva.
Ed il risultato è stato entusiasmante: la serva che mi ha seguita per due interminabili ore, spingendo un pesante carrello, ad ogni piccola sosta stringeva disperatamente le cosce cercando di trattenersi.
Devo dire, in suo onore che è riuscita a non bagnarsi fino a casa. Questo fatto non mi è del tutto dispiaciuto, lascia campo libero a successive sperimentazioni.
La ringrazio per la sua attenzione. Sarei lieta se volesse ordinara alla serva sudiciona M. di pubblicare la lettera sul blog. Ovviamente Suoi eventuali suggerimenti sono sempre i benvenuti, come quelli delle altre lettrici.
sua FrauJulia

PENSION BALNEARIA 91 / I LAVORI FORZATI DELLA PERRA


drawing by slave elisabeth mandile © Annika Kapyzska
Nobili Signore, serva sudiciona,
Ci eravamo lasciate con le raggelanti parole della Badessa: “TU sei la responsabile dell’accaduto, quanto alla detenuta le farò rimpiangere di essere nata, ora prendo un bagno, poi presentati con la detenuta nel mio studio per ascoltare le vostre sentenze!”.
Quella maledetta della perra mi ha nuovamente fregato, chissà in che guai mi ha cacciata. Arrabbiatissima la porto a calci, schiaffi e spintoni nella sua cella. Di lì ad una mezz’ora una sorvegliante mi avverte che la Badessa è tornata nel suo studio. Riprendo la perra per un orecchio e, non troppo entusiasta per cosa mi attende, la trascino fino allo studio.
“Ci ho pensato un po’” dice la Badessa, un po’ più rilassata, dopo il bagno, “per te basteranno due dozzine di frustate”, “Quanto a questa vipera, provvederemo domani mattina, vediamo se non la piego. Ho chiamato anche la Signora della Pension Balnearia, mi sembra giusto che anche lei sia messa al corrente dell’inqualificabile comportamento.”. Con queste partole veniamo congedate. Quattro robuste sorveglianti prendono in consegna la perra, quanto a me devo seguire, controvoglia Alejandra per ricevere il mio castigo. Ventiquattro frustate, di quelle buone. Vi assicuro che i miei denti sono penetrati a fondo nella cinghia di cuoio, ripiegata più volte che mi è stata data da mordere. Infatti una futura sorvegliante deve accettare qualsiasi castigo senza discutere e sopportarlo in silenzio. Alla fine ho letteralmente il sedere a quadri, infatti l’esecutrice, anziché insistere sempre sullo stesso punto, e farmi così sanguinare, ha preferito distribuire i colpi uniformemente e giunta a metà li ha incrociati coi precedenti, una vera anima d’artista.
Quanto alla perra, viene riportata in cella, e viene tenuta a digiuno.
La mattina giunge dopo una notte quasi insonne per me, causa i dolori al sedere e per la perra per i morsi della fame.
La sentenza della perra è che dovrà scavare da sola un nuovo pozzo di estrazione della creta. Un lavoro immane, visto che il pozzo dovrà essere rotondo di diametro approssimativo di un paio di metri. Se teniamo conto che la terra è dura e pesante e che occorrerà scendere di 5 o 6 metri, la perra dovrà scavare ininterrottamente per un buon mese. Ben contente le altre scavatrici, che si limiteranno a sollevare la terra scavata con un secchio, legato ad un arganello. All’arrivo della Signora, viene tracciato, sul terreno un bel cerchio. Alla perra vengono consegnati una nuova vanga ed un secchio. Per i primi giorni potrà lavorare da sola, poi quando lo scavo lo richiederà, verrà aiutata da un'altra. Alle caviglie della perra vengono messe due cavigliere, collegate da una catena. Tanto non dovrà poi fare dei grandi viaggi. E, per toglierle la voglia di combinare guai, viene messa a mezza razione di cibo ed acqua. La Badessa fa installare un bianco gazebo, in modo che la sorvegliante stia comoda.
E così la perra, sorvegliata continuamente da una guardiana e “visitata” spesso dalla Badessa e dalla Signora inizia a fare la conoscenza con il Lavoro. E non ne è affatto entusiasta. Vesciche alle mani, dolori muscolari, fame e sete. Già la prima sera, al suono della campanella che segnala la fine delle interminabili ore di lavoro, sviene. Dobbiamo portarla in mensa a braccia e farla rinvenire, altrimenti a furia di saltare i pasti non dura neanche una settimana. Vediamo la perra durante il lavoro, due giorni dopo l’inizio. Lo scavo, in realtà un po’ più largo di 2 metri, è ora profondo 1 metro. Sono stati rimossi più di 3 metri cubi di terreno compatto e duro. La perra deve scavare faticosamente con la vanga ed un piccone la terra, poi riempie il grosso secchio e, dopo esserselo caricato sulle spalle, deve ingegnarsi a salire due rozzi scalini lasciati nella terra. Il materiale di risulta dello scavo viene utilizzato per colmare i dislivelli del terreno all’intero della recinzione dell’Istituto.
