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2 maggio 2014

PENSION BALNEARIA 80


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
mi trovo ad affrontare un problema: spesso capita che lamenti, gemiti ed urla della perra infastidiscano. Del resto risulta impossibile applicarle “el toro”, poiché questo limita od impedisce la vista, rendendo impossibile lavorare. Mi viene un idea e ne parlo con la Signora, ho la sua approvazione ed i suoi consigli per una nuova realizzazione. Penso che la perra sarà contenta, le sono sempre piaciute le novità, fin quando le sperimentava sul corpo di qualcun'altra!
In pratica la novità è una mascherina, un musetto di maiale. Realizzata color rosa allacciata dietro la testa da una cinghia regolabile. Il musetto, viene tenuto ben fisso da una propaggine di gomma che entra in bocca, come fosse un bavaglio. Inoltre un tubetto permette, eventualmente di immettere liquidi che la vittima è costretta ad inghiottire. Per tenere ben fermo il musetto due coni di plastica morbida entrano nelle narici, dilatandole fastidiosamente. Anche i coni sono collegati ad un tubetto accessibile dall’esterno.
Non pensate che una tale realizzazione avvenga in pochi minuti, sono impegnata per quasi una settimana, nei ritagli di tempo lasciati liberi dall’”educazione” della perra a cui sono dedicata.
Ma finalmente posso, orgogliosa, presentare alla Signora il nuovo oggetto. Il bello del musetto è che la plastica rosa con cui è realizzato è, esternamente, morbida al tatto e simula perfettamente un musetto di scrofa, i tubetti sono ben dissimulati nei fori nasali del “musetto” e dotati di appositi tappi,
La Signora contenta mi fa portare la perra nel suo studio. Il musetto è sulla scrivania, la Signora in persona apporta una umiliante modifica al musetto, prende un prezioso rossetto vermiglio e disegna in corrispondenza della bocca due labbra rosse!
Signora>” tendrá que usar esto durante las horas de servicio”
perra> …….
Signora> CIAC….. CIAC
Due belle scudisciate convincono la perra a rispondere rispettosamente alla Signora
perra> “A sus órdenes Señora”
A questo punto prendo il musetto e lo applico alla faccia della perra.
perra> “aiii duele!”
ma, una volta dolorosamente inserito in bocca il bavaglio e le propaggini nasali i lamenti ed i respiri della perra si riducono a grufolii
perra> “grrr…..ngggr…….ngrrrr…..ngggrrr”
nadia> “Señora y ahora, con su permiso”
prendo dalla scrivania lo scudiscio
nadia> “SWISS CIAC….CIAC….CIAC….CIAC….CIAC…..CIAC”
perra> “…UIIIIIIINK…….UIIIINK…….UIINNNNK…..”
insomma, la combinazione del bavaglio e del naso chiuso modifica gli urli della perra rendendoli simili a quelli del maiale terrorizzato.
Ma non è finita, ora illustro alla Signora le altre possibilità del musetto. Possibilità di trattamenti che ho sperimentato sulla mia pelle!
Col permesso della Signora prendo un siringone di metallo che mi ero portata dall “hydroterapia”, lo riempio della mia orina calda e mi avvicino alla perra. Innesto il siringone nel tubicino collegato alle narici della perra, una decisa pressione sul pistone. Un getto di orina calda,salata ed acida, aggredisce le delicate mucose nasali della perra, questa diventa paonazza.
perra>”…. KOFF…..KOFFF….KOFF…….UIIIIINKK…….UIIINNK”
e così, tra colpi di tosse, conati ed urla abbiamo collaudato il primo tubicino. Ora inietto un altro paio di siringoni nel tubicino che arriva in bocca ed in gola alla perra:
perra> “… NNNN.. GLUK…..GLUK….. GLUK……NNNN…… GLU….. BURP…..BURP…NNNNN……KOFFF”
e la perra è costretta ad inghiottire, suo malgrado l’orina dei capaci siringoni iniettata lentamente, tra mugolii e rutti.
Inutile dire che la Signora è particolarmente contenta di questa realizzazione, sono convinta che la perra si affezionerà alla sua maschera, e se non si comporterà bene, la terrà in continuazione e la nutrirò dal tubicino.
Se non altro la smetterà con le sue smodate urla, una brava serva, qualora venga punita, deve limitare i lamenti, magari mordendo una cocca del grembiule o del fazzoletto da testa, in modo da non infastidire eccessivamente la propria Signora, naturalmente la perra queste cose non le sa e così ora si è guadagnata il musetto da scrofa!
A presto
Sguattera Nadia
(80- continua)

PENSION BALNEARIA 79


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
i clisteri della perra si susseguono regolari. E pian piano la punita inizia a trattenerne ogni giorno mezzo bicchiere in più. Ormai utilizzo la cannula grossa come un pene (la penultima) ed insisto violando più volte il suo sordido buco. Il fatto che subisca il giornaliero clistere non la esime dai suoi turni alla noria. E il suo peso inizia a scendere. Poiché mi occupo personalmente di lei le tengo i capelli cortissimi. Ormai dimagrita, con la testa come una lampadina ha gli occhi spiritati. La Signora segue dalle schede il costante aumento di capacità intestinale.
Ma nuove ombre si addensano sulla perra. Causa le quotidiane violazioni con la grossa cannula, per non parlare dell’unguento…., si sviluppa una forte infiammazione. Ormai le urla che la condannata emette infastidiscono la Signora. Viene così concessa una settimana di pausa unita ad un trattamento con miracolose pomate rinfrescanti.
Privata del mio quotidiano compito ne invento un'altra. Altra passeggiata mattutina nei campi e rientro con un vasetto di plastica che ripongo prontamente in frigo. Racconto a Pilar della cosa ed orchestriamo un terribile scherzo ai danni della perra. Alla prima occasione di punirla la lego alla solita “silla de la verguenza” dinanzi a tutte. E le ingiungo di inghiottire …. le mie prede, conservate in frigorifero: delle cimici verdi della soia. Ora, chi ne ha fatto la conoscenza ricorderà il pestifero odore. Sappiate che se vengono ibernate vanno in letargo, in questo modo sopportano un minimo di manipolazione senza appestare, ma basta metterle a contatto con qualcosa di caldo perché appestino l’ambiente con il loro micidiale fluido. E la perra dovrà inghiottirle!
Le altre condannate, presenti fanno smorfie di orrore. La perra cerca di sottrarsi, ma è pronto l’apribocca, vuole forse che la si costringa con la forza? Le pratichiamo la solita iniezione per inibirle il vomito.
E la perra si piega, con grande lentezza prende dalle mie mani il cucchiaino con la prima cimice, la appoggia sulla lingua ed attende un attimo di troppo, l’insetto emette il suo liquido, la, perra diventa paonazza ma nulla può contro la nostra inesorabile presa, è costretta ad inghiottire un primo, un secondo, un terzo ed un quarto insetto. Passano i minuti.
Ma la perra non sa cosa abbiamo tramato, ben presto inizia a vomitare una bava verde, spaventosa. Un fiotto continuo di vomito che forma una pozzanghera verde schiumosa. Terrorizzata la perra si rotola a terra, tra le urla delle altre condannate, che la credono agonizzante. Appare la Signora, venuta a vedere l’origine della gazzarra. Ordina a Pilar, che oltre che massaggiatrice è infermiera, di soccorrere la perra. Pilar non se lo fa dire due volte, ha già pronta una grossa sonda con imbuto, mette l’apribocca alla perra e tra spaventosi conati infila la sonda in fondo alla gola, fin giù nello stomaco. Pratica una estenuante, interminabile, lavanda gastrica che lascia la perra più morta che viva. E la perra, una volta ripresa, deve umilmente ringraziare Pilar.
La Signora ci convoca arrabbiatissima nel suo studio, ha parzialmente indovinato cosa abbiamo combinato. Minacciandoci di terribili punizioni ci estorce la confessione: si è trattato di una specie di burla. La perra ha sì inghiottito una cimice verde, praticamente innocua, ma solo una, le successive erano gusci vuoti di cimice, in cui avevamo pazientemente iniettato un potente colorante verde ed altre in cui avevamo messo bicarbonato e polvere di sapone. Da qui la spaventosa colata di schiuma verde che tanto ha terrorizzato la perra e le altre condannate.
Lo scherzo ci costa una reprimenda da parte della Signora, che fatica a trattenere le risa al ricordo del terrore della nostra vittima.
Sguattera Nadia
(79- continua)


DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 2


DIARIO DI UN'EDUCAZIONE / 2
Al mattino una nuova umiliazione attende la serva, Elize decide che il colon della serva, intasato da tutti i cibi impropri ingurgitati, deve essere ripulito a fondo.
Una lunga telefonata alla Signora, poi la serva deve seguire l’Oberschwester nella farmacia più vicina. La serva vorrebbe sprofondare: è la farmacia in cui si serve normalmente, qui la conoscono come una donna brillante, senza alcun problema, salvo la sua stitichezza!
Appena entrate la serva vede che c’è già la solita coda, ancora più imbarazzante. Nel frattempo è arrivata anche la Signora che si rivolge direttamente alla Farmacista, le due parlottano brevemente, poi la Signora fa un cenno alla Oberschwester che accompagna la serva in una stanzetta appartata: l’ufficio della Farmacista. La serva tira un respiro di sollievo, qui almeno non è esposta alla vista di tutte le clienti. Nel frattempo la Farmacista ha lasciato le due assistenti al banco ed entra in ufficio, si impegna subito con la Signora e la Oberschwester in una approfondita discussione sui problemi intestinali della serva e sul nuovo rigoroso regime di pulizia a cui la vogliono assoggettare. La Farmacista, da buona commerciante, consiglia subito delle efficacissime purghe, unico difetto il costo astronomico. La Oberschwester scuote la testa e, con il suo accento tedesco afferma che, dalla sua esperienza sa che il tutto può essere ottenuto spendendo pochissimo, vecchi economici purganti e numerosi clisteri. La Farmacista ribatte che sì, quei purganti sono efficaci ed economici ma nessuno quasi li chiede più perché sono disgustosi. Quanto al clistere, poi, è quasi diventato un tabù, in farmacia ormai si vendono solo i clisterini monouso. La Signora interviene: se le cose non sono prontamente disponibili, potranno ben essere ordinate?
E così le tre donne si mettono al computer, consultando online numerosi cataloghi di materiali per uso ospedaliero.
La serva segue affascinata le immagini che appaiono sul monitor: enteroclismi, tubi e sonde di tutti i tipi e dimensioni.
E finalmente l’ordine è completo: un capace apparecchio per clisteri di indistruttibile plastica della capacità di 3 litri, un set di sonde rettali di plastica azzurra, di generose misure ed infine una sonda “bardex” di gomma rossa, con due palloncini gonfiabili. “Con questa non ti sfuggirà neanche una goccia, vedrai” dice la Farmacista alla serva. Ma non è finita, l’Oberschwester e la Signora non riescono a mettersi d’accordo su che purgante acquistare, e nel dubbio acquistano sia olio di ricino che “sale inglese”. Non mancano due scatole di iniezioni con relativa scorta di grosse siringhe. E per buona misura, la Farmacista regala un paio di scatole di purgante di un kit per la preparazione del colon, in modo che la Signora possa valutare anche l’uso di questo prodotto.
Il tutto verrà consegnato entro sera dal furgoncino per la consegna dei medicinali urgenti. La Farmacista vede la faccia preoccupata della serva al pensiero di cosa la aspetta e schiocca le dita: “che sciocca, dimenticavo: mettiamoci anche un bel tubetto gigante di lubrificante specifico per le sonde.
Il resto della giornata, in attesa della consegna, viene passato dalla serva a ripulire ginocchioni l’appartamento. A sera la serva deve recarsi dalla Farmacista per ritirare il pacco contenente “la spesa” fatta in mattinata. Che vi posso dire del suo stato d’animo, sicuramente preoccupata ma nello stesso tempo vagamente eccitata al pensiero di ciò che dovrà affrontare.
Nei tre giorni successivi la serva è di servizio presso la Signora. Questo ritarda momentaneamente l’inizio delle cure intestinali. E’però immediato il cambio di dieta: la Oberschwester è tassativa, accompagna la serva al mercato rionale e le fa acquistare cipolle, patate e due enormi cavoli. E la serva si trova a preparare un enorme pentola di zuppa di cavoli, piatto forte della regione di provenienza della Oberschwester. I tre lunghi giorni di lavoro sono molto duri per la serva, mentre la Signora, solitamente non sorveglia continuativamente, la Oberschwester è sempre dietro la schiena a criticare i risultati e a far rifare il lavoro. La divisa di fatica della serva è ormai segnata da evidenti aloni lasciati dalle ripetute macchie di sudore,. Ma la Signora non delega solo la direzione del lavoro: delega anche le punizioni. Ormai la serva lo sa: basta poco per venire sculacciata come una monella, e in un angolo sono state inoltre preparate in salamoia delle verghe vegetali che, solo con la loro presenza, fanno sì che gli sforzi profusi nel lavoro siano triplicati. Giunta l’ora del pranzo la Oberschwester ha portato la sua famosa zuppa di cavoli e la serva deve mangiarne, controvoglia, una grossa scodella. La Signora è contenta: finalmente la serva lavora alacremente e si nutre in modo appropriato.
Ma per la serva sono in arrivo nuovi guai: già quando rifà la camera della Signora e si inebria dell’aria profumata di costosissime essenze la Oberschwester la nota e la richiama duramente all’ordine: le serve devono lavorare e basta. Per imprimere meglio il concetto, nulla di meglio che qualche sculaccione ben dato. Ma più tardi, al momento del bucato occorre lavare, rigorosamente a mano la morbidissima biancheria intima della Signora. La serva viene nuovamente “beccata” dalla Oberschwester mentre annusa voluttuosamente le mutandine di Madame, prima di immergerle nella saponata. Stavolta la colpa è palese e vengono messe in funzione le verghe. La serva deve denudarsi il posteriore e riceverà 6 vergate di quelle buone. La Oberschwester obbliga la serva a contare ad alta voce i colpi ed affermare di essere una porcella! Inutile dire che già dal primo colpo le lacrime scorrono ma le punizioni vanno somministrate fino in fondo, se si vuole servano a qualcosa…..
Quanto ala pulizia intestinale La Signora si è trovata d’accordo con la Oberschwester: poiché il trattamento è abbastanza debilitante verrà somministrato alla serva nei giorni liberi dal servizio. 
(2- continua)


18 aprile 2014

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 1

Un pregevole contributo fornito da FrauJulia

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE  / 1

È una normale serata di svacco nel mini appartamento di una serva di nostra conoscenza. Come tutti i giorni in cui non è di servizio dalla Signora, la serva ha cazzeggiato tutto il giorno su internet. Ora la serva pregusta la doppia porzione gigante di pizza ordinata via telefono. Sa che il ragazzo delle consegne le porterà anche un paio di birre, anche se non si potrebbe, la comodità val bene una mancia.
Suonano al citofono. La serva preme l’apriporta e prepara aperta anche la porta dell’appartamento, ha proprio fame, la porzione gigante è proprio quella adatta. Ma……. la porta si apre ed, anziché il ragazzo delle consegne, la serva di trova di fronte due donne: una è la Signora. La serva ha un tuffo al cuore, non si aspettava proprio questa cosa, la Signora non è mai venuta a casa, anzi, non dovrebbe sapere neanche l’indirizzo.
La Signora avanza, con portamento autoritario: “Bene, bene, finalmente ho trovato il tuo indirizzo.”
La Signora guarda attentamente la serva, capelli scarmigliati, indossa ancora il pigiama ed una vestaglia che ha visto giorni migliori. “Non indossi la divisa, spero almeno che tu indossi le mutande disciplinari!”
La Signora scambia uno sguardo con l’altra donna. La serva osserva la sconosciuta: una donna oltre i 50, alta e robusta, con faccia cattiva ed autoritaria, indossa una tuta di acetato, con uno scudetto.
La Signora chiede: “Chi immagini che sia questa mia amica?”
La serva, classifica la sconosciuta come una delle tante badanti rumene di cui è pieno il quartiere. La sconosciuta, sentendo la risposta, latra una imprecazione in tedesco. La Signora interviene: “Elize è un ex atleta della DDR. Si è poi specializzata ed ha lavorato a lungo come capoinfermiera. Ti rivolgerai a lei chiamandola con il suo titolo di “Oberschwester”.
Elize prende in mano la situazione, toglie la vestaglia alla serva ed abbassa decisa i calzoni del pigiama: la serva indossa un paio di morbide mutandine di cotone, le mutande di punizione sono ammonticchiate in un angolo e, dall’odore non sono state neanche lavate e fatte asciugare!
Elize estrae da una tasca un quadernetto nero ed inizia a prendere appunti.
Si ode una seconda scampanellata, Elize apre e si trova di fronte il ragazzo della pizzeria. Ritira l’involto e congeda il fattorino. Ora le due donne analizzano il contenuto del pacco: doppia razione di pizza e birra. Passano poi ad osservare il lavandino: lattine di birra vuote, numerosi cartoni di pizze e involti di panini e patatine di fast-food, testimoniano di quale sia la cura che la serva pone alla propria dieta e nel rassettare la propria casa. Inutile dire che la tappa successiva è la camera da letto: letto che, nel tardo pomeriggio è ancora sfatto. Risultati ancora peggiori si hanno dall’ispezione in bagno: a parte il disordine sovrano, qualcuna ha orinato nella tazza senza neanche tirare l’acqua e, guardando meglio, non utilizza troppo neanche lo scopino.
La Signora ha un rapido briefing con l’Oberschwester, le due donne prendono una decisione: l’Oberschwester resterà a casa della serva, in modo da obbligarla ad osservare le Regole anche nei giorni liberi dal servizio.
Una volta organizzate le cose la Signora, prima di congedarsi, assiste ad una prima sculacciatura della serva, somministrata dalla Oberschwester per “rompere il ghiaccio”. Le potenti mani della ex atleta colpiscono instancabili le povere natiche della serva che ben presto virano ad un bel colore rosso acceso.
Ora la serva, ancora piangente, si vede presentare quattro bottigliette da ¾ di litro d’acqua: da oggi in poi dovrà bere tutta quell’acqua ogni giorno. E, per iniziare la serva deve subito ingurgitarne una. La cosa avviene con grande fatica: la serva non è abituata a bere tanta acqua, sarebbe diverso se fosse birra….
La Signora esce soddisfatta: la serva verrà rieducata a puntino ed Elize ha trovato una accogliente e gratuita sistemazione.
Quanto alla serva, ora che ha bevuto così tanto, ha la vescica gonfia ed alla fine deve chiedere il permesso di fare pipì. La Oberschwester avverte: la serva avrà quattro permessi di usare il bagno al giorno. Permessi addizionali, solo nei casi di clisteri o purghe.
La Obershwester indaga sul ….. funzionamento della serva: quando è andata di corpo?
Ed alla risposta insoddisfacente la Elize prende dal proprio bagaglio una scatola di supposte. “Per rimediare momentaneamente al blocco useremo queste, sono rapide ed efficaci. Nei giorni a venire sentirò Madame per gli opportuni provvedimenti. La serva non crede alle proprie orecchie,ma che vogliono farle per un po’ di stitichezza?
La serva viene subito obbligata a lavare le mutande disciplinari e ad asciugarle sommariamente con uno strofinaccio. Ma è il momento dell’azione: la Oberschwester ammucchia i cuscini sul divano, li copre con un salviettone. Indossa, con fare molto professionale, dei guanti di latex. Le supposte vengono aperte. La Elize ne libera tre dal blister. La serva sgrana gli occhi: tre????
Ed ora la serva deve offrire il culetto. La supposta si fa strada ed un dito dispettoso la fa giocare spingendola dentro solo a metà e attendendo che lo sfintere la respinga, prima di inserirla nuovamente. Alla fine il dito la spinge in profondità. Le altre due supposte seguono la sorte della prima. Ora la serva deve mettersi sulle ginocchia della Oberschwester, come per essere sculacciata. Le natiche vengono tenute strette per qualche minuto, in modo che le supposte inizino a sciogliersi. A questo punto la Oberschester prende da un pacco un pannolone e lo mette alla serva, facendole poi indossare le mutande disciplinari, fredde ed umide.
“Ora vediamo di iniziare a ripulire l’appartamento!” è l’ordine dato alla serva. Scopa, paletta, secchio e straccio per i pavimenti vengono messi in funzione. Per il primo quarto d’ora la serva si dimentica completamente delle supposte, tutta presa come è nel lavoro. Ma ben presto il pancino si fa sentire, prima con un bruciore interno, bruciore che viene rapidamente sostituito dal mal di pancia. La serva, moltiplica i propri sforzi per accelerare le pulizie, ha già capito che fino a che non sarà tutto pulito non le verrà concesso l’uso del bagno. Ma, più si dà da fare più aumenta l’urgenza dello stimolo. Ora la serva lavora a scatti, fermandosi all’arrivo delle contrazioni. Gocce di sudore le bagnano la fronte.
La Oberschwester non sente ragioni, prima di usare il bagno l’appartamento deve “passare l’ispezione”. Anzi, di tanto in tanto la Oberschwester passa un dito dove la serva ha già pulito ed ordina di pulire meglio! La serva deve anche cambiare le lenzuola: la Elize prenderà la camera, la serva dormirà su una brandina nel ripostiglio.
Sarà per la stitichezza di cui soffre o per la paura di cosa le può accadere o per la vergogna, ma la serva riesce a resistere fino alla fine! Gli ultimi istanti sono i più angosciosi, quando, grondante sudore attende il permesso di andare in bagno. E non vi dico la corsa disperata verso la liberazione. Ma la Obershwester segue la serva anche in bagno, la serva si farebbe frustare, pur di non doversi scaricare in presenza di un'altra persona. Ma, anche grazie alla posizione seduta, la serva non è più in grado di controllarsi. Elize osserva, ordinando di non tirare assolutamente l’acqua.
Ed è una serva rossa di vergogna che vede la Oberschwester ispezionare anche la tazza, scuotendo la testa. “Domani parlerò con la tua Padrona, qui c’è bisogno di interventi efficaci e di una lunga riabilitazione ” è la frase che farà preoccupare a lungo la serva , mentre cerca di prendere sonno, infastidita dalle mutande umide e dalla scomoda brandina.
(1- continua)