La divisa della perra è ormai consumata ma è tale la quantità di terra che la imbeve, che manterrebbe la forma della perra, se mai le fosse permesso di toglierla. Poiché ormai vive solo per lo scavo, non ha bisogno di lavarsi, ormai anche la perra è del colore della terra ed emana un odore terribile. Visto che ha iniziato a lavorare duramente, la Signora ha concesso alla perra razione intera di cibo ed acqua. Le mani della perra cominciano a sviluppare calli duri come il ferro.Se le facciamo togliere per un momento la divisa, vediamo che la pelle è molto arrossata per il continuo sfregare contro la juta sudicia ed umida, anche questo si aggiunge alle fatiche. Ma lo scavo avanza inesorabile e le Signore si accorgono che la perra là in fondo, immersa fino alla caviglia nel fango e nella terra smossa, è un po’ fuori portata, infatti non hanno nessuna voglia di scendere per correggerla. Ed ora alla perra viene ordinato di restare con solo le mutandone punitive, niente divisa di fatica, un bel sollievo per lei, laggiù in fondo allo scavo, in un ambiente umido e caldo. Inoltre le viene imposto un pesante cappuccio di cuoio con lenti di plastica per riparare gli occhi. Perché tutto ciò?
La Signora della Pension Balnearia ne ha ideata un'altra: da un abile artigiano armaiolo ha fatto modificare una di quelle armi giocattolo utilizzate per il soft-air. Dopo le modifiche, quello che sembrava un fucile, ora sembra un bastone. Ma un bastone in grado si sparare pallini ben più duri e pesanti di quelli utilizzati per gioco. E posso assicurarvi che fanno male, ad un mio sorrisetto, vedendo l’oggetto, la Signora mi ha sparato una raffica di pallini sul polpaccio: come se fossero punture di vespa, ma il peggio viene poi, restano dei segni rossi dolorosissimi, che pian piano diventano scuri e ci mettono giorni per scomparire. Ed ora la perra, in fondo al suo pozzo, non ha possibilità di fuga. Ben presto capisce che ha due opzioni: la sottomissione ed obbedienza assoluta, rompendosi … la schiena con i secchi di terra, oppure non le resta che mettersi in posizione fetale, aspettando la dolorosa ed inevitabile raffica di pallini. La perra si mette in questa posizione perchè ha scoperto che i pallini sulle tette fanno molto molto più male che altrove. Un ultima cosa: alla perra non sono concesse risalite per la pausa bagno: i mutandoni punitivi sono stati riempiti con un adeguato pannolone che le è permesso di lavare solo la sera. Lo stesso avviene per il cibo, il pranzo le viene servito gettandole dei pezzi di pane e calando una grossa gamella di sopa molto liquiida, che funge anche da bevanda.
Tale regime sta modificando il fisico della perra: se prima era una donna antipatica ma aggraziata, ora la vediamo sotto al cappuccio: cortissimi capelli brizzolati, appena spuntati, viso dimagrito in cui spiccano i suoi soliti occhi strafottenti e spiritati. Labbra screpolate. Il torace ed il torso nudi rivelano gli stenti e le numerose piccole ecchimosi rivelano dove è stata “picata” dai pallini punitivi. Le tette cascanti. Le spesse mutande punitive, rigonfie di un puzzolente e bagnato pannolone. Le gambe dimagrite, coperte di terra, che almeno qui riesce a mascherare le ecchimosi.
Insomma, la perra sta scendendo la spirale dell’annullamento, ma non è ancora affatto domata. Temo che per lei ci voglia ben altro!
Vostra sorvegliante nadia
(91- continua)

PENSION BALNEARIA 90 / LA PERRA E LA TORRE


Nobili Signore, serva sudiciona,
la vita prosegue e, tra una lezione e l’altra decido di andare a controllare la perra: non sia mai che, affidata ad un'altra sorvegliante, prenda cattive abitudini. Arrivo a metà giornata. Attendo un attimo e vedo arrivare un grande carrello a ruote, carico di piatti. Il caldo, sotto al portico che ripara i forni di cottura, è allucinante. Ma per le serve non esistono versioni “leggere” della divisa di fatica.
Il “saio” marrone, descritto in precedenza, è scolorito e tutto a macchie: si vedono i punti in cui, a contatto della pelle è inzuppato di sudore, altre parti, invece sono state rapidamente asciugate dall’intenso calore dei forni e sono cosparse da impalpabili cristalli bianchi di sale. Ai piedi la perra porta rudimentali e rumorosi zoccoli di legno, gli stessi usati anticamente dai braccianti agricoli. Per ripararsi dal calore irradiato dal forno, la perra deve indossare due paia di grembiuli: uno di spessa gomma ed uno luccicante ch sembra di domo pack, all’esterno. Le lunghe maniche del saio riparano gli avambracci e uno spesso paio di lunghi guanti da lavoro di cuoio impedisce che le mani si brucino. I capelli della perra sono ricoperti e riparati da un fazzolettone dello stesso materiale del saio, che le copre testa e collo e che, quando si avvicina al forno, viene tirato anche a coprire la faccia, un po’ come il copricapo delle tribù del sahara. La perra, ancora dolorante per il parto, muove il carrello con grande circospezione, memore del disastro combinato. Una volta portato al suo posto il carrello, mi avvicino e scambio qualche parola con la sorvegliante e chiedo come passi la giornata la perra. Sveglia, come per tutte le altre detenute alle 6. Le detenute debbono lasciare i propri giacigli in perfetto ordine (non per niente questa Istituzione ha un lontano passato di convento di punizione di un ordine monastico militare). Alle 6.30 tutte le detenute devono essere pronte, una piccola squadra sull’attenti di fronte alla Sorvegliante capo. Contemporaneamente due sorveglianti verificano che i giacigli siano stati lasciati in ordine e perquisiscono rapidamente le spoglie celle. Al termine di questa ispezione il primo pasto della giornata: del tè, talmente lungo da poter essere definito acqua calda sporca, ovviamente niente zucchero. Un pezzo di pane secco da inzuppare nel liquido. Alle 6.45 le detenute devono raggiungere i propri posti di lavoro dove, nel frattempo, dopo una abbondante colazione, arrivano le sorveglianti. Ma veniamo alla perra, come primo lavoro della giornata le tocca quello di aiutante fuochista. Infatti assieme ad un'altra detenuta, la fuochista, accende l’enorme forno a carbone, che dovrà bruciare per un ora prima di essere caldo a sufficienza per poter cuocere i piatti. Ma l’ora non passa inoperosa, due grossi mantici, azionati con un sistema di leve, devono ininterrottamente soffiare aria, per scaldare la fornace. Il lavoro dei mantici, in aggiunta allo spalare il carbone, occuperà poi per tutta la giornata la detenuta fuochista. Un lavoro abbastanza pesante. Come pesante è il lavoro delle due schiave addette allo scavo della compatta e pesantissima argilla. Molto meno pesante è la “formatura” degli oggetti, lavoro che però richiede doti artigianali non comuni e che, comunque, è svolto da vecchie schiave che in anni di espiazione hanno meritato questo privilegio. Ma veniamo a quello che la perra, nella sua dabbenaggine ha creduto un “lavoretto”. Riceve gli oggetti di terracotta, ancora relativamente teneri, appoggiati su lunghe assi. Deve sollevare le assi ed infilarle su appositi alloggiamenti nella parte bassa del forno. Poi, a metà cottura, deve riaprire il forno e spostare gli oggetti nella parte alta. Appunto, la perra non aveva tenuto conto di questo fatto, il calore del forno, unito al riverbero dei piatti, rende necessario l’abbigliamento protettivo che ha però la particolarità di far sudare moltissimo e poichè la juta bagnata di sudore prude in maniera infernale più che di un abbigliamento protettivo potremmo parlare di un abbigliamento penitenziale. Una volta ogni ora alla perra viene concessa una brocca da mezzo litro di acqua. Deve berla tutta d’un fiato, di fronte alla sorvegliante. Dato il gran sudare non ha gran bisogno di orinare, buon per lei perché sono previste solo tre pause bagno, mattina, mezzodì e sera. Altri permessi non vengono concessi e le detenute sono costrette a pisciarsi addosso mentre lavorano. Da qui il pessimo odore che le circonda. Ma questo è anche un istituto modello, tutte le sere le detenute devono evacuare, con l’aiuto di un buon clistere saponato da 3 litri, ritenuto per una buona mezz’ora. Ogni due giorni, alla sera, le detenute subiscono il “lavaggio”. Una sorvegliante impugna un tubo di acqua, dotato di un potente getto. Le detenute avanzano fino ad una piattaforma di cemento e si devono mettere nella posizione dell’Uomo di Vitruvio. Il getto, sapientemente diretto lava loro e le divise dalla testa ai piedi. Particolare attenzione viene posta all’igiene intima, la detenuta deve rialzare il saio punitivo, in modo da mettere i mostra le mutande. La sorvegliante fa una prima passata “esterna” con il getto, poi tira un po’ la cintura ed infila la punta da cui parte il getto. L’operazione viene ripetuta più volte davanti e dietro. Una volta lavate le detenute restano per un quarto d’ora a rabbrividire e sgocciolare, visto che il lavaggio viene eseguito in tutte le stagioni. Avevamo visto la prima colazione delle detenute, vediamo il resto. A mezza giornata, anzi, alle ore 14, le detenute hanno una pausa totale di 30 minuti, in cui possono utilizzare il bagno, di cui parleremo diffusamente in seguito, e possono consumare un pasto, questa volta di zuppa un po’ più nutriente, visto che nell’acqua sono state cotte per lunghe ore le ossa scartate da una vicina macelleria. Nel pentolone di zuppa vengono anche rotte alcune uova, ed aggiunto sale, peperoncino, aglio, olio e molto pane secco. Il tutto cotto per ore e rimescolato a lungo, da la “sopa bopa”, una nutriente zuppa che ha nutrito generazioni di braccianti. Dopo una giornata di lavoro che si protrae fino alle 20 in inverno ed alle 21 in estate, le detenute possono consumare il pasto serale. Alla sera, però è bene tenere leggere le detenute, se non hanno ricevuto punizioni, il che automaticamente comporta il digiuno serale, le detenute ricevono una scodella di “sopa magra”, su cui mi sono già dilungata. Nei giorni di “lavaggio” è tradizione di dare la sopa magra ben calda ed in doppia razione, per compensare il freddo patito dalle detenute nei loro abiti zuppi.