LANCY 14 - LA MUNGITURA


LANCY 14 - LA MUNGITURA
di sguattera sudiciona

La dilatazione
Ed ecco arrivata la mattina. La Infermiera Mungitrice attacca la catenella al collare della mucca 14 e la obbliga a salire a 4 zampe la interminabile scala a chiocciola, fino all’ambulatorio della Dottoressa Helga. Ci vuole molto, anche perché la mucca 14 non ha ancora sviluppato lo “zoccolo” sotto le ginocchia. Una volta arrivate, la Infermiera apre lucchetti e cerniere delle doppie mutande, mettendo a nudo le intimità della mucca 14. La sudiciona viene fatta mettere a 4 zampe anche sul lettino. La Dottoressa rovista un po’ in un armadio a vetri e torna con un oggetto metallico, dotato di leve e viti, tra le mani guantate. Preleva del lubrificante da un barattolo e lubrifica accuratamente una specie di beccuccio conico. Poi stringe due leve e mostra alla mucca 14 che la punta conica si divide in 4 parti e si dilata sempre più. Una lunga vite permette di fermare le leve ed eventualmente di fare dilatazioni micrometriche. La mucca 14 sente il cuore a 1000, che le stanno per fare?
Ma la Dottoressa si è dimenticata qualcosa, torna all’armadietto e porta un morso di spessa gomma. Fa aprire la bocca ed estrarre la lingua alla mucca, poi infila decisa l’oggetto nella bocca. La mucca reprime a stento un conato, è terrorizzata, il morso è costituito da una propaggine che tiene schiacciata la lingua, impedendo di articolare alcunché tranne muggiti, una pallina traforata, con una sede per i denti, tiene la bocca semiaperta. Il morso è allacciato saldamente dietro alla testa da una larga cinta di plastica. Ed ora la mucca 14 sente le dita guantate penetrarla posteriormente e massaggiarla. Sente il freddo dl lubrificante. Ed ora la punta arrotondata del cono viola il buchetto. La Dottoressa lo spinge avanti, fino a che lo sfintere si rilassa in una apposita rientranza ad anello. Ed ora la dottoressa fa forza sulle leve, la mucca 14 sente un dolore terribile e muggisce disperata.
“Quanto rumore per nulla”, dice la Dottoressa, “la bua grossa deve ancora venire, comunque userò l’avanzamento a vite, visto che muggisci come un vitello!”. La mucca 14 sente le dita della dottoressa ruotare una apposita rotella micrometrica. Comincia lentamente e cresce sempre di più, un dolore terribile, paiono aghi infocati nello sfintere. E dura molto molto a lungo, un intero quarto d’ora. La mucca cerca di rilassarsi e muggire il meno possibile, per non peggiorare la situazione. Non sa a che punto sia arrivata, ma sente aria fredda all’interno, che sensazione incredibile!


Il plug
E finalmente è stata raggiunta la dilatazione desiderata. La Dottoressa torna all’armadio a vetri e torna con un lungo cilindro di materiale plastico nero, da un estremità pendono due tubi di plastica, chiusi da rubinetti e con attacchi rapidi. “Ecco qui il tuo ugello” dice la Dottoressa, poi prende una grossa bomboletta dal tavolino. Si rivolge alla mucca 14: “Adesso posiziono l’ugello e metto la schiuma di fissaggio. Se ti muovi anche solo di un millimetro bisognerà rifare tutto e te ne farò pentire, ti metterò l’ugello di dimensioni doppie. Tieni conto che questo farà malissimo, ma non ti lascerà danni permanenti, con l’altro rischi di dover portare pannolini per il resto dei tuoi giorni, hai capito vacca?”. La mucca 14 assente disperatamente con la testa. Nei minuti successivi sente aprire ulteriormente il dilatatore, muggisce e piange ma riesce a non muoversi, poi sente l’ugello entrare e subito la schiuma espansa andare ad occupare lo spazio tra dilatatore, sfintere ed ugello. “Brava, ancora un momentino di immobilità che estraggo il dilatatore, attenta, farà malissimo!”,. La mucca 14 sente un dolore terribile, rivolta indietro gli occhi, ma riesce a stare ferma. Ancora pochi minuti di attesa perché la schiuma diventi solida. La Dottoressa è contenta, si sfila con fare soddisfatto i guanti , prende un panno dal tavolo ed asciuga sudore e lacrime dal viso della mucca 14.
“Brava, sei una delle poche che ha sopportato bene l’applicazione, sento che mi darai delle soddisfazioni.” E poi, come parlasse fra sé e sé: “un buon soggetto per i miei studi, da promuovere presto al collare rosso”.
Poi, rivolgendosi alla Infermiera: “Doppia razione di tapioca alla mucca 14 e nella cena, mettici anche un bel po’ di crusca, voglio che sia nutrita bene, con la giusta quantità di fibre”. Ed ora rimettile le mutande, ed ecco, per nascondere i tubi penzolanti, applica alle mutande questa bella coda.
E, rivolgendosi alla 14, “Bene 14 , trovo che la coda ti doni parecchio, domani cominciamo le cose serie, con i riempimenti e le mungiture, sarai la prima a collaudare la nuova macchina di riempimento da me progettata, sono sicura che darà risultati eccellenti!”
E con queste parole congeda la mucca 14 e la Infermiera Mungitrice. La mucca 14 scopre a sue spese che scendere a 4 zampe la rampa a chiocciola è ancora più difficile che salirla, in particolare con il fastidio del plug, a cui non si è ancora abituata e la “coda” che solletica fastidiosamente il retro delle cosce.