Ma parliamo del WC per le detenute, in una istituzione spartana come questa i WC sono collettivi, una casetta di cemento con 4 “inodoro turco”, nessuna separazione tra i vari “posti”. E dopo l’uso le detenute devono lavare a secchiate di acqua la toilette. Come carta igienica sono a disposizione fogli di giornale attaccati ad un chiodo.
Mentre parlo con la Sorvegliante guardo la perra lavorare, e mi accorgo che sul carrello trasportato mancano qua e là dei piatti. Indago un po’ e scopro che la furbona, per evitare le nerbate dovutele per ogni piatto rotto, ha fatto la pensata di buttare i piatti rotti nel forno.
Intimamente contenta di aver nuovamente individuata la furbetta, segnalo prontamente, come mio preciso dovere, la cosa alla Sorvegliante di turno ed alla Badessa. Quest’ultima, mi incarica di ideare ed eseguire la punizione per la perra. Chiedo di poter riflettere un attimo, la perra, invecchiata e dimagrita , ha ricevuto innumerevoli nerbate ma se la si guarda dritta negli occhi si intuisce ancora un non so che di sfida, le nerbate servono solo a trasformarle la pelle del culo in cuoio…….
Poi penso alla prima punizione a cui ho qui assistito qui all’Istituto: la torre. Illustro la mia idea alla Badessa, incontro la sua approvazione ma, mi dice, sei tu la responsabile della preparazione e della esecuzione della punizione. Sarà come una specie di “trabajo de clase”.
Spiego cosa ho pensato di organizzare: la punizione della torre mi è sembrata interessante, legare la perra con la testa nella vaschetta sarebbe un mio desiderio. Però ricordo bene che, data l’idratazione forzata, quello che la serva alla gogna “passava” alla serva sottostante, più che pipì pareva acqua. E così ho proposto di mettere neòl piano superiore uno sgabello la cui seduta è sostituita da una bella tradizionale asse da WC. Così le detenute, alla mattina quando la pipì è più concentrata, potranno per una volta pisciare comodamente. Detto fatto, recupero da un bagno in disuso l’asse e con qualche chiodo ben messo realizzo il manufatto. Al mattino successivo, ben prima della sveglia, faccio alzare la perra e la trascino, ben ammanettata, fino al di sotto della “torre”. Rinchiudo caviglie e polsi nelle relative assi della gogna e lascio la perra a meditare su cosa la aspetta, con la testa appoggiata all’interno della maleodorante vaschetta ancora vuota. Ben presto arrivano le prime detenute per fare pipì, sorveglio attenta l’operazione, spostando mano a mano, con pazienza, la posizione dell’asse, in modo che i caldi e maleodoranti getti, non solo riempiano la vaschetta ma colpiscano la perra in faccia. Infatti è costretta a stare con occhi e bocca ben chiusi. Il livello del liquido sale inesorabile, la perra si sforza di tenere sollevata il più possibile la testa, cercando di sottrarsi al suo castigo. Allora tolgo la cinta di cuoio della mia divisa e la allaccio, in modo da limitarle i movimenti della testa. Il liquido avanza inesorabile e ben presto arriva alle labbra. Ma la perra è un osso duro, ha le vene del collo e della fronte gonfie per lo sforzo e riesce ancora per alcuni minuti a respirare liberamente. Ma alla fine deve cedere. La testa sprofonda nel liquido e dalla bocca escono bolle d’aria, mentre il collo mostra rapide deglutizioni. Poiché intendo far durare il più possibile la punizione, regolo attentamente il numero di detenute in coda al perra-WC, voglio che la perra abbia modo di assaporare a fondo ….. l’elisir, con pause in cuoi riprende fiato, non voglio che sia semi-svenuta, perdendosi così l’aroma.