La macchina di riempimento
Dopo una lunga notte insonne è giunto per la mucca numero 14 il tanto temuto momento, la Infermiera Mungitrice la fa inginocchiare e mettere in quella che tecnicamente viene chiamata “posizione genu pettorale”. In pratica “alla pecorina”. Delle cinghie di cuoio bloccano la sudiciona in posizione. L’infermiera, per vedere le smorfie della sudiciona le toglie il cappuccio. Appare la faccia terrorizzata della sudiciona. Ed ecco il temuto apparecchio di riempimento: una “pompa peristaltica” che permette di somministrare il “clistere goccia a goccia”, una tecnica che la Dottoressa Helga sta studiando e cercando di migliorare. L’apparecchio dovrebbe permettere una perfetta pulizia del colon, eseguita, appunto somministrando colossali quantità di acqua goccia a goccia. Come sostiene la Dottoressa, grazie alla lentissima somministrazione le cavie riescono ad accogliere incredibili quantità di liquido. L’apparecchio può gestire automaticamente anche l’ecacuazione, grazie ai tubi del plug anale, ma la Dottoressa preferisce che siano le Infermiere Mungitrici a spremere manualmente l’acqua dal ventre delle mucche, un po’ di tradizione, perbacco. Ma uno dei sogni nel cassetto della Dottoressa è quello di riuscire a far entrare il liquido posteriormente e farlo uscire dalla bocca. La convinzione di poter riuscire in questo si basa sul racconto di un antico medico, vissuto ai tempi del Re Sole, che sosteneva di essere riuscito con successo su svariati “pazienti”. Infatti per documentare inequivocabilmente un eventuale successo la Dottoressa immette del colorante alimentare nell’acqua destinata ad irrigare il pancione della sudiciona.
Ma la preparazione della mucca 14 non è affatto finita, la Dottoressa si avvicina, uno sculaccione e l’ordine di aprire la bocca , un morso viene inserito tra i denti e fissato dietro la nuca con una cinghia, la sudiciona si rilassa, uff ci mancava anche questo. Ma, ripeto, non è finita, ora la Dottoressa prende dall’armadio a vetri una lunga e grossa sonda, poi ordina alla sudiciona di fare delle deglutizioni, la sudiciona è terrorizzata ma obbedisce. E pian piano, tra urti di vomito e colpi di tosse, la sonda penetra dalla bocca della sudiciona, scendendo fastidiosamente per l’esofago, fin nello stomaco. La Dottoressa è soddisfatta, bene 14, non era il caso di lamentarsi tanto. Attraverso questa sonda ti verranno somministrate le tue razioni di tapioca. Rivolta alla Infermiera Mungitrice: “Rimetti pure a questa vacca il cappuccio”.Poi la dottoressa pizzica un capezzolo alla mucca 14, all’inaspettato dolore, la sudiciona urla, ma attraverso il boccaglio l’urlo si trasforma in un muggito!
“Bene, la vacca 14 è pronta per il riempimento” è il commento dellla Dottoressa.
Di lì a poco la sudiciona sente collegare i tubi al proprio plug, vede la Infermiera Mungitrice spingere un carrello con un trespolo che sostiene una damigiana di liquido azzurro. La sudiciona capisce che è destinato a lei. Girando leggermente la testa riesce a vedere la macchina da riempimento, tubi, display, rubinetti pulsanti, ad onta della modernità di questo attrezzo, la sudiciona avrebbe preferito un tradizionale clistere, almeno con quello si riesce a vedere la quantità di liquido con cui ti stanno per gonfiare…. E presto la macchinetta prende vita, con un leggero puff puff. La sudiciona si meraviglia, praticamente non sente nulla: una pacchia!
Ma questo trattamento richiede tempi lunghi, in capo a mezz’ora la sudiciona inizia a sentire l’intestino imbarazzato ed un leggero stimolo. Dopo un ora lo stimolo occupa tutti i suoi pensieri. Ed a quello si aggiunge una altro fastidio: l’acqua assorbita dalle pareti intestinali le riempie la vescica. Passa un'altra mezz’ora, la sudiciona inizia a non poterne più, tenta di muoversi ma è impedita dalle cinghie. Disperata sta per orinare quando…… torna la Dottoressa e preme un pulsante: si sente il ronzio di una pompa e la sudiciona sente il ventre svuotarsi, mentre ode uno scroscio in un grosso bidone posto sul pavimento. Ora la Dottoressa ispeziona il contenuto del bidone: “molto bene, questa apparecchiatura per il goccia a goccia è perfetta, adesso vediamo fin dove possiamo arrivare” e, rivolta alla sudiciona: “adesso che hai eliminato le scorie che ti ingombravano, verrai riempita come non ti è mai successo, vedi di abituarti, la tua permanenza nel reparto mungitura durerà per settimane” L’infermiera ha nuovamente riempito, stavolta fino all’orlo la damigiana di vetro, la Dottoressa, stavolta mette un colorante giallo. Un tasto premuto e ricomincia il puff puff della macchinetta. La sudiciona è stanca di restare in quella scomoda posizione, ma nessuna la interpella. La vescica è ormai pienissima, la sudiciona stringe e rilascia ritmicamente i muscoli della pancia e delle cosce, la pressione nella vescica crese e cala, regalandole forti sensazioni. Intanto pian piano l’acqua entra e, sebbene ciò avvenga una goccia per volta, la sudiciona sente nuovamente l’intestino ingombro.
Ma la sudiciona sente anche altro: le dita della Dottoressa la stanno sottoponendo ad una accurata ispezione intima. E ben presto le dita guantate le vengono poste sotto il naso, odorose e coperte di umori: la sudiciona è incorreggibile, riesce a godere anche così. La Dottoressa è arrabbiatissima: “adesso te la sogni un'altra pausa, voglio vederti col pancione gonfio e l’acqua che ti esce dalle orecchie!!”. Poi la sudiciona sente premere la pancia con decisione, le dita della Dottoressa premono dolorosamente la vescica. Infermiera, metta un caterere a permanenza, uno grosso, direi un 24 a questa porcella. Inoltre applichi tutte le sere, per una settimana, l’unguento numero due, vediamo se riesce a godere anche così. La sudiciona sente le esperte mani dell’infermiera allargarla e il bruiciore dato dal catetere che, inesorabile la penetra. Un subitaneo, piacevole calo della pressione nella vescica segnala che il tubicino è arrivato in posizione. Ma nel frattempo la pompa peristaltica prosegue inesorabile il suo lavoro. Le sensazioni riportate dalla sudiciona sono le seguenti: mancano i crampi e la percezione del liquido che entra veloce. Solo la sensazione di pancia piena che cresce via via, con l’ovvio stimolo a “spingere”, cosa ovviamente vietatissima. La sudiciona è molto stanca, la posizione è massacrante , dovendo mantenerla per ore ed ore. Sente il pancione sempre più gonfio. Inoltre sta montando una nausea infinita, La sudiciona inizia a lamentarsi, emettendo i caratteristici muggiti che contraddistinguono il reparto mungitura.


Il tiralatte
Ma una nuova indegnità attende la sudiciona, la Dottoressa torna e saggia il pancione, che, data la posizione, sporge verso il basso. Soddisfatta la Dottoressa rivolge l’attenzione ad una parte dell’anatomia assolutamente trascurata per quanto riguarda le serve: le mammelle.
La Dottoressa riflette ad alta voce: “Anche se questa vacca è ormai vecchia, vediamo se, applicando gli opportuni stimoli, si riesce ad avere la montata lattea”
Detto fatto, due grosse coppe di plastica vengono fissate alle mammelle della sudiciona. Dalla coppe di dipartono due tubicini che arrivano ad una pompa succhiante-premente.
Ovviamente la fantasia sovraeccitata della sudiciona fa sì che nuovamente la Dottoressa trovi, all’ispezione intima, la sudiciona in uno stato peccaminoso.
“Bene, vediamo di farla calmare”, sono le parole della Dottoressa. E così, con il ventre gonfio, un nuovo tormento inizia per la mucca 14. Ciclicamente la pompa mammillare mette pi n pressione l’aria nelle coppe, praticando un piacevole massaggio, ma proseguendo nella sequenza, di seguito pratica il vuoto nelle coppe. La sudiciona sente come se le strappassero le tette, riesce a sbirciare attraverso la coppa vede le proprie carni violacee, un dolore da impazzire, ben documentato dai muggiti che emette. Fortunatamente per la mucca 14 l’esercizio con il tiralatte non è continuo ma va eseguito per un ora, più volte al giorno.


Il pasto
Nella descrizione dei vari ambienti di Lancy avevamo già parlato della dieta a cui vengono sottoposte le mule, costituita da una pappina di tapioca con addizionate vitamine e minerali.
Ovviamente è lo stesso per le mucche della fattoria, ma nel reparto mungitura la somministrazione della pappina avviene attraverso il tubo che giunge nello stomaco, un sistema avanzatissimo, che non fa perdere inutilmente tempo alle Infermiere Mungitrici.
La sudiciona scopre ben presto, però che tale metodo sarà sì avanzato ma lascia la bocca delle mucche secca e puzzolente quasi quanto una fogna. Vedremo in seguito come le Mungitrici hanno ovviato al problema.

Lo svuotamento.
Ma intanto sono passate le lunghe interminabili ore, la pancia della sudiciona ha, sia pure a fatica assorbita la grande quantità di liquido. “Ora della mungitura” dice l’Infermiera. Le cinghie vengono tolte e la sudiciona viene fatta mettere e legata su di un lettino “ginecologico”. Al di sotto del sedere della sudiciona viene posizionata la sacca di gomma per le deiezioni che la accompagnerà per tutta la sua permanenza a Lancy. La Mungitrice apre il rubinetto del plug della sudiciona. Poi inizia a premere con decisione il ventre, spingendo lentamente ma inesorabilmente le dita riunite a pugno, sempre più a fondo. Dalla bocca della sudiciona si sente un uuuuuhhhhh, infatti la pressione esercitata in questo modo, sta scatenando in pancia alla sudiciona i crampi evitati in precedenza. E la Mungitrice spreme con forza, a due mani, la pancia. La sudiciona ha la faccia rigata di lacrime. A cose finite, arriva la Dottoressa per verificare ed annotare la quantità di liquido somministrata, quattro litri, niente male. Inoltre la dottoressa nota con piacere il sacchetto di pipì collegato al catetere , gonfio e pieno fino all’orlo.
“Bene vacca 14” dice la dottoressa, “adesso verrai portata al pascolo per un ora, così potrai socializzare con le altre vacche!”.


Il pascolo
Poiché la Fattoria e d il Reparto Mungitura sono completamente sotterranei, la Dottoressa ha stabilito che le mucche passino un ora all’aperto, nella zona denominata “il Pascolo”. In questa zona troviamo anche “la letamaia”, il vascone in cui le detenute devono andare a svuotare le sacche delle proprie deiezioni. Delle altre detenute poi, un secchio dopo l’altro, utilizzeranno i liquami, una volta fermentati, per irrigare e far crescere rigogliosi i tuberi di manioca, di cui poi le detenute si ciberanno, una specie di ciclo chiuso!
E veniamo alla mucca 14, deve ora affrontare il fastidio della rimozione delle sonde e dei cateteri che la hanno tormentata finora, “tanto domani li rimettiamo” è l’incoraggiante frase delle mungitrice. Purtroppo per la mucca 14 il fastidioso plug anale non viene mai rimosso.
Ora la sudiciona deve svuotare nella sacca delle deiezioni anche il sacco della pipì. Poi deve sollevare la sacca di gomma pesante una decina di chili e portarla per le interminabili rampe che portano le mucche all’aperto. Ma ben presto si accorge di un'altra cosa, le mammelle, irritate dai maltrattamenti subiti, sono diventate ipersensibili e, data l’assenza di reggiseno, le strappano un gemito ad ogni movimento brusco.
La mucca 14 è guidata e pungolata dalla Mungitrice, per tutto il percorso. Una volta svuotata la sacca, la Mungitrice toglie la catenella dal collare della sudiciona. Finalmente la sudiciona può guardarsi attorno. Altre otto mucche stanno aggirandosi nel “pascolo”, ovviamente le facce sono invisibili, dati i cappucci. Tutte quante si muovono con attenzione, cercando di evitare qualsiasi sfregamento al petto, evidentemente tutte devono sottostare all’esercizio del tiralatte.
In uno degli angoli del Pascolo la sudiciona vede una grossa vasca in cui zampilla acqua fresca, un sogno, accanto un grosso rotolo di cristalli bianchi, del sale, per permettere alle mucche di integrare i Sali e le vitamine assenti dalla tapioca di cui si cibano. Così la sudiciona immerge la testa nella vasca, per bere. Poi lecca golosamente il sale, di cui sente il bisogno e beve ancora una volta. Ma le mucche non devono ciondolare per il pascolo inoperose, così le Infermiere Mungitrici, le obbligano a correre in tondo effettuando a tratti la corsa punitiva di Lancy. E dati i dolori alle mammelle di cui tutte le mucche soffrono, il nome di corsa punitiva è perfettamente indovinato!

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LANCY 13 - LA MUCCA NUMERO 14


LANCY 13 – LA MUCCA 14
di sguattera sudiciona


Uscite Grosse Jeannette e la mula sudiciona, la Dottoressa Frau Helga Von Bernhardt, non nasconde la sua soddisfazione: grazie alla nuova mucca numero 14 potrà collaudare una nuova “macchina di riempimento” da lei progettata e terminata poche ore prima. Sicuramente l’uso della nuova macchina, se darà i risultati attesi, le permetterà di terminare l’ultimo capitolo dal titolo “Riempimento retrogrado completo” della sua poderosa opera “Eradicazione dei vizi ancillari”.
Anzi, pensa la Dottoressa, sarà il caso di riorganizzare le giornate della mucca 14 e compagne, come già descritto in vari capitoli dell’opera: “Privazione degli stimoli”, “Diete e purghe punitive”, “Clistere goccia a goccia”, “Speculum veterinari”, “Pomate rubefacenti, peperoncino e urticazione biologica”, “Adattamento di castighi tradizionali: verberazioni e fustigazioni di soggetti difficili” , “Svuotamento artificiale: cateteri e sonde intestinali a due vie.” L’opera della Dottoressa segue il già famoso suo libretto “Manuale per Mungitrici”.
La sudiciona, dopo le stremanti salite della collina, è piombata in un sonno di piombo. Viene destata prestissimo dall’apertura della cella: Grosse Jeannette la fa alzare e la obbliga a scendere la interminabile rampa a chiocciola che scende nel sotterraneo del reparto di Mungitura. Qui giunte Grosse Jeannette consegna la sudiciona ad una delle Infermiere Mungitrici e, lieta di poter uscire all’aria aperta dall’atmosfera putrida della Fattoria, di cui il Reparto Mungitura fa parte.
La sudiciona indossa, la divisa di ordinanza in tela grigia, già macchiata e scolorita dal sudore. Sente il peso e la costrizione del, grembiule di gomma verde e dei guanti. Il cappuccio, ben calato, le limita la visuale. La sudiciona, memore delle lezioni ricevute, sporge ben bene la lingua. L’infermiera, con due dita, pinza la lingua della sudiciona, tirandola ancora più in fuori. “Bene, vediamo di capirci: da adesso sei la mucca numero 14. Quando io chiamo 14, devi alzare la testa ed obbedire ai miei ordini. Ti verrà assegnata una stalla, in cui passerai la giornata. Una volta al giorno verrai portata a “pascolare” per un ora all’esterno. Porterai con te la sacca dei tuoi liquami e la svuoterai nella “letamaia”. Adesso ti aspettano il “collare” ed il “brindisi di benvenuto” poi vediamo di trovare un morso adatto a te. Per oggi starai a digiuno, poi la Dottoressa stabilirà la tua dieta. Vedi di rigare dritto oppure la pelle del tuo sedere diventerà dura come il cuoio, te lo assicuro”.


Il Collare
Tutte le mucche, come del resto le mule, devono essere dotate di collare, questo offre alle loro sorveglianti un ottimo modo per poterle “parcheggiare”, attaccando semplicemente la catena del collare ad uno degli innumerevoli anelli di cui Lancy abbonda. Inoltre il collare offre un ottimo appiglio per “tirare” una mucca ombrosa. Il materiale è il medesimo, acciaio e gomma, solo che al collare delle mucche può essere attaccato un piccolo campanaccio che “allieta” l’ambiente opprimente delle stalle della Fattoria. Dimenticavo: i collari delle mucche sono di due colori: la sudi…. pardon mucca 14 vede che la maggior parte dei collari è gialla, altri sono rossi. Anche la sudiciona non sfugge al collare, giallo, che le dà parecchio fastidio ma, di certo, non se ne lamenterà, visti i presupposti.


Il Brindisi
La sudiciona si è molto incuriosita per il brindisi, che sarà mai? Possibile che alla fattoria accolgano con un festino? Niente di tutto questo, l’Infermiera Mungitrice si allontana un attimo e torna con una bottiglietta di vetro scuro. La mostra alla sudiciona: Olio di Ricino di Prima Qualità, spremuto a freddo. Doppia dose. Il cuore della sudiciona dà un sobbalzo, è questo dunque il brindisi?
L’infermiera non ha perso tempo: da una armadietto è comparsa una ciotola per cani, di lucido acciaio. L’infermiera versa una abbondante dose di purgante e mette la ciotola a terra. La sudiciona vede che in fondo alla bottiglietta sono restate solo un dito di prodotto. Guarda la ciotola e si sente mancare, dovrà lapparla alla perfezione. Inizia a darsi mentalmente dell’idiota per il vizio a cui non riesce a rinunciare. Ma bando alle ciance, la sudiciona si mette a quattro zampe e tira ancora più fuori la lingua. Inizia il suo lunghissimo stomachevole esercizio. Sudori, brividi, scoraggiamento, che altro di posso dire? Ma grazie allo scudiscio impugnato magistralmente dall’Infermiera Mungitrice, la sudiciona finisce di lucidare la ciotola alla perfezione.


L’attesa
Nelle ore di attesa per l’effetto del purgante, inframmezzate da fetidi ruttini e gorgoglii di pancia, la sudiciona viene istruita a puntino dalla Infermiera su cosa la attende: tutte le mucche subiscono la “dilatazione meccanica” mediante uno speciale speculum rettale. Viene così posizionato un apposito tappo, contenente una cannula di riempimento ed una di svuotamento. Il tappo viene adattato al foro da una schiuma vegetale che espandendosi ed indurendosi farà da guarnizione impedendo qualsiasi rischio di espulsione o trafilamento. La forma del tappo, grazie alla schiuma, diventa talmente precisa che le mucche sopportano bene il corpo estraneo che le dilata notevolmente. Da brave mucche, quando sono a digiuno, tocca loro l’abbeverata: devono bere tre litri di acqua in tre abbeverate da un litro d’acqua. E’un po’ difficile bere un litro tutto d’un fiato, ma ti ci abituerai. Anzi, cominciamo subito. E così la sudiciona deve vuotare d’un fiato una bella caraffa d’acqua, somministratole dall’infermiera che verifica attentamente non vi siano pause. Inutile dire che alla fine la sudiciona ha il fiato corto e lo stomaco visibilmente dilatato.
Ma ora sono cominciati gorgoglii e dolori di pancia. Alla sudiciona viene ordinato di trattenersi fino all’arrivo nella propria stalla. Lì giunta le viene fatta assumere una delle due posizioni standard concesse alle mucche: deve mettersi a quattro zampe. Questa posizione dovrà tenerla molto molto a lungo, durante gli interminabili riempimenti. L’altra posizione concessa è la posizione di mungitura: distesa sulla schiena con le cosce aperte. Ma non anticipiamo i tempi. La nostra sudiciona, ancora priva di tappo orina più volte ed alla fine si scarica lì per terra, sporcando alquanto e sporcandosi mutande e cosce. Ma ad una certa ora entra l’Infermiera Mungitrice: ora del lavaggio: un getto d’acqua, proveniente da un apposito tubo , lava impietosamente con un forte getto di acqua gelata, intimità, mutande, cosce e pavimento. Il liquido di risulta sparisce in un apposita griglia di scarico. Ora di cena per le altre mucche, la sudiciona, pardon, la mucca 14 viene portata nella stalla-cella dove, complici la fame e la paura di cosa la attende, dormirà ben poco.


L’Unguento Preventivo
Non è passata che un ora insonne, per la sudiciona, che la porta si apre improvvisamente: entrano la Dottoressa e l’Infermiera: si tratta di un ispezione a sorpresa, per verificare il comportamento delle mucche. La sudiciona viene sottoposta dalla Dottoressa ad una accurata ispezione manuale. Inutile dire che la sudiciona, a dispetto di tutti i dolori e tutte le disavventure, è parecchio eccitata dalla prospettiva di essere inerme in mano a severe infermiere e dottoresse. Fatto che non sfugge alla Dottoressa. La sudiciona riceve uno schiaffone e la Dottoressa ordina all’Infermiera di applicare l’unguento numero uno. Per prevenire vizi immondi, nella stalla vengono utilizzati tre particolari unguenti urticanti. L’unguento numero uno, abbastanza blando, viene utilizzato per le vacche inesperte. Si tratta di un unguento costituito al 50% da una antico unguento al mentolo, “vapo..rub” e per l’altro 50% di gel disinfettante alcoolico. Il preparato viene steso abbondantemente sulla …. parte peccatrice della sudiciona. La sudiciona resta sorpresa: una piacevole sensazione di fresco….. beh, poteva andare peggio. Ma passato un minuto, un leggero bruciore si fa strada, l’alccool ed il mentolo contenuti nell’unguento stanno dilatando o pori ed arrossando il clitoride e le delicate mucose circostanti. Il bruciore cresce costantemente e, sia pure sopportabile, tormenterà per lunghe ore la sudiciona. Inutile dire che qualsiasi tentativo di sfiorare le parti infiammate è diventato impossibile. La sudiciona, persa nei suoi bruciori si chiede in cosa consistano e quanto brucino gli unguenti due e tre. Sarà bene per lei che righi dritto e che non sia costretta a sperimentarli, ve l’assicuro.