Come promesso la Badessa viene a verificare il mio …. compito in classe. Apprezza sia la comodità dell’asse che la cinghia che rende difficile il sottrarsi in qualche modo alla punizione. Passa una buona mezz’ora. Ormai lo stomaco della perra comincia ad apparire gonfio, dopo che sette detenute hanno vuotato la vescica. Una larga chiazza di umido macchia il saio della perra all’altezza dell’inguine, questa incontinente si è pisciata nuovamente addosso. Altre tre detenute pisciano ed è ora di terminare la punizione. Seguita dalla Badessa mi reco sotto alla Torre per rimettere in piedi la perra. Pare veramente provata, con capelli maleodoranti e schiumosi incollati alla testa, pare un gatto cvaduto in uno stagno. E qui accade un guaio, un grosso guaio. La maledetta, ne ha architettata un'altra. Presa dalla rimozione della cinghia e della gogne, non mi accorgo che la perra tiene chiusa la bocca ed ha le gote gonfie. La rimetto in piedi e, la osservo. E la perra dà seguito al suo criminoso piano: ha tenuto in bocca una bella quantità di orina, riuscendo a respirare col naso. Come sono di fronte al lei me la sputa, anzi, per meglio dire, me la spruzza in faccia. Ma la cretina non ha fatto i conti con la mia gioventù di “ragazza di strada”, intuisco qualcosa e mi abbasso prontamente, solo una piccola parte del getto mi colpisce, la maggior parte colpisce la Badessa!
Sono raggelata, prontamente prendo un fazzoletto, non troppo di bucato, aihmè, e faccio il gesto di asciugare la Badessa. Questa è inviperita, mi punta contro l’indice e mi dice: TU sei la responsabile dell’accaduto, quanto alla detenuta le farò rimpiangere di essere nata, ora prendo un bagno, poi presentati con la detenuta nel mio studio per ascoltare le vostre sentenze!
Vostra indegna sorvegliante Nadia 
(90- continua)

6 novembre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 7

Diario di una educazione – 7
E’ tornata un po’ di pace e regolarità nella vita della sguattera. I giorni si succedono indistinguibili, scanditi dal lavoro, pasti ed ora d’aria. Chi si annoia di più è la Oberschwester. Ora di provocare una nuova stitichezza indotta alla serva. Ad Elize piace variare i suoi metodi, stavolta vuol vedere cosa succede se la serva riduce, colpevolmente la propria idratazione. Ed in che modo ottenere il risultato? Basta costringere la serva a trattenere la pipì per tempi lunghissimi. La sguattera, ubbidiente beve le sue quattro bottigliette di acqua al giorno, va da sé che dopo un buon mezzo litro d’acqua, di lì a un tempo che va da mezz’ora ad un ora, la serva abbia bisogno della pausa bagno. Ma la Oberschwester si diverte a dilazionarla: “devi prima pulire il salone”, “l’hai fatta da poco, ora aspetti”, “no adesso finisci il bucato, non mi interessa se chinandoti e tenendo le mani a bagno ti scappa ancora di più”. Ed ogni volta, per buona misura aggiunge: “e non provarti a fartela addosso, se non vuoi che ti metta un bel catetere XXL”.
La serva così tartassata, beve sempre meno. Le va bene per qualche giorno, tutto continua regolarmente, ma ben presto, sulle lavagnette della Oberschwester tornano ad apparire gli zeri!
La serva è combattuta tra la paura e la curiosità, chissà cosa le faranno, che brividi, che sonda useranno?
Ma la sguattera si sbaglia, viene convocata nello studio di Madame. Viene fatta inginocchiare, Madame la sovrasta, con una faccia burrascosa. “hai qualcosa da confessarmi?” esordisce. La sguattera avvampa, poi, con una certa faccia tosta nega. Madame, allora si siede e prende il proprio tablet. La serva deve, ginocchioni raggiungerla. Madame le dice “vorrei mostrarti che bel filmato ho trovato nelle registrazioni delle telecamere di sorveglianza”, la sguattera avvampa, possibile che abbiano messo telecamere dappertutto? E la cosa è vera, i filmati mostrano in HD i movimenti della serva, le occhiate furtive per controllare di essere sola, l’apertura del pacco, la curiosità ed infine le curiose manipolazioni della sonda e le strizzate di cosce, che alla fine culminano in un chiaro orgasmo. La serva pare una statua di sale, la paura le blocca il cervello, una sola angosciosa domanda: “e adesso?”.