(13- continua)

14 marzo 2014

PENSION BALNEARIA / 78

Nobili Signore, sguattera sudiciona,
cito da una mail di Madame Janine: “Vedo che ti diverti.”.
Ebbene, devo umilmente confessare……..
Anche alle sorveglianti della Pension Balnearia si applica il ferreo regolamento di disciplina della Signora.
E, al termine di uno dei “trattamenti idraulici” della perra, la Signora mi impone un ispezione intima. Ho un tuffo al cuore, mi ha beccata! Obbediente abbasso le mutande di servizio e facilito l’ispezione. La Signora si rialza, mettendomi sotto al naso le sue dita guantate, inequivocabilmente bagnate da secrezioni lucide ed odoranti di godimento. Avvampo e confesso: ebbene sì, durante i clisteri che somministro alla perra mi eccito indebitamente. Vengo spedita in cella, in attesa del verdetto della Signora. Capisco la mia colpa, accetterò di buon grado la sculacciata che mi verrà assegnata, ne ho passate tante e sicuramente non saranno quattro sculaccioni a preoccuparmi.
La Signora mi convoca in ufficio, mi comunica che non verrò punita in presenza della perra, questo no, in cambio, però la punizione sarà più severa. E con un tuffo al cuore vedo cosa mi aspetta: un bicchierone che la Signora riempie fino all’orlo di olio di ricino avanzato dalla punizione pubblica di perra e compagne. “Es una pena desperdiciarlo”, dice la Signora. Inghiotto a vuoto più volte, poi capisco che non ho scelta, se voglio continuare ad essere una sorvegliante devo subire pure questo. E’ un grosso bicchire, mi dico che se sto a pensarci finisce che vomito ancora prima della punizione. E così mi turo il naso, ma la Signora mi redarguisce: “no hagas trampa”, dovrò gustarlo fino in fondo. Avvicino il bicchiere alle labbra e inizio a bere, ma purtroppo è un olio di prima qualità con tutto il sapore originale, niente trattamenti chimici per togliere almeno l’odore e una parte di sapore. Inoltre è terribilmente viscoso. Inghiotto, cercando disperatamente di bere tutto in un fiato, ma devo interrompermi per respirare e lì le papille gustative, anzi DISGUSTATIVE, iniziano a realizzare lo schifo che sto bevendo. Sento lo stomaco rivoltarsi. Al contrario di perra e compagne non ho ricevuto iniezioni anti vomito, mi dico che devo riuscire a finirlo senza vomitare, costi quello che costi. Sento che, nonostante il caldo mi spunta la pelle d’oca. E piano piano, facendomi una inaudita violenza inghiotto, inghiotto ed inghiotto. Ormai il bicchiere è vuoto, lo mostro alla Signora che mi ingiunge di raccogliere anche le ultime gocce. Sono coperta di sudore, un sapore ed un untuosità atroci mi fanno rivoltare. E nei prossimi minuti, passati in ginocchio sui ceci, il disgustoso sapore aumenterà ancora, continuamente riproposto da una infinita serie di ruttini.
Passa mezz’ora di tormento, finalmente inizio a respirare normalmente, la Signora scarta una caramella alla menta e me la porge elogiando la mia obbedienza. Sono perdonata, ma mi terrà d’occhio, devo essere inflessibile con le condannate ma non mi è permesso alcun tipo di esaltazione durante le loro punizioni. E passerò anche io una notte agli “aseos”, tormentata dai dolori di pancia causati da quest’olio di “primera cualidad”. Comincio a capire perché perra e compagne sono dovute restare a letto qualche giorno dopo la loro umiliante prima punizione…….

sguattera Nadia.

(78- continua)

2 marzo 2014

NUOVA DIVISA PER LA SGUATTERA SUDICIONA NADIA

Nobili Signore, serva sudiciona,
a volte capita alle serve che la Signora decida di dotarle di una nuova divisa. Nel caso della scrivente, la Signora FrauJulia ricevette un suggerimento di Madame Janine. Venni convocata, una sera nell’ufficio di Madame. Una schermata sul PC mostrava alcuni dei capi indispensabili. La Signora, dopo avermi fatto inginocchiare, mi mostrò quella che avrebbe potuto essere la mia divisa. Francamente, l’idea che la Signora acquistasse tramite internet mi piaceva molto: un rapido ordine e di lì a qualche giorno un anonimo pacco consegnato da un postino. Ma le mie speranze andarono deluse: la Signora scorse fino in fondo la pagina e, data un occhiata alla cifra richiesta, disse che non se ne parlava assolutamente, un capo prodotto industrialmente a quel prezzo era decisamente un furto!
E così mi trovai, seguendo rispettosamente la Signora a camminare per le viuzze del centro storico, dove sono presenti vari laboratori di sartine cinesi.
Lasciata in un angolo, vedo la Signora parlare con la anziana ed imperiosa proprietaria. Stampe ricavate da internet cambiano di mano, so che parlano di me perché le vedo guardare nella mia direzione ed assentire più volte. Campioni di tessuti e gomma vengono sottoposti al giudizio della Signora. Suppongo siano giunte ad un accordo, la Signora mi chiama e torniamo a casa.
Di lì a qualche giorno la Signora, mi comunica che l’indomani dovrò andare dalle sarte per le misure e la prova della nuova divisa. Dovrò andare di prima mattina e restare a disposizione finchè il lavoro non sarà terminato. La Signora arriverà più tardi per verificare la bontà del lavoro.
Ma, prima di congedarmi la Signora ha ancora qualcosa da dirmi: “stupida serva sudiciona, come ti sei permessa di andare dalla sarta senza prima farti il bidet?”. Devo confessare che è vero, sciatta come sono tendo a trascurare la mia igiene. Tremo, la Signora mi guarda e, severamente mi ordina: “Sudiciona, prendi un catino di acqua fredda e fai subito un bel bidet, lavati anche le ascelle. Per castigo poi prenderai tre once di olio di ricino. Devo obbedire: rapida mi reco nel bagno di servizio e, con acqua fredda e sapone di marsiglia rimedio alle mie colpe. Poi preparo un vassoio con un bicchierone di vetro e l’odiata bottiglietta di vetro scuro, con l’etichetta “Olio di Ricino di prima qualità, spremuto a freddo F.U., doppia dose”. La Signora versa il purgante: vedo il denso liquido giallino scendere lentamente, spero che la Signora smetta di versare, ma la quantità stabilita giunge quasi all’orlo del bicchiere, ci vanno tre quarti della bottiglietta. Ed è il momento di farsi forza: devo bere a piccoli sorsi, tra un sorso e l’altro deve passare almeno un minuto, in modo che, come dice la Signora, io abbia il tempo di degustare la mia bibita.
Non vi dico lo schifo: odore, sapore e quella sensazione di unto in bocca . Non solo, l’olio, poi si “ripropone” lungamente. Nausea? Tanta, sono continuamente costretta ad inghiottire la saliva provocata dalla nausea. E finalmente anche la purga termina. Metto il cappottino sdrucito sopra la mia vecchia divisa. La Signora mi dice subito che dovrò gettare in un cassonetto tutti i vecchi panni, dovrò tornare indossando la nuova divisa “A la Lancy”. Prendo un autobus, come una scialba serva che si avvia a fare le compere. Giungo al laboratorio. La vecchia padrona si incarica di verificare accuratamente le misure. Non vi dico quante misure debbano essere prese per una divisa. Poi è il turno delle misure per le mutande disciplinari. L’imperiosa sarta mi abbassa d’ufficio le mutande che cadono ai miei piedi. La sarta fissa la mia patata, sorride e dà una voce alle lavoranti. Tutte si affollano attorno a me, avvampo, visto che parlano cinese non capisco. Fino a che una delle lavoranti, sempre deridendomi si abbassa le mutande e mi mostra la sua patatina, perfettamente depilata. Io, per ordine della Signora invece ho la boscaglia incolta. Resto lì, con le mutande che mi intrappolano i piedi, piangendo per l’umiliazione. Poi la sarta si scoccia e spedisce le ragazze al lavoro. Mi fa ricomporre. Ora mi fa mettere in fondo al laboratorio, in attesa che il lavoro venga svolto. Non ci sono sedie, devo attendere in piedi. Passano un paio d’ore. Le ragazze fanno una breve pausa, viene preparato un pentolone di tè. Forse per rincuorarmi, me ne vengono dati tre bicchieroni. Sarà l’effetto della purga, lo bevo avidamente. Ma di lì a poco aimè, mi comincia a scappare la pipì. Chiedo alla sarta il permesso di usare il bagno ma mi viene negato: “bagno solo pel lagazze cinesi”. Comincio a preoccuparmi, tra qualche ora l’olio di ricino colpirà. Il tempo passa, in sincronia con la vescica che si gonfia e con la pancia che brontola.