Madame gioca come il gatto con il topo, si accende una sigaretta e fuma lentissimamente, soffiando il fumo in faccia ala sguattera, sempre in ginocchio. Finita la sigaretta Madame ha preso una decisione: “e così ti eccita il clistere? Avrai modo di divertirti, tra un pò con qualche bel clistere punitivo. Ma per oggi voglio punirti per aver goduto senza permesso e allo stesso tempo rimetterti in moto l’intestino, no, niente clistere, fammi pensare……. cosa aveva proposto la Oberschwester il rizi …. rizi …. rizi”. Prontamente la Oberschwester completa il nome “Madame, il Rizinol, qui lo chiamano olio di ricino…… oppure potrei anche rispettosamente suggerire l’Epsomsalz.”
A Madame il nome piace, la Oberschwester traduce il nome in italiano, a beneficio della sguattera: il Sale Inglese detto anche Sale Amaro.
Madame telefona alla Farmacista, ma sfortunatamente questa non può venire, comunque approva incondizionatamente l’uso del sale Amaro, vedrà che effetto, dice a Madame.
E così la serva, deve andare a prendere il vaso da notte, poi viene mandata a scaldare un buon mezzo litro d’acqua. Nel bicchierone finisce l’acqua calda, seguita dai cristalli di una intera busta di purgante. I cristalli si dissolvono prontamente. Madame immerge il ditino e assaggia, “Ma è amarissimo, che schifo! E’ il suo incoraggiamento.”
E la serva deve rimettersi in ginocchio. “Stavolta devi bere un piccolo sorso alla volta, tienilo in bocca a lungo” ordina Madame.
Al primo sorso la serva scopre che il purgante è incredibilmente amaro. Essere poi costrette a tenerlo a lungo in bocca, facendolo ben girare in bocca, pone ancora di più il liquido in contatto con i recettori dell’amaro”. La sguattera fa una faccia orripilata, ma Madame incalza: “mia cara ma non sei mai contenta, la purga dolce della volta scorsa non ti piaceva, adesso non ti lamenterai pure di quella amara?”.
La Oberschwester rincalza la dose minacciando la sguattera che se si azzarda a vomitare la costringerà a bere un bicchiere di orina al giorno per una settimana. E così, di sorsetto in sorsetto, la sguattera beve, tra brividi e suppliche, tutto il bicchierone di purga. Viene poi messa a ripulire minuziosamente il pavimento dello studio, Madame infatti vuole sorvegliare gli effetti della purga. La serva deve bere un ulteriore litro di acqua pura nella mezz’ora successiva. Dover bere così in fretta è di per sé una punizione. Ma ben presto gli effetti della potente purga si fanno sentire, la pancia della sguattera inizia a brontolare. La punita, sia pur continuando a lavorare, si ferma a tratti, con le mani sul ventre preda di atroci crampi, Il lavoro continua, fino a che la serva ad un certo punto salta su come spiritata, “Madame, devo ….. devo……. la prego …… SUBITO”. Madame non ha cuore di trattenerla, inoltre non vuole assistere allo scempio del proprio pavimento. La serva pare impazzita, si alza, si abbassa le mutande e si fionda sul vaso da notte. I rumori sono degni di un temporale estivo: diciamo tuoni e scrosci in abbondanza. I crampi durano a lungo, la sofferenza appare chiaramente sul viso sbattuto della serva. Madame, per comprensibili ragioni, si fuma nel frattempo un ulteriore sigaretta. Ed al termine, la serva viene spedita a pulire il vaso e farsi un bidè. Tornando pensa che sia finita, ma Madame le ricorda: “mia cara, sappi che la prossima che combini ti attende un bel clistere punitivo, uno di quelli memorabili, di quelli che Schwester Elize amava praticare alle pazienti della clinica. Vedrai che ai tempi nella DDR non si scherzava affatto!
E la sguattera viene congedata. Vi assicuro che l’eccitazione e la curiosità per gli oggetti del famoso pacco è, per il momento, sparita completamente. Ma diamo tempo un paio di giorni alla porcella e credo provocherà la nuova punizione.