Dopo un ora una delle sartine si presenta dalla vecchia con uno dei capi pronti: le mutande di caucciù. La sudiciona è costretta a togliersi nuovamente le mutande, scatenando una nuova serie di risolini tra le presenti. La mutanda in caucciù viene rialzata dalle abili mani della sartina. La sudiciona sente la gomma levigata al contatto della propria pelle. L’odore della gomma nuova, unito a quello dei collanti che rendono impermeabili le necessarie cuciture inebriano la sudiciona. E queste mutande sono veramente comode, si dice quella grulla della sudiciona. Ma ora la prova prosegue, arriva un secondo paio di mutande. Queste sono realizzate con uno spesso strato di cuoio di colore beige, trattato in maniera da farlo rimanere abbastanza elastico. Le mutande vengono infilate alla sudiciona al di sopra delle mutande di caucciù. La sudiciona, curiosa, guarda in basso, la mutanda di cuoio ricopre completamente il capo sottostante, l’odore del cuoio si somma a quello del caucciù, la sudiciona annusa quei due profumi con la medesima voluttà di un automobilista che sale sulla sua auto nuova. Il morbido cuoio della mutanda esterna rende le mutande più spesse ma sempre comode. La sudiciona si chiede perché altre serve si lamentino tanto delle proprie mutande costrittive.
Ma, ora che la prova è terminata, le sartine tolgono alla sudiciona i due capi intimi per procedere all’assemblaggio definitivo del capo. La sudiciona resta lì, con la vescica gonfia e la pancia in subbuglio. Ora la sudiciona deve provare la divisa: una pesante vestaglia di cotone grigio, molto spesso, dalle maniche corte. Questa divisa, al contrario delle mutande, è un prodotto standard del laboratorio di sartoria: ne producono a centinaia, destinate alle innumerevoli donne di fatica impiegate in miseri lavori. Infatti, identificata la taglia corretta, non è necessario alcun aggiustamento. La vecchia sarta mostra alla sudiciona, infilato nella tasca della divisa, un fazzoletto da testa, realizzato con il medesimo tessuto: un gentile omaggio del laboratorio alle fedeli clienti. Mentre si sente il rumore della macchina da cucire con cui le sartine si affannano a terminare le speciali mutande, la sudiciona deve provare il grembiule. Le stringenti specifiche di Lancy richiedono un grembiulone di gomma verde. Mani esperte tracciano sulla gomma il profilo e, leste tagliano con apposite forbici. In men che non si dica il grembiule è pronto: una cinghia che sostiene la parte superiore del grembiule, passando dietro al collo. Infatti questi grembiuloni coprono anche il petto delle serve. Il grembiule è dotato di due cinghie che permettono di stringerlo a volontà, sfruttando l’elasticità della spessa gomma con cui è costruito. Due pesanti guanti versi, sempre di gomma, fanno pendant col grembiule. Un paio di calzettoni di ruvida lana grigia ed un paio di zoccoli di gomma verde vengono aggiunti al pacco destinato alla sudiciona.
Nel frattempo è arrivata la Signora FrauJulia, per verificare la qualità della divisa realizzata.
La sudiciona è ormai in attesa da numerose ore. Ormai la pancia della serva si fa sentire: una continua serie di gorgoglii causa le risate delle sartine presenti. Le sartine hanno finalmente terminato le mutande. La sudiciona vede il capo provato in precedenza: i due strati sono mirabilmente fissati tra loro, La mutanda di caucciù è dotata di larghi elastici alle cosce ed al ventre. Elastici che la rendono perfettamente a tenuta. Il tessuto impermeabile è sovrabbondante, la sudiciona scoprirà in seguito a che scopo. La mutanda in cuoio è chiusa da una cerniera di acciaio inossidabile ed è dotata di un piccolo lucchetto dello stesso materiale. Ma alla mutanda di cuoio le sartine hanno aggiunto due pezzi di cuoio, cuciti sui fianchi e dotati di larghi occhielli.
La sudiciona è ora costretta a spogliarsi completamente dinanzi a tutte. Data la presenza imperiosa di FrauJulia, le sartine si limitano ai sorrisetti, vedendo i peli superflui della serva. La mutanda viene infilata sul pancione della sguattera. La cerniera chiude ermeticamente il capo. Ma ora la vecchia sarta deve mostrare a FrauJulia la particolarità di queste mutande. Due lunghi lacci vengono infilati negli occhielli dei rinforzi di cuoio: sono due sistemi analoghi all’allacciatura di una scarpa, una stringa può stringere la mutanda sul davanti un'altra sul dietro. E qui la sudiciona inizia a scoprire quanto siano “comode” le mutande: infatti la vecchia tira impietosamente le stringhe posteriori, fissandole con un bel fiocco. La sudiciona scopre subito che le stringhe premono le linguette di cuoio contro i glutei, rendendo la mutanda molto fastidiosa, in particolare quando ci si deve chinare per qualche lavoro. Ma non è finita, la vecchia, consapevole che la sudiciona ha ormai pancia e vescica piene all’inverosimile, chiede ad una assistente di portare un cuscinetto di stoffa. Il cuscinetto viene posto sul ventre della sudiciona e su di esso viene allacciata la stringa. Poi la vecchia mostra a FrauJulia la particolarità della stringa anteriore: basta stringerla, anche di poco, ed il cuscino preme impietosamente il ventre. E’ bastato poco a fare squittire la sudiciona: “noooo per carità mi scappa, non ce la faccio mi scappa la pipì….. e poi, Signora si ricorda di avermi purgato, NON CE LA FACCIO”. Ma nessuna pietà per la sudiciona, uno sguardo e la vecchia stringe ancora un po’. La sudiciona stringe disperata le cosce. Non si aspettava di dover collaudare la tenuta della mutande lì, davanti alle odiose sartine ed alla loro vecchia padrona. Passano angosciosi minuti per la sudiciona, coperta di sudore e con la pancia che duole sempre di più. A questo punto la sudiciona abbassa gli occhi sulle proprie mutande, unico capo che per il momento indossa, vede la pancia gonfia, costretta e schiacciata dall’impietoso cuscinetto, posto sotto ai lacci allacciati stretti. A questo punto la sudiciona fa una bella pensata: forse se riesce a far un goccio di pipì la cosa passerà inosservata e la pressione nella pancia calerà. Detto fatto la sudiciona si impegna nel difficile compito di orinare, senza “mollare tutto”. Dobbiamo dire che la cosa riesce, la sudiciona sente il calore della pipì che invade tutta la mutanda di caucciù, calore tutt’altro che spiacevole. Ma la sudiciona, sperando di farla franca, non ha considerato l’antica sapienza sartoriale delle cinesine: le mutande di caucciù sono volutamente molto molto comode: infatti sono studiate per essere indossate anche da serve sottoposte a clisteri punitivi senza l’impiego di “plug” gonfiabili di ritenzione. Per farla breve: il liquido si raccoglie all’interno della mutanda, gonfiando un apposito capiente “sacchetto”. Questo sacchetto è situato in una apposita apertura, a prova di “manomissione” della mutanda esterna di cuoio. Il sacchetto dotato di una speciale valvola antimanomissione, si gonfia di orina della sudiciona e penzola, ben in vista tra le cosce della sudiciona. Subito le “simpatiche” cinesine compaiono indicandosi l’un l’altra il sacchetto e deridendo la sudiciona, nonostante le occhiate di fuoco dell’anziana sarta. La sudiciona vorrebbe sprofondare. Ma l’espediente di orinare non è affatto sufficiente, anzi, l’avere rilasciato lo sfintere vha ormai messo in funzione una reazione a catena che si manifesta esternamente con forti gorgoglii e, dentro alla pancia della sudiciona con crampi incredibili, peggio di quelli di un clistere. La sudiciona a questo punto cerca di emettere qualche scorreggina, chissà, magari potrà resistere fino al ritorno a casa. La sguattera è certa che FrauJulia una volta a casa le permetterà di usare il bagno. Ma niente da fare, come la sudiciona rilascia un istante lo sfintere, un vero e proprio tsunami la travolge e riempie rumorosamente le mutande. La cosa non sfugge affatto alle presenti, se anche le doppie mutande limitano l’odore, niente fanno per la rumorosa scarica. Ed è con soddisfazione che la vecchia megera cinese fa saltellare con il palmo della mano il sacchetto colmo delle deiezioni della sudiciona. Sudiciona che vorrebbe poter sotterrare la testa come uno struzzo. Ma è ora di congedarsi, FrauJulia passa delle banconote alla vecchia tutta salamelecchi. Alla sudiciona viene fatta indossare le nuova mise, tutti i vecchi abiti vengono gettati. Ed ora la serva deve percorrere due chilometri a piedi, nelle schifose condizioni in cui si trova. Infatti la Signora la fa camminare per la strada, limitandosi a controllarla da bordo del proprio SUV. E se la sudiciona può ringraziare la sorte di potersi confondere tra le maschere del carnevale che affollano i marciapiedi, di certo il dover camminare a cosce larghe per non urtare in continuazione il sacchetto pieno, non le rende piacevole la camminata.
E giunta a casa la sudiciona, dopo una bella ramanzina, deve provvedere a svuotare e ripulire le proprie mutande, cercando di non vomitare per lo schifo. Ovviamente la sudiciona dovrà indossare le mutande ancora bagnate, visto che non n ne esiste un cambio.
Le mutande hanno ben sopportato il collaudo: il cuoio si è sì imbevuto leggermente ed ha cambiato un po’ il colore, ma la Signora ha ricevuto assicurazioni che le mutande dureranno ben più della serva.


Vostra stupida serva sudiciona nadia.


18 febbraio 2014

PENSION BALNEARIA 77


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
ci eravamo già occupate di praticare delle robuste lavande alla perra, restavano da seguire i consigli medici riguardo l’intestino. La Signora mi chiama e mi dice che perra e compagne si sono ormai rimesse dalla colossale “purga de castigo”, è ora di iniziare a preoccuparci delle loro pance, che, data la dieta, tendono a funzionare male. Dobbiamo iniziarla alle cure idroterapiche ed intestinali.
Il primo provvedimento è presto preso, un editto obbligava già noi sorveglianti a bere due litri di acqua al giorno, presto fatto, le sguattere punite ne berranno tre litri. E non liberamente, a piccoli sorsi, come facciamo noi, no, le sguattere vengono obbligate a bere un litro di acqua tutto in una volta, con una di noi sorveglianti che controlla non barino. Per chi trasgredisse ci sono pronti dei bellissimi imbuti per la idratazione forzata. Questo metodo di idratazione è stato adottato perché la Signora non gradisce trovarsi di fronte sguattere col pannolone, preferisce concedere una pausa pipì un ora circa dopo che la sguattera ha bevuto. Va da sé che l’ora sembra lunghissima alla serva che stringe disperata le cosce per resistere alla pressione della vescica.
Ma vediamo cosa è successo alla perra. La Signora ha deciso di sovraintendere alla somministrazione del clistere. Il capientissimo enteroclisma di vetro viene da me accuratamente riempito, con acqua della fonte termale. L’acqua ha la temperatura adatta, anche se, lo so per esperienza, sembra troppo calda. Per la prima volta, dice la Signora, utilizzeremo una cannula abbastanza piccola, ci preoccuperemo in seguito di trovare la misura più adatta. La perra viene fatta mettere in posizione, a quattro zampe. Lubrifico leggermente la cannula e la inserisco con decisione.
“Ahhhh” il lamento della sguattera. La Signora mi guarda interrogativamente, le confermo, come ha visto non ho agito con brutalità. Ma il bello deve ancora venire, all’apertura del rubinetto la perra inizia una infinita serie di lamenti. “Quema…… quema”, “Ya no puedo mantener…” eccetera. Morale della favola, la capacità intestinale di questa stupida inetta è di poco più di mezzo litro! E così la Signora stende un opportuno piano di “cure” di uno o più clisteri al giorno, per portare la capacità della perra, tramite i quotidiani allenamenti, fino ai tre litri, ragionevoli per la sua corporatura.
La Signora mi affida il compito, ho un paio di mesi di tempo, alla fine di questi due mesi la perra dovrà accogliere e trattenere, senza aiuti di plug od altro, un normale clistere da 3 litri! E così, già il giorno successivo , la perra ha un nuovo impegno. La Signora ha predisposto tutto: una completissima scheda registrerà le quantità di acqua somministrate, i tempi di ritenzione e le malaugurate perdite. La Signora mi invita a scegliere cosa userò per clisterizzare la perra. Sono confusa da tanto onore, andiamo nelle stanze dedicate all’hydroterapia. Interi armadietti a vetri mostrano strani e preoccupanti attrezzi, una varietà di cannule di tutte le forme e dimensioni. In uno di questi adocchio una bellissima “pera”, un rispettabile attrezzo della capacità di 750 cc. Quello che mi ha colpito non è la capacità dell’attrezzo, è la serie di quattro cannule ce può esservi applicata: la più piccola ha le dimensioni di una matita, la seconda di un dito, la terza di un pene e la quarta, terribile, le dimensioni di una grossa zucchina, inoltre alla base è conica, in modo da fare tenuta in ogni caso. Prendo in mano l’attrezzo, la gomma è nuovissima, perfetta, evidentemente uno dei folli acquisti della perra, non ancora utilizzato su noi serve. Schiaccio l’alttrezzo, non si incontra quasi resistenza, il foro delle cannule è molto grosso e l’operatrice ha la possibilità di iniettare il contenuto in pochi secondi. Mi innamoro a prima vista dell’oggetto, la perra avrà l’onore di inaugurarlo e goderselo molto molto a lungo.
Parlo a lungo con la Signora e ricevo le direttive da seguire per la rieducazione intestinale della perra: innanzi tutto dovrà imparare a trattenersi in tutte le situazioni. Poi dovrò aumentare, grazie a lunghi esercizi quotidiani, la sua capacità intestinale fino al massimo.
Somministrerò così una “pera” alla volta, la perra dovrà poi eseguire un congruo numero di “squats”. Seguirà la “pera” successiva e il procedimento si ripeterà.
Un programma facile e lineare, direte voi. Per la perra non lo sarà di certo.
La Signora mi consegna una scatoletta di pomata da usare per lubrificare le cannule, la annuso, un forte profumo di mentolo ed eucalipto, caspita, “el ungüento” si annuncia interessante………
Potrei, anzi, sarei tentata di legare la perra sul “potro”, in modo che non possa sottrarsi e che la sua pancia sia dolorosamente compressa, ma la Signora suggerisce, sarà ben più duro ed umiliante per la perra dover stare ferma e sopportare senza aiuti esterni. La Signora conosce una posizione ingegnosa, umiliante, stancante e dolorosa: la perra dovrà stare in piedi, curvata in avanti, mentre si tiene le caviglie con le mani,. In questa posizione la pancia, piegata, risulta anche maggiormente impedita di espandersi liberamente. Senza contare che la perra sarà anche impegnata a cercare di stare in equilibrio!
E si va ad iniziare, in mancanza del “ cronista”, un prezzolato dalla perra, cercherò di riportare comunque fedelmente frasi e rumori.
Prendo la pera e la riempio, la prima iniezione sarà di acqua ben calda. Ungo ben bene la cannula simile ad un grosso e lungo dito, con il balsamo della Signora.
Nadia> “Relajada….”
perra> “aiiii no no me duele!”
Nadia> “callate puta!”
perra> “aaaaaagh”
Nadia> “legó sin esfuerzo, ahora viene el agua”
Ed inizio a premere, ma non tutto in una volta, a brevi intervalli. In meno di un minuto l’intestino della perra riceve il lavaggio, ma ora arriva il bello
Nadia> “ahora mantenga fuerte, ¡ay de usted si usted pierde una gota!.
perra> “mmmmm ya duele”
riempio nuovamente la pera, stavolta però di acqua fredda, lascio anche un bel po’ di aria nella boccia.
Nadia> “prepararse”
Infilo nuovamente la cannula, ora la perra è maggiormente in difficoltà, non deve perdere il liquido già in pancia.
perra> “nooooo empiedad”
ed inizio a premere, vi è subito il rumore dell’aria che entra nell’intestino: “sgurgle”
perra> “no, por favor, es fría, no puedo soportar”.
Nadia “callate puta!”
perra> “uhmmmmmm”
Ma ora viene il bello, estraggo la cannula dal retto della perra.
La Signora mi ha fornito di una bellissima clessidra, la giro e la mostro alla perra, dovrà eseguire gli “squats” con un litro di acqua in pancia per la durata di una clessidra (15 minuti). Se si comportasse male ripeteremo il clistere ed il tempo di ritenzione sarà il doppio, tappata da un enorme “tapon”.
E qui iniziano i guai per la perra, deve accosciarsi e rialzarsi, tenendo le braccia dritte dinanzi a sé, utilizzando la sola forza delle gambe. Il movimento la costringe, però a irrigidire gli addominali, scatenando così nel suo interno ondate su ondate di dolorose contrazioni. La costringo anche a contare a voce alta gli “squats”.
perra> “uno …………. dos …………… tres………….. quatro…………….. cinco……uuuuuhhhhh……..seis……… mmmmmmmm…….. siete …………. SPLIT ….. SPLIT”
Sento chiaramente le gocce cadere, un rivolo si forma lungo le gambe della perra ed una piccola pozzanghera inizia a formarsi attorno ai piedi. Afferro con decisione i “pezones” della perra, la guardo fissa negli occhi, riceve il messaggio, si morde a sangue le labbra, finalmente la colica le lascia un attimo di respiro, la obbligo a ripetere il settimo “squat”, ammonendola che se continuano le perdite dovremo ripetere il tutto.
perra> siete ……….ocho ………. nueve …… diez ……… GURGLE ……….. GURGLE ……….madre …….onze ………… GURGLE ………. doce ……………trece……….ooooohhhh ……..”
Sento chiaramente i gorgoglii della pancia ma la perra è talmente terrorizzata dal dover ripetere il tutto che stringe a morte lo sfintere. Passa così il regolamentare quarto d’ora.
La guardo: gocce di sudore sul viso e sul corpo, un aspetto disfatto, sta curva in avanti per dei crampi residui.
Compilo la scheda relativa al primo “entrenamiento intestinal” : 1 litro per 15 minuti di ritenzione, perdita “fisiologica” di poche gocce durante il centinaio di “squats” che la ho costretta ad eseguire. Per stamattina è stata fortunata nel riuscire ad arrivare in fondo, ma nei prossimi giorni non sarò così buona, voglio sentirla urlare e vederla perdere più volte il controllo, deve pagare decuplicate le sofferenze che ci ha imposto.
A presto
Sguattera Nadia
(77- continua)


PENSION BALNEARIA 76


Nobili Signore, sguattera sudiciona,
non è una settimana fortunata per la perra, la Signora, ha deciso di iniziare gli interrogatori per stabilire quanti soldi siano stati intascati dalla perra quando venivamo cedute ai vari “anficionados” presso cui ci ha spedite. Basti ricordare il “bar de tapas” presso cui abbiamo lavorato mesi, ma anche Donna Conception e il figlio, eccetera
Mi viene ordinato di portare la perra nello studio della Signora. Trascino la malcapitata. Arrivate lì, la Signora le fa denudare la parte superiore del corpo. Sulla scrivania quattro robuste assi di legno sagomate ed una serie di lunghe e robuste viti, dotate di “galletti” per poterle stringere senza fatica.
La Signora inizia a massaggiare le mammelle della perra, non sfugge un gridolino ed un tentativo di sottrarsi al rude massaggio. Interrogata in merito la perra confessa di avere il ciclo e di avere, di conseguenza, le tette gonfie, doloranti e molto sensibili. La Signora dice “magnifico, questo farà sì che io riesca ad ottenere le risposte che voglio!”. Prende le prime due assi e, aiutata da me queste vengono poste una sopra ed una sotto di una mammella della perra. Una leggera pressione sistema la ghiandola all’interno di questa morsa. Lo stesso destino tocca all’altra mammella. La perra viene fatta sedere su una monumentale e massiccia sedia e delle cinghie la bloccano, impedendo che possa dimenarsi eccessivamente e sfuggire. Ed ora la Signora prende un voluminoso pacco di fogli, è l’elenco delle “operazioni” commerciali della perra, di cui non esiste alcuna documentazione finanziaria. Si inizia dai DVD con le riprese delle nostre punizioni. Sappiamo che la perra ne ha fatto realizzare una serie, venduta poi tramite internet. La perra tenta di schivare la domande dicendo di non ricordare. “Mia cara, la memoria può tornare, non preoccuparti” dice la Signora, e poi rivolta a me: dai 5 giri a destra”
Il mio compito è di stringere uniformemente le viti che collegano le due assi di legno, che realizzano una salda morsa sull’organo della perra. E se i primi cinque giri si limitano a premere, ancora dolcemente la mammella, nel prosieguo dell’interrogatorio ne vedremo delle belle. La perra è ben presto a disagio, evidentemente la pressione inizia a darle dolore. E, caparbia, continua a sostenere di non ricordare. La Signora saggia con un dito le carni compresse: “non abbiamo ancora iniziato a fare sul serio, premono molto di più per fare la mammografia, altri 5 giri sia a destra che a sinistra”. E su indicazione della Signora tra un giro e l’altro delle viti attendo lunghi minuti, so che il dolore viene percepito pienamente ma dopo qualche minuto avviene un “adattamento”. E appena la perra si “adatta” arriva un'altra stretta! E la perra inizia a sudare! Se non ci fossero le cinghie, scommetto, sarebbe già schizzata via, ma nessuna possibilità di sfuggire. Inizia a piangere e lamentarsi, con l’unico risultato di vedere stringere di altri 2 giri le viti. Ed arriva la prima ammissione, “erano arrivati sì dei pagamenti, ma non ricordo la cifra”. La Signora se la prende ora con una mammella alla volta. E’il turno della destra che di 2 giri in 2 giri causa i primi urli della perra e la costringe a confessare le prime cifre.
E così di stretta di viti in stretta di viti, ad un certo punto addirittura la perra bagna il pavimento di orina dal gran dolore, guadagnandosi ovviamente un altro paio di giri per tetta. La Signora tasta di tanto in tanto le carni. Non più somiglianti a gloriose mammelle, ma ora così simili a bistecche. Il verdetto è sempre “puede comprimere mas!”
L’interrogatorio dura ininterrotto per un ora, sempre con gli urli della perra che salgono di tono ed intensità, tanto che la Signora la fa imbavagliare, in modo che possa emettere solo disperati mugolii.
Ad un certo punto la Signora decide di terminare qui l’interrogatorio sebbene la perra non abbia ancora confessato in che banca e su che conto siano stati nascosti i soldi. Per ora sappiamo l’entità di una parte della cifra una cifra con un numero impressionante di zeri, ricavata dalle nostre lacrime e dalle nostre sofferenze.
Le morse, una volta aperte rivelano due tette violacee, la perra lamenta dolori fortissimi, dati dal sangue che torna a circolare liberamente. La Signora decide di aggiornare la seduta, certa che più passano il tempo, più la perra viene “ammorbidita” dai nostri trattamenti speciali.
A presto
Sguattera Nadia
(76- continua)