(7- continua)

20 ottobre 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 6


Diario di una educazione – 6
Eravamo rimasti con la nostra sguattera nuovamente sofferente di stitichezza, indotta dalla timidezza di scaricarsi davanti alla Oberschwester. La sguattera, cerca di procrastinare promettendo che forse oggi avverrà il miracolo, una sottile eccitazione, al pensiero del contenuto del famoso scatolone. Ma Elize ha raggiunto scopo di intimidire e causare un nuovo blocco alla sguattera. Telefona a Madame e di seguito chiama anche la Farmacista. La cerca di giustificarsi con la frase: “non lo faccio apposta, mi vergogno ad usare il vasetto!”. Inutile dire che si becca una nuova sculacciata. Madame è stata chiara, le cure del caso dovranno assolutamente venire praticate in serata, al di fuori dell’orario di servizio. Ed infatti la serva, rientrando, come sempre sorvegliata dalla Oberschwester, troverà ad attenderle la Signora e la Farmacista. Alla sguattera, ancora in divisa da lavoro, viene ordinato di indossare un grembiule di gomma che viene fortemente stretto sul ventre, come se non bastasse le fanno indossare anche i lunghi guanti verdi da lavoro. Deve poi inginocchiarsi di fronte al vaso da notte. Alla vista dell’oggetto avvampa involontariamente, provocando le risatine delle presenti. La Farmacista non ha perso tempo, dal famoso pacco estrae varie scatole di medicinali. Una gigantesca brocca graduata viene riempita d’acqua. Si vede che la donna fa un certo sforzo per sostenerla, la sguattera allibisce niente apparecchi da clistere in vista, che vogliono fare con tutta quell’acqua? Nel frattempo nell’acqua finiscono numerose grandi buste di polvere. La Farmacista rimesta il tutto con un cucchiaio, la polverina si scioglie frizzando leggermente e spargendo un vago odore di agrumi. La sguattera attende, sempre più preoccupata. Intanto la Farmacista sta illustrando la propria soluzione alle altre due: questo nuovo purgante è efficacissimo, ne devono essere somministrati almeno quattro litri. Devono essere bevuti, in quattro ore, il che vuol dire un bicchierone da ¼ di litro, possibilmente tutto d’un fiato, ogni quindici minuti. Se però c’è fretta, ed è questo il nostro caso, non vogliamo perdere troppo tempo per una purga, si può accelerare la somministrazione arrivando anche alle due ore, un bicchierone ogni 7 minuti.
La serva, decisamente riottosa, non pare voler ubbidire, fa no con la testa. Le Signore, per blandirla assaggiano, o almeno fanno finta di assaggiare il liquido.
La Farmacista è la prima ad immergere un dito nella brocca, per provare il sapore della soluzione, Madame pure lei, con fare schifato, e non trattiene una smorfia, è dolce ed ha l’aroma di agrumi ma è …. un po’ strano e salato. La Oberschwester assaggia senza problemi, precisa però che a suo parere è solo uno spreco di tempo e denaro, vuoi mettere il tradizionale “Rizinöl”?
Madame risponde che ci saranno tempo ed occasioni a bizzeffe in futuro, anche per quello.
La brocca viene messa sul pavimento di fronte alla sguattera, le viene messo in mano un gigantesco mug di plastica, su cui la Farmacista ha segnato col pennarello il livello di riempimento. Le tre donne si siedono, comode, sul divano di fronte alla sguattera, Madame si è messa a portata di mano lo scudiscio, un sempre ottimo “mezzo di persuasione”. La farmacista la avverte: “sguattera non pensare neanche di vomitare, ogni volta che vomiti aggiungerò un litro di acqua, c’è una seconda scatola di purgante proprio per questo scopo”. E’ la Oberchwester che si incarica di controllare gli orari di somministrazione, col suo orologio militare, ex-DDR, fornito pure di cronometro. La sguattera deve alzare, con grande sforzo la brocca e riempire fino al segno il bicchiere. La Oberschwester fa un conteggio alla rovescia e ordina “bevi!” la sguattera resta bloccata, non riesce a forzarsi all’obbedienza, anzi, per enfatizzare il suo rifiuto si tappa la bocca con le due mani. La Farmacista salta su inviperita, questa stupida non ha capito che qui si fa sul serio! Dalla borsetta viene estratto prontamente un involto, di quelli sterili. La Farmacista lo mostra alla sguattera: la vedi questa? E’una sonda per la lavanda gastrica, vedi l’imbuto? La si caccia giù per la bocca e arriva fino allo stomaco. Poi si versa la purga nell’imbuto. Hai mai fatto una gastroscopia? La Farmacista tocca uno dei terrori della sguattera, anni prima le è stata fatta una gastroscopia, ricorda ancora le due iniezioni di barbiturici e nonostante quelle, due robuste infermiere hanno dovuto legarla al lettino con robuste cinghie, per tenerla ferma, le sono restati i lividi per una settimana. La sguattera aveva rimosso la sensazione di soffocamento, la tosse disperata e una nausea tale da parerle che i conati le rivoltassero lo stomaco da dentro a fuori, mentre il medico spingeva su e giù per la gola e lo stomaco, quello che, nel delirio dei barbiturici, le pareva un lunghissimo, infinito, pene. Anche se le manca la voce per rispondere la faccia che fa parla chiaro, la sguattera ha recepito il messaggio. “Vedrete che adesso fa la brava” dice la Farmacista alle altre due. Infatti la serva inizia subito ad ingurgitare il beverone. La capacità del mug è tale che per la serva è impossibile bere tutto in una volta, si interrompe per prendere fiato e il gusto dolce, salato, mandarino uniti ad un forte inconfondibile retrogusto di medicinale, invadono le sue papille gustative. La serva sbianca, inizia a lacrimare e le viene un conato, afferra il vaso da notte e restituisce il liquido appena bevuto. Nessuna mano le regge la fronte, anzi la Farmacista, come promesso, aggiunge un litro di beverone. Ora la sguattera ha capito che si fa sul serio. Ed infatti la sguattera inghiotte, inghiotte, inghiotte, anche quando non sta bevendo, è l’unico modo per tenere giù il beverone. Le pare che stiano facendole un clistere … per bocca, lo stomaco a tratti si contrae cercando di espellere il liquido, contrastato dai disperati sforzi della serva. I minuti passano con lentezza, scanditi dai conteggi alla rovescia della Oberschwester e dai rumori di sforzi deglutitori della sguattera. Lo stomaco e la pancia iniziano a gonfiarsi, contrastati dallo stretto grembiule, aumentando il senso di oppressione della poveretta. La divisa di fatica si inzuppa pian piano di sudore, si può sentirne chiaramente la puzza. Alla serva iniziano forti dolori di pancia, la Farmacista se li aspettava, infatti il “bugiardino” del purgante li elenca tra gli effetti collaterali delle somministrazioni veloci soprattutto per le stiticone. E’colpa della sguattera che non rilassa il pancione, accusa la Farmacista. Madame concede una pausa di dieci minuti, mentre si gusta una delle sue ricercate sigarette, osservando la serva affranta che viene obbligata a camminare per la stanza nel tentativo di farle rilassare il pancione, ma senza risultati, la pancia, sempre più gonfia, duole sempre. La Farmacista insiste, bisogna che la sguattera si rilassi, volente o nolente. La Oberschwester si avvicina alla Signora e le parla brevemente in tedesco, Madame alza le spalle e risponde, “provveda, dopotutto siamo tra donne!”. La Oberschwester slaccia il grembiule ed abbassa le mutande zuppe di sudore della sguattera, massaggia brevemente il pancione dolorante ed infilando una mano tra le cosce, sibila all’orecchio della sguattera “ fai che non ti trovi mai con le dita qui sotto o te le spezzo!”, iniziando poi a massaggiare la patata della sguattera. Niente di voluttuoso, movimenti precisi e a tempo, parrebbe quasi di sentire il tempo “ein – zwei – drei - vier”. Ben presto la serva raggiunge un rapido orgasmo. Grazie al rilassamento che segue l’orgasmo forzato, il pancione emette dei forti gorgoglii ed i dolori si calmano. La serva può così continuare a bere l’interminabile purga. Giunta al terzo litro la sguattera inizia ad avere un forte bisogno di usare il bagno, la Signora le indica il vaso da notte: “mia cara devi superare i tuoi futili pudori, devi usare questo!”.
La sguattera ha talmente bisogno che stavolta non bada agli scrosci, ai peti ed ai tonfi, né alle tre spettatrici, comodamente sistemate sul divano, neanche stessero guardando la televisione! La serva riprende a bere ma vomita nuovamente, lancia uno sguardo supplicante, ma la Farmacista è inflessibile, aggiunge un altro litro, “la purga è da finire fino all’ultima goccia!”. E presto per la serva un ulteriore umiliazione, deve andare a svuotare il vaso da notte, ornai colmo in un grande secchio, da svuotare in seguito nella fogna del garage, con la raccomandazione di non spargere neanche una goccia di quello schifo! Tornata si troverà a lungo nella condizione di ingurgitare liquido da sopra e di restituirne da sotto, praticamente un corto-circuito!
La nauseante procedura dura ancora molto a lungo, la serva è esausta fatica a tenersi eretta. Finalmente il supplizio finisce e i dolori di pancia pian piano terminano. La serva rabbrividisce, Madame, magnanima, le ordina di vuotare e lavare il vaso da notte, poi concede una provvida doccia ben calda. Al ritorno la serva sente le Signore che chiacchierano rilassate: “tutto sommato queste, sia pur efficaci,moderne purghe sono una grossa perdita di tempo, tre ore di lavoro perse, alla prossima crisi di stitichezza utilizzeremo i collaudati ed efficaci metodi tradizionali. La sguattera rabbrividisce, per il momento ne ha avuto più che a sufficienza!
L’indomani racconterà, quasi come fosse una martire, l’orrore per la purga ricevuta, esagerando pure sulle sofferenze patite, “mie care, sapeste che vuol dire bere sei litri di purga, non ho mai provato un dolore così forte, mi pareva di morire con quel pancione gonfio come un otre, e poi quei dolori di pancia che parevano non finire mai…..”.
(6- continua